Presidenziali: grande prestazione della FPOe e vittoria di Pirro del candidato verde. Austria: gli spalancatori di frontiere rosicano

In Austria il candidato del partito “euroscettico” FPOe Norbert Hofer non ce l’ha fatta ad agguantare la carica presidenziale. Per una manciata di voti per corrispondenza (su cui peraltro aleggia il sospetto della taroccatura) è stato eletto Alexander Van der Bellen, un Verde di 72 anni.
Come prevedibile, da parte dei politikamente korretti si sono sprecate le dichiarazioni di “sollievo”: come se una presidenza mancata per un soffio potesse cancellare la stratosferica percentuale ottenuta dalla destra antieuropeista austriaca.

Metà dei votanti
Dietro la FPOe si è schierata la metà dei votanti. Parlare di “sconfitta”, dunque, è assurdo. E’ solo un tentativo di sminuire l’odiato nemico politico. Ed anche un esercizio di autosuggestione: si tenta di andare avanti come se “niente fudesse”. Così però non è. Quella del neopresidente verde è una vittoria di Pirro, ottenuta grazie ai voti degli immigrati scarsamente integrati. Non ci vuole il Mago Otelma per immaginare che un vantaggio tanto risicato andrà ben presto in fumo: alla prima cappellata combinata per correre dietro agli eurobalivi, il danno sarà fatto.
Lo stesso risultato lo otterrà chi pensa di ignorare o umiliare o denigrare i vituperati nazionalisti: perché, è evidente, gratificare degli ormai consueti titoli di populisti, razzisti e fascisti gli esponenti della FPOe significa estendere simili apprezzamenti non solo ai loro elettori, ma anche a chi – magari senza andare a votare – si riconosce nelle posizioni espresse da questi partiti. E magari alla prossima occasione si recherà alle urne.

Gli “impresentabili”
La “nostra” emittente di sedicente servizio pubblico non ha mancato l’occasione di prodursi nelle sue performance: ad esempio, in radio si sono sentite scomposte esultanze sulla mancata elezione di Hofer definito “impresentabile”. Eh già: perché per questi signori del politikamente korretto e delle frontiere spalancate, chi vuole limitare l’immigrazione è “impresentabile”. Mentre i patrioti sono sempre “ultranazionalisti”: devono essere bollati, già a livello linguistico, col marchio d’infamia dell’eccesso e dell’estremismo. Vanno resi immediatamente riconoscibili come un’aberrazione.
Del resto, la destra è sempre “estrema”. Lo è per il solo fatto di essere destra. I muri sul confine, poi, sono addirittura al limite del criminoso: guai anche solo nominarli! I politikamente korretti si autoerotizzano cerebralmente con il mantra dei “ponti”!

Barriera sul Brennero
La realtà è che, e questo accade ovunque, i partiti delle frontiere spalancate incassano asfaltature su asfaltature ad ogni consultazione popolare. Le $inistrucce ed i rispettivi intellettualini di regime si trovano a denigrare una fetta di popolazione sempre maggiore. Che poi si prende la rivincita nelle urne.
E’ evidente che il presidente austriaco del 50.3% di concessioni al restante 49.7% dovrà farne tante. Ha già cominciato. E dovrà farne soprattutto sui temi “caldi”. Ad esempio quello della migrazione. La barriera sul Brennero non è certo abbandonata. Anche perché accantonarla significherebbe mettere ancora più benzina nel già ben carburato motore della FPOe. Senza contare che, proprio in questi giorni, il direttore dell’Europol ha parlato chiaro davanti al parlamento di Bruxelles: “i terroristi usano il flusso di migranti per infiltrarsi nell’unione europea”. L’invito a chiudere le frontiere è evidente. Ma come, non dovevano essere tutte balle populiste e razziste?

Future scoppole
Chi tenta di spacciare la mancata elezione di Norbert Hofer in Austria come una “sconfitta” non solo sua, ma da estendere in generale a tutti gli impresentabili populisti ed ultranazionalisti (per usare il fraseggio dell’emittente di presunto servizio pubblico) che prendono invece piede in tutto il continente, si prepari ad una lunga serie di scoppole. L’avanzata euroscettica continua. Gli accordi di Schengen verranno presto definitivamente travolti. Ed è solo l’inizio.
Lorenzo Quadri

I temi sanitari, per quanto importanti, rischiano di finire in secondo piano. Una votazione cantonale sovraccarica

La consultazione sulla tassa di collegamento si è ormai trasformata in una “guerra di religione” dell’ex partitone e di parte del PPD contro l’odiata Lega

Ormai si avvicina l’appuntamento, assai nutrito, con le urne. 9 oggetti sono decisamente tanti. Diciamo pure che sono troppi. I temi cantonali sono quattro. Per evidenti motivi ideologici, tuttavia, si è sentito parlare quasi solo della “tassa di collegamento”. L’opposizione è andata ben al di là della valenza della tassa di questione. Essa infatti permetterebbe di incassare 18 milioni, a carico di 194 grandi generatori di traffico, e vincolati al potenziamento del trasporto pubblico. Ohibò: gli ambienti economici e i loro quotidiani di servizio si stracciano le vesti per questo modesto aggravio; però non hanno nulla da dire sull’aumento delle stime immobiliari deciso dal CdS. Eppure l’aumento delle stime peserà oltre il triplo della tassa di collegamento: vale a dire più di 60 milioni tra imposte comunali e cantonali. Apperò!

Aumento delle stime
E l’aumento delle stime, promosso dal ministro delle finanze PLR (nb: chi lo ha preceduto in tale carica, esponente sempre dello stesso partito, voleva fare di molto peggio) lo pagheranno non solo i più abbienti, come nel caso della tassa di collegamento. Lo pagheranno tutti i proprietari di una casetta o appartamento. E’ quindi evidente che l’avversione isterica del PLR e parte del PPD, e degli esponenti di questi partiti che sono stati piazzati nelle associazioni economiche, non è fondata su elementi obiettivi, che si possono condividere oppure no. E’ invece una cieca “guerra di religione” contro l’odiata Lega (rea di aver vinto le elezioni) e contro l’odiato leghista Zali. L’obiettivo è quella di farla alla Lega.

Comandano i 194?
Vedremo quindi presto se 194 grandi generatori di traffico, ed i loro danarosi titolari, oltre a dettare la linea in casa del PLR e di parte del PPD, saranno anche in grado di convincere i ticinesi a seguirli affossando quello che è, al momento, l’unