L’ha detto anche l’ex capo del Mossad che bisogna chiudere le frontiere. Pensare finalmente alla nostra sicurezza!

Lo ha detto anche l’ex capo del Mossad, ossia i servizi segreti israeliani, Danny Yatom in un’intervista al quotidiano italiano Repubblica: per combattere il terrorismo, bisogna chiudere i confini tra i paesi UE. Ci vogliono barriere e punti di controllo. Ed evidentemente tra i finti rifugiati si nascondono gli affiliati all’Isis. Niente di nuovo sotto il sole, dunque. Ma un conto è se queste cose, che sono ovvie, le dicono i soliti populisti e razzisti. Altra storia se a dirle è l’ex capo del Mossad, un’organizzazione che da più di 20 anni è confrontata con il terrorismo palestinese.

Davanti all’evidenza…
Eh già, perché per l’élite politikamente korretta – quella che da anni fa il lavaggio del cervello agli svizzerotti – la sola parola muro o barriera è l’equivalente di una bestemmia. Per cui, anche davanti all’evidenza, pretende di imbambolare gli svizzerotti con arrampicate sugli specchi sempre meno credibili nel vano tentativo di giustificare le frontiere aperte.

La via balcanica
Il presidente del governo ticinese Norman Gobbi ha scritto a più riprese a Berna sollecitando il ripristino dei controlli sistematici al confine; questo per evitare un più che prevedibile “caos asilanti”. Ma la risposta è sempre stata picche. L’ultimo njet è arrivato lo scorso mercoledì. Le frontiere della Svizzera rimangono dunque spalancate. Malgrado la chiusura della via balcanica; che, evidentemente, porterà un trasferimento di masse di migranti su altre vie, a cominciare da quella che passa per il nostro paese. Ma visto che, ancora una volta, a trovarsi allo sbaraglio – in quanto confinante con l’Italia – è il Ticino, chissenefrega… Oltrettutto, come noto, l’Italia non applica gli accordi di Dublino. Ma forse che gli svizzerotti fessi fanno un cip? Macché: al contrario, permettono all’Italia di ricattarli sulla richiesta del casellario giudiziale e sull’albo artigiani.

Politica fallimentare
E’ evidente che la politica (se tale si più chiamare) dell’asilo svizzera, condotta dalla kompagna Sommaruga, è un fallimento. Riempiendosi la bocca con l’argomento buonista della “tradizione umanitaria svizzera” si fa proprio il contrario. Invece di difendere la tradizione umanitaria – che comporta l’aiuto ai veri perseguitati – se ne istituzionalizza l’abuso da parte di migranti economici. In questo modo non si preserva la nostra tradizione umanitaria. La si distrugge.

La politica di Sommaruga & Co ha in effetti un solo obiettivo. Garantire, per becerume ideologico, il mantenimento ad oltranza delle frontiere spalancate quando tutti gli altri le chiudono. Quindi, invece di impedire l’arrivo di fiumane di finti rifugiati, tra cui si nascondono anche i terroristi islamici dell’Isis, si fa di tutto per aumentare la capacità d’accoglienza in Svizzera: con gli avvocati gratis per i finti rifugiati, con le espropriazioni facili per creare nuovi centri asilanti. A scapito della qualità di vita dei residenti, delle finanze e della sicurezza pubblica. O vogliamo fare finta che i fatti di Colonia non siano mai esistiti?

Il tempo della retromarcia
Sarebbe quindi ora di ammettere che la politica del buonismo e delle frontiere spalancate ha fallito completamente. La libera circolazione delle persone è la tomba della sicurezza: i primi ad approfittarne, ancora prima della manodopera straniera a basso costo, sono i delinquenti. E allora bisogna avere il coraggio di fare retromarcia. Seguendo i consigli di chi, come l’ex capo del Mossad, di terrorismo se ne intende, invece di dar retta ai soliti intellettualini rossi da tre e una cicca che pontificano a vanvera, tronfi di spocchia ed imbevuti di ideologia.
Lorenzo Quadri

Chi spalanca le frontiere poi non si lamenti del precariato

Agenzie interinali: giusto protestare, ma non tutti sono legittimati a farlo

Le elezioni comunali sono vicine, a casa sono arrivate le schede per la votazione ed “improvvisamente” si scopre, ma tu guarda i casi della vita, che il mercato del lavoro di questo sempre meno ridente Cantone ha qualche problemino.
Settimana scorsa si è saputo che in Ticino le persone in assistenza sono quasi 9000. Certamente tra questi ci sono dei furbi, spesso e volentieri “non patrizi”, che trovano il modo di sfuggire alle maglie dei controlli. Del resto, se il 28 febbraio i partiti $torici non avessero affossato l’iniziativa d’attuazione – quella che chiedeva l’espulsione certa e sistematica degli stranieri che delinquono e/o che abusano dello Stato sociale – magari qualcuno si farebbe qualche scrupolo in più. Invece, grazie alla brillante mobilitazione dell’élite politikamente korretta e spalancatrice di frontiere (altro che “società civile”) contro l’ “iniziativa disumana” (uella!) adesso si sa che gli svizzerotti fessi non solo non espellono gli stranieri che delinquono, ma neppure quelli che abusano dello Stato sociale.

Mercato saturo
Tra le quasi 9000 persone in assistenza in Ticino, dunque, ci sono i furbi. Non per questo la cifra, cresciuta del 44% in cinque anni, è meno preoccupante. Soprattutto se si considera che un terzo di questi 9000 sono giovani sotto i 26 anni: significa che nel mondo del lavoro non si riesce più ad entrare. Perché è saturo. Chi l’ha saturato? Ovviamente, personale in arrivo dal Belpaese grazie alla devastante libera circolazione delle persone.

Manifestazione contro Adecco
Ad inizio settimana, invece, a Bellinzona c’è stata una manifestazione contro Adecco, organizzata dalla “sinistra della sinistra”. Ma erano presenti anche vari esponenti P$, magari candidati alle elezioni comunali.
Giusto protestare contro il degrado e la precarizzazione del mercato del lavoro ticinese. Non lo si scopre oggi che le agenzie di lavoro temporaneo assumono frontalieri a go-go: del resto non di rado i dirigenti di queste agenzie arrivano dal Belpaese.

Questo personale temporaneo, assunto a condizioni che solo i frontalieri si possono permettere, viene poi utilizzato da talune aziende non già per sopperire a delle “punte” produttive, ma al posto delle assunzioni regolari. Inutile dire che anche i responsabili di queste “talune aziende” spesso e volentieri non sono “a chilometro zero”.
Ecco cosa succede ad “aprirsi” quando si sa che dall’altra parte dell’apertura c’è la vicina Penisola con i suoi ben noti metodi!

Una conquista?
E non ci si venga a ripetere il solito mantra della “flessibilità come conquista”: la flessibilità può essere una conquista nella misura in cui costituisce una libera scelta. Ad esempio di chi ha bisogno di qualche ora in più arrotondare. O per lo studente che, nel periodo estivo, vuole racimolare un po’ di soldi. Ma la maggioranza dei lavoratori interinali non ha certo questo profilo. E’ gente che, semplicemente, non ha altra scelta. E’ quindi logico che, come giustamente richiesto anche dai gran consiglieri Boris Bignasca e Giorgio Fonio, il Consiglio di Stato vigili su questa come su altre derive del mercato del lavoro. Derive che però, è bene ricordarlo, sono un regalo degli accordi bilaterali.
Ecco che sorgono allora un paio di questioncelle di coerenza, che hanno pure un valore.

Due questioncelle
La prima: gli URC stessi invitano gli iscritti a rivolgersi alle agenzie di lavoro temporaneo.
La seconda: a $inistra, alcune piccole formazioni sono contrarie alla libera circolazione delle persone. Ma questo non è il caso del P$. Non solo i $ocialisti hanno sempre voluto la libera circolazione, ma hanno fatto campagna dura contro il 9 febbraio. Sia prima della votazione, starnazzando accuse di razzismo e fascismo. Sia dopo la votazione: infatti da due anni tentano di farci il lavaggio del cervello con la fetecchiata del voto da rifare.
Che quelli che hanno voluto la libera circolazione delle persone, ad un paio di settimane dalle elezioni comunali tentino di rifarsi una verginità protestando contro il precariato, che della libera circolazione è la diretta e prevedibile conseguenza, è una presa per i fondelli. E questo è bene saperlo.
Lorenzo Quadri

Uno studio demolisce gli accordi con l’UE. I bilaterali valgono “una cialata”

Incredibile ma vero, adesso anche sull’istituzionalissimo Corriere del Ticino vengono avanzati dei dubbi sulla reale valenza dei bilaterali. Quegli accordi che da anni vengono spacciati come “indispensabili per la Svizzera”; e questo in un’operazione che non è nemmeno più semplice propaganda di regime: è un vero e proprio tentativo di lavaggio del cervello ad opera del Consiglio federale, della partitocrazia, dei “poteri forti”, della stampa di servizio, dell’élite politikamente korretta spalancatrice di frontiere.

E i costi?
Ma da uno studio che il finanziere Tito Tettamanti ha commissionato all’economista Florian Schwab, al quale il Corriere del Ticino nell’edizione di venerdì dedica generosi spazi, emerge qualcosa di ben diverso dal solito mantra con cui veniamo tempestati 24 ore al giorno. Emerge infatti che i bilaterali potrebbero valore 500 Fr all’anno per abitante della Svizzera: quindi una “cialata”. A questa somma vanno ancora dedotti i costi. In particolare quelli infrastrutturali generati dall’immigrazione scriteriata e dall’invasione di frontalieri e padroncini. Non ci vuole molta fantasia ad immaginare che per il nostro sempre meno ridente Cantone il bilancio sia addirittura negativo.

Saldo migratorio
Da notare che perfino in un’indagine commissionata da Economiesuisse (notoria sabotatrice del 9 febbraio) figura nero su bianco che non è possibile stabilire un legame diretto tra crescita del PIL svizzero e accordi bilaterali. Ma come: questo vuol dire che da anni ci raccontano balle grandi come case! Senza dimenticare, aspetto che non viene mai sottolineato abbastanza: quando si trattava di raccontare fregnacce per convincere gli svizzerotti ad “aprirsi all’UE” e a votare la devastante libera circolazione delle persone, si prometteva un saldo migratorio (ossia gente che si trasferisce in Svizzera, meno quella che parte) di 12’500 persone all’anno. Peccato che il saldo migratorio reale sia di 80mila: una circostanza che già da sola basterebbe ampiamente per far scattare clausole di salvaguardia unilaterali. Senza neppure bisogno del “maledetto voto” del 9 febbraio.

Salvare ad ogni costo?
Morale della favola: i Bilaterali sono ben lungi dall’essere indispensabili all’economia svizzera. Semmai, sono la base della politica delle braghe calate nei confronti dell’UE, che da anni viene falsamente spacciata (al pari dei bilaterali) come “ineluttabile” da chi dovrebbe difendere il nostro paese ed invece lo svende.
Per cui, non veniteci più a devastare i “gioielli di famiglia” con gli accorati appello ai “bilaterali da salvare ad ogni costo”, perché non attacca.
Lorenzo Quadri

Chiudere le frontiere e dare un taglio al multikulti

A Bruxelles i terroristi islamici commettono l’ennesima strage: non impariamo mai niente?

