Espulsione dei criminali stranieri: i contrari tirano fuori i sondaggi pilotati. Chi delinque deve fare le valigie

Ma guarda un po’: secondo i dettami dell’ormai usurata tattica della manipolazione pre-votazione, ecco che saltano fuori i sondaggi che darebbero la cosiddetta “iniziativa d’attuazione”, quella che vuole “attuare” l’espulsione dei delinquenti stranieri, in perdita di velocità. Addirittura del 61% al 51% in poche settimane. Così dice l’inchiesta del “20 Minuti”, il quale di certo non è al di sopra delle parti. Il quotidiano gratuito attribuisce il presunto “risultato” alla discesa in campo, contro l’iniziativa “populista e razzista”, di intellettualini rossi, tecnocrati di partito, strimpellatori di regime, pagliacci, nani e ballerine. Tutta gente pronta a vomitare spocchia sugli svizzerotti chiusi e xenofobi, che osano bocciare la deleteria politica delle frontiere spalancate. Poi però, quando si tratta di attaccarsi alla greppia pubblica, finanziata dagli “xenofobi e razzisti”, ecco che improvvisamente la puzza sotto il naso sparisce come per incanto. Pecunia non olet!

Cambiamento di rotta?
Non c’è alcun motivo per ritenere che gli svizzeri si stiano convertendo alla politica delle frontiere spalancate. Che abbiano sposato la tesi che “i delinquenti stranieri sono un’invenzione populista e razzista”. Specie in considerazione del fatto che il 70% degli ospiti dei penitenziari svizzeri, alla Stampa la percentuale sale all’80%, non ha il passaporto rosso.
Le statistiche della Confederazione non lasciano alcun dubbio. Nei crimini più gravi, gli autori stranieri sono sovrarappresentati. Di delinquenti d’importazione non abbiamo alcun bisogno. Le farneticanti accuse di “disumanità” rivolte all’iniziativa d’attuazione (e quindi a chi la sostiene) non portano da nessuna parte: sono solo, questo sì, populismo di bassa tacca (e poi i populisti sarebbero i promotori?). E allora cosa sarebbe “umano”? Permettere a pericolosi delinquenti stranieri, non di rado recidivi, di rimanere nel nostro paese, costituendo così una minaccia per tutte le persone oneste che ci vivono – svizzere o straniere che siano?

Infastidire l’UE
Gli avversari dell’iniziativa d’attuazione temono in realtà solo di infastidire i loro padroni targati UE con un altro voto “scomodo” in materia di libera circolazione delle persone. Agli interessi delle frontiere spalancate e di chi ne approfitta senza remore (assumendo stranieri a basso costo) viene sacrificata la sicurezza interna. Solo così si può spiegare la discesa in campo degli ambienti della grande economia. I cui rappresentanti, evidentemente, non si vergognano a metter fuori la faccia a difendere un presunto diritto di delinquenti stranieri a rimanere nel nostro paese. E il diritto degli onesti lavoratori che questi stessi rappresentanti lasciano a casa da un giorno all’altro per assumere frontalieri o neo-permessi B?

Regole chiare per tutti
Particolarmente ridicola, poi, l’obiezione che l’iniziativa d’attuazione creerebbe incertezza. E’ vero proprio il contrario. Adesso, infatti, l’espulsione dei delinquenti stranieri la decidono i Cantoni, ed ognuno fa a modo suo. Un interessante articolo pubblicato di recente sull’Aargauer Zeitung mette in luce le plateali differenze tra un Cantone e l’altro. Uri espelle un delinquente straniero su 19, Ginevra uno su 117! E’ dunque opportuno che valgano regole uguali a livello federale. Regole restrittive, come è giusto che sia: di fare il paese del Bengodi per delinquenti stranieri ne abbiamo piene le tasche. Idem dicasi dei ricatti morali con cui i rottamatori della Svizzera tentano di imporre le proprie posizioni. Regole che i cittadini elvetici hanno già votato nel 2010, ma che la maggioranza politica rifiuta di applicare, perché “bisogna aprirsi”; e dunque, gli svizzerotti che pensano di opporsi alle “aperture” vanno bastonati e denigrati.
Lorenzo Quadri

Norme anti-leghisti per i post: la gauche caviar come i pifferi di montagna. Partirono per suonare e furono suonati!

Tanto tuonò che non piovve. Del resto alla siccità siamo ormai da tempo abituati. Il tentativo di $inistra e radikalchic di inventarsi nuove leggi ad hoc contro il “nemico da abbattere” è finito in palta.

Il tentativo è stato fatto tramite l’iniziativa Quadranti. Essa chiedeva l’adozione di provvedimenti d’ordine e disciplinari per sanzionare il comportamento dei deputati anche al di fuori dalle sedute parlamentari. Ci si riferiva in particolare agli interventi sui social network. Per una strana coincidenza, l’iniziativa Quadranti è stata presentata dopo che una sbroccata su facebook di un deputato leghista, per cui il diretto interessato si è peraltro scusato, era diventata di pubblico dominio, con abbondanti dosi di panna montata. In una simile circostanza, la nostrana gauche caviar non poteva perdere l’occasione di ergersi a moralizzatrice: paladina del “confronto politico corretto” contro il degrado provocato dai leghisti populisti e razzisti, chiusi e gretti, fascisti e maleducati, e via sproloquiando. Il trucco è vecchio: servirsi a piacimento della morale per rendere spregevole l’avversario politico. Ma il petardo si è rivelato, ancora una volta, bagnato.

Calare lezioni senza averne alcun titolo
Infatti “gli è che”, per salire in cattedra a calare lezioni, bisogna essere irreprensibili. E’ condizione indispensabile. Ma non la $inistra non la adempie per nulla. Per i kompagnuzzi, l’utilizzo della denigrazione, dell’insulto, dell’ attacco personale contro l’avversario politico è moneta corrente da tempo. Ma evidentemente i sedicenti progressisti tentano di far credere che i responsabili del “degrado” siano sempre altri. Loro, i kompagnuzzi, fanno satira; gli altri insultano. Loro esprimono un’opinione politica protetta dalla libertà d’espressione; gli altri, denigrazioni da codice penale. Il gioco delle definizioni applicate secondo la convenienza potrebbe andare avanti all’infinito. Ma chi la morale la fa solo ai nemici, non ha più neanche uno straccio di credibilità. Tant’è che i vari gruppuscoli alla BrutTicino (erano sempre le stesse persone che si presentavano sotto etichette diverse per dare l’impressione di essere in tanti) si sono liquefatti come neve sotto il sole di agosto. Del resto, con quale credibilità può moraleggiare un ex magistrato che (tanto per fare degli esempi) stampa e distribuisce finti giornali di insulti ai leghisti facendosi prendere con la mani nella marmellata, definisce “pagliacci” i Consiglieri di Stato e “teppisti della politica” i parlamentari federali, e via elencando?

Il boomerang
Nel caso dell’iniziativa Quadranti, l’effetto boomerang è stato immediato. La relatrice $ocialista a favore della norma voluta ad hoc per bastonare l’avversario politico è stata la prima a cascarci dentro a piedi a pari. E’ la stessa scena che si vede nei cartoni animati, quando il coyote si becca in testa il masso che aveva posizionato per centrare lo struzzo.
Gli intrecci del P$ con il quindicinale spazzatura Il Diavolo, pluricondannato per insulti ai leghisti e perfino ai loro genitori, sono ormai arcinoti. E come la mettiamo col fatto che l’organo ufficiale del P$, il mensile Confronti (più redattori che lettori) fino all’altro giorno era diretto da un tizio condannato per insulti ad esponenti della Lega? E non vorremmo mica fare un torto, non citandoli, all’insultatore di morti Adriano Venuti, municipale di Massagno e membro della direzione P$, all’animatore radiofonico sospeso, a tutti gli esponenti della nostrana $inistruccia che quotidianamente sui “social network” – mettendoci la faccia o in forma anonima – si producono in attacchi triviali, razzisti e sessisti, in particolare contro esponenti della Lega?

Altro che autoerotizzarsi cerebralmente con il mantra del “valore della diversità”: chi osa pensarla in modo diverso dai kompagnuzzi, si espone alla gogna del ro$$o partito dell’odio.

E’ troppo facile, cari sedicenti “progressisti”, sanzionare le sbroccate, ma solo quelle degli altri, chiedere rispetto, ma solo per sé, invocare la libertà d’espressione, ma solo per chi è ideologicamente allineato.
Lorenzo Quadri

Lo scandalo dei licenziamenti all’americana arreca un danno incalcolabile. La RSI si è giocata gli ultimi sostegni popolari

Questa volta la dirigenza della RSI l’ha davvero fatta grossa. I licenziamenti all’americana mostrano come, anche all’interno di un’azienda colonizzata dalla $inistra, imperversano i metodi del più bieco padronato antisociale. Non si è mai vista un’azienda pubblica, finanziata con i nostri soldi, che convoca senza preavviso collaboratori – anche di lunga o lunghissima data – comunica bruscamente la fine immediata del contratto lavorativo e li fa accompagnare alla porta dai servizi di sicurezza.

Il direttore ha mentito
Cosa ha scatenato il putiferio? La necessità di risparmiare poco più di 5 milioni a seguito dell’ormai famosa sentenza del tribunale federale sull’IVA. Ma il canone incassato è di 240 milioni. Non si sono dimezzati i fondi dall’oggi al domani. Eppure è stato il caos. Addirittura, il direttore di un’azienda che incassa il canone più caro d’Europa per fare informazione “oggettiva” ha mentito alla stampa. E poi il pubblico dovrebbe fidarsi dell’informazione della RSI?

Compiti non fatti
La radiotelevisione di sedicente servizio pubblico deve contare, per continuare ad esistere, sull’appoggio dei cittadini. Come dovrebbe guadagnarsi questo appoggio? In prima linea, come ogni azienda, facendo apprezzare il proprio prodotto. Un prodotto che il cittadino è peraltro costretto a pagare. Per questo la legge prevede delle garanzie: l’informazione finanziata col canone deve essere equidistante. Queste garanzie sono oggi disattese: la RSI non perde occasione per fare propaganda partigiana pro – frontiere spalancate e anti-Lega e Udc. E non è mica solo il Mattino populista e razzista a scriverlo. Il concetto è stato espresso, nero su bianco, anche sulle colonne del Corriere del Ticino; ma soprattutto, è stato certificato dagli utenti ticinesi che lo scorso giugno, quando si è trattato di votare sul canone obbligatorio, hanno asfaltato la RSI. Il No ticinese alla nuova LRTV è stato, certamente, un No ad un nuovo ed iniquo balzello. Ma è stato anche e soprattutto una bocciatura della RSI. Però l’azienda ha rifiutato il giudizio popolare. A tutt’oggi, va avanti come se “niente fudesse”. Nessuna traccia di autocritica.  Pretende di avere sempre ragione. Ogni appunto è respinto con repliche stizzose. Lo stile è quello del “o con me, o contro di me”.

