Trapianti: le folli ordinanze del Consiglio federale!

Gli svizzeri non hanno più la priorità in casa loro nemmeno in materia di organi  

Proprio vero che le sorprese non finiscono mai; specie quelle brutte. Capita infatti che da inizio maggio nell’ambito dell’attribuzione degli organi destinati ad un trapianto, i frontalieri saranno equiparati ai domiciliati. A patto – e ci mancherebbe altro – che siano affiliati alla (s)cassa malati elvetica.
La geniale pensata è contenuta in un’ordinanza del Consiglio federale, come al solito all’insegna della calata di braghe, del “dobbiamo aprirci” e – soprattutto – del principio-foffa politikamente korretto della “non discriminazione”. Peccato che “non discriminazione” voglia dire, nel concreto, che gli svizzeri in casa loro sono gli ultimi della fila.

Frontalieri privilegiati
Qui addirittura il Consiglio federale istituisce l’ennesimo privilegio assurdo dei frontalieri e dei loro familiari (!) in fatto di trapianto di organi: quindi un argomento non proprio di quelli leggeri, visto che c’è di mezzo la “pelle” della gente. La sedicente “parificazione” è infatti totalmente immotivata, e dunque si trasforma in privilegio. Questo perché i frontalieri non vivono in Svizzera, ci vengono solo per lavorare. Ed anzi rilanciando si potrebbe anche aggiungere che troppi di loro, almeno per quel che riguarda gli oltre 62’500 presenti in questo sempre meno ridente Cantone, si portano anche la “schiscetta” da casa pur di  non lasciare nemmeno un franco agli svizzerotti.

Se i frontalieri vengono in Svizzera solo per lavorare, i loro familiari, che risiedono oltreconfine, non hanno assolutamente alcun legame con il nostro paese. Ma adesso la Confederella, ed il Ticino in primis, non serve solo per portarsi a casa la pagnotta (assai più lauta e, soprattutto, molto meno tassata di quella degli italiani che lavorano nel Belpaese). No, adesso fa anche da “banca per gli organi”. E gli svizzeri in casa loro non hanno più la priorità, nemmeno in campo di trapianto di organi, rispetto a persone che, come detto, non hanno uno straccio di legame con il nostro paese!

Decisione scandalosa
Questa è l’ennesima decisione scandalosa del Consiglio federale a favore dei frontalieri e CONTRO gli svizzeri, dal momento che di organi a disposizione per i trapianti non ci risulta ci sia abbondanza, ma semmai penuria. Ci pare il minimo, ma proprio il minimo, che per potervi accedere in regime di parità occorra vivere in Svizzera e pagare non solo la cassa malati elvetica, ma anche tutte le tasse, i balzelli, le spese fisse e di costi della vita caratteristici del nostro paese. Invece i frontalieri, grazie alla delirante politica del Consiglio federale, continuano ad usufruire paritariamente – perché “non bisogna discriminare gli stranieri”, ma gli svizzerotti invece si possono discriminare eccome –  di tutti i vantaggi di chi è domiciliato da noi, ma senza pagarne il prezzo!

Quali obblighi?
Infatti nel solco di queste demenziali decisioni bernesi si inserisce anche lo scandaloso regalo fiscale fatto ai frontalieri dalla catastrofica ex ministra del 4% Widmer Schlumpf: grazie a costei, i frontalieri potranno beneficiare delle stesse deduzioni fiscali degli svizzerotti! Ma si può essere più autolesionisti e gnucchi di così?
Uella, adesso ci piacerebbe proprio sapere in base a quali stringenti ed ineludibili obblighi (?) il Consiglio federale ha deciso di penalizzare gli svizzeri e di avvantaggiare i frontalieri anche nell’ambito, delicatissimo, del trapianto di organi. Atto parlamentare a Berna in arrivo!
Lorenzo Quadri

Finti asilanti: il Consiglio federale non ha intenzione di cambiare linea. Esercito alle frontiere: la presa per i fondelli

Proprio vero che l’apparenza inganna. All’apparenza infatti il Consiglio federale è disposto a mandare l’esercito a difendere i confini nazionali in caso di emergenza migranti economici. Nella realtà è vero il contrario. La decisione di mercoledì di ricorrere alle forze armate in caso di necessità allo scopo di sostenere le guardie di confine è stata presa manifestamente controvoglia. In effetti il Consiglio federale deve difendersi dall’accusa di non fare niente per prevenire il “caos asilo”, mentre i paesi attorno a noi si stanno tutti muovendo, alla faccia degli accordi internazionali (che evidentemente gli svizzerotti sono rimasti i soli a rispettare).

Ticino allo sbaraglio
Ancora una volta, e come al solito, allo sbaraglio si trova il Ticino. Per ovvi motivi geografici (confine con l’Italia) e quindi politici (il Belpaese non applica gli accordi di Dublino).  E perché, con la via dei Balcani giustamente chiusa da muri e barriere, i migranti economici passeranno giocoforza dall’Italia. Però le preoccupazioni del nostro Cantone (come pure quelle di altri) non vengono tenute in considerazione a Berna. Guai a sospendere gli accordi di Schengen, anche se lo fanno tutti! Guai ad aumentare la sicurezza sui confini! Le frontiere devono rimanere spalancate!

Come la clausola di salvaguardia
Come inserire in questo contesto la decisione presa mercoledì di inviare l’esercito ai confini in caso di emergenza? Semplice: le condizioni messe all’impiego delle forze armate sono tali da garantire che l’ipotesi di utilizzo non si verificherà mai. Per la serie: fingiamo di fare il gesto forte  – esercito in stato di prontezza – ma ci adoperiamo affinché la politica delle frontiere spalancate prosegua. E’ la stessa logica che sta dietro la clausola di salvaguardia proposta dal Consiglio federale per l’applicazione del 9 febbraio. Si calibra la clausola unilaterale in modo che non scatti mai.

La presa in giro
E così ecco che l’impiego dell’esercito si trasforma di fatto in una presa in giro. Non solo il Consiglio federale già annuncia che la mobilitazione dei duemila militi avverrà solo nel  caso si costatassero oltre 30mila attraversamenti di frontiera in pochi giorni, una situazione che non sarebbe nemmeno più un’emergenza ma una catastrofe, ma – e qui sta il capolavoro di ipocrisia – se anche tale apocalittica condizione dovesse realizzarsi, mica si dice che l’esercito avrà il compito di respingere i finti rifugiati al confine. Ma quando mai.

Comitato d’accoglienza
Quale sarebbe, allora, il suo compito? Quello, per usare le parole dell’Udc svizzera, di fungere da “comitato d’accoglienza”. Ossia di accompagnare i migranti economici negli appositi alloggi realizzati a suon di espropriazioni anticostituzionali (perché  i diritti dei cittadini svizzeri valgono meno di zero). E magari di occuparsi dei rifornimenti.
Come da copione, l’obiettivo è sempre lo stesso. Non si tratta certo di far rispettare la legge e di impedire ai migranti economici – tutti giovani uomini che non scappano da alcun conflitto, con cellulari ultimo modello e vestiti alla moda – di abusare della tradizione umanitaria degli svizzerotti. Assolutamente no. Si tratta, ecco la monumentale presa per i fondelli, di aumentare ad oltranza la capacità d’accogliere finti rifugiati in Svizzera.  L’esercito non servirebbe dunque per difendere i confini dalle entrate illegali ma, semmai, per contribuire a sistemare in casa nostra chi entra illegalmente. Peccato che chi abbia perorato l’impiego dell’esercito lo abbia fatto, a ragione, con l’obiettivo opposto.
Insomma, l’unico che crede che la Svizzera abbia schierato i carri armati a tutela della sicurezza interna sembra essere il governatore lombardo Roberto Maroni.
Lorenzo Quadri

Segreto bancario: dopo averne mangiate cinquanta fette…

La commissione del Nazionale per il controprogetto all’iniziativa per la protezione della sfera privata
Ma guarda un po’! Adesso la commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio nazionale (CET) è d’accordo, per 18 voti a 7, di entrare in materia sul controprogetto diretto all’iniziativa popolare “Sì alla protezione della sfera privata”.
L’iniziativa in questione è quella che chiede che il segreto bancario degli svizzeri venga inserito nella Costituzione federale.

L’iniziativa leghista
Eh già. Si ricorderà che nel 2009, grazie alla lungimiranza del Nano, la Lega lanciò un’iniziativa popolare per inserire il segreto bancario nella Costituzione. Ma i partiti cosiddetti “borghesi” negarono il proprio appoggio. “Il segreto bancario è già sufficientemente tutelato”, dichiarò l’allora presidente dell’ex partitone Fulvio Pelli. Che acume!
Abbiamo visto come è andata a finire. Il segreto bancario è stato svenduto senza contropartita dall’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf. In questo modo si è decimata la piazza finanziaria ticinese. Infatti i licenziamenti proseguono a pieno regime, ma a poche unità per volta, per non dare mediaticamente nell’occhio. Ma tutti, a partire dai partiti $torici e dalla stampa di regime, se ne fregano.

Ipocrisia USA
Il bello è che, come è stato confermato nelle scorse settimane, gli USA, grandi accusatori a suon di ricatto morale del segreto bancario svizzero, sono ora diventati il più grande paradiso fiscale del mondo. Chi ha soldi non dichiarati, oggi li deposita negli States.

L’ipocrisia yankee non ha limiti. Ma naturalmente per gli Stati Uniti non c’è alcuna lista nera o grigia: loro possono permettersi di farsi tutti i porci comodi. E le organizzazioni sovranazionali, sempre pronte a starnazzare puntando il dito accusatore contro gli svizzerotti? Silenzio! Citus mutus!
A far girare le scatole ad elica non è neppure tanto l’ipocrita falsità a stelle e strisce. La calata di braghe, immediata e senza condizioni, degli svizzerotti, è quasi più urtante.

Peggio è possibile
Sappiamo però che la spirale discendente non è finita. L’ex ministra del 5% voleva infatti cancellare il segreto bancario anche per i cittadini elvetici. Per fortuna non ha fatto a tempo. Ma, c’è da scommetterci, qualcuno ci proverà di nuovo. A partire dai kompagnuzzi. Quelli che “fortissimamente vogliono” la fine di qualsiasi privacy bancaria, perché per loro risparmiatore è sinonimo di ladro. Sicché pretendono misure anti-segreto bancario che poi generano migliaia di disoccupati sulla piazza finanziaria. Però ci sono politicanti di $inistra, come il consigliere nazionale P$ Jean Christophe Schwaab, presidente della sezione romanda dell’Associazione impiegati di banca (ASIB), che si fanno eleggere spacciandosi per paladini dei posti di lavoro negli istituti di credito. Ma poi, una volta poggiate le natiche sulla cadrega parlamentare, sostengono senza remore quelle misure che cancellano proprio quei posti di lavoro che loro dovrebbero difendere.

Iniziativa-Xerox
Per cui i partiti borghesi si sono accorti, come al solito con anni di ritardo, che la Lega aveva ragione. E così, quando i buoi erano già fuori dalla stalla, hanno lanciato l’iniziativa-Xerox per salvare almeno il segreto bancario per gli svizzeri inserendolo nella Costituzione. Adesso la maggioranza della Commissione dell’economia e dei tributi ha proposto un controprogetto indiretto con lo stesso fine. Ovviamente non c’è da farsi grosse illusioni, ma almeno è un segnale politico al Consiglio federale.

Che poi le banche ed in particolare quelle grandi siano contrarie al segreto bancario “costituzionale”, non sorprende. Queste multinazionali, di svizzero hanno ormai solo il nome. A loro interessa l’accesso illimitato ai mercati mondiali. Le piazze finanziarie svizzere, a partire da quella ticinese, sono sacrificabili. Ancora di più lo sono i posti di lavoro in questo sempre meno ridente Cantone. Ed infatti le banche assumono italiani a go-go. Pochi frontalieri, forse. Ma tanti dimoranti farlocchi: gente che ha ottenuto il permesso B indicando un domicilio fittizio in Ticino, ma che in realtà vive con la famiglia oltreramina. Così si “abbelliscono” le statistiche dei dipendenti frontalieri. Ma guarda un po’!

Non facciamoci illusioni
A confermare che non ci si può fare troppe illusioni su eventuali rinsavimenti bernesi, provvede la stessa CET. Che infatti ha respinto una proposta che chiedeva al Consiglio federale di completare l’accordo sulla fiscalità del risparmio tra Svizzera ed UE in modo da impedire lo scambio di dati con paesi che non hanno avviato il processo di regolarizzazione.

Ma allora farci prendere per il “lato B” ci piace proprio! Ci sta bene calare le braghe a nostro danno, mentre altri paesi non si sognano di farlo e approfittano tranquillamente delle informazioni trasmesse dagli svizzerotti fessi!
Lorenzo Quadri

Pretendono di farci credere che non siamo importando disoccupazione dalla fallita UE. Bestialità a go-go: la SECO come Matteo Renzi

La SECO, Segreteria di Stato per l’Economia, ha gettato nel water gli ultimi rimasugli di credibilità.
Il responsabile della Direzione del lavoro, tale Boris Zürcher, ha infatti pensato bene di affidare alla compiacente stampa domenicale d’Oltralpe l’ennesima bestialità. Il tenore è il seguente: “La Svizzera non sta importando disoccupati con la libera circolazione delle persone”. A questo punto una domanda nasce spontanea: ma questo Zürcher sta facendo a gara con il premier italiano non eletto Matteo Renzi (il quale ha tentato di spacciare AlpTransit Gottardo come un’opera del Belpaese) a chi spara l’idiozia più grossa?

Una lunga serie
Questo penoso episodio è del resto solo l’ultimo di una lunga serie. Ricordiamo che la SECO ha avuto pure il coraggio di negare l’esistenza del soppiantamento dei residenti con i frontalieri.

Tutto conferma che la SECO con i suoi superburocrati è ormai ridotta ad un organo di propaganda a favore della devastante libera circolazione senza limiti e della politica delle braghe calate con l’UE. Serve a fare il lavaggio del cervello agli svizzerotti. Un trattamento che questi ultimi pagano assai salato: le spese di personale e beni e servizi della SECO ammontano infatti a 100 milioni di franchetti all’anno. Apperò!

Peccato che le scemenze propagandistiche del Boris Zürcher vengano contraddette proprio dalle cifre. E mica solo quelle della disoccupazione. Anche da quelle dell’assistenza.

Per quel che riguarda la disoccupazione: a livello federale, il tasso di senza lavoro tra gli svizzeri è del 2.5%, mentre quello degli stranieri è del 7.1%, con punte di oltre il 15% per bulgari e rumeni. Quest’ultimo dato è particolarmente interessante. Proprio a partire dal prossimo primo giugno, per la serie “ma tu guarda i casi della vita”, scadranno i contingenti alla libera circolazione delle persone con Romania e Bulgaria. E questo significa: importazione di disoccupati a go-go in arrivo da questi Stati nuovi membri UE (ai quali paghiamo pure i contributi di coesione)!

Assalto alla disoccupazione
E’ forse il caso di ricordare, in barba alle castronerie propagandistiche raccontate da Renzi-Zürcher, che il cittadino UE che ottiene di stabilirsi in Svizzera esibendo un contratto di lavoro, se il giorno dopo il suo arrivo resta senza impiego, può disporre dell’intero termine quadro della disoccupazione se dimostra (?) di aver lavorato nel paese d’origine il tempo che sarebbe necessario secondo la legislazione elvetica. In sostanza, il periodo lavorativo in patria viene conteggiato ai fini della disoccupazione come se fosse stato svolto in Svizzera. Non ci vuole molta fantasia per immaginare quanto possano essere fede facenti i certificati di lavoro portoghesi o bulgari o rumeni, nevvero Zürcher? Altro che “non importiamo disoccupati”!

Una volta esaurita la disoccupazione (o in mancanza di quest’ultima) c’è l’assistenza. Ed infatti, a Lugano il 16% dei casi d’assistenza è composto da stranieri con permesso B. Quindi non solo con la fallimentare libera circolazione delle persone importiamo disoccupati, ma importiamo anche casi d’assistenza. E nümm a pagum.

Abusi legalizzati
Il colmo è che il burocrate Zürcher, nelle sue magistrali (?) interviste sulla stampa domenicale, pur di prendere gli svizzerotti per i fondelli non lascia nulla d’intentato. Credendosi furbo, dichiara infatti: “Non è in corso un’immigrazione nell’assicurazione contro la disoccupazione. Osserviamo questo punto con molta attenzione: se constatiamo abusi, li puniamo”.

O Zürcher, ma ci sei o ci fai? Il “bello” della libera circolazione delle persone, voluta dai tuoi padroni, è che i cittadini UE immigrano nella disoccupazione e nell’assistenza in modo del tutto legale! Quindi, senza bisogno di commettere alcun abuso: perché gli svizzerotti fessi si sono “aperti”! Ed ecco il risultato delle “aperture”!

Fare quello che si dice?
Forse sarebbe meglio che il Consigliere federale di riferimento della SECO, ossia il liblab Johann Schneider Ammann – soprannominato dal Blick “Leider Ammann” (ossia “purtroppo Ammann”, per l’atteggiamento passivo all’insegna del “purtroppo è così, sa po fa nagott”) – dicesse ai “suoi” della SECO di tirarsi un po’ assieme, evitando di prodursi in fregnacce manifeste in stile “Matteo Renzi” che servono solo a rafforzare la convinzione che la Segreteria di Stato dell’economia va chiusa.

E già che c’è, il buon Leider Ammann potrebbe cominciare a dare un seguito alle sue dichiarazioni. Gli ricordiamo infatti che è stato proprio lui a dire che, “per sostenere il mercato del lavoro serve una serie di misure, che magari prese singolarmente possono anche avere portata modesta, ma che messe assieme sono efficaci”. Peccato che poi di questa “serie di misure” il ministro dell’economia PLR non ne prenda nemmeno mezza. Anzi: obbedendo agli spalancatori di frontiere della grande economia, ha affossato il pacchetto di potenziamento delle misure accompagnatorie. Perché gli esponenti del PLR che contano a livello federale, è il caso di ricordarlo, non perdono un’occasione per bastonare il Ticino.
Lorenzo Quadri

Il chiodo austriaco sulla cassa da morto di Schengen

MURO sul Brennero: e intanto la kompagna Sommaruga continua a stare a guardare

E’ ufficiale: ormai a fare i camerieri del funzionarietto Juncker e della (dis)unione europea rimangono solo gli svizzerotti.
Ma guarda un po’. A Bruxelles già starnazzavano contro l’Ungheria ed i muri sulle frontiere esterne dello spazio Schengen. Senza nemmeno pensare (non ci arrivano proprio o fanno i finta?) che i muri sul confine dell’Ungheria servono sì a proteggere quest’ultima dall’invasione di migranti economici – tutti giovani uomini soli, con smartphone e vestiti alla moda, che non scappano da alcuna guerra e che, per citare la kompagna Sommaruga “non rispettano le donne” – ma sono anche nell’interesse di tutto lo spazio Schengen. Quindi l’Ungheria, che li ha realizzati a sue spese, andrebbe semmai ringraziata e non certo vituperata.

Adesso l’Austria che ha annunciato la “blindatura” del confine sul Brennero con tanto di recinzione da posare a giugno, fa il salto di qualità. I “muri”, infatti, li costruisce tra il suo confine e quello di un altro paese membro della disunione europea. E l’Austria non può certo venire spocchiosamente liquidata dagli spalancatori di frontiere come una “democrazia di serie B”, trattamento che è stato invece de facto riservato all’Ungheria (razzismo dei politikamente korretti?).

Contributi di coesione
E’ il caso di ricordare che la nostra $inistruccia, nella sua isterica avversione contro ogni controllo sull’immigrazione, è arrivata a chiedere il blocco dei contributi di coesione all’Ungheria a causa del muro sul confine. Proprio i kompagni, che ogni volta che la Lega evoca il blocco dei contributi di coesione (ma per tutt’altri motivi) strillano al populismo ed al razzismo, hanno avuto la “lamiera” di chiedere la stessa cosa. Segno che hanno proprio perso la testa.

Tetti massimi
Vienna non solo costruisce i MURI sul confine con l’Italia, ma ha pure stabilito un limite massimo di asilanti: nel 2016 al massimo 37’500 e non uno di più.

Capita l’antifona? In Austria si fissano i contingenti. Gli svizzerotti invece si preparano a fare strame dei diritti costituzionali (proprietà privata) per aumentare a dismisura la capacità d’accoglienza di finti rifugiati, che nulla hanno a che vedere con il diritto d’asilo. Addirittura c’è chi vorrebbe far arrivare subito in Svizzera 50mila asilanti! Dentro tutti, tanto a subire e a pagare è quel minchione del contribuente! E l’industria dell’asilo, gestita dai ro$$i, lavora a pieno regime…

Realtà evidente
Il muro austriaco è l’ennesimo chiodo – e che chiodo! – piantato sulla cassa da morto di Schengen e, più in generale, della devastante libera circolazione delle persone.

A Vienna hanno messo nero su bianco una realtà di un’evidenza solare: con la rotta balcanica giustamente chiusa a suon di recinti e barriere, i migranti economici sbarcheranno sempre più numerosi in Italia (quanti i terroristi islamici nascosti tra loro?); e poi finiranno fatalmente con l’ammassarsi ai confini con l’Austria – o con la Svizzera.
E il Belpaese, è chiaro, farà di tutto e di più per spingere gli sbarcati verso nord. Perché oltreramina pretendono il rispetto degli accordi di Schengen, però loro se ne impipano di quelli di Dublino. E poi hanno ancora il coraggio di lamentarsi per l’albo artigiani e per la richiesta del casellario giudiziale.

