Carnevale 2011

Tagli alla disoccupazione: verso il caos!

Mancano pochi giorni al 1° aprile, data in cui entrerà in vigore la riforma LADI, che comporta importanti riduzioni del diritto alle indennità di disoccupazione.

 

Da tempo c’è il sospetto che i disoccupati che rimarranno senza prestazioni non siano adeguatamente informati su quello che accadrà da qui a pochi giorni, come dimostrano peraltro le scarse richieste d’informazioni finora pervenute agli sportelli LAPS.

 

Il rischio è dunque quello di una presa di coscienza in massa e “tardiva” con conseguente intasamento dei servizi sociali comunali e cantonali e, dunque, ritardi nell’erogazione delle eventuali prestazioni d’assistenza per quelle persone che si ritroveranno senza altri mezzi di sussistenza.

 

Pare che la cassa cantonale di disoccupazione abbia scritto 1040 lettere ad utenti che perderanno il diritto alle prestazioni LADI (le altre casse ne avrebbero spedite circa 2000), ma solo 10 (!) persone su 1040 avrebbero preso contatto con la cassa, ciò che suscita giustificate preoccupazioni e lascia ulteriormente preconizzare il verificarsi di situazioni di presa di coscienza tardiva.

 

 

Pare inoltre che i programmi informatici delle casse saranno aggiornati alla nuova situazione legale solo a metà di aprile, di conseguenza tutti i disoccupati che perderanno il diritto con il 1° aprile riceveranno il conteggio di marzo errato, nello stesso infatti figureranno ancora i giorni di diritto in base alla vecchia legge. Questa situazione, se confermata, non mancherà di suscitare dei confusione, facendo credere ai destinatari di avere ancora diritto a prestazioni che invece non verranno più versate. Di conseguenza, molti disoccupati rischiano di rendersi conto di aver esaurito il diritto alle indennità LADI solo verso la metà/fine di aprile.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

      Corrisponde al vero che la cassa cantonale di disoccupazione ha  scritto 1040 lettere ad utenti che perderanno il diritto alle prestazioni LADI, e che solo 10 avrebbero preso contatto con la cassa?

      Come valuta il CdS questa circostanza?

      Corrisponde al vero che i programmi informatici delle casse disoccupazione saranno adeguati alla nuova legge solo a metà aprile, di modo che i disoccupati che perderanno il diritto il 1° aprile riceveranno il conteggio di marzo  con ancora indicati i giorni di diritto in base alla vecchia legge? Se sì, per quali motivi i programmi informatici non sono stati adeguati per tempo?

      Non reputa il CdS che questo problema informatico provocherà confusioni?

      Cosa verrà fatto per evitare che si venga a creare una situazione di incertezza diffusa?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

 

Mercato del lavoro in tilt

Fino a poche settimane fa, erano tutte frottole populiste. Non era vero niente. Adesso che mancano poche settimane alle elezioni, ecco che i partiti storici improvvisamente si accorgono che in Ticino esiste un problema frontalieri. Causato peraltro dagli stessi partiti storici, quelli che hanno votato e fatto votare gli Accordi bilaterali.

Non ci voleva un Nobel per l’economia per accorgersi che non è normale che da un lato vi siano 20mila ticinesi che non trovano un’occupazione (la cifra ufficiale delle persone in cerca d’impiego è 12mila ma non comprende svariate categorie, ad esempio chi sta seguendo programmi d’inserimento professionale per “tirare là”, chi è stato scaricato in AI, chi è finito in assistenza, chi sta seguendo formazioni parcheggio…) e dall’altro 50mila frontalieri. Cifra, questa, in continua crescita e specialmente negli uffici e nelle banche. Per non parlare delle agenzie di lavoro interinale le quali assumono persone con una formazione (o senza formazione) per poi far loro svolgere lavori di tutt’altro genere. Ci sono agenzie di lavoro interinale dai nomi bislacchi che fanno svolgere lavori di pittura, naturalmente con paghe da dumping, a persone che non hanno mai visto un pennello in vita loro. E a queste agenzie fanno capo pure compagnie assicurative, tagliando fuori gli artigiani indigeni.

 

I padroncini

Si parla spesso di frontalieri ma non bisogna dimenticare l’invasione dei padroncini. Le notifiche di lavoro temporaneo nel 2010 sarebbero state addirittura 16’700; fino ad un paio di anni fa erano la metà!

Un’invasione che è perfettamente visibile ad occhio nudo e senza tanti studi dell’IRE. Basta guardarsi in giro. Il numero delle gru, dei cantieri, è raddoppiato ma quello degli addetti all’edilizia no. Questo significa che a lavorare sono i famosi padroncini italiani (ma non solo) i quali non pagano né tasse né oneri sociali.

