Errare è umano, perseverare diabolico: la kompagna Sommaruga persevera su Schengen. “Vogliamo le frontiere spalancate!”

Si dice che errare è umano e perseverare è diabolico. Ebbene, la kompagna Simonetta Sommaruga persevera: le frontiere svizzere devono restare spalancate. Niente sospensione degli accordi di Schengen. Così parlò lunedì in Consiglio nazionale la ministra di Giustizia, rispondendo ad una domanda del sottoscritto, che chiedeva se la Svizzera fosse destinata a rimanere l’unico paese ad applicare i fallimentari accordi, ormai avulsi da qualsiasi realtà. Questo perché il presupposto su cui essi si basano, ossia che le frontiere esterne dello Spazio Schengen siano sicure, si è da tempo dimostrato un grottesco bidone.

Quando i buoi sono fuori dalla stalla…
Letteralmente, la politica della kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, e dei degni compari del Consiglio federale, consiste dunque nel chiudere le porte quando i buoi sono già fuori dalla stalla. Nel caso concreto, ciò significa chiudere le frontiere quando gli immigrati economici sono già entrati. Entrati ed avviati nella procedura d’asilo, svuotandola così di significato. E il conto lo paga il contribuente svizzerotto.
Le moltitudini di finti rifugiati si creano e si muovono in tempi molto brevi. Sicuramente inferiori a quelli di reazione bernesi. Se le frontiere dei paesi vicini sono chiuse, dove pensate che andranno i finti rifugiati? Ovviamente, dove trovano le porte aperte. Cioè nella Svizzera “razzista e xenofoba”. Non serve certo essere grandi statisti per capirlo.

Umanità vs imbecillità
La tradizione umanitaria elvetica è anteriore alle varie convenzioni internazionali. Ma tra umanità ed imbecillità ci deve pur essere una differenza. Il diritto d’asilo deve servire ai profughi; non ai rifugiati economici. Invece, per la serie ma tu guarda i casi della vita, il 40% delle domande d’asilo depositate in Svizzera da inizio anno proviene da eritrei (tutti giovani uomini soli) mentre solo il 7% da siriani. Questo significa che il diritto d’asilo si è ormai trasformato in una farsa – costosissima e pericolosa. Si è trasformato nel grimaldello moralista per spalancare le porte ad un’immigrazione di massa illegale, a spese del contribuente. Ma questa realtà non è caduta del cielo. Ci sono dei responsabili.

Fomentare lo spopolamento?
La stragrande maggioranza dei richiedenti l’asilo sono dunque migranti economici, attirati da politiche scriteriate (venite da noi che manteniamo tutti). Per queste persone, le porte devono restare chiuse. Aprirle è irresponsabile e deleterio. Lo è per la Svizzera; ma lo è anche per i paesi di provenienza di questi clandestini. Paesi di cui si sta fomentando lo spopolamento; paesi di cui si sta, quindi, distruggendo il futuro. Invece di aiutare in loco, dove si può fare molto con poco, si preferisce tollerare un’immigrazione di massa illegale ed insostenibile. Un’immigrazione di massa che mette in pericolo la convivenza civile. Anche in Svizzera. La popolazione residente, che non è scema, ben capisce che si sta abusando sfacciatamente della sua socialità. Quindi del frutto del suo lavoro. I soldi che lo Stato spende non li guadagna mica lo Stato. Li guadagnano i contribuenti.

La polveriera
A suon di frontiere spalancate, si sta alimentando un’autentica polveriera, e perché? Ma perché “bisogna aprirsi”! E solo questo presunto imperativo, imposto con ricatti morali vergognosi e svergognati (vedi la strumentalizzazione delle foto dei bambini morti) sembra contare. Importare interi popoli negli Stati sociali dell’Europa occidentale sarebbe un dovere, e chi non ci sta è razzista e disumano? Ma siamo usciti di zucca?

Frontiere chiuse!
Toppando ancora, la kompagna Sommaruga, sempre rispondendo alla domanda sulla sospensione degli accordi di Schengen, ha pure dichiarato che questo scenario provocherebbe “problemi ai confini”. Non per non noi; per la vicina Penisola. O Simonetta, “e alura”? Quando mai l’Italia – che non applica gli accordi di Dublino e che nei nostri confronti è inadempiente su tutto, ma che tu ti ostini a voler “aiutare” – si è fatta degli scrupoli nel creare problemi a noi? Tanto, dicono Oltreramina, gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente!
Se padroncini, distaccati e frontalieri dovranno fare le code per entrare in questo sempre meno ridente Cantone, non sarà certo un dramma. Davanti a dichiarazioni imbecilli come quelle del sindaco di Lavena Ponte Tresa che vorrebbe abolire la dogana solo perché torna comodo a lui per prosciugare a più non posso il mercato del lavoro ticinese, emerge con prepotenza la necessità di far capire agli “amici” italici che non siamo (ancora) una loro colonia.
Sì alle frontiere chiuse per i falsi rifugiati, ma anche per padroncini e distaccati.
Lorenzo Quadri

Gli autori saranno “patrizi di Corticiasca”? Ancora un’anziana rapinata in casa!

Ieri a Bellinzona in via Ghiringhelli un’anziana di 91 anni è stata rapinata in casa.
L’aggressione è avvenuta in pieno giorno, verso le 16.45. E non in una zona isolata. In via Ghiringhelli, che è una strada centrale. E’ vicina a Palazzo delle Orsoline; sulla via si affaccia la redazione centrale de LaRegione (giornale di partito degli spalancatori di frontiere) e pure il posteggio dei deputati in Gran Consiglio.
Tutti loro – governanti, parlamentari e giornalisti di servizio – avranno ora ulteriore materia di riflessione.
Al momento, come si legge nel comunicato della Polizia cantonale, non si sa nulla dei due rapinatori. Attendiamo dunque di saperne di più: chissà come mai, abbiamo il “vago sospetto” che i criminali non siano patrizi di Corticiasca, e nemmeno di Montecarasso.

Entra di tutto
Grazie alla deleteria politica delle frontiere spalancate, grazie alla perdita totale di controllo sull’immigrazione, in Svizzera è entrato, e continua ad entrare, di tutto e di più. I delinquenti sono i più “mobili” di tutti. Aprendo le frontiere, ancora prima della manodopera a basso costo, arrivano i criminali. Ma naturalmente secondo i politikamente korretti erano tutte balle della Lega populista e razzista, chiusa e gretta. Come no: ed infatti sono arrivati sia i delinquenti che la manodopera a basso costo.

“Sa po’ mia”
Però i partiti $torici ancora negano l’evidenza. Dicono: controllare l’immigrazione non serve a nulla, i controlli sistematici al confine sono una belinata e – soprattutto, ed è l’argomento da cui tutto discende – “sa po’ mia”.
“Sa po’ mia” perché gli eurobalivi non vogliono. E chi ha trasformato questo paese, contro la volontà dei cittadini, in una colonia degli eurobalivi? I partiti storici, ovviamente! Anche se adesso, visto che le elezioni federali sono vicine, fingono di far credere il contrario. Improvvisamente tutti, da un giorno all’altro, antieuropeisti e paladini della sovranità svizzera! Tutti a fotocopiare (xerox) le – fino a ieri – deplorevoli posizioni della Lega “populista e razzista”! Ma è solo una commediola da tre e un cicca. Le parole d’ordine dei partiti nazionali sono ben altre. Sono: avanti con Schengen, avanti con la libera circolazione senza alcun limite, sabotaggio del 9 febbraio. Ed è questo che conta a Berna. Mica le promesse da marinaio delle sezioni ticinesi dei partiti $torici, che contano come il due di picche.

Ricatti morali
Le rapine in casa, ad opera di delinquenti stranieri che prendono di mira in genere le persone anziane – perché sono più indifese – non cadono dal cielo. Sono la logica conseguenza della perdita di controllo sull’immigrazione. E per questo ci sono dei precisi responsabili. Quelli che hanno voluto rinunciare a difendere i confini perché “bisogna aprirsi”. Quelli che per anni hanno denigrato chi la pensava diversamente da loro. E adesso che l’evidenza ha dimostrato che i “gretti populisti e razzisti” avevano ragione, gli spalancatori di frontiere ancora tentano la via del ricatto morale più becero. Non si vergognano nemmeno di strumentalizzare i bambini morti pur di costringere a tenere le frontiere spalancate a tutti. E questa gente pretende di avere il monopolio sulla morale? Ma non facciamo ridere i polli!

Legittima difesa
La delinquenza d’importazione, sempre più pericolosa e priva di scrupoli, che non esita ad aggredire in casa i cittadini più inermi, non impone solo la chiusura delle frontiere ed una gestione dell’immigrazione col contagocce. Solleva anche il tema della legittima difesa delle vittime. Che vanno messe nella condizione di difendersi. Il diritto alla legittima difesa, dunque, va potenziato. Far West? Degrado? Una volta si poteva stare tranquillamente in casa con porte e finestre aperte. Adesso, manco per sogno. Questo sì che è Far West; questo sì che è degrado. Ma ci sono dei responsabili. Non generici: precisi ed identificabili. Quelli citati sopra.
Lorenzo Quadri

Contro la nuova legge sull’asilo sarà referendum. Più diritti ai finti rifugiati che agli svizzeri!

Sotto le cupole federali la notizia era nell’aria. Venerdì è arrivata la conferma ufficiale. L’Udc lancerà il referendum contro la “ristrutturazione del sistema dell’asilo”, che il Consiglio nazionale ha approvato l’altroieri in votazione finale, con l’opposizione di Lega ed Udc. Anche la Lega ed il Mattino sosterranno il referendum.

Del resto, la consigliera nazionale leghista Roberta Pantani – membro della Commissione delle istituzioni politiche che ha esaminato la riforma – aveva presentato vari emendamenti, ovviamente in senso restrittivo. Che però sono stati affossati dal centro-$inistra.

Ricorso gratuito

La cosiddetta “ristrutturazione del sistema d’asilo” introduce infatti, tra l’altro, il diritto di ricorso gratuito per i richiedenti l’asilo la cui domanda viene respinta. Ossia per i rifugiati economici, ai quali verrà permesso di intasare il sistema giudiziario elvetico a spese del contribuente svizzerotto. Con il diritto di ricorso gratuito, i richiedenti l’asilo avranno più diritti dei cittadini elvetici. Per questi ultimi il gratuito patrocinio esiste, certo. Ma solo a determinate condizioni. Se queste non sono date, “rien à faire”.

Invece, i finti rifugiati la cui domanda è stata respinta potranno fare ricorso sempre, a spese del contribuente. Si può immaginare con quali conseguenze finanziarie ed amministrative. Nuovi stratosferici costi ed ulteriore piano occupazionale per legulei in sovrannumero, i quali ringraziano sentitamente.

Ah, però. Mentre si taglia sulle pensioni e si aumenta l’età AVS per le donne, ai finti rifugiati si concedono nuovi canali preferenziali. Chiaramente, il fatto che oggi chi ha ottenuto di restare in Svizzera come asilante riceva aiuti sociali per 30mila Fr all’anno, quindi più di un anziano svizzero che vive con la sola AVS, ancora non bastava.

Sempre più attrattivi

E’ il colmo. Non solo la Svizzera si ostina a mantenere le frontiere spalancate mentre sempre più Stati membri UE sospendono l’applicazione di Schengen e mentre l’Italia non rispetta gli accordi di Dublino. Per aumentare ancora di più il proprio appeal presso i finti rifugiati, ecco il nostro paese introduce anche il diritto di ricorso gratuito.

Sistemi totalitari

Tra le storture nella nuova legge sull’asilo, anche lo strapotere del dipartimento federale di giustizia in materia di alloggi “provvisori” (almeno tre anni!) per migranti. Sull’ubicazione dei nuovi centri provvisori, Cantone, Comuni, cittadini non hanno voce in capitolo. Decide tutto il dipartimento. E non solo decide, ma è pure autorità di ricorso! Come ha detto il capogruppo Udc alle Camere federali Adrian Amstutz nel suo intervento, il meccanismo inserito nella nuova legge sull’asilo non ha nulla di svizzero: è un sistema da Stato totalitario. Poiché non ci vuole molta fantasia per immaginare che questi alloggi “provvisori” (stile ex caserma di Losone) sono destinati a moltiplicarsi, c’è di che essere preoccupati.

P$: ira funesta

Grottesca, poi, l’ira che la $inistra spalancatrice di frontiere non ha saputo nascondere all’ufficializzazione del referendum. Facendo ampio ricorso al solito ricatto morale, i kompagni non hanno mancato di dilungarsi su quanto sono brutti e cattivi quelli che non vogliono che i finti rifugiati abbiano più diritti dei cittadini svizzeri. E che vogliono, invece, che il nostro paese assuma finalmente un atteggiamento dissuasivo nei confronti dei migranti economici.

I kompagni s’indignano per il referendum. Ma, ancora una volta, la loro morale è a due velocità. Ci pare infatti di ricordare che siano stati proprio loro a lanciare il referendum contro la precedente revisione della legge sull’asilo, che ritenevano troppo restrittiva, venendo poi asfaltati dalle urne. Ma come: i kompagni pretendono di avere l’esclusiva sui diritti popolari? Pretendono di negare agli altri il ricorso a strumenti cui loro attingono a piene mani? Siam messi bene!

Lorenzo Quadri

Il Ticino ha fatto da apripista. Divieto di Burqa: parte l’iniziativa federale

Ma c’è sempre chi tenta di buggerare la volontà popolare

 

Martedì mattina a Berna si terrà la conferenza stampa per il lancio dell’iniziativa antiburqa a livello federale. L’iniziativa, promossa dal comitato di Egerkingen (che è poi l’ideatore del divieto di minareti), si rifà a quella ticinese, approvata dal popolo nel settembre 2013 con il 65% dei voti. Approvata, ma non ancora in vigore.

Come noto, il divieto di dissimulazione del viso inserito dai cittadini nella Costituzione del nostro Cantone ha ottenuto la garanzia federale lo scorso maggio. Del resto di scuse per rifiutarla non ce n’erano. Specie dopo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’Uomo che ha approvato il divieto francese, cui si ispirava a sua volta l’iniziativa ticinese, lanciata dal Guastafeste.

 

Pur di cancellare le nostre radici…

Non tutti però, sotto le cupole federali, hanno dimostrato di rispettare la volontà popolare. I Rosso-verdi, infatti, non hanno perso l’occasione per uscirsene con dichiarazioni allucinanti contro il divieto votato dai ticinesotti (chiusi e razzisti) arrivando ad inneggiare al velo integrale come “simbolo di libertà”. Strano però: nel 2010 circolava una presa di posizione dei kompagni contro il burqa. Poi però deve essere arrivato il cambio d’orientamento. Per cancellare le radici e l’identità svizzera, per annientare qualsiasi sentimento patriottico, tutto fa brodo. Sicché si arriva a sostenere anche i veli totali e la sottomissione della donna. Tutto ciò che è multikulti è giusto per definizione: bisogna aprirsi!

 

Ma come, non era un “non problema”?

Il Ticino con il divieto di burqa ha fatto scuola. Il comitato che promuove il divieto a livello nazionale può partire da una solida base. Interessante, però: nel dibattito pre-votazione sul divieto di burqa, i contrari ripetevano ad oltranza che il burqa era un non-problema. Ohibò, se era un non problema perché adesso tutti ne parlano? Vuoi vedere che non era poi così un “non problema”?

Il lancio di un’iniziativa a livello federale è senz’altro positivo. Importante è anche che i promotori non parlino solo di sicurezza. Essa è certamente uno degli aspetti. Ma solo uno, e neppure quello fondamentale. Giusto impedire che giri gente completamente nascosta sotto un panno nero, perché potrebbe approfittarne per commettere reati e non farsi riconoscere. Ma ancora più importante è affermare che guardarsi in faccia è un presupposto fondamentale del nostro vivere insieme. Lo ha peraltro ribadito anche la Corte di Strasburgo, poco sospetta di essere un gremio di leghisti populisti e razzisti. Non si può dunque ridurre il divieto di burqa ad una semplice faccenda di polizia, da relegare in una leggina ad hoc che poi può essere spazzata via da un semplice voto parlamentare in un raptus di politikamente korretto. Nossignori: il posto è la Costituzione e la decisione spetta al popolo.

 

Nella Costituzione

Giusto quindi che il divieto di burqa si trovi nella Costituzione, e giusto che sia introdotto a livello nazionale. Il tema non riguarda solo il Ticino. E nemmeno riguarda solo la Svizzera. Concerne, invece, tutto l’Occidente. Sarebbe dunque bello se tutti i paesi europei decidessero (autonomamente) di vietare il Burqa. Alcuni di loro l’hanno già fatto. Sarebbe un segnale forte di quel risveglio che si fa sempre più necessario ed urgente. O si preferisce farsi invadere e sottomettere in nome del politikamente korretto?

 

NO alla melina

In quest’ottica non si può dunque accettare la melina che i relatori commissionali sulla legge d’applicazione del divieto ticinese di burqa sembrano voler fare. Oltretutto in presenza di un verdetto popolare inequivocabile e di un divieto che altrove, ad esempio in Francia, già esiste: quindi non bisogna neppure essere particolarmente creativi, basta copiare. Altro che farsi le pippe mentali sulla definizione di “volto” per poi passare in TV. Qui c’è il sospetto che qualcuno si stia arrampicando sugli specchi per non applicare il voto popolare sgradito (vedi 9 febbraio). Sta però alla Commissione dei diritti politici del Gran Consiglio imporre ai relatori di fare i compiti, e di farli in tempi brevi. Oppure destituire i relatori inadempienti e nominarne di nuovi. Anche uno solo nuovo. Perché il tandem serve solo a raddoppiare i costi.

Lorenzo Quadri

Approvata dopo sette anni la proposta di risoluzione cantonale sul casellario giudiziale. Quadri: “meglio tardi che mai”

La proposta di risoluzione cantonale dell’allora deputato leghista Lorenzo Quadri, poi ripresa da Michele Guerra, chiedeva che il Ticino si attivasse a Berna affinché la richiesta di presentare l’estratto del casellario giudiziale per ottenere un permesso di dimora in Svizzera potesse tornare ad essere sistematica. Si tratta in sostanza di istituzionalizzare a livello federale la prassi introdotta da Norman Gobbi nei mesi scorsi.
Lorenzo Quadri, la sua proposta di risoluzione è stata approvata dal Gran Consiglio nei giorni scorsi, dopo 7 anni…
Già, sette anni giusti. In effetti l’atto parlamentare venne introdotto il 22 settembre 2008. Che dire? Meglio tardi che mai. E’ dunque dimostrato, ancora una volta, che la Lega “populista e razzista” fa proposte in anticipo sui tempi. Sul momento vengono sminuite, o addirittura denigrate. Ma poi…
C’è chi fa notare che il casellario giudiziale fornisce una visione parziale.
Beh, per quel che riguarda l’Italia c’è anche il certificato dei carichi pendenti. E’ vero, sono informazioni parziali. Comunque, mi pare scontato che sia meglio disporre di qualche informazione piuttosto che di nessuna informazione. Quello che si è scoperto può poi dare adito ad ulteriori approfondimenti.

C’è anche chi dice (soprattutto a sinistra) che, dopotutto, quella sul casellario è una battaglia di “piccolo cabotaggio.
Il tema è la sicurezza e la sovranità del nostro paese. Il diritto di sapere, prima di rilasciargli un permesso di dimora nel nostro paese, se il richiedente è un delinquente oppure una persona onesta. Sappiamo bene che, a seguito del garantismo del sistema, una volta rilasciato un permesso B o G diventa poi molto difficile ritirarlo. Difficile e lungo, a seguito del teatrino di ricorsi e controricorsi. E’ quindi indispensabile poter prevenire. Chi si oppone vuole, semplicemente, il rilascio di permessi alla cieca, e a chiunque. Questa è immigrazione scriteriata e non la possiamo accettare.

E se l’Italia – o altri paesi – chiedessero la reciprocità nei confronti dei cittadini elvetici?
Si accomodino. Noi l’estratto del casellario giudiziale lo dobbiamo produrre in innumerevoli occasioni. Non ci sarebbe alcun problema a produrlo in caso di richiesta di un permesso di dimora in un paese UE.
Lei a livello nazionale ha già presentato una mozione sul tema, analoga alla proposta di risoluzione cantonale, che però è stata respinta.

Sarebbe troppo bello se tutte le proposte passassero al primo colpo. In realtà questo a Berna non accade quasi mai. “Gutta cavat lapidem”, lo dicevano già gli antichi romani: la goccia (a furia di cadere) scava la pietra. Anche se la prima volta non si ottiene il risultato sperato, bisogna continuare ad insistere, finché non si riesce a far breccia. Sono dunque molto soddisfatto che il parlamento cantonale abbia deciso di adottare la mia proposta di risoluzione.

Cosa pensa dell’ipotesi di chiedere sistematicamente l’estratto del casellario giudiziale anche per i padroncini, formulata dal PPD durante il dibattito parlamentare?
La condivido. Mi chiedo come si possa essere contrari. Quando presentai la proposta di risoluzione, nel 2008, i padroncini e i distaccati ancora non si ponevano come uno dei principali problemi dell’economia ticinese. Negli anni scorsi si è verificata l’esplosione dei permessi di breve durata, così come la Lega aveva previsto a seguito della libera circolazione delle persone (ma come, non dovevano essere tutte balle populiste e razziste?). Giusto, dunque, che il Ticino usi tutti i mezzi in suo possesso per frenare questo vero e proprio assalto alla diligenza, che ha effetti deleteri per gli artigiani e le piccole e medie imprese del nostro Cantone.
Sta di fatto che adesso a Berna arriveranno due risoluzioni cantonali: una sull’estratto del casellario giudiziale per chi richiede un permesso B o G, ed una per i padroncini.

Certo che se le due richieste fossero state inserite in un unico documento sarebbe stato meglio. A Berna si faticherà a far capire perché arrivano due risoluzioni e non una sola.
MDD

Ticino: giù le mani dalle tasche degli automobilisti!

Dal 2016 decurtate le deduzioni per le spese professionali di trasporto nell’ambito dell’IFD

La Lega a Berna aveva tentato di sventare l’ennesima rapina ai danni degli automobilisti, ma non ha trovato una maggioranza. In Ticino le deduzioni per l’imposta cantonale non si toccano, né adesso, né dopo l’apertura del tunnel ferroviario di base del Ceneri! Chiaro il messaggio, direttore del DFE Vitta?

Per la serie: ma chi l’avrebbe mai detto! Per gli automobilisti, già tartassati e munti con ogni pretesto, si prepara un’altra pillola: la drastica decurtazione delle deduzioni per le trasferte professionali in relazione all’imposta federale diretta. Nel 2016 entrerà in vigore il “famoso” tetto massimo di 3000 Fr. Chi prima deduceva, ad esempio, 10’000 di spese di trasporto, si vedrà dunque appioppato dal fisco un reddito ulteriore di 7000 Fr: un reddito assolutamente fittizio. Perché il contribuente mica guadagna 7000 Fr in più. Il che si può tradurre in ulteriori svariate centinaia di franchetti da pagare alla Confederella ogni anno. E scusate se sono pochi.

Peggio della vignetta a 100 Fr
Questo tetto massimo è stato introdotto con la creazione del nuovo fondo per l’infrastruttura ferroviaria, nel 2014. Berna s’immagina di ricavare 200 milioni di Fr in più. In concreto, verrà attuato, a danno dei soliti “sfigati” automobilisti, un salasso ben superiore a quello della vignetta autostradale a 100 Fr, giustamente affossata dal popolo. Con l’aggravante che per lo meno i soldi della vignetta “dopata” sarebbero andati alla strada. Invece, il taglio alle deduzioni alle spese i trasporto serve a foraggiare la ferrovia. Quindi: gli automobilisti pagano e i treni incassano.

La Lega ci ha provato
Diciamo “famoso” tetto massimo perché, su queste colonne, il tema è stato affrontato a più riprese. E diciamo pure che la Lega, e per la precisione chi scrive, nel dibattito parlamentare a Berna ha tentato di far saltare l’ennesima trovata vessatoria a danno degli automobilisti, sempre più “mucche da mungere” come giustamente dice l’omonima iniziativa popolare. Che, lo ricordiamo, verrà sottoposta al popolo nel 2016. Impallinata sotto le cupole federali, l’iniziativa chiede che gli 1.5 miliardi di Fr che ogni anno vengono prelevati agli automobilisti per finire nelle casse generali della Confederazione vengano invece destinati alla strada. Questo in base al principio di causalità, che tanto piace ai bernesi, ma naturalmente solo a geometria variabile: quando fa comodo, insomma. Un po’ come la morale.

Salasso sulla benzina
Purtroppo la proposta leghista di far saltare il tetto massimo di 3000 Fr alle deduzioni per le trasferte professionali con il veicolo privato non ha trovato una maggioranza alle Camere federali. E adesso, o meglio dal 2016, arriva il conto. A questa nuova pillola (per finanziare la ferrovia) l’ineffabile ministra dei trasporti e delle telecomunicazioni, ovvero la Doris uregiatta, vorrebbe aggiungere un grazioso aumento di 6 cts al litro sul prezzo della benzina. Questo per finanziare le strade nazionali. E già: prima si utilizzano le entrate della strada per altri scopi; poi ci si accorge che mancano i soldi per la strada. E allora che si fa? Ma si torna a battere cassa presso gli automobilisti! Elementare, Watson!

Effetto cascata
Naturalmente non poteva mancare l’effetto-cascata. Alcuni Cantoni, bramosi di mettere le mani nelle tasche della gente, hanno subito colto la palla al balzo: hanno falcidiato, alcuni pressoché azzerato, anche loro le deduzioni per le trasferte professionali consentite nelle imposte cantonali. Insomma, un classico effetto a “boule de neige”; solo che la “boule” non è di “neige”.
E da noi? Il direttore del DFE Christian Vitta ha annunciato che il Ticino per ora – notare il “per ora” – non toccherà le deduzioni. E ci mancherebbe altro: ricordiamoci, ad esempio, che il nostro Cantone ha le imposte di circolazione più care della Svizzera.

Dalle colonne del Corrierone del Ticino, il ministro delle Finanze ha però aggiunto: “un domani, quando entrerà in funzione il tunnel di base del Ceneri, e i tempi di collegamento tra Sotto- e Sopraceneri si accorceranno notevolmente, vedremo cosa fare”. Frena Ugo! Non ci siamo! In Ticino chi vive nelle zone periferiche non ha alternativa plausibile al veicolo privato. Inoltre, sempre più persone lavorano ad orari irregolari, e devono recarsi al lavoro quando di mezzi pubblici non ne circolano proprio. Il Ticino non è Zurigo. E, soprattutto, non lo diventerà neppure con l’apertura del tunnel di base del Ceneri, che non cambierà una virgola per le regioni discoste. Per cui, Achtung! Giù le mani dalle deduzioni per le spese di trasporto! Il borsello degli automobilisti, come già scritto, non è un self service per enti pubblici avidi di entrate. E anche l’alibi morale del “tanto tassiamo chi si comporta in modo vizioso”, ovvero gli automobilisti, non funziona più. Il giochetto del “criminalizzare per mungere” ha fatto il suo tempo.
Lorenzo Quadri

Si sta di nuovo tentando di buggerare la volontà popolare? Vignetta a 70 Fr? Frena, Ugo!

Ma guarda un po’, il popolo non fa a tempo a bocciare il contrassegno autostradale a 100 Fr che subito si tenta di far rientrare dalla finestra la variante a 70 Fr. Magari associandola alla vignetta elettronica (tanto per avere una scusa per aumentare il prezzo).
Apperò, quando si dice il rispetto della volontà popolare… Non ci vuole molta fantasia per immaginare che si tenterà di far passare l’eventuale aumento con il ricatto, come d’uso nel dipartimento della Doris uregiatta: non volete pagare di più? Niente finanziamento delle opere autostradali in Ticino.
Uella! Peccato che i soldi per la strada già ci sono, visto che gli automobilisti viziosi, proprio perché viziosi, pagano tasse, balzelli e sovra balzelli a go-go! Solo che questi soldi vanno a finanziare altre cose e non la strada. Comprese le casse generali della Confederazione, per 1.5 miliardi di franchetti all’anno. Alla faccia del tanto decantato principio di causalità, che naturalmente viene applicato solo quando fa comodo ai politikamente korretti!

Prese in giro
Qui c’è qualcuno che pensa che la volontà popolare sia lì per essere turlupinata. Il voto del 9 febbraio non piace all’establishment? Si deve rivotare! Il Njet alla vignetta a 100 Fr coglie i bernesi di sorpresa? Massì, la riproponiamo a 70, tanto lo sappiamo che la volontà popolare può essere stiracchiata ad oltranza, basta ungere un po’ le ruote e gli svizzerotti fessi nemmeno se ne accorgono…
E’ ora di finirla con queste prese in giro. Tanto più che la vignetta a 70 Fr non sarebbe certo l’unica iniziativa di inserimento mani nelle tasche degli automobilisti. Assieme al contrassegno autostradale pompato si sdoganeranno anche aumenti del prezzo della benzina. Insomma, qui c’è gente che crede di poter continuare a mungere gli automobilisti senza remore, e chi protesta viene ricattato: sarà colpa tua se non si faranno le opere viarie!

Pedaggi per stranieri
Sarebbe magari ora che qualcuno, anche a Berna, si mettesse in testa che le strade sono un servizio pubblico e che la realizzazione delle opere infrastrutturali è un dovere. La strada già si finanzia con i soldi pagati dagli automobilisti. Se mancano fondi, è perché questi vengono dirottati altrove (esempio, appunto, nelle casse generali della Confederazione). Per cui, la soluzione è semplice: si metta fine ai “dirottamenti”. L’ammanco dalle casse generali lo si recupererà ad altre voci, ad esempio tagliando sugli aiuti all’estero, dove si disperdono miliardi senza alcun riscontro.
Inoltre, se l’obiettivo è fare cassetta, si cominci a rivolgersi agli automobilisti esteri. La Germania vuole i pedaggi autostradali solo per gli stranieri. Perché non potremmo fare la stessa cosa?
E perché i 62’555 frontalieri che ogni giorno entrano in Ticino uno per macchina, non dovrebbero versare un apposito contributo per l’usura arrecata alla rete stradale ticinese, finanziata dai ticinesi (i quali si devono pure sorbire gli ingorghi quotidiani provocati dall’invasione delle targhe azzurre)?
Lorenzo Quadri

1500 migranti in più in Svizzera. La nuova calata di braghe

La kompagna Sommaruga si inchina ai Diktat degli eurofalliti ancora prima che li approvi la stessa UE!

Come volevasi dimostrare, in Consiglio nazionale non fa in tempo a passare l’ennesima modifica della legge sull’asilo – in base alla quale la Svizzera deve prendersi ancora più presunti asilanti e pagare pure l’avvocato d’ufficio a quelli respinti – che subito il Consiglio federale spalanca le porte a 1500 migranti in più, in arrivo da Italia e Grecia. Complimenti, kompagna Sommaruga: noi “aiutiamo l’Italia” la quale non solo non applica gli accordi di Dublino ma, nei nostri confronti, è inadempiente su tutto.

Prevedibili, ma…

La decisione del Consiglio federale, per quanto prevedibile (conosciamo un po’ i nostri polli) non è per questo meno inquietante. Inaudito: i sette calano le braghe davanti ai Diktat – ovvero alle chiavi di ripartizione dei presunti rifugiati – dell’UE ancora prima che vengano approvati! Per l’ennesima volta, svizzerotti più europeisti dei paesi comunitari. Del resto rimarremo presto i soli ad applicare i fallimentari accordi di Schengen: si può essere più allocchi di così?

Calando le braghe, come sempre, davanti agli ordini di marcia di Bruxelles, il Consiglio federale si priva di margini di manovra per decidere autonomamente la propria politica d’asilo. Ancora una volta, “grazie” alla kompagna $imonetta ed accoliti, in Svizzera decidono i funzionarietti di Bruxelles.

Dove intendono piazzare?

Davanti alla nuova performance bernese sorgono spontanee un paio di domande.

1) Ci piacerebbe proprio sapere dove i sette scienziati intendono piazzare i migranti cui vogliono spalancare le porte (attirandone, in questo modo, molti altri).

I parlamentari di P$, PPDog ed ex partitone, visto che hanno sostenuto la nuova modifica di legge sull’asilo, potranno cominciare a mettere a disposizione le rispettive ville ed attici, compresi quelli di vacanza in prestigiose località turistiche. I Cantoni, i Comuni ed i cittadini avranno voce in capitolo sugli alloggi per la nuova ondata di finti rifugiati oppure, come al solito, i loro diritti verranno calpestati perché gli svizzerotti “chiusi, razzisti e gretti” non devono avere voce in capitolo?

Chi paga i 70 milioni?

2) Il Consiglio federale ha annunciato di voler stanziare 70 milioni per aiuti in loco. Di principio quella degli aiuti in loco è l’unica politica sensata. Invece di attirare in Svizzera frotte di falsi rifugiati, e di spendere 3 miliardi all’anno per l’asilo, aiutare nelle zone di conflitto è infinitamente più utile e anche molto meno costoso. I beceri spalancatori di frontiere politikamente korretti, che hanno tanto a cuore gli interessi esteri (ma mai quelli svizzeri) credono forse che fomentare lo spopolamento di intere nazioni sia una politica utile a questi paesi? Che futuro si prepara a questi territori se non vi rimane più nessuno?

Detto che quella degli aiuti in loco è l’unica politica sensata nell’interesse degli stessi paesi di provenienza, vogliamo proprio sapere da dove il Consiglio federale pensa di prendere i 70 milioni di cui parla.

Cominciamo ad averne piene le scuffie di vedere che per i cittadini svizzeri di soldi non ce ne sono mai, mentre quando si tratta di asilanti ed immigrati sembrano materializzarsi per magia. E’ ovvio che i 70 milioni destinati per aiuti in loco vanno decurtati dai contributi di coesione agli eurofalliti. Oppure dagli aiuti allo sviluppo che non servono assolutamente ad un tubo. Di certo non devono andare a scapito dei cittadini svizzeri: è chiaro il messaggio o ci vuole un disegno? Inoltre il versamento va condizionato alla sottoscrizione, da parte degli Stati beneficiari, di accordi per la ripresa dei connazionali espulsi dalla Svizzera.

Lorenzo Quadri

Consiglio federale: prosegue la presa per i fondelli. 8500 casi isolati?

Secondo l’ennesimo rapporto tarocco, commissionato e poi approvato dall’esecutivo, le misure d’accompagnamento alla libera circolazione delle persone sarebbero efficaci. Come no!

Il Consiglio federale insiste con le prese per i fondelli. E così arriva anche l’ultima affermazione del piffero sugli accordi bilaterali: “le misure d’accompagnamento alla libera circolazione delle persone sono efficaci”. Gli abusi sono “casi isolati”.
Questo, a quanto risulta, l’illuminante contenuto dell’ultimo rapporto approvato dal Consiglio federale.

E i ticinesi in assistenza?
Certo, come no. I padroncini e distaccati che lavorano in Ticino in nero sono casi isolati. Dumping salariale e soppiantamento dei residenti con frontalieri sono casi isolati. A seguito di pochi casi isolati il Ticino ha plebiscitato l’iniziativa contro l’immigrazione di massa. Le segretarie frontaliere a 1000 Fr al mese per un lavoro a tempo pieno sono casi isolati. I distaccati che poi sono costretti a restituire parte del salario percepito in Ticino al datore di lavoro estero (è successo anche sul cantiere LAC gestito dagli spagnoli) sono casi isolati. Gli stipendi pagati in euro sono casi isolati. E come la mettiamo con gli 8500 ticinesi in assistenza? 8500 “casi isolati” ovviamente!
Del resto anche gli stranieri che delinquono erano “casi isolati” ed infatti, da un caso isolato all’altro, l’80% degli ospiti della Stampa sono stranieri.

Rapporto tarocco
E’ evidente che l’ennesimo rapporto tarocco del Consiglio federale, che prima si fa allestire gli studi farlocchi pro-saccoccia, e poi li approva (il colmo della farsa!), è solo un tassello in più nella campagna di lavaggio del cervello dei cittadini con l’obiettivo di sabotare il 9 febbraio. Purtroppo per gli scienziati bernesi, ed i partiti $torici in Ticino se ne sono già resi conto, non è continuando a ripetere che “l’è tüt a posct” che le cose cominciano ad andare bene.

Autogiustificazione
Ovvio: l’ennesimo rapporto taroccato è anche un tentativo per giustificare l’ultima legnata che i sette scienziati, a cominciare dal ministro dell’economia ossia il liblab Schneider Ammann, hanno dato al Ticino. Vale a dire il njet al potenziamento delle misure accompagnatorie, poi giustificato con pretesti del flauto traverso. Ecco le prodezze dei massimi rappresentanti dell’ex partitone: e a contare a Berna sono loro, non certo le promesse dei liblab ticinesi in campagna elettorale.

Tante misure
A proposito: ci pare di ricordare che fosse stato proprio Schneider Ammann a dire che a tutela del mercato del lavoro bisogna prendere tante misure, magari anche di basso cabotaggio se considerate singolarmente, ma che messe assieme compongono un quadro efficace .
A parte che l’unica misura efficace a tutela del mercato del lavoro di questo ridente cantone è la fine della libera circolazione delle persone senza limiti, il buon Schneider Ammann, su ordine della grande economia, si premura di fucilare tutti i provvedimenti che si potrebbero prendere.
Ma davvero questi signori pensano che bastino un paio di statistiche taroccate per fare fessi gli svizzerotti?
Lorenzo Quadri

Segreto bancario: in pochi anni sfasciato il lavoro di generazioni. Distruzione in tempo di record

Anche il Ticino dovrà fare i conti con migliaia di disoccupati in più: grazie, ministra del 5%!

In pochi anni è stato cancellato un intero sistema. Come c’era da attendersi, in Consiglio nazionale la maggioranza PLR-PPDog-PS, nonché il loro codazzo di partitini fotocopia, ha spazzato via il segreto bancario, approvando due progetti per lo scambio automatico d’informazioni, a partire dal 2018. Solo Udc e Lega si sono opposti.
La ministra del 5% non ha, ovviamente, voluto indicare quante migliaia di posti di lavoro verranno cancellati sulla piazza finanziaria a seguito della sua politica di svendita del Paese. Naturalmente, la Svizzera cala le braghe, ma in cambio non ottiene nulla. Prima, infatti, si smantella il segreto bancario senza alcuna contropartita. Poi, quando i buoi sono fuori dalla stalla, si tenterà (forse) di ottenere l’accesso ai mercati per le banche svizzere.

Chi ci guadagna
Naturalmente c’è chi se ne approfitta, ossia le piazze finanziarie che non si sognano di accordare scambi né automatici né meno automatici. Ad esempio a Dubai, dove molti si stanno spostando dalla Svizzera. Ed infatti, almeno in Romandia, già circolano abbondanti volantini pubblicitari dove si chiarisce, all’attenzione dei clienti della “rottamanda” piazza finanziaria rossocrociata, che a Dubai il segreto bancario rimane solido. Uno di questi dépliant è stato letto in aula durante il dibattito. Lungimirante come sempre la replica della ministra del 5%: “Dubai non fa parte del nostro benchmark”. Apperò. Intanto i patrimoni emigrano nei paesi arabi ed i posti di lavoro in Svizzera saltano. Ma la Consigliera federale non eletta se ne impipa: “non fa parte del nostro benchmark”.

FATCA
Widmer Puffo non poteva, evidentemente, esimersi dal citare l’adesione al FATCA come un successo. E’ il massimo. La signora svende senza ritegno la sovranità svizzera e pretende di spacciare la sciagurata iniziativa per un grande risultato. Così grande che, se alle prossime elezioni USA vinceranno i repubblicani, il FATCA verrà abolito in patria. Negli Stati Uniti si creeranno tanti paradisi fiscali. Gli svizzerotti ligi al dovere che si inchinano ai Diktat yankees, resteranno con il naso in mezzo alla faccia e migliaia di disoccupati, mentre lo “Zio Sam” se la ride a bocca larga.

Crisi finanziaria?
A giustificazione della fine del segreto bancario – quello che avrebbe dovuto essere non negoziabile – per l’ennesima volta è stata citata finanziaria del 2008, a seguito della quale gli Stati non sarebbero più disposti a tollerare la perdita di sostrato fiscale. Peccato che 1) la crisi del 2008 non sia stata affatto provocata dalla Svizzera, o dal segreto bancario svizzero, bensì dalla scellerata finanza USA. 2) Se il problema fosse davvero la perdita di risorse fiscali per gli Stati esteri, allora non si capisce perché non sarebbe potuto andare bene anche un sistema di ritenuta alla fonte. Il fatto che si voglia lo scambio automatico d’informazioni dimostra dunque, semmai ce ne fosse bisogno, non solo la volontà di cancellare il segreto bancario anche per gli svizzeri, ma quella di demolire con esso – servendosi della tattica del salame – la privacy dei cittadini, in tutti gli ambiti. Si comincia da quello finanziario e gli altri a seguire.

Amnistia
Unica nota positiva in tanta desolazione (positiva in una logica di meno peggio): l’approvazione, pur di misura, dell’emendamento di Fabio Regazzi (PPD) per l’introduzione di un’amnistia fiscale. Naturalmente contro la volontà della ministra del 5% la quale, a varie sollecitazioni in arrivo anche dalla Lega, aveva sempre risposto che non se ne parlava nemmeno perché “gli strumenti a disposizione sono sufficienti per chi si vuole regolarizzare”.
Bene, dunque, per l’approvazione dell’amnistia – che comunque dovrà ancora passare il difficile scoglio del Consiglio degli Stati. Dovesse l’amnistia diventare definitiva, bisognerà però stare attenti all’effetto boomerang. Ossia: bisognerà evitare che qualcuno utilizzi l’amnistia come pretesto per cancellare il segreto bancario anche per gli svizzeri. Come sogna di fare la ministra del 5%.
Lorenzo Quadri

Accordi di Schengen: siamo proprio degli svizzerotti fessi! Gli unici a tenere le frontiere spalancate?

“Non se ne parla di tornare ai controlli sistematici ai confini… Non è pensabile che la Svizzera sospenda gli Accordi di Schengen… per l’emergenza migranti ci vuole un approccio europeo”. Questa è la brillante, e soprattutto lungimirante presa di posizione del Consiglio federale sull’emergenza asilo. La posizione, formulata in risposta ad un’interpellanza di chi scrive che chiedeva la sospensione di Schengen, risale a fine agosto: quindi ad un paio di settimane fa. Quando il caos asilo era già in atto da un pezzo. Quando svariati paesi europei erano già corsi drasticamente ai ripari. Che poi la vicina ed ex amica Penisola non rispetti gli accordi di Dublino, e quindi non registri i migranti per non doverseli poi tenere, è noto da anni. E già questo basterebbe per chiudere le frontiere.
Sconfessione clamorosa
Ancora una volta, per il Consiglio federale, la sconfessione arriva plateale dai fatti di cronaca.
La Germania – dopo aver scriteriatamente detto “venite da noi che c’è posto” – ha ben presto chiuso le frontiere. Da notare che comunque Frau “Anghela” non ha mai avuto intenzione di tenersi i migranti cui aveva dato il benvenuto. Il disegno era quello di spalmarli sugli altri paesi UE. Anche l’Austria ha chiuso le frontiere, ed ha pure mandato i soldati al confine. Della Francia e dei Paesi dell’Est sappiamo. L’Ungheria vorrebbe costruire un secondo muro, questa volta sul confine con la Romania…
Però, secondo il Consiglio federale, non è pensabile che la Svizzera sospenda Schengen.

Gli intellettualini non vogliono?
Ah, e perché per la Svizzera non sarebbe pensabile ciò che per quasi tutti gli altri è realtà? Perché gli intellettualini rossi non vogliono? Perché gli spalancatori di frontiere, colpiti nel cuore della loro ideologia, continuano ad andare in giro a strillare che Schengen è una conquista irrinunciabile? Certo, capiamo la frustrazione dei rottamatori della Svizzera: a cosa sono serviti anni di lavaggio del cervello all’insegna del “niente dogane, bisogna aprirsi”? A cosa sono serviti anni di sistematica denigrazione (populisti-xenofobi-razzisti-chiusi-gretti) di chi rifiuta di portarsi in casa di tutto e di più? A cosa sono serviti anni di squallido ricatto morale per ottenere le frontiere spalancate se poi sono gli stessi “padri” del trattato di Schengen a mandarlo a ramengo e a chiudere le frontiere, perché a loro fa comodo così, a dimostrazione che di principi intoccabili non ce ne sono proprio?

Da soli?
Chissà se a qualcuno è venuto in mente cosa potrebbe succedere se la Svizzera rimanesse la sola con le frontiere spalancate. Si tratterebbe, è chiaro, di un manifesto invito ai migranti a venire tutti qui. Col risultato che potremmo trovarcene migliaia, in men che non si dica, fuori dalla porta di casa. A maggior ragione dopo la scriteriata iniziativa tedesca: prima “benvenuti”, poi chiusura della frontiere. Risultato: Berlino attira i migranti in Europa e poi li scarica sul groppone altrui. Sarebbero queste le coraggiose politiche della Germania? Auguri!

Nuova domanda
Lo ha detto la stessa UE che gli accordi di Dublino sono superati. Ma, se è così, è superato anche l’obbligo di tenere le frontiere spalancate. “Bisogna aprirsi” alla chiusura. Anche la Svizzera abbia finalmente il coraggio di fare i suoi interessi, una volta tanto, invece di limitarsi a sottomettersi a Diktat stranieri perché “sa po’ fa nagott”. Se i nostri antenati avessero avuto la mentalità degli attuali governanti, la Svizzera non esisterebbe più da un pezzo.
Comunque, per buona pace di tutti, alla luce dell’evoluzione degli ultimi giorni, il tema della sospensione degli accordi di Schengen chi scrive l’ha di nuovo posto al Consiglio federale sottoforma di quesito per l’ora delle domande. La risposta dovrebbe arrivare domani.
Lorenzo Quadri

Rottura istituzionale tra la Lega e la R$I. Chi è causa del suo mal…

Quindi la Lega dei Ticinesi ha deciso di darci un taglio netto, e di uscire dalla CORSI, ovvero la società cooperativa per la radiotelevisione svizzera di lingua italiana.
La rottura istituzionale tra il primo partito del Cantone e la RSI è dunque consumata. Per la Lega non aveva ormai più senso rimanere in CORSI. Restare per cosa? Per fare la foglia di fico?

Cambiare dall’interno?
Non si può certo dire che la Lega non ci abbia provato a cambiare l’azienda dall’interno. Ancora una volta, però, la storiella del “partecipare per cambiare dall’interno” si dimostra per quello che è: una ciofeca. Del resto c’è anche chi dice che la Svizzera dovrebbe entrare nell’UE per cambiarla dall’interno. Campa cavallo.
I vertici RSI-CORSI, come pure i partiti $torici, non si sono certo dimostrati furbi. Questi ultimi, bulimici di cadreghe (anche di poco conto) – bisogna fidelizzare le truppe cammellate, che diamine! – alle assemblee CORSI hanno fatto di tutto e di più per tagliare fuori l’odiata Lega. Per non riconoscerle quello che le spettava. Le spettava per il semplice fatto che una televisione pubblica, finanziata con soldi di tutti, non può semplicemente sbattere la porta in faccia a chi rappresenta il 30% dei telespettatori ticinesi. La Lega è invece sempre stata trattata come la figlia della serva. Del resto rappresenta delle posizioni che, secondo l’autoreferenziale casta RSI, vanno estirpate. Ai ticinesotti chiusi e razzisti, che votano il 9 febbraio, bisogna fare il lavaggio del cervello. Cosa ce ne frega, si dicono a Comano, se sono loro che ci mantengono versando il canone più caro d’Europa. Noi siamo superiori, e chi paga non deve mettere il becco nella nostra intangibile libertà, che consiste poi nella libertà di fare propaganda di parte a nostro piacimento.

14 giugno
Il 14 giugno avrebbe dovuto dare un segnale chiaro ai vertici aziendali. La RSI è stata sonoramente bocciata dal popolo ticinese. Qualcuno a questo punto, magari aiutato dai dati di audience sempre più desolanti, avrebbe dovuto rendersi conto che la corda stava per rompersi. Ma l’atteso “click” non è scattato. L’unica novità è stata l’improvviso manifestarsi di un’ipersensibilità stizzosa da parte della direzione, che, chiusa a riccio (ma come, non sono gli amici di $inistra a ripetere che “bisogna aprirsi”?) ha preso a ribattere piccata a qualsiasi critica, partendo però sempre dal solito assunto: abbiamo ragione noi a prescindere. Non è un passo avanti!

La falla
La RSI sa bene di essere nel mirino bernese. Gli appetiti sulla fetta consistente di canone che varca le alpi, 230 milioni ogni anno, sono noti. In più sempre più voci vorrebbero ridurre il budget globale della SSR. La situazione è dunque delicata. Ma, invece di cercare di creare consensi, a Comano si sono impegnati per alienarsene sempre di più. La Lega non ha quindi alcun motivo per rimanere nella CORSI poiché ciò equivale, ormai non ci sono più dubbi, a fare la parte dell’utile idiota. E allora se ne va. Possono a Comano dire: ecchissenefrega, anzi meglio così? Certo che no.
L’uscita degli odiati leghisti rappresenta la rottura istituzionale tra il primo partito ticinese e la radiotelevisione pubblica. E’ un fatto grave. La RSI si trova così ad affrontare i mari di una politica tempestosa con una grossa falla nello scafo. E dire che a Comano hanno avuto, nel corso degli anni, innumerevoli occasioni per evitare lo strappo. Le hanno gettate tutte al vento. E allora, chi è causa del suo mal…
Lorenzo Quadri

Ma l’immigrazione di massa non doveva essere tutta una balla populista e razzista?

Nel 2060 gli stranieri in Svizzera saranno la maggioranza

Nel 1950 erano il 6%, adesso sono quasi un quarto della popolazione
La Svizzera, populista e razzista, è il paese che di gran lunga accoglie più stranieri. Il saldo migratorio (arrivi meno partenze) è superiore alle 80mila unità annuali.
Quindi ogni anno ci sono in Svizzera oltre 80mila stranieri in più. In dieci anno fanno 800mila. Quasi un milione!
L’esplosione è avvenuta con la libera circolazione delle persone. Bella scoperta, si dirà. Certo: peccato che il Consiglio federale avesse raccontato l’ennesima balla. Prima della votazione sui bilaterali aveva dichiarato che sarebbero arrivati 10mila stranieri all’anno. Invece ne arrivano 8 volte di più. Un po’ come gli accordi di Schengen, che sarebbero dovuti costare 7milioni all’anno ma ne costano 100. A Berna quando si tratta di toppare, mica lo fanno per poco. Se già si devono raccontare fregnacce, tanto vale raccontarle in grande stile!

Crescita esponenziale
Nel 1950 la popolazione straniera in Svizzera era del 6%. Nel 1980 la percentuale era salita 14.4%. E adesso siamo vicini al 25%. Sicché quasi un quarto dei residenti in Svizzera sono stranieri. In alcuni Cantoni la percentuale è anche più alta. Ad esempio nel nostro, dove è vicina al 30%. Avanti di questo passo, nel 2060 ci saranno in Svizzera 16 milioni di abitanti e gli stranieri saranno la maggioranza!

Naturalizzazioni di massa
Questo significa che non solo, quando ad accoglienza, la Svizzera fa i compiti, ma che fa fin troppo. Un troppo che non è più sostenibile. Quindi bisogna correggere il tiro. La Svizzera è perfettamente legittimata a farlo. Senza che nessuno abbia da dire un cip. A proposito, la storiella secondo cui l’alto tasso di stranieri in Svizzera sarebbe dovuto alle difficoltà poste dalla procedura di naturalizzazione (?), tirata fuori spesso e volentieri dalla $inistra, non regge: ogni anno nel nostro Paese si naturalizzano 50mila persone. Quindi è in atto un regime di naturalizzazioni di massa. E, ciononostante, un quarto della popolazione è straniera.

Reati
Di pari passo con l’aumento esponenziale della percentuale di stranieri, è esplosa la spesa sociale (che adesso è di quasi 2.4 miliardi di Fr all’anno) ed è esploso il numero dei reati commessi nel nostro paese. Ma naturalmente sono solo coincidenze, non sia mai… Come è una coincidenza il fatto che nel 1984 il 70% dei condannati era svizzero e il 30% straniero; mentre oggi il 60% dei condannati sono cittadini stranieri e solo il 40% cittadini svizzeri.

Restrizioni doverose
E’ quindi giunto il momento di porre le doverose restrizioni. Un’immigrazione senza controllo non è più sostenibile. Al proposito casca a fagiolo il motto del padiglione svizzero ad expo2015: “ce n’è per tutti?”. La risposta è no. Non ce n’è per tutti.
E allora bisogna cominciare a mettere dei limiti. Limiti all’accesso alle prestazioni sociali ad esempio, e limiti ai ricongiungimenti familiari: il presupposto per autorizzarli deve essere il finanziamento con i propri mezzi. Se si pensa che quasi un quarto degli stranieri arriva per ricongiungimento familiare – altro che la storiella della libera circolazione delle persone con cui giunge solo manodopera qualificata che in Svizzera non si trova – ci si rende conto che la questione non è certo di lana capria.
Lorenzo Quadri

Spesa sociale sempre più su; confermata la sovrarappresentazione degli stranieri. E quando non si potrà più pagare?

La spesa sociale continua a schizzare verso l’alto. L’esempio di Lugano è emblematico. La spesa complessiva per l’assistenza (ovvero la quota a carico del Comune più quella a carico del Cantone) naviga sui 24 milioni di Fr, per una città di 70mila abitanti. L’assistenza diventa sempre meno un aiuto transitorio per trasformarsi in una rendita di lunga durata. A livello cantonale la situazione è la medesima. I casi d’assistenza sono circa 8500. Però i produttori seriali di rapporti taroccati della SECO ci dicono che va tutto bene, perché dalle statistiche della disoccupazione “non risulta che…”. Certo che “non risulta”: la grande maggioranza delle persone in assistenza infatti non figura più nelle statistiche della disoccupazione. Se poi si considera che secondo i ricercatori “di regime” chi lavora un’ora al giorno viene considerato occupato, si capisce facilmente che i conti non tornano.

46.7% di stranieri
Ma i conti non tornano neanche per quel che riguarda gli stranieri a carico dello stato sociale. La loro sovrarappresentazione tra i casi assistenziali non è una fantasia populista e razzista. Al livello federale nel 2013 il 46.7% dei beneficiari di prestazioni erano stranieri. Peccato che in quell’anno la popolazione straniera in Svizzera fosse il 23,8% della popolazione. In proporzione dunque gli stranieri in assistenza sono il doppio degli svizzeri.
Le cifre si fanno ancora più spropositate nel settore dell’asilo. Tra chi ha ottenuto lo “status” di asilante, l’83% è in assistenza con punte fino al 91% per quel che riguarda gli eritrei: e stiamo parlando di persone che potrebbero lavorare, ed anzi sarebbero tenute a farlo.
Prolifera l’industria sociale
L’immigrazione nello stato sociale dunque non è certo un’allucinazione collettiva. E’, invece, un’evidente realtà. Una realtà creatasi perché lo stato sociale svizzero è troppo attrattivo. E non solo. E’ anche soggetto a derive sconsiderate. Ci sono piccoli Comuni che si sono visti costretti ad aumentare il moltiplicatore. Non per essersi imbarcati in spese folli come il LAC di turno. A causa della presenza anche di una sola famiglia di asilanti non integrati, che costa alla collettività centinaia di migliaia di Fr all’anno in servizi di supporto, assistenti sociali, e via elencando. Ciò accade soprattutto in Svizzera interna, dove i costi sociali gravano in proporzione maggiore sui Comuni e minore sul Cantone rispetto al Ticino (da noi la suddivisione è 75% Cantone e 25% Comune). Insomma l’industria sociale prolifera. E non solo, ma si autoalimenta. Anche perché è un’importante riserva di posti di lavoro.
Un paio di cosette…
I costi sociali continuano a salire. E questo è un problema di tutti, perché l’infinanziabilità è dietro l’angolo. E allora cosa si farà? Quando non ci saranno più soldi, si taglierà indiscriminatamente su tutti, compresi i ticinesi in difficoltà, per aver “voluto” (sappiamo grazie a chi) mantenere troppi stranieri a nostre spese? Ma non se ne parla neanche!
Ci sono quindi un paio di cosette da fare urgentemente.
La prima è applicare il contingentamento dei frontalieri, ed anche ai padroncini. Perché delle opportunità di lavoro in Ticino devono beneficiare i ticinesi e non chi vive all’estero. Questo è un principio basilare da cui non si scappa. I nuovi permessi G per profili che sono evidentemente reperibili anche da noi – ad esempio impiegati d’ufficio – vanno semplicemente rifiutati (o formalmente o di fatto: basta ricalcare le tempistiche della burocrazia della vicina Penisola).
La seconda è rendere meno attrattivo il nostro stato sociale per gli immigrati. Quindi: nessuna prestazione sociale a permessi B (che ottengono di poter dimorare in Ticino perché autosufficienti economicamente). In ogni caso: niente sussidi se non si è risieduto almeno un “tot” minimo di anni in Svizzera senza chiedere niente a nessuno. Altrimenti è troppo facile. Gli stranieri beccati ad abusare dello Stato sociale vanno immediatamente espulsi. Come peraltro votato dal popolo.
In quanto autorità di prossimità, i Comuni possono senz’altro fare dei primi passi. E’ nel loro interesse, visto che pagano il 25% dei conti dell’assistenza. Primi passi possono essere: sorvegliare il territorio e preavvisare negativamente tutte le domande d’assistenza presentate da titolari di permessi B.
Lorenzo Quadri

Ma guarda un po’: La Lega aveva ragione. Arriva il numero verde contro i padroncini

La Commissione della Gestione del Gran Consiglio ha approvato all’unanimità la mozione del leghista Angelo Paparelli

Ma guarda un po’, allora la Lega aveva ragione! La Commissione della Gestione del Gran Consiglio ha approvato all’unanimità la mozione del leghista Angelo Paparelli, che chiede di creare un numero verde cui i cittadini possano segnalare i padroncini sospetti di lavorare in nero. Ossia praticamente tutti, visto che ad ogni controllo effettuato in dogana il tasso di irregolarità riscontrato è di almeno il 50%. Davanti ad una simile massiccia e sistematica violazione delle regole, appare evidente che ci troviamo di fronte ad un’emergenza, che impone delle misure eccezionali. Tra l’altro, ripristinando i controlli sistematici al confine si potrebbe frenare, oltre all’invasione dei rifugiati economici, anche quella di padroncini e distaccati, responsabili della devastazione del mercato del lavoro ticinese e della situazione drammatica in cui si trovano tanti artigiani e piccole e medie imprese, che costituiscono la spina dorsale della nostra economia.

 

Collaborazione dei cittadini

Dopo che i partiti storici hanno scriteriatamente spalancato il mercato del lavoro di questo (sempre meno) ridente cantone all’invasione da sud, si sono accorti – oops! – che non ci sono le risorse necessarie per dei controlli efficaci contro gli abusi. Ma va, ma chi l’avrebbe mai detto? Ma come, non dovevano essere tutte balle della Lega populista e razzista? Visto che lo Stato non è in grado di far rispettare le regole, si rende necessario l’aiuto dei cittadini, che fanno da antenne sul territorio. E’ però perfettamente inutile che l’autorità politica si gargarizzi con la “collaborazione con i cittadini” (che fa molto politikamente korretto) ma poi non metta a disposizione i canali necessari. Che devono essere semplici ed immediati. Non introvabili e cervellotici. Altrimenti detto: è troppo facile utilizzare la scusa del “chi vede non dice” per giustificare la situazione di illegalità e nel contempo fare di tutto e di più per ostacolare le segnalazioni che “creano lavoro extra”.

 

Deterrente

Oltretutto, la presenza del numero verde antipadroncini è anche un deterrente molto interessante. Nella situazione attuale, padroncini e distaccati che fanno i furbi sanno benissimo che difficilmente verranno beccati, perché non ci sono abbastanza controlli ed ispettori. Quindi possono permettersi di correre il rischio. Tuttavia se sanno che esiste una rete di “sorveglianza informale”, che quindi chiunque potrebbe facilmente vederli e segnalarli via numero verde, ecco che qualcuno ci penserà due volte prima di abusare sfacciatamente.

 

E lo scambio d’informazioni?

Ogni misura che serve a rendere più difficile la vita di padroncini e distaccati che hanno trovato nel nostro Cantone “ul signur indurmentàa” è positiva e prioritaria. Tutelare gli artigiani e le piccole e medie imprese ticinesi è, senza ombra di dubbio, una priorità. C’è però una misura che metterebbe i bastoni tra le ruote a tutti i furbetti. Si tratta della trasmissione automatica (ohibò, un concetto che a Berna, ed in particolare alle orecchie della ministra del 5% Widmer Schlumpf, dovrebbe suonare familiare) delle notifiche dei padroncini all’autorità fiscale italiana. Visto che costoro al fisco patrio dei guadagni effettuati in Svizzera non dichiarano un bel niente, ecco che l’agenzia delle entrate della vicina Penisola si troverebbe sul tavolo una lista di evasori presso i quali andare a battere cassa. L’Italia dovrebbe avere un estremo interesse ad entrare in possesso di queste informazioni. Però non fa alcuna pressione in questo senso, anzi. Il motivo? Può essere solo politico/elettorale. Come Oltreconfine i politicanti rinunciano a tassare i frontalieri perché chi lo fa perde le elezioni in Lombardia, allo stesso modo non vogliono neppure tassare i padroncini. Intanto le finanze pubbliche del Belpaese sono alla canna del gas: e a metterci una pezza sono chiamati i cittadini italiani che vivono e lavorano in patria.

 

“Sa po’ mia”

Cosa pensano a Berna a proposito di questo “scambio automatico d’informazioni” su padroncini e distaccati? Si inventano scuse del piffero per dire che “sa po’ mia” ma che ci stanno lavorando (?). Però quando si tratta di scambio di informazioni bancarie l’atteggiamento è ben diverso. Lì “sa po’”. Perché lo chiedono gli eurobalivi. Calare le braghe con l’UE è prioritario. Tutelare il Ticino, facendo oltretutto un favore all’Italia – ma come, kompagna Simonetta, mica dovevamo “aiutare l’Italia”? – per contro, non interessa. Però poi i 7 scienziati bernesi hanno la lamiera di varcare il Gottardo per venirci a raccontare tutta la loro “comprensione” per i problemi del Ticino…

Lorenzo Quadri

Anche il Consiglio degli Stati cala le braghe sugli stranieri cosiddetti di “terza generazione”. Naturalizzazioni sempre più facili

Con il voto determinante del presidente, anche il Consiglio degli Stati ha approvato l’iniziativa della deputata $ocialista vodese (non patrizia) Addolorata Marra, che vuole agevolare la naturalizzazione degli stranieri di terza generazione, ossia quelli nati e cresciuti in Svizzera.
C’è chi potrebbe considerare la modifica – su cui dovrà esprimersi il popolo – una questione non scandalosa e comunque secondaria. Eppure si tratta di una manifesta tattica del salame. Si raggiunge la meta a piccoli passi. Che, presi ad uno ad uno, appaiono relativamente indolori. Ma, se si guarda l’insieme…
Nel caso concreto, l’obiettivo è chiaro: rendere sempre più facili le naturalizzazioni facili. Aprire brecce tramite misure all’apparenza innocue, da poi usare come grimaldello. Per la serie: visto che si è fatto A, bisogna fare anche B e C.
Solo che in Svizzera non c’è alcun bisogno di agevolare le naturalizzazioni. In media 45mila persone acquisiscono ogni anno il passaporto rossocrociato. Sicché l’impresa non può poi essere così difficile come vorrebbero farci credere. Si può quindi parlare di naturalizzazioni di massa. E, ciononostante, il nostro è di gran lunga il paese europeo con più stranieri: 2 milioni, su 8 milioni di abitanti. Ma come, non dovevano essere chiusi, razzisti, xenofobi?
Due motivi
I kompagni vogliono naturalizzazioni sempre più facili essenzialmente per due motivi. Il primo è quello di accrescere il proprio elettorato. Che poi l’auspicio si trasformi anche in realtà, è ancora tutto da dimostrare. Ci sono infatti stranieri che hanno deciso di diventare svizzeri perché ammirano profondamente le peculiarità del nostro paese, e quindi non hanno intenzione di sostenere i kompagni, che queste specificità le vogliono rottamare per farci diventare uguali agli altri.
Il secondo è quello di taroccare le statistiche. L’unica arma politica rimasta alla $inistruccia nostrana è il ricatto morale. Ultimo esempio: la strumentalizzazione delle foto dei bimbi morti, per convincerci a spalancare le frontiere a tutti indiscriminatamente: veri perseguitati e migranti economici.
Il ricatto morale col mantra della “Svizzera chiusa e razzista” è però destinato a sgonfiarmi miseramente davanti a statistiche che indicano il tasso di stranieri nel nostro paese al 25%. Da qui la necessità di taroccare le cifre tramite naturalizzazioni facili, per far sparire dalle statistiche il maggior numero possibile di stranieri.

Doppio passaporto
Le naturalizzazioni facili permettono, si badi bene, di taroccare non solo le statistiche generali degli stranieri ma anche quelle, ancora più imbarazzanti per i kompagni delle frontiere spalancate e della multikulturalità completamente fallita, dei reati commessi da stranieri, dei detenuti stranieri nelle carceri, e delle persone straniere a carico dello stato sociale elvetico.
Non è certo un caso se sempre i $ocialisti nella città di Zurigo hanno ottenuto, tramite mozione parlamentare, che la polizia non indicasse più nei propri comunicati la nazionalità dei delinquenti. Chissà come mai? Ma il P$ non era il partito della trasparenza?
Due cose comunque sono chiare.
1) Non c’è alcun motivo per rendere ancora più facili le naturalizzazioni facili
2) Si pensi piuttosto a terminare la prassi del doppio passaporto. Chi vuole scegliere la nazionalità svizzera, lo faccia fino in fondo.
Lorenzo Quadri

Berna sempre più distante e sorda

Quest’anno il Consiglio federale ha scelto il Ticino come destinazione della propria scampagnata estiva. Un gesto di simpatia apprezzabile. Ma nella sostanza, il Governo svizzero è vicino ai problemi e ai bisogni dei cittadini? Tutt’altro, e noi Ticinesi ne sappiamo qualcosa. C’è qualcosa che non funziona nel metodo di conduzione del Paese, una disfunzione che balza agli occhi soprattutto in momenti difficili come quello che viviamo. In un Paese come la Svizzera, se un Cantone o dei Comuni sollevano un problema, il Governo non dovrebbe accontentarsi dei rapporti di routine dei suoi funzionari, che da quando mondo è mondo tendono a lasciare le cose come stanno e a giustificare lo statu quo. Se il Consiglio di Stato di un Cantone lancia un allarme su quanto succede lontano da Berna, magari alle frontiere, denunciando un’esplosione di entrate illegali da parte di migranti che si spacciano per rifugiati, di stranieri che non hanno la fedina penale pulita e rappresentano un pericolo per il nostro Paese, o di imprenditori italiani che pagano una miseria i propri operai e mettono in ginocchio l’economia locale, non si può accontentarsi dei rapporti dell’Amministrazione che tendono a nascondere i problemi invece di evidenziarli. Se la SECO ripete fino alla noia che in Ticino il mercato del lavoro funziona senza grandi problemi, mentre i partner sociali e il Consiglio di Stato denunciano abusi e gravi conseguenze, il Consiglio federale non può limitarsi ad essere la cinghia di trasmissione dei propri funzionari! Il Governo deve prendere le decisioni politiche che si impongono e ai tecnici spetta il compito di renderle applicabili. Questo dovrebbe fare un Esecutivo attento ai bisogni dei cittadini!
Purtroppo, nelle ultime settimane il Governo ha fatto di peggio. Il Canton Lucerna, diversi partiti e un comune argoviese hanno lanciato un allarme chiedendo un giro di vite sull’accoglienza di migranti che si spacciano per rifugiati mentre non lo sono e costano milioni alla confederazione, a Cantoni e Comuni. E il Consiglio federale cosa fa? Richiama all’ordine non chi abusa delle nostre leggi, ma i Cantoni e i Comuni che osano dire basta. Per la Presidente della Confederazione è una vergogna dire che i Paesi europei devono assumersi le loro responsabilità verso i richiedenti l’asilo e rispettare gli impegni invece di farli transitare in Svizzera ed esigere che chi non è un rifugiato sia rispedito in patria. Compito della responsabile della politica d’asilo non è bacchettare i Cantoni e i Comuni che sollevano problemi veri. Il compito per il quale è stata eletta dal Parlamento è di risolvere questi problemi. Allo stesso modo, il ruolo della ministra delle finanze non è di sacrificare gli interessi della piazza finanziaria (o del Ticino) per compiacere l’Italia (che fa i propri interessi). E quello della responsabile del Dipartimento dei trasporti e delle comunicazioni non è di minacciare di ritorsioni il popolo svizzero prima della votazione sulla vignetta autostradale o di redarguire chi ha votato contro la SSR. I funzionari devono rientrare nei ranghi e il Consiglio federale deve assumere coraggiosamente le proprie responsabilità rispettando la volontà popolare e quella dei Cantoni, senza se, senza ma e senza distinguo.
Battista Ghiggia
Avvocato, Candidato per il Consiglio degli Stati
Lega dei Ticinesi – UDC

In nome del politikamente korretto negano l’evidenza. Asilo: siamo alle solite!

Intanto il DSS vuole “diversificare l’offerta” di alloggi per asilanti: stiamo facendo propaganda turistica?
Questa ci mancava. Mentre a Berna ci si titillava con il dibattito sull’asilo (con la maggioranza buonista e spalancatrice di frontiere che diceva che va tutto bene, che si inventano i problemi, che “bisogna aprirsi”), da Bellinzona arrivava la bislacca iniziativa del direttore del DSS.
Paolo Beltraminelli ha invitato la Curia, pare senza informare i colleghi di governo, a mettere a disposizione degli spazi (appartamenti, locali,…) per ospitare sedicenti asilanti. Ma come: prima si racconta ai quattro venti che non c’è nessuna emergenza, che non c’è caos, che l’è tüt a posct, e poi si chiede alle parrocchie ed ai privati di mettere a disposizione appartamenti, locali ed altri spazi? “E’ per diversificare l’offerta”, cinguetta il direttore del DSS al giornale di servizio LaRegione. Come? “Diversificare l’offerta”? Stiamo forse facendo promozione turistica? L’immigrazione illegale va combattuta e non certo incoraggiata mettendo a disposizione ulteriori alternative abitative. Naturalmente aspettiamo di vedere la stessa disponibilità nei confronti dei ticinesi in difficoltà.
Finti rifugiati
E’ magari il caso di ricordare che la stragrande maggioranza dei richiedenti l’asilo è costituita da rifugiati economici. Quindi persone che non scappano dal loro paese perché c’è la guerra, ma che arrivano in Svizzera per migliorare le proprie condizioni economiche. Ma il diritto d’asilo non serve a permettere l’immigrazione di massa – a spese dei residenti – per motivi economici.
Una cifra illuminante. Nell’anno di disgrazia 2015 in Svizzera il 40% delle domande d’asilo è stata presentata da cittadini eritrei , che poi magari tornano nel loro paese d’origine a fare la vacanze, naturalmente a spese del contribuente svizzerotto. Solo il 7% delle domande proviene da siriani. Questa immigrazione illegale di massa va fermata. Anche perché ogni ammissione di falsi rifugiati alimenta pericolose illusioni. E fa il gioco degli scafisti. Chi va in giro a dire che vuole accogliere tutti porta la responsabilità delle morti in mare e nei camion.
Aiutare sul posto
Se venissero accolti i veri profughi, quelli che scappano da zone di guerra, e non i rifugiati economici che arrivano per mettersi a carico del nostro stato sociale, non ci sarebbero certo problemi. Invece, gli internazionalisti politikamente korretti vogliono spalancare le frontiere a tutti. Per conseguire questo risultato giungono perfino a strumentalizzare senza vergogna le foto dei bambini morti.
Così, però, ci vanno di mezzo i veri bisognosi. Se invece si aiutasse sul posto, si otterrebbero risultati molto più concreti. Ma si preferisce alimentare l’industria dell’asilo e dell’immigrazione su cui troppi kompagni marciano.
Il compagno arciprete non poteva mancare
Naturalmente, in relazione all’appello della Curia a mettere a disposizione spazi, non poteva mancare la presa di posizione del solito arciprete di Chiasso. Il buon Don Feliciani, invece di fare il parroco, fa il politicante di $inistra. E, quando si tratta di apparire sui media, non si tira mai indietro. L’arciprete di Chiasso tenta di contrabbandare la tesi che l’immigrazione illegale è cosa buona e giusta, un dato di fatto che bisogna accettare supinamente e magari anche accogliere con favore. Mai sentito parlare di apologia di reato? Desideroso di chiarire la sua posizione, Don Feliciani arriva a citare l’esempio delle invasioni barbariche. A citarlo in positivo! A questo punto ogni commento diventa superfluo. Ci sta, però, una banale considerazione. Il politico di $inistra Don Feliciani ha ragione quando dice che le migrazioni di popoli ci sono sempre state nella storia. Si dimentica però un piccolo particolare. Queste migrazioni non sono mai state pacifiche. Lo sa don Feliciani che fine faceva la gente che si trovava sui territori conquistati dai barbari? Oppure in nome del politikamente korretto e delle frontiere spalancate sdoganiamo anche torture, stermini e stupri? Intanto anche la Danimarca ha bloccato autostrade e ferrovie. Chissà come mai? Tutti populisti e razzisti? E perché gli asilanti che hanno già raggiunto paesi sicuri, come la Bulgaria, l’Ungheria, la Turchia, non si fermano lì, ma vogliono arrivare in massa in Europa occidentale? Forse perché quello che la maggior parte di loro vuole è farsi mantenere?
Lorenzo Quadri

Niente contributi di coesione a chi non ferma l’immigrazione illegale

Il presidente del P$$, sabotatore del 9 febbraio, la fa fuori dal vaso e se la prende con l’Ungheria
Nuova performance del kompagno Levrat che si sta impegnando a fondo affinché i $ocialisti perdano le elezioni in Ticino. Avanti così!
Il presidente del P$$ Christian Levrat ce la sta mettendo tutta affinché in Ticino i kompagni, il 18 ottobre, portino a casa una nuova memorabile batosta. Dopo aver ripetuto più volte che bisogna rifare il voto del 9 febbraio, perché la devastante libera circolazione delle persone deve essere senza limiti, la scorsa settimana Levrat è giunto nel nostro Cantone a calare spocchiose lezioni ai ticinesotti chiusi e xenofobi.
Il presidente di un partito che non rispetta la volontà popolare, e che pretende di far rifare ad oltranza le votazioni che non gli piacciono fino a raggiungimento del risultato voluto, di certo non è nella condizione di calare lezioni a nessuno.
Il buon Levrat invece, pensando che i ticinesotti siano tutti fessi, viene a raccontarci che il suo partito sarebbe l’unico a fare delle proposte concrete per il nostro Cantone!
Levrat, giò dò dida, che carnevale è ancora lontano. Il tuo partito è sempre stato, ed è tuttora, in prima linea nello spalancare le frontiere all’invasione da sud. Quindi, è direttamente responsabile del soppiantamento dei lavoratori residenti e del dumping salariale. Il tuo partito è in prima linea negli squallidi tentativi di sabotare il contingentamento e la preferenza elvetica, che sono gli unici strumenti efficaci per tutelare il mercato del lavoro ticinese.
Le misure accompagnatorie, tanto magnificate dai kompagni, vanno sì sostenute perché sono sempre meglio che niente. Ma non risolvono certo il problema. Sono, invece, un mezzuccio degli spalancatori di frontiere per lavarsi la coscienza davanti il disastro commesso. Specialmente quando vengono respinte: sicché la loro portata reale, estremamente modesta, può essere gonfiata ad oltranza. Tanto non c’è la prova del contrario.
Il posto spetta a chi?
Non ancora contento, tanto per ribadire il proprio disprezzo per la democrazia elvetica – del resto il P$$ ha inserito nei suoi obiettivi l’adesione della Svizzera all’UE – Levrat in un’intervista al Blick ha dichiarato che, se la ministra del 5%, marionetta del partito $ocialista, non dovesse ripresentarsi, il suo posto non spetterebbe all’Udc, bensì ad un partito di centro. Eccolo qui il concetto di democrazia che regna in casa socialista: l’UDC ha più voti del P$$ ma deve avere la metà dei seggi in Consiglio federale. Perché per i kompagni – intolleranti, estremisti, e chiusi oltre ogni dire – chi ha posizioni diverse dalle loro non ha nemmeno il diritto di esistere. Cari $ocialisti, “dovete aprirvi”!
Comunque, Levrat, se ci tieni tanto a sostenere i partiti di centro, puoi sempre conceder loro uno dei due seggi P$: ad esempio quello della kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga.
Sanzionare l’Ungheria?
Il presidente nazionale P$ non poteva però mancare di mettere la ciliegina sulla torta con l’ennesima brillante pensata: bloccare il versamento dei contributi di coesione all’Ungheria che osa costruire barriere al confine invece di spalancare le frontiere all’invasione dei rifugiati economici. In questo modo l’Ungheria, oltre che a se stessa, fa anche un favore agli altri Stati Schengen, tra cui malauguratamente figura anche la Svizzera.
Ma come, Levrat: i contributi di coesione li avete assolutamente voluti voi, venendoci oltretutto a raccontare la ridicola fanfaluca che avrebbero limitato l’immigrazione dai nuovi Stati membri verso l’Europa occidentale!
Ma come, Levrat: la Lega ha chiesto più volte di bloccare i contributi di coesione come risposta al mancato rispetto, da parte degli eurofalliti, della sovranità svizzera. E voi, sì proprio voi rossi, avete sempre strillato che bloccare i contributi di coesione “sa po’ mia”; che sono vaneggianti deliri populisti! E adesso cosa venite a proporre? Di bloccare il versamento dei ristorni all’Ungheria che osa costruire muri al confine. Ah, quindi i contributi di coesione si possono bloccare, ma solo se – e a chi – lo dice il P$! Ma bravi, avanti con il sistema dei due pesi e delle due misure; le proposte populiste e razziste diventano alta politica se pappagallate dalla $inistra. Ma chi si crede di prendere per il lato B?
Sanzioniamo invece chi…
Comunque, sul blocco dei contributi di coesione concordiamo senza problemi. Ma non all’Ungheria, bensì agli altri stati membri UE che non applicano gli accordi di Dublino, non difendono i propri confini qualora coincidano con quelli degli spazio Schengen e si prestano così a fare da corridoio di transito per l’immigrazione illegale che punta all’Europa occidentale.
Lorenzo Quadri

I presidenti nazionali di PLR, PPD e P$ si impegnano per far perdere ai loro partiti le elezioni in Ticino. I partiti federali sabotano le sezioni ticinesi

Alle elezioni federali, come dice il nome, contano i partiti federali. E i partiti $torici a livello federale almeno un pregio ce l’hanno. Smascherano – involontariamente – tutte le giravolte fatte dalle loro sezioni ticinesi nella speranza di accaparrarsi voti in questo ridente Cantone.
PLR
In casa PLR il presidente Cattaneo si è affrettato a saltare sul carro anti ministra del 5%, dichiarando, tramite una lunga presa di posizione trasmessa ai media, che a) in caso di elezione al consiglio nazionale non voterà Widmer Schlumpf e b) che l’Udc ha diritto a due seggi in Consiglio federale. Un’uscita il cui scopo è, evidentemente, uno solo: quello di saltare sul carro di chi non vuole più la ministra del 5% che ha sfasciato la piazza finanziaria ticinese.
Tuttavia ecco che a rompere le uova nel paniere, chiarendo la vera linea dell’ex partitone, arriva il presidente nazionale Philipp Müller. Il quale non solo ha dichiarato che “bisogna rivotare sul 9 febbraio” ma, pochi giorni dopo il comunicato del presidente del PLR cantonale, ha sentenziato: l’Udc ha diritto a due seggi solo se candida un sostenitore dei bilaterali.
Traduzione: altro che democrazia, le condizioni affinché i democentristi possano avere quello che legittimamente spetta loro le dettiamo noi liblab a nostro piacimento! E la condizione è chiara: votiamo un secondo consigliere federale Udc solo se il partito presenta un liberale travestito. Ah, complimenti! Azzerati in quattro e quattr’otto i tentativi del presidente cantonale Cattaneo in campagna elettorale per accaparrarsi voti personali a destra!
PPD
Va anche peggio al PPDog che, come noto, è correo nell’elezione della ministra del 5%. Il senatore Pippo Lombardi, capogruppo alle Camere federali, si è stracciato le vesti per dichiarare in ogni occasione che lui non ha mai votato Widmer Schlumpf e che mai la voterà. Peccato che poi il presidente nazionale, Darbellay, abbia invece dichiarato che il suo partito la catastrofica Eveline la voterà ancora eccome, perché “ha lavorato bene”.
E sulla posizione di Lombardi? “Si è scusato formalmente e ha promesso che non tenterà di convincere il gruppo parlamentare a cambiare linea”, ha dichiarato papale papale Darbellay alla stampa d’Oltralpe. Dunque, elettori ticinesi, tenetelo bene a mente: chi vota PPD vota Widmer Schlumpf.
P$$
Non potevano mancare i kompagni, con il presidente nazionale Christian Levrat che, con spocchia inaudita, pretende di venire in Ticino a calare lezioni. “Solo il partito $ocialista propone misure concrete efficaci e mirate per la situazione del Ticino”. Ma chi crede di prendere per i fondelli il Levrat? Il partito $ocialista – che ha nel suo programma l’adesione della Svizzera all’UE, l’abolizione dell’esercito ed il superamento del capitalismo – la “difficile situazione” l’ha creata. Ha spalancato le frontiere e sostenuto a spada tratta la libera circolazione delle persone. E chi è contrario è un becero populista e razzista. Levrat è inoltre uno di quelli del “bisogna rivotare il 9 febbraio”.
E quali sarebbero le proposte “concrete” del P$? Le misure accompagnatorie alla libera circolazione delle persone. Quindi un cerotto sulla gamba di legno. Da appoggiare, certo. Ma che mai saranno una soluzione!
“Regresso morale”
Da antologia, poi, l’altro sproloquio di Levrat. Quello secondo cui le prossime elezioni federali presenterebbero un “grave rischio di regresso per il nostro paese: un regresso morale, sociale e politico”. Uhhhh, che pagüüüraaaaa!
Eccola qui, la squallida morale a senso unico di quelli che si autodefiniscono aperti e tolleranti, che si sciacquano la bocca con fetecchiate politicamente korrette come “il valore della diversità” e poi sono ermeticamente chiusi e totalmente intolleranti nei confronti delle posizioni diverse dalle loro. Questi talebani ro$$i, che se perdono una votazione popolare pretendono di rifarla, hanno il coraggio di spacciarsi come garanti dei valori cardine della Svizzera! Proprio loro, che questi valori fanno di tutto per rottamarli in nome della deleteria omologazione all’UE! Kompagni, prima di montare in cattedra, imparate almeno a capire dove passa il limite del ridicolo.
Grazie
Comunque, ringraziamo sentitamente i signori Müller (PLR), Darbellay (PPD) e Levrat (P$) per lo zelo che mettono nel danneggiare elettoralmente i rispettivi partiti a livello cantonticinese. Perché, come detto, a fare stato a Berna sono le strategie dei partiti federali. Non i blabla prelettorali delle loro sezioni ticinesi.
Lorenzo Quadri