Sicurezza interna
La vicina Austria, che non ci risulta essere una dittatura nazifascista bensì uno stato membro UE, fissa contingenti agli asilanti e costruisce barriere al confine con l’Italia. Perché a Vienna si rendono conto che proteggere la sicurezza interna è una priorità. In queste condizioni, è scandaloso ed irresponsabile che la Svizzera non solo rifiuti di sospendere l’applicazione degli accordi di Schengen con argomenti ridicoli, ma non fissi alcun tetto massimo agli asilanti ed anzi, progetti sempre nuove violazioni dei diritti dei cittadini per aumentare la capacità d’accoglienza.

Quali priorità?
Per la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga e compagnia, la sicurezza interna è all’ultimo posto delle priorità. Al primo c’è il mantra del “dobbiamo aprirci”.

E, soprattutto, c’è l’ordine di scuderia impartito dai “poteri forti” ai loro tirapiedi bernesi (vedi il direttore della SECO e le sue ultime bestialità sulla libera circolazione delle persone che non farebbe aumentare la disoccupazione): le frontiere devono rimanere spalancate per non creare alcun ostacolo all’invasione di forza lavoro straniera a basso costo. Se poi questo comporta anche un’invasione di migranti economici, chi se ne impipa: il problema è della gente comune, mica dei padroni delle ferriere. Gli asilanti non li mettono di sicuro sulla “goldene Küste”.
Lorenzo Quadri

Una scelta in controtendenza che provoca travasi di bile ai moralisti a senso unico. Radar: automobilisti un po’ meno criminalizzati

Quindi è ufficiale. Anche i radar mobili, non solo quelli fissi, andranno segnalati. Ci dovrà essere un cartello a 200 metri di distanza dall’apparecchio. Così ha deciso il Gran Consiglio, pur a maggioranza risicata, approvando il rapporto del leghista Fabio Badasci alla mozione Chiesa-Dadò.

Quella dei radar segnalati è una battaglia storica della Lega e del Mattino. La prima mozione sul tema venne presentata da chi scrive nel 2006. Naturalmente allora la proposta venne respinta con sdegno. Il Gigio Pedrazzini, PPDog – lo stesso partito di Dadò – non ne voleva sapere. Si vede che in un decennio i tempi cambiano, dato che oggi gli uregiatti sostengono la posizione diametralmente opposta: concordano con la Lega sul fatto che i radar, se devono servire per la prevenzione, vanno anche segnalati. I controlli a sorpresa servono invece per fare cassetta. Non prevengono la situazione di pericolo. Al contrario: lasciano che l’automobilista superi i limiti di velocità per sanzionarlo a posteriori e fare cassetta.

Scelta in controtendenza
Si dirà che la segnalazione dei radar mobili è, tutto sommato, una questione di piccolo cabotaggio. All’atto pratico, non è di certo il problema principale di questo sempre meno ridente Cantone. Tuttavia, la decisione parlamentare ha una portata più ampia. Perché si tratta di una scelta in controtendenza rispetto ai diktat politikamente korretti che impongono di criminalizzare l’automobilista.

Il parlamento cantonale si è infatti mosso nella direzione opposta rispetto alle Camere federali, che hanno votato il bidone via Sicura, apoteosi della persecuzione di chi necessita dell’automobile per andare al lavoro. Come noto, a seguito del bidone Via Sicura, un eccesso di velocità senza conseguenze viene sanzionato più duramente di una rapina. Una situazione che non sta né in cielo né in terra. Ma che a Berna non si sognano di correggere. Perché, dopo una prima entrata in materia della maggioranza del Consiglio nazionale, la Commissione dei trasporti del Consiglio degli Stati ha dato l’altolà: i signori senatori rifiutano di correggere le plateali magagne di Via Sicura – magagne rilevate non solo dal Mattino populista e razzista, ma anche da fior di giuristi – accampando scuse del piffero. Una vera e propria presa per i fondelli.

Isterismi
Partendo da questa situazione, ben si capiscono le reazioni isteriche dei moralisti a senso unico dopo la decisione ticinese di segnalare i radar mobili, dipinta come un gesto al limite della delinquenza. Anche questa volta si nota che il modus operandi dei finti moralisti è sempre lo stesso: la denigrazione sistematica e di chi osa pensarla diversamente da loro, che deve apparire come un individuo spregevole. E il bello è che costoro hanno poi la tolla di riempirsi la bocca con il concetto di tolleranza – quando i primi intolleranti sono proprio loro.

Una crepa?
Gli isterismi politikamente korretti contro la segnalazione dei radar – che peraltro è prassi corrente anche in Francia ed in Italia, e da vari anni – si spiegano proprio perché questa decisione parlamentare, per quanto di portata circoscritta, segna un’inversione di tendenza. Una crepa nell’edificio, costruito in anni di fatwe morali e di populismo di $inistra, della criminalizzazione della mobilità privata. E se crollasse tutto? Nel tentativo di scongiurare questo rischio, i talebani anti-automobilisti non hanno perso tempo. Confermando il proprio squallore, si sono messi subito a strumentalizzare le morti sulle strade per demonizzare una misura che aumenta la sicurezza perché, se sa di essere controllato, l’automobilista rallenta. Dimostrazione ulteriore, semmai ce ne fosse bisogno, che l’obiettivo di certi ambienti non è diminuire gli incidenti, bensì proseguire la guerra santa all’automobile.

PLR: bastonare e tassare?
Degno di nota è che a sostegno del radar per fare cassetta si sia schierato non solo il partito $ocialista, ma anche il PLR. Altro che “liberale”: l’ex partitone ha preso il suo posto nei ranghi dei nemici della mobilità individuale, che pure risponde ad un principio di libertà. Se a ciò si aggiunge che il DFE targato PLR mira a decurtare, sempre per fare cassetta, le deduzioni per le spese di trasferta professionale, appare chiaro che il PLR ha ormai fatto una scelta di campo contro gli automobilisti. Altro che libertà, altro che responsabilità individuale: i liblab vogliono bastonare e tassare. Prendere nota.
Lorenzo Quadri

Ma guarda un po’! Adesso se ne accorgono anche i sindacalisti? Le “mele marce” italiche devastano il mercato ticinese

Ma come, non dovevano essere tutte balle della Lega populista e razzista? Invece, in uno scritto pubblicato di recente, anche il segretario sindacale OCST Meinrado Robbiani (PPD) punta il dito contro la devastazione del mercato del lavoro ticinese ad opera di imprese che sistematicamente “si servono di raggiri ed imbrogli”.
Si tratta per lo più di imprese che arrivano dalla vicina Penisola, dove aggirare le regole è la norma. Del resto l’ex presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, diceva tranquillamente che il lavoro nero sotto il 20% non è nemmeno lavoro nero.

E’ evidente che i ticinesi non sono in alcun modo attrezzati a far fronte ad una concorrenza di questo tipo. E ancora meno lo sono i burocrati federali, per i quali il pedissequo rispetto di ogni cavillo è un automatismo innato. Non riescono nemmeno a concepire che possa esistere qualcosa di diverso. Di conseguenza, tutte le volte che hanno a che fare con la vicina Penisola, vengono sistematicamente buggerati. E, colmo dei colmi, quando  i rappresentanti di quest’ultima, a cui la tolla non fa mai difetto,  fanno le verginelle a seguito di qualche misura presa dal nostro Cantone per difendersi dall’invasione da sud, i burocrati federali gli danno pure ragione, e si scagliano – con vergognosa stoltezza – contro il Ticino.

Importato da sud
Il degrado del mercato del lavoro ticinese, che diventa sempre meno svizzero e sempre più simile a quello di oltre confine, è importato da sud. Grazie alle sciagurate “aperture”, imposte come la verità assoluta a suon di ricatti morali, il Ticino si è riempito di “furbetti  del quartierino italico” che applicano i loro metodi in casa nostra. Alcuni esempi? Assunzioni formalmente al 50% (con conseguente salario) ma carico lavorativo reale del 100% o più. Stipendio versato ma con obbligo di restituirne una parte (questo si è visto al LAC, il più grande cantiere pubblico luganese finanziato interamente con denaro del contribuente). E poiché simili condizioni non sono né tollerabili né praticabili per chi vive in Ticino, ecco che, grazie alla devastante libera circolazione delle persone, i furbetti riescono a procurarsi tutta la manodopera d’oltreconfine che vogliono, senza alcun limite.

“Puff” a più non posso
Poi, spesso e volentieri, una volta fatti i propri affari, ecco che questi “imprenditori” d’oltreconfine falliscono, lasciando indietro ogni genere di “puff”. Nei confronti dei lavoratori, naturalmente. Ma anche dei fornitori e soprattutto dell’ente pubblico. Perché – e c’è chi lo dice senza remore – “è così bello fare fessi gli svizzerotti”. Ma naturalmente il tenore di vita di questi presunti nullatenenti  dal passaporto tricolore è ai livelli di quello di Donald Trump.

E la cancrena non interessa solo le nuove attività. La foffa imprenditoriale da libera circolazione, se ci riesce, si impossessa anche di imprese già esistenti, con un nome già  noto che ispira fiducia. E poi le stravolge secondo le modalità di cui sopra.

Facciamoci del male
Del resto, non c’è nemmeno bisogno di essere delinquenti per fare disastri. Chi ha trovato in Ticino la terra di facile conquista, si fa i propri interessi senza alcuna remora. Attenzione per il territorio, zero. Del resto, perché mai allo speculatore di Milano o di Como o di Varese gliene dovrebbe fregare qualcosa del territorio ticinese? Quindi, dipendenti tutti frontalieri, lavori fatti eseguire solo da padroncini, fornitori esclusivamente italiani. Neanche un centesimo agli svizzerotti! Questi ultimi, peraltro, sono stati così fessi da “aprirsi” senza prevedere alcuna tutela per “i loro”. Hanno creduto a quelli che blateravano che la libera circolazione delle persone è una figata pazzesca e che “immigrazione uguale ricchezza”. Sicché,  le fregature ed il degrado se li sono andati a cercare. Di cosa si lamentano adesso?

Il colmo è che i responsabili dello sfacelo,  quelli che hanno voluto a tutti i costi le fallimentari aperture ed il conseguente arrivo da sud di frotte di mele marce, ancora negano l’evidenza. Figuriamoci: non è la libera circolazione che ci ha riempiti di foffa. Sono i ticinesi ad essere chiusi e razzisti.
Avanti così, all’insegna dell’autolesionismo!
Lorenzo Quadri

Nuova legge sull’asilo: cade la maschera dei promotori

Altro che “giro di vite”: i più estremisti tra gli spalancatori di frontiere sono scesi in campo

Adesso anche all’interno della $inistra è stato creato un comitato contro la nuova legge sull’asilo. Un tema su cui, a seguito del referendum lanciato dall’Udc ed appoggiato dalla Lega, si voterà il prossimo 5 giugno.
Ovviamente i motivi del No di $inistra all’ennesima riforma dell’asilo sono diametralmente opposti a quelli dell’Udc e della Lega. I kompagni auspicherebbero infatti delle regole ancora più largheggianti di quelle approvate dal parlamento. In sostanza questi kompagni non solo vogliono – ovviamente – mantenere le frontiere spalancate, ma mirano a rendere la Svizzera ancora più paese del Bengodi per i migranti economici (nell’80% dei casi giovani uomini soli che non scappano da alcuna guerra). Per la serie: venite tutti dagli svizzerotti che vi mantengono, e nelle notti del fine settimana, vi permettono di andare in giro dove volete a sbevazzare e a molestare le donne.