 

Contingenti

Al numero eccessivo di frontalieri e non già in settori in cui non si trovano, o non si troverebbero, ticinesi, bensì in quelli in cui la manodopera residente basterebbe e avanzerebbe per coprire il fabbisogno, c’è un solo rimedio: i contingenti. Il nuovo Consiglio di Stato, che uscirà dalle urne tra poche settimane, dovrà dunque pretendere da Berna l’introduzione di misure di salvaguardia, come appunto i contingenti, perché è evidente – per usare il fraseggio sindacale – che sono in atto delle turbative sul mercato del lavoro ticinese.

Del resto se perfino un alto funzionario del DFE (dipartimento poco sospetto di leghismo) come il capo della Sezione del Lavoro Sergio Montorfani ha dichiarato pubblicamente che i 3000 posti di lavoro creati nel 2010 in Ticino sono andati tutti ai frontalieri, qualcosa vorrà pur dire…

Ma naturalmente non è vero che i frontalieri portano via il lavoro ai residenti, sono tutte invenzioni della Lega populista e razzista…

Lorenzo Quadri

 

Docenti cantonali: come volevasi dimostrare…

La deleteria sentenza del Tribunale amministrativo (Tram) sui requisiti linguistici degli aspiranti docenti cantonali comincia a mostrare i propri effetti: il numero dei partecipanti è esploso. Quanti i frontalieri? L’ho chiesto tramite interrogazione (ma va?) al Consiglio di Stato.
Eccola.

Nei giorni scorsi sono stati resi noti i risultati dei concorsi per l’assunzione di docenti nelle scuole cantonali. Emerge un dato significativo: come anticipato lunedì dal Corriere del Ticino, per 150 posti i partecipanti erano ben 2000.

Recentemente il Tribunale amministrativo (Tram) ha dichiarato illecito il requisito, in precedenza contenuto nei bandi di concorso per l’assunzione dei docenti cantonali, della conoscenza delle lingue nazionali.
L’abolizione di questo requisito, che era stato voluto dal CdS per tutelare i candidati residenti, spalanca le porte agli insegnanti che le lingue nazionali non le conoscono: ossia quelli frontalieri in arrivo dalla vicina Penisola.
La facoltà di considerare la conoscenza delle lingue nazionali, rispettivamente del nostro territorio, quale titolo preferenziale al momento dell’assunzione dei docenti, non compensa affatto il danno causato dalla sentenza del Tram: in effetti l’obbligo di ammettere anche concorrenti della vicina Penisola che non conoscono le lingue nazionali comporta un importante onere amministrativo, mentre il declassamento della conoscenza delle lingue nazionali da requisito di concorso a titolo preferenziale apre la via a contestazioni e ricorsi. Ricorsi sul cui esito non c’è da essere ottimisti, se si considerano le recenti sentenze del Tram.

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

– Quanti dei 2000 partecipanti (per 150 posti) ai concorsi per docenti delle scuole cantonali sono domiciliati in Ticino, e quanti non lo sono?
– Le cifre di cui alla domanda precedente sono collegabili alla sentenza del Tram sui requisiti linguistici degli aspiranti docenti cantonali?

Con la massima stima
Lorenzo Quadri

Frontalieri: avanti con i contigenti!

Il numero dei lavoratori frontalieri in Ticino continua ad aumentare. Il dato più recente, riferito dall’Osservatorio del mercato del lavoro nella sua pubblicazione di marzo, indica 48.248 unità, che corrisponde ad un aumento su base annua del 5.6%.

 

Parallelamente non diminuisce il numero dei disoccupati in Ticino, anzi. Lo stesso direttore della Sezione del lavoro del DFE ha  ipotizzato che i ca 3000 posti di lavoro che sarebbero stati creati nel nostro Cantone nel corso dell’anno 2010 siano andati a beneficio di lavoratori frontalieri.

 

Il numero dei lavoratori frontalieri aumenta in particolare nei settori dei servizi e del commercio. Ovvero in quei settori dove, contrariamente ad altri (ad es edilizia, o in parte il sociosanitario) non c’è carenza di personale residente. In crescita pure i frontalieri assunti dalle agenzie di lavoro temporaneo, poi allocati in funzioni che non necessariamente rispecchiano le loro qualifiche.

 

Pare quindi pacifico che siano in corso delle turbative del mercato del lavoro ticinese, che invocano l’adozione di clausole di salvaguardia, peraltro previste dagli Accordi bilaterali, in particolare l’introduzione di contingenti sul numero dei frontalieri, per lo meno in alcuni settori professionali.

 

Con la seguente mozione si chiede pertanto al lod. Consiglio di Stato

 

       di chiedere alla Confederazione l’adozione di clausole di salvaguardia a tutela del mercato del lavoro ticinese, in particolare l’introduzione di contingenti sul numero di frontalieri.

