Ennesima rissa tra asilanti: e nümm a pagum!

Secondo quanto riferito dal CdT, lo scorso giovedì 26 maggio alle 14.30 si è verificata, nei giardinetti di viale Volta a Chiasso, una rissa tra richiedenti l’asilo ospiti del centro di registrazione.

Pare che i protagonisti fossero alticci. Per riportare la calma, è stato necessario l’intervento di “non meno di 12 agenti tra polizia comunale e cantonale”. Due persone (due giovani uomini di colore) sono stati ammanettati e portati via dai poliziotti.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

         i fatti sommariamente descritti sopra, trovano riscontro?

         Da dove provengono i protagonisti della rissa?

         I protagonisti della rissa erano ubriachi?

         Quanti agenti sono stati necessari per sedare la rissa in questione?

         Qual è il costo dell’intervento?

         Quante risse si sono verificate tra richiedenti l’asilo da inizio anno, e per quale costo?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

Asilante somalo aggredisce funzionari!

A quanto risulta, martedì mattina (24 maggio) verso le 10 presso gli uffici del sostegno sociale di Bellinzona in viale Officina sarebbe accaduto un fatto increscioso.

 

Un asilante di origine somala avrebbe  infatti aggredito due funzionari, rendendone necessaria l’ospedalizzazione per controlli.

L’uomo, a quanto pare già noto per la sua aggressività, avrebbe prima dato in escandescenze nei confronti di una funzionaria, colpendo i vetri dello sportello e prendendo a calci tutto quanto gli capitava sottotiro. In seguito si sarebbe scagliato contro i colleghi della donna nel frattempo intervenuti per bloccarlo. Uno di essi sarebbe stato raggiunto da un pugno in faccia mentre un secondo, che l’aveva inseguito nel cortile, sarebbe stato colpito con un casco da motocicletta, prima che la polizia intervenisse.

 

Pare pacifico che atteggiamenti di questo genere non possono in nessun caso essere tollerati e che il richiedente l’asilo che si comporta in questo modo deve essere sanzionato e allontanato dalla svizzera, e non certo ospitato nel nostro paese a spese dell’ente pubblico. A maggior ragione se risultasse confermata la voce secondo cui la persona in questione in passato avrebbe già aggredito i sorveglianti del centro della Croce rossa di cui era ospite.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

       I fatti sopra descritti trovano riscontro?

       Se sì, quali provvedimenti sono stati adottati nei confronti dell’asilante violento?

       Il CdS non reputa che in casi come questo sia necessaria la massima fermezza onde evitare ogni forma di emulazione?

       La magistratura è intervenuta d’ufficio?

       Il richiedente l’asilo protagonista dei fatti ha già precedenti di questo tipo? Corrisponde al vero che, in passato, si comportava in modo aggressivo anche nei confronti dei sorveglianti del centro della Croce rossa di cui era ospite?

       L’asilante in questione verrà allontanato dalla Svizzera?

       Da quanto tempo la persona in questione si trova in Svizzera?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

 

 

Le ridicole dichiarazioni dell’eurodeputata

 

L’eurodeputata Lara Comi ci ricasca. Dopo aver chiesto all’UE di intervenire contro la Svizzera rea, a suo dire, di violare gli accordi Bilaterali (da che pulpito!) ricevendo al proposito le osservazioni del caso, adesso accusa la Lega ed il sottoscritto di demagogia razzista. Secondo la signora, dire che le sue accuse alla Svizzera sono ridicole, cosa che in effetti sono, è demagogia razzista.

L’osservazione evidentemente lascia il tempo che trova, quello che sorprende è che l’europarlamentare italiana – che grazie a tale incarico si porta a casa indennità faraoniche facendo poco o nulla – perseveri nelle corbellerie.

Ora, che la signora eurodeputata di Saronno non sappia nulla di quel che succede in Svizzera, è comprensibile. Sorprende di più che non sappia nemmeno quello che succede in Italia, come dimostra il suo atto parlamentare a Bruxelles.

Ridicolo non è difendere (?), come sostiene la diretta interessata, i lavoratori frontalieri. Ridicolo è accusare la Svizzera di non rispettare gli Accordi bilaterali, quando a non rispettarli è l’Italia.

Forse alla signora Comi sfuggi che il ministro delle Finanze del suo paese, da anni, nel vano tentativo di risanare una situazione finanziaria catastrofica, conduce una guerriglia contro la Svizzera, trattata da Stato canaglia, da caverna dei quaranta ladroni, e via elencando fino ai giorni scorsi, con le ultime contumelie all’indirizzo del nostro paese.

Nell’ambito di questa sua personalissima guerriglia nei confronti di un Paese che dà lavoro a 50mila suoi connazionali e connazionali della signora Comi, i quali se non ci fosse la Svizzera farebbero i disoccupati a carico di Tremonti, quest’ultimo ha varato una lunga serie di misure illegali, dal Fiscovelox alle black list. Con lo scopo preciso di danneggiare la Svizzera.

Al proposito, giusto per rinfrescare la memoria alla signora Comi, le ricordo che in tempi recenti il suo paese è stato costretto da Bruxelles a cancellare un decreto, datato di appena qualche mese, partorito sempre dal solito ministro delle Finanze, che ancora una volta penalizzava indebitamente le imprese svizzere. Senza contare che, buttando a mare decenni di rapporti di buon vicinato, Tremonti cerca di sabotare la conclusione di trattati sulla doppia imposizione tra la Svizzera e altri Stati UE. L’aspetto vergognoso è che davanti ad una simile guerriglia, da parte elvetica non arrivano reazioni, nemmeno le più ovvie come il blocco immediato dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri. Ma soprattutto, non arriva il varo di regole che tornino a dare la precedenza ai ticinesi sul mercato del lavoro ticinese.

Davanti ad un simile scenario, uscirsene con accuse alla Svizzera di violare i Bilaterali a danno dei frontalieri è ridicolo, e reiterarle è del tutto idiota.

Se alla signora eurodeputata stesse davvero a cuore la sorte dei frontalieri, dovrebbe intervenire presso il suo governo per chiedere la cessazione delle misure vessatorie antisvizzere, prima che da questa parte del confine si perda finalmente la pazienza.

Soprattutto, invece di lanciare assurdi proclami, e di straparlare di “sfregio” (!) dei diritti dei lavoratori (ma la Comi ha imparato l’italiano da Gendotti?) dovrebbe semmai prendersela con il suo governo. Un governo che non crea lavoro per gli italiani, spingendoli così a fare i frontalieri e a portare via il lavoro ai ticinesi. Ma evidentemente le stratosferiche indennità e i bizantini privilegi di cui gode un’europarlamentare della Vicina Penisola non stimolano a darsi da fare.

Una cosa è certa: la Lega dei Ticinesi, piaccia o non piaccia all’eurodeputata, si batterà affinché i ticinesi, quando cercano un lavoro in casa loro, non vengano più soppiantati da persone in arrivo da Oltreconfine.

E, se questa, come sostiene Comi, è “demagogia razzista”, la cosa di sicuro non ci impedirà di dormire di notte.

Lorenzo Quadri

Deputato e municipale

Lega dei Ticinesi

 

 

I giudici impediscono l’espulsione di stranieri che delinquono

 

Siamo alle solite: grazie, si fa per dire, agli interventi di taluni tribunali, la volontà popolare viene bellamente ignorata. Capita così che quando finalmente sia la Sezione dei permessi e dell’immigrazione che il Consiglio di Stato che perfino il Tribunale amministrativo, erano tutti d’accordo di espellere uno straniero che ha commesso gravi reati, arriva il Tribunale federale a buttare all’aria tutto.

La persona che CdS e Tram erano d’accordo di espellere dalla svizzera è un 22enne kosovaro coinvolto nella brutale aggressione di gruppo avvenuta nell’autunno 2008 a Lugano in via Brentani ai danni di un cittadino portoghese. Per questa prodezza, il kosovaro era stato condannato a due anni e due mesi di reclusione, cui era seguita la revoca del permesso di soggiorno. Ma come: i giovani stranieri che delinquono non erano tutta un’invenzione della Lega populista e razzista?

Il diretto interessato, davanti alla decisione d’allontanamento, aveva presentato ricorso ma, come detto, sia il Consiglio di Stato che il Tribunale cantonale amministrativo avevano – incredibile ma vero! – risposto picche: il facinoroso doveva lasciare la Svizzera.

A rompere le uova nel paniere arriva però il Tribunale federale, che ha deciso di congelare l’ordine di abbandonare il territorio elvetico rinviando gli atti all’autorità inferiore, la quale è stata incaricata di procedere ad una serie di nuovi approfondimenti. Cosa c’è da approfondire? Si tratta di valutare se la patologia cardiaca di cui soffrirebbe il 22enne possa essere adeguatamente seguita nello Stato d’origine.

Ora, se la persona in questione stava abbastanza bene per andare in giro a partecipare a pestaggi, ci pare ovvio che sta abbastanza bene anche per tornare al proprio paese. Tanto più che sia il CdS che il Tram, notoriamente affetti da smanie politikamente korrette, lo hanno confermato.

Giudici vs voto popolare

Ancora una volta dei giudici – e c’è almeno la consolazione, seppur magra, che non si tratta dei giudici di un tribunale ticinese – prendono a pesci in faccia il risultato di una votazione popolare dall’esito chiarissimo. Ovvero, quella che stabilisce che gli stranieri che delinquono vanno espulsi dalla Svizzera.

E’ chiaro che il Tribunale federale con la sua sentenza apre nuovamente una falla, con l’obiettivo di farci tenere in Svizzera quanti più stranieri che commettono reati gravi, che il popolo ha invece deciso di espellere senza tanti “se” né “ma”.

Non ci pare proprio possa essere compito dell’autorità elvetica andare a verificare la qualità dell’offerta sanitaria dei paesi d’origine dei delinquenti stranieri. Operazione che, va da sé, verrebbe effettuata a spese del contribuente, il quale contribuente spesso e volentieri ha già pagato pure l’avvocato d’ufficio dei criminali non patrizi.

Se gli stranieri che commettono reati non fossero emigrati, non si sarebbero forse dovuti adattare al sistema sanitario locale? Qui siamo al paradosso: tanti stranieri onesti, che sono sempre rimasti nel loro Paese, devono “accontentarsi” del sistema sanitario di quel Paese. Il delinquente che è emigrato ed ha commesso reati in Svizzera continua invece ad usufruire di quello elvetico: magari beneficiando pure dei sussidi di cassa malati.

 

Responsabilità individuale

Ci pare ovvio che il cittadino straniero, ospite in Svizzera, deve rispettare le nostre regole in modo da non farsi espellere. Chi, ospite in casa nostra, viola crassamente le nostre leggi, si assume tutte le conseguenze del proprio agire. Non è razzismo: si chiama responsabilità individuale. E’ ora di finirla di arrampicarsi sui vetri per non espellere chi deve essere espulso. Anche perché non osiamo immaginare la pletora di “motivi medici” (magari psichici e quindi non verificabili) che verranno invocati per schivare le espulsioni. E allora la Svizzera cosa dovrà fare, effettuare a spese del contribuente verifiche di tutti gli ospedali e le cliniche del mondo? Come le strutture sanitarie dei paesi d’origine curano i propri cittadini che non hanno mai lasciato il paese, così cureranno anche quelli che l’hanno lasciato ma, per colpa propria, sono stati rimandati indietro.

Andando avanti così, il prossimo passo quale sarà? Verificare che il delinquente straniero possa godere nel paese d’origine dello stesso tenore di vita di cui beneficiava in Svizzera? Verificare che abbia a disposizione fitness, piscine, wellness perché fanno bene alla salute, e se non ce ne sono a sufficienza per rapporto al numero degli abitanti non si può procedere all’espulsione?

Lorenzo Quadri

 

Tagli alla disoccupazione: dove si andrà a finire?

 

Dal primo aprile sono in vigore i tagli alla LADI, ossia all’assicurazione contro la disoccupazione. Da notare che, mentre da un lato la Confederazione risparmia sulla disoccupazione,  dall’altro chiude i conti 2010 in attivo di 3.6 miliardi di franchetti.

Il risultato più ovvio di questa riforma LADI, purtroppo approvata dal popolo (ma non da quello ticinese), sarà di scaricare un congruo numero di persone dalla disoccupazione all’assistenza (la quale è finanziata dal Cantone e dai Comuni, nella misura rispettivamente dell’80% e del 20%).

 

Cifre ballerine?

Quante persone in Ticino finiranno in assistenza a causa della riforma LADI? Qui casca l’asino, perché il grado di incertezza è alto. Le cifre della SECO, Segretariato di Stato per l’economia, entrano in conflitto con quelle dello studio INFRAS, commissionato dalla Conferenza dei direttori cantonali della socialità. Questo perché la SECO, dipendendo dal Consiglio federale, deve giocoforza reggere bordone al medesimo, e quindi minimizzare le conseguenze negative dei tagli. Fatto sta che a livello ticinese l’Istituto delle assicurazioni sociali ipotizza che «sui 12 mesi a contare da aprile 2011 si potranno contare da 400 a 900 persone in più in assistenza». Alla faccia della precisione statistica! A questo punto tanto valeva affidarsi al mago Otelma…

 

Impoverimento

E’ chiaro comunque che il taglio alla LADI provocherà un impoverimento nella popolazione, a vantaggio delle già pingui casse federali. Non tutte le persone che si sono viste e che si vedranno chiudere anticipatamente i rubinetti della disoccupazione andranno in assistenza. Non ci andranno, ad esempio, le disoccupate o i disoccupati il cui coniuge lavora e, con il suo solo stipendio, è in grado di garantire il minimo vitale al  nucleo familiare. Con però una bella differenza: il nucleo familiare in questione passa da due stipendi ad uno solo e quindi diventa chiaramente più povero.

Qualcuno si premurerà di monitorare le conseguenze dei tagli alla LADI sul fronte dell’impoverimento della popolazione ticinese? Si andrà a vedere cosa accadrà alle oltre mille persone che si troveranno espulse anzitempo dalla disoccupazione? Bisognerebbe farlo; ma è improbabile che qualcuno in quel di Bellinzona ci stia pensando…

Al di là delle previsioni “ballerine”, sul numero delle persone che, a seguito dei tagli alla LADI, finirà in assistenza, ed in seconda battuta magari in invalidità, regna ancora una nebulosa. Anche perché la discussa riforma è entrata in vigore da un mese e mezzo; e non tutti quelli che non hanno altre risorse si sono già annunciati all’assistenza. Al proposito, è bene tenere presente che i tempi d’evasione delle pratiche di richieste di prestazioni assistenziali da parte del Cantone sono lunghi, troppo lunghi: in media un paio di mesi. Attenzione quindi ad annunciarsi per tempo, onde non trovarsi poi “allo sbaraglio”…

Per il momento il numero delle new entry in assistenza a seguito della riforma LADI sembra ancora contenuto: a Lugano ad esempio i casi sono una trentina. Ma attenzione, perché il bello, o piuttosto il brutto, deve ancora arrivare.

Lorenzo Quadri

Tremonti attacca, Berna dorme!

Nei giorni scorsi, in sede internazionale, il ministro delle finanze italiano Giulio Tremonti si è nuovamente prodotto in attacchi contro la Svizzera in generale e contro la città di Lugano e la sua piazza finanziaria in particolare.

 

E’ evidente che la piazza finanziaria di Lugano è di interesse cantonale e nazionale (terza piazza finanziaria della Svizzera).

 

Davanti all’ennesimo atto ostile da parte del solito Tremonti, il Consiglio federale si è limitato a considerare, nell’ambito di una risposta ad un atto parlamentare, che le dichiarazioni del ministro italiano “alla Confederazione non sono piaciute”. E ci sarebbe anche mancato che fossero piaciute!

 

Siamo – sempre ed ancora – ben lungi da una reazione seria, ed in grado di dimostrare al ministro delle Finanze italiano che la Svizzera non è in balia dei suoi attacchi e, soprattutto, che la Confederazione non rimane indifferente quando viene presa di mira una sua città o un suo Cantone, e che non è ancora rimasta del tutto sprovvista di capacità di reazione.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

       Il CdS ha sollecitato una risposta decisa da parte dei Consiglio federale alle esternazioni del ministro delle Finanze italiano, ad esempio tramite convocazione dell’ambasciatore italiano a Berna?

       Il CdS ha sollecitato l’autorità federale, davanti a fatti come quello in oggetto, a finalmente voler abbandonare quella politica dell’inazione ad oltranza che nuoce fortemente all’immagine dell’autorità federale in Ticino, il quale si sente, a ragione, abbandonato?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

 

 

Unità d’Italia: e noi spendiamo…?

Quest’anno ricorre, come noto, il 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

 

Superfluo ricordare per l’ennesima volta come i rapporti tra la Svizzera (ed in particolare tra il Ticino) e l’Italia si siano negli ultimi anni notevolmente incrinati a seguito di una lunga serie di misure vessatorie messe unilateralmente in campo, a nostro svantaggio, dalla vicina Penisola, in genere su iniziativa del ministro delle Finanze italiano.

 

Malgrado il quadro dei rapporti italo-svizzeri non sia molto idilliaco, il Cantone partecipa, direttamente o indirettamente, si presume assumendosene anche i relativi costi in misura totale o parziale, ad una serie di iniziative volte a commemorare il 150° dell’Unità italiana. Queste iniziative sono davvero necessarie? E sono reciproche?

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

         Quante iniziative sono state patrocinate o promosse dal Cantone nell’ambito delle commemorazioni del 150° dell’Unità d’Italia? Per quale spesa complessiva?

         Quante iniziative sono state patrocinate o promosse dall’Italia o da Regioni o Province italiane, per commemorare importanti ricorrenze elvetiche, quali ad esempio il 700° della Confederazione (1991), il 150° della Costituzione elvetica e dello Stato federale svizzero (1998), o il bicentenario della nascita del Canton Ticino (2003)?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

 

Dipendenti cantonali: lingue nazionali obbligatorie!

In una recente sentenza, il Tribunale amministrativo (Tram) ha statuito che la conoscenza della lingue nazionali non può essere introdotta tra i requisiti da bando di concorso per l’assunzione dei docenti cantonali, in quanto un requisito di questo genere costituirebbe una discriminazione non compatibile con gli Accordi bilaterali.

 

Le conseguenze pratiche di questa sentenza sono palesi: quella di spalancare porte e finestre della scuola cantonale a docenti frontalieri, che non potranno più essere esclusi in partenza causa mancata conoscenza delle lingue nazionali.

Ed infatti un mese orsono, allorquando sono stati resi noti i risultati dei concorsi per l’assunzione di docenti nelle scuole cantonali, è emerso un dato significativo: per 150 posti a disposizione, i partecipanti erano ben 2000.

Non è ancora dato di sapere quanti dei 2000 partecipanti siano frontalieri.

 

Quale soluzione di ripiego alla cancellazione della “clausola linguistica”, lo stesso Tram, al pto 4.4 della citata sentenza, suggerisce: la conoscenza di altri idiomi nazionali potrebbe costituire titolo preferenziale nell’ambito delle selezione e scelta fra più partecipanti al concorso”.

Si tratta di una soluzione di ripiego, che comporta anche un carico di lavoro burocratico non indifferente. E’ tuttavia sempre meglio di nessuna soluzione.

 

Sarebbe opportuno che questa soluzione non venisse solo applicata ai concorsi per i docenti cantonali, bensì  estesa a tutti i posti pubblici, valutando se del caso delle eccezioni per quei settori in cui la forza lavoro residente non basta a soddisfare la domanda (potrebbe essere ad esempio il caso di taluni ambiti del settore sociosanitario).

 

Chiedo pertanto  al  lod CdS:

 

       Il CdS è intenzionato ad introdurre il principio della conoscenza scolastica delle lingue nazionali quale titolo preferenziale obbligatorio nell’ambito dei concorsi per impieghi cantonali?

 

Lorenzo Quadri 

 

Asilanti a Chiasso: anche la Chiesa diventa un vespasiano!

Come c’era da aspettarsi si ripropongono gli atteggiamenti incivili da parte dei clandestini magrebini di stanza a Chiasso.

