Col fischio che i ticinesotti devono pagare anche i depuratori per il Belpaese! E nel Ceresio i nostri vicini continuano a scaricare cacca

Semmai per finanziare il depuratore di Cuasso al Monte si usano i soldi dei ristorni, ma la differenza NON la versiamo: ce la teniamo! Perché non c’è più alcun motivo per pagare annualmente oltre 60 milioni di franchetti alla vicina ed ex amica Penisola, la quale oltretutto si permette di segnalarci (uhhhh, che pagüüüüraaa!) ai funzionarietti di Bruxelles per via dell’albo degli artigiani!

Ma guarda un po’! Si riaccende la polemica sul depuratore di Porto Ceresio, che non funziona. Sicché i liquami vengono scaricati direttamente nel lago. Sul quale si affacciano anche i ticinesotti.
Abbiamo dunque l’ennesima conferma che la vicina ed ex amica Penisola nei nostri confronti è inadempiente in tutti i campi. Perfino in ambito di depurazione delle acque. Però il ministro degli Esteri del premier non eletto Matteo Renzi – e con lui svariati altri politicanti del Belpaese di varia corrente politica – nel tentativo di racimolare qualche voto dai frontalieri, pensa di poter strillare alla discriminazione ad opera dei ticinesotti per via dell’albo per gli artigiani. Sicché partono segnalazioni (uhhh, che pagüüüraaa!) a Berna e a Bruxelles.

Bruciati in gestione corrente
Il colmo è che chi, dall’Italia, pretende di fare la verginella, non solo è il primo a violare gli accordi bilaterali quando fa comodo (cosa, questa, che abbiamo avuto modo di ripetere in numerose occasioni). Ma è inadempiente anche su svariati altri fronti. Tra cui la depurazione delle acque. Sicché, mentre i ticinesotti ligi al dovere continuano a rispettare ogni cavillo, e a versare insensatamente i ristorni dei frontalieri, oltreconfine ci riempiono il Ceresio di cacca.

E’ il caso di ricordare che i ristorni dei frontalieri, che versiamo da oltre 40 anni, dovrebbero servire per la realizzazione delle opere infrastrutturali. Come ad esempio il depuratore di Cuasso al Monte. Invece, i soldi in arrivo dal Ticino vengono bruciati nella gestione corrente dei Comuni italici riceventi. E le opere di interesse transfrontaliero, vedi anche il caso eclatante della Stabio Arcisate, non si fanno!

E nümm a pagum?
Davanti all’indecenza dell’inquinamento lacustre nel Ceresio, il governo ticinese si è offerto di partecipare al finanziamento della sistemazione del depuratore. Come, come? Chiariamo subito una cosa. Col fischio che il contribuente ticinese paga interventi che spettano ai nostri amici e vicini. Oltreconfine dei nostri soldi non deve andare nemmeno un centesimo in più. C’è una sola forma possibile di “co-finanziamento” dei lavori al depuratore: utilizzare allo scopo i ristorni dei frontalieri. Poi la differenza ce la teniamo, perché di motivi per continuare a versare i ristorni non ne abbiamo più da un pezzo.

Interessante notare che dall’altra parte del confine c’è chi, davanti all’offerta ticinese di cofinanziamento, ha avuto quello che a prima vista potrebbe sembrare un sussulto d’orgoglio: “E’ un’offerta umiliante (…) è umiliante dover risolvere un problema annunciato facendoci offrire soldi da uno Stato vicino (…) significa svendere un pezzetto della nostra sovranità locale”, hanno commentato due consiglieri comunali di Porto Ceresio.
Ma questa dichiarazione è davvero quello che sembra? O piuttosto i nostri vicini, più furbi che belli, immaginano che l’eventuale contributo ticinese potrebbe andare a deduzione dei ristorni, e quindi ci sarebbero meno soldi per la gestione corrente, che è ben più importante del depuratore: perché tanto nel Ceresio si può andare avanti a scaricare pipì e pupù “come se niente fudesse”?
Lorenzo Quadri

C’è ancora tempo fino a mezzogiorno per votare sì al secondo traforo. Gottardo: ultimissimo appello per evitare l’isolamento

Dopo mesi e mesi di bla-bla, oggi conosceremo l’esito della votazione sul risanamento del tunnel autostradale del Gottardo. Sapremo, quindi, se il Ticino è destinato a rimanere tagliato fuori dal resto della Svizzera per almeno tre anni. Sapremo se saremo costretti, dopo i tre anni d’isolamento e la conseguente ecatombe occupazionale (sì, ci saranno ancora più ticinesi disoccupati, e questa volta non per colpa del frontalierato e dei padroncini) a tenerci quale collegamento autostradale con il nord delle Alpi una trappola mortale di 17 km sottoforma di tunnel bidirezionale. Oggi mai e poi mai una galleria verrebbe costruita in questo modo, per evidenti ragioni di sicurezza. In nome della “sicurezza” l’automobilista viene criminalizzato e il cittadino messo viepiù sotto tutela. Ma gli scorsi mesi ci hanno insegnato che, quando c’è di mezzo l’ideologia ro$$o-verde, anche sulla sicurezza si può transigere.

Sapremo se Biasca ed Airolo verranno devastati dalle stazioni di trasbordo, dei veri ecomostri dal costo di centinaia di milioni di franchi, teoricamente destinati allo smantellamento a lavori ultimati (campa cavallo). Sapremo se i soldi del contribuente svizzerotto verranno investiti creando un valore aggiunto (secondo traforo) oppure se saranno dissipati senza alcun miglioramento infrastrutturale: senza una galleria ulteriore, ai prossimi lavori di risanamento ci troveremmo ancora nella situazione in cui siamo ora.

Sapremo anche se il resto della Svizzera approverà un investimento in Ticino o se invece, dopo aver mandato il nostro Cantone allo sbaraglio imponendoci la devastante libera circolazione delle persone ed i fallimentari accordi di Schengen, vorrà trasformarci definitivamente nella Catalogna della Svizzera decretando la nostra esclusione triennale.

Soldi da spendere
E’ evidente, ed era chiaro fin da subito, che i sostenitori dei tre anni di isolamento – quelli che vogliono le frontiere spalancate con l’Italia, ma il muro al Gottardo – avevano soldi da spendere in propaganda martellante. I fondi erano inversamente proporzionali agli argomenti. Perché, nel tentativo di gettare fumo negli occhi dei votanti, i contrari al secondo tunnel si sono inventati le storielle più inverosimili.

Non solo merci
In questi mesi di campagna si sono dunque sentite molte cose. Di un tema però si è parlato poco. Quello dei legami familiari di chi ha parenti Oltregottardo. Come ci ha raccontato un lettore: “io ho entrambi i figli in Svizzera tedesca in zone discoste. Sono anziano, non posso affrontare un viaggio in treno, con svariati cambi. Se non mi è possibile andare in macchina in Svizzera tedesca, dovrò rinunciare ad andarci. Quanti sono nella mia situazione? Non bisogna pensare solo alle merci, ma anche alle persone”.

Per chi non l’avesse ancora fatto, c’è ancora tempo fino a mezzogiorno per votare SI’ al tunnel di risanamento.
Lorenzo Quadri

Sempre peggio: aumentano i frontalieri nel terziario

Altro che tentare di vendere ai ticinesotti la balla dell’ “inversione di tendenza”
Sempre peggio: aumentano i frontalieri nel terziario

Ma tu guarda questi furbetti dell’Ufficio federale di statistica, ormai specializzati nella realizzazione di statistiche taroccate per reggere la coda al Consiglio federale! E, chissà come mai, la “creatività” dell’Ustat dà il meglio di sé sul tema del degrado del mercato del lavoro provocato dalla devastante libera circolazione delle persone.
Ancora in questi giorni si sta tentando di far credere che la situazione, sul fronte dell’invasione da sud di questo sempre meno ridente Cantone, non sia poi così tragica. Anzi, che ci siano addirittura dei segnali di miglioramento. Frena, Ugo! Se questo non è prendere la gente per il lato B…

Tentativo fallito
Così ecco apparire i titoloni di prima pagina sui “meno frontalieri” – e avanti con i voli pindarici. Obiettivo: tentare di far credere ai ticinesotti che l’invasione di frontalieri e padroncini è tutta panna montata della Lega populista e razzista. Ma il tentativo d’indottrinamento pro frontiere spalancate si arena miseramente non appena si considerano i dati un po’ più da vicino.

Il contrario
A fine 2015, il numero globale dei frontalieri in Ticino risultava diminuito di qualche unità (si parla comunque di cifre lillipuziane) rispetto alla fine del 2014. Questo vuol forse dire che nelle nostre lande ci sono meno ticinesi che sono a casa, in disoccupazione ed in assistenza, perché soppiantati dai frontalieri? No di certo. Vuol dire invece l’esatto contrario.
Infatti, se sul numero totale dei frontalieri c’è stato un minuscolo arretramento, nel settore terziario i dipendenti residenti Oltreconfine sono ancora aumentati: hanno raggiunto quota 38mila. I frontalieri sono invece diminuiti nell’edilizia e in parte nell’industria. Ohibò! Non ci vogliono studi universitari per capire quel che ciò significa.

Più soppiantamento
Se i frontalieri sono calati nell’edilizia, vuol dire semplicemente che questo settore economico sta rallentando. E che quindi offre meno posti di lavoro. Di conseguenza, i frontalieri sono diminuiti nelle costruzioni: ossia, dove ci sono sempre stati anche prima della devastante libera circolazione delle persone e dove non causano grossi fenomeni di sostituzione. Nell’edilizia la manodopera locale scarseggia. E, a tutela del dumping, ci sono contratti collettivi di lavoro.
Il numero dei frontalieri è invece cresciuto nel terziario. E’ cresciuto proprio dove non c’è alcun bisogno di reclutare lavoratori dal Belpaese: l’offerta di ticinesi basta (e avanza) a coprire le necessità del mercato cantonale. Osiamo sperare che nessuno spalancatore di frontiere pretenderà di venirci a raccontare che non si trovano, ad esempio, impiegati d’ufficio, funzionari di banca e segretarie ticinesi. Oltretutto in questi settori si assiste ai ben noti giochetti sulle condizioni contrattuali. Come le segretarie a tempo pieno a 1800 Fr al mese in taluni studi legali. O l’inflazionato trucchetto dell’assunzione (e quindi dello stipendio) al 50%, mentre il tempo lavorativo reale è al 100% o oltre.
Quindi i frontalieri aumentano proprio dove soppiantano i residenti e dove provocano dumping e svaccamento del mercato! Se questo è un segnale che le cose starebbero andando meglio…

Quadruplicati in pochi anni
E’ forse il caso di ricordare che i frontalieri nel terziario sono quadruplicati (sic!) nel giro di pochi anni. Erano infatti 10’327 nel quarto semestre del 1999; adesso sono 38mila. E continuano ad aumentare. Questo malgrado anche il settore terziario rallenti, mica solo l’edilizia. Specie per quel che riguarda la piazza finanziaria, svenduta senza ritegno dall’ex ministra del 4% Widmer Schlumpf. Meno posti di lavoro e più frontalieri vuol dire sempre più soppiantamento a danno dei ticinesi. Ecco il bel quadretto che si delinea. Altro che i titoloni “Meno frontalieri” per far credere che in fondo con la devastante libera circolazione delle persone senza limiti non si sta poi così male e quindi il voto del 9 febbraio può essere sabotato.

Quindi: che nessuno cerchi di farci fessi giochicchiando con le statistiche. Contingenti per frontalieri e preferenza indigena sono più che mai urgenti. A dimostrarlo sono proprio le cifre che si tenta di strumentalizzare per far passare il messaggio contrario. Mai sentito parlare di boomerang?
Lorenzo Quadri

Cassa malati: ticinesi derubati da 20 anni e pure obbligati a finanziarsi i risarcimenti. Ma per il kompagno Alain Berset “l’è tüt a posct”!

Sui rimborsi dei premi di cassa malati pagati in eccesso, i ticinesi rimangono cornuti e mazziati al di là di ogni immaginazione.
La storia è lunga – lunga 20 anni – e la conoscono ormai tutti. Dal 1996 (anno d’entrata in vigore della LAMal) ad oggi gli abitanti di alcuni Cantoni, tra cui il nostro (e ti pareva) pagano premi di cassa malati sopra la media. Questo perché i ticinesotti sono spendaccioni e spreconi di prestazioni sanitarie? Sono malati immaginari che vanno dal medico per ogni starnuto? Questo è il messaggio che per lungo tempo si è tentato di far passare. Poi si è scoperto che le cose non stavano propriamente così. La realtà è che ai ticinesi, così come agli abitanti degli altri Cantoni paganti, si facevano – e tuttora si fanno – pagare premi troppo alti. E questo per andare a compensare chi, invece, paga troppo poco.

Il Ticino si era accorto
Il Ticino, con l’ex capo dell’Ufficio assicurazione malattia Bruno Cereghetti, si era accorto che i conti non tornavano. Che il problema non erano i ticinesi spreconi di prestazioni mediche. Erano i calcoli con cui si arriva alla fissazione dei premi ad essere taroccati. A Berna prima hanno negato l’evidenza. Poi hanno ammesso che forse il problema c’era, ma mancavano le basi legali per intervenire (uella). Alla fine la base legale per la restituzione è stata creata nel 2014 dopo lunghi psicodrammi parlamentari. Ma si tratta di una nuova presa per i fondelli, visto che 1) viene restituita una parte minima di quanto prelevato in eccesso e 2) i premi dei ticinesi rimangono comunque gonfiati.

Presa per i fondelli
Ma visto che tutto questo ancora non bastava, i cassamalatari – con il beneplacito dell’amministrazione federale – hanno pensato bene di raggiungere i vertici della presa per i fondelli. Come? Facendo pagare i risarcimenti a chi ne deve beneficiare. Nel 2015 la prima tranche di restituzioni ai ticinesi è stata di 82.60 Fr (troppa grazia, Sant’Antonio!). Ebbene alcune casse malati – una ventina; l’elenco si può consultare sul sito dell’Ufficio federale della sanità pubblica – per finanziare la parte a loro carico dei risarcimenti (il resto lo paga la Confederella, quindi ancora gli assicurati) hanno pensato bene di riscuotere un supplemento di premio. E l’hanno riscosso non solo dagli assicurati che hanno pagato troppo poco negli anni scorsi, bensì anche da quelli che hanno pagato troppo. Ticinesi compresi. Per i ticinesi affiliati a queste venti casse, dunque, il risarcimento per il 2015 si è ridotto a 49.90 franchetti.

Libertà di decidere?
Per pensare a sotterfugi di questo genere bisogna già impegnarsi. Lo capisce anche quello che mena il gesso che non può essere che chi ha già pagato troppo, e riceve indietro solo una piccola frazione dei premi pagati in eccesso, venga ulteriormente penalizzato tramite i supplementi di premio per autofinanziarsi i risarcimenti. E’ l’ennesimo schiaffo a chi è stato derubato per 20 anni. Eppure la realtà supera la fantasia. Ed infatti il Consiglio federale, rispondendo ad un’interpellanza del sottoscritto, dichiara – tranquillo come un tre lire – che non c’è alcuna distorsione da correggere. Nessuna lacuna nella legge. “L’è tüt a posct”. I cassamalatari hanno ampia libertà nel decidere come finanziare i risarcimenti. Quindi possono farli pagare anche a chi ne dovrebbe beneficiare. Questo per sostenere chi, in passato, ha pagato di meno (sic!). E’ il colmo!

Non finisce qui
Con una risposta del genere il P$ Alain Berset, titolare del dossier (s)cassa malati, dimostra di prendere a pesci in faccia i ticinesi, come pure gli abitanti degli altri Cantoni paganti. Kompagno Berset, è così che si tutelano gli interessi di chi è stato “indebitamente alleggerito” per 20 anni grazie all’inadempienza del tuo dipartimento?
E’ evidente che non finisce qui. Già nella prossima sessione delle Camere federali verrà presentato un atto parlamentare affinché l’indegno giochetto non abbia più a verificarsi. I ticinesi che si sono visti addebitare i costi per del risarcimento dalla loro cassa malati, la cambino appena possibile.
Lorenzo Quadri

Contro gli asilanti-molestatori: limitare le libere uscite

Dopo il fattaccio sul TiLo: adesso bisogna aver paura a prendere il treno di sera?
Bisognava aspettarselo e puntualmente è successo. Lo scorso sabato sera sul Tilo si è sarebbe verificata una tentata aggressione sessuale ai danni di una ragazza ticinese. Autori, ma tu guarda i casi della vita, dei migranti economici africani. Con tutta probabilità ospiti del centro di Chiasso, visto che a Chiasso hanno preso il treno.
Su quel che sarebbe esattamente accaduto aleggia il mistero. Come noto la RSI (politikamente korretta e di $inistra; non il Mattino populista e razzista) domenica ha divulgato una prima versione: tentata aggressione sessuale ad opera di 4 finti rifugiati. Il Ministero pubblico ha poi contestato i fatti, ciò che portato ad una duplica da parte dei giornalisti.
In ogni caso i testimoni hanno parlato di asilanti saliti ubriachi fradici saliti sul treno assieme ad una ragazza. I galantuomini ad un certo punto hanno cominciato a picchiarsi tra loro e a prendere a calci la porta del bagno dentro cui si era rifugiata la ragazza, la quale urlava dall’interno. Mentre gli altri passeggeri, sconvolti dalla scena, venivano “invitati” minacciosamente a guardare altrove.

Al centro di Losone
E martedì al centro asilanti di Losone, quello dove ci sarebbero solo ospiti non problematici, c’è stato un tentativo di stupro, questa volta confermato dal Ministero pubblico, da parte di due giovani somali. Ma come, il centro in questione non doveva essere un’oasi di pace e di tranquillità? Mica non doveva esserci alcun pericolo? Kompagna Sommaruga: silenzio di tomba? Persa la favella?

I moralisti tacciono
Dire che scene come quelle sopra descritte sono intollerabili sui nostri treni – che finanziamo, e non poco – è un’ovvietà. Ma evidentemente per gli spalancatori di frontiere non è poi così ovvio. Ed infatti sui comportamenti delinquenziali dei finti rifugiati prosegue il silenzio assordante dei moralisti a senso unico. Che però continuano a strillare al razzismo e al fascismo. Non parliamo solo delle aggressioni a sfondo sessuale, perché è riduttivo. Certo che i migranti economici che molestano o aggrediscono le donne vanno sbattuti fuori dalla Svizzera per direttissima. Ma anche quelli che aggrediscono o molestano altri cittadini. E’ così che si comporta una persona che – teoricamente! – starebbe chiedendo aiuto al nostro Paese perché bisognosa di protezione?

Silenzi assordanti
Va evidenziato il silenzio assordante delle signore della $inistruccia nostrana – in genere assai loquaci – davanti alle aggressioni sessuali ad opera di migranti economici. Silenzio che perdura anche quando i misfatti avvengono in questo sempre meno ridente Cantone. Le citate signore, invece di difendere le donne, denigrano a suon di “razzista e fascista” chi osa proporre di limitare la libertà di movimento dei finti rifugiati (tutti giovani uomini soli), proprio per prevenire aggressioni sessuali. Ne sa qualcosa il Guastafeste Giorgio Ghiringhelli che si era permesso di interpellare i parlamentari cantonali in questo senso.
Chiaro: il sacro dogma dell’accoglienza indiscriminata a tutti i migranti economici non va messo in discussione, qualsiasi cosa accada. E, soprattutto, mai e poi mai bisogna lasciarsi andare ad ammettere che gli spregevoli populisti e razzisti magari avevano ragione.

Viaggio in treno…?
Chi va in treno in orari serali o notturni deve sentirsi sicuro. Ci pare di ricordare che una volta le FFS utilizzassero lo slogan “viaggio in treno, viaggio sereno”. Siamo in Svizzera e non nelle banlieues parigine. Non ci sta bene che i mezzi di trasporto pubblico diventino delle zone a rischio, perché qualcuno vuole a tutti i costi le frontiere spalancate ai finti rifugiati e non si sogna di chiuderle, malgrado intorno a noi lo stiano facendo tutti. Eh già, perché gli eurobalivi ad inizio settimana hanno dovuto incassare l’ennesima legnata. Il Belgio – sede dell’UE! – ha ripristinato i controlli al confine con la Francia. Bruxelles contro… Bruxelles. Se non è uno smacco questo…

Che fare allora?
Uno: chiudere le frontiere, che è ora. Si avvicina sempre più il giorno in cui la Svizzera sarà l’unico paese rimasto ad applicare i fallimentari accordi di Schengen. A seguito dei quali, stando ai funzionarietti Ue, dovremmo pure rottamare la tradizione elvetica dell’arma d’ordinanza a domicilio. Loro ci prendono a pesci in faccia e noi continuiamo ad ubbidire. Si può essere più fessi di così?
Due: limitare la libertà di movimento dei finti rifugiati. Si ridimensionano nell’orario e nella durata le “libere uscite” dai centri. Attualmente, in base al Regolamento allestito dall’Ufficio federale della migrazione, gli ospiti dei centri d’accoglienza possono uscire tutti i giorni dalle 9 alle 18, e durante i fine settimana (previo ottenimento di un permesso di congedo) possono restare fuori dall’alloggio ininterrottamente dal venerdì alle 9 fino a domenica alle 19, con facoltà di muoversi in tutta la Svizzera. Ecco: qui ci sono sicuramente i margini per un intervento restrittivo!
Se qualche migrante economico non condivide (ad esempio quelli alloggiati in Lavizzara che, in contatto via telefonino con i loro colleghi sistemati in zone più urbanizzate, volevano andare a protestare a Bellinzona) non ha che chiedere asilo da qualche altra parte.
Lorenzo Quadri

Se gli eurobalivi pensano di impressionarci con i loro ricatti, hanno fatto male i conti. Funzionarietti di Bruxelles: è ora di abbassare la cresta!

Addirittura pretendono di imporci il No all’iniziativa d’attuazione per l’espulsione dei criminali stranieri: un motivo in più per andare in massa a votare Sì!

Non c’è proprio limite alla tolla. La Disunione europea sta cadendo a pezzi sotto i colpi dell’invasione di migranti economici. Un’invasione che Bruxelles è del tutto incapace di arginare. Del resto, se a fare il “ministro degli Esteri” Ue si mette una scartina del governo del premier italiano non eletto Matteo Renzi, difficilmente si può sperare nei miracoli.
L’UE cade a pezzi, eppure ancora si permette di ricattare gli svizzerotti. Evidentemente, anni di politica bernese all’insegna della sottomissione e della calata di braghe pesano.
Ricatti e minacce avvengono su più fronti. Almeno, così sarebbe stando alle dichiarazioni di un’anonima “fonte europea” citata mercoledì da Le Temps.

