Ma guarda un po’: rissa con coltello tra asilanti!

Il centro per richiedenti l’asilo di Chiasso è al completo e come consuetudine si manifestano i problemi causati da queste persone.

E si manifestano non solo all’esterno del centro con furti, ubriachezza, molestie ai passanti, eccetera, ma anche all’interno della struttura.

 La sera di lunedì 25 aprile presso il centro asilanti è infatti scoppiata una rissa che ha visto coinvolti due algerini ed un tunisino – la nazionalità dei protagonisti è stata resa nota dal CdT di martedì – conclusasi con due feriti leggeri da arma da taglio.

Per quanto le ferite siano fortunatamente leggere, il fatto che siano state inferte tramite arma da taglio è grave.

Sul posto sono interventi gli agenti della polizia cantonale e comunale, oltre ai servizi sanitari.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

       Quali provvedimenti di tipo penale sono stati presi nei confronti dei protagonisti della rissa con coltello?

       Sono state sporte delle denuncie? Con quali conseguenze per la permanenza a Chiasso delle persone responsabili della rissa?

       Quanti agenti della polizia cantonale sono stati impiegati nell’operazione, e per quale spesa?

       Quanto è costata in totale al Cantone (interventi di polizia, sanitari, ecc) la rissa di lunedì sera?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

 

FFS: nubi sulle officine

 

A sorpresa, dopo essere rimasto in carica per soli due anni e mezzo, ha repentinamente dato le dimissioni (o è stato invitato a rassegnarle?) per il 6 maggio il direttore delle Officine FFS di Bellinzona, Sergio Pedrazzini.

 

La tempistica – immediatamente dopo le elezioni – appare quanto meno curiosa. Ci sono forse state pressioni affinché le dimissioni non avvenissero poco prima dell’appuntamento con le urne?

Naturalmente il problema principale non è di tempo bensì di sostanza: c’è infatti da chiedersi se, come molti ritengono, la partenza del direttore non costituisca un segnale negativo per “l’autonomia” dello stabilimento di Bellinzona, nel quale di recente si è moltiplicato il personale frontaliero ed interinale: si parla infatti di circa 60 frontalieri. E’ forse questo il nuovo corso occupazionale che vorrebbe imprimere la sede centrale?

Pare inoltre che in tempi recenti il direttore partente delle Officine FFS si sia incontrato con la direttrice del DFE, Laura Sadis.

 

Chiedo pertanto al lodevole Consiglio di Stato:

         Il CdS era informato delle intenzioni del direttore delle Officine FFS di Bellinzona di dimissionare?

         Corrisponde al vero che il direttore partente delle Officine FFS di Bellinzona si è incontrato nelle scorse settimane con la direttrice del DFE? Se sì, con quale esito?

         Quanti sono attualmente i dipendenti frontalieri delle OBe? Quanti gli interinali? Come si sono evolute queste categorie nell’ultimo anno?

         Le Officine FFS di Bellinzona manterranno un margine di manovra oppure diventeranno interamente dipendenti dalla sede centrale la quale potrebbe imporre politiche del personale dannose per il territorio (vedi ampio ricorso a frontalieri, interinali, ecc)? E’ intenzione del CdS attivarsi affinché questo scenario non si verifichi, e affinché venga dunque tutelata l’occupazione dei residenti?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

LaPrealpina: i conti non tornano!

Da due settimane in Ticino e nella fascia di confine italiana, si parla solo di Lega.

Venerdì la Prealpina di Varese si è lanciata in un’ennesima, ritrita intemerata contro il nostro movimento – e anche contro il sottoscritto – firmata dal caporedattore Vincenzo Coronetti, politicamente ondivago ($ocialista platealmente convertitosi a Forza Italia), che al momento approfitta di un vuoto di potere creatosi all’interno del quotidiano varesino.

L’abbiamo detto e ripetuto mille volte: è insostenibile che in Ticino ci siano 20mila residenti che non trovano un lavoro – compresi giovani laureati! – e 50mila frontalieri in continuo aumento; ed in aumento proprio in quei settori come il terziario, in cui la forza lavoro ticinese basta e avanza a coprire le richieste del mercato. Quindi il numero dei frontalieri deve venire contingentato. E lo stesso deve avvenire con i padroncini.

La Lega dei Ticinesi, come dice il nome, difende gli interessi dei ticinesi in Ticino. I quali, quando sono alla ricerca di un posto di lavoro, devono avere la precedenza rispetto a chi arriva dal Belpaese. Se cittadini italiani della fascia di confine non trovano lavoro in Italia, e di conseguenza devono venire in Ticino a portare via il lavoro ai residenti, non è certo colpa della Lega né del Ticino; la colpa è semmai delle autorità italiane. E sia chiaro che la Lega dei Ticinesi non ce l’ha con i frontalieri in sé: è normale che chi non trova lavoro in casa propria, vada a cercarlo altrove. La Lega dei Ticinesi non può però accettare che questo accada – come da anni sta accadendo – a scapito dei ticinesi. Nel 2010 nel nostro Cantone sono stati creati 3000 nuovi posti di lavoro. Il numero dei frontalieri è cresciuto di 3000 unità. Il tasso di disoccupazione tra i residenti è cresciuto. Possiamo tollerare questa situazione? Noi diciamo chiaramente di no. Di conseguenza, dovranno giocoforza andarci di mezzo frontalieri, padroncini, ecc. Ci spiace per loro ma, se il loro paese non è in grado di farli lavorare, la colpa non è di sicuro né del Ticino né della Lega. Noi ci preoccupiamo che i ticinesi abbiano lavoro in Ticino. Coronetti, in un prossimo “fondo”, chieda piuttosto al suo governo perché 50mila cittadini italiani della fascia di confine non hanno lavoro in Italia.

Fa poi specie che l’editorialista della Prealpina per le sue elucubrazioni debba andare ad agganciarsi ad un’interrogazione del sottoscritto sui lavori sulla tratta svizzera della Stabio-Arcisate: un’interrogazione che, con i rapporti italo-svizzeri, c’entra come i cavoli a merenda. La prossima volta che il buon Coronetti vuole tirarmi in ballo per presunti atti politici anti-italiani (in realtà si tratta di atti politici pro-ticinesi, ma evidentemente la differenza gli sfugge) è pregato di contattarmi prima: gli potrò indicare una mezza quintalata di miei atti parlamentari più idonei alla sua bisogna di quello impropriamente tirato in ballo. Ad esempio, potrei segnargli che sono stato il primo a sollevare davanti al Consiglio di Stato, con un’interrogazione del 20 aprile 2007, la questione degli spropositati ristorni all’Italia delle imposte alla fonte prelevate ai frontalieri (da notare che per i pochi “frontalieri al contrario”, alla Svizzera non viene ristornato un centesimo).

Fuori posto in maniera quasi agghiacciante la conclusione dello scritto di Coronetti: ovvero «questi comportamenti, le campagne di “bala i ratt”, gli insulti e le minacce rischiano solo di inasprire i rapporti dopo anni di buon vicinato e di civile convivenza. Ne vale la pena?».

Una domanda al caporedattore della Prealpina: mai sentito parlare di scudi Tremonti, di Fiscovelox, di liste nere italiane, di spioni della guardia di finanza mandati a Chiasso e a Lugano, di decreti antisvizzeri (l’ultimo oggetto di intervento da parte dell’UE)? Se c’è qualcuno che ha guastato i rapporti di buon vicinato, questo qualcuno è solo e soltanto la controparte italiana. In quest’ambito il Ticino e la Svizzera hanno semmai la colpa gravissima di aver (finora) dormito; di non aver mai preso delle contromisure nei confronti di questi veri e propri atti di guerriglia economica, abbandonando la piazza economica e finanziaria ai loro destini.

Adesso è ora di cominciare. O magari qualcuno, al di là del confine, pensava di poter andare avanti all’infinito con l’andazzo inaugurato da Tremonti e questo sulla linea di pensiero di quel capo del personale frontaliere che eludeva allegramente le leggi ticinesi perché, testuale, «tanto gli svizzeri sono fessi e non si accorgono di niente»?

 Lorenzo Quadri

Mascotte: il mitico gatto-maiale!

Stabio-Arcisate: cominciano le gabole!

Il consorzio guidato dalla Ing Claudio Salini Spa di Roma ha come noto ottenuto dalle FFS l’appalto per la posa dei binari sulla tratta svizzera della Mendrisio-Varese.

Su questa scelta erano già stati avanzati dei dubbi per il tramite dell’interrogazione 38.11. I dubbi sollevati in quell’atto parlamentare nascono da alcune vicende, non proprio edificanti, relative all’impresa capofila, vicende ampiamente riportate dagli organi d’informazione italiani. Si ricorda che la Ing Claudio Salini Spa si era in precedenza aggiudicata anche la tratta italiana della Mendrisio – Varese.

Rispondendo all’interrogazione 38.11, il CdS non trovava nulla da eccepire al fatto che l’importante appalto per la posa binari sulla tratta elvetica della Mendrisio-Varese fosse andato alla citata impresa romana, né mostrava preoccupazione per i “precedenti” di quest’ultima per quanto attiene a ritardi e superamento dei preventivi.

Nei giorni scorsi tuttavia i lavori sulla tratta italiana della Mendrisio-Varese sono tornati sotto i riflettori della stampa varesina a seguito della denuncia del sindacato Feneal-Uil.

Il sindacato ha infatti denunciato che, su 33 operai impiegati dalla citata azienda sul cantiere, 30 sono assunti dalla Tempor, un’agenzia interinale di Lecco. Una percentuale decisamente allarmante ed insostenibile. Le contestazioni del sindacato si estendono anche al rispetto dell’igiene, della sicurezza sul lavoro e perfino all’acqua potabile, di cui i lavoratori rimarrebbero sprovvisti.

Il massiccio utilizzo di personale interinale reclutato da agenzie italiane, come pure le altre segnalazioni di Feneal-Uil, preoccupano nella misura in cui gli scenari descritti (se confermati) potrebbero verificarsi anche sulla tratta svizzera della Mendrisio-Varese.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

       Il CdS è a conoscenza dei problemi riscontrati sulla tratta italiana della Mendrisio-Varese, appaltata allo stesso consorzio che si occuperà anche della tratta elvetica?

       Il CdS non reputa che tali problemi potrebbero verificarsi anche in Ticino?

       Come intende attivarsi il CdS affinché questo non accada?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

 

Casse piene, tasche vuote!

La Posta svizzera sta battendo tutti i record di utili. Nel 2010 si è portata a casa 910 milioni di Fr, e scusate se sono pochi.

Ciononostante, i manager gialli ancora non sono soddisfatti. Ed infatti proseguono indiscriminatamente a tagliare, a colpi di machete. Tagli nel Mendrisiotto, in piccoli comuni; ma anche in grandi, come a Lugano, da tempo oggetto di reiterati tentativi postali di chiudere uffici nei quartieri.

Neppure il centro della “city” è stato risparmiato dalla fregola da sforbicicchio: i dirigenti dell’ex Gigante giallo sono riusciti  a far sparire una bucalettere dal centralissimo autosilo di via Motta con il pretesto di razionalizzare (?) il giro di vuotatura. A seguito della protesta congiunta di Muncipio e commercianti, la bucalettere è poi tornata al proprio posto. Ma il tentativo è sintomatico. Sintomatico anche di un totale disinteresse, da parte dei vertici postali, per quello che costituisce il tessuto economico locale: per un piccolo bar, un negozietto, un’edicola, togliere anche solo una bucalettere può fare la differenza.

La Posta, ex regia federale, segue peraltro la linea tracciata dalla Confederazione, il che è ancora più grave. Mentre gli altri governi si preoccupano di trovare formule per rilanciare l’occupazione e l’economia, il Consiglio federale, con allarmante mentalità da pizzicagnolo, dimostra di avere un solo chiodo fisso: i conti in pareggio. E così, invece di aiutare i cittadini in difficoltà, li penalizza ulteriormente. Si svuotano le già magre tasche della gente per rimpinguare le stracolme casse federali. Fino a giungere ad un paradosso scandaloso: 3.6 miliardi di Fr d’attivo nei conti 2010, a fronte di tagli all’assicurazione contro la disoccupazione e ad un continuo disimpegno nell’ambito dei sussidi di cassa malati.

Tagli alla LADI che penalizzano soprattutto il Ticino, maggiormente toccato dalla piaga della mancanza di lavoro per i residenti (non certo per i frontalieri o per i padroncini). Meno indennità di disoccupazione; finito con la possibilità di riportare il termine quadro a 520 giorni allorquando il tasso di disoccupazione supera, per un certo numero di mesi, il 5%; basta con la possibilità di riaprire un nuovo termine quadro con i programmi d’inserimento professionale. Stop, Fertig, Schluss.

Cosa fanno i senza lavoro che si vedono levare anzitempo le prestazioni? O assistenza o invalidità. Ecco che persone senza impiego vengono così trasformate in casi sociali. Intanto la Confederazione incassa 3.6 miliardi che verranno polverizzati per sostenere l’Euro, o per versare contributi di coesione a quello sfacelo che è l’UE.

E cosa pensare della proposta di portare il costo della vignetta autostradale a 100 Fr, promossa dalla neo ministra dei trasporti Doris Leuthard, che i maligni paragonano ad un grosso uccello bianco che non è un cigno? Ancora la vecchia politica $inistrorsa delle mani in tasca al cittadino, meglio ancora se automobilista e dunque delinquente per definizione.

Casse pubbliche piene, tasche degli svizzeri vuote. E’ questa la politica che vogliamo?

Lorenzo Quadri

Clandestini: il vero volto dell’UE

Come volevasi dimostrare, e come era peraltro ovvio, i flussi di clandestini nordafricani cominciano ad arrivare in Ticino.

L’Unione europea ha piantato in asso l’Italia: anche questo era previsto. L’UE si conferma per quello che è, uno squallido bidone. Impone agli Stati membri (e non solo a loro) di smantellare le frontiere perché alcuni padroni del vapore vogliono la manodopera a basso costo per fare dumping salariale. E’ chiaro che lo smantellamento delle frontiere interne comporta giocoforza la necessità di rafforzare quelle esterne. Fin dai tempi dell’allargamento ad Est dell’UE ai nuovi nove Stati membri, la cui conseguenza è lo spostamento delle frontiere esterne dell’Unione europea, che vengono a coincidere con quelle di quei paesi, l’avevamo detto: queste frontiere esterne rimarranno dei colabrodo. Perché Bruxelles non si sogna di potenziarle. Ed è quello che accade in Italia, con l’UE che si defila davanti agli sbarchi in massa di clandestini nordafricani a Lampedusa.

In Francia Marine Le Pen ha detto che bisogna sospendere subito l’applicazione degli Accordi di Schengen e il presidente Sarkozy è sulla stessa lunghezza d’onda.

Ciò significa che i confini svizzeri, non essendoci, o essendo più difficili, altre vie di sbocco, verranno sempre più presi di mira dai clandestini sbarcati a Lampedusa.

Ma c’è anche un altro fattore della massima importanza, sottolineato nei giorni scorsi anche dal Corrierone del Ticino. Ossia che questi migranti, tutti clandestini, puntano direttamente alla Svizzera perché qualcuno gli ha spiegato che le nostre procedure d’asilo sono più rapide, e che da noi svizzerotti fessi è più facile trovare una sistemazione definitiva.

In altre parole, il problema è sempre lo stesso: siamo troppo trattativi. E questa situazione va corretta e con la massima urgenza. E’ impensabile continuare ad essere una sorta di paradiso per finti asilanti. E tutto solo per paura di passare per razzisti e xenofobi.  Intanto a Chiasso i finti rifugiati magrebini già causano problemi di ordine pubblico, traffico di stupefacenti, molestie, risse e furti.

