Il caso Carlos finisce a tarallucci e vino

Un insulto a tutti i cittadini onesti di ogni età e nazionalità 

E intanto il bravo giovane straniero è ancora in Svizzera e costa al contribuente cifre fuori di testa

“Caso unico ed inconsueto”. Con questa storiella il direttore del Dipartimento di Giustizia del Canton Zurigo, il verde Martin Graf (il quale a occhio e croce deve essere come un’anguria, verde fuori ma rosso dentro) ha giustificato la vicenda Carlos, al centro nei giorni scorsi – e ci sarebbe mancato che non lo fosse  – di un’animata discussione nel parlamento cantonale.

Come noto “Carlos” è il nome fittizio usato per celare l’identità del giovane criminale straniero che ha cominciato a delinquere a 9 anni e il cui trattamento a cinque stelle costa(va) al contribuente 29mila fr al mese (adesso ne costa qualcuno in meno, ma neanche tanti): quindi praticamente 1000 Fr al giorno di denaro pubblico, dissipato per far fare la bella vita ad un criminale straniero con la scusa di “recuperarlo”; quando si sa benissimo che è un caso perso e quando a molti onesti svizzeri in difficoltà si tagliano sussidi per poche centinaia di franchi. Perché bisogna risparmiare.

 

Non recuperabile

Uno che ha cominciato a delinquere a 9 anni non è recuperabile e quindi, essendo straniero, va espulso dalla Svizzera. E, se qualche organizzazione internazionale ha qualcosa da dire, ci possono pensare queste organizzazioni a pagare i programmi di reinserimento “a cinque stelle”. E ovviamente anche ad ospitare, nelle ville e negli attici dei loro dirigenti (lo spazio di sicuro non manca) i giovani delinquenti stranieri che dovrebbero seguire questi programmi.

A proposito, come mai, visto che Carlos è diventato maggiorenne, non si pubblicano le sue vere generalità?

 “Unico” un piffero

Il caso Carlos è un vero e proprio insulto alle persone oneste di ogni età e nazionalità che lavorano e vivono in Svizzera. Quelle che devono andare a lavorare per guadagnarsi la pagnotta. Quelle che non possono permettersi di praticare tutto il giorno il loro hobby. Quelle che devono fare sacrifici per arrivare alla fine del mese. Ben dimostra cosa succede quando la giustizia viene lasciata a certe aree rosseggianti.

“Caso unico ed inconsueto” ha detto il consigliere di Stato Graf. Aggiungendo però subito che ce n’è anche un secondo. Ma come, non doveva essere unico? E’ forse opportuno ricordare che il bravo giovane straniero, quando la sua vicenda aveva già suscitato lo scandalo generale, è ancora stato mandato in una Spa di lusso olandese a trascorrere le vacanze. E, purtroppo per chi ha disposto l’ennesima presa per i fondelli, il caso è emerso in Olanda. Rendendo ancora una volta la Svizzera ed il suo patetico buonismo lo zimbello di tutti. La Svizzera, in nome del politikamente korretto, mantiene criminali stranieri a spese del contribuente a 29mila Fr al mese. Ma poi ci dobbiamo ancora sorbire accuse di razzismo e xenofobia a cui chi ci dovrebbe rappresentare nemmeno sa replicare.

Sistema bacato

Il caso di Carlos di sicuro non è unico. C’è almeno da sperare che sia inconsueto. Sempre il ministro anguria Graf (verde fuori, rosso dentro) davanti al parlamento del suo Cantone ha dichiarato: “sarebbe un peccato che una situazione insolita mettesse in cattiva luce tutto il sistema”. E’ il colmo. Un sistema che permette il crearsi di simili situazioni è bacato: si mette in cattiva luce da solo.

Visto poi che, tanto per fare un esempio in un altro Cantone, Arlind, che non è un delinquente, viene allontanato dalla Svizzera – giustamente, visto che gli sono state intimate 7 decisioni di lasciare il paese – non si vede perché lo stesso non possa accadere ad uno come Carlos.

Come c’era da attendersi, sul caso Carlos non è stata ordinata alcuna inchiesta amministrativa. Si è speso almeno un milione di Fr (soldi pubblici) per permettere ad un delinquente straniero di farsi i propri comodi. Ma, al di là del clamore mediatico, tutto finisce a tarallucci e vino. Nessuno dei responsabili perderà il posto. Contribuente di nuovo preso a pesci in faccia. E’ la $inistra, baby.

Lorenzo Quadri

 

Mentre a Berna si cincischia: Contingenti per frontalieri: cosa stiamo aspettando?

Tra squilli di trombe e rullo di tamburi si annuncia che la Confederazione, a seguito del voto del 9 febbraio, sarebbe disposta ad “aprire” sui contingenti cantonali per i frontalieri.  La notizia è emersa a seguito della riunione del gruppo di lavoro dei direttori cantonali delle finanze e dell’economia.

Beh, visto che il problema dell’invasione dei frontalieri e dei padroncini ce l’ha il Ticino, ci mancherebbe che a Berna non ci fosse disponibilità ad entrare in materia sulle proposte ticinesi. Per anni da Palazzo federale hanno risposto che gli allarmi in arrivo dal Ticino sulle conseguenze della devastante libera circolazione delle persone erano tutte balle populiste e che dalle statistiche taroccate della SECO “non risultava che…”, rifiutandosi di muovere paglia per non rischiare di scontentare i padroni di Bruxelles. Il risultato è stato il plebiscito dell’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”. Magari una qualche lezioncina dal 9 febbraio l’hanno imparata anche i bernesi.

Oltretutto, se si pensa che è stata la stessa Confederazione a dire che vuole che dal Ticino vengano delle proposte, sarebbe il colmo se poi quando le proposte arrivano, venissero bocciate per partito preso.

Le notizie di contorno

Appurato dunque che la disponibilità federale ad entrare in materia sui contingenti cantonali per frontalieri non è una grande notizia, risultano invece interessanti le informazioni di contorno che si possono leggere sul portale Ticinonews.

Punto primo: si apprende che Laura Sadis era assente e si è fatta rappresentare del direttore della Divisione economia Stefano Rizzi e dal delegato ai rapporti confederali Jörg De Bernardi.

Ma come, a Berna si discute di una questione di importanza fondamentale per il Cantone e che riguarda direttamente il suo dipartimento e la Consigliera di Stato PLR si fa rappresentare da funzionari? Magari perché è in vacanza?
Già il mantra del “margine di manovra nullo” a livello cantonale contro l’invasione di frontalieri e padroncini che la direttrice del DFE ama ripetere ad oltranza, quando invece i margini di manovra li trovano tutti tranne il Ticino, indica che ad essere nulla è semmai la volontà di intervenire. L’assenza di Sadis alla riunione dei direttori dell’economia rafforza la tesi che in casa DFE (ex partitone) non ci si strappi di certo le vesti per difendere il mercato del lavoro ticinese dall’invasione da sud. Questo non deve nemmeno stupire troppo, ricordiamo infatti che il comitato PLR si è espresso all’unanimità contro l’iniziativa contro l’immigrazione di massa ed è stato asfaltato dalle urne.

Punto secondo: dice Rizzi al portale Ticinonews: “bisognerà controllare le condizioni lavorative, vigilando già al momento del rilascio del permesso di lavoro”. Qui c’è davvero da trasecolare: ma come, questo vuol forse dire che fino ad oggi si sono rilasciati permessi a go-go senza nemmeno controllare le condizioni lavorative? E cosa sorvegliava il famoso ufficio sulla sorveglianza del mercato del lavoro?

Soprattutto manca una cosa della massima importanza. Visto che i contingenti per i frontalieri da quasi tre mesi sono un disposto costituzionale, e visto che ci sono settori in cui anche quello che mena il gesso ha in chiaro che i frontalieri non rispondono affatto ad un’esigenza dell’economia ma semplicemente soppiantano i residenti, ad esempio il terziario amministrativo, è chiaro che in questi ambiti si impone, da subito, una moratoria sul rilascio di nuovi permessi G. Perché questo tema non viene affrontato? E a proposito: il sito per le notifiche online dei padroncini è stato disattivato?

Lorenzo Quadri

A Catania nel primo trimestre 2014 quindici volte (!) più asilanti rispetto al 2013: Emergenza asilanti: da noi tutto tace!

E’ chiaro che gli “esuberi” italiani verranno, come di consueto, indirizzati verso nord. E intanto si diffondono tubercolosi ed ebola

Mentre alle nostre latitudini la notizia si scontra con il consueto silenzio assordante, a Lampedusa, ma non solo, proseguono gli sbarchi di clandestini. Uno dei tanti allarmi lanciati viene dal sindaco di Catania: nei primi tre mesi di quest’anno, ha dichiarato, sono arrivati 15 volte più asilanti rispetto allo stesso periodo del 2013. Non qualcuno in più. Non il doppio, non il triplo e nemmeno il quadruplo. No, la bellezza di 15 volte di più. Nel periodo pasquale sono arrivati in 1300 nel giro di 24 ore. Naturalmente i centri d’accoglienza sono stracolmi. A Pozzallo, ad esempio, il centro ha 180 posti, ma gli ospiti sono attualmente un centinaio in più. Le persone che non trovano posto vengono collocate qua e là in altre strutture, dove però rimane solo una piccola parte. Gli altri si dileguano:  diretti dove? Ma naturalmente, e non c’era neppure bisogno di precisarlo, diretti verso nord.

Ebola e tubercolosi

Con i clandestini nella Penisola arrivano anche malattie come l’ebola e la tubercolosi. L’Italia ha diffuso tre circolari dai toni preoccupati su questo tema. Anche in questo caso, alle nostre latitudini il silenzio è assordante. Era scontato. Va da sé che non c’è alcuna garanzia che persone affette da queste malattie non raggiungano anche i centri asilanti elvetici. Solo la Lega dei Ticinesi, ma guarda un po’, ha sollevato il quesito con un’interrogazione parlamentare.

Il silenzio è assordante non solo sull’emergenza quantitativa italiana (ripetiamo: nei primi tre mesi dell’anno 15 volte più sbarchi rispetto all’anno precedente!) ma anche per quel che riguarda le questioni sanitarie. Non si tratta di raffreddori.  Fa specie che per non epidemie come la SARS e l’aviaria si sia piantato, sul nulla, un casino incredibile, costringendo perfino gli enti pubblici a fare scorte di mascherine e di disinfettanti (a proposito: che fine avranno fatto?) mentre quando si tratta di ebola e di tubercolosi che gli asilanti potrebbero diffondere, silenzio. Due pesi e due misure. Tutto in nome, va da sé, del politikamente korretto. Mica vorremmo dare argomenti in più o addirittura – orrore! – dare ragione alla Lega populista e razzista e a chi combatte gli sbarchi clandestini! Piuttosto mettiamo in pericolo la salute della popolazione!

Responsabilità italiche

Va da sé che l’Italia porta una grossa responsabilità per i continui sbarchi di carrette del mare, a seguito in particolare dell’operazione militare-umanitaria Mare Nostrum, che serve solo a fomentare le partenze, ed infatti la Lega Nord ne ha chiesto l’immediata sospensione. Ma sappiano anche bene come fa la vicina Penisola a smaltire i migranti in esubero: li indirizza verso nord. Al punto che qualche anno fa la Francia di Sarkozy fece chiudere la frontiera di Ventimiglia. E’ palese che indirizzare verso nord vuol dire anche verso la Svizzera. Dove però nessuno ha gli attributi per chiudere le frontiere. Non sia mai: mica vorremmo rischiare di scontentare i padroni di Bruxelles? La ministra del 5%, adesso del 3%, Widmer Puffo, non vuole nemmeno chiudere i valichi non presidiati di notte, ciò che permetterebbe di tamponare un po’ l’epidemia di rapine nel Mendrisiotto ad opera di delinquenti in arrivo da Oltreramina. Le frontiere restano dunque spalancate davanti a rapinatori. Figuriamoci, allora, davanti ai finti asilanti.

Come si sta tutelando la Svizzera, ed in particolare il Ticino e la sua popolazione, dai più che prevedibili contraccolpi dell’esplosione di sbarchi nel meridione italiano? Forse che la kompagna Simonetta Sommaruga sta facendo qualcosa? Suvvia, non scherziamo. Poco ma sicuro che non si sta facendo assolutamente nulla. Ed anzi, in nome dell’internazionalismo politikamente korretto, non ci si sogna neppure di diminuire la nostra attrattività per i finti asilanti.

Lorenzo Quadri

Gripen, Ueli Maurer contro la partigianeria SSR: Ben vengano i “ministri” che rompono l’omertà

Bene ha fatto, la scorsa settimana, il ministro Udc Ueli Maurer a cantarle chiare sulla trasmissione Rundschau della SSR, rimproverandola di aver confezionato un servizio tendenzioso e giornalisticamente scarso sui – o piuttosto: contro – gli arei Gripen. Tema su cui i cittadini svizzeri saranno chiamati a votare il prossimo 18 maggio.

Sull’oggetto: è chiaro che i grandi dibattiti sul modello di aeroplano  sono fumo degli occhi. Ohibò, improvvisamente tutti esperti di aeronautica? Diversivi per distogliere l’attenzione dal vero obiettivo degli avversari dei Gripen, che è uno solo: indebolire la credibilità dell’esercito, per poi poterlo smantellare fetta per fetta. La più classica delle Salami-Taktit. Azzoppare l’esercito di milizia vuol dire andare a colpire una delle specificità svizzere; quelle specificità che gli internazionalisti  politikamente korretti vogliono smantellare per farci diventare sempre più eurocompatibili e quindi per portarci nell’UE.

 Come non esistono case senza tetto, così non può esistere una difesa che non tenga conto del cielo e che, quindi, non comprenda le forze aeree. Altrettanto chiaro è che dare, a livello popolare, segnali di debolezza che vanno a sommarsi a quelli che il Consiglio federale semina a piene mani – ed oltretutto proprio ora che la Svizzera è oggetto di ipocriti attacchi a seguito del voto del 9 febbraio – è la cosa più sbagliata che si possa fare.

 

Emittente schierata

Sulla SSR. E’ palese che l’emittente di presunto servizio pubblico è schierata partiticamente a $inistra. E questo va detto pubblicamente. Il fatto che sulla puntata di Rundschau contro i Gripen siano piovute le proteste, è un segnale che  i telespettatori non sono disposti a prendere per buono tutto quello che viene propinato. Gli esempi di parzialità radiotelevisiva alla faccia del servizio pubblico si sprecano. Plateale, tanto per citarne una, la famosa trasmissione del Falò RSI contro il Mattino e la Lega, trasmissione non giustificata da nulla se non dall’intenzione di nuocere in vista dell’appuntamento elettorale a Lugano. Tentativo andato vuoto. Quanto ai vari ombudsman a nulla servono se non a fungere da foglia di fico aziendale, tra l’altro pagata col canone, per far credere che esista un controllo di qualità esterno quando invece non c’è.

Tuttavia, anche se gli ombudsman danno sistematicamente ragione all’emittente, in casa SSR i reclami danno fastidio. Molto fastidio. Perché a certi autocertificati e $inistri detentori della  verità rivelata, non va proprio giù che si osi metterli in discussione. Infatti questo equivale a negarne l’autocertificata autorevolezza.

Con una modifica legislativa sciaguratamente adottata dalle Camere federali, il pagamento del canone radiotv diventerà obbligatorio anche per chi non dispone di apparecchi di ricezione.  Ciò significa trasformare il canone in una nuova tassa per foraggiare la SSR. Ovviamente questa novità  non farà che ringalluzzire le illusioni di onnipotenza di qualcuno, che si sentirà ancora più legittimato a spacciarsi per detentore della verità e ad abusare del proprio ruolo nell’informazione pubblica per fare propaganda partigiana (naturalmente sempre della stessa parte).

E allora ben vengano le valanghe di reclami. E ben vengano i Consiglieri federali che dicono le cose come stanno. Senza preoccuparsi del fatto che un ministro che deplora una trasmissione televisiva non è politikamente korretto. Del resto  il politikamente korretto è solo l’ennesima bufala inventata dalla $inistra per delegittimare l’avversario.

Lorenzo Quadri

Sì alla medicina di base… e con medici svizzeri!

Sarà probabilmente il tema in votazione il 18 maggio di cui si parlerà meno, ma merita un suo spazio

Tra i temi in votazione il prossimo 18 maggio, ci sarà anche il controprogetto all’iniziativa popolare “Sì alla medicina di famiglia”. Iniziativa che nel frattempo è stata ritirata. Si andrà a votare dal momento che quello proposto è un controprogetto diretto, che prevede una modifica della Costituzione. E, sulle modifiche della Carta fondamentale dello Stato, decide il Sovrano.

Dei  vari temi federali e cantonali sottoposti al giudizio del cittadino, questo sarà probabilmente quello di cui si parlerà meno. Vale la pena dedicarvi comunque un po’ di spazio, poiché non si tratta di una questione irrilevante: infatti tocca direttamente la nostra salute. E il fatto che, tanto per fare un esempio, i cassamalatari siano contrari al controprogetto, e l’ex partitone sia pure contrario, non solo è un motivo per votare sì, ma costituisce l’ennesima conferma che cassamalatari = PLR. Equazione da tenere bene a mente, dunque, in occasione dei prossimi appuntamenti elettorali.

 

La popolazione ed i medici invecchiano

L’iniziativa popolare, come pure il controprogetto, partono da una costatazione oggettiva. Ossia che la situazione anagrafica della popolazione svizzera che invecchia da un lato, e quella degli attuali medici di famiglia che anche loro invecchiano e tanti si avviano alla cessazione dell’attività dall’altro, annunciano difficoltà – ovvero carenze – per il futuro. Quasi il 70% dei medici di famiglia lavora ancora secondo il modello tradizionale dello studio medico individuale. Ciò pone dei problemi di successione al momento del pensionamento. Come sopperire a chi se ne va se nessuno dà il cambio e la domanda aumenta? O ci riempiamo di medici stranieri, magari dalle dubbie qualifiche, che troverebbero in Svizzera il paese del Bengodi – vedi al proposito in Ticino le “esaltanti esperienze” con i medici italiani di cui è infarcita l’AI – oppure facciamo in modo che la medicina di base torni ad essere interessante per i giovani professionisti rossocrociati, che studiano in Svizzera (dove abbiamo università di livello chiaramente superiore a quelle degli eurofalliti).

 

La base della salute

Fin qui la premessa comune tra iniziativa (ritirata) e controprogetto. Tra le manchevolezze dell’iniziativa, però, c’era il basarsi sul concetto di “medico di famiglia”. Una definizione usata nel linguaggio corrente, ma che poi nessuno sa precisare in modo chiaro. Il controprogetto approvato dal parlamento parte invece dal concetto di medicina di base. Che può essere fornita da varie tipologie di specialisti: i cosiddetti medici di famiglia, certo,  ma anche geriatri, cardiologi, eccetera. Come pure da infermieri e dentisti.

Il controprogetto mette quindi al centro le esigenze dei pazienti e non quelle di una tipologia di professionisti. A ciò si aggiunge che inserire nella Costituzione la promozione di una, peraltro non ben definibile, categoria di medici, risulterebbe bislacca anche sotto il profilo della libertà di commercio.

Con il nuovo disposto costituzionale si vuole quindi garantire la medicina di base di qualità che, per essere tale, deve anche essere accessibile. Ciò presuppone un’equa distribuzione di medici su tutto il territorio nazionale, zone discoste comprese, ed un sufficiente numero di medici. Aggiungiamo: di medici col passaporto rosso.

Gli avversari del sostegno alla medicina di base fanno balenare lo spauracchio di aumenti di premio di cassa malati nel caso in cui il 18 maggio passasse il Sì. Ora, non sta né in cielo né in terra pensare di intervenire sui premi a scapito della medicina di base. Il risparmio sull’assicurazione malattia lo si consegue trasferendo nelle assicurazioni complementari certe prestazioni non indispensabili, lasciando in quella obbligatoria – che dovrebbe essere gestita da una cassa malati unica e pubblica a livello federale – solo ciò che davvero serve.

 

Più potere a Berna? No

Questo problema di un possibile trasferimento di potere alla Confederazione a discapito dei Cantoni: la questione è effettivamente emersa in consultazione. Alcuni governi cantonali hanno obiettato che il controprogetto non si limitava ad intervenire su questioni ambulatoriali – medicina di base completa, integrata, accessibile a tutti e di alta qualità – ma incideva in modo inappropriato sulle competenze dei Cantoni. A seguito di tali censure, il controprogetto è stato rivisto e la versione su cui si voterà non contiene più competenze sussidiarie a favore della Confederazione. Quindi, il prossimo 18 maggio, possiamo tranquillamente votare SI al controprogetto sulla medicina di famiglia.

Lorenzo Quadri

CN Lega

 

Padroncini, notifiche ancora in aumento: Avanti con i contingenti!

Finiamola con il mantra del “non si può fare nulla”!

Come volevasi dimostrare, le ultime cifre sulle notifiche dei padroncini segnano un nuovo record inquietante. E’ evidente che la situazione col tempo non migliora. Magari il cittadino medio oggi è più sensibilizzato sul tema rispetto al passato, a furia di sentirne parlare, e quindi evita di fare ricorso ai padroncini che quasi sempre lavorano in nero; basta guardare l’esito dei controlli effettuati in dogana (controlli che dovrebbero venire intensificati, come da tempo ripetiamo).

Il cittadino medio magari è maggiormente sensibilizzato sul tema, e al proposito qualche merito ci permettiamo anche di prendercelo, ma certe ditte sicuramente non lo sono. Specie se si tratta di società italiane che si sono insediate in Svizzera solo per approfittare delle condizioni quadro più favorevoli ma poi fanno lavorare solo personale estero. E’ ovvio che simili aziende  in arrivo da Oltreconfine hanno una sensibilità sociale nei confronti del territorio pari a zero, e magari si intascano pure dei soldi pubblici.

Ex partitone

Il nuovo ed inquietante aumento reso noto dall’Associazione interprofessionale di controllo (AIC) rende ancora più evidente la deplorevole passività del DFE e della sua direzione nel combattere questo fenomeno. Questo con il pretesto del margine di manovra che sarebbe nullo, quando invece tutti gli altri il margine di manovra lo trovano eccome. E’  chiaro dunque che ad essere nulla è semmai la volontà di intervenire. Sterminato è, per contro, il vero e proprio terrore di non applicare in modo sufficientemente pedissequo regole concepite interamente a nostro danno.

 E dire che l’ex partitone ama spacciarsi, naturalmente solo in chiave elettorale, per partito che difende l’economia. Qui ci sono ditte ed artigiani ticinesi che sono costrette a chiudere e/o a licenziare, e la consigliera di Stato del partito che prima delle elezioni afferma di difendere l’economia non interviene sui padroncini; per contro vuole però il moltiplicatore cantonale per aumentare le imposte, mette le mani nelle tasche dei proprietari di una casetta o di un appartamento decurtando le deduzioni sul valore locativo e vuole più ispettori fiscali poiché la direttrice del DFE ha la mentalità $ocialista secondo cui il cittadino è un evasore fiscale fino a prova del contrario. Non è certo sorprendente che la mentalità della ministra dell’ex partitone sia questa, visto qual è il suo elettorato.  Non a caso Sadis è costantemente slinguazzata dal giornale di servizio del partito delle tasse e dal Caffè della Peppina domenicale.

Aria fritta

Da notare che le famose 62 misure antipadroncini partorite dal governo sono disperse nel nulla, a dimostrazione che – come detto subito da queste colonne – si trattava di aria fritta. Infatti le misure che potevano avere una qualche efficacia  sono state subito archiviate in base al consueto mantra del “margine di manovra nullo”. Forse si preferisce aspettare che le aziende e gli artigiani ticinesi falliscano, così il problema sarà risolto da solo. Per la serie: l’operazione è riuscita ma il paziente è morto.

Vale anche la pena ricordare come sono nate queste 62 misure: non in chiave propositiva, non per volontà di arginare quella che è una vera e propria invasione, ma per controbattere al rapporto commissionato – e pagato di tasca propria – dal compianto Michele Barra. Tutto con l’obiettivo di confermare la tesi preconcetta  del “margine di manovra nullo”. E vale la pena ricordare anche che Sadis è rimasta l’unica, assieme al $indakalista rosso Matteo Pronzini, ad opporsi all’abolizione delle notifiche online dei padroncini.

 

9 febbraio

Ma soprattutto c’è un nuovo elemento sul tavolo: da oltre due mesi il freno all’immigrazione di massa è diventato disposto costituzionale. In virtù del rispetto di quanto figura sulla costituzione, l’inattività attuale non è, semplicemente, più tollerabile.

Lorenzo Quadri

Il Tribunale federale sta lentamente uscendo dal letargo? Permesso B ed in assistenza? Espulsa

Ma guarda un po’: vuoi vedere che la Lega ed il Mattino AVEVANO RAGIONE??

Una rondine non fa primavera. Ma è comunque meglio che niente. Ed una rondine l’ha fatta volare nei giorni scorsi il Tribunale federale in materia di stranieri che arrivano in Svizzera per approfittare del nostro Stato sociale.

 Infatti il TF ha deciso l’espulsione di una donna, titolare di un permesso B, ma ciononostante finita a carico dell’assistenza. La donna era in Svizzera dal 2009, aveva però lavorato per un solo anno. Poi era andata in disoccupazione e in seguito, esaurita la disoccupazione, in assistenza. Già nel 2012, il servizio della popolazione del Canton Vaud aveva revocato il permesso B, e questo per un motivo a dir poco ovvio. Ossia che la donna, non avendo più un’occupazione, non adempiva più ai requisiti necessari per disporre di un permesso B.

La Corte cantonale aveva però annullato la decisione. Ma il Tribunale federale ha invece dato ragione al servizio della popolazione. Sicché la donna dovrà partire (si assisterà anche questa volta, come nel caso Arlind, alla mobilitazione strumentale di kompagni e $indakalisti rossi?).

 Il lungo periodo in disoccupazione lascia infatti presupporre che la donna  non sia in grado di trovare un’occupazione. Il suo comportamento, ha indicato il TF,  “tradisce l’intenzione di utilizzare la libera circolazione con finalità abusive”.

E in Ticino?

Questa decisione è molto interessante. Prima di tutto va notato che, alla base della sentenza del Tribunale federale, c’è una decisione dell’autorità cantonale vodese che ha stabilito che la cittadina straniera in assistenza titolare di un permesso B se ne deve andare.

Decisioni di questo tenore vengono prese anche in Ticino, e vengono prese in modo sistematico? Il fatto che – dai dati ufficiali divulgati di recente dal Consiglio di Stato – risulti che in questo ridente Cantone ci sono 300 persone titolari di un permesso B che però sono in assistenza, fa sorgere dei seri dubbi al proposito. C’è quindi il sospetto che la prassi ticinese sia (ingiustificatamente) più “ladina” rispetto a quella vodese. Se sì, perché? E come si posiziona il Ticino, per quel che riguarda il rigore con cui vengono trattate le domande d’assistenza depositate da titolari di permessi B?

Il nostro Cantone sconta a carissimo prezzo la devastante libera circolazione delle persone. E allora deve essere  di una severità esemplare nell’allontanare quelle persone che utilizzano la libera circolazione delle persone per mettersi a carico dello Stato sociale. Di conseguenza le richieste d’assistenza di persone con permesso B andrebbero rifiutate per partito preso.

O qualcuno forse si immagina che il cittadino elvetico, emigrato in un paese UE, che si trovasse in difficoltà potrebbe beneficiare di prestazioni sociali? Suvvia, è più o meno come credere a Gesù bambino!

Immigrazione nello Stato sociale

Del resto negli scorsi mesi i più importanti Stati membri UE hanno detto chiaramente che non intendono tollerare l’immigrazione nello stato sociale, pertanto i migranti che non lavorano verranno rapidamente rimandati a casa loro. E’ stato dato quindi un segnale chiaro. E ciononostante la Svizzera continua con il garantismo ad oltranza a mantenere tutti, perché bisogna necessariamente fare i primi della classe?

Come si diceva all’inizio, una rondine non fa primavera. Però  la sentenza del TF dà un segnale importante. E conferma che, per l’ennesima volta, la Lega ed il Mattino avevano ragione.

A questo punto la domanda al Consiglio di Stato può essere una sola. Alla luce di questo importante segnale giunto dalla nostra Corte suprema, si darà finalmente un giro di vite ai permessi B in assistenza o che beneficiano a vario titolo di prestazioni sociali?

Oppure si pensa di continuare a farsi prendere per i fondelli ad oltranza e poi magari di andare a tagliare sussidi (ad esempio per la riduzione del premio di cassa malati) ai ticinesi in difficoltà perché ci si accorge che bisogna risparmiare, e allora pagano sempre i soliti?

E’ evidente che non accettiamo alcuna riduzione degli aiuti sociali ai ticinesi per motivi di risparmio se prima non si sono azzerate le prestazioni sociali che vanno a titolari di permesso B dal momento che il presupposto per ottenere questo tipo di permesso è quello di mantenersi con le proprie risorse.

Lorenzo Quadri

Salario minimo a 4000 Fr per tutti? Un regalo ai frontalieri

E’ noto e conclamato che il mercato del lavoro ticinese è stato sfasciato dalla devastante libera circolazione delle persone.

La libera circolazione delle persone ha esposto i lavoratori ticinesi a fenomeni deleteri come il dumping salariale e la sostituzione con frontalieri. Sostituzione che avviene già nei posti d’apprendistato. Sicché oggi, grazie alla brillante idea di spalancare le frontiere perché “bisogna aprirsi all’UE”, un ragazzo o una ragazza rischiano di trovarsi soppiantati dalla concorrenza dei frontalieri già alla fine delle scuole medie. Infatti vengono assunte con lo statuto  – e la paga – di frontaliere, persone adulte, già formate, residenti in Italia.

Chi crede ancora ai kompagni?

La $inistra ed i suoi sindacati hanno sempre sostenuto la devastante libera circolazione delle persone. Quindi portano pesantissime responsabilità. Tuttavia, essendo la $inistra malata di internazionalismo cronico, non può concepire che l’unico sistema per tutelare i lavoro dei ticinesi siano i contingenti. I quali, con grande disdegno dei kompagni, sono stati peraltro plebiscitati il 9 febbraio. Così, da svariato tempo, i $ocialisti ed i sindacalisti ad ogni occasione magnificano quella che tentato di spacciare per la panacea di tutti i mali occupazionali: l’iniziativa per il salario minimo di 4000 Fr.

Ora, visto che le promesse dei kompagni sulla libera circolazione delle persone che non avrebbe provocato né dumping né sostituzione di residenti con frontalieri e men che meno invasione di padroncini perché le misure accompagnatorie (buona questa!) avrebbero sistemato tutto, l’importante era sfasciare le frontiere, sono state disattese in modo drammatico, già questo basterebbe per non prestare fede ai presunti effetti salvifici della loro nuova pensata: ovvero il salario minimo a 4000 Fr per tutti.

Tuttavia, naturalmente, c’è ben altro. Come hanno ceduto alla loro fregola di abbattimento delle frontiere facendo un disastro con la libera circolazione delle persone, col salario minimo di 4000 Fr uguale per tutti ed in tutta la Svizzera i kompagni indulgono ad un’altra delle loro paturnie: l’egualitarismo di stampo sovietico. Facile prevedere che i risultati non saranno tanto diversi.

Giovani penalizzati

Il salario minimo di 4000 Fr bloccherà le assunzioni di residenti poco qualificati e di giovani al primo impiego. E’ ovvio che, per questa cifra, i datori di lavoro preferiranno assumere un frontaliere già formato e pluridiplomato: e ne troveranno a iosa di più che disposti a venire in Ticino; tanto più che la situazione occupazionale italiana è come quella spagnola e non ci sono prospettive di miglioramento! Magari assumeranno frontalieri a tempo parziale (sulla carta) in modo da aggirare il salario minimo; ma con un impegno lavorativo reale del 100% o più. Chi darà un’opportunità ad un giovane senza esperienza professionale e senza una formazione particolare dovendolo pagare 4000 Fr al mese, quando per quella cifra potrà assumere due frontalieri laureati e con esperienza pluriennale?

Piccole imprese nei guai

In Ticino gli impieghi retribuiti meno di 4000 Fr al mese sono circa il 25% del totale. Cosa faranno le numerose imprese, spesso piccole, che non saranno in grado di offrire l’eventuale salario minimo? O chiuderanno, o licenzieranno, facendo lavorare il doppio i dipendenti rimasti. In caso di negozi o ristoranti, inoltre, la conseguenza del salario minimo a 4000 Fr per tutti sarebbe un aumento dei prezzi. Col risultato di incentivare ancora di più gli acquisti in Italia, danneggiando ulteriormente l’economia ticinese in un circolo vizioso.

E’ chiaro poi che un salario minimo così vicino a quello mediano trasformerà il salario minimo anche nel salario massimo. Per la serie: adesso guadagni 4500 Fr? Allora dovrai scendere a 4000, altrimenti ti lascio a casa e ti sostituisco.

Senza contare, e l’abbiamo detto più volte, che per chi vive Oltreconfine 4000 Fr sono una paga da nababbo. Dovesse passare il salario minimo, da sud si scatenerà un assalto alla diligenza ancora peggiore di quello attuale.

Giusto che ci siano dei salari minimi, ma questi devono essere differenziati per settore e non un uguali per tutti. E devono considerare la realtà locale: quella ticinese è ben diversa da quella di Zurigo. Quindi votiamo No al salario minimo uguale per tutti: farà più danno che utile. E, dopo il disastro fatto sul nostro mercato del lavoro con il sostegno alla devastante libera circolazione delle persone, qualcuno è ancora disposto a prestare fede alle ricette occupazionali della $inistra?

Lorenzo Quadri

Lugano: vandalismi in via Cattedrale: Arrivano le videocamere

Giuste prevenire, ma la prevenzione da sola non basta: servono anche misure repressive degne di questo nome. La tolleranza è durata fin troppo a lungo!

La videosorveglianza in via Cattedrale a Lugano è senz’altro una buona mossa. Per il momento è stata installata una telecamera mobile tra via Cattedrale e salita Chiattone. In futuro ce ne vorranno altre per poter monitorare in modo efficace la zona. E’ poi ovvio che le immagini registrate dovranno anche essere visionate, altrimenti l’operazione serve a poco.

L’area in questione, come i luganesi ben sanno, è una parte di centro dotata di particolare bellezza e fascino, oltre che il primo biglietto da visita per i turisti che scendono a piedi dalla stazione. Eppure questa parte di città è da tempo nel mirino di atti vandalici, i più vistosi dei quali sono il continuo imbrattamento di muri, la distruzione di vetrine, di tavolini, di vasi e di suppellettili. I responsabili sono spesso gruppi di minorenni ubriachi, che evidentemente non hanno di meglio da fare che danneggiare la proprietà altrui.

E’ chiaro che la situazione è da tempo insostenibile per i proprietari degli immobili e per i commercianti; ma anche per l’ente pubblico, che non può tollerare supinamente una simile immagine di degrado ed insicurezza.

Avanti con le mega-multe

Si spera che la videosorveglianza – che dovrà comunque essere potenziata perché, come una rondine non fa primavera, una telecamera non fa sicurezza – possa portare a dei miglioramenti. La creazione da parte del municipio di un gruppo di lavoro antivandalismo è senz’altro positiva; dovrà però dare dei risultati concreti, onde non avvalorare ulteriormente la tesi del “quando si vuole affossare un tema, si crea un gruppo di lavoro”.

La prevenzione è utile e necessaria, come utile e necessaria è una presenza più intensa delle ronde di polizia nel comparto. Ma non basta. Nei confronti degli autori degli imbrattamenti e degli altri vandalismi  occorre adottare la linea dura.

Già anni fa la Lega dei Ticinesi aveva proposto di introdurre delle multe salate, che fossero veramente dissuasive, per gli sprayer e – se questi non possono pagare in quanto minorenni – per le loro famiglie. Quando i genitori dovranno mettere mano al portafoglio, o quando i frugoletti si troveranno a passare i fine settimana a ripulire i loro graffiti e magari anche i gabinetti pubblici (quelli ancora aperti), a qualcuno la voglia di divertirsi (?) a spese della proprietà altrui, pubblica o privata che sia, comincerà a passare.

Naturalmente la proposta della Lega, come di consueto, è stata dimenticata in un cassetto dai partiti storici. Perché alla Lega non bisogna MAI dare ragione. Quindi, ciò che il Movimento propone va denigrato come populista e razzista; poi però viene fotocopiato dai partiti storici che, a suon di iniziative-Xerox, tentano di spacciare per farina del proprio sacco ciò su cui sputavano fino al giorno prima. E gli esempi si sprecano: vedi ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri, vedi chiusura dei valichi incustoditi, vedi tutela della piazza finanziaria ticinese, e via elencando. Tra l’altro, ci piacerebbe anche sapere di che nazionalità sono i giovani vandali. Così, tanto per gradire…

Alla sanzione pecuniaria contro gli autori dei danneggiamenti va accoppiato l’obbligo di ripulire il danno causato. E questo lo può fare anche chi è minorenne. Se uno è abbastanza grande per fare danni, è anche abbastanza grande per ripulire. E, come detto, le famiglie dei vandali siano chiamate a prendersi le proprie responsabilità.

Lorenzo Quadri

Ma come, non doveva essere tutta un’invenzione della Lega populista e razzista? 300 milioni di tesoretto

Ma  guarda un po’: ancora una volta, l’ennesima, la Lega ed il Mattino avevano ragione. Il famoso tesoretto, la cui esistenza è stata negata ad oltranza dal Consiglio di Stato, e irrisa dal partito trasversale delle tasse e dai suoi media di servizio, esiste.

Lo certifica il Corrierone del Ticino di venerdì. Il quale rileva che non solo il tesoretto esiste ma – uscendo a fette anno dopo anno – ha quasi raggiunto quota 300 milioni. Ma come: non dovevano essere tutte balle della Lega populista e razzista?

Per tesoretto si intende il gettito “extra” prodotto tra il 2004 e il 2007, in periodo di forte crescita economica. Gettito che veniva regolarmente “imboscato” per dare l’impressione che i conti del Cantone fossero messi peggio rispetto alla realtà.

Ciò rispondeva e risponde ad un preciso disegno politico con diversi obiettivi. Da un lato preparare il terreno per lo scarica barile di costi dal Cantone ai Comuni. Dall’altro contrastare ogni proposta di sgravio fiscale a vantaggio dei cittadini e dell’economia, con lo spauracchio del baratro nei conti pubblici. E poi, naturalmente, porre le premesse per aggravi fiscali.

La questione è nota. A livello cantonale il problema non sono le entrate. Il problema sono le uscite, che sono esplose. Se la spesa pubblica fosse sotto controllo, dunque, non ci sarebbe stato problema a procedere a sgravi fiscali. Ma visto che la spesa è fuori controllo, grazie anche ad un’amministrazione pubblica elefantesca, lottizzata dai partiti $torici, e che comanda più del governo, allora ecco che una, per quanto momentanea, riduzione delle entrate, provoca i ben noti isterismi. Infatti imporrebbe di intervenire là dove ci sono i problemi, ossia sul fronte delle uscite, e non dove non ci sono, ossia dalla parte delle entrate, ma dove è più facile mungere.

Sul fronte delle uscite è poi doveroso citare i sussidi di vario tipo agli stranieri titolari di un permesso B: quelli che al contribuente non dovrebbero costare nulla, e che invece costano tranquillamente almeno una trentina di milioni all’anno.

Naturalmente questa prospettiva è destinata a cambiare a seguito della devastante libera circolazione delle persone che ha sfasciato il mercato del lavoro ticinese. Se i ticinesi non hanno lavoro è chiaro che non pagano le tasse, ed inoltre non spendono, quindi i commerci lavorano meno e a loro volta pagano meno imposte, e così via in una deleteria reazione a catena che il DFE, gestito dal PLR, nulla ha fatto, nulla fa e nulla intende fare per spezzare.

La riduzione delle entrate causata dagli sgravi fiscali  è momentanea in quanto, come dimostrano i consuntivi cantonali degli scorsi anni, gli sgravi poi portano soldi in cassa, dal momento che attirano buoni contribuenti. A meno che il Ticino voglia essere attrattivo solo per gli stranieri a carico dello Stato sociale. Espellere gli stranieri a carico del contribuente è peraltro – e giustamente – il trend attuale di vari paesi UE. Ma stranamente i $inistri, sempre pronti a riempirsi la bocca con l’eurocompatibilità, questa volta tacciono; chissà come mai?

Intanto come noto la concorrenzialità fiscale di questo Cantone è a ramengo da tempo. Sarà ancora peggio nel caso in cui il 18 maggio i cittadini dovessero approvare il moltiplicatore cantonale con contenimento del deficit, che altro non è se non un meccanismo pensato dalla $inistra ma fotocopiato (Xerox) dalla Consigliera di Stato dell’ex partitone per aumentare le imposte. Ma come, il presidente PLR non ama ripetere a destra e a manca di essere assolutamente contrario agli aggravi fiscali?

Il tesoretto, dunque, esiste. Alla faccia della patetica sceneggiata del bauletto con cui l’allora maggioranza del Consiglio di Stato ha tentato goffamente di screditare la Lega. Ma, anche questa volta  la Lega ed il Mattino avevano ragione.

Lorenzo Quadri

 

Ma come, non doveva essere tutta un’invenzione della Lega populista e razzista? 300 milioni di tesoretto

Ma  guarda un po’: ancora una volta, l’ennesima, la Lega ed il Mattino avevano ragione. Il famoso tesoretto, la cui esistenza è stata negata ad oltranza dal Consiglio di Stato, e irrisa dal partito trasversale delle tasse e dai suoi media di servizio, esiste.

Lo certifica il Corrierone del Ticino di venerdì. Il quale rileva che non solo il tesoretto esiste ma – uscendo a fette anno dopo anno – ha quasi raggiunto quota 300 milioni. Ma come: non dovevano essere tutte balle della Lega populista e razzista?

Per tesoretto si intende il gettito “extra” prodotto tra il 2004 e il 2007, in periodo di forte crescita economica. Gettito che veniva regolarmente “imboscato” per dare l’impressione che i conti del Cantone fossero messi peggio rispetto alla realtà.

Ciò rispondeva e risponde ad un preciso disegno politico con diversi obiettivi. Da un lato preparare il terreno per lo scarica barile di costi dal Cantone ai Comuni. Dall’altro contrastare ogni proposta di sgravio fiscale a vantaggio dei cittadini e dell’economia, con lo spauracchio del baratro nei conti pubblici. E poi, naturalmente, porre le premesse per aggravi fiscali.

La questione è nota. A livello cantonale il problema non sono le entrate. Il problema sono le uscite, che sono esplose. Se la spesa pubblica fosse sotto controllo, dunque, non ci sarebbe stato problema a procedere a sgravi fiscali. Ma visto che la spesa è fuori controllo, grazie anche ad un’amministrazione pubblica elefantesca, lottizzata dai partiti $torici, e che comanda più del governo, allora ecco che una, per quanto momentanea, riduzione delle entrate, provoca i ben noti isterismi. Infatti imporrebbe di intervenire là dove ci sono i problemi, ossia sul fronte delle uscite, e non dove non ci sono, ossia dalla parte delle entrate, ma dove è più facile mungere.

Sul fronte delle uscite è poi doveroso citare i sussidi di vario tipo agli stranieri titolari di un permesso B: quelli che al contribuente non dovrebbero costare nulla, e che invece costano tranquillamente almeno una trentina di milioni all’anno.

Naturalmente questa prospettiva è destinata a cambiare a seguito della devastante libera circolazione delle persone che ha sfasciato il mercato del lavoro ticinese. Se i ticinesi non hanno lavoro è chiaro che non pagano le tasse, ed inoltre non spendono, quindi i commerci lavorano meno e a loro volta pagano meno imposte, e così via in una deleteria reazione a catena che il DFE, gestito dal PLR, nulla ha fatto, nulla fa e nulla intende fare per spezzare.

La riduzione delle entrate causata dagli sgravi fiscali  è momentanea in quanto, come dimostrano i consuntivi cantonali degli scorsi anni, gli sgravi poi portano soldi in cassa, dal momento che attirano buoni contribuenti. A meno che il Ticino voglia essere attrattivo solo per gli stranieri a carico dello Stato sociale. Espellere gli stranieri a carico del contribuente è peraltro – e giustamente – il trend attuale di vari paesi UE. Ma stranamente i $inistri, sempre pronti a riempirsi la bocca con l’eurocompatibilità, questa volta tacciono; chissà come mai?

Intanto come noto la concorrenzialità fiscale di questo Cantone è a ramengo da tempo. Sarà ancora peggio nel caso in cui il 18 maggio i cittadini dovessero approvare il moltiplicatore cantonale con contenimento del deficit, che altro non è se non un meccanismo pensato dalla $inistra ma fotocopiato (Xerox) dalla Consigliera di Stato dell’ex partitone per aumentare le imposte. Ma come, il presidente PLR non ama ripetere a destra e a manca di essere assolutamente contrario agli aggravi fiscali?

Il tesoretto, dunque, esiste. Alla faccia della patetica sceneggiata del bauletto con cui l’allora maggioranza del Consiglio di Stato ha tentato goffamente di screditare la Lega. Ma, anche questa volta  la Lega ed il Mattino avevano ragione.

Lorenzo Quadri

La $inistra strumentalizza il caso Arlind. I ticinesi la legge la devono rispettare; altri invece…

E i lavoratori pagano le quote ai $indakati ro$$i perché organizzino manifestazioni contro l’allontanamento di uno straniero che risiedeva in Svizzera illegalmente da tre anni e mezzo, e al quale è già stato ingiunto di partire per  ben sette volte?

 

Martedì pomeriggio a Bellinzona  si è tenuta la manifestazione promossa dalla $inistra e dai $indakati ro$$i a favore di Arlind Lokaj, il 17enne kosovaro che risiede illegalmente in Svizzera da quasi tre anni e mezzo. In questo lasso di tempo, gli è stato intimato di lasciare il paese per ben 7 volte. Cosa che però non ha mai fatto.

Sul caso Lokaj si registra pure una copiosa messe di atti parlamentari: perché, quando si tratta di mobilitarsi per uno straniero in Svizzera illegalmente, i partiti $torici ed in particolare i kompagni ci sono. Se invece bisogna difendere i ticinesi rimasti senza lavoro a causa della deleteria politica delle frontiere spalancate, la musica cambia radicalmente. Del resto da partiti storici che si schierano o all’unanimità (PLR) o con maggioranze bulgare (gli altri) contro il contingentamento dei frontalieri, e vengono poi asfaltati dalle urne, cosa ci si può attendere di diverso?

 

Illegale da tre anni e mezzo

Il Consiglio di Stato, nelle sue spiegazioni sul caso, è chiaro che più chiaro non si può. Il giovane si trova in Svizzera illegalmente dal Natale del 2010. E non è mai stato autorizzato a restare, anzi: da allora ad oggi è stato tutto un profluvio di decisioni negative (e speriamo che i ricorsi contro queste decisioni non li abbia pagati il contribuente). Quindi a scandalizzare   non può essere certo il fatto che finalmente, tra l’altro con colpevole ritardo, vengano applicate le regole e che Arlind venga allontanato. A scandalizzare deve semmai essere che sia ancora qui.  Inoltre la madre non è in grado di mantenere il figlio non essendo lei stessa autosufficiente economicamente.

 

Obiettivo: propaganda partitica

La manifestazione di martedì è un’evidente strumentalizzazione della $inistra in chiave partitica. La $inistra ed i $indakati ro$$i sfruttano la situazione di Arlind, per lui sicuramente dolorosa, per farsi propaganda elettorale sulla sua pelle. E per tentare di mettere in cattiva luce il direttore leghista del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi. Tutto qui. Speriamo che nessuno sia così ingenuo da credere che ai politicanti scesi in piazza martedì fregasse davvero qualcosa del 17enne. Il fatto che i  kompagni siano costretti a cavalcare un caso umano per fare politica non solo è squallido, ma è l’ennesima dimostrazione, semmai ce ne fosse ancora bisogno, di come gli argomenti politici manchino. O magari organizzando manifestazioni in cui si inneggia al non rispetto delle regole – proprio la $inistra che del “rispetto delle regole” ha fatto un mantra, da applicare però, è chiaro, solo a senso unico e solo quando fa comodo – i kompagni credono di far dimenticare le loro posizioni, tanto per fare un esempio, in materia frontalierato, di padroncini, di criminalità straniera, e via elencando?

Partecipanti? Pochi

La manifestazione in sé, poi, non è certo stata un successo. Le versioni sul numero dei partecipanti sono discordanti. Chi dice 300, chi dice 150: in ogni caso pochi. Una cifra assolutamente non proporzionata al can can mediatico messo in piedi dai kompagni; che tra l’altro nella categoria dei giornalisti sono clamorosamente sovrarappresentati, ed i risultati si vedono.

“Gli uccellini cinguettano” inoltre che i vertici $indakali nei giorni scorsi abbiano fatto un notevole pressing sui loro sottoposti affinché presenziassero mercoledì. Sarebbe dunque interessante sapere quanti dei partecipanti ad una manifestazione che si è tenuta in orario di lavoro erano dei sindacalisti. I quali sarebbero pagati per difendere l’occupazione dei ticinesi. Però trovano più costruttivo usare il tempo lavorativo, finanziato con le quote degli affiliati, per portare il loro sostegno alle strumentalizzazioni partitiche della $inistra, ormai ridotta a sfruttare anche i minorenni.

 

“Il rispetto delle regole”

La realtà è una sola: i ticinesi la legge la devono rispettare. Subito, non dopo tre anni e mezzo. La $inistra scende in piazza per l’illegalità. Ma naturalmente dai moralisti a senso unico ed in funzione partitica non si sente un “cip”. Se l’iniziativa fosse venuta da qualcun altro (ad esempio la Lega) apriti cielo…

Sarebbe dunque uno scandalo se, per Arlind, si facesse un’eccezione oggettivamente non motivata da nulla; se non dagli strumentali proclami della $inistra. Quindi il giovane Arlind partirà. Perché, come amano ripetere ad oltranza i kompagni, “le regole vanno rispettate”.

E siamo certi che la maggioranza dei ticinesi la pensa così.

Lorenzo Quadri

Rapine nel Mendrisiotto: La ministra del 5% del Widmer Puffo colpisce ancora “Tenetevi le frontiere spalancate”!

Se qualcuno pensava, magari a seguito di alcune dichiarazioni nei confronti dell’Italia rese note nei giorni scorsi, che la ministra del 5% (dopo la legnata rimediata a Berna del 3%) Widmer Schlumpf cominciasse a rendersi conto di cosa significa per il Ticino confinare con la Penisola, beh questo qualcuno è servito di barba e capelli.

A rimettere la chiesa al centro del villaggio provvede la stessa Consigliera federale non eletta. Quest’ultima ha infatti risposto un secco njet all’appello dei Comuni del Mendrisiotto i quali di certo non chiedevano la Luna, ma semplicemente che chiedevano che di notte la ventina o giù di lì di valichi incustoditi del Mendrisiotto venissero chiusi.

 

Paese del Bengodi

Vista l’epidemia di rapine a mano armata che da tempo affligge il distretto, la richiesta avanzata può anche venire considerata minimalista. La criminalità transfrontaliera ha trovato, nella Svizzera dalle frontiere sciaguratamente spalancate grazie agli internazionalisti politikamente korretti, un vero paese del Bengodi. Come funzionano le cose dovrebbe averlo capito anche la ministra del 5% (adesso del 3%). I malviventi entrano in Svizzera dal Belpaese a commettere i loro crimini, e poi prendono il largo sempre nel Belpaese.

E non stiamo certo parlando di ladri di ciliegie. E’ ovvio quindi che questa situazione è dovuta alla perdita del controllo sui nostri confini.

Due misure

A questo punto  è evidente che si impongono due misure. La prima è il potenziamento delle guardie di confine, la seconda la chiusura notturna dei valichi incustoditi. In entrambi i casi la risposta della ministra del 5% è stata njet. Quando  qualche tempo fa questa signora – che come noto non dovrebbe nemmeno sedere in Consiglio federale – davanti alla Camera del popolo ha annunciato nuove assunzioni presso il corpo delle guardie di confine ticinese, qualcuno ci è cascato a piedi pari credendo si trattasse, appunto, di un potenziamento. Invece si tratta di semplici sostituzioni di partenti. 

La richiesta dei Comuni del Mendrisiotto di chiudere di notte i valichi incustoditi è l’ennesimo grido d’allarme inascoltato che arriva a Berna dal Ticino. Non si tratta certo di capricci, dal momento che è in gioco l’integrità fisica delle persone. Perché prima o poi ci scapperà il morto. E’ successo più volte oltreconfine, e nemmeno tanto lontano da noi. Sicché, in regime di frontiere spalancate…

 

Schengen über alles

E cosa risponde la ministra del 5%, adesso del 3%, a chi chiede un intervento a tutela di questi beni primari (sicurezza, proprietà, integrità fisica)? Che il rispetto degli accordi di Schengen, che peraltro non rispetta nessuno, ha la priorità. Quindi le frontiere rimangono spalancate. E i cittadini – per non parlare di chi lavora in una stazione di servizio – rimangono esposti, alla mercé di una delinquenza straniera sempre più aggressiva.

E’ chiaro che si sta giocando col fuoco e quando succederà una tragedia (perché è solo questione di tempo) la ministra del 5%, adesso del 3%, porterà pesantissime responsabilità. Responsabilità condivisa con chi l’ha messa e la mantiene in carica contro ogni principio democratico, vale a dire $inistra e PPD. C’è dunque da sperare che il PBD, ossia il partitino di Widmer Schlumpf, venga asfaltato anche alle ormai vicine elezioni cantonali grigionesi, così come è accaduto in quelle bernesi.

 

Lezione non imparata

E’ poi evidente che a Berna la lezione del 9 febbraio non è stata imparata. Anche in materia di occupazione le regioni di confine si sono sempre sentite rispondere che la devastante libera circolazione delle persone aveva la priorità e quindi niente tutela del mercato del lavoro.

E allora, dopo aver fatto saltare l’immigrazione incontrollata, occorre far saltare anche gli accordi di Schengen. Poi ci penserà la Consigliera federale non eletta ad andare a spiegare l’accaduto ai suoi padroni di Bruxelles…

Lorenzo Quadri

Fuori gli stranieri ricchi che pagano tante tasse, dentro quelli in assistenza

No ai globalisti: la lungimirante politica migratoria dei $ocialisti

Fuori gli stranieri ricchi che pagano tante tasse, dentro quelli in assistenza

 

I kompagni, con una delle loro brillanti mosse svuota-casse pubbliche (tanto poi i soldi li si va a prendere nelle tasche dei contribuenti) in quel di Ginevra chiedono l’abolizione dei forfait fiscali per i ricchi residenti stranieri. Un’iniziativa analoga esiste anche a livello federale.

La tassazione forfettaria per ricchi stranieri potrebbe anche far storcere il naso ai puristi. Infatti i beneficiari di questo tipo di imposizione globale pagano, per rapporto alla loro forza finanziaria, meno imposte rispetto ad altri. Ne versano comunque tante in cifre assolute. Nel 2010 i 5445 globalisti hanno pagato in Svizzera quasi 700 milioni di Fr di tasse, a cui si aggiungono 200 milioni confluiti nelle casse dell’IVA e dell’AVS.  Non stiamo dunque parlando di evasori legalizzati. Quelli siedono in Consiglio federale per il PLR, vero Johann “Jersey” Schneider Ammann?

 

Soldi che fanno schifo?

Si tratta dunque di decidere se questi soldi che entrano nelle casse pubbliche ci fanno schifo, e quindi vogliamo rinunciarvi, oppure no.

Essendo i globalisti persone che non hanno un’attività professionale (vengono tassati in base al dispendio) e disponendo in genere di varie residenze, non ci mettono nulla, in caso di soppressione della tassazione forfettaria, a cambiare cantone o nazione.

Così facendo, all’ente pubblico verrebbe a mancare, grazie ai kompagni, una bella fetta di entrate. Ecco dunque chi sono quelli che vogliono svuotare le casse pubbliche. Queste entrate che mancherebbero all’appello, non verrebbero certo compensate con risparmi. Ma quando mai. Semplicemente, si andrebbe a battere cassa presso i contribuenti rimasti. In particolare presso il ceto medio. Quello che paga le tasse fino all’ultimo centesimo e senza alcuna agevolazione (non è abbastanza ricco) e che non beneficia di alcun sostegno sociale (non è abbastanza “povero”).

Del resto la direttrice del DFE Sadis, PLR, tramite il moltiplicatore cantonale vuole creare un meccanismo per l’aumentare le imposte. E vorrebbe addirittura inserirlo nella Costituzione. Ovvio: è molto più facile battere cassa presso il cittadino che risparmiare ed in particolare andarlo a fare in quei settori dove la spesa è maggiormente ingiustificata, ma in crescita. Ad esempio i sussidi sociali a stranieri cono permesso B. Ma come: il presidente dell’ex partitone Rocco Cattaneo non andava mica in giro a ripetere di  essere assolutamente contrario agli aggravi fiscali? E adesso la sua ministra delle finanze ed il suo partito li vuole inserire nella Costituzione? Da notare che il moltiplicatore cantonale non è un’invenzione di Laura Sadis, bensì è stato fotocopiato (ennesima proposta Xerox) dalla $inistra.

 

Lungimiranza ro$$a

Appare dunque in tutto il suo splendore la politica degli stranieri del P$:

          mettere in fuga gli stranieri ricchi, che pagano molte tasse, indispensabili per finanziare il nostro Stato sociale;

          accogliere a braccia aperte gli stranieri che delinquono e/o che si mettono a carico della nostra socialità;

          opporsi categoricamente all’espulsione degli stranieri delinquenti o a nostro carico di cui sopra, perché le espulsioni sono roba da leghisti populisti e razzisti.

 

Nel caso in cui la guerra dei $ocialisti contro i ricchi avesse successo, il risultato sarebbe lampante: sempre più tasse al ceto medio. Ed in special modo ai proprietari di una casetta o di un appartamento, particolarmente esposti in quanto titolari di “sostanza al sole”.

Un sentito ringraziamento alla $inistra ed alla sua lungimiranza è doveroso.

Lorenzo Quadri

 

Moltiplicatore cantonale d’imposta? Ma anche no: Giù le mani dalle nostre tasche

Il prossimo 18 maggio i votanti ticinesi saranno chiamati a pronunciarsi anche sul moltiplicatore cantonale d’imposta con freno al deficit.

Dietro ai tecnicismi si nasconde, di fatto, un meccanismo che serve per aumentare le imposte. Un meccanismo che si vorrebbe inserire addirittura nella Costituzione cantonale. Il che è del tutto aberrante; ma naturalmente nessuno di quanti strillavano, ad esempio, contro l’inserimento del divieto di burqa nella Carta fondamentale dello Stato ha avuto, questa volta, alcunché da obiettare. Anzi.

Evidentemente mettere le mani nelle tasche del contribuente è politikamente korretto, difendere  i principi della nostra società occidentale, no.

 

Farina della $inistra

Il moltiplicatore cantonale, sebbene proposto dalla direttrice del DFE targata PLR Laura Sadis, non è farina del sacco liblab. Infatti è una proposta nata nelle botteghe del P$, che l’ex partitone ha, ma tu guarda i casi della vita, fotocopiato (ultimamente gli capita sempre più spesso).

Trattasi dunque dell’ennesima iniziativa Xerox; ma il fatto che la paternità sia $ocialista ben dimostra come il moltiplicatore cantonale di “liberale” non abbia nulla. Non a caso  è un grimaldello per aumentare le tasse – che è poi l’obiettivo principe della politica di $inistra. Non già creare ricchezza e benessere, dunque. Semplicemente, prelevare. Attingere.

Il moltiplicatore cantonale ed il freno al deficit sono inoltre la dimostrazione “plastica” del fallimento  della gestione finanziaria della ministra Sadis. Visto che non si riesce a contenere la spesa pubblica, perché questo è il vero problema, allora ecco che ci si inventano i meccanismi non già per tenerla sotto controllo, bensì per coprire i buchi. E per coprirli andando a pescare nelle sempre più esauste tasche del contribuente. Dove per contribuente si intende in prima linea il ceto medio. Quello che paga le imposte fino all’ultimo centesimo e non gode di alcun supporto. Quello che non è abbastanza ricco per essere considerato fiscalmente interessante e quindi per poter beneficiare di “offerte fiscali speciali”; ma che non è nemmeno abbastanza povero per usufruire di aiuti o di aliquote sociali (giustamente) favorevoli.

Nel mirino c’è dunque il ceto medio e “massime”, come dicono gli akkulturati, i proprietari di una casetta o di un appartamento, già proditoriamente colpiti dalla ministra PLR Sadis con una “graziosa” decurtazione delle deduzioni sul valore locativo. Decurtazione fatta più o meno di nascosto, che mira a portare nelle casse cantonali una quindicina di milioni all’anno in più.

 

Non si tocca la spesa, ma…

Invece dunque di contenere la spesa pubblica, si alza bandiera bianca. La si alza davanti ai costi di un’amministrazione pubblica elefantesca, che si autoalimenta e che comanda assai più del governo. E la si alza davanti ai sussidi elargiti ad innaffiatoio; ed in particolare a stranieri che nemmeno dovrebbero essere in Ticino. Però sono qui. Ed attingono. Vedi i permessi B in assistenza, tanto per fare un esempio.

Per evitare il profondo rosso nei bilanci cantonali, si inventa il freno all’indebitamento. Non già alla spesa.

Il problema sono le uscite. Ma su questo fronte si rinuncia ad intervenire in modo serio. Perché non si è capaci. Lo ha ammesso la stessa ministra Sadis con l’improvvida dichiarazione: “E’ ora di cominciare a contenere le spese”. Già. Ma, se ciò non è stato fatto fino ad ora, non lo si farà nemmeno in futuro.

Non si toccano le uscite, però si interviene sulle entrate. Tramite, appunto, il moltiplicatore cantonale. Che serve ad aumentare le imposte. Già la competitività fiscale del Ticino è a ramengo. Siamo negli ultimi posti della classifica intercantonale. Immaginiamoci a cosa porterebbero tasse ancora più elevate. Fuga (o mancato arrivo) di buoni contribuenti e, dunque, mungitura sempre più estrema di quelli restanti. Proprio una bella prospettiva.

Con a disposizione il giocattolino, magari addirittura imbucato di straforo nella Costituzione, per aumentare le imposte, chi si cimenterà con l’ingrato – e non pagante elettoralmente! – compito di contenere la spesa? La risposta è scontata.

Tanti sono i motivi, dunque, per depositare nelle urne un bel NO il prossimo 18 maggio.

Lorenzo Quadri

Cosa si aspetta ad applicare subito il voto del 9 febbraio? Padroncini ancora più su!!

Come volevasi dimostrare il numero dei padroncini e dei distaccati è nuovamente cresciuto. Ormai si tratta di una non notizia a tutti gli effetti. Nessuno se ne sorprende più.

Ciò dimostra, se mai ce ne fosse stato ulteriormente bisogno, l’urgenza di applicare subito il voto del 9 febbraio, e quindi il contingentamento di frontalieri e di padroncini, senza di certo aspettare tre anni come invece vorrebbe fare il Consiglio federale filoeuropeista!

 

NO a tre anni d’attesa

Aspettare tre anni per applicare delle misure concrete in Ticino sarebbe un’azione al limite del criminoso. Da oltre due mesi i contingenti sono diventati un disposto costituzionale. Sono iscritti nella carta fondamentale dello Stato. Quindi, contrariamente a quanto ama ripetere la direttrice del DFE e ministra dell’ex partitone Laura Sadis per giustificare la propria inazione su questo fronte (quando si  tratta di mettere le mani nelle tasche del contribuente, invece, la signora Sadis è ben più attiva) il margine di manovra c’è eccome.

Di sicuro l’eventuale salario minimo voluto dai sindacati (che, tra l’altro, nemmeno lo applicano al proprio interno) non ridurrà affatto l’invasione del Ticino da parte di frontalieri e padroncini. Anzi, otterrà l’effetto esattamente contrario. 4000 Fr al mese per un frontaliere sono una manna dal cielo. In provincia di Varese, e non a Caltanissetta, quasi un giovane su due non ha lavoro.

Ovviamente, se il salario minimo a 4000 Fr dovesse venire accettato in votazione popolare, in Ticino si scatenerebbe il festival delle assunzioni di frontalieri a metà tempo, ossia a 2000 Fr al mese. A metà tempo, va da sé, solo sulla carta. Nella realtà, il carico lavorativo sarebbe del 100% o più. Sul fronte del dumping, dunque, non cambierebbe una virgola. Cambierebbe invece parecchio per i giovani ticinesi al primo impiego, che avrebbero molte più difficoltà nel trovare un lavoro. Perché, ovviamente, dovendolo pagare 4000 Fr, il datore di lavoro, al posto di un giovane  ticinese, assume due frontalieri con esperienza.

 

Più danno che utile

Appurato quindi che il salario minimo voluto dai sindacati farebbe più danno che utile al mercato del lavoro ticinese, è inaccettabile che, davanti al nuovo aumento di padroncini e distaccati, e quindi di dumping e di concorrenza sleale, il DFE – che per primo dovrebbe avere il compito di proporre delle misure concrete – continui a nascondersi dietro la scusa del “margine di manovra nullo”. Un simile atteggiamento equivarrebbe a farsi beffe della volontà popolare. A maggior ragione se si pensa che i padroncini (ed i controlli svolti sono lì a dimostrarlo) sono praticamente tutti irregolari.

Da notare che anche tra i distaccati fioriscono forme di illegalità che la Lega, ancora una volta, aveva ampiamente previsto (ma naturalmente erano tutte balle populiste e razziste): ad esempio il versamento in Ticino di una paga consona ai nostri standard, così da essere apparentemente in regola. Ma con l’obbligo di poi restituire al padrone una bella fetta  del salario all’uscita della frontiera.

 

Stop alle trame

E’ chiaro che i politici dei partiti $torici – per i quali la votazione del 9 febbraio è stata una sconfitta che più cocente non si poteva –  tentano di andare avanti “come se niente fudesse”. Il Consiglio federale sta tramando per applicare comunque la libera circolazione delle persone con la Croazia, in spregio della Costituzione. Il popolo sovrano, se non vuole farsi prendere per il naso, in queste circostante non può certo starsene zitto e tranquillo.

Lorenzo Quadri

Pianificazione ospedaliera: inaccettabile scaricare nuovi costi su Comuni e pazienti: Beltrarifare i compiti

Il tema della nuova pianificazione ospedaliera è destinato a diventare caldo, anche perché la tempistica è stretta, la nuova regolamentazione dovrebbe infatti essere in vigore per il primo gennaio 2015. Ma visto che le proposte presentate sono ben lungi dal suscitare entusiasmo (eufemismo), si prepara qualche grosso Beltraproblema.

Le premesse di sicuro non sono particolarmente favorevoli visto che la proposta del Cantone è discutibile sotto vari aspetti. In sostanza 250 letti acuti (già esistenti) verrebbero derubricati in letti postacuti o di medicina di base. Ossia in una specie di casa anziani con la differenza della presenza costante del medico (che ovviamente fa salire i costi).

Si calcola infatti che questi letti di “medicina di base” costeranno 450 Fr al giorno.

 

Chiamati alla cassa

Chi viene chiamato alla cassa? Secondo il progetto cantonale, gli assicuratori malattia finanzieranno i letti subacuti con 200 Fr al giorno, mentre la parte restante ossia 250 Fr al giorno la metterebbe il contribuente in base alle seguenti modalità:

          il paziente ricoverato verserebbe 50 Fr al giorno, quindi una pillola che negli attuali letti ospedalieri non esiste. E chi non ha i soldi?

          I restanti 200 Fr al giorno verrebbero suddivisi con la seguente ripartizione: 20% a carico del Cantone e 80% a carico dei Comuni.

Ecco dunque che la tanto decantata pianificazione ospedaliera, girala e pirlala, non di discosta dal solito bieco esercizio di scaricabarile o meglio di scarica -costi sui Comuni e sui pazienti.

 

Pagare di più in cambio di nulla

E per cosa Comuni e pazienti dovrebbero pagare di più? Forse per avere migliori o maggiori prestazioni? No di certo. I letti mica aumentano (semmai il contrario). I pazienti verrebbero dimessi in tempo di record dagli ospedali per essere poi ricoverati nelle pseudo-case anziani in cui dovrebbero pagare 50 Fr al giorno.

Quanto ai Comuni: sul loro groppone verranno scaricati un totale di 12 milioni di Fr all’anno di costi. Come detto per avere esattamente la stessa cosa di prima – se non meno.

Invece, ed ecco che i furbetti si manifestano, il Cantone risparmierebbe 18 milioni di Fr. Ma tu guarda che birichino il Beltradirettore del DSS che fa un nuovo scherzetto da prete ai Comuni ed ai pazienti! Ed oltretutto senza nemmeno annunciarglielo via facebook…

 

Per Lugano 4 milioni in più

12 milioni sulla totalità dei Comuni equivale per Lugano ad un carico aggiuntivo di circa 3-4 milioni di Fr all’anno. Il che è assolutamente inaccettabile. Sulle spalle del contribuente luganese il Cantone ha già scaricato 15 milioni di maggiori costi in un paio d’anni. 15 milioni di costi equivalgono a circa 5 punti di moltiplicatore. Sicché l’aumento di moltiplicatore dal 70 al 75% lo provoca il Cantone con sue sedicenti misure di risparmio, che risparmio non sono in quanto trattasi di semplice travaso di costi sui Comuni. Con il njet bernese al finanziamento della circonvallazione Agno-Bioggio, si vorrebbero scaricare ancora milioni su milioni per compensare il mancato contributo federale.

E adesso al “pillolone” si tenta di aggiungere 3 o 4 milioni ogni anno, in cambio come detto di nulla? Un onere ricorrente di 3 o 4 milioni all’anno vanificherebbe un quarto delle misure di risparmio messe in atto (non senza mal di pancia) dal municipio di Lugano nel Preventivo 2014. Altri oneri milionari intanto che per risparmiare la città chiude i bagni, taglia sui servizi urbani e via elencando?  Beltrarifare i compiti!

Lorenzo Quadri

Municipale di Lugano

Soppiantati già a 15 anni!

Devastante libera circolazione delle persone: adulti già formati, residenti in Italia, assunti in Ticino come apprendisti

A fine ottobre 2013 erano in vigore 806 contratti di tirocinio stipulati con apprendisti frontalieri

La sostituzione dei residenti con frontalieri è un male ormai riconosciuto nel mercato del lavoro ticinese. Un male che però interessa anche il settore dell’apprendistato. Ovvero, vengono assunti adulti già formati come apprendisti. Il gran consigliere leghista Massimiliano Robbiani è tornato a sollevare questo spinoso tema tramite interrogazione al Consiglio di Stato.

E’ ovvio che il giovane ticinese non potrà competere, quanto a produttività, con l’adulto italiano con già esperienza professionale. Del resto non è nemmeno questo lo scopo dell’apprendistato. Per definizione l’apprendista deve imparare. Ma purtroppo la situazione occupazionale italiana è tale che perfino farsi assumere come apprendista diventa accettabile, in un’ottica di meno peggio.

 

Scappatoia

I posti d’apprendistato, e già non è così scontato trovarli, devono servire ai giovani ticinesi per imparare una professione e non diventare una scappatoia per assumere manodopera estera a basso costo.

La sostituzione dei residenti con frontalieri nel mercato del lavoro è una realtà con cui devono fare i conti troppi adulti (alla faccia delle statistiche taroccate della SECO).  Che questo fenomeno di sostituzione cominci già alla fine delle scuole medie, è davvero troppo.

Del resto anche i “veri” apprendisti residenti Oltreconfine diventeranno poi lavoratori frontalieri. Perché formare futuri frontalieri quando quelli attuali sono già in esubero? Senza dimenticare il danno sociale che si provoca esponendo alla concorrenza sleale da oltreconfine di ragazzi che hanno appena terminato la scuola dell’obbligo. Come si può accettare che la primissima esperienza col mondo del lavoro sia quella della sostituzione?

E’ chiaro che gli apprendisti  frontalieri devono essere autorizzati solo in casi veramente eccezionali, per non dire mai. Attualmente lo scenario che si presenta non è questo. Infatti, con rapidità inusitata, il Consiglio di Stato ha risposto all’interrogazione Robbiani. Si apprende così che a fine ottobre 2013 risultavano esserci 806 apprendisti frontalieri.

Una situazione analoga si verifica con gli stage. Ed in particolare con l’utilizzo di frontalieri assunti formalmente come stageaires ma che in realtà sono dei lavoratori a tutti gli effetti.

 

L’illusione del salario minimo

Non si creda di poter risolvere i problemi occupazionali del Ticino con il salario minimo con cui si riempiono la bocca i kompagni poiché questo salario minimo è semplicemente un colossale regalo ai frontalieri.

Il fatto è che sono passati due mesi da quando l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” è stata votata dal popolo e quindi è diventata un disposto costituzionale. In questi due mesi, di proposte concrete di concretizzazione della volontà popolare se ne sono sentite poche. Moltissime, per contro, le proposte di non concretizzazione. Del tipo: è vero che il popolo ha votato ma possiamo aspettare tre anni per tradurre questo voto in pratica; è vero che il popolo ha votato ma potremmo anche escludere i frontalieri dai contingenti; è vero che il popolo ha votato ma intanto troviamo un escamotage per applicare comunque la devastante libera circolazione delle persone alla Croazia, scavalcando il parlamento.

Nel frattempo, malgrado il popolo abbia votato per il ritorno ad un controllo sull’immigrazione, ci sono ragazzini ticinesi che, appena finita la scuola media, non possono accedere ad un apprendistato perché si trovano messi in concorrenza sleale con adulti già formati residenti nella vicina Penisola.

Lorenzo Quadri

 

Povertà in Ticino: nuovo record Ben 4300 famiglie in assistenza!

Come se non bastasse, 300 permessi B sono a carico del contribuente, quando tale cifra dovrebbe essere uguale a zero. Grazie, devastante libera circolazione delle persone!

Ma come, non dovevano essere tutte panzane della Lega populista e razzista? I fautori della  devastante libera circolazione delle persone, per quanto asfaltati dal voto popolare di due mesi fa, continuano ad insistere sul fatto che, in base alle  statistiche, sul mercato del lavoro ticinese andrebbe tutto e bene e non ci sarebbero problemi occupazionali e sociali degni di nota. Questi ultimi, secondo gli illuminati pensatori, sarebbero tutta una montatura. Una montatura, appunto, della Lega populista e razzista.

Peccato che a smentire la bislacca tesi arrivi proprio il Consiglio di Stato che, rispondendo ad un’interrogazione del deputato leghista Daniele Caverzasio, si trova nella condizione di dover rendere note alcune cifre. Ad esempio che nel dicembre 2013 in Ticino c’erano 4300 economie domestiche in assistenza, ovvero il 9% in più rispetto ad un anno prima. Un nuovo record negativo.

Se il confronto viene fatto sull’arco di due anni, ossia tra fine 2011 e fine 2013, le cifre diventano ancora più allarmanti.  Tra dicembre 2011 e dicembre 2013, scrive infatti il Consiglio di Stato, i giovani tra i 18 ed i 25 anni in assistenza sono aumentati del 23%, i 26-35enni sono aumentati del 30% mentre i 46-55enni del 25%.

Previsioni confermate

E’ evidente che aumenti di questa entità  indicano l’esistenza di problemi preoccupanti. Non solo si è puntualmente avverato ciò che la Lega e questo giornale avevano previsto in materia di ticinesi finiti in assistenza a causa della devastante libera circolazione delle persone e della pressione da essa provocata sul mercato del lavoro ticinese. Si è avverato anche quanto la Lega prevedeva a proposito dell’immigrazione nel nostro Stato sociale.

Infatti, sempre secondo i dati appena resi noti dal Consiglio di Stato,  in questo Cantone ci sono ben 300 persone in assistenza titolari di permessi B.

Ora, di permessi  B in assistenza non ce ne dovrebbe essere nemmeno uno. Infatti il permesso B viene rilasciato per esercizio di attività lucrativa. Chi lo ottiene, dunque, arriva in Ticino per lavorare e non per farsi mantenere.

Accade invece che il cittadino straniero ottenga sì il permesso B perché ha un lavoro in Ticino. Senonché, dopo un certo lasso di tempo, anche assai breve, il lavoro non c’è più. E allora il titolare del permesso B, invece di lasciare il nostro paese, cosa fa? Si mette a carico dello Stato sociale. A cui non ha peraltro minimamente contribuito. Ma guarda un po’.

E i preavvisi negativi?

Questa situazione non ci sta bene, ma proprio per niente. Gli sportelli LAPS che per primi esaminano le domande d’assistenza di cittadini stranieri, devono dunque cominciare col dare il buon esempio: davanti a richieste da parte di permessi B, e specialmente da parte di quelli che sono in Svizzera da poco, la concessione di prestazioni assistenziali va preavvisata negativamente. Perché qui si tratta di debellare il fenomeno dell’immigrazione nel nostro Stato sociale. Un fenomeno che perfino gli Stati membri UE stanno combattendo. Vedi la Germania, vedi il Belgio, vedi la Gran Bretagna.

Oppure preferiamo rimanere gli unici ad accettare di fare da self service di prestazioni sociali per cittadini UE (ma finanziate da noi), malgrado non siamo Stati membri UE e malgrado il voto del 9 febbraio?

Gli unici a tollerare l’immigrazione nello Stato sociale e, colmo dei colmi, a farci trattare da razzisti da chi invece sta provvedendo a rimandare a casa gli stranieri che non lavorano?

Fumogeni ro$$i

Da notare che  sull’allarmante aumento dei casi di assistenza, i kompagni, quelli che dovrebbero (notare il condizionale) mostrare una particolare attenzione nei confronti  dei meno abbienti, non hanno emesso un cip. Come se “niente fudesse”. Invece, di rumore ne hanno fatto eccome sull’espulsione del giovane kosovaro Arlind. Provvedimento frutto non già di capriccio di un qualche leghista populista e razzista, ma di una sentenza del Tram cresciuta in giudicato.

A $inistra si sta forse tentando di gettare fumo negli occhi per far dimenticare le proprie magagne?

Lorenzo Quadri

Confermata l’espulsione del giovane kosovaro, come da sentenze cresciute in giudicato Arlind: strumentalizzazioni un tanto al chilo

I moralisti e giustizialisti a senso unico strumentalizzano cinicamente la vicenda del 17enne, per lui di certo dolorosa, per farsi propaganda elettorale sulla sua pelle.

In realtà a kostoro che il ragazzo possa restare in Svizzera o meno importa ben poco: il loro obiettivo è tentare di mettere in difficoltà il direttore leghista del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi

 

Tra le ondate di sdegno dei moralisti a senso unico, è stata stabilita l’espulsione dei giovane kosovaro Arlind.

La misura è stata decisa non perché il ragazzo sia un delinquente o abbia fatto qualcosa di male ma, semplicemente, perché non ha il diritto di restare. Ciò è stato stabilito non da qualche esagitato populista e razzista, bensì dal Consiglio di Stato e dal Tribunale amministrativo, con una sentenza cresciuta in giudicato.

Sentenza cresciuta in giudicato significa definitiva e quindi da attuare. Punto. Fa specie dunque vedere i soliti moralisti a senso unico ed in funzione partitica che adesso si agitano come sui carboni ardenti perché ad una sentenza cresciuta in giudicato viene data esecuzione.

Ohibò, ma non erano forse gli stessi che starnazzavano ogni volta che la Lega o questo giornale si permettevano di criticare una sentenza? “Scandalo! Tentativo di ingerenza nella giustizia! Violazione della separazione dei poteri”! Evidentemente la separazione dei poteri, così come tutti gli altri principi, per i buonisti a senso unico vale solo in alcuni casi e non in altri. Fa poi piacere vedere che il partito $ocialista, che ogni tre per due si riempie la bocca con il mantra del “rispetto delle regole” (ancora nei giorni scorsi si leggeva una presa di posizione del direttore del DECS Manuele Bertoli intitolata “riconoscere le regole”) quando torna comodo viene colpito da amnesie selettiva. Ohibò.

E come la mettiamo col paludato ex partitone, infarcito di giuristi di ogni ordine e grado (compresi i giudici del Tram) a cui improvvisamente non sta più bene che le sentenze cresciute in giudicato si applichino?

E’ evidente che la panna sul caso Arlind è stata montata dai partiti $torici nel tentativo, abortito, di mettere in difficoltà il dipartimento delle istituzioni e quindi il suo direttore, il leghista Norman Gobbi. L’ennesima montatura partitica finita in una bolla di sapone. E’ poi un dato di fatto che di cittadini stranieri di ogni età a carico dello Stato sociale svizzero ce ne sono a sufficienza. Non avere un’entrata non è un reato. Ma le condizioni per arrivare in Svizzera sono chiare. Non possiamo mantenere tutti. Quanto alla sospensione dell’espulsione per motivi psicologici: che Arlind abbia voluto giocare anche questa carta, ci può stare; ma che sia stata tenuta buona per mesi molto meno. Manca solo la giustificazione dello psicologo per non pagare le tasse, poi c’è tutto.

 

La legge vale solo per i ticinesi?

Chiunque umanamente può comprendere il dolore e lo sconforto del ragazzo espulso. Se dall’estero vorrà ripresentare una domanda di ricongiungimento familiare, lo farà e si vedrà l’esito.

Ma dura lex sed lex, come dicevano i latini. Il giovane Arlind è forse l’unica persona in questo Cantone a dover fare i conti con una decisione dello Stato che gli provoca sofferenza?

Quanti ticinesi si sono visti negare un aiuto o un sostegno che loro ritenevano necessario perché è stato stabilito che non ne avevano diritto? Forse che per questi ticinesi in difficoltà si è mobilitato il partitume? Forse che i $indakati di $inistra hanno lanciato accorati appelli? A proposito: cosa c’entrano i $indakati di $inistra con questa storia? Quelli che, invece di difendere l’occupazione dei ticinesi, difendono i frontalieri ed assumono pure sindacalisti frontalieri per meglio raggiungere questo scopo? Tentano anch’essi, così come l’ex partitone con i ristorni dei frontalieri, di gettare fumo negli occhi? E com’è che questi $indakati, che divulgano proclami roboanti e partiticamente interessati sul caso Arlind, non fanno un “cip” davanti ai numerosi licenziamenti di ticinesi sostituiti con frontalieri? Lo stesso Mattino della domenica ha segnalato il caso di un cittadino italiano rimpatriato malgrado avesse famiglia in Ticino. Ma di cortei mica se ne sono visti.

Con il caso Arlind, i partiti $torici hanno tentato di cavalcare il populismo buonista, ma gli è andata buca per l’ennesima volta. Ci mancherebbe che le sentenze cresciute in giudicato non venissero applicate perché non piacciano a quelli che, colmo dell’ipocrisia, del rispetto della legge hanno fatto un mantra, naturalmente da ripetere solo quando fa comodo pro sacoccia.

O magari i rigori della legge e delle regole valgono solo per i ticinesotti  fessi, mentre per chi viene da “altre culture” no?

Lorenzo Quadri