Aspiranti scassinatori entrano in Svizzera anche se beccati in dogana con i “ferri del mestiere”. L’ennesima vergogna di Schengen!

Ad ulteriore dimostrazione che gli Accordi di Schengen sono un bidone immondo (che oltretutto ci costa 14 volte di più di quanto annunciato prima della votazione nell’anno di disgrazia 2005): il Corriere del Ticino ha di recente attirato l’attenzione su un fatto notorio, le cui conseguenze sono però forse meno note a chi non è “al fronte”.
Il fatto notorio è che il codice penale svizzero non punisce le azioni preparatorie per un furto. Le conseguenze meno note riguardano quel che accade quando cittadini dello spazio Schengen vengono pizzicati ad una nostra dogana con nel baule utensili atti a perpetrare furti con scasso. Gli attrezzi vengono sì sequestrati in applicazione della legge sulle dogane. Ma i loro detentori devono (?) essere lasciati entrare in Svizzera, trattandosi appunto di cittadini appartenenti a Stati dell’area Schengen.

Azioni preparatorie
In effetti il diritto svizzero prevede la punibilità delle azioni preparatorie solo per una dozzina di reati, i più gravi: omicidio intenzionale, assassinio, lesioni gravi, mutilazioni di organi genitali femminili, rapina, sequestro di persona e rapimento, presa d’ostaggio, incendio intenzionale, genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra. La punibilità delle azioni preparatorie si trova anche nella messa in pericolo della vita altrui tramite sostanze radioattive.
Il furto non è considerato dal legislatore un reato abbastanza grave perché sia punibile l’azione preparatoria prima che essa sfoci nel tentativo; quindi prima del raggiungimento di un certo grado di concretizzazione.
Naturalmente a questo punto parte poi la diatriba in cui sguazzano tribunali, professori ed avvocati: definire dove inizia la punibilità di un’azione preparatoria.

Effetto cascata?
Si è quindi facili profeti nell’ immaginare che, se per impedire l’accesso alla Svizzera di delinquenti stranieri beccati in dogana con il piede di porco nel baule della macchina bisogna rendere sanzionabili le azioni preparatorie per il furto, ciò rischierebbe di implicare un’estensione a macchia d’olio della punibilità delle azioni preparatorie anche ad altri reati di analoga gravità del furto. Mentre l’intenzione del legislatore era quella di riservare detta punibilità ai crimini più pesanti.

Un castello di carte
E’ evidente che non sta né in cielo né in terra che delinquenti stranieri che si presentano alle dogane della “Svizzera paese del Bengodi” con attrezzi per furto debbano essere lasciati passare, anche se gli arnesi vengono confiscati dalla Guardia di finanza. Bisogna quindi intervenire, e presto. Rendere punibile gli atti preparatori anche per il furto parrebbe in effetti la risposta operativa più immediata. Ma attenzione alle reazioni a catena. Mettersi a “tofignare” il nostro diritto interno è poi la soluzione migliore? Il rischio è che a beneficiare – sottoforma di lavoro in più – di eventuali modifiche legislative potrebbe essere principalmente la casta dei legulei azzeccagarbugli in sovrannumero. A maggior ragione se si pensa che il codice penale è come un castello di carte: ne tocchi una e poi non sai mai come va a finire. Esempio lampante è il demenziale programma Via Sicura. Si sono inventati reati “ad hoc” per i pirati della strada e il risultato è che un eccesso di velocità senza alcuna conseguenza, viene sanzionato più duramente di una rapina.

Chi ha voluto Schengen?
Il fatto che ci si ritrovi a disquisire sulla punibilità degli atti preparatori per furto è l’ennesima dimostrazione che gli accordi di Schengen sono un fallimento.
E, a questo proposito, è opportuno avere bene in chiaro le responsabilità. Il flop-Schengen è stato voluto da tutti i partiti $torici. Solo la Lega e l’Udc si sono opposte allo scriteriato spalancamento di frontiere. E dicevano, i fautori degli squinternati trattati, che essi avrebbero portato “evidenti vantaggi per la sicurezza” (messo nero su bianco!). Ma non solo: grazie a Schengen – così sproloquiava nel 2005 l’allora ministro degli esteri Joseph Deiss, PPD (qualcuno se lo ricorda ancora?) – il segreto bancario sarebbe stato ancorato nel diritto internazionale. Appunto: abbiamo visto come è andata a finire. Sia col segreto bancario che con la sicurezza.

Trattati indifendibili
Che gli accordi di Schengen siano completamente indifendibili lo conferma il fatto che gli spalancatori di frontiere per eccellenza, ossia gli intellettualini rossi da tre una cicca (quelli che abusano delle loro credenziali accademiche per spacciare per verità “scientifiche” le peggio fregnacce ideologiche targate P$) non sanno portare uno straccio di argomento concreto a loro sostegno. A parte, ovviamente, la fetecchiata che tali accordi sarebbero “una conquista”. Sì, certo: una conquista per i delinquenti stranieri…

Fare piazza pulita!
Per rimediare ai danni di questi trattati del piffero, dobbiamo metterci noi a pasticciare il nostro diritto interno? O piuttosto quanto accade con gli aspiranti scassinatori fermati in dogana è un’ulteriore dimostrazione che bisogna fare piazza pulita degli accordi di Schengen?
Del resto, perfino l’ “Anghela” Merkel ha detto che i trattati di Dublino sono ormai superati. E’ quindi evidente che, se Dublino è carta straccia, lo stesso vale per i trattati “fratelli”.
Morale: spazzare via Schengen e chiudere le frontiere!
Lorenzo Quadri

Al pregiudicato italiano Michele Varano ritirato definitivamente il permesso C. Delinquenti stranieri: avanti con la ramazza!

Finalmente una notizia positiva almeno per quel che riguarda l’espulsione degli stranieri che delinquono. La questione, lo abbiamo visto nella cronaca recente, è prioritaria. Altro che “balle della Lega populista e razzista”, come voleva far credere qualcuno. Altro che casi isolati. Per restare alla cronaca recente: come abbiamo visto, i colpevoli dell’omicidio in via Odescalchi sono pregiudicati stranieri. “Bella gente” perfettamente integrata che, oltretutto, vive in Ticino con mentalità da Bronx (i regolamenti di conti tra bande sono una cosa di ordinaria amministrazione). Questi signori sono finora rimasti in Svizzera grazie alla solita giurisprudenza garantista. E’ infatti perché la ridicola condanna a 6 mesi sospesi con la condizionale per aver investito di proposito un poliziotto a Paradiso non è, appunto per giurisprudenza, sufficiente a sostanziare un’espulsione, che l’italo brasiliano del delitto di Chiasso si trovava ancora in Ticino: abbiamo visto con quale risultato. Ma come, immigrazione non era uguale a ricchezza?

Notizia positiva

La notizia positiva sul fronte dell’espulsione dei delinquenti stranieri è degli scorsi giorni: trattasi del ritiro, dopo lunga epopea giudiziaria, del permesso C al pregiudicato italiano Michele Antonio Varano. Costui si era beccato, tra l’altro, una condanna a 17 mesi sospesi condizionalmente per infrazione aggravata alla legge sugli stupefacenti. In seguito era pure stato condannato per lesioni semplici. Il Tribunale federale (alleluia!) ha riconosciuto che l’azione delittuosa di Varano è “ricorrente e non circoscrivibile ad un evento singolo”. Sicché ha disposto il ritiro del permesso di domicilio.

I soldi per i ricorsi?

Da notare che la decisione della sezione della popolazione (quindi del DI) di ritirare il permesso C a Varano data del gennaio 2013. Quindi ci sono voluti quasi tre anni per arrivare ad una sentenza definitiva. Da notare pure che il signore in questione era anche a beneficio dell’assistenza dal 2010, ed ha anche in ballo procedure esecutive per 3.7 milioni di Fr, e attestati di carenza beni per 1.8 milioni. Ma tu guarda che bella gente che ci ritroviamo in Ticino! Però i franchetti per i ricorsi fino al Tribunale federale contro la revoca del permesso C il Varano li ha trovati…

E nümm a pagum

Adesso ovviamente vogliamo sapere quanti soldi pubblici ha ottenuto di assistenza il pregiudicato straniero Michele Varano, che con tutta probabilità aveva altre fonti di entrate non dichiarate.

Non sta né in cielo né in terra che ai nostri anziani con la sola AVS, che hanno costruito questo paese, venga negato un modesto aiuto perché sono proprietari di una casetta o di un terreno invendibile. Però i soldi per mantenere la foffa d’importazione che ha trovato in Svizzera “ul signur indurmentàa”, quelli ci sono sempre. E guai a chi fa un cip! Populismo e razzismo! Oltretutto, visto che Varano lascia dietro di sé 5.5 milioni di “puff”, è palese che i soldi che gli sono stati versati in prestazioni sociali, l’ente pubblico non li vedrà mai più. Dobbiamo quindi accontentarci della revoca del permesso C. Che è senz’altro una notizia positiva. Un po’ di foffa in meno in questo paese. Ma naturalmente è solo un piccolo passo avanti. Servono pulizie di ben altra portata! E qual è l’ostacolo? Facile: malgrado l’iniziativa per l’espulsione degli stranieri che delinquono o che abusano dello Stato sociale sia stata approvata dal popolo ormai da 5 anni, non è ancora stata attuata perché Berna fa melina sulla volontà popolare sgradita (perché non allineata con il dogma delle frontiere spalancate e del manteniamo tutti con i soldi del contribuente). Visto che il 15 novembre ci saranno le elezioni del ballottaggio per il Consiglio degli Stati, non votiamo gli esponenti di quei partiti che si sono sempre opposti all’iniziativa per l’espulsione dei criminali stranieri. Qui bisogna prendere la ramazza!

Lorenzo Quadri

Elezioni federali, un grande risultato che ci onora e che rafforza il 9 febbraio. Adesso il lavoro può continuare

E bisogna “portare a casa”!

Non può essere che di grande soddisfazione il bilancio del weekend elettorale appena trascorso. Il primo pensiero è di gratitudine: gratitudine nei confronti degli elettori che hanno permesso alla Lega di infrangere il muro psicologico (ma nemmeno poi tanto psicologico) del 20% in un’elezione federale, e gratitudine nei confronti di tutti i candidati della lista 5 che si sono messi in gioco e hanno “tirato il carro” senza riserve, ognuno secondo le proprie possibilità.

La conferma del 9 febbraio
Il 18 ottobre il Ticino ha riconfermato il 9 febbraio. Si potrebbe dire: “che scoperta”. Eppure, almeno secondo alcuni sondaggi, solitamente attendibili, non era scontato che sarebbe andata così. E non per “demerito” dell’area Lega-Udc, ma a seguito di operazioni di ingegneria elettorale che, in caso di travaso di voti dai verdi ai rossi, avrebbero potuto premiare il P$ nell’alchimia della divisione dei resti. Un raddoppio $ocialista al Nazionale sarebbe stato incomprensibile nella situazione politica attuale, ma soprattutto deleterio per il Cantone – e non solo. Avrebbe significato rimangiarsi la votazione del 9 febbraio. Era pensabile l’uscita di uno scenario del genere dalle urne ticinesi? A bocce ferme e a mente fredda si può rispondere di no: i problemi, soprattutto occupazionali, di questo Cantone in emergenza lavoro – alla faccia di chi si ostina a ripetere, come un disco rotto ed appoggiandosi a statistiche farlocche, che “tout va bien, Madame la Marquise” – sono sotto gli occhi di tutti. Ma a parlare col senno di poi son buoni tutti.

Premiata la coerenza
Il voto ha premiato – con una crescita importante, al di là delle nostre più rosee aspettative – chi si è sempre battuto contro l’immigrazione scriteriata, contro l’esplosione incontrollata di frontalieri e padroncini, e contro il servilismo nei confronti dell’UE. Gli euroscettici di comodo, quelli che, dopo aver passato anni a denigrare le posizioni “populiste e razziste” della Lega, hanno poi maldestramente tentato di fotocopiarle a “cinque minuti” dalle elezioni, non hanno fatto breccia. La politica – Xerox non paga!

Spalancatori bacchettati
Ed è anche giusto e logico che i ticinesi abbiano bacchettato la $inistra che vuole l’adesione all’UE, che pretende frontiere spalancate (al punto da mettersi a starnazzare addirittura contro la richiesta del casellario giudiziale) e che non retrocede nemmeno davanti alla strumentalizzazione più squallida (foto di bambini morti) nel tentativo di imporci di accogliere non già i veri perseguitati, nei cui confronti la Svizzera ha sempre dimostrato la massima generosità, ma centinaia di migliaia di finti rifugiati, ovvero di migranti economici. Una $inistra che, facendo leva sul ricatto morale del razzismo e della xenofobia, vorrebbe costringere il paese a continuare una politica di deleterie “aperture”. Quelle “aperture” che ci hanno portato solo disoccupazione, dumping salariale, delinquenza e traffico. Le statistiche sui ticinesi in assistenza e quelle sui delinquenti stranieri parlano chiaro. Altrettanto chiaro parlano allucinanti fatti di cronaca come l’omicidio di Chiasso ad opera di pregiudicati stranieri che però continuavano allegramente a vivere in Ticino; e questo perché a Berna si fa ancora melina sull’espulsione dei criminali stranieri votata dal popolo ben 5 anni fa.

Widmer Schlumpf A CASA!
Premiando a livello nazionale l’Udc, il popolo svizzero ha anche detto chiaramente che è stufo dei reiterati tentativi di sabotaggio del 9 febbraio. Nessuno può permettersi di trattare la volontà popolare come lo stanno facendo il Consiglio federale e la triade PLR – PPD – P$. Da un anno e otto mesi si sta spacciando come irrealizzabile un voto solo perché esso costituisce una sgradita sconfessione della linea del servilismo patologico finora adottata nei confronti dell’UE. Questa attitudine da lacchè – che è anche una questione di persone, quindi di Consiglieri federali e di diplomatici euroturbo – deve cambiare. Come deve cambiare, visto che si parla di persone, la ministra del 5%, ormai ridotta al 4%, Widmer Schlumpf, la quale va mandata a casa. Se la signora avesse un minimo di decenza avrebbe rassegnato le dimissioni prima delle elezioni. Ma evidentemente ci troviamo davanti ad un personaggio che, oltre ad aver fatto un disastro politico, è bugiardo ed inchiavardato alla cadrega illecitamente ottenuta con un viscido tradimento della democrazia.
Nota personale
Per finire una nota personale. Il fatto di essere stato, come già quattro anni fa, il Consigliere nazionale più votato del Cantone mi onora moltissimo: grazie mille! Questo risultato dimostra 1) che i leghisti non sono poi quelle “capre” che la stampa di regime ed i partiti $torici vorrebbero far credere e 2) che le campagne denigratorie montate nei miei confronti da alcuni media, che fino all’ultimo mi hanno spalato addosso tutta la palta possibile (e che, evidentemente, continueranno a farlo anche in futuro) non hanno portato lontano. L’impegno per il Ticino e per il programma leghista paga. Adesso il lavoro può continuare: e bisogna “portare a casa”!
Lorenzo Quadri

In fumo la credibilità dell’IRE

Lo studio taroccato dice che la sostituzione dei residenti con frontalieri è un’allucinazione collettiva
Speriamo che il Cantone, che ha finanziato l’ennesima indagine farlocca, avrà almeno il buonsenso di farsi restituire i soldi

Agli studi taroccati sul frontalierato siamo stati ampiamente abituati dalla SECO, che ne è una vera fucina. Chiaro: si tratta di studi fatti per piacere al committente, ossia al Consiglio federale. Quindi, al committente mica si può andare a dire che la libera circolazione delle persone, da lui voluta, è un disastro.

Adesso però arriva anche l’IRE a propinare la sua inchiesta farlocca. Dalla quale emergerebbe che non c’è una sostituzione di ticinesi con frontalieri sul mercato del lavoro di questo sempre meno ridente Cantone. Ohibò. E come fa l’IRE a dirlo? Elementare Watson: chiede alle aziende che assumono frontalieri! Le quali naturalmente rispondono che loro non assumono frontalieri per risparmiare sui salari, ma quando mai! Il pensiero neanche le sfiora! E i frontalieri non vengono certamente assunti neppure perché i responsabili delle risorse umane sono loro stessi frontalieri e quindi si portano dietro amici e parenti dalla terra natìa, “tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente”! Figuriamoci! Chi è il populista e razzista che potrebbe pensare una cosa simile? Il motivo dell’assunzione compulsiva di frontalieri è che non si trovano in Ticino i “profili” necessari all’economia! Ah beh, se lo dice l’IRE ci crediamo ad occhi chiusi!

Si cercano frontalieri
Peccato che poi ci si accorge – ma evidentemente non se ne accorgono gli scienziati dell’IRE – che il profilo voluto è, spesso e volentieri, proprio quello del frontaliere. La richiesta non è più solo implicita. Ormai, come vediamo in un numero crescente di occasioni, non ci sono remore nel pubblicare annunci di ricerca di personale in cui si dice apertamente che vengono presi in considerazione solo candidati frontalieri. Ma ve da sé che i politikamente korretti spalancatori di frontiere non hanno nulla da dire su questa scandalosa discriminazione dei residenti. Per carità, l’alto senso morale di queste persone con i piedi bene al caldo si attiva solo per i finti rifugiati…mica per i ticinesotti “chiusi e gretti” che poi ti vanno a votare il 9 febbraio…
Il “profilo”
Visto però che i frontalieri sono passati da 26mila nel 2000 (quindi non nel Pleistocene) ai 62’555 dell’ultimo rilevamento, e che il 70% dei nuovi frontalieri è attivo nel terziario, dove di certo non c’è carenza di “profili” ticinesi, è evidente che la sostituzione c’è eccome. O forse gli scienziati dell’IRE vorrebbero venirci a raccontare che non si trovano ticinesi con il “profilo” adatto per lavorare in ufficio e quindi bisogna rivolgersi oltreconfine? Certo, se il “profilo” richiesto implica la disponibilità ad accettare una paga di 1800 Fr al mese per un lavoro a tempo pieno (vedi sotto), non dubitiamo che tra chi vive in Ticino si faccia fatica a trovarne…

Lo studio dell’Ustat
La teoria della formazione che mancherebbe ai ticinesi (?) viene poi smentita da un altro documento realizzato dal Cantone nel 2013, segnatamente dall’Ustat, ed intitolato “La vigorosa progressione dei nuovi frontalieri in Ticino: chi sono e dove trovano impiego”?, disponibile online. Tale analisi dice che il profilo dei frontalieri è sempre più simile a quello dei residenti. E’ quindi ovvio che essi – a parte i noti settori vedi edilizia – non colmano affatto delle lacune nell’offerta di manodopera locale; semplicemente si sovrappongono. Però possono permettersi di accettare salari inferiori.

E si abbia almeno il pudore di non venirci a raccontare la fregnaccia della formazione migliore, perché il livello delle università italiane con le lauree comprate non è un mistero per nessuno.
E come la mettiamo, scienziati dell’IRE, con il fatto che da anni ormai il numero dei nuovi frontalieri è uguale, se non addirittura superiore, a quello dei posti di lavoro creati in Ticino nell’anno di riferimento? E’ evidente che questo può voler dire solo una cosa: che tutti i nuovi posti di lavoro creati vanno a beneficio dei frontalieri e non dei ticinesi. Ohibò: crescita economica a favore del Belpaese!

Colmo di sfiga…
E come spiegano, oltretutto, gli scienziati dell’IRE il fatto che ci sono 8500 ticinesi in assistenza se non con la saturazione del nostro mercato del lavoro con frontalieri? Colmo di “sfiga” per gli aspiranti premi Nobel per l’economia: il giorno dopo che l’esistenza del mirabolante studio farlocco è diventata di pubblico dominio, il gruppo Ticino&Lavoro ha fatto l’ennesima bella scoperta: un grande magazzino di Ascona assume diplomati a 1800 Fr al mese. Ah ecco, forse sono questi i “profili” che non si trovano in Ticino. Visto che ancora non bastava, anche l’ “Anghela” Merkel ha dichiarato, papale papale, che più immigrazione uguale più disoccupazione. Ma come, non erano tutte balle della Lega populista e razzista? Ma come, immigrazione non era uguale a ricchezza?

La beffa
Gli ambienti universitari ticinesi, essendo anch’essi colonizzati da professori frontalieri che si portano da casa assistenti frontalieri, segretarie frontaliere, portaborse frontalieri, e via elencando, farebbero meglio a muoversi con maggior cautela prima di preparare, a tavolino e sigillati nel lussuoso ufficio, studi carta straccia che non rispecchiano affatto la realtà del territorio. Studi che – oltre al danno, la beffa – vengono pagati con soldi pubblici. La SECO, galoppina del Consiglio federale, ha almeno l’attenuante di stare a Berna, lontana dalla quotidianità del nostro Cantone devastato dall’invasione da sud. L’IRE no. Sicché con questa indagine farlocca l’illustre Istituto si è interamente bruciato la credibilità. Dopo una simile performance, chi potrà ancora prendere per buoni i risultati di uno studio dell’IRE?

Si spera almeno che il Gran Consiglio, che ha commissionato lo studio, abbia la decenza di farsi restituire i soldi. Che sono poi soldi dei contribuenti ticinesi – compresi quelli che sono in disoccupazione perché lasciati a casa e sostituiti da frontalieri – presi per il “lato b” da simili perle di scientificità.
Lorenzo Quadri

E poi noi svizzerotti saremmo “chiusi e gretti”? Asilanti: la discriminazione al contrario!

Sul quotidiano italiano “il Giornale” di venerdì, faceva bella mostra di sé in prima pagina il seguente titolone: “La velina del governo – Raccomandazione alle Questure: nascondete i crimini dei profughi” – Necessario “tutelare” i richiedenti l’asilo, anche se delinquono. E’ discriminazione al contrario”.
Nascondere i reati commessi dai sedicenti asilanti non è una priorità solo per il governo italiano del premier non eletto Matteo Renzi (quello che si fa i selfie). Lo è anche per i nostrani spalancatori di frontiere. Dato statistico è infatti che gli asilanti commettono in proporzione molti più reati rispetto alla popolazione residente. Ma come, non arrivava solo brava gente? Tuttavia le statistiche degli asilanti che delinquono provocano travasi di bile tra coloro i quali – kompagni in primis – pretendono che gli svizzerotti accolgano tutti i migranti economici. E, per ottenere frontiere sempre più spalancate, costoro non si vergognano nemmeno di strumentalizzare le foto dei bambini morti.

Escamotage
Ma per tutelare i sedicenti rifugiati si inventano anche ben altri escamotage. Non solo d’immagine e di censura, come quello denunciato dal “Giornale” e che piacerebbe tanto alla kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga. Anche molto pratici e concreti. E, naturalmente, costosi. Chi paga il conto? Ovviamente il contribuente svizzerotto, “chiuso e gretto”, che deve colpevolizzarsi ed auto fustigarsi!

Con l’ultima revisione del settore dell’asilo, infatti, è stato introdotto un nuovo diritto solo per gli asilanti: l’avvocato gratis per tutti! I cittadini svizzeri, per ottenere il gratuito patrocinio non solo devono dimostrare di non potersi pagare il legale, ma deve anche esserci un’altra serie di requisiti. Questo non vale per i migranti economici la cui domanda è stata respinta e che si trovano, dunque, ad avere più diritti dei cittadini elvetici. E’ chiaro: il fatto che gli asilanti ricevano rendite statali più elevate di quelle dei nostri anziani in AVS ancora non era sufficiente! Avanti con la discriminazione al contrario!

Referendum
L’ultima revisione dell’asilo aumenta i diritti dei migranti economici, e di conseguenza la nostra attrattività per i finti rifugiati. Aumenta pure come pure il conto, già stratosferico – due miliardi all’anno! – a carico del contribuente. In compenso, però, decurta quelli dei residenti, le cui possibilità di ricorrere contro l’improvviso insediamento di un centro d’accoglienza di fianco a casa loro, con tutto quel che segue, vengono smantellate alla grande. Del resto, se l’ultima revisione di legge è stata benedetta dai kompagni, un qualche motivo dovrà pur esserci! E’ evidente che essa non comporta alcuna restrizione per i migranti economici, altrimenti la $inistra avrebbe lanciato il referendum, come accaduto in occasione della precedente riforma (i kompagni sono poi stati asfaltati dalle urne).

Adesso invece il referendum l’hanno lanciato Udc e Lega. Il senatore liblab Fabio Abate – tanto per chiarire da che parte pende – in una sua pubblicità lo ha già bollato come irresponsabile. Irresponsabile è semmai l’ostinazione ad aumentare l’attrattività della Svizzera per i sedicenti asilanti, invece di chiudere le frontiere!
I formulari del referendum sono adesso in circolazione anche in italiano: tutti a firmare!
Lorenzo Quadri

Il Consiglio degli Stati è la Camera dei Cantoni. Zero rappresentanti: va bene così?

La Lega dei Ticinesi la scorsa domenica ha potuto “portare a casa” una grande vittoria. Tuttavia, non c’è tempo per dormire sugli allori. Le elezioni non sono affatto finite. Il 15 novembre si giocherà infatti una battaglia importante. Quella del ballottaggio per il Consiglio degli Stati. Lega ed Udc schierano una new entry della politica: Battista Ghiggia. Che però, in pochi mesi, ha saputo farsi apprezzare, arrivando – il 18 ottobre – terzo, dopo i due uscenti, a circa 4000 voti di distanza da Fabio Abate. Un risultato di tutto di rispetto, se si pensa che il nostro candidato ha “messo fuori la faccia” in politica federale solo lo scorso agosto. I due uscenti, invece, siedono entrambi a Berna da 15, rispettivamente 16 anni. La distanza, dunque, non è incolmabile. La partita è ancora da giocare: e va giocata fino in fondo. Perché è una partita importante.

Scelte decisive
Il Consiglio degli Stati è la Camera dei Cantoni. Chi vi viene eletto ci va, dunque, a rappresentare il proprio Cantone di provenienza. A perorare le posizioni e le aspirazioni della maggioranza dei votanti di quel Cantone. Come abbiamo avuto più volte modo di ribadire in queste settimane (repetita juvant) nei prossimi anni a Berna si giocheranno i destini dei nostri rapporti con la fallimentare Unione europea. Si compiranno, dunque, scelte decisive: per il nostro mercato del lavoro, per la nostra sicurezza, per la nostra indipendenza, per la nostra sovranità. Il Ticino, per semplici ragioni geografiche – è incuneato nell’Italia – risente più di tutti delle conseguenze delle decisioni prese sull’UE.

Chiediamo troppo?
I due senatori uscenti, Filippo Lombardi (PPD) e Fabio Abate (PLR) rappresentano forse la maggioranza dei Ticinesi su temi fondamentali come il 9 febbraio, la devastante libera circolazione delle persone, i fallimentari accordi di Schengen, l’espulsione degli stranieri che delinquono? La risposta è chiara: no. In tutti questi temi di capitale importanza, la posizione degli uscenti è contraria a quella della maggioranza dei ticinesi. Ciò vuol dire che oggi la maggioranza dei ticinesi ha zero rappresentati al Consiglio degli Stati.
Chiedere che almeno un senatore su due sia effettivamente rappresentativo della maggioranza dei ticinesi è chiedere troppo? Certamente no! E’ un sogno irrealizzabile? Nemmeno. Potrebbe diventare realtà. Ma dobbiamo volerlo. Non abbassiamo la guardia: il 15 novembre andiamo tutti a votare Ghiggia!
Lorenzo Quadri

Il P$: i ticinesotti devono accogliere e mantenere tutti!

Sospensione di Schengen: la $inistra, chiusa ed intollerante, non accetta la posizione governativa

Ma guarda un po’: secondo il Consiglio di Stato, chiudere le frontiere per evitare un afflusso incontrollato di finti rifugiati “sa pò”. Lo ha detto il governo rispondendo ad un’interpellanza $ocialista. In giugno il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi in un’intervista alla NZZ, aveva infatti avanzato questa ipotesi. Naturalmente i kompagni spalancatori di frontiere si sono immediatamente messi a strillare. Adesso per loro arriva la scoppola: Gobbi era legittimato a prendere quella posizione. Infatti, scrive il CdS, “l ’importante afflusso di richiedenti l’asilo provenienti dall’Italia nel giugno scorso avrebbe potuto comportare problemi di non facile soluzione dal punto di vista della sicurezza e dell’ordine pubblico”.

Reazioni scomposte
Naturalmente la risposta governativa ha portato a nuove scomposte reazioni dalla $inistra, che addirittura si straparla di “clima di terrore”. Come sempre: chiusura ed intolleranza totale nei confronti delle posizioni diverse. E poi, avanti con l’apologia dei migranti economici, tutta brava gente (vedi lo stupratore di Losone, tanto per fare un esempio attuale). E soprattutto, il comunicato del P$ chiarisce ulteriormente la posizione del partito in materia di finti rifugiati: noi svitterotti – “chiusi e gretti”, per usare la brillante definizione del coordinatore Carlo Lepori – dobbiamo colpevolizzarci (perché poi? Mistero) spalancare le frontiere e mantenere chiunque arrivi! Avanti con l’invasione!
Che pena, kompagni, e che tolla! E il fatto che la $inistra abbia approvato l’ultima riforma della legge sull’asilo – quella che vuole offrire, con i nostri soldi, l’avvocato gratis ai migranti economici – ben dimostra la necessità del referendum. Noi, comunque, non ci lamentiamo di certo. Con avversari del genere, per la Lega il futuro è roseo.

Ma Bertoli “può”
Forse è il caso di ricordare ai pesi massimi della nostrana “gauche caviar” che il loro Consigliere di Stato Manuele “bisogna rifare il voto del 9 febbraio” Bertoli il primo agosto del 2014, in un’allocuzione ufficiale come presidente dell’esecutivo, ha detto che – appunto – sul 9 febbraio bisogna rivotare. Forse che in quell’occasione la $inistra è insorta? Ma quando mai: ha invocato la libertà di espressione. Adesso abbiamo un’ulteriore conferma che in casa $ocialista la “libertà d’espressione” esiste solo a senso unico. Solo per i “loro”. Solo quando fa comodo. Esattamente come la morale e come la legalità. Per i pareri sgraditi, e non allineati, vige la più bieca censura. Quando infatti lo scorso anno il Corriere del Ticino pubblicò i dati sulla criminalità straniera in Ticino, contenuti in una risposta governativa ad un’interrogazione del deputato leghista Massimiliano Robbiani, fioccarono le lettere indignate della $inistra, scandalizzata perché erano state pubblicate cifre – non opinioni o studi; cifre – non in linea con il dogma politikamente korretto. Pretendere di censurare la realtà quando dà ragione agli odiati leghisti (populisti e razzisti) è tipico dei kompagnuzzi nostrani, e dei loro media di regime. Poi si chiedono come mai per le assemblee plenarie del partito basta una cabina telefonica…

Intanto la Simonetta…
Comunque, il Consiglio di Stato ticinese – dove i leghisti sono due su cinque – ha dichiarato che le preoccupazioni di Gobbi sono “legittime”. Una bella scoppola non solo per i kompagni – che, invece di tacere, si sono messi subito a strillare – ma anche per la loro Consigliera federale Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga che, rispondendo ad una domanda di chi scrive, aveva detto che di chiudere le frontiere non se ne parla neanche. E già: il Ticino può anche venire invaso dai finti rifugiati in arrivo dal Belpaese che non applica gli accordi di Dublino. L’importante è “aprirsi”!
Lorenzo Quadri

Chi non ha fatto i compiti? Forse il PLR?

Finalmente, grazie a Zali, arriva l’albo anti-padroncini… ma con anni di ritardo
Dopo anni di attesa, l’albo anti-padroncini prende corpo. L’albo, su cui chi vorrà lavorare in Ticino in determinati settori sarà obbligato ad iscriversi, arriva grazie al ministro leghista Claudio Zali.
L’invasione di padroncini, dovuta alla libera circolazione delle persone senza limiti, è senz’altro uno dei “veri problemi” del Ticino, per usare i termini del PLR. L’ex partitone infatti la scorsa settimana ha avuto la brillante idea di sfottere il direttore del Dipartimento del territorio – odiato leghista – per la proposta del patentino per i fungiatt frontalieri. Peccato che, con questo patentino, Zali abbia dato una risposta concreta ai tanti ticinesi – compresi sicuramente parecchi elettori del PLR – cui non va giù (e a ragione) che nei nostri boschi facciano man bassa di funghi (per poi rivenderli?) razziatori in arrivo da oltreconfine. Un problema “minore”? Forse. Gli è che i liblab non risolvono né i problemi minori di questo sempre meno ridente Cantone, e nemmeno quelli maggiori.
Anzi, semmai li causano.

Alcuni esempi
Ad esempio: chi ha voluto e tuttora vuole la libera circolazione delle persone senza limiti? Il PLR. Chi si è espresso all’unanimità contro l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”, venendo asfaltato dalle urne? Il PLR. Di che partito è il Consigliere federale Schneider Ammann che ha affossato il pacchetto di potenziamento delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone? Del PLR. Ed il ministro degli Esteri Didier Burkhaltèèèèr, quello che vuole la ripresa dinamica, vale a dire automatica, del diritto UE in Svizzera – e quindi addio sovranità nazionale – invece, di che partito è? Del PLR. E quale partito, assieme al P$$, ha un presidente che vuole rifare il “maledetto voto” del 9 febbraio? Il PLR. Quale partito detiene in Ticino dalla notte dei tempi la direzione del DFE e quindi avrebbe dovuto essere in prima linea nel tutelare il mercato del lavoro ticinese dall’invasione da sud, compresa evidentemente quella dei padroncini, ma non l’ha fatto perché la sua ex Consigliera di Stato per otto anni si è nascosta dietro la foglia di fico del “margine di manovra nullo”? Il PLR. E – la chiudiamo qui per carità di patria, ma si potrebbe andare avanti “ad libitum” – quale partito monopolizza le associazioni padronali che dovrebbero tutelare le piccole e medie imprese e gli artigiani ticinesi, ma finora sono state alla finestra? Ancora il PLR!

Quanti hanno chiuso bottega?
Ben si vede, quindi, che l’ex partitone non è minimamente nella condizione di fare il “di più” con chicchessia. Tanto più che, come scritto dal Mattino la scorsa settimana, a causa dell’inattività dei suoi esponenti governativi e padronali – alla fine ci ha dovuto mettere una pezza Zali che, come direttore del Dipartimento del Territorio, dovrebbe occuparsi di altre questioni – l’albo anti-padroncini ha cumulato almeno 5 anni di ritardo. Nel frattempo il numero di questi ultimi è triplicato, a tutto danno degli operatori economici ticinesi. Quanti artigiani e piccole imprese hanno dovuto chiudere bottega perché portati al fallimento dalla concorrenza sleale in arrivo da Oltreconfine? Quanti disoccupati ticinesi hanno generato queste chiusure? E quali costi sociali?
Bisogna continuare
L’albo anti-padroncini è di certo una buona iniziativa. Ma altre devono seguire. Bisogna continuare il lavoro. Ad esempio pretendendo che anche la Confederazione elimini la possibilità delle notifiche online per i prestatori d’opera. E, soprattutto, trasmettendo dette notifiche direttamente All’agenzia delle entrate italiana, di modo che quest’ultima possa andare a battere cassa: ciò costituirebbe un potente deterrente contro il lavoro nero.
Anche i controlli anti-padroncini al confine, che evidenziano ogni volta tassi di irregolarità stratosferica, andrebbero intensificati. Ma si potrebbe anche pensare di rendere obbligatorio il pagamento delle fatture con bonifico bancario sul conto italiano dell’artigiano o ditta.
E perché non pubblicare online – per la serie: quando ci vuole, ci vuole – l’elenco di chi si rivolge a prestatori d’opera d’oltreconfine? La lista, peraltro, esiste. Un paio d’anni fa chi scrive ha avuto l’opportunità di gettarvi un occhio. Tra gli assuntori di padroncini per lavori in casa figuravano politici di primo piano che di certo non avevano bisogno di risparmiare sulla manodopera…

Il margine di manovra
Come si vede, dunque, il margine di manovra per combattere l’invasione da sud non è affatto nullo, come amava ripetere a mo’ di mantra l’ex Consigliera di Stato PLR. Il margine di manovra c’è eccome; altro che “sa po’ fa nagott”! Però bisogna volerlo cercare. Un po’ come i funghi, tanto per restare in tema. Lo si deve voler cercare – ed usare. I ministri leghisti “lo vogliono”. Avanti!
Lorenzo Quadri

Violazione della proprietà privata, insulti, minacce, furti… Tolleranza zero con i nomadi illegali!

Ma tu guarda che brava gente questi nomadi! Per fortuna, da quando il leghista Norman Gobbi è diventato direttore del dipartimento delle istituzioni, la comparsa di carovane ha subito drastico ridimensionamento. Quando invece c’era il Gigio Pedrazzini, oltretutto accompagnato dal rossissimo delegato Ermete Gauro…
Gli è che questi nomadi, come sempre irrispettosi delle leggi e della proprietà altrui, dopo la partenza da Gudo hanno pensato bene di occupare illegalmente l’area camper della Monte Tamaro. Forzando l’entrata: hanno acquistato un solo biglietto d’accesso e poi hanno bloccato la sbarra per far entrare sette auto e sei roulottes.
Il rappresentante della proprietà Luca Cattaneo è stato insultato e minacciato dagli sgraditi ospiti. Gli zingari avrebbero pure minacciato di appiccare il fuoco. Ci sarebbero stati anche dei furti. L’azienda lamenta il danno economico e d’immagine: sui social le notizie si diffondono a macchia d’olio. Nel pomeriggio di ieri, grazie alla mediazione del Cantone, nomadi sono stati fatti sloggiare da Rivera e condotti in un’imprecisata area sul piano di Magadino.

Intervento tempestivo
Il Dipartimento e la polizia cantonale hanno dunque reagito con tempestività; saremmo proprio curiosi di vedere cosa sarebbe successo con la precedente direzione dipartimentale. Tuttavia l’accaduto dimostra che arrivano nomadi che non solo se ne fregano della proprietà privata, ma si permettono pure di fare i gradassi, con tanto di minacce e furti. Ed oltretutto, ciò che è particolarmente spregevole, i signori zingari si sono pure fatti forti della presenza di donne e bambini nella carovana per evitare lo sgombero forzato ad opera della polizia. Nei confronti di queste personcine così a modo, l’applicazione della legge deve avvenire con il massimo rigore. Anche per evitare di creare un precedente. Bisogna far sì che questo episodio non si ripeta. Tolleranza zero!

Chi paga?
E’ poi evidente che le spese provocate da questi zingari che se ne sbattono delle regole (per la serie: facciamo quello che vogliamo, che tanto i ticinesotti non osano reagire per paura di venire accusati di razzismo) non li paga di certo il contribuente ticinese. Le spese – a quanto ammontano? – le pagano quelli che le hanno provocate: ossia i nomadi stessi. I soldi ci sono: i signori hanno auto di alto standing. Si può cominciare col trattenerle in pegno se i proprietari non vogliono pagare il conto. E che serva da deterrente anche per altri zingari che magari pensavano di arrivare in questo sempre meno ridente Cantone con analoghe modalità…
Lorenzo Quadri

Grazie al Consigliere di Stato leghista Claudio Zali. In arrivo l’albo anti-padroncini

Finalmente, grazie al Consigliere di Stato leghista Claudio Zali, arriva l’albo anti-padroncini. Questo è un risultato importante e concreto nell’ambito di uno dei “VERI problemi del Ticino” (per citare l’astioso comunicato trasmesso dall’ex partitone in merito al patentino per fungiatt).
Uno di quei “VERI problemi”, ma guarda un po’, nella cui soluzione avrebbe dovuto essere in prima linea, da anni, l’ex direttrice PLR del DFE Laura Sadis. Ma qual è stata, per gli otto anni della sua permanenza in carica, la posizione dell’ex ministra PLR? “Il margine di manovra è nullo” ovvero: “sa po’ fa nagott”!
Ed invece fare si poteva e si può. Lo ha dimostrato il direttore leghista del dipartimento del Territorio, che teoricamente non dovrebbe nemmeno occuparsi di questi temi. Ma, visto che chi, targato PLR, dovrebbe occuparsene, non lo fa e non l’ha fatto, giocoforza occorre subentrare. Così, tanto per chiarire all’ex partitone chi si occupa dei “VERI problemi” del Ticino e chi, invece, non lo fa.

Reciprocità
Del resto l’albo per padroncini non può certamente essere tacciato di violazione del principio di reciprocità (uella). Già parlare di reciprocità in tema di relazioni con il Belpaese fa ridere i polli, essendo quest’ultimo inadempiente su tutto. Ancora più grottesco è farlo nel campo specifico. Il mercato italiano è infatti un mercato (giustamente, dal suo punto di vista) protezionista. Ricordiamo bene la vicenda, resa nota su queste colonne, dell’impresa di carpenteria ticinese che ha dovuto rinunciare ad effettuare un lavoro a Campione d’Italia (sic!), poiché presupponeva l’affiliazione alla Cassa edile di Como e Lecco. Affiliazione su cui però decide, e nei tempi che più gli aggradano, il presidente della cassa in questione. Morale: a sei mesi di distanza dalla richiesta non c’era alcun responso, sicché l’impresa ticinese ha dovuto rinunciare al lavoro.

Abusi a go-go
Tutti i controlli hanno evidenziato lo stratosferico tasso di irregolarità di padroncini e distaccati attivi in Ticino. Nella migliore delle ipotesi si parla del 50% di illegali. Però per anni si è andato avanti come se niente fudesse. Se – tanto per fare un esempio – il 50% dei ticinesi non pagasse le tasse, il DFE mica lascerebbe allegramente correre… Ma per l’albo dei padroncini si è dovuto aspettare che ci mettesse mano l’odiato leghista Zali.

Varie misure
Naturalmente l’albo anti-padroncini è solo una delle varie misure che sono necessarie a tutela del mercato di lavoro ticinese devastato dall’invasione da sud. Come disse il Consigliere federale Schneider Ammann (PLR) “serve una serie di interventi, anche di portata limitata se presi singolarmente, ma in grado, se assemblati, di creare un insieme efficace”. Peccato che il ministro in questione predichi bene ma poi razzoli malissimo: è infatti proprio lui quello che ha affossato il pacchetto di potenziamento delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone: ad ulteriore dimostrazione di come i PLR risolvano i “VERI problemi” del Ticino.

Notifiche online
Altro provvedimento anti-invasione è l’abolizione delle notifiche online per i “prestatori di servizio” transfrontalieri. Il parlamento ticinese ha deciso la sua abolizione, tuttavia – come ha rilevato il capogruppo PPD Fiorenzo Dadò in un’interrogazione al CdS di venerdì – la notifica online è ancora possibile sul sito della Confederazione. E nel portale del Cantone si trova pure il link. Da Berna il Consiglio federale, quello che “vuole mantenere un costante dialogo con il Ticino”, nel segno del dialogo ha risposto che di togliere le iscrizioni online non se ne parla nemmeno. Cosa ha fatto il Consiglio di Stato, ed in primis il DFE, per ottenere la chiusura del “maledetto sito”?

Agenzia delle entrate
C’è poi un’altra misura antipadroncini che, se attuata, dimostrerebbe grande e sicura efficacia. Quella di trasmettere le notifiche dei “prestatori di servizio” – la grande maggioranza dei quali non paga né imposte né oneri sociali – all’agenzia delle entrate italiana. In questo modo la vicina Penisola avrebbe la possibilità di individuare e di chiamare alla cassa tanti evasori fiscali. Ma la ministra di giustizia, kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, non vuole aiutare l’Italia – e nemmeno vuole aiutare il Ticino. Ed infatti dice che trasmettere le notifiche all’agenzia delle entrate “sa po’ mia”.
Questi kompagni sono uno spettacolo: la privacy dei clienti stranieri e svizzeri della nostra piazza finanziaria va smantellata; invece quella dei padroncini in nero che mandano in palta l’economia ticinese è sacra! E questa è la gente che vorrebbe venirci a dire che non si può chiedere il casellario giudiziale ai frontalieri? Il Nano avrebbe detto: “andate a scopare il mare”!
Lorenzo Quadri

Il PLR sfotte i ticinesi preoccupati per i loro boschi

Grazie al ministro leghista Zali arriva il patentino per i fungiatt. Ed i liblab rosicano…

E’ dunque arrivato, come annunciato, il patentino per fungiatt voluto dal Consigliere di Stato leghista Claudio Zali. In determinate zone particolarmente sensibili o prese di mira, che per ora sono 12, si potranno raccogliere funghi solo previo possesso di un apposito tesserino, che per i residenti sarà gratuito e della durata di tre mesi. I frontalieri invece dovranno pagare ed avranno un documento di durata inferiore.

Sarcasmo fuori posto
I liblab si sono già affrettati a starnazzare contro la proposta con sfottò decisamente fuori luogo. Il comunicato PLR sfoggia sarcasmo da tre e una cicca sui “VERI problemi” (così nel testo) del Ticino. L’accusa rivolta all’odiato leghista Zali è evidentemente quella di occuparsi di “quisquilie e pinzillacchere” come i funghi. Peccato che l’ex partitone non risolva né i VERI problemi del Cantone, e neppure quelli minori. A tutela del mercato del lavoro ticinese devastato dall’invasione da sud, il PLR non ha fatto un tubo: come amava ripetere la sua ex ministra delle finanze, “il margine di manovra è nullo”. Ed evidentemente la disponibilità di un numero illimitato di frontalieri a salari da dumping da assumere al posto dei ticinesi torna comodo a tanti datori di lavoro dell’ex partitone. O forse per il PLR affrontare i problemi del Ticino significa schierarsi all’unanimità contro il 9 febbraio e venire poi asfaltati dalle urne?

L’invasione va bene?
Evidentemente in casa liblab l’invasione di frontalieri e padroncini va benissimo; in caso contrario non si spiegherebbe il njet categorico al contingentamento dei frontalieri ed alla preferenza indigena.
Se all’ex partitone sta bene l’invasione di frontalieri sul mercato del lavoro, niente di strano che gli vada bene anche quella dei fungiatt d’oltreconfine che saccheggiano i boschi ticinesi.
Quello dei cercatori di funghi non sarà il primo problema del Ticino. Del resto nessuno ha mai preteso che lo fosse. E quindi? Il mondo non è fatto solo di massimi sistemi. Nemmeno la politica. I funghi – e quindi la gestione del bosco – stanno a cuore a tanti ticinesi. In particolare chi vive nelle zone prese d’assalto. E assiste, durante la “stagione” dei funghi, all’arrivo in massa di automobili con targhe azzurre, parcheggiate alla rinfusa (magari anche in posteggi privati) e da cui scendono quattro o cinque persone (ma allora è possibile non arrivare in Ticino uno per macchina, diversamente da quel che fanno i frontalieri). Sono questi ticinesi, legittimamente preoccupati per i loro boschi, che l’ex partitone si è permesso di prendere per i fondelli con il suo comunicato. Tra loro ci sono sicuramente anche tanti elettori del PLR.
Non solo, ma i liblab con la loro improvvida sortita hanno offeso pure illustri esponenti del PLR. Ad esempio il liberale Tullio Righinetti, per lungo tempo uno dei deputati più influenti del parlamento cantonale che ha pure presieduto. Righinetti si era occupato diffusamente della questione funghi, sostenendo l’esigenza di limitare, anche in quest’ambito, l’assalto da oltreconfine.
Inizia dalla Lega
La questione del patentino per i fungiatt viene da lontano. Almeno in senso temporale. Ma non politicamente. Il primo atto parlamentare sul tema fu un’iniziativa del 1999 dei gran consiglieri leghisti Silvano Bergonzoli e Luciano Poli. Così il cerchio si chiude: da deputati leghisti è partita la prima proposta, dal Consigliere di Stato leghista arriva, finalmente, la soluzione: il patentino. Ma come: mica si diceva che far pagare i fungiatt frontalieri “sa po’ mia”?
Lorenzo Quadri

Ma come, non dovevano essere tutte balle della Lega populista e razzista? Troppi stranieri che delinquono!

Il gravissimo fatto di sangue avvenuto la scorsa settimana a Chiasso in via Odescalchi ha riportato con prepotenza alla ribalta il tema dei delinquenti stranieri che ci siamo messi in casa “grazie” ad una politica migratoria scriteriata. Le persone in carcere con l’accusa di assassinio non sono certo “patrizie di Corticiasca” bensì straniere (o di origine straniera).
L’esigenza, per noi svizzerotti, di scendere finalmente dal pero e di fare repulisti in casa è evidente. Ci siamo riempiti di “fuffa”. Ma come, gli stranieri che delinquono non dovevano essere un’invenzione della Lega populista e razzista? Ma come, non erano tutti “casi isolati”?
A Chiasso è scoppiato un bubbone. Ma certamente ci sono svariati altri focalai.

Precedenti penali
Particolarmente importante – e scandaloso – è che tra quanti sono finiti in carcere per l’omicidio di Via Odescalchi i precedenti penali abbondano. E non solo per il 26enne italo-brasiliano che, notoriamente, alcuni mesi fa a Paradiso ha investito di proposito col suo SUV un poliziotto reo di averlo multato. Per questo fatto, gravissimo, il “bravo giovane” straniero è stato condannato alla ridicola pena di 6 mesi con la condizionale, ciò che ne avrebbe impedito l’espulsione poiché una condanna di questo tipo non sarebbe, per giurisprudenza, sufficiente a giustificare l’allontanamento dalla Svizzera. Chi ha emesso questa condanna e chi ha partorito una simile giurisprudenza ha sulla coscienza le azioni dell’italo-brasiliano. Il quale, peraltro, era in buona compagnia (chi s’assomiglia, si piglia). Tra gli arrestati, abbondano i pregiudicati per reati violenti (aggressioni). In un caso, quello del 29enne kosovaro residente nel Bellinzonese, si parla pure di calci al volto sferrati quando la vittima era già a terra. Una modalità che ben sappiamo dove può portare, vedi delitto Tamagni.

I morti sulla coscienza
Però questi delinquenti d’importazione, malgrado fossero già noti alla giustizia, erano ancora in Ticino. E’ dunque evidente che qualcosa non funziona. Ci riempiamo di feccia, grazie ad una politica migratoria scriteriata, e poi non la espelliamo nemmeno! Ciò contro la volontà popolare chiaramente espressa cinque anni fa, ma non ancora messa in pratica: è ovvio che a Berna non hanno alcuna fretta. Il $inistro garantismo politikamente korretto, multikulti e moralista a senso unico, frena. “Guai! Non si espelle! Vergogna! Razzisti e fascisti! Chi arriva in Svizzera deve anche poterci restare” (fregnaccia, quest’ultima, sentita ad un recente dibattito elettorale). Complimenti, politikamente korretti spalancatori di frontiere, moralisti e multikulti! Noi saremo anche degli spregevoli xenofobi e razzisti. Ma i morti sulla coscienza ce li avete voi. Proprio voi, che vi credete nella condizione di calare lezioni di morale agli altri. Che effetto fa?

Un paio di domandine
E’ chiaro che ci sono a questo punto un paio di cosette che ci interessa particolarmente sapere. Ad esempio, da quanto tempo sono in Ticino tutte le persone coinvolte, i precedenti penali esatti di ciascuno di loro, e perché questi galantuomini non sono stati espulsi dalla Svizzera prima che ci scappasse il morto. E non vorremmo che magari qualcuno di loro avesse pure ricevuto prestazioni sociali. O che adesso beneficiasse dell’assistenza giudiziaria gratuita.

Espulsioni sistematiche
Poiché i delinquenti stranieri che ci ritroviamo in casa grazie alle frontiere spalancate e al garantismo nelle non-espulsioni non sono ladri di ciliegie ma persone pericolose, è evidente che bisogna cambiare marcia. Le espulsioni devono essere rapide, certe e sistematiche. E’ora di cominciare seriamente a buttare fuori dalla Svizzera un po’ di brutta gente importata che non merita di restare qui. Perché è un pericolo sia per gli svizzeri, come pure per gli stranieri onesti che vivono nel nostro paese. Le espulsioni devono servire anche a scopo deterrente. Che si capisca, finalmente, che non siamo il paese del Bengodi per tutti quelli che se ne vogliono approfittare perché “tanto gli svizzerotti sono fessi e non accorgono di niente”.

Delinquenti stranieri
E’ stata citata prima l’iniziativa per l’espulsione degli stranieri che delinquono. I promotori avevano raccolto alcuni dati molto significativi sulla criminalità d’importazione che – pur essendo trascorso qualche anno – non sono certamente cambiati nella sostanza. Poche percentuali facili – facili, che è opportuno riproporre, sulla percentuale di autori stranieri per i reati più gravi. Ricordando bene che la popolazione elvetica non è certo suddivisa a metà tra svizzeri e stranieri, poiché gli stranieri sono un quarto. Questo vuol dire che anche per quei reati dove si è vicini alla parità, il tasso delinquenziale degli stranieri è doppio. Non lo dice il Mattino populista e razzista; lo dicono le statistiche federali.

Reato Quota di criminali stranieri

Traffico di esseri umani 91%
Stupri 62%
Omicidi 59%
Furti con scasso 57%
Sequestri/rapimenti 56%
Lesioni corporali gravi 54%
In Ticino
Ci sono poi anche alcuni altri dati interessanti, contenuti in una risposta governativa dell’ottobre 2014 ad un’interrogazione dell’allora gran consigliere Udc Eros Mellini, che si riferiscono ai reati commessi nel nostro Cantone nel 2011.
Vi si legge ad esempio:

Reato Quota di criminali stranieri
Omicidio 55.6%
Rissa 100% (sic!)
Aggressione 60.2%
Rapina 66.7%
Borseggio 94,4%
Furto 63.3%
Furto con destrezza 81,6%
Traffico stupefacenti (grave) 58.3%

Eccetera.
Da notare, e questo vale per entrambe le tabelle, che uno straniero naturalizzato va ad aumentare il tasso di criminalità degli svizzeri, mica quello degli stranieri. Quando invece…
La conclusione non può che essere quella cui giungevamo già domenica scorsa: avanti con la ramazza!

Lorenzo Quadri

9 febbraio: i direttori romandi delle finanze snobbano la clausola ticinese? Nessuna sorpresa! I soldatini delle frontiere spalancate

Certo che cominciamo bene! A quanto pare i ministri delle finanze dei cantoni romandi non apprezzano la proposta del Consiglio di Stato ticinese di una clausola di salvaguardia quale traduzione in realtà del voto del 9 febbraio.
Eh già: da quel voto è passato un anno ed otto mesi, e ancora siamo ai piedi della scala. Del resto i partiti $torici, le lobby economiche, gli spalancatori di frontiere, il Consiglio federale, la diplomazia svenduta e succube dell’UE non vogliono trasformare in realtà il “maledetto voto”; vogliono sabotarlo.

