Il quasi ex ministro italiano Saccomanni batte cassa in Svizzera: La consigliera federale del 5% pensi bene a quello fa

Non abbiamo nessun motivo per fare concessioni alla vicina Penisola che non ha affatto migliorato il suo atteggiamento nei nostri confronti

Come Sommaruga ha annunciato e disdetto la visita in Ticino, allo stesso modo il premier italiano in scadenza Enrico Letta prima ha raccontato ai quattro venti che sarebbe venuto in Svizzera per l’annosa questione dello scambio di informazioni bancarie poi ha rinunciato mandando il suo tirapiedi (altrettanto “a termine” di lui, ovviamente) Saccomanni. Ovviamente non piangiamo per nessuno dei due bidoni testé citati.

La kompagna Sommaruga, esponente del P$$ che oltre a volere le frontiere spalancate vuole pure l’adesione all’UE, può tranquillamente starsene sull’Altopiano a raccontare le sue fregnacce su come è bella la circolazione e come è interessante poter assumere frontalieri a basso costo lasciando a casa i ticinesi e che per la splendida opportunità di rimanere a casa in disoccupazione ed in assistenza i ticinesi, se non fossero i caproni che sono, dovrebbero non solo sostenere la libera circolazione delle persone, ma anche ringraziare il lodevole Consiglio federale. Allo stesso modo, Enrico “sedia a dondolo” Letta può benissimo starsene a Roma a farneticare sui tesori degli italiani da rimpatriare.

Niente regali
Non c’è nessun motivo di fare concessioni all’Italia ed al governo italiano che, vedendosi vicino al capolinea, a scopo elettorale vorrebbe far vedere urbis et orbis  di aver mazzuolato gli svizzerotti. Evidentemente Letta ha calcolato che, poiché la Svizzera, grazie ad un Consiglio federale di cui ci si può solo vergognare, cala le braghe anche davanti a stati falliti, la missione è di quelle facili-facili.

Intanto si scopre dal vertice di Davos che l’Italia  non ha alcun interesse nel sistema Rubik con una trattenuta alla fonte e il mantenimento dell’anonimato per il cliente. Evidentemente, avendo visto che, grazie alla ministra del 5% – eletta dai $ocialisti ed ostaggio dei medesimi,  e rappresentante di un partito il cui presidente di lavoro fa il lobbysta dell’UBS – la Svizzera cala le braghe, Letta gioca al rialzo.

Un paio di banalità
Al tirapiedi di Letta, ossia il quasi ex ministro Saccomanni, è bene ricordare un paio di banalità che sicuramente Eveline “Sì badrone” Widmer Schlumpf si è ben guardata dal fargli notare.

Ad esempio che negli scorsi mesi il governo della vicina ed ex amica Penisola si è impegnato nel diffondere il panico tra i cittadini italiani con relazioni bancarie in Svizzera orchestrando tramite la stampa a lui vicina campagne propagandistiche annuncianti la fine del segreto bancario elvetico.

Obiettivo palese: spaventare i clienti italiani delle banche elvetiche per “convincerli” a rimpatriare capitali in fretta e furia. Naturalmente a danno della piazza finanziaria ticinese e dei suoi posti di lavoro.

Il tirapiedi Saccomanni, prima di mettere il naso in Svizzera, dovrebbe anche ricordarsi che il nostro paese ancora figura sulle black list italiane illegali. Quindi o comincia a toglierlo, oppure che se ne stia a casa sua sull’esempio della Simonetta, perché non c’è proprio niente da trattare.

Invasione incoraggiata
C’è poi ovviamente  tutto il capitolo dell’invasione di frontalieri e padroncini a seguito della devastante libera circolazione, invasione fomentata proprio dall’Italia poiché il Ticino è valvola di sfogo della crisi nera e senza via d’uscita in cui si dibatte la vicina Penisola (in Lombardia i poveri sono triplicati in pochi anni, mentre il tasso di disoccupazione è a livelli spagnoli). Ma naturalmente noi non solo continuiamo a versare i ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri ma dobbiamo pure sentire l’acuta europarlamentare Comi, eletta per meriti misteriosi, andare a lamentarsi che le aziende svizzere licenzierebbero prima i frontalieri (magari fosse vero!) e che li insulterebbero anche (?).

E dobbiamo ancora ricordare per l’ennesima volta la débâcle del trenino dei puffi Stabio-Arcisate,  che costerà al contribuente svizzerotto 200 milioni di Fr per far arrivare i frontalieri in treno (sic! Invece di lasciarne a casa la metà…) Intanto l’Italia sulla tratta di propria competenza non solo non fa i compiti, ma ci voleva pure rifilare la terra contaminata dall’arsenico! E come la mettiamo con i continui dispetti doganali da parte della Guardia di finanza?
Non c’è quindi l’ombra di un motivo per cui dovremmo fare concessioni all’Italia.

La ministra del 5% pensi bene a quello che fa, perché i 7 scienziati del Consiglio federale di disastri in Ticino ne hanno già fatti a iosa.

Anzi, come regalo di benvenuto al quasi ex ministro Saccommanni introduciamo dei bei blocchi quotidiani al confine anti-padroncini. Tanto si autofinanziano ampiamente con le contravvenzioni.
Lorenzo Quadri

Iniziativa popolare “il finanziamento dell’aborto è una questione privata”: E’ normale che paghino tutti?

Chi liberamente sceglie la via dell’aborto quale “contraccezione a posteriori” deve assumersene anche le responsabilità finanziarie, stipulando un’assicurazione complementare

Il 9 febbraio i cittadini svizzeri saranno chiamati ad esprimersi anche sull’iniziativa popolare “il finanziamento dell’aborto è una questione privata”.

L’iniziativa, è bene chiarirlo subito, non intende vietare l’aborto, ma chiede che esso non venga più finanziato tramite l’assicurazione malattia di base, bensì stipulando una prestazione complementare. Nel caso in cui la gravidanza mettesse in pericolo la salute della madre o fosse dovuta a violenza carnale, l’aborto rimarrebbe comunque coperto dall’assicurazione di base.

Europeisti
Chi si oppone all’iniziativa obietta che i costi della gravidanza e del parto sono coperti dall’assicurazione di base e quindi ciò deve continuare a valere anche per l’aborto. Ma la differenza tra le due situazioni è abissale. Le casse malati giustamente coprono quei costi che servono a tutelare la vita, come è il caso della gravidanza e del parto; l’aborto, al contrario, serve a distruggere la vita, e quindi imporne il finanziamento a tutti i cittadini è un’assurdità anche di principio. Da notare che una sentenza della Corte di giustizia della Comunità europea precisa che l’embrione è una forma di vita con piena dignità umana. Stranamente, ma guarda un po’, i turboeuropeisti nostrani questa volta non se ne curano…

Questione di responsabilità

L’iniziativa “il finanziamento dell’aborto è una questione privata” mira a far diminuire i costi dell’assicurazione di base e a rafforzare il principio di responsabilità, che sta alla base di quel “modello elvetico” con cui tanti si sono riempiti la bocca a sproposito anche in tempi recenti (sentire infatti sostenitori degli accordi bilaterali e delle devastanti “aperture” all’UE, ovviamente sempre a senso unico perché siamo sempre e solo noi che ci dobbiamo “aprire”, parlare di “modello elvetico” è roba da far rizzare i capelli in testa).

L’aborto non è, e nemmeno può diventare, un sistema di contraccezione a posteriori. Chi sceglie liberamente (quindi ciò non vale in quei casi in cui la gravidanza costituisce un pericolo per la salute della madre o è la conseguenza di una violenza) di percorrere questa via, se ne deve anche assumere la responsabilità; compresa, ovviamente, quella finanziaria. Il minimo che si può pretendere è che i costi di questa scelta non vengano fatti gravare su tutti i cittadini – i quali già pagano premi di cassa malati che continuano a crescere in modo ingiustificato – compresi quegli uomini e quelle donne che per motivi etici sono contrari all’aborto. Anche queste persone, infatti, hanno il diritto di veder rispettate le loro convinzioni etiche; mentre attualmente pare che meritevoli di rispetto siano solo le convinzioni che rientrano nei canoni del politikamente korretto pseudo-sedicente-“progressista”. Far pagare i costi dell’aborto a chi è contrario a questa pratica è una violazione della libertà di coscienza.

Soprattutto stranieri

Da notare che ad abortire sono soprattutto straniere. Infatti il tasso di aborto tra le donne straniere residenti in Svizzera è oltre il triplo di quello tra le donne svizzere. E il cittadino elvetico paga il conto dell’ennesimo fallimento della cosiddetta società multikulturale.

Non dimentichiamo poi che i costi dell’aborto non sono limitati all’intervento concreto: esso infatti causa non di rado, come dimostra un ampio studio inglese pubblicato nel 2011, disturbi psichici anche gravi tra le donne che vi si sono sottoposte. Il risultato, oltre alla devastazione della qualità di vita delle persone interessate, sono costi sanitari aggiuntivi molto elevati.

E’ indubbiamente nell’interesse di tutti i cittadini, uomini e donne, che i costi dell’assicurazione malattia, i quali come ben sappiamo nel nostro paese hanno raggiunto livelli stellari, calino. L’iniziativa farà anche diminuire il numero degli aborti, ciò che è sicuramente positivo.

Non è accettabile che la collettività tutta sia chiamata a cofinanziare scelte discutibili, fatte spesso da persone straniere; ancora meno accettabile è che alla cassa venga chiamato anche chi si oppone all’aborto per questioni di coscienza. Chi vuole essere libero di ricorrere a questo mezzo, si finanzi un’apposita assicurazione complementare senza far pesare le conseguenze finanziarie delle proprie azioni sulla collettività. Personalmente, il prossimo 9 febbraio voterò Sì all’iniziativa “il finanziamento dell’aborto è una questione privata”.
Lorenzo Quadri

E si lamentano pure del menù: Alla Stampa 80% di detenuti stranieri

Confermato quanto già scritto dal Mattino nei mesi scorsi

Ma guarda un po’: “en passant” si apprende che attualmente l’80% dei detenuti presso il penitenziario cantonale della Stampa sono stranieri. Una percentuale che, se si considera anche il carcere giudiziario de La Farera, sale allegramente al 90%.
Queste cifre, il Mattino le aveva già anticipate alcune settimane fa, pubblicando i dati relativi all’anno 2012, forniti dal Consiglio di Stato nella risposta ad un atto parlamentare del deputato leghista Massimiliano Robbiani.
Quindi l’80% dei circa 130 detenuti della Stampa è straniera. Nel 2012 (ultimo dato ufficiale) le giornate di carcerazione di cittadini stranieri sono state 52mila. Secondo le cifre fornite dal Cantone, una giornata di detenzione alla Stampa costa al contribuente 323 franchi. Quindi più di una giornata in un grand hotel. A questo punto i conti della serva sono presto fatti: 323 Fr per 52mila giornate fa 17,16 milioni di Fr.

I delinquenti stranieri alla Stampa costano quindi al contribuente ticinese circa 20 milioni di Fr all’anno. Dunque, si tagliano i sussidi di cassa malati per 14 milioni di Fr, ma si spendono 20 milioni per alloggiare i criminali stranieri alla Stampa! E parliamo solo della spesa netta, senza contare le paccate di milioni spese per costruire le strutture carcerarie.

Da notare che la cifra è pure corretta al ribasso, dal momento che il numero dei detenuti stranieri aumenta in continuazione, mentre in proporzione quello degli svizzeri diminuisce.

Nel 2011 su 59mila giornate di carcerazione in totale, 13mila erano di svizzeri e 46mila di stranieri. Nel 2012, per contro, le giornate di carcerazione sono state 62mila di cui 10’500 di detenuti svizzeri e 51’500 di stranieri.
Da notare pure che questo 80% di detenuti stranieri proviene anche da etnie in guerra tra loro e crea quindi problemi di gestione al personale carcerario, con i relativi costi. Ecco cosa ci si guadagna ad essere multikulturali, ad “aprirsi”, perché guai a passare per populisti e razzisti!

Aperture scriteriate
Quindi, per l’ennesimo utilizzo costruttivo del denaro del contribuente possiamo ringraziare la politica scriteriata delle frontiere spalancate, voluta dai partiti $torici – quelli che adesso tentano maldestramente di fare il salto della quaglia ed invocano la chiusura dei valichi di confine dopo l’ultima serie di rapine nel Mendrisiotto – grazie alla quale ci siamo riempiti di feccia proveniente dai quattro angoli del globo.

Il  Consiglio federale, nell’ambito delle trattative sugli Accordi bilaterali, ha accettato di svendere l’occupazione e la sicurezza degli svizzeri ed in particolare dei ticinesi, esposti senza alcuna protezione all’invasione da sud, ad opera sia di cercatori d’impiego che di delinquenti. Però non ha avuto gli attributi di imporre, che, come minimo, la devastante libera circolazione delle persone prevedesse l’obbligo per il paese UE d’origine di far scontare in patria le pene irrogate ai propri galeotti che delinquono in Svizzera. E’ infatti lampante che il cittadino straniero che non solo commette reati in Svizzera ma finisce addirittura in carcere deve venire espulso dal nostro paese. Soprattutto considerando che, nell’attuale regime buonista e politikamente korretto, solo gli automobilisti vengono perseguitati con fare inquisitorio, mentre i delinquenti rimangono a piede libero. Per andare in prigione bisogna quindi averla combinata bella grossa.

Menu non abbastanza lussuoso

E non è ancora finita. Non solo l’80% dei detenuti della Stampa sono stranieri, ma questi stranieri hanno ancora la tolla di lamentarsi per il trattamento all’”hotel Stampa”, che di sicuro non assomiglia, ma nemmeno lontanamente, alle prigioni dei paesi di provenienza di questi bellimbusti.

Nei giorni scorsi infatti un gruppo di detenuti – dalla composizione della popolazione carceraria si desume che siano quasi tutti stranieri –  ha avuto l’alzata d’ingegno di protestare contro il vitto della Stampa. Infatti il Dipartimento delle Istituzioni quale giustissima misura di risparmio ha deciso di ridurre l’impiego di carne nei pasti.

Carne tutti giorni

Qui occorre aprire un altro promemoria. Negli scorsi mesi da queste  colonne abbiamo pubblicato alcuni menu della Stampa (vedi a lato). Sembrano quelli di un ristorante non diciamo di lusso, ma certamente di buon livello. La carne vi figura tutti i giorni, quando non addirittura più volte al giorno. Ci sono tanti onesti cittadini ticinesi che la carne se la possono permettere un paio di volte alla settimana! Ci sarebbe poi mancato altro che si tagliassero i sussidi di cassa malati ma si continuasse a servire carne più volte al giorno ai detenuti stranieri della Stampa i quali, sia detto per inciso, possono pure scegliere i menu per vegetariani o per musulmani.

Quindi le forniture di carne e di uova fresche sono state giustamente decurtate (bravo Norman Gobbi!) e i detenuti quasi tutti stranieri hanno pensato bene di insorgere. Intendiamoci: se vogliono fare lo sciopero della fame, sono liberissimi…
Ci vuole già una bella faccia di bronzo a venire in Svizzera come ospiti, a ringraziare per l’ospitalità ricevuta delinquendo, e poi ad avere ancora da ridire sul trattamento carcerario non sufficientemente lussuoso! Se a lorsignori non va bene il menu della Stampa, non dovevano delinquere. Non ci pare un ragionamento poi così difficile.

Il 9 febbraio…
Ricordiamoci bene una cosa: situazioni come quelle sopra descritte, che gridano vendetta, sono l’ennesimo frutto di una politica migratoria scriteriata. Pensiamoci bene il 9 febbraio votando sull’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”!
Lorenzo Quadri
 

Libera circolazione delle persone: un disastro annunciato

Contingentare frontalieri e padroncini è una necessità vitale per il Ticino

In Ticino la situazione in regime di libera circolazione delle persone è allarmante. L’esplosione del frontalierato provoca, sul mercato del lavoro, il soppiantamento dei ticinesi e dei residenti con frontalieri. I successi elettorali riportati da chi, come la Lega dei Ticinesi, fin dall’inizio si è schierato contro la devastante libera circolazione delle persone, dimostrano che la situazione è allarmante. Fingere di non vederla, nascondendosi dietro statistiche addomesticate come fanno gli uffici federali, serve solo a peggiorare le cose.

Del resto perfino le cifre ufficiali dimostrano al di là di ogni dubbio che il problema esiste: il tasso di disoccupazione in Ticino è del 5% contro il 3.5% a livello nazionale; quello della disoccupazione giovanile del 6.5% contro il 3.5% nazionale. Da notare che i disoccupati reali sono almeno il doppio di quelli che appaiono nelle statistiche.

Frontalieri raddoppiati

In Ticino il numero dei frontalieri è passato da 26mila nel 1998 a 60mila a fine 2013. Quindi è più che raddoppiato.
Nel 2004 è caduta la priorità dei residenti nelle assunzioni. Dal 2004 ad oggi i frontalieri sono passati da 33mila a 60mila. Nello stesso periodo, nel settore terziario i frontalieri sono passati da 16mila a 33mila. I frontalieri aumentano dunque in maniera esponenziale proprio in quegli ambiti in cui non c’è bisogno di manodopera d’importazione.

In Ticino i frontalieri sono ormai più di un quarto della forza lavoro totale; chiunque è in grado di rendersi conto che una simile proporzione è insostenibile, basti pensare che a livello svizzero i frontalieri sono poco più del 5%. E che nel solo Ticino si trova circa il 20% dei frontalieri totali.

Lavoro temporaneo

Anche nelle agenzie di lavoro interinale il numero dei frontalieri è aumentato in maniera vertiginosa a partire dal 2002. I frontalieri attualmente attivi per le agenzie di lavoro temporaneo sono 4000. Quindi un esercito di precari che diminuisce ulteriormente le possibilità d’impiego dei ticinesi.

Lo studio sui frontalieri pubblicato nel maggio 2013 dall’ufficio di statistica del Canton Ticino (quindi non dalla Lega dei Ticinesi) indica come il profilo formativo dei frontalieri è sempre più simile a quello dei residenti. Chiara dimostrazione che i frontalieri non colmano più le lacune dell’economia, ma si sostituiscono ai ticinesi in tutti i settori. Compreso quello dell’insegnamento, in cui la presenza di frontalieri dal 1998 ad oggi è aumentata del 1000%, quindi è decuplicata. Con tutte le conseguenze del caso.

Il Ticino ha bisogno dei frontalieri?

Il Ticino ha bisogno di un certo numero di frontalieri. Quelli che svolgono effettivamente quei lavori per cui non si trova un numero sufficiente di addetti tra i residenti. Ma per procurarsi questi frontalieri non c’è bisogno della libera circolazione delle persone. La libera circolazione delle persone ha spalancato le porte proprio a quei frontalieri di cui non abbiamo bisogno, anzi: vale a dire, quelli che soppiantano i ticinesi nelle assunzioni. Per questo diciamo che la libera circolazione delle persone per il Ticino è una catastrofe. E lo sarà sempre di più in considerazione del progressivo ed allarmante degrado della situazione occupazionale in Italia; compreso il Nord Italia dove il numero dei poveri è triplicato dal 2006.

I frontalieri di cui il Ticino ha bisogno, ovvero al massimo 35mila, sui livelli del 2004, se li può benissimo procurare in regime di contingentamento. Quindi la libera circolazione delle persone non serve.

Padroncini

Una forma particolarmente perniciosa di frontalierato è quello provocato dai cosiddetti padroncini, ossia dagli indipendenti in arrivo dall’Italia, come pure dai lavoratori distaccati. Nel 2005 le notifiche erano 7’800. Nel 2012 erano esplose a 21’300, l’equivalente di quasi 3000 posti di lavoro; impieghi che vanno persi all’economia locale. Per fine 2013 si calcola che fossero 35mila.

I padroncini, come emerso nei controlli, purtroppo finora troppo rari, effettuati ai confini, presentano un altissimo tasso di illegalità. Alcuni controlli hanno evidenziato il 50% di irregolari, in un’occasione il tasso identificato era addirittura del 100%. Ovvero, nessuno dei fermati era in regola. Questo perché i padroncini le imposte e gli oneri sociali non li pagano da nessuna parte. Il Ticino è dunque confrontato con una vera e propria invasione da parte di questi operatori che, tramite concorrenza sleale, mettono in ginocchio gli artigiani e le piccole e medie imprese del Cantone.
La libera circolazione indiscriminata sta esponendo il Ticino ad una vera e propria invasione dall’Italia. Il nostro Cantone è diventato una valvola di sfogo per i problemi occupazionali della vicina Penisola – e questo a scapito dei residenti. Anche i giornali lombardi se ne rendono conto. La situazione è tale che in Ticino perfino la sezione cantonale dei verdi ed importanti esponenti $ocialisti sostengono l’iniziativa contro l’immigrazione di massa.
Tornare ad un regime di priorità dei residenti è una necessità vitale per il nostro Cantone.

E’ dunque indispensabile sostenere con convinzione l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”.
Lorenzo Quadri

L’ennesimo pretesto per multare gli automobilisti

Da inizio anno obbligo di circolare con i fari accesi anche in pieno giorno
Siamo poi curiosi di vedere se e come frontalieri e padroncini verranno sanzionati

Dall’inizio dell’anno, è in vigore per gli automobilisti  l’obbligo ridicolo di circolare con i fari accesi anche in pieno giorno.
Tale obbligo è frutto dell’ennesima imposizione insensata in arrivo da Berna. E’ evidente che i fari accesi sotto il sole a picco non servono ad un tubo, e non aumentano la visibilità dei veicoli. Saremmo curiosi di sapere quanti incidenti in pieno giorno, secondo gli scienziati bernesi, sarebbero stati causati da insufficiente visibilità di una vettura e sarebbero quindi stati evitati se il veicolo in questione avesse circolato con i fari accesi. Non c’è bisogno di una laurea in astrofisica per indovinare che la risposta è:  zero.

Oltretutto accendere i fari di giorno comporta un evidente spreco energetico; in barba al risparmio e all’ecologia. Le prese in giro continuano: prima si insegna la “guida ecologica”, poi si obbliga a circolare con i fari accesi in pieno giorno.

E’ chiaro anche a quello che mena il gesso che il nuovo obbligo – oltre a rafforzare lo spiacevole luogo comune del “ciò che non è proibito è obbligatorio” – altro non è che un pretesto per sanzionare l’automobilista, sempre più criminalizzato e tartassato.

Sempre lo stesso obiettivo
L’obiettivo è sempre il solito: ostacolare con ogni mezzo l’utilizzo dell’automobile, generando nel conducente ridicoli sensi di colpa a suon di panzane ideologiche politikamente korrette.

L’automobilista, vizioso per definizione, va bastonato sempre, comunque, e con ogni pretesto. Compreso il più inverosimile. Ad esempio i fari spenti sotto il solleone.  Le regole persecutorie imposte dal programma ideologico “via sicura” – sciaguratamente accettato dalle Camere federali ed in vigore ormai da oltre un anno – forniscono una dimostrazione lampante di tale mentalità. Basti pensare che la sanzione che si rischia per un eccesso di velocità senza alcuna conseguenza pratica è più o meno la stessa cui va incontro l’autore di una rapina a mano armata. Una situazione che ben dimostra la stridente ipocrisia dell’ideologia politikamente korretta: scandaloso buonismo nei confronti dei criminali, caccia alle streghe per il cittadino al volante.

Reati inventati dal nulla

I fari sempre accesi ben si iscrivono in questo andazzo. Sotto il falso pretesto di una presunta “sicurezza stradale” – un mantra, questo, in grado di sdoganare di tutto e di più –  ci si inventa un nuovo argomento per sanzionare l’automobilista. E, ovviamente, per incassare le contravvenzioni. Criminalizzare per poi mungere: il disegno è sempre lo stesso. Sicché quello che fino al giorno prima era normale ed ovvio viene trasformato, senza alcun motivo plausibile, in un reato.
 Fino a pochi anni fa, chi circolava con i fari accesi di giorno, veniva invitato a spegnerli  (ad esempio a suon di “bilux”) come è logico che sia. Dal 2014, ancora una volta, l’ideologia soppianta la logica. Quale sarà il prossimo obbligo? Magari quello di circolare con il clacson sempre in funzione per farsi notare di più?

Attendiamo le multe
E non ci si venga a raccontare la fregnaccia delle auto moderne che accendono i fari contemporaneamente al motore. Mica tutti hanno vetture dell’ultimo modello. Chi non le ha è dunque più a rischio di incorrere nella nuova, ridicola infrazione. Quindi ancora una volta si va a penalizzare i meno abbienti:  quelli che non si possono permettere le macchine ultimo modello. Ma anche chi non ritiene di cambiare la vettura di cui è soddisfatto per venire incontro all’ennesima fetecchia federale. 

Eppure, il voto dello scorso novembre contro la vignetta a 100 Fr dovrebbe pur aver insegnato qualcosa anche ai più duri di comprendonio. Il messaggio lanciato dai cittadini-automobilisti  è chiaro: siamo stufi di venire munti. Al momento di votare sull’iniziativa popolare “della mucca da mungere” si arriverà, dunque, ad un’altra resa dei conti.

Intanto siamo proprio curiosi di vedere quanti automobilisti verranno multati per fari spenti sotto il sole estivo. Ci aspettiamo quanto meno che nei confronti dei frontalieri e dei padroncini venga attuata la tolleranza zero.
Lorenzo Quadri

Lugano, segnale chiaro del municipio a maggioranza leghista: Via subito i “mazzettari”

Quanto è successo all’interno dell’amministrazione pubblica di Lugano con i due funzionari che prendevano mazzette da un imprenditore, guarda caso “non patrizio”, lascia davvero l’amaro in bocca.

I due dipendenti della città hanno agito in modo astuto giocando su piccoli importi per non dare nell’occhio e rimanere nel campo della plausibilità. Questo su un arco di anni. Senza una denuncia non sarebbero probabilmente mai stati scoperti.
Oggi il lavoro vale oro, soprattutto un posto sicuro nell’ente pubblico.  Come si può pensare di gettare  via tutto, di rovinarsi la vita per tangenti che a quanto pare ammonterebbero a 30mila Fr o giù di lì?

E’ chiaro poi che l’accaduto rischia di far planare l’ombra del sospetto su chi invece lavora in modo onesto e c’è da sperare che adesso non si vogliano piazzare controllori ovunque, ostacolando l’attività cittadina.

Le prime reazioni al preoccupante episodio di mazzette non possono che essere quelle espresse dal sindaco Borradori: tristezza, amarezza e anche rabbia per quanto accaduto. Il municipio a maggioranza leghista ha voluto dare subito un segnale forte: decidere senza indugio per il licenziamento dei due dipendenti. Tutti possono sbagliare, ma qui ci sono delle truffe astute portate avanti sull’arco di più anni e mettendo in campo tutti gli accorgimenti per non farsi scoprire. Gli autori sono più che recidivi.

Il municipio ha quindi voluto prendere la strada più diritta possibile; si fosse voluto rispettare pedissequamente le procedure, la posizione sarebbe stata forse più sfumata. Ma la situazione non lasciava spazio per le sfumature. Chi si è impossessato indebitamente di soldi pubblici, sistematicamente e per lungo tempo, pochi o tanti che siano questi soldi, non può neanche pensare di rimanere nell’ente pubblico. Lasciare aperto anche un solo spiraglio sarebbe stato sbagliatissimo. Per vari motivi. Tanto per cominciare, il risanamento finanziario della città richiederà il contributo dei cittadini luganesi; questo contributo presuppone fiducia, e la fiducia bisogna guadagnarsela.

Ma soprattutto un intervento deciso era necessario per motivi di equità in relazione alla situazione occupazionale attuale. Una situazione che sappiamo bene essere particolarmente difficile, e la devastante libera circolazione delle persone porta, al proposito, delle pesanti responsabilità. A Lugano si è superata la soglia di 1100 casi d’assistenza, quando fino ad un paio di anni fa si navigava attorno agli 800. Il problema è particolarmente acuto tra i giovani: nel corso del 2013 sempre a Lugano le persone in assistenza sotto i 25 anni sono aumentate del 30%.

E’ ovvio che, quando ci sono tanti luganesi onesti, giovani e meno giovani, che malgrado gli sforzi non trovano un lavoro,  è del tutto impensabile che un municipio di Lugano non licenzi immediatamente dei “mazzettari”. E vedremo se qualcuno avrà il coraggio di fare ricorso.
Lorenzo Quadri

Rapine in casa, la misura è colma! Chiudere le frontiere e mettere i cittadini in grado di difendersi

A Novazzano lunedì sera tre malviventi si sono introdotti in un’abitazione di via Resiga: hanno minacciato con un’arma un uomo e si sono fatti aprire la cassaforte. Dopodiché gli hanno legato le mani e l’hanno chiuso in una stanza da letto.
In Ticino simili episodi fino a qualche anno fa non succedevano. Sono l’ennesimo regalo, e pazienza se ci ripetiamo, della devastante libera circolazione delle persone. I criminali che commettono queste aggressioni sono tutti stranieri. “Bisogna aprirsi” starnazzano i rottamatori della Svizzera, Burkhalter in testa. “Bisogna aprirsi”, gracchiano i politikamente korretti, e chi non è d’accordo viene delegittimato come un becero populista e razzista che non ha diritto di parola.
Ecco il risultato delle “aperture” scriteriate.

E’ quindi evidente che bisogna fare retromarcia, ma a tutto gas. Come scrivevamo la scorsa settimana, la kompagna Simonetta Sommaruga, esponente del partito $ocialista che vuole l’adesione alla fallita UE, invece di annunciare e disannunciare visite in Ticino, aggiungendo al menefreghismo bernese anche la presa in giro, se vuole guadagnare qualche punto nel nostro Cantone cominci con il sospendere l’accordo di Schengen.

Ciliegine sulla torta

Come ciliegina sulla torta, e non si tratta proprio di una ciliegina, ricordiamo che da quest’anno è in vigore a pieno titolo la libera circolazione anche con Romania e Bulgaria, ciò che ha già suscitato reazioni in Germania la quale teme, a ragione, l’immigrazione di massa (sic) nel proprio Stato sociale.

Grazie alla libera circolazione delle persone ed ai fallimentari accordi di Schengen, i cui sostenitori – i partiti $torici ed i loro rappresentanti di ogni ordine e grado – hanno raccontato la ridicola storiella che smantellando i controlli in dogana si aumenta la sicurezza, e il colmo è che la maggioranza dei cittadini elvetici, ticinesi ovviamente esclusi, ci hanno pure creduto, siamo giunti a situazioni da Far west.

Al proposito teniamo presente due simpatiche notizie arrivate praticamente in contemporanea con le rapine di Pedrinate e Novazzano, ossia:

1) l’80% dei detenuti alla Stampa sono stranieri. Questa era un’informazione che il Mattino aveva già dato alcune settimane f;, ma naturalmente erano tutte balle populiste e razziste.

2) Alcuni galeotti, presumibilmente non patrizi di Corticiasca come si desume dai dati statistici di cui sopra, alla Stampa hanno minacciato agitazioni perché il cibo non era di loro gradimento! Eccole le meraviglie della multikulturalità completamente fallita che fa tanto chic ed illuminato e “progressista”! (Ovviamente nessuno impedisce ai detenuti che protestano contro il menù della Stampa di fare lo sciopero della fame…).

A mali estremi, estremi rimedi

La delinquenza straniera senza scrupoli ha trovato in Svizzera il Paese del Bengodi. Frontiere spalancate, case senza dispositivi di sicurezza (perché non siamo abituati alle rapine in casa e nemmeno vogliamo abituarci), molte persone anziane che costituiscono dei bersagli facili. E allora chiariamolo  che questo non è il paese del Bengodi. Facciamolo prima che sia troppo tardi.

 Il cittadino aggredito in casa deve potersi difendere e deve avere la legge “dalla sua”; qualunque cosa accada.
Questo significa che chi viola con scopi criminosi l’abitazione altrui lo fa interamente a proprio rischio e pericolo. L’eccesso di legittima difesa della vittima non deve più essere punibile. Al proposito è pendente una mozione del sottoscritto al Consiglio federale, che chiede le necessarie modifiche al Codice penale.

Ronde
A Novazzano dopo la rapina di lunedì un gruppo di cittadini, non sentendosi più sicuro, è intenzionato ad istituire delle ronde. Fa bene, perché la misura è colma. Se le forze dell’ordine –  non per colpa loro ma di chi ha voluto svendere l’isola felice elvetica all’UE perché stare meglio degli altri non era un merito ma un’onta – non sono più in grado di garantire la nostra sicurezza, è ammirevole che ci siano cittadini disposti a contribuire personalmente all’interesse collettivo.

 Nel popoloso quartiere luganese di Besso  l’Associazione Besso pulita, con le sue “passeggiate” a scopo dissuasivo, ha scoraggiato gli spacciatori da strada migliorando notevolmente la qualità di vita degli abitanti. Quindi, tanto di cappello a chi è pronto a mettersi in prima linea.

Lorenzo Quadri

La vicepresidente dei falliti ci minaccia! Uhhh, che pagüüüüüraa!

Iniziativa “contro l’immigrazione di massa”: le farneticazioni dell’eurocommissaria Reading

Qui si sta davvero oltrepassando ogni limite. Tale Viviane Reading, giustamente sconosciuta ai più, fa la vicepresidente della Commissione europea, combriccola fallita di Stati falliti. I quali però credono di essere nella posizione di fare i prepotenti.

La signora Reading, vicepresidente dei falliti e rappresentante del Lussemburgo (notoriamente una superpotenza) ha pensato bene di minacciare i cittadini svizzeri. Forse pensando che questi ultimi, a somiglianza di un Consiglio federale di cui ci si può ormai solo vergognare, abbiano l’abitudine di calare le braghe ad ogni “cip”.

Ebbene la signora, superburocrate non eletta da nessuno, ha fatto male i conti. Ma proprio male.

Di ricatto in ricatto

Oggetto delle farneticanti minacce della vicepresidente dei falliti, l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”. La lussemburghese, forse credendo di impressionare (?) ha dichiarato che la libera circolazione delle persone non verrà rinegoziata e che se salta la libera circolazione delle persone saltano tutti gli Accordi bilaterali. “Uhhhh, che pagüüüüüraaaa!” avrebbe detto il Nano! Che gli Stati UE abbiano interesse solo all’accordo bilaterale sulla devastante libera circolazione delle persone, se lo inventa la Viviane: di sicuro non lo decide lei.

Anche se, a dire il vero, invece di indignarci con questa arrogante giannizzera dei falliti dovremmo ringraziarla.
Un aiuto migliore i sostenitori dell’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”,  tra cui la Lega, non lo potevano sperare. Le acute esternazioni della Reading valgono più di tanti comizi, trasmissioni televisive, dibattiti,… Doris Leuthard pensò bene di ricattare i cittadini sul prezzo della vignetta autostradale. Risultato: dalle urne si è portata a casa una sonora legnata. L’aquila Reading ha fatto di molto peggio: dunque, ringraziamola per il suo generoso sostegno alla fine della devastante libera circolazione delle persone e raccogliamone i frutti.

Pezze da piedi

A scandalizzare è soprattutto una cosa. Qualcuno ha già sentito la vicepresidente dei falliti minacciare, ad esempio, la Gran Bretagna o la Germania per le politiche sempre più restrittive in materia di immigrazione? Ma nemmeno per sogno. Londra e Berlino, la superburocrate non eletta da nessuno Reading  se la mangiano in un boccone. Con la Svizzera, invece, ci si permette di tutto e di più. Ogni rappresentate di qualsiasi Stato o organizzazione sopranazionale – e poco importa se si tratta di entità minuscole e/o in  bancarotta – si sente legittimato  a minacciare la Svizzera. Pensa di essere nella posizione di dettare legge in casa nostra.

Il famoso “prestigio internazionale” della Svizzera è andato a peripatetiche. Questo perché tutti, dal Lussemburgo agli USA, dal Kazakistan alla Repubblica di San Marino, hanno capito che la Svizzera cala le braghe davanti a qualsiasi pressione estera. Le cala perché bisogna “aprirsi”. E qui emerge con prepotenza tutta la nullità del Consiglio federale.  Gli scienziati ci hanno sempre raccontato la storiella del “dobbiamo aprirci per conservare il prestigio internazionale” (?) del Paese; perché guai a passare per populisti e razzisti! Ci siamo aperti – o meglio: ci hanno aperti – ad oltranza. Il risultato? Da Stato orgoglioso della propria autonomia e delle proprie specificità, che venivano ammirate ed invidiate, siamo diventati le pezze da piedi del pianeta.

Ma andiamo pure avanti così, permettiamo ai falliti di trattarci da Stato canaglia, di depredarci e di comandare in casa nostra, perché «bisogna aprirsi all’UE», come ha dichiarato il PLR Didier Burkhalter presidente di turno della Confederazione nella sua ripugnante allocuzione di Capodanno! Adesso raccogliamo i frutti delle “aperture”.

Da notare che oltre ad essere arrogante, la Reading è pure incompetente, dal momento che quale esempio di buon funzionamento della devastante libera circolazione delle persone, nell’ennesima alzata d’ingegno ha pensato bene di citare la presenza di lavoratori serbi (sic!)   in Svizzera. Solo che, ma guarda un po’, la Serbia NON fa parte dell’UE; ma evidentemente la vicepresidente della Commissione europea non lo sa! E noi accettiamo lezioni da una così?

Se il Consiglio federale avesse un minimo di decenza, pretenderebbe scuse formali dal club del falliti UE per le inqualificabili minacce profferite dall’eurocommissaria nei confronti dei cittadini svizzeri. Ma naturalmente…
Lorenzo Quadri

Sì all’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” Salviamo quel che resta della Svizzera!

La politica delle frontiere spalancate è una calamità. Lo è in particolare per il Ticino. Questa politica ha avuto e continua ad avere effetti devastanti sul lavoro, sulla sicurezza, sulla viabilità, sull’inquinamento. E anche sui costi dell’alloggio: sì, perché gli eccessi migratori fanno crescere anche la domanda di appartamenti e, con essa, i prezzi. Di conseguenza, grazie all’immigrazione scriteriata, gli svizzeri meno abbienti si trovano in difficoltà nel trovare degli appartamenti. E poi i vari rappresentanti delle associazioni degli inquilini, naturalmente tutti esponenti del P$ spalancatore di frontiere e addirittura fautore dell’adesione della Svizzera alla fallita Unione europea, hanno ancora il coraggio di lamentarsi! Quando i primi corresponsabili sono proprio loro. 80mila nuovi abitanti in più all’anno significano infatti in media 34’500 appartamenti. Ma significano anche 42’000 auto. Eppure gli ecologisti, tranne i Verdi ticinesi, non riescono a staccarsi dal pernicioso internazionalismo tipico della $inistra  politikamente korretta, con la puzza sotto il naso ed i piedi al caldo.

Altamente qualificati?
In queste settimane i politici fautori della devastante libera circolazione delle persone, ormai in fibrillazione, raccontano un sacco di panzane nel tentativo di difendere l’indifendibile. Una delle scempiaggini più gettonate è quella dell’immigrazione “altamente qualificata” di cui il nostro paese avrebbe bisogno.
Uella, direbbe qualcuno: la Svizzera, che dispone delle migliori università del mondo, avrebbe dunque bisogno di importare “persone altamente qualificate” che hanno studiato in paesi falliti a noi vicini dove i diplomi si comprano?
Ma sono soprattutto le cifre a contraddire tale assurda – per quanto diffusa – storiella. Il 23% degli stranieri UE arriva in Svizzera a seguito di ricongiungimento familiare. In genere, quindi, nemmeno lavora: spesso è carico della collettività. Altro che “altamente qualificati”. Oltre a questo 23%, il 5% arriva in cerca d’impiego. Per il resto, il livello di formazione come pure le attività professionali dei migranti UE, e dei frontalieri in particolare, sono simili a quelle dei residenti. Quindi questi immigrati non rispondono a nessuna esigenza dell’economia elvetica, per non dire di quella ticinese. Semplicemente, si sostituiscono ai residenti nelle assunzioni. La realtà è una sola, e l’esempio ticinese è lì a dimostrarlo: la Svizzera non ha alcun bisogno della libera circolazione delle persone per procurarsi la forza lavoro straniera che le serve. Ad esempio, i 30mila frontalieri sopportabili per l’economia ticinese c’erano anche prima della libera circolazione delle persone.

Ma quale “ricchezza”??

Altrettanto patetica la storiella dell’”immigrazione uguale ricchezza”, frase fatta che manda in visibilio il PLR Burkhalter e soci.

Punto primo: non è vero che gli stranieri sono necessari per finanziare le nostre assicurazioni sociali; è vero il contrario, dal momento che l’immigrazione non copre nemmeno i suoi, di costi sociali.

Punto secondo: certo che il PIL svizzero è aumentato con le frontiere spalancate, visto che tra gli immigrati c’è chi lavora e quindi produce. Ci mancherebbe che nessuno di loro lavorasse. Ma la ricchezza pro-capite non è affatto aumentata. Quindi siamo ben lungi dall’essere diventati più ricchi grazie all’immigrazione, anzi!

Esplode la criminalità straniera

“Stranamente”, poi, i sostenitori della devastante libera circolazione delle persone non toccano mai il capitolo della sicurezza. Ovvio. Se nel 1984 nel nostro paese il 70% dei condannati era svizzero e il 30% straniero, grazie alle frontiere spalancate la delinquenza importata è esplosa. Oggi a livello nazionale il 60% dei condannati adulti è straniero e il 40% svizzero. Ma gli stranieri sono, a livello nazionale, il 23% della popolazione! Il 23% della popolazione commette quindi il 60% dei reati acclarati. E la percentuale di stranieri, per la serie “ma tu guarda i casi della vita” aumenta in modo esponenziale tra gli autori di crimini violenti. Ma come, gli stranieri che delinquono non dovevano essere tutta un’invenzione della Lega populista e razzista?

Aggiungiamo pure che nel 2012 il 76% degli ospiti della Stampa erano stranieri ed abbiamo così un bel quadretto. Senza contare che le naturalizzazioni facili mascherano ulteriormente la portata della criminalità d’importazione, poiché il naturalizzato che delinque viene conteggiato tra gli svizzeri. A Balerna un 22enne kosovaro coinvolto in faide combattute a colpi di machete ha avuto non solo il coraggio di domandare il passaporto rosso, ma addirittura di presentare ricorso, tramite avvocato PPD, contro la decisione negativa (e ci sarebbe mancato altro…) del Consiglio comunale! Ma avanti, apriamoci sempre di più perché, come dice il presidente di turno della Confederazione Burkhalter, “Bisogna aprirsi”!

Modello svizzero

Come vent’anni fa con l’adesione all’UE, gli avversari dell’iniziativa Contro l’immigrazione di massa, e quindi fautori della devastante libera circolazione delle persone, non hanno frecce al proprio arco. Sicché giocano la carta del terrorismo. “Non gettiamo a mare il modello svizzero”, declamano. Ennesimo autogoal: il modello svizzero lo abbiamo buttato a mare con gli Accordi bilaterali. E’ ampiamente tempo di recuperarlo. Il 9 febbraio votiamo SI all’iniziativa Contro l’immigrazione di massa!

Lorenzo Quadri
CN Lega

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Consiglio di Stato, padroncini e libera circolazione: Le 62 foglie di fico

Si sospetta che l’obiettivo della maggioranza governativa non sia quello di risolvere i problemi, ma  di dare l’impressione di aver fatto qualcosa, per poter cancellare il lavoro del compianto Michele Barra. Tant’è che il documento sfornato in dicembre non è stato nemmeno condiviso con la deputazione ticinese a Berna, che l’ha ricevuto il giorno precedente la conferenza stampa di presentazione. Che i parlamentari federali  ticinesi nella capitale contino come il due di picche può essere;  ma se i consiglieri di Stato credono di contare molto di più, probabilmente sbagliano qualcosa

Il Consiglio di Stato a metà dicembre ha pubblicato le cosiddette 62 misure contro l’invasione dei padroncini.
Tra queste misure, hai voglia di cercare il colpo di genio o l’uovo di Colombo : in effetti, si tratta sostanzialmente di proposte ribollite. La maggior parte di esse necessita dell’accordo del Consiglio federale. Il quale non approverà alcuna misura che possa dar fastidio ai padroni di Bruxelles. I 7 non vogliono nemmeno far pagare l’IVA ai padroncini. E’ matematico che accetteranno solo proposte che non servono a nulla.

Finché si andrà avanti di questo passo, è pacifico che non si verrà a capo di nulla. Bene ha fatto il neo Consigliere di Stato Claudio Zali a prendere subito le distanze da proposte che sanno tanto di compitino scolastico, fatto solo perché con qualcosa bisognava pur uscire. Mica si poteva lasciare campo libero all’odiata Lega. E’ intanto un dato di fatto che i provvedimenti incisivi – ad esempio i contingentamenti – sono stati bocciati dal CdS  per incompatibilità con la libera circolazione delle persone. Ancora più assurdo scartare delle proposte per presunti motivi di opportunità. Il paese non sa cosa farsene di un governo la cui unica risposta è il mantra del “sa pò fa nagott”.

Non è un dogma

La libera circolazione delle persone non è l’undicesimo comandamento. Non è un dogma. Certo, i fautori di fallimentari politiche delle frontiere spalancate che ci hanno portato solo povertà, disoccupazione e delinquenza d’importazione tentano di farcelo credere a suon di ricatti e minacce. Ma non è così. E’ chiaro che in un contesto di disparità plateali, occupazionali e salariali, tra uno stato e l’altro, la libera circolazione non potrà mai funzionare. Non ci voleva un premio Nobel dell’economia per capirlo. Come non ci voleva un premio Nobel per immaginare che, con la libera circolazione, saremmo diventati  – viene riconosciuto apertamente anche Oltreconfine – la valvola di sfogo per la crisi economica lombarda. E tutto a nostro danno.  Non esistono misure efficaci che non facciano arrabbiare l’UE. La vicina Penisola, malgrado siamo la sua valvola di sfogo, ci discrimina in mille modi. Ma  noi ci facciamo le parturnie a prendere dei provvedimenti che sono necessari quando è in gioco il mercato del lavoro e quindi il futuro del paese. Mica il sesso degli angeli.

Bisogna invece avere il coraggio di fare lo strappo affinché anche Berna si renda conto della gravità della situazione. Non siamo disposti a sacrificare il nostro futuro al rispetto pedissequo di accordi capestro sottoscritti da chi quotidianamente svende la Svizzera. Il nostro lavoro, la nostra sicurezza, valgono molto più di un pezzo di carta. La libera circolazione delle persone è un fallimento. E, come dice bene perfino l’ex mister Prezzi ed ex consigliere nazionale socialista (!) Rudolf Strahm, finché il Consiglio federale non si prenderà una legnata memorabile in votazione popolare, continuerà con la politica attuale di nullafacenza nascondendosi  con allucinante ipocrisia dietro le statistiche taroccate della SECO da lui stesso commissionate per farsi dare il responso che desidera sentire.

Quali obiettivi?

Un’altra cosa va rilevata in merito alle misurette all’acqua di rose antipadroncini buttate là dal Consiglio di Stato, vano tentativo della ministra delle finanze PLR di oscurare il lavoro fatto da Michele Barra. Perché le 62 misurette sono in effetti poco più di specchietti per le allodole per non lasciare allo scomparso ministro, e quindi alla Lega, il merito di essere stato l’unico ad attivarsi. La cosa da rilevare è  che i rappresentanti ticinesi a Berna non sono stati minimamente coinvolti. Hanno appreso dell’esistenza delle misure solo un giorno prima della loro presentazione alla stampa. Ulteriore dimostrazione che alla maggioranza del CdS non importa risolvere i problemi. Importa solo dare l’impressione di aver “studiato il dossier” (ovviamente senza decidere nulla, come da mentalità inveterata). Le elezioni si avvicinano. E i partiti $torici hanno una sola priorità: non lasciare alcun merito all’odiata Lega.
Lorenzo Quadri

Il neo presidente insiste con la fregnaccia del “bisogna aprirsi”: Burkhalter (PLR), inizio catastrofico

Mentre per il capo dell’Ufficio federale della migrazione il futuro del Ticino e dei ticinesi, ma anche delle altre regioni di frontiera, non vale 140 stipendi

Negli ultimi tempi sull’iniziativa popolare Contro l’immigrazione di massa, su cui si voterà il prossimo 9 febbraio  (VOTATE SI’ !!),  i balivi ormai in panico ne hanno dette di tutti i colori.
Il neo-presidente della Confederazione, il PLR Didier Burkhalter (che non ha ricevuto i voti della Lega) se ne è uscito con un’allocuzione di Capodanno assolutamente vergognosa –  che tra l’altro il signore in questione,  a dimostrazione della considerazione in cui tiene la Svizzera italiana, non ha nemmeno ritenuto di sforzarsi di leggere anche nella nostra lingua, che notoriamente gli è sconosciuta.

Una simile infilata di ritrite fregnacce europeiste dovrebbe da sola essere sufficiente per revocare un mandato presidenziale (che per fortuna dura solamente un anno), se questo fosse possibile.

Malauguratamente, non lo è.

Quando il popolo svizzero ha a più riprese detto no alla fallita Unione europea, quando le devastanti conseguenze della libera circolazione delle persone stanno mettendo a ferro e fuoco il Ticino e cominciano a fare danni anche nelle altre regioni di frontiera (specie quelle romande che pure Burkhalter un po’ dovrebbe conoscere), ecco che il presidente di turno  della Confederazione se ne esce con il discorso più filoeuropeista che si sia mai sentito.

Insultando i suoi concittadini, il neo-presidente ha partorito (o piuttosto: si è fatto scrivere dai suoi collaboratori) una patetica infilata delle consuete e ritrite fregnacce sulle “aperture”. Va da sé che siamo sempre e solo noi che dobbiamo “aprirci” alla fallita Unione europea, mentre gli eurobalivi ci trattano da Stato canaglia, senza che da Berna giunga la minima reazione: ormai la calata di braghe è diventata un modo di essere.

Ma lo sa il PLR Burkhalter che in Lombardia i poveri sono triplicati dal 2006 ad oggi? E noi, invece di difenderci dall’invasione da sud, secondo lui dovremmo “aprirci” alla fallita UE?

Ma lo sa il PLR Burkhalter che adesso anche la Germania è preoccupata per la caduta delle limitazioni alla libera circolazione delle persone con la Romania e la Bulgaria e teme l’arrivo in massa di immigrati che si metteranno a carico dello Stato sociale tedesco? Ma  intanto il presidente della Confederazione continua a propinarci la patetica  fandonia dell’”immigrazione uguale ricchezza”. Fino a che punto costui crede di poter insultare l’intelligenza dei suoi concittadini?

Di recente, perfino la Berner Zeitung ha pubblicato un articolo sulla devastazione del mercato del  lavoro ticinese ad opera del frontalierato, quindi frontalieri e padroncini;  ma il ministro dell’ex partitone nulla vede e nulla sa. L’importante è “aprirsi”!

Come inizio di presidenza non poteva esserci di peggio; preludio di un anno catastrofico. Chi vota PLR sappia che sostiene Burkhalter e le sue posizioni. Così, nel caso qualcuno se ne fosse dimenticato.

“Super”Mario: quando tacere è meglio…

Ma naturalmente le “felici sortite” del ministro degli Esteri non potevano rimanere isolate; figuriamoci.
Il capo dell’Ufficio federale della migrazione, Mario Gattiker, ha infatti ritenuto opportuno dichiarare che, se passasse l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”, nell’ufficio da lui diretto si dovrebbero assumere 140 persone in più (dimostrazione, quindi, che adesso  non si controlla niente).

O Mario, e allora? 140 persone – ovviamente cittadini svizzeri – le assumiamo volentieri per tutelare il nostro mercato del lavoro e quindi il nostro futuro!

O forse vorresti venirci  a raccontare che il futuro del nostro Cantone e della nostra gente non vale l’assunzione di 140 dipendenti? E che, quindi, è meglio lasciare andare in malora il Ticino e i ticinesi (ma a breve anche le altre regioni di frontiera) piuttosto che pagare 140 stipendi più? Bell’esempio di federalismo e di considerazione!
Sia chiara una cosa. Visto che la devastante libera circolazione delle persone non l’hanno voluta i ticinesi, ma ce l’hanno imposta i balivi a suon di fandonie e di minacce contro il nostro volere ripetutamente espresso, nel caso in cui l’iniziativa Contro l’immigrazione di massa, come speriamo, dovesse passare, Berna farà il piacere di scucire i soldi per pagare i presunti 140 stipendi supplementari – ripetiamo a cittadini svizzeri. E di scucirli senza fare un cip.
Lorenzo Quadri

I cassamalatari rifiutano ogni controllo: Cassa unica necessaria

Il Consiglio degli Stati, come era ampiamente prevedibile, durante la sessione invernale ha detto no all’iniziativa popolare per una cassa malati unica. Non che in realtà il voto espresso dal parlamento sulle iniziative popolari conti granché: essendo, per l’appunto, iniziative popolari, ad esprimersi deve essere il popolo e la raccomandazione delle camere federali conta come il due briscola. In effetti c’è da chiedersi a cosa servano i dibattiti fiume in parlamento sulle iniziative popolari se non a permettere a ciascuno di andare al pulpito a fare il proprio verso.

Non è la prima volta che il popolo è chiamato ad esprimersi sul tema della cassa malati unica, ma più il tempo passa, più appare evidente che il sistema attuale non funziona. Che poi la cassa unica non sia la panacea è chiaro; da un punto di vista ideologico si potrebbe obiettare che è una costruzione di tipo dirigistico. Però è il minore dei mali. Quasi due decenni di LAMal hanno evidenziato le pecche del sistema attuale. La pseudo concorrenza tra le casse che offrono la stessa prestazione ben lungi dal far scendere i costi ha ottenuto l’effetto contrario. Il sistema attuale comporta inoltre spese miliardarie di campagne pubblicitarie di casse malati che tentano di soffiarsi i buoni rischi una con l’altra. Ossia che tentano di accaparrarsi quegli assicurati, in genere giovani, che pagano i premi senza generare costi. Ci sono poi gli assicuratori che, per attirare i buoni rischi, praticano premi “dumping” e l’anno seguente giocoforza si trovano costretti a procedere ad aumenti percentuali a due cifre. Se il cliente non è lesto a scegliersi un’altra cassa, resta fregato.

Gli assicuratori comandano
 
Oltretutto c’è la questione, ormai arcinota, dei 450 milioni di Fr di premi di cassa malati pagati in eccesso dai ticinesi. Di questi 450 milioni, ne vedremo indietro 68 (se va bene). Mancano all’appello 382 milioni. Quanto accaduto in Consiglio nazionale la scorsa settimana con il rinvio al mittente della legge sulla sorveglianza sugli assicuratori malattia, ben dimostra l’influenza della lobby dei cassamalatari in parlamento. E’ chiaro che finché questi ultimi, in un modo o nell’altro, saranno in grado di teleguidare le decisioni del parlamento, le leggi continueranno ad avantaggiare le casse malati e non i cittadini. E’ incredibile che dopo lo scandalo dei premi pagati in eccesso le casse malati ancora rifiutino ogni controllo ma si arroghino il diritto di andare avanti come se niente fosse. Ma ancora più incredibile è che, su questo tema, riescano ad ottenere delle maggioranze.

Quello dei premi pagati in eccesso è un tema che è stato discusso e dibattuto in lungo in largo, in toni anche accesi. Non sono mancate le prese di posizione di governi cantonali, l’indignazione pubblica (doverosa) e chi più ne ha più ne metta. Non si tratta dunque di uno di quei temi – e ce ne sono tanti, pur importanti – che si consumano nell’indifferenza generale. Se anche in queste circostanze gli assicuratori riescono ad imporre i propri interessi in parlamento, vuol dire che il sistema attuale è proprio irrecuperabile. E che ogni correttivo che dovesse venire approvato non sarà che un cerotto su una gamba di legno. Da qui l’’opportunità di un cambio radicale di sistema. Che non lasci il paese in balia degli assicuratori.
Lorenzo Quadri

Votazione del 9 febbraio, la paura fa novanta: Il Consiglio federale ci prende per scemi

Strategie da tre ed una cicca per far credere ai cittadini che esista una volontà di arginare le conseguenze devastanti della libera circolazione delle persone

La paura fa novanta, soprattutto adesso e soprattutto in casa del Consiglio federale il quale ha annunciato che sarebbe intenzionato ad introdurre nei prossimi mesi delle misure volte a limitare il diritto ad aiuti sociali a cittadini UE in cerca d’impiego in Svizzera.

Già il fatto che simili aiuti esistano è un insulto ai disoccupati ticinesi. Ed è l’ennesima dimostrazione che la devastante libera circolazione delle persone va abolita. Non solo grazie agli accordi bilaterali persone in arrivo da Oltreconfine soppiantano gli svizzeri (ed in particolare i ticinesi) nelle assunzioni, ma sono pure pagati per farlo: mentre sono nel nostro paese a cercare lavoro a scapito dei residenti,  attingono ad aiuti sociali, pagati dagli stessi residenti.

Anni di letargo

La dichiarazione d’intenti del Consiglio federale a proposito dei cercatori d’impiego UE è l’ennesima presa per i fondelli. A parte che non ci vuole una grande fantasia per rendersi conto che si tratta di bluff, è evidente l’intento di gettare fumo negli occhi ai votanti. Obiettivo: dare l’illusione di voler arginare gli effetti negativi degli accordi bilaterali. Si tratta, appunto, di illusione.

Da anni il Consiglio federale risponde sistematicamente picche ad ogni richiesta di intervento volto a limitare la libera circolazione delle persone per tutelare l’occupazione e la sicurezza dei residenti. Lo fa perché “bisogna aprirsi all’Unione europea”, come farneticava il presidente della Confederazione Didier Burkhalter nell’allocuzione di Capodanno (in cui ha, oltretutto, snobbato l’italiano). Lo fa perché “gli accordi internazionali impongono…”. Lo fa perché “dalle statistiche della SECO non risulta che…”.

E, mentre la Svizzera vergognosamente getta a mare, grazie ad un governo inqualificabile, il dovere di tutelare i propri concittadini, stati membri dell’UE vogliono limitare l’immigrazione nello Stato sociale e nel mercato del lavoro. Se consigliere federale Schneider Ammann si illude di indebolire l’iniziativa  “contro l’immigrazione di massa” andando ad annunciare che forse verranno presi dei provvedimenti, forse non ha fatto bene i conti.

E’ ovvio che quelli di cui il Consiglio federale parla sono provvedimenti alibi: lo sappiamo benissimo che il governo non prenderà mai alcuna misura che possa dar fastidio ai padroni UE. Il fatto che i 7 fenomeni abbiano ritenuto di dover giocare anche quest’ultima carta indica come ormai non abbiano più argomenti per farsi gioco del cittadino. Alla storiella dell’”immigrazione uguale ricchezza”  non crede infatti più nessuno. Soprattutto in Ticino, dove i frontalieri sono il 30% della forza lavoro quando la media svizzera è del 5% (media calcolata includendo anche il 30% ticinese).

Lo hanno capito anche i paracarri. Il Consiglio federale non farà assolutamente nulla per contingentare frontalieri e padroncini.  Ha avuto 10 anni di tempo. Non ha mosso foglia. Di certo non comincerà ora. Tentare di far credere il contrario è solo strategia pre-votazione da tre e una cicca.
Lorenzo Quadri

Votazione del 9 febbraio, la paura fa novanta: Il Consiglio federale ci prende per scemi

Strategie da tre ed una cicca per far credere ai cittadini che esista una volontà di arginare le conseguenze devastanti della libera circolazione delle persone

La paura fa novanta, soprattutto adesso e soprattutto in casa del Consiglio federale il quale ha annunciato che sarebbe intenzionato ad introdurre nei prossimi mesi delle misure volte a limitare il diritto ad aiuti sociali a cittadini UE in cerca d’impiego in Svizzera.

Già il fatto che simili aiuti esistano è un insulto ai disoccupati ticinesi. Ed è l’ennesima dimostrazione che la devastante libera circolazione delle persone va abolita. Non solo grazie agli accordi bilaterali persone in arrivo da Oltreconfine soppiantano gli svizzeri (ed in particolare i ticinesi) nelle assunzioni, ma sono pure pagati per farlo: mentre sono nel nostro paese a cercare lavoro a scapito dei residenti,  attingono ad aiuti sociali, pagati dagli stessi residenti.

Anni di letargo

La dichiarazione d’intenti del Consiglio federale a proposito dei cercatori d’impiego UE è l’ennesima presa per i fondelli. A parte che non ci vuole una grande fantasia per rendersi conto che si tratta di bluff, è evidente l’intento di gettare fumo negli occhi ai votanti. Obiettivo: dare l’illusione di voler arginare gli effetti negativi degli accordi bilaterali. Si tratta, appunto, di illusione.

Da anni il Consiglio federale risponde sistematicamente picche ad ogni richiesta di intervento volto a limitare la libera circolazione delle persone per tutelare l’occupazione e la sicurezza dei residenti. Lo fa perché “bisogna aprirsi all’Unione europea”, come farneticava il presidente della Confederazione Didier Burkhalter nell’allocuzione di Capodanno (in cui ha, oltretutto, snobbato l’italiano). Lo fa perché “gli accordi internazionali impongono…”. Lo fa perché “dalle statistiche della SECO non risulta che…”.

E, mentre la Svizzera vergognosamente getta a mare, grazie ad un governo inqualificabile, il dovere di tutelare i propri concittadini, stati membri dell’UE vogliono limitare l’immigrazione nello Stato sociale e nel mercato del lavoro. Se consigliere federale Schneider Ammann si illude di indebolire l’iniziativa  “contro l’immigrazione di massa” andando ad annunciare che forse verranno presi dei provvedimenti, forse non ha fatto bene i conti.

E’ ovvio che quelli di cui il Consiglio federale parla sono provvedimenti alibi: lo sappiamo benissimo che il governo non prenderà mai alcuna misura che possa dar fastidio ai padroni UE. Il fatto che i 7 fenomeni abbiano ritenuto di dover giocare anche quest’ultima carta indica come ormai non abbiano più argomenti per farsi gioco del cittadino. Alla storiella dell’”immigrazione uguale ricchezza”  non crede infatti più nessuno. Soprattutto in Ticino, dove i frontalieri sono il 30% della forza lavoro quando la media svizzera è del 5% (media calcolata includendo anche il 30% ticinese).

Lo hanno capito anche i paracarri. Il Consiglio federale non farà assolutamente nulla per contingentare frontalieri e padroncini.  Ha avuto 10 anni di tempo. Non ha mosso foglia. Di certo non comincerà ora. Tentare di far credere il contrario è solo strategia pre-votazione da tre e una cicca.
Lorenzo Quadri

Politica federale, classifica di metà legislatura Lorenzo Quadri è il parlamentare più attivo

Nella statistica di metà legislatura pubblicata dalla Confederazione sugli interventi parlamentari, il consigliere nazionale leghista è risultato il più attivo in assoluto, con 51 interventi depositati (non sono ancora contabilizzati quelli della sessione invernale). Il secondo classificato è il vallesano Freysinger con 42 interventi.

 

Lorenzo Quadri, un commento su questa nuova classifica.

Ritengo che il presentare interventi parlamentari di vario genere (mozioni, postulati, interpellanze, iniziative parlamentari)  sia una parte importante del lavoro di deputato. Soprattutto per chi viene da una realtà come quella ticinese, che, essendo incuneata nell’Italia, ha dei problemi che altri non hanno. Ci scontriamo con delle difficoltà che sono una nostra peculiarità e quindi devono essere fatte conoscere e comprendere a Berna non solo con lamentele ma anche con proposte.

Ad esempio?

E’ importante, ad esempio, evitare che passi e venga tenuto per buono il messaggio propinato dalla SECO, segretariato di Stato per l’economia, secondo cui in Ticino con la libera circolazione delle persone va tutto bene. Non ha senso limitarsi ad andare a Berna solo per schiacciare il bottoncino del voto, dove si conta uno su duecento. E’ invece importante rendersi anche ambasciatori del Ticino nei confronti dell’amministrazione e del governo federale, come pure dei deputati di altri Cantoni.

Sono necessari così tanti interventi?

E’ noto che per ottenere qualcosa non basta solo un tentativo, visto che la prima reazione del governo è sempre il “menavia”. Occorre reiterare più volte. Inoltre gli spunti di certo non mancano.

Si dice che gli interventi servano anche per mettersi in mostra…

A livello federale ben poco, poiché solo in casi rari vengono ripresi dei media. Lo stesso si potrebbe allora dire per qualsiasi attività che venga svolta nell’ambito politico. Non è di certo questa la motivazione che ci sta dietro. Se ne faccio molti atti parlamentari è perché ritengo che siano parte integrante del lavoro di un deputato. Come ho già avuto modo di dire, il parlamento non è un votificio. Anzi, l’aspetto “votificio” non è nemmeno il più importante. Inoltre dietro ogni atto parlamentare c’è un lavoro di preparazione e di documentazione.

Su che temi vertono i suoi atti parlamentari?

I temi sono numerosi, parecchi miei interventi vertono sulle difficoltà occupazionali in regime di libera circolazione delle persone. Che sono indubbiamente il principale problema del nostro Cantone, ma anche quello nei cui confronti Berna si dimostra maggiormente “dura d’orecchi”, per questioni ideologiche.

La notizia che lei è risultato essere il parlamentare più attivo di questa prima metà legislatura è stata data con risalto, ad esempio,  da LeMatin, mentre i media ticinesi l’hanno per lo più ignorata. Come se lo spiega?

Non ci vuole certo molta fantasia per spiegarselo. E’ evidente che i media di regime del nostro Cantone, tutt’altro che “indipendenti” alla faccia delle etichette autoattribuite, parlano del sottoscritto solo quando credono di poterne parlare male. Il fatto che io sia direttore del Mattino dà, evidentemente, molto fastidio ai partiti cosiddetti storici e agli organi di presunta informazione al loro servizio. Da qui i continui – e anche piuttosto patetici – tentativi di denigrazione di delegittimazione. In questo disegno rientra ovviamente l’esigenza di censurare il lavoro del sottoscritto.

MDD

Persa un’importante occasione per difendere la nostra sovranità Referendum FATCA vittima del disinteresse

Il referendum contro il Diktat USA Fatca purtroppo non è riuscito.
Non è propriamente una sorpresa: nessuno si faceva soverchie illusioni. Un referendum a livello nazionale non riesce se dietro non c’è una grande associazione o partito, a livello nazionale appunto, che disponga delle risorse finanziarie ed organizzative per mandare in porto la raccolta delle firme. Un gruppo di attori minori, come è accaduto questa volta, non è in grado di sopperire; neanche facendo ricorso alle moderne tecnologie (vedi social network eccetera).
A ciò si aggiunge che il periodo natalizio non è certo propizio alla raccolta di firme.

Tutto ciò premesso, bisogna pur dire che, anche se il referendum non è riuscito, il segnale politico dato è forte. Sono state raccolte circa 33mila firme valide. Grazie a tutti quanti si sono impegnati per raggiungere questo risultato. Il Ticino ha fatto la propria parte in modo egregio: con 6500 sottoscrizioni, è stato il Cantone che più ha contribuito. Un bel risultato per quanto, come detto, insufficiente.

Povera Svizzera…

Perché il referendum non è riuscito? Per vari motivi. Innanzitutto il tema, il Diktat FATCA targato USA. Un argomento all’apparenza tecnico, ostico, poco appetibile e poco popolare. In realtà si trattava di un tema cruciale poiché ad andarne di mezzo sono la nostra sovranità e la nostra indipendenza. Se il referendum fosse riuscito, sarebbe stato un altoltà alla politica di svendita del paese su cui un Consiglio federale debolissimo e servile è si ormai irrimediabilmente ripiegato. Povera Svizzera, ieri fiera delle proprie specificità che venivano rispettate ed invidiate, oggi ridotta, grazie alla ministra del 5% Widmer Schlumpf  e compagnia brutta, a serva degli Stati Uniti al tramonto e di una combriccola di paesi europei bancarottieri  che vengono in casa nostra ad imporci le proprie leggi. Fino a qualche tempo fa, mai e poi mai simili situazioni sarebbero state tollerate. Oggi sono diventate la normalità.

Silenzio stampa

Pur tenendo in debita considerazione che il tema del FATCA, per quanto importante, non era di immediata comprensione né, di per sé, atto a scaldare gli animi, se il referendum non ha raggiunto le 50mila firme ci sono dei precisi responsabili. A cominciare dal disinteresse dell’UDC a livello nazionale. Poi le grandi banche, che di svizzero non hanno più nulla e che sono più che pronte a sacrificare la “piazza” elvetica senza remore a fronte del risultato economico globale.
Poi gli organi di informazione. A sud delle Alpi, a parte il Mattino della domenica, nessuno ha parlato del referendum. Un silenzio stampa incomprensibile. Così molti cittadini sono rimasti all’oscuro della posta in gioco. Una posta va ben al di là della piazza finanziaria, dei suoi dipendenti e dei suoi introiti fiscali (come se fosse poca cosa…) ma che tocca la sovranità del nostro paese.

La politica dell’autodistruzione  “perché  bisogna aprirsi” proseguirà, ma il risultato raggiunto dall’eterogeneo comitato promotore del referendum contro il FATCA – vista anche l’esiguità delle risorse in campo ed il disinteresse mediatico in cui si è svolta tutta l’operazione – rimane onorevole. Il numero dei cittadini che si sentono traditi da chi dovrebbe rappresentarli è in crescita. Il 9 febbraio, con l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”, se ne avrà una potente dimostrazione.

Lorenzo Quadri

A Sommaruga, comprensibilmente, è venuta “fredda la camicia” Contrordine compagni: niente visita in Ticino!

Saggia decisione della ministra di Giustizia: evitare di varcare il Gottardo per venirci a raccontare panzane a sostegno della devastante libera circolazione delle persone. Ma il “dico e disdico” è l’ennesima dimostrazione che, per il Consiglio federale, il Ticino conta come il due di briscola

Contrordine kompagni! Simonetta Sommaruga dunque a quanto pare non scenderà in Ticino per partecipare ad un dibattito sull’iniziativa Contro l’immigrazione di massa, contrariamente a quanto annunciato venerdì.

Ohibò! Prima si dice, poi si disdice! Figura da cioccolataia!

Il bidone rifilato dalla kompagna Simonetta al Ticino, oltre a dimostrare per l’ennesima volta che il nostro Cantone conta come il due di briscola, di sicuro non è una gran perdita.
I Ticinesi non hanno di certo bisogno di un’inutile visita della ministra di Giustizia – tra l’altro esponente del P$ ossia del partito spalancatore di frontiere per eccellenza e sostenitore dell’adesione della Svizzera all’UE – per sentire goffi tentativi di indottrinamento unilaterale su quanto si sta bene con la libera circolazione delle persone, o per ascoltare per l’ennesima volta i triti ritornelli dell’”immigrazione uguale ricchezza” e del “dobbiamo aprirci all’Unione europea”.

La maggioranza dei ticinesi sa benissimo cosa voterà il 9 febbraio sull’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”: e non ci vogliono particolari doti divinatorie per prevedere che questo voto si tradurrà in una sonora legnata al Consiglio federale, alla maggioranza del Consiglio di Stato come pure ai partiti $torici i cui comitati si ostinano scandalosamente a sostenere con maggioranze bulgare l’indifendibile libera circolazione delle persone.

Il Consiglio federale avrebbe dovuto arginare la libera circolazione delle persone ed i suoi devastanti effetti sul mercato del lavoro e sulla sicurezza ticinese. Si è sempre rifiutato di fare alcunché. Perché bisogna “aprirsi all’UE”. Perché bisogna ubbidire agli eurobalivi. Perché dalle statistiche della SECO non risulta che…

Venire adesso, a poche settimane da una votazione d’importanza storica, a raccontare storielle in Ticino – e questo dopo non aver mosso paglia per il nostro Cantone sull’arco di un decennio – sarebbe semplicemente stata una presa in giro. Un’iniziativa improvvisata e controproducente che, come è giusto che sia, non avrebbe diminuito di una briciola la legittima indignazione dei ticinesi nei confronti di chi ha messo il nostro Cantone e la sua gente alla mercé della devastante libera circolazione delle persone.
Quindi la Consigliera federale Sommaruga se ne stia tranquillamente a farsi gli affari propri a Berna: in Ticino non sentiremo la sua mancanza.
Piuttosto, se vuole fare cosa gradita al nostro Cantone, la ministra di Giustizia cominci col sospendere subito l’applicazione dei fallimentari accordi di Schengen e reintroduca i controlli alle dogane. Questo come primo passo.
Lorenzo Quadri