La prima minaccia
Minaccia numero uno: svizzerotti, non azzardatevi a votare l’iniziativa d’attuazione dell’espulsione dei criminali stranieri (oggi sapremo il risultato). La Svizzera – che ha in media il 73% di detenuti stranieri nelle sue carceri, mentre gli altri paesi europei messi peggio navigano sul 40% – si deve tenere i delinquenti d’importazione. Perché? Forse perché, come starnazzano in sprezzo del ridicolo gli spalancatori di frontiere, l’iniziativa è “disumana” (uella, chi combatte l’immigrazione scriteriata di delinquenti non è solo razzista e fascista, adesso è anche “disumano”)? No di certo. Gli svizzerotti non si devono azzardare a votare l’iniziativa d’attuazione perché i balivi di Bruxelles non vogliono. Ohibò. Questi funzionarietti europei, privi di qualsiasi straccio di legittimazione democratica, vogliono venire a casa nostra a comandare. Non perdono occasione per ribadirlo (e vogliamo proprio vedere come si concluderà la diatriba sull’arma d’ordinanza a domicilio). E’ ora di far capire a costoro, senza alcun margine di interpretazione, che non è così. Ecco dunque un motivo in più per votare un Sì convinto all’iniziativa d’attuazione (nel caso qualcuno non l’avesse ancora fatto).

La seconda minaccia
Minaccia numero due: la Svizzera deve estendere la libera circolazione delle persone alla Crozia, e senza condizioni. Qui qualcuno si è bevuto il cervello. In questi ormai oltre due anni di melina sull’applicazione del “maledetto voto” del 9 febbraio, il Consiglio federale ha preso, all’indomani della votazione, una decisione giusta ed importante (quindi di per sé si era cominciato bene, ma poi…). Quella di, appunto, bloccare l’estensione della libera circolazione alla Croazia. Questo per un motivo molto semplice. Il popolo aveva deciso che la libera circolazione andava limitata e quindi, dopo quel voto, non era più pensabile estenderla senza limiti ad un nuovo Stato membro UE. A due anni dal 9 febbraio del 2014, senza aver portato a casa niente dai vari “pour parler” con Bruxelles, sarebbe scandaloso mollare adesso le braghe sulla Croazia. Nevvero, Consiglio federale? A buon intenditor…

La terza minaccia
Minaccia numero tre: “svizzerotti, non osate parlare di contingenti, quindi di limitazione quantitativa all’immigrazione , perché ciò costituirebbe una provocazione”. Uhhhh, che pagüüüraaa! I funzionarietti di Bruxelles faranno bene a rendersi conto che è tempo di abbassare la cresta. Di contingenti se ne parlerà eccome, visto che questo è ciò che ha votato il popolo. Provocazioni sono semmai i tentativi di questi stessi funzionarietti di trattare la Svizzera come se fosse una colonia dell’UE. E poi: parlare di contingenti per l’immigrazione in Svizzera è una “provocazione”? Però la sospensione di Schengen, uno dei presunti principi fondanti dell’UE , ad opera di Stati membri va bene? Provocazioni a geometria variabile, ad “immagine e somiglianza” della morale degli spalancatori di frontiere?
E’ evidente che i trattati di Schengen sono stati messi fuori servizio a tempo indeterminato. Perché vogliamo vederli gli Stati membri che hanno reintrodotto i controlli sistematici ai confini che annunciano ai cittadini il ritorno alle frontiere spalancate: si ritroverebbero la gente in piazza.

Tutti a votare Sì
La realtà è che l’UE è fallita. Come ha dovuto accettare il “de profundis” per Schengen – perché di questo si tratta – accetterà anche la limitazione della devastante libera circolazione delle persone con la Svizzera.
E comunque: tutti a votare Sì all’iniziativa d’attuazione, anche per dare una nuova lezione agli eurobalivi e a quelli che sognano di trasformarci nei loro zerbini.
Lorenzo Quadri

Energia idroelettrica, una risorsa ticinese da sostenere

Il Consiglio nazionale deciderà nella prossima sessione sul premio di mercato
In principio fu Mururoa. Dopodiché la Svizzera, sotto la pressione del populismo di sinistra, decise di rinunciare all’energia atomica. Lo stesso hanno fatto i paesi europei attorno a noi. Da notare che l’uscita dal nucleare venne giustificata con motivi di presunta sicurezza. E sulla sicurezza, s’infervorano i promotori, non si transige. Peccato che si tratti della stessa area che ora vuole affossare il traforo di risanamento del Gottardo, in barba proprio alla sicurezza. Oltretutto, coincidenza vuole che in Svizzera, quando si decise l’uscita dal nucleare, fossero vicine anche le elezioni federali. Il momento ideale, dunque, per le pressioni populistiche che non hanno mancato di sortire il loro effetto. Qualche anno dopo, ossia nell’autunno del 2015, si dovette comunque correggere il tiro. La costruzione di nuove centrali atomiche resta proibita, si è però rinunciato a fissare una data di spegnimento per quelle attuali.

Sotto pressione
Si pone tuttavia un problema. Sul quantitativo totale di energia prodotta in Svizzera, il nucleare non è proprio una porzioncina irrilevante, infatti copre quasi il 40% della produzione. Per essere precisi, la quota nel 2014 era del 38%. Il 56% della produzione è idroelettrica, il termico copre il 4%, l’eolico l’1%, idem il fotovoltaico.

Come detto, la Svizzera non è certo l’unico paese ad aver deciso l’uscita dal nucleare. Altre nazioni a noi vicine dispongono però di svariate altre fonti – e non certo pulite: vedi il carbone ed il gas – in alternativa. Noi abbiamo “solo” l’idroelettrico. Che peraltro è una delle principali risorse del paese, per di più perfettamente rinnovabile. Eppure questa risorsa, che ieri era un fiore all’occhiello dell’economia elevetica, oggi si trova pesantemente sotto pressione. Questo in particolare a seguito delle sovvenzioni europee per le nuove energie rinnovabili (solare e eolico), che hanno fatto crollare i prezzi, col risultato che i costi di produzione dell’idroelettrico svizzero risultano troppo elevati in un mercato pesantemente taroccato. Conseguenza: grandi e storiche aziende in tutta la Svizzera si trovano in notevoli difficoltà, con molti posti di lavoro a rischio. Non si escludono fallimenti, neppure per le aziende “big” del settore. E nemmeno si esclude, se le cose dovessero mettersi male, la vendita di queste aziende ad operatori esteri (germanici e francesi in primis). Ci ritroveremmo quindi con la principale fonte energetica svizzera che finisce in mani straniere. Certamente non una prospettiva incoraggiante per il Paese.

Cantoni di montagna
Particolarmente interessati dalle difficoltà dell’idroelettrico sono i Cantoni di montagna come il nostro. Il motivo è ovvio: sono quelli che dispongono di più bacini idroelettrici, che si traducono in posti di lavoro, in genere nelle zone discoste.
Se il prezzo dell’idroelettrico svizzero è ormai scivolato fuori mercato, non è perché si sprechi o si lavori male, ma è perché le sovvenzioni miliardarie dell’UE (24 miliardi annui la sola Germania) hanno svaccato il mercato. L’energia del nuovo rinnovabile, già pagata dalla popolazione EU, arriva sul mercato a gratis; i certificati sul CO2, tenuti estremamente bassi dalla politica europea, favoriscono le vecchie centrali a lignite (le più inquinanti) germaniche; questa costellazione mette sotto torchio il rinnovabile idroelettrico elvetico e ticinese.

Il premio di mercato
Una delle nostre principali ricchezze è dunque minacciata. Il tema è da tempo all’ordine del giorno della politica federale, nell’ambito del famigerato pacchetto “energia 2050”. Nella prossima sessione primaverile, la palla passerà al Consiglio nazionale. La Camera del popolo avrà la possibilità di lanciare un salvagente alle centrali idroelettriche. Un salvagente che, come si immaginerà, consiste in un sostegno economico nella forma di un premio di mercato di al massimo un centesimo per kWh per impresa, a tempo determinato . A beneficiarne sarebbero le centrali elettriche svizzere con una produzione superiore ai 10 MW, quindi quelle grandi. Anche l’AET ne approfitterebbe. Per la durata del sistema di remunerazione, per l’immissione di elettricità nella rete saranno riscossi 0.2 cts/kWh, per un totale di 120 milioni all’anno. Una somma che non risolverà i problemi dell’idroelettrico svizzero… però aiuta. E aiuta soprattutto un vettore energetico che è rinnovabile a tutti gli effetti, proprio alle regioni montane e d’estrema importanza per i Cantoni alpini.
Si tratta di una forma di ingerenza statale nel mercato, decisa a livello federale. Può forse non piacere. Ma in gioco c’è una delle principali risorse ticinesi: e quindi il sostegno va dato.
Lorenzo Quadri

Il Ministero degli Interni del Nord Reno – Vestfalia tira fuori le allucinanti cifre Carta canta: più immigrati nordafricani uguale più violenza

Ma guarda un po’. Nei giorni scorsi il Corriere del Ticino, quindi non il Mattino razzista e fascista, ha pubblicato un interessante articolo sulla criminalità degli immigrati nordafricani in Germania. Il quadro tracciato dal Ministero degli Interni del Nord Reno – Vestfalia, che è la regione con la più alta concentrazione di rifugiati ed immigrati della Germania, è a dir poco allarmante.

Balle populiste?
Per marocchini ed algerini si parla di un aumento dei reati commessi, tra il 2014 ed il 2015, del 353%, rispettivamente del 299%. Nel corso del 2015 – quindi prima che esplodesse il “caso Colonia” – solo nel Land del Nord Reno – Vestfalia, la polizia ha arrestato 6444 marocchini e quasi 6800 algerini. Non stiamo qui a snocciolare l’elenco di dati e cifre già pubblicato dal CdT. Ci limitiamo a segnalare questo: su 100 marocchini presenti nel Land, il 33.6% ha commesso reati nel 2015, mentre per gli algerini la quota sale al 38.6%. Ma come, i migranti che delinquono non dovevano essere tutta un’invenzione della Lega populista e razzista?

Abusi nell’asilo
Ecco quindi chi sono gli immigrati – tutti giovani uomini soli – che sono arrivati ed arrivano in Europa abusando del diritto d’asilo. Altro che perseguitati: fior di delinquenti. Delinquenti violenti, visto che i reati più frequenti sono quelli contro l’integrità della persona, oltre che contro il patrimonio. E per fortuna che ogni tanto qualcuno ha il coraggio di redigere e pubblicare statistiche come quelle del Nord Reno – Vestfalia, che testimoniano l’enormità del fallimento della politica del multikulti.

Scrive ancora il Corriere: “l’equazione più immigrati nordafricani uguale più violenza risulta confermata”. Stranamente i moralisti a senso unico, davanti a queste cifre e alle doverose considerazioni che ne derivano, tacciono. Citus mutus. E sì che di solito costoro sono assai loquaci. Per non dire logorroici. Dove sono quelli sempre pronti a starnazzare al razzismo? Dove sono quelli che, davanti ad ogni atto criminale perpetrato da stranieri, ripetono scandalizzati il mantra del caso isolato, e giù accuse di populismo e di xenofobia? Dove sono le signore della nostrana $inistruccia che hanno ricoperto d’insulti chi ha osato proporre di limitare le libere uscite degli asilanti nordafricani il venerdì ed il sabato sera per prevenire le molestie sessuali?
I dati messi sul tavolo dal ministero dell’interno del Nord Reno – Vestfalia sono chiari che di più non si può. Il 38.6% – che è più di un terzo ed anzi quasi la metà – degli immigrati algerini è composto da delinquenti. Qualcuno ha ancora il coraggio di blaterare di casi isolati e di infingarde generalizzazioni dei “razzisti e fascisti”?

Espulsioni
E come pensa di reagire la Germania all’esplosione di criminalità provocata dagli immigrati nordafricani? Con le espulsioni. Ma guarda un po’. La Germania, Stato membro UE e locomotiva della medesima, vuole espellere i delinquenti stranieri. Ohibò, questa ci pare di averla già sentita. Ed infatti il 28 febbraio voteremo proprio su questo tema. Il bello è che, tra le tante fregnacce che raccontano i contrari all’iniziativa d’attuazione, quelli che si dimenano come ossessi per evitare che i delinquenti stranieri vengano espulsi dalla Svizzera, c’è la seguente: se l’iniziativa dovesse venire accettata, avremmo ancora più problemi di ora con l’UE. Fantastico: sicché l’UE può espellere i delinquenti stranieri e noi invece non possiamo farlo per non infastidire Bruxelles? Signori, fino a che punto si pensa di prendere gli svizzerotti per il “lato B”?
Lorenzo Quadri

Asilo: tra una calata di braghe e l’altra, la spesa esplode

Già annunciato per il 2016 un sorpasso di 342 milioni, e il contribuente paga
A preventivo il Parlamento federale aveva approvato, per l’anno di grazia 2016, una spesa di 1.5 miliardi di franchi per l’asilo. Non sono proprio noccioline. Eppure già si sa che questa cifra verrà superata. E mica di poco. La segreteria di Stato della migrazione (SEM) stima, per fine anno, un sorpasso di almeno 342 milioni di franchetti. E nümm a pagum. Il motivo del plateale sforamento è ovvio: arriveranno molti più migranti economici di rispetto a quelli preventivati.

L’Austria contingenta
Come risponde la Svizzera all’invasione di finti rifugiati che sta mettendo a ferro e fuoco l’Europa? Come al solito, non facendo nulla. Altri sono meno masochisti. Ad esempio i nostri vicini austriaci hanno fissato un nuovo tetto: verranno accolti al massimo 80 asilanti al giorno poiché l’Austria “ha già dato”. Gli eurobalivi naturalmente hanno subito fatto la voce grossa: la decisione di Vienna sarebbe “incompatibile con gli obblighi previsti dal diritto UE e dalle leggi internazionali”. Peccato che sia invece necessaria a garantire la sicurezza interna del Paese. Ma è evidente che, di questa, agli eurobalivi non gliene potrebbe fregare di meno. L’importante è preservare il dogma delle frontiere spalancate. Come ebbe saggiamente a dire qualcuno: “un paese che non difende i propri confini è un paese morto”. E i funzionarietti di Bruxelles vogliono proprio dei paesi morti.

Se si chiude la via balcanica…
L’Austria, c’è da sperarlo, non si piegherà ai Diktat europei. Saprà anteporre la sicurezza dei propri cittadini all’obbedienza cieca e masochista. Il Consiglio federale farebbe la stessa cosa? Ma figuriamoci…
Sta di fatto che gli Stati toccati dalla via balcanica si stanno tutelando sempre più. Stanno fissando contingenti; stanno chiudendo frontiere; stanno erigendo muri ai confini. E fanno benissimo. Ma c’è un problema: se la via dei paesi dell’Est è preclusa, o comunque diventa sempre meno percorribile, non ci vuole il mago Otelma per prevedere che i finti rifugiati (quanti i miliziani dell’ISIS?) trovando sbaratta la strada balcanica, passeranno dall’Italia, e poi si dirigeranno in Svizzera ed in Germania. Qualcuno a Berna ha pensato o no a questo scenario? Se da un giorno all’altro dovesse esplodere la pressione ai confini a sud, e quindi sulla frontiera tra il nostro Cantone e il Belpaese, in che modo intende reagire la Confederazione?

Il sospetto è che dei piani difensivi non ci siano proprio. Quanto scommettiamo che l’autorità federale si limiterebbe a pretendere da Cantoni e Comuni che s’inventino soluzioni per ospitare i migranti economici, e poi magari chiederebbe aiuto all’Europa, che naturalmente se ne impiperebbe alla grande di quello che succede agli svizzerotti fessi?

La prova del nove
Del resto, in materia di sottomissione bernese a Bruxelles arriverà presto una prova del nove. Come noto l’UE vuole dare, nell’ambito dei trattati di Schengen, un giro di vite sulle armi conservate al domicilio dei cittadini: dice che si tratta di una misura per combattere il terrorismo. L’ennesima presa per i fondelli: prima, in nome di una politica migratoria scriteriata e della fallita multikulturalità, si permette alle cellule dei terroristi islamici di insediarsi in Europa. Poi s’immagina di combatterle disarmando i cittadini onesti.

Si dà però il caso che l’arma d’ordinanza in casa sia una tradizione elvetica. E si dà pure il caso che questa tradizione sia stata confermata dal popolo in votazione nel 2011. La Svizzera, avendo aderito agli accordi bidone di Schengen, sarebbe tuttavia tenuta a recepirne anche l’evoluzione. E quindi ad impedire ai soldati svizzeri di portarsi a casa il FASS, come UE comanda. Ma ubbidire all’ultima fregnaccia europea significherebbe cancellare un voto popolare. Se il Consiglio federale è pronto a calare le braghe fino a questo punto, a permettere che la sovranità elvetica venga calpestata senza ritegno, allora aspettiamoci il peggio. E prepariamo le contromisure.
Lorenzo Quadri

Il partitino – fan club dell’ex ministra del 4% mostra il suo vero volto. Il presidente deforma la croce svizzera in una svastica

Martin Landolt è il presidente del PBD, ossia del partito della catastrofica ex ministra del 4% Widmer Schlumpf. Il buon Landolt si trova nella bufera a causa di un cinguettio di rara idiozia. Il presidente borghese-democratico ha infatti “tweettato” un’immagine in cui la croce svizzera è stata deformata in una svastica. A scatenare l’aberrante fotomontaggio, la votazione del 28 febbraio sull’iniziativa d’attuazione.

Squallido oltre ogni dire
La squallida vicenda dimostra da un lato la “limitatezza” di taluni politici. E qui stiamo parlando di un presidente di un partito, che, per quanto piccolo (ma piccolo in tutti i sensi), è pur sempre di livello nazionale. Dall’altro, l’accaduto è rivelatore del partito medesimo. Una forza politica il cui presidente, e consigliere nazionale, si permette di vilipendere la bandiera svizzera. Si permette di trattare da nazista chi osa battersi per una politica degli stranieri che non consista nel solito ottuso inno buonista-coglionista alle “aperture” e alle frontiere spalancate. E’ disonesto al punto di fingere di non sapere che l’espulsione di criminali stranieri (stupratori, assassini, rapinatori, eccetera) è una cosa che non c’entra nulla con la persecuzione d’innocenti operata dal nazismo.

Marionette dei kompagni
Ecco dunque che il presidente del partito dell’ex ministra del 4% Widmer Schlumpf cinguettando esce allo scoperto. E dimostra di condividere le idee ed i metodi della $inistruccia spalancatrice di frontiere e dalla doppia morale. Non a caso, la Consigliera federale non eletta è stata insediata in governo nel 2007 e riconfermata nel 2011 con i voti dei kompagni ro$$o-verdi. Costoro, assieme agli uregiatti, hanno inscenato un vomitevole golpe parlamentare contro il ministro uscente Blocher.

Qualcuno ringrazia…
E della $inistra, come previsto, Widmer Schlumpf è diventata la marionetta. In linea con i diktat rossi, ha svenduto la Piazza finanziaria, calando immediatamente le braghe davanti ad ogni pretesta estera. Poi abbiamo visto come è andata a finire. Gli yankees hanno ricattato il nostro paese sul segreto bancario, ma si sono ben guardati dal conformarsi ai famosi standard internazionali sullo scambio d’informazioni. Ed infatti i paradisi fiscali sono ora negli USA. E vengono pure pubblicizzati, colmo dell’ipocrisia, con slogan che tirano impropriamente in ballo il nostro paese.
Addirittura, per compiacere gli amici del PSS, Widmer Schlumpf era intenzionata a cancellare il segreto bancario anche per i cittadini elvetici. Per fortuna non ha fatto a tempo. Pure degno di nota è il fatto che gli unici a rimpiangere l’uscita dal Consiglio federale della ministra del 4%, chissà come mai, sono stati i kompagni. I quali si sono pure prodotti in un peana di lodi grottesche al suo indirizzo.

Verso la dissoluzione
Il PBD non è nato da alcuna esigenza politica. Serviva solo a dare una parvenza di giustificazione alla presenza di Widmer Schlumpf in governo. Non un partito, quindi, ma una specie di fan club. E, visto che la consigliera federale era una marionetta della sinistruccia, anche il suo fan club non poteva che prendere la stessa piega. Lo sciagurato tweet del presidente ne è la prova del nove.
A questo punto c’è proprio solo da sperare che, essendo venuta meno la sua ragione d’essere, ossia la presenza in Consiglio federale della ministra del 4%, anche il partito – reggicoda, la cui unica linea politica chiara pare essere l’odio nei confronti dell’Udc e delle sue proposte, sparisca nel nulla. Come farebbe qualsiasi fan club in queste condizioni.

Silenzio assordante
In questa poco edificante vicenda si segnala un silenzio assordante. Quello dei moralisti a senso unico e degli intellettualini di regime. Dove sono spariti i benpensanti che strillavano come ossessi per l’accostamento – certamente deplorevole – di un’immagine di donne col burqa a quella di alcuni sacchi della spazzatura, avvenuto sempre sui “social”? Hanno perso la favella? Mutismo selettivo? Oppure gli sta bene che il simbolo della nostra nazione venga accomunato agli orrori nazisti? E’ moralmente corretto? Ah già: ma l’eccelsa morale di questi signori consiste proprio nel vomitare odio e veleno su chi osa contraddire le loro ideologie, per cui…
Lorenzo Quadri

La disunione europea vorrebbe impedire ai militi svizzeri di portarsi a casa il FASS. Eurobalivi, giù le mani dalle nostre armi d’ordinanza!

Che nessuno a Berna si sogni di calare le braghe per l’ennesima volta! Ecco cosa succede a sottoscrivere compulsivamente accordi internazionali ciofeca: a comandare in Svizzera arrivano i funzionarietti di Bruxelles, e noi, in casa nostra, ci troviamo a contare come il due di picche!

I nostrani reggicoda della fallita Unione europea sono serviti. Ecco cosa succede a sottoscrivere compulsivamente accordi internazionali bidone. Poi bisogna recepirne anche gli adeguamenti. Così a comandare in casa nostra sono i funzionarietti di Bruxelles (scartine o trombati dei governi degli Stati membri e privi di qualsiasi straccio di legittimazione democratica).

Il voto popolare
Fatto sta che adesso salta fuori che gli eurobalivi vorrebbero vietare ai militi svizzeri di portarsi a casa l’arma d’ordinanza. Questo contro la volontà chiaramente espressa nel 2011 dai cittadini elvetici in votazione popolare. Con quel voto, gli svizzeri hanno respinto seccamente al mittente il tentativo degli spalancatori di frontiere – che sono poi gli stessi che rifiutano di espellere i delinquenti stranieri – di disarmare i cittadini onesti per motivi ideologici. Sicché, secondo questa illuminante visione polikamente korretta, le armi resterebbero appannaggio dei criminali. E, soprattutto, si rottamerebbe la tradizione elvetica dell’arma d’ordinanza a domicilio, basata sul rapporto di fiducia tra cittadino e Stato. Ma cancellare le tradizioni del nostro paese, e denigrare chi le difende, è proprio l’obiettivo dei “politikamente korretti” rottamatori della Svizzera, che sognano l’adesione all’UE.