 

Che gli ospiti del centro di registrazione per asilanti, molti dei quali trascorrono l’intera giornata consumando bevande alcoliche, orinassero sulle pareti e sui portoni dei palazzi era cosa nota; adesso – ma non è certamente la prima volta – viene preso di mira anche un edificio sacro, che i sedicenti asilanti hanno trasformato in vespasiano (vedi CdT on-line in data odierna).

Questo tassello (peraltro non nuovo) va aggiungersi agli altri a più riprese evidenziati: zuffe, furti, minacce, molestie, stato di ebbrezza diffuso, andando a formare un mosaico inaccettabile che fa comprensibilmente salire l’esasperazione dei residenti nei confronti di questi clandestini.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

       Il CdS è a conoscenza delle situazione sopra descritte? Come le giudica?

       Alla luce dei continui comportamenti molesti, incivili o configuranti reato penale tenuti da troppi sedicenti asilanti ospiti del centro di registrazione di Chiasso: è intenzione del CdS intervenire per contenere questi episodi? E’ intenzione del CdS introdurre delle limitazioni alla libertà di movimento di queste persone, rispettivamente impedir loro da subito l’acquisto di sostanze alcoliche?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

 

Foto campagna

Centenario nonna

Ristorni dei frontalieri: ma guarda un po’…

 

 

I sindaci dei Comuni italiani di confine sembrano improvvisamente accorgersi dell’importanza che rivestono per loro i ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri.

 

Dalle dichiarazioni dei citati sindaci, tuttavia, emerge chiaramente che i ristorni non vengono utilizzati per lo scopo cui sono destinati, ovvero la realizzazione di opere infrastrutturali (che peraltro oggi, a oltre tre decenni dall’entrata in vigore degli accordi, avrebbero dovuto essere ampiamente realizzate) bensì per ben altri: ad esempio il finanziamento dello Stato sociale.

L’utilizzazione dei ristorni per scopi diversi da quelli per cui tali ristorni sono stati accordati è un ulteriore, importante elemento a sostegno del blocco del loro versamento.

 

Blocco che per il Cantone è materialmente fattibile, malgrado finora il CdS abbia sempre “gettato la palla” alla Confederazione, poiché sono i Cantoni ad effettuare i versamenti. Lo sancisce l’art. 4 dell’accordo tra Svizzera ed Italia del 1974, che recita: «La compensazione finanziaria sarà versata dagli organi finanziari dei Cantoni dei Grigioni, del Ticino e del Vallese, attraverso i normali canali, in un conto aperto presso la Tesoreria centrale italiana, intestato al Ministero del Tesoro e denominato: compensazioni finanziarie per l’imposizione operate (sic) in Svizzera sulle rimunerazioni dei frontalieri italiani».

 

All’art. 3 sono indicate anche le modalità del versamento, ossia: «in un versamento unico nel corso del primo semestre dell’anno successivo a quello cui la compensazione finanziaria si riferisce».

 

Degno di nota è pure l’articolo 5 dell’accordo, che recita: «almeno una volta all’anno si terrà una riunione alla quale parteciperanno, da parte italiana, i rappresentanti dei competenti Ministeri delle Regioni, nonché esponenti designati dei Comuni (…) da parte svizzera, i rappresentanti dei Cantoni dei Grigioni, del Ticino e del Vallese, come pure della Confederazione, per l’esame dei problemi inerenti l’applicazione del presente accordo. In questa occasione i rappresentanti italiani informeranno quelli svizzeri circa l’utilizzazione delle somme come sopra messe a disposizione dei suddetti Comuni».

 

C’è da chiedersi se questi incontri annuali avvengano effettivamente, ciò che non pare essere il caso.

Se avvenissero mal si comprenderebbe come mai il Ticino, parte direttamente in causa (contrariamente alle tesi del Consiglio di Stato che da anni scarica il barile sulla Confederazione), non abbia espresso in modo chiaro alla controparte la necessità di una sostanziale revisioni dei ristorni.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

       A mente del CdS, il fatto che i ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri vengano utilizzati dai Comuni beneficiari per scopi diversi da quelli per cui i ristorni sono stati istituiti, non costituisce un argomento in più per bloccare i pagamenti?

       Il CdS conferma che il versamento di quest’anno non è ancora stato effettuato, essendo previsto per fine giugno?

       Poiché il pagamento, come da accordo del 1974 art 4 è di competenza dei Cantoni, e quest’anno non è ancora stato effettuato: è intenzione del CdS bloccare i ristorni in attesa di una revisione sostanziale di questi ultimi? Se no, perché?

       Gli incontri annuali di cui all’art. 5 dell’accordo, vengono effettuati? Se no, perché? Se sì, quando si è svolto l’ultimo? Cosa è stato detto in quell’occasione?

       I comuni italiani hanno informato annualmente, sempre da art 5 dell’accordo, sull’utilizzo dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri? Se no, perché?

       L’eventuale violazione delle prescrizioni dell’art. 5 non costituirebbe un motivo ulteriore per bloccare il versamento dei ristorni?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

AET provoca crepe nelle case!

A fine gennaio, nell’ambito del progetto Ti-Geo, AET ha “battuto” alcune località del Mendrisiotto alla ricerca di improbabili giacimenti di petrolio e/o di gas naturale. Allo scopo sono stati impiegati enormi camion in arrivo dalla Germania. Questa iniziativa è già stata oggetto di perplessità, sollevate anche nell’ambito di atti parlamentari.