Datore di lavoro
La fiducia della maggioranza dei cittadini ticinesi nei confronti di  quello che è il nucleo del mandato pubblico della R$I, ossia l’informazione al di sopra delle parti, è dunque evaporata. E si abbia almeno la decenza di evitare di squalificarsi ulteriormente tentando di colpevolizzare chi, come il Mattino, con risorse lillipuziane da anni segnala la partigianeria imperante a Comano e Besso.
Quali altri  argomenti ha ora la RSI per convincere i ticinesi a schierarsi dalla sua parte? Il suo ruolo di importante datore di lavoro: 1100 posti non sono noccioline. Ma, trattando come dei delinquenti decine di collaboratori che hanno servito l’azienda per lunghi anni, la radiotelevisione pubblica butta a mare anche questo atout, e si rende odiosa all’opinione pubblica. Non c’è stato solo “un danno d’immagine”, come teme (?) il presidente CORSI Gigio Pedrazzini. L’immagine è proprio devastata. I vertici che hanno gestito così male la contingenza occupazionale hanno arrecato un danno incalcolabile all’azienda e quindi dovrebbero andarsene.

Di nuovo alle urne
Qualche taglio occupazionale non avrebbe suscitato scandalo se la RSI  avesse avuto il buon senso di cominciare a lasciare a casa frontalieri, neo-permessi B, esponenti di gruppi familiari assunti in base al grado di parentela e protetti politici. C’è invece ben più che il sospetto che quanti rientrano in tali categorie siano invece ancora al loro posto. E certo non per meriti professionali.
Magari qualcuno, nei lussuosi uffici dirigenziali di Comano, avrebbe dovuto tener presente che l’iniziativa No-billag è riuscita. I cittadini svizzeri saranno chiamati a votare. Grazie allo scandalo dei licenziamenti all’americana, il Sì  ticinese all’iniziativa diventa uno scenario sempre più probabile. E allora si salvi chi può…

Cade la maschera degli eurobalivi. I migranti economici contano più dei cittadini UE

Nella denegata ipotesi in cui fosse esistito ancora qualche seppur minimo dubbio, ecco che ci pensa la stessa UE a fare chiarezza. Mentre gli Stati membri affrontano il caos migranti e uno dopo l’altro chiudono le frontiere, il presidente della Commissione UE Jean Claude Juncker lancia l’allarme. “Alcuni paesi hanno allegramente (sic!) reintrodotto i controlli alle frontiere, e domani ci verrà chiesto di rendere conto dei costi economici che questo comporta”. E ancora: “Schengen è in pericolo, l’UE è minacciata alla base, occorre salvare Schengen”.
Davanti a simili sciagurate esternazioni, non si può che restare basiti. L’eurobalivo Juncker finge di non vedere, e come lui molti altri, che l’invasione di migranti economici, l’80% dei quali sono giovani uomini soli che non vengono affatto da paesi in guerra, è un pericolo per la sicurezza dei cittadini e delle cittadine europee. L’Europa sì che è minacciata, ma da questi arrivi di massa illegali. Ed invece di preoccuparsi della sicurezza dei cittadini europei, di cosa si preoccupa Juncker? Di mantenere le frontiere spalancate!  Le frontiere spalancate sono dunque più importanti della sicurezza di chi vive negli stati membri.
Fa poi ridere i polli che il presidente della Commissione UE abbia il coraggio di  evocare i costi economici provocati dalla reintroduzione dei controlli sul confine. Uella Juncker, e come la mettiamo con i costi provocati dall’immigrazione scriteriata con arrivi di quantità insostenibili di migranti economici? Costi che sono a carico del contribuente, visto che i milioni di finti rifugiati non li mantiene l’eurobalivo Juncker con i suoi soldi.
Ecco, questa è l’Unione europea alla quale, secondo il consigliere di Stato P$ Manuele Bertoli, la Svizzera dovrebbe aderire.

Contingenti austriaci
Lo scorso anno nel nostro paese sono entrati 40mila asilanti. L’Austria per il 2016 ha annunciato che ne accetterà “solo” 37’500 e fino al 2019 al massimo  127’500.
Quindi l’Austria, che è uno stato membro UE, accoglierà meno migranti economici della Svizzera.  E non solo: perfino le tanto slinguazzate (dalla nostra sinistruccia) socialdemocrazie scandinave hanno chiuso i confini e stanno espellendo a go-go. Niente da dire, kompagni?
Non ci vuole il mago Otelma per prevedere che, una volta che l’Austria avrà raggiunto il tetto massimo, i migranti in esubero si riverseranno sulla vicina Svizzera, se quest’ultima non avrà nel frattempo avuto il buonsenso di chiudere le frontiere. Ma di certo non ci si possono fare grandi illusioni. Basti pensare che la kompagna Simonetta Sommaruga, responsabile del dossier, dopo le molestie di massa in Germania (ma anche da noi) ha detto che “non c’è posto in Svizzera per chi non rispetta le donne”.

La presa in giro della “Simo”
O Simonetta, prima hai permesso che questi giovani uomini soli che “non rispettano le donne” arrivassero in tutta comodità, e chi sosteneva il ripristino dei controlli al confine era un becero populista e razzista. In Parlamento hai pure descritto la sospensione dei fallimentari accordi di Schengen come uno scenario apocalittico, che provocherebbe colonne quotidiane fino a Milano. Forse è il caso di andarci cauti con i voli pindarici. A parte che se padroncini e frontalieri fanno un po’ di coda in dogana non ci stracciamo le vesti, quella della ministra di Giustizia è retorica da tre e una cicca. La Svizzera ha aderito a Schengen solo nel 2005. Non ci risulta che prima del 2005 ci fossero “code quotidiane fino a Milano”. Prendiamo comunque atto con piacere che Sommaruga è consapevole del fatto che il Ticino ogni giorno subisce una un’invasione da sud, ed attendiamo che si comporti di conseguenza, nevvero?
Ma guarda un po’: dopo che la  buona “Simo”  ha permesso l’arrivo dei migranti economici “che non rispettano le donne” adesso vorrebbe farci credere che di botto comincerà ad espellere come farebbe una “becera populista e razzista”? La presa in giro è evidente.
Lorenzo Quadri

Tunnel di risanamento del San Gottardo: se ne sentono di tutti i colori. Un Sì per i nostri posti di lavoro

I contrari al cosiddetto tunnel di risanamento al San Gottardo stanno da settimane sparando le cartucce più inverosimili. L’ultima tattica consiste nel far balenare ipotesi alternative che non esistono (vedi il tunnel a 1700 metri d’altezza, vedi l’utilizzo del vecchio traforo ferroviario come galleria autostradale). L’obiettivo è, evidentemente, quello di insinuare nel cittadino il dubbio che si possa trovare chissà quale soluzione miracolosa. E’ quindi opportuno chiarire che il prossimo 28 febbraio il votante, ticinese e svizzero, potrà scegliere solo tra due varianti. Tertium non datur, come dicevano i latini: una terza possibilità non esiste.

Solo due varianti
Le due varianti sono: a) traforo di risanamento senza aumento di capacità; b) chiusura per almeno tre anni della galleria autostradale e sua sostituzione con un macchinoso sistema di navette ferroviarie. Questa variante comporta la costruzione, a Biasca e ad Airolo, di gigantesche stazioni di trasbordo dalla strada alla ferrovia. Dei veri ecomostri destinati poi – teoricamente – allo smantellamento a lavori ultimati (campa cavallo). Senza dimenticare, cosa che i contrari al tunnel di risanamento si guardano bene dal dire, che il sistema con le navette ferroviarie implicherebbe – per poter gestire il trasbordo – anche la sospensione del divieto di circolazione notturno per i mezzi pesanti.

La trappola resta
Scegliere la variante b) significa, è stato ripetuto in tutte le salse, tagliare fuori il Ticino dal resto della Svizzera per almeno tre anni, con enormi danni economici ed occupazionali. Ma significa anche spendere a fondo perso tanti soldi del contribuente. Quando si potrebbe investirli in un miglioramento strutturale. A lavori ultimati, ci si troverebbe infatti ancora con la stessa galleria bidirezionale, liftata qui e botulinata là, ma senza alcun miglioramento sostanziale. In particolare per quanto attiene alla sicurezza. La trappola mortale di 17 km rimarrebbe tale e quale. Un test pubblicato nel 2015 ha messo nero su bianco (non che servissero doti paragnostiche per scoprirlo) che quella del San Gottardo è tra le gallerie autostradali più pericolose d’Europa: è situata all’ultimo posto tra tutte quelle esaminate nello studio. Ogni anno si contano, lì sotto, circa 1,5 miliardi (!) di incroci tra veicoli. Ognuno di essi potrebbe potenzialmente finire molto male.

Creare valore aggiunto
I soldi del contribuente meritano di venire spesi meglio. Vale a dire, meritano di essere spesi per creare un valore aggiunto. Ma questo valore aggiunto lo può dare solo il traforo di risanamento. Del resto, altrove i trafori di risanamento si decidono senza tanti “andamenti”. Al Belchen i tunnel autostradali sono addirittura tre. Invece al Gottardo si scatena l’opposizione ideologica contro la seconda galleria, malgrado essa sia prevista senza aumento di capacità e sia dunque rispettosa della Costituzione (e ci mancherebbe).
Ci sarebbe da sorridere…
Se la questione non fosse oltremodo seria, ci sarebbe davvero da sorridere. A fare campagna senza esclusione di colpi contro l’introduzione, anche nel tunnel del Gottardo, di uno standard di sicurezza elementare (una galleria per senso di marcia) è proprio quella stessa area politica che, in nome della “sicurezza”, ha criminalizzato gli automobilisti con il fallimentare programma “Via Sicura”. Quindi anche la sicurezza (come la morale) è a due velocità?

Tutti antieuropeisti?
Sempre la stessa area politica che vuole l’adesione della Svizzera all’UE, adesso accusa l’altrimenti magnificata Unione delle più riprovevoli intenzioni nei confronti del nostro paese. In particolare, di voler imporre, in caso di realizzazione della seconda galleria autostradale al Gottardo, l’apertura di tutte e quattro le corsie invece di una sola per senso di marcia, ciò in violazione della nostra Costituzione. E’ il mondo che gira al contrario! Per buona pace di tutti, tale Diktat non arriverà. A parte che Bruxelles ha già messo per iscritto che non eserciterà pressioni sulla Svizzera in tal senso – ma davanti a questo genere di impegni lo scetticismo è più che legittimo – il Diktat non arriverà per il semplice fatto che all’UE non serve più capacità sotto al Gottardo. Infatti, se volesse esercitare pressioni, potrebbe già farle ora, ad esempio pretendendo la fine del sistema a contagocce. Ma non si sente un cip.
Il 28 febbraio, dunque, saremo chiamati a prendere una decisione cruciale per il nostro Cantone. Pensiamo alla sicurezza, all’utilizzo razionale dei soldi pubblici, ai posti di lavoro in Ticino e depositiamo nell’urna un Sì convinto al traforo di risanamento del tunnel autostradale del San Gottardo.
Lorenzo Quadri

Il 28 febbraio votiamo sì all’iniziativa d’attuazione. Asfaltiamo gli spalancatori di frontiere

L’espulsione degli stranieri che delinquono o che abusano del nostro Stato sociale è stata votata dal popolo nell’ormai lontano novembre del 2010. Però non è ancora diventata realtà. Perché, “stranamente”, a Berna si fa melina. I voti popolari che smentiscono gli spalancatori di frontiere vanno sabotati. Questa è la parola d’ordine. Lo vediamo con il 9 febbraio e lo vediamo con l’espulsione dei criminali stranieri. E, che su quest’ultimo tema la politica stesse facendo melina, è emerso quasi subito dopo la votazione del 2010. Per questo l’Udc ha lanciato la cosiddetta “iniziativa d’attuazione”. Essa indica in modo preciso quali reati portano all’espulsione dello straniero se commessi una sola volta, e quali vi portano in caso di recidiva (come nel calcio, c’è il cartellino rosso ed il cartellino giallo). Questa iniziativa è stata subito un successo strepitoso: in meno di 5 mesi sono infatti state raccolte quasi 160mila firme valide. Un vero record, che conferma quale sia la volontà popolare. Sull’iniziativa di attuazione saremo chiamati a votare il prossimo 28 febbraio (assieme al traforo di risanamento del San Gottardo).

