Assunzione di frontalieri in posizioni dirigenziali?

Lo scorso 21 giugno l’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale ha chiuso il concorso per l’assunzione di un responsabile del personale infermieristico (vedi FU, concorso 94/11).

Per occupare tale posizione quadro è tuttavia stata scelta una candidata frontaliera, malgrado la presenza di una candidata ticinese con requisiti professionali equivalenti, in quando riveste il medesimo ruolo della persona scelta (nominativo e CV a disposizione).

 

A differenza della candidata frontaliera, quella ticinese poteva tuttavia vantare almeno due importanti atout:

– la conoscenza di tre lingue nazionali;

– la conoscenza del territorio e della cultura ticinese, elemento indispensabile in un ambito delicato come la presa a carico di pazienti affetti da disturbi psicosociali.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

         E’ normale che presso l’OSC venga nominato personale frontaliere in posizioni quadro, quando ci sono fondati motivi per ritenere che ci fossero candidati ticinesi altrettanto idonei?

         Quali criteri sono stati utilizzati per procedere all’occupazione della posizione oggetto del concorso 94/11?

         Quanti frontalieri sono attualmente assunti presso l’OSC, e in quali posizioni?

         La conoscenza delle lingue nazionali non dovrebbe costituire un titolo preferenziale?

         La conoscenza della cultura e del territorio ticinese non dovrebbe costituire un importante “plus” in un ambito delicato quale la presa a carico di pazienti affetti da disturbi psicosociali?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

Blocco dei ristorni: denuncie infondate, e nümm a pagum

Come volevasi dimostrare, anche la seconda denuncia contro il CdS per il blocco dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri era fatta di nulla e nel nulla è finita, con un decreto di non luogo a procedere tempestivamente emesso dalla PP Bergomi. Ulteriore aggravante: la denuncia in questione, a titolo di appropriazione indebita, era platealmente infondata (come non ha mancato di rilevare la stessa PP) non essendo dati nemmeno lontanamente i presupposti del reato invocato. E non ci sarebbe stato nemmeno bisogno di un avvocato per accorgersene: sarebbe bastato aprire il codice penale svizzero e leggere cosa sta scritto all’articolo 138.

Si conferma dunque che il blocco dei ristorni è una legittima misura politica, peraltro approvata a posteriori anche dalla ministra delle finanze Widmer Schlumpf.

Chi, con metodi molto in voga Oltreconfine, ha tentato di strumentalizzare la giustizia per un attacco di tipo politico, è rimasto con la classica “Pepa Tencia” in mano.

Delude che tra gli aspiranti strumentalizzatori ci fossero ex esponenti della magistratura stessa (sconfessati quindi dai loro colleghi) e un dirigente di banca: circostanza, quest’ultima, che la RSI ha pensato bene di sfruttare per dare la fallace impressione di una contrarietà al blocco dei ristorni da parte del mondo bancario.

Aspettiamo ora di vedere come la stampa “di area” tenterà di mascherare la figura barbina rimediata dai suoi protetti.

Sarebbe positivo, ma evidentemente non mi faccio alcuna illusione al proposito, che, essendo stata fatta piazza pulita delle due denuncie penali, il mondo politico ticinese volesse non dico certo appoggiare, ma almeno evitare di boicottare una misura – il blocco dei ristorni, appunto – che si è dimostrata l’unico strumento efficace a difesa degli interessi del Ticino nei rapporti con l’Italia e con il suo pittoresco ministro delle Finanze, riuscito nell’impresa, invero non da poco, di distruzione totale di una lunga tradizione di buoni rapporti tra due Stati. Ovviamente questo non accadrà. Il blocco dei ristorni ha un difetto capitale ed insanabile: la prima a proporlo è stata Lega dei Ticinesi, poi imitata dal PPD e PLR (anche se la ministra PLR ha in seguito sconfessato la posizione del proprio gruppo parlamentare). E alla Lega non bisogna mai dare ragione, costi quel che costi.

Tutto è bene quel che finisce bene? Non proprio, poiché resta un problemino: le spese del decreto di non luogo a procedere non vengono accollate agli autori delle denuncie farlocche, ma restano a carico dello Stato.

Ebbene sì: le spese legali – a quanto ammontano? – occasionate da queste “pagliacciate” (per usare un termine caro all’avv. Paolo Bernasconi) le pagheranno i contribuenti ticinesi.

 

Lorenzo Quadri

Consigliere nazionale

Lega dei Ticinesi

Dumping salariale a danno dei Ticinesi “grazie” all’euro!

 

Interrogazione

 

Dumping salariale a danno dei dipendenti ticinesi?

 

Cittadini ticinesi, che vivono e lavorano in Ticino, si vedono ridurre la paga (o aumentare le ore lavorative a stipendio immutato, che nella pratica è la stessa cosa) a causa del continuo crollo dell’euro, legato alle ben note vicissitudini di alcuni Stati membri di Eurolandia.

 

Il Mattino della domenica del 24 luglio us riproduce la lettera ricevuta nei giorni scorsi da una dipendente di un distributore di benzina del Mendrisiotto.

La missiva dà seriamente da pensare.

 

Il tenore dello scritto è il seguente:

 

“Gentile Signora XXXX,

è con grande dispiacere che Le comunichiamo ciò che segue:

Come a Lei anticipato, il cambio Euro/CHF ci impone di adeguare il Suo orario di lavoro. Da attualmente 35 ore/settimana dal mese di agosto l’orario passerà a 40 ore la settimana. Nel caso in cui la quotazione dovesse risalire oltre Chf 1.35/Euro per almeno tre mesi di seguito, l’adeguazione all’orario di lavoro precedente si farà in maniera retroattiva dal momento in cui la quotazione ha oltrepassato tale limite. Le ore fatte in più saranno compensate con ore di riposo alla pari. Rimane alla nostra discrezione di pagare in parte o totalmente le ore fatte durante il periodo indicato.

Se entro il 31 luglio Lei non dovesse accettare la modifica, questa lettera vale come lettera di disdetta del contratto di lavoro. Il contratto prenderà fine al 30 settembre 2011, lo stipendio attuale Le verrà versato fino a tale data.

