Il “Segreto” di Pulcinella

 

Il Consiglio nazionale ha approvato nella sessione invernale – conclusasi l’antivigilia di Natale – un regalo di cui si sarebbe fatto volentieri a meno: una serie di modifiche su accordi di doppia imposizione che presuppongono un ulteriore, ennesimo, allentamento del segreto bancario. In sostanza, per lo Stato estero diventa possibile ottenere informazioni sulle relazioni bancarie di suoi cittadini in istituti elvetici fornendo informazioni sempre più vaghe. Evidentemente, a suon di tattica del salame (una  fetta alla volta), si sta giungendo proprio a quelle fishing expeditions, letteralmente “spedizioni di pesca”, che si spergiurava non sarebbero mai state consentite, e che costituirebbero la fine definitiva del segreto bancario elvetico.

A lasciare perplessi è la facilità con cui simili innovazioni, gravide di conseguenze, vengono fatte ingoiare a livello politico. Sicché il progressivo smantellamento del segreto bancario viene vissuto alle Camere federali con un’ allarmante attitudine passiva, con solo il gruppo parlamentare Udc (inclusi ovviamente i due consiglieri nazionali leghisti) ad opporsi. Basti pensare che la ministra delle Finanze Widmer Schlumpf se ne è uscita con la seguente dichiarazione: “In altri Stati simili questioni vengono regolate a livello ministeriale, in Svizzera bisogna invece passare per il Parlamento”. Come dire: il vostro ruolo è unicamente pro-forma, e “cara grazia”. (Da notare che si tratta di una dichiarazione post 14 dicembre).

Meglio poi stendere un velo pietoso, giusto perché siamo in periodo natalizio, sulla sortita di una deputata socialista, la quale è arrivata ad auspicare che “la Svizzera non sia più tenuta ad adeguarsi alle imposizioni dall’estero”: al che uno poteva anche pensare ad un improvviso, quanto improbabile, rinsavimento. L’illusione non è durata che un attimo, fino alla frase successiva: “dovremmo metterci in regola (?) prima che qualcuno ce lo venga a dire”. Ossia, in sostanza, bisognerebbe alzare bandiera bianca in anticipo. A titolo preventivo. Con una simile mentalità ed una simile politica,  il nostro Paese, piccolo Stato ancora “sano” circondato da nazioni sull’orlo della bancarotta, sicuramente andrà molto lontano…

Sul segreto bancario e quindi sulla piazza finanziaria ticinese e sui suoi posti di lavoro, il 2011 si chiude dunque con un nuovo cedimento. Un cedimento di cui non mancheremo di pagare il conto in termini occupazionali e, di conseguenza, anche di entrate fiscali. Non ci vuole molta fantasia ad immaginare quali proposte giungeranno da un governo federale a maggioranza di centro-sinistra per colmare il prevedibile calo di gettito. Ovvero aggravi fiscali, che in un circolo vizioso nuoceranno ulteriormente all’economia, dal momento che quell’area politica non sa proporre altro.

Un problema = una tassa. Da anni è questa la filosofia di sinistra e dintorni. Si dà per scontato, in nome del politicamente corretto, che gli Svizzeri – in base a non si sa bene quale solidarietà internazionale, ovviamente a senso unico – debbano accettare supinamente ed anzi di buon grado una continua caduta del proprio tenore di vita. A quanto pare, essersi costruiti, con fatica e sacrificio, un certo benessere, è una colpa da scontare.

Intanto, sulla piazza finanziaria ticinese cominciano a “saltare” i quadri medio-alti. Gente che, tra l’altro spendeva e faceva girare l’economia. Ma che ora deve tirare i rami in barca. Insomma, il 2012 non si apre su prospettive molto rassicuranti.

Lugano: importante passo avanti nella socialità

Con l’approvazione lunedì sera da parte del Consiglio comunale delle modifiche al Regolamento sociale, la Città di Lugano compie un ulteriore passo avanti a vantaggio dei suoi abitanti in difficoltà economica. Cade dunque a proposito, come è peraltro stato rilevato anche durante la discussione nel legislativo, che questa decisione sia stata presa a pochi giorni da Natale. Anche se non si tratta, in realtà, di fare regali, ma di dare una risposta concreta ai problemi di chi si trova in difficoltà finanziarie.

Il Regolamento sociale comunale, in vigore dal 2007, si basa sul principio degli aiuti puntali e il più possibile risolutivi: si tratta in sostanza di intervenire a copertura di spese di varia natura – legate all’alloggio, ad esempio conguagli o copertura del deposito di garanzia, oppure di natura sanitaria, o scolastiche, o spese funerarie, o altro ancora – a vantaggio di cittadini poco abbienti, che non riescono a farvi fronte, ed  il cui reddito e sostanza siano al di sotto dei parametri stabiliti dal Regolamento, e purché si tratti di spese necessarie. Il Regolamento stabilisce pure quali sono le cifre massime erogabili.

Con la revisione approvata ieri – che entrerà in vigore nei prossimi mesi, una volta ottenuto il necessario benestare cantonale  – si rendono più generosi sia i criteri d’accesso alle prestazioni del Regolamento, che l’importo elargibile. Inoltre si chiarisce meglio per quali spese si può chiedere un aiuto.

Queste modifiche, frutto di un lungo lavoro di concertazione che ha coinvolto il Municipio, la direzione degli Istituti sociali comunali e il Consiglio comunale,  costituiscono un passo molto opportuno, a seguito del peggiorare della situazione sul territorio. I segnali che giungono, purtroppo, non sono positivi. A Lugano (come del resto in tutto il Cantone) il numero delle persone in assistenza è aumentato nel corso del 2011: mentre infatti nel 2010 la media annua dei casi in gestione era di 800, quest’anno si sale a 900. Questo perché da un lato aumentano le persone che entrano in assistenza e contemporaneamente diventa più difficile uscirne. Sicché i casi cosiddetti “aperti” crescono.

Cresce anche la spesa legata agli aiuti erogati tramite il Regolamento sociale comunale:  dai circa 800mila Fr dello scorso anno a poco meno di un milione nel 2011.

Questi fenomeni, che preoccupano, andranno attentamente esaminati per consentire all’ente pubblico interventi efficaci e mirati. Tra le iniziative in questo senso l’aggiornamento dello studio sulla povertà, attualmente in corso, che sarà pronto per la primavera 2012.

A cosa si deve questo aumento delle persone bisognose? Senza dubbio un ruolo importante l’hanno giocato da un lato la riforma della LADI, Legge sull’assicurazione contro la disoccupazione, entrata in vigore il 1° aprile, che ha comportato dei tagli alle prestazioni soprattutto ai giovani, dall’altro la crisi economica generale combinata con gli effetti negativi della libera circolazione delle persone in campo occupazionale.

Con le modifiche “benedette” lunedì sera, la Città di Lugano dispone (disporrà presto) di uno strumento ancora più efficace per rispondere in modo puntuale e concreto ai bisogni dei suoi abitanti in difficoltà. Uno strumento generoso e flessibile; caratteristica, quest’ultima, indispensabile, perché il bisogno sociale è multiforme, è prevedibile solo in parte e può cambiare rapidamente.

Oltre ad esserci, però, gli aiuti alle persone “che tirano la cinghia” devono anche essere conosciuti dai potenziali beneficiari. Al proposito a Lugano è attivo, dal 1° marzo 2010, il numero verde 0800 6900 00 a cui i cittadini possono rivolgersi per qualsiasi informazione sugli aiuti sociali. Altre iniziative seguiranno.

Lorenzo Quadri

Municipale di Lugano

Capodicastero Istituti sociali

Regolare l’insediamento dei medici stranieri

La clausola del bisogno, che limita l’insediamento di nuovi medici sia svizzeri che stranieri, terminerà la propria validità il 31 dicembre pv.

Dopo questa data, qualsiasi medico straniero specialista, con diploma riconosciuto, potrà insediarsi nel nostro Paese per esercitare a carico della LAMal, con conseguente aggravio di spese per il sistema sanitario elvetico.

Tale libertà d’insediamento varrà anche per quei settori in cui il fabbisogno è già ampiamente coperto dai medici residenti; ciò che porterebbe a conseguenze negative.

Si rischia dunque di creare in alcuni ambiti un’offerta eccessiva, lasciandone scoperti altri.

Un problema che si potrebbe inoltre manifestare anche a livello geografico, con una possibile sovracopertura dei centri urbani e sottocopertura delle zone discoste.

 

Chiedo pertanto al lod Consiglio federale:

 

          E’ intenzione del CF dare facoltà ai Cantoni di regolare l’afflusso di medici specialisti UE dopo la fine della validità della clausola del bisogno, onde evitare una distribuzione iniqua sul territorio, come pure il sovraccarico in quei settori che sono già abbondantemente coperti dai medici residenti?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

Segreto bancario: ennesima calata di braghe

Come volevasi dimostrare, il Consiglio nazionale a maggioranza (contrari solo Udc e leghisti) ha compiuto un  ulteriore, pericoloso passo sulla strada dello smantellanto totale del segreto bancario e – con esso – dei posti di lavoro legati alla piazza finanziaria svizzera (ca 15mila in Ticino).
Il Consiglio Nazionale ha infatti appena aderito alla proposta governativa di allargare i criteri che permettono di fornire indicazioni sulle relazioni  bancarie in Svizzera di cittadini stranieri a seguito di richieste da parte dell’autorità fiscale dello Stato di
residenza di questi cittadini.
Non sarà dunque più necessario indicare, nella richiesta, il contribuente con nome e
cognome come pure l’istituto di credito in cui si troverebbe il “malloppo”;  ma la persona presunta titolare dei conti  potrà essere indicata anche in altri modi.
Ancora un cedimento davanti alle imposizioni di stati esteri falliti. Un
cedimento naturalmente difeso a spada tratta dalla ministra delle Finanze, l’usurpatrice Eveline Widmer Schlumpf, che  dimostra ancora una volta di essere una ministra della $inistra.
Quanti lavorano sulla piazza finanziaria svizzera in  generale e ticinese in particolare sanno chi ringraziare quando riceveranno la lettera di licenziamento.

Tagli alla disoccupazione e persone in assistenza

Il 1° aprile scorso, a mo’ di brutto “pesce”, è entrata in vigore la riforma della LADI, Legge sull’assicurazione contro la disoccupazione. Adesso si cominciano a stilare i primi bilanci. E si constata l’ovvio aumento dei senza lavoro finiti a carico dell’assistenza.

Nelle nuove domande d’assistenza l’aumento, per quanto marcato, è forse meno corposo rispetto a quello delle previsioni più pessimistiche. A Lugano, tanto per fare un esempio, si contano comunque una settantina di nuove domande d’assistenza direttamente ascrivibili alla riforma LADI.

Ma attenzione, l’aumento delle domande di assistenza è solo una parte del problema. L’altra parte è la diminuzione delle uscite. Ovvero, chi entra in assistenza fa decisamente più fatica a tornare finanziariamente autonomo. Il risultato è l’aumento dei casi aperti o “in gestione”. Per tornare all’esempio di Lugano: se nel 2010 i casi in gestione erano 800, nel 2011 sono 900.

A questo si aggiunge una crescita particolarmente marcata nelle fasce d’età  più basse, tant’è che il numero dei ventenni in assistenza, sempre a Lugano, è raddoppiato nel giro di un paio d’anni.

Il quadro quindi è tale da suscitare legittime preoccupazioni, e necessita di maggiori approfondimenti su chi sono e che trascorsi hanno le persone in assistenza.

Ma la riforma LADI non ha solo portato delle decurtazioni alle indennità di disoccupazione, con il conseguente travaso di utenti e di oneri dalle casse federali a quelle cantonali e comunali (assistenza). Essa comporta un’altra sgradevole conseguenza di cui si è parlato poco: non è più possibile computare i periodi lavorativi svolti in piani occupazionali dell’ente pubblico per cumulare giorni che permettano di riaprire un nuovo termine quadro LADI.  Si obietterà che far ritornare la gente dall’assistenza alla disoccupazione non è comunque un gran risultato. Tuttavia, per le persone direttamente toccate, la differenza, anche solo psicologica, è grande. Se la disoccupazione viene considerata uno spiacevole incidente in cui, con i chiari di luna attuali, a tutti può capitare di incappare, l’assistenza è vissuta come un’umiliazione da cui diventa difficile sollevarsi. Questo almeno per il ticinese medio. Va da sé che ci sono invece persone in arrivo da “altre realtà” che non si pongono certo simili problemi: basta che i soldi entrino a fine mese, possibilmente col minor sforzo possibile; la fonte, poi, è secondaria.

L’aumento dei casi aperti di assistenza deve quindi preoccupare e dare adito ad un potenziamento degli sforzi per creare possibilità, ma anche obblighi di lavoro. Perché chi riceve una prestazione assistenziale dallo Stato, se chiamato a darsi da fare, non può poi rifiutare.

In questo quadro, non propriamente rallegrante, si inseriscono i risultati dell’indagine della Confederazione secondo cui la libera circolazione delle persone in Ticino non avrebbe creato problemi di sorta. Come se fosse plausibile che 52mila frontalieri e svariate migliaia di padroncini possano essere assorbiti tranquillamente da un Cantone di poco più di 300mila abitanti, e per giunta in periodo di crisi generalizzata.

Le cifre dell’assistenza, ancora una volta, raccontano una storia diversa dai dati astratti calati con sicumera da Oltregottardo in barba alla realtà del nostro territorio.

Lorenzo Quadri

Se il parlamento schiaffeggia la volontà popolare

L’elezione del Consiglio federale vista da Lorenzo Quadri, consigliere nazionale leghista

Intervista a cura del prof Francesco De Maria, per Ticinolive 

 

Come ha passato l’ormai trascorsa “notte dei lunghi coltelli”?

Tranquillamente a letto nella mia camera d’albergo: non è a mezzanotte meno cinque che si possono mettere a punto le strategie per le elezioni del Consiglio federale, le quali comunque sono di pertinenza della direzione del gruppo Udc e della presidenza di quel partito.

 

Una mattinata che io, come tanti, ho vissuto “in diretta”. Ma piatta, scontata, blindata, priva di vere emozioni.  Che cosa si provava, nella sala dell’Assemblea federale?

Dopo le dichiarazioni dei capigruppo prima delle elezioni, è stato definitivamente chiaro che i giochi erano fatti e che per l’Udc non ci sarebbe stato spazio per un secondo Consigliere federale. Dopo la riconferma di Eveline Widmer Schlumpf si sarebbe quasi potuto lasciare la sala, tanto l’esito del proseguo era scontato.

 Mentre i minuti e le ore passavano, non ha avvertito – Lei leghista nel grande gruppo parlamentare UDC – una sensazione di impotenza? Come davanti a un muro che non si può valicare né sfondare?

Come leghista sono ampiamente abituato ad avere tutti contro nelle votazioni parlamentari.  La cosa che mi ha dato più fastidio è il modo in cui, ancora una volta, il centrosinistra ha preso a pesci in faccia la volontà popolare. Il più grande partito svizzero ha un solo rappresentante in Consiglio federale, ed in questo consesso siede un partito come il PBD che non ha nemmeno lontanamente i numeri per giustificare una sua partecipazione all’esecutivo. Questo risultato per me è inaccettabile dal profilo democratico.

 

Prevedibilmente, l’UDC è rimasta con il solo Maurer. Un grosso handicap. Questo governo rappresenta la volontà politica del popolo svizzero?

No. E’ un governo di centrosinistra.

L’esito odierno costituisce una grossa fregatura per l’UDC. Non le varrebbe la pena di lasciare, al più presto, il governo? (Questa opinione fu espressa, ad esempio, da Oskar Freysinger in occasione di una conferenza tenuta a Lugano).

No, perché verrebbe accusata di non voler far fronte alle proprie responsabilità. Chi viene votato per sedere in un governo deve anche andarci. L’Udc deve ora fare opposizione alla maggioranza governativa di centrosinistra, sia dall’interno del Consiglio federale che in Parlamento e tramite il ricorso ai diritti popolari. Che spero si farà sempre più frequente.

L’UDC in circa vent’anni è riuscita a “rubare” una grossa fetta di voto ai partiti borghesi (e forse non solo a quelli).  Alla fine (tutti) gli altri partiti, coalizzati, hanno trovato, a partire dal 2007, una dura ed efficace contromisura – con mezzi più che discutibili – almeno per quanto concerne il governo…

E’ la dimostrazione che il Consiglio federale deve venire eletto direttamente dal popolo e non più tramite squallide trame di palazzo. La facoltà di eleggere il governo deve essere tolta all’Assemblea federale, dal momento che quest’ultima ha dimostrato di usarla per annullare, e non per concretizzare, i risultati elettorali.

Dopo la mazzata del dicembre 2007 sembra che l’UDC non riesca a recuperare. Il danno inferto al partito da quell’improvviso “colpo gobbo” sembra irreparabile. Suggerisca una strategia ai vertici del partito.

Non sta a me suggerire strategie ai vertici di un partito di cui non faccio parte. Il suggerimento più ovvio quanto a strategie, è quello di non riciclare quella utilizzata oggi. L’Udc non può farsi alcuna illusione sulla volontà degli altri partiti di darle quello che le spetta a livello governativo.  E’ un dato di fatto che l’Udc, pur restando il primo partito, alle ultime elezioni federali ha perso consensi. Si tratta ora di recuperarli, smarcandosi chiaramente da una maggioranza governativa di centrosinistra.

Per il vecchio leone Blocher e per la sua linea intransigente è suonata la campana a morto? Dobbiamo pensare a una “nuova UDC” fatta di giovani rampanti?

La campana a morto sarà suonata per l’Udc se questa si adagerà,  per seguire l’ambizione personale di qualche presunto “rampante”, giovane o meno giovane che sia, sulle posizioni del centro, perdendo la propria identità.

Un leghista ticinese (e, da poco, anche una leghista) sta nella frazione UDC del Consiglio nazionale. Quanto differisce un leghista da un democentrista, e su quali punti specifici?

Un leghista ticinese ha in prima linea il compito di difendere gli interessi del Ticino a Berna: un tema che per l’Udc, primo partito in Svizzera ma “debole” in Ticino, non è necessariamente prioritario. La politica sociale della Lega è diversa da quella dell’Udc. La Lega non è né di destra né di sinistra e non ha la fissazione dei conti pubblici in pareggio ad ogni costo: prima viene l’occupazione dei cittadini svizzeri (e sottolineo: svizzeri),  il loro diritto ad un tenore di vita dignitoso e il rilancio dell’economia alfine di creare impieghi per gli svizzeri.

In materia di politica europea o degli stranieri la somiglianza tra Lega e Udc è invece evidente.

AlpTransit sempre più a rischio

Interrogazione al Consiglio federale


Nella seduta del 6 dicembre, il Comitato Interministeriale italiano per la Programmazione economica (CIPE) ha deliberato il “definanziamento” della progettazione del collegamento ferroviario tra Monza e Chiasso, che prevede di portare da due a quattro il numero di binari su un tratto di 27 chilometri. Questa infrastruttura risulta fondamentale per il completamento a Sud di AlpTransit, perché necessaria ad accogliere i convogli in arrivo dalla Svizzera.

 

Sul completamento a sud di AlpTransit, dunque, si addensano le nubi e prende sempre più corpo l’ipotesi di una struttura “monca”.

Il rischio è riconosciuto anche in Italia, dove la decisione del CIPE ha portato ad un’interrogazione del Capogruppo leghista alla Camera dei deputati, Marco Reguzzoni, che annuncia battaglia.

 

Poiché la realizzazione di AlpTransit senza adeguati collegamenti a nord e a sud, in grado di riprendere il traffico in arrivo dalla Svizzera, è priva di senso, e poiché malauguratamente è proprio questo lo scenario che si va vieppiù delineando, chiedo al lod. Consiglio federale:

 

      Come valuta il CF la delibera del CIPE relativa al “definanziamento” per la progettazione del collegamento ferroviario tra Monza e Chiasso? Quali conseguenze concrete porterà tale scelta, a mente del CF?

      E’ intenzione del CF attivarsi affinché tale decisione italiana venga modificata?

      Quali assicurazioni ha avuto il CF dal precedente governo circa il completamento a sud di AlpTransit?

      Il CF ha già discusso con l’attuale governo italiano del proseguimento a sud di AlpTransit? Se sì, con quali esiti? Se no, quando è previsto il primo incontro?

      Come si presenta invece la situazione per quel che riguarda il proseguimento a nord?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

Lega dei Ticinesi

 

Elezioni del Consiglio federale: il trionfo dei viscidi intrighi

Mercoledì  non è stato un bel giorno per la democrazia svizzera. Come noto, Eveline Widmer Schlumpf (PBD) è stata confermata in Consiglio federale. L’accaduto, seppure prevedibile alla luce dell’evoluzione più recente, è la dimostrazione che la maggioranza del Parlamento se ne infischia allegramente della volontà popolare.

Nel suo intervento prima dell’inizio delle votazioni, il capogruppo dei verdi ha dichiarato che “tutti vogliono la concordanza, ma non c’è concordanza su cosa sia la concordanza”. In ogni caso, in qualsiasi modo la si rigiri, su una cosa non si può che… concordare:  l’Udc è il primo partito nel Paese e come tale ha diritto a due seggi in Consiglio federale. Punto.

E bisogna concordare anche su un altro fatto: il PBD di Eveline Widmer Schlumpf, con il 5.5% dei consensi non ha alcuna legittimazione a sedere in Consiglio federale.  Quindi i dettami della democrazia sono stati violati non una, ma due volte.

In questo modo l’odiata Udc non ha ottenuto quello che  voleva, e quel che è peggio ci si ritrova con un governo di centro $inistra. I partiti di tale area si sono subito arrampicati sui vetri per inventarsi delle giustificazioni per una situazione ingiustificabile. Fatica sprecata che denota però una notevole – e comprensibile – coda di paglia. Il fatto che la strategia dell’Udc sia stata nella migliore delle ipotesi  goffa, ma più probabilmente sbagliata tout-court (è però facile parlare a posteriori…), non cambia di una virgola la sostanza delle cose.

Il centro$inistra ha ottenuto quello che voleva, ossia fare uno sgarbo all’odiata Udc. Ma è una vittoria di Pirro perché in questo modo l’Assemblea federale si è completamente screditata. Suo compito sarebbe stato quello di formare un governo che concretizzasse i risultati elettorali di ottobre: altrimenti, a cosa servono le elezioni? Invece il 14 dicembre il parlamento è venuto meno a questo dovere. L’Assemblea federale ha abusato del suo ruolo per eleggere un governo contrario alla volontà popolare. Ciò significa, come logica conseguenza, che il compito di eleggere il governo le va tolto, dal momento che non è in grado di svolgerlo, e che bisogna passare all’elezione popolare del Consiglio federale. Essendo al proposito in ballo un’iniziativa popolare, la resa dei conti arriverà.

Eleggendo un governo di centro$inistra, l’Assemblea federale ha così spinto l’Udc verso l’opposizione , che dovrà necessariamente essere dura. Sul fatto che sia questo ciò di cui la Svizzera ha bisogno, sussiste più di un dubbio legittimo.  Mandano l’Udc  all’opposizione i partiti di centro-$inistra, che amano sciacquarsi la bocca con la “responsabilità”, hanno spinto il paese verso l’ingovernabilità.

Sul piano personale disturba invece che il viscido opportunismo di una Widmer Schlumpf sia stato premiato. Perché il discorso del riconoscimento dei presunti “meriti” che la Consigliera federale avrebbe acquisito sul campo” è poco più di una barzelletta. O meglio, è una leggenda metropolitana creata dalla stampa $inistrorsa, area di cui la ministra delle Finanze fa ormai parte a tutti gli effetti, che negli ultimi mesi si è lanciata in una ridda di sperticati peana  all’indirizzo della signora in questione.

Lorenzo Quadri

Consigliere nazionale

Lega dei Ticinesi

 

 

Tagli alla disoccupazione e persone in assistenza

 

Il 1° aprile scorso, a mo’ di brutto “pesce”, è entrata in vigore la riforma della LADI, Legge sull’assicurazione contro la disoccupazione. Adesso si cominciano a stilare i primi bilanci. E si constata l’ovvio aumento dei senza lavoro finiti a carico dell’assistenza.

Nelle nuove domande d’assistenza l’aumento, per quanto marcato, è forse meno corposo rispetto a quello delle previsioni più pessimistiche. A Lugano, tanto per fare un esempio, si contano comunque una settantina di nuove domande d’assistenza direttamente ascrivibili alla riforma LADI.

Ma attenzione, l’aumento delle domande di assistenza è solo una parte del problema. L’altra parte è la diminuzione delle uscite. Ovvero, chi entra in assistenza fa decisamente più fatica a tornare finanziariamente autonomo. Il risultato è l’aumento dei casi aperti o “in gestione”. Per tornare all’esempio di Lugano: se nel 2010 i casi in gestione erano 800, nel 2011 sono 900.

A questo si aggiunge una crescita particolarmente marcata nelle fasce d’età  più basse, tant’è che il numero dei ventenni in assistenza, sempre a Lugano, è raddoppiato nel giro di un paio d’anni.

Il quadro quindi è tale da suscitare legittime preoccupazioni, e necessita di maggiori approfondimenti su chi sono e che trascorsi hanno le persone in assistenza.

Ma la riforma LADI non ha solo portato delle decurtazioni alle indennità di disoccupazione, con il conseguente travaso di utenti e di oneri dalle casse federali a quelle cantonali e comunali (assistenza). Essa comporta un’altra sgradevole conseguenza di cui si è parlato poco: non è più possibile computare i periodi lavorativi svolti in piani occupazionali dell’ente pubblico per cumulare giorni che permettano di riaprire un nuovo termine quadro LADI.  Si obietterà che far ritornare la gente dall’assistenza alla disoccupazione non è comunque un gran risultato. Tuttavia, per le persone direttamente toccate, la differenza, anche solo psicologica, è grande. Se la disoccupazione viene considerata uno spiacevole incidente in cui, con i chiari di luna attuali, a tutti può capitare di incappare, l’assistenza è vissuta come un’umiliazione da cui diventa difficile sollevarsi. Questo almeno per il ticinese medio. Va da sé che ci sono invece persone in arrivo da “altre realtà” che non si pongono certo simili problemi: basta che i soldi entrino a fine mese, possibilmente col minor sforzo possibile; la fonte, poi, è secondaria.

L’aumento dei casi aperti di assistenza deve quindi preoccupare e dare adito ad un potenziamento degli sforzi per creare possibilità, ma anche obblighi di lavoro. Perché chi riceve una prestazione assistenziale dallo Stato, se chiamato a darsi da fare, non può poi rifiutare.

In questo quadro, non propriamente rallegrante, si inseriscono i risultati dell’indagine della Confederazione secondo cui la libera circolazione delle persone in Ticino non avrebbe creato problemi di sorta. Come se fosse plausibile che 52mila frontalieri e svariate migliaia di padroncini possano essere assorbiti tranquillamente da un Cantone di poco più di 300mila abitanti, e per giunta in periodo di crisi generalizzata.

Le cifre dell’assistenza, ancora una volta, raccontano una storia diversa dai dati astratti calati con sicumera da Oltregottardo in barba alla realtà del nostro territorio.

Lorenzo Quadri

Consigliere nazionale

Municipale di Lugano

Lega dei Ticinesi

 

Casinò di Lugano: il Consiglio federale vuole licenziamenti!

 

In data odierna la Consigliera federale S. Sommaruga, in nome del CF ha risposto alla domanda, posta dal sottoscritto, sulla tassazione dei casinò.

Nella domanda si metteva in discussione l’aggravio fiscale inflitto dal Consiglio federale ai casinò A con la modifica dell’ordinanza sulle Case da gioco decisa dal governo  a partire dal 1° gennaio 2010.

 Un aggravio che, per il Casinò di Lugano, ammonta a ca. 4 milioni di Fr l’anno.

A seguito del crollo dell’euro, come pure del diffondersi in Italia delle videolotterie, le entrate del Casinò di Lugano si sono ridotte in modo significativo nel 2011. Dato che però il CF misconosce.

Il CF non sembra neppure tenere conto della valenza turistica delle case da gioco, in particolare di quella di Lugano, la cui clientela è in buona parte italiana. Mentre il turismo viene sostenuto anche dalla Confederazione, le case da gioco vengono – incoerentemente – penalizzate.

La Sig.ra Sommaruga ha dichiarato che il CF non intende abrogare né rivalutare il nuovo onere fiscale  da esso imposto ai casinò A, malgrado – almeno presso la casa da gioco di Lugano – la situazione, per i fattori sopra elencati sia mutata in misura rilevante rispetto al 2010.

Secondo il CF, il casinò di Lugano deve essere in grado di trovare i mezzi per far fronte al nuovo aggravio fiscale tramite “misure interne all’azienda”. Il che, in altre parole, significa o tagliare il contributo annuo versato alla città di Lugano per il sostegno a manifestazioni sportive, culturali e turistiche, oppure licenziare. Oppure entrambe le cose.

Il sottoscritto non può che esprimere grande disappunto per la risposta fornita dal CF. In ogni caso, la vicenda non si chiude qui.

 

Lorenzo Quadri

Consigliere nazionale

Lega dei  Ticinesi

Asilante picchiatore: sanzione ridicola

“Bruciare” un semaforo rosso costa più caro – e vuoi vedere che le spese legali resteranno sul groppone del contribuente?

 

Nel maggio scorso dalle colonne del Mattino della domenica – e solo da quelle: perché la stampa politically correct ha pensato bene di non dire nulla – è stato segnalato un fatto assolutamente scandaloso.

Un richiedente l’asilo di origine somala, presso gli uffici del sostegno sociale a Bellinzona, ha aggredito due funzionari.

Il galantuomo, già noto per la sua aggressività, ha prima dato in escandescenze nei confronti di una funzionaria, colpendo i vetri dello sportello e prendendo a calci tutto quanto gli capitava sotto tiro. In seguito si è scagliato contro i colleghi della donna nel frattempo intervenuti per bloccarlo. Uno di essi è stato raggiunto da un pugno in faccia mentre un secondo, che l’aveva inseguito nel cortile, è stato colpito con un casco da motocicletta, prima che la polizia intervenisse.

Qui si passa veramente ogni limite. Questi figuri non solo sono mantenuti dal contribuente ticinese che fatica per guadagnarsi la pagnotta, ma pretendono sempre di più. E se non ottengono quello che  vogliono, non se ne fanno una ragione: diventano violenti.

Da notare che l’asilante in questione si trova in Svizzera a nostro carico dal 2003; e quindi ci piacerebbe anche sapere quanto ci è finora costato in aiuti sociali!

L’aggressione ad opera dell’asilante somalo è sfociata in interrogazione al Consiglio di Stato, il quale, nella sua risposta (che data dell’agosto scorso) ha dovuto ammettere che i fatti si sono svolti come scritto sul Mattino. Altra informazione ovviamente silenziata dai media “indipendenti”, perché non bisogna mai dare ragione all’odiata Lega. Il resto della risposta era però all’acqua di rose, in particolare per quel che riguarda i precedenti del sedicente asilante (ci si limita a rilevare che quest’ultimo ha già tenuto comportamenti aggressivi nei confronti del personale della Croce Rossa).

Ebbene, adesso a completare l’edificante quadretto arriva la decisione del ministero pubblico nei confronti del finto asilante violento, il quale è stato denunciato (e ci sarebbe mancato altro) dai funzionari aggrediti.

Dalla sentenza emerge, cosa che il Consiglio di Stato nella sua risposta all’interrogazione leghista si è ben guardato dal dire, che il sedicente profugo ha pure aggredito un uomo  a San Nazzaro con una spranga di ferro, e un minorenne a Gorduno. Fatti avvenuti appena l’anno scorso: quindi trattasi di persona pericolosa e recidiva.

Davanti a questi fatti non si può che rimanere scandalizzati per la mitezza della condanna inferta all’asilante picchiatore recidivo: 90 aliquote da 30 Fr l’una con la condizionale, e 300 Fr di multa. Il finto rifugiato in totale se la cava dunque con 300 Fr di multa e neanche un giorno di prigione. Tanto per avere un termine di paragone, l’automobilista che brucia un semaforo rosso paga 400 Fr di multa.

Ricapitoliamo. Qui ci troviamo davanti ad un sedicente rifugiato, che manteniamo con i nostri soldi da oltre 8 anni. Il quale, non contento di farsi mantenere, è violento e plurirecidivo. Non solo: malgrado fosse stato lui a colpire i due funzionari, ha perfino avuto la faccia tosta di denunciarli per aggressione (ovviamente nei loro confronti è stato emesso un decreto di non luogo a procedere). E questo galantuomo per le sue prodezze si becca una multa inferiore a quella che si prende l’automobilista che passa col rosso.

Naturalmente, di espulsione non se ne parla nemmeno. Il finto rifugiato rimarrà in Ticino, allegramente a nostro carico. E poco ma sicuro che gli pagheremo anche le spese legali, visto che è in assistenza.

Ma cosa deve fare di più un asilante per farsi espellere? Una strage? O ancora non basta?

Lorenzo Quadri

 

 

Inizio legislatura con inciampo

 

Se il buongiorno si vede dal mattino, non si può certo dire che l’inizio della corrente legislatura alle Camere federali (la 49esima) sia dei più promettenti.

In effetti, come è uso in molti parlamenti  (se non in tutti), il discorso d’inizio legislatura è toccato al deputato con maggiore anzianità di servizio. Caso ha voluto che il deputato in questione fosse un $ocialista, alla faccia del ricambio generazionale della $inistra, il quale siede al Nazionale dal 1986 ossia da un quarto di secolo. Trattasi del $indakalista ro$$o Paul Rechsteiner, il baffuto presidente nazionale di UNIA. Da notare che il buon Rechsteiner  lascerà presto il Consiglio nazionale non già perché dopo un quarto di secolo alle Camere federali a $inistra si ritenga che uno possa anche farsi da parte, ma per andare ad occupare una cadrega al Consiglio degli Stati, non appena la sua elezione in quel consesso verrà convalidata.

Considerando l’ufficialità e la trasversalità politica della situazione, ossia l’inaugurazione di una nuova legislatura, ci si sarebbe potuti legittimamente aspettare un discorso equanime, incentrato magari sul lavoro e sulle responsabilità del parlamentare di milizia. Invece nasce legittimo il vago sospetto che il buon Rechsteiner abbia riciclato un discorso tenuto in precedenza al comitato centrale di UNIA o alla direzione del P$.

Di fatto sono stati snocciolati, davanti agli altri parlamentari (prima increduli, poi vagamente nauseati) la retorica e il programma del P$. Partendo da un’infuocata condanna delle schedature di tre decenni orsono (tema che di certo, nell’anno di grazia 2011, impedisce alla maggioranza degli svizzeri di dormire di notte) si è passato alle lodi all’Unione europea  con considerazioni banali oltre che fuori posto, a quelle dell’ONU (è stato in pratica definito uno scandalo che la Svizzera abbia atteso tanto per entrarvi), all’auspicio di un sempre maggiore intervento elvetico in questioni internazionali (alla faccia della neutralità), e avanti di questo passo. Per poi dovere però riconoscere che, quando a democrazia, in casa UE ci sono parecchi deficit.

Decisamente più misurato è stato per contro il parlamentare più giovane, anche lui intervenuto da protocollo. Trattasi sempre di un $ocialista, guarda caso di professione docente (toh, ecco un abbinamento davvero inedito):  Mathias Reynard (di 24 anni) il quale ha fatto una figura molto migliore.

Il giovane Consigliere nazionale vodese ha avuto almeno il buon gusto di evitare di snocciolare ai presenti il programma del P$$, è intervenuto in quattro lingue e ha suscitato l’ilarità generale rilevando come, al momento dell’ingresso in parlamento del compagno Rechsteiner, lui non fosse nemmeno nato.

Per tornare all’intervento del deputato con maggiore anzianità di servizio, esso ha avuto almeno un pregio. Ha fatto chiaramente intendere fin da subito che la $inistra per tutta la legislatura punterà su integrazione europea, europeismo, internazionalismo ad oltranza, migrazione senza freni, e poi tasse, tasse e ancora tasse (camuffate da “giustizia sociale”).

Poco dopo, a mo’ di commento musicale, la banda convocata per l’occasione intonava la parte strumentale della nota filastrocca “il canto del cucù” (sic). Impossibile non chiedersi chi fossero i “cucù”…

 

Trattative con l’Italia: sempre in alto mare!

Interrogazione al Consiglio federale

 

Rispondendo ad un’interrogazione parlamentare, il nuovo governo italiano del premier Monti ha dichiarato di non essere intenzionato a sottoscrivere accordi sulla doppia imposizione con la Svizzera secondo il modello degli accordi siglati con la Germania e la Gran Bretagna.

Secondo il nuovo governo italiano, questi accordi non risponderebbero agli standard OCSE.

 

Si ricorderà che in tempi recenti la CF Widmer Schlumpf aveva invitato il Ticino a sbloccare i ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri in quanto la conclusione di un accordo sulla doppia imposizione con l’Italia sarebbe stato vicino. Quanto “vicino” fosse – e sia – un accordo, lo dimostrano ora queste dichiarazioni del governo italiano.

 

Non è dato di sapere a che punto fossero eventuali trattative svizzere con Roma. Tuttavia, l’ennesimo cambiamento di rotta da parte italiana pare cogliere la Confederazione impreparata; cosa che del resto sembra essere la regola nelle trattative con la vicina Penisola.

Si ha dunque l’impressione che i negoziatori elvetici non siano in grado – forse per una somma di motivi legati alle modalità di lavoro, alle mentalità, alla lingua – di trattare in modo efficace con l’Italia. Lo evidenzia del resto anche la travagliata vicenda del prolungamento a sud di AlpTransit.

 

Tuttavia gli accordi che vengono (o non vengono) presi  con l’Italia dalla Confederazione esplicano pesanti conseguenze sul Ticino. Che si trova, in genere, a pagarne il prezzo da solo.

Si rendono dunque necessarie delle deleghe federali al Ticino per le relazioni con l’Italia.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio federale:

 

       come valuta il CF la risposta del governo Monti, che si dichiara non intenzionato a concludere accordi sulla doppia imposizione con la Svizzera sulla base del modello tedesco ed inglese?

       Come valuta il CF l’affermazione, contenuta nella citata risposta, secondo cui gli accordi in questione non risponderebbero agli standard OCSE?

       A che punto erano le trattative con il precedente governo italiano? In che modo e in che misura l’autorità ticinese è stata fin qui coinvolta nelle trattative? In che modo ed in che misura lo sarà in futuro?

       Il CF riconosce le difficoltà dei negoziatori federali nell’interloquire con Roma?

       Il CF è consapevole che vittima di queste difficoltà è il Canton Ticino?

       Non ritiene il CF che, in conseguenza di ciò, il Ticino dovrebbe poter beneficiare di un margine di azione nelle trattative con la Penisola?

 

Con la massima stima

 

Lorenzo Quadri

Lega dei Ticinesi

 

BNS: fondi propri sulle montagne russe

Interrogazione al Consiglio federale

 

 Negli ultimi mesi la situazione dei mezzi propri della BNS è stata molto altalenante, ciò che denota una grande instabilità, la quale deve giustamente preoccupare.

 

Infatti, i mezzi propri della BNS erano 42.5 miliardi nel dicembre del 2010, ridottisi poi a 16.1 nel luglio 2011,  per poi risalire a 45.3 nel settembre scorso.

 

Chiedo al Consiglio federale:

 

        come il valuta il CF questa instabilità estrema dei fondi propri della BNS?

        Perché, visto che a settembre 2011 i mezzi propri della BNS non erano diminuiti rispetto a dicembre dell’anno precedente, ma anzi leggermente aumentati, i Cantoni dovrebbero supinamente accettare una diminuzione dei loro dividendi per il 2011?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri

Lega dei Ticinesi

Intervento per la premiazione del miglior sportivo ticinese

Tra i compiti che credo essenziali per un politico c’é quello di favorire la pratica dello sport.

Nella nostra società lo sport rappresenta un elemento imprescindibile per l’educazione e la formazione dei giovani: di fatto la pratica sportiva sia a livello agonistico che amatoriale produce uno spirito di aggregazione, di unità e argomenti di discussione la cui importanza nella società contemporanea, assume un grande significato.

Impegnarsi in uno sport significa entrare in relazione con l’altro in una dimensione che è basata su valori di lealtà, abnegazione, disciplina e disponibilità verso gli altri.

Non solo, insegna anche a non lasciarsi sopraffare dallo sconforto di fronte ad un insuccesso e a saper resistere alla fatica e alla frustrazione, situazioni che tutti, prima o poi e in diversi ambiti, sperimentano nel corso della loro esistenza.

Lo sport è quindi  una metafora della vita sociale e si può a ragione definire una palestra di vita in quanto la sua pratica concorre in modo importante alla formazione del cittadino.

Dietro al gesto sportivo, nonostante le costruzioni pubblicitarie, scientifiche e tecnologiche, nonostante il perseguimento di nuove tecniche e metodi per abbattere limiti che solo qualche anno fa sembravano impossibili da abbattere, sta ancora l’uomo: non l’”uomo macchina”, ma l’uomo che è un connubio di forza e fragilità.

 Lo sport racchiude in sé questi aspetti, li esprime entrambi nella ricerca del gesto sportivo, del grande risultato ma anche nell’esultanza di ogni praticante sportivo che gioisce per aver fatto oggi meglio di ieri.

Allo sport si legano non solo imprese memorabili ma anche le nostre emozioni e i nostri ricordi.

Infatti le gesta dei grandi atleti, di ieri e di oggi, appartengono immancabilmente alla nostra vita sociale.

È pur vero che le grandi performance mondiali ci avvincono e che lo spettacolo dello sport d’élite appassiona il grande pubblico. Dobbiamo però anche appassionarci nel vedere in Città campi da gioco, piste, piscine strade e sentieri di montagna frequentate da tanti sportivi, da cittadini che praticano sport per trarne piacere e beneficio.

 La Città di Lugano è stata una delle prime città della Svizzera a dotarsi di un Dicastero dello Sport (1981) per favorire il più ampio utilizzo delle infrastrutture sportive da parte della popolazione, per garantire i necessari investimenti e una pianificazione attenta delle infrastrutture sportive.

 

 Il premio attribuito al miglior sportivo ticinese del 2011 è un importante riconoscimento che non solo premia e festeggia l’atleta ticinese che si è maggiormente distinto quest’anno per i brillanti risultati conseguiti e per le sue gesta sportive, ma  vuole anche essere un modo per esprimergli  un sincero grazie da parte di tutta la collettività per il suo impegno, per dimostrargli il nostro sostegno ai suoi sforzi e affermare la nostra gratitudine per i momenti  e le emozioni di cui siamo stati e saremo, grazie a lui, partecipi.

Desidero infine ringraziare tutti gli intervenuti e gli organizzatori che hanno lavorato con passione per la riuscita dell’evento.

 

Lorenzo Quadri

 

Camere federali: inizia un nuovo quadriennio

Domani si insedierà la Deputazione ticinese alle Camere federali, ed inizierà una nuova legislatura.

Le modalità d’elezione della Deputazione ticinese, ampiamente rinnovata (la metà dei deputati sono delle “matricole”) sono state a dir poco bislacche, con il sorteggio e il ri-sorteggio al fotofinish in casa PPD che ha scombinato le carte in tavola. E si può facilmente immaginare l’amarezza di chi aveva già in mano il biglietto per Berna e se l’è visto levare da un giorno all’altro. La politica riserva anche questo genere di sorprese.

Dopo una campagna elettorale che è parsa ancora una volta eccessivamente lunga (forse perché non si erano smaltiti i postumi di quella per le elezioni cantonali) adesso è giunto per la Deputazione ticinese alle Camere federali, il momento di mettersi a lavorare. E sul da farsi c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Il primo tema sul tappeto riguarda indubbiamente l’occupazione. In Ticino il problema si sta facendo sempre più serio, senza alcuna prospettiva di miglioramento, anzi.

I posti di lavoro diminuiscono. Perché la piazza finanziaria licenzia o, se va bene, non assume. Aumentano invece i frontalieri ed i padroncini, ed aumentano soprattutto negli uffici. Oltreconfine ci sono frotte di laureati disoccupati pronti a venire a lavorare in Ticino per 2000 Fr mensili a tempo pieno.

E’ quindi ovvio che non si può in nessun caso continuare a rilasciare permessi per frontalieri senza limitazioni. Il numero di frontalieri va contingentato. Finché, in un determinato settore economico, il tasso di disoccupazione (tra i residenti) non scende sotto una data percentuale, in quel settore non si rilasciano permessi per frontalieri.

