Casse malati: no limits!

Nel nostro Cantone i premi di cassa malati sono indebitamente elevati. Lo studio commissionato dall’ordine dei medici del Canton Ticino a Bruno Cereghetti (già capo dell’assicurazione malattia del DSS), lo dimostra: per il 2012 i Ticinesi avrebbero dovuto ottenere una diminuzione dei premi di almeno il 10%. Così non è stato; anzi in molti si sono trovati addirittura con un aumento. Non solo: a quanto sembra, il passaggio dal calcolo del sussidio di cassa malati basato sul reddito imponibile a quello basato sul reddito disponibile, benché presentato come panacea, porterà invece a numerose, e dolorose, decurtazioni. E colpiti da decurtazioni saranno pure gli anziani e gli invalidi a beneficio della prestazione complementare, i quali da quest’anno, per decisione cantonale, si vedranno coperto il premio di cassa malati solo fino al forfait federale: chi paga di più, ci mette la differenza di tasca propria.

 

Per i ticinesi niente, mentre invece…

Quindi si può parlare di un evidente peggioramento della situazione sul fronte dell’assicurazione malattia nel 2012, quando invece sarebbe stato doveroso un miglioramento. In effetti i costi della salute in Ticino non sono aumentati, mentre sono diminuiti gli oneri a carico degli assicuratori malattia a seguito del nuovo sistema di finanziamento delle cure in cliniche private. E ci sarebbe inoltre ancora la “bazzecola” di risarcire i ticinesi che per anni hanno pagato premi gonfiati.

Mentre tutto queste accade, sull’ultima edizione della SonntasgZeitung si legge una notizia inquietante. La notizia riguarda il Consiglio centrale islamico, un’associazione fondamentalista guidata da tale Nicolas Blancho, cittadino elvetico convertito all’estremismo islamico, uno che va in televisione a dire che è legittimo picchiare le donne (eppure, scandalosamente, la tv di servizio  pubblico, pagata con i nostri soldi continua a concedergli spazio).

Cosa c’entra un individuo del genere con le casse malati? C’entra, perché l’associazione estremista da lui guidata si sta organizzando in modo sempre più strutturato: e questa sì che è una cosa che dovrebbe preoccupare, altro che il presunto “razzismo”. Tra le altre cose, il Consiglio centrale islamico starebbe lavorando ad una “Swiss-Muslim-Card”, una carta per musulmani svizzeri che permette di ottenere sconti su determinate prestazioni fornite da aziende convenzionate. Fin qui, nulla di particolarmente bislacco; senonché tra gli sconti in questione, stando a quanto riportato dalla SonntagsZeitung di domenica, in futuro potrebbero esserci anche i premi di cassa malati. Trattative sarebbero infatti in corso tra il Consiglio centrale islamico e l’Helsana.

 

Da far rizzare i capelli

Qui c’è davvero da farsi rizzare i capelli in testa. I cassamalatari non concedono agli assicurati ticinesi le riduzioni di premio che spetterebbero loro di diritto; naturalmente e come sempre l’Ufficio federale della sanità approva senza condizioni: tanto a venire spennati sono i ticinesi, per cui, poco male.

Gli stessi cassamalatari che rifiutano di dare ai Ticinesi quello che è di loro spettanza sono però pronti a concedere sconti ad un’associazione estremista islamica.

Quando si dice che non c’è limite al peggio…

 

Ricordo di Umberto Marra – Addio, “mitomane”

Ci siamo visti lunedì sera a cena alla Tana del lupo, con Michel ed altri tuoi amici. Ultimamente le frequentazioni si erano diradate, ma alla fine eravamo riusciti a concordare un incontro: in nome dei vecchi tempi.

Lo sapevamo bene, caro Umbe, che le cose alla Tana del lupo non funzionavano. Ed infatti l’ambiente era da smobilitazione: ho sorriso all’idea di un esercizio pubblico dove si fanno arrivare le pizze in catering. “Ma vedi di andare affanc…” avevi replicato tu.

Del resto, Umbe, te l’avevamo detto in molti che era una follia pensare di lasciare un lavoro sicuro alla Posta per rilevare un bar, con la crisi che imperversa e senza alcuna esperienza nel settore. Ma tu non davi retta.

In politica abbiamo mosso assieme i primi passi da matricole del Gran Consiglio. Era il 2003, ma pare un secolo fa. Di cose insieme, in quei primi anni, ne abbiamo fatte parecchie. Tra le altre, la richiesta di proiettare al festival di Locarno il documentario Submission, una denuncia dell’Islam radicale costata la vita al suo regista Theo Van Gogh. La richiesta – in cui assieme ad Iris, Giovanna e Giorgio credevamo fermamente – aveva sollevato un putiferio: il Corriere della Sera vi aveva dedicato una paginata. Confrontati col njet irrevocabile della dirigenza festivaliera, avevamo fatto seguire la distribuzione, ai 90 granconsiglieri, di un dvd contenente il cortometraggio: un’azione garibaldina di cui andavi fiero e che, ad anni di distanza, ricordavi ancora con piacere. “Bisognerebbe farsene venire altre, di idee così”, dicevi. “Sei un mitomane”, rispondevo io. E “mitomane” era proprio il nomignolo che ti avevo affibbiato tanti anni fa. Tu ne ridevi. Ma ultimamente mi sentivo a disagio ad usarlo. Perché, da quando l’avventura politica si era conclusa, amaramente e contro la tua volontà, non eri più lo stesso. Qualcosa si era rotto. Nessuno forse aveva sospettato quanto fosse importante per te l’attività di deputato, come ti desse la carica e ti fornisse un punto di riferimento, un’identità, una stabilità: proprio la politica, che è una delle attività più incerte di tutte: oggi ci sei, domani non più. E alla fine, come mi ha detto di recente un sindaco di lungo corso, “si vince la medaglia di sputo”.

Non sono riuscito ad aiutarti a rientrare nella politica attiva. Troppi i dissidi interni, le opposizioni, i veti incrociati. Adesso che non è più possibile rimediare, questo fallimento torna a bruciare. Magari, se le cose fossero andate diversamente…

Negli ultimi tempi non comparivi più, come facevi da deputato e postino, in redazione nei momenti più inopinati con una qualche proposta, idea, iniziativa, a volte assurda, spesso impraticabile, ma sempre originale. “Ma non hai proprio un c… da fare”, mugugnavo io. Però quelle improvvisate mi facevano piacere, e tu  lo sapevi.  Eri una persona di cuore e allegra, quello con gli umori neri ero io: ma se del caso, li sapevi tollerare con pazienza o, quando proprio buttava male, ti ritiravi in buon ordine con un “ok, passo un’altra volta che è meglio”; senza farmela pesare. Forse perché intuivi che, se non ti avessi considerato un vero amico, se non avessi avuto fiducia, non mi sarei mai mostrato al mio… peggio.

Il capitolo Tana del lupo, iniziato con grandi speranze, non era andato a buon fine, come si poteva immaginare. Ma la via non era senza uscita. C’erano delle prospettive concrete di voltare pagina. Di tornare ad avere un’attività fissa, un lavoro che, con un po’ di buona volontà, ti avrebbe permesso di ridare stabilità alla tua vita e di tornare l’Umbe di qualche anno fa.  Questa volta una mano te l’avevo potuta dare, e ne ero contento. Ma, invece di voltare pagina, hai chiuso il libro. Quando lunedì sera, dopo il consueto scambio di battute non proprio da arciduchi d’Asburgo, ci siamo salutati con il convenzionale “alla prossima” l’ultima cosa che avrei pensato era che non ci sarebbe stata nessuna “prossima”.

Hai deciso di tagliare i ponti e di andartene sbattendo la porta. Un’uscita di scena in punta di piedi non sarebbe stata degna di te.  Addio, “mitomane”. Spero almeno che fosse davvero questa la tua volontà. Altrimenti sarebbe troppo doloroso.

Asilanti: nuova regola italiana?

Comunicato

L’Autorità federale è latitante sul centro asilanti di Chiasso: se si può capire (ma non condividere) che una struttura di questo tipo non la si possa chiudere da un giorno all’altro, ci sono tuttavia una serie di misure che sarebbero invece di semplice ed immediata applicazione: ad esempio lo stanziamento di un milione di Fr all’anno in più per potenziare la sorveglianza al Centro, l’incremento dei programmi di lavoro per richiedenti l’asilo, le limitazioni della libertà di movimento degli asilanti problematici.

Davanti ad un aumento globale dei richiedenti l’asilo in Svizzera nel corso del 2011 di ben il 45% a seguito della cosiddetta “primavera araba”, la mancanza di riscontri, da parte del Dipartimento federale competente, è, ancora una volta, deludente: gli atti parlamentari da noi inoltrati in Consiglio nazionale per ottenere interventi nel senso indicato sopra vengono evasi negativamente, mentre le lettere del municipio di Chiasso non ricevono neppure risposta.

La prognosi si fa ulteriormente infausta a seguito dell’annuncio dell’Italia di voler limitare (arbitrariamente ed in violazione dei trattati di Dublino) il numero di richiedenti l’asilo ripresi dalla Penisola a 250 casi al mese.

La conseguenza dell’applicazione di tale nuova prassi sarebbe, è ovvio, un aumento dei richiedenti l’asilo problematici presenti a Chiasso e che da lì irradiano le loro attività illegali anche sugli altri centri cantonali, Lugano in primis.

Ci chiediamo dunque se il Consiglio federale intenda accettare supinamente la nuova limitazione italiana – e le conseguenze negative del caso per Chiasso e per il Ticino – o se invece intenda attivarsi affinché l’Italia ottemperi all’obbligo di riprendersi i richiedenti l’asilo di sua spettanza.

Quanto finora accaduto non invita all’ottimismo.

Si impone un cambiamento di marcia, e il Ticino tutto deve impegnarsi ad ottenerlo; in caso contrario, ne pagherà le pesanti conseguenze.

 

Lorenzo Quadri

Roberta Pantani Tettamanti

Consiglieri nazionali

Lega dei Ticinesi

Il 2012 non comincia bene…

In quest’alba del 2012, la politica federale non promette granché di buono. Il Consiglio federale, tanto per cominciare, non è assolutamente rappresentativo della volontà popolare. Basti pensare che, contro ogni logica e contro ogni decenza, Eveline Widmer Schlumpf, esponente di un partito che ha il 5% dei consensi, ha mantenuto la cadrega in Consiglio federale. Una sconfitta preoccupante per la democrazia. E non ci si venga per favore a raccontare la storiella montata ad arte delle presunte competenze della signora. Nelle ultime settimane, non ne ha azzeccata una. Infatti:

      ha inferto un ulteriore  colpo al segreto bancario, e quindi alla piazza finanziaria svizzera e ticinese ed ai suoi posti di lavoro, allargando ancora di più i criteri in base ai quali stati esteri possono ottenere informazioni sulle relazioni bancarie in Svizzera di loro concittadini;

      ha dichiarato, nel tentativo di ottenere lo sblocco dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri, che la situazione si sarebbe normalizzata. Infatti, le relazioni tra Svizzera ed Italia sono così “normalizzate” che sono ricomparsi alla frontiera i famigerati fiscovelox di tremontiana memoria;

      ha sostenuto ad oltranza l’ex presidente della BNS Philipp Hildebrand che infatti, un paio di giorni dopo, ha rassegnato le dimissioni.

Naturalmente Widmer Schlumpf non è l’unica a ciurlare nel manico. Simonetta Sommaruga ha disatteso tutte le promosse fatte di una soluzione rapida per il problema dei finti asilanti magrebini che stanno rendendo Chiasso, e non solo Chiasso, ogni giorno più invivibile.  Ormai la popolazione è giunta al limite della sopportazione ma evidentemente, per la kompagna Simonetta, non ci sono particolari motivi per intervenire. Tanto del Ticino chissenefrega… E’ solo con davanti alle proteste della Svizzera interna che, se del caso, si reagisce.

Johann Schneider Ammann dal canto suo, per il tramite della sciagurata SECO, segretariato di Stato per l’economia, continua a negare ad oltranza gli sfracelli causati sul mercato del lavoro ticinese dalla libera circolazione delle persone. Infatti, malgrado le statistiche sulla disoccupazione siano state taroccate con la famigerata riforma LADI, facendo artificialmente sparire molti senza lavoro andati ad ingrossare le fila dell’assistenza, il tasso dei senza lavoro in Ticino è salito al 5.1%. A Lugano in pochi anni i ventenni in assistenza sono raddoppiati, il numero dei casi d’assistenza è salito dagli 800 di fine 2010 ai 900 del 2011, e questo mentre i frontalieri hanno ormai raggiunto lo stratosferico numero di 52mila e si registrano qualcosa come 20mila notifiche di lavoro di breve durata all’anno.  Ma va da sé che, secondo la SECO e Schneider Ammann, non sta succedendo assolutamente nulla.

Didier Burkhalter da parte sua è scappato dal Dipartimento degli Interni, noto per essere particolarmente “rognoso”. E’ scappato, ma non prima di aver rimediato una figura barbina sui premi di cassa malati del 2012. I Ticinesi vengono depredati dagli assicuratori malattia, uno studio lo dimostra, ma per Burkhalter va bene così.

Dopo la poco gloriosa ritirata dagli Interni, il ministro PLR si è preso gli Affari esteri. Dipartimento, questo, che ha la reputazione di contare poco. Eppure i rapporti con l’UE sono uno dei principali temi della politica elvetica. Ed al proposito c’è ben poco da stare allegri; non solo per i precedenti agli Interni, ma anche perché Burkhalter ha noto quale euro turbo. Ed è l’ultima cosa di cui il nostro paese ha bisogno. Avanti così…

Cassa malati e PC: Lugano ci mette una pezza

Il Cantone per risparmiare poco più di un milione di Fr all’anno ha giocato un tiro mancino alle persone a beneficio della prestazione complementare. Infatti, a queste persone è stata decurtata la copertura del premio di cassa malati: prima era coperto il premio effettivo, adesso solo fino ad un forfait, ovvero: chi è affiliato ad una cassa malati che costa di più, deve metterci la differenza di tasca propria. Trattandosi di persone a beneficio della complementare, ovviamente non stiamo parlando di gente che nuota nell’oro. Soprattutto, stiamo parlando di persone che possono anche essere molto anziane, magari affiliate allo stesso assicuratore malattia da decenni. Assicuratore malattia che una volta era conveniente, adesso non lo è più. E da un’ultranovantenne difficilmente ci si può aspettare che cambi cassa malati ogni anno… magari paragonando i vari premi su internet. Oltretutto, visto che spesso i premi sono ballerini, non è un’assurdità immaginare che la cassa che quest’anno conviene, l’anno prossimo non convenga più. Col risultato che, potenzialmente, l’ultranovantenne di cui sopra potrebbe vedersi nella condizione di dover cambiare assicuratore malattia ogni anno, con tutto il trambusto burocratico che ne consegue.

Andare a colpire con tagli cantonali gli anziani con la PC, appare assai discutibile (eufemismo). Ma il Cantone non si è limitato a tagliare, l’ha fatto con una tempistica tale da rendere impossibile, anche a chi l’avesse voluto, andare alla ricerca di un altro assicuratore meno costoso per il 2012.

Davanti a questa misura non solo discutibile concettualmente, ma, oltre a  questo, condotta con una tempistica balorda, la città di Lugano ha ritenuto di intervenire.

Le persone a beneficio di una prestazione complementare a Lugano sono ca 5300. Certo: non tutte queste pagano premi di cassa malati più elevati della media cantonale riconosciuta. E non tutte quelle che pagano di più pagano molto di più. Chi si trova con a carico una fattura da 5 franchi al mese, non avrà difficoltà particolari. La musica cambia per chi dovesse pagarne, ad esempio, 150 o 200. E allora Lugano ha deciso di coprire tale differenza, su richiesta delle persone colpite dalla discutibile misura di risparmio cantonale.

L’azione di Lugano, curata dall’Ufficio intervento sociale (UIS) – numero verde 0800 6900 00 –  si articolerà dunque in fasi.

1)  informazione chiara e comprensibile alle persone potenzialmente toccate dal taglio (dal punto di vista della comunicazione si è infatti notato che il Cantone è carente, a voler essere gentili).

2)  Compensazione della differenza a chi la chiede.

3)  Se necessario, assistenza a chi incontra difficoltà nel cambiare cassa malati.

Quest’ultimo punto viene inserito perché capita che gli assicuratori malattia facciano in modo, per quanto illecitamente, di scoraggiare i cattivi rischi – come è il caso delle persone anziane, appunto – che vorrebbero affiliarsi.

La città di Lugano si trova quindi, non lo si nasconde, a rimediare a quanto fatto dal Cantone. Una situazione che non è certo ideale. E neppure è “educativa”: potrebbe sembrare quasi un invito a Bellinzona a fare lo scarica-barile. Ma in questo caso, se non fosse intervenuto il Comune, ci sarebbero andate di mezzo molte persone anziane o invalide. Per cui l’intervento si giustifica. E, a questo punto, si spera che altri Comuni seguano l’esempio: per lo meno quelli dalle casse pubbliche floride…

Lorenzo Quadri

Capodicastero Istituti Sociali

Città di Lugano

 

Criminalità transfrontaliera

Ma guarda un po’! Si ricorderà che la scorsa settimana tale Romano La Russa, fratello del più noto Ignazio, assessore  Pdl alla sicurezza della Regione Lombardia, ne sparava di tutti i colori dalle compiacenti colonne de LaRegione, perché Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni, in un articolo pubblicato sul Corriere del Ticino, osava segnalare l’aumento di reati violenti nella fascia di confine italiana.

La Russa, assieme ad un Questore in carica da due mesi e quindi certamente esperto conoscitore del territorio (sic!), dichiarava che non era assolutamente vero niente. Purtroppo per lui, però, i fatti sono testardi. Nei giorni scorsi, per una strana coincidenza, è stato arrestato l’autore di una rapina commessa il 26 dicembre a Novazzano ai danni di un distributore di benzina. E forse che il rapinatore in questione è venuto dal Canton Uri o da Corticiasca? No: guarda caso il malvivente è l’ennesimo cittadino straniero. Trattasi di un 34enne, residente in Italia sulla fascia di confine, sospettato oltretutto di aver messo a segno altre rapine. Chissà cosa ne pensa l’assessore LaRussa…

Il problema della sicurezza della porta sud del Ticino, dunque, è più che mai attuale. Al proposito ci piacerebbe sapere quanti degli atti delinquenziali commessi nel nostro Cantone negli ultimi  anni sono dovuti a persone in arrivo da sud. Il problema di sicurezza risiede ovviamente lì. Un problema che impegna ingenti risorse di polizia. Trattasi di una realtà che può anche non piacere; ed è comprensibile. Ma di certo che un assessore alla sicurezza “nell’esercizio delle sue funzioni” si metta ad inveire a mezzo stampa contro un Consigliere di Stato ticinese è quantomeno inusuale, e può voler dire solo una cosa: che si sente colpito nel vivo.  Attendiamo dunque di conoscere le cifre dei reati commessi in Ticino da persone residenti, o in arrivo da Oltreconfine. Dati che sono molto più significativi di quelli italiani sulla criminalità sul territorio. Infatti bisognerebbe sapere su che base, nella Vicina Penisola, i reati vengono censiti.

Anche un altro aspetto è significativo. Davanti a sortite come quelle dell’assessore La Russa, fratello di Ignazio, ci vuole un bel coraggio ad aspettarsi in futuro lo sblocco dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri, che infatti e giustamente rimarranno bloccati.

Soprattutto, visto che ad esprimersi in modo insultante nei confronti di un ministro ticinese è stato un assessore della Regione Lombardia, in un’intervista ad un giornale e nell’esercizio delle sue pubbliche funzioni (non al bar), il Consiglio di Stato avrebbe anche potuto dire qualcosa. Si  è fatto altrimenti, forse perché Gobbi è leghista?

Intanto un modesto suggerimento al Dipartimento delle istituzioni: si mandi a La Russa, in tempo reale, un aggiornamento di tutti i reati commessi in Ticino da persone residenti, ufficialmente o meno, in Lombardia. Così magari potrà chiarirsi un po’ le idee. E potrà rendersi conto, l’esimio assessore, che il controllo del territorio non l’ha più da un pezzo…

Frontalierato, esplodono le notifiche di breve durata

– comunicato stampa –

 

Nel patio municipale

Nel patio municipale

Asilanti, sempre peggio

Proseguono le prodezze dei sedicenti richiedenti l’asilo. Nei giorni scorsi si è appreso di uno stupro messo a segno in agosto al Parco Ciani da quattro richiedenti l’asilo sulla ventina (!) ai danni di una trentenne. Poi c’è stata la rissa a Chiasso in un centro commerciale in cui è rimasta coinvolta anche una donna che si trovava lì per caso, e a seguire un’altra rissa al centro asilanti. Venerdì a Coira un finto asilante ha aggredito un sessantenne.

Va da sé che i responsabili di queste aggressioni  (con l’eccezione dello stupro) grazie al noto garantismo spinto ad oltranza delle nostre leggi erano a piede libero – e quindi liberi di nuocere ancora – già  ad un paio d’ore di distanza dai fatti. Malgrado le esperienze fatte sul terreno si dimostrino sempre più deleterie, non ci si rende conto che non sta né in cielo né in terra continuare a lasciare libertà di movimento a sedicenti profughi magrebini, tutti giovani uomini soli, che non solo abusano del diritto d’asilo: troppi di essi non hanno la benché minima intenzione di comportarsi correttamente, poiché passano tutto il giorno ad ubriacarsi, a molestare, a rubacchiare, ad attaccare briga.  I fatti recenti dimostrano che dipendenti pubblici ma anche semplici cittadini possono, da un momento all’altro, rimanere vittime di aggressioni. Botte e stupri già ci sono. Aspettiamo che ci scappi il morto?

Il problema è – come ovvio – particolarmente sentito a Chiasso, ma non solo: in effetti, chissà come mai, i finti asilanti magrebini già al loro arrivo sanno perfettamente come spostarsi su territorio ticinese, e non certo per ammirare il paesaggio.

Per Berna invece, come al solito, tout va très bien, Madame la Marquise. Nei confronti dei finti asilanti, si assume il medesimo atteggiamento tenuto davanti alla totalità dei problemi ticinesi: negazione ad oltranza della realtà del territorio, che si pretende di smentire nascondendosi dietro a statistiche taroccate. Sicché gli scritti del Comune di Chiasso, come pure gli atti parlamentari sul catastrofico centro di registrazione, vengono allegramente snobbati.

I flussi incontrollati di finti asilanti sono la dimostrazione del fallimento degli Accordi di Schengen. La Lega ed il Mattino l’avevano detto fin dai tempi della votazione su questi accordi che sarebbe andata a finire così. Ma naturalmente non era vero niente; erano solo frottole populiste e razziste. Allo stesso modo, da anni la Lega batte il chiodo sul fatto che i centri asilanti devono essere collocati in zone discoste, lontani dall’abitato,  e la libertà di movimento dei richiedenti l’asilo deve essere limitata. Naturalmente anche queste erano tutte frottole populiste e razziste. Senonché nei giorni scorsi il Plr, fotocopiando le proposte leghiste che fino al giorno prima denigrava, ha sottoposto al Gran Consiglio una proposta di risoluzione che prevede che i centri asilanti debbano essere collocati fuori dagli abitati. Per la serie: dopo la decima fetta…

Qui siamo allo stesso livello del presidente del partito $ocialista svizzero Christian Levrat che dichiara che in Ticino e a Ginevra la libera circolazione delle persone, fortemente voluta dal $uo partito, provoca danni. Strano: quando queste cose le diceva la Lega, per la $inistra erano tutte frottole populiste e razziste.

Ma i cittadini non sono scemi e sanno distinguere benissimo l’originale dalle iniziative fotocopiate, o proposte-Xerox che dir si voglia.

Le censure “politikamente korrette”

Beh, e ci sarebbe mancato altro. E’ questa la prima reazione alla decisione del Consiglio svizzero della stampa, il quale ha decretato che dire che un delinquente serbo è serbo, non è razzismo. Incredibile!

A vedervi il razzismo sono invece i soliti cultori dell’ipocrisia del politicamente korretto che hanno fatto assurgere a dogma, ad evidente scopo censorio. Un pretesto, particolarmente subdolo, per proibire di dire delle verità scomode. Ad esempio sul “completo fallimento” (Merkel dixit) della società multikulturale, o sul dilagare, anche alle nostre latitudini, della criminalità straniera, frutto di un fenomeno migratorio completamente fuori controllo e di una politica di scriteriato smantellamento delle frontiere.

Ma queste cose non si possono dire, perché dirlo non è politicamente korretto e chi lo fa è un populista, un razzista, un “breivikiano”.

Per questo, sorprende in positivo la decisione del Consiglio svizzero della stampa che tanto per una volta – ma una rondine non fa primavera – ha voluto difendere la libertà d’espressione, che tra l’altro dovrebbe pure essere un diritto fondamentale iscritto nella Costituzione federale, e non le censure politicamente korrette.

Scrivere che un criminale serbo è serbo è dunque una semplice informazione e non un atto di discriminazione razziale: come detto, ci sarebbe mancato altro.

 Adesso occorre smantellare la censura sulla nazionalità degli autori di reati nelle comunicazioni ufficiali. Attualmente, al momento di un arresto, la polizia si limita a comunicare se l’arrestato è di nazionalità elvetica o no, informazione che peraltro i media riprendono a discrezione. C’è infatti addirittura chi indica solo i cittadini elvetici.

Ma è chiaro che la sola distinzione svizzero/straniero, pur essendo meglio che niente, non è sufficiente. Perché ci sono nazionalità che delinquono più di altre. Ad esempio, perfino il CdS, dopo la ventesima  fetta, rispondendo ad un’interrogazione parlamentare ha dovuto ammettere che nel Locarnese c’è un problema legato ai dominicani.

Non c’è alcun motivo plausibile, se non il vano tentativo di mascherare agli occhi della gente, che però non è scema, le conseguenze di una migrazione del tutto fuori controllo, per continuare a negare al cittadino il diritto ad una puntuale informazione sulla nazionalità dei delinquenti.  E non solo sulla nazionalità, ma anche sul tipo di permesso di cui dispongono per stare in Svizzera, su eventuali precedenti penali e sulla percezione di sussidi sociali, pagati dall’ente pubblico.

Si tratta di semplici dati oggettivi che non hanno motivo di restare nascosti, perché è ora di finirla che il delinquente straniero continui a godere della tripla tutela di a) un sistema giudiziario che garantisce ad oltranza i diritti dei colpevoli b) una politica delle espulsioni inefficiente e ridicola e c) delle censure in nome del sacro dogma del politicamente korretto.

Al proposito sono pendenti atti parlamentari davanti al Consiglio di Stato.  Speriamo che possano andare a buon fine.

Natale 2011 a Lugano: avanti così!

Il maxievento di 39 giorni ha portato oltre 200mila persone

 

Si è chiuso nei giorni scorsi il Natale luganese. Un maxi-evento della durata di 39 giorni, strutturato in vari sottoeventi, che ha avuto il suo inizio il primo dicembre con l’accensione dell’albero di Piazza Riforma e l’apertura della pista di ghiaccio.

Il Natale 2011 di Lugano è quindi stato grande contenitore che ha via via svelato le proprie sorprese: il mercato dell’avvento in Piazza Riforma, il mercato natalizio nel centro cittadino, le proiezioni architetturali sul Municipio, la gastronomia, le varie animazioni musicali (vedi Christmas in jazz), i numerosi eventi  per bambini (il concorso a premi, la produzione di candele, fiabe, musiche,…)  il veglione di San Silvestro in Piazza Riforma, la cerimonia di inizio anno.

Una serie di eventi pensati per luganesi e turisti, legati dal fil rouge natalizio delle nuove, scenografiche luminarie e degli addobbi potenziati.

Il mercato dell’avvento ha visto, per il secondo anno, le casette di legno tipiche dei mercatini nordici, abbellite da nuovi addobbi e dai fondali illuminati. Al mercato natalizio hanno fatto la propria comparsa i nuovi gazebo rossi (questi ultimi si erano già visti alla Festa d’autunno, ma erano la metà…).

Le proiezioni architetturali, una “prima” a livello svizzero, per una settimana hanno dato vita alla facciata del Municipio trasformandola in una magica finestra su altri mondi, e riempiendo Piazza Riforma di pubblico ad ogni “replica”. Adesso sono visitatissime su youtube, promuovendo così la nostra città col potente mezzo di Internet.

La festa di fine anno ha registrato il pienone.

Grazie anche alla clemenza del tempo, il bilancio di questo Natale 2011 è molto positivo. La pista di ghiaccio ha totalizzato oltre 15mila presenze, circa il doppio rispetto allo scorso anno. A Capodanno erano presenti, in Piazza Riforma ed adiacenze, sulle10mila persone. In complesso si valuta che, sull’arco dei 39 giorni di durata dell’appuntamento natalizio, le varie attività proposte abbiano movimentato sulle 200mila persone.

Ovviamente, migliorare si può e si deve sempre: nel 2012 arriveranno nuove sorprese.

Nel 2010 il Municipio di Lugano decise di scommettere sul Natale ponendosi l’obiettivo di trasformarlo in un vero grande evento per luganesi e turisti: in un evento in grado di attirare anche visitatori da fuori Cantone. Nel 2011, si è fatto un ulteriore, importante passo avanti su questa strada.

Una grande manifestazione, che deve avere continuità nel tempo e non costituire un fuoco d’artificio isolato,  ben difficilmente si crea da un giorno all’altro e tutto assieme. Assomiglia piuttosto ad un edificio, che si costruisce un pezzo alla volta. Il periodo natalizio appena trascorso dimostra però che la via imboccata – una via che comporta un notevole impegno sia finanziario che lavorativo, oltre che una stretta collaborazione tra settore pubblico e privato  – è quella giusta per attirare pubblico e per sostenere l’economia, i commerci e la ristorazione cittadina.

Con il primo gennaio 2012 ha inoltre visto la luce il nuovo Dicastero del turismo, il cui obiettivo è la gestione “in prima persona”, da parte della Città, di un settore strategico quale è, appunto, quello del turismo e dei congressi, e dei vari ambiti “addentellati”. Un settore che costituisce un importante veicolo di promozione di Lugano.

Poiché la preparazione del nuovo Dicastero era, come si immaginerà, già in cantiere negli ultimi mesi dello scorso anno, il Natale 2011 è anche il primo evento organizzato in regime di quasi-Dicastero turismo; e ne segna la nascita.

Naturalmente i risultati ottenuti da questo evento non sarebbero stati possibili senza la dedizione e l’entusiasmo di chi ha lavorato per preparalo, propagandarlo e gestirlo, impegnandosi senza guardare l’orologio, con l’obiettivo di offrire a Luganesi e turisti qualcosa di bello; questo sia all’interno dell’amministrazione pubblica che tra gli operatori economici sulla piazza. A tutti loro un doveroso e meritato ringraziamento. E al neonato Dicastero, tanti auguri di continuare col piede giusto.


Lorenzo Quadri

Capodicastero Turismo

Città di Lugano

 

 

Per fortuna che i rapporti erano “normalizzati”!

“Situazione distesa”, “Ad un passo dall’accordo”: queste ed altre fanfaluche sono state propinate ufficialmente dalla ministra delle finanze Eveline Widmer Schlumpf in tempi molto recenti al proposito dei rapporti tra Svizzera ed Italia. Obiettivo: ottenere dal Ticino lo sblocco dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri. I fatti hanno subito dimostrato che la realtà dei rapporti con la vicina ed ex amica Penisola era, ancora una volta, estremamente diversa da come figura nelle fantasie bernesi. Ed infatti nei giorni scorsi sono ricomparsi, a Ponte Chiasso ed a Brogeda, i Fiscovelox di infausta e (Tre)montiana memoria. Di più: viene pure allegramente annunciato che i simpatici aggeggi si materializzeranno anche su altri valichi.

L’accaduto dimostra due cose.

Primo. Che il nuovo governo italiano, tra l’altro totalmente privo di qualsiasi legittimazione popolare, non si sogna di giungere ad una normalizzazione dei rapporti tra Svizzera ed Italia. Al contrario. Continua a dipingere il nostro Paese come un paradiso fiscale, e a trattarlo di conseguenza. Questo mentre a Berna governo e Parlamento hanno praticamente smontato il segreto bancario, allentandolo sempre di più: l’ultimo colpo, inferto i giorni precedenti il Natale (un bel regalo… a chi?) ha reso ancora più vaghe e nebulose le informazioni che l’autorità fiscale estera deve fornire per ottenere informazioni sulle relazioni bancarie in Svizzera di un proprio concittadino.

Secondo. L’incapacità federale di trattare con i vicini a Sud appare in tutta la sua evidenza. Si insiste nel partire dal presupposto di un’affidabilità dell’interlocutore. Affidabilità che però non ha il benché minimo riscontro nella realtà. Purtroppo questa incapacità  di relazionarsi si estende drammaticamente a tutti i temi in agenda. Un altro esempio al proposito è  il proseguimento a sud di AlpTransit. La relazione, negli scorsi mesi, dei responsabili della Confederazione per i rapporti con l’Italia nel merito di tale dossier davanti alla Commissione dei trasporti del Consiglio nazionale ha reso evidente che purtroppo queste persone, pur degnissime ed impegnate, credono ancora a Gesù Bambino.

A fare le spese di questa incapacità negoziale con l’Italia è il Ticino, che sconta le conseguenze di improvvidi cedimenti o di accordi abortiti. Per questo è chiaro che i ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri devono rimanere bloccati.

Anzi, avanti di questo passo e ci saranno le premesse per bloccare i ristorni anche nel 2012, e non necessariamente in ragione di solo il 50%. Perché, contrariamente a quanto andava raccontando la ministra delle finanze, la normalizzazione dei rapporti con il governo italiano non eletto e composto dalla casta dei professori universitari, non solo non è vicina, ma nemmeno apapre all’orizzonte. Come è chiaro che – competenza federale o non competenza federale – il Ticino, il governo ticinese, non può accettare di rimanere tagliato fuori dalle trattative tra Svizzera e Italia di cui poi si vede presentare il conto.

 

Lorenzo Quadri

Consigliere nazionale

Lega dei Ticinesi

 

Levrat: troppo facile cambiare bandiera!

Ma chi l’avrebbe mai detto: Christian Levrat, presidente del partito $ocialista svizzero, si è recentemente accorto che in Ticino e a Ginevra c’è un problema di frontalierato. A parte che definire solo “un problema”, in un Cantone come il nostro, 52mila frontalieri, cui vanno aggiunte 20mila notifiche di lavoro di breve durata all’anno, significa essere molto, ma molto ottimisti, davanti a cotanto improvviso risveglio invernale ci si potrebbe limitare a commentare: “dopo le decima fetta,…”.

Invece Levrat e kompagni non se la possono cavare così a buon mercato. Infatti il partito $ocialista, arrecando ai lavoratori ticinesi (e non solo) un danno incalcolabile, ha sempre sostenuto ad oltranza la libera circolazione delle persone, accecato dalle proprie paturnie internazionaliste ed egualitariste.

Anzi: chi, ovvero la Lega dei Ticinesi ed il Mattino della domenica, mettevano in guardia contro quelle che sarebbero state le ovvie conseguenze della libera circolazione delle persone per i lavoratori ticinesi e residenti in Ticino, non solo era bugiardo, ma era anche becero, populista e razzista.

Per il partito $ocialista abbattere le frontiere è cosa buona e giusta, sempre e comunque: e chissenefrega se le conseguenze sono disoccupazione tra i ticinesi e criminalità d’importazione. Le misure accompagnatorie, sentenziavano i $inistri montando in cattedra con la consueta sicumera professorale, metteranno tutto a posto. Le misure accompagnatorie si sono invece dimostrate completamente insufficienti, un fallimento su tutta la linea. Il Consiglio federale, per paura di irritare i suoi padroni europei, non ne vuol sapere di rivedere gli accordi bilaterali né di ricorrere alle clausole di salvaguardia.

Davanti al disastro, è troppo facile – dopo aver negato ad oltranza – cambiare bandiera come si cambia la biancheria. Il partito $ocialista, e non solo lui, ha sempre e fortissimamente voluto la libera circolazione delle persone. Adesso deve quindi assumersi le proprie responsabilità, anche sottoforma di perdita dei voti di chi è stato illuso e mazziato. Cambiare di colpo versione, sposare le tesi che fino al giorno prima si erano non solo contrastate, ma denigrate come becere, populiste e razziste, e questo nel patetico tentativo di tamponare prevedibili emorragie di consensi, non inganna nessuno.

Bene dunque hanno fatto i giovani $ocialisti a protestare contro la sortita del loro presidente. Davanti al disastro provocato in Ticino e a Ginevra dalla libera circolazione delle persone, il P$$ deve fare fronte alle proprie responsabilità. Che sono pesanti. Troppo facile tentare di cambiare cavalcatura dopo aver visto le proprie tesi del “sono tutte frottole populiste e razziste” smentite clamorosamente dai fatti.

Va da sé che i giovani $ocialisti, dopo aver giustamente redarguito Levrat per l’atteggiamento da voltagabbana, potranno anche spiegare ai loro coetanei ticinesi per quale motivo loro, i giovani ticinesi, rimangono in disoccupazione mentre il numero dei frontalieri aumenta sempre più.

Lorenzo Quadri