 

Con i nostri migliori saluti

ERG Petroli (Suisse) SA.”

Segue spazio per la firma di accettazione.

 

Simili iniziative configurano a giudizio di chi scrive un preoccupante esempio di dumping salariale; la supposizione che l’obiettivo finale dell’operazione sia quello di sostituire dipendenti residenti con personale frontaliero pagandolo meno, magari anche approfittando proprio della debolezza dell’euro, è quasi automatica.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

         come giudica il CdS pratiche come quelle sopra illustrate dal profilo della tutela dei dipendenti ticinesi?

         Queste pratiche sono corrette?

         Il CdS (tramite i suoi servizi) è a conoscenza di situazioni anologhe?

         Il CdS non reputa che pratiche analoghe abbiano l’obiettivo finale di sostituire dipendenti residenti con frontalieri pagati meno?

         Il CdS intende attivarsi per impedire, o quanto meno scoraggiare, tali pratiche?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

 

E’ squallido ed è sabotaggio

Come scontato, laRegione non ha gradito la presa di posizione del sottoscritto sulle denuncie contro il Consiglio di Stato da parte di due privati cittadini, manifestamente “ispirati” dall’ex PP Paolo Bernasconi. Del resto, non era certo fatta per piacere in via Ghiringhelli.

Niente di nuovo sotto il sole. Il goffo e contorto tentativo di ridicolizzazione del quotidiano bellinzonese nulla cambia alla sostanza. Le denuncie sono uno squallido tentativo, per fortuna sventato in tempi record, di utilizzo politico della magistratura, su modelli molto in voga tra la $inistra della vicina Penisola. L’inconsistenza delle denuncie è manifesta, specie quando si parla di appropriazione indebita: sarebbe bastato aprire il codice penale svizzero per accorgersi che la fattispecie invocata non è neppur lontanamente adempiuta.

Delle vere “pagliacciate”, dunque, per usare un termine caro all’ex PP Paolo Bernasconi, musa ispiratrice di questi atti, che pure dovrebbe conoscere la materia.

Il blocco dei ristorni – ed è peccato che se ne sia bloccata solo la metà – è stato una decisione azzeccata. Senza di esso, il Ticino avrebbe continuato a subire passivamente la guerriglia del ministro Tremonti: un comportamento inaudito nei confronti di uno Stato tradizionalmente amico grazie al quale 50mila cittadini italiani hanno un lavoro e non fanno i disoccupati a carico del Belpaese. Senza di esso, l’autorità federale avrebbe continuato a negare ad oltranza l’esistenza di un problema: come fa in altri ambiti, primo su tutti la libera circolazione delle persone. E’ facile chiudere gli occhi su quello che non si vuol vedere…

Il blocco dei ristorni è chiaramente un atto nell’interesse del Ticino e dei Ticinesi: tentare di metterlo in discussione con denuncie penali maldestre ed infondate, senza peraltro neppure avere il buon gusto di fermarsi dopo la prima bacchettata da parte del Ministero pubblico, è squallido sabotaggio.

I travasi di bile dell’area dei denuncianti, mediaticamente supportata da LaRegione, sono dovuti al fatto che una misura, che la Lega dei Ticinesi è stata la prima a proporre, e che altri hanno fotocopiato (politica Xerox) ha dimostrato di essere non solo fattibile, ma pure efficace. Ma come: non dovevano essere tutte frottole populiste? E invece… Quale smacco per chi vede la Lega come l’incarnazione del Male! E’ chiaro che le ferite del 10 aprile bruciano ancora…

Quanto alle cariche politiche del sottoscritto, le mie intenzioni le ho già pubblicamente chiarite: se a ottobre verrò riconfermato in Consiglio nazionale, lascerò – pur con rammarico – il parlamento cantonale.

Si tratta peraltro di cariche elettive: mi hanno votato i cittadini ticinesi. Quando anche gli editorialisti de laRegione e i loro protetti si saranno messi in lista e fatti eleggere, potranno commentarle. Prima non hanno proprio nulla da dire.

Lorenzo Quadri

 

Abusi sociali, quali controlli?

Interrogazione

 

Truffa importante ai danni dell’Istituto delle assicurazioni sociali

 

E’ notizia odierna (25.07.2011) che une cittadina straniera (ma naturalmente non è vero che esiste un problema di cittadini stranieri che abusano dello stato sociale elvetico, sono solo invenzioni populiste…)  è stata rinviata a giudizio per aver truffato delle assicurazioni, nonché l’Istituto delle assicurazioni sociali (IAS), con falsi certificati medici, per un ammontare totale di 760mila Fr. I reati sarebbero stati commessi tra il 2003 e il 2009. L’Istituto delle assicurazioni sociali sarebbe stato truffato per 260mila Fr.

 

La cifra truffata agli IAS è ragguardevole, e a quanto pare, gli illeciti sono stati commessi sull’arco di vari anni. Da notare che gli illeciti si sarebbero prodotti anche dopo l’entrata in funzione dell’ispettore (ispettrice) sociale.

Circostanze, queste, che potrebbero sollevare degli interrogativi sull’efficacia dei controlli, rispettivamente suggerire l’opportunità di un potenziamento dell’”ispettorato sociale”.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

         Come si è prodotta la presunta truffa di 260mila Fr ai danni dell’IAS?

         Quando è stata scoperta?

         La scoperta è da ricondursi all’ispettrice sociale o ad altri tipi di controllo?

         L’autrice della truffa è persona già nota alla giustizia?

         Anche alla luce di vicende come quella in oggetto, come valuta il CdS l’ipotesi di un potenziamento dell’”ispettorato sociale” (vedi anche interrogazione 179.11)?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

Natale della Patria

Il 1° agosto tutti a Campo Blenio a festeggiare con Lega e Udc!

Blocco dei ristorni: chi sono i pagliacci?