Promesse in dimenticatoio
A proposito, che fine hanno fatto le promesse della kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga di espellere i finti rifugiati che non rispettano le donne? Già in dimenticatoio, ovviamente. E in dimenticatoio, allo stesso modo, finiranno le veementi condanne (?) della Consigliera federale P$ nei confronti dei ragazzotti estremisti islamici di Basilea che rifiutano di stringere la mano alla loro docente perché donna. Cara kompagna Simonetta, c’è davvero bisogno di ricordarti che, se in Svizzera siamo arrivati a questi punti (e l’escalation non è finita) possiamo ringraziare la tua area politica: quella delle frontiere spalancate ad oltranza, del multikulti elevato a dogma, e della sistematica denigrazione di chi la pensa diversamente a suon di accuse di populismo e razzismo? Altro che tentare di spacciarvi per quelli “tolleranti” quando è vero proprio il contrario…

Ecco i difensori
Interessante però non è tanto leggere gli argomenti dei “frondisti” di $inistra che appoggiano (come detto per motivi diametralmente opposti) il referendum Udc contro la nuova legge sull’asilo: quelli s’indovinano fin troppo facilmente. Interessante è sentire la difesa degli altri kompagni. Ad esempio, il P$ ha messo in campo la consigliera nazionale del Canton Vaud Cesla (si chiama proprio così) Amarelle, originaria di Montevideo (sic), che è poi quella che disse: “la Svizzera non ha il diritto di espellere i terroristi se questi sono in pericolo di vita nel paese d’origine”.
Se una con le balorde idee della Cesla si schiera in difesa della riforma dell’asilo, anche quello che mena il gesso è in grado di capire che le storiella dei partiti $torici, secondo i quali la nuova legge costituirebbe “un giro di vite” nella politica d’asilo, altro non è che l’ennesima presa per i fondelli. Sicché i partiti sedicenti di centro, ossia ex partitone ed uregiatti, o sono conniventi, o sono allocchi.

La spiegazione è una sola
La $inistra scende dunque in campo a sostegno della riforma sull’asilo. Questo si spiega solo in un modo. Tale riforma vuole demolire la tradizione umanitaria svizzera, trasformandola – a suon di moralismi politikamente korretti – in qualcosa di assai diverso: il diritto dei finti asilanti di arrivare da noi e di farsi mantenere dagli svizzerotti fessi. Così i kompagni che gestiscono l’industria dell’asilo lucrano.

In un momento in cui tutti i paesi europei prendono misure per evitare l’invasione di migranti economici, la Svizzera si muove nella posizione contraria: accoglienza indiscriminata a tutti. Un po’ come i primi balordi messaggi che lanciava in Germania l’ “Anghela” Merkel. E abbiamo visto come è andata a finire!
Lorenzo Quadri

Sanno che è un flop, ma rifiutano d’intervenire con scuse del piffero. Su Via Sicura l’ipocrisia dei “Senatori”

Se si poteva timidamente sperare in un ravvedimento bernese sul balordo programma Via Sicura, quello che sanziona un eccesso di velocità senza alcuna conseguenza più duramente di una rapina, adesso le speranze si affievoliscono.
Intanto è bene ricordare una cosa: Via Sicura, fulgido (si fa per dire) esempio di criminalizzazione dell’automobilista in virtù del politikamente korretto e della morale a senso unico, è stato voluto ed approvato da tutti partiti, tranne che dalla Lega e dall’Udc.

La bocciatura
Gli è che il Consiglio nazionale in dicembre aveva approvato a maggioranza un’iniziativa parlamentare di Fabio Regazzi che chiedeva di rivedere il sistema delle pene di Via Sicura. Ma nei giorni scorsi, la commissione dei trasporti delle telecomunicazione del Consiglio degli Stati ha deciso all’unanimità (!) di bocciare l’iniziativa in questione. Secondo gli illuminati (?) Senatori infatti non è opportuno (!) adeguare già adesso delle disposizioni legali entrate in vigore solo da un paio d’anni. Ci vuole una valutazione globale. Uella!

Arrampicata sui vetri
Ecco come i persecutori degli automobilisti si arrampicano sui vetri pur di non correggere le cappellate fatte. Il bidone Via Sicura – che tra l’altro ha intasato i tribunali ed è stato ampiamente criticato da fior di giuristi e di magistrati, anche ticinesi; mica solo dal Mattino populista e razzista – sarà anche in vigore da poco tempo. Ma questo poco tempo è bastato ampiamente per rendersi conto che fa acqua. Del resto non c’era da attendersi niente di diverso. Ecco cosa succede quando si fanno le leggi cedendo alla pressione dei ricatti morali e del populismo di $inistra. E questo vale in tutti gli ambiti. Mica solo in materia di sicurezza stradale.

Ipocrisia
La pratica quotidiana ha dimostrato – stiamo parlano di fatti!– che Via Sicura è un flop. Eppure gli illustri (?) senatori rifiutano all’unanimità (!) di intervenire. E lo fanno accampando la scusa più patetica di tutte: la fregnaccia della “valutazione globale”. Così non si farà un tubo per anni. Per anni, dunque, gli automobilisti continueranno ad essere bastonati e le patenti a saltare come se piovesse. Con tutte le conseguenze del caso, anche occupazionali, per le persone colpite.

Roba da non credere. E’ un po’ come se, dopo aver costruito una casa, ci si accorge che dal tetto piove dentro a catinelle. Però non lo si ripara: si decide di attendere un decennio per “valutare globalmente” (?) l’edificio.
Con un simile atteggiamento, non si dimostra solo ipocrisia. Si dimostra anche di prendere la gente per scema. Grazie, rappresentanti bernesi!
Lorenzo Quadri

Caos asilo, i nodi vengono al pettine: invece di rendere sicuri i confini. Si aumenta l’accoglienza a dismisura!

Mentre per tentare di prendere per il lato B gli svizzerotti si pubblicano statistiche sugli arrivi di finti rifugiati all’insegna del “Tout va bien, Madame la Marquise”, ci si prepara però al peggio. Le statistiche si vogliono rassicuranti; ma non lo sono, perché il numero di domande d’asilo sarà anche diminuito rispetto agli ultimi tre mesi, ma non se confrontate allo stesso periodo del 2015. Come ha ben detto il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, “si cerca di abbellire una situazione che va invece presa seriamente”.

Da un giorno all’altro
Ed infatti ci si può arrampicare sui vetri finché si vuole, ci si può disidratare la lingua ripetendo il mantra del “non è in corso un’emergenza asilanti”. Ma il fatto è che questa emergenza può crearsi da un giorno all’altro. Senza preavviso. Dall’oggi al domani ci potremmo ritrovare con migliaia di migranti economici – tutti giovani uomini soli che non scappano da alcuna guerra – al confine di Chiasso. E va da sé che non ci possiamo attendere che il Belpaese, segnatamente il governo del premier non eletto Matteo Renzi (un grottesco parolaio venditore di fumo che pretenderebbe addirittura di star costruendo il tunnel Alptransit del Gottardo quando in realtà non sta realizzando nemmeno la Stabio-Arcisate) faccia i compiti nei confronti della Svizzera. Ad esempio riprendendosi i migranti di sua spettanza in base agli accordi di Dublino. Non lo ha mai fatto; non comincerà di sicuro in periodo d’emergenza. Eppure, con impareggiabile “volto di lamiera”, gli “amici” italici strillano per il casellario giudiziale. E il colmo è che ottengono addirittura ragione dai bernesi.

Sarebbe strano se…
L’assalto alla diligenza ticinese da parte dei finti rifugiati potrebbe dunque avvenire da un giorno all’altro. Con la chiusura della rotta balcanica grazie ai MURI sui confini, sarebbe anzi strano se non si verificasse. La via maestra per i finti rifugiati diretti a nord passa di nuovo per l’Italia – che ovviamente non li registrerà per non doverseli poi riprendere – e, a seguire, per il Ticino. Noi non solo non costruiamo MURI al confine con la Penisola, malgrado ne avremmo bisogno eccome, ma non sospendiamo nemmeno gli accordi di Schengen, che tutti ormai considerano morti e sepolti (alla faccia della storiella dei “principi fondanti dell’UE”). Tutti tranne la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga; ça va sans dire.

Sempre più accoglienti
Sicché, invece di preoccuparsi di sventare l’assalto alla diligenza elvetica da parte di immigrati clandestini che nulla hanno a che vedere con il diritto d’asilo e con la tradizione umanitaria svizzera (non sono dei perseguitati) aumentando, ma alla grande, la sicurezza ai confini, a Berna si fa tutt’altro. Perché quella testé (uella) citata, che dovrebbe essere la prima preoccupazione, è invece l’ultima. E qual allora è la prima? Aumentare a dismisura le capacità d’accoglienza. Quindi creare un numero spropositato di nuovi posti per asilanti. Specialmente in Ticino visto che, per ovvie ragioni geografiche, a venire travolti dall’invasione saremmo noi, mica i bernesi.

Nuovi centri a go-go
Quindi ci si prepara a trasformare in centri asilanti non solo le infrastrutture militari della Confederella, ma anche a requisire rifugi di protezione civile, palestre e sale multiuso. Il messaggio che traspare da simili preparativi lo capisce anche quello che mena il gesso. E di sicuro lo capiranno benissimo gli aspiranti migranti economici. Eccolo: “invece di impedirvi l’accesso al paese, faremo di tutto e di più, violando crassamente i diritti dei cittadini, per alloggiarvi tutti”.

Ma bene!

Il Mendrisiotto per primo si ritroverà con nuovi megacentri di centinaia di posti l’uno, con gli abitanti che non potranno più uscire di casa, vedi i fatti di Colonia?