Si potrebbe dire che quella di Bruxelles è l’ennesima tragedia annunciata. Perché si sapeva che la città era a rischio; perché – dicono gli esperti – il Belgio non ha fatto i necessari progressi in campo di intelligence. Ma soprattutto perché non solo il Belgio, non solo l’Europa, ma l’Occidente ha rinunciato a difendere la propria identità.
La multikulturalità, intesa come convivenza tra realtà che non sono compatibili, è stata imposta come verità assoluta a suon di lavaggi del cervello, di ricatti morali e di denigrazioni sistematiche: se non ci stai, sei uno spregevole razzista e quindi la tua opinione vale meno di zero; tu vali meno di zero. Imporre le nostre regole ed i nostri valori agli immigrati, pretendere che vi si adattino o che partano, sono deliri fascisti. Così come pure ogni limitazione dell’immigrazione: beceri retrogradi che ancora pensate alla nazione, dovete aprirvi!
Il risultato di queste teorie lo si è visto in Belgio, dove si è creata una società parallela musulmana, con tanti giovani non integrati (perché non integrabili) e senza prospettive. Dunque facili da fanatizzare.

Tentano di rigirare la torta
Adesso l’inganno del multikulti è crollato nel peggiore dei modi, lasciando dietro di sé le macerie. Eppure i politikamente korretti spalancatori di frontiere ancora rifiutano di ammettere lo sfacelo. Addirittura tentano di rigirare la torta e di colpevolizzare le vittime, pronunciando la parolina magica: integrazione. I media di regime – radioTV di presunto servizio pubblico compresa – sono i primi a lanciarsi a pesce nella triste operazione ideologica. Il tema diventa dunque “l’integrazione”. Ah, ecco. La colpa delle stragi, quindi, non è dei terroristi islamici. Ma quando mai. La colpa è degli occidentali “chiusi e xenofobi” che non li hanno integrati come avrebbero dovuto (?). E avanti con la foffa politikamente korretta ed autofustigatoria. Si tenta quindi di negare l’evidenza. Malgrado essa sia molto semplice: ci sono frotte di immigrati che non sarà mai possibile integrare. Perché non vogliono integrarsi e perché sono troppi.

Ci prendono per fessi?
E non è finita. Davanti ai disastri provocati
– dall’immigrazione scriteriata;
– dalla mancata espulsione di delinquenti stranieri pericolosi (vedi il recente caso dei fiancheggiatori iracheni dell’Isis processati a Bellinzona che però non verrano rimandati al loro paese);
– dall’arrivo incontrollato di terroristi travestiti da asilanti (e questo lo ha detto anche Peter Regli, già capo dei servizi d’informazione svizzeri; non se l’è inventato il Mattino “razzista e fascista”);
– dall’autorizzazione a rientrare in Occidente a persone che hanno combattuto nella Jihad;
gli internazionalisti hanno ancora il coraggio di venirci a dire che non bisogna chiudere le frontiere. Che non dobbiamo espellere gli stranieri che delinquono. Anzi, bisogna continuare ad “aprirsi” sempre di più! E perché questo? Ma perché – e qui arriva l’ultima invenzione balorda – chiudere (verbo che viene pronunciato come se fosse una bestemmia) significherebbe “fare il gioco” dei terroristi islamici! Ma questi $ignori pensano che la gente sia del tutto scema?

$inistra contro l’intellingence
Ma andiamo avanti. Tutti dichiarano che per combattere il terrorismo l’intelligence è un elemento indispensabile. Eppure la $inistra – quella che vuole le frontiere spalancate e rifiuta l’espulsione dei delinquenti stranieri – ha lanciato il referendum contro la nuova legge sui sistemi informativi: cioè quella legge che mira a dare alla tanto magnificata “intelligence” gli strumenti necessari per funzionare con efficacia. E come viene motivato il referendum? Dicendo che “bisogna tutelare la privacy”. Apperò. Dopo aver distrutto la sfera privata dei risparmiatori (oltre alla nostra piazza finanziaria) picconando il segreto bancario, i kompagni si ergono adesso a paladini della privacy: quella dei terroristi islamici! Applausi a scena aperta!

Non siamo immuni
La Svizzera è immune agli attacchi terroristici? Difficile immaginarlo. E allora, se non vogliamo andare allo sbaraglio, occorre limitare drasticamente l’immigrazione, imporre le nostre regole a chi arriva da “altre culture” incompatibili con una realtà occidentale, ed espellere sistematicamente (e senza la pagliacciata delle “clausole di rigore”) immigrati delinquenti e pericolosi. Ed è evidente che chi è partito per combattere la Jihad non deve più tornare. Anche se ha ottenuto il passaporto rosso.

Nei giorni scorsi lo abbiamo sentito in mille salse: gli attentati di Bruxelles sono un nuovo (l’ennesimo) atto di guerra nei confronti dell’Occidente. Si pensa magari di respingere un’aggressione bellica armati delle consuete dosi industriali di buonismo-coglionismo-politikamente korretto? Beh, se è così, si salvi chi può.
Lorenzo Quadri

Non svendiamo la nostra sicurezza per una mazzetta

Da Berna pensano di far ritirare il casellario giudiziale offrendo una “compensazione”
L’indennizzo ci spetta comunque e senza ricatti, perché sono quattro decenni che il Ticino paga per tutti il costo degli accordi con l’Italia. E continuerà a farlo anche nella denegata ipotesi in cui i nuovi trattati col Belpaese dovessero venire “finalizzati”

Ah, ecco. A quanto pare, che il Ticino si difenda dall’invasione da sud, suscita parecchi mal di pancia. Sia oltreramina che a Berna. E a livello federale, pur di togliersi il fastidio, sono disposti ad allargare i cordoni della borsa. Cosa mai vista prima.

Indennizzo parziale
In effetti il Consiglio federale sarebbe pronto a concedere un indennizzo (parziale, beninteso) al Ticino in materia di fiscalità dei frontalieri. Nel concreto: rivediamo la perequazione finanziaria in modo da farvi avere 20 milioni all’anno in più ma voi la smettete di infastidire gli italiani con la richiesta del casellario giudiziale (e, verosimilmente, anche con l’albo artigiani).

Davanti ad una simile “proposta” – uno se la immaginerebbe formulata da un signore con la coppola – la domanda è una sola: si tratta di un ricatto o di una mazzetta? In ogni caso, sia l’uno che l’altra vanno respinti al mittente. Quindi, il casellario e l’albo artigiani devono rimanere al proprio posto.
Ammissione di colpa

Che Berna parli di risarcimenti è però indicativo. Si tratta infatti di un’ammissione di colpevolezza da parte della Confederazione. Addirittura di doppia colpevolezza. Equivale infatti a riconoscere che:
1) Il Ticino da oltre 4 decenni è penalizzato dalla Convenzione sulla fiscalità dei frontalieri del 1974;
2) Anche con i “nuovi” accordi, continuerà ad essere sacrificato!
Ma come: negli anni scorsi è stato chiesto più volte alla Confederazione, con atti parlamentari della Lega, di risarcire il Ticino che da oltre quarant’anni paga per tutti il costo degli accordi fiscali con l’Italia. La risposta è sempre stata un njet categorico.

Ma come: da mesi il tirapiedi De Watteville e soci tentano di venderci la fregnaccia che i nuovi accordi con il Belpaese sarebbero “vantaggiosi per il Ticino”. Però adesso mettono sul tavolo una compensazione. Ma allora non è vero che i nuovi accordi sono vantaggiosi per noi. E’ vero, invece, il contrario. Come è vero che la Lega ed il Mattino, quando parlavano di “accordi ciofeca”, avevano (ancora una volta) ragione.

Dovere istituazionale
Sicché, la Confederazione ora ammette di aver penalizzato il Ticino da quattro decenni e che – oltretutto – intende continuare a farlo con i nuovi accordi con il Belpaese. Di conseguenza, un indennizzo per il nostro Cantone, che peraltro ci ha smenato assai più di 20 milioni all’anno, è un dovere istituzionale. Ma adesso si cerca, in modo assai poco decoroso, di camuffarlo da mazzetta: vi diamo (una parte di) quello che vi spetta, ma a condizione che voi smettiate di infastidire gli italiani con il casellario giudiziale e l’albo artigiani.
Qualcuno è forse caduto dal seggiolone da piccolo?

Due cosette
Punto primo. Il casellario è una misura di polizia, che serve a tutelare questo sempre meno ridente Cantone dall’arrivo in massa di pregiudicati dalla Penisola. Un problema che in Svizzera abbiamo solo noi. L’albo artigiani è un provvedimento a tutela del mercato del lavoro ticinese, devastato dalla concorrenza sleale dei padroncini italiani. Anche questa è una realtà che solo il nostro Cantone subisce. Entrambe le iniziative esulano dall’oggetto delle trattative con l’Italia. Esse vertono infatti sulla fiscalità dei frontalieri. Un tema diverso, dunque. Ergo: cosa venite a disintegrare i “gioielli di famiglia” mischiando il burro con la ferrovia?

Punto secondo. Il fatto che il casellario, e pure l’albo artigiani, suscitino reazioni (anche spropositate) al di là del confine è la dimostrazione che sono efficaci. Quindi vanno mantenuti ad oltranza. Eh già: i vicini sud sono abituati a considerare il Ticino “terra di conquista”. Non gli va giù che quest’ultimo – contraddicendo la consuetudine bernese della braga abbassata ad altezza caviglie – osi invece difendersi.

Non si cede al ricatto
Con la goffa offerta (mazzetta?), la Confederazione ha messo sul piatto un’ammissione di colpevolezza nei confronti di questo sempre meno ridente Cantone. Questo significa che l’indennizzo ci spetta. Senza condizioni. I ricattini e le mazzette non onorano chi li propone. La nostra sicurezza (e il nostro mercato del lavoro) non si svendono per una piatto di lenticchie, seppur milionario. Il casellario e l’albo artigiani devono rimanere al proprio posto. Non solo: altre misure a tutela del Ticino devono seguire. La Confederazione prima ci ha imposto la libera circolazione delle persone, poi ci ha lasciato in balia della devastante invasione da sud senza muovere un dito. E adesso pensa che siamo disposti a rinunciare a difenderci in cambio di un’elemosina?
Lorenzo Quadri

Invece di schierarsi dalla parte del nostro Cantone, reggono la coda all’Italia. Burocrati bernesi contro il Ticino

Nei rapporti con la vicina ed ex amica Penisola, gli svizzerotti continuano a farsi prendere per i fondelli. Eppure non se accorgono.
Come noto, il Consiglio nazionale due settimane fa ha approvato a larghissima maggioranza l’osceno regalo fiscale ai frontalieri. Anche loro potranno farsi tassare in via ordinaria, beneficiando delle stesse deduzioni fiscali dei residenti. Con però varie differenze non proprio trascurabili. Ad esempio il fatto che i frontalieri non pagano la cassa malati in Ticino. Ed inoltre, le deduzioni fiscali sono calcolate sul costo della vita nel nostro Cantone, non su quello Oltreconfine, che è ben diverso. Quindi, qui si stanno privilegiando i frontalieri.