 

La vicenda della strampalata denuncia contro il CdS per abuso d’autorità a seguito del blocco dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri ha avuto l’epilogo che meritava tale squallido tentativo di uso politico della giustizia. Ossia: decreto di non luogo a procedere emesso nel giro di pochi giorni. Il Ministero pubblico e la PP Bergomi, titolare dell’incarto, questa volta meritano un plauso. E’ pressoché certo che l’esito dei ricorsi non sarà diverso: i consulenti legali, come pure gli ispiratori (che dovrebbero essere cogniti della materia) dell’improvvida azione giudiziaria avrebbero fatto meglio a suggerire al privato cittadino denunciante di non insistere oltre, dopo il primo plateale smacco. Così non è stato: ci sarà forse almeno la soddisfazione di veder accollare al denunciante cospicue spese legali.

Sabato si è poi appreso di una seconda denuncia, presentata da un altro privato cittadino. Questa volta viene addirittura ipotizzato il reato di appropriazione indebita.

Denuncia ancora più squallida dell’altra, e forse anche in malafede, non essendo manifestamente dati i presupposti del reato invocato. Basta leggere l’art 138 del Codice penale svizzero (Appropriazione indebita) che recita: «Chiunque, per procacciare a sé o ad altri un indebito profitto (…)». Dove sarebbe l’indebito profitto tratto dal Consiglio di Stato nel bloccare il 50% del riversamento dei ristorni delle imposte alla fonte, dato che detti ristorni si trovano depositati su un conto vincolato e non sono, chiaramente, stati intascati dai tre “ministri” che hanno votato la misura?

Davanti a simili sconcertanti iniziative, mirate a delegittimare con sistemi “all’italiana” un governo che prende decisioni coraggiose non gradite a taluni circoli, c’è da chiedersi chi siano i “pagliacci” (per usare un termine caro all’avv. Paolo Bernasconi): sono i tre Consiglieri di Stato o sono altri?

A volersi togliere lo sfizio, sarebbe divertente valutare delle controdenuncie: si potrebbe ad esempio pensare all’ingiuria o, specie nel caso del secondo querelante, alla denuncia mendace.

Il blocco dei ristorni delle imposte alla fonte è manifestamente una misura nell’interesse del Ticino, giustificata a posteriori anche dalla ministra delle finanze Widmer Schlumpf. Una misura che chi scrive sostiene in pieno, avendola proposta al Consiglio di Stato già parecchio tempo fa, ed avendola pure sostenuta all’interno della Deputazione ticinese alle Camere federali, finendo però nettamente in minoranza.

Spiace che la posizione del Ticino nei confronti della vicina Penisola e del suo ministro delle Finanze, patologicamente antisvizzero, venga indebolita da risibili denuncie penali, che però nel caso concreto costituiscono un sabotaggio degli interessi del Cantone.

Stesso discorso vale per le prese di posizione “contro” di chi sarebbe istituzionalmente tenuto, in qualità di presidente del CdS, a difendere le scelte del consesso che presiede.

 

Lorenzo Quadri

Consigliere nazionale

Lega dei Ticinesi

 


Si spende per i detenuti stranieri, si fa melina sulla 13a AVS

Quando chiediamo che venga fatta trasparenza sui criminali stranieri non è certamente solo per sfizio. Infatti queste persone non solo hanno ringraziato dell’ospitalità ricevuta delinquendo, ma comportano anche dei costi importanti per la collettività elvetica. Si rileva di transenna come la stessa esistenza di questa casistica, in barba all’evidenza, sia stata negata ad oltranza perché così imponeva il politikamente korretto e perché non bisogna MAI dare ragione alla Lega populista e razzista.

Si dà infatti il caso che oltre il 70% della popolazione carceraria delle prigioni ticinesi non abbia il passaporto rosso. Con punte anche dell’80%. Ora, si può raccontare quello che si vuole, ma una simile sproporzione parla da sola. E di certo non basta il maggior pericolo di fuga del detenuto non residente a giustificarla. Per cui, davanti a tali cifre anche i più talebani sostenitori del politikamente korretto possono solo tacere, poiché qualsiasi altra reazione non farebbe che portare ad un ulteriore peggioramento della situazione. La loro, ovviamente.

Se si pensa che un detenuto costa al giorno sui 400 fr, i conti sono presto fatti. 400 Fr per 30 fanno 12mila Fr al mese. Intanto però la $inistra ed in radikal-chic, quelli che si scandalizzano quando diciamo e scriviamo queste scomode verità, fanno melina sulla tredicesima AVS. Con l’obiettivo di affossarla.

L’iniziativa per l’introduzione a livello cantonale della tredicesima AVS per gli anziani in difficoltà è riuscita da un anno e due mesi (le firme sono state consegnate il 21 maggio 2010), ma in Gran Consiglio si fa ostruzionismo per procrastinare la chiamata alle urne della popolazione.

La tredicesima AVS consiste grosso modo in 1000 Fr all’anno. Non ci sono 1000 Fr all’anno per gli anziani ticinesi che tirano la cinghia, ma ci sono 400 Fr al giorno per mantenere criminali stranieri nelle nostre prigioni, che sono sì delle prigioni perché gli alberghi sono fatti diversamente, ma che sono dei 5 stelle in confronto ai penitenziari dei paesi d’origine di queste persone.

Senza contare, e lo riconoscono anche gli addetti ai lavori, che la popolazione carceraria, anche quella straniera, è profondamente cambiata (in peggio). Per questo per l’ennesima volta dobbiamo ringraziare la sciagurata libera circolazione delle persone. In passato i detenuti stranieri provenivano sostanzialmente da Stati UE. Adesso la popolazione carceraria è composta per buona parte da giovani uomini in arrivo da paesi lontani che non hanno certo intenzione di comportarsi bene. Ad esempio, per ottenere trattamenti di favore, si ricorre a ricatti di tipo medico, come il rifiuto di terapie o minacce di suicidio.

Non si vede quindi perché i delinquenti in arrivo da paesi lontani non debbano essere mandati a scontare la pena proprio in questi paesi. Dovessimo solo occuparci della carcerazione dei criminali col passaporto rosso, che purtroppo esistono, di sicuro risparmieremmo molti milioni all’anno. Capitali che potrebbero essere impiegati a vantaggio della popolazione “indigena” E non di delinquenti stranieri. Per i quali, e questo, è il colmo si parla pure di reinserimento. E’ evidente che per il reinserimento sociale di queste persone, che tra l’altro è in genere impossibile, non si deve spendere neanche un centesimo dei nostri soldi. Lorsignori vanno espulsi dalla Svizzera e rimandati nel paese d’origine il quale, se riterrà, si preoccuperà lui di reinserirli. Ma a casa loro. Non certo a casa nostra.

Lorenzo Quadri

 

 

Alimenti ai figli: abbandonare le tabelle di Zurigo

Mozione

 

Contributi alimentari per i figli: abbandonare i parametri delle tabelle di Zurigo e ripartire i contributi tra i due genitori

 

Come noto in Ticino per il calcolo dei contributi alimentari che il genitore non affidatario (in genere il padre) è tenuto a versare per i figli, si fa ricorso alle cosiddette “tabelle di Zurigo”, le quali prevedono importi particolarmente elevati. A scegliere questo parametro è stata, decenni orsono, la prima Camera civile del Tribunale d’appello (ICC).

 

E’ quindi evidente che queste cifre elevate in molti casi comportano difficoltà economiche per il genitore non affidatario, anche quando quest’ultimo lavora a tempo pieno e magari con un buon stipendio, venendogli riconosciuto il diritto al minimo vitale di 1’200 fr mensili oltre ai costi per il suo alloggio e la cassa malati. Contemporaneamente il padre si trova costretto di fatto a mantenere i figli e a disporre di un appartamento sufficientemente spazioso (e quindi più costoso) per ospitare i figli, pena il divieto di tenerli con sé per i periodi di sua legittima spettanza: per coprire questi costi egli deve inevitabilmente attingere al suo minimo vitale di 1’200 fr. Il quale, a seguito della non deducibilità degli alimenti previsto dalla LAS e da altre leggi cantonali, non beneficerà né di sussidi né di aiuti statali col risultato   di trovarsi con un reddito disponibile residuale di gran lunga inferiore al minimo vitale stabilito nella LAS e nella LEF.

 

Le tabelle di Zurigo (vedi allegato), come si può facilmente comprendere, non sono in sintonia con gli stipendi e con i costi della vita ticinesi. Ora, tali tabelle sono lungi dall’essere applicate uniformemente in Svizzera. Altri Cantoni si servono di parametri ben differenti per il calcolo degli alimenti. Si vedano al proposito le tabelle del Canton Argovia, pure allegate, che prevedono degli importi chiaramente inferiori.

 

Il principio dovrebbe essere l’applicazione, nei vari Cantoni, di parametri che ne rispettino i redditi ed i costi della vita.

Oggi questo manifestamente non accade, dal momento che le tabelle di Zurigo, per decisione imposta dai Giudici della I CC del Tribunale d’Appello, continuano a venire “importate” pari-pari in Ticino, senza considerare le differenti condizioni economiche degli abitanti del nostro Cantone.

 

Altra fonte di difficoltà economica per i genitori non affidatari la costituisce la mancata ripartizione tra i due genitori dei contributi alimentari per figli.

In altre parole, il genitore non affidatario è tenuto a versare i contributi per il mantenimento dei figli anche nei periodi che questi ultimi trascorrono con lui: ovvero in quei periodi in cui a provvedere al sostentamento della prole non è il genitore affidatario, il quale pertanto incassa i contributi senza una causa.

 

Al proposito il Movimento Papageno il 1. luglio scorso ha lanciato una petizione (vedi sito www.miopapageno.ch ) che chiede ai Giudici della ICC del Tribunale d’Appello la riduzione del 40-50% (a secondo dell’età dei minori) dei parametri delle tabelle di Zurigo e l’attribuzione del contributo alimentare al genitore non affidatario in proporzione del tempo che i minori trascorrono con lui (almeno il 20% su base annua).

 

Alfine di quantificare in modo più aderente alla realtà ticinese i contributi per i figli rispetto ai valori indicati nelle tabelle di Zurigo ed arbitrariamente imposti dalla ICC, si raccomanda di evitare la costituzione di improduttive commissioni o gruppi di lavoro, che allungherebbero oltre misura (magari sine die) i tempi della ricerca di una soluzione, oltre a creare inutili costi a carico dei contribuenti.

Preferibile sarebbe appoggiarsi a quel che già fanno altri Cantoni, si pensi ad esempio alle citate tabelle argoviesi, o alla soluzione adottata nel Canton Vaud dove l’ammontare degli alimenti è stabilito in base ad una percentuale dello stipendio del genitore non affidatario.

 

Con la presente mozione si chiede pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

         Di stabilire l’abbandono delle tabelle di Zurigo per adottare in loro vece una base di calcolo dei contributi alimentari che sia consona agli stipendi ed ai costi della vita ticinesi: la base di partenza potrebbero essere le tabelle del Canton Argovia, adeguatamente ridotte per adattarle alla realtà ticinese;

         Di stabilire una suddivisione dei contributi alimentari che tenga conto dei periodi che i figli trascorrono col genitore non affidatario e sono pertanto a suo carico.

 

Lorenzo Quadri

 

 

 

Allegati:

         tabelle di Zurigo

         tabelle del Canton Argovia

Consiglio federale: sì all’elezione popolare

L’iniziativa lanciata dall’Udc nazionale per l’elezione popolare del Consiglio federale è riuscita. I cittadini svizzeri saranno dunque chiamati a votare. L’opportunità di un governo federale eletto del popolo si fa sempre più palese. A seguito dell’attuale sistema di elezione parlamentare, i membri del Consiglio federale diventano di fatto dei funzionari, che non devono rendere conto a nessuno del proprio operato. Capita inoltre che vengano nominate persone la cui visione politica è in antitesi con il risultato delle urne. Il caso Blocher del 2007 è plateale. Malgrado la linea impressa da Blocher avesse portato l’Udc ad una vittoria elettorale, rendendo così l’allora “ministro della Giustizia” il Consigliere federale con il miglior diritto a rimanere in carica, un vergognoso golpe parlamentare ordito da PPD e Sinistra portò alla sua estromissione dal governo. Al suo posto siede oggi Eveline Widmer Schlumpf, il cui partito non ha però neppure lontanamente i numeri per giustificare la presenza di un proprio Consigliere federale. Poi dicono che il popolo è sovrano…

La questione europea è altrettanto emblematica. E’ evidente che il Consiglio federale è filoeuropeista in misura incompatibile con i risultati delle urne. Risultati che peraltro il governo non perde occasione per tentare di aggirare. L’esempio più recente è quello dell’iniziativa per l’espulsione degli stranieri delinquenti.

Gli oppositori dell’elezione popolare dell’Esecutivo federale sostengono che il popolo bestia non sarebbe in grado di scegliere con oculatezza i propri governanti, in quanto si farebbe incantare da venditori di padelle. A parte il fatto che questa tesi, tipica di chi deve digerire una batosta elettorale, è ancora tutta da dimostrare, lo stesso identico discorso vale per il parlamento. Per cui, tra venditori di padelle, meglio averne uno che almeno può vantare la legittimità di un’elezione democratica.

Inoltre, se davvero la persona democraticamente eletta non dovesse rispondere alle aspettative, potrà sempre venire mandata a casa quattro anni dopo. Invece, il sistema di elezione parlamentare garantisce al Ministro una cadrega potenzialmente a vita. Il ritiro avviene dopo molti anni, a discrezione del titolare, quando quest’ultimo ritiene di avere “dato” (o preso, fate voi) a sufficienza; in genere, questo accade nel bel mezzo della legislatura, in base a dettami di sordida convenienza partitica, che nulla hanno a che vedere con gli interessi del paese.

Quanto all’argomento della “stabilità”: puzza di storiella inventata da chi si aggrappa ad uno scranno come una cozza allo scoglio. Se un governo vuole durare nel tempo, deve anche dimostrare di disporre del consenso popolare necessario.

Del resto, al giudizio del cittadino devono sottoporsi i consiglieri comunali, i municipali, i deputati in Gran Consiglio, i consiglieri di Stato ed i parlamentari federali. Non si vede perché i Consiglieri federali dovrebbero continuare a costituire l’unica, privilegiata eccezione.

 

Ristorni dei frontalieri: controdenuncia del CdS?

 

Interrogazione

 

CdS denunciato per la decisione sul blocco dei ristorni dei frontalieri: possibili controdenuncie?

 

In data odierna si è appreso dagli organi d’informazione che, presumibilmente sulla base delle dichiarazioni dell’avv Paolo Bernasconi pubblicate su LaRegione l’8 luglio us, un privato cittadino – si potrebbe supporre con la consulenza del medesimo avv. Bernasconi – ha inoltrato una denuncia penale nei confronti del Consiglio di Stato per abuso d’autorità ai sensi del CPS a seguito della decisione governativa di bloccare il versamento del 50% dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri.

L’incarto è al vaglio della PP Bergomi.

 

Chiedo al lod. Consiglio di Stato:

 

       E’ intenzione del CdS esaminare la fattibilità di una controdenuncia penale nei confronti del denunciante, rispettivamente di suoi “complici”?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

Abusi nel sociale: si faccia trasparenza

 

Di recente la Confederazione ha pubblicato le cifre degli abusi nell’AI scoperti lo scorso anno.

Nel 2010 sono state svolte 2250 indagini per frodi ai danni dell’Assicurazione invalidità. In 300 casi i sospetti si sono dimostrati fondati. Questo significa che il 13.3% dei casi esaminati si è dimostrato effettivamente costitutivo di abuso. Si può quindi supporre che, se si fossero svolte più inchieste, si sarebbero anche scoperti più abusi.

In concreto, grazie all’indagine di cui sopra si sono potute risparmiare 220 rendite intere, per un ammontare di ca. 80 milioni di Fr.

 

Nei giorni scorsi si è appreso dalla stampa un caso clamoroso di abuso dell’assistenza, consumatosi nel Canton Ginevra: una coppia di cittadini portoghesi ha percepito, sull’arco di un decennio, prestazioni assistenziali per l’ammontare di 450mila Fr. Questo malgrado in Portogallo la coppia risultasse proprietaria di una villa di 11 locali e di 5 ettari di terreno agricolo.

 

In Ticino è stata istituita nel 2008, dando seguito ad una mozione leghista, la figura dell’ispettore (nel caso concreto: dell’ispettrice) sociale. C’è da chiedersi se l’ispettrice da sola sia nelle condizioni di indagare con la necessaria efficacia tutti i possibili casi di abusi.

 

Al proposito va rilevato che figure professionali quali l’ispettore sociale, oltre a svolgere un necessario effetto deterrente nei confronti di possibili malintenzionati, non costituiscono affatto un costo per l’ente pubblico: infatti si autofinanziano abbondantemente grazie agli abusi scoperti, permettendo, oltre a ciò, dei risparmi nell’erogazione di rendite non dovute.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

         Quante pratiche ha aperto l’ispettrice sociale dalla sua nomina? Quante sono state concluse? Quante sono pendenti?

         Quante rendite (parzialmente o totalmente) non dovute sono state risparmiate, e per che ammontare totale?

         Di che nazionalità sono le persone che hanno indebitamente percepito prestazioni?

         Quanti ordini di restituzione sono stati emessi? Per che ammontare?

         Quante segnalazioni al Ministero pubblico sono state effettuate?

         L’ispettrice sociale è in grado di indagare con la necessaria efficacia tutti i casi di possibili abusi, o per raggiungere tale obiettivo sarebbero necessari dei potenziamenti?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

Disoccupati sanzionati: di quale nazionalità?

Il portale Ticinonline ieri rendeva noto il numero delle sanzioni comminate nel 2010 a persone in disoccupazione che non dimostrano il necessario impegno per rientrare nel mondo del lavoro (ovvero persone che non svolgono sufficienti ricerche d’impiego, che rifiutano dei posti di lavoro, che non si presentano agli appuntamenti con il collocatore, che mentono, ecc).

 

Il capo della sezione del lavoro del DFE Sergio Montorfani ha dichiarato al portale Ticinonline che le sanzioni comminate nel 2010 in Ticino sono state 7060. Questo non significa che siano state sanzionate 7060 persone diverse, essendoci anche dei casi di recidiva.

 

Al proposito di questa cifra, che è elevata, sarebbe interessante avere ulteriori ragguagli.

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato se siano disponibili le seguenti informazioni:

 

       A quante persone sono state inflitte le 7060 sanzioni del 2010?

       Quante sono le persone di nazionalità svizzera sanzionate?

       Quanti sono gli stranieri? All’interno di questo gruppo, è possibile conoscere il dato riferito a) alle diverse nazionalità?

b) ai diversi tipi di permessi?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

 

Rifiuti di lavorare? Niente assistenza

Iniziativa parlamentare elaborata

 

Intervenire in modo più incisivo nei confronti delle persone in assistenza che rifiutano senza validi motivi le attività d’inserimento professionale

 

 

In un periodo di crisi economica e di elevate percentuali di disoccupazione, il reinserimento professionale è una priorità sociale.

 

A fronte di numerose persone rimaste senza lavoro e senza indennità di disoccupazione, e pertanto finite a carico dell’assistenza, desiderose di impegnarsi e di fare tutto il possibile per tornare ad essere attive professionalmente ed economicamente indipendenti, ce ne sono altre che, nelle medesime condizioni, non colgono deliberatamente le possibilità che vengono loro offerte di svolgere un’attività remunerativa, trovando più comodo adagiarsi in una situazione di assistenza passiva.

 

Partendo dal presupposto che è dovere di chi riceve una prestazione assistenziale dallo Stato, quindi dalla collettività, impegnarsi per rendersi indipendente, è evidente che comportamenti che vanno nella direzione contraria devono essere efficacemente disincentivati.

 

Le misure attualmente adottate nel perseguire il citato obiettivo, tuttavia, non appaiono sempre sufficientemente deterrenti. 

 

Nella grande maggioranza dei casi in cui il beneficiario di PA rifiuti senza validi motivi una misura d’inserimento, la sanzione si limita infatti ad una modesta penalità pecuniaria. Penalità che il destinatario ha buon gioco nel recuperare con piccoli lavoretti in nero, molto meno impegnativi di una misura d’inserimento.

 

Con la seguente iniziativa parlamentare, presentata nella forma elaborata, si propone pertanto di modificare il cpv 5 dell’art 31 d della Legge sull’assistenza sociale (LAS) come segue:

 

Tenore attuale:

       Se l’inosservanza è imputabile al beneficiario, l’ammontare della prestazione può essere ridotto o il versamento sospeso, nei limiti dell’art. 23.

 

Nuova proposta:

       Al beneficiario che rifiuta di seguire un’attività d’inserimento senza valido motivo viene sospeso il versamento della prestazione.

 

Al proposito si rileva che il riferimento all’art. 23 contenuto nel testo attuale («Le prestazioni assistenziali strettamente indispensabili non possono essere rifiutate, anche se l’interessato sia personalmente colpevole del suo stato») non è necessario nella nuova versione, poiché la persona colpita dalla sospensione del versamento proposta con la presente iniziativa, può facilmente riattivare il versamento  accettando la misura d’inserimento oggetto, da parte sua, di ingiustificato rifiuto.

 

Lorenzo Quadri

 

Razzismo contro i Ticinesi

Mozione

 

Il Delegato cantonale contro il razzismo venga incaricato di occuparsi della discriminazione nei confronti dei ticinesi

 

Di recente la Commissione federale contro il razzismo ha divulgato la seguente comunicazione:

 

Berna, 20.06.2011 – Nel 2010 si osserva un aumento, rispetto all’anno precedente, dei casi di razzismo nei confronti dei neri e dei musulmani: a denunciarlo è l’ultimo rapporto sugli episodi di razzismo trattati nell’attività di consulenza. La discriminazione colpisce sia le persone in possesso della cittadinanza svizzera sia i migranti. Dal rapporto emerge inoltre che gli accusati abusano sovente della loro posizione di potere socioeconomico per discriminare direttamente o indirettamente le vittime, perlopiù persone di sesso maschile. Per quanto riguarda gli ambiti di vita teatro degli atti denunciati, si nota che lo spazio pubblico, il mondo del lavoro e i contatti con la polizia predominano nettamente. Spesso gli episodi si manifestano sotto forma di esternazioni offensive, diffamanti o lesive della dignità personale. Si presuppone, infine, che i casi di razzismo sommersi siano nettamente più numerosi di quelli segnalati.

Le modalità dell’informazione divulgata, ed in particolare l’ultima frase non suffragata da alcuna prova a sostegno, generano a loro volta una supposizione, o meglio rafforzano nella convinzione che commissioni e delegati contro il razzismo, come esistono notoriamente anche a livello ticinese, abbiano più che altro lo scopo di millantare l’esistenza in Svizzera ed in Ticino di un problema di discriminazione razziale su larga scala, ciò che non corrisponde alla realtà.

 

E’ però interessante notare come la Commissione federale segnali il problema della discriminazione nel mondo del lavoro e la segnalazione che gli accusati (sic: la Commissione non sembra distinguere tra accusati e colpevoli, ciò che solleva non pochi interrogativi) «abusano sovente (?) della loro posizione di potere socioeconomico per discriminare direttamente o indirettamente (?) le vittime».

 

In conseguenza di tali considerazioni della Commissione federale, e nell’intento di dare al mandato del Delegato cantonale all’integrazione e contro il razzismo ed alla relativa Commissione un contenuto più concreto e meglio orientato, se non alla soluzione, quanto meno alla segnalazione di problemi reali, si propone di conferire al Delegato cantonale contro il razzismo l’esplicito mandato di studiare il fenomeno della discriminazione nei confronti dei ticinesi in particolare sul posto di lavoro e nella ricerca di un’occupazione (specie in quei casi in cui i responsabili del personale provengono da Oltreconfine) come pure nei contatti con i servizi ed organizzazioni sociali di vario ordine e grado, magari allestendo un’ “hotline” dedicata.

 

Richiesta analoga verrà presentata anche al Consiglio federale, in relazione alla Commissione federale contro il razzismo.

 

Con la seguente mozione si chiede pertanto al lod. CdS:

 

         Di conferire al Delegato cantonale contro il razzismo il mandato esplicito di studiare il fenomeno della discriminazione nei confronti dei ticinesi.

