Fuori di testa: il negoziatore con l’UE denigra i contingenti per i frontalieri. Altro che rappresentarci, Rossier ci sta svendendo

Ma bene, sempre meglio, avanti così!

La scorsa settimana il Corrierone del Ticino ha pubblicato un’intervista al capo negoziatore elvetico per i rapporti con la fallita UE, Yves Rossier.

Il tema, ovviamente, era il post 9 febbraio. E il quadro che esce, come prevedibile, è desolante.

Un primo elemento è la conferma di quello che la Lega ed il Mattino hanno sempre sostenuto (naturalmente erano tutte balle della Lega populista e razzista). Ossia, e citiamo dall’intervista: «la regola invalsa fin qui è che la Svizzera applica le decisioni prese dall’UE. Bruxelles estende alla Svizzera le regole in vigore nell’Unione: non fa per noi regole diverse da quelle valide per i Paesi membri. È così in tutti i campi, segnatamente per quanto riguarda la libera circolazione delle persone».

Quindi si ammette la svendita del Paese a Bruxelles. La maggioranza della popolazione (non la Lega) ha voluto i devastanti accordi bilaterali come alternativa all’adesione. Invece, altro che alternativa. Il Consiglio federale ha trasformato i Bilaterali nell’equivalente dell’adesione. I cittadini elvetici sono stati truffati dai loro governanti.

A Bruxelles con il cappello in mano

Inquietante è poi l’impostazione generale. Il tono del Rossier (uno di quelli che tra l’altro cantava lo squallido ritornello dell’ “immigrazione uguale ricchezza”) è il tono della rassegnazione. Dell’ineluttabilismo. Del “davanti a Bruxelles non si può”. Dell’UE che dispone e dello svizzerotto che deve “per forza” ubbidire. Se nei secoli scorsi i nostri rappresentanti avessero ragionato in questo modo, la Svizzera non esisterebbe nemmeno.

Come si può pensare di portare a buon fine una trattativa se si va dalla controparte strisciando e con il cappello in mano? Inoltre, ne abbiamo anche piene le “scuffie” di sentire la solita manfrina ideologica dei bilaterali che sarebbero indispensabili per la Svizzera.

La tattica è sempre la stessa. Si ripete la frase preconfezionata come un mantra nel tentativo di fare il lavaggio del cervello alla gente. La realtà però è un’altra. I bilaterali non sono indispensabili alla Svizzera. Di certo l’UE non li ha siglati per fare regali agli svizzerotti. Gli stati membri UE sono forse stati invasi da disoccupati rossocrociati in cerca di impiego e/o di laute prestazioni sociali? O è invece accaduto il contrario? Chi si becca  centinaia di migliaia di TIR in transito parassitario grazie agli Accordi Bilaterali e deve spendere 25 miliardi per realizzare AlpTransit nella speranza che il padrone europeo poi lo voglia anche utilizzare invece di intasare le nostre strade? Babbo Natale o gli svizzerotti?

Forse che a seguito delle frontiere spalancate i paesi UE a noi confinanti si trovano le abitazioni svaligiate e le stazioni di servizio prese d’assalto da malviventi svizzeri? Le carceri UE si sono riempite di delinquenti rossocrociati a seguito della devastante libera circolazione delle persone? E l’elenco potrebbe continuare.

Misure nazionali

Assolutamente inaccettabile è che il negoziatore Rossier si permetta di fare il suo verso contrario ai contingenti per i frontalieri votati dal popolo, che non sarebbero la soluzione del Ticino. Bisogna fare “ben altro”, sentenzia l’ennesimo burocrate strapagato con i nostri soldi. Ma naturalmente non dice cos’ altro: si limita a vacui proclami su misure nazionali. Quelle che i suoi capi dicono che non si possono applicare perché “il margine di manovra è nullo”.

Forse qualcuno pensa che gli svizzerotti siano tutti scemi. Prima per anni gli scienziati bernesi dicono che non si può intervenire a tutela del mercato del lavoro ticinese perché  gli accordi internazionali e bla bla bla. Adesso che si tratta di muoversi a livello internazionale, il negoziatore se ne esce con il contrordine compagni: “bisogna adottare misure nazionali” (senza naturalmente dire quali).

Nulla da dire?

Che a trattare con Bruxelles ce ne sia uno che non condivide quanto votato dal popolo, ossia i contingenti per i frontalieri, è semplicemente uno scandalo. Il signor Rossier è lautamente pagato, con i nostri soldi, per portare a casa i contingenti, scontrandosi anche a muso duro con l’UE. E adesso viene a dire che i contingenti sono una ciofeca. A parte che si tratta di una panzana clamorosa, il Ticino, dove il 70% dei cittadini ha votato a favore dei contingenti – ed a ragione, perché non c’è altro modo per guarire il cancro del soppiantamento dei ticinesi con frontalieri sul mercato del lavoro – non può accettare un  negoziatore con le visioni di Rossier. Il Consiglio di Stato e la Deputazione ticinese a Berna non hanno nulla da dire?

Lorenzo Quadri

Ecopop non si combatte strillando “criminale e razzista”

30 novembre: gli ambienti istituzionali fanno di tutto per venire nuovamente asfaltati

Gli ambienti istituzionali sembra stiano  facendo di tutto per far passare l’iniziativa Ecopop, a sorpresa in testa nei sondaggi (per quel che può valere).

Prima la kompagna Simonetta $ommaruga dichiara che l’iniziativa è populista e fascista, ed  invita gli svizzeri a  stringersi di più per fare spazio agli immigrati. In sostanza, dunque, i limiti di capienza per la kompagna non esistono. Di conseguenza, la consigliera federale, invece di imporre ai Comuni la presenza di centri asilanti contro la loro volontà, potrebbe ospitare i richiedenti in casa propria. Dal momento che la sovrappopolazione non può essere un problema per definizione…

Poi il presidente del politecnico di Losanna dichiara che Ecopop è una boiata perché in Svizzera, dice lui, c’è spazio per 12 milioni di persone; sicché contingentare l’immigrazione è roba da populisti e razzisti. Tuttavia, quando si parla del suo istituto, ecco che la musica improvvisamente cambia. E così al politecnico di Losanna si introduce, per “evitare la sovrappopolazione”,  il numero chiuso di studenti stranieri. Giusto. Ma allora perché la Svizzera non potrebbe adottare lo stesso sistema?

Non poteva astenersi dal fare il suo verso nemmeno il kompagno Alain Berset, complice dei furti dei cassamalatari a danno dei ticinesi. Berest mette la ciliegina sulla torta e con toni drammatici dichiara: “Ecopop è peggio di un crimine”. Nientemeno! Vabbe’ che  a $inistra chiunque osi non pensarla come i kompagni è un criminale per definizione, oltre che un becero razzista e fascista; ma qui qualcuno sta perdendo la testa. E’ peraltro evidente che simili denigrazioni isteriche da parte di chi si oppone per partito preso a qualsiasi limitazione dell’immigrazione, perché pretende che le frontiere siano spalancate sempre e comunque, ottengono il risultato esattamente opposto a quello sperato. Ad ogni fregnaccia terroristica sul tipo di quelle dei kompagni Berset  e Sommaruga, Ecopop guadagna consensi. E tanti.

Contare fino a 100

L’iniziativa Ecopop può essere considerata giusta o sbagliata. Ma prima di accusare promotori e sostenitori di essere “peggio di criminali”, qualche politicante o intellettualino da tre e una cicca farebbe bene a contare fino a 100. Anche se possiamo capire facilmente l’impotente frustrazione di chi per decenni ha predicato aperture scriteriate, facendo inenarrabili disastri, e adesso si vede sistematicamente sconfessato dalle urne. “Asfaltato” a tambur battente perché il suo (scarso) arsenale di argomenti per la campagna di votazione fa cilecca. Il terrorismo non funziona. La sistematica denigrazione degli avversari come razzisti e xenofobi neppure. E nemmeno le accuse di essere un paese retrogrado. A maggior ragione se lanciate da parte di gente che, nella greppia pubblica alimentata con i soldi dei “retrogradi”, ci ha sempre tettato dentro alla grande, secondo l’intramontabile motto del buon vecchio imperatore Vespasiano: “pecunia non olet”, il denaro non puzza.

Problema concreto

Il problema della sovrappopolazione causa immigrazione scriteriata sollevato da Ecopop è concreto e reale. L’immigrazione senza limiti danneggia l’occupazione, l’economia, l’ecologia, la viabilità, il mercato immobiliare, la socialità. All’immigrazione bisogna mettere un freno. Che poi Ecopop dopo l’approvazione dell’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” rischi di creare confusione, che soprattutto tenti di sdoganare il frontalierato, è un altro discorso. Ecopop può magari toppare su alcuni punti, anche importanti: come il frontalierato. Ma da qui ad essere “peggio di un crimine”, come pretenderebbe il kompagno Berset, ce ne corre.

Criminalizzando chi vuole limitare l’immigrazione che si risolve un bel niente. E’ inoltre ancora da dimostrare che Ecopop e l’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa” non possano convivere. In effetti, l’eventuale attuazione di Ecopop non potrebbe causare un’ulteriore esplosione del numero dei frontalieri, per il semplice motivo che anche questi ultimi saranno contingentati. Lo saranno proprio a seguito del nuovo articolo costituzionale Contro l’immigrazione di massa.

L’unica via

Berciare insulti e minacce apocalittiche all’indirizzo dei “razzisti e fascisti” non solo non serve a niente, ma fa salire le quotazioni di Ecopop.

Il Consiglio federale ha un unico modo per convincere i cittadini a non votare questa iniziativa: finirla di prenderli per i fondelli sul voto del 9 febbraio, e mettere subito in vigore il nuovo articolo costituzionale voluto dal popolo; piaccia o meno agli eurofalliti.

Se invece a Berna continuerà la melina e la strisciante adesione all’UE contro la volontà popolare, il successo di Ecopop è dietro l’angolo. Perché, nel caso non si fosse capito, gli svizzeri ne hanno piene (sovrappopolate) le scatole.

Lorenzo Quadri

Abolizione della tassazione forfettaria: Come tirarsi la zappa sui piedi

Meravigliosa la politica degli stranieri della $inistra: ci teniamo i delinquenti, facciamo scappare i ricchi

 Il prossimo 30 novembre i cittadini svizzeri dovranno votare sull’iniziativa per l’abolizione dell’imposta forfettaria per i ricchi residenti stranieri.

Trattasi dell’ennesima brillante pensata della $inistra che, perfettamente in linea con l’azione del partito, mira ad impoverire il paese ed a svuotare le casse pubbliche. Sissignore, perché le casse pubbliche sono i kompagni a svuotarle. Mica quei delinquenti della Lega che sostengono gli sgravi fiscali.

E le svuotano, i $inistri, distruggendo sistematicamente le fonti di benessere della Svizzera. Una vera propria corsa alla rottamazione del Paese. Che non solo mira alla distruzione delle specificità del cosiddetto “modello di successo svizzero”, peraltro invocato spesso e volentieri a sproposito dai partiti $torici. Ma mira addirittura a fare peggio degli altri.

 

La guerra ai ricchi

L’iniziativa denominata “basta privilegi fiscali ai milionari” trasuda populismo già nel titolo. E poi i kompagni hanno il coraggio di montare in cattedra (senza averne alcun titolo) a moraleggiare accusando di populismo gli altri. Il sistema è sempre lo stesso: fare la guerra ai ricchi puntando sull’invidia nei confronti di chi ha di più, nella speranza di accaparrarsi qualche voto. Naturalmente senza considerare le conseguenze per il paese.

 

Per il Ticino 70 milioni

Dei forfait fiscali che i kompagni vorrebbero abolire, beneficiano in Svizzera circa 5600 persone. Si tratta di ricchi stranieri che non hanno attività lucrativa nel nostro Paese. Queste persone nel 2012 hanno versato globalmente 695 milioni di franchi di imposte alla collettività (192 milioni alla Confederazione, 325 milioni ai Cantoni e 178 milioni ai Comuni). Il 76% di questi ricchi contribuenti risiede nella Svizzera latina. Anche il Ticino è ben messo, almeno sotto questo aspetto: può contare su  877 globalisti, con un incasso previsto per il Cantone di 37 milioni di franchi e di 29 milioni di franchi per i Comuni. In sostanza stiamo quindi parlando, a livello ticinese, di circa 70 milioni di Fr. Soldi che i kompagni vorrebbero gettare a mare.

Sì, perché è chiaro che se i forfait fiscali dovessero decadere, questi “borsoni”, il 98% dei quali possiede delle abitazioni anche al di fuori della Svizzera, semplicemente si sposterebbero altrove. O meglio: porterebbero il domicilio in un’altra residenza. E quindi addio gettito. Del resto, i paesi europei fanno a gara per potersi aggiudicare questi importanti contribuenti. Solo la Svizzera, grazie ai soliti kompagni, rischia di metterli in fuga.

 

Chi colmerebbe il buco?

Si è detto che i globalisti portano in Svizzera circa 700 milioni di Fr annui di imposte, di cui 70 in Ticino. In cambio di cosa? Di ben poco. Queste persone non usufruiscono in genere di alcun servizio pubblico. Al contrario, fanno girare l’economia: acquistano beni di lusso, vanno al ristorante, costruiscono ville (senza ricorrere ai padroncini: non hanno certo bisogno di risparmiare facendo ricorso al lavoro nero) e via elencando.

Se questi milioni dovessero venire a mancare, chi sarebbe chiamato e colmare l’ammanco? Facile: il già tartassato ceto medio. I partiti $torici hanno voluto il moltiplicatore cantonale, ossia il grimaldello ideato dalla $inistra per aumentare le tasse: non esiteranno ad usarlo. Laura Sadis, la direttrice del DFE dal “margine di manovra nullo” (quando si tratta di difendere il mercato del lavoro ticinese), vuole raddoppiare le stime immobiliari per mettere le mani in tasca ai proprietari di una casetta o appartamento.

 

$inistra populista e razzista?

I globalisti inoltre sono in genere assoggettati fiscalmente anche in altri Stati: quindi parlare di privilegio fiscale è fuorviante. Se i kompagni sono contro i privilegi fiscali, comincino a combattere quelli dei frontalieri. Ah già, ma questa è roba da populisti e razzisti. Perché i frontalieri sono stranieri. Un momento, frena Ugo: anche i globalisti sono stranieri. E allora, come la mettiamo? $inistra populista e razzista?

Ah già, ma la politica degli stranieri targata P$ è sempre la stessa: facciamo arrivare e ci teniamo gli stranieri che delinquono o che si mettono a carico della socialità. Quelli ricchi che ci pagano tante imposte (e che ci permettono così di finanziare il nostro Stato sociale) senza creare né costi né problemi, invece, li mettiamo in fuga. Per la gioia degli Stati a noi vicini, che li attendono a braccia aperte. Ma si può essere più allocchi di così?

Lorenzo Quadri

Discriminazioni a go-go a danno dei residenti: Frontalieri avvantaggiati anche negli assegni per i figli

200 Fr in Ticino non hanno lo stesso potere d’acquisto che in Italia

Grazie alla Lega ed al Mattino, i privilegi fiscali dei frontalieri sono diventati un tema importante dell’agenda politica ticinese e svizzera. In effetti la disparità di trattamento tra frontalieri ed italiani che vivono e lavorano in Italia è stridente. I frontalieri sono avvantaggiati doppiamente: per lo stipendio (svizzero) come pure per la fiscalità, nettamente inferiore a quella italiana. C’è però anche un altro elemento che merita di venire considerato. Quello degli assegni per i figli di cui beneficiano i frontalieri. Che sono, ovviamente, uguali a quelli dei ticinesi. Ovvero 200 Fr al mese, rispettivamente 250 per i ragazzi sopra i 16 anni.

E’ noto il differenziale tra il costo della vita in Svizzera ed in Italia. Poiché i figli dei frontalieri vivono in Italia e non in Svizzera, gli assegni familiari andrebbero calcolati sul costo della vita nel Belpaese e non certo su quello in Ticino.

Anche in Italia esistono gli assegni familiari. Però sono nettamente inferiori: 25 euro al mese. I figli dei cittadini italiani che lavorano in Italia costano forse ai loro genitori 8 volte meno dei figli dei frontalieri? Evidentemente no. Costano esattamente uguale. E allora qualcosa non quadra.

E’ pur vero che gli assegni per i figli fanno parte del reddito imponibile e chi li riceve ci paga le imposte. Ma questo non risolve il problema.

Di che cifre si parla?

Non certo di noccioline. Nel 2012, gli assegni per i figli dei frontalieri ammontavano a 45 milioni. Una cifra che nel frattempo è sicuramente cresciuta, essendo aumentato il numero dei frontalieri. E’ quindi doveroso che la politica si occupi anche di questo problema. Perché il sistema attuale crea discriminazione. Il potere d’acquisto dei 200 Fr di assegno per i figli in Ticino è ben diverso da quello in Italia. Visto che i figli dei frontalieri vivono in Italia e non in Ticino, a fare stato devono essere i parametri della vicina Penisola. E visto che la vicina Penisola riconosce assegni familiari di 25 euro, è questa la cifra che va applicata ai frontalieri.

Fisco e salario

L’assegno per i figli elvetico è un ulteriore attrattore per il frontalierato. Va ad aggiungersi al privilegio fiscale e a quello salariale. Se dobbiamo diventare meno attrattivi – e lo dobbiamo –  allora bisogna mettere mano anche a questo aspetto. Del resto l’aggancio per farlo è facilissimo: la mancanza di reciprocità. In effetti i pochi frontalieri al contrario non ricevono dalla Penisola alcun assegno per i figli. Domanda da un milione: ma dobbiamo proprio farci fare fessi su tutto e sempre?

Strilli prevedibili

Quindi, la questione della riduzione degli assegni dei frontalieri per i figli a livello di quello italiani –  visto che i pargoli vivono in Italia – va messa all’ordine del giorno.  E’  scontato: gli spalancatori di frontiere strilleranno allo scandalo. E cominceranno a vomitare patetiche accuse di disumanità: gli orchi  cattivi leghisti se la prendono con i bambini. Ma sono tutte panzane: le stesse accuse strumentali cui è stato fatto ampio ricorso nel caso della scolarizzazione dei bambini equadoregni nel Gambarogno.

Nessuno se la prende con i bambini. Ce la prendiamo, invece, con ciò che, nel nostro paese, crea privilegi ingiustificati di stranieri nei confronti dei residenti. Il potere d’acquisto di 200 Fr in Ticino è assai più basso che in Italia. E’ normale che i figli dei ticinesi siano discriminati rispetto a quelli dei frontalieri?

Lorenzo Quadri

La serata organizzata settimana scorsa era solo l’inizio: UNIA aizza ancora i frontalieri

A quando un sindacato solo per i lavoratori ticinesi?

Il sindacato rosso UNIA continua ad aizzare i frontalieri alla protesta contro le decisioni che vengono legittimamente prese in Svizzera.

Con questo obiettivo il sindacato in questione ha quindi organizzato, tra ottobre e novembre,  addirittura una decina di assemblee pubbliche oltreconfine: a Cannobio, Malesco, Verbania, Luino, Domodossola, Ponte Tresa Italia, Cernobbio, Porlezza, Dongio, Uggiate Trevano.

Nel mirino in particolare gli  aggravi fiscali  a carico dei frontalieri. Aggravi giusti. Giusti perché la Convenzione del 1974 che stabilisce la fiscalità dei frontalieri non ha più ragione di esistere basandosi su presupposti di altri tempi. E giusti perché i frontalieri, rispetto ai connazionali che lavorano in Italia, sono avvantaggiati sia per gli stipendi chiaramente superiori che per il carico fiscale nettamente inferiore. Ed inoltre ricevono pure – quale ciliegina, anzi ciliegiona sulla  torta – gli assegni per i figli in base alle cifre svizzere. Non a quelle italiane. Ma i figli dei frontalieri risiedono nel Belpaese. Mica da noi.

Campagna acquisti

Il sindacato rosso si era già prodotto in iniziative cartellonistiche mirate a denigrare l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”. E’ poi stato asfaltato dalle urne: probabilmente anche dai suoi stessi iscritti con passaporto svizzero. I ben pagati manager sindacali dovrebbero di conseguenza porsi qualche domandina.

Evidentemente adesso UNIA mira a fare campagna acquisti presso i frontalieri. Obiettivo, sindacalizzarne sempre di più. Ovvio che, quando la metà degli iscritti arriva da Oltreconfine, si difendono gli interessi dei frontalieri. Interessi che però sono ormai in rotta di collisione con quelli dei residenti. Come noto, a seguito della devastante libera circolazione delle persone, si è innescata una guerra fra poveri. Una guerra che vede i lavoratori ticinesi sistematicamente sul fronte perdente. Ed infatti vengono sostituiti con frontalieri. Chi cerca un impiego non lo trova: i posti disponibili sono già stati colonizzati da persone in arrivo dalla vicina ed ex amica Penisola. Se poi a decidere sulle assunzioni è un responsabile delle risorse umane frontaliere,  è evidente che di ticinese non prenderà nemmeno uno spillo.

Guerra voluta da chi?

Questa guerra tra poveri l’ha voluta il partito di riferimento di UNIA, ossia il P$ internazionalista e spalancatore di frontiere; e l’hanno voluta gli stessi sindacati.

In questo modo si è messa su un piatto d’argento a datori di lavoro con pochi scrupoli – e spesso “non locali” – la possibilità di distruggere il mercato del lavoro ticinese e di contemporaneamente riempirsi le tasche.

L’autorità preposta al controllo, ed in prima linea il DFE targato PLR, non ha fatto né fa un tubo per fermare il malandazzo. La sua direttrice si nasconde dietro la foglia di fico del margine di manovra nullo e delle statistiche taroccate della SECO.

Serve un sindacato per i ticinesi

Gli iscritti ticinesi ad UNIA farebbero bene a domandarsi se un sindacato che continua a combattere l’introduzione dei contingenti per frontalieri  e tutte le misure volte a contenere l’invasione da sud – perché da questa invasione trae un evidente tornaconto economico sottoforma di iscritti frontalieri che pagano le loro belle quote – rappresenta i loro interessi oppure no.

Il discorso è sempre lo stesso. In un regime di guerra tra poveri, voluto non certo dalla Lega che ha combattuto fin dall’inizio contro lo spalancamento delle frontiere prendendosi le solite accuse di populismo e razzismo, non si può rappresentare contemporaneamente i residenti ed i frontalieri: ossia un fronte e l’altro. C’è un conflitto d’interessi plateale. Una di quelle (tante) cose che la $inistra vede solo in casa altrui anche quando non c’è; mentre quando si tratta di vederla in casa propria…

O di qua o di là. Alternative non sono possibili. A quando un sindacato solo per i lavoratori ticinesi?

Lorenzo Quadri

Università svendute alla politichetta delle “aperture”

Dottorato honoris causa a Didier Burkhaltèèèèr: nel water la credibilità dell’ateneo di Neuchâtel

Gli ambienti universitari si stanno screditando sempre di più. Credono di spacciare per alta scienza – e quindi guai ai somari che si permettono di contestare – quella che in realtà è solo una squallida campagna politica fatta abusando e strumentalizzando le credenziali accademiche.

La scorsa settimana c’è stato l’esilarante caso dei Politecnici di Losanna e Zurigo. I quali, dopo aver starnazzato la solita sequela di quaquaraquà politikamente korretti contro il voto del nove febbraio (il popolo bestia che “non capisce” va rampognato come se fosse uno scolaro ottuso) e contro Ecopop, hanno introdotto per primi il contingentamento degli studenti stranieri.

Ma c’è chi è in grado di fare molto peggio dei due Politecnici. Ed è l’università di Neuchâtel. La quale ha pensato bene di gettare nella fogna la propria credibilità, distribuendo dottorati honoris causa che fanno ridere i polli. Pezzi di carta che non hanno nulla a che vedere con il sapere, ma che costituiscono delle pacchiane, squallide e puerili operazioni politiche all’insegna del “dobbiamo aprirci” e della rottamazione della Svizzera.

Gli intellettualini internazionalisti, dunque, non si limitano a pontificare sui media; infestano anche gli ambienti accademici che si meriterebbero ben altra obiettività e ben altro livello.

Bisogna aprirsi

Chi, infatti, ha ricevuto un dottorato honoris causa dall’università neocastellana? Un illustre ricercatore? Un brillante studioso? Qualcuno che può vantarsi di aver aggiunto un tassello, grande o piccolo che sia, al mosaico della conoscenza?

Neanche per sogno: l’onore, del tutto immeritato, l’ha ricevuto nientemeno che un politicante PLR, ossia il Consigliere federale Didier Burkhaltèèèr, con una motivazione che sarebbe esilarante se non fosse tragica: «il suo impegno (?) esemplare in favore di una Svizzera libera (???), dinamica e aperta al mondo».

Poiché la libertà della Svizzera il PLR Burkhaltèèèr l’ha affossata e non certo sostenuta (ricordate le fregnacce sulla “ripresa dinamica del diritto UE”?) è chiaro che la vera motivazione del dottorato (dis)honoris causa è l’ultima: ossia le “aperture”.

Ah beh, chiaro: basta dire pubblicamente che “dobbiamo aprirci” ed ecco che chiunque assurge agli onori accademici. Anche il classico “asino drizzato in piedi”: siamo pronti a scommetterci.

Complici dei cassamalatari

E la presa per i fondelli non è finita: un altro dottorato honoris causa è stato assegnato all’ex direttore dell’Ufficio federale della sanità pubblica Thomas Zeltner.

Sempre meglio: l’Ufficio federale in questione è complice della rapina dei cassamalatari ai danni dei ticinesi (e non solo dei ticinesi) tramite premi di cassa malati gonfiati. Grazie a detto Ufficio, che faceva il palo, i ticinesi sono stati depredati di 450 milioni di Fr. Di questi, solo 68 torneranno indietro. E ai responsabili dell’Ufficio, invece di un maxiprecetto esecutivo, arriva un dottorato. E’ il colmo!

Diplomi carta straccia

L’onoreficenza di cui l’università di Neuchâtel ha insignito senza uno straccio di motivo plausibile Didier Burkhaltèèèr è una triste dimostrazione di quanto chi dovrebbe amministrare e promuovere il sapere al di sopra delle parti si sia invece svenduto senza remore alla politichetta delle aperture scriteriate. 

Se una simile operazione-fetecchia l’avesse fatta l’Università di una qualche dittatura africana si potrebbe ancora avere comprensione. Nei confronti di un ateneo elvetico che scende ad un livello così infimo, mandando in malora in un colpo solo la reputazione della piazza universitaria svizzera, invece, di comprensione proprio non ce ne può essere.

Dopo simili prodezze, c’è da chiedersi se gli attestati rilasciati dall’Università di Neuchâtel valgono la carta su cui sono stampati.

Lorenzo Quadri