 

Risulta ora che l’operazione avrebbe comportato dei “danni collaterali”. In particolare, un cittadino di Besazio lamenta la comparsa, rispettivamente l’allargamento di crepe sulla sua abitazione, a seguito del passaggio dei camion Ti-Geo (vedi al proposito il Mattino della domenica dell’8 maggio 2011).

 

Al proposito il diretto interessato avrebbe chiesto un risarcimento danni ad AET, e la causa sarebbe tutt’ora in corso.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

         corrisponde al vero che è stata inoltrata, da un abitante di Besazio, una richiesta di risarcimento danni per le crepe che sarebbero state provocate da AET alla sua abitazione nell’ambito del progetto Ti-Geo?

         A che stadio si trova detta richiesta di risarcimento danni? Qual è la posizione di AET al proposito?

         Sono pendenti altre richieste analoghe?

         Quali precauzioni sono state prese da AET, nell’ambito del progetto Ti-Geo, per evitare di danneggiare la proprietà altrui?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

“Immigrazione = crescita”? Ma quando mai?!

Da una settimana, ossia dallo scorso 1° maggio, sono cadute importanti limitazioni alla libera circolazione delle persone tra la Svizzera ed 8 “nuovi” Stati membri UE, ossia Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia, Slovenia e Slovacchia.

Sono quindi da attendersi importanti (eufemismo) flussi migratori in direzione del nostro Paese. Anche e soprattutto in considerazione del fatto che i tassi di disoccupazione in alcuni tra i citati “paradisi” europei navigano sopra il 15%. Secondo le statistiche ufficiali. Che sono taroccate anche Svizzera. Nel senso che indicano un numero di senza lavoro nettamente inferiore a quello reale. Per cui figuriamoci in Polonia o in Ungheria.

 

Crescita… di cosa?

Pare quindi ovvio che, davanti ad un pericolo non solo annunciato, ma addirittura scontato, si debbano prendere dei provvedimenti incisivi. Invece, un piffero. Serge Gaillard, il direttore della SECO, ossia l’infausta Segreteria di Stato dell’Economia – per intenderci quella che snobba le inchieste della Camera di commercio ticinese sui problemi delle aziende nei rapporti con l’Italia causa black list tremontiane – se ne esce serafico con la seguente “perla”: «l’immigrazione è sinonimo di crescita: se la Svizzera vuole crescere, deve accettare l’immigrazione». A questo punto noi ci chiediamo se al poco “gagliardo” Serge non siano partiti tutti i neuroni (qualcuno parlerebbe di criceti in sciopero nella scatola cranica).

Oh, certo: l’immigrazione è davvero sinonimo di crescita. Infatti, con questa immigrazione, che porta via il lavoro agli svizzeri e genera scandalosi fenomeni di dumping salariale, “cresce” il numero dei disoccupati svizzeri, “cresce” il numero dei poveri e “cresce” anche il numero delle persone con passaporto rosso che finiscono in assistenza o in invalidità (l’invalidità per motivi psichici è diventata, e non certo da oggi, l’alternativa all’assistenza per i disoccupati di lunga durata). Non solo. La “crescita” portata dalla devastante libera circolazione delle persone estesa sempre più ad est, si manifesta non solo nel campo economico, ma pure in quello sociale. “Cresce” infatti il numero dei furbi targati UE che si mettono a carico delle nostre assicurazioni sociali e della disoccupazione, senza peraltro aver mai versato un copeco nelle rispettive casse. Conseguenza: per risparmiare a Berna tagliano le assicurazioni sociali, e ad andarci di mezzo sono gli Svizzeri.

Ecco qual è la “crescita” che si prospetta, altro che le fanfaluche di Gaillard, lacché del Consiglio federale!

 

L’unica consolazione

In questo scenario desolante l’unica consolazione, pur misera, è del genere Schadensfreude (che, pur essendone sinonimo, suona più elegante di “gioire delle sfighe altrui”).

Ovvero: la nuova migrazione dall’Est europeo, dove in moltissimi bene o male si arrangiano con il tedesco, interesserà in misura massiccia anche la Svizzera tedesca. La potranno quindi toccare con mano gli “amici” d’Oltregottardo. Quelli che hanno sempre votato Bilaterali e libere circolazioni, visto che tanto finora a subirne la maggioranza dei disagi erano i cinkali ticinesi (la cui svizzeritudine, secondo gli “amici” d’Oltralpe, è ancora tutta da dimostrare) ed eventualmente gli strepenati romandi, che comunque sono sempre stati internazionalisti per cui cos’hanno da lamentarsi?

Magari al di là dal Gottardo “grazie” alla nuova, deleteria apertura, qualcuno aprirà gli occhi.

Per aprirli a Serge Gaillard, invece, bisognerà licenziarlo e sostituirlo con un economista polacco o  lituano. O magari, ancora meglio, con un’economista lettone “bona”.

Così magari anche il Serge si renderà conto di quale “crescita” ci porti questa immigrazione, frutto di una politica deleteria di servilismo compulsivo ed autolesionista nei confronti degli eurobalivi di Bruxelles.

Lorenzo Quadri

Asilanti: vietare almeno l’alcol!

A Chiasso aumenta il numero dei clandestini tunisini e con esso il disagio tra la popolazione residente.

Si registra l’aumento di furti nei supermercati e nelle automobili, come pure si lamentano atteggiamenti molesti ed aggressivi di queste persone nei confronti della popolazione (malgrado i tentativi educativi fatti dai responsabili del Centro di registrazione), oltre che zuffe in pubblico (ad esempio lunedì 2 maggio), e risse nelle strutture di accoglienza.

 

Questi atteggiamenti aggressivi e molesti degli asilanti sono spesso dovuti ad ubriachezza diffusa. Da questo profilo con l’arrivo della bella stagione, e del caldo, la situazione è destinata a peggiorare in vista del maggior quantitativo di liquidi, naturalmente alcolici, che verrà ingerito.

 

Per cercare di arginare almeno questo fenomeno negativo, non pare spropositato che il CdS stabilisca, quale misura di polizia e sulla base di un semplice decreto o ordinanza, il divieto di vendita di alcolici agli immigrati clandestini che hanno presentato domanda d’asilo (il consumo libero di alcolici non pare peraltro rientrare tra i diritti fondamentali).

 

Con la presente mozione si chiede pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

       di stabilire (in considerazione della diffusa ubriachezza molesta destinata a peggiorare con l’aumento delle temperature) un divieto di vendita di alcolici gli immigrati clandestini che hanno presentato domanda d’asilo.

 

Lorenzo Quadri

 

Ristorni dei frontalieri: no limits!

I ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri continuano a tenere banco, come del resto è corretto che sia.

L’ultimo avvenimento in ordine di tempo è sconcertante: si tratta infatti  della richiesta, da parte di sindacati italiani, che i datori di lavoro ticinesi dei frontalieri accantonino e versino agli istituti previdenziali italiani i fondi per la disoccupazione.

Si tratterebbe dunque di una forma aggiuntiva di ristorno. Ossia, invece di diminuire, i ristorni andrebbero addirittura ad aumentare.

 

Un’uscita del genere da parte dei sindacati italiani della fascia di confine è quantomeno improvvida, dimostra tuttavia ancora una volta la necessità di intervenire finalmente sull’annosa questione dei ristorni.

 

A credito di questi ultimi, va però rilevato che i sindacati della fascia di confine ammettono anche che gli accordi bilaterali non sono per nulla tali, avendo portato ad occasioni di lavoro solo per la parte italiana.

 

A peggiorare ulteriormente la situazione, le dichiarazioni del parlamentare italiano Marco Zacchera il quale ha comunicato che il Sottosegretario agli affari esteri avrebbe dichiarato, rispondendo ad un suo atto parlamentare, di aver ricevuto assicurazioni dalla Consigliera federale Widmer Schlumpf dell’intenzione della Svizzera di non rivedere i ristorni.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

         Il Consiglio di Stato viene tenuto costantemente informato dai passi della Confederazione in materia di ristorni delle imposte dei frontalieri italiani, essendo direttamente toccato dal problema?

         Al CdS risulta che la Consigliera federale Widmer Schlumpf abbia fornito assicurazioni al governo italiano che la Confederazione non sarebbe intenzionata a modificare i ristorni?

         In caso di risposta affermativa alla domanda precedente: qual è la posizione del CdS al proposito?

         Quali passi concreti intende intraprendere il CdS affinché venga aperto un contenzioso con l’Italia al fine di giungere alla doverosa ed attesa revisione dei ristorni delle imposte dei frontalieri?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

Avanti con la clausola “salva-ticinesi”!

Un paio di mesi fa il Tribunale amministrativo (Tram) ha emanato una delle sue numerose e sciagurate decisioni contro l’interesse del Ticino e dei Ticinesi. Trattasi della sentenza in base alla quale nei bandi di concorso per l’assunzione dei docenti cantonali non è più possibile inserire il requisito della conoscenza delle lingue nazionali. Un escamotage che permetteva di arginare elegantemente l’assalto dei docenti frontalieri, che le lingue nazionali non le conoscono. Ma per i giudici del Tram si tratta di una discriminazione contraria alla libera circolazione delle persone. Ed infatti era proprio così: volutamente!

 Cose da matti: mentre l’Italia ci inserisce su liste nere di paradisi fiscali, liste contrarie ad ogni legalità e decenza, noi siamo qui a stracciarci le vesti per i bandi di concorso per i docenti cantonali! Grazie al Tram, poniamo le premesse per l’esplosione dei docenti frontalieri, e questo nella nostra scuola pubblica i cui stipendi sono il triplo o il quadruplo di quelli vigenti oltreconfine (e aggiungiamoci pure il vantaggio dell’euro debole). Quando si dice essere allocchi fino in fondo. Quando capiremo che i nostri vicini a Sud di accordi internazionali non ne rispettano mezzo nemmeno per sbaglio?

 

Titoli preferenziali

All’ennesima exploit del Tribunale amministrativo, a cui qualcuno dovrà far capire che la magistratura non è un corpo estraneo residente su Marte ma è inserita nel contesto del nostro paese di cui deve fare gli interessi, ci si proponeva di porre rimedio, in una qualche misura, per il tramite dei titoli preferenziali. Ossia rendere la conoscenza delle lingue nazionali titolo preferenziale per l’assunzione di docenti cantonali. Naturalmente si tratta di una scelta di ripiego. Perché comporta la necessità di vagliare centinaia di candidature d’Oltreconfine, e spalanca le porte ad una pletora di ricorsi da parte di candidati italiani scartati a causa del requisito preferenziale. Molto più semplice sarebbe stato continuare a poterli escludere in partenza. Cosa che però la sentenza del Tram impedisce.

Una scelta di ripiego è comunque meglio di niente. Deve però essere fatta. Perché difendere l’occupazione dei ticinesi, per il nuovo Consiglio di Stato  non è un optional, bensì un’assoluta priorità. A maggior ragione quando si tratta di posti pubblici. Al proposito, anche negli appalti pubblici sarebbe tempo ed ora di inserire una percentuale minima (elevata) di lavori che vanno effettuati da ditte con sede nel Cantone.

Tornando alla questione del titolo preferenziale della conoscenza (scolastica) delle lingue nazionali. E’ doveroso inserirlo non solo nei bandi di concorso per l’assunzione di docenti cantonali, ma anche in quelli di tutta l’amministrazione cantonale, onde avere il mezzo di poter escludere, con il minor numero possibile di intoppi, candidati non residenti nel Cantone.

Questo titolo preferenziale obbligatorio è stato inserito nei bandi di concorso del Cantone, e se sì, è stato introdotto ovunque? Domanda in arrivo per il Consiglio di Stato.

Lorenzo Quadri

Elezioni: dagli al popolo bestia!

Dal 10 aprile a questa parte sui mass media sembra che si parli solo della Lega. Troppa grazia! A non essere accettabile è però il tono di sufficienza con cui numerosi esimi (?) commentatori considerano gli elettori leghisti.

Per carità, capiamo la stizza di chi, per tanti anni, ha fatto i propri comodi con la cosa pubblica, e pertanto credeva di poter andare avanti allo stesso modo in secula seculorum: per costoro il risveglio dell’11 aprile è stato duro. Ma dopo la stizza, prima o poi (almeno poi) dovrebbe anche subentrare un minimo vitale di autocritica. Così non sembra essere. La colpa della sconfitta è immancabilmente dei “populisti” (termine pronunciato come se fosse una bestemmia) ma soprattutto la colpa è del “popolo bestia” che, a dar retta agli esimi (?) commentatori, sarebbe stolto al punto da accodarsi al primo venditore di pentole che passa per strada.

E, ovviamente, l’avversario premiato dalle urne non ha alcun merito proprio. Non sia mai! Non fosse che la Lega esiste da vent’anni, per spiegare – o piuttosto: per travisare – il risultato del 10 aprile, avrebbero tirato in ballo anche il “fondoschiena del principiante”.

Forse ai nostrani “opinion leader” (lo mettiamo in inglese che fa più trendy) sfugge il fatto che a votare quella Lega che loro considerano un’accozzaglia di bifolchi magari pure affetti da scabbia e colera, ci sono anche – se si vuole adottare i titoli di studio quale metro di valutazione; peraltro opinabile, ma questo è un altro discorso – fior di accademici, dirigenti, ricercatori.

Dal disprezzo nei confronti dei cittadini-elettori (fatto gravissimo!) si passa poi a puntare pateticamente il dito contro la “comunicazione”. La Lega ha un settimanale di partito, si indignano gli esimi (?) commentatori. Come se il settimanale in questione piovesse dal cielo e non fosse frutto di enorme fatica ed impegno (anche in termini finanziari). Come se la libertà di stampa fosse qualcosa di disdicevole. Ma soprattutto, come se la Lega fosse l’unica forza politica a disporre di uno strumento divulgativo. E non ci riferiamo certamente ai fogli di partito con più redattori che lettori, ma a ben altri esempi: tanto per citarne uno tra i vari possibili, forse che LaRegione non è un giornale di partito? Forse che nelle ultime settimane non l’ha dimostrato in modo plateale? Non si tratta di un rimprovero, ma di una semplice constatazione.

A sconcertare è l’ossessivo tentativo, da parte di chi ha perso le elezioni, di trovare sempre altrove i responsabili della sconfitta; i quali, va da sé, sono assolutamente immeritevoli: i populisti, il popolo bestia, la “comunicazione”. Come se il problema fosse di “comunicazione” e non di contenuti.

Chi ha perso – e da anni! – i contatti col Paese, chi ha negato – per anni! – l’esistenza di gravi problemi legati ad esempio alla libera circolazione delle persone perché il “politicamente corretto” deve venire prima di ogni altra cosa e “perché non bisogna mai dare ragione alla Lega”, adesso paga pegno.

I responsabili della Waterloo di Plr e PS  non sono né i “populisti”, né il “popolo bestia” e nemmeno i mezzi di comunicazione. Responsabili sono i politici dei partiti storici che si sono, ostinatamente e recidivamente, rifiutati di vedere la realtà di questo Cantone.

Chi disprezza i cittadini e le loro preoccupazioni non solo perde, ma merita di perdere.

Lorenzo Quadri

Deputato e municipale

Lega dei Ticinesi