Incontri bilaterali
Sempre due settimane fa ci sono stati, sul tema “relazioni con l’Italia”, due incontri bilaterali con la partecipazione del nuovo ministro delle finanze Ueli Maurer e del quasi pensionato Segretario di Stato De Watteville: uno ad Agno con il Consiglio di Stato, l’altro a Berna con la Deputazione ticinese alle Camere. All’ordine del giorno, ancora i famigerati accordi fiscali con il Belpaese. Quelli che, secondo l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, avrebbero dovuto essere ad un passo dalla conclusione nell’estate del 2014, ed invece non sono ancora firmati adesso. Questo perché l’Italia non vuole e quindi, pur di non venirne ad una, si attacca senza pudore ad ogni pretesto. E gli svizzerotti ci cascano ogni volta!

Mollare su tutto
Gli svizzerotti, grazie all’ex ministra del 4%, hanno già mollato su tutto. La controparte non vuole mollare nulla. Addirittura, vorrebbe fare retromarcia su cose già decise. E sappiamo anche che l’aumento della pressione fiscale sui frontalieri in funzione antidumping non vedrà mai la luce, per manifesti interessi partitici: tutte le forze politiche del Belpaese stanno già facendo a gara per ergersi a paladine dei frontalieri. L’Italia, inoltre, non si sogna di concedere agli svizzerotti l’accesso ai mercati finanziari. E cosa si adduce, oltreconfine, a giustificazione della fase di stallo? Che la colpa è dei ticinesotti. Perché hanno introdotto il moltiplicatore comunale al 100% per i frontalieri. Per la questione del casellario giudiziale. Adesso, new entry, per l’albo degli artigiani. E cosa fanno i grandi negoziatori bernesi, ovvero De Watteville e scagnozzi? Invece di mettere la vicina Penisola di fronte alle sue responsabilità ed inadempienze – e magari ricordare alla controparte che il Ticino è il più grande datore di lavoro per cittadini lombardi – danno ragione agli italiani e si aspettano che sia il Ticino a calare le braghe, facendo retromarcia sulle misure prese per difendersi. Misure prese, lo ribadiamo, grazie a Consiglieri di Stato leghisti. Per raggiungere lo scopo, sono anche pronti – almeno così dicono – a versare una mazzetta perequativa di 20 milioni all’anno.

I boccaloni
Come si fa a non capire un giochetto così evidente, rimane un mistero. Nella denegata ipotesi in cui il Ticino facesse retromarcia sui punti sopra citati, forse che se ne arriverebbe ad una? No di certo! Gli amici a sud semplicemente inventerebbero nuove scuse per non concedere nulla. Ma i boccaloni bernesi pare non se ne rendano conto. E intanto questo Cantone continua a prendere legnate anche dai negoziatori svizzeri, ovvero da quelli che dovrebbero difenderlo. E dovrebbero difenderlo non per simpatia, ma perché profumatamente pagati per farlo.

Non si retrocede
Che a Berna ci siano dei burocrati che pretendono che il Ticino cali completamente le braghe e rinunci a difendersi solo perché lor$ignori non vogliono più avere fastidi con l’Italia, è uno scandalo. Comunque, costoro non si facciano illusioni. Lo ripetiamo: sull’albo per padroncini e sul casellario giudiziale non si retrocede di un millimetro. Questo se lo mettano bene in testa; sia a nord che a sud. Per cui, se il Belpaese continua ad impuntarsi, semplicemente si rinuncia ad un nuovo accordo con l’Italia ed il Ticino blocca in via definitiva i ristorni dei frontalieri.
Lorenzo Quadri

L’ispettore intervistato dalla RSI conferma: l’80% di chi abusa dell’AI non è svizzero. Finti invalidi stranieri: La Lega aveva ragione!

Ohibò, perfino l’ultima trasmissione del Falò della RSI (certamente, come ben sappiamo, non un covo di leghisti populisti e razzisti) ci dà ragione. Tema della puntata: i finti invalidi ed i finti malati. Quelli che sfoggiano fior di certificati medici di inabilità lavorativa, però poi lavorano eccome. In nero, naturalmente. Un caso non raro è quello dei cittadini stranieri che risultano invalidi al 100% in Ticino, magari per “mal di schiena”, ma poi al paese d’origine costruiscono muri e giardini nella propria villetta, acquistata con i soldi degli svizzerotti fessi. Ad esempio, sappiamo che già nel 2009 venivano esportate all’estero circa 3000 rendite di AI  assegnate in Ticino (di cui 1700 di frontalieri), su un totale di circa 14mila.

Investigatori privati
Le assicurazioni, per scoprire le truffe, ingaggiano a volte degli investigatori privati. E si ricorderà che, qualche anno fa, un’agenzia incaricata di svolgere delle verifiche in Kosovo su beneficiari di rendite AI elvetiche ha dovuto rinunciare al mandato a causa delle minacce ricevute. Uella, i presunti invalidi avevano forse qualcosa da nascondere?
Falò ha intervistato un investigatore che si occupa di indagare su casi di AI sospetti. E cosa ti va a dichiarare il professionista? Che in Svizzera l’80% dei finiti invalidi sono stranieri! In particolare, sono portoghesi, kosovari, albanesi, turchi. Ma guarda un po’: gli stranieri sono un quarto della popolazione (in Ticino quasi un terzo) però commetterebbero quasi l’80% delle truffe all’AI. Ma come: gli stranieri che abusano del sociale, come pure quelli che delinquono, non dovevano essere tutta un’invenzione della Lega populista e razzista? E invece…

Battaglia leghista
La Lega ha più volte portato all’indirizzo del Consiglio di Stato il problema dei finti invalidi, specie se stranieri, con numerosi atti parlamentari formulati nel corso degli anni. Ed è forse il caso di ricordare che, grazie ad una mozione leghista, è stata creata la figura dell’ “Ispettore sociale” (da solo certamente non basta a sventare gli abusi, però aiuta).
Non solo le risposte ufficiali alle domande poste erano ricche di “menavia”, ma la stampa di regime – ed in particolare il giornale di servizio del partito delle tasse – si produceva, con la massima libidine, in sfottò contro gli atti parlamentari in questione. I beceri razzisti che fanno perdere tempo al governo con falsi problemi (!) venivano additati al pubblico ludibrio. Adesso che perfino i sodali della RSI danno ragione alla Lega,  naturalmente, tutti zitti: citus mutus!

E non dimentichiamo che le cifre ufficiali sugli invalidi stranieri sono taroccate dal fatto che i naturalizzati figurano come svizzeri. E, chissà come mai, ci sono vari neo cittadini elvetici che si “scoprono” affetti da incapacità lavorativa solo dopo aver beneficiato di una naturalizzazione (facile?). Ma tu guarda i casi della vita!

Pendere la ramazza
Poiché le voci viaggiano rapidamente, è chiaro che qui occorre prendere la ramazza.  A meno che ci piaccia proprio il ruolo di paese del Bengodi per un numero crescente di furbastri d’importazione. Per la serie: quanto è facile e bello fare fessi gli svizzerotti che si spaccano la schiena e pagano le tasse per mantenerci a vita. La ramazza va presa con gli approfittatori e con i loro complici, ossia i medici compiacenti che si prestano a sottoscrivere certificati farlocchi agli aspiranti truffatori.

Chi ringraziare?
Naturalmente la strada è in salita. Anche per colpa dell’élite politikamente korretta e spalancatrice di frontiere che, con ricatti e denigrazioni, ha affossato l’iniziativa d’attuazione (approvata però, e nonostante tutto, dalla maggioranza dei ticinesi). Questa iniziativa prevedeva l’espulsione sicura non solo per gli stranieri che delinquono, ma anche per quelli che abusano del nostro Stato sociale. La sua bocciatura, ovviamente, non farà che ringalluzzire i furbastri. E intanto il contribuente paga. Ancora una volta, sentiti ringraziamenti ai partiti $torici!
Lorenzo Quadri

Invece di chiudere le frontiere, si preparano ad aumentare la capacità d’accoglienza. Finti rifugiati: i partiti $torici vogliono altri regali!

Evidentemente la campagna per la votazione di giugno è già iniziata. In giugno infatti i cittadini saranno chiamati ad esprimersi sul referendum contro l’ultima revisione del diritto l’asilo. Revisione contestata da Udc e Lega. Eh già: il Consiglio federale e la maggioranza politikamente korretta, per dare l’impressione di voler limitare gli abusi nell’asilo, s’inventano revisioni di legge a getto continuo. Vendute come restrittive, queste revisioni vanno in realtà proprio nella direzione opposta: porte sempre più spalancate ai migranti economici.

Non servono nuove leggi
Per risolvere il problema dei finti asilanti non bisogna inventarsi nuove leggi. Bisogna, invece, applicare il diritto d’asilo. Il cui scopo è proteggere le vittime di conflitti. Non permettere a migranti economici di installarsi in Svizzera, a carico del contribuente, violando le disposizioni che regolano l’immigrazione. Bisogna, dunque, applicare le leggi e soprattutto bisogna rendere effettive le espulsioni. Che adesso non funzionano. Ed è evidente che non serve ad un tubo accelerare le procedure se alla fine della trafila il finto asilante – accertato come tale – rimane in Svizzera perché i rinvii non ci sono. Solo nell’anno 2015 quasi 18mila migranti economici avrebbero dovuto essere rimandati nei Paesi Dublino. Invece, ci si è fermati a 2400.

La storiella dell’ “accelerazione”
La storiella delle “procedure accelerate”, con cui i sostenitori della fallimentare riforma si riempiono la bocca, è dunque non solo una finta ma addirittura un boomerang. Perché non farà che aumentare l’attrattività della Svizzera per i migranti economici. Teniamo ben presente che tutti i paesi attorno a noi stanno dando giri di vite alla politica d’asilo. E lo stanno facendo con interventi concerti: chiusura di frontiere, barriere ai confini.
Se vogliamo sventare l’assalto alla diligenza elvetica, dobbiamo intervenire all’inizio ed alla fine della trafila dell’asilo.
All’inizio: impendendo l’accesso al paese. Ossia reintroducendo i controlli sistematici al confine. E non bisogna aver paura a parlare di muri e barriere. Non ci facciamo certo intimidire dai ricatti morali degli spalancatori di frontiere politikamente korretti: lasciano, come sempre, il tempo che trovano.
Alla fine della trafila: facendo sì che i finti rifugiati lascino davvero la Svizzera. Invece la riforma sull’asilo interviene nel bel mezzo della procedura. E lo fa con il chiaro obiettivo di creare più capacità d’accoglienza (perché gli svizzerotti chiusi e razzisti devono “aprirsi”) per i finti rifugiati. Come detto, da un lato le procedure più rapide sono un bidone se alla fine del “cinema” non c’è l’espulsione. Ed infatti non c’è. Nella riforma si trovano, invece, delle autentiche aberrazioni. Vedi l’avvocato gratis per tutti i finti rifugiati. Un privilegio di cui non beneficiano nemmeno i cittadini svizzeri!

Svizzeri discriminati
L’assistenza giudiziaria gratuita esiste già ora, ma a determinate condizioni restrittive. Queste condizioni restrittive resterebbero in vigore per i cittadini elvetici. Ma salterebbero per i migranti economici. Quindi: svizzeri manifestamente discriminati in casa propria! E i partiti $torici hanno il coraggio di vendere questa oscenità come una misura “restrittiva” nel campo dell’asilo? Ma chi si crede di prendere per il lato B? A ciò si aggiungono le famigerate espropriazioni facili, che permetteranno alla Confederazione di creare nuovi centri asilanti, calpestando il diritto fondamentale alla proprietà e calpestando, allo stesso modo, i diritti dei vicini delle future strutture.

Non abbiamo imparato niente?
Sicché, mentre tutti i paesi attorno a noi chiudono i rubinetti, la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga ed i partiti $torici vogliono aumentare la capacità d’accoglienza della Svizzera. Ciò significa, è evidente, aumentare anche la nostra attrattività per i finti rifugiati. L’invasione è scontata. Se non si sventa la nuova riforma dell’asilo sostenendo il referendum, accadrà che un numero insostenibile di finti rifugiati rimarrà in Svizzera. Tutta queste gente sarà a carico del nostro Stato sociale. Non solo. Creerà gravi problemi d’integrazione e di ordine pubblico. I fatti di Colonia sono già in dimenticatoio? E come la mettiamo col fatto che un buon 90% dei migranti sono musulmani?

Perché dagli svizzerotti?
Chi scappa da un paese in guerra e cerca protezione, non ha bisogno di venire in Svizzera. Per un motivo molto semplice. Prima di arrivare da noi attraversa innumerevoli paesi sicuri. Perché dunque i migranti economici vengono proprio dagli svizzerotti? Il motivo può essere uno solo: perché sanno che qui ottengono le prestazioni sociali più generose d’Europa. E nümm a pagum.
Difendiamo la tradizione d’accoglienza umanitaria svizzera, impedendo che venga scardinata da fiumane di migranti economici che con i veri perseguitati non hanno nulla da spartire.
Lorenzo Quadri

L’ex mister Prezzi: “gli asilanti ? Una bomba ad orologeria”

Il kompagno Rudolf Strahm, ex deputato P$, denuncia il totale fallimento dell’integrazione
L’ex mister Prezzi: “gli asilanti ? Una bomba ad orologeria”

Ma come, non dovevano essere tutte balle populiste e razziste? Nelle scorse settimane è invece accaduta una cosa inaudita: Rudolf Strahm, già consigliere nazionale P$ e già Mister Prezzi, in un’intervista pubblicata sul Blick ha sbroccato contro gli asilanti in assistenza. Da notare che il Blick non è la Weltwoche. Il Blick regge la coda agli spalancatori di frontiere. Infatti l’editore Michael Ringier ebbe a dichiarare: “nessun giornalista contrario all’adesione della Svizzera all’UE lavorerà mai in una mia testata”. Apperò!

“Oggi restano tutti”
Ma cosa ha detto il buon Strahm? Ha lanciato un messaggio che farà inorridire i suoi kompagni di partito. Dopo aver constatato che l’86% dei rifugiati è a carico del contribuente – e, aggiungiamo noi, riceve più di un anziano svizzero in AVS – ha dichiarato che una simile immigrazione nello Stato sociale svizzero è una “bomba ad orologeria”. E in relazione all’attuale caos migratorio, Strahm ha dichiarato: “all’inizio degli anni Novanta, la Svizzera ha dovuto (?) accogliere in poco tempo grandi quantitativi di asilanti kosovari. Ma il 90% di loro, l’anno dopo era già rientrato in Kosovo”. E adesso arriva il bello, poiché il Rudolf dichiara: “oggi invece i migranti che arrivano, rimangono”. Non solo rimangono, ma vanno (quasi) tutti in assistenza. Non è finita. Tanti di questi presunti rifugiati non si “limitano” a percepire le semplici prestazioni assistenziali, ma generano allo stato sociale finanziato dagli svizzerotti (quelli populisti e razzisti, chiusi e gretti) costi stellari. Perché beneficiano di prestazioni assortite.

Tra i tanti casi aberranti, si ricorderà quello della famiglia monoparentale residente in un piccolo comune del Canton Zugo, con le assistenti sociali che insegnavano (?) alla madre a fare la spesa. Fattura a carico del contribuente: 60mila franchetti al mese. Per alcuni paesini d’Oltralpe (che sono tenuti a farsi carico dell’intera spesa sociale) bastano un paio di nuclei familiari di questo tipo a generare un aumento di moltiplicatore.

Integrazione fallita
Ohibò. Quindi c’è anche un kompagno che dichiara che l’integrazione degli asilanti è completamente fallita.
Dopo le giuste premesse iniziali, purtroppo, il buon Strahm va sulle frasche (d’altronde non si poteva pretendere troppo): infatti sostiene, come già ha fatto di recente la Sommaruga, che lo Stato deve impegnarsi per far lavorare gli asilanti accettati. Forse lo Stato dovrebbe prima impegnarsi affinché gli svizzeri possano lavorare, invece di spalancare le frontiere all’invasione dell’estero. L’86% di rifugiati che non lavora non deve venire impiegato a spese dello Stato, magari a scapito degli svizzeri. Molto più semplicemente, va rinviato al paese d’origine. Perché il diritto d’asilo serve a proteggere le vittime di conflitti e non come scorciatoia per cortocircuitare le leggi sull’immigrazione tramite ricatto morale. Poi vediamo che i poveri perseguitati (?) eritrei tornano in vacanza (naturalmente con i soldi del contribuente svizzerotto) nel paese da cui sarebbero fuggiti perché in pericolo di vita. Raccontano serafici che lì è più bello che in Svizzera. E i loro connazionali immigrati illegalmente in Ticino organizzano spedizioni di protesta a Bellinzona perché la sistemazione, non in bunker, in Lavizzara non è abbastanza lussuosa, e la zona è troppo discosta.

Recinzioni sui confini
Molti paesi UE hanno introdotto restrizioni sempre maggiori all’arrivo di asilanti. Ultima in ordine di tempo l’Austria che – pur essendo Stato membro UE – dopo aver fissato un contingente massimo di 37mila asilanti per il 2016 non esclude, ma guarda un po’, di alzare recinzioni sul confine con l’Italia.

Chi invece non ha fatto assolutamente un tubo, perché “bisogna aprirsi” e perché i muri sul confine sono un delirio razzista, è la Svizzera. Col risultato che tutti i migranti economici che non riusciranno più a raggiungere i paesi a noi vicini (perché hanno chiuso le frontiere) ce li smazzeremo noi. Il problema non è solo che la capacità d’accoglienza della Svizzera a proposito di richiedenti l’asilo è giunta al limite, come ha dichiarato alla stampa il presidente della Confederazione Johann “Leider” Ammann (soprannome preso in prestito dal Blick): magari, se oltre che con i giornalisti, il buon “Giuànn” parlava anche alla sua collega Simonetta Sommaruga, sarebbe stato meglio.
Il problema è, come ha affermato il kompagno Strahm – quindi non un becero leghista populista e razzista – che anche gli asilanti accolti, finendo pressoché tutti durevolmente in assistenza, costituiscono una bomba ad orologeria.

La Peppa Tencia
Quindi se non vogliamo rimanere con la Peppa Tencia in mano, non solo dobbiamo chiudere i confini ma dobbiamo anche par sì che l’ammissione provvisoria di presunti profughi torni ad essere quello che dice il suo nome: provvisoria, appunto. Non definitiva. Le risorse dello stato sociale non sono infinite. Tanto più che gli spalancatori di frontiere si preoccupano unicamente di gonfiare a dismisura l’ente pubblico (riserva di posti di lavoro per “i loro”) senza poi porsi il problema di chi dovrebbe alimentare la macchina sempre più spropositata e vorace.
Lorenzo Quadri

Invece di fermare l’invasione, Berna vuole fare sempre più spazio ai finti rifugiati. Giù le mani dagli alloggi della protezione civile!.

Per far fronte al caos nell’asilo, il Consiglio federale vorrebbe requisire gli alloggi della protezione civile. Ancora una volta, dunque, invece di combattere l’assalto alla diligenza svizzera ad opera di migranti economici, cosa si fa? Si aumentano le capacità di accoglienza per i finti rifugiati.
Questa è sempre stata la linea della kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga. Quella che si rifiuta categoricamente di reintrodurre i controlli sistematici ai confini, come stanno facendo sempre più paesi UE. Ma non sia mai: piuttosto che ammettere che i “populisti e razzisti” hanno ragione, ci si taglia le mani!

Il pretesto farlocco
L’ennesima riforma sull’asilo, per fortuna sottoposta a referendum, con il pretesto farlocco dell’accelerazione delle procedure, vuole rendere la Svizzera sempre più attrattiva per i finti rifugiati. Vedi l’avvocato pagato dal contribuente, vedi le espropriazioni facili per costruire nuovi centri d’accoglienza. Tutte novità che faranno arrivare da noi ancora più migranti economici.
Diventare più attrattivi per i finti rifugiati mentre gli altri paesi chiudono le frontiere, è un atteggiamento tafazziano. Ma è proprio quello che la Svizzera sta facendo. Non a caso. L’industria dell’asilo, che foraggia tanti kompagni sodali di Sommaruga, deve pur venire alimentata!

“Nuova” puntata
Adesso arriva la “nuova” puntata, ispirata sempre alla stessa linea-guida: invece di fermare l’immigrazione illegale, che nulla ha a che vedere con la tradizione d’accoglienza svizzera, si crea più spazio per i finti rifugiati. E quindi il Consiglio federale prepara la requisizione dei bunker della protezione civile e la loro trasformazione in centri asilanti.
Si dà però il caso che i bunker della PC in genere non si trovino in luoghi isolati in cima alle montagne, bensì nel bel mezzo dei centri abitati. Hanno, dunque, dei vicini. A questi vicini si vorrebbe imporre la presenza dei migranti economici, che nell’80% dei casi sono giovani uomini soli (altro che la storiella delle “famiglie”, voluttuosamente propinata dalla radioTV di presunto servizio pubblico). Questi giovanotti, tutti muniti di telefonini e vestiti alla moda, non scappano da nessuna guerra e creano problemi di ordine pubblico. Anche molto gravi, vedi i fatti di Colonia.