Dopo aver fatto il disastro…
Cosa accade dunque? Accade che gli eurofalliti, sull’onda degli attentati messi a segno dagli integralisti islamici a Parigi, vogliono inasprire la legge sulle armi. Ma che “bravi” questi funzionarietti di Bruxelles: grazie alle loro politiche migratorie scriteriate, e al loro rifiuto, in nome dalla multikulturalità completamente fallita, di imporre agli immigrati in arrivo “da altre culture” (incompatibili con la nostra) il rispetto delle regole e dei valori occidentali, hanno permesso ai terroristi islamici di insediare le loro cellule in Occidente. La totale incapacità di gestire l’invasione di finti rifugiati in arrivo dal nord Africa (quasi tutti giovani uomini soli che non scappano da alcun conflitto) fa sì che, assieme ai migranti economici, arrivino in Europa anche i miliziani dell’ISIS (dal momento che è quest’ultimo a permettere ai gestori dei barconi di svolgere la loro attività criminale).
E, dopo aver provocato il disastro, come pensano di rimediare i funzionarietti dell’UE? Ma disarmando non certo i terroristi islamici, bensì i cittadini onesti: cittadini-soldato, cacciatori, collezionisti, appassionati di tiro sportivo, eccetera.

Il bidone Schengen
Di per sé, di quello che decidono a Bruxelles non ce ne dovrebbe fregare di meno. Tuttavia le norme sulle armi che la disunione europea vorrebbe inasprire sono parte degli accordi di Schengen: quei trattati-bidone combattuti solo da Lega ed Udc e che hanno spalancato le nostre porte ai criminali stranieri; e che, come se non bastasse, ci costano 14 volte di più (!) di quanto promesso. E’ noto che sempre più paesi UE stanno sospendendo Schengen e ripristinando i controlli sul confine. Non così gli svizzerotti, grazie alla ministra di giustizia kompagna Sommaruga.
E adesso viene il bello: avendo la Svizzera sottoscritto i fallimentari accordi di Schengen, si troverebbe teoricamente obbligata a recepirne anche gli adeguamenti. Quindi, a cancellare, per obbedire agli eurofalliti, la tradizione elvetica dell’arma d’ordinanza a domicilio. Tradizione, come detto, confermata nel 2011 dal voto popolare.

Avviso ai naviganti
Avviso ai naviganti bernesi (ed in particolare alla kompagna navigante che si rifiuta di sospendere Schengen perché “bisogna aiutare l’Italia”): che nessuno si sogni di calare le braghe davanti alla scandalosa pretesa di Bruxelles. L’arma d’ordinanza dei militi svizzeri non si tocca. Non sarà un pugno di funzionarietti, non eletti da nessuno, a venire a dirci cosa dobbiamo fare in casa nostra. In nessun caso permetteremo agli eurobalivi di cancellare le nostre tradizioni. E se qualcuno da Bruxelles dovesse avere la pessima idea di profferire anche un solo “cip”, facciamo quello che avremmo dovuto fare da anni: usciamo da Schengen!

No all’accordo quadro
Questa vicenda, su cui ovviamente vigileremo, è istruttiva anche sotto un altro aspetto: quando la Svizzera sottoscrive un trattato internazionale, poi deve recepirne anche gli aggiornamenti. Immaginiamoci allora cosa succederebbe se il nostro paese avesse la sciagurata idea di aderire al famigerato accordo quadro istituzionale con l’UE, come vorrebbe il ministro degli esteri, il PLR Didier “Dobbiamo aprirci al’UE” Burkhaltèèèèr. Ci troveremmo nell’obbligo di applicare ogni ciofeca decisa da Bruxelles. L’UE diventerebbe, di fatto, padrona indiscussa della Svizzera. Ci potrebbe imporre qualsiasi cosa. E noi, in casa nostra, conteremmo meno del due di picche. E’ questo che vogliamo?
Lorenzo Quadri

A Nord delle Alpi c’è chi vorrebbe sabotare gli investimenti in Ticino. Non facciamo il gioco di chi vuole tagliarci fuori

Ormai siamo agli sgoccioli e la votazione sul tanto discusso secondo tunnel del Gottardo si fa sempre più vicina. In concreto, il popolo dovrà scegliere tra il traforo di risanamento ed un improponibile ed inefficiente sistema di trasbordo sulle navette ferroviarie, dall’impatto ambientale devastante ed a cui si oppongono perfino le FFS. E si oppongono perché sanno benissimo che sarebbe contrario al principio stesso di Apltransit, che vorrebbe i camion sul treno da confine a confine. Se però, per risanare il Gottardo, si comincia a costruire una stazione di trasbordo per il traffico pesante a Biasca, è evidente che quest’ultima non verrà smantellata a lavori ultimati, ma verrà invece conservata come terminal. Sicché questi impianti, invece di tenerli fuori dalla Svizzera, ce li metteremmo in casa. E, di conseguenza, importeremo i TIR stranieri fino a Biasca per poterli caricare sul treno.

Solo due opzioni
Le opzioni sono dunque solo due. O seconda galleria o navette. Però i contrari al traforo di risanamento continuano a produrre fumogeni, un po’ come le seppie che, sentendosi in pericolo, spruzzano inchiostro. Sapendo che le navette sarebbero un disastro, s’inventano piste sempre diverse, che esistono solo nel mondo della fantasia. Si va dall’utilizzo per il risanamento autostradale della galleria ferroviaria allo scavo di un secondo tunnel in altitudine che verrebbe poi abbandonato a lavori ultimati. Di recente si è pure immaginato, forse pensando di aver scoperto l’acqua calda, di far credere che effettuare il risanamento della galleria autostradale lavorando solo di notte “sa pò”. Come se questa non fosse la prima verifica che è stata svolta.

Investimento durevole
Insomma, da una parte c’è un tunnel di risanamento che rispetta la Costituzione, che permette di non isolare il Ticino per tre anni dal resto della Svizzera, che fa compiere un passo avanti epocale in materia di sicurezza, e che costituisce un investimento per il futuro. Già perché, senza il traforo, ogni volta che bisognerà risanare la galleria del Gottardo – a cadenza di 30-40 anni – ci si ritroverebbe nella necessità di isolare il Ticino per anni ed anni. Dall’altra ci sono i fumogeni. Ad alimentare questi fumogeni, la stampa d’oltralpe. Che, così facendo, si scredita da sola. E qual è il suo obiettivo? Certamente non proteggere il nostro Cantone da aumenti di traffico ed inquinamento che non ci saranno, dal momento che, proprio come adesso, anche con un eventuale secondo tunnel del Gottardo sarà in funzione una sola corsia per senso di marcia. Senza che nessuno, da Bruxelles, abbia nulla da obiettare. Questo non perché gli eurobalivi sono improvvisamente diventati rispettosi delle decisioni svizzere. Semplicemente perché l’UE non necessita di maggiori capacità stradali sotto il Gottardo: nemmeno quelle attuali sono utilizzate per intero.

Scopi egoistici
L’obiettivo della stampa d’Oltralpe anti-secondo tubo, e di chi ci sta dietro, è ben altro. Si tratta di impedire che la Confederazione investa in infrastrutture in Ticino, per poi dirottare altrove i soldi a noi destinati. Un discorso puramente egoistico. Qui c’è gente che considera il Ticino un Cantone di serie B.
E che dire quelli che cavalcano il tema dell’inquinamento del Mendrisiotto agitando lo spauracchio di un aumento del traffico da nord a seguito dell’eventuale secondo tubo, aumento che però come detto non ci sarà, e questo dopo che loro stessi, con la devastante libera circolazione delle persone, hanno spalancato le frontiere ad una concretissima invasione da sud, le cui conseguenze viarie ed ambientali sono sotto gli occhi di tutti, ogni santo giorno?

Il “Sì progressista”
Ma visto che un leghista non può che raccontare balle populiste e razziste per definizione, vale la pena concludere citando l’opinione pubblicata nei giorni scorsi da Bruno Cereghetti, ex deputato del partito socialista ed ex capo dell’Ufficio assicurazione malattia del DSS. Quindi persona non di destra e perfettamente cognita di questioni relative alla salute:
“un sì all’opzione progressista del progetto di risanamento del San Gottardo in votazione (quindi al secondo tunnel), in quanto: è moderna, è umanistica, è razionale nell’opera e nella spesa, rifugge dall’ideologia elevata a metodo politico, tutela il dettato costituzionale del non aumento della capacità di traffico, è conforme al diritto comunitario per esplicita ammissione dell’UE, rispetta le generazioni a venire consegnando loro un’opera razionale, vuole un Ticino dinamico e sociale”. Prendere su e portare a casa.
Lorenzo Quadri

La coda di paglia di chi difende i criminali stranieri

Gli avversari dell’iniziativa d’attuazione continuano a denigrare – e a spendere

I sabotatori della volontà popolare hanno davvero paura di perdere per l’ennesima volta. Ben lo dimostra lo spiegamento di forze messo in campo per combattere la cosiddetta “iniziativa d’attuazione”, su cui voteremo il 28 febbraio: e, ma tu guarda i casi della vita, questa volta nessun politikamente korretto si chiede da dove provengano i fondi per finanziare tutto questo po’po’ di inserzioni, appelli sui giornali, e chi più ne ha più ne metta. I difensori dei delinquenti stranieri, dunque, hanno soldi da spendere. A fare difetto sono invece, come spesso accade, gli argomenti.

La macchina del fango
Ben lo dimostra la macchina del fango messa in atto contro l’iniziativa. Razzista, populista, addirittura disumana: questi gli epiteti utilizzati dagli oppositori. E allora è forse il caso di rimettere la chiesa al centro del villaggio. Si parla infatti di espellere non già gli stranieri onesti, ma quelli criminali. Per alcuni reati della massima gravità, in base all’iniziativa su cui saremo chiamati a votare, l’espulsione è automatica. Per altri, un po’ meno gravi, scatta solo in caso di recidiva. Nessuno verrà mai espulso per furto di ciliegie al mercato, fosse anche ripetuto, al contrario di quanto vanno cianciando gli spalancatori di frontiere. I reati bagattella non portano all’espulsione. Tanto più che il giudice può mandare il colpevole esente da pena: ammesso, ovviamente, che davvero di bagattella si tratti.

Chi è disumano?
L’argomento populista dell’iniziativa “disumana”, a volerla dire tutta, ha leggermente rotto scatole. Disumano sarà semmai l’assassino o lo stupratore straniero; non certo chi vuole che queste persone, una volta scontata la pena, vengano allontanate dalla Svizzera, senza se né ma.
Eh già: gli “umanissimi” contrari preferiscono imporre alla vittima di uno stupratore straniero di cambiare domicilio per non rischiare di reincontrarlo dopo la sua uscita di prigione, piuttosto che cacciare quest’ultimo dalla Svizzera, come merita.
E’ così “disumano” pretendere che lo straniero chi si è giocato il diritto di rimanere nel nostro paese infrangendo in modo gravissimo le sue regole sia tenuto ad andarsene, senza che un qualche giudice buonista e lottizzato trovi scuse per tenerlo da noi, magari in assistenza?