Istituzioni inadempienti
Ancora una volta, dunque, il popolo si trova a sostituirsi alle istituzioni inadempienti. Inadempienti perché? Perché, dopo anni di melina, il parlamento ha deciso sì di dar seguito all’espulsione dei delinquenti stranieri votata nel 2010, ma lo ha fatto in modo del tutto inadeguato, con il chiaro obiettivo di uccellare i votanti. Infatti ha introdotto una clausola di rigore. La quale permetterebbe, se diventasse realtà, ai giudici di trovare sempre una scusa per non procedere all’espulsione. Siamo dunque alla consueta presa in giro.
E intanto che la politica fa melina, i delinquenti stranieri rimangono in Svizzera, ridendosela a bocca larga degli svizzerotti che votano una cosa e poi vengono infinocchiati dai loro stessi governanti.

Altro che “falso problema”!
E osiamo sperare che nessuno abbia la tolla di venire a dire che gli stranieri che delinquono sono un falso problema inventato dai soliti populisti e razzisti.
Ad esempio: di recente è diventato di pubblico dominio tramite un portale online un fattaccio avvenuto in pieno centro Lugano a metà dicembre. L’ennesimo bravo giovane straniero perfettamente integrato – nel concreto un 18enne dominicano con precedenti penali notori – assieme al suo amico ucraino ha aggredito per motivi futili un 19enne. Il quale è uscito con la faccia fratturata in più punti. Si è dovuto sottoporre ad un intervento e dovrà affrontarne altri.
Ebbene, è evidente che il “bravo giovane” dominicano non deve poter rimanere in Svizzera. Ne ha fatte troppe e troppo grosse. Va espulso senza se né ma. Ed il suo non è certo un caso isolato. Perché del mantra dei “casi isolati” cominciamo ad averne piene le “scuffie”. Basti pensare che, a livello federale, il 70% degli “ospiti” delle lussuose prigioni elvetiche non ha il passaporto rosso. In Ticino raggiungiamo allegramente anche picchi dell’80%. E’ dunque palese che il nostro regime carcerario non ha effetto deterrente.

Anche gli stranieri onesti…
Ancora un volta, ma tu guarda i casi della vita, tutte le forze politiche tranne Udc e Lega combattono l’iniziativa d’attuazione. A partire dai kompagni che, proprio come alle elezioni, si rivolgono ai naturalizzati. Ai partiti $torici sta bene che gli svizzeri, ed anche gli stranieri onesti che vivono nel nostro paese, siano costretti a tollerare la presenza di immigrati che si macchiano di crimini gravi (non stiamo parlando di furti di ciliegie) o che abusano dello stato sociale. L’espulsione delle pecore nere è anche nell’interesse degli stranieri onesti. Quindi è inutile che i soliti spalancatori di frontiere si mettano a starnazzare al “razzismo”, visto che qui stiamo parlando dell’espulsione di delinquenti. Se del caso, non ci vergogniamo certamente di essere “razzisti” nei confronti di criminali e approfittatori.

Sicurezza e “condizioni quadro”
La sicurezza è uno dei più importanti pilastri del tanto declamato (declamato in particolare, ma guarda un po’, da quei partiti di “centro” che non vogliono l’espulsione dei delinquenti stranieri) “modello di successo svizzero”.
Se la Svizzera perde la sicurezza, perde tutto. Se vogliamo evitarlo, e se vogliamo darci un taglio con la “Svizzera paese del Bengodi per delinquenti stranieri” dobbiamo votare un Sì convinto all’iniziativa d’attuazione il prossimo 28 febbraio.
Lorenzo Quadri

10 “senatori” su 11 difendono il burqa e quel che rappresenta. L’autolesionismo non conosce limiti

La miopia di politikamente korretta sembra proprio non conoscere limiti. La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati ha infatti respinto, per 10 voti ad 1 (!) un’iniziativa parlamentare che chiede di inserire nella Costituzione federale il divieto di burqa. In sostanza, si tratta di estendere a livello nazionale quando votato dal popolo ticinese (e a cui è stata finalmente data una legge d’applicazione).
Questa posizione all’insegna del multikulti (completamente fallito) non stupisce da parte della Camera alta. Basti pensare che 40 senatori su 46, quindi tutti tranne gli esponenti Udc, hanno sottoscritto un appello contro l’iniziativa d’attuazione per l’espulsione dei delinquenti stranieri, su cui voteremo il prossimo 28 febbraio.

Un non-problema?
Secondo 10 senatori su 11, dunque, il velo integrale “non è un problema”. Evidentemente non si sono ancora accorti che burqa e niqab non sono solo dei pezzi di stoffa. Dietro al divieto di portare un simile abbigliamento, che contravviene – lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’Uomo, quindi non un gremio di leghisti populisti e razzisti – alle più basilari regole di convivenza occidentali, c’è una precisa scelta. Che è poi una necessità: imporre agli immigrati provenienti da altre culture il rispetto delle regole di vita occidentali. Altrimenti saranno loro ad imporre le proprie, in casa nostra. Del resto è proprio quello che sta accadendo, grazie all’applicazione di un fallimentare concetto di multiculturalismo.

Il Prof. Sartori
Ecco cosa dice al proposito il professor Giovanni Sartori in un’intervista recentemente pubblicata sul quotidiano italiano “Il Giornale”. “Cos’è il multiculturalismo? Cosa significa? Il multiculturalismo non esiste. La sinistra che brandisce la parola multiculturalismo non sa cosa sia l’Islam, fa discorsi da ignoranti (…) La sinistra è vergognosa. Non ha il coraggio di affrontare il problema. Ha perso la sua ideologia e per fare la sua bella figura progressista si aggrappa alla causa deleteria delle porte aperte a tutti (…)”. Il professor Sartori non è un “becero leghista”. E’ uno dei massimi esperti di scienze politiche a livello internazionale. Uno studioso che ha insegnato nelle più importanti università. I nostrani intellettualini rossi da tre e una cicca – quelli che pensano di poter imporre la politica delle frontiere spalancate al popolino impressionandolo a suon di ricatti morali (o sei con noi, o sei un razzista e un fascista), quelli che la radioTV di Stato, finanziata col canone più caro d’Europa, slinguazza senza ritegno – non reggono minimamente il paragono.

Stizza isterica
Allucinante è che la politica svizzera, anche ai livelli più alti (in senso gerarchico, non certo qualitativo) rifiuta di vedere l’evidenza. L’evidenza è l’arrivo in massa, grazie ai paladini dell’immigrazione illegale, di finti rifugiati: giovani uomini soli che non scappano da alcun paese in guerra e che non si sognano di rispettare le regole dei paesi in cui pretendono di installarsi. Non rispettano le regole e nemmeno, come si è ben visto a Colonia, le donne occidentali. Ma, in nome dell’accoglienza masochista e del multikulti – quegli stessi principi in base ai quali si rifiuta scandalizzati il divieto di burqa – invece di chiudere i confini, si stendono tappeti rossi. Anche solo pensare di limitare la libertà di movimento di questi immigrati illegali è tabù. La stizza isterica con cui alcune parlamentari della $inistruccia cantonticinese hanno respinto la proposta del Guastafeste Ghiringhelli di obbligare i giovani finti asilanti maschi a rimanere nei centri d’accoglienza il venerdì ed il sabato sera, questo per evitare che molestino le donne nei luoghi pubblici, la dice lunga. Purtroppo per noi.

Se fossero europei…
Se ci fossero in giro dei gruppi di giovinastri europei che aggrediscono le richiedenti l’asilo, le signore della $inistra multikulti e spalancatrice di frontiere sarebbero già in piazza a pretendere a gran voce sanzioni esemplari. Visto che invece sono degli asilanti ad aggredire le donne europee, allora ecco che le signore in questione inveiscono non già contro i molestatori, ma contro chi vuole impedire le molestie, e lanciano accuse di “vergognosa strumentalizzazione”. Siamo proprio messi male!

Delle due, l’una
Eh già. Difendere il nostro modello di società è strumentale (oltre che razzista e fascista). Vietare il burqa è strumentale. Combattere l’immigrazione scriteriata di molestatori seriali è strumentale. Intanto il Giappone, ma guarda un po’, nel 2015 ha respinto il 99% delle richieste d’asilo: in totale ha accolto 27 asilanti in un anno. Sicché, delle due l’una. O ci diamo una mossa e cominciamo a difenderci, oppure ci lasciamo invadere (prima) e sottomettere (poi) in nome del politikamente korretto. Ma se la via scelta è la seconda, si abbia almeno la decenza di dirlo chiaramente. Di dire pane al pane e vino al vino. Non si tenti di imbellettare la semplice vigliaccheria con definizioni “à la page” che non ingannano più nessuno. Perché nella storia non si è mai vista una migrazione di popoli che fosse pacifica, e nemmeno una società libera che spalanca le porte all’invasione e denigra chi vuole difendersi.
Lorenzo Quadri

Che la Regio Insubrica non si sogni di mettere sabbia nell’ingranaggio. Chiusura dei valichi secondari: avanti tutta!

Ma guarda un po’: la Regio Insubrica, lo scorso dicembre, ha organizzato un incontro transfrontaliero sul tema della chiusura notturna dei valichi secondari con il Belpaese. Si tratta, in sostanza, dell’applicazione della mozione della Consigliera nazionale leghista Roberta Pantani, approvata dal Consiglio federale, come pure da entrambe le Camere. Non si capisce bene come la Regio Insubrica possa pensare di uscirsene con una posizione a questo proposito, visto che da un lato c’è la parte elvetica che dice di chiudere, mentre dall’altra i Comuni di confine italici non hanno mancato di inveire contro le decisioni unilaterali degli svizzerotti.

Chi è unilaterale?
Ohibò, è il colmo: la vicina Penisola si lamenta delle decisioni “unilaterali” elvetiche! Quando l’Italia, tanto per fare un paio di esempi noti:
– non applica (unilateralmente) gli accordi di Dublino, e quindi non si riprende i rifugiati economici che le spettano;
– ha inserito (unilateralmente) la Svizzera sulle sue black list illegali;
– non applica (unilateralmente) la libera circolazione delle persone e crea barriere burocratiche di fatto insormontabili per chi arriva dall’estero;
– non fa (unilateralmente) i compiti in materia di depurazione delle acque, e continua a riempire i nostri laghi di cacca;
– e stendiamo un velo pietoso sulla ferrovia Stabio-Arcisate: ancora nei giorni scorsi abbiamo sentito la promessa numero 145’356’653 da parte del governatore della Lombardia “Bobo” Maroni (quello che invitava i frontalieri a scioperare per mettere “in ginocchio” (sic!) il Ticino, assicurando che gli stipendi li avrebbe pagati lui), sulla puntualità del cantiere della ferrovia in questione: per fine 2017, dice Maroni, i treni circoleranno. Come no, ci crediamo di corsa!
– Eccetera, eccetera.
Chiudiamoli anche di giorno
La Regio Insubrica, organismo di cui non si è ancora capita l’utilità (non ce ne vorrà il presidente di turno Gobbi…) visto che l’Italia è uno stato centralista e le provincie contano come il due di briscola, adesso s’immagina di dire la sua sulla chiusura dei valichi secondari e nei giorni scorsi ha chiesto pure di inviare le osservazioni ai partecipanti all’incontro di dicembre.

Chiariamo una cosetta: la chiusura dei valichi secondari l’ha decisa la Svizzera, la quale fa adesso il piacere di applicarla “püssée scvelt che in prèsa”. Se alla Regio sta bene, tanto di guadagnato. Se alla Regio non sta bene, è così lo stesso: che non si illuda di poter rallentare ciò che è stato stabilito – e che va fatto – con gruppi di lavoro farlocchi e pompose prese di posizione dietro le quali c’è il nulla, poiché nullo è il potere della Regio. Il messaggio ci pare sufficientemente chiaro senza bisogno di dilungarsi oltre. Sì, perché intanto che ci si titilla con incontri, consultazioni ed aperitivi di lavoro (?), i frontalieri del crimine continuano ad entrare allegramente in Ticino in macchina attraverso i valichi incustoditi, per poi fuggire utilizzano le medesime vie. Quindi, avanti subito con la chiusura notturna dei valichi; anzi già che ci siamo chiudiamoli anche di giorno, che è meglio!
Lorenzo Quadri

Come volevasi dimostrare, sta montando la protesta dei frontalieri. Accordi con l’Italia verso la rottamazione

A giugno l’artefice degli accordi-ciofeca, il tirapiedi dell’ex ministra del 4% Widmer Schlumpf Jacques De Watteville, andrà in pensione. Ma manterrà l’incarico di negoziatore capo con l’UE. Semm a posct!!

Ma guarda un po’: come volevasi dimostrare, ancora una volta avevamo ragione. Non sarà elegante dirlo; ma noi, che dell’eleganza ce ne impipiamo, lo diciamo lo stesso. Il tema è l’ormai annosa questione dell’accordo con il Belpaese sulla fiscalità dei frontalieri. Un accordo che in Italia sta sempre più ciurlando nel manico.

La particolarità
Questo accordo, così come è stato negoziato (deve ancora essere ratificato dai parlamenti di entrambe le nazioni) non porterà un copeco in più nelle casse pubbliche ticinesi. Il modesto aumento di entrate da esso contemplato verrà annullato dall’abolizione del moltiplicatore comunale al 100% per i frontalieri. E soprattutto, verrà spazzato via dall’introduzione a beneficio di questi ultimi delle medesime deduzioni fiscali applicate ai residenti (e quando applichiamo ai frontalieri l’obbligo di affiliarsi ad una cassa malati svizzera o di pagare le imposte di circolazione in Ticino?). Il regalo fiscale ai frontalieri è, come noto, l’ultimo colpo gobbo a questo sempre meno ridente Cantone da parte dell’ex ministra del 4% Widmer Schlumpf e del pensionando tirapiedi De Watteville.
L’accordo con l’Italia ha però una particolarità: quella di far aumentare in modo importante il carico fiscale gravante sui frontalieri, parificandolo a quello dei restanti italiani. Di queste importanti nuove entrate, nel mirabolante accordo negoziato da De Watteville, beneficia di fatto solo il Belpaese.

Monta la panna
Come ampiamente previsto, adesso monta la protesta dei frontalieri: si sono accorti di quel che sta bollendo in pentola e non ne vogliono sapere di pagare più tasse. Alcuni esponenti politici di vari partiti hanno già colto la palla al balzo. In Italia schierarsi a paladini dei frontalieri paga in termini di voti. Sicché, avanti con la panna montata contro l’accordo con gli svizzerotti. E dalla panna montata cominciano a spuntare le prime iniziative. Il 30 gennaio è infatti stato istituito il Fontaday. In sostanza si tratta di una manifestazione dei frontalieri contro il prospettato aggravio fiscale sul loro groppone. Ma a protestare ci sono anche i comuni italiani della fascia di confine. Infatti questi ultimi vedrebbero sparire i ristorni, una prospettiva decisamente sgradevole. Per immaginare come andrà a finire non serve il Mago Otelma. Per motivi di convenienza elettorale – i frontalieri sono tanti e votano – l’aumento delle loro imposte verrà rimandato alle calende greche, ovvero non ci sarà proprio. Sicché, se per caso gli accordi dovessero venire ratificati dall’Italia, ciò avverrà senza aggravi fiscali per i frontalieri. E quindi anche l’auspicato (dal Ticino) effetto antidumping andrà tranquillamente a farsi benedire.

Idea geniale
Se qualcuno a Berna immaginava di tener buono il Ticino con questo accordo-ciofeca con l’Italia, forse questo qualcuno ha fatto male i conti. Come sappiamo, le trattative sono state in massima parte condotte dal buon Jacques De Watteville, Segretario di Stato alle questioni finanziarie internazionali. Quello che va a Roma a discutere in inglese. Ma De Watteville, dall’agosto dello scorso anno è anche capo-negoziatore per le questioni con l’UE. Quindi in sostanza a Berna hanno avuto la geniale idea di incaricare proprio il Jacques di portare a casa la concretizzazione del “maledetto voto” del 9 febbraio. E se i risultati sono gli stessi di quelli ottenuti con gli accordi con l’Italia, dove la Svizzera ha solo concesso… Da notare che a giugno De Watteville andrà in pensione. Ma manterrà l’incarico di negoziatore con l’UE. Allegria!

Morale: non serve a nulla che cambino gli equilibri politici in parlamento ed in Consiglio federale se incarichi chiave per il futuro della Svizzera vengono lasciati in mano ai soliti funzionari internazionalisti e spalancatori di frontiere, che caldeggiano l’adesione all’UE. L’Udc, che ha da poco ri-ottenuto il secondo consigliere federale, ci pensi!
Lorenzo Quadri

L’intollerante $inistra inveisce contro chi vuole prevenire aggressioni da parte di migranti economici. I politikamente korretti negano l’evidenza

Ma guarda un po’. Altrove anche la $inistra comincia a rendersi conto che l’immigrazione scriteriata è un problema. Ad esempio la giornalista italiana, molto di sinistra, Lucia Annunziata, ha scritto che l’immigrazione mette in pericolo le donne europee. Invece alle nostre latitudini si continua a difendere l’indifendibile. Per partito preso.

La proposta “scandalosa”
Nei giorni scorsi il Guastafeste Giorgio Ghiringhelli ha trasmesso via email a tutti i deputati in Gran Consiglio, dopo i fatti di Colonia, un invito a proporre di far sì che i giovani asilanti non possano uscire liberamente il venerdì ed il sabato sera, ma siano tenuti a rimanere nei centri d’accoglienza. Obiettivo: prevenire altre molestie, anche in vista del Carnevale.
Naturalmente la proposta è stata accolta da un coro di scandalizzate proteste da parte di alcune parlamentari della $inistra, che subito si sono messe a strillare al razzismo. Le illuminanti prese di posizione delle progressiste signore si possono leggere sul sito del Guastafeste (www.ilguastafeste.ch): “strumentalizzazioni offensive”, “teorie aberranti”, e avanti di questo passo. Tale il tenore delle repliche. A dimostrazione, ancora una volta, di quanto sia “aperta” la $inistruccia nostrana. Quella che si titilla con il “rispetto della diversità”, ma poi qualsiasi posizione che osi contraddire la loro ideologia delle frontiere spalancate, del multikulti e dello smantellamento dei valori occidentali perché “bisogna aprirsi”, è razzista, offensiva, aberrante. Questo tanto per chiarire chi sono i veri intolleranti.

Asilante molestatore a Lumino
Comunque, le donne che dovessero essere molestate da migranti economici, giovani uomini che non fuggono da alcuna guerra e che reputano cosa normale – perché questa è l’educazione (?) che hanno ricevuto – aggredire le donne non velate, sappiano da che parte stanno le signore della “gauche caviar” cantonticinese (che sono poi le stesse che combattevano il divieto di burqa): non dalla loro. Intanto si apprende, ma guarda un po’, che un asilante è stato allontanato dal carnevale di Lumino per aver molestato alcune ragazze.

Non osate importunarci
Interessante, poi, notare che deputati/e esponenti di partiti che infesciano con bella regolarità le buca lettere e le caselle di posta elettronica della gente con la loro pubblicità, non hanno remore nell’ingiungere con toni perentori al Guastafeste (spregevole razzista che osa promuovere la difesa delle donne svizzere da molestatori immigrati illegalmente) di non osare più contattarle.

Per la serie: noi possiamo “stalkerarvi” di invii, ma voi non osate importunarci. E’ anche il caso di ricordare che il Guastafeste è comunque il coordinatore di un movimento politico che ha lanciato e vinto varie iniziative. Immaginiamo quindi come possa essere accolto dalle e dai parlamentari in questione una comunicazione di un “normale” cittadino.

Morale
La morale della favola è dunque che, alle nostre latitudini, i politikamente korretti arrivano a negare perfino quattro cosette di un’evidenza solare. Meraviglie (?) del talebanismo ideologico. Vale a dire:

1) In Europa sono arrivate centinaia di migliaia di migranti economici, che non fuggono da alcun paese in guerra; molti altri arriveranno;
2) l’80% di questi migranti economici sono giovani uomini soli (altro che la storiella delle famiglie);
3) per questi giovani uomini soli, provenienti da “altre culture”, molestare le donne, ed anche organizzandosi per farlo, è normale e legittimo;
4) la responsabilità di questa situazione è degli spalancatori di frontiere, donne di sinistra comprese.

Noi comunque non ci lamentiamo troppo: con una $inistra così, per la Lega si preannuncia un lungo e radioso futuro.
Lorenzo Quadri

Il 28 febbraio votiamo sì all’iniziativa d’attuazione. Asfaltiamo chi difende i criminali stranieri

Ma guarda un po’! Contro l’iniziativa d’attuazione monta la panna europeista e politikamente korretta.
Sull’iniziativa d’attuazione voteremo il 28 febbraio. Essa chiede l’applicazione corretta del precedente voto sull’espulsione degli stranieri che delinquono o che abusano dello Stato sociale. Un voto che risale all’ormai lontano novembre 2010. Eppure ancora non è realtà. Dopo anni di melina, infatti, il parlamento federale l’ha stravolto, inserendo una clausola di rigore che ha solo l’apparenza della ragionevolezza. In effetti, tramite questa clausola, si fornisce ai giudici l’appiglio per non espellere chi i cittadini hanno deciso che va espulso. Quindi si vanifica, ancora una volta, la volontà popolare. Ed è inutile che adesso i politikamente korretti si mettano a frignare sulle “iniziative destabilizzanti”. Se si volevano evitare iniziative “destabilizzanti” (uuuuh, che pagüüüüraaa!) bisognava pensarci prima. Bisognava applicare la volontà popolare. Invece, ancora una volta, si è pensato di poter uccellare gli svizzerotti (che tanto sono fessi e non si accorgono di niente). Adesso si paga pegno.