Il disegno è chiaro
Il disegno bernese è chiaro: si tengono le frontiere spalancate per obbedire ai funzionarietti di Bruxelles, e si pretende che la popolazione svizzera paghi il conto e si esponga ai disagi e ai pericoli generati dai migranti economici. Questo perché? Ma perché bisogna essere aperti e multikulti! Ma, soprattutto, bisogna genuflettersi ai Diktat UE!
Ebbene, non è così che funziona. Altro che requisire i rifugi della protezione civile. Altro che piazzare migranti economici nel bel mezzo dei centri abitati. Ai finti rifugiati bisogna impedire di accedere alla Svizzera: non è per loro che è stato creato il diritto d’asilo. E agli ospiti dei centri di registrazione bisogna limitare le libere uscite del fine settimana, così come da mozione presentata nei giorni scorsi al Consiglio federale. Per evitare altri “fatti di Colonia”, certo. Ma anche per diminuire la nostra attrattività. Altrimenti sarà assalto alla diligenza.
Lorenzo Quadri

Test farlocchi per far credere che l’avvocato gratis per i finti rifugiati sia una figata. Dai bilaterali all’asilo, dilaga la propaganda di regime

La propaganda di regime si estende a macchia d’olio. Il trucchetto è sempre lo stesso: si tratta di eseguire direttamente, o di far eseguire a terzi “compiacenti”, le consuete indagini taroccate. Obiettivo: sentirsi dire quello che si vuole sentire. Esempio lampante sono gli studi della SECO sui Bilaterali “indispensabili per la Svizzera” e avanti con il festival dei blablabla. Oppure le statistiche, sempre della SECO, sulla disoccupazione, dalle quali emergerebbe che con la libera circolazione delle persone senza limiti “l’è tüt a posct”, che non c’è soppiantamento dei residenti ad opera dei frontalieri. Ma quando mai: sono tutte balle populiste e razziste!

Obiettivo chiaro
E’ evidente che queste indagini hanno una sola finalità. Quella di confermare la propaganda del Consiglio federale. Mica si commissiona una perizia ad un ufficio alle proprie dipendenze per farsi sconfessare! Idem dicasi per l’istituto “amico”. Anche perché quest’ultimo sa benissimo che, se il risultato dell’indagine non è quello desiderato dal committente, poi di mandati non ne arrivano più. Insomma: ne va di mezzo la pagnotta!
Gli studi per sentirsi dire che “tout va bien, madame la marquise” vedono la luce negli ambiti più disparati. Il tema “bilaterali” è molto in voga, specie dopo il “maledetto voto” del 9 febbraio: ovviamente, si tratta di impressionare il popolino spacciando per pareri indipendenti e “scientifici” – di gente che “l’ha stüdiàa”! – quelle che sono, semplicemente, delle prese di posizione politiche. Con una “missione” (come dicono gli ambienti trendy) chiara: fare il lavaggio del cervello agli svizzerotti in vista di un’eventuale nuova votazione sui bilaterali.

Già in campagna?
Adesso, per le indagini taroccate in funzione di propaganda pro Consiglio federale, si apre una nuova “prateria”. Quella dell’asilo. A giugno infatti i cittadini svizzeri saranno chiamati ad esprimersi sulla nuova revisione-ciofeca: quella che vuole introdurre l’avvocato gratis per i finti rifugiati e le espropriazioni facili a beneficio della Confederazione per creare nuovi centri asilanti. In questo modo, pur di fare spazio per un numero sempre maggiore di finti rifugiati (così la nostra attrattività per i migranti economici cresce) si calpesta il diritto fondamentale alla proprietà; per non parlare dei diritti di chi potrebbe trovarsi un simile centro come “vicino di casa”.
La riforma è approvata, naturalmente, dai partiti $torici. Sicché, tanto per non sbagliare, la propaganda di Stato è già partita. Settimana scorsa la RSI – quella che, secondo il direttore kompagno militante, farebbe “informazione al di sopra delle parti” – è già riuscita a trasformare un servizio sulle elezioni regionali in Germania (dove la politica migratoria era, evidentemente, un tema di primo piano) in uno spot celebrativo della riforma sull’asilo proposta dalla ministra di riferimento dell’emittente di Comano e Besso: la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, ovviamente.

La panzana
Ed è solo l’inizio. Nei giorni scorsi sono infatti spuntati i “test”, naturalmente taroccati ad arte, della nuova procedura, quella sottoposta a referendum, che è stata sperimentata al centro asilanti di Zurigo. E cosa dicono i test? Ma che va tutto bene, che la revisione proposta (che però non sfocia in espulsioni, visto che queste, che sono poi l’unica cosa importante, non si fanno) funziona a meraviglia. Malgrado quello che vanno in giro a raccontare i populisti e razzisti. Si tenta addirittura di vendere la panzana che la procedura accelerata farebbe aumentare i rientri volontari in patria dei migranti economici. Sì, come no. E gli svizzerotti dovrebbero anche bersela? E quindi, approvare l’avvocato gratis per i finti rifugiati e le espropriazioni facili per costruire nuovi centri di registrazione? Ma chi si pensa di prendere per il naso?
Lorenzo Quadri

Quasi 9000 persone in assistenza: è emergenza lavoro!

Eccola qui la “ricchezza” che i bilaterali hanno portato a questo sempre meno ridente Cantone
Quasi 9000 persone in assistenza: è emergenza lavoro!

Ma come, non dovevano essere tutte balle della Lega populista e razzista? Ed invece, ecco che si scopre, vedi quanto pubblicato mercoledì sul GdP, che il numero delle persone in assistenza in questo sempre meno ridente Cantone ha infranto l’ennesimo triste record: siamo infatti a quota 8720. Quindi, quasi 9000 persone sono in assistenza. Nel 2010 erano 6000. In cinque anni, l’aumento è stato del 44%.
Se queste non sono cifre da emergenza – per non parlare dei costi, per Cantone e comuni, che comporta l’esplosione dei casi d’assistenza – allora si dica cosa deve ancora succedere perché il problema venga finalmente preso sul serio e non messo via con il solito “sa po’ fa nagott”.

Esplode il frontalierato
E soprattutto, davanti a questa vera e propria emergenza lavoro, che si abbia almeno la decenza di non venirci a dire che la devastante libera circolazione delle persone non c’entra. Se sempre più persone sono escluse dal mercato del lavoro ticinese è perché quest’ultimo è invaso da frontalieri e da padroncini, che soppiantano i residenti. L’esplosione dell’assistenza va di pari passo con quella del frontalierato, specie nel terziario.

Si ricorderà che, sempre nell’ottica del lavaggio del cervello pro-bilaterali ai ticinesotti, nelle scorse settimane la stampa di regime se ne è uscita con la fregnaccia dei “frontalieri in calo” nell’ultimo trimestre.
A parte che si tratta di un calo di poche unità su un totale di quasi 63mila, i frontalieri sono calati nell’edilizia, ossia dove ci sono sempre stati perché effettivamente non c’era manodopera locale sufficiente. Sono calati perché al loro posto lavorano i residenti? No di certo. Sono calati perché l’edilizia rallenta.

Per contro, prosegue l’esplosione dei frontalieri nel terziario: sono quadruplicati (sic!) nel giro di pochi anni. Erano infatti 10’327 nel quarto semestre del 1999; adesso sono 38mila. E continuano a crescere. Questo malgrado anche il settore terziario rallenti, mica solo l’edilizia. Specie per quel che riguarda la piazza finanziaria, svenduta senza ritegno dall’ex ministra del 4% Widmer Schlumpf.

Poiché l’esplosione dei casi d’assistenza va di pari passo con quella del frontalierato, è evidente l’urgenza di intervenire a questo proposito, con contingenti e preferenza indigena.

Chi entra e chi resta
Il numero delle persone in assistenza aumenta per due motivi: perché sempre più persone entrano in assistenza, ma anche perché sempre meno ne escono. Se le uscite dall’assistenza diventano sempre più difficili, è perché il mercato del lavoro è saturato da frontalieri. “Grazie” alle frontiere spalancate, sempre più ticinesi sono costretti o a stare in assistenza, senza prospettive concrete di poterne uscire in tempi dignitosi; oppure ad emigrare. Quindi non ci si venga a raccontare storielle sulla “ricchezza” portata dalla libera circolazione delle persone senza limiti, voluta e tutt’ora sostenuta dai partiti $torici.

Giovani sovrarappresentati
Particolarmente preoccupante è la sovrarappresentazione dei giovani: un terzo dei ticinesi in assistenza ha, infatti, meno di 26 anni. Se tra questi ci sarà anche qualcuno che fa il furbo, il significato complessivo del dato è che i giovani non riescono nemmeno ad entrare nel mondo del lavoro. Col rischio di trasformarsi in casi sociali “a vita”. Con tutte le conseguenze del caso.

Questo significa due cose.
Primo: che sul mercato del lavoro ticinese i residenti devono avere la priorità.
Secondo: che l’occupazione dei ticinesi, ed in particolare dei giovani, deve essere promossa con interventi mirati.
La città di Lugano, grazie al Nano, per vari anni ha potuto disporre di un credito quadro anticrisi, che proponeva sia delle assunzioni (programmi di lavoro) a tempo determinato presso alcuni servizi della città che una rete di sostegno per l’inserimento nell’economia privata. Per motivi di risparmio il credito per le assunzioni non è stato rinnovato, sono rimasti invece (sotto il nome di “Lugano Network”) gli strumenti d’inserimento. Queste misure andranno potenziate ed affinate. C’è però da chiedersi se, alla luce del continuo degrado delle cifre dell’assistenza, non sia il caso di tornare ad avere comunque anche una quota di assunzioni temporanee, chiaramente definite e finalizzate.

Entrambi i fronti
Il fatto di avere quasi 9000 persone in assistenza in Ticino non solo ci dice, ma ci urla che l’inserimento professionale dei residenti è in cima alla lista delle priorità politiche. Questo vale per tutti gli enti pubblici ticinesi. Non solo per il Cantone ma anche per i Comuni. E l’esercizio deve passare sia dalle misure attive che dalla limitazione della devastante libera circolazione delle persone. Su una cosa bisogna essere in chiaro: senza l’applicazione sera del 9 febbraio, le cifre dell’assistenza continueranno ad esplodere. O vogliamo stare a guardare quando si “festeggerà” il decimillesimo caso?
Lorenzo Quadri

Terremo in Svizzera anche i sostenitori dell’Isis!

Grazie all’élite politikamente korretta che ha affossato l’iniziativa d’attuazione
Terremo in Svizzera anche i sostenitori dell’Isis!

Nei giorni scorsi presso il Tribunale penale federale di Bellinzona è stato celebrato il processo a quattro iracheni, residenti in Svizzera, accusati di essere dei sostenitori dell’Isis. Tre di loro sono stati condannati a pene detentive di vari anni. Per i giudici è dimostrato che il trio ha “cercato di introdurre in Svizzera informazioni, materiale e persone in vista della realizzazione di un attentato”. Nientemeno!