Emergenza lavoro
Il governo ticinese ha dato mandato all’ex segretario di Stato Ambühl di studiare un piano di attuazione del nuovo articolo costituzionale 121 a. Ne è emersa la proposta della clausola a salvaguardia del mercato del lavoro.
E’ certamente importante che venga messo l’accento sul disastro occupazionale provocato nel nostro Cantone dalla devastante libera circolazione delle persone senza limiti. In Ticino il plebiscito del 9 febbraio è dovuto principalmente all’invasione di frontalieri, mentre in Svizzera interna il Sì è più legato a questioni di immigrazione propriamente detta. La clausola questo accento lo mette. Ed è il suo lato positivo. Quello negativo è che, se a fare stato per l’applicazione dell’eventuale clausola sono i soliti indicatori taroccati della SECO, secondo i quali in Ticino non esiste un’emergenza lavoro ed anzi “tout va bien, Madame la Marquise”, alla fine è come non averla. Centrale rimane la preferenza indigena: non si assume nessun frontaliere se per quel posto di lavoro ci sono dei residenti a disposizione.

Niente di nuovo
Settimana scorsa il direttore del DFE Christian Vitta ha presentato la clausola “ticinese” ai direttori cantonali delle finanze. Secondo LeTemps, i romandi non ne sarebbero rimasti entusiasti, anzi. Embè? Si tratta forse di un fulmine a ciel sereno? No di certo: i signori spalancatori di frontiere della Svizzera Occidentale non hanno ancora digerito il 9 febbraio, passato grazie al Ticino; figuriamoci se possono essere d’accordo, a freddo, di approvare le proposte che vengono da sud delle Alpi proprio in quest’ambito.
Che la posizione dei presenti all’illustre (?) consesso sia poi – come tenta di contrabbandare la stampa di regime – da considerarsi come quella dei Cantoni romandi, è assai opinabile: si tratta della posizione di singoli ministri. I quali sono esponenti del partito trasversale del “dobbiamo aprirci all’UE” – oltre che soldatini opportunamente istruiti dai padroni del vapore di Economiesuisse ed affini.

Tre cose chiare
Questo primo njet giunto dai direttori romandi delle finanze non è certo una sorpresa. Chi – vedi appunto i citati media di regime – monta la panna, lo fa solo in funzione del sabotaggio del “maledetto voto”. Il messaggio che si vuole far passare è sempre lo stesso: vedete che realizzare il 9 febbraio “sa po’ mia”? E allora bisogna rivotare.
Una cosa è chiara. Anzi tre.
1) La presunta solidarietà latina si conferma una bufala.
2) La situazione del Ticino non è paragonabile a quella di alcun’altra regione elvetica. Nemmeno a quella del Canton Ginevra. Che infatti confina con la Francia e non con l’Italia (situazione occupazionale allo sfacelo e cultura del lavoro nero). Non è esattamente la stessa cosa.
3) Il njet alla proposta ticinese da parte di alcuni politicanti romandi europeisti non vuole ancora dire nulla. E che alcuni dei citati signori si permettano pure osservazioni del piffero sul Ticino che ha osato indispettire Roma (uhhh, che pagüüüüraaaa!) con la richiesta del casellario giudiziale, dimostra solo la loro bieca sudditanza nei confronti di Bruxelles.
I ticinesi non molleranno di certo. Il 9 febbraio deve diventare realtà. Questo va ribadito nel modo più chiaro possibile; e questo passa anche per il sostegno elettorale a chi politicamente incarna il 9 febbraio,: ossia Lega ed Udc. C’è ancora qualche ora di tempo!
Lorenzo Quadri

Stranieri che delinquono: l’omicidio di Chiasso è un drammatico campanello d’allarme. Avanti con le espulsioni!

Espulsioni rapide, sistematiche e certe: nessuna attenuante buonista-coglionista per chi abusa dell’ospitalità svizzera. Altrimenti ci trasformiamo davvero nel Bronx. E a farne le spese saranno non solo i cittadini elvetici, ma anche gli stranieri onesti: la sicurezza è un diritto di tutti.

Ma come, gli stranieri che delinquono non erano tutta un’invenzione della Lega populista e razzista? Invece, ancora una volta, la cronaca di questo sempre meno ridente Cantone ci sbatte in faccia proprio quella realtà che i politikamente korretti vorrebbero negare. Perché la parola d’ordine è: negare sempre, negare comunque, negare ad oltranza. I crimini commessi da immigrati? Sono tutti “casi isolati”! Ed infatti, da un caso isolato all’altro, l’80% dei detenuti alla Stampa non ha il passaporto elvetico. Chissà come mai…

Persone pericolose
Piaccia o non piaccia, la realtà è che, a suon di immigrazione scriteriata, ci siamo riempiti di criminali stranieri. Persone pericolose; non ladri di caramelle. Un fatto di sangue gravissimo ha scioccato Chiasso la scorsa settimana: una sparatoria con omicidio. Cinque persone sono finite in carcere. E sono tutte straniere. Italo-brasiliano, rumeno, ucraino, kosovaro. La stampa di regime ha parlato di un cittadino svizzero tra gli arrestati. Come no. Altro che svizzero: si tratta di un kosovaro naturalizzato. Poi dicono che le “naturalizzazioni facili” di persone non integrate sono una balla della Lega populista e razzista.

Lo scossone
Se ci voleva uno scossone per svegliarsi, adesso lo scossone è arrivato. I cinque arrestati l’hanno fatta grossissima, ma è chiaro che sono la punta dell’iceberg. Quanti delinquenti stranieri pericolosi si sono installati in Ticino, oppure fanno dentro e fuori grazie alle frontiere spalancate? E come la mettiamo con il lassismo di leggi e tribunali? Ormai se ne sono accorti anche i paracarri. In questo paese solo gli automobilisti ed i contribuenti vengono perseguiti con la massima severità. Per tutti gli altri, invece…
Ad esempio: l’italo-brasiliano 26enne arrestato per l’omicidio di Chiasso è lo stesso che nei mesi scorsi aveva investito di proposito con il suo SUV un poliziotto “colpevole” di averlo multato. La condanna è stata una ridicola pena di sei mesi sospesa condizionalmente. La permanenza in carcere dell’italo-brasiliano è durata un battito di ciglia. Se invece di investire l’agente, il bravo giovane straniero perfettamente integrato avesse infranto un limite di velocità senza alcuna conseguenza, il demenziale programma via Sicura gli avrebbe procurato una pena assai più severa.

Avanti con le espulsioni
Il popolo svizzero, che in questo paese dovrebbe contare ancora qualcosa, lo ha detto più di una volta cosa vuole: espulsione dei criminali stranieri. Siamo uno Stato aperto, altro che populisti e razzisti. La Svizzera è il paese d’Europa con più stranieri, infatti sono due milioni su un totale di 8 milioni di abitanti. Ogni anno il saldo migratorio è di circa 100 mila persone. La Svizzera è un paese accogliente, ma se l’ospitalità viene ricambiata con il crimine allora la storia deve cambiare. Gli stranieri che delinquono o che abusano del nostro stato sociale vanno espulsi senza se né ma. L’espulsione deve essere sistematica, rapida e certa. Solo così ci potremo liberare della troppa foffa d’importazione che ci troviamo in casa e prevenirne l’arrivo di altra. Questo a tutela dei cittadini elvetici, ma anche degli stranieri onesti che vivono in Svizzera. Perché la sicurezza è un diritto di tutti.

Quando si vota…
Come scritto la scorsa settimana, i campanelli d’allarme continuano a suonare. Bisogna prendere subito la ramazza. Altrimenti sarà troppo tardi. Se non ci diamo una svegliata, diventeremo davvero come il Bronx.
E darsi una svegliata, visto che siamo in tema ed in periodo, vuol dire anche votare alle elezioni per quelle forze politiche che vogliono l’immigrazione controllata e l’espulsione degli stranieri che delinquono. Se invece si sostiene chi spalanca le frontiere perché sull’industria dell’immigrazione ci campa, e poi tenta di zittire gli oppositori con il ricatto morale del populismo e del razzismo, poi non lamentiamoci se saremo messi sempre peggio.
Lorenzo Quadri

Ma guarda un po’: la Danimarca dà un giro di vite sulle naturalizzazioni. Perché loro possono e noi no?

Ma guarda un po’! La Danimarca, che non ci risulta essere una dittatura nazifascista, bensì uno Stato membro UE, ha deciso di darsi regole più restrittive in materia di naturalizzazioni. Il giro di vite è stato deciso con l’accordo del maggiore partito di $inistra, i Socialdemocratici. “Prendere la cittadinanza danese è qualcosa di molto speciale ed è semplicemente giusto che alziamo l’asticella per potersi dire danesi”, ha dichiarato la ministra dell’immigrazione e dell’integrazione.

Loro possono
Apperò. I danesi possono. Se lo fanno gli svizzerotti, invece, ecco che si scatena il solito mantra populisti-razzisti-chiusi-gretti. I danesi possono, ed oltretutto con l’accordo della ministra dell’integrazione. Da noi, dove integrazione è diventata sinonimo di frontiere spalancate e di “dentro tutti che tanto ci pensa il contribuente a mantenervi con le sue imposte”, una cosa del genere non sarebbe nemmeno immaginabile.
I danesi possono, e addirittura con il benestare dei Socialdemocratici. Da noi i kompagni, i moralisti a senso unico e gli intellettualini rossi si sarebbero già messi a strillare contro la ministra rea di essersi prodotta in affermazioni temerarie come quella indicata sopra. Perché per loro non è lo straniero a doversi integrare, non sia mai; è il cittadino svizzero che si deve adattare ad usanze e pretese altrui, rinunciano alle sue per “non offendere” (?) l’immigrato.

Il giro di vite
In che modo Copenhagen ha dato un giro di vite sulle naturalizzazioni? Prima di tutto, ha deciso di alzare l’asticella sulla conoscenza della lingua. Il candidato al passaporto nazionale dovrà superare il test di Danese 3 (più alto) con prova scritta di 4 ore e orale di 15 minuti.
Ma soprattutto, e qui viene la parte più interessante (in quanto meno politikamente korretta): i candidati al passaporto danese dovranno dimostrare di essere stati autosufficienti economicamente per almeno 4 anni e mezzo nei 5 precedenti la richiesta. Ed inoltre, chi ha commesso reati sarà d’ora in poi escluso dalla naturalizzazione per un periodo fino a 30 anni.

Regole interessanti
Queste nuove regole danesi sono molto interessanti. Si ricorderà che il popolo del Canton Berna ha votato una modifica costituzionale che prevede esplicitamente il divieto di naturalizzare persone a carico dello Stato sociale. La garanzia federale (concessa dalle Camere) a questa nuova regola è arrivata lo scorso maggio. In contemporanea, è stato “garantito” anche il divieto di burqa votato dal popolo ticinese. In entrambi i casi, sia quello bernese che quello del nostro Cantone, chi ha starnazzato perché non voleva accettare il voto dei cittadini? Ma naturalmente la $inistra, il partito del ri-voto del 9 febbraio! Gli argomenti addotti erano sempre gli stessi: demagogia, populismo, xenofobia, e via andando. In Danimarca, invece, la stessa $inistra approva le restrizioni alle naturalizzazioni. Ma allora pretendere che il passaporto elvetico (o danese) sia concesso solo a chi è autonomo finanziariamente non è roba da razzisti e fascisti… a meno che anche i socialdemocratici danesi ricadano sotto la categoria! Kompagni ticinesi ed elvetici, “dovete aprirvi” ai vostri omologhi danesi!

Ci stanno simpatici
La Danimarca comunque comincia a starci molto simpatica. Qualche mese fa la regina Margrethe ha provocato travasi di bile ai talebani della multikulturalità con la seguente dichiarazione: “Chi si trasferisce in Danimarca deve conformarsi ai valori e alle norme danesi. Possiamo accoglierli, ma dobbiamo anche dire cosa ci aspettiamo da loro. Quella in cui arrivano è la nostra società”. E ancora: “sono venuti nella nostra società e quindi non possono aspettarsi di poter perpetuare i loro modelli da noi (…) se fanno cose incompatibili con il modello di società danese, devono rendersi conto che non può funzionare”.
Adesso il giro di vite sulle naturalizzazioni.
Aggiungiamo anche che in Danimarca è vietato esporre bandiere straniere, salvo speciale autorizzazione di polizia. Mentre da noi non si hanno nemmeno gli attributi per obbligare chi espone una bandiera straniera ad accompagnarla con una svizzera.
Siamo tutti danesi?
Lorenzo Quadri

Ben 12mila firme per il casellario giudiziale. Rosicate, kompagni, rosicate…

Il P$ infatti continua ad opporsi alla misura leghista: bisogna continuare a rilasciare permessi di dimora alla cieca affinché in Ticino possa entrare indisturbata tutta la foffa: “dobbiamo aprirci!”

Dieci giorni fa sono state consegnate a Bellinzona oltre 12mila firme a sostegno della richiesta sistematica del casellario giudiziale prima del rilascio o del rinnovo di permessi B e G. La prassi è stata introdotta dal ministro leghista Norman Gobbi. Quella petizione che era stata lanciata quasi per caso, si è dunque trasformata in uno strepitoso successo. A dimostrazione, dunque, che indietro non si torna. La misura non sarà “temporanea” come avrebbero voluto la ministra del 5% Widmer Schlumpf e la degna comare Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga (P$), con i rispettivi tirapiedi De Watteville e Gattiker. La richiesta sistematica del casellario rimarrà dunque operativa senza alcun limite di tempo. In barba ai travasi di bile del governatore della Lombardia Roberto Maroni, leghista solo di nome: perché, se Maroni fosse leghista davvero e non per finta, capirebbe benissimo l’esigenza di conoscere i precedenti penali di chi chiede il rilascio di un permesso di dimora, prima di eventualmente concederlo. Del resto, non risulta affatto che i frontalieri si siano sollevati contro il casellario; risulta invece che vari politici italiani ammettano che la richiesta è legittima.
Oltretutto, se i frontalieri in Ticino sono tutti italiani, lo stesso non si può dire dei permessi B. Perché allora, se davvero l’iniziativa di Gobbi è così scandalosamente contraria ai bilaterali, insorgono solo i peggio politicanti della vicina ed ex amica Penisola e non anche gli altri Stati membri UE? Forse perché i bilaterali ormai non li rispetta più nessuno?

Anche a Zurigo…
Intanto, per la serie “ma tu guarda i casi della vita”, l’alta scuola pedagogica di Zurigo ha introdotto l’obbligo di presentare l’estratto del casellario giudiziale a tutti gli insegnanti in formazione, compresi quelli che hanno già lavorato per altri istituti. Uella: loro “possono” e noi no? E come la mettiamo col fatto che ai ticinesi la presentazione del casellario viene richiesta nelle più svariate occasioni?

La caffettiera domenicale
Che dire, poi, dei tapini del Caffè della Peppina, il settimanale che difende solo gli interessi dei frontalieri? La caffettiera domenicale ha tentato di far credere ai suoi lettori che il casellario fosse inutile, interpellando – a supporto della tesi preconfezionata in funzione anti-Lega – la consueta schiera di sedicenti esperti, tutti targati P$: i soliti intellettualini rossi che abusano delle proprie credenziali accademiche per spacciare la propaganda di partito per posizioni tecniche. Le 12 mila firme raccolte a favore del casellario sono, comunque, la miglior risposta a simili petardi bagnati da tre una cicca. Adesso che il popolo ticinese ha dimostrato di sostenere in grande stile la misura di Gobbi, immaginiamo che i fondi di caffè diventeranno sempre più amari. Rosicate, gente, rosicate…

Già nel 2008…
La questione della richiesta sistematica del casellario giudiziale viene da lontano. Almeno in senso temporale. In senso politico, invece, giunge da vicino. La prima azione in questo senso fu infatti una proposta di risoluzione che il sottoscritto presentò in Gran Consiglio nel settembre 2008. Risoluzione che il parlamento, come noto, ha adottato nelle scorse settimane, a “soli” sette anni di distanza (e pasticciando poi sulla questione della richiesta ai padroncini). Meglio tardi che mai! Nel frattempo chi scrive ha inoltrato anche a Berna una mozione sul tema, che però è stata respinta (ovviamente mica si getta la spugna dopo il primo tentativo…). Interessante notare che, al momento del voto in Consiglio nazionale sulla mozione in questione, i due esponenti PLR si sono astenuti (?), mentre la rappresentante del P$ ha votato contro.

Le prodezze della VPOD
Morale della favola: davanti ad una più che legittima richiesta del popolo ticinese, legata ad elementari esigenze di sicurezza, una richiesta che ha raccolto senza sforzo alcuno 12mila firme, chi si oppone? Ma naturalmente il solito P$! Quello del “bisogna rifare il voto del 9 febbraio”! Quello che vuole le frontiere spalancate affinché in Svizzera possa entrare tutta la foffa: “dobbiamo aprirci”!
A proposito: lo sapete che il sindacato VPOD, di cui Raoul Ghisletta è segretario dirigente in Ticino, è una delle poche associazioni ad aver aderito al comitato dell’iniziativa del vicolo cieco, quella finanziata dal miliardario residente negli USA (dove paga le tasse costui, ammesso che le paghi?) che vuole cancellare la votazione del 9 febbraio? E Ghisletta tenta, per becero opportunismo elettorale, di spacciarsi per antieuropeista? Ma va là… “Accà nisciuno è fesso!”. Il 70% dei ticinesi che ha votato Sì il 9 febbraio vuole mandare a Berna proprio Ghisletta? Ma anche no! E allora: votare SCHEDA LEGA! Per chi non l’avesse ancora fatto, c’è ancora qualche ora di tempo!
Lorenzo Quadri

Insegnamento della civica: basta con la melina! Chi ha paura del voto popolare?

Sull’iniziativa che chiede l’insegnamento obbligatorio della civica – come materia a se stante e con una propria valutazione – dopo tanta melina da parte del DECS ed in particolare da parte del consigliere di Stato titolare, kompagno Manuele “Bisogna rifare il voto del 9 febbraio” Bertoli, al quale la proposta proprio non piace, nelle scorse settimane è finalmente arrivata qualche notizia positiva. A fornirla è la commissione scolastica del Gran Consiglio.

La prima “buona novella” è che non ci sarà una seconda perizia sulla ricevibilità dell’iniziativa, già accertata da un’expertise dell’avv. Crespi, incaricato dal comitato promotore. La seconda, che il messaggio sulla civica verrà trattato separatamente e non assieme alla questione dell’insegnamento religioso. Quindi, viene affossato il tentativo di Bertoli di mettere in contrapposizione le due materie civica e religione, ben sapendo che i promotori idealmente le sostengono entrambe. La terza, che il relatore commissionale designato è il leghista Michele Guerra.

Naturalmente, dalla scolastica potrebbero anche uscire due rapporti sulla civica: uno favorevole ed uno contrario. Non c’è bisogno del mago Otelma per prevedere che il Consigliere di Stato PS, titolare del DECS, mobiliterà le truppe cammellate per mettere i bastoni tra le ruote all’iniziativa, e per ottenere un njet da parte del parlamento. Alla fine dovrà comunque decidere il popolo ticinese. Ed infatti è proprio il voto popolare ciò che il DECS voleva evitare mettendo in discussione la ricevibilità dell’iniziativa. Visto che infatti a $inistra la volontà popolare viene rispettata solo quando fa comodo, meglio prevenire decisioni sgradite: altrimenti la lista delle votazioni “da rifare” si allunga…

 

“Sa pò mia”?

Perché i vertici del DECS aborrono l’iniziativa sulla civica? La storiella dell’impossibilità di inserire nella griglia oraria due ore al mese (!) d’insegnamento di detta materia non suona molto credibile. Chissà perché, c’è come il vago sospetto che, se si fosse trattato di inserire due ore al mese di (ipotetiche) materie quali “multiculturalismo”, “integrazione”, “istituzioni europee” e via sbrodolando, certe “insormontabili difficoltà” sarebbero state immediatamente sormontate. La civica non piace perché rammenta alcune cosette che a sinistra proprio non piacciono. Ad esempio principi fondanti e specifici della Svizzera quali democrazia diretta, indipendenza, neutralità, federalismo, esercito di milizia, eccetera.

Certamente potrebbe diventare un po’ imbarazzante per il DECS insegnare ai ragazzi che, ad esempio, il voto popolare deve essere rispettato quando il capodipartimento va in giro a dire che bisogna rifare il voto del 9 febbraio perché non piace a lui e al suo partito. Oppure spiegare il concetto di sovranità nazionale quando il partito di riferimento delle gerarchie scolastiche vuole imporre il diritto straniero e vuole pure l’adesione della Svizzera all’UE. Idem per l’esercito di milizia, di cui il P$ vuole l’abolizione.

 

Meglio dimenticare…

E’ insomma evidente che chi i principi fondanti della Svizzera li vuole rottamare perché bisogna diventare uguali a tutti gli altri (visto che confini e dunque nazioni non devono più esistere) non può che opporsi al loro insegnamento a scuola. Se si vuole cancellare qualcosa, è molto più facile farlo prima cadere in dimenticatoio. Insegnarlo è controproducente: non sia mai che la lezione di civica rischi di generare in innocenti virgulti un qualche sentimento patriotico (che orrore il solo pensiero!). La colonizzazione della scuola ad opera del partito delle frontiere spalancate non serviva certo a questo…

 

Anche i contenuti

Visto l’andazzo nella scuola di questo ridente Cantone, nel caso piuttosto verosimile in cui l’iniziativa per l’insegnamento della civica dovesse venire accettata dai votanti, bisognerà anche controllare il contenuto del programma della nuova materia: non sia mai che a qualche furbastro venga in mente di fare (dal suo punto di vista) “di necessità virtù” trasformandola in un corso di filoeuropeismo coatto.

Ma procediamo un passo alla volta.

Lorenzo Quadri

Se non ce la mettiamo tutta, il 18 ottobre vinceranno gli spalancatori di frontiere. Ogni scheda della Lega è importante!

La scorsa domenica il pranzo della Lega in quel di Chiasso ha riscosso il meritato successo. Il Mendrisiotto, devastato dal frontalierato e dalla criminalità d’importazione “grazie” alla sciagurata politica delle frontiere spalancate (“bisogna aprirsi”) è il primo a toccare con mano l’esattezza delle previsioni della Lega e del Mattino in materia di libera circolazione delle persone.

Elezioni fondamentali
Le elezioni federali sono vicine. Queste elezioni non sono secondarie, come magari qualcuno potrebbe pensare. Al contrario: sono importantissime per il Ticino. Non sappiamo più come ripeterlo, ma dobbiamo mobilitarci. Dobbiamo convincere parenti, amici, conoscenti, e – soprattutto – gli indecisi a votare scheda Lega.
Ciò che rischiamo in caso contrario lo ha indicato il sondaggio del GdP: due seggi socialisti in Consiglio nazionale, con Raoul Ghisletta a Berna al posto di un leghista. Uno scenario che perfino il presidente del PLR ha definito “preoccupante”. Noi, più che preoccupante, lo troviamo catastrofico. Significherebbe che il Ticino si è rimangiato il voto storico del 9 febbraio: non ci sarebbe altra spiegazione, se venisse premiato alle elezioni federali proprio quel partito, il P$, che più di tutti ha fatto campagna contro l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”, denigrandola come populista e razzista (giudizio ovviamente esteso a chi l’ha votata). Adesso che si tratta di venirne ad una sul nuovo articolo costituzionale 121 a, vogliamo raddoppiare a Berna – dove vengono prese le decisioni! – la rappresentanza di chi sta facendo carte false per sabotare il “maledetto voto” antieuropeista?

La tomba del 9 febbraio?
Lo abbiamo già detto e lo ripetiamo: il 18 ottobre rischia di diventare la tomba del 9 febbraio. Lo diventerà se non ci impegniamo tutti a scongiurare una simile eventualità. Il Ticino ha salvato la Svizzera almeno due volte. L’ha salvata il 6 dicembre 1992, grazie al Nano, con il voto negativo sull’adesione allo spazio economico europeo. Un No che tra l’altro, secondo gli euroturbo, avrebbe dovuto gettare la Svizzera nel baratro. Ed invece proprio grazie ad esso siamo messi meno peggio degli altri paesi europei. E il Ticino ha di nuovo salvato la Svizzera il 9 febbraio 2014. Adesso si tratta di andare avanti per la strada imboccata. Che è poi quella che vorrebbero imboccare anche tanti Stati membri dell’UE.
Il 9 febbraio sono la Lega e l’Udc. E sono dunque queste formazioni che i ticinesi devono premiare se non vogliono gettare alle ortiche quanto finora fatto – ed ottenuto. Non crediamo agli antieuropeisti di comodo che spuntano come funghi (è stagione) nei partiti $torici: si dimenticheranno delle promesse elettorali il giorno dopo le elezioni; hanno sempre fatto così. Non crediamo a chi ha sempre denigrato le battaglie della Lega come “populiste e razziste” e adesso cerca di saltare sul carro per tornaconto elettorale, leggasi sciacallaggio.
E non basta il voto preferenziale. Servono le schede della Lega. Se non arrivano, sghignazzano i kompagni. Quelli che vogliono rifare il 9 febbraio. Quelli che vogliono le frontiere spalancate. Quelli che organizzano le manifestazioni a sostegno dei frontalieri. Quelli che sognano di dare il voto agli stranieri. Quelli che ci riempiono di finti rifugiati. Quelli che vogliono farci mantenere, con le nostre imposte, tutti gli immigrati nello Stato sociale; perché loro, nell’industria sociale, ci tettano dentro. Quelli che vogliono sempre più tasse e più burocrazia: per loro esse si traducono in posti di lavoro sicuri per gli amici e gli amici degli amici. Il tutto a carico del contribuente.
Senza dimenticare poi che tra qualche mese ci aspetta un’altra battaglia: le elezioni comunali. Non arriviamoci da una posizione di debolezza.

Eleggere come si vota
Non basta votare bene su iniziative e referendum. Bisogna anche eleggere di conseguenza. Altrimenti non ci si può certo lamentare se la volontà della gente rimane lettera morta…
Morale della favola: servono schede, schede e ancora schede. Servono crocette per Battista Ghiggia agli Stati. E allora andiamole a prendere, queste schede e queste crocette. Dimostriamo ai balivi bernesi, quelli che vorrebbero svenderci all’UE, che il Ticino è sempre ancora quel Cantone fiero e orgoglioso che li ha fatti inciampare il 9 febbraio.
Lorenzo Quadri

Asilo: gli scienziati bernesi slinguazzanol’UE. Ci fregheranno un’altra volta!

A Losanna ci sono problemi con gli asilanti. La locale sezione dell’Udc ha cominciato a raccogliere le firme affinché i sedicenti rifugiati ospitati in città non superino il 22.2% di quelli che la Confederazione ha scaricato sul Canton Vaud (percentuale calcolata in base alla popolazione), mentre attualmente sono al 30%.
Quella lanciata è una petizione. Non è un’iniziativa o un referendum. Ciononostante, si tratta sempre di un mezzo di pressione importante. A condizione, va da sé, che le firme raccolte siano molte. Ad esempio: la petizione a sostegno della richiesta del casellario giudiziale introdotta da Norman Gobbi di firme ne ha raccolte oltre 12mila senza particolare sforzo: un’enormità. Certamente anche a Losanna i risultati della mobilitazione saranno buoni. E’ poi chiaro che i promotori saranno sufficientemente accorti per abbinare la raccolta di firme per la petizione a quella per il referendum contro l’ennesima riforma del settore dell’asilo, appena approvata dalle Camere federali.

Cornuti e mazziati
Sì, perché è qui che casca l’asino. Grazie alla kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, la Svizzera corre in soccorso degli eurofalliti travolti dall’assalto di migranti economici. Si associa a quote di distribuzione UE ancora prima che vengano approvate. E cosa ottiene dai funzionarietti di Bruxelles in cambio di tanto zelo prossimo al servilismo? Forse delle aperture sul 9 febbraio? Ma neanche per sogno! Siamo facili profeti: un conto, diranno gli eurobalivi, è l’emergenza asilo; altra storia i (presunti) “valori fondanti” della (dis)unione europea, come la devastante libera circolazione. La domanda a questo punto è: ma i sette scienziati bernesi pensano davvero di ottenere qualcosa dall’UE slinguazzandola? Oppure è solo quello che vogliono far credere alla gente per sdoganare l’arrivo in massa di migranti economici che, in base agli accordi internazionali in vigore, non ci spettano affatto? Per la serie: facciamo uno sforzo adesso che verremo ricompensati dalla benevolenza di Bruxelles? Quanto ci scommettiamo che, invece, rimarremmo fregati ancora una volta?

Raccolte di firme
L’ennesima revisione della legge sull’asilo amputa in modo scandaloso i diritti dei cittadini a difendersi dall’improvviso spuntare di centri asilanti vicino a casa loro in strutture della Confederazione. Quest’ultima ha avocato a sé – e più precisamente al Dipartimento della kompagna Simonetta – tutti i diritti di decisione. I cittadini devono dunque mobilitarsi adesso prima che sia troppo tardi. Del resto c’è come il sospetto che, in materia di asilo, nei prossimi tempi in vari Cantoni – non solo nel Canton Vaud e non solo a Losanna – ci saranno delle raccolte di firme.

E ti pareva…
Proprio ieri, per la serie “non c’è limite al peggio”, in quel di Ginevra ben (?) 400 persone, naturalmente provenienti dai collettivi di $inistra, hanno pensato bene di manifestare contro la politica d’asilo svizzera definita “disumana”. Uella! Questi figli di papà con i piedi al caldo potrebbero non solo cominciare ad ospitare migranti economici a casa propria, ma anche ad andare a prestare aiuto nei paesi in guerra. Perché aiutare sul posto i veri perseguitati costa molto meno ed è molto più utile che attirare in Svizzera fiumane di finti rifugiati (e nümm a pagum) in nome del politikamente korretto e delle frontiere spalancate.
Lorenzo Quadri

RSI: autocritica sempre e totalmente assente. L’orchestrina continua a suonare

Quando si dice la reazione tempestiva! E dire che stiamo parlando di un’azienda che fa (dovrebbe fare) informazione. Ad un mese di distanza dall’uscita della Lega dalla CORSI, ecco che arriva la presa di posizione ufficiale da parte del presidente Gigio Pedrazzini davanti al Consiglio regionale. Naturalmente, e come sempre nella migliore (?) tradizione di Comano, di autocritica non se ne trova traccia. Nemmeno a cercarla col microscopio elettronico.
Dice il Gigio: “le motivazioni delle dimissioni dei leghisti sono inaccettabili”. Ah beh, questa sì che è una dichiarazione col botto! Una performance argomentativa che fa il paio con la reazione a caldo dello stesso Pedrazzini il giorno dopo l’annuncio delle dimissioni “in blocco” dei rappresentanti leghisti. Disse infatti il presidente CORSI: “la partenza della Lega non è così importante”. Il che ricorda molto da vicino la favola della volpe e dell’uva.
Una lungimiranza davvero esemplare, non c’è che dire! Il principale partito del Cantone se ne va sbattendo la porta da un’azienda statale – perché questa è la natura della RSI, visto che oltretutto è finanziata con un canone trasformato in imposta – e il presidente, messo lì dalla politica, dice che “non è importante”.

Tout va bien?
Ma le perle non sono finite. A ben quattro mesi di distanza dal voto del 14 giugno, ecco che la dirigenza RSI conferma che è in atto un’analisi per capire “se i ticinesi che hanno detto No alla riforma della legge sulla radiotv si sono voluti opporre ad una nuova tassa o hanno inteso esprimere un giudizio negativo sulla RSI”. Ma come: prima della votazione i fautori del canone obbligatorio per tutti mica dicevano che non si trattava di una nuova tassa? E invece adesso…
E se il No del 14 giugno fosse entrambe le cose, di cui una è la conseguenza dell’altra? Ovvero: perché il ticinese avrebbe dovuto accettare una nuova tassa per finanziare un prodotto del genere? Ma naturalmente a correggere il tiro non ci pensa nessuno. Meglio commissionare – con calma – l’ennesima indagine taroccata per farsi dire che “tout va bien, madame la marquise”. Il trucco è collaudato.

Il ponte è crollato
Il Gigio dichiara che la CORSI è il ponte tra la RSI e la società civile. Ebbene, il ponte è crollato. Tra RSI e società civile c’è una muraglia. La società civile non ha alcun accesso alla RSI che continua a fare propaganda di parte (pro sinistra, pro “aperture”, pro UE) spacciandola per servizio pubblico.
Gli inciuci dell’assemblea CORSI sono riusciti a tagliar fuori la Lega, che rappresenta il 30% dei Ticinesi, anche dal consiglio del pubblico: proprio quel gremio che dovrebbe rappresentare, appunto, la società civile. Ma che però non la rappresenta affatto. Ad ogni buon conto, tanto per non sbagliare, la SSR è riuscita a far sì che tale consesso – nella denegata ipotesi in cui esso, in futuro molto lontano, dovesse davvero diventare rappresentativo del pubblico – contasse meno di zero: una semplice foglia di fico. La sinistra si fa la televisione su misura e poi se la auto-elogia. La CORSI non è in grado di correggere la rotta, e nemmeno si sogna di farlo: di conseguenza, non serve ad un tubo. E visto che la RSI e la CORSI sono un tutt’uno incestuoso e lottizzato, ne consegue che la situazione non è riformabile. Ma l’importante a Comano è trovare sempre nuove scuse per chiudersi a riccio, respingere le critiche ed andare avanti “come se niente fudesse”. Il Titanic affonda e l’orchestrina continua a suonare.
Lorenzo Quadri