Asilanti: nuovi sbarchi in massa a Lampedusa, scontata la pressione sul Ticino

Il nostro Cantone ha già dato troppo!

Come volevasi dimostrare, a Lampedusa sono ricominciati gli sbarchi in massa di sedicenti asilanti. In 48 ore sono arrivate 500 persone. Quindi con la Pasqua è tornata l’emergenza.
A ciò si aggiunge il fatto che il numero dei posti disponibili nel centro di prima accoglienza dell’isola è di soli 300 e non più 800. Conseguenza ovvia: i sedicenti rifugiati verranno avviati verso nord. Sicché un numero cospicuo di essi arriverà anche in Svizzera, con le conseguenze ben note. Soprattutto in considerazione del fatto che l’Italia, come ben si è visto, ha dimostrato particolare abilità nello spingere i rifugiati che si trovano sul proprio territorio ad incamminarsi verso nord. Alla faccia degli accordi di Dublino.
Dobbiamo quindi mettere in conto anche in Ticino nuove ondate di arrivi di finti asilanti, con tutte le conseguenze che ben conosciamo e che non stiamo qui ad elencare.
Non dimentichiamo poi che solo un paio di settimane fa l’Italia aveva dichiarato finita l’emergenza profughi. Di conseguenza, ha chiuso centri d’accoglienza a tutto andare, mettendo in strada oltre 10mila persone, con 500 euro in mano e l’indicazione di andare a chiedere asilo in un’altra nazione dello spazio Schengen (di cui, ma guarda un po’, facciamo parte). Naturalmente l’emergenza era tutt’altro che finita, come dimostra la cronaca di questi giorni pasquali. L’Italia ha tagliato i posti nei centri d’accoglienza e noi, che con la Penisola confiniamo, saremo i primi a farne le spese in modo pesante. Per questo potremo ringraziare, ancora una volta, gli spalancatori di frontiere.
Quindi la kompagna Simonetta Sommaruga deve rinforzare subito, ed in modo massiccio, i controlli di frontiera. I nostri confini devono diventare solidi come un muro! I soldi ci sono: la Confederazione ha le casse piene. Senza contare che, ovviamente, meno finti asilanti che entrano in Svizzera vuol dire meno spese: sicché i costi dell’aumento dei controlli vengono presto recuperati, ed anzi ci si guadagna!
Una cosa è certa e a Berna devono ficcarsela bene in testa. In campo di richiedenti l’asilo, il nostro Cantone ha già dato fin troppo. Quindi che non si tenti di giocare allo scarica-barile ai danni del Ticino!
Lorenzo Quadri

No al Burqa, la Lega sostiene l’iniziativa

Il divieto va nella Costituzione

La Commissione delle Petizioni del Gran Consiglio ha firmato i rapporti sull’iniziativa antiburqa. L’iniziativa, che ha raccolto ben 12mila firme, è stata lanciata dal Guastafeste Giorgio Ghiringhelli ed è sostenuta dalla Lega. E’ infatti il leghista Stefano Fraschina il relatore di minoranza, favorevole all’iniziativa, e quindi all’inserimento del segreto bancario nella Costituzione federale. Il rapporto di maggioranza invece vorrebbe un divieto iscritto solo nella Legge.
Ed oltretutto, nel divieto di circolare a volto coperto, il rapporto di maggioranza considera solo l’aspetto della sicurezza, che pure esiste. Ma il divieto di burqa non si esaurisce in una questione di sicurezza, per quanto importante, ma interpella anche valori fondamentali della nostra società occidentale e democratica (parità tra uomo e donna, libertà di espressione, libertà religiosa…), oltre che le nostre radici cristiane che ne sono la base. Radici che nell’Europa della multikulturalità, che è completamente fallita, vengono rimosse in nome del politikamente korretto: in Belgio le vacanze pasquali si chiamano ora vacanze di primavera per non urtare la sensibilità di persone in arrivo da paesi lontani e da culture diverse e che non hanno capito che chi vive nell’Europa occidentale, con tutti i vantaggi che ciò comporta, deve anche sposare i valori del paese che lo ospita; altrimenti torna a casa sua.

Attenzione ai trucchetti
Quindi il divieto di burqa merita il rango costituzionale. Sia per i suoi contenuti che per la sua concretizzazione. La Costituzione infatti può essere modificata solo tramite votazione popolare. Ciò significa che, una volta che vi è stato inserito, il divieto di burqa può venire tolto solo mandando i cittadini alle urne. Un divieto contemplato semplicemente nella legge, invece, può venire cambiato in quattro e quattr’otto dalla maggioranza parlamentare. Al proposito un passaggio inserito nel rapporto di maggioranza del PPD Claudio Franscella è illuminante: «(…) Vi è però la convinzione che la via giusta in cui bisogna operare, visto il mutare rapidissimo della nostra società e delle sue esigenze, sia quella legislativa e non quella costituzionale. Infatti una normativa inserita in una legge (in questo caso nella Legge sull’ordine pubblico del 29 maggio 1941) garantisce più libertà di manovra al legislatore e consente un più facile adeguamento al mutare delle situazioni (…)».
In altre parole: piazziamo pure il divieto nella legge, così poi dopo un po’ lo cancelliamo in nome delle frontiere spalancate, della multikulturalità e del politikamente korretto.
Eh no, non è così che funziona. Il 22 settembre (data della probabile votazione sull’iniziativa) bisogna sostenere l’iniziativa e non il controprogetto, che è il consueto specchietto per le allodole volto a turlupinare i cittadini.
Lorenzo Quadri

E come al solito, gli svizzerotti calano le braghe…

Fiscalità: i due pesi e le due misure dell’UE

Fiscalità: due pesi e due misure. Con questa pertinente osservazione l’associazione delle banche vodesi mette a disposizione uno studio realizzato da PricewaterhouseCoopers, quindi non proprio gli ultimi arrivati, sulla fiscalità in Svizzera ed in Europa.
La scoperta contenuto nel documento conferma quello che già si sapeva, ma che natuaralmente  viene negato ad oltranza. Ossia che l’Unione europea applica alla Svizzera un metro e a sé stessa un altro, molto meno severo.
Questo vale per il segreto bancario, ma vale anche per la fiscalità. In effetti l’UE si è più volte scagliata contro la fiscalità elvetica, e meglio contro il federalismo  fiscale. I tentativi di imporre dall’alto, in modo assolutamente antidemocratico, le regole che più tornerebbero comode alla fallimentare unione europea, non sono mancati, non mancano e nemmeno mancheranno in futuro.
E’ ovvio che l’UE sia particolarmente mal disposta nei confronti di Stati terzi che possono offrire delle condizioni fiscali più vantaggiose alle aziende ed ai cittadini abbienti. E possono farlo non per grazia ricevuta, ma perché sono stati amministrati meglio di Stati UE costretti poi ad applicare fiscalità predatorie, che mettono in fuga i migliori contribuenti.
Sicché l’UE crede di potersi permettere di comandare in casa nostra, e di essere lei a decidere come può essere e come non può essere la nostra  fiscalità. Ovviamente tutto a nostro danno. Va da sé che questo accade perché qualcuno, a livello  federale, glielo lascia fare.
Tuttavia all’interno dell’UE la situazione  è nettamente diversa di quella che vorrebbe imporci Bruxelles.
Infatti dallo studio PWC emerge in modo chiaro che gli Stati della fallimentare unione sono estremamente creativi quando si tratta di inventarsi nuove pratiche fiscali. Insomma, fanno esattamente quello che non vorrebbero lasciar fare alla Svizzera. Due pesi e due misure. Poiché la fiscalità, ormai se ne sono accorti anche i paracarri, è una componente essenziale della piazza economica, attaccare il federalismo fiscale significa attaccare l’economia elvetica. E’ quindi in atto, come da anni ormai predichiamo da queste colonne, una guerra economica contro la Svizzera. Che nello studio PWC trova ulteriore ed incontrovertibile conferma.
L’Unione europea che applica i due pesi e le due misure vuole far passare gli Svizzeri per i cattivi di turno che ruberebbero risorse all’erario dei vicini europei tramite il federalismo fiscale; un istituto che, a mente dell’UE, andrebbe abolito.  Questo proprio mentre l’80% dei paesi UE – emerge dallo studio PWC – ricorre a pratiche fiscali non ordinarie. Rubando, oltretutto, aziende alla Svizzera.
Quindi agli eurobalivi di Bruxelles ancora una volta interessa solo colpire la Svizzera, mentre la situazione interna agli Stati membri viene bellamente ignorata. E’ proprio quello che già accade con il segreto bancario. Dunque un modo di procedere “standard” nei nostri confronti. E questi dovrebbero essere paesi amici con cui sigliamo accordi bilaterali ed a cui concediamo la libera circolazione delle persone?
E’ chiaro ed evidente, dunque, che ad ogni e qualsiasi pretesa dell’UE di mettere il becco nella nostra fiscalità non solo si può, ma si deve tranquillamente rispondere di mettere ordine in casa propria, prima di anche solo azzardarsi a ficcare il naso in casa d’altri. Ma naturalmente a Berna si continua a calare le braghe…
Lorenzo Quadri

Indagato per omicidio ottiene permesso B

Grazie, libera circolazione delle persone!
Indagato per omicidio ottiene permesso B

La politica delle frontiere spalancate dimostra ancora una volta le sue perversioni nel caso di Raffaele Sollecito, accusato, assieme all’americana Amanda Knox, di aver ucciso, nel 2007 la studentessa inglese Meredith Kercher.
Sollecito, malgrado il processo penale tuttora in corso per omicidio, quindi non per furto di ciliegie al mercato, ha ottenuto un permesso B grazie al quale intende trasferirsi a Lugano.
Allegria! I meccanismi che stanno dietro a questa situazione aberrante, a dire il vero, poco ci importano. Le spiegazioni tecniche, i paragrafi e i cavilli ci lasciano indifferenti. Quello che importa è che questa situazione si è potuta verificare. Alla faccia di tutte le banche dati condivise e annessi e connessi che avrebbero dovuto aumentare la sicurezza in regime di accordi di Schengen.
Ecco dunque il danno che si aggiunge alla beffa. Non solo le frontiere sono state incoscientemente indebolite davanti alla criminalità europea come pure davanti alla pressione migratoria dei finti rifugiati, quando invece avrebbero dovuto essere rafforzate, ma persone sotto processo per omicidio possono ottenere un permesso B per stabilirsi in Svizzera.
Se un imputato in un processo ben noto anche alle nostre latitudini, di cui si è sentito parlare parecchio e che comunque ha riempito pagine e pagine anche dei giornali ticinesi, per non parlare delle ore di trasmissione televisiva, ha potuto tranquillamente ottenere un permesso B, non immaginiamo quante persone ci possono essere in Svizzera che si trovano inquisite in Paesi la cui cronaca nera non ci è nota: ad esempio i nuovi Stati membri UE dell’Europa dell’Est.
 Se non si è individuato nemmeno Sollecito, che chiunque avrebbe potuto scoprire, ci piacerebbe proprio sapere come si pensa di beccare un delinquente, ad esempio, polacco o bulgaro che voglia stabilirsi in Svizzera. Quali verifiche vengono fatte sulle dichiarazioni dell’aspirante residente nel nostro Paese di non avere in corso rogne con la giustizia? Come siamo tutelati dall’arrivo di delinquenti nel nostro paese, ossia di persone pericolose per la popolazione? Il caso Sollecito contiene già la risposta, purtroppo…
Adesso che Sollecito è stato scoperto ci piacerebbe poi sapere se potrà venire allontanato dalla Svizzera. Perché non è scontato nemmeno questo in regime di libera circolazione delle persone. 
C’è davvero di che restare di sasso. Il popolo ha votato per l’espulsioni degli stranieri che delinquono. Non solo quell’iniziativa giace imboscata da ben due anni e mezzo nei cassetti di palazzo federale, non solo la volontà popolare viene ignorata da Berna che preferisce ubbidire agli eurobalivi, ma i delinquenti, o potenziali tali, arrivano a stabilirsi nel nostro paese come se niente fosse.
Lorenzo Quadri

Allarme occupazione? Meno entrate fiscali?

Per colpa di chi?

E’ evidente che il primo problema politico del nostro Cantone, e questo vale anche per Lugano, è quello legato all’occupazione. Ovviamente a Lugano la questione è strettamente legata alla piazza finanziaria e alla libera circolazione delle persone.
Di conseguenza, fa ridere i polli sentire i kompagni (tra l’altro pressoché tutti dipendenti del settore pubblico o parapubblico) riempirsi la bocca con l’emergenza lavoro (che, va da sé, non li concerne di certo di persona).
Chi ha sempre sostenuto a spada la tratta la libera circolazione delle persone, accusando gli oppositori di essere dei beceri populisti e razzisti? Non era forse la $inistra?
Chi, non ancora contento della disastrosa situazione creatasi con la libera circolazione delle persone, ci vuole portare nell’Unione europea? Non è forse sempre la $inistra?
Passiamo ora alla Piazza finanziaria. Il problema, lo capisce anche quello che mena il gesso, è duplice.
Da un lato occupazionale, leggi posti di lavoro cancellati. E stiamo parlando di posti di lavoro con paghe di un certo livello, occupati da cittadini svizzeri.
Dall’altro fiscale: e riguarda sia le entrate fiscali di pertinenza della banche, che sono precipitate (a Lugano si è passati in pochi anni da 41 milioni a 14), sia  quelle dei loro dipendenti a rischio di licenziamento. Questi ultimi, oltre a pagare le tasse, consumano e quindi fanno girare l’economia. Ricordiamo per l’ennesima volta che i consumi costituiscono il 60% del PIL: ed è per questo che la Lega sostiene gli sgravi fiscali per incentivarli. E’ ovvio che chi si sente traballare la sedia sotto il fondoschiena non spende in attesa di tempi peggiori.
Ora, le banche ticinesi hanno perso 1200 posti di lavoro in 5 anni. Solo le banche. Non tutta la piazza finanziaria. Voci insistenti affermano che entro l’estate salteranno altri 500 impieghi. Scusate se è poco.
Se ci troviamo in questa situazione, chi ne porta la responsabilità? Forse chi ha sfasciato il segreto bancario elvetico e quindi la piazza finanziaria con politiche di $inistra volte alla sottomissione senza discussioni ai Diktat della fallimentare Unione europea cui la $inistra vuole aderire?
La politica dell’escalation nel cedimento sul segreto bancario portata avanti (?) dalla ministra del 5% Widmer Schlumpf (che occupa il proprio posto in Consiglio federale grazie alla $inistra ed in sfacciata violazione di ogni principio democratico, in perfetto stile UE) è una politica di $inistra. Alle Camere federali gli esponenti del P$$ non perdono occasione per ribadire che loro vogliono lo scambio automatico d’informazioni.
Lo scambio automatico d’informazioni, l’assurda e autolesionista “Weissgeldstrategie” (come se prima ci fosse solo denaro nero!) imposta dalla FINMA dominata dalla $inistra –  mentre naturalmente l’UE da un lato fa la voce grossa con la Svizzera che cala le braghe mentre, dall’altro, si tiene ben stretta i paradisi fiscali al proprio interno -, il cedimento ad oltranza davanti ad ogni nuova pretesa in arrivo da Bruxelles o da organi sovranazionali non eletti da nessuno: in tutto questo, la $inistra porta pesantissime responsabilità.
Queste politiche di $inistra distruggono il benessere che il Ticino ha costruito negli scorsi decenni. Provocano un’emergenza occupazionale e gravi danni fiscali. Quindi la $inistra ha poco da riempirsi la bocca a scopi elettorali con l’emergenza lavoro: perché questa emergenza l’ha provocata lei. Come pure il conseguente crollo delle entrate fiscali.

Si prepari l’uscita dagli Accordi bilaterali

Il Consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri ha presentato una mozione a Berna
Si prepari l’uscita dagli Accordi bilaterali

Che la libera circolazione delle persone abbia avuto  e stia avendo conseguenze deleterie in Ticino l’hanno ormai capito anche i paracarri. La Lega dei Ticinesi si è opposta fin dall’inizio agli Accordi bilaterali, come pure a quelli di Schengen, prevedendo esattamente quello che sarebbe successo sia sul fronte del lavoro che su quello della sicurezza. Ma naturalmente erano tutte balle della Lega populista e razzista. E, adesso che i nodi vengono al pettine, ecco che i fautori dei Bilaterali tentano di cambiare cavallo. Troppo facile!
I numeri dei frontalieri, 56mila in continuo aumento – soprattutto nel terziario dove in teoria di frontaliere non ce ne dovrebbe essere nemmeno uno dal momento che la forza lavoro residente basta e avanza a coprire le esigenze dell’economia – li conosciamo; quelli dei padroncini (oltre 21mila notifiche nel 2012, anch’esse in continua esplosione) pure.
Sulle conseguenze, nell’ambito della sicurezza (vedi frontalierato del crimine, vedi invasione di finti rifugiati) della politica delle frontiere spalancate abbiamo scritto pagine e pagine. E continueremo a farlo.
Durante la sessione delle Camere federali appena conclusa, il Consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri ha presentato una mozione “forte”, con cui si chiede al Consiglio federale di elaborare una “exit strategy” dagli Accordi bilaterali.
«I Bilaterali – spiega Quadri – ed in questi anni è stato ampiamente dimostrato, sono ben lungi dal costituire una panacea. Le pesanti conseguenze negative per le regioni di frontiera, e specialmente in Ticino, sono lì da vedere: solo la SECO e il Consiglio federale ormai si ostinano a fingere che vada tutto bene.  Più in generale, però, in tutta la Svizzera l’accettazione popolare della libera circolazione delle persone sta drasticamente calando. E anche negli ambienti economici c’è chi comincia ad interrogarsi sui presunti benefici portati da questi accordi».
Finora i Bilaterali sono sempre stati descritti, dal Consiglio federale come pure dalla stragrande maggioranza delle forze politiche (Lega esclusa), come una necessità per la Svizzera…
Appunto. E’ tempo di infrangere  questo tabù. Che in un mondo globalizzato e quindi mondializzato la libera circolazione delle persone con paesi a noi confinanti sia una premessa indispensabile per concludere accordi commerciali è semplicemente quello che si è voluto far credere per anni ai cittadini, paventando scenari catastrofici nel caso la popolazione, quando chiamata alle urne (perché qualcuno si era dato la pena di raccogliere le firme, non certo perché il Consiglio federale volesse che il popolo dicesse la sua) votasse contro. Ma non è affatto così. Anche nel 1992, quando si trattò di votare sull’adesione della Svizzera allo SEE, Consiglio federale e partiti politici dissero che un No ci avrebbe portato alla rovina, mentre è accaduto proprio il contrario. Nelle scorse settimane il  professor Eichenberger dell’ Università di Friburgo ha detto chiaro e tondo quello che la Lega ed il Mattino predicano da anni. Ossia che gli Accordi bilaterali, e quindi la libera circolazione delle persone, non sono indispensabili per la Svizzera. Da un lato quindi c’è una crescente insoddisfazione interna dettata dalla realtà sul territorio e aggravata dalle continue pretese indecenti dell’Unione europea: ad esempio estensione della libera circolazione delle persone alla Croazia, tentativo di estorcere ai contribuenti elvetici ulteriori miliardi di coesione, e così via. Dall’altro la stessa UE contesta vieppiù la via bilaterale. Quindi tutti devono rendersi conto che i Bilaterali potrebbero anche venire a cadere. E allora il Consiglio federale cominci a mettere nero su bianco quali sarebbero le vere  conseguenze della fine degli Accordi bilaterali e allestisca una “exit strategy” da questi ultimi: è quanto ho chiesto con la mia mozione.
MDD

Vignetta autostradale a 100 Fr, sarà referendum

Il Consiglio nazionale l’ha approvata definitivamente
Vignetta autostradale a 100 Fr, sarà referendum

Per il Ticino la vignetta rincarata avrebbe pesanti conseguenze negative, in particolare nelle zone di frontiera

Dopo lungo tira e molla, e avanti ed indietro tra le due Camere e le rispettive commissioni dei trasporti, il Consiglio nazionale ha confermato definitivamente l’aumento del prezzo della vignetta autostradale a 100 Fr all’anno. Verrà inoltre introdotta la vignetta di due mesi per 40 Fr. Il sigillo definitivo alla nuova “pillola” a carico degli automobilisti è stato apposto venerdì nelle votazioni finali del Consiglio nazionale.
L’aumento viene giustificato con la necessità di finanziare la gestione e la manutenzione dei 376 km di rete stradale finora di pertinenza dei Cantoni, che passerà alla Confederazione. Tra questi anche la Mappo-Morettina.
Solo che, ma guarda un po’, l’automobilista non viene sgravato dalle imposte cantonali per 60 Fr all’anno. Soprattutto, l’aumento – con il quale la Confederazione si prefigge di incassare poco meno di 300 milioni di Fr – non si giustifica, poiché il travaso di soldi dalla strada alla ferrovia è miliardario. Quindi, si cominci ad utilizzare per la strada i soldi che provengono dalla strada, invece di continuare a trattare l’automobilista come una mucca da mungere e, contemporaneamente, da criminalizzare.
L’aumento della vignetta autostradale, cui solo Lega ed Udc si sono opposte, avrà conseguenze negative per il Ticino. Da un lato ci sono le giustificate preoccupazioni dei Comuni del Mendrisiotto i quali temono che un cospicuo numero di automobilisti in arrivo dalla vicina Penisola, per non pagare la vignetta maggiorata, si riverseranno dalle strade nazionali a quelle comunali e cantonali, intasandole ancora di più.
Dall’altro c’è la questione legata al turismo di giornata, che rappresenta una fetta importante, seppur non quantificata, del nostro turismo. E’ chiaro che il costo della Svizzera, unito alla debolezza dell’euro, è già di per sé un potentissimo deterrente turistico, si pensi al proposito ai vari interventi che sono stati tentati e tuttora si tentano a livello federale contro questa situazione.
Ebbene, è chiaro che se il turista di giornata deve calcolare anche il prezzo della vignetta maggiorata (e se viene tre volte all’anno a mesi di distanza una volta dall’altra deve comprarsi varie vignette da 40 Fr) le possibilità sono due: o non viene in Ticino oppure utilizza – anche lui – le strade cantonali e comunali.
Una soluzione avrebbe potuto essere la vignetta giornaliera a 10 Fr proposta dal sottoscritto. Non si tratta peraltro di chissà quale invenzione astrusa. Soluzioni di questo tipo già esistono in vari paesi europei. Naturalmente la maggioranza non ne ha voluto sapere ed il Consiglio federale, per bocca di Doris Leuthard, ha sollevato obiezioni di tipo finanziario (meno entrate) e di tipo pratico (difficoltà di controllare), rilevando però che nei prossimi anni con l’implementazione di sistemi di controllo elettronico se ne potrà riparlare. Campa cavallo.
Va pure considerato che la vignetta a 100 Fr non sarà compensata con un salto qualitativo delle autostrade elvetiche.
La vignetta a 100 Fr è dunque nociva per gli automobilisti svizzeri e nociva per il Ticino: in particolare per le zone di confine e per il turismo. Ciononostante, la grande maggioranza dei deputati del nostro Cantone a Berna l’ha sostenuta.
Il lancio del referendum, comunque, è già stato annunciato. Del comitato referendario fanno parte i due consiglieri nazionali leghisti, ossia chi scrive e Roberta Pantani. La raccolta firme partirà a breve.
Da notare, infine, che l’UE ha dichiarato che la vignetta a 100 Fr è eccessiva. Vuoi vedere che l’imposizione a scendere di prezzo arriverà dall’alto?
Lorenzo Quadri

Il Consiglio federale vuole amputare la democrazia diretta!

Smantellamento dei valori cardine della Svizzera

Scandalosa proposta del governo che tenta di bloccare le iniziative popolari sgradite sulla scorta del diritto internazionale: non siamo più padroni in casa nostra!

Prosegue a pieno regime la svendita del nostro Paese alla fallimentare Unione europea. Svendita che si traduce nella demolizione progressiva, da parte del Consiglio federale, di quelli che sono i valori fondanti della Svizzera. A cominciare dalla democrazia diretta.
Ed infatti il Consiglio federale lancia l’ennesimo attentato alla democrazia diretta con una proposta scandalosa. Ossia l’esame della compatibilità dei testi delle iniziative popolari con il diritto internazionale prima della raccolta delle firme. Inoltre verranno inaspriti i criteri che permetteranno alle Camere federali di dichiarare nulla un’iniziativa popolare.
Così, un pezzo dopo l’altro, quello che ha fatto della Svizzera ciò che è ora, ovvero un’isola relativamente felice in mezzo a Stati europei bancarottieri, viene distrutto. Perché il Consiglio federale, incapace di difendere il Paese dagli attacchi interessati in arrivo dall’estero, preferisce omologarci all’UE: così il problema non si pone più.
Per non avere più il cruccio di difendere gli “atout” della Svizzera un Consiglio federale dalla debolezza inaudita preferisce svenderli in partenza. Un po’ come il viaggiatore assalito dai banditi che consegna i propri averi senza nemmeno tentare di difenderli.
Succede con la neutralità, succede con l’indipendenza, succede con il segreto bancario, succede con l’esercito di milizia. E adesso con i diritti popolari.

Democrazia diretta al capolinea
La proposta del Consiglio federale di controllo preliminare della compatibilità con il diritto internazionale delle iniziative popolari mette nero su bianco che la democrazia diretta è al capolinea. Non siamo più padroni in casa nostra. Comanda il diritto internazionale. Ovvero: leggi che non sono state votate da nessuno prevalgono sulla volontà della gente svizzera.
Del resto da un Consiglio federale che dopo ogni iniziativa popolare non in linea con il sacro dogma del politikamente korretto, vedi divieto di costruire i minareti, va nelle sedi internazionali a scusarsi (sic!) per il comportamento dei suoi concittadini ci si poteva aspettare solo questo: ossia il peggio.
Se il popolo sovrano a maggioranza decide che costruire minareti in Svizzera è vietato, vuol dire che in Svizzera non si costruiranno minareti. Punto. Del diritto internazionale non ce ne potrebbe fregare di meno. E se il Consiglio federale si è impegnato, naturalmente senza aver consultato i cittadini, a rispettare regole internazionali calate dall’alto, e queste regole vengono sconfessate dai cittadini nell’esercizio dei diritti popolari, il problema è solo e soltanto del Consiglio federale. Ci perde la faccia davanti ai partner esteri? Peggio per lui. Il sovrano è il popolo e non il Consiglio federale. Men che meno gli eurobalivi, a cui non abbiamo la benché minima intenzione di permettere di comandare in casa nostra. Se a Bruxelles capiscono che in Svizzera le cose stanno così, bene. Se non lo capiscono, le cose stanno così lo stesso.
La volontà del popolo sovrano è imperativa anche quando smentisce la maggioranza di $inistra di un Consiglio federale filoeuropeista e spalancatore di frontiere.
La proposta del Consiglio federale di imbavagliare i cittadini amputando i diritti popolari è un vero e proprio colpo di Stato, che mira a bloccare le iniziative popolari sgradite all’esecutivo: ossia quelle non di stampo $inistrorso e politikamente korretto. Soprattutto, come detto, è un ulteriore attentato ad un principio cardine della Svizzera, ossia la democrazia diretta.
Per questo, non bisogna assolutamente permettere al Consiglio federale di attuare il proprio losco piano.
Lorenzo Quadri

L’Italia fa scarica-barile sull’area Schengen

Finti asilanti

Germania furiosa, ma ovviamente le conseguenze le sconteremo anche noi. Intanto dalle cife dell’alto commissariato ONU risulta che la Svizzera è il sesto paese al mondo in cui vengono depositate più domande d’asilo

Quando il Mattino puntava il dito contro la gestione italiana improntata allo scarica barile delle ondate dei finti rifugiati africani erano tutte invenzioni della Lega populista e razzista. Nel frattempo è però successo che la vicina Penisola ha dichiarato la fine dell’emergenza umanitaria nel Nordafrica e, di conseguenza, ha chiuso i centri d’accoglienza. Gli ospiti dei centri sono dunque stati sfrattati. Non a mani vuote, però, bensì con una “buonuscita” di 500 euro. E, soprattutto, con l’indicazione di recarsi in un altro paese dell’area Schengen.
Questa iniziativa italiana ha mandato su tutte le furie il ministro degli interni bavarese. Il “casus belli” è scoppiato dopo che un certo numero di finti rifugiati in arrivo dall’Italia è stato fermato ai confini con l’Austria in possesso del documento incriminato, che autorizza il titolare a muoversi liberamente nell’area Schengen. C’è però un piccolo particolare, ossia che nell’area Schengen, per volontà del Consiglio federale e dei partiti $torici – solo la Lega e l’Udc si sono opposte – ci siamo anche noi. Oltretutto confiniamo pure con l’Italia.
Poco ma sicuro quindi che con il consueto sistema dello scarica barile i nostri vicini a sud provocheranno un massiccio aumento della pressione ai nostri confini da parte di asilanti che tentano di entrare, attirati dalle prestazioni elvetiche. Altrettanto sicuro è che la conseguenza di questa pressione aumentata sarà una proporzionale aumento degli arrivi in quel di Chiasso, con tutto quel che ne deriva. Sia in termini di costi che in termini di ricadute negative sulla popolazione (violenze, furti, rapine, atti vandalici, spaccio, eccetera).
Del resto l’Italia non è nuova a questo genere di strategie dello scarica barile sui vicini. Nelle prime fasi della primavera araba, (ben presto degenerata in inverno dell’integralismo islamico), la Francia aveva addirittura chiuso le frontiere con il Belpaese. A dimostrazione poi di quanto questi sedicenti asilanti, tutti giovani uomini, fossero degli onesti perseguitati politici, il fatto che costoro sulla Riviera ligure abbiano pensato bene di sfondare le porte di alcune abitazioni di vacanza per poi usare queste case come luoghi di bivacco, riducendole in condizioni penose.
E’ altresì noto che la vicina Penisola, quando si tratta di riprendersi gli asilanti che la Svizzera, nell’applicazione degli accordi di Schengen, le restituisce, fa il possibile per ostacolare l’operazione servendosi dei consueti ostacoli burocratici ormai ben noti: sportelli chiusi, responsabili latitanti, nessuno che conosce le procedure, e così via.
Certo che spalancare le frontiere tramite gli accordi di Schengen, illudendosi che i nostri vicini a sud non ne avrebbero approfittato, è stato proprio un colpo da maestro. Non è certo un caso se già ora la Svizzera è sommersa dalle richieste d’asilo. E a dirlo non è la Lega populista e razzista, bensì l’alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Dalle cifre ufficiali fornite da quest’ultimo emerge infatti che la Svizzera è al sesto posto – a livello mondiale! – fra i paesi presso i quali vengono depositate delle domande d’asilo.
La Svizzera (25’900, +33% rispetto al 2011) si piazza dietro agli USA (83’400, +9%), seguiti da Germania (64’500, +41%), Francia (54’900, +5%), Svezia (43’900, +48%) e Gran Bretagna (27’400, +6%) nel registrare maggior numero del numero di domande nel 2012.
Non ci vuole molta fantasia ad immaginare che, dopo la decisione dell’Italia di chiudere i centri d’accoglienza, tali stratosferiche cifre siano destinate ad aumentare ulteriormente. Soprattutto, come detto, in regime di frontiere spalancate dagli accordi di Schengen. Ma già, anche queste erano tutte invenzioni della Lega populista e razzista…

 

Libera circolazione delle persone: se ne sono accorti tutti

E’ assalto a Fort Apache

Eppure, per fermare l’invasione, non si prendono neppure quei provvedimenti che potrebbero essere messi in vigore anche in regime di devastanti accordi bilaterali

Per la serie “chi l’avrebbe mai detto” ecco che ci si accorge che in Ticino c’è un’emergenza padroncini. Ma come, non dovevano essere tutte frottole della Lega populista e razzista? Invece, come spesso – anzi quasi sempre – accade, non si trattava di frottole, bensì di previsioni dimostratesi poi esatte. Nei giorni scorsi perfino sulla Regione, in materia di padroncini, si parlava di “assalto a Fort Apache”. Strano, quando lo diceva la Lega si trattava di inaudito attacco xenofobo.
Fatto sta che le notifiche dei distaccati, padroncini e compagnia bella, come abbiamo avuto più volte modo di sottolineare, lo scorso anno erano oltre 21mila, per l’esattezza 21’313. Avanti di questo passo e le notifiche nel 2013 saranno oltre 25mila.
Ovviamente queste cifre sono quelle ufficiali – quindi comprendono solo il dichiarato.
Quello che lascia basiti è che, davanti a numeri di questo genere, non vengono prese delle contromisure degne di questo nome. Né a livello cantonale, e nemmeno a livello federale. Al massimo ci si inventa qualche cerottino sottoforma di misura di accompagnamento. Questi cerottini equivalgono più o meno al tentativo di arginare un fiume in piena servendosi di un ramoscello.

Alcune possibilità
Rimane intatta la possibilità, per l’indipendente in arrivo da oltreconfine, di annunciarsi tramite notifica che può essere inoltrata semplicemente per posta elettronica. Ciò è del tutto assurdo se si considera che qui ci sarebbe l’opportunità di ostacolare fattivamente l’invasione. Le “piste” non mancherebbero, a fare uso di un po’ di fantasia. Si potrebbe pensare all’obbligo, per la ditta o artigiano estero che vuole lavorare in Ticino, di produrre una serie di documenti attestanti il versamento di imposte ed oneri sociali. Ma anche all’obbligo di iscriversi ad appositi albi (come avviene nella vicina Penisola, che prescrive l’ iscrizione alla cassa edile, procedura lunga e macchinosa).
Ma si può e si deve anche parlare del deposito di sostanziose cauzioni.
Poi c’è l’aspetto dei controlli da potenziare, che presuppone l’aumento degli ispettori, che a sua volta presuppone che queste figure professionali vengano pagate. A parte il fatto che gli ispettori si autofinanziano ampiamente con le multe comminate, chi dovrebbe pagare? La risposta è una sola: la Confederazione dal momento che ha imposto al Ticino la libera circolazione delle persone contro la volontà chiaramente espressa dai cittadini ticinesi ogniqualvolta questi ultimi hanno avuto la possibilità di votare.
C’è poi anche la questione dell’IVA: come a più riprese segnalato, mentre le ditte ticinesi la devono pagare comunque, chi arriva dalla vicina Penisola è esente se il valore della sua prestazione è inferiore a 10mila Fr. Qui c’è addirittura una palese discriminazione degli artigiani e delle imprese residenti nei confronti della concorrenza italiana. Ma pensate che il Consiglio federale intenda intervenire? Macché, e lo dice anche!
Non bisogna inoltre dimenticare i controlli di polizia in dogana, che renderebbero la vita assai più difficile a questa vera e propria invasione. Invasione che di sicuro non è destinata a migliorare, perché in Italia di lavoro non ce n’è per nessuno. Se poi un domani anche in Ticino dovesse arrivare la bolla immobiliare, e qualche segnale non proprio incoraggiante già c’è, ci sarebbe meno lavoro, ma non meno padroncini italici!
E’ vero dunque che la libera circolazione delle persone ci ha inguaiato alla grande, è però altrettanto vero che da parte elvetica non vengono prese quelle misure che sarebbero necessarie e doverose per ostacolare l’assalto al “Fort Apache” del mercato del lavoro ticinese. Misure, qui sta il punto, che sarebbero legittime anche in regime di libera circolazione delle persone.
Perché? Paura dell’UE? Menefreghismo? Voglia matta di fare i primi della classe in materia di accordi bilaterali ritenuti “indispensabili” quando in realtà non lo sono affatto?
Lorenzo Quadri

 

L’Ufficio federale di statistica “scopre” che in Ticino ci sono 56mila frontalieri

Un “marchio di qualità” per chi assume residenti

Dopo averne mangiate cinquanta fette, anche l’Ufficio federale di statistica si accorge che era polenta. Ed infatti dall’ultima indagine dell’UFT emerge che in Ticino ci sono 56mila frontalieri in continua crescita e che questi rappresentano ormai più di un quarto della forza lavoro del nostro Cantone.
Ci voleva l’ufficio federale di statistica per apprendere questa novità. Ma come, la SECO non è appena venuta a raccontare, con tanto di studio farlocco commissionato all’università di Ginevra, che la libera circolazione delle persone non causa alcun problema, che il dumping salariale non esiste, che la sostituzione di lavoratori residenti con frontalieri è solo un’impressione ingannevole (quindi chi è stato licenziato e sostituito da un frontaliere pagato meno può tranquillamente tornare sul posto di lavoro: non è stato lasciato a casa, è solo una sua percezione distorta e non confermata dalla realtà).
Intanto apprendiamo che dall’Italia verrebbero addirittura organizzati dei pulmini per permettere ad aspiranti frontalieri di portare in Ticino curriculi e candidature spontanee. Ma naturalmente per la SECO non c’è alcun problema.
Ovviamente, e non lo si ripeterà mai abbastanza, al problema dei frontalieri si affianca quello, altrettanto grave, di padroncini e distaccati che entrano liberamente in Ticino a lavorare per periodi di durata inferiore ai tre mesi annunciandosi semplicemente per e-mail.
Costoro non solo le tasse e gli oneri sociali non li pagano da nessuna parte, ma retribuiscono i dipendenti secondo i salari italiani e non certo in base alle retribuzioni svizzere. Inoltre, e questo è proprio il colmo, sono addirittura avvantaggiati per quel che riguarda il pagamento dell’IVA nei confronti degli artigiani ticinesi.
Infatti, per prestazioni del valore inferiore ai 10mila Fr, i padroncini UE non pagano l’IVA (mentre gli svizzeri la pagano eccome) e l’importo esentasse può essere cumulato. Sicché basta spezzettare un lavoro da 100mila in 10 tranche da 10mila, e il gioco è fatto (e lo svizzerotto ligio alle regole cornuto e mazziato).

Un impegno da riconoscere
Almeno il settore pubblico, quando attribuisce dei lavori, dovrebbe favorire chi assume residenti. Infatti, chi assume residenti evita a questi ultimi la disoccupazione e l’assistenza; pertanto compie il proprio dovere sociale. Questo impegno merita anche di essere riconosciuto. Di conseguenza il sottoscritto aveva chiesto al Consiglio federale tramite mozione di modificare la legge sulle commesse pubbliche, di modo che le aziende che assumono pochi frontalieri abbiano un plus nell’assegnazione di lavori pubblici, mentre quelle che ne assumono molti ci perdano nell’attribuzione dei punteggi.
Come volevasi dimostrare, la risposta è stata njet poiché la proposta, ma guarda un po’, non sarebbe compatibile con gli accordi bilaterali. Ovviamente in nessun altro paese ci si sarebbe fatti scrupoli di questo tipo davanti alla necessità, sempre più impellente, di salvaguardare il mercato del lavoro locale come pure – e di conseguenza – il nostro tessuto sociale.
E allora bisogna pensare a rilanciare. In quest’ottica, perché non inventarsi un marchio per quelle aziende che assumono residenti invece di frontalieri?
La gente con coscienza sociale, per fortuna, esiste ancora; e magari sarebbe ben disposta a far lavorare le ditte che guadagnano in Ticino e assumono in Ticino, se fosse possibile identificarle facilmente con un solo colpo d’occhio. Ed è inoltre corretto che le aziende che danno prova di “responsabilità sociale” assumendo i “nostri” lo possano anche far sapere. Come detto, ai clienti, o ai potenziali clienti, quando si tratta di decidere a chi dare i propri soldi, questo aspetto potrebbe interessare. Anzi: dovrebbe interessare!
Lorenzo Quadr

Dopo la decima fetta, si accorgono che era polenta

“Scoperto” il dumping salariale nel Terziario

Ma chi l’avrebbe mai detto! Mentre la SECO commissiona studi taroccati all’Università di Ginevra per farsi dire che, con la libera circolazione delle persone, “tout va bien, Madame la Marquise”, la realtà sul territorio dice ben altro. Sicché nei giorni scorsi la Commissione tripartita in materia di libera circolazione delle persone si è accorta che nel settore terziario c’è dumping salariale. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire! Il 12% degli stipendi controllati degli impiegati sono al di sotto del salario minimo di riferimento. Da notare che i salari controllati sono evidentemente solo una piccola parte del totale, quindi la cifra reale del dumping è di sicuro assai più alta.
Ma come, secondo il Consiglio federale e la SECO il dumping salariale in Ticino a seguito della libera circolazione delle persone non doveva essere tutta un’invenzione della Lega populista e razzista?
Ovvio che, se ci sono – e ci sono – segretarie che guadagnano 1800 Fr al mese per un lavoro a tempo pieno; se ci sono – e ci sono – fiduciarie che lasciano a casa dipendenti svizzeri di lungo corso, magari a pochi anni dal pensionamento, per sostituirli con frontalieri, questo non può che significare che il dumping salariale è una realtà, come pure la sostituzione di ticinesi con frontalieri. Proprio come aveva previsto fin dall’inizio, in tempi non sospetti, la Lega e il Mattino della domenica. E del resto non è che ci fosse bisogno di grandi studi per accorgersene. Da notare che la Commissione tripartita ha annunciato che prossimamente eseguirà verifiche specifiche in fiduciarie ed in studi d’avvocatura.
Ancora più preoccupante risulta essere – ma nemmeno questa è una sorpresa…- la situazione nelle agenzie di lavoro temporaneo. In questi casi la Tripartita ha trovato che ben il 60% dei salari di riferimento sono al di sotto del salario minimo di riferimento.
Ecco quindi, nel caso ce ne fosse ancora bisogno, l’ennesima dimostrazione che la devastante libera circolazione delle persone ha sfasciato il mercato del lavoro ticinese. E che le misure accompagnatorie con cui i partiti storici, $inistra in primis, si sono riempiti la bocca ad oltranza, altro non sono se non i consueti cerotti sulla gamba di legno.
Di conseguenza, la libera circolazione delle persone deve venire pesantemente limitata o disdetta.
Inoltre, come detto più volte, per rendere meno attrattiva la piazza ticinese per i frontalieri, che l’hanno letteralmente invasa a tutto danno della popolazione residente che non trova più sbocchi professionali in casa propria, occorre – come più volte ripetuto da queste colonne – aumentare la fiscalità gravante sui frontalieri. Lo statuto fiscale di frontaliere va abolito: questi ultimi devono pagare le imposte in base alle aliquote italiane, decisamente superiori a quelle ticinesi.
Lorenzo Quadri

Lorenzo Quadri

Oro della Banca Nazionale: siamo sicuri che sia al sicuro?

Interpellanza al Consiglio federale
Oro della Banca Nazionale: siamo sicuri che sia al sicuro?

Parte delle riserve auree della Banca nazionale sono depositate all’estero. Quanto oro della BNS sia depositato e dove, però, il Consiglio federale afferma di non saperlo e di non volerlo sapere. Vedi al proposito anche l’Ip 11.3769 del sottoscritto. Nelle risposte agli atti parlamentari su questo tema, il CF ha sempre ribadito la volontà di demandare alla Banca ogni e qualsiasi decisione sull’ubicazione delle riserve auree alla BNS.
Nelle scorse settimane, tuttavia, prima la Germania, poi la Gran Bretagna, la Francia e il Belgio hanno deciso per il rimpatrio delle riserve auree. Ed in particolare di quelle depositate negli USA. Simile decisione non può essere casuale.
Sul tema del rimpatrio dell’oro BNS è inoltre nelle fasi conclusive della raccolta firme l’iniziativa popolare “Salvate l’oro della Svizzera”.
In particolare sorgono dubbi sulla sorte dell’oro depositato negli USA. Nei cui confronti, peraltro, il potere contrattuale della Svizzera è manifestamente scarso.
Chiedo al lod. CF:
– Come valuta il CF la decisione degli Stati sopra indicati di indirizzarsi verso il rimpatrio delle rispettive riserve auree?
– Quante tonnellate d’oro della BNS sono depositate negli USA? E’ sicuro il CF che queste tonnellate di metallo giallo non corrano alcun rischio? Quali verifiche sono state effettuate al proposito?
– Il CF insiste nel non voler esercitare alcuna influenza e nel non voler essere neppure informato sulla sorte dell’oro della BNS?

Lorenzo Quadri
Consigliere nazionale
Lega dei Ticinesi

Accordi bilaterali: allestire un’ “exit strategy” – mozione Quadri

In barba alle indagini della SECO, che contraddicono la realtà del territorio, le zone di confine pagano la libera circolazione delle persone ad un prezzo pesantissimo.

In Ticino si contano oltre 56mila frontalieri e, nell’anno 2012, 21’313 notifiche di 90 giorni: simili numeri si possono spiegare unicamente con il soppiantamento di lavoratori residenti da parte di frontalieri, poiché la crescita economica del Cantone non li può giustificare altrimenti.
La libera circolazione delle persone comincia ora, con l’inasprirsi della crisi, a suscitare un malcontento diffuso anche oltre alle zone di confine.
Gli abusi cominciano inoltre a diventare sempre più manifesti: appare dunque chiaro che la libera circolazione delle persone porta ad un’immigrazione nello Stato sociale elvetico.

Il ricorso alle clausole di salvaguardia da parte del Consiglio federale non fa che confermare che la Svizzera si trova confrontata ad un’immigrazione insostenibile.
L’iniziativa popolare Ecopop, riuscita, chiede di introdurre dei limiti all’immigrazione anche dai paesi UE. Se il popolo dovesse accettarla in votazione popolare, si creerebbe una situazione incompatibile con il proseguimento della libera circolazione delle persone.
Sul versante opposto, anche l’UE contesta vieppiù la via bilaterale con la Svizzera.

Bisogna dunque considerare che la libera circolazione delle persone potrebbe venire a cadere: o in seguito ad una votazione popolare svizzera, o per decisione UE.
Finora il Consiglio federale davanti a tale ipotesi si è limitato a profferire proclami di tipo catastrofista. E’ invece tempo ed ora che il CF esamini seriamente ed in modo oggettivo le conseguenze della fine della libera circolazione delle persone.

Pareri specialistici, ad esempio quello del prof Eichenberger dell’Università di Friburgo, sfatano il mito, costruito ad arte dalla maggioranza politica, degli “Accordi bilaterali indispensabili per la Svizzera”.

Con la presente mozione chiedo al CF:

– di allestire un documento in cui i pro ed i contro della fine della libera circolazione delle persone con l’UE vengono valutati oggettivamente e, sulla base di questo,
– di preparare una “exit strategy” dagli Accordi bilaterali nel caso in cui essi venissero a cadere, o per decisione del popolo svizzero, o per decisione dell’UE.

Lorenzo Quadri
Consigliere nazionale
Lega dei Ticinesi

Il controprogetto non può che essere l’ennesimo cerotto sulla gamba di legno

Cassa malati unica da sostenere

Il Consiglio federale intende presentare un controprogetto all’iniziativa popolare Per una cassa malati unica.
Il controprogetto mira, evidentemente, a preservare e a perpetuare la situazione attuale, pur con dei correttivi. Per esprimersi su questa proposta sarebbe necessario conoscerla a fondo, ma una cosa è certa e scontata: il controprogetto mira a mantenere il sistema attuale, pur modificando il tiro.
C’è però un problema. Ossia che è praticamente da quando la LAMal ha visto la luce, ossia dal 1996, che si tenta di “migliorarla”. E l’esercizio continua a fallire. Il difetto sta nel manico, ossia nel tentativo di far gestire un’assicurazione sociale a dei privati interessati a fare utili.
La strada della LAMal è lastricata di flop. Premi di cassa malati alle stelle (in Ticino sono ormai la seconda voce di spesa delle economie domestiche dopo l’affitto); il dilemma dei “morosi”; l’illecito alleggerimento dei cittadini di alcuni Cantoni – tra cui il nostro – che per anni hanno pagato, e tuttora pagano, premi troppo elevati che vanno poi a coprire i buchi creatisi in Cantoni dove i premi erano e sono, per contro, troppo bassi. Giusto per la cronaca, ricordiamo che al Ticino e meglio ai Ticinesi, dal 1996 ad oggi sono stati stuccati 400 milioni di Fr nel modo testé descritto; e il prelievo continua tuttora. Di questi soldi, sarà già un miracolo se ne rivedremo indietro una parte, poiché la maggioranza dei Cantoni ha “avuto”: quindi non ha alcun interesse ad andare oltre ad una restituzione che sia il minimo indispensabile per salvare la faccia ed una parvenza di equità e di federalismo.
Fino a quando si vuole continuare ad applicare cerotti sulla gamba di legno? Di certo alla Lega non si può rimproverare di essere statalista. Tuttavia ci sono compiti che è meglio si assuma lo Stato. La gestione di un’assicurazione malattia obbligatoria, vista l’esperienza fatta finora, è uno di questi.
La cassa malati unica permetterebbe di comprimere i costi amministrativi. I premi dei cittadini non verrebbero impiegati per pagare stipendi milionari al supermanager di turno. Non verrebbero spesi in campagne pubblicitarie degli assicuratori per rubarsi a vicenda i “buoni rischi” (ossia gli assicurati che pagano i premi regolarmente provocando però solo pochi costi). I premi dei cittadini non verrebbero nemmeno giocati e persi in borsa.
Con la cassa malati unica e pubblica non si assisterebbe neppure ad azioni al limite del criminoso che invece accadono a tutt’oggi: ad esempio bambini di due anni (sic!) cui viene sospesa la copertura assicurativa, in smaccata illegalità, perché i genitori non hanno pagato i premi.
Inoltre, la cassa malati pubblica potrebbe anche venire finanziata con fondi della Confederazione. Ad esempio quelli della Banca nazionale che ha miliardi e miliardi di riserve in eccedenza. Una parte di questi fondi potrebbe venire utilizzata per abbassare i costi d’assicurazione malattia ai cittadini.
Diciamo quindi Sì alla cassa malati unica e pubblica e No all’ennesimo tentativo di correggere ciò che, nel corso di quasi un ventennio, ha ampiamente dimostrato di non essere correggibile.
Lorenzo Quadri

Iniziativa Minder accolta: adesso si pone il problema dell’attuazione

L’espulsione degli stranieri che delinquono aspetta da due anni e mezzo

L’iniziativa Minder è stata accolta in votazione popolare. Un risultato che, probabilmente, non ha sorpreso nessuno.
 Sorprendente semmai, per restare in tema, la posizione assunta sul tema dal PLR ticinese che, facendo strame di tutti i principi liberali, ha aderito all’iniziativa Minder in chiave puramente populista; ovviamente nel tentativo di guadagnare consensi in vista delle elezioni comunali di Lugano. In mezzo al guado, o (a seconda delle preferenze) col naso in mezzo alla faccia, sono rimasti i deputati liberali-radicali ticinesi a Berna che fin dall’inizio si sono spesi con convinzione a favore del controprogetto per poi vedersi sconfessare dal proprio partito, “a mezzanotte meno cinque”, in base a considerazioni di tipo “squisitamente” elettorale.
 Anche ai kompagni $ocialisti, vale la pena ricordare che a Berna tutti i loro rappresentanti, dal primo all’ultimo, hanno votato il controprogetto. Dunque quest’ultimo proprio così scassato non poteva essere.

La lista d’attesa
Comunque, il voto popolare è stato chiaro. Di conseguenza, tutti devono ora remare affinché la volontà espressa dai cittadini venga tradotta in concrete norme legali. Per questa operazione però ci vorrà del tempo. Del resto il rischio della tempistica era stato evocato chiaramente in occasione del dibattito prima della votazione.
A differenza del controprogetto che sarebbe stato immediatamente applicabile, con l’iniziativa le cose vanno diversamente. Questo vuol dire che, in attesa della concretizzazione dell’iniziativa Minder, potrebbero verificarsi altri casi Vasella.
Al proposito, tuttavia,  bisogna anche ricordare che prima dell’iniziativa Minder ce ne sono altre, anch’esse plebiscitate, che da troppo tempo languono nel limbo, in attesa di trovare applicazione. E’ il caso dell’iniziativa per l’espulsione degli stranieri che delinquono o che abusano del sociale. Questa iniziativa è stata votata nel novembre 2010. Quindi sono passati due anni e mezzo. Ma ancora non si vede nulla. Nel frattempo gli stranieri delinquenti, come pure quelli che abusano nel sociale, non vengono espulsi. Al contrario: rischiano addirittura di venire naturalizzati. Come nel caso dello sparatore di Menznau, spacciato per cittadino elvetico quando in realtà di trattava di un ex asilante kosovaro, naturalizzato in barba ad una condanna a 12 mesi di carcere (!) per banditismo. E non è certo un caso isolato. Basti pensare che, a livello cantonale, la stessa Sezione della popolazione si limita – come pubblicato in questo stesso giornale – ad ammonire cittadini stranieri delinquenti anche quando, per ammissione della stessa Sezione della popolazione, ci sarebbero  i presupposti per un ritiro del permesso. E allora, se i presupposti ci sarebbero, perché non si procede subito al ritiro?
Qui c’è necessità immediata di agire. Perché si creano situazioni di pericolo. Sia per l’incolumità fisica di onesti cittadini che per le casse pubbliche (abusi sociali da parte di stranieri). Eppure, la volontà popolare viene  di proposito  ignorata in nome del politikamente korretto e della voglia matta di obbedire all’UE. Perché c’è gente che pretende che a comandare in Svizzera, alla faccia dei diritti popolari, siano gli eurobalivi di Bruxelles.
In materia di espulsione di stranieri delinquenti, la volontà dei cittadini svizzeri viene disattesa colpevolmente  da due anni e mezzo. Ora, siccome non ci sono iniziative popolari di serie A ed altre di serie B, chi pretende l’immediata applicazione dell’iniziativa Minder dovrà mettersi in fila. Prima si sistema la questione dell’espulsione degli stranieri delinquenti. E’ una semplice questione di precedenze a livello temporale. Ma anche di equità. Infatti non si vede perché i cittadini che hanno votato l’espulsione degli stranieri che delinquono o che abusano del sociale debbano venire eternamente presi per il naso o per altre parti anatomiche. Il loro voto non vale meno degli altri.
Lorenzo Quadri

Libera circolazione delle persone

Stati UE vogliono limitarla
I Paesi “ricchi” vogliono tutelarsi dall’immigrazione nel loro Stato sociale da parte di cittadini di Stati UE in bancarotta. E la Svizzera?

L’immigrazione nello stato sociale è una realtà ben conosciuta alle nostre latitudini. E’ l’ennesima conseguenza negativa della libera circolazione delle persone (che in Ticino ha fatto solo disastri).
In sostanza accade che, grazie alla libera circolazione delle persone, cittadini UE arrivano in Svizzera con lo scopo preciso di farsi mantenere dallo stato sociale finanziato da noi svizzerotti. Arrivano con questo scopo e, naturalmente, lo raggiungono.
In teoria, presupposto per l’ottenimento di un permesso per stabilirsi in Svizzera è disporre di un contratto di lavoro. Tuttavia il contratto di lavoro può anche essere taroccato e venire rescisso nel giro di un paio di mesi o settimane o giorni. Basta che il cittadino UE sia in grado di dimostrare (?) di aver lavorato per un periodo di tempo sufficiente ad aprire un termine quadro, ed ecco che ha il diritto di usufruire delle prestazioni di disoccupazione, senza aver mai contribuito.
Una volta esaurito il termine quadro di disoccupazione, forse che il cittadino UE viene cortesemente invitato a lasciare la Svizzera, dal momento che il permesso di risiedervi era condizionato all’esercizio di un’attività lavorativa, requisito non più dato? No di certo: rimane in Svizzera a carico dell’assistenza. Ed infatti a Lugano il 15% ca delle nuove domande d’assistenza proviene da cittadini UE con permesso B. Si verifica insomma quell’immigrazione nello Stato sociale che la Lega ed il Mattino avevano previsto fin dall’inizio. Ma naturalmente secondo i partiti $torici, come di consueto, non era vero niente; erano tutte frottole della Lega populista e razzista.
Invece nel Canton Berna è stato scoperto, qualche settimana fa, un giro di contratti tarocchi, grazie ai quali cittadini UE (principalmente portoghesi) potevano trasferirsi in Svizzera, per poi mettersi ben presto a carico dello Stato sociale.
Poco ma sicuro che analoghi giri esistono anche in Ticino.

Lettera alla Commissione UE
Mentre gli svizzerotti – malgrado il nostro Paese non sia membro UE – rifiutano di prendere atto dell’ennesima prevedibile conseguenza negativa della libera circolazione delle persone, a porre dei paletti sono gli stessi Stati membri UE. Segnatamente Germania, Austria, Olanda e Gran Bretagna. Ancora una volta, dunque, mentre gli Stati membri della fallimentare Unione europea vogliono limitare la libera circolazione delle persone, la Svizzera continua ad applicarla in modo pedissequo e a proprio svantaggio.
I citati Stati UE hanno infatti annunciato la volontà di inviare una lettera alla Commissione UE. Nella lettera si auspica di realizzare una barriera. Ma come, le barriere non erano cose da leghisti populisti e razzisti? Invece…
In sostanza le quattro nazioni citate vogliono che gli immigrati UE che non hanno mai lavorato  nel loro paese non abbiano il diritto di percepire prestazioni sociali. Ciò vale anche per la copertura delle spese sanitarie. Il messaggio è chiaro: venite da noi e non siete in grado di mantenervi? Affar vostro, non riceverete un centesimo.

Romania e bulgaria
Destinatari del monito sono principalmente i cittadini rumeni e bulgari per i quali a partire dall’anno prossimo la libera circolazione delle persone varrà senza restrizioni. Evidentemente Germania, Austria, Olanda e Gran Bretagna sono preoccupate dell’allarmante fenomeno migratorio che potrebbe derivarne. Con i relativi costi a carico dei paesi con gli Stati sociali più sviluppati, facili bersagli di un “assalto alla diligenza”.
E se i quattro Stati in questione devono preoccuparsi, figuriamoci la Svizzera le cui prestazioni sociali, finanziate dai contribuenti elvetici, sono ancora più attrattive.
Ma, mentre gli stessi Paesi UE corrono ai ripari e vogliono limitare la libera circolazione delle persone, cosa fa la Svizzera che non è neppure Stato membro UE? Naturalmente applica la libera circolazione delle persone alla lettera. Commissiona alla SECO studi farlocchi  per farsi dire che “tout va bien, Madame la Marquise”.  E chi osa puntare il dito contro la libera circolazione delle persone, naturalmente, è un becero populista e razzista.
Lorenzo Quadri

Togliamo subito ogni illusione agli avvoltoi

Lega e Mattino: la lotta continua

Come sempre quando muore qualcuno, gli avvoltoi escono allo scoperto. L’improvvisa dipartita di Giuliano Bignasca non ha fatto eccezione.
La scomparsa del Nano, così inattesa ed incredibile – perché il Nano, semplicemente, era una parte del Ticino, come il monte Brè o i castelli di Bellinzona: nessuno ha mai pensato che potesse venire a mancare –  ha suscitato profonda costernazione in tutto il Cantone. Lo dimostra l’enorme folla che ha partecipato, commossa, all’ultimo saluto di sabato.
Se questo è l’effetto che la dipartita del Nano ha avuto su migliaia e migliaia di ticinesi che non l’hanno conosciuto personalmente, è facile immaginare come si possa sentire chi ha lavorato per anni fianco a fianco con lui. In redazione, in municipio a Lugano, nella Lega.
Anche in queste tragiche circostanze c’è chi, dimostrando cecità politica oltre che bassezza umana, si è voluttuosamente dilettato in previsioni nefaste – che in realtà sembravano più a degli auspici – sul futuro della Lega dei Ticinesi e del Mattino della domenica.
Nessuno è così ingenuo da credere che tutti siano addolorati dalla scomparsa del Nano. Sappiamo bene che c’è chi – partitocrazia in primis, e ancora di più la grande coalizione politico-mediatica antileghista – squallidamente spera di trarre vantaggio dalle disgrazie altrui.
Ebbene, costoro faranno meglio a tornare con i piedi per terra.
Malgrado il dolore di tutti noi sia estremo, malgrado la perdita che abbiamo subito sia gravissima ed irreparabile, il nostro spirito combattivo è quello di sempre. Terremo la nostra disgrazia stretta tra i denti, ma andremo avanti. Certo sarà dura. Ma ce la faremo. La Lega proseguirà e proseguirà anche il Mattino della domenica. “Non molleremo”: è il motto che ci siamo scelti e a cui terremo fede ad ogni costo.
Del resto, vent’anni fa si diceva che la Lega sarebbe stata un fenomeno passeggero. Dieci anni fa la si dava per spacciata. Invece nel frattempo il nostro Movimento ha raddoppiato i seggi in Consiglio di Stato, nel Municipio di Lugano, in Consiglio nazionale, ed è entrato in numerosi esecutivi comunali. Quindi i nostri nemici faranno bene a non abbandonarsi alle loro illusioni. Che, come non si sono realizzate fino ad adesso, non si realizzeranno né ora né mai.
Il Mattino continuerà, di domenica in domenica, a denunciare le magagne della partitocrazia. A puntare il dito contro le devastanti conseguenze delle scelte imposte da quest’ultima. Continuerà a formulare in modo forte e chiaro le proposte ed i messaggi politici della Lega dei Ticinesi. E a provocare travasi di bile ai moralisti a senso unico ed in funzione partitica, che negli scorsi giorni non hanno perso l’occasione – ma quando mai! – di mostrare a tutto il Cantone di quale (squallida) pasta siano fatti.
Il Mattino e la Lega continueranno, in nome del Nano, le battaglie degli ultimi 23 intensissimi anni. “Non molleremo”. Nemmeno di un millimetro.
Il Ticino ed i ticinesi non verranno lasciati in balìa della partitocrazia, degli spalancatori di frontiere, della coalizione del “tassa e spendi”, di chi vuole distruggere il Paese per portarlo nell’Ue, di chi ha fatto della genuflessione nei confronti degli eurobalivi la propria vocazione, dei neosvizzeri che entrano in politica per sfogare il proprio odio contro la Svizzera.
Una volta dicevamo: “siamo pochi ma ci siamo”. Adesso diciamo: siamo tanti e ci siamo. E andremo avanti, se possibile, con ancora maggior determinazione di prima. Lo dobbiamo al Nano. E lo dobbiamo ai Ticinesi che, nel corso degli anni, ci hanno onorati del loro sostegno e della loro fiducia. E che continuano a farlo.
Lorenzo Quadri

Lo hanno fatto svizzero malgrado fosse stato condannato per banditismo!

Lo sparatore di Menznau: esempio di naturalizzazione facile

La sparatoria di Menznau (Lucerna) solleva un problema di non poco conto.
Che non è quello,  evidenziato voluttuosamente ed a fini di strumentalizzazione politica dalla $inistra e dagli organi d’informazione che la spalleggiano, RSI in testa, delle armi legali detenute in Svizzera.
Infatti lo sparatore si è procurato in modo illecito la pistola utilizzata per il proprio crimine. Che non è una pistola militare. Quindi non c’è alcun appiglio reale per puntare il dito contro le armi legalmente custodite al proprio domicilio dagli onesti cittadini, con l’obiettivo di abolire l’arma d’ordinanza in casa e quindi di colpire l’esercito di milizia.
No, il problema che emerge con prepotenza dal fatto di sangue lucernese è un altro. Uno di quei problemi che, secondo i ben(?)pensanti, avrebbero dovuto essere delle semplici balle populiste e razziste. Uno di quei problemi su cui la Lega ed il Mattino battono il chiodo da ormai più di due decenni, con tenacia, coerenza e cognizione di causa.
Ossia quello delle naturalizzazioni facili.
Il pluriomicida di Menznau, infatti, inizialmente è stato descritto come “cittadino svizzero”. Ben presto si è però scoperto che le cose stavano molto diversamente. Infatti lo sparatore di svizzero aveva assai poco, trattandosi di un ex asilante kosovaro-albanese. Costui, e qui viene il bello (si fa per dire) è stato naturalizzato malgrado fosse tutt’altro che incensurato: a suo carico risulta infatti una condanna a ben un anno di prigione per banditismo, nel 1998.
Eppure il passaporto rosso è arrivato lo stesso. Questo dimostra come le naturalizzazioni facili, ben lungi dall’essere una fantasia populista e razzista, siano invece un’allarmante realtà. Esse sono, inoltre, solo un tassello di una politica degli stranieri sballata, dettata dall’ipocrisia politicamente corretta e che fa a pugni con la volontà popolare. Ricordiamo infatti che il popolo ha accettato l’iniziativa popolare che chiede l’espulsione dei cittadini stranieri che delinquono e che abusano dello stato sociale. Ebbene attualmente, e il caso di Lucerna lo dimostra, gli stranieri che delinquono non solo non vengono espulsi, ma vengono addirittura premiati con l’ottenimento del passaporto elvetico.
Se poi pensiamo che la Sezione della popolazione si limita a mandare dei semplici ammonimenti a cittadini stranieri che delinquono quando ci sarebbero – per ammissione della Sezione medesima – i presupposti per un ritiro del permesso di dimora, ben ci si rende conto delle derive in cui il paese si è imbarcato. Altro che populismo e razzismo!
Altro che tentare di strumentalizzare la tragedia  di Menznau a fini politici con l’obiettivo di ribaltare la volontà popolare chiaramente espressa due anni fa in materia di armi d’ordinanza, da caccia e sportive legalmente custodite al domicilio.
A cosa miri questa strumentalizzazione, invero assai squallida e fatta da chi, con il consueto moralismo a senso unico, accusa gli altri di strumentalizzare, è facile capirlo. Attaccando il principio dell’arma d’ordinanza a domicilio si colpisce una specificità svizzera e si colpisce l’esercito di milizia, come pure il concetto stesso di milizia, parte integrante della nostra svizzeritudine.
La quale, secondo i fautori dell’internazionalismo politicamente corretto, va denigrata. I cittadini svizzeri non devono essere orgogliosi del proprio paese e delle proprie radici. Essi devono, al contrario, rinnegarli e disprezzarli, e devono disprezzare il lavoro dei propri padri.
Altrimenti rischiano di mettersi in testa di difendere il proprio paese dagli attacchi esterni. Altrimenti non si riesce a dissolverli nel bieco calderone europeista.
Sull’esercito di milizia i cittadini saranno chiamati ad esprimersi ancora entro la fine di quest’anno. Ecco quindi che, per certuni, ogni occasione è buona per tentare di fare propaganda contro. Anche, letteralmente, a cadaveri ancora caldi.
Lorenzo Quadri