 

Lorenzo Quadri

 

Studio IRE clamorosamente smentito dall’USTAT e dai dati della disoccupazione. I frontalieri aumentano, e portano via il lavoro ai ticinesi

Come volevasi dimostrare. Venerdì della scorsa settimana, con un tempismo davvero notevole, l’Istituto ricerche economiche (IRE) se ne è uscito con uno studio tarocco, secondo il quale in Ticino quasi 50mila frontalieri, a fronte di 20mila persone in cerca d’impiego, non costituirebbero assolutamente un problema, ma quando mai. Da notare (e non è uno scherzo) che pare che lo studio sia stato allestito da un frontaliere…
Pochi giorni dopo la pubblicazione del mirabolante studio, ovviamente mirato reggere la coda agli ambienti politici “pro-aperture”, “pro-libera circolazione” e “pro-bilaterali” che foraggiano l’IRE, ci pensano i dati dell’Ufficio federale di statistica, di certo poco sospetto di filo-leghismo, a riportare la chiesa (o il minareto) al centro del villaggio. Nel 2010, rileva l’USTAT, i frontalieri sono cresciuti del 5.3% rispetto all’anno precedente, raggiungendo quota 48’248. Da notare che il frontalierato è letteralmente esploso nel settore terziario, che oggi conta 25’290 impieghi. E’ pur vero che nel settore terziario figurano anche i sempre più numerosi dipendenti frontalieri delle agenzie di lavoro temporaneo; e questi ultimi non necessariamente lavorano poi in ufficio. Ciò non toglie che sia proprio il terziario il settore a conoscere l’aumento più rilevante del numero dei frontalieri.
Ovvero, i frontalieri aumentano proprio in quel settore dove di frontaliere non ce ne dovrebbe essere nemmeno uno. Non ce ne dovrebbe essere nemmeno uno, perché le risorse residenti bastano (e avanzano!) a coprire le esigenze del territorio. Cosa si aspetta allora ad inserire dei contingenti per i frontalieri negli uffici? Una sommossa popolare in stile nordafricano?
Ci ha pensato dunque lo stesso ufficio federale di statistica a smentire le storielle dell’IRE. Infatti l’aumento dei frontalieri nel terziario è la dimostrazione lampante che questi ultimi, contrariamente alla tesi dei ricercatori frontalieri dell’IRE, portano proprio via il lavoro ai ticinesi.
Ora, è ovvio che i frontalieri, come tutti, hanno bisogno di guadagnare la pagnotta e quindi cercano il lavoro dove lo trovano. E se possono proporsi a prezzi inferiori, anche a seguito dell’euro basso, non stupisce che giochino pure questa carta. La colpa non è dei lavoratori, la colpa è di chi ha permesso che si creasse questa situazione di guerra tra poveri, da cui i ticinesi sono fatalmente destinati ad uscire perdenti. I responsabili sono noti: tutti i partiti $torici, i loro esponenti nei gremi politici,  il padronato ed i sindacati.
Ma non è ancora finita, perché a sconfessare ulteriormente lo studio dell’IRE arrivano pure i dati sulla disoccupazione. I quali dicono due cose:
1) che in Ticino nel 2010 sono stati creati 3000 posti di lavoro in più;
2) che nonostante questi 3000 posti di lavoro in più i disoccupati non sono calati, anzi.
Come si spiega questa contraddizione? Facile. I posti di lavoro creati in Ticino non sono stati occupati da Ticinesi.
E, si badi bene, questa volta a dirlo non sono i soliti leghisti razzisti e xenofobi.
Riportiamo uno stralcio dell’intervista a Sergio Montorfani, capo della sezione del lavoro del DFE, pubblicata martedì su Ticinonline.
Domanda: A chi sono andati questi 3000 nuovi posti di lavoro?
Risposta: Si può presumere ai frontalieri. Sappiamo che l’anno scorso sono aumentati di 3000 unità, cifra che corrisponde all’aumento dei 3000 posti di lavoro in Ticino.
A questo punto ogni commento diventa superfluo. Una domanda però s’impone: ma è giustificato continuare a foraggiare l’IRE, visti i risultati?