Pene pecuniarie?
Interessante notare la linea di difesa adottata dai tre spalleggiatori dell’Isis. Si reputavano colpevoli solo di incitazione all’entrata illegale, quindi di attendevano delle pene pecuniarie sospese, e perfino risarcimenti per i giorni trascorsi in carcere. Apperò. Hai capito questi delinquenti stranieri? Vengono da noi a sostenere il terrorismo islamico, tanto gli svizzerotti sono fessi e al massimo emettono pene pecuniarie con la condizionale, ciò che equivale al NULLA!
Chi dobbiamo ringraziare se ci siamo creati la reputazione internazionale di paese del Bengodi per delinquenti stranieri? Forse i politikamente korretti spalancatori di frontiere?
Altro particolare degno di nota: il processo ai tre complici del terrorismo islamico è già costato al contribuente almeno mezzo milione di franchetti in avvocati d’ufficio. Inutile dire che anche le spese detentive (400 Fr al giorno a testa) saranno a carico nostro.

Il dopo
Emessa la sentenza di condanna, si pensa già, giustamente, al dopo. Cosa succederà a questi supporter iracheni del terrorismo islamico una volta scontata la loro pena nelle confortevoli carceri svizzere (nulla a che vedere con le prigioni del natio Iraq)? Forse che verranno espulsi dal paese, visto che rappresentano manifestamente un pericolo pubblico? Sono stati infatti incarcerati per aver pianificato attentati, non per aver rubato le ciliegie al mercato ortofrutticolo!
Ebbene, il Procuratore generale della Confederazione Michael Lauber ha già chiarito che i tre iracheni non verranno rimandati a casa loro: “Il loro rinvio nei paesi d’origine è escluso a causa dei rischi ritenuti troppo alti”.

Sicurezza in pericolo
Qui qualcuno ha perso la trebisonda. E noi svizzerotti fessi dovremmo tenere sul nostro territorio – e magari pure foraggiarli con i soldi dell’assistenza? – dei supporters iracheni del terrorismo islamico perché per loro sarebbe troppo pericoloso tornare in Iraq? E quindi mettiamo in pericolo la nostra sicurezza per tutelare quella di delinquenti stranieri? Per la giustizia buonista-coglionista, gli onesti cittadini svizzeri valgono meno dei fiancheggiatori dell’Isis! Se questa non è una vergogna!

Le verginelle
Non ci sono dubbi che saranno in molti a scandalizzarsi per questa situazione. Anche tra i politicanti dei partiti $torici. Gli stessi, ma guarda un po’, che nelle scorse settimane urlavano come ossessi contro l’iniziativa d’attuazione: ossia quell’iniziativa che chiedeva l’espulsione certa e sistematica dei criminali stranieri. “Iniziativa disumana”, strillava l’élite politikamente korretta e spalancatrice di frontiere.
Se l’iniziativa “disumana” fosse stata approvata, per i delinquenti iracheni condannati a Bellinzona l’espulsione sarebbe stata ordinaria amministrazione. Le cose, però, sono andate diversamente. Quindi ci terremo in casa i sostenitori dell’Isis. Il che, oltretutto, costituisce una vera incitazione ai terroristi islamici a venire qui, da quei minchioni degli svizzerotti. Minchioni al punto da mettere in pericolo la loro sicurezza interna piuttosto che espellere gli organizzatori di attentati.

Chi ringraziamo?
Teniamo ben presente una cosa: l’ammucchiata partitocratica che ha condotto la campagna denigratoria contro l’iniziativa d’attuazione ha fatto una promessa precisa. Ha assicurato che, grazie alle nuove modifiche di legge votate dal parlamento federale, il numero delle espulsioni di delinquenti stranieri sarebbe pressoché decuplicato, passando dalle attuali 500 all’anno a 4000. La volontà dei cittadini svizzeri, che nel 2010 hanno approvato l’iniziativa popolare per l’espulsione dei delinquenti stranieri, sarebbe dunque stata “rispettata in modo rigoroso”.
Come no. Così rigoroso che adesso scopriamo che non faremo sloggiare nemmeno i sostenitori del terrorismo islamico.
Per questo brillante risultato possiamo ringraziare i partiti $torici. Ricordiamocene ai prossimi appuntamenti elettorali.
Lorenzo Quadri

“Fare la pace” con l’Italia? Chi si pensa di prendere per i fondelli? Il Ticino non calerà le braghe per far contenti i bernesi

Ma guarda un po’: qui c’è forse qualcuno che sta facendo il furbetto lanciando segnali strani? Il riferimento è alla storiella della pace (?) che bisognerebbe fare con il Belpaese. Un messaggio di questo genere sarebbe stato lanciato dal presidente della deputazionicchia ticinese a Berna.
Tanto per cominciare, “fare la pace” è un eufemismo politikamente korretto che sta ad indicare un concetto molto diverso. Nel concreto, infatti, “fare la pace” significa “calare le braghe” con la vicina Penisola. Se dunque Merlini ritiene che bisognerebbe “calare le braghe” con la Penisola, questa è la sua posizione personale e certamente non quella di tutta la deputazione ticinese a Berna.

Il Ticino dà fastidio
Il tema dei rapporti con l’Italia è stato sollevato, come noto, nel recente incontro tra la deputazione ticinese a Berna ed il Consigliere federale Ueli Maurer accompagnato dal quasi pensionato segretario di Stato Jacques De Watteville, già tirapiedi dell’ex ministra del 4% Widmer Schlumpf. Ebbene: al burocrate De Watteville, quello che va in Italia a trattare in inglese, dà fastidio che il Ticino si difenda dall’invasione da sud provocata dalla devastante libera circolazione delle persone.

Le coliche
Tre cose provocano, al citato burocrate, continue coliche. 1) la richiesta del casellario giudiziale (che peraltro non vale solo per l’Italia); 2) l’albo artigiani (di cui beneficia anche la Penisola nella lotta al lavoro nero); e 3) il moltiplicatore comunale per i frontalieri al 100% deciso dal parlamento ticinese nel novembre 2014.

Lo schiaffo
Sul moltiplicatore comunale dei frontalieri, lo schiaffo al Ticino è arrivato la scorsa settimana dal Consiglio nazionale, che si è permesso – nella revisione della legge sull’imposta alla fonte – di arrogare alla Confederazione competenze che non le spettano. Ma soprattutto si è permesso di cancellare una regola, quella del moltiplicatore al 100% per i frontalieri, votata dal Gran Consiglio ticinese.
Il golpe bernese contro il Ticino è avvenuto con la connivenza dei partiti storici; esponenti ticinesi inclusi.
Risultato della brillante operazione: dalle casse pubbliche di questo sempre meno ridente Cantone verranno a mancare almeno una dozzina di milioni di franchi all’anno. I frontalieri, naturalmente, se la ridono a bocca larga: invece di aumentare le loro imposte, si fa proprio il contrario.

Pressioni indebite
Sicché, salvo improbabili decisioni contrarie del Consiglio degli stati, il motivo di coliche nr 3, ossia il moltiplicatore comunale al 100% per i frontalieri, verrà eliminato da Berna. Restano però i motivi 1 e 2, ossia casellario e albo artigiani. Su questi temi, i balivi non hanno potere. E allora che fare? Ecco che “si” pensa di poter fare pressione sui deputati ticinesi a Berna affinché si attivino presso il governo per convincerlo a rimuovere la richiesta del casellario giudiziale e l’albo antipadroncini. Obiettivo: far contenti i vicini a sud, nell’illusione che questi ultimi finalizzino la firma sull’accordo-ciofeca sulla fiscalità dei frontalieri. Un accordo da cui il Ticino ottiene a malapena le briciole. Ah ecco.

Sicurezza e lavoro
La richiesta del casellario serve a tutelare la nostra sicurezza dall’arrivo sistematico di pregiudicati italiani che, grazie alla devastante libera circolazione delle persone, pensano di trovare dai ticinesotti fessi “ul signur indurmentàa”.
L’albo artigiani serve a difendere il nostro mercato del lavoro dall’invasione di distaccati e padroncini che, sempre grazie alla devastante libera circolazione delle persone, entrano in Ticino a migliaia a lavorare in nero, mettendo nella palta l’economia locale. E il Ticino dovrebbe rinunciare a difendere la propria sicurezza ed il proprio mercato del lavoro in cambio di un accordo-ciofeca da cui riceverà a malapena le briciole e che, comunque, in Italia già ciurla nel manico? Abbiamo scritto “giocondo” in fronte?

Riappacificazione = capitolazione
E’ evidente che sul casellario giudiziale e sull’albo artigiani il CdS non deve retrocedere di un millimetro. Dovrà, anzi, proseguire su questa strada; perché le due misure citate sono solo un primo passo nella giusta direzione.
Fa poi specie l’argomentazione addotta a sostegno della necessità (?) che il Ticino cali le braghe per un non meglio precisato interesse superiore (di chi?): casellario e albo artigiani sono un problema politico poiché “hanno causato da parte italiana reazioni spropositate alla portata reale delle misure”. Ohibò, qui i conti proprio non tornano. Queste reazioni spropositate dimostrano infallibilmente che la panna montata dal Belpaese sui due provvedimenti governativi ticinesi è un semplice pretesto. L’italia non si sogna di finalizzare accordi con la Svizzera. Ed in particolare non si sogna di aumentare la pressione fiscale sui frontalieri. Se casellario ed albo artigiani venissero aboliti, semplicemente i vicini a Sud, che sono più furbi che belli, troverebbero altre scuse per non concludere gli accordi. Ed i ticinesotti resterebbero per l’ennesima volta in braghe di tela per colpa dei balivi bernesi!
Sicché, di “riappacificazione” – che fa rima con “capitolazione” – non vogliamo nemmeno sentire parlare.
E se questo a qualche superburocrate bernese provoca attacchi di mal di pancia, noi non ci perdiamo di certo il sonno.
Lorenzo Quadri

Sempre più tafazziani! Finti asilanti: proprio mentre si chiude la strada balcanica. Sommaruga e soci incoraggiano l’ assalto alla diligenza!

Ma guarda un po’: a seguito dell’iniziativa dei paesi dell’est, sia quelli nell’UE che quelli a ridosso, i passatori ed i finti rifugiati si troveranno chiusa (o comunque, meno aperta) la strada balcanica. La conseguenza ovvia è che la Svizzera rischia di venire presa d’assalto ancora maggiormente dalle fiumane di migranti economici che stanno invadendo l’Europa, l’80% dei quali è composto da giovani uomini soli che non scappano da alcun conflitto e che – proveniendo da modelli di società incompatibili con il nostro – provocano gravi problemi d’ordine pubblico nei paesi ospitanti (vedi i fatti di Colonia e non solo).

Il caos asilanti
La chiusura della via balcanica rischia dunque di far scoppiare in Svizzera il “caos asilanti”, e questo da un giorno all’altro. In simili circostanze, rendere il nostro paese meno attrattivo per i finti rifugiati diventa una necessità imprescindibile. Ed invece la revisione dell’asilo sfornata dalla kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, e approvata dai partiti $torici spalancatori di frontiere, va nella direzione diametralmente opposta.

