Controlli mirati sui TIR UE

 

Mozione al Consiglio di Stato

 

Controlli mirati sui TIR europei in transito parassitario attraverso il nostro Cantone

 

Il recente controllo di polizia “Contracto” effettuato presso l’area di sosta autostradale di Moleno sui TIR diretti verso nord ha evidenziato ben 27 contravvenzioni su una sessantina di autoarticolati controllati dalla polizia cantonale e dalle guardie di confine.

In particolare, le condizioni di un TIR sloveno erano disastrose: il sistema frenante era gravemente compromesso di modo che il veicolo costituiva un reale pericolo per la sicurezza stradale.

 

L’esperienza fatta con l’operazione Contracto ha dunque evidenziato come i TIR UE, in transito parassitario attraverso il Ticino, oltre a causare problemi viari e ambientali, spesso costituiscano dei veri pericoli. Da qui l’opportunità di ostacolare questo transito parassitario “regalatoci” dall’Unione europea, agevolando invece il transito interno.

 

Con la seguente mozione si chiede pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

          Di intensificare, anche sulla scorta dell’operazione Contracto, i controlli mirati ai mezzi pesanti UE in transito parassitario attraverso la Svizzera.

 

Lorenzo Quadri

Tutelare i disoccupati ticinesi

Interrogazione al Consiglio di Stato

 

Tra i vari svantaggi portati al Ticino dalla riforma della Legge sull’assicurazione contro la disoccupazione (LADI) entrata in vigore lo scorso primo aprile, figura l’articolo 23 capoverso 3 bis. Questa nuova disposizione che ha lo scopo di impedire che persone senza lavoro che seguono un programma d’inserimento professionale organizzato da un ente pubblico possano, a seguito di quest’ultimo, maturare il diritto all’apertura di un termine quadro LADI (cosa che invece accadeva in precedenza).

 

Come spiega al proposito la direttiva della SECO “023-Prassi LADI 2011/16”, del luglio 2011, “lo scopo di queste disposizioni è di impedire l’insorgere di un diritto alla disoccupazione determinato dall’ente pubblico”.

 

Ci troviamo in sostanza davanti ad uno scarica-barile di persone senza lavoro dalla Disoccupazione all’Assistenza, ossia dalla Confederazione (che finanzia la LADI) ai Cantoni ed ai Comuni (che pagano le prestazioni assistenziali). Uno scarica-barile perfettamente in linea con lo stile della riforma LADI.

 

E’ quindi importante che il campo d’applicazione dell’articolo 23 cpv 3 bis LADI risulti il più possibile ristretto: ovvero, che il minor numero possibile di iniziative d’inserimento professionale ricada sotto tale norma.

Si tratta insomma di cercare in qualche misura di salvaguardare la possibilità, per i disoccupati che seguono provvedimenti d’inserimento professionale, di maturare il diritto alla riapertura di un termine quadro LADI.

 

Al proposito, la citata direttiva della SECO recita:

“In generale, tutti i provvedimenti di inserimento professionale e di integrazione rientrano nel campo d’applicazione dell’articolo 23 capoverso 3 bis LADI (…). Nella maggior parte dei casi tali provvedimenti sono facilmente reperibili, poiché essi si svolgono chiaramente al di fuori del mercato del lavoro primario e sono diretti da un responsabile di progetto incaricato di organizzare un’occupazione per le persone che beneficiano delle prestazioni delle assicurazioni sociali. Tuttavia sussiste una zona “grigia”, in particolare se questi provvedimenti sono organizzati presso amministrazioni cantonali e comunali o associazioni private e organizzazioni parastatali. Invitiamo quindi Cantoni a prendere contatto con la SECO per discutere di tali provvedimenti ed evitare qualsiasi malinteso (…)”.

 

Nell’ottica di, come indicato in precedenza, salvaguardare almeno in parte la possibilità per i disoccupati che seguono provvedimenti d’inserimento professionale di maturare il diritto alla riapertura di un termine quadro LADI, è importante che il Cantone raccolga l’invito della SECO: questo nel tentativo di beneficiare, in una qualche misura – vista anche la difficile situazione occupazionale nel nostro Cantone – della “zona grigia” citata dalla SECO.

 

Si chiede pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

       Il CdS ha discusso con la SECO onde definire i termini d’applicazione (limitandoli il più possibile) dell’articolo 23 cpv 3 bis LADI?

       Se sì, con quale esito?

       Se no, quando avverrà tale presa di contatto?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

Michele Guerra

Cassa malati: i premi aumentano!

I premi di cassa malati sarebbero dovuti diminuire del 10.3%. Questo non ce lo possiamo né dobbiamo dimenticare. Visto che, come sappiamo, è successo ben altro. E’ successo infatti che i premi sono diminuiti in media di meno dell’1%. In media, appunto. Ciò significa che c’è anche gente che i premi di cassa malati, invece che diminuire, se li è visti aumentare. E’ il caso di una lettrice che ci ha segnalato che il suo premio è passato da 376 Fr mensili nel 2011 a 403 nel 2012. O un lettore che ci ha invece comunicato che lui lo scorso anno ha pagato in totale 4911 Fr di premi, mentre nel 2012 ne dovrà sborsare 5029. E si tratta di persone affiliate a casse malati diverse.

Per anni i ticinesi hanno pagati premi di cassa malati troppo elevati: e adesso che si tratta di restituire quanto è stato pagato in esubero, ecco che a Berna si inventano sistemi cervellotici per dare indietro solo una parte, diluendola oltretutto su più anni. La fregatura continua, e il cittadino ticinese, come abbiamo avuto modo di scrivere, viene turlupinato su più fronti: perché non solo paga premi troppo elevati, ma con le sue imposte è anche chiamato a finanziare i sussidi che servono a diminuire i premi a chi non è in grado di pagare. Inoltre, il travaso di oneri dagli assicuratori malattia al Cantone non viene compensato da diminuzioni di premio.

Adesso arriva il conto: il Consiglio di Stato batte cassa e vorrebbe ottenere 40 milioni di Fr in più dai Comuni. In caso di rifiuto questo soldi verranno chiesti ai cittadini tramite aggravi fiscali: questa la minaccia lanciata. Una quota dei  40 milioni extra è legata al finanziamento dei sussidi di cassa malati.

E qui decisamente casca l’asino. Se infatti i premi di cassa malati non sono diminuiti, e quindi non si è risparmiato sussidi come si sarebbe dovuto, la colpa non è certo dei comuni e nemmeno dei cittadini.

Sarebbe infatti stato compito del Cantone battere i pugni sul tavolo per ottenere la riduzione. Al proposito si ricorderà che il DSS (nella scorsa legislatura) ha invece smantellato l’ufficio dell’assicurazione malattia, perdendo così un centro di competenze creato in 20 anni di lavoro in un momento particolarmente critico: ovvero proprio quando si trattava di rivendicare doverose riduzioni dei premi di cassa malati e c’era quindi bisogno di tutta l’artiglieria e le argomentazioni possibili. Un errore tattico clamoroso, di cui – da queste colonne l’avevamo detto subito – si sarebbe ben presto pagato il prezzo.

Ed infatti le previsioni si sono puntualmente avverate.

Prima della fissazione dei premi di cassa malati 2012, non risulta che il DSS si sia strappato i panni di dosso per fare pressioni affinché arrivasse la doverosa diminuzione. Anzi: i toni, laddove avrebbero dovuto essere battaglieri, sono stati fin da subito rassegnati e dimessi.

La riduzione non c’è stata (riduzione che avrebbe costituito, di fatto, uno sgravio fiscale a vantaggio delle famiglie) e adesso, a mo’ di beffa che si aggiunge al danno: perché adesso il Cantone, che come detto non è privo di responsabilità per la situazione attuale, se ne esce addirittura con la minaccia di un aggravio fiscale. E’ evidente che questo modo di fare non può essere tollerato e va respinto al mittente senza tanti se né ma.

Lorenzo Quadri

 

GRAZIE TICINO!!

Ancora un po’ frastornato dalla lunga giornata, che fa seguito ad un periodo a dir poco “intenso”, ringrazio di cuore i Ticinesi che mi hanno sostenuto al di là delle più rosee aspettative, rendendomi addirittura il più votato in assoluto dei consiglieri nazionali eletti!

Una grande soddisfazione, un grande onore ma anche una grande responsabilità: mi impegnerò al massimo per dimostrarmene all’altezza!

Grazie a tutti!!

 

Cassa malati: la triplice fregatura

I cittadini ticinesi, con i premi di cassa malati 2012, sono stati fregati ancora una volta. Dire che si tratta di una sola fregatura è in realtà riduttivo, dal momento che siamo davanti a tre raggiri simultanei. Tre fregature in una, come negli sconti multipack.

Prima fregatura: la più ovvia, ossia i premi da pagare troppo alti.

Seconda fregatura: il cittadino, con le proprie imposte, paga gli 85 milioni di Fr extra legati al nuovo finanziamento del sistema ospedaliero, spesa che si aggiunge ai premi.

Fregatura numero tre: a causa dei premi troppo alti, aumenta la fattura dei sussidi per il pagamento dei premi di cassa malati. Fattura pagata ancora una volta dal contribuente con le sue imposte.

E’ ovvio dunque che il Consiglio di Stato non può permettersi di pretendere di mungere soldi ai Comuni, e ancora meno ai cittadini, in particolare per quel che riguarda la voce del sussidiamento dei premi di cassa malati, quando il governo in questione, per usare un eufemismo, non si è propriamente tirato giù la pelle di dosso per ottenere una congrua diminuzione dei premi a carico dei ticinesi – e, di conseguenza, dei sussidi a carico dell’ente pubblico necessari a renderli sopportabili.

La triplice fregatura dei premi  2012 dimostra, semmai ce ne fosse stato ancora bisogno, che il sistema attuale è bacato e non funziona. Esempio lampante: non c’è neppure la possibilità di impugnare in via giudiziaria i premi da rapina, poiché questi sono stati approvati da un’autorità (l’ufficio federale della Sanità) facendo uso del suo apprezzamento; apprezzamento al quale un tribunale non può sostituire il proprio.

Per non parlare poi di quella cassa malati che ai suoi affiliati ha propinato addirittura un aumento del 16%…

E’ evidente che la concorrenza tra le casse malati non funziona e non ha fatto diminuire i premi. Essa consente tuttavia alle casse in questione di usare i soldi dei nostri premi per (ad esempio):

       giocare (e perdere) in borsa;

       lanciarsi in costose campagne marketing;

       pagare stipendi e bonus stellari ai propri dirigenti.

 

Almeno tre grossi vantaggi

La cassa malati unica e pubblica, per l’assicurazione di base, non sarebbe la panacea (il problema dei costi della salute rimarrebbe) ma avrebbe essa almeno tre grossi vantaggi.

Il primo, più evidente, è la trasparenza nei conti, che adesso manca.

Il secondo, è che la cassa pubblica potrebbe essere finanziata con fondi pubblici, ad esempio della Banca nazionale, che attualmente brucia miliardi degli svizzeri come noccioline nel vano tentativo di puntellare l’euro allo sfascio (perché metà degli Stati membri UE è in bancarotta). Ma allora, un po’ di questi soldi impieghiamoli per finanziare parte dei costi dell’assicurazione di base di cassa malati, che a livello nazionale costa ca 23 miliardi all’anno. Così facendo, i premi a carico del cittadino potrebbero essere abbassati sensibilmente, anche dimezzati: ciò che costituirebbe, de facto, uno sgravio fiscale.

Il terzo vantaggio è che, con un assicuratore unico e pubblico, i premi di cassa malati, almeno per chi ha un’attività pubblica dipendente, potrebbero venire detratti direttamente dallo stipendio, un po’ come avviene con l’AVS. In questo modo non ci sarebbe più il problema dei sospesi e dei morosi che si tenta di risolvere con leggi cervellotiche e macchinose “liste nere” (che fanno tanto Tremonti).

Lorenzo Quadri

 

 

 

Commercio: non c’è limite al peggio

Interrogazione al Consiglio di Stato

 

Non c’è limite al peggio: dirigente della Comco invita i ticinesi a fare la spesa in Italia, boicottando l’economia locale. Il suo stipendio è forse finanziato da Giulio Tremonti?

 

I prezzi alti sono un problema reale per il consumatore ticinese ma a livello federale, ancora una volta – come spesso quando c’è di mezzo il nostro Cantone – si gratta il fondo del barile, e oltre.

 

Così il vicedirettore della Commissione federale della concorrenza (Comco) Patrik Ducrey consiglia i ticinesi di andare a fare la spesa in Italia: una posizione del tutto inaccettabile da parte di un signore lautamente pagato con denaro pubblico, il quale si è prodotto nelle seguenti brillanti esternazioni (riportate dai media):

«I ticinesi vanno a fare la spesa in Italia? Fanno bene. Così gli importatori svizzeri saranno chiamati a riflettere finalmente. Quando c’è la possibilità di scelta, il consumatore deve scegliere. Solo così le cose cambieranno».

 

E’ sconcertante che il personaggio in questione, che dovrebbe pur disporre di qualche titolo di studio,  non si renda conto che, così facendo, invita i Ticinesi a boicottare l’economia locale a vantaggio di quella della vicina Penisola, danneggiando così non tanto gli importatori, ma soprattutto i piccoli e medi commerci, che creano lavoro e pagano le imposte sul territorio.

 

Che simili suggerimenti a danno dell’economia ticinese vengono da una persona che indossa la “maglia” della Confederazione è intollerabile e non può passare sotto silenzio.

 

Evitare i cartelli è compito della Comco. La quale tenta ora di mascherare la propria incapacità invitando i consumatori al boicottaggio dell’economia locale, peraltro già in difficoltà a causa dell’euro debole, che altro non fa che favorire l’Italia. E visto che l’euro ancora non bastava a danneggiare i commerci ticinesi, ci voleva anche la Comco.

 

Ci troviamo dunque davanti ad una persona riccamente stipendiata dall’ente pubblico, che danneggia di proposito il commercio ticinese a vantaggio di quello italiano.

O forse lo stipendio del signor Ducrey viene pagato da Giulio Tremonti?

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

       Come valuta il CdS l’invito del dirigente della Comco Patrik Ducrey ad andare a fare la spesa in Italia?

       E’ intenzione del CdS protestare con decisione presso la Comco e il Consiglio federale per tali inaccettabili esternazioni?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

 

Stabio-Arcisate: in Italia stop al cantiere?

Interrogazione al Consiglio di Stato


I lavori per l’esecuzione del nuovo collegamento ferroviario Stabio-Arcisate sono stati aggiudicati, sia sulla tratta italiana dalle Ferrovie dello stato che, in un secondo tempo, sulla tratta svizzera dalle FFS, all’impresa Claudio Salini Spa con sede a Roma, o meglio ad un consorzio guidato dalla citata impresa.

 

Tale società è incorsa in Italia in varie vicissitudini, nel merito delle quali esiste abbondante materiale stampa e documentario proveniente dalla vicina Penisola, che è stato in parte allegato all’interrogazione 38.11, presentata nel febbraio 2011 poco dopo l’attribuzione dell’appalto da parte delle FFS.

