Vogliono appiopparci ancora più asilanti!

Mario Gattiker e la kompagna Sommaruga bussano alle porte dei Cantoni

Dal Ticino non deve giungere alcuna disponibilità! Basta con l’abuso del diritto d’asilo, che non serve a permettere l’arrivo in massa di immigrati economici. Ripristinare subito la legalità!

Ma guarda un po’! Negli ultimi tempi, il numero delle domande d’asilo è “stranamente” triplicato. Sicché l’ineffabile Marco Gattiker, Segretario di Stato (uella) per la migrazione, bussa alle porte dei Cantoni; ovviamente su indicazione della sua capa, la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga!

Secondo il Mario, i Cantoni dovrebbero dare la disponibilità ad accogliere più clandestini. Naturalmente l’invito si trasformerà ben presto nel solito Diktat. Magari con l’imposizione di accettare nuovi centri  della Confederazione (come quello di Losone).

La risposta al Mario e alla Simonetta può essere una sola: col piffero che si dà la disponibilità ad accogliere più clandestini!

Politiche fallimentari

L’esplosione delle domande d’asilo è dovuta alla politica fallimentare dell’UE che, “more solito”, se ne impipa dei confini esterni. Lascia fare alla vicina ed ex amica Penisola la quale, con le sue fallimentari missioni militari-umanitarie (?) – prima Mare nostrum, adesso Triton – va a raccogliere i clandestini in mare. Non ancora contenta, la “ministra degli esteri” UE, tale Federica Mogherini (velina del premier non eletto Renzi) dichiara pubblicamente che nessun clandestino verrà rimandato indietro contro la sua volontà. Queste sortite sono deleterie. E si sentono da parte di molti esponenti della $inistra italiana al potere. Tant’è che il Washington Post ha dichiarato, papale papale, che l’Italia è diventata “il ventre molle dell’immigrazione in Europa”. Naturalmente la vicina Penisola non registra i clandestini che si è portata in casa: tenta di scaricarli su altri paesi, in violazione degli accordi di Dublino.

Terroristi islamici

La stragrande maggioranza dei sedicenti rifugiati non viene affatto da paesi in guerra. A loro si mescolano, oltretutto, i miliziani dell’Isis, che, abusando del diritto d’asilo, raggiungono l’Europa con meno controlli. Ovviamente per insediare nuove cellule terroristiche; o per aggiungersi a quelle esistenti, per le quali possiamo ringraziare i fautori delle frontiere spalancate e della multikulturalità completamente fallita.

Che i terroristi islamici si nascondono tra i rifugiati lo ha peraltro confermato il premier tunisino davanti al parlamento europeo.

Stop all’illegalità

La situazione attuale è improntata alla totale illegalità. Il diritto d’asilo non serve a permettere l’immigrazione incontrollata di rifugiati economici. Questa non solo devasta l’Europa, ma dissangua i paesi di provenienza dei migranti. Il diritto d’asilo è stato creato per sostenere la popolazione coinvolta in conflitti.  Il suo scopo non è l’immigrazione di massa a scopo economico.

Questo snaturamento del diritto d’asilo, operato dai politikamente korretti, ha provocato l’invasione dell’Europa. Di conseguenza deve cessare subito. La legalità – quel concetto con cui proprio gli spalancatori di frontiere e moralisti a senso unico amano riempirsi la bocca, ma solo quando fa comodo – va ripristinata.

Il Ticino ha già dato

I Cantoni non devono dare a Mario Gattiker e alla kompagna Sommaruga alcuna disponibilità ad accettare ancora più rifugiati. Farlo significherebbe rendersi complici dell’illegalità. In particolare, nessuna disponibilità deve venire dal Ticino, che in campo di sedicenti rifugiati ha già dato fin troppo.

La vicina ed ex amica Penisola, quella che nei nostri confronti è inadempiente su tutto, però pretende di ricattarci sul 9 febbraio, si riprenda i clandestini che si è messa in casa. Tutti. Altro che “dobbiamo aiutare l’Italia”! La Svizzera sospenda gli accordi di Schengen. E l’UE chiuda finalmente le porte del Mediterraneo.

Lorenzo Quadri

Richiesta dell’estratto del casellario giudiziale a chi postula permessi B e G. Il ministro degli Esteri italiano: “non c’è problema”

I tentativi degli spalancatori di frontiere di montare la panna contro la sacrosanta decisione del ministro leghista Norman Gobbi si sono rapidamente smontati

Tanto tuonò che non piovve. Il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni ha dichiarato che con il Ticino “non ci sono problemi”. A dire il vero noi di problemi con l’Italia ne abbiamo più di uno. Ma quale difficoltà avrebbe dovuto sussistere in senso inverso? La risposta è semplice: quelle che sarebbero state generate dalla sacrosanta decisione del ministro leghista Norman Gobbi di rilasciare nuovi permessi B solo previa presentazione dell’estratto del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti. Contro questa decisione la $inistra d’Oltreconfine aveva ben presto cominciato a montare la panna: ovviamente per presentarsi come paladina degli aspiranti frontalieri (che votano) contro gli svizzerotti populisti e razzisti, e strillando alla violazione degli accordi di Schengen, che con la fattispecie in questione c’entrano un tubo.

A parte che chi, come l’Italia, viola sistematicamente gli accordi di Dublino per non doversi riprendere i clandestini di sua spettanza non è nella condizione migliore per accusare altri di violare i trattati di Schengen. Ma questo è un altro discorso.

Maroni

Nella diatriba si era poi inserito anche il governatore della Regione Lombardia Roberto Maroni, Lega Nord. Embè? Ognuno fa il leghista in casa propria. Di conseguenza, il fatto che  sorgano anche delle divergenze tra la Lega dei ticinesi e la Lega Nord (che ha molti frontalieri tra i propri aderenti) significa soltanto che la Lega dei ticinesi sta facendo il proprio dovere. Sarebbe dunque preoccupante se tutto filasse sempre liscio: vorrebbe dire che una delle due leghe sta toppando qualcosa.

Le richieste italiane

Da notare che ad un cittadino od azienda svizzera che vuole lavorare nel Belpaese, le autorità italiche richiedono un elenco di attestati e documenti (vedi il caso della certificazione antimafia per sé e per la moglie o convivente necessario a battere anche un solo chiodo ad Expo) lungo come l’elenco del telefono. Ma naturalmente a questo proposito i vicini a sud che strillano contro la nuova prassi ticinese vengono colpiti da amnesia selettiva. Chissà come mai?

Sabotaggi falliti

In casa nostra la stampa di regime (cartacea ed elettronica), assieme alla $inistra, non ha perso tempo nel tentare – invano – di sabotare la decisione sui casellari giudiziali, paventando chissà quali rappresaglie contro i ticinesotti! Uhhh, che pagüüüraaa!  Il kompagno Manuele “Bisogna rifare il voto del 9 febbraio” Bertoli ad Expo ha pure tentato, senza successo, di aizzare la collega di partito Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga a prendere posizione contro.

 Ma il tentativo di denigrare la Lega dei Ticinesi ed il suo Consigliere di Stato Gobbi ha avuto vita breve. A rimettere il campanile al centro del villaggio ci ha pensato proprio il ministro degli Esteri italiano. La decisione ticinese non è un problema per l’Italia. E ci sarebbe mancato altro! Come dicono i francesi? “On n’est jamais trahi que les siens”?

Panna smontata

La panna montata in funzione antilega, ancora una volta, si è smontata in tempo da record. Niente di nuovo sotto il sole. Dalla decisione di richiedere l’estratto del casellario giudiziale ed il certificato dei carichi pendenti a chi postula l’ottenimento di un permesso B non si retrocede di un millimetro.

Peraltro, dovesse arrivare qualche protesta da sud,  la soluzione è semplice: blocco immediato dei ristorni dei frontalieri.

Lorenzo Quadri

Anche il presidente nazionale liblab vuole rivotare sul 9 febbraio. Il tradimento del PLR

Evidentemente al partito non gliene frega un tubo del 70% dei ticinesi: ricordarsene in ottobre 

 Il PLR si schiera con decisione nel campo dei nemici del 9 febbraio e quindi dei nemici del 70% dei ticinesi. Il presidente nazionale Philipp Müller ha infatti pubblicamente dichiarato che “bisogna rivotare”.

Già prima della votazione sull’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” il comitato del PLR si era espresso all’unanimità (sic) contro l’iniziativa, venendo bastonato dalle urne.

 Dopo una simile legnata ci si sarebbe aspettati un po’ più di buonsenso. Ed infatti il partito è stato finora più o meno abbottonato. Diversamente, ad esempio, dal P$, che si è subito messo a starnazzare al voto da rifare..

Adesso l’ex partitone lascia cadere la maschera e si schiera dalla parte del ri-voto, assieme ai kompagni.

Quindi il PLR vuole la devastante libera circolazione senza alcun limite. Ne consegue che il PLR vuole l’immigrazione incontrollata, vuole l’invasione dei padroncini, vuole il dumping salariale, vuole il soppiantamento dei residenti con i frontalieri, vuole che i criminali stranieri entrino liberamente in Svizzera e via elencando.

Ubbidire ai padroni

Il presidente nazionale Philipp Müller, con la sua allucinante dichiarazione anti-9 febbraio, ha perlomeno fatto chiarezza. Il suo partito è asservito a quegli ambienti economici che approfittano della libera circolazione delle persone a danno degli svizzeri. Non difende certo l’economia delle piccole e medie aziende e degli artigiani, perché questa economia è la prima a soffrire per le frontiere spalancate.

Per ubbidire ai suoi  padroni, il presidente nazionale PLR ha sacrificato completamente il Ticino. Forse si è dimenticato che tra poco ci sono le elezioni federali, e che insultare il 70% dei ticinesi (che hanno votato Sì il 9 febbraio) non pare una mossa particolarmente intelligente. Dimostra comunque che al partito nazionale del nostro Cantone non gliene frega un tubo.

 

Una conferma

Questa non è certo una novità, ma solo una conferma.

 A congelare (che in politichese significa “affossare”) il potenziamento delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone, di cui il Ticino ha bisogno come del pane, è stato il ministro dell’economia PLR, Johann Schneider Ammann (che oltretutto non ha saputo cavare nemmeno un argomento plausibile). Ad andare in giro a raccontare la fregnaccia del “dobbiamo aprirci all’UE”, quando abbiamo spalancato di tutto e di più, è il ministro degli esteri Didier Burkhaltèèèèr: di nuovo un PLR. Evidentemente questo partito non si cura di mandare a fondo la sua sezione ticinese con simili iniziative. Saranno contenti Rocco Cattaneo & Co. Nemmeno si fanno problemi, i liblab, a fotocopiare le posizioni del P$ (spalancatore di frontiere e rottamatore della Svizzera, nel cui programma c’è l’adesione all’UE) in materia di rapporti gli eurobalivi. Stiamo parlando del tema di politica federale più importante per il futuro della Svizzera in generale e del Ticino in particolare. E su questo tema, il PLR è uguale al P$.

Queste cose è bene che i cittadini ticinesi, in vista delle elezioni federali, se le ricordino: il PLR vuole annullare il voto del 9 febbraio. La logica conseguenza è che da quel 70% di ticinesi che ha votato Sì all’iniziativa contro l’immigrazione di massa, non deve arrivare nemmeno un voto al PLR.

 

“Sa po’ mia”

Quali sono gli argomenti con cui l’illuminato presidente nazionale liblab giustifica il trasferimento, armi e bagagli, del partito nel campo del “rivoto”, assieme ai kompagni, alla ministra del 5% Widmer Schlumpf  e compagnia brutta? Con la storiella che una limitazione della libera circolazione delle persone non verrebbe accettata dall’UE. La solita fregnaccia del “sa po’ mia”! Un pretesto assolutamente misero. Non è certo così strano che, in una trattativa, la controparte non dica subito di sì. Ricordiamoci che anche il segreto bancario svizzero avrebbe dovuto essere “non negoziabile”: abbiamo visto come è andata a finire.

Al momento, oltretutto, sul 9 febbraio non si nemmeno si sta negoziando, visto che non ci sono mandati negoziali al Consiglio federale.

 

Scuse da tre e una cicca

Non sta né in cielo né in terra che ci si inventi nuove votazioni perché alcuni eurobalivi, soprattutto per motivi d’immagine nei confronti di altri Stati membri (vedi Gran Bretagna), se ne escono con estemporanee obiezioni ad una ragionevole e necessaria limitazione della devastante libera circolazione delle persone. Queste sono semplici scuse da tre e una cicca di chi vuole rifare il voto. Scuse che oltretutto indeboliscono la posizione elvetica. Costituiscono un vero e proprio tradimento del popolo svizzero.

 

Legnarli alle elezioni

Il partito del rivoto spera di ottenere, per questa via proditoria, una conferma della scellerata libera circolazione delle persone senza limiti. Il passo successivo è programmato: l’ingresso nell’UE. Ma attenzione a tirare troppo la corda, poiché l’esito della ri-votazione potrebbe essere ben diverso da quello auspicato dai promotori.

 

Quindi è nell’interesse di tutti applicare la volontà del popolo. Ed è nell’interesse dei cittadini svizzeri legnare elettoralmente quei partiti che invece non la vogliono rispettare.

Lorenzo Quadri

Trasformare il canone radioTV in un’imposta? Diciamo NO alla trappola fiscale: I cittadini non si faranno ricattare

Il 14 giugno voteremo sul canone radiotelevisivo obbligatorio per tutti.  Che non sarebbe più un canone, bensì un’imposta: infatti verrebbe riscosso senza causa. Alla cassa sarebbe chiamato anche chi non vuole o non può fare a capo alle prestazioni che paga a caro prezzo. Questo è, semplicemente, un sopruso. Un sopruso nei confronti di chi non può – o per impedimenti fisici, come problemi di vista o di udito, o per impedimenti tecnici – fruire delle prestazioni che sarebbe costretto a pagare.  Ed un sopruso nei confronti di chi, legittimamente, non vuole possedere apparecchi di ricezione.

Giustificazioni?

Per questo sopruso non ci sono giustificazioni.

Non è vero che “si pagherà meno”. Come detto il canone obbligatorio è, di fatto, un’imposta. Ogni nuova imposta è destinata ad aumentare. Soprattutto questa. L’ammontare del canone obbligatorio verrebbe stabilito, in modo del tutto unilaterale, dal Consiglio federale, d’accordo con la SSR. Si crea una nuova imposta e si lascia facoltà al beneficiario di aumentarla secondo il suo buon piacere! Esempio più flagrante di “tassa e spendi” si fatica a trovarlo. Ricordiamoci che, nell’ultimo quarto di secolo, il canone è cresciuto del 65%. Il trend sarà questo anche in futuro.

Non è vero che trasformare il canone radioTV in un’imposta è un passo indispensabile per “salvare” la RSI. Proprio come adesso, anche con il canone obbligatorio la RSI continuerebbe ad essere nel mirino di chi, Oltregottardo, ritiene che essa riceva troppo per rapporto al suo bacino d’utenza. Sotto questo aspetto non cambierebbe assolutamente nulla.

Non è vero che in caso di “No” alla nuova imposta ci sarebbero tagli a questo o a quello. Il 14 giugno non si vota sull’ammontare delle risorse a disposizione della SSR. Si vota solo sulla modalità di prelevamento. Minacciare tagli in caso di No è, semplicemente, un ricatto di bassa tacca. Come tale, va respinto al mittente per direttissima. I cittadini svizzeri non si faranno ricattare.

Non è vero che il “servizio pubblico” impone che paghi anche chi non consuma. Se l’informazione, la promozione della cultura, e via elencando, sono servizio pubblico – cosa su cui si potrebbe disquisire a lungo – allora non lo fanno solo la radio e la TV, ma anche la carta stampata. Che però non riceve un copeco dallo Stato.

Non è vero che la nuova imposta è “equa”. Costringere a pagare per un servizio, tutt’altro che indispensabile, anche chi non vuole o non può usufruirne, è la negazione dell’equità. Ed è forse equo che il nuovo canone lo pagherebbero i ciechi, i sordi, chi non possiede un apparecchio di ricezione e chi vive dove non si riceve un bel niente, ma non i dipendenti SSR, compresi i dirigenti da mezzo milione all’anno (più di un consigliere federale!), dato che per loro continuerebbe a provvedere l’azienda con i nostri soldi?

Non è vero che il canone obbligatorio è la conseguenza dell’evoluzione tecnologica “perché tutti hanno un telefonino o un tablet o un computer”. A parte che è falso, non si acquista un telefonino per vedere, male, la televisione. La finalità di questi apparecchi è ben altra. Chi vuole guardare la TV compra un televisore.

Vero è, invece, che, con ricatti e bugie, gli inventori della nuova imposta vogliono farci cadere in una trappola fiscale da cui non potremo più uscire. Per questo il prossimo 14 giugno dobbiamo votare No alla modifica della LRTV.

Lorenzo Quadri

Applicazione del voto del 9 febbraio: L’opzione delle clausole di salvaguardia

Partiamo dall’inizio. A livello federale, per concretizzare il  voto del 9 febbraio, non si sta facendo un tubo. E’ stato buttato via più di un anno. Non è in corso alcun “negoziato”, perché non ci sono mandati negoziali. Né a Berna né a Bruxelles. Semmai è in corso qualche “pour parler” che lascia il tempo che trova.

Non si è fatto un tubo colpevolmente. L’obiettivo è (era) infatti quello di non portare a casa nulla. Per far credere agli svizzerotti che “sa po’ fa nagott” ed arrivare in questo modo ad una nuova votazione sui fallimentari accordi bilaterali. La ministra del 5% Widmer Schlumpf, vera sciagura per il paese, ha infatti dichiarato che “bisogna rifare la votazione” – ancora una volta dunque la Consigliera federale non eletta si è accodata alla posizione del P$. Ultimamente, però, di nuove votazioni si sente parlare molto meno. Ohibò, e come mai? Facile: il partito contro il “maledetto voto”  si è accorto di giocare col fuoco. Da un’eventuale nuova votazione potrebbe infatti benissimo uscire non già l’auspicata sconfessione del 9 febbraio bensì la fine degli accordi bilaterali.

Il bidone federale

Il Consiglio federale ha presentato la sua proposta d’attuazione dell’articolo costituzionale contro l’immigrazione di massa. Si tratta però di una presa per i fondelli. Infatti secondo il Consiglio federale le limitazioni migratorie andrebbero applicate solo agli Stati Terzi, perché per l’UE “vale la devastante libera circolazione delle persone”. E’ evidente che una simile proposta è uno scandalo ed equivale ad una non attuazione dell’iniziativa votata dal popolo.

Il Consiglio di Stato ticinese ha allora deciso di fare lui una proposta, incentrata sulle clausole di salvaguardia. Ovvero su misure che entrano in vigore in modo mirato – circoscritte per regione e magari per settore professionale – quando determinati indicatori vengono superati. Le misure in questione possono essere il contingentamento e la preferenza indigena.

Attenzione alle soglie

Priorità del Ticino è quella di impedire l’assunzione di frontalieri quando ci sono dei ticinesi disponibili. Chi vuole assumere un nuovo frontaliere deve prima dimostrare di non aver trovato dei residenti. Si tratta in sostanza di attuare la preferenza indigena. Le clausole di salvaguardia sono un mezzo efficace per raggiungere questo obiettivo? Potrebbero esserlo.

Di certo hanno un vantaggio: che si tratta di istituti noti all’UE. La Spagna ad esempio ne richiese l’applicazione e l’ottenne quando si trovò confrontata con un’esplosione di immigrati rumeni. Lo stesso Consiglio federale ne ha già applicate per l’immigrazione dai paesi dell’Europa dell’Est. Una clausola di salvaguardia è dunque più facile da far digerire a Bruxelles poiché l’UE  stessa ne conosce. Ma è anche efficace? Tutto dipende da quali criteri e valori soglia si scelgono. Attenzione in particolare ad appoggiarsi ai dati ufficiali della disoccupazione per far scattare il contingentamento poiché, come sappiamo tutti, si tratta di cifre taroccate, che non rendono l’idea della situazione reale. Molti senza lavoro infatti non figurano più nelle statistiche della disoccupazione. Inoltre, è evidente che una soglia troppo alta non serve a nulla.

La clausola di salvaguardia può dunque essere una soluzione valida o un bidone a seconda di come e di quando scatta la sua applicazione. I Ticinesi non tollereranno errori o autogoal. Quindi attenzione a non scottarsi.

Lorenzo Quadri

Peccato che la realtà dimostri l’esatto contrario! Basta con le panzane! Berset le spara grosse: “Particolarmente attenti al Ticino”

Notizia passata più o meno inosservata, pubblicata di recente dall’Ufficio federale di statistica: il numero dei lavoratori in Svizzera aumenta a seguito dell’apporto di stranieri. Nel corso del 2014 la manodopera svizzera è salita del 2.1%, ma la progressione degli stranieri è assai più marcata avendo conosciuto un incremento del 4.5%. Ad aumentare più di tutti sono i permessi di dimora B (+8.9%) ma anche i frontalieri crescono del 2.6%. A proposito dell’aumento dei frontalieri manca ancora il dato stabilito per Cantone, ma guarda un po’…

Senza bisogno di essere economisti, il quadro è chiaro. Sempre più posti di lavoro  in Svizzera vengono occupati da lavoratori stranieri. E non ci si venga a raccontare che sono tutti  impieghi per cui non si trovano “profili” elvetici. La logica conseguenza di tale situazione è dunque che sempre più svizzeri si vedono precluse possibilità lavorative in casa propria a causa dell’immigrazione senza controllo. Quindi è in atto la famosa sostituzione. Ma come, non dovevano essere tutte balle della Lega populista e razzista?

Permessi B

L’impennata di permessi B è preoccupante non solo per l’occupazione ma anche per il sociale. Se infatti questi dimoranti in arrivo dall’UE perdono il lavoro, vanno in disoccupazione prima ed in assistenza poi. La caduta in assistenza dovrebbe portare automaticamente alla revoca del permesso di dimora: infatti è ottenuto per esercizio dell’attività lavorativa; dunque, non ha più ragione di essere se la persona va in assistenza. Però questo non accade.

Ci siamo persi qualcosa?

La situazione rende quindi ulteriormente evidente, nel caso ce ne fosse ancora bisogno, la necessità di limitare la libera circolazione delle persone. Invece sappiamo che al proposito nemmeno tra Berna e Bruxelles nemmeno si negozia. Infatti c’è chi si ostina a non rendersi conto della gravità della situazione. Specie della situazione ticinese.

 A questo proposito è particolarmente eloquente un’intervista al kompagno Alain Berset pubblicata sul Corrierone una decina di giorni fa. Berset sostiene senza imbarazzo che “in tempi recenti il Consiglio federale ha preso molte decisioni che tengono conto della situazione ticinese”. Forse ci siamo persi qualcosa.  Chiamato a concretizzare la curiosa asserzione, il kompagno indica: il tunnel di risanamento del San Gottardo – cui lui, tra l’altro, come $ocialista era senz’altro contrario – e il messaggio sulla cultura con cui si intende rafforzare la presenza dell’italiano.

Decisione della BNS?

Ohibò, senza voler nulla togliere alla presenza dell’italiano, magari c’è qualche altro tema dalle ripercussioni più pesanti ed immediate su cui il Consiglio federale avrebbe fatto bene a chinarsi. Ad esempio, alla faccia della “situazione ticinese”, i sette hanno congelato il pacchetto di rafforzamento delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone. Quale argomento a favore di tale sciagurato congelamento, Berset indica la decisione della BNS di abbandonare il tasso di cambio fisso con l’euro. Al più tardi a questo punto ci si rendo conto che il kompagno ministro non ha la più pallida idea dei problemi del mercato del lavoro del nostro Cantone. L’abbandono del tasso di cambio fisso era semmai un motivo per potenziare le misure accompagnatorie, visto che fomenta il dumping salariale. Non certo per congelarle!

Sarebbero queste le decisioni nell’interesse del Ticino?

Fiscalità dei frontalieri

E non dimentichiamo che prossimamente ci cadrà addosso anche una delle innumerevoli perle della ministra del 5% Widmer Schlumpf, ossia l’oscena revisione di legge che vuole concedere ai frontalieri le stesse deduzioni fiscali di cui beneficiano i residenti. Una pura follia. Il Ticino dovrebbe mettere in piedi – e pagare – tutto un apparato burocratico per incassare meno imposte e fare così un regalo fiscale ai frontalieri. Quando invece le imposte dei frontalieri devono essere aumentate a livelli italiani. Non certo abbassate a suon di deduzioni che non hanno ragione di essere, visto che i frontalieri vivono in Italia a costi della vita italiani! L’immonda  modifica legislativa è stata momentaneamente bloccata in sede di commissione parlamentare, ma presto a Berna si dovrà prendere una decisione: o si trova una maggioranza per far cadere gli scandalosi regali fiscali ai frontalieri, o questi entreranno in vigore. E questo grazie al Consiglio federale ed in particolare alla ministra del 5%.

Rinfrescare la memoria

Il congelamento delle misure accompagnatorie e i regali fiscali ai frontalieri sono solo due esempi di decisioni del Consiglio federale deleterie per il Ticino. Tanto per rispondere ai due indicati da Berset, e magari rinfrescargli un po’ la memoria. Altro che “decisioni che tengono conto della situazione ticinese”!

Lorenzo Quadri

I cittadini sentono il bisogno di potersi difendere in casa propria: Legittima difesa: qualcosa si muove


La petizione del Guastafeste ha raccolto 1000 sottoscrizioni in poco tempo e senza sforzi

 

Come è stato reso noto settimana scorsa, la petizione pro-legittima difesa lanciata dal Guastafeste Giorgio Ghiringhelli ha incamerato in poco tempo, e senza alcuno sforzo, circa mille firme. Il promotore ha infatti indicato che, a parte una settantina di sottoscrizioni raccolte a Losone ad una bancarella davanti ai seggi elettorali,  tutte le firme gli sono arrivate spontaneamente per posta.

La petizione chiede che lo Stato “si assuma nel limite del possibile tutti i costi legali (compresi eventuali ripetibili) e processuali (spese processuali e tasse di giustizia) a carico di cittadini accusati a torto o ragione di eccesso di legittima difesa contro malviventi penetrati illecitamente nelle loro abitazioni private a scopo di furto, rapina o aggressione”.

 

Tema sentito

Evidentemente l’elevato numero di firme ottenuto in poco tempo e di fatto “senza sforzo” indica che il tema della legittima difesa dalle aggressioni in casa è assai sentito. E, come indica il promotore Ghiringhelli, nel caso il Gran Consiglio ignorasse la petizione, trasformarla in un’iniziativa popolare – che per la sua riuscita necessita di 7000 firme – non dovrebbe costituire un obiettivo troppo difficile.

 

Le cause

Se il tema della legittima difesa dalle rapine in casa è diventato di triste attualità anche in Ticino un motivo c’è. Ce ne sono anzi almeno due: 1) frontiere spalancate 2) allargamento ad est dell’UE. Un allargamento che ha portato nella vicina Penisola bande di delinquenti in arrivo dai “nuovi” Stati membri della Disunione europea. Quelli, per intenderci, cui gli svizzerotti fessi pagano i contributi di coesione miliardari.  Dove si trovano? Ad esempio nei campi Rom. Un interessante servizio del Corriere della Sera di alcune settimane fa da un campo nomadi di Milano ben descriveva la situazione. “Gitani” italiani indicavano come “pericolosi” quelli appena arrivati da est.

Ovviamente i campi Rom sono solo una delle possibili opzioni. Intanto, con le frontiere spalancate dagli accordi di Schengen, è evidente che la Svizzera diventa una specie di self service per delinquenti pericolosi insediati non lontano dal confine.

 

Un fondamento

Di legittima difesa in caso di aggressioni al proprio domicilio è un po’ che se ne parla. Giustamente. La libera circolazione delle persone ha portato solo disoccupazione, povertà e delinquenza. Arriva un punto in cui la spirale discendente non può più essere tollerata. Sentirsi minacciati in casa propria è sicuramente al di sotto di quel punto. La casa dovrebbe per definizione essere un “porto sicuro”. E’ uno dei fondamentali della nostra società. Occorre quindi rimettere la chiesa al centro del villaggio. Nel caso concreto, ristabilire con forza che dal punto di vista giuridico l’abitazione deve essere sacra. Il delinquente che la vìola lo fa interamente a proprio rischio. La legge non lo difende.

 

La mozione a Berna

Presso il Consiglio nazionale è tutt’ora pendente la mozione di chi scrive che chiede di depenalizzare l’eccesso di legittima difesa di chi viene aggredito nella propria abitazione. Visto che la libera circolazione delle persone ci ha portato in casa delinquenti pericolosi, la vittima non deve rischiare la vita rinunciando a difendersi per paura di finire a sua volta sul banco degli imputati. Vittime e aggressori non possono venire messi sullo stesso piano. Occorre una scelta di campo. Che sia chiara ed inequivocabile. Del resto in Italia già in febbraio la Camera ha varato una legge che va nella direzione sopra indicata: l’eccesso di legittima difesa non è più reato. Anche per i negozi, non solo per le case.

 

La direzione giusta

L’iniziativa del Guastafeste è un passo nella giusta direzione, e quindi benvenuta. Anche se l’obiettivo finale non deve essere un’ulteriore presa a carico di costi  generati da delinquenti da parte dell’onesto contribuente. Deve essere, invece, la depenalizzazione di una difesa. Che, come dice il nome, deve essere effettivamente “legittima”. Non solo di nome; anche di fatto.

Lorenzo Quadri

Trappola fiscale del canone radioTV trasformato in imposta. La RSI mobilita le truppe cammellate

Alla faccia della separazione dei poteri, anche il Procuratore generale si mette a fare campagna di votazione, su un tema che oltretutto non c’entra un tubo con l’amministrazione della giustizia

La paura fa novanta. Lo dimostra il lobbysmo, assai sopra le righe, dei favorevoli al canone trasformato in imposta per finanziare la SSR.  A beneficiare della nuova legge, è stato fatto notare, non sarebbe però la sola SSR, ma anche le emittenti private. Ma c’è un problema: per aumentare la quota parte di canone che va alle emittenti private, una mossa che ci può anche stare, non c’era affatto bisogno di rendere il canone obbligatorio per tutti. Bastava modificare la chiave di riparto. E’ quindi evidente che il contentino alle emittenti private altro non è che una grossolana “marchetta” per assicurarsi che i responsabili di queste aziende – tra i quali c’è chi ricopre cariche politiche di peso, vedi il Senatore Pippo Lombardi – scendessero in campo a difendere la nuova trappola fiscale.

Il contribuente paga la “marchetta”

La “marchetta” alle emittenti private, va da sé, è finanziata con i soldi del contribuente. Perché è al cittadino che si mettono le mani in tasca. Mica è la SSR(-SRG-Idee suisse) a rinunciare a qualcosa per accrescere un po’ la fettina dei privati (che spesso e volentieri lavorano meglio della SSR), ma non sia mai… Certo che se l’Idée è, appunto, quella di far pagare il canone anche a chi non ha né una radio né una televisione, ai ciechi, ai sordi, a chi non riceve i programmi, ma non ai dipendenti dell’azienda, inclusi i manager da mezzo milione di Fr all’anno (più di un consigliere federale!), allora ci pare proprio che questa Idée di Suisse abbia ben poco. Assomiglia molto di più alla Corea del Nord.

Argomenti tarocchi

Ma i galoppini della nuova imposta l’hanno fatta decisamente fuori dal vaso con il pubblico “appellone” sottoscritto da una cinquantina di firmatari. Dietro c’è naturalmente la regia della CORSI: il presidente Gigio Pedrazzini  sta mobilitando le truppe cammellate, con telefonate da piazzista a destra e a manca.

Nell’appellone si insiste con i consueti argomenti tarocchi. Quello che dà più fastidio è però il ricatto nei confronti dei ticinesi. Questi ultimi dovrebbero, secondo gli illuminati estensori, mandare giù di tutto e di più “per non mettere a rischio” il servizio radiotelevisivo garantito dall’attuale chiave di riparto.

Ma stiamo scherzando? Il 14 giugno non si vota il dimezzamento del canone. Nemmeno si vota sulla chiave di riparto. Non c’è nessuna proposta di riduzione delle risorse destinate al Ticino. Allo stesso modo, la nuova proposta non risolve affatto il problema dello squilibrio tra i soldoni prelevati sul territorio ticinese (circa il 5%) e la quota-parte di canone destinata alla RSI (che è ben maggiore, attorno al 20%).

Avanti a ricatti

Tentare di far credere ai ticinesi che votando la nuova imposta pro SSR finiranno i tentativi da Oltregottardo di amputare il “flusso finanziario” pro RSI è quindi una semplice e plateale balla.

Parlare poi di soluzione equa significa prendere i votanti per il lato B.  L’iniquità della proposta in votazione – paga anche chi non vuole  o non può usufruire delle prestazioni – è evidente anche a “quello che mena il gesso”.

I Ticinesi non si sono fatti ricattare sulla vignetta autostradale a 100 Fr e non si faranno nemmeno ricattare sull’imposta SSR. Da notare che il dipartimento federale di riferimento è sempre lo stesso: quello della Doris uregiatta. I metodi anche.

Anche il PG…

Sorprendente leggere, tra i firmatari dell’appello a favore della nuova trappola fiscale, anche il nome del Procuratore generale John Noseda. E’ inaudito che un Procuratore generale si metta a fare campagna di votazione su un tema che, oltretutto, neppure c’entra con l’amministrazione della giustizia. Ohibò, giustizia che fa politica? Ma non c’era la separazione dei poteri? O, come spesso accade in questo ridente Cantone, anch’essa funziona a geometria variabile?

Inutile rilevare che i moralisti a senso unico, ancora una volta, tacciono. Perché agli “amici” la morale non si fa.

Lorenzo Quadri

Ma come, non dovevano essere tutte balle della Lega populista e razzista? Immigrazione fuori controllo

Gli svizzeri “chiusi, xenofobi e razzisti” devono “aprirsi all’UE”. Quante volte abbiamo sentito – e dovremo ancora sentire – questo stucchevole ritornello, che altro non è se non una fregnaccia totale? L’ulteriore conferma viene nientemeno che dall’Ufficio federale di statistica. Dall’ultimo rilevamento emerge infatti che la popolazione straniera in Svizzera è di due milioni. Due milioni di stranieri in un paese che ha 8 milioni di abitanti!  L’aumento rispetto all’anno precedente è stato del 3.4%.

In modo ancora più marcato sono cresciuti, ma tu guarda i casi della vita, i lavoratori UE: 40mila in più, con un incremento del 10.4%. E speriamo che nessuno ci venga a raccontare la favoletta dei profili specializzati che non si trovano in Svizzera, perché gli ridiamo in faccia.

E’ evidente che una buona fetta di questi lavoratori in arrivo dall’UE semplicemente soppianta i residenti, e al proposito aspettiamo di conoscere i dati specifici per quel che riguarda il Ticino.

Altro che “chiusi”!

Davanti a queste cifre, davanti ad un andazzo all’immigrazione scriteriata che dura da anni, è scandaloso il continuo ed isterico strillare dei politikamente korretti contro gli “svizzeri chiusi”. La realtà è che non c’è un paese aperto come il nostro. Il problema non è che siamo chiusi. E’ che siamo troppo aperti. E’ quindi indispensabile un giro di vite. Non si capisce peraltro come possa essere considerato “moralmente virtuoso” il sostegno all’immigrazione senza limiti che distrugge il paese e le sue risorse. Si tratta al contrario di un comportamento irresponsabile ed immorale che va denunciato per quello che è: politica di rottamazione della Svizzera – una fetta alla volta – con l’obiettivo di portarci nella fallita Unione europea. In via Monte Boglia non siamo inclini al complottismo; ci fa anche un po’ sorridere. Ma andate a fare un giretto in Internet a cercare qualche informazione sul cosiddetto “piano Kalergi” (sono passati ottant’anni) e diteci se non si scoprono dei parallelismi con la nostra attualità.

Immigrazione di massa

Anche gli ultimi dati dell’Ufficio federale di statistica sulla popolazione straniera confermano, al di là di ogni dubbio, che l’immigrazione di massa in Svizzera è in atto.  A pieno regime. A non essere attuata è invece l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”, votata dal popolo lo scorso 9 febbraio. A Berna non si sta facendo un tubo per concretizzare la volontà popolare. Il Consiglio federale non sta affatto negoziando con l’UE. In effetti non c’è alcun mandato negoziale. Men che meno stanno negoziando gli eurobalivi di Bruxelles. Al massimo sono in corso dei “pour parler” che non portano da nessuna parte. E’ evidente che si sta facendo melina di proposito. E la proposta di attuazione del Consiglio federale è semplicemente uno scandalo. I sette scienziati vorrebbero applicare i contingenti solo ai paesi terzi, quindi lasciando fuori gli Stati UE: per loro varrebbe la libera circolazione delle persone. Un insulto ai cittadini e ai diritti popolari.

Clausole di salvaguardia

Il Consiglio di Stato ha deciso di prendere l’iniziativa e di proporre l’introduzione delle clausole di salvaguardia. Esse hanno il vantaggio di essere conosciute all’UE, lo stesso diritto europeo ne prevede. Naturalmente tutto dipende da come vengono gestite queste clausole. Se scattano quando i buoi sono già fuori dalla stalla, non servono ad un tubo. In Ticino siamo già, e da un bel pezzo, di regime  da salvaguardia. Sicché le eventuali clausole devono portare a limitazioni immediate. Da qui non si scappa. L’invasione di frontalieri e padroncini con le conseguenti, drammatiche distorsioni sul mercato del lavoro sono sotto gli occhi di tutti. Quindi vediamo di non farci infinocchiare.

Lorenzo Quadri

Nuova violazione territoriale nel caso Dolfuss Sovranità svizzera: l’Italia se ne sbatte!

Nelle scorse settimane da queste colonne avevamo segnalato un’altra vicenda incresciosa: evidentemente per i vicini a sud “sconfinare” è un abitudine! La misura è colma: atto parlamentare a Berna in arrivo.

Ma guarda un po’: dall’edizione di ieri del Corrierone del Ticino apprendiamo che l’Italia sarebbe arrivata all’arresto del fiduciario luganese Filippo Dollfus con modalità illegali. In sostanza avrebbe effettuato controlli telefonici su un numero ticinese all’insaputa delle nostre autorità. Ohibò, l’Italia che non rispetta le regole? Chi l’avrebbe mai detto!

Accade regolarmente

L’Italia avrebbe dunque violato la sovranità territoriale elvetica. Niente di strano; accade regolarmente. Già, perché la vicina Penisola della sovranità degli svizzerotti se ne fa un baffo. E da parte nostra, naturalmente, nessuna reazione. Siamo terra di conquista!

Qualche settimana fa, da queste colonne, abbiamo denunciato un caso di plateale “invasione di campo” da parte dei Carabinieri. Fatta con una nonchalance ed una spavalderia allarmante. E’ chiaro che sono abituati.

Nel caso descritto sul Mattino, i Carabinieri sono entrati in Svizzera in incognito e illegalmente. Hanno pedinato una persona, che tra l’altro ha anche passaporto svizzero e non è inquisita in Italia, con grave violazione della sua sfera privata. Ed infatti sono stati spiati solo movimenti privati. Spiati e pure fotografati.

Queste vicende, con corollario fotografico, sono allegramente confluite in un verbale giudiziario. Che peraltro può servire solo a scopi voyeuristici e a null’altro; in particolare a nulla che abbia attinenza con la giustizia.

Atto parlamentare in arrivo

Adesso la vicenda Dollfus dimostra che per la Vicina Penisola impiparsene della sovranità elvetica è un’abitudine. Per due casi che vengono alla luce, chissà quanti si consumano invece nell’ombra, senza che se ne sappia alcunché.

Logica conseguenza di quanto sopra è che gli spioni della Guardia di finanza – che pedina(va)no illegalmente, sul nostro territorio, i clienti italiani delle banche ticinesi – più volte denunciati da queste colonne, non erano affatto una fantasia dettata da paranoie xenofobe di via Monte Boglia, come hanno tentato di far credere i soliti politikamente korretti da tre e una cicca. Erano, e sono, la realtà.

E’ chiaro che queste violazioni territoriali non possono in nessun caso essere tollerate. Sul tema verrà presentato un atto parlamentare in Consiglio nazionale. E’ ora di cominciare a farsi rispettare.

E hanno ancora da ridire?

In questo contesto, è proprio il colmo che in Lombardia qualcuno – ovviamente per farsi propaganda politica tra i connazionali – abbia il coraggio di mettersi a starnazzare contro la decisione di Norman Gobbi di far dipendere  il rilascio di nuovi permessi B o G dalla presentazione del casellario giudiziale e del certificato dei carichi penali pendenti.

Del tutto ridicolo il tentativo italico di attribuire al sacrosanto “cambio di paradigma” conseguenze apocalittiche, con tribunali italiani intasati dalle richieste. Ma chi si pensa di prendere per i fondelli? Tanto per cominciare, l’autocertificazione sui precedenti penali di cittadini UE che vogliono trasferirsi in Svizzera è solo l’ennesimo “regalo avvelenato” della devastante libera circolazione delle persone. Fino a pochi anni fa era del tutto normale presentare l’estratto del casellario di giudiziale. Inoltre, stiamo parlando dei permessi B e G nuovi o eventualmente da rinnovare (che non scadono tutti assieme). Quindi evitiamo di raccontare favolette sui tribunali presi d’assalto! Del resto, se in Italia non sono organizzati, il problema è solo loro. Che si arrangino a trovare una soluzione.

La ricreazione è finita

E’ evidente che Gobbi – malgrado il kompagno Manuele “bisogna rifare il voto del 9 febbraio” Bertoli a quanto si capisce abbia tentato di aizzare la kompagna Sommaruga ad Expo per farsi dire che chiedere l’estratto del casellario giudiziale “sa po’ mia” – non deve retrocedere di un millimetro dal sacrosanto sistema introdotto.

E, se da Roma dovessero effettivamente arrivare delle pressioni 1) si va avanti lo stesso e 2) si bloccano i ristorni dei frontalieri. Tanto per chiarire agli amici italiani che, come scrivevamo la scorsa settimana, “la ricreazione è finita”.

Lorenzo Quadri

Scambio automatico d’informazioni bancarie, si firma la convenzione martedì. E le informazioni che servono a noi?

Gli svizzerotti devono trasmettere agli eurofalliti i dati bancari, ma non possono ottenere dagli eurofalliti le informazioni sui precedenti penali dei cittadini UE che chiedono di trasferirsi in Svizzera

Quindi siamo arrivati al capolinea. Martedì verrà firmato l’accordo tra Svizzera ed UE sullo scambio automatico di informazioni bancarie, a partire dal 2018. E dire che, secondo l’ex ministro delle Finanze Merz (PLR), ancora nel 2009 il segreto bancario avrebbe dovuto essere “non negoziabile”. Particolarmente interessante anche l’articolo pro memoria pubblicato dal Dr Gianfranco Soldati, già presidente dell’Udc ticinese, sul portale ticinolive: nel 2004 l’allora ministro degli Esteri Joseph Deiss (PPD) dichiarò che “Il segreto bancario è garantito nel trattato di Schengen a tempo indeterminato”. Sulla Weltwoche del 26 maggio 2005 lo stesso personaggio si rallegrò del fatto che “noi nel nocciolo del problema abbiamo ancorato il segreto bancario nel diritto delle genti. Das ist ja das Fantastische”.

Già; chi si ricordava più di queste dichiarazioni? E soprattutto: chi si ricordava più dell’incolore ed evanescente Deiss? Ma “scripta manent” a testimonianza di come gli atout della Svizzera, faticosamente costruiti in decenni di duro lavoro, siano stati prima malgestiti e poi svenduti. Ma come, a tutela del segreto bancario non erano date “tutte le garanzie” e quindi era superfluo fare altro?

Concessioni a senso unico

E’ indecente come, mentre l’Unione europea insulta i cittadini svizzeri rifiutandosi di riconoscerne la volontà espressa democraticamente il 9 febbraio, la Svizzera continua a fare concessioni su concessioni. Si continuano a versare i vergognosi contributi di coesione e si sottoscrive pure l’accordo sulla fine del segreto bancario. Contropartita? Zero. Per l’UE è sempre il tempo di prendere dalla Confederazione, mai quello di dare. A Bruxelles sono stati abituati così. Tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente.

E le informazioni che servono a  noi?

Da notare che la Svizzera, grazie alla catastrofica ministra del 5% Widmer Schlumpf, concede lo scambio di informazioni bancarie, totalmente a proprio danno. Ma ottiene forse lo scambio di quelle informazioni che le servirebbero? Porta forse a casa una qualche “apertura” a proprio vantaggio? Neanche per sogno. Solo la Svizzera deve “aprirsi all’UE”, come blatera il ministro degli esteri Burkhaltèèèèr (PLR). Quando invece tocca agli altri concedere, parte il mantra del “sa po’ mia”.

Non è possibile (“sa po’ mia”) trasmettere all’agenzia delle entrate italiana l’elenco delle notifiche di padroncini e distaccati che lavorano in nero in Ticino, senza pagare imposte né oneri sociali da nessuna parte, ciò che avrebbe un evidente effetto deterrente.

Non è possibile (“sa po’ mia”) pretendere la cancellazione della Svizzera dalle black list italiane illegali.

Non è possibile (“sa po’ mia”) intervenire sulla vicina ed ex amica Penisola affinché adegui l’imposizione dei frontalieri.

Non è possibile (“sa po’ mia”) chiedere sistematicamente l’estratto del casellario giudiziale a chi chiede un permesso B o G. Eccetera eccetera.

Sa po’ mia

E quest’ultimo “sa po’ mia”, per fortuna opportunamente dribblato dal ministro leghista Norman Gobbi, è il tripudio dell’assurdo. L’entità dei conti in banca di una persona è un’ informazione starnazzabile ai quattro venti, i precedenti penali no. Ennesima performance dei politikamente korretti che criminalizzano chi ha “messo via qualcosa” (per poco che sia) mentre quando si tratta di delinquenti stranieri, allora scatta il buonismo a gogo.

Del resto è ovvio: lo scambio automatico d’informazioni bancarie è nell’interesse dell’UE. Allo stesso modo, è nell’interesse dell’UE che la Svizzera continui a fare da valvola di sfogo per la catastrofe occupazionale italiana: quindi non si accetta nessun limite all’invasione di frontalieri e di padroncini. E’ nell’interesse dell’UE che la Svizzera resti aperta all’immigrazione incontrollata dagli Stati membri, compresa quella dei delinquenti (così ce ne sono meno nei paesi a noi confinanti). E via elencando.

Reciprocità?

Inutile dire che aspettiamo “al varco” i nostri sulla storiella della reciprocità nello scambio di informazioni bancarie. Ossia sulla presunta possibilità, per gli svizzerotti che hanno calato le braghe sul segreto bancario, creando decine di migliaia di disoccupati – che non sarà l’UE a mantenere, ma il contribuente elvetico – di ottenere dagli altri ciò che loro stessi concedono.

Eh già: ve li immaginate i pavidi rappresentanti svizzerotti che alzano la voce e soprattutto che si impongono con chicchessia, ottenendo qualcosa? Come credere a Gesù bambino. E abbiamo passato l’età da un po’.

Lorenzo Quadri

Traforo di risanamento del San Gottardo: La storiella della “terza via”

Ma guarda un po’: il Caffè della Peppina domenicale si schiera contro il turismo e la gastronomia

La cronaca fornisce spunti pressoché quotidiani a conferma dei rischi che corre il Ticino senza la realizzazione del traforo di risanamento del San Gottardo. Nei giorni scorsi sull’A2, in territorio di Airolo, un furgone portavalori, poco dopo essere uscito dal tunnel del Gottardo, si è ribaltato.

Se l’incidente fosse accaduto poco prima, quindi all’interno della galleria, nella peggiore delle ipotesi si sarebbe verificata una tragedia, nella migliore una paralisi del traffico della durata di molte ore. E’ la logica conseguenza dell’ avere, sotto il massiccio del Gottardo, una galleria bidirezionale lunga 17 Km, che costituisce una vera trappola mortale. Però i sedicenti paladini politikamente korretti della sicurezza – inventori di quell’aborto denominato via Sicura – chissà come mai, quando si tratta del tunnel autostradale del Gottardo vengono colpiti da cecità selettiva. A dimostrazione di come anche la sicurezza, così come la morale, viene presa in considerazione solo quando fa comodo: a senso unico.

Esborso senza vantaggi

Il Ticino non può permettersi di rimanere per almeno tre anni collegato al resto della Svizzera solo tramite la ferrovia la quale – come ben si è visto in occasione  deragliamento prima del ponte dell’Ascensione – non offre garanzie. Il colmo è che i tre anni di sacrificio non verrebbero poi ricompensati da nulla. Il tunnel risanato sarebbe sempre bidirezionale: uguale a quello attuale. Con gli stessi problemi di sicurezza e di esercizio. Dopo aver speso 1,8 miliardi di Fr. Un esborso enorme che però non crea alcun valore aggiunto per il Ticino.

Esigenza vitale

A questo proposito lascia di stucco la pubblicazione sull’ultimo numero del Caffè della Peppina di un doppio paginone contro il traforo di risanamento. E dire che una volta la caffettiera domenicale era vicina al mondo della gastronomia e del turismo, per i quali il traforo di risanamento è un’esigenza vitale. Stupisce soprattutto vedere il prof Remigio Ratti disposto a spendersi personalmente a sostegno di presunte alternative come la trasformazione del vecchio tunnel ferroviario in traforo autostradale durante i lavori di ripristino della galleria attuale. Alternative che non sono affatto tali.

La storiella

Un minimo di equanimità avrebbe imposto di dire che l’ipotesi in questione non è affatto quell’uovo di Colombo che si tenta di far credere. E’ conosciuta da anni. E da tempo è appurato che non è tecnicamente fattibile. E’ già stata esaminata anche a Berna dove tutte le istanze coinvolte, politiche ma soprattutto tecniche, la considerano alla stregua di una barzelletta.

Perché, dunque, riesumarla? Il disegno è chiaro.

L’alternativa al traforo di risanamento del Gottardo è il trasbordo con navette. Questo, e nient’altro, è ciò che si farebbe in  caso di njet popolare. Sarebbe un disastro: se ne sono accorti tutti. Ora si tenta di ingannare i cittadini facendo credere che esista una terza via. Il Caffè della Peppina ed il prof Ratti si mettano l’anima in pace. Di terze vie non ne esistono proprio.

Non ancora contenti, sul domenicale pro-UE si spara la seconda fetecchiata: l’utilizzo per il completamento a sud di AlpTransit dei  fantomatici risparmi consentiti dall’altrettanto fantomatica terza via. Apperò. Se i soldi della Confederazione possono venire spostati da un centro di costo all’altro come se “niente fudesse”, perché non finanziare AlpTransit tagliando sugli aiuti all’estero?

La non sorpresa

Che il Caffè della Peppina, settimanale di partito scritto da “non patrizi”, si presti a simili iniziative non sorprende troppo.

Ma da professoroni ex direttori regionali RTSI ed ex consiglieri nazionali ci si sarebbe potuti attendere un po’ più di riguardo, almeno per la propria credibilità.

Lorenzo Quadri

E noi dovremmo accoglierne sempre di più? Ma stiamo scherzando? Il finto asilante: “gli Svizzeri vanno decapitati”

Intanto un consigliere governativo libico dichiara: “l’ISIS nasconde i suoi miliziani sui barconi”. Però secondo i kompagni del $indakato UNIA – quelli che dettano la linea del P$$ – la Svizzera dovrebbe accogliere il 10% dei migranti del Mediterraneo!

Ma come, non dovevano essere tutte balle della Lega populista e fascista? Invece, ma tu guarda i casi della vita, nei giorni scorsi un consigliere governativo libico ha dichiarato papale-papale alla BBC che gli scafisti “nascondono i miliziani ISIS tra i migranti”.  E si tratta, ha aggiunto il diretto interessato, di miliziani “convinti al 100%”.

Inoltre il Consigliere ha pure precisato che l’Isis permette agli scafisti di lavorare in cambio della metà dei loro guadagni.

Il perché lo Stato islamico nasconda i miliziani in mezzo agli asilanti non è molto difficile da capire: perché poi le polizie dei paesi europei, compresa quella svizzerotta, non sanno distinguere i migranti dai terroristi.

Meta esposta

Il nostro Paese è una meta particolarmente esposta. L’Italia, quella dove ci si scandalizza (?) perché i ticinesotti, grazie al leghista Gobbi, osano chiedere di esibire l’estratto del casellario giudiziale prima di rilasciare un permesso B o G, non rispetta gli accordi di Dublino. Quindi non registra i clandestini. Obiettivo: non doverseli riprendere se questi presentano domanda in un altro paese. Se ne è accorta anche la kompagna Sommaruga, visto che ne ha parlato esplicitamente con  il presidente del Consiglio Matteo Renzi (quello non eletto che si fa i selfie).

Sicché la Svizzera si tiene migranti che dovrebbe invece rimandare in Italia. Quanti tra questi sono terroristi?

Parole e fatti

Visto che questo ancora non basta, ecco che, a renderci più attrattivi, arriva tutta una serie di “belle pensate”. Ad esempio le dichiarazioni di una consigliera nazionale $ocialista secondo cui la Svizzera “non ha il diritto” di espellere i terroristi se questi rischiano la vita nel paese d’origine. Non si tratta di posizioni personali isolate. Sono le posizioni del partito. Un po’ come accade con la storiella del voto del 9 febbraio “da rifare”.

Alle parole si aggiungono i fatti. Vedi l’incresciosa vicenda del simpatizzante ISIS, espulso dall’Italia, che ha però raggiunto allegramente il Ticino ottenendo il permesso B in quanto ha sposato una donna con doppio passaporto italiano e Svizzero. Ma ci mettiamo in casa proprio tutto?

Il terrorista iracheno

Il fiore all’occhiello è arrivato nei giorni scorsi, praticamente in contemporanea con la conferma che l’ISIS carica i suoi miliziani sui barconi, spacciandoli per asilanti, con l’obiettivo di creare delle cellule terroristiche in Europa.

Un cittadino iracheno che abitava in Svizzera, arrestato assieme a tre complici nel marzo 2014 con l’accusa di star preparando un attentato, ha detto in tribunale che “gli svizzeri vanno decapitati”.

Questo terrorista islamico è arrivato nel nostro paese spacciandosi per asilante (tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente). Essendo invalido – probabilmente a causa della sua attività criminosa  – ha pure beneficiato di aiuti sociali a go-go, pagati dagli svizzeri. Quelli che “vanno decapitati”. Poco ma sicuro che il miliziano Isis è costato alle casse pubbliche centinaia di migliaia di franchi. Ma sa po’?

Una simile vicenda non ha bisogno di ulteriori commenti.

Blindare i confini

E’ dunque acclarato che gli scafisti e l’Isis sono pappa e ciccia. Di conseguenza, gli inviti ad accogliere sempre più clandestini in Svizzera sono assolutamente irresponsabili.

La Svizzera deve mandare messaggi inequivocabili agli aspiranti migranti: non venite da noi. I segnali che partono sono invece di segno opposto. L’ex strapagata funzionaria federale Huber Hutz dichiara che il nostro Paese deve accogliere altri 80mila  profughi. Nota bene: già oggi siamo quelli che ne accolgono di più. La kompagna Sommaruga si presta senza remore a fare da manutengola, firmando articoli in tandem con Huber Hutz.

E che dire dei kompagni del sindacato UNIA, con i piedi bene al caldo grazie alle quote degli affiliati? Invece di preoccuparsi di difendere i posti di lavoro degli svizzeri, lor$ignori se ne escono con una serie di dichiarazioni fuori di cranio. Tra cui la seguente: “la Svizzera deve farsi carico del 10% dei migranti dal Mediterraneo”. Ma siamo usciti di cotenna?

Stringere le viti

Urge al contrario stringere le viti. Non farlo vuol dire prestarsi a diventare l’approdo ideale dei terroristi islamici.

Come primo passo, cominciamo a sospendere l’applicazione di Schengen. Per questa mossa, l’Italia ci fornisce da tempo il pretesto su un piatto d’argento: non rispetta gli accordi di Dublino.

Quanti finti asilanti, da noi mantenuti, secondo cui “gli svizzeri vanno decapitati” dobbiamo ancora scoprire in casa nostra prima di svegliarci? Oppure aspettiamo il primo attentato per poi piangere lacrime di coccodrillo sulle vittime?

Lorenzo Quadri

Il “canone obbligatorio” aumenterebbe senza controllo: Una nuova imposta per la SSR? Ma anche no!

Se un domani vi obbligassero ad abbonarvi – ovviamente pagando – ad un giornale che non vi interessa, sareste contenti? E se per giustificare l’obbligo vi dicessero che non siete costretti a leggerlo, basta che paghiate; una spiegazione del genere vi soddisferebbe?

Eppure è proprio quello che si vuole fare con la modifica della Legge sulla radiotelevisione, in votazione il prossimo 14 giugno: obbligare tutti gli abitanti della Svizzera a pagare il canone radiotelevisivo. Anche se non possiedono un apparecchio di ricezione, perché non lo vogliono. Anche se non possono guardare la televisione o ascoltare la radio, perché, ad esempio, ci vedono o ci sentono poco. Oppure se vivono in luoghi discosti dove non “si riceve”.

Si è mai visto che qualcuno venga obbligato ad acquistare una prestazione di cui non vuole o non può usufruire?  Lo si vedrà dopo il 14 giugno se passerà il canone obbligatorio per tutti.

“E’ più semplice”?

Si dice anche: a non possedere apparecchi di ricezione sono in pochi e allora è “giusto” (?) che anche quei pochi paghino, “perché così si semplifica”. Si usa la semplicità a giustificazione di un sopruso. Un po’ come dire: in Svizzera gli italofoni sono pochi. Allora aboliamo l’italiano come lingua nazionale, “così si semplifica”.

E’ evidente che simili ragionamenti non possono essere sdoganati tanto facilmente. Anche perché occorre chiamare le cose con il loro nome. Un sopruso rimane un sopruso anche se, nel tentativo di convincere, si ripete come una mantra che si tratta di una “soluzione equa”. Cosa ci sia di “equo” nel far pagare il canone a chi non può usufruire della prestazione che paga – e paga a caro prezzo – proprio non si capisce. E, sempre per chiamare le cose con il loro nome: un canone obbligatorio per tutti ha un nome specifico: imposta.

E’ infatti un’imposta, a beneficio della SSR, quanto la maggioranza politica federale – e ovviamente la SSR stessa – pretende di far approvare dal cittadino il prossimo 14 giugno. Una nuova imposta per finanziare la radiotelevisione pubblica. Ma attenzione: non un’imposta “normale”. Per aumentare le imposte “normali” occorre passare dal parlamento e, in caso di referendum, dal popolo. Per la nuova imposta pro-SSR no. Il Consiglio federale potrebbe aumentarla in tutta autonomia; a manina con l’azienda beneficiaria, ben s’intende. Senza che nessuno possa fare un cip.

L’imbroglio salta all’occhio

Ecco dunque che l’imbroglio salta all’occhio. Un’imposta che può essere pompata senza dover render conto a nessuno è destinata a crescere senza controllo. Ed è proprio quello che succederà col sedicente “canone obbligatorio”. Altro che  “pagare meno”: la promessa di una “pillola” meno salata  a giustificazione dell’ingiustificabile obbligo ad “acquistare” qualcosa che non si vuole è l’ennesima panzana. Lo slogan “pagare tutti per pagare meno” (che ricorda quello, altrettanto fallimentare del “lavorare meno per lavorare tutti”) è uno specchietto per le allodole. Il passato insegna che il canone radiotv, ben lungi dal diminuire nel corso degli anni – malgrado la popolazione svizzera, quindi gli utenti, sia aumentata e di conseguenza il gettito globale del canone – è diventato sempre più caro. In un quarto di secolo, l’aumento è stato di ben il 65%. Scusate se è poco.

Fuori controllo

E’ evidente che la SSR, con le entrate garantite da un’imposta che, assieme agli amici dell’Ufficio federale della comunicazione (e quindi del Consiglio federale) può alzarsi lei stessa senza ostacoli di sorta, sarà automaticamente svincolata da qualsiasi obbligo di gestione parsimoniosa delle risorse. Sicché: avanti con i progetti faraonici, con gli acquisti sballati, con le politiche megalomani. Tanto per pagare il conto si attinge in tutta libertà – “sans se gêner”, come dicono i francesi – dalle tasche del contribuente.

Un simile scenario non è auspicabile e nemmeno accettabile. Quindi, il prossimo 14 giugno, votiamo no alla creazione di una nuova imposta per finanziare la SSR. Ah, si abbia almeno il buon gusto di evitare di arrampicarsi sui vetri con la storiella dei computer, dei telefonini e dei tablet che possono accedere ad internet e quindi (?) ai programmi radiotelevisivi. Questi apparecchi non vengono acquistati per vedere (male) la TV. La loro finalità è ben diversa.

Lorenzo Quadri

Consigliere nazionale

Lega dei Ticinesi

Non esiste che si risponda ai pesci in faccia di Bruxelles con l’ennesima dimostrazione di ubbidienza: Bandiera UE? No, grazie!

Forse non sarà il problema più importante del Ticino, tuttavia anche i simboli contano. E la bandiera blu con le stelle è sicuramente un simbolo “di peso”. E’ vero che formalmente si tratta della bandiera del Consiglio d’Europa, di cui la Svizzera fa parte dal 1963 (i membri sono 47, contro i 28 dell’UE). Altrettanto vero è che, nell’opinione pubblica, la bandiera in questione è il simbolo dell’UE tout-court. I “distinguo” a questo proposito non portano lontano.

Attacco UE

La bandiera è stata esposta il 5 maggio in occasione dell’anniversario del Consiglio d’Europa (fondato il 5 maggio 1949). Ma proprio in quei giorni la Svizzera ha incassato l’ennesimo pesce in faccia dagli eurofalliti sul 9 febbraio. Questi, assieme alle loro quinte colonne in Svizzera – in particolare la $inistra ro$$o-verde che nel suo programma prevede l’adesione della Svizzera all’UE – pensano di poter comandare bacchetta gli svizzerotti e di annullare il “maledetto voto” del 9 febbraio.

 Del resto Consiglio federale più debole della storia e gli ambasciatori europeisti mandati a Bruxelles hanno lasciato credere agli eurocrati che siamo disposti a farci trattare come una colonia, e quindi a sottometterci alle decisioni di funzionarietti stranieri non eletti da nessuno.

Come se “niente fudesse”?

Sicché da Bruxelles si dice agli svizzerotti che la loro volontà non conta un tubo e la loro sovranità non esiste, perché sulla devastante libera circolazione delle persone “non si tratta”.

Un simile schiaffo meritava (esigeva) una risposta adeguata. Ad esempio bloccare il versamento dei contributi di coesione all’UE. Opzione che però, ma tu guarda i casi della vita, la maggioranza dei deputati al Consiglio nazionale ha respinto il 7 maggio.

Invece cosa accade? Accade che viene esposta la bandiera blu stellata fuori dai municipi. Anche in Ticino. Su indicazione della maggioranza del Consiglio di Stato. Come se “niente fudesse”. Come se con l’UE si andasse d’amore e d’accordo.

Irritare i ticinesi?

Ancora una volta i partiti storici preferiscono irritare quel 70% di ticinesi che dell’UE e della devastante libera circolazione senza limiti ne ha piene le tasche, piuttosto che disattendere l’insensata direttiva che prevede l’atto d’omaggio a Bruxelles. Come se non bastasse, tanti municipi il 5 maggio hanno esposto solo la bandiera UE, nemmeno accompagnata da altre. Uno spettacolo indecoroso.

Siamo a posto…

Come detto, l’esposizione delle bandiere non sarà il problema più importante del Cantone, ma anche questi gesti pubblici hanno la loro importanza. E, soprattutto, hanno le loro conseguenze. Dove pensiamo che ci portino le attestazioni di servilismo? Servono solo a rinforzare la convinzione che, qualsiasi cosa accada, gli svizzerotti continuano imperterriti ad ubbidire. Se a questo ci aggiungiamo che l’ambasciatore a Bruxelles Balzaretti (filoeuropeista) va a dire davanti al parlamento europeo che, sulla devastante libera circolazione delle persone, la Svizzera è pronta ad accettare la competenza della Corte europea di giustizia aggiungendo: “non so quali altri stati terzi sarebbero disposti questo”, siamo davvero a posto!

Avviso opportuno

Bene dunque ha fatto il neodeputato Boris Bignasca, presidente MGL, a presentare la mozione che chiede che la bandiera UE non sia più esposta sugli edifici pubblici, per rispetto della volontà dei cittadini ticinesi che si sono sempre espressi contro la Disunione europea. Eventuali amministratori comunali che quest’anno sono stati disattenti sono avvisati per i prossimi.

E sono avvisati anche i politici – magari con doppio passaporto, cosa che non dovrebbe nemmeno essere permessa – che  hanno voluto espressamente (con scienza e coscienza, come si diceva una volta) l’esposizione della bandiera blu con le stelle.

Lorenzo Quadri

Imposta sulle successioni: il 14 giugno votiamo NO. L’ennesimo autogoal della $inistra

Il 14 giugno i cittadini svizzeri saranno chiamati ad esprimersi sulla nuova imposta di successione a livello federale proposta dagli Evangelici. Naturalmente sul carro sono immediatamente saltati i kompagni della $inistra. A costoro non è parso vero di trovarsi la “pappa fatta” per poter introdurre una nuova tassa, l’ennesima, a carico di ha qualcosa e per di più – massima libidine! – con tassi confiscatori e addirittura retroattivi. Triplete!

La retroattività è peraltro illegale. Ma si sa che questo concetto, in zona P$$ e dintorni, è interpretabile a piacimento.

Evidentemente i kompagni, gratta gratta, sono ancora fedeli al buon vecchio principio bolscevico che la proprietà è un furto.

E la famiglia?

Recita il vecchio detto: il diavolo fa le pentole ma non i coperchi; e vale anche se si è evangelici. La nuova tassa, nella “cossa” di mettere le mani in tasca alla gente, non distingue nemmeno tra discendenti diretti (che magari hanno pure avuto un ruolo nella formazione dell’eredità) e quelli lontani, senza alcun rapporto con il defunto, cui cade addosso la “manna dal cielo”. Ohibò, gli Evangelici che se ne impipano della famiglia?

Far scappare i ricchi

La tassa sulle successioni avrà inoltre l’effetto collaterale di far scappare i ricchi contribuenti, quelli che pagano molte tasse. La $inistra ci aveva già provato con l’abolizione dei forfait fiscali per gli stranieri ricchi: è stata mazzuolata dalle urne. Ma, poiché da quelle parti ai voti popolari “sgraditi” non ci si rassegna mai, ecco che si torna alla carica con le tasse confiscatorie e retroattive sulle successioni. L’effetto sarebbe lo stesso: mettere in fuga quei pochi che pagano molte tasse. Soprattutto nel nostro Cantone. Già, perché in Ticino dal 5% dei contribuenti – trattasi di persone alquanto abbienti – dipende il 30% delle imposte.

Questi redditi alti sono in genere molto mobili. Spesso dispongono di più di una residenza. Non ci mettono molto, dunque, a partire facendo cippelimerli al fisco, qualora questo tirasse troppo la corda. Non potrebbe scappare, invece, chi gravita nel ceto medio: i due milioni di valore soglia per il salasso sull’eredità sarebbero calcolati sul valore di mercato; sicché basta avere una casetta e il rustico del nonno e ci si è già dentro in pieno. Non potrebbero scappare neppure le piccole e medie imprese. Che rischierebbero di dover chiudere i battenti per mancanza della liquidità necessaria a far fronte alla nuova tassa.

Ticino particolarmente colpito

E’ anche opportuno ricordare, come sottolineava il prof Marco Bernasconi sul Corrierone di qualche settimana fa, che il Ticino per le presone abbienti è, fiscalmente parlando, assai poco attrattivo. Nulla è stato fatto nel corso degli anni per migliorare la competitività fiscale del nostro Cantone la quale, diffatti, è andata a ramengo. Se a questa premessa sfavorevole aggiungiamo anche un’imposta confiscatoria e retroattiva sulle successioni, il fuggi-fuggi è annunciato. Con conseguente perdita fiscale per il nostro erario.

Federalismo

Oltretutto, l’iniziativa incide pesantemente sul federalismo. Decidere se e come tassare le successioni è una delle poche facoltà rimaste ai Cantoni. Molti di essi hanno deciso di abolire le imposte di successione, per lo meno tra genitori e figli. Tra questi il Ticino, che ha intrapreso questo passo grazie alla Lega. Con tanto di votazione popolare. E adesso la $inistra vorrebbe di fatto annullare quella votazione tramite l’imposta giacobina reintrodotta a livello federale. Il modo di procedere è sempre lo stesso: come il “maledetto voto” del 9 febbraio, anche la “maledetta defiscalizzazione” degli eredi diretti deve venire cancellata.

Il pretesto populista

Va da sé che la destinazione di parte del ricavato dell’imposta di successione all’AVS è uno specchietto per le allodole. Un pretesto populista per spingere la gente al tanto denigrato “voto di pancia”. Perfino la ministra del 5% Widmer Schlumpf ha sottolineato che non è accanendosi sulle eredità che si risana il primo pilastro.

Del resto, se la $inistra avesse a cuore le sorti del primo pilastro, dovrebbe anche sostenere le proposte di tagli ai contributi all’estero in funzione dell’AVS. Invece, quando si tocca questo tasto, strilla allo scandalo. Ohibò, e come mai? Anche l’importanza del primo pilastro – come la morale, la legalità, la libertà d’espressione – è a senso unico?

Lorenzo Quadri

Aperture dei negozi: se il turismo deve svilupparsi… La mancata deroga per Autonassa

La scorsa domenica, quella di Autonassa, il DFE non ha autorizzato l’apertura straordinaria dei negozi chiesta dalla società commercianti di Lugano. E’ stata una delle ultime brillanti decisioni della ministra del margine di manovra nullo Laura Sadis (esponente del PLR, il sedicente partito dell’economia).

Il commerciante luganese Bruno Balmelli ha però deciso di aprire comunque. Il gesto di “disubbidienza civile” potrebbe costargli 5000 Fr di multa.

Decisione deludente

E’ senz’altro deludente che il Cantone non abbia rilasciato l’autorizzazione per aperture straordinarie in occasione di Autonassa, che avrebbe permesso ai commerci del centro città di recuperare cifra d’affari.

E’ infatti evidente che i negozi del centro di Lugano soffrono per vari motivi, che vanno dalla viabilità al franco forte passando per il minor potere d’acquisto della clientela. Non sarebbe certo stato fuori luogo se il Cantone avesse concesso l’apertura straordinaria richiesta dai promotori di Autonassa, come misura certo circoscritta, ma concreta, per sostenere l’economia locale.  Tanto più che il Foxtown ottiene, buon per lui, la possibilità di rimanere aperto ogni domenica per motivi di turismo dello shopping.

Non si vede quindi perché anche destinazioni turistiche, come è il caso di Lugano, non dovrebbero poter beneficiare di analoghi aggiornamenti normativi.

Un tabù?

Ma da decenni ormai qualsiasi adeguamento della legge sugli orari d’apertura dei negozi in questo ridente Cantone è tabù. Dopo lunghissimo tira e molla, il Gran Consiglio ha prodotto una revisione di legge che prevede l’estensione degli orari di apertura di  mezz’ora fino alle 19, e al sabato fino alle 18.30. La montagna ha partorito il topolino. E contro questo topolino è stato pure lanciato il referendum, riuscito una decina di giorni fa.

Non parliamo poi dei negozi aperti di domenica. Eppure introdurre un certo numero di aperture domenicali durante la stagione turistica costituirebbe un provvedimento semplice per contrastare i danni provocati dal franco forte ai commerci. I turisti avrebbero l’opportunità di spendere. E magari qualche ticinese in meno andrebbe a fare la spesa oltreconfine.

Intendiamoci: è ben probabile che la maggioranza dei frontalieri della spesa non sia mossa da questioni di orari bensì di costi. C’è però anche qualcuno che sceglie la Penisola perché i negozi sono aperti quando da noi sono chiusi. E almeno questo bisognerebbe cercare di evitarlo. Naturalmente al “compro in Ticino” del consumatore deve fare da “pendant” l’ “assumo in Ticino” del commerciante, sennò il patto non regge.

Gli altri settori

Il lavoro serale e domenicale è realtà in innumerevoli settori professionali. Ospedali, case anziani, trasporti pubblici, polizia, servizi urbani, ristorazione, albergheria, mass media, eccetera: la lista è molto lunga. Ma sulle aperture dei negozi rimane il veto, alimentato dal mantra dello sfruttamento. Eppure a molti, e soprattutto a molte, farebbe assai comodo arrotondare il budget familiare o personale lavorando qualche ora di domenica. Ma questo si finge di non vederlo.

La votazione sulla nuova legge sui negozi sarà la cartina di tornasole. Si vedrà se il Ticino è destinato a rimanere congelato negli anni Cinquanta o se sono pensabili aggiornamenti.

Sfasciano risorse

A seguito dello sfascio della piazza finanziaria, provocato da deleterie politiche federali,  per il Ticino – ed in particolare per Lugano – la risorsa turismo cresce d’importanza. Affinché si sviluppi, sono però necessarie adeguate condizioni quadro. Tra queste, anche delle leggi in materia di apertura dei negozi che siano in linea con i tempi e con le aspettative dei turisti. Ad opporsi a muso duro ad orari d’apertura più ampi è la stessa parte politica, la $inistra, che ha promosso e sostenuto la svendita della piazza finanziaria. Eccoli qua i kompagni, sempre fedeli a loro stessi: distruggono le risorse economiche esistenti e sabotano lo sviluppo di quelle chiamate a (parzialmente) subentrare. Ma del resto, quando si hanno i piedi al caldo e il posto di lavoro garantito a vita nel settore pubblico, parapubblico o sindacale, e senza stancarsi troppo, certe questioni diventano marginali…

Lorenzo Quadri

“La Svizzera accolga il 10% dei migranti del Mediterraneo”. I kompagni di UNIA danno i numeri!

Il sindacato UNIA, che detta la linea del P$$, ha fatto il suo verso sugli asilanti, tramite la sua Commissione per la migrazione (uella).

Il catalogo delle pretese dei kompagni di UNIA è, come c’era da attendersi, allucinante (facciamo copia-incolla dalle notizie di agenzia): reintrodurre le domande d’asilo nelle ambasciate svizzere; aumentare rapidamente i contingenti per i gruppi di rifugiati vulnerabili; sostenere finanziariamente e in modo generoso l’accoglienza di rifugiati siriani nei Paesi confinanti e dichiararsi pronti ad accogliere immediatamente in Svizzera il 10% dei migranti salvati”. Apperò!

Ricordiamo che il $indakato UNIA finanziò una megalomane campagna (anche in Ticino) contro l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”, venendo asfaltato dalle urne. La finanziò, ovviamente, anche con i soldi degli affiliati ticinesi. Quelli che, per colpa della devastante libera circolazione delle persone senza limiti, si sorbiscono il dumping salariale e vengono soppiantati da frontalieri. Ecco come i loro rappresentanti li difendono!

Contro il voto popolare

Ieri i kompagni di UNIA – che comandano in casa $ocialista – se ne sono usciti con il festival delle sciocchezze sull’asilo.

La possibilità di presentare domande d’asilo in ambasciata, possibilità che peraltro solo gli svizzerotti concedevano, è stata cancellata, ed era d’accordo perfino Simonetta Sommaruga, nell’ultima revisione della Legge sull’asilo. La $inistra lanciò il referendum ma PERSE in votazione popolare nel giugno 2013.

Come da copione: i kompagni vorrebbero ancora una volta annullare un voto popolare a loro sgradito. Proprio la stessa cosa che vorrebbero fare con il 9 febbraio. Ma allora è un’abitudine!

Attingere dalle proprie casse

Quanto ai “generosi sostegni finanziari ai paesi confinanti con la Siria”, è evidente che UNIA è libera di attingere, all’uopo, dalle proprie casse. Non certo dalle tasche del contribuente. Pare infatti che UNIA disponga di un patrimonio di 300 milioni di Fr. Lo ha scritto mesi fa la Weltwoche. Dai diretti interessati non sono mai giunte smentite né rettifiche. Ohibò, ma allora quando si tratta di tutelare le proprie farcite saccocce, anche a $inistra si apprezza la deprecabile discrezione bancaria!

10% di cosa?

Non poteva mancare l’esortazione, assolutamente irresponsabile, ad accogliere il 10% dei migranti tratti in salvo.

Capito i kompagni con i piedi al caldo grazie alle quote pagate dagli affiliati (quanti frontalieri?)? La piccola Svizzera dovrebbe farsi carico del 10% dei migranti del Mediterraneo! Avanti, tutti dentro! Gli svizzerotti fessi vi mantengono dal primo all’ultimo! Vi danno soldi e casa!

Da notare che una simile proposta non starebbe né in cielo né in terra nemmeno se – come sognano i kompagni di UNIA – fossimo membri della fallimentare unione europea. Quest’ultima ha infatti 500 milioni di abitanti. La Svizzera ne ha otto milioni. Sicché dovremmo semmai accogliere poco più dell’1%. Ma i kompagni ne vogliono 10 volte di più.

Fanfaronate irresponsabili

Al di là di questo, la Svizzera in materia di accoglienza di asilanti fa già più di tutti gli altri. Le sciagurate esternazioni di UNIA, che fanno il paio con le fanfaronate dell’ex strapagata funzionarietta federale Huber Hotz (vedi articolo a pag. 3) servono solo ad incoraggiare l’immigrazione di massa dall’Africa all’Europa: fanno quindi gli interessi degli scafisti. Ovvero di criminali senza scrupoli, direttamente connessi con i terroristi islamici. Queste esternazioni invogliano i migranti a rischiare la vita sulle carrette del mare. Kompagni di UNIA, è ora di darci un taglio alle ipocrisie buoniste da tre e una cicca in nome delle frontiere spalancate. Voi, e quelli che lanciano inviti scriteriati analoghi (in prima linea i vostri amichetti nella vicina Penisola) portate pesanti responsabilità per le morti in mare.

Lorenzo Quadri

Risanamento del tunnel autostradale del Gottardo ed incidenti ferroviari: Un filo troppo fragile

Nei giorni scorsi un incidente ferroviario ad Erstfeld ha bloccato i collegamenti nord-sud e viceversa. Non è del resto la prima volta che i collegamenti via treno tra il Ticino e il resto della Svizzera rimangono interrotti per motivi di vario tipo: una volta un deragliamento, un’altra uno scoscendimento, eccetera.

L’incidente, oltretutto, è successo alla vigilia di un importante ponte turistico. Simili eventi possono avere ripercussioni assai pesanti sul settore.

Tagliati fuori?

L’accaduto dimostra, anzi conferma – come ha peraltro rilevato Hotelleriesuisse Ticino in una nota – che la ferrovia non fornisce garanzie. Non esiste che il nostro Cantone dipenda solo dai binari per il collegamento con il resto della  Svizzera. Eppure è proprio quello che vorrebbero, per motivi ideologici, gli oppositori al traforo di risanamento autostradale del San Gottardo. E lo vorrebbero per ben tre anni. Secondo le loro illuminate visioni, il Ticino per ben tre anni dovrebbe dunque avere la ferrovia come unica alternativa all’isolamento. Immaginiamoci allora cosa succederebbe se un incidente o una frana o altro la bloccasse per una settimana. L’autostrada viaggiante (ossia i treni navetta che trasporterebbero le auto attraverso il Gottardo) non potrebbe certo venire supplita dai bus sostitutivi. Adesso, se la ferrovia va in panne, c’è il tunnel autostradale. Per tre anni non ci sarebbe più.

Vogliamo peraltro vedere se quelli che oggi minimizzano l’enorme rischio di dipendere da un solo collegamento farebbero la stessa cosa se si dovesse rimanere per tre anni solo con l’autostrada…

Prima contraddizione

Fa poi naturalmente specie che, ad opporsi al traforo di risanamento senza aumento di capacità (una sola corsia per senso di marcia) siano poi gli stessi che hanno imposto il demenziale programma “Via Sicura”, utilizzando il pretesto  populista della “sicurezza”.

Questo programma prevede che un eccesso di velocità senza conseguenze venga punito più duramente di una rapina. Mentre gli automobilisti vengono taglieggiati e criminalizzati, i delinquenti stranieri, grazie alla politica delle frontiere splancate voluta sempre dai supporters di Via Sicura, entrano ed escono liberamente dal nostro paese; impuniti, che ben s’intenda.

Seconda contraddizione

Adesso però arriva la plateale contraddizione: le stesse cerchie che per motivi di sicurezza hanno imposto le deliranti norme di Via Sicura adesso vogliono mantenere, sotto il Gottardo, un tunnel bidirezionale di 17 Km, ad altissimo rischio di scontro frontale. Complimenti!

Ma il sistema dei due pesi e delle due misure si vede benissimo anche per quel che attiene alle argomentazioni ambientali. Infatti, la realizzazione delle stazioni di trasbordo strada-ferrovia per i veicoli implicherebbe la devastazione di centinaia di migliaia di metriquadri di territorio, con la realizzazione di veri ecomostri dal costo di svariate centinaia di milioni di Fr che poi dovrebbero (in teoria) venire smantellati a lavori ultimati: soldi pubblici buttati, senza la creazione di alcun valore aggiunto.

Costi

Quanto ai costi: il traforo di risanamento costa circa 800-900 milioni di Fr in più rispetto alla variante “con navette”. Ma costituisce un investimento per il futuro. Certo, sono tanti soldi. E dunque? Punto primo: cominciamo, come la Germania, a far pagare un pedaggio autostradale agli stranieri, così recuperiamo qualche soldino.

Ma soprattutto: la Svizzera, che sperpera miliardi di coesione regalandoli agli eurofalliti i quali, per tutto ringraziamento, ci trattano da Stato canaglia, e che sperpera altri miliardi per l’asilo e gli aiuti all’estero con l’unico risultato di portarci in casa sempre più clandestini, avrebbe il coraggio di dire che non ci sono 900 milioni per non tagliare fuori per tre anni il Ticino dal resto del paese? Ci sono i miliardi per la coesione degli eurofalliti ma non ci sono 900 milioni per la coesione nazionale? Chi si pensa di prendere per il “lato B”?

Lorenzo Quadri

I deliranti inviti della strapagata ex funzionaria

L’UE “apre” a 20mila clandestini, Huber Hotz ne vorrebbe 80mila in più in Svizzera

E naturalmente la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga si presta subito a fare da manutengola

Ma guarda un po’, l’Unione europea ha proposto di accogliere – in tutta l’UE, quindi in 28 paesi – 20mila clandestini “extra”. Quindi una media di 714 migranti a Stato. Per dare un termine di paragone: gli svizzerotti (populisti e razzisti) ogni anno ne accolgono 25mila da soli.

Ovviamente gli arrivi verrebbero ripartiti proporzionalmente sui vari Stati membri.  Tra questi, sono in tanti a non volerne sapere. In prima linea la Gran Bretagna. La ministra degli Esteri Theresa May ha dichiarato che l’iniziativa europea “non farà che accentuare la forza d’attrazione esercitata nei confronti dell’altra sponda del Mediterraneo”.

La vispa Theresa ha ragione: del resto  l’alto (?) rappresentante per gli Affari esteri dell’UE, la velina di Renzi (quello non eletto che si fa i selfie) Federica Mogherini, ha detto che “nessun migrante raccolto in mare verrà rimandato indietro contro la sua volontà”. Apperò!

Il ventre molle

Da tanto tempo ormai la vicina Penisola, grazie alle sue politiche di $inistra, non rimanda indietro i clandestini trovati in mare, ma – con missioni come il bidone Mare Nostrum, sostituito dal non molto diverso Triton – li porta sulle coste italiane. Ed infatti il Washington Post (non il Mattino della domenica) ha scritto che “l’Italia è diventata il ventre molle dell’immigrazione in Europa”. Questo è l’andazzo che la velina di Renzi, Mogherini, vuole dunque esportare a livello europeo, come risulta dalle dichiarazioni citate sopra.

Da notare che, dopo essersi letteralmente portata in casa i clandestini, l’Italia non li registra. In violazione degli accordi di Dublino – se ne è accorta perfino la kompagna Sommaruga –  li instrada verso nord.

Effetto esplosivo

E’ chiaro che frasi come “nessun migrante raccolto in mare verrà rimandato indietro contro la sua volontà” hanno un effetto esplosivo nei paesi di provenienza dei clandestini: una vera e propria esortazione all’emigrazione in massa. E, quindi, a rischiare la vita sulle carrette del mare. Intanto gli scafisti, legati ai terroristi islamici, fanno affari d’oro.

Rispettare la legge

L’asilo deve servire ai perseguitati  politici, non ai migranti economici. Lo scopo dell’asilo è la protezione e non l’emigrazione. Quest’ultima peraltro dissangua, impoverendo ancora di più, i paesi di provenienza, in un circolo vizioso. La distorsione – in senso buonista-coglionista – del diritto d’asilo è deleteria. Lo è per i paesi di destinazione come lo è per quelli di provenienza. Si torni dunque ad applicare la legge.

Huber Hotz la fa fuori dal vaso

Tuttavia, se il piano UE incentiva l’arrivo di finti rifugiati, c’è chi lancia proclami ancora più insensati. Come il recente appello della presidente della Croce Rossa Annemarie Huber Hotz, ex strapagata funzionaria federale, secondo cui la Svizzera dovrebbe accogliere ulteriori 80mila asilanti.

Ohibò! Il nostro Paese è già quello che, in proporzione, di sedicenti profughi ne accoglie più di tutti. L’UE, come si è visto, apre le porte a 20mila. Su 500 milioni di abitanti. E la Svizzera dovrebbe farsi carico, da sola, di altri 80mila? Ovviamente senza chiedersi quanti dei sedicenti profughi siano in realtà degli estremisti islamici?

Responsabili delle morti in mare

Come da copione, la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga si presta allegramente a fare da manutengola alla Huber Hotz nei suoi deliranti proclami. Che però trasmettono, sulle coste africane del Mediterraneo, un messaggio chiarissimo: venite da noi in massa, che c’è spazio e soldi per tutti!

Complimenti: un formidabile sostegno agli affari dei delinquenti che gestiscono i barconi. Chi lancia simili inviti scriteriati si assuma poi la responsabilità per le morti in mare.

Lorenzo Quadri