 

Confronto impari

Con i paesi a noi vicini, non giochiamo certo ad armi pari. Perché l’Italia, pur di sbarazzarsi – comprensibilmente, dal suo punto di vista – del maggior numero possibile di clandestini (perché come detto di questo si tratta) non intende rispettare le regole.

Non è certo un caso che nella scorsa settimana Striscia la notizia abbia divulgato un servizio che mostrava come la frontiera italo-svizzera in provincia di Varese abbondi di buchi nella ramina, e sia quindi fin troppo facile da attraversare. In Italia a chi può interessare un’informazione del genere se non per l’appunto ai clandestini? E c’è di più: è esattamente nell’interesse della Vicina Penisola che i clandestini magrebini tentino di entrare in Svizzera attraversando il confine a piedi e non in treno. Perché, se arrivano via treno, dimostrano loro provenienza dall’Italia, a cui vengono pertanto riconsegnati. Ma per chi viene trovato su territorio svizzero (a meno sia stato colto sul fatto, ossia sull’attraversamento del confine) come si fa a dimostrare senza dubbio da dove arriva?

Cosa fare allora? Ovviamente, blindare i confini. Ma non solo. Bisogna anche dissuadere i clandestini dal venire in Svizzera. Questo può accadere solo per il tramite di una politica d’asilo meno buonista  (che fa rima con cretinista). Tradotto: procedure più lunge, meno garanzie di ammissione, alloggi di standard inferiore.

Lorenzo Quadri

 

GRAZIE GRAZIE GRAZIE!

Grazie a tutti i Ticinesi che hanno sostenuto la Lega – e anche il sottoscritto – permettendo al nostro Movimento di realizzare un risultato davvero storico, al di là di ogni nostra più rosea aspettativa.

Personalmente oggi ho vari motivi per essere felice:

– per il mio Movimento, che corona venti anni di “fenomeno passeggero”;

– per i due Consiglieri di Stato eletti ed in particolare per il “new entry”, l’amico Norman Gobbi;

– per il Nano che per il suo compleanno ha ricevuto il più regalo, e se lo meritava;

– e anche per me stesso, subentrando a Norman Gobbi in Consiglio nazionale, carica che mi permetterà di non lasciare il Municipio di Lugano e neppure la redazione del Mattino (anche se ovviamente dovrò ridurre un po’ il carico lavorativo).

Posso assicurare già fin d’ora che non andrò a Berna a scaldare il cadreghino… il precedente del Gran Consiglio insegna!

 

Grazie ancora a tutti!!!

Piazza Riforma, Lugano

Dopo l’interminabile campagna elettorale, aspettiamo il responso delle urne!

Piani viari mancanti: problemi con i soccorsi!

In data 6 luglio 2010 il lod. Consiglio di Stato ha risposto ad una lettera di Michele Guerra che sollevava la problematica delle difficoltà riscontrate da parte dei mezzi di soccorso nell’operare nei comuni non dotati di vie e numeri civici. La risposta indicava che a parere del lod. Consiglio di Stato non vi sarebbe alcun problema, ma che anzi i soccorsi sarebbero garantiti ovunque, anche laddove manca un piano viario.

Quanto riscontrato effettivamente alla luce di testimonianze mostra una realtà diversa. I mezzi di soccorso – ambulanze in primis – si dimostrano ostacolati nel loro operato dalla mancanza di un piano viario ancora in molti comuni. La loro procedura di localizzazione è in gran parte fondata proprio sui dati ottenuti dal numero di chi contatta il 144, cioè via e numero civico. In molti casi sono stati riscontrati ritardi, difficoltà di localizzazione e altre problematiche che potrebbero mettere in pericolo delle vite ma che potrebbero anche essere risolte facilmente.