Tutti delinquenti?
Non ci si venga poi a raccontare, per l’ennesima volta, la storiella della discriminazione di due milioni di stranieri residenti in Svizzera. Strano: quando a sottolineare il numero di stranieri che vivono nel nostro paese è la parte “sbagliata” (Lega-Udc) sono tutte balle populiste e razziste. Adesso invece… Il problema comunque è un altro. L’iniziativa d’attuazione non è rivolta agli stranieri in generale, ma a quelli che delinquono. I contrari sembrano invece partire dal presupposto che tutti i due milioni di stranieri in Svizzera siano dei potenziali criminali. Ohibò, chi sarebbero i populisti e razzisti? Accade invece che tanti stranieri onesti sono favorevoli all’espulsione di quelli che commettono gravi reati, perché non vogliono certo essere assimilati a loro.

L’apprezzamento
Non è vero nemmeno che l’iniziativa “priva il giudice del suo margine d’apprezzamento” e crea un diritto diverso per gli stranieri. I reati commessi vengono valutati esattamente allo stesso modo, indipendentemente dalla nazionalità dell’autore. Nella decisione sulla pena da erogare il giudice esegue tutti gli apprezzamenti del caso. Solo la questione dell’espulsione è regolata automaticamente per gli stranieri. Ma attenzione: il giudice può ancora tenere conto delle circostanze particolari nello stabilire la durata dell’allontanamento dalla Svizzera, che varia tra i 5 ed i 15 anni.

Non hanno fatto i compiti
E non si venga nemmeno a straparlare di violazione della libera circolazione delle persone o della Convenzione europea dei diritti dell’uomo: a meno che si voglia sostenere che l’una e l’altra servono a tutelare i peggiori delinquenti.
La coda di paglia dei politici federali dei partiti storici, che nei dibattiti pubblici si agitano come sui carboni ardenti per denigrare l’iniziativa d’attuazione, ha un motivo preciso. Sanno benissimo, questi signori, di non aver fatto i compiti. Perché il parlamento, invece di attuare il voto popolare del novembre del 2010 sull’espulsione dei criminali stranieri, ha riesumato la clausola di rigore che era stata bocciata dal popolo. Quindi la volontà dei cittadini è stata aggirata. Ecco perché dobbiamo tornare a votare una seconda volta su una cosa che abbiamo già deciso!

Messaggio chiaro
Il 28 febbraio deve uscire dalle urne un messaggio chiaro. La Svizzera non è l’Eldorado per delinquenti stranieri, ai quali vengono “offerti” carceri di lusso ed in più anche la possibilità di restare nel paese dopo l’uscita di prigione. E di restarci, spesso e volentieri, a carico del contribuente. Con tutti i rischi di recidiva che questa permanenza comporta. Perché, tanto per fare un esempio, l’asilante stupratore siriano scappato con la guardia carceraria era plurirecidivo.
Il 28 febbraio votiamo dunque un Sì convinto all’iniziativa d’attuazione. Facciamolo per la sicurezza del nostro paese e di tutti quelli che ci vivono onestamente. Svizzeri o stranieri che siano.
Lorenzo Quadri

Divieto di Burqa: il Consiglio federale se ne impipa!

Quadri: “il governo non fa nulla e si nasconde dietro pretesti di basso cabotaggio”
L’algerino arriva in Ticino ed incita a violare le nostre regole, ma per i sette scienziati “l’è tüt a posct”

Il divieto di burqa votato dal popolo ticinese ha molti sabotatori. Tra questi si segnala tale Rachid Nekkaz. Chi è costui? Trattasi di un imprenditore franco-algerino (anzi, in effetti è solo algerino, avendo rinunciato al passaporto francese) che, nei mesi scorsi, è arrivato tranquillamente in Ticino, per la precisione a Locarno, a manifestare contro il divieto di dissimulazione del viso.
Nekkaz ha organizzato un evento di piazza, naturalmente senza chiedere alcuna autorizzazione, per far sapere urbis et orbis che pagherà lui le multe alle donne che gireranno in Ticino col velo integrale, malgrado la proibizione. Si tratta quindi di un esplicito invito a violare una norma costituzionale e legale ticinese.

Un “intellettuale”?
Da notare che, a proposito dell’iniziativa di Nekkaz, il municipale PLR di Locarno Niccolò Salvioni ha commentato che “è un intellettuale e merita di essere ascoltato”. Apperò. Se l’algerino invece di invitare a violare la norma antiburqa avesse invitato ad infrangere, ad esempio, quella contro il razzismo, anche in questo caso si sarebbe trovato un municipale radikale che prende posizione in suo favore?

Foglia di fico
L’exploit ticinese dell’imprenditore algerino non ha lasciato indifferenti i promotori del divieto di burqa. Il Consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri ha presentato un’interpellanza al Consiglio federale, chiedendo se fosse sua intenzione dichiarare Rachid Nekaz persona non grata in Svizzera: si tratta infatti di un cittadino straniero, non residente da noi, che arriva nel nostro paese a predicare (su suolo pubblico!) di violarne le regole. A supporto della richiesta c’è anche stata una raccolta di sottoscrizioni. Ma il Consiglio federale nei giorni ha risposto picche, rimandando semmai alle autorità cantonali eventuali provvedimenti contro Nekkaz, nel caso in cui costui dovesse prendere nuove iniziative quando la legge d’applicazione antiburqa sarà in vigore. Una risposta che non può soddisfare il deputato leghista.

“Certamente no – commenta Quadri – il Consiglio federale si nasconde dietro i consueti formalismi che costituiscono però una semplice foglia di fico. E’ chiaro che il governo non ha alcuna intenzione di difendere la norma sulla dissimulazione del viso votata dal popolo ticinese. Del resto, è noto che il Consiglio federale ha preavvisato favorevolmente la concessione della garanzia federale alla modifica costituzionale ticinese “antiburqa” solo perché costretto dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell’Uomo, la quale ha sancito la legittimità del divieto francese, che è analogo a quello ticinese”.

Se non ci fosse stata questa sentenza?
Senza questa sentenza, il preavviso sarebbe stato negativo. Infatti pur preavvisando favorevolmente, ma solo perché non aveva altra scelta, la modifica costituzionale, il CF non ha perso occasione per formulare giudizi negativi, del tutto fuori posto e fuori tema, oltre che irrispettosi (ma questa ormai è un’abitudine) della volontà popolare. Al Consiglio federale il divieto di burqa non piace, perché non è in linea con la politica delle frontiere spalancate. Da qui non si scappa. Del resto, da una ministra di giustizia che, come ha fatto la kompagna Sommaruga, dichiara che l’immigrato “deve sentirsi a casa sua in Svizzera” non ci si può aspettare che sia disposta ad imporre le regole del nostro paese. Ma si dà il caso che il migrante che arriva in Svizzera non sia a casa sua, bensì a casa nostra.

In conclusione?
Il rifiuto del Consiglio federale di attivarsi a tutela della norma costituzionale ticinese sgradita in quanto non “politicamente corretta”, nascondendosi dietro a pretesti formali di basso cabotaggio, è la conferma di come la Berna federale non riesca a staccarsi dalla solita fallimentare impostazione “multikulti”. Ma soprattutto, è la conferma di come vengono trattate le decisioni popolari non in linea con il Diktat delle frontiere spalancate a tutti: vengono ostacolate in ogni modo. E’ inaccettabile. Ed è un motivo in più per sostenere l’iniziativa popolare per l’introduzione del divieto di burqa a livello federale: la raccolta di firme partirà nei prossimi mesi.
MDD

Nei guai per aver sparato contro i rapinatori stranieri che gli erano entrati in casa. Legittima difesa: noi “tifiamo” per il padre ginevrino

Chi è aggredito nella propria abitazione e reagisce per proteggere se stesso o i propri congiunti, non deve diventare vittima di un sistema garantista e lassista che tutela i delinquenti. In partenza un’iniziativa cantonale

Prima o poi doveva succedere, ed infatti è successo. E’ accaduto a Ginevra, ma sarebbe potuto benissimo accadere anche in Ticino. Il nostro “turno” arriverà certamente.
La scorsa settimana una famiglia ginevrina è stata aggredita in casa da una banda di rapinatori armati. Mentre i suoi congiunti venivano minacciati dai delinquenti, il padre è riuscito a raggiungere la pistola (regalatagli dal padre e mai utilizzata) e a sparare alcuni colpi verso il basso in direzione dei criminali, a scopo intimidatorio. La presenza di tracce di sangue lascia supporre (eufemismo) che qualcuno degli aggressori sia stato colpito. I malviventi sono comunque riusciti a dileguarsi. Lo hanno fatto a bordo di un’auto, ma guarda un po’, con targhe francesi.

Frontiere spalancate
E certo: grazie alla fallimentare politica delle frontiere spalancate, a cui nemmeno la stessa Unione europea crede più (vedi la proposta di sospendere gli accordi di Schengen per due anni pur mantenendoli in vigore) è evidente che la nostra sicurezza va a ramengo. Pericolosi criminali, tutti stranieri, entrano ed escono indisturbati in auto dai confini elvetici. A proposito: ma in Ticino non bisognava chiudere, almeno di notte, i valichi secondari? In effetti, bisognerebbe chiuderli anche di giorno…

E la chiusura notturna?
E non ci si venga a raccontare la fregnaccia che, per la chiusura notturna in questione – approvata sia da entrambe le Camere del Parlamento federale che dal Consiglio federale, che hanno accettato la mozione della consigliera nazionale leghista Roberta Pantani – ci vuole l’accordo dei Comuni italiani della fascia di confine. Se detti Comuni del Belpaese acconsentono alla chiusura, bene (e alcuni in effetti hanno già dichiarato di comprendere e condividere la scelta). Se non acconsentono, si chiude lo stesso. Magari ricordando ai Comuni italici renitenti, nel caso fossero stati colpiti da una qualche amnesia selettiva, che loro sono quelli che incassano i ristorni dei frontalieri per finanziare le opere infrastrutturali. Ed invece altro che infrastrutture: le paccate di milioni in arrivo da questo sempre meno ridente Cantone vengono utilizzate per tappare i buchi di gestione corrente. Mentre le opere, ed in particolare quelle di interesse comune italo-svizzero, vengono rimandate alle calende greche.

Comportarsi di conseguenza
Gli spalancatori di frontiere stanno mandando a ramengo la sicurezza della Svizzera e dei suoi abitanti, perché “bisogna aprirsi”. Sono peraltro gli stessi che non vogliono espellere i delinquenti stranieri (strillano che sarebbe “disumano”) e che non vogliono sospendere gli accordi di Schengen. Grazie a questi signori e signore, che si sono autoproclamati titolari della morale e chi osa contraddirli viene denigrato come spregevole razzista, non siamo più sicuri nelle nostre case. Occorre quindi comportarsi di conseguenza, e potenziare il diritto alla legittima difesa di chi viene aggredito nella propria abitazione. Come accaduto, appunto, alla famiglia di Ginevra. Ma il padre ginevrino che, per proteggere i propri congiunti, ha esploso alcuni colpi contro i rapinatori (stranieri) entrati nella sua abitazione nottetempo, rischia ora di dover affrontare conseguenze penali (perché l’arma non era dichiarata o per altri motivi). E questo è scandaloso.

Reazione sproporzionata?
E non ci si venga a raccontare la patetica storiella della “reazione sproporzionata”. Il normale cittadino che si trova davanti, in casa sua, un rapinatore armato non può evidentemente sapere quali sono le intenzioni e la pericolosità del delinquente. E non deve essere costretto a mettere in pericolo la propria integrità fisica o la propria vita (o quelle dei suoi congiunti) per “non eccedere” nella legittima difesa. Deve essere chiaro che la legge – lo Stato, le istituzioni – si schierano senza se né ma, dalla parte di chi è vittima di aggressioni in casa. Chi viola il domicilio altrui per commettere atti criminosi deve sapere che lo fa interamente a proprio rischio.

Diritto federale
Occorre quindi potenziare il diritto alla legittima difesa. Il tema è peraltro all’ordine del giorno in vari paesi. Per quel che riguarda la Svizzera, l’ambito primario in cui si deve intervenire è quello federale (codice penale): si tratta di depenalizzare il cosiddetto “eccesso di legittima difesa” per chi viene aggredito in casa. In quel caso, la difesa deve essere sempre legittima. Una mozione in questo senso è infatti stata depositata in Consiglio nazionale da chi scrive.

Iniziativa cantonale
Anche a livello cantonale, tuttavia, qualcosa può essere fatto. Segnatamente, è possibile far sì che chi è accusato di eccesso di legittima difesa, e viene assolto, non sia tenuto a far fronte ad alcuna delle spese legali che ciò comporta. Queste sarebbero a carico dell’ente pubblico. Si tratta – c’è da sperarlo… – di costi minimi per la collettività: i casi come quello della famiglia di Ginevra sono fortunatamente ben pochi alle nostre latitudini. E speriamo che, malgrado gli spalacantori di frontiere, continuino a restare rari. Del resto, sarebbe il colmo che i politikamente korretti volessero pagare l’avvocato ai finti rifugiati – e quelli sì che sono decine di migliaia, e quindi il conto esplode! – e non a chi, aggredito nella sua casa, ha voluto difendere se stesso e/o i propri familiari.
Partirà dunque prossimamente a livello cantonale, sotto il coordinamento del Guastafeste, e sostenuta da un comitato promotore interpartitico (la Lega è ben presente), un’iniziativa popolare che chiede che la vittima non sia tenuta a pagare i costi di una legittima difesa. Si tratta di un passo forse piccolo – i margini d’intervento nell’ambito del diritto cantonale sono esigui – ma molto importante. Perché noi stiamo dalla parte del padre di Ginevra che ha protetto la sua famiglia dai rapinatori. Senza “se” né “ma”.
Lorenzo Quadri

1971 – 2011: la classe operaia non vota più per il P$

La gauche caviar spalancatrice di frontiere rappresenta solo se stessa

Ma guarda un po’: da una ricerca che ha analizzato le scelte politiche dei cittadini svizzeri dal 1971 al 2011 è emerso che, a livello nazionale, la classe operaia non vota più P$, bensì Udc. Se nel 1975 il 38% degli operai votava $ocialista, nel 2011 questa percentuale risultava scesa al 16%. A livello ticinese si assiste senz’altro ad un travaso analogo tra il P$ e la Lega. Forse anche più marcato, essendo la Lega “destra sociale”.

Chissà come mai?
Ovviamente perché la $inistra invece di difendere il mercato del lavoro e la sicurezza dei cittadini, dà la priorità all’ideologia delle frontiere spalancate e dell’accoglienza indiscriminata. Basta vedere come si agita detto partito per non porre alcuna limitazione ai migranti economici, per sventare l’espulsione dei criminali stranieri e per sabotare il “maledetto voto” del 9 febbraio.

Immigrazione uguale ricchezza?
Non si può fomentare e difendere (perché “non bisogna discriminare”) l’invasione di frontalieri e padroncini, con conseguente disoccupazione e dumping salariale a danno dei residenti, e poi pretendere i voti della classe operaia soppiantata da manodopera estera. Altro che “immigrazione uguale ricchezza”, altro che “arriveranno dall’estero solo pochi profili altamente qualificati che in Svizzera non si trovano”! Non si può avere, in materia di devastante libera circolazione delle persone, la stessa posizione degli odiati padroni del vapore e poi aspettarsi il voto dei lavoratori.

“Bisogna aprirsi”
Nemmeno si possono spalancare le porte agli immigrati nel nostro stato sociale, dicendo che “bisogna aprirsi”, col risultato di provocare risparmi sulla pelle degli svizzeri nel bisogno perché non ci sono più soldi per tutti, e poi contare sul sostegno di questi ultimi.
Non si può affossare la Tredicesima AVS solo per non darla vinta all’odiata Lega, e poi sperare nel voto degli anziani che tirano la cinghia.
Non si può rifiutare qualsiasi giro di vite al degrado d’importazione che ha trasformato quartieri popolari urbani in simil-bronx e poi aspettarsi che gli svizzeri più sfavoriti, che in questi quartieri sono costretti a viverci, sostengano chi ha fatto il danno e non si sogna di rimediare.

Beceri pecoroni?
Non si possono trattare i cittadini da beceri pecoroni xenofobi perché non seguono i diktat politikamente korretti della gauche caviar con i piedi al caldo, dei sindacalisti da salotto, degli intellettualini da tre e una cicca e degli strasussidiati saltimbanchi di regime che decidono la linea della sinistruccia rosso-crociata, e poi immaginarsi di venire plebiscitati da coloro che non si perde occasione per prendere a pesci in faccia.
Non si può snobbare la volontà popolare, pretendere la cancellazione di voti scomodi perché non in linea con il sacro dogma delle frontiere spalancate, non applicare la decisione dei cittadini sull’espulsione dei delinquenti stranieri, e poi immaginarsi di venire premiati dalle urne in virtù di qualche misterioso intervento soprannaturale.

Tolleranza?
E nemmeno si può – nel vano tentativo di negare il totale fallimento del modello multikulturale dei buonisti-coglionisti che sta portando alla distruzione delle nostre libertà e della nostra sicurezza – autoerotizzarsi cerebralmente con magniloquenti concetti quali “la ricchezza della diversità” e poi dimostrare la più totale intolleranza nei confronti di chi osa pensarla diversamente. Sono 25 anni che gli autocertificati paladini della morale diffondono odio e razzismo contro la Lega. Ma i cittadini “non sono mica scemi” e la strategia si è dimostrata fallimentare.
Tant’è che la $inistra, come dichiarato pubblicamente alla radio di servizio dal kompagno Sergej Roic, vede le naturalizzazioni facili quale unica via per incrementare il proprio elettorato. E sbaglia di nuovo. Perché lo straniero che è venuto in Svizzera, che si è integrato, che ha voluto acquisire la cittadinanza elvetica, perché apprezza le peculiarità di questo paese, ne ammira l’indipendenza e le sicurezza, non si sogna di dare il suo voto a chi lo vuole rottamare perché bisogna diventare uguali all’UE per poi aderirvi (Bertoli dixit, e pure il programma del P$$).
Lorenzo Quadri

Negli USA, i veri paradisi fiscali ridono a bocca larga

Segreto bancario: gli svizzerotti hanno ceduto al ricatto e hanno calato le braghe

Ma guarda un po’: allora la Lega e il Mattino avevano ragione! E’ emerso di recente, in tutta evidenza – ne ha parlato anche il quotidiano economico romando Agefi – che i paradisi fiscali ci sono ancora eccome. Ma certamente non nel nostro paese. Sono infatti negli Stati Uniti. Eh già: gli yankees hanno detto peste e corna della Svizzera, ricattata moralmente ed economicamente, esposta al ludibrio dei finti moralisti di tutto il globo terracqueo come la fonte di tutti i mali per via del segreto bancario. Come se fosse questa la causa della crisi economica mondiale. La quale invece, ma tu guarda i casi della vita, va ricercata ancora una volta negli USA: ovvero, nella scellerata finanza a stelle e a strisce.

Terreno fertile
Naturalmente le pressioni americane hanno subito trovato a Berna terreno fertile. Vale a dire, pantaloni abbassati all’altezza delle caviglie; anzi, fin sotto ai talloni. Per questo possiamo ringraziare l’ ex ministra del 5%, messa in carica dalla $inistra e marionetta della medesima. I nemici interni della Svizzera hanno ottenuto la fine della privacy bancaria elvetica, denigrata come un vergognoso regalo ai delinquenti. C’è davvero da restare “col naso in mezzo alla faccia”, se si pensa che a sostenere siffatte posizioni è la stessa area politica che ha lanciato il referendum contro la legge sui sistemi informativi: cioè quella legge che vuole dare ai servizi segreti svizzeri gli strumenti necessari a combattere i terroristi nell’era dei social network. E lo ha lanciato, questo referendum masochista, dicendo che “bisogna tutelare la privacy”. Ohibò. Se uno più uno fa ancora due, se ne deduce che la sfera privata dei terroristi è degna di protezione; quella dei risparmiatori no. Eccola qua, la morale di coloro che hanno spalancato le frontiere e non vogliono espellere di delinquenti stranieri. I cittadini esteri che depositano soldi nelle banche svizzere, creando posti di lavoro, vanno messi in fuga. Mentre gli stranieri che ammazzano, rapinano, stuprano, quelli ce li dobbiamo tenere in casa nostra. Magari anche mantenuti con i nostri soldi. E’ un “obbligo morale” (?). Espellerli, come farneticano i finti moralisti dalle pagine di giornale acquistate all’uopo, sarebbe “disumano”.
A proposito, quanto costa la campagna di quelli che vogliono tenere in Svizzera i criminali stranieri? Chi paga il conto? Magari un qualche miliardario residente negli USA?

Capitolazione istantanea
Grazie ad un’ex ministra delle finanze che ha fatto della calata di braghe il proprio credo e grazie ai suoi supporter interni, gli USA hanno ottenuto dagli svizzerotti la capitolazione immediata sullo trasmissione d’informazioni bancarie. Attenzione: trasmissione, mica scambio. Perché gli yankee non mollano un bel niente. Reciprocità? Manco per sogno!
La piazza finanziaria svizzera, una delle principali ricchezze del paese, è stata dunque svenduta senza alcuna remora. Ma la controparte americana non aveva alcuna intenzione di mettersi in regola I suoi paradisi fiscali se li tiene belli stretti. Per la serie: “non siamo mica scemi”. Questa situazione è ormai chiara anche a quello che mena il gesso, ed anche a livello internazionale. Altro che balle della Lega populista e razzista.
Gli svizzerotti, rappresentati dai rottamatori della nazione, sono rimasti un’altra volta con la Peppa Tencia in mano. E, soprattutto, con tanti, ma tanti introiti fiscali in meno. Per non parlare della moria di posti di lavoro. Naturalmente, di questo nessuno verrà chiamato a rendere conto.

Negli USA…
Gli svizzerotti si sono quindi fatti prendere per il lato B: niente più segreto bancario per i clienti esteri, ma i paradisi fiscali oltreoceano sono ancora lì indisturbati: non applicano gli standard internazionali e sullo sfascio della piazza finanziaria elvetica ci lucrano senza vergogna. Spingono l’ipocrisia, quelli che venivano a farci i ricatti morali (ed i politikamente korretti nostrani dietro a reggere la coda) al punto di usare la decimazione della piazza finanziaria elvetica per farsi pubblicità: un veicolo di marketing.

Nella Costituzione
E allora, se non vogliamo rimanere completamente in braghe tela, dobbiamo salvare – contro il parere dei rottamatori della Svizzera – il segreto bancario almeno per i residenti. Questo significa che dobbiamo votare l’iniziativa “Sì alla sfera privata”, che permetterà di ancorarlo nella Costituzione. Naturalmente i contrari starnazzano alla presunta incompatibilità con i trattati internazionali. Beh, se così fosse, vuol dire che ci hanno fatto sottoscrivere un fottìo di trattati internazionali autolesionisti, che vanno contro il nostro interesse e che i veri paradisi fiscali non si sognano di rispettare. Accordi che sono, quindi, da gettare a mare.
Lorenzo Quadri

Le misure accompagnatorie alla libera circolazione delle persone sono a rischio. Lavoro: ticinesi per l’ennesima volta cornuti e mazziati

Come al solito i ticinesi restano cornuti e mazziati. Le misure antidumping (per quel che contano) sono a rischio, visto che a Berna i partner sociali, sindacato e padronati, non si mettono d’accordo sulla proroga dei contratti collettivi di lavoro.
Si ricorderà che, del famoso pacchetto di potenziamento delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone, che il Consiglio federale aveva concordato anche col Ticino (unico Cantone coinvolto) era rimasto in piedi solo l’inasprimento delle sanzioni per chi viola le condizioni salariali e lavorative minime dei lavoratori distaccati. Il resto era stato “congelato”, ossia gettato nel water, dal ministro dell’economia targato PLR, Johann Schneider Ammann. Colui che il Blick ha soprannominato “Leider Ammann”, ossia “Purtroppo Ammann”, per sottolinearne l’atteggiamento passivo davanti al degrado del mercato del lavoro svizzero. Leider suona infatti come il “sa po’ fa nagott”, segno distintivo di un’altra ministra del PLR: l’ex direttrice del DFE.
Leider Ammann ha bloccato il pacchetto di potenziamento delle misure accompagnatorie con scuse del piffero.

La prima fola
Una era: “finché le bocce non sono ferme sull’applicazione del 9 febbraio, non ha senso varare altre misure”. Balle di fra’ Luca. E oggi ancora più di quando l’infelice affermazione è stata proferita. Infatti la devastante libera circolazione delle persone è, a due anni di distanza dal “maledetto voto”, in vigore esattamente come prima del 9 febbraio 2014. Invasione da sud, soppiantamento dei ticinesi, dumping salariale, padroncini e distaccati in nero, concorrenza sleale, svaccamento del mercato del lavoro, e via elencando, affliggono questo sempre meno ridente Cantone allo stesso modo, anzi peggio – perché più passa il tempo, più la situazione peggiora – di due anni fa. Berna non ha fatto un tubo a tutela del Ticino. Peggio: gli ha dato contro quando quest’ultimo, su impulso dei Consiglieri di Stato leghisti, ha fatto qualche passetto per difendersi da solo: vedi la questione dei casellari giudiziali e, più di recente, l’albo antipadroncini. Visto che al momento attuale di limitazioni alla libera circolazione delle persone non ce ne sono, l’urgenza di trovare dei correttivi, indipendentemente dal processo di concretizzazione del 9 febbraio, rimane.

La seconda fola
L’altra era: “con il franco forte non vogliamo porre ulteriori limitazioni…”. Ma bravo Leider Ammann, qui ci vuole un premio Nobel per l’economia. Il franco forte non fa che acuire il dumping salariale, infatti permette ai frontalieri di accettare paghe ancora più basse, rifacendosi poi sul cambio, di modo che il loro potere d’acquisto nel Belpaese rimane immutato. Quindi il franco forte dovrebbe semmai essere un motivo per potenziare ulteriormente il pacchetto di misure accompagnatorie, non certo per sabotarlo.

Logica del meno peggio
Sulla reale utilità delle misure accompagnatorie, naturalmente, si può discutere a lungo. Certo non risolvono granché. Vanno sostenute in una logica di meno peggio: per poco che servano, sono sempre meglio di niente. Una delle poche cose giuste dette da Leider Ammann è la seguente: “per sostenere il mercato del lavoro serve una serie di misure, che magari prese singolarmente possono anche avere portata modesta, ma che messe assieme sono efficaci”. Peccato che poi di questa “serie di misure” il ministro dell’economia PLR non ne prenda nemmeno mezza. E visto che, davanti all’incapacità dei partner sociali di trovare un accordo sulla questione del rafforzamento dei contratti collettivi, a dover decidere (?) sarà ancora Schneider Ammann, c’è poco da stare allegri.
Lorenzo Quadri

Asilante marocchino (!) molestatore arrestato a Lugano

Ma come, non erano tutte balle della Lega populista e razzista?
Asilante marocchino (!) molestatore arrestato a Lugano
Ma come, i finti rifugiati che delinquono non dovevano essere tutta una balla della Lega populista e razzista? Invece nei giorni scorsi a Lugano è avvenuto un episodio assai significativo. Un richiedente l’asilo marocchino (sic!) 22enne è stato arrestato alla stazione FFS di Lugano. Gli si contestano vari reati: furto, violenza contro funzionari, ubriachezza molesta, danneggiamento e pure molestie sessuali nei confronti di una minorenne. Apperò, ma che bel curricolo! Altro che perseguitati in fuga da paesi in guerra: ecco chi arriva in Svizzera grazie alla politica delle frontiere spalancate. Il Marocco oltretutto è pure una notoria destinazione turistica; e il 22enne pretende di spacciarsi per rifugiato? E’ palese che le sue intenzioni sono sempre state di tutt’altro tipo. Il suo comportamento l’ha confermato. Adesso ci piacerebbe proprio sapere come verrà sanzionato il “bravo giovane” (c’è chi parla solo di sanzioni pecuniarie, che ovviamente non verranno pagate…) e se verrà rispedito per direttissima in Marocco. Cosa che peraltro andava fatta un minuto dopo il suo arrivo in Svizzera.

Casi isolati?
Non ci si venga più a raccontare la solita storiella dei casi isolati: non se la beve più nessuno. Il fatto è che il flusso migratorio incontrollato – e altrove se ne è accorta anche la $inistra – è una minaccia per la sicurezza. Tanto più che si fanno entrare migranti economici provenienti da “altre culture”: frotte di giovani uomini soli incompatibili col nostro modo di vita e con il ruolo della donna nella società occidentale. Ma come da copione, i bolliti rimasugli del nostrano femminismo, invece di schierarsi dalla parte delle donne, oggettivamente messe in pericolo, si schierano da quella dei finti rifugiati. Ed infatti il Guastafeste, che suggeriva di non fare uscire dai centri d’accoglienza gli asilanti maschi le sere del venerdì e del sabato per prevenire le aggressioni sessuali, è stato ricoperto d’insulti dalle esponenti della nostrana $inistruccia.

E i terroristi?
Dopo i fatti di Colonia, si parla molto dei finti asilanti molestatori. Ma non esistono solo loro. Non dimentichiamoci infatti dei finti asilanti terroristi. Gli scafisti hanno lavoro grazie ai paesi occidentali, compresi gli svizzerotti fessi, che non chiudono le frontiere. Che non solo tollerano, ma addirittura glorificano gli abusi sistematici nel diritto d’asilo. Questi abusi sono una vera miniera d’oro per i criminali senza scrupoli che gestiscono i gommoni. Ma costoro possono lavorare solo d’accordo con l’ISIS. Il sedicente stato islamico imbarca per l’occidente i suoi uomini, travestiti da profughi. Ma naturalmente chi vuole porre un freno a simili documentati fenomeni viene denigrato e delegittimato dagli spalancatori di frontiere, tra cui la ministra di giustizia kompagna Simonetta Sommaruga, come razzista e fascista. Ma per questa volta non suggeriamo agli spalancatori di frontiere di ospitare asilanti in casa propria: è di questi giorni la notizia che una giovane americana, residente in Austria, che ha avuto la malaugurata idea di farlo, è stata violentata ed uccisa dal suo “ospite”.
Lorenzo Quadri

Vogliono calare le braghe sull’estensione della libera circolazione alla Croazia. Si prepara un nuovo tradimento della volontà popolare?

Una delle poche cose azzeccate dalla kompagna Simonetta Sommaruga, e dal Consiglio federale, è la seguente: dopo il “maledetto voto” del 9 febbraio 2014, è stata bloccata l’estensione della devastante libera circolazione delle persone alla Croazia. L’argomento correttamente addotto fu: stante il nuovo articolo costituzionale contro l’immigrazione di massa votato dal popolo, non era pensabile allargare la devastante libera circolazione senza limiti ad un nuovo Stato membro UE.

Due anni persi
Si può dunque dire che, in effetti, il primo passo non era di per sé sbagliato. Ma, come spesso accade, lì si comincia e lì si finisce. In effetti ciò che è seguito dopo sono stati dei tentativi, nemmeno velati, di aggirare il “maledetto voto”. L’ex ministra del 4% Widmer Schlumpf ha perfino detto che “bisogna rivotare”. Di conseguenza, dal 9 febbraio 2014 sono trascorsi ormai due anni senza concretizzare nulla. O meglio, qualcosa si è concretizzato: i tentativi di lavaggio del cervello ad oltranza all’indirizzo dei cittadini, con l’obiettivo di convincerli che attuare la volontà popolare “sa po’ mia” e dunque bisogna rivotare. Qualcuno ha però iniziato a rendersi conto che forse è meglio cambiare tattica. Perché, se il “maledetto voto” invece che affossato risultasse confermato, addio bilaterali.

La tattica del salame
Meglio dunque procedere con una tattica sicura e collaudata. Non certo quella del “rivoto”, che presuppone lo scontro frontale, bensì quella del salame. Vale a dire: cerchiamo di smontare il 9 febbraio un pezzo alla volta. Quindi, a trattare con l’UE cominciamo a mandare il buon Jacques De Watteville, il diplomatico turboeuropeista che non ha ottenuto un tubo (per usare un eufemismo) nelle trattative sulla fiscalità dei frontalieri con il Belpaese. E lo teniamo Bruxelles a “negoziare” anche dopo il pensionamento.
Poi, invece dei contingenti e della preferenza indigena – che, è bene ricordarlo, non è certo un corpo extraterrestre, visto che è stata una realtà fino al 2007 – ci inventiamo fumogene clausole di salvaguardia dell’immigrazione. Giocattolini che si possono usare a piacimento. Basta stabilire che la clausola scatta quando si raggiunge (ad esempio) un dato tasso di disoccupazione, e poi far elaborare dalla SECO le solite statistiche farlocche, da cui risulta che il citato tasso di disoccupazione non viene mai raggiunto.

Nuova calata di braghe?
Nuovo e gravissimo passo in questa direzione è quello di cui si mormora sulla stampa d’Oltralpe. Ossia che la Svizzera starebbe per firmare l’allargamento della libera circolazione delle persone alla Croazia. Dunque, ci si rimangerebbe una delle poche decisioni valide prese nel post-9 febbraio. Una retromarcia del tutto ingiustificata. Una retromarcia che segue, ancora una volta, le modalità operative con cui abbiamo avuto a che fare decisamente troppo spesso, in particolare per quel che riguarda la piazza finanziaria: la calata di braghe senza avere ottenuto nulla in cambio.

Il boomerang sulle gengive
Non c’è proprio nessun motivo per sottoscrivere l’estensione della libera circolazione delle persone alla Croazia visto che, sulla via della concretizzazione del 9 febbraio, gli svizzerotti non hanno ancora portato a casa nulla. Oltretutto non è nemmeno una mossa particolarmente astuta nell’ottica della salvaguardia dei bilaterali. E’ infatti chiaro che, se i sette scienziati e la maggior parte del parlamento dovessero sottoscrivere l’estensione in questione, il referendum sarebbe garantito. E se il popolo dicesse No, allora sì che tutti i bilaterali sarebbero a rischio. E’ decisamente più consigliabile, anche per chi i bilaterali li sostiene, darsi da fare per tradurre in realtà il maledetto voto. Perché la politica del sabotaggio finora condotta – e l’estensione della devastante libera circolazione delle persone alla Croazia ne sarebbe un clamoroso tassello – si potrebbe trasformare in un boomerang. Che gli spalancatori di frontiere rischiano di beccarsi sulle gengive.
Lorenzo Quadri