Cifre sballate
La riforma della kompagna Sommaruga andrebbe affossata già solo per il fatto che si basa su cifre clamorosamente superate dagli eventi. Infatti il modello è costruito partendo dal presupposto: 24mila domande d’asilo all’anno di cui il 40% sarebbero “casi Dublino”, e quindi destinati all’allontanamento dalla Svizzera. La realtà attuale è ben diversa. Nel 2015 le domande d’asilo sono state 40mila. E dei 18mila casi-Dublino identificati lo scorso anno, solo 2400 hanno potuto essere riconsegnati agli stati di pertinenza: una miseria!

Sicché, non porta a nulla accelerare – come si dice di voler fare – le procedure, se poi non si riesce ad espellere chi va espulso. Non solo non serve, ma è controproducente, poiché aumenta l’attrattività della Svizzera per i migranti economici. A parte che non si capisce come intasare i tribunali con una pletora di ricorsi di finti rifugiati, pagati dal contribuente, possa accelerare le procedure. Perché è questo che accadrà se la balorda idea di pagare l’avvocato ai sedicenti profughi, contemplata dalla riforma, dovesse diventare realtà!
40mila asilanti uguale, potenzialmente, 40mila ricorsi. Oltre a sborsare cifre stellari per pagare gli avvocati ai finti rifugiati dovremmo anche assumere nuovi giudici per smaltire i ricorsi pretestuosi, che tutti faranno pur di rimanere in Svizzera?

Diritti dei cittadini calpestati
Per non parlare poi della facoltà, che verrebbe data alla Confederazione, di espropriare allegramente sedimi pubblici e privati per insediarci nuovi centri asilanti come quello di Chiasso: strutture che di problemi alla popolazione residente ne provocano eccome. In proporzione infatti – e lo dicono le statistiche, non il Mattino razzista e fascista – gli asilanti delinquono 15 volte di più (!) dei residenti!
Qui viene violato un diritto fondamentale dei cittadini: quello alla proprietà privata. Ma naturalmente dai moralisti a senso unico, quelli che starnazzano contro il divieto di burqa a loro dire lesivo della libertà individuale (uella), giunge il solito silenzio sepolcrale. Gli spalancatori di frontiere politikamente korretti ci ricascano: si agitano come sui carboni ardenti a difesa di presunti diritti degli immigrati, compresi quelli clandestini; mentre rottamano i diritti fondamentali dei cittadini.

Pretesto farlocco
E’ quindi evidente che, con il pretesto farlocco dell’ “accelerazione delle procedure”, l’ennesima riforma taroccata dell’asilo vuole semplicemente aggiungere nuovi privilegi, profumatamente pagati dal contribuente svizzerotto, alla pletora di diritti di cui già godono gli asilanti. Siamo dunque di fronte ad un’ulteriore esasperazione della deleteria politica dell’accoglienza indiscriminata. Del resto, se così non fosse, pensate che i kompagnuzzi a Berna avrebbero approvato la riforma? Mai più!
Oltretutto, colmo del tafazzismo, l’attrattività della Svizzera per i finti rifugiati viene scriteriatamente aumentata proprio in contemporanea con la chiusura della “via balcanica”, ciò che imporrebbe un intervento deciso per sventare un assalto alla diligenza rossocrociata. Invece, Sommaruga e soci l’assalto alla diligenza lo vogliono fomentare.
Lorenzo Quadri

Stare dalla parte degli agenti e non dei delinquenti

Petizione: sì all’inasprimento delle pene per chi aggredisce i poliziotti

Questa settimana è stata lanciata online una petizione, promossa dall’Associazione degli amici delle forze di polizia, che chiede l’inasprimento delle sanzioni per chi aggredisce gli agenti. Le cifre addotte a supporto della richiesta sono certamente preoccupanti. Se nel 2000 in Svizzera le aggressioni ai danni delle forze di polizia denunciate erano 774, nel 2015 si era saliti a 2567, dopo un picco di quasi 3000 nel 2012. Una casistica che ben evidenzia la necessità di agire.

Sentirsi motivati è necessario
Per poter garantire in modo efficace la sicurezza dei cittadini, gli agenti di polizia devono anche sentirsi motivati. Ciò che, è ovvio, diventa ben difficile se si trovano a lavorare in un clima di continua delegittimazione. Eppure è proprio questo che sta accadendo.

Da un lato ci sono leggi “di manica larga” con pene ridicole per chi commette violenze o minacce nei confronti di autorità nell’esercizio delle proprie funzioni. E’ infatti evidente che sanzioni che non comportano la detenzione non hanno alcun effetto dissuasivo. Perché le pene pecuniarie, specie se sospese condizionalmente, non solo non sono deterrenti, ma costituiscono semmai un invito a perseverare. A maggior ragione, poi, quando la “pecunia” proprio non c’è, come è spesso il caso dei giovani violenti.
Dall’altro c’è il garantismo spinto di certa magistratura buonista, il cui obiettivo sembra essere quello di tutelare i malfattori.
In mezzo c’è la continua delegittimazione delle forze dell’ordine ad opera, ad eempio, delle cerchie spalancatrici di frontiere. Quelle che negano ad oltranza – pur di non dar ragione ai “razzisti e fascisti” – l’evidenza della criminalità d’importazione, e in particolare dei giovani stranieri violenti. E allora, se questa criminalità non esiste, giocoforza azionare la macchina del fango contro chi la combatte: a partire dai poliziotti. Ed in ogni caso, prendersela con chi indossa un’uniforme è quasi un dovere d’ufficio per i politikamente korretti.

Gli sfogatoi
A ciò si aggiunge il proliferare dei social network e dei blog, anche associati a portali d’informazione, che magari beneficiano pure di entrate finanziate col canone radioTV più caro d’Europa. Su questi blog taluni si sentono autorizzati, naturalmente protetti da un coraggiosissimo anonimato, a sfogare ad oltranza le proprie più basse frustrazioni, dando vita ad autentiche cloache, che però i gestori dei siti non hanno alcun problema a tollerare, nell’illusione di un click in più. Prese di mira in questi sfogatoi sono le autorità in generale, e le forze dell’ordine in particolare.

Si sono inoltre aggravati gli atti violenti ad opera di frequentatori di cosiddetti centri autogestiti, evidentemente ringalluzziti dall’eccessiva tolleranza di cui hanno beneficiato. Vedi i recenti scontri a Berna; ma anche a Lugano all’ex Macello abbiamo visto, di recente, inquietanti derive su cui non si può transigere.

Analogie
La situazione delle forze dell’ordine presenta, alla fine, delle analogie con quella, pure attuale, delle vittime di aggressioni al proprio domicilio.

Nel senso che in entrambi i casi la legge – e quindi la società che la emana – deve fare una scelta di campo.
In un caso si tratta di schierarsi con chi è aggredito in casa e che non deve finire sul banco degli imputati perché ha difeso se stesso, i propri congiunti ed i propri averi. Nell’altro si tratta di stare dalla parte degli agenti di polizia che svolgono il proprio lavoro a difesa della collettività. Ma è chiaro che chi serve la collettività deve sentirsi sostenuto, e non messo in croce. Il sostegno parte proprio dallo stabilire sanzioni “vere” – quindi detentive – nei confronti di chi commette violenza contro i poliziotti. Per questo, la petizione online lanciata dagli amici delle forze di polizia merita di venire firmata.
Lorenzo Quadri

Divieto di burqa: da estendere a livello federale!

La raccolta firme partirà nei prossimi giorni; domenica il formulario sul Mattino
Divieto di burqa: da estendere a livello federale!

Quindi il Ticino ha fatto scuola. Nei prossimi giorni verrà pubblicata sul foglio ufficiale l’iniziativa popolare che chiede di vietare il burqa a livello federale. Le firme da raccogliere sono 100mila in 18 mesi. Domenica prossima il Mattino pubblicherà il formulario da sottoscrivere.
L’iniziativa federale è ripresa da quella ticinese, approvata nel settembre 2013 con il 65.4% dei voti e che, dopo oltre un anno e mezzo di melina, ha ottenuto anche la garanzia federale. Naturalmente ciò è accaduto solo perché,  poco prima, la Corte europea dei diritti dell’uomo, esprimendosi sul divieto francese (analogo a quello ticinese) aveva certificato che il divieto non lede i diritti fondamentali. Una sentenza che ha tappato la bocca ai moralisti a senso unico nonché spalancatori di frontiere; quelli che difendono ad oltranza il diritto (?) degli immigrati (magari a carico dello stato sociale) di non rispettare regole occidentali e di “importare” le loro. Magari per imporle in futuro.

Uniformità benvenuta
L’estensione del divieto di burqa a livello nazionale, se riuscirà, non potrà che essere positiva. Ed è anche logico che ci sia uniformità in tutta la Svizzera, visto che si tratta di difendere un modello di società, e questo non varia da un Cantone all’altro. E’ semmai deludente che, per introdurre il divieto di dissimulazione del  volto, si debbano raccogliere 100mila firme: non è un compito facile per i promotori, ossia il Comitato di Egerkingen, che pure è già riuscito a far  passare il divieto di costruire minareti.
I sindacati ed i grandi partiti nazionali raccolgono facilmente 100mila firme; per chi ha mezzi più modesti, invece, la strada è in salita. Ma perché si devono raccogliere le firme? Perché introdurre il divieto di burqa usando la via parlamentare è impossibile. La maggioranza politikamente korretta fa muro: guai ad imporre qualcosa ai migranti!

I tentativi di sabotaggio
Intanto sappiamo che a sud delle Alpi c’è qualche esponente P$ che ancora pretenderebbe di impugnare davanti ai tribunali le norme d’applicazione del divieto di burqa ticinese.
Tipico dei $ocialisti: quando – ciò che accade sempre più spesso – perdono una votazione, cercano di far annullare la volontà popolare sgradita andando a piagnucolare dai giudici; o, in alternativa, di far rifare la votazione (vedi 9 febbraio).
E’ ovvio che, essendoci una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, eventuali ricorsi dei kompagnuzzi in cerca di visibilità andranno a finire in niente: serviranno solo a far perdere tempo. Il 65,4% dei ticinesi, quelli che hanno votato il divieto di burqa, sanno comunque da chi andare a lamentarsi se la loro volontà  non viene rispettata!
Tanti auguri, dunque, all’iniziativa federale antiburqa.  Al comitato promotore il lavoro non mancherà. Firmiamo tutti!
Lorenzo Quadri

Simonetta Sommaruga preparava l’ennesima calata di braghe?

Armi d’ordinanza al domicilio: se il “fass” si salverà, non sarà per merito del Consiglio federale

Non c’è che dire, la kompagna Sommaruga continua ad inanellare le “perle”. L’ultima riguarda la questione, giustamente molto sentita, delle armi d’ordinanza al domicilio dei militi svizzeri. I funzionarietti di Bruxelles progettano di bandire non solo il “fass”, ma anche le armi sportive o da collezione, dalle case dei cittadini onesti. Il pretesto? La lotta al terrorismo.