La responsabilità e l’onere nel dotarsi di un piano viario è attribuita unicamente alla volontà dei singoli municipi, ma per altre procedure, come il passaggio di mappe comunali al formato elettronico, molte spese sono sovvenzionate dal Cantone.

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:_

– Il CdS è al corrente di questa problematica?

– Intende il lod. Consiglio di Stato – vista la situazione – adoperarsi in maniera diretta incentivando l’introduzione di piani viari in tutti i comuni al più presto?

– Se l’invio di linee guida non sembra ad oggi essere stato sufficiente, cosa intende fare il Consiglio di Stato per risolvere da subito questo grave problema?

con la massima stima

Lorenzo Quadri

E li chiamano richiedenti l’asilo!!

E’ scontato: i richiedenti l’asilo magrebini, di fatto falsi asilanti poiché rifugiati economici, diventeranno ben presto un problema anche alle nostre latitudini.

Attualmente risulta che al Centro richiedenti l’asilo di Chiasso il numero di ospiti presenti sia nella norma. Ciononostante, pare si manifesti un problema particolare. Per legge i richiedenti l’asilo non possono lasciare il territorio cui sono assegnati, nel caso specifico Chiasso. Sembra invece che gli asilanti da tempo si rechino su territorio italiano, non già per rimanervi, ma per poi rientrare la sera in Svizzera ubriachi e/o drogati e/o in possesso di droga.

Da informazioni ricevute pare che domenica scorsa tre asilanti sbronzi rientrati dall’Italia abbiano tenuto comportamenti violenti  in dogana, ferendo un agente di sicurezza privata dopo una rissa con coltello.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

         Corrisponde al vero che, malgrado gli asilanti non possano per legge lasciare il territorio cui sono assegnati, da tempo richiedenti l’asilo registrati a Chiasso si recherebbero in Italia per poi tornare in stato psicofisico alterato da alcool o droghe, o in possesso di queste sostanze?

         Se sì, quanti casi di questo tipo sono stati individuati? Quali sanzioni sono state prese nei loro confronti?

         Corrisponde al vero che domenica 3 aprile 2011 tre asilanti ubriachi avrebbero provocato problemi in dogana, ferendo un agente di sicurezza privata dopo una rissa con coltello?

         Se sì, di che nazionalità sono (presunta o accertata) i tre asilanti? Nei confronti dei tre asilanti è stata aperta una procedura penale? Sono stati allontanati dalla Svizzera? Se no perché?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

 

 

L’invasione dei padroncini!

Si parla molto in questi tempi, ed a ragione, dei problemi provocati dal numero eccessivo di frontalieri presenti in Ticino: 50mila, a fronte di 20mila residenti in cerca di un’occupazione.

Da notare che i frontalieri aumentano non già nell’edilizia ma negli uffici, ossia proprio in quel settore dove la forza lavoro residente basta (e avanza!) per coprire la domanda.

Una realtà che la Lega e questo giornale denunciano da anni. Ma, fino a poche settimane, fa per i partiti $torici, non era vero niente: erano solo frottole populiste. Adesso che le elezioni sono alle porte, invece…

Poco si parla per contro dei “padroncini”, ossia di coloro che, in arrivo dalla vicina Penisola (ma anche da altri Stati UE) tramite semplice notifica – che può essere effettuata perfino via e-mail! – possono venire a lavorare in Ticino per un periodo inferiore ai 90 giorni (3 mesi).

Ebbene, il numero di queste notifiche è letteralmente esploso. Per il 2010 i dati del CODE – IRE (avvezzo a partorire statistiche addomesticate pro-sacoccia governo bilateralista, e quindi assai poco sospetto si voler fare allarmismi) parlano di 16’700 notifiche. Quasi 17mila. Fino a 2/3 anni fa, si parlava di quantitativi dell’ordine di grandezza della metà. Va inoltre sottolineato che stiamo parlando dei dati ufficiali. Che non comprendono, per ovvi motivi, il lavoro nero, pure assai diffuso in questo settore. Oltre ai frontalieri, ai turisti, ai lavoratori “distaccati” ufficiali, ogni giorno entrano nel nostro ridente cantone migliaia di veicoli, e non è ben chiaro cosa vengano a fare.