Lorenzo Quadri

Casse malati, ul bel vedé…

A partire dal prossimo anno cambierà il sistema di finanziamento delle cure ospedaliere. Ad essere sovvenzionato sarà il paziente, nella misura del 55% da parte dello Stato e del 45% da parte delle casse malati. Il Cantone pagherà quindi anche per i pazienti degenti nelle cliniche private. mentre attualmente questi ultimi sono interamente a carico delle casse malati.
Le casse malati pagheranno di meno, il Cantone pagherà di più. Se le casse malati pagheranno meno, vuol dire che i premi dovranno scendere. Si badi bene: non “dovrebbero”; dovranno. Sarebbe una truffa se così non fosse. Perché in quel caso il cittadino sarebbe gabbato tre volte: pagherebbe premi di cassa malati extra, pagherebbe le imposte che servono a finanziare quel che prima finanziavano i cassamalatari e pagherebbe anche i sussidi di cassa malati in funzione di premi troppo alti.
Chi dovrà vigilare affinché il cittadino ticinese non venga gabbato dai cassamalatari per l’ennesima volta? Il DSS, con il suo futuro direttore, che si troverà subito con una bella patata bollente tra le mani. Sì perché, tanto per cambiare, il governo ha fatto un autogoal. Smantellando l’Ufficio dell’assicurazione malattia del DSS, ha perso un centro di competenze costruito in vent’anni di lavoro. Proprio quando queste competenze si dimostrano essenziali per dimostrare, cifre alla mano, che qualcuno sta facendo il furbo a danno dei ticinesi.
I quali ticinesi sono già stati gabbati più che abbastanza. Infatti i premi di cassa malati sono aumentati in maniera esponenzialmente maggiore rispetto ai costi della salute. La Confederazione, che nel 2010 ha realizzato 3.6 miliardi di franchetti di utili, e scusate se sono pochi, che di certo non verranno utilizzati a favore degli svizzeri. Se una parte di questa cifra deve andare all’estero, che vada al Giappone terremotato e non agli eurobalivi che non meritano. La Banca nazionale fa un buco di 21 miliardi nel tentativo, peraltro completamente abortito, di puntellare l’euro; ma la Confederazione si disimpegna nei sussidi per le casse malati!
I premi di cassa malati in Ticino sono troppo cari anche perché servono a creare riserve extra, le quali però vengono utilizzate per tappare i buchi fatti in Cantoni dove le riserve sono sotto zero: perché i premi prelevati in quei Cantoni non bastano a coprire le spese.
Poi ci si chiede come mai in Ticino ci troviamo con 17mila morosi di cassa malati, ossia 17mila persone che, per un motivo o per l’altro, non sono riuscite a pagare i premi e quindi si ritrovano con la copertura sospesa.
Solo con una cassa malati unica per le prestazioni di base si potrà mettere la parola fine a questo raggiro.

Lorenzo Quadri

Sgravi fiscali: era ora!

L’iniziativa popolare leghista per gli sgravi fiscali è partita. Per fortuna, viene da dire: in effetti, è passato quasi un decennio dagli ultimi sgravi fiscali. E in questo tempo ne sono successe di cose: molti Cantoni hanno rivisto al ribasso la propria fiscalità; sicché quella ticinese appare ormai, per usare un termine alla moda, decisamente “fuori target”.
Gli sgravi fiscali proposti dalla Lega, un pacchetto da 115 milioni in totale, torneranno a beneficio di tutti: dei redditi bassi, medi e alti, delle persone fisiche così come di quelle giuridiche.
Sgravi solo ai ricchi, come sono stati ipotizzati  dalla direttrice del DFE in un progetto subito consegnato all’oblìo, non sono praticabili: né dal punto di vista politico, né da quello dell’equità. E’ vero: bisogna aumentare l’ “appeal” del nostro Cantone  per i buoni contribuenti. Magari anche in arrivo dall’estero. Sì, perché è tempo ed ora di diventare più attrattivi per i cittadini stranieri disposti a pagare molte imposte e a spendere in Ticino, e di diventare meno attrattivi per i cittadini stranieri che invece dobbiamo mantenere.
Sgravi ai redditi alti sì, ma anche al ceto medio, che paga le imposte fino all’ultimo centesimo; e che rimane poi il solo a pagare le tasse in base alla propria capacità contributiva: i meno abbienti sono esentati, mentre i ricchi ottengono sconti.
Contrariamente a quanto recitano le stantìe tesi che il “partito delle tasse” tenterà  di accampare in funzione anti-sgravi, questi ultimi non costituiscono affatto un regalo a chicchessia. Al contrario: si tratta di lasciare in tasca, alla gente che li guadagna, qualche soldo in più. Che è poi il modo migliore di fare socialità. Ma questi soldi non sono regalati. Tutt’altro: sono già di proprietà del singolo contribuente.
Da un discorso di sgravi fiscali non si possono ovviamente escludere le aziende: lo strumento fiscale deve servire a stimolarle a creare posti di lavoro per i residenti (non per i frontalieri) e a pagare le imposte in Ticino (non Oltralpe o in bislacche isolette).
Ma soprattutto preme sottolineare che doveva arrivare l’iniziativa leghista perché si pensasse, finalmente, anche alle persone sole, le cosiddette aliquote B, che nel nostro Cantone sono oltre 100mila contribuenti, e non due gatti. Il loro numero (quello dei singles, non quello dei gatti, che per il momento non sono ancora tenuti a pagare imposte) è in continua crescita, a seguito dell’allungarsi della speranza di vita e dell’evoluzione sociale (divorzi, convivenze, ecc). Di modo che i singles non possono più essere considerati delle anomalie, degli incidenti di percorso, che come tali si possono mungere ad oltranza. I singles non costituiscono una stranezza sociale, bensì parte integrante – e pagante –  della nostra società. E come tale devono venire considerati. Oggi invece sono oggetto di un trattamento fiscale iniquo: correttivi urgono. Forse l’iniziativa della Lega non risolverà tutti questi problemi; sarebbe illusorio pensare che per un’impresa di tale portata possa bastare una sola raccolta di firme. L’iniziativa costituisce però un passo importante, e concreto, nella direzione giusta. Come recita il suo “cappello”: un primo atto.