Applausi a scena aperta
Complimenti: qui ci vogliono gli applausi a scena aperta. Prima gli eurobalivi, con politiche migratorie scriteriate, permettono l’arrivo in Europa dei terroristi islamici. Grazie alla multikulturalità completamente fallita, ed imposta col ricatto morale (chi non condivide è uno spregevole razzista e fascista) hanno consentito agli estremisti musulmani di creare indisturbati le loro cellule. Mantenendo le frontiere spalancate ai finti rifugiati, tra i quali si nascondono anche i terroristi, danno alle cellule la possibilità di alimentarsi e di crescere. E poi hanno la faccia di tolla di venirci a dire che, per combattere i terroristi islamici, bisogna disarmare i cittadini onesti. Per la Svizzera, tale assurda pretesa significherebbe la cancellazione di una radicata tradizione dell’esercito di milizia (arma d’ordinanza a domicilio), confermata da un voto popolare nel febbraio 2011.

Arrampicata sui vetri
Interpellata sull’atteggiamento che intendeva assumere al riguardo dell’ennesimo arrogante sopruso da parte degli eurobalivi, davanti al consiglio nazionale la ministra di giustizia kompagna Simonetta Sommaruga si è prodotta in un’arrampicata sui vetri. Le trattative sono solo all’inizio, ha detto; le tradizioni svizzere verranno considerate; e avanti con i blabla. Capita l’antifona? Invece di dire che la volontà popolare e le tradizioni svizzere non si toccano, la ministra P$ già preparava il terreno per l’ennesima calata di braghe. Che naturalmente, secondo la sua illuminata visione, gli svizzerotti avrebbero dovuto – a sua immagine – accettare senza un cip: perché quando il padrone di Bruxelles comanda…

I ministri UE
Giovedì è poi arrivata la conferma. Sommaruga ha annunciato pubblicamente che il “fass” dei soldati svizzeri è salvo. Perché lei ha picchiato i pugni sul tavolo degli eurobalivi ingiungendo a questi ultimi di non azzardarsi a mettere il becco in questioni che riguardano la sovranità svizzera? Certo che no: se il “fass” è fuori pericolo, è perché la maggioranza dei ministri dell’interno degli Stati membri UE non approva la nuova direttiva, che sfrutta il terrorismo islamico come cinico pretesto per disarmare i cittadini onesti. Sicché la proposta in questione, con tutta probabilità, verrà rottamata.
Hai capito come i camerieri dell’Unione europea insediati a Berna difendono gli interessi della Svizzera? Il “fass” si salva non certo per l’intervento del governo svizzero, ma perché la maggioranza dei ministri dell’interno UE è contraria alla nuova, balorda direttiva. Questo vuol dire che, se invece che contraria, la maggioranza dei ministri fosse stata favorevole, Sommaruga e compagni erano prontissimi ad adeguarsi: avrebbero calato le braghe senza un cip.

Nell’asilo…
Se pensiamo che questa Consigliera federale è la stessa che gestisce il dossier asilo, c’è di che preoccuparsi e non poco. Del resto, non è certo un caso se la Svizzera è uno dei pochi paesi che mantiene le frontiere spalancate ai finti rifugiati. Non solo: con l’ennesima fallimentare riforma dell’asilo, venduta tramite il pretesto farlocco dell’accelerazione delle procedure (che non ci sarà), Sommaruga vuole rendere la Svizzera ancora più attrattiva per i migranti economici. Questo mentre la strada balcanica viene chiusa; ma le frontiere elvetiche restano, invece, spalancate. Quando si dice la politica “alla Tafazzi”…
Lorenzo Quadri

La clausola-ciofeca del Consiglio federale persegue, in realtà, un secondo fine? Grazie ai sette scienziati, torna il “partito del rivoto”

Eccoli qua: sempre più prevedibili (sono forse a corto di idee?) i sabotatori del 9 febbraio tornano alla carica con la fregnaccia del voto da rifare. Naturalmente ben spalleggiati, non si sa quanto involontariamente, dal Consiglio federale. Quello che nei due anni trascorsi dal “maledetto voto” ha fatto melina a tutto andare, limitandosi a pappagallare i njet dei funzionarietti di Bruxelles. Del resto la stessa ex ministra del 4% Widmer Schlumpf se ne è uscita a dichiarare che bisogna rifare la votazione.

La ciofeca
Il giochetto è piuttosto semplice. Il Consiglio federale aspetta due anni per la concretizzazione del 9 febbraio. Poi propone una clausola di salvaguardia che è un’autentica ciofeca. Non solo non riduce l’immigrazione “stanziale” ma non dice un tubo sui frontalieri. Questi ultimi potrebbero rientrare sotto una qualche limitazione solo se il loro quantitativo su scala nazionale superasse determinati livelli. Ma la situazione dei singoli cantoni non verrebbe tenuta in alcuna considerazione.
Ma tu guarda questi bernesi. Prima calano in Ticino declamando tutta la loro “comprensione” per i problemi di questo sempre meno ridente Cantone. Poi, appena varcato il Gottardo, altro che “considerare la situazione del Ticino”. Fanno proprio l’esatto contrario. E la clausola-bidone ne è l’ennesima dimostrazione.

Lo fanno apposta?
Sicché: dopo due anni di melina – per dare l’impressione di aver studiato approfonditamente il tema, valutando tutte le opzioni possibili – il Consiglio federale se ne esce cono una vera ciofeca. E subito i sabotatori del 9 febbraio, a partire dall’ex partitone, strillano giulivi: “ecco! E’ la dimostrazione che attuare quanto votato dal popolo “sa po’ mia”! Bisogna rivotare sui bilaterali!”.

E, visto che al peggio non c’è limite, c’è anche chi, questa volta in casa uregiatta, ha dichiarato che “bisogna inserire i Bilaterali nella Costituzione”. Ah bravi! L’espulsione dei delinquenti stranieri nella Costituzione è uno scandalo, ma la devastante libera circolazione delle persone invece ci sta bene? Secondo questi $ignori del sedicente “centro”, le calate di braghe davanti agli eurofalliti sarebbero uno dei principi fondanti dello Stato? Ossignùr! Poi ci chiediamo come mai andiamo male.
Il giochino, però, è fin troppo facile da scoprire. Ed infatti ci ha pensato lo stesso Canton Ticino a proporre un’alternativa certamente migliore (non che ci voglia molto…) a quella proposta dal Consiglio federale. Non è la perfezione, ma è un passo avanti. Ora, se a pensar male si commette peccato, ma ci si azzecca quasi sempre, si potrebbe immaginare che il Consiglio federale fa apposta a proporre cose obbrobriose in materia di 9 febbraio per dare il là al partito del rivoto.

Lo scopo manifesto
Anche quello che mena il gesso ha capito in che modo verrebbe preparata un’eventuale seconda votazione sui bilaterali. Ovvero, con il consueto lavaggio del cervello di stampo terroristico. Finanziato, va da sé, a suon di paccate di milioni (ma nessun finto moralista pretenderebbe di conoscerne la provenienza). Con la stampa di regime e le élite politikamente korrette e spalancatrici di frontiere a raccontare panzane catastrofiste sugli accordi bilaterali “indispensabili per la Svizzera”. E con i kompagni, ma guarda un po’, perfettamente allineati con i padroni del vapore.
Chi vuole rivotare ha un solo obiettivo: cancellare il 9 febbraio. Non abbiamo alcuna intenzione di lasciarglielo fare.
Lorenzo Quadri

Consiglio nazionale: regali fiscali ai frontalieri!

E naturalmente i partiti $torici, compresi i loro rappresentanti ticinesi, sono della partita

Ma guarda un po’, ennesimo voto in Consiglio nazionale contro gli interessi del Ticino. La Camera del popolo ha infatti accolto a grandissima maggioranza, con solo 6 contrari – tra i quali i due consiglieri nazionali leghisti Roberta Pantani e Lorenzo Quadri e l’Udc Marco Chiesa – e qualche astensione, l’ultima legnata dell’ex ministra del 4% Widmer Schlumpf al nostro sempre meno ridente Cantone. Ossia la tassazione ordinaria dei frontalieri, i quali potranno così beneficiare delle stesse deduzioni dei residenti. E questo malgrado non paghino la cassa malati, non paghino le imposte di circolazione, non lascino un centesimo in Ticino, eccetera eccetera. Senza contare che le “nostre” deduzioni sono calcolate sui costi della vita nel nostro Cantone; mica su quelli, vistosamente inferiori, nel Belpaese.
L’ennesima ciofeca approvata dal Nazionale, quindi, discrimina i ticinesi a vantaggio dei frontalieri. Questi ultimi adesso se la ridono a bocca larga di quanto sono fessi gli svizzerotti. E hanno ragione!

Senza motivi
Ma come, ai frontalieri non bisognava aumentare le imposte? Invece si fa proprio il contrario. E senza alcun motivo plausibile. Non ci si venga a raccontare la fregnaccia della sentenza del Tribunale federale, vecchia di sei anni, che imponeva e blablabla. Non c’era uno straccio di necessità d’intervento. In sei anni non è successo niente; si poteva tranquillamente andare avanti così. Tanto più che dalle trattative con il Belpaese il Ticino non ha ottenuto un tubo. Però si fanno i regali fiscali ai frontalieri. Ma sa pò?

La beffa
Quali saranno le conseguenze del nuovo sistema? Le ha capite anche il Gigi di Viganello: meno entrate per l’ente pubblico, e “in compenso” più spese. Eh già, perché per calcolare gli sgravi fiscali ai frontalieri bisognerà assumere nuovi tassatori apposta! Oltre al danno, la beffa. E chissà le deduzioni tarocche che i vicini a sud si inventeranno – con successo – per fare fessi i ticinesotti. Il Consiglio di Stato si è sempre espresso contro la riforma autolesionista. Ci sarebbe mancato altro. Subito dopo il voto bernese, ha però assunto una posizione uregiatta: “non ne conosciamo ancora le conseguenze”. Indovinare il motivo del “riorientamento” è semplice: i partiti $torici hanno la maggioranza in CdS. E i partiti $torici in Consiglio nazionale, compresi i rappresentati ticinesi, hanno votato la monumentale ciofeca. Gli elettori prendano nota.

Schiaffo al Ticino
E c’è anche di peggio. Malgrado il consigliere federale Maurer invitasse alla prudenza, la maggioranza del Nazionale, compresa la rappresentante del P$ ticinese Marina Carobbio, ha votato una norma che fa saltare la decisione presa dal Gran Consiglio nel 2014 di portare il moltiplicatore comunale per i frontalieri al 100%. Quindi, un altro regalo fiscale ai frontalieri. E poi a Berna hanno ancora il coraggio di riempirsi la bocca con la storiella della “comprensione” nei confronti del Ticino? Questa sciagurata decisione costerà alle casse pubbliche del nostro cantone (incluse quelle comunali) una ventina di milioni all’anno. Complimenti!
E i rappresentanti ticinesi a Berna, tranne i 3 esponenti di Lega ed Udc, votando il complesso della riforma di legge, hanno approvato anche quest’ultima aberrazione. Hanno approvato lo schiaffo ai rappresentanti del popolo ticinese che siedono in Gran Consiglio. La politica alla Tafazzi continua.
Lorenzo Quadri