 

Lorenzo Quadri

Ristorni dei frontalieri: col naso in mezzo alla faccia

Col naso in mezzo alla faccia. Così devono essere rimasti, leggendo l’intervista alla Consigliera federale Eveline Widmer Schlumpf sul Corrierone di giovedì, tutti i nemici del blocco del 50% (!) dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri. Parliamo in particolare del partito $ocialista, del Plr, della maggioranza della Deputazione ticinese alle Camere federali, della presidente del governicchio cantonale, dei buonisti-legalisti-politikamente korretti. In sostanza, di tutti coloro che hanno avuto parole di vituperio per la decisione di bloccare i ristorni, paventando chissà quali catastrofi e soprattutto evidenziando l’inaccettabile strappo nei confronti della Confederazione, che non avrebbe mancato di avere pesanti (!) conseguenze, e blablabla. Parole di vituperio che hanno in realtà un solo motivo: il blocco dei ristorni è una misura voluta e realizzata dalla Lega, e alla Lega non bisogna MAI dare ragione.

E invece, sorpresa! Ecco che, nell’intervista citata, Widmer Schlumpf, esprimendosi sul blocco dei ristorni, dichiara: «Non abbiamo nulla da rimproverare al Ticino, ogni Cantone ha il diritto di difendere i propri interessi come crede più opportuno». In seguito la ministra delle Finanze diventa ancora più esplicita, ciò che deve aver provocato non pochi travasi di bile alle persone sopra elencate: «La decisione del Ticino non ha certamente avuto un impatto negativo, anzi, direi che ha dato una spinta al dossier».

                                                                  

La Lega e il Mattino avevano ragione

Difficile essere più chiari di così. Il messaggio è lampante: il Ticino ha fatto bene a bloccare i ristorni, senza il blocco non sarebbe successo assolutamente nulla. Eh sì, perché Widmer Schlumpf, pur esprimendosi in maniera inequivocabile sul blocco dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri, glissa sul comportamento del Consiglio federale nella guerriglia che ormai da anni il ministro italiano Tremonti conduce, avendo inspiegabilmente mano libera per farlo, contro il Ticino. Il blocco dei ristorni non ha «dato una spinta al dossier» ma ha fatto assai di più. Senza di esso, infatti, non sarebbe accaduto propria nulla. E il Consiglio federale mai si sarebbe seriamente chinato sul problema dei ristorni, da legare alla stipula di un accordo sulla doppia imposizione con l’Italia con termini decenti. In effetti almeno finora la stessa conoscenza del problema a livello federale era a dir poco vaga, se non nulla: nessuno se ne interessava, come spesso accade per le questioni che riguardano il Ticino, prese sistematicamente sotto gamba quando non addirittura negate (vedi libera circolazione delle persone, vedi black list) da Berna.

La conclusione, dunque, è che la Lega e il Mattino, ancora una volta, l’ennesima, avevano ragione. Ricordiamo che un paio di mesi fa il Consiglio federale aveva detto, rispondendo ad un’interrogazione, che sui ristorni non si trattava. Adesso si tratta. Grazie a chi? Alla Lega e al Mattino. Non c’è ombra di dubbio che, a seguito dello “strappo”, avvenuto fin troppo tardivamente, la posizione del Ticino si è rafforzata. Sia nei confronti dell’Italia che in quelli di Berna. Altro che indebolire la posizione del Ticino, come ha dichiarato improvvidamente la presidente della deputazione ticinese alle Camere federali. Se c’è qualcuno che ha indebolito la posizione del Ticino, questa è stata semmai la deputazione medesima, espressasi a grande maggioranza contro il blocco dei ristorni. Con un’unica eccezione: il Consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri.

Lorenzo Quadri

 

E magari pagheremo pure la difesa d’ufficio?

 

Nei giorni scorsi è stato scoperto a Bellinzona un omicidio commesso con efferatezza sconvolgente. Autore del crimine, un 17enne serbo, che ha ucciso e fatto a pezzi quello che da pochi mesi era il suo patrigno.

 

Ovviamente non è questa la sede per elencare i raccapriccianti dettagli di questo fatto di cronaca nera, peraltro già descritti dalla stampa con dovizia di particolari; aggiornamenti seguiranno senz’altro, essendo l’inchiesta in corso.

 

Superfluo pure tornare a sottolineare come, per l’ennesima volta, la cronaca (purtroppo, nel caso concreto, la più nera che si possa immaginare) dimostri come i giovani stranieri che delinquono non siano poi dei casi così “isolati”, ciò in contrasto con quello che da anni le fonti istituzionali si arrabattano per far credere.

 

L’accaduto evidenzia peraltro l’inadeguatezza del nostro codice penale minorile: il colpevole rischia infatti, in quanto minorenne, un massimo di 4 anni di prigione. Una sanzione chiaramente non commisurata all’estrema gravità del crimine perpetrato.

 

C’è poi addirittura da temere che, una volta scontata la pena, l’ormai ex minorenne serbo non venga neppure espulso dalla Svizzera, in quanto qualche servizio sociale potrebbe giudicarlo recuperabile.

Al proposito è utile  ricordare il caso di un giovane cittadino italiano (non minorenne al momento dei fatti), condannato per assassinio all’età di vent’anni e, a pena scontata, ritenuto recuperabile; tanto recuperabile che, nel giro di poco tempo, ha commesso un’aggressione a scopo di rapina. Su questa vicenda, vedi le interrogazioni 39.11 (Quadri) e 42.11 (Galusero) e la risposta congiunta del CdS ai due atti parlamentari.

 

Al danno si aggiungerebbe la beffa nel caso in cui il colpevole si trovasse anche a chiedere, e a beneficiare, del gratuito patrocinio (gratuito per lui, ma finanziato dall’ente pubblico, ossia dai contribuenti).

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

         il minorenne serbo accusato dell’omicidio di via Daro è persona già nota alla giustizia? Se sì, per quali reati?

         E’ stato richiesto, rispettivamente ottenuto, il gratuito patrocinio?