Basti pensare che nel 1998 i frontalieri in Ticino erano la metà di quelli attuali. E dal 1998 nel nostro Cantone non sono di sicuro raddoppiati i posti di lavoro.

C’è poi la questione dei controlli doganali che vanno rinforzati dato il sempre più frequente fenomeno di delinquenza transfrontaliera. A Milano nei prossimi mesi vorrebbero smantellare i campi Rom. Le conseguenze le possiamo facilmente immaginare.

Altra emergenza: sventare la chiusura del tunnel autostradale del San Gottardo. Metterlo fuori servizio per tre anni avrebbe conseguenze catastrofiche sull’economia e sull’occupazione ticinese. Le soluzioni proposte da Berna sono dei bidoni. Per caricare auto e camion sulle navette ferroviarie ad Airolo, le code arriveranno a Chiasso. Senza contare che l’operazione rende necessaria la devastazione di Airolo con nuovi ponti e rampe di cemento armato. Se è questo il mondo con cui gli aderenti all’Iniziativa delle Alpi tutelano le alpi…

Ancora in ballo, poi, l’annosa vicenda dei rustici: è infatti evidente che i legulei bernesi nei confronti del Ticino applicano degli standard ben diversi rispetto a quelli adottati nei confronti di altri Cantoni. Evidentemente qualcuno considera ancora il Ticino non già una repubblica, ma un baliaggio.

E, naturalmente, rimane insoluta la diatriba dei premi di cassa malati, i cui contorni sono ormai grotteschi: per il 2012, invece di una diminuzione dei premi del 10.3%, molti ticinesi non si sono nemmeno trovati lo sconto medio (ridicolo) dello 0.9%; al contrario, dovranno fronteggiare un aumento.

Per i parlamentari ticinesi a Berna si tratterà poi, molto prosaicamente, di imparare a conoscere i colleghi deputati degli altri Cantoni; di capire chi sono i funzionari di riferimento per cosa; di imparare a muoversi nei labirintici corridori dell’amministrazione federale la quale, quanto a burocratizzazione, ha ben poco da invidiare a Roma.

Insomma il lavoro per la nuova Deputazione di sicuro non manca.

Lorenzo Quadri

 

Socialità e tagli a danno degli anziani

Tra le varie sorprese contenute nel pacco regalo (o pacco e basta, fate voi…) del preventivo cantonale 2012 ce ne sono un paio che lasciano davvero perplessi non per le cifre in ballo, ma per le persone che si vanno a colpire. E’ saggio suscitare risentimento e rifiuto generalizzato per misure del valore di pochi milioni?

Fatto sta che la categoria degli anziani e degli invalidi a beneficio della prestazione complementare, risulta presa di mira a due riprese.

Una prima volta con il taglio dello spillatico, il secondo in pochi anni. Col risultato che l’argent de poche degli anziani ospiti in casa anziani, che fino al 2005 era di 300 Fr mensili, scenderebbe nel 2012 sotto i 100. La “paghetta” degli anziani e degli invalidi in istituto nel giro di 7 anni risulterebbe dunque ridotta a meno di un terzo.  Se a subire un simile trattamento fosse stato lo spillatico degli asilanti, non osiamo immaginare le insurrezioni “politically correct” cui la misura avrebbe dato adito. Invece, evidentemente, quando si tratta di anziani ospiti in istituto si può “osare”: anche con decurtazioni che mettono a rischio il caffè offerto ai parenti in visita, il regalo di Natale per i nipotini, il nuovo paio di scarpe.

Il poco decoroso risparmio era già nell’aria nei mesi precedenti la consegna del preventivo 2012. Al proposito, in Gran Consiglio il direttore del DSS Paolo Beltraminelli, sollecitato sul tema, si espresse in questi termini: «Se proporremo quel taglio, vuol dire che stiamo proprio raschiando il fondo del barile».

Non solo si raschia il fondo del barile, ma si comincia pure a scavare nel terreno sottostante, se si pensa che alla mutilazione dello spillatico si vuole affiancare pure una seconda misura che va a colpire gli anziani e gli invalidi con PC. Con il 2012 si vorrebbe ridurre il rimborso del premio di cassa malati, che ora copre il premio effettivamente pagato, alla copertura del premio medio. L’eventuale differenza rimane a carico del diretto interessato.

Cosa dovrebbe fare dunque chi non vuole doverci mettere dei soldi di tasca propria? Cercarsi una cassa malati meno cara. Più facile a dirsi che a farsi.

In effetti ci si aspetta che l’anziano beneficiario della PC, magari novantenne e non troppo in forma, lasci la cassa malati “nota” per andarsene a trovare un’altra: magari consultando i premi in internet?

A lasciare a bocca aperta è la tempistica entro la quale il Consiglio di Stato pretenderebbe che si svolgesse l’operazione. Il comunicato stampa ufficiale che annuncia urbis et orbis il “regalo natalizio” è datato 18 novembre. Per cambiare cassa malati l’ultimo termine scade il 30 novembre.

In altre parole ci si aspetta, e  non è uno scherzo, che il nostro novantenne, magari poco pratico di questioni burocratiche e comprensibilmente in difficoltà nell’affrontarle, cambi cassa malati non già in un anno, ma nel giro di dieci giorni! Come se non bastasse, fingendo di ignorare che gli assicuratori malattia cercano di scoraggiare l’affiliazione di “cattivi rischi”, come è il caso appunto di persone anziane o malate, opponendo dei rifiuti. Rifiuti che sono ingiustificati sul piano legale. Ma pretendere che il nostro novantenne si metta a cavillare, LAMal alla mano, con il funzionario istruito apposta per sbarrargli la strada, ci pare francamente eccessivo.

Circa 11mila persone hanno sottoscritto l’iniziativa popolare cantonale “Per un aiuto concreto agli anziani in difficoltà”, che vuole introdurre una modesta gratifica annua a beneficio dei pensionati meno abbienti, tra cui spiccano quelli a beneficio della Complementare. L’iniziativa è riuscita nell’estate 2010, ma ancora non è stata sottoposta al voto popolare; tuttavia, tra i cittadini, l’attesa è alta.

In ogni discorso, in ogni allocuzione ufficiale che abbia quale tema la terza età, viene ribadita ad oltranza la necessità di garantire una vecchiaia migliore a chi, oggi anziano, a costo di duro lavoro e di molti sacrifici, ha costruito la nostra società. Invece proprio queste persone che a parole si vogliono premiare, nei fatti – e nel borsello – vengono penalizzate. Qui c’è qualcosa che non funziona.

Lorenzo Quadri

Municipale di Lugano, capodicastero Istituti sociali