Ha dunque perfettamente ragione Norman Gobbi ad essere “molto preoccupato” e a pretendere più controlli alle frontiere. Purtroppo però le priorità della kompagna Sommaruga sono altre: ossia aumentare ad oltranza la capacità d’accoglienza. Tanto lei se ne sta bella tranquilla nel suo sfarzoso ufficio bernese a ricevere gli elogi internazionali per le “aperture”! Capita l’antifona? Alla Simonetta le bavose slinguazzate della casta dei politikamente korretti e dei buonisti-coglionisti, mentre il conto – salatissimo! – dell’operazione lo pagano i comuni mortali. A partire, come al solito, dai ticinesi.
Lorenzo Quadri

La tassa per frontalieri si può fare! Parola di “prof”

Ma guarda un po’! Un blasonato ricercatore universitario dà luce verde alla proposta della Lega
La tassa per frontalieri si può fare! Parola di “prof”
Gli spalancatori di frontiere vanno in panico e si agitano scompostamente

Ma come, non dovevano essere tutte balle della Lega populista e razzista? Tutte pensate balorde che non stanno né in cielo né in terra? Ed invece ecco che a dare ragione alla Lega arriva “nientepopodimenoche” un professore universitario basilese. Nella fattispecie trattasi di Reiner Eichenberger, direttore del seminario per la Scienza delle finanze dell’Università di Friburgo.

Se non andiamo errati, si tratta dello stesso studioso che ha avuto il coraggio di dire – da economista, non da politicante – che i bilaterali non sono indispensabili per la Svizzera. Ha così contraddetto il lavaggio del cervello in cui da anni si stanno producendo il Consiglio federale, i partiti $torici, i “poteri forti” e – naturalmente – la stampa di regime; a partire da quella di sedicente “servizio pubblico”.
Ma cosa ha detto il buon Eichenberger per far saltare sulla cadrega gli spalancatori di frontiere? Ebbene, ha detto che una tassa d’entrata per i frontalieri è possibile. Con l’obiettivo, precisa il ricercatore, di “controllare meglio l’immigrazione e di difendere il mercato del lavoro locale”.

Ci suona familiare…
Ohibò! La proposta di tassa “ad hoc” per i frontalieri ci provoca come una sensazione di déjà-vu! Ed infatti è una proposta che la Lega ed il Mattino hanno avanzato già da anni. Noi l’avevamo chiamata “ecotassa” per i frontalieri, ma è la stessa cosa. Non è la soluzione di tutti i mali; però aiuta. Basta fare due conti della serva. Se ogni anno preleviamo 1000 Fr pro frontaliere, incassiamo quasi 63 milioni di franchetti. Se fissiamo il prelievo a 500 Fr annui, arriviamo a oltre 31 milioni. Va da sé che le somme indicate non devono finire nel calderone generale delle finanze cantonali, ma vanno utilizzate per progetti mirati, volti a promuovere l’occupazione duratura dei ticinesi. E con 63 (o anche “solo” 31) milioni all’anno, un po’ di cose si riescono a farle…

I partiti spernacchiavano
Naturalmente, come da copione, la proposta della Lega di tassa per i frontalieri venne spernacchiata dai partiti $torici, quelli che hanno trasformato questo sempre meno ridente Cantone in terra di conquista per l’invasione da sud: “Sa po’ mia! – hanno esclamato in coro i grandi scienziati – il solito populismo!”. Ed invece adesso arriva un professore universitario a dire che “sa po’”. Prendere su e portare a casa! Osiamo sperare che i partiti $torici, secondo il ben noto principio della politica – Xerox, non tenteranno ora di fotocopiare la proposta leghista spacciandola per propria…

Permessi B farlocchi
E’ forse il caso di ricordare che a frontalieri, padroncini e distaccati vanno aggiunti anche i permessi B farlocchi. Ossia persone – attive soprattutto nel terziario avanzato, ma anche nel pubblico impiego – che figurano ufficialmente come dimoranti in Ticino, ma in realtà vivono oltreramina con la tutta la famiglia. Nel nostro Cantone risultano domiciliati presso colleghi (boom delle unioni registrate?). Ma naturalmente non abitano da noi, e sul nostro territorio non spendono un centesimo. Si portano da casa perfino la “schiscetta” pur di non lasciare nemmeno un franco ai ticinesotti (è così bello farli fessi…).

Quanto ampio sia questo fenomeno di frontalierato occulto è difficile dire: si tratta, appunto, di fenomeno occulto. E’ però chiaro che le cifre reali dei frontalieri sono più alte di quelle ufficiali. (Lo stesso discorso vale peraltro per i dati sulla disoccupazione in Ticino).

E’ evidente che, avendo la proposta leghista di tassa per i frontalieri incassato il sostegno (“endorsement” come si dice oggi) di un professore universitario, alla faccia del bieco mantra del “sa po’ mia”, essa andrà rilanciata: sia a livello cantonale che a livello federale.

Spalancatori nel panico
Come da copione, gli spalancatori di frontiere davanti alle dichiarazioni dell’ economista friburghese si sono messi a starnazzare scompostamente. Il panico è più che comprensibile: anni di lavaggio del cervello agli svizzerotti ad opera dell’élite rischiano di venire mandati in palta da questi pericolosi studiosi non allineati!

Sicché, avversando la posizione di Eichenberger, il funzionarietto federale di turno acculato presso la Direzione degli affari europei (uella) blatera di “non discriminazione” e di “principi fondanti” dell’UE. Già, già. Fondanti come gli accordi di Schengen, tanto per fare un esempio. Così fondanti da essere stati “sfondati” da un pezzo. E praticamente da tutti. Tranne, ma era scontato (?), che dagli svizzerotti fessi. Grazie, kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga!

Battere il chiodo
Sulle barricate per lasciare le frontiere spalancate alla manodopera estera a basso costo, così si può assumere quella e lasciare a casa gli svizzerotti, non poteva naturalmente mancare la direttrice di Economiesuisse Monika (con la “k”) Rühl, sabotatrice del 9 febbraio e simpatica come un cactus eccetera.

Ma ormai il sasso è stato lanciato. La tassa per i frontalieri è stata sdoganata a livelli universitari. E adesso bisogna battere il chiodo ad oltranza. Avanti!
Lorenzo Quadri

Alla faccia di chi diceva che la Lega “non ha gli uomini sul territorio” A Lugano e non solo, 10 aprile da “incorniciare”

A Lugano, all’inizio della scorsa legislatura breve, in casa dell’ex partitone c’era chi amava ripetere il mantra del “buongoverno”. Probabilmente non immaginava però che, alla prova dei fatti, il partito (movimento) del “buongoverno” non sarebbe stato il PLR, bensì l’odiata Lega. Ed il buongoverno leghista domenica scorsa ha dato i suoi frutti elettorali.

Sondaggi toppati
Ancora una volta, i sondaggi hanno toppato. Alle elezioni federali di ottobre era avvenuta la stessa cosa. Si diceva che la Lega avrebbe perso uno dei suoi due seggi in Consiglio nazionale a vantaggio nientemeno che dei kompagni (sic) ed invece i risultati delle urne sono stati ben differenti. A sei mesi di distanza, a Lugano il copione si è ripetuto. Altro che testa a testa con i liblab, con questi che ad un certo punto risultavano addirittura in vantaggio dello 0,2%. Se tale scenario si fosse verificato, il nostro Movimento avrebbe perso la maggioranza relativa in municipio dopo soli tre anni. Come era ovvio, il sondaggio ha scatenato gli appetiti dell’ex partitone. Appetiti peraltro mai sopiti: “riprendiamoci il POTERE”, aveva detto Fulvio Pelli alla presentazione della lista per il municipio. Per non parlare della stampa di regime, che già tifava per il ribaltone ostentando la massima goduria.
Ma gli elettori hanno deciso diversamente. Non c’è stato testa a testa. E non c’è stato nemmeno il calo della Lega e la ripresa dell’ex partitone. A conti fatti, alle elezioni del municipio la lista Lega-Udc ha superato quella del PLR di ben 6 punti percentuali. I tre seggi leghisti – e con essi i municipali uscenti – sono stati brillantemente riconfermati.

Fenomeno generale
Ma il successo leghista non si è limitato a Lugano. Il fenomeno è stato generale. La Lega è cresciuta un po’ ovunque. In tanti comuni si è presentata per la prima volta. E in parecchi di essi è subito riuscita ad entrare in municipio. E sono aumentati quelli in cui è diventata primo partito.
La riscossa liblab dunque non c’è stata. Né a Lugano né altrove. I Brut-Ticino ed addentellati rosicano amaro. E’ l’ennesima volta. E ben gli sta; in particolare a quelli che trattano i leghisti come degli untori o degli appestati. A partire da un certo avvocato a cui leggere il proprio nome sui giornali piace oltre ogni dire (ed infatti evitiamo di proposito di citarlo).

La Xerox non paga
Non ha pagato la denigrazione sistematica della Lega ad opera dei moralisti a senso unico e del partito dell’odio: quello che addirittura ha messo all’indice i candidati di altre forze politiche rei di essersi scattati dei selfie con dei leghisti. Non ha pagato nemmeno il metodo “xerox” (ossia prima snobbare le proposte della Lega e poi fotocopiarle spacciandole per proprie): evidentemente l’elettore preferisce scegliere l’originale.

Un ottimo segnale
La crescita globale della Lega nei comuni è senz’altro un ottimo segnale per il Movimento. Anche nelle realtà locali piccole si trovano persone disposte a “mettere fuori la faccia” come esponenti della Lega – o Lega-Udc. E queste persone vengono elette.
Quindi la storiella della Lega che non avrebbe “gli uomini” (o le donne) sul territorio viene smentita dai risultati elettorali. La Lega è inoltre riuscita a schierare – e a far eleggere – anche tanti candidati giovani (anche nati negli anni Novanta!). Ha ottenuto pure la sua prima donna sindaco (per ora di quindicina): Claudia Boschetti Straub a Blenio.
Lo scorso 10 aprile – era il compleanno del Nano! – è dunque una data da incorniciare per “via Monte Boglia”.
Da tempo i ticinesi seguono le indicazioni di voto della Lega sui temi politici più importanti (ultimo in ordine di tempo: l’iniziativa d’attuazione dell’espulsione dei delinquenti stranieri). Che l’apprezzamento nelle votazioni si trasformasse in sostegno nelle elezioni – a tutti i livelli istituzionali – era un’evoluzione sperata. La speranza diventa ora realtà.
Lorenzo Quadri

Basilea: allievi musulmani dispensati dalla stretta di mano alla docente. Gli estremisti islamici dettano le regole in casa nostra

Nuovo passo avanti nella totale genuflessione degli svizzerotti all’integralismo islamico.

Il fattaccio è avvenuto in una scuola secondaria di Basilea Campagna. Due allievi musulmani, per motivi religiosi (!) rifiutano di dare la mano alla docente donna, come è usanza della scuola alla fine delle lezioni. E la direttrice della scuola, che naturalmente è una $ocialista, tale Christine Akeret, se ne esce con una giustificazione raccapricciante: “non sapevamo cosa fare, una punizione (sospensione o multa per gli allievi o per i genitori) sarebbe stata una misura sproporzionata”. Ah brava! E quindi, per paura di venire tacciati di “razzismo e xenofobia” – perché è qui che sta il punto – vigliaccamente i kompagni del multikulti e delle frontiere spalancate e che qualcuno ha avuto la pessima iniziativa di piazzare in posizioni con potere decisionale, sdoganano l’accettazione di qualsiasi balorda imposizione islamica. Siamo noi svizzerotti che, in casa nostra, dobbiamo osservare le loro regole. Non loro che devono attenersi alle nostre; non sia mai!

La sciagurata decisione della kompagna direttrice ha peraltro suscitato anche le critiche della presidente del forum per l’Islam moderato, Saïda Keller Messhali, che ha commentato: «Cedere a queste richieste vuol dire aprire le porte all’islam politico. Ciò non lo possiamo permettere. Noi viviamo qui, non in Arabia Saudita».

Invece d’imporre le regole…
A coronare una vicenda già di per sé allarmante, l’alzata d’ingegno con cui la kompagna direttrice immaginava di “metterla via senza prete” (o senza imam, viste le circostanze): per “non discriminare”, i due studenti musulmani non stringeranno la mano nemmeno ai docenti maschi. Ah beh, questa sì che è una soluzione.

Ricapitoliamo: qui ci sono due ragazzotti islamici che se ne escono con una pretesa del tutto incompatibile con le regole più elementari di convivenza in una società occidentale. Regole che dicono, ad esempio, che in Svizzera gli uomini danno la mano anche alle donne. O, per fare un altro esempio, che in Svizzera le donne girano a volto scoperto. E invece di ricordare ai due giovanotti – e alle rispettive famiglie – che qui le regole le facciamo noi, e se non vanno bene possono tornare tutti al paese d’origine, la kompagna direttrice si piega senza un cip al diktat integralista.

Nelle scuole
E’ recente la notizia che le hostess di Airfrance sulla rotta Parigi – Teheran saranno tenute ad indossare il velo allo sbarco. Capito? Loro impongono le nostre regole. Noi invece dispensiamo, in casa nostra, gli estremisti islamici dal dare la mano alle donne.

La vicenda della scuola secondaria di Basilea è tanto più grave se si pensa che è avvenuta, appunto, in una scuola. La quale, per definizione, è un luogo formativo. Che razza di formazione si sta dando? Che per venire incontro alle esigenze, o presunte tali, di immigrati provenienti da “altre culture” è corretto gettare nel water le nostre regole, comprese quelle più fondamentali?

Il contratto d’integrazione
Se si pensa poi ad episodi analoghi come il divieto imposto, in un’altra scuola, alla camicia con le Edelweiss (quella dei contadini svizzeri) perché reputata razzista (?), pare evidente che ci si sta avviando su una strada assai pericolosa. La prossima tappa delle regole ad hoc per i musulmani cosa sarà? L’applicazione della sharia in Svizzera?

E’ inoltre il caso, alla luce di questi precedenti, di interrogarsi anche su chi è stato messo, magari per meriti di tipo partitico, in certe direzioni scolastiche. La colonizzazione da parte della solita area può avere conseguenze assai gravi.
In Belgio il governo ha da poco varato il contratto d’integrazione. Per gli extracomunitari che non si impegnano ad integrarsi nel paese ospite, a rispettarne gli usi e costumi, a denunciare qualunque atto di cui si venga a conoscenza che possa avere un legame con il terrorismo, c’è l’espulsione. E noi, invece?
Lorenzo Quadri

Quadri: “basta nascondere informazioni scomode per non dover dare ragione alla Lega”. Naturalizzazioni ed assistenza, c’è il diritto di sapere

In tema di naturalizzazioni ed assistenza ci sarà un po’ più di trasparenza. La Commissione della legislazione del Gran Consiglio ha infatti sottoscritto all’unanimità un rapporto che accoglie parzialmente una mozione del 2005 dell’allora gran consigliere leghista Lorenzo Quadri, che chiedeva appunto di completare le informazioni accessibili al pubblico in materia di naturalizzazione ed assistenza.
In effetti – osserva Quadri – il rendiconto del Consiglio di Stato si limita a fornire il numero di naturalizzazioni ed il tipo di procedura adottata. Per scoprire delle informazioni statistiche sul paese d’origine e la fascia d’età dei naturalizzati, occorre andare a cercarle nell’annuario statistico ticinese. Mancano invece completamente dei dati pubblici sull’attività professionale svolta (o non svolta) dai neosvizzeri: in particolare, non è possibile sapere quante di queste persone lavorino e quante no, un dato che è poi interessante mettere in relazione con quello sulla provenienza”.

Ma sono così importanti queste informazioni?
L’attuale frammentazione ed incompletezza delle osservazioni è sospetta. L’impressione è che si preferisca nascondere certi dati statistici – che il cittadino ha tutto il diritto di sapere – per non dar ragione a chi, come la Lega, sottolinea che le naturalizzazioni facili sono una realtà, e che troppo spesso anche chi è carico dello stato sociale riesce a trovare il modo di beneficiarne. Ricordo che nel Canton Berna è stata approvata dal popolo una modifica costituzionale che vieta esplicitamente le naturalizzazioni di persone in assistenza. Dovremmo introdurla anche in Ticino.

E per quel che riguarda i dati dell’assistenza, anch’essi interessati dalla sua mozione?
Qui il tema è anche più delicato. Le statistiche pubbliche sono, è vero, un po’ più articolate di quelle sulle naturalizzazioni. Ma mancano delle informazioni essenziali.

Del tipo?
Ad esempio, sono pubbliche le percentuali globali di svizzeri e di stranieri in assistenza, mentre non lo è la nazionalità degli stranieri in assistenza. Non si sa, inoltre, da quanto tempo risiedono in Ticino gli stranieri in assistenza. Questo aspetto è molto importante, perché è utile nel dare la dimensione del fenomeno dell’immigrazione nello stato sociale. Quel fenomeno che i moralisti a senso unico negano ad oltranza, ma che in realtà…

Di recente è stato sottoscritto anche un secondo rapporto granconsigliare che di fatto sposa una proposta “di trasparenza” che lei fu il primo a formulare dieci anni fa: quella di segnalare le postazioni dei radar mobili.
In questo caso più che di trasparenza si tratta di prevenzione. Se si vuole che gli automobilisti rallentino su una tratta ritenuta pericolosa, allora il controllo radar va annunciato. Altrimenti il radar si trasforma in una trappola per sanzionare gli automobilisti e per incassare le multe, senza però prevenire le situazioni di pericolo. Anzi: l’ente pubblico fa cassetta speculando sulle situazioni di pericolo. Il rapporto commissionale favorevole alla segnalazione dei radar mobili, che spero trovi una maggioranza anche nel plenum parlamentare, mi fa inoltre piacere perché si tratta di un piccolo passo che va nel senso inverso al trend finto moralista e politikamente korretto della criminalizzazione dell’automobilista. Quel trend, per intenderci, che ci ha regalato l’aberrante programma “via sicura”, a seguito del quale un eccesso di velocità senza conseguenze pratiche viene sanzionato più duramente di una rapina.
MDD

Abbiamo permesso che gli Stati Uniti demolissero il nostro segreto bancario, ma in casa loro… Gli USA sono il più grande paradiso fiscale del mondo!

Come volevasi dimostrare, ancora una volta la Lega ed il Mattino avevano ragione. Gli svizzerotti, a seguito della calata di braghe dell’ex ministra del 4% Widmer Schlumpf, marionetta dei kompagni, hanno svenduto il segreto bancario. Il processo è iniziato in particolare sotto la pressione degli USA, i quali si sono riempiti la bocca con la storiella della “trasparenza fiscale”. Trasparenza, va da sé, cui sono tenute solo le altre piazze finanziarie. Non certo quelle americane. Come d’abitudine, gli yankees si sono serviti, nella loro propaganda antisvizzera, dell’arma del ricatto morale. E gli svizzerotti hanno immediatamente ceduto. Si sono prosternati ed hanno rinunciato unilateralmente al segreto bancario, In questo modo, hanno arrecato un danno enorme alla piazza finanziaria elvetica. Il tutto, naturalmente, tra il plauso dei kompagni spalancatori di frontiere.

Il bello è che in parlamento federale ad approvare le misure di distruzione della piazza finanziaria e dei conseguenti posti di lavoro, c’erano pure dei deputati P$$ che si sono fatti eleggere in quanto sindacalisti degli impiegati di banca. Ecco cosa succede a votare i finti difensori dei lavoratori.

La novità
Grazie all’ex ministra del 4% e alla maggioranza del parlamento che l’ha stoltamente seguita, la Svizzera ha dunque calato le braghe su tutta la linea. Ed è chiaro che, come c’è stata capitolazione sul segreto bancario, allo stesso modo la Berna federale capitolerà anche su altre questioni. A partire dalla sovranità nazionale.

Quanto sopra, però, non è una novità. Cosa c’è invece di nuovo? C’è che, come sottolinea SwissRespect in un comunicato degli scorsi giorni, gli USA non figurano tuttora tra i paesi che si sono impegnati ad attuare lo scambio d’informazioni secondo il modello OCSE. Quindi, gli yankees la trasparenza la pretendono solo dagli altri. Ancora più interessante è però il fatto che gli Stati Uniti non figurano nemmeno sull’elenco, molto penalizzante, di quei paesi che NON hanno aderito a tale modello. Una noticina spiega che questo accade perché gli USA hanno deciso di scegliere una via propria. Apperò!

“La giurisdizione più sicura”
Quindi per gli States si fanno le regole su misura. Il massimo è che anche i paracarri hanno capito quello che intendono fare gli americani per la trasparenza delle loro piazze finanziarie, ossia assolutamente un tubo. Altro che lo squallido ricatto morale alla Confederazione, che ci casca a piedi pari (ma come è bello fare fessi gli svizzerotti, adesso lo sanno anche Oltreatlantico)! L’unico obiettivo era eliminare la concorrenza elvetica in materia di averi non dichiarati e di attirare questi capitali negli USA. Dove, va da sé, rimangono non dichiarati. Ed infatti negli States fioriscono nuovi istituti bancari siti nelle cittadine più improbabili. Così si creano nuovi posti di lavoro e nuova ricchezza; così si ride a bocca larga di quanto sono minchioni gli svizzerotti.

Ed infatti, Swiss Respect cita una conferenza tenutasi nei mesi scorsi a San Francisco dove tale Andrew Penney, direttore presso Rothschild&Co, ebbe a dichiarare che “gli Stati uniti sono ormai la giurisdizione più sicura per nascondere averi non dichiarati; sono il più grande paradiso fiscale del mondo”.

Avevamo ragione
Cosa dice davanti a questa bella novità chi ha svenduto il segreto bancario elvetico senza alcuna contropartita? Nulla! Citus mutus! Dove sono quelli che ci disintegravano i gioielli di famiglia sulla piazza finanziaria svizzera immorale e sugli USA che avevano ragione a martellarci? Dove sono quei politicanti ed intellettualini da tre e una cicca dediti alla colpevolizzazione compulsiva degli svizzerotti? Dispersi nelle nebbie, dopo aver fatto il danno!

Se l’iniziativa lanciata dalla Lega – che però venne lasciata sola da tutti – per inserire il segreto bancario nella Costituzione fosse riuscita, di certo non saremmo a questo punto. Perché prima di svenderci senza ritegno, gli scienziati bernesi avrebbero dovuto affrontare il voto popolare. E lì non avrebbero certo avuto vita facile. Ma invece…
Lorenzo Quadri

Espropriazioni facili per accogliere sempre più migranti

Anche dai Cantoni si alzano voci contrarie alla nuova, autolesionista, riforma dell’asilo

Ma guarda un po’: anche il presidente della Conferenza cantonale dei direttori di giustizia e polizia, il liblab Hans-Jürg Käser, in un’intervista pubblicata nei giorni scorsi ha dichiarato in sostanza che la nuova legge sull’asilo – su cui voteremo il prossimo 5 giugno – è una ciofeca.

Come ormai noto, due sono i punti salienti della riforma partorita dal dipartimento della kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga:

1) L’avvocato gratis per i finti rifugiati (gratis significa, ovviamente, pagato dal contribuente svizzerotto, perché di avvocati che lavorano gratis non ce ne sono);

2) Le “espropriazioni facili” a vantaggio della Confederazione, affinché questa possa costruire centri asilanti a go-go senza che i Cantoni, Comuni e soprattutto cittadini possano fare un cip.

Finora si è parlato soprattutto del primo punto. L’assistenza giudiziaria gratuita indiscriminata non ce l’hanno nemmeno i cittadini elvetici. Quindi la nuova legge privilegia i migranti economici rispetto agli svizzeri.

Il secondo punto
Ma non è che la seconda questione, quella delle espropriazioni facili, sia meno rilevante. Si tratta infatti di un attacco diretto ai diritti costituzionali (proprietà privata). E stranamente, per la serie “ma tu guarda i casi della vita”, quelli che starnazzavano – e tuttora starnazzano – al presunto diritto costituzionale di andare in giro in burqa in nome della libertà di religione (?), davanti alla flagrante violazione di un altro diritto costituzionale non hanno nulla da dire. Si vede che i kompagnuzzi elvetici (elvetici per modo di dire, vista l’alta concentrazione di passaporti multipli nelle schiere dei politicanti P$$) sono ancora fermi all’esproprio proletario… qui rispolverato per fare spazio ai finti asilanti. Per i quali, naturalmente, le frontiere devono rimanere spalancate.

Accoglienza scriteriata
E’ quindi chiaro che il principale obiettivo dell’ennesima riforma dell’asilo è quello di massimizzare la capacità d’accoglienza della Svizzera. Proprio quando il resto del mondo fa l’esatto contrario.
Del resto la “nuova” riforma, poi tanto nuova non è: infatti è stata concepita tra il 2011 ed il 2013. Quando il caos migranti attuale era ancora al di là da venire. La riforma della kompagna Sommaruga non è assolutamente adatta per fronteggiare una situazione d’emergenza come quella attuale, che impone la CHIUSURA delle frontiere e la sospensione dei fallimentari accordi di Schengen.

Invece, grazie alla kompagna Simonetta ed ai partiti $torici che le hanno retto la coda, la Svizzera andrebbe – sola in tutta Europa! – nella direzione contraria: frontiere sempre spalancate, nuovi centri d’accoglienza per finti rifugiati (naturalmente centri di “alto standing”, non sia mai…) e conferimento ai migranti economici di diritti che nemmeno gli svizzeri hanno.
Ovvia conseguenza: l’attrattività della Svizzera per i migranti economici (tutti giovani uomini soli) schizzerà verso l’alto. A proposito, kompagna Simonetta: dove sono finite le promesse di espellere gli asilanti “che non rispettano le donne”? Già in dimenticatoio?

Del resto, che la nuova riforma sull’asilo costituirebbe un inasprimento rispetto alla situazione attuale, lo smentiscono proprio i kompagnuzzi: lo fanno per atti concludenti. A difendere la nuova legge ci sono infatti i più talebani degli spalancatori di frontiere. Qualcuno vorrebbe farci credere che questi $ignori sarebbero pronti a sostenere un giro di vite nella politica d’asilo? Come dice un noto slogan: “non siamo mica scemi”!
Lorenzo Quadri

Gli spalancatori di frontiere violano la Costituzione

Estensione della libera circolazione senza limiti alla Croazia: “grazie”, partiti $torici!

Il Consiglio federale ha violato la volontà popolare e con essa la Costituzione. Infatti, ha approvato l’estensione dell’accordo della libera circolazione delle persone senza limiti alla Croazia. Però dal 9 febbraio 2014 la limitazione della libera circolazione è iscritta nella Costituzione. Ed infatti, all’indomani della votazione, il Consiglio federale aveva sospeso l’estensione della libera circolazione delle persone al nuovo Stato membro UE. Perché, disse allora il governo, non c’erano più le condizioni per farlo. Ed infatti le cose stavano proprio così: a seguito del “maledetto voto”, la libera circolazione delle persone senza limiti è diventata anticostituzionale.

E’ cambiato qualcosa?
Forse che nel frattempo è cambiato qualcosa? No di certo. Però adesso il consiglio federale, calando le braghe davanti alle pressioni UE, vuole la libera circolazione senza limiti alla Croazia, illudendosi in questo modo di ottenere in cambio l’accesso a dei fondi di ricerca UE. Non solo: il Consiglio federale è pure pronto a versare i 45 milioni di Fr di contributo di coesione alla Croazia. Perché, per quello, i soldi ci sono. Davvero non c’è limite al peggio. Non solo ci si piega ai Diktat degli eurofalliti. Si versano contributi di coesione all’UE che ci sanziona per un voto democratico.

L’unica decisione giusta
Con la sua proposta di estendere la libera circolazione alla Croazia, il Consiglio federale ha dunque cancellato una delle poche, per non dire l’ unica, decisione giusta da 14 mesi a questa parte. E nei giorni scorsi la maggioranza della Commissione di politica estera del Consiglio nazionale, come c’era da attendersi, gli ha dato ragione. I soldatini marciano! Questo è, chiaramente, un tradimento della volontà popolare ad opera dei partiti $torici che ci vogliono svendere all’UE.

Il bello, o piuttosto il brutto, è che ancora una volta la Svizzera cala le braghe senza ottenere nulla in cambio. Non c’è infatti alcuna certezza che, una volta pagata la mazzetta di 45 milioni alla Croazia e concessa la libera circolazione violando la Costituzione, poi effettivamente l’UE “smollerà” i fondi per la ricerca.
Insomma, è proprio vero che la lezione non si impara mai. Già sul segreto bancario si sono calate le braghe in cambio di nulla. Qui succederà la stessa identica cosa. E’ poi inaudito che lo stato violi la Costituzione, però pretenda dai cittadini il rispetto della legge.

Tattica del salame
Il consiglio federale quindi, è manifesto, tenta di prendere per i fondelli i cittadini con la consueta tattica del salame. Prima propone un’applicazione del 9 febbraio che non limita in alcun modo l’immigrazione: infatti s’inventa dei contingenti che non verranno mai raggiunti. Poi, tramite uno scandaloso voltafaccia, cede al ricattino dell’Unione europea e cala le braghe con la Croazia. Insomma: di applicare la volontà popolare a Berna non ne vogliono proprio sapere. Però – colmo dei colmi – il Segretario di Stato Jacques De Watteville (quello che va a negoziare a Roma parlando in inglese), già tirapiedi dell’ex ministra del 4% Widmer Schlumpf, ha anche la tolla di venire a dire che il Ticino dovrebbe cancellare la richiesta del casellario giudiziale, come pure l’albo artigiani. Perché così, dice il Jacques, l’Italia ci aiuterà con l’UE nel portare a casa le limitazioni della libera circolazione votate del popolo (sic). Eh già, perché proprio il Belpaese, che voleva inserire nei nuovi accordi sulla fiscalità dei frontalieri una clausola ghigliottina anti-9 febbraio, ci aiuterebbe a concretizzare il “maledetto voto”. Un voto che è stato plebiscitato in Ticino proprio per contenere l’invasione di frontalieri e padroncini, che è invece di grande importanza per la Penisola. Delle due l’una: o De Watteville pensa che siamo fessi noi, oppure è fesso lui. Ecco, queste sono le punte di diamante della diplomazia elvetica. E ricordiamo che De Watteville manterrà il mandato negoziale con l’UE anche dopo il suo pensionamento, previsto per quest’estate.

La speranza a questo punto è che, se l’estensione della libera circolazione delle persone alla Croazia verrà votata dalla maggioranza del Parlamento, ci sarà un referendum…
Lorenzo Quadri

E poi se la prendono con i beceri leghisti e razzisti? La morale a senso unico e la censura all’USI

Altro che scandalizzarsi perché la Lega chiede giustamente all’USI e alla SUPSI di dare la precedenza ai ticinesi nelle assunzioni!

Quando si dice il contrappasso! La scorsa settimana l’avvocato liblab Filippo Celio, dalle colonne del giornale di servizio LaRegione, inveiva contro la costituenda (sotto)commissione parlamentare di controllo su USI e SUPSI. La commissione, chiesta dalla Lega, mira a tematizzare anche la questione del personale “locale” nell’USI e nella SUPSI. Perché un conto sono i luminari in cattedra. Altro discorso è tutto il resto: assistenti, portaborse, segretari, ricercatori, e compagnia bella. E, anche per quel che riguarda i luminari, non risulta – a meno che l’IRE non l’abbia in gestazione adesso, magari affidato ad un ricercatore frontaliere – che ci siano studi dai quali emerge che nell’area di Como e di Varese ci sia una concentrazione di menti eccelse nettamente superiore a quella del resto del mondo. Perché i luminari internazionali, se effettivamente sono tali, dovrebbero per definizione venire da tutto il mondo e non solo dai territori del Belpaese “attaccati alla ramina”.

Carenza di profili?
Inoltre, al di là dei luminari, il sospetto è che anche ben altri profili vengano importati. Profili di cui di certo non c’è carenza in Ticino. Ad esempio, non ci si venga a raccontare che per trovare un normalissimo economista bisogna varcare la frontiera.

Sarebbe inoltre il caso di ricordare che la SUPSI dovrebbe servire a supporto dell’industria del territorio e non giocare a fare il politecnico. Adesso, fotocopiando la Lega (le famose proposte xerox) sempre più forze politiche condannano le “aziende che non portano vantaggi per i residenti”. Ma è ovvio che il discorso deve valere anche per le istituzioni universitarie. Che non possono essere lì solo per la gloria.

E’ dunque perfettamente legittimo che la politica – in rappresentanza dei cittadini – chieda anche agli istituti universitari attenzione nei confronti del territorio. Anche per quel che riguarda le assunzioni. Perché è troppo facile intascare i soldi pubblici e poi reclamare indipendenza ritenendosi superiori e ricorrendo al solito e ritrito mantra del “populismo”.

Il contrappasso
Per tornare però all’inizio: perché contrappasso? Perché a prodursi in ingerenze improponibili, e non su questioni occupazionali ma addirittura di contenuti, è stato proprio qualcuno che ha sempre schifato i “beceri populisti”. Ossia l’avv Paolo Bernasconi, autore e distributore nottetempo di finti giornali contro la Lega, nonché promotore di vari gruppuscoli di moralisti a senso unico. Il quale non è disposto a tollerare che l’USI abbia invitato quale conferenziere, tra gli altri, il direttore generale di UBS Sergio Ermotti.

Stranamente però questa volta, non solo da parte degli ambienti universitari, ma anche dal fronte dei moralisti a senso unico non si sono levati gli alti lai di protesta che invece sarebbero risuonati se a mettere qualche veto fossero stati i “razzisti e xenofobi”. Ulteriore dimostrazione che le condanne etiche e morali, in questo sempre meno ridente Cantone, sono immancabilmente a senso unico.

Partito dell’odio
E che dire dell’altra exploit dell’avv. Bernasconi, autoproclamatosi ministro della purezza ideologica del PLR, scagliatosi contro alcuni esponenti dell’ex partitone rei di essersi scattati dei selfie assieme a dei leghisti? Evidentemente per l’avv Bernasconi, a cui leggere il proprio nome sui giornali piace molto, i leghisti sono dei reietti e degli appestati ed il solo fatto di interloquire con loro è motivo di onta. Ecco qua una bella prova da partito dell’intolleranza e dell’odio. Adesso attendiamo la richiesta di girare con al braccio una fascetta con una “L”, affinché chi incrocia per strada un esponente del nostro movimento sappia che si tratta, per usare una altra liberalissima espressione sdogata proprio dal bollettino PLR, di un “cane rognoso”: quindi è meglio girare al largo… Nevvero?
Lorenzo Quadri

Firmato a maggioranza il rapporto Badasci affinché vengano segnalati anche i radar mobili. Grazie alla Lega, automobilisti meno perseguitati?

Ma guarda un po’: ancora una volta la Lega aveva ragione. Ed infatti adesso la maggioranza della commissione della gestione ha sottoscritto il rapporto di Fabio Badasci alla mozione Chiesa/Dadò sui controlli radar. Il rapporto prevede, tra l’altro, che non solo i radar fissi vengano segnalati (ciò che già avviene), ma anche quelli mobili.
La richiesta di segnalazione dei radar è da anni un leitmotiv della Lega.

Criminalizzazione
La Lega di principio non nutre simpatia per questi aggeggi, poiché spesso e volentieri sono utilizzati per fare cassetta a spese degli automobilisti. I quali vengono sempre più tartassati e criminalizzati. Il “balzo avanti” nella criminalizzazione dell’automobilista lo dobbiamo al demenziale programma “Via Sicura”, tangibile esempio di quel che succede quando si fanno fare le leggi ai politikamente korretti e ai moralisti a senso unico.
E’ forse il caso di ricordare che a Berna solo gli esponenti di Lega ed Udc votarono contro la ciofeca “Via Sicura”.
Poi, visto che siamo notoriamente populisti e razzisti, si potrebbe anche dire che se i radar vengono piazzati in tempi e luoghi atti a pizzicare frontalieri e padroncini è un conto; se invece li si mette dove ci “restano dentro” solo le targhe rossoblù, è tutta un’altra storia.

Quale scopo?
La domanda da porsi è comunque la seguente: qual è l’obiettivo del radar? Se l’obiettivo è quello si far rallentare in tratte ritenute pericolose, allora bisogna segnalarne la presenza. Altrimenti la gente non rallenta. Prende la multa. Questo significa che la situazione di pericolo non è stata affatto evitata. E’ stata solo sanzionata a posteriori. E l’ente pubblico ha fatto cassetta. Quindi: lo Stato ha permesso che si creasse il pericolo e ci ha pure lucrato sopra!

Altrove…
Del resto, in altri paesi, come in Francia ed Italia, i controlli di velocità vengono segnalati eccome. Anzi in Italia qualche tempo fa è stato stabilito, in via giudiziaria, che le multe appioppate da un radar non segnalato non sono lecite e quindi non possono essere riscosse. Se sono già state riscosse, vanno restituite. In Francia i giornali pubblicano regolarmente le tratte stradali interessate da controlli mobili.

Radar fissi
In Ticino, sempre grazie  alla Lega, da qualche anno si segnalano almeno i radar fissi. Questo significa che si è riconosciuto che la funzione preventiva del controllo di velocità implica l’avvertimento dell’automobilista. E’ quindi ovvio che il ragionamento deve essere esteso anche agli apparecchi mobili: altrimenti resta monco. E’ anche il caso di ricordare che il sottoscritto, quando era ancora deputato in Gran Consiglio, presentò vari atti parlamentari, iniziando dieci anni fa. La prima interrogazione risale infatti al 2006. Ma naturalmente ai tempi erano tutte fetecchiate populiste da spernacchiare. Adesso invece, ma c’è voluto un decennio, raccolgono la maggioranza. Seppur non proprio ampia. Ci sono infatti dei contrari. Chi sono? Si tratta dei kompagni e dei liblab.

Liberali?
Che i kompagni vogliano i radar punitivi, non è certo una sorpresa. Martellare gli automobilisti viziosi per fare cassetta è sempre stato un caposaldo ro$$overde: rigore inflessibile con gli automobilisti e buonismo-coglionismo con i delinquenti stranieri. Sorprende però, e parecchio, che sul carro dei komapagni salti ora l’ex partitone. Il quale si dimostra così un partito contro gli automobilisti e contro la mobilità individuale. Tendere dei tranelli, con lo scopo di spennarlo, a chi necessita dell’automobile per andare a lavorare, di “liberale” ha ben poco. Tenetelo bene a mente prima di votare chi, in periodo elettorale – ad esempio in occasione delle elezioni comunali ancora in corso per qualche ora – si riempie pomposamente la bocca con i “valori liberali”. Poi però, nella pratica…
Lorenzo Quadri

Dopo gli attentati ad opera dei terroristi islamici, il Belgio scende dal pero: e la Svizzera? Vogliamo anche noi il “contratto d’integrazione”!

Ci sono voluti gli attentati di Bruxelles. Ma almeno in Belgio qualcuno comincia a scendere dal pero. E si accorge che l’immigrazione scriteriata e senza regole è un catastrofico fallimento. Sicché ecco il governo vara il “contratto d’integrazione”. Chi decide di andare a vivere in Belgio da un Paese fuori dall’Unione europea dovrà firmare un contratto che lo impegna a integrarsi nella società, rispettare i suoi usi e costumi, imparare una delle lingue ufficiali dello Stato e denunciare ogni atto che possa essere legato al terrorismo. Il testo verrà consegnato a tutti coloro che decidono di rimanere in Belgio per più di 30 giorni. Qualsiasi violazione porterà all’espulsione dal paese.

Il sorpasso belga
E dire che da noi, prima della votazione sull’iniziativa d’attuazione, le élite politikamente korrette e spalancatrici di frontiere (che con la “società civile” non c’entrano un tubo), assieme alla partitocrazia, agli strasussidiati intellettualini rossi e alla stampa di regime, hanno calunniato ad oltranza, trattandoli da “disumani”, quelli che volevano espellere gli immigrati che delinquono o che abusano dello Stato sociale. Adesso arriva il sorpasso del Belgio. Dove ha sede, ma guarda un po’, la capitale dell’UE. E si abbia almeno la decenza di non mettersi a cavillare sul fatto che la legge belga si applica – per quanto tempo? – solo ai cittadini degli stati extra UE, contrariamente all’iniziativa d’attuazione. L’espulsione è sempre espulsione: quindi, secondo la cricca buonista, una cosa “disumana, gretta, razzista”. O vuoi vedere che i belgi possono e gli svizzerotti no?

Si scherza col fuoco
Certo è che si moltiplicano in maniera allarmante le dimostrazioni che gli unici a continuare a genuflettersi, complessati e tremebondi, davanti ad ogni accusa, per quanto pretestuosa, di razzismo, siamo noi. Proprio noi che abbiamo il tasso di stranieri più elevato d’Europa!

Attenzione: gli svizzerotti che, terrorizzati dalla prospettiva di venire tacciati di xenofobia, rinunciano sistematicamente a combattere l’immigrazione scriteriata e ad espellere gli stranieri che abusano dell’ospitalità ricevuta, scherzano col fuoco. Il cocciuto rifiuto di sospendere l’applicazione dei fallimentari accordi di Schengen potrebbe portarci in casa da un giorno all’altro il caos migranti. A maggior ragione se si considera che, invece di diminuire la nostra attrattività per i finti rifugiati, la stiamo aumentando (vedi l’avvocato gratis per gli asilanti). Il No all’iniziativa d’attuazione rafforza all’estero, segnatamente nei paesi di provenienza dei malintenzionati, la nomea della Svizzera paese del Bengodi per delinquenti stranieri: tanto non vengono espulsi.

Regali ai terroristi
In più, la solita $inistruccia si batte (?) per il diritto degli immigrati di impiparsene delle nostre regole e delle nostre usanze: tant’è che sdogana perfino il burqa. Infatti attacca istericamente ogni forma di divieto del velo integrale. Quindi, grazie ai kompagnuzzi, Svizzera paese del Bengodi anche per i musulmani che rifiutano l’integrazione. Tra questi ci sono, e arriviamo al punto saliente, anche i terroristi islamici. Ed infatti, mentre il mondo è ancora sotto shock per gli attentati di Bruxelles, i $inistrorsi rossocrociati (rossocrociati si fa per dire, visto che schifano i simboli nazionali e parecchi di loro hanno ancora l’inchiostro bagnato sul passaporto) sono riusciti a lanciare il referendum contro la nuova legge federale sui sistemi informativi. Quella legge necessaria per permettere all’intelligence svizzera di combattere le cellule del terrorismo islamico arrivate da noi grazie all’immigrazione senza limiti.

E perché la citata legge è da bocciare? Ma perché bisogna difendere la privacy! La privacy dei terroristi, che diamine!

E noi?
Misure come il contratto d’integrazione varato dal governo di Bruxelles possono tranquillamente essere adottate anche dalla Svizzera. Di sicuro l’UE non avrà nulla da dire: Bruxelles ne è addirittura la capitale. O vuoi vedere che lo spauracchio del biasimo comunitario e il bieco mantra dei “sa po’ mia” sono solo l’ennesima scusa?
La realtà non è che agli svizzerotti è impedito difendere i propri confini e lasciarsi alle spalle la “multikulturalità completamente fallita” (Merkel dixit). La realtà è che la maggioranza politica non vuole. Per loro le frontiere spalancate sono tutto; la sicurezza dei cittadini, la tutela del loro futuro professionale, invece, non sono niente!
Lorenzo Quadri