Lorenzo Quadri

Criminale dominicano 24enne. Le arrampicate sui vetri del Consiglio di Stato

Chi non ha decretato una doverosa espulsione dovrà assumersene tutte le responsabilità

La risposta del Consiglio di Stato alle tre interrogazioni presentate dopo la gravissima aggressione ad opera del 24enne dominicano Edwin Hiraldo Rodriguez ai danni di un sessantenne di Gordola, lascia a dir poco basiti.
In realtà, la puzza di bruciato si sentiva da un po’. Già poco dopo la brutale aggressione, un uccellino ci aveva cinguettato che al Dipartimento delle Istituzioni imperava l’imbarazz tremend imbarazz. Questo perché, a quanto pareva, l’espulsione dell’ennesimo bravo giovane straniero e perfettamente integrato non ci sarebbe proprio stata, e a Palazzo delle Orsoline non sapevano come rigirare la torta.
I cinguettii si sono puntualmente dimostrati veritieri. Malgrado il dominicano già da minorenne fosse stato condannato ad un anno di galera per rapina e altri reati (aggressione, minacce, furto, stupefacenti, ecc) e dunque avesse dimostrato  tutta la propria pericolosità – il delinquente aveva pure mandato all’ospedale la propria ragazza, allora 17enne – quest’ultimo è stato solo “ammonito”. L’espulsione non c’è stata. Peggio: dopo aver scontato la condanna, negli ultimi 4 anni il bravo giovane straniero è stato oggetto di 6, leggasi 6, procedimenti penali. Ovvero uno ogni 8 mesi! Ma nemmeno questa volta è stato espulso! Perché? Perché questi episodi, scrive il CdS, «non sono sfociati in decisioni puntuali» e perché «l’accusato non era sempre reperibile». Cose da matti!

Giustificazioni che non reggono
Alla domanda a sapere perché Edwin Hiraldo Rodriguez non sia stato espulso dalla Svizzera dopo la prima condanna la risposta governativa si fa a dir poco surreale. Il CdS spiega infatti che, per decretare un’espulsione, devono essere considerati, per legge e giurisprudenza, quattro elementi:
1)    gravità del crimine o delitto;
2)    entità e durata della condanna;
3)    rischio di recidiva;
4)    legami con la Svizzera.

Ebbene, proprio i tre elementi che il governo usa, arrampicandosi sui vetri, nel tentativo di spiegare la mancata espulsione, avrebbero invece dovuto portare all’espulsione!
Infatti:
1)    il dominicano, già da minorenne, ha commesso una rapina e una lunga serie di altri reati gravi. Nel 2006 è stato condannato ad un anno di prigione per: rapina, furto d’uso, furto, lesioni semplici consumate e tentate, vie di fatto, danneggiamento, minaccia, infrazione alla Legge federale sulle armi e sulle munizioni, infrazione e contravvenzione alla Legge sugli stupefacenti. E’ quindi evidente che per il “bravo giovane” straniero delinquere è una cosa naturale.
2)    Il dominicano si è beccato 12 mesi di carcere: tenendo conto del nostro sistema giudiziario, e di come esso sia lassista in materia di aggressioni, sono una condanna mica da ridere.
3)    Il rischio di recidiva c’era eccome. Lo dimostra in maniera inequivocabile il curricolo penale del dominicano, che non solo ha cumulato un’impressionante serie di reati, ma, dopo aver scontato un anno di prigione, ha continuato come, se non peggio di prima: un procedimento penale ogni 8 mesi, a cui si devono di sicuro aggiungere, visto il soggetto, altre aggressioni che non sono sfociate in denuncia.
4)    Evidentemente di legami con la Svizzera il dominicano non ne aveva, dal momento che dal 2007 il figuro risiedeva in Svizzera senza permesso, solo in virtù del fatto che, oltre al passaporto dominicano, disponeva anche di quello italiano. Un divieto d’entrata nel nostro paese sarebbe dunque stato necessario. Questo a prescindere dal fatto che lo straniero che ringrazia per l’ospitalità ricevuta nel nostro paese delinquendo, non ha il diritto ad appellarsi a qualsivoglia legame con la Svizzera.