Rimanendo sui dati ufficiali, questi ultimi ci dicono pure che le 16’700 notifiche corrispondono a 600mila giornate lavorative. Abbiamo dunque un elemento basilare per fare due conti della serva. Ammettendo che una giornata lavorativa “valga” 1500 Fr, questo significa che nel 2010 i “notificati” hanno lavorato per un valore di 900 milioni di Fr! In altre parole: 900 milioni di Fr sono andati persi all’economia locale: agli artigiani e alle ditte ticinesi.

Da notare che i padroncini, oltre a fare ampio utilizzo del lavoro nero, a non pagare né imposte né oneri sociali (tanto non ci sono abbastanza ispettori del lavoro per controllare tutti, e i diretti interessati lo sanno) possono adesso usufruire anche dell’euro basso. Possono dunque proporsi a prezzi sempre più da “dumping”, e quindi inarrivabili per gli operatori che devono vivere e pagare le imposte in Ticino.

Va pure sottolineato che i discorsi degli specialisti superqualificati che non si troverebbero in Ticino non sta in piedi per i frontalieri (tanto più che la metà dei diplomi italiani sono tarocchi) e men che meno sta in piedi per i padroncini. Questi ultimi sono infatti giardinieri, falegnami, piastrellisti, elettricisti. Tutte professioni di cui alle nostre latitudini non c’è di sicuro carenza. Ergo: queste figure, per le quali possiamo ringraziare i Bilaterali, portano via il lavoro ai ticinesi.

Ma è -chiaro che, se alti esponenti dei partiti storici, come accade, si fanno montare la cucina nuova da ditte italiane, forse c’è qualcosa che non funziona…

Lorenzo Quadri

Disoccupazione: una riforma nata male

Da un paio di giorni è in vigore la riforma della Legge sull’assicurazione contro la disoccupazione (LADI). Una riforma che penalizza pesantemente il nostro Cantone, dove il tasso di disoccupazione è superiore rispetto al resto della Svizzera. Il numero delle indennità di disoccupazione cui hanno diritto i senza lavoro è infatti destinato a diminuire a seguito della riforma. Si calcola che in Ticino mille persone esauriranno anticipatamente le indennità di disoccupazione. Molte di esse si troveranno nel Locarnese e nel Luganese poiché queste zone hanno beneficiato della possibilità di portare da 400 a 520 le indennità previste dalla LADI per i distretti maggiormente colpiti dalla disoccupazione, una possibilità che però la riforma ha cancellato. Non solo: non sarà nemmeno più possibile conteggiare le giornate lavorative dei programmi occupazionali per aprire un nuovo termine quadro della disoccupazione.

 

E adesso?

Il problema è che non si sa cosa accadrà alle persone che hanno esaurito anticipatamente il termine quadro. Come mangeranno? Andranno in assistenza? Verranno messe in invalidità? Tireranno avanti anche senza le indennità LADI in quanto – ad esempio – hanno un coniuge che lavora e dunque le entrate del nucleo familiare sono già sufficienti? A questo proposito, regna la nebbia fitta e le previsioni della Confederazione e quelle del Cantone si contraddicono. E’ a dir poco bislacco che, davanti ad un cambiamento così importante, non si sia riusciti a prevedere con una certa attendibilità quante persone sarebbero andate in assistenza a causa della riforma LADI!

Ma ormai il tempo delle previsioni è passato. Presto si saprà. I segnali però non sono positivi. Infatti, la cassa cantonale di disoccupazione nelle scorse settimane ha inviato 1040 lettere per rendere attenti i suoi utenti sui cambiamenti legislativi e quindi sulla chiusura anticipata del termine quadro LADI. Su 1040, solo 10 hanno contattato la cassa per chiedere informazioni. Se ne deduce dunque che un sacco di gente non abbia capito quello che la aspetta. Che non abbia capito, cioè, che si troverà da un giorno all’altro con i rubinetti chiusi e senza entrate. C’è da attendersi dunque una presa di coscienza a fatti compiuti: tardiva e collettiva. Risultato: sportelli LAPS intasati dalle richieste e lunghi tempi d’attesa prima di ottenere le eventuali prestazioni assistenziali. E nel frattempo chi ha esaurito le indennità di disoccupazione e non ha altre fonti di sostentamento di cosa vive, d’aria?