 

Nell’interrogazione citata si sollevavano delle perplessità sull’attribuzione dell’importante cantiere da parte delle FFS, e si chiedeva se il Consiglio di Stato non temesse dei ritardi, delle vertenze legali o dei superamenti di costi in un’opera pubblica – il collegamento ferroviario Stabio-Arcisate – abbondantemente finanziata con denaro pubblico.

 

Ovviamente il CdS, il 5 aprile c.a., rispondeva all’interrogazione 38.11 ribadendo la propria totale e granitica fiducia nella scelta fatta dalle FFS e dichiarando di essere stato “coinvolto nella procedura (di aggiudicazione) e in base alle informazioni in suo possesso e agli atti visionati” di non aver “rilevato lacune o irregolarità”.

 

In effetti, il problema che l’atto parlamentare intendeva sollevare non erano ipotetiche “lacune o irregolarità” nella procedura di aggiudicazione, quanto piuttosto l’eventualità di incorrere in spiacevoli sorprese in fase di realizzazione dell’opera, ciò in considerazione delle vicissitudini di cui in apertura.

 

Adesso si apprende (vedi Mattino della domenica, 16.10. 2011) che i cantieri sulla tratta italiana della Stabio-Arcisate, affidati alla medesima impresa aggiudicatasi i lavori sulla tratta elvetica, sono fermi dal 14 ottobre, a causa di controversie tra la Salini Spa e le Ferrovie italiane – nel concreto la RFI (che fa parte della Holding delle Ferrovie dello Stato italiane).

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

   come valuta il CdS il fermo ai cantieri su tratta italiana?

   Il CdS ha chiesto lumi al proposito, rispettivamente intende chiederne?

   Il CdS conferma, alla luce dei nuovi fatti, la propria convinzione nella bontà delle scelte FFS, come pure in una realizzazione del nuovo collegamento ferroviario nei tempi ed ai costi stabiliti?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

 

 

Disoccupazione: segnali preoccupanti

In settembre in Ticino il tasso di disoccupazione è ancora salito: si è passati al 4%, dal 3.9% di agosto. Attenzione però: queste cifre vanno prese con le pinze in quanto trattasi di taroccature.

Infatti dal primo aprile scorso sono in vigore i tagli all’Assicurazione contro la disoccupazione (LADI). A seguito di questi tagli, il numero dei disoccupati “ufficiali” è diminuito. Non perché chi non aveva un lavoro l’abbia trovato, ma molto più semplicemente perché chi non è più a beneficio delle indennità di disoccupazione (essendosele viste togliere anticipatamente) non figura più nelle statistiche.

Questo per dire che il numero reale dei disoccupati in Ticino è ben superiore a quello ufficiale. Le statistiche infatti, oltre ad essere state artificialmente abbellite dalla riforma LADI, non considerano tutta una serie di casistiche: chi, esaurito il termine quadro di disoccupazione, deve fare capo all’assistenza o all’AI; chi segue programmi d’inserimento professionale; chi ha perso l’ impiego e si trova a carico di familiari; chi è stato messo in “stand by” in formazioni parcheggio; eccetera.

Non è eresia immaginare che in Ticino il dato “vero” possa essere doppio rispetto a quello ufficiale.

Nel frattempo si registra un aumento preoccupante dei ventenni che presentano una domanda d’assistenza. A Lugano ad esempio le nuove domande d’assistenza inoltrate da persone tra i 21 ed i 25 anni sono raddoppiate dal 2008. Nei primi 8 mesi del 2008 erano 23, nello stesso periodo del 2011 erano 49.

Il tasso di disoccupazione giovanile in Ticino è triplicato negli ultimi dieci anni, e nello stesso periodo – e per favore non veniteci a parlare di “coincidenze” – è raddoppiato il numero dei frontalieri. Nel 1998 erano 26mila, oggi sono 52mila. E il 1998 non è propriamente il Medioevo.

Non solo: in pochi anni è pure raddoppiato in Ticino il numero delle notifiche di lavoro temporaneo (meno di 90 giorni) da parte di indipendenti e distaccati in arrivo dall’UE (per la stragrande maggioranza italiani). Nel 2006 si contavano 10mila notifiche sull’arco dei 12 mesi, nel 2011 il tetto delle 10mila notifiche era già stato raggiunto in giugno.

Quali saranno le conseguenze (occupazionali, sociali, ma anche ambientali e di viabilità) di questo vero e proprio assalto alla diligenza, non ci vuole molta fantasia ad immaginarlo. E la situazione non potrà che peggiorare sempre più, dal momento che in Italia il tasso di disoccupazione giovanile è del 30%.

Ed infatti nella vicina Penisola si continua a fomentare l’emigrazione. Venerdì a pagina 50 del Corriere della Sera, ad esempio, un bell’articolozzo invitava i lettori a cercare lavoro all’estero, soprattutto (e ti pareva) in Svizzera, descritta come una sorte di paese del Bengodi. Intanto i ticinesi, giovani e meno giovani, soppiantati da forza lavoro in arrivo da Oltreconfine, cominciano a diventare dei casi sociali già a 20 anni.

Senza decisi interventi di contingentamento della manodopera estera che si immette sul mercato ticinese in settori in cui non c’è alcun bisogno di importare lavoratori poiché quelli residenti bastano, e magari pure avanzano, le prospettive si fanno ben fosche.

Lorenzo Quadri

 

Futuri docenti frontalieri

 

Interrogazione al Consiglio di Stato

 

 

Il Dipartimento formazione e apprendimento della SUPSI, ex Alta scuola pedagogica, ex magistrale, ha il compito di formare nuovi docenti per la scuola ticinese.

 

Di conseguenza, la composizione degli allievi del DFA rispecchierà molto da vicino quella del futuro corpo insegnante attivo nel nostro Cantone.

 

Risulta ora che circa il 20% degli abilitandi presso il DFA siano frontalieri. Se ne può dunque facilmente dedurre che, ad una tale composizione, corrisponderà un ulteriore importante – e preoccupante – aumento dei docenti frontalieri nella scuola ticinese. Da notare che negli ultimi 13 anni, i docenti frontalieri sono già aumentati del 696%. Prossimamente un insegnante su 5 potrebbe essere frontaliere?

 

Si chiede pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

         quanti frontalieri (percentuale e cifre assolute) risultano iscritti alla SUPSI?

         Come valuta il CdS il dato di cui alla domanda precedente, in relazione alla composizione del futuro corpo docente nelle scuole pubbliche  ticinesi?

         Non ritiene il CdS di doversi attivare affinché nella scuola pubblica ticinese siano attivi insegnanti che conoscono il nostro territorio, la nostra storia, le nostre radici e la nostra cultura?

         In che modo intende il CdS intervenire onde evitare un’ulteriore esplosione del numero dei docenti frontalieri nella scuola pubblica ticinese?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

Michele Guerra

Accaparriamoci i “globalisti” cacciati da Sciaffusa

Mozione Quadri/Morisoli al Consiglio di Stato


Azioni di marketing per convincere i globalisti in partenza dai Cantoni dove l’imposizione forfettaria per gli stranieri ricchi è stata (o verrà) abolita a domiciliarsi in Ticino

 

 

Nelle scorse settimane il Canton Sciaffusa, come già in precedenza altri, tramite votazione popolare ha abolito la possibilità di stabilire dei forfait fiscali per gli stranieri ricchi (i cosiddetti globalisti).

 

Questo tipo di contribuenti sono spesso molto mobili, grazie anche all’elevata disponibilità finanziaria.

L’esperienza insegna che l’abolizione delle tassazioni globali in un Cantone porta ad una rapida e massiccia migrazione, quantomeno fiscale, degli stranieri ricchi verso altri Cantoni più interessanti sotto il profilo impositivo.

 

La presenza di globalisti sul nostro territorio cantonale può essere considerata solo positivamente.

Essi infatti non solo pagano molte imposte in cifre assolute (anche se “poche” in relazione alla loro effettiva forza finanziaria) ma provocano alla collettività costi esigui usufruendo, in genere, in misura ridotta delle infrastrutture pubbliche. Inoltre spendono sul territorio, acquistando immobili e beni di lusso, a tutto vantaggio dell’economia locale.

 

La decisione di Sciaffusa e di altri Cantoni ha innestato, rispettivamente innesterà, una migrazione di globalisti verso altri lidi.

Si apre quindi per il Ticino la possibilità, estremamente interessante, di fare “marketing territoriale” nei confronti di tali contribuenti, con l’obiettivo di convincerli a domiciliarsi nel nostro Cantone.

 

Con la presente mozione si chiede pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

         Di mettere in campo delle azioni di marketing con l’obiettivo di attirare in Ticino i globalisti in partenza da Cantoni dove l’imposizione forfettaria è stata (o verrà) abolita.

 

Lorenzo Quadri

Sergio Morisoli

Campagne anti-Lega: un regalo insperato!

Così le iniziative anti-Lega ed anti-Mattino in questa campagna elettorale (finora) priva di particolari scossoni sono salite a tre, con la new entry della versione modificata della campagna Balairatt.

Da notare che la campagna Balairatt è dell’Udc e non della Lega, ma forse con certe persone è inutile sottilizzare…

Che dire? Certamente tre iniziative sono poche, forse dovremmo impegnarci di più, di modo da disporre di un quantitativo ancora maggiore di pubblicità gratuita. In periodo elettorale, è assai benvenuta. E ci fa pure risparmiare.

Sicché non possiamo che essere riconoscenti ai vari (più o meno anonimi) comitati promotori, e al contempo precisare che non si tratta di un’operazione orchestrata da via Monte Boglia per far parlare (a qualcuno il sospetto potrebbe venire…).

 

Campagna elettorale nelle scuole

Ad irritare è però il plateale abuso della propria posizione ad opera dei docenti ideatori della campagna “fuori il Mattino dalle scuole”. A parte il fatto che i promotori sono tutti schierati partiticamente nel PS, è chiaro che si tratta di pura e semplice campagna elettorale svolta all’interno delle aule; e svolta, per di più, da persone pagate e strapagate con i soldi di tutti i contribuenti, compresi quelli che votano Lega e leggono il Mattino.

Eravamo convinti che ai docenti fosse proibito fare campagna elettorale nelle scuole; ma magari la nuova direzione del DECS targata P$ ha spazzato via questa regola polverosa, ed oggi ai docenti è permesso fare campagna elettorale sul lavoro; a condizione che si tratti, ovviamente, di campagna elettorale di $inistra.

Non ci illudiamo che i vertici del DECS vogliano approfondire questa manifesta violazione della neutralità partitica dell’insegnamento, cosa che avrebbero evidentemente ed immediatamente fatto se si fossero trovati confrontati con un’iniziativa di docenti di destra. Si dice che i fatti sono eloquenti; ma spesso lo sono di più le cose che non vengono fatte…

 

Ma che bel messaggio!

Indicativo è però, e rimaniamo sempre ai docenti promotori della campagna anti-Mattino che abusano della propria posizione per fare propaganda partitica nelle scuole, il messaggio che viene veicolato. Altro che dialogo, altro che confronto: l’avversario politico deve venire censurato e boicottato; l’avversario è il nemico da demonizzare e se possibile da abbattere, come ai bei tempi della Russia stalinista, per cui – è manifesto – questi signori insegnanti provano una dolorosa nostalgia. Questo sì che è un contributo allo “sviluppo armonioso” dei nostri giovani, congratulazioni!

Va poi rilevato che il Mattino arriva semmai nelle aule docenti (dove, con grave danno alla cistifellea di qualcuno, viene pure abbondantemente letto) ma di sicuro non viene distribuito nelle aule; quindi non si vede dove starebbe il problema denunciato. Ma si vede che, nell’era del DECS gestito dalla $inistra, ogni pretesto è buono per ammaestrare i futuri elettori.

 

Due pesi e due misure

A proposito: ci aspettiamo che i promotori della campagna contro il Mattino nelle scuole lancino un’analoga campagna per far sparire dalle sedi scolastiche sguaiate e volgari pubblicazioni di $inistra, vedi ad esempio il Diavolo, noto per aver rappresentato delle Consigliere di Stato con il sedere denudato all’aria. Ah già, ma il Diavolo è una pubblicazione di $inistra. E, come tutti sanno, se la $inistra scrive una parolaccia fa della raffinata satira ad alto valore kulturale, se invece la Lega scrive il medesimo vocabolo è rozza, volgare, razzista e misogina.

Se questo è l’insegnamento nella nostra scuola pubblica, siamo messi bene…

 

Due osservazioni

Sul cartellone dei ratti invece, che fa capo sempre ai medesimi promotori, solo due osservazioni personali.

1) già che c’erano, potevano rappresentarmi un po’ meglio.

2) Il mio stipendio non si avvicina nemmeno lontanamente ai 200mila Fr annui indicati non si sa bene in base a quali calcoli (dichiarazione dei redditi a disposizione). Ma forse quello dei funzionari pubblici promotori della campagna sì, ed oltretutto lavorando la metà delle ore del sottoscritto.

 

Lorenzo Quadri

 

Il Cantone scarica il barile sui Comuni

 

Interrogazione al Consiglio di Stato:

 

Lugano dovrà pagare 5 milioni all’anno in più per i sussidi di cassa malati?

 

In data 3 ottobre il CdS ha indirizzato alle Associazioni dei Comuni ed ai sindaci dei Comuni urbani una richiesta di incontro sul tema Preventivo cantonale 2012. Incontro previsto per l’11 ottobre, ovvero la settimana successiva (!).

 

Nell’ambito del Preventivo cantonale 2012 è infatti intenzione del CdS accollare maggiori oneri ai Comuni.

 

Questo avverrebbe in alcuni campi, tra i quali quello del finanziamento dei sussidi per il pagamento dei premi  di cassa malati.

Nelle intenzioni governative, a quanto pare la legge relativa al calcolo del contributo verrebbe modificata a danno dei Comuni, ponendo ancor più l’accento sul gettito.

 

Per quel che riguarda Lugano si ipotizza un costo supplementare, a seguito della proposta governativa, di 5 milioni di Fr annui in più: un onere che non può certamente essere considerato irrilevante.

 

Va da sé che, come di consueto, anche questa volta i costi di centralità affrontati dal polo urbano, diversamente da quel che accade in altri Cantoni, non vengono tenuti nella minima considerazione.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

       Come si giustifica la proposta di accollare ai Comuni ulteriori ingenti costi relativi ai sussidi di Cassa malati – per Lugano si tratterebbe di 5 milioni annui in più – a fronte del non eclatante attivismo del CdS nell’intervenire a livello federale al fine di ottenere, per il Ticino, i doverosi sconti per i premi 2012 (sconti che come noto non si sono concretizzati)? E’ infatti ovvio che a premi più bassi avrebbe fatto riscontro anche una minore spesa dell’ente pubblico per i sussidi.

       Per quanto ancora intende il CdS non affrontare, diversamente da quel che accade in altri Cantoni (ad esempio ZH)  la questione dei costi di centralità supportati dai Comuni polo, che irrorano (pagandoli) servizi anche a beneficio del territorio circostanze?

       I tempi di “consultazione” (richiesta di incontro il 3 ottobre con convocazione per la settimana successiva) sono chiaramente inadeguati, non consentendo ai Comuni di prepararsi in maniera appropriata all’incontro con il Governo. E’ intenzione del CdS continuare a gestire i rapporti con i Comuni con le insoddisfacenti modalità attuali?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

 

Ancora tagli sulle spalle degli anziani?

Interrogazione al Consiglio di Stato

 

Dopo i discutibili tagli del Preventivo 2005 si vuole decurtare nuovamente (addirittura dimezzare) lo spillatico degli anziani alloggiati in istituto?

 

Nel Preventivo 2005, tra le misure di risparmio proposte, figurava anche la riduzione dello spillatico (argent de poche) versato dalla Complementare (PC) agli anziani e agli invalidi ospiti in istituto.

Lo spillatico venne così ridotto per gli anziani in istituto al beneficio della PC da 300 a 200 Fr mensili, per persone in AI a beneficio della PC da 350 a 250 Fr.

Una misura di risparmio che venne (giustamente) criticata in quanto andava a colpire in modo incisivo fasce deboli di popolazione, consentendo all’ente pubblico solo un risparmio modesto.

 

Adesso sembra che gli IAS intenderebbero proporre una ulteriore decurtazione dello spillatico: per gli anziani in istituto pare che si intenda scendere sotto i 100 Fr mensili: di fatto dunque un dimezzamento.

 

Se tale intenzione risultasse confermata, ciò significherebbe che gli anziani con PC ospiti in istituto si troverebbero a doversi accontentare di meno di 100 Fr al mese per le proprie piccole spese (ad es. pedicure, parrucchiere, caffè al bar per sé o per gli ospiti, regali ai nipotini, ecc…).

 

Se nel 2005 si giustificò il taglio di 100 Fr mensili allo spillatico indicando che non tutti gli anziani in istituto utilizzavano i 300 Fr al mese di loro spettanza, e che parte di tale somma veniva “accantonata” dai beneficiari a vantaggio degli eredi, appare fuori luogo pensare, dopo il taglio del 2005, di dimezzare ulteriormente l’”argent de poche” a questi anziani, che di fatto nel giro di 6-7 anni si vedrebbero – se la misura in questione venisse confermata – ridurre lo spillatico ad un terzo rispetto alla situazione antecedente al 2005!

 

Un risparmio del genere, a carico di una delle fasce più deboli della popolazione, pare assai difficile da giustificare sia finanziariamente che moralmente, e anche l’accettanza popolare di una simile misura pare più che dubbia.

 

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

         corrisponde al vero che, dopo i risparmi effettuati a preventivo 2005, si starebbe valutando un ulteriore taglio (dimezzamento) dello spillatico degli anziani con PC alloggiati in istituto?

         Se sì, a quanto ammonterebbe il taglio?

         Come viene giustificato?

         Non si ritiene che gli ospiti delle case anziani abbiamo “già dato” a sufficienza?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

Premi di cassa malati: quale strategia?

Interrogazione al Consiglio di Stato

 

La plateale mancanza di uno sconto adeguato a quelle che erano le legittime e motivate aspettative del Ticino e dei ticinesi in materia di premi di cassa malati del 2012 (-10,3%) ha suscitato malcontento e condanne unanimi da parte di tutte le forze politiche.

 

Tale decisione infatti non solo non rende in alcun modo giustizia al Ticino, ma denota la totale mancanza di una volontà di procedere ad un riequilibrio delle riserve degli assicuratori malattia: infatti, se a livello federale esistesse una volontà in questo senso, i premi 2012 del Canton Berna sarebbero dovuti non già diminuire dell’1% come quelli ticinesi, bensì aumentare, ed in misura importante.

 

Tuttavia col solo malcontento e le condanne non si riuscirà a cambiare una situazione inveterata che da anni penalizza ingiustamente i ticinesi. E ancora di più li penalizzerà in futuro, se si considera che la decisione sui premi 2012 non tiene manifestamente conto dei costi che in precedenza gravavano gli assicuratori malattia, oggi finiti a carico del Cantone, in materia di finanziamento delle cure nelle cliniche private (ca 85 mio di Fr all’anno).

 

In più le modifiche di legge a livello federale, in particolare quelle sul ristorno dei premi pagati in eccesso, prevedono ristorni solo parziali, iniqui e con modalità di calcolo fumose, «in modo tale che nessuno più si accorgerà delle devianze. Quella sul sedicente ristorno dei premi in eccesso si tradurrà in una confisca pura e semplice delle eccedenze plurimilionarie delle riserve accumulate in Ticino, rendendo ai Ticinesi solo briciole, e per di più diluite su sei anni» (Bruno Cereghetti, già capo dell’Ufficio assicurazione malattia del DSS.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

         esiste una strategia che coinvolga, oltre la deputazione ticinese alle Camere federali, i governi e le deputazioni di altri Cantoni che risultano analogamente penalizzati dagli assicuratori malattia e dall’Ufficio federale di sanità pubblica, per far valere le proprie ragioni?

         Se no, è intenzione del CdS elaborare una strategia al proposito?

         Il CdS ha fatto quanto in proprio potere per ottenere, nei premi 2012, la riduzione che sarebbe spettata al Cantone?

         Qual è la posizione del CdS sulle  modifiche di legge federale sul ristorno dei premi in eccesso, alla luce della decisione sui premi 2012?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

Svuotare i cassetti col minimo sforzo

La sessione speciale del Consiglio nazionale su migrazione e politica d’asilo ha portato almeno una novità interessante : l’approvazione di una mozione volta a limitare il porto del burqa nei luoghi pubblici. C’entra poco con l’asilo, ma è comunque (almeno a mente di chi scrive) un passo avanti.

La maggior parte degli atti parlamentari sul tavolo, come c’era da aspettarsi, è stata respinta; compresa la mozione del sottoscritto che chiedeva di chiudere il centro di registrazione di Chiasso, o, in alternativa, di fornire al Comune i mezzi finanziari necessari per garantire la sicurezza della popolazione. Il Consiglio federale, al proposito, proponendo il respingimento dell’atto parlamentare, riconosceva l’esistenza del problema di Chiasso (ci sarebbe mancato altro) ma sottolineava pure la presunta impossibilità di trovare una soluzione a breve termine. Ma quello che serve è proprio una soluzione a breve termine, perché la “comprensione” del governo federale fa forse piacere, ma non porta nulla di concreto.

Segno distintivo della sessione straordinaria (termine pomposo che in effetti sta ad indicare un dibattito durato circa tre ore) è il ritmo vertiginoso con cui sono stati liquidati una cinquantina di atti parlamentari sui temi più disparati legati alla migrazione, dalla libera circolazione delle persone agli asilanti.

E’ emerso in modo chiaro che la parte “buonista” del Nazionale non ha la consapevolezza di quello che accade sul territorio: né in materia di asilo, né di libera circolazione delle persone. C’è chi è arrivato al punto di negare l’esistenza di un problema legato all’arrivo massiccio di richiedenti l’asilo magrebini, pressoché tutti uomini giovani che, come ebbe a dichiarare lo stesso ex capo dell’Ufficio federale della migrazione Alard DuBois-Reymond, per il 99% non sono rifugiati.

Tuttavia, dalla sarabanda di interventi è emerso altresì che nei Cantoni di frontiera della Svizzera interna comincia a suonare qualche campanello d’allarme, sia in materia di mercato del lavoro che di criminalità transfrontaliera.

Per rimanere in tema d’asilo, è interessante rilevare che il settore costa  700 milioni di Fr all’anno: poco meno del tanto magnificato pacchett(in)o di rilancio dell’economia.

In sostanza, ben difficilmente la sessione straordinaria lascerà il segno, anche perché questo modo di evadere gli atti parlamentari, che prevede una votazione in plenum senza prima una discussione commissionale, non permette alcun approfondimento degli argomenti; è piuttosto un escamotage per svuotare i cassetti col minimo sforzo.

Ma non per questo bisogna lasciarsi scoraggiare: i problemi legati alla migrazione sono gravi ed urgenti. Forse comincia ad aprirsi qualche breccia. Occorre continuare ad insistere. Il lavoro da fare non manca.

Lorenzo Quadri

Consigliere nazionale

Lega dei Ticinesi

Zero interessi di mora sugli acconti d’imposta

Mozione Quadri/Gobbi/Passalia al Consiglio di Stato

 

Storicamente ed in qualsiasi ambito, gli interessi rimunerativi sui pagamenti anticipati (vedi imposte, contributi AVS ecc) sono sensibilmente inferiori agli interessi di ritardo.

Gli interessi attualmente pagati dalle banche sui capitali depositati, ai minimi storici, potrebbero/dovrebbero costituire uno spunto per invogliare i contribuenti al pagamento anticipato, con interessi più appetibili.

Ma soprattutto, come richiesto anche dalla Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del cantone Ticino, i tassi d’interesse di mora, fissati annualmente dal CdS tramite apposito decreto (Decreto esecutivo concernente la riscossione e i tassi d’interesse delle imposte cantonali valevole per il 2011, del 21 dicembre 2010) andrebbero rivisti in funzione di un necessario sostegno all’economia: un tasso zero lascerebbe infatti un benvenuto, per quanto modesto, margine di liquidità alle aziende, comportando d’altro canto mancate entrate minime per l’ente pubblico.

Al proposito va rilevato che il tasso d’interesse in questione nel corso degli anni è progressivamente calato. Fino al 1998 era del 5%, è stato del 3% dal 2003 al 2010 e per il 2011 è stato ridotto al 2.5%.

La situazione suggerirebbe tuttavia al CdS di avere il coraggio di fissare per il 2011 il tasso zero, modificando il citato decreto.

Con la seguente mozione si chiede pertanto al lod. CdS

* Di modificare il Decreto esecutivo concernente la riscossione e i tassi d’interesse delle imposte cantonali valevole per il 2011 fissando a zero, invece che al 2.5%, l’interesse di mora sugli acconti d’imposta non pagati entro i 30 giorni stabiliti.

Lorenzo Quadri

Rinaldo Gobbi

Marco Pasalia