Le strane tesi di Swissmen
Tra chi è sceso in campo contro l’iniziativa d’attuazione si segnala Swissmem, ossia l’organizzazione dell’industria meccanica, elettrotecnica e metallurgica. Cosa c’entri Swissmem con l’espulsione dei criminali stranieri non è molto chiaro. Bislacchi sono pure gli “argomenti contro” utilizzati. Ossia:

1) l’iniziativa indebolisce la certezza giuridica. Balle di fra’ Luca. E’ vero esattamente il contrario. L’iniziativa crea certezza. Infatti, elenca con precisione in quali casi uno straniero deve venire espulso senza se né ma. A creare incertezza sono semmai le scappatoie inventate dalla maggioranza parlamentare.
2) l’iniziativa nuocerebbe all’economia. Se ne deve dedurre che invece, secondo i “padroni delle ferriere”, la presenza di delinquenti stranieri e di approfittatori sociali giova all’economia? Strano: la sicurezza dovrebbe essere una condizione quadro fondamentale anche per lo sviluppo economico. L’economia ha peraltro sempre sostenuto (correttamente) questa tesi. Invece adesso arriva, improvviso, il salto della quaglia. Come spiegarlo? Qui giunge provvidenziale il terzo argomento di Swissmem, ovvero:
3) l’iniziativa mette “a dura prova le relazioni già fragili con l’UE”. Ah ecco, è questo il vero punto. L’iniziativa afferma la sovranità Svizzera. Pertanto, è un ostacolo alla svendita del Paese agli eurobalivi e quindi alla libera circolazione delle persone senza alcun limite, grazie alla quale i padroni del vapore possono assumere stranieri a buon mercato lasciando a casa i cittadini elvetici. Ecco dunque chiarita la contrarietà di taluni ambienti economici, sabotatori del 9 febbraio, all’iniziativa d’attuazione.

Due milioni di delinquenti?
Ma a raccontare fregnacce contro l’iniziativa d’attuazione sono in tanti. Ed infatti all’appello non poteva mancare (non poteva proprio?) il P$ migranti. Cioè la sezione del partito $ocialista che si occupa, per l’appunto, di immigrati. Che la $inistra voglia le naturalizzazioni facili nella speranza di aumentare il proprio elettorato con i neo svizzeri, è ormai chiaro. Si dimentica, però, che ci sono dei naturalizzati che hanno compiuto questo passo perché nel nostro paese ci credono: dunque, non saranno certo loro ad appoggiare i suoi rottamatori.

Ma sentiamo la teoria dei kompagni spalancatori di frontiere: “l’iniziativa d’attuazione minaccia il diritto di soggiorno di due milioni di persone in Svizzera”. Ohibò. Forse, di tanto in tanto, sarebbe consigliabile spararle meno grosse. Da dove saltano fuori quei due milioni? Facile: è il numero totale degli stranieri presenti in Svizzera, ossia il 25% della popolazione residente (nessun altro Stato europeo ha un tasso così elevato). Sicché, nel loro isterismo pro-immigrazione, i kompagni trattano tutti gli stranieri presenti nel nostro paese come dei potenziali criminali e/o abusatori di prestazioni sociali. Il che è una diffamazione evidente. Perdindirindina: $inistra populista e razzista?
Appelli a go-go
La ciliegina sulla torta la mettono 150 professori di diritto delle Università svizzere che, non avendo di meglio da fare, hanno sottoscritto un appello contro l’iniziativa. Ennesimo esempio di specialisti politicizzati che abusano delle proprie credenziali accademiche per spacciare per pareri scientifici quelle che sono, invece, delle prese di posizione politiche. Chissà perché, infatti, questi pareri di presunti luminari vanno sempre in una stessa direzione, ossia quella delle frontiere spalancate, del “dobbiamo aprirci” e della sudditanza nei confronti degli eurofalliti?

E non dimentichiamo, infine, i 40 Consiglieri agli Stati – ovvero la totalità dei senatori, tranne quelli dell’Udc – che hanno firmato un documento contro l’iniziativa d’attuazione. Tra questi 40, fanno brutta mostra di sé i due ticinesi che, ancora una volta, prendono posizione contro il Cantone che dovrebbero rappresentare. Infatti, i Ticinesi l’espulsione degli stranieri che delinquono l’hanno votata. Eppure i loro rappresentanti (?) alla Camera dei Cantoni – un radicale ed un PPD – la vogliono sabotare.

Morale della favola: il 28 febbraio asfaltiamo chi vuole obbligarci a tenere in casa i delinquenti stranieri.
Lorenzo Quadri

Manca solo il sorvolamento delle Alpi in mongolfiera, e poi si è sentito tutto. Gottardo: i contrari sbragano

Si moltiplicano i fumogeni in vista della votazione popolare del 28 febbraio sul traforo di risanamento

Il 28 febbraio si voterà sul traforo di risanamento del San Gottardo. L’appuntamento è, dunque, di importanza capitale per il nostro Cantone. Che rischia di farsi male da solo.

Da qualche tempo, il fronte contrario al tunnel di risanamento sta facendo balenare ogni sorta di improbabile e fantasiosa alternativa al secondo traforo: dall’utilizzo, durante il cantiere nella galleria autostradale, del vecchio tunnel ferroviario per il traffico su gomma previa una lunga serie di fantascientifiche modifiche, all’ultima proposta di scavare un traforo a 1700 metri d’altezza. Non è certo strano che queste presunte opzioni vengano gettate nella mischia, a mo’ di diversivo, nell’imminenza della votazione popolare. Bisogna però anche chiarire che si tratta di fumogeni. Ci manca solo la variante di attaccare camion ed automobili a delle mongolfiere e di far varcar loro le Alpi in questo modo, e poi si sarà sentito tutto. Non si pensi, dunque, che ci sia un’alternativa al traforo di risanamento che non comporti almeno tre anni di isolamento del Ticino dal resto della Svizzera. Chi, il 28 febbraio, vota contro la seconda galleria, vota per i tre anni di isolamento. Non può immaginare di potersi nascondere dietro fantomatiche “altre possibilità”, poiché non esistono.

Solo due opzioni
Le varianti sul tavolo sono due – e solo due: o traforo di risanamento, o galleria autostradale chiusa per almeno tre anni e sistema di trasbordo con navette. Non c’è alcuna terza (o quarta, o quinta) via. Gli handicap del trasbordo tramite navetta sono di tale gravità da aver spinto il Consiglio federale, inizialmente orientato proprio verso quella soluzione, a cambiare idea e a proporre il tunnel di risanamento. Questi handicap sono arcinoti: capacità insufficiente, insicurezza (basta uno scoscendimento sulla linea ed i treni non circolano più per giorni e giorni) allucinante consumo e devastazione di territorio per realizzare le stazioni di trasbordo, costi enormi. E per cosa? Per poi ritrovarsi, a lavori ultimati, sempre con il medesimo tunnel bidirezionale. La variante “navette ferroviarie” non è un investimento per il futuro, e non risolve alcun problema. In particolare, non quello della sicurezza. Inoltre, al momento del prossimo risanamento, ci si ritroverà di nuovo ai piedi della scala: ossia con una galleria da chiudere per tre anni.

La posizione delle FFS
Le scorse settimane è stato reso noto che le FFS sono favorevoli al secondo tunnel autostradale del Gottardo. Il che non è una novità. La posizione delle FFS non è di ieri. Solo che non veniva resa nota per via di taluni membri P$ del CdA. Soprattutto, la posizione delle Ferrovie è assolutamente logica dal punto di vista dell’utilizzo dell’infrastruttura. Le navette per trasbordare camion ed automobili attraverso il Gottardo infescerebbero AlpTransit di traffico interno. Toglierebbero preziosa capacità all’autostrada viaggiante, che deve andare “da confine a confine”. Peggio ancora: l’obiettivo dei “Tir in transito attraverso la Svizzera sul treno da confine a confine”, senza traforo di risanamento, andrebbe a ramengo: una volta che, a seguito della chiusura per lavori della galleria autostradale del Gottardo, sarà stata realizzata una stazione di trasbordo camion a Biasca (ad Airolo si dovrebbe fare quella per i veicoli leggeri) con una spesa di centinaia di milioni di franchetti, ci si può aspettare che questo ecomostro, a lavori ultimati, verrà rottamato (completamente a fondo perso!) con l’aspettativa che l’Italia ne costruisca subito un altro (evidentemente con i soldi degli svizzerotti) 50 km più a sud, al di fuori del nostro territorio? Questo sì che sarebbe credere alle favole!

C’è sempre un “peggio”
La realtà è molto più prosaica. Essa ci mostra che, senza il secondo tunnel, il Ticino per tre anni sarebbe privato di un collegamento affidabile con il resto della Svizzera. Ne conseguirebbero importantissimi danni economici ed occupazionali. Fa quindi specie che all’interno dell’ex partitone, autoproclamatosi partito vicino all’economia (?), ci sia chi si posiziona contro la seconda galleria – e dunque contro l’economia ticinese.

Ma naturalmente c’è di peggio. Ad esempio gli spalancatori di frontiere. Lor$ignori paventano un peggioramento disastroso dell’aria del Mendrisiotto a seguito della seconda galleria al Gottardo. Essendo però quest’ultima – così come prevede la legge – senza aumento di capacità, non si vede come potrebbe provocare gli esecrati aumenti di traffico. Allo stesso tempo però gli spalancatori di frontiere, con notevole tolla, fingono di non vedere che i problemi ambientali del Mendrisiotto sono provocati non certo dal Gottardo, bensì dall’invasione di padroncini e frontalieri, che arrivano tutti i giorni in Ticino uno per macchina. Questo accade “grazie” alla devastante libera circolazione delle persone voluta proprio dai kompagni ro$$o-verdi. Tanto per rimettere la chiesa al centro del villaggio e per ricordare agli spalancatori di frontiere che i ticinesi “non sono mica scemi”.
Lorenzo Quadri

Lotta al terrorismo: la Svizzera non ha i mezzi. Ma noi manteniamo le frontiere spalancate

Intanto i kompagni hanno raccolto le firme per referendum contro l’intelligence rossocrociata, perché bisogna tutelare la privacy degli estremisti islamici; ma non però quella dei cittadini svizzeri che hanno risparmiato qualche spicciolo

In queste settimane sono riusciti due referendum. Uno è quello contro l’ennesima riforma (?) dell’asilo, lanciato dall’Udc e sostenuto dalla Lega. Il secondo, invece, è stato promosso dai giovani $ocialisti ed è appoggiato dal P$, dai verdi, e da altre forze minori. Esso si oppone alla nuova legge sui servizi d’informazione (LSI) che il parlamento ha voluto dotare di nuovi strumenti, in particolare in considerazione delle minacce terroristiche.

Nuovi strumenti
La nuova LSI vuole fornire all’intelligence gli strumenti per sorvegliare, tra l’altro, le comunicazioni elettroniche. E’ noto infatti che i terroristi vengono reclutati, si tengono in contatto e si organizzano proprio per il tramite di questi canali. I massacri di Parigi, ad opera di terroristi islamici (sottolineiamo: islamici, visto che tale dato di fatto dà particolarmente fastidio ai multikulti) hanno confermato questo “modus operandi”. Però ai kompagni non sta bene che i servizi d’informazione svizzeri dispongano di strumenti adeguati per prevenire attentati e smantellare le cellule dell’estremismo islamico presenti in Svizzera.

Dibattito a Lugano
Di recente anche a Lugano si è svolto un dibattito sul terrorismo. L’ex capo dei servizi segreti Peter Regli ha dichiarato che in Svizzera l’intelligence è ampiamente sotto dotata, sia di uomini che di mezzi che di possibilità d’intervento per far fronte al terrorismo islamico. “Siamo preparati solo per il bel tempo”, ha detto Regli. Adesso che il Parlamento federale ha voluto fare qualche passo avanti almeno per quel che riguarda le possibilità d’intervento tramite appunto nuove basi legali, ecco che arriva la $inistra a mettersi per traverso. Perché? Ma perché bisogna tutelare la privacy. La privacy dei sospetti terroristi!

Abolizione dell’esercito
Ma tu guarda questi kompagni: prima spalancano le frontiere ai migranti economici tra i quali, come noto, si nascondono anche degli affiliati all’ISIS. I terroristi islamici controllano infatti gli scafisti e sui barconi piazzano, mischiati ai migranti economici, i loro uomini. Allo stesso tempo, i $inistri sabotano l’ “intelligence” svizzera, il cui lavoro è (sarebbe) proprio quello di scovare i terroristi. E naturalmente il P$ vuole, come da suo programma, pure l’abolizione dell’esercito. Una posizione che viene giustificata in questo modo: “l’esercito non serve contro il terrorismo”. Allora cosa servirebbe? Risposta: “ci vogliono nuove leggi”. Quando queste leggi arrivano, però, i kompagni lanciano il referendum!

Alla faccia della “sicurezza”
Quello che sta succedendo in Europa e nel mondo non insegna proprio nulla a chi segue solo la propria ideologia. I kompagni giustificano il loro referendum mirante al sabotaggio dei servizi informativi svizzeri in pieno allarme terrorismo mondiale con la tutela della privacy. Ed hanno il coraggio di citare pure, a proprio supporto, l’articolo tre della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, che recita: “ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona”. Peccato che proprio la “sicurezza” sia ciò che i kompagni vorrebbero mandare a ramengo con il loro referendum contro la LSI!

Mentre la privacy finanziaria…
E ci vuole anche una buona dose di lamiera per improvvisarsi paladini della privacy quando si ha fatto di tutto e di più per mandare a ramengo la privacy bancaria. Eh già, perché – diversamente dai sospetti terroristi islamici – i cittadini svizzeri che hanno depositato in banca qualche soldino faticosamente risparmiato, secondo i kompagni, non devono avere alcun diritto alla privacy. Ed infatti essi si guardano bene dal sostenere l’iniziativa “a tutela della sfera privata”, che vuole inserire nella Costituzione il segreto bancario almeno per gli Svizzeri. Anzi, la combattono con ogni mezzo.
La conclusione è una sola: per i moralisti a senso unico è più grave avere qualche spicciolo non dichiarato che essere un terrorista. Complimenti!
Lorenzo Quadri

Intanto sul “maledetto voto” del 9 febbraio si continua a nicchiare. Il mantra dei “bilaterali da salvare”

Ma guarda un po’, si avvicina il secondo compleanno del “maledetto voto” del 9 febbraio e a qualcuno comincia a “diventare fredda la camicia”. Sicché il buon Johann Schneider Ammann, dopo l’ennesimo incontro con il presidente della commissione UE eurobalivo Jean-Claude Juncker (speriamo che almeno non l’abbia sbaciucchiato come fatto con la Simonetta) lancia il suo appello numero 145’764’987 a sostegno della via bilaterale.

Questo mantra del “bilaterali è bello ed indispensabile” comincia decisamente a scocciare. Soprattutto per la sua ipocrisia. E già: prima si lascia degenerare la situazione in Ticino, abbandonandolo in balia dell’invasione di frontalieri e padroncini. Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, anche nel 2015 il numero delle notifiche di padroncini e distaccati ha conosciuto l’ennesima impennata, ed è ormai vicino a quota 44mila (oltre 3500 in più rispetto al 2014). Non solo, ma per meglio giustificare l’ingiustificabile – ossia che la Confederazione ha scientemente considerato il Ticino ed i ticinesi sacrificabili sull’altare dei bilaterali – ci si inventa una lunga serie di studi farlocchi e di statistiche taroccate con l’obiettivo di far credere che “tout va bien, madame la marquise”.

L’errore di fondo
E’ però stato commesso un errore capitale: non si è considerato – malgrado un gigantesco precedente nel 1992 quando si trattò di decidere l’adesione della Svizzera allo SEE – che in una votazione popolare “ogni scheda conta” e può fare la differenza. Quindi il Ticino avrebbe potuto essere decisivo. Come è puntualmente avvenuto il 9 febbraio 2014.

Ma le incoerenze proseguono. Sempre il buon Schneider Ammann, PLR, viene a suonare la manfrina dei Bilaterali da mantenere ad ogni costo, però poi affossa il pacchetto di potenziamento delle misure accompagnatorie, lungamente studiato con il governo ticinese, con una giustificazione del piffero: il franco forte. Quando semmai il franco forte, aggravando il dumping salariale, avrebbe dovuto essere un motivo per accelerare il potenziamento.
Magari sarebbe anche ora di rendersi conto che il notorio autolesionismo degli svizzerotti in nome del “dobbiamo aprirci” conosce comunque dei limiti. Se almeno Schneider Ammann, ministro dell’Economia, si stesse adoperando per mitigare le devastanti conseguenze della libera circolazione delle persone, potrebbe (dal suo punto di vista) perorare la causa dei bilaterali. Ma pretendere di perorarla facendo tutt’altro, è davvero un po’ troppo.

Clausole fumogene
Da notare poi che il Consiglio federale immagina (o finge?) di giocare con i funzionarietti UE la carta della famosa clausola di salvaguardia, che verrebbe introdotta unilateralmente dal governo svizzero in caso di mancato accordo con l’unione europea sul voto del 9 febbraio. Peccato che il funzionamento concreto e le conseguenze di detta clausola non li abbia capiti nessuno. Quello che si sa ora indica astrusi meccanismi che si attiverebbero a scoppio ritardato: quindi quando i valori soglia fissati per l’immigrazione sarebbero già stati superati. Oltretutto nemmeno si capisce come sarebbe calibrata la clausola, perché anche quello che mena il gesso è in grado di capire che se i valori soglia vengono fissati troppo in alto, non hanno alcun effetto e non servono ad un tubo. Senza dimenticare che in Ticino il problema principale è legato allo svaccamento del mercato del lavoro in regime di libera circolazione delle persone e non all’immigrazione (per quanto stratosferica) di residenti.

La tattica è manifesta: si cerca di prendere per sfinimento i sostenitori del “maledetto voto”. Non ci caschiamo.
Lorenzo Quadri

Dopo le molestie di massa a Colonia e non solo. L’indignazione pelosa degli spalancatori di frontiere

I fatti, o piuttosto i misfatti di Capodanno a Colonia hanno aperto il vaso di Pandora. E’ emerso, e non ci voleva la sfera di cristallo per immaginarlo, che episodi simili si erano già verificati altrove. Su scala minore, certo. Ma solo perché i numeri erano inferiori. Ossia, perché non c’erano ancora così tanti finti rifugiati in Europa.
Prima di Capodanno, gli spalancatori di frontiere, con la complicità della stampa di regime, hanno avuto buon gioco nel mettere a tacere molestie ed aggressioni ad opera di asilanti. Hanno usato il solito mantra: “sono solo casi isolati, e chi sostiene il contrario è un fascista e un razzista”. Alcune gravi vicende sono addirittura state messe a tacere. I disastri provocati dall’immigrazione vanno nascosti e negati ad oltranza!

Ecco la multikulturalità
Dopo le molestie di massa a Capodanno, la foglia di fico del “caso isolato” non inganna più nessuno. I migranti economici, per la grande maggioranza giovani uomini soli che non scappano da alcun paese in guerra, sono stati educati al disprezzo delle donne; a maggior ragione di quelle che non girano coperte da improponibili palandrane. E quindi, anche in Europa, si comportano di conseguenza. Ecco i bei “valori”, ecco la bella “multikulturalità” che ci hanno portato in casa i moralisti a senso unico: quelli che da anni impongono, col ricatto morale, una deleteria politica delle frontiere spalancate, e chi non ci sta viene denigrato e delegittimato come populista e razzista!

Non ci facciamo fregare
Dopo Colonia, è scattata l’indignazione collettiva. Peccato si tratti in gran parte di indignazione pelosa ed ipocrita. Eh già: lor$ignori del “dobbiamo aprirci”, responsabili dello scempio migratorio, hanno ancora il coraggio di fare le verginelle e di scandalizzarsi per le molestie subite dalle donne europee ad opera di immigrati illegali.
E no, spalancatori di frontiere, non ci facciamo uccellare così facilmente. Voi siete responsabili di quello che sta succedendo. Per motivi ideologici, avete sempre sostenuto l’immigrazione illegale, riversando la più totale e talebana intolleranza su chi predica che il diritto d’asilo deve servire ai perseguitati e non ai migranti economici. E non siete affatto rinsaviti dopo Colonia. Per pura convenienza, non essendo possibile fare altrimenti, adesso ve ne uscite – turandovi il naso – con frasi fatte di una pochezza allucinante. Del tipo: “espellere gli asilanti molestatori”. E toppate di nuovo. Perché non vanno espulsi solo gli asilanti che aggrediscono le donne, ma anche quelli che non rispettano le nostre regole.

Ma soprattutto: lo hanno capito anche i paracarri che, molestie o non molestie, non avete alcuna intenzione di cambiare il vostro orientamento istericamente contrario alla chiusura delle frontiere.

Gli slogan di Sommaruga
La kompagna Simonetta Sommaruga, ad esempio, se ne è uscita a dire, pensando forse di far così risalire le proprie quotazioni politiche, che “senza rispetto per le donne non c’è posto da noi”. Brava, bene, bis. E chi ha permesso che arrivassero “da noi” frotte di migranti “senza rispetto per le donne”? Il Gigi di Viganello? No: la kompagna Sommaruga ed i suoi accoliti. Chi continua a farne arrivare rifiutando categoricamente di sospendere i fallimentari accordi di Schengen? Sempre la kompagna Sommaruga. Chi non espelle gli asilanti che violano le nostre leggi? Ancora la kompagna Sommaruga. Chi vuole offrire – tanto per aumentare ulteriormente la nostra attrattività – ai migranti economici l’avvocato pagato con i soldi del contribuente? Di nuovo la kompagna Sommaruga.
Per cui, non serve a niente lanciare ammuffiti slogan a difesa delle donne svizzere messe in pericolo (e mica solo loro!) dall’immigrazione incontrollata ed illegale, quando questa immigrazione si continua nei fatti a fomentarla. La Simonetta non si aspetterà che qualcuno le creda quando dice di voler espellere degli asilanti, nevvero?
Lorenzo Quadri

Espulsione dei delinquenti stranieri: diamoci una mossa! Il 28 febbraio votiamo SI’ all’iniziativa d’attuazione

Il prossimo 28 febbraio i cittadini svizzeri saranno chiamati a votare sulla cosiddetta iniziativa d’attuazione. Si tratta di quell’iniziativa, lanciata dall’Udc, che serve ad attuare quanto già approvato dal popolo il 28 novembre 2010. E già qui i conti non tornano. Un’iniziativa popolare per riuscire, e quindi diventare realtà, deve venire votata una volta e non due. L’iniziativa da attuare, comunque, è quella che chiede l’espulsione degli stranieri che delinquono o che abusano dello stato sociale.
Visto il tema, l’inadempienza federale non è certo una sorpresa. Forse qualcuno pensa di poter scopare sotto il tappeto il voto popolare sgradito. Un atteggiamento diventato di gran moda, specie dopo il 9 febbraio 2014. Ma non è così che funziona.

La presa per i fondelli
Lo scorso marzo il Parlamento federale ha deciso a maggioranza un’applicazione dell’iniziativa delle espulsioni che pappagalla il controprogetto messo in votazione nel 2010. Quest’ultimo però – ma tu guarda i casi della vita – venne respinto nettamente dal popolo, a vantaggio dunque dell’iniziativa. Siamo quindi davanti ad una presa in giro. Il governo e la maggioranza del parlamento non hanno la volontà di espellere gli stranieri che delinquono.
Il controprogetto contiene infatti una clausola per casi di rigore. Apparentemente ragionevole, quest’ultima permette invece all’autorità giudiziaria di trovare sempre un qualche appiglio per non espellere il delinquente straniero. Anche se quest’ultimo si è macchiato di reati della massima gravità. In barba alla volontà popolare il malvivente rimane dunque in Svizzera. E non di rado (oltre al danno, la beffa) è anche a carico del nostro Stato sociale.

Le cifre parlano chiaro
Gli stranieri che delinquono non sono una balla populista e razzista. Sono una realtà. Le statistiche federali lo dimostrano. Nel 2014 in Svizzera il 57.7% degli omicidi sono stati commessi da delinquenti stranieri, idem il 61.3% degli stupri, il 73% dei furti con scasso ed il 50% delle lesioni personali gravi. Se si considera che nel nostro paese la popolazione straniera è circa il 25% del totale, la sproporzione appare evidente. A ciò va aggiunto che i reati commessi da naturalizzati non sono, e di proposito, rilevati da alcun indicatore.
A livello federale, il 73% dei detenuti è straniero. I costi per l’esecuzione delle pene in Svizzera sono passati da 400 milioni annui nel 1990 al miliardo ed oltre di oggi. Se si considera che, come detto, il 73% dei detenuti è straniero, ne consegue che la loro detenzione costa al contribuente svizzero 730 milioni di Fr all’anno. Non proprio noccioline.

Politica inadempiente
Chi arriva nel nostro paese e si macchia di reati gravi non ha il diritto di rimanere. Questo ha deciso il popolo già cinque anni fa. Il compito è chiaro, ma la politica è inadempiente. E non è nemmeno pentita. Basti pensare che, pochi giorni prima di Natale, 40 “senatori” su 46 – quindi tutti i consiglieri agli Stati tranne i rappresentanti dell’Udc – hanno firmato una dichiarazione contro l’iniziativa per l’espulsione. Tra i firmatari anche i due rappresentanti ticinesi, malgrado i cittadini del nostro Cantone quell’iniziativa l’abbiano approvata.

Abusi nel sociale
L’espulsione degli stranieri che delinquono serve alla sicurezza di tutti quanti vivono in Svizzera. Compresi dunque gli stranieri onesti. La sicurezza, è, evidentemente, una condizione quadro indispensabile alla nostra piazza economica. E anche l’allontanamento di quei cittadini stranieri che hanno abusato delle prestazioni sociali serve a consolidare queste ultime (meno abusi uguale meno costi). Oltretutto, una lotta efficiente ai “furbi” permette di non accumunare i veri bisognosi ai disonesti. In generale, le espulsioni certe e sistematiche nei confronti di chi si è macchiato di reati la cui gravità o reiterazione rendono questo passo giustificato e necessario, avrà anche un benvenuto effetto preventivo e dissuasivo. Quell’effetto dissuasivo che le nostre carceri “di alto standing” evidentemente non hanno nei confronti di malviventi in arrivo da paesi dove il regime detentivo è di tutt’altro genere.
Per tutti questi motivi, il 28 febbraio occorre confermare la volontà popolare già espressa il 28 novembre 2010 e votare sì all’iniziativa d’attuazione. Bacchettando così, ancora una volta, il Consiglio federale e la maggioranza del parlamento che hanno aggirato il voto popolare.
Lorenzo Quadri

Senatori contro i ticinesi
Ennesima dimostrazione che i cittadini ticinesi non sono rappresentati al Consiglio degli Stati: i due senatori di questo sfigatissimo Cantone, l’uregiatt Pippone Lombardi ed il radikale Fabio Abate, hanno firmato una dichiarazione CONTRO l’espulsione dei delinquenti stranieri, malgrado i cittadini ticinesi abbiano votato per l’espulsione. Ecco cosa succede a mandare alla Camera alta i sabotatori della volontà popolare. Il 28 febbraio, asfaltiamoli votando SI’ all’iniziativa d’attuazione!

Riuscito il referendum sull’asilo. No ai regali ai finti rifugiati

Bisogna aiutare i veri perseguitati e non i migranti economici: quanto accaduto a Capodanno a Colonia e ad Amburgo insegna…

L’inizio dell’anno ha portato almeno una buona notizia. Il referendum contro la nuova legge sull’asilo è riuscito con ampio margine.
Nel 2015 sono immigrate illegalmente in Europa circa 1.5 milioni di persone. La Svizzera non è un’ “isola felice”. Il caos non è ancora scoppiato, ma le avvisaglie ci sono eccome. I Cantoni lamentano di non avere più spazio per alloggiare i sedicenti asilanti. Per il 2016 la Confederazione ha già preventivato l’arrivo di 50mila migranti (la media degli scorsi anni era di 20mila) con i relativi costi aggiuntivi a carico del contribuente. Da notare che già con 20mila rifugiati, la Svizzera è, per rapporto alla popolazione, il paese europeo che accoglie di più.

Lo scopo è protezione
Lo scopo del diritto d’asilo è protezione. Chi è perseguitato ha sempre ottenuto aiuto in Svizzera. Chi invece arriva per “migliorare le proprie condizioni di vita”, invece, non è un profugo e va respinto. Questo impone la legalità. E la legalità, cari spalancatori di frontiere politikamente korretti, va fatta rispettare anche nell’ambito dell’immigrazione. Non va imposta solo agli automobilisti – o a chi ha qualche spicciolo in banca.

Avvocato gratis?
Invece cosa accade (o piuttosto: cosa rischia di accadere se il popolo non voterà a favore del referendum)? All’immigrato illegale l’ennesima revisione della legge sull’asilo vuole garantire nuovi diritti. A cominciare dall’avvocato gratis. Gratis vuol poi dire retribuito dal contribuente. Il risultato è scontato: esplosione dei costi (e nümm a pagum) nonché della durata delle procedure. La casta degli avvocati e l’industria sociale ringraziano.
Il gratuito patrocinio esiste anche per i cittadini svizzeri, certo. Ma solo a determinate condizioni. Che non ci sono per gli immigrati economici. Quindi questi ultimi, con la nuova riforma, avrebbero più diritti degli svizzeri. Ohibò!

Meno diritti per gli svizzerotti?
Sicché la nuova riforma dell’asilo aumenta i diritti degli asilanti e diminuisce quelli degli svizzerotti. Infatti essa prevede pure delle sostanziose “agevolazioni”, a vantaggio della Confederazione, per procedere ad espropriazioni – ai Cantoni, ai Comuni, ai singoli cittadini – in vista della costruzione di ulteriori centri d’accoglienza. Una chiara lesione del diritto fondamentale alla proprietà. Ma chissenefrega: i politikamente korretti si preoccupano solo di tutelare il presunto “diritto” degli immigrati musulmani non integrati di imporre alle loro donne di girare in burqa.

Tradizione d’accoglienza?
L’ennesima revisione del diritto d’asilo, dunque, non compie alcun passo avanti nel ripristino della legalità. Anzi. Contrariamente alle pompose dichiarazioni dei sostenitori, non rispetta neppure la tradizione d’accoglienza svizzera. Vuole semplicemente agevolare l’abuso dell’asilo per promuovere l’immigrazione incontrollata.
Mentre altrove ci si preoccupa di rendersi meno attrattivi per i finti asilanti, la Svizzera fa il contrario.
In Germania, a Colonia e ad Amburgo, la notte di San Silvestro migliaia di uomini arabi hanno molestato sessualmente e anche derubato decine di donne che festeggiavano l’inizio dell’anno nuovo. Ma come: gli asilanti non erano tutti brava gente? Ecco cosa succede a spalancare le frontiere, come ha fatto, sconsideratamente, la Germania, inguaiando tutta l’Europa (Merkel a casa!).
Invece la Svezia e la Danimarca, ma guarda un po’, hanno sospeso gli accordi di Schengen. Populisti e razzisti anche i venerati (dai kompagni) modelli di socialdemocrazia nordica? Oppure, molto più semplicemente, combattere l’immigrazione clandestina è necessario alla sopravvivenza di uno Stato, perché – e altrove l’hanno capito anche le $inistre – “un paese che non difende i propri confini è un paese morto”?

No al caos
La Svizzera ha sempre aiutato i veri perseguitati. Continuerà a farlo. E’ però un suicidio aumentare la nostra attrattività (già troppo alta) nei confronti dei migranti economici. Continuare ad aprire le porte quando (quasi) tutti gli altri fanno il contrario ci precipiterà, dall’oggi al domani, in quel caos che non sapremo poi come affrontare. Bisogna sospendere gli accordi di Schengen e chiudere le frontiere; altro che avvocati gratis ai finti asilanti ed espropriazioni “facili” per costruire nuovi centri d’accoglienza!
Se vogliamo renderci meno attrattivi per i migranti economici dobbiamo sostenere il referendum contro la nuova legge sull’asilo.
Lorenzo Quadri

Riuscita l’iniziativa popolare contro il canone radiotv. Ma la SSR va avanti come se “niente fudesse”

E’ riuscita, per buona pace della SSR, l’iniziativa “Sì all’abolizione del canone radiotelevisivo”. I promotori hanno raccolto 112mila firme valide, a cui vanno aggiunte 36mila sottoscrizioni supplementari di persone che non hanno diritto di voto.

Il testo dell’iniziativa prevede che la Confederazione non possa riscuotere canoni, né sovvenzionare o gestire emittenti radioTV. Se l’iniziativa dovesse essere approvata dal popolo, dunque, la SSR continuerebbe ad esistere; però dovrebbe autofinanziarsi. Non ci vuole il mago Otelma per prevedere che gli 1.3 miliardi di canone che incassa oggi, la SSR non li troverebbe di certo sugli alberi.

Il malcontento crese
Già il fatto che l’iniziativa sia riuscita, qualcosa vuol dire. I segnali di malcontento nei confronti dell’emittente di presunto servizio pubblico si moltiplicano.

E’ il caso di ricordare – anche se nell’azienda si preferisce andare avanti “come se niente fudesse”, contando sulla memoria corta degli svizzerotti – che in giugno la nuova legge sulla radioTV è passata a livello nazionale per il rotto della cuffia, mentre in Ticino è stata asfaltata.  Credendo, nella propria supponenza, di potersi permettere tutto, compreso obbligare a pagare il canone più caro d’Europa anche chi non vuole o non può guardare la televisione o ascoltare la radio,  la dirigenza aziendale si è voluta sottoporre al giudizio popolare, convinta che la vertenza sarebbe andata liscia come una lettera alla posta. Mal gliene è incolto, visto che è stata tritata. Un’azienda che vive per il pubblico è stata bocciata dal pubblico: grave. E questo malgrado la spudorata campagna pro SSR tirata in piedi dal governo, dai media di regime, dai manutengoli di ogni ordine e grado (a partire dagli autocertificati intellettualini rossi da tre e una cicca, che fanno parte dell’inventario degli studi radiotelevisivi).

La marchetta alle private
Anche le TV private sono state della partita. Per convincerle a salire sul carro si è usato uno stratagemma banale ma efficace: aumentare la percentuale di canone a loro destinata dal 4% al 6%. Una marchetta decisa da Berna ma finanziata dagli utenti, che non ha mancato di sortire l’effetto desiderato.

Nuova asfaltatura?
In Ticino, solo la Lega ed il Mattino si sono opposti alla modifica di legge. E la maggioranza dei ticinesi ha seguito. Ciò avrebbe dunque dovuto far nascere a Comano almeno il sospetto che forse le critiche mosse dalla Lega alla RSI sulla partigianeria dell’informazione, sulla trasformazione del servizio pubblico in propaganda antileghista, $inistrorsa, politikamente korretta e spalancatrice di frontiere, e non da ultimo sull’utilizzo del canone per finanziare giochini decerebrati, non era solo frutto del noto populismo e razzismo, ma magari aveva anche qualche fondamento reale. Nulla di tutto questo è accaduto. Come già scritto, l’unico cambiamento da giugno è stato nella modalità di gestione delle critiche. Se prima si snobbava (come dire: per ‘sti straccioni che ci pagano il canone non sprechiamo nemmeno un secondo) adesso si replica ad ogni “cip” con ipersensibilità stizzosa. Ma, adesso come in passato, l’autocritica rimane assente. L’andazzo immutato. Dagli attentati di Parigi, strumentalizzati per fare propaganduccia politikamente korretta a favore del multikulti e delle frontiere spalancate, ai dibattiti sulla candidatura Gobbi al Consiglio federale con l’ex corrispondente RSI da Berna, oggi pensionato, a dire peste e corna del candidato, della Lega e dell’Udc, esemplificando bene quale sia la linea dell’azienda, passando per le trasmissioni di Falò sui padroncini concepite apposta nel tentativo di mettere in cattiva luce i  Consiglieri di Stato leghisti, lo sfacelo continua come prima. Con la prospettiva di una votazione popolare sull’iniziativa “Sì all’abolizione del canone”, con tutto quello che comporterebbe tale ipotesi per la SSR (cioè: chiudere baracca) c’è da chiedersi se questa sia una strategia intelligente. Certo, l’iniziativa non passerà a livello federale. Non c’è bisogno del Mago Otelma per prevederlo. Ma se in Ticino dovesse invece venire accettata, o comunque totalizzare una buona percentuale di voti favorevoli, con quale coraggio la corte dei miracoli di Comano (quella che, a detta del direttor Canetta, farebbe “giornalismo al di sopra delle parti”), potrà ancora mettere fuori la faccia, sia nel nostro Cantone che a Berna?
Lorenzo Quadri

I contrari al traforo di risanamento del San Gottardo non la raccontano giusta. Vogliamo intasare il Ticino di TIR europei da Biasca in giù?

La votazione sul risanamento del traforo autostradale del San Gottardo si avvicina, e con essa i fumogeni dei contrari. Intanto il Consigliere di Stato $ocialista, kompagno Manuele “bisogna rifare il voto del 9 febbraio” Bertoli, ha dichiarato pubblicamente che il secondo tunnel sarebbe insostenibile, questo contro la posizione di 4/5 del governo ticinese. Stranamente, da $inistra non è pervenuta alcuna presa di posizione di denuncia di questa manifesta violazione della collegialità. Strano, se un Consigliere di Stato leghista esprime una posizione personale, ad esempio in tema di trattative con la vicina ed ex amica Penisola, i kompagni iniziano subito a strillare. Invece qui  “l’è tüt posct”.

Il ritornello delle quattro corsie
Ma torniamo ai fumogeni. Il primo è lo stracco ritornello dell’apertura contemporanea delle eventuali future quattro corsie sotto il Gottardo. Ma una simile opzione non solo è vietata dalla Costituzione, ma non verrà nemmeno richiesta. Se volesse far passare più TIR sotto il Gottardo, già adesso l’UE potrebbe esercitare pressioni sulla Svizzera: ad esempio pretendendo abolizione o modifiche del sistema a contagocce, quello che centellina l’ingresso dei camion nella galleria. Ma questo non accade. E’ poi interessante notare come la $inistra euroturbo, quella che ci vuole portare nell’Unione europea (obiettivo che figura nel programma del P$) adesso improvvisamente accusa Bruxelles di essere brutta e cattiva al punto da voler sfrontatamente violare le Costituzione svizzera. Non solo, ma dà già per scontato che a Berna caleranno le braghe. Ma come, kompagni: queste non dovevano essere tutte frottole della Lega populista e razzista?

Nuovo fumogeno
Il nuovo fumogeno, un attimino più raffinato, gioca sulla concorrenza strada-ferrovia. Suona più o meno così: “stiamo pagando 25 miliardi per Alptransit, quindi per spostare il traffico pesante dalla strada alla ferrovia, e poi lo sabotiamo con il secondo tunnel del Gottardo?”. Nemmeno questo argomento regge. Per vari motivi. Innanzitutto perché, ripetiamo per l’ennesima volta, il traforo di risanamento non comporta alcun aumento di capacità, quindi non può entrare in conflitto con il principio di caricare i camion sul treno da confine a confine. Ma anche e specialmente perché è vero proprio il contrario di quello che viene detto: Alptransit risulterebbe azzoppato se il traforo di risanamento non si facesse, poiché l’alternativa sarebbe la chiusura almeno triennale del tunnel autostradale del Gottardo, offrendo a chi deve varcare le Alpi il famigerato sistema di navette ferroviarie: a Biasca (per i camion) e ad Airolo (per le automobili). Ebbene, ciò significa che per oltre tre anni  AlpTransit sarebbe intasato dalle navette per il traffico interno. Quindi, non  potrebbe svolgere la funzione per cui è stato voluto.

Transito notturno
C’è anche un’altra questioncella non proprio irrisoria che i politikamente korretti sedicenti tutori della salute dimenticano. Le navette sostitutive non avranno la capacità sufficiente per farsi carico di tutto il traffico che passa sotto il Gottardo. Sicché, per aumentarne l’efficienza (che comunque mai basterà a coprire la domanda, ed infatti si prevede un’invasione di TIR al San Bernardino), bisognerà distribuire i transiti su tutto l’arco della giornata. La conseguenza l’ha indicata la stessa Doris Leuthard: dovrà saltare il divieto notturno di traffico pesante. Che però costituisce (sempre parole di Leuthard) “un pilastro della politica dei trasporti svizzera”.

Invasi da TIR
Non solo: se, in caso di No popolare al traforo di risanamento del Gottardo, dovesse venire costruita la stazione di trasbordo per camion a Biasca  (100mila metriquadri di devastazione) con una spesa di centinaia di milioni di franchetti del contribuente, poi, a lavori ultimati, l’ecomostro resterebbe lì. A maggior ragione in quanto pagato a peso d’oro.
Nell’ultima “ora delle domande” del Consiglio nazionale ne è arrivata una da parte di una deputata P$ che chiede la realizzazione di un’autostrada viaggiante permanente tra Biasca ed Erstfeld (ciò che comporterebbe ovviamente la costruzione delle relative stazioni di trasbordo). Queste cose non succedono per caso. E quale sarebbe la conseguenza di un’ipotetica stazione di trasbordo camion a Biasca? Che non se ne farebbe di sicuro un’altra in nord Italia, a solo una cinquantina di km di distanza. Ergo, i TIR in transito parassitario attraverso la Svizzera ce li tireremmo tutti in casa. Ticino intasato di mezzi pesanti targati UE da Biasca in giù! Altro che “camion sui treni da confine a confine”! E questo grazie ai kompagni ro$$overdi che non vogliono il traforo di risanamento del S. Gottardo per motivi ideologici. Complimenti!
Lorenzo Quadri

Migranti economici alla conquista dell’Europa. Non basta espellerli dalle piscine!

Nella città di Bornheim,  in Nordreno-Vestfalia, l’autorità cittadina ha vietato l’accesso alla piscina pubblica agli asilanti maschi. Motivo: questi ultimi infastidivano le donne con molestie ed apprezzamenti a sfondo sessuale. In realtà non si tratta di una prima. Nell’estate del 2013 un provvedimento analogo venne preso a Bremgarten, nel Canton Argovia. Inutile dire che i media di regime corsero subito a starnazzare al razzismo: ironia della sorte, in questo bieco esercizio brillarono (si fa per dire) proprio i giornali tedeschi. Ancora qualche anno prima fece notizia un curioso caso svedese. In una città della Svezia, dopo anni di “battaglie” per ottenere l’autorizzazione a sfoggiare il topless al lido pubblico (non tutti si battono per i massimi sistemi…) le promotrici dovettero ben presto rivestirsi perché venivano molestate  e minacciate dai migranti arabi.

Le responsabilità
I fatti di Capodanno a Colonia, e non solo a Colonia, hanno infranto il muro di omertà. Ed hanno aperto gli occhi sulle conseguenze della deleteria politica delle frontiere spalancate. Perché adesso siamo alla resa dei conti. Chi questa politica l’ha non solo voluta, ma l’ha anche imposta col ricatto morale – da anni i contrari vengono denigrati come spregevoli razzisti e fascisti – adesso è chiamato ad assumersi le proprie pesanti responsabilità.

Integrazione impossibile
L’Europa, Svizzera compresa, si è riempita, in nome del “dobbiamo aprirci”, di migranti economici. Per la stragrande maggioranza dei casi si tratta di giovani uomini soli che non scappano da alcun conflitto (altro che famiglie in fuga dalla guerra: questa è l’ennesima balla politikamente korretta). Ad esempio in Svizzera, tanto per fare una cifra, la quota di profughi siriani tra i presunti asilanti giunti nel nostro paese nel 2015 naviga attorno al 7%. Questi giovanotti non solo sono a carico del nostro Stato sociale  (e la kompagna Sommaruga, spalleggiata dai partiti storici, vorrebbe anche offrirgli l’avvocato gratis con i soldi del contribuente). Sono anche impossibili da integrare. Il che, tradotto dal politichese, significa che questi migranti costituiscono una minaccia per la nostra società.

Le donne ne fanno le spese
Le prime a fare le spese di questa minaccia sono le donne europee. Le loro libertà, conquistate sull’arco dei secoli, si riducono ogni giorno che passa. Ad un ritmo vertiginoso.

Dove sono le nostrane spalancatrici di frontiere? Nulla dire, stimate signore? Intanto segnaliamo questa presa di posizione della consigliera nazionale $ocialista (!) zurighese Jacqueline Badran: “Siamo degli illusi se pensiamo che basteranno dei corsi per insegnare ai migranti come relazionarsi con le donne. Il loro atteggiamento di superiorità nei confronti delle donne è frutto di un’educazione che viene impartita loro sin da piccoli. Non basterà un interruttore per far cambiare qualcosa”.

E’ solo l’inizio
Ma naturalmente questo non è che l’inizio. Per paura (soprattutto paura della qualifica di “razzista”), e per buonismo idiota, permetteremo agli immigrati di imporci le loro regole. E’ in atto uno scontro di civiltà da cui usciremo perdenti: in nome del “dobbiamo aprirci”, semplicemente alzeremo (ci faranno alzare) bandiera bianca senza nemmeno combattere. Capitoleremo senza condizioni. L’Europa ha posto le premesse per la propria distruzione. Negando le proprie radici e la propria identità ha rinunciato a difendersi. Si è dichiarata terra di conquista. I conquistatori stanno arrivando. Qualcuno si illudeva che non sarebbe successo? Espellere i migranti economici dalle piscine perché molestano le donne (ma come, non erano tutte balle della Lega populista e razzista?) non è certo una soluzione. E’ dall’Europa che bisogna espellerli. E naturalmente si deve fare tutto il possibile per impedire l’arrivo di altri. I vituperati “muri al confine” si fanno sempre più necessari.
Lorenzo Quadri