Non è ancora finita. Risulta infatti che le casse di disoccupazione disporranno del programma informatico riferito alla nuova legge solo a metà aprile. Di conseguenza, sui conteggi di marzo inviati agli affiliati figurano ancora i giorni di diritto calcolati  in base alla vecchia legge. Poco ma sicuro che questa circostanza sarà un’ ulteriore fonte di caos, e molti crederanno di avere ancora diritto ad indennità che invece non arriveranno più. Come mai i programmi informatici non sono stati aggiornati per tempo? La riforma è stata votata sette mesi fa, non l’altroieri!

In sostanza, dunque, la revisione della LADI nasce male e prosegue peggio.

Nasce male, perché la Confederazione taglia sui disoccupati, specie sui giovani, per risparmiare. Ma, alla faccia delle necessità di risparmio, Berna nel 2010 ha realizzato utili per la stratosferica cifra di 3.6 miliardi di Fr.

Prosegue peggio, perché a livello sia federale, ma anche cantonale, si è dimostrato di non saper prevedere né gestire il cambiamento. Chi ne farà le spese? Ancora una volta, i senza lavoro.

Scuola di polizia: requisiti troppo restrittivi?

Da anni le polizie comunali e cantonali lamentano una mancanza di effettivi.

Negli ultimi tempi, anche per ovviare a questa mancanza, si sono allentati alcuni criteri d’ammissione alla scuola di polizia, ritenuto che essi fossero diventati troppo restrittivi e non più adeguati alla realtà attuale (ad es. sui tatuaggi).

Risulta tuttavia non essere ancora stata affrontata la questione del daltonismo. Questo disturbo della vista, che colpisce il 5-8% degli uomini (ma meno dell’1% delle donne, essendo il difetto legato al cromosoma X)  viene infatti ritenuto motivo di inabilità tout-court alla professione di agente di polizia, indipendentemente da una valutazione della sua gravità.

Non si contesta che nelle forme gravi il daltonismo possa costituire giustificato motivo di esclusione dalla professione di poliziotto (sarebbe infatti assai problematico, per un agente, non riuscire a distinguere i colori delle vetture). Tuttavia c’è da chiedersi se un difetto leggero debba legittimamente continuare ad essere considerato motivo d’esclusione, o se, invece, anche il daltonismo andrebbe valutato a seconda della sua gravità.

Al proposito si rileva che l’aviazione civile britannica (vedi articolo allegato) già dal 2009 ha introdotto dei test di valutazione al fine di stabilire la gravità a partire dalla quale il daltonismo precluda l’esercizio della professione di pilota, invece di sancire un’esclusione a priori.

Nello stesso scritto si rileva come valutazioni analoghe sarebbero da applicarsi anche ad altre professioni: ad esempio quella di poliziotto.

Piuttosto, dunque, che ipotizzare l’abbandono del criterio della cittadinanza elvetica per l’ammissione alla scuola di polizia – ipotesi cui chi scrive sarebbe totalmente contrario – sarebbe forse opportuno valutare se, tra gli attuali altri criteri di esclusione, non ce ne siano alcuni che potrebbero  venire riveduti.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

         Non ritiene il CdS che considerare il daltonismo motivo d’esclusione dalla scuola di polizia, indipendentemente dalla gravità del difetto, sia eccessivamente restrittivo?

         Non sarebbe opportuna l’introduzione di strumenti di valutazione del citato difetto visivo, sul modello di quanto fatto già nel 2009 dall’aviazione civile britannica?

 

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

 

 

 

Allegato

– Articolo Corriere della Sera, 19 giugno 2009