Appare dunque evidente come i presupposti per un’espulsione ci fossero tutti. E’ stato un errore clamoroso non decretarla. Clamoroso e, come si è visto, gravido di conseguenze.
Un cittadino straniero, socialmente pericoloso, che avrebbe dovuto essere espulso, è stato lasciato libero sul territorio, costituendo così un pericolo per l’incolumità fisica di terze persone. Un pericolo che si è puntualmente concretizzato. L’allora Sezione dei permessi e dell’immigrazione, non decretando l’espulsione, ha quindi commesso una grave mancanza di cui si dovrà ora assumere la responsabilità. Se del caso anche finanziaria.

Due chicche
Altre due affermazioni, nella risposta governativa, meritano una segnalazione:
1)    Il governo ammette che, se fossero  già state in vigore le norme d’applicazione all’iniziativa popolare “per l’espulsione degli stranieri che commettono reati”, Edwin Hiraldo Rodriguez sarebbe stato espulso. Quindi il CdS ammette che l’iniziativa in questione era necessaria!
2)    Rispondendo alla domanda relativa al tasso di criminalità tra i dominicani residenti in Ticino, il CdS risponde di essere «cosciente che questa specifica realtà migratoria può celare in sé problemi anche di ordine pubblico». Dunque in Ticino, grazie alla solita politica migratoria scriteriata del “dentro tutti che qualche santo provvederà”, esiste un problema di dominicani dediti ad aggressioni. Ma come, non erano tutte frottole populiste della Lega razzista e xenofoba??

Lorenzo Quadri

Turismo ticinese

Il turismo ticinese vive un momento difficile, conseguenza diretta della crisi economica da un lato, e della maggiore mobilità dall’altro: nel turismo estivo, il nostro Cantone si trova  messo in diretta concorrenza con destinazioni “tropicali” a basso costo: il turista ha il mondo intero, o quasi, a disposizione.
E’ importante dunque riuscire in parte a destagionalizzare il turismo, creando e/o potenziando quegli attrattori che non sono legati alla bella stagione, e che creano importanti indotti sul territorio. Bisogna puntare sul settore congressuale, quello fieristico, ma anche sui wellness, che sono indispensabili ad una località turistica. Le strutture congressuali e fieristiche hanno bisogno di investimenti anche importanti (penso ad esempio al Palazzo dei Congressi di Lugano) per poter garantire la loro funzionalità nel futuro. Questi investimenti vanno considerati prioritari. Compito della politica è dunque portare avanti con decisione questi progetti.
La chiusura di alberghi chiaramente non aiuta il turismo. L’esistente in vari casi ha bisogno di lifting: occorre, di conseguenza, migliorare l’accessibilità ai crediti necessari per le ristrutturazioni.
E’ importante anche migliorare l’offerta: il paesaggio c’è, bisogna evitarne la cementificazione ad oltranza.
Occorre poi lavorare sulle manifestazioni, che hanno sicuramente un potenziale di sviluppo. C’è la possibilità di creare dei nuovi attrattori. Per questo servono risorse adeguate ma anche la possibilità di propagandarle in maniera efficace. Ticino turismo dovrebbe a questo proposito tornare a cedere competenze a quegli enti che costituiscono dei marchi turistici in sé (Lugano, Locarno, Ascona) che creano i prodotti e sanno dunque come venderli al meglio, e a chi. Per quel che riguarda le risorse agli enti turistici, la riforma delle legge sul turismo aiuta. Essa costituisce però un aggravio dei prelievi a carico del turista: non ci si può permettere di usarli in maniera inefficace. Il prodotto dovrà migliorare davvero.
Sul fronte dell’accoglienza si può fare di più. Sorridere al turista ed essere gentili è una misura a costo zero che può però portare grandi benefici. Ma c’è anche un problema di tipo legislativo: essere un Cantone turistico presuppone degli orari di apertura più elastici per gli esercizi pubblici, specie nei weekend estivi e in zone (vedi Piazza Riforma a Lugano) dove non si crea disturbo agli abitanti (che non ci sono).
Discorso analogo può essere fatto per gli orari d’apertura dei negozi.
Bisognerà anche evitare iniziative “autogoal” che altri Cantoni turistici si guardano bene dal prendere. Ad esempio, la qualità della nostra aria è buona, e migliora grazie ai riscaldamenti e ai motori sempre meno inquinanti: allora perché fare di tutto e di più per dare l’impressione contraria, tramite bollettini catastrofisti o provvedimenti inutili (80 Km/h in autostrada)?

Lorenzo Quadri

Se ne accorgono anche Oltregottardo. Dimezzare il canone radioTV

Anche Oltregottardo si stanno accorgendo che il canone radioTV è una rapina. Chi l’avrebbe mai detto! In effetti, in Svizzera esso ammonta a 462 Fr per economia domestica, uno dei più alti d’Europa. La situazione continua a peggiorare, nel senso che l’obbligo di pagare si estende sempre più.  Dal 2008 vale anche per i telefoni portatili e per i PC. E non è finita, perché dal 2010 anche le aziende devono passare alla cassa. E lo scorso autunno, il parlamento federale ha deciso di introdurre una nuova imposta mediatica, una specie di tassa generale che tutte le economie domestiche sono tenute a pagare, indipendentemente dalla presenza o meno di un apparecchio televisivo. Il motivo della novità? La Billag vuole risparmiare sulle spese di riscossione. E’ ancora tutto da vedere se di questo risparmio beneficerà il cittadino. Pare infatti di trovarsi davanti ad una situazione analoga (ovviamente facendo le dovute proporzioni) a quella del nuovo sistema di finanziamento delle cliniche private: travaso di costi dalle casse malati al Cantone (finanziato con le imposte), senza tuttavia la certezza di un corrispondente, e doveroso, calo dei premi.

Causalità?
Fatto sta che, in maniera inaudita e antistorica si vuole introdurre una tassa per tutti, per finanziare la radiotelevisione di sedicente servizio pubblico.
Ora, ci pare pacifico che le tasse devono essere prelevate per i servizi di prima necessità. La televisione non lo è affatto. Di conseguenza, qui ci troviamo davanti ad un paradosso fuori di zucca: la raccolta e smaltimento rifiuti, che è un servizio di prima necessità ai cittadini (vedere a Napoli cosa succede quando questo compito basilare dell’ente pubblico non viene svolto) viene finanziato con tasse causali. La televisione, che è tutto tranne che un compito fondamentale e quindi logicamente andrebbe fatta pagare solo a chi la guarda, viene caricata sul groppone di tutti.
La tassa televisiva per tutti significa che il principio di causalità, inventato dalla stessa Confederazione, viene da essa ripudiato. Non vale dunque più una sverza: ne prendiamo atto e smettiamo di applicarlo alla raccolta e smaltimento del rüt. Con quale faccia  tosta infatti la Confederazione, dopo averla lei stesso fatto saltare, ne pretenderebbe l’applicazione.
Tuttavia non è solo un sistema di metodo, ma anche di quantità. La Lega e il Mattino lo dicono da decenni: il canone radioTV è troppo caro. Adesso ci arrivano, in Svizzera interna, anche i giovani Udc, i giovani Ppd e i giovani liberali. I quali hanno lanciato la petizione dal titolo “Canone radioTV: 200 Fr sono abbastanza” (http://gebuehrenmonster.ch/default.aspx?lang=it-CH).
Petizione che, come si intuisce immediatamente, vuole dimezzare l’importo del canone radiotelevisivo, come detto attestato attualmente a 462 Fr. Alla buon’ora! A questo punto ci sorge però spontanea una domanda: vuoi vedere che ancora una volta la Lega e il Mattino avevano ragione?

Lorenzo Quadri

Scuola ticinese: un problema di mentalità?

La scuola ticinese necessita di un cambiamento di paradigma. Cambiamento che, è ovvio, non potrà avvenire dall’oggi al domani; dovrà comunque essere avviato il prima possibile.
E’ inutile farsi illusioni: la scuola (ma anche gli allievi e le loro famiglie) non potranno esimersi da un riorientamento nell’ottica di quelle che sono le richieste del mercato del lavoro. La libera circolazione delle persone ha spalancato il mercato del lavoro ticinese ad un quantitativo sterminato di manodopera residente della vicina Penisola, dove vigono tassi di disoccupazione giovanile tripli rispetto ai nostri (che già non scherzano). Altro che andare a raccontare fanfaluche sulle possibilità, per i nostri giovani, di lavorare nell’UE! Manodopera, badiamo bene, disposta a lavorare a paghe inferiori a quelle che sono invece necessarie a chi vive in Ticino per arrivare alla fine del mese.
In questo contesto, spiace dirlo, ma è chiaro che di spazio per il romanticismo non ne resta più. Eppure non è raro sentire, anche da responsabili del DECS, la fatidica frase: «studiate quello che più vi piace, che poi un lavoro lo troverete». Frottola clamorosa che può avere conseguenze devastanti. Guardiamoci attorno. Quanti svolgono il lavoro dei propri sogni? A parte il fatto che il lavoro non è un divertimento e sarebbe ipocrita tentare di venderlo come tale: abbandoniamo pericolose illusioni destinate ad infrangersi malamente, ed affrontiamo la realtà. Cominciando con l’eliminare le principali incoerenze. Si parla tanto della necessità di essere “competitivi”. Allora, bisogna anche che gli allievi più bravi possano esprimere le proprie potenzialità e non vengano invece frenati nell’ottica di un pericoloso livellamento verso il basso.
Inoltre, è evidente che le professioni “d’ufficio” sono sature; oggi, diversamente dal passato, sono prese di mira anche dai sempre più numerosi frontalieri. Mancano invece risorse nell’artigianato, nell’edilizia, nel sociosanitario. Si fa abbastanza per spiegare ai giovani – e soprattutto alle loro famiglie – che queste professioni al momento “poco gettonate” possono offrire possibilità di carriera, e di guadagno, superiori a quelle del lavoro in un ufficio? C’è da dubitarne. Ma non ci si può permettere di perdere altro tempo: una volta che anche questi settori saranno occupati da frontalieri, l’accesso ai ticinesi sarà precluso.
Altra misura necessaria: si metta il numero chiuso a formazioni “letterarie” ed “artistiche” prive di sbocchi professionali, troppo spesso scelte non per talento ma come  parcheggio. Con l’unico risultato di rimandare nel tempo l’impatto col mondo del lavoro, o piuttosto, del non-lavoro.
Ma se nelle aule si continuerà a vendere, più o meno esplicitamente, la chimera che tutti potranno guadagnarsi da vivere – e magari pure arricchirsi – divertendosi, si creeranno disoccupati, casi sociali ed invalidità psichiche.

Lorenzo Quadri

Confederazione: gli utili stellari e le provocazioni

Ci sono contrasti che risultano davvero difficili da digerire. La Confederazione ha nei giorni scorsi annunciato utili, per l’anno 2010, di 3.6 miliardi di franchi: una somma enorme, a maggior ragione nelle attuali contingenze di crisi.
Da questo bengodi sono esclusi i cittadini elvetici, i quali tuttavia ne sono i legittimi proprietari. Infatti, per esigenze di risparmio che a questo punto paiono a dir poco grottesche, il prossimo 1° aprile entrerà in vigore la famigerata riforma della Legge sull’assicurazione contro la disoccupazione (LADI). A seguito di questa riforma, ahinoi votata dalla maggioranza popolare – ma non in Ticino – molte persone senza un impiego, giovani e meno giovani, si vedranno rescisse anzitempo le indennità di disoccupazione. Di conseguenza, dovranno fare capo all’assistenza; o magari, specie se si tratta di persone di una certa età, verranno parcheggiate in AI.
Sul numero dei senza lavoro che, a partire dal 1° aprile, a seguito della riforma LADI, dovranno fare capo all’assistenza, regna la più grande incertezza: le brutte sorprese sono dietro l’angolo. Mal si comprende come, su un problema di questa portata, non si riesca a disporre di cifre affidabili. C’è pure da chiedersi se le Casse disoccupazione abbiano informato a dovere e per tempo chi si vedrà di botto interrompere la rendita. Finora agli sportelli sociali sono giunte assai poche richieste di ragguagli; c’è da temere dunque che molti non siano ancora al corrente di ciò che li attende.
Alla luce dei 3.6 miliardi di utili della Confederazione, questa situazione pare inaccettabile ed insostenibile.
Al danno si aggiunge la beffa, ascoltando le dichiarazioni del neo-ministro dell’Economia Schneider-Ammann, persona che di sicuro non rischia l’indigenza. Il Consigliere federale ha infatti annunciato “coram popolo” che il Consiglio federale, per il biennio 2010-2011, anche in conseguenza degli utili stellari del Consuntivo 2010, intende destinare 44 milioni “extra” al rilancio del turismo e al sostegno all’innovazione economica. Sì, la cifra è proprio quella. Non un miliardo, e neppure 440 milioni. 44 milioni in due anni. La domanda a questo punto nasce spontanea: Schneider – Ammann e il Consiglio federale, sono in vena di provocazioni, respirano aria carnascialesca, oppure credono di aver fatto delle proposte valide? In tutti i casi c’è di che preoccuparsi seriamente. Specie nell’ultimo.

Lorenzo Quadri

Quiz televisivo

Partecipazione al De Delirium Election Quiz in Teleticino.

Dibattito elettorale

Dibattito elettorale Matrioska in Teleticino.

Dibattito elettorale

Dibattito elettorale RSI.

Galleria di ricordi

In questa galleria fotografica, in fase di allestimento, pubblico alcune foto ricordo.

Lega del Luganese

Pranzo della Lega attiva nel Luganese, al capannone di Pregassona.

In vista delle elezioni cantonali ticinesi, la Lega dei Ticinesi organizza quattro appuntamenti nelle varie regioni. Queste feste regionali sono appuntamenti ufficiali della campagna leghista e coinvolgono le quattro regioni del nostro Cantone.

Lega del Locarnese

Pranzo della Lega attiva nel Locarnese e Valli, mercato coperto a Gordola.

In vista delle elezioni cantonali ticinesi, la Lega dei Ticinesi organizza quattro appuntamenti nelle varie regioni. Queste feste regionali sono appuntamenti ufficiali della campagna leghista e coinvolgono le quattro regioni del nostro Cantone.

Dibattito elettorale

Dibattito elettorale LaRegione al Cinema Teatro di Chiasso.