         In casi come questo, stante la gravità del reato e l’efferatezza delle modalità, l’espulsione dalla Svizzera del o dei responsabili, ormai declassata dal nuovo ordinamento penale a misura amministrativa, non andrebbe decretata d’ufficio, indipendentemente da valutazioni di altro tipo che, date le circostanze, non dovrebbero in nessun caso poter diventare preponderanti?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

La libertà d’espressione non è negoziabile

Recentemente si è verificato un fatto che fa pensare. Ad Emmen i giovani Udc hanno dovuto annullare un dibattito sui musulmani in Svizzera a causa di un’azione di disturbo organizzata dalla AJIS, una delle numerose associazioni islamiche presenti sul territorio nazionale.

A quanto risulta, gli islamisti protestavano per le presunte limitazioni dei diritti dei musulmani, in relazione anche al fatto che a Lucerna i giovani islamici non avrebbero trovato una sala per una loro riunione. E’ quanto meno bizzarro che da un lato ci si lamenti di non godere di sufficiente libertà d’espressione, e dall’altro la si voglia togliere agli altri.

Al di là dei retroscena, quando accaduto è un segnale preoccupante. Non si può accettare che ad una sezione del principale partito politico a livello nazionale (e quindi di indubbia rappresentatività) venga impedito di tenere un dibattito sull’Islam a seguito di un’azione di disturbo organizzata proprio da un’associazione islamica. 

Coinvolto nell’operazione è uno svizzero convertito all’Islam, tale Nicolas Blancho, noto per aver dichiarato in TV che è lecito picchiare le donne. Che la televisione pubblica possa considerare un simile soggetto come interlocutore invece di proporre una camicia di forza, sarebbe di per sé già motivo sufficiente per smettere di pagare il canone.

Tornando al nocciolo del problema. Prima di tutto bisognerebbe capire in che modo i diritti dei musulmani verrebbero “limitati”. Se ci si riferisce al fatto che in Svizzera i musulmani non possono fare tutto quello che è loro consentito negli Stati in cui sono al potere, è sacrosanto che sia così. Nel nostro paese vigono le nostre regole, su questo non si può cedere di un millimetro: e chi non è contento (anche se svizzero, vedi Nicolas Blancho) non è di certo obbligato a restare. Invece quindi di impedire dibattiti sulla presenza islamica in Svizzera, o meglio sulla presenza di estremisti islamici in Svizzera, quei musulmani che ritengono  di non godere di sufficienti diritti nel nostro paese, dovrebbero chiedersi perché ci rimangono, quando sono liberissimi di  trasferirsi in qualsiasi altro posto dove reputino di poter meglio realizzare le proprie aspirazioni. Se poi i Paesi “idonei” hanno altri svantaggi, ad esempio in materia di sicurezza, di tenore di vita o di prestazioni sociali meno facilmente accessibili delle nostre a chi arriva “da lontano”: beh, non si può sempre avere tutto.

Sarebbe poi interessante effettuare un paragone approfondito tra i diritti di cui godono i musulmani in Svizzera e quelli di cui invece dispongono i cristiani nei paesi islamici. Perché c’è come la vaga impressione che non si possa parlare di reciprocità.

Ma quanto accaduto ad Emmen è inaccettabile, oltre che di per se stesso, anche per i meccanismi che rischia di generare: ossia, forme di censura preventiva, per paura di disordini, a dibattiti su temi caldi – e che lo diventeranno sempre di più – quali appunto la presenza islamica in Svizzera.

Ricordiamo che, ai tempi delle vignette danesi su Maometto, la RSI arrivò al punto di censurare preventivamente parti di uno spettacolo del Cabaret della Svizzera italiana (che non può propriamente essere definita come una gang di pericolosi sovversivi) per tema che le battute potessero “offendere” qualcuno. Sono invece i bavagli alla libertà d’espressione, apposti per paura e per smania di politicamente corretto, ad offendere il nostro Stato di diritto.

Il fatto che poi, anche alle nostre latitudini, ci sia chi seriamente parla di recepire nel diritto svizzero forme di sharia, è uno scandalo che, c’è da sperare, non supererà mai lo stadio dell’idea balzana. In altre nazioni le cose sono andate diversamente, e adesso se ne pentono.

Lorenzo Quadri

Ennesima rissa tra asilanti

Giovedì sera 30 maggio a Chiasso, in via Volta, in uno dei giardinetti in cui i sedicenti asilanti si sono insediati di fatto sfrattando la popolazione locale, si è registrata l’ennesima rissa tra asilanti, forse ubriachi (si sa che le temperature elevate inducono i richiedenti l’asilo ospiti del centro di registrazione di Chiasso ad ingerire maggiori quantitativi di bevande alcoliche, con le conseguenze del caso).

 

L’episodio ha reso necessario, come di consueto, l’intervento di pattuglie di polizia, ambulanza, automedica.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

         quante persone sono dovute intervenire a seguito della rissa di giovedì sera?

         Quanto è costato l’intervento in oggetto?

         Qual è il costo complessivo delle risse e dei disordini provocati da ospiti del centro di registrazione di Chiasso da inizio 2011 alla data della risposta al presente atto parlamentare?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

 

Asilante picchia una guardia di confine?

Secondo quanto scritto sul Mattino della domenica del 3 luglio us dal deputato in GC Massimiliano Robbiani, lo scorso martedì 26 giugno in zona di Coldrerio una guardia di confine, durante un controllo di routine su un’auto occupata da tre richiedenti l’asilo di colore, sarebbe stata aggredita da uno degli occupanti della vettura.

La gravità dell’episodio si commenta da sé e non necessita di ulteriori considerazioni.

 

Chiedo al lod. Consiglio di Stato:

 

         corrisponde al vero che una guardia di confine è stata aggredita secondo le modalità di cui sopra?

         Quali danni alla salute ha riportato l’aggredito?

         L’aggressore è un richiedente l’asilo? Se no, con quale tipo di permesso risiede in Svizzera? E gli altri due occupanti dell’auto?

         L’aggressore ed i suoi accompagnatori sono persone note alla giustizia? Se sì, per quali reati?

         L’auto era detenuta regolarmente?

         Sono stati aperti procedimenti penali nei confronti dell’aggressore?

         Quali conseguenze avrà la vicenda sulla permanenza dell’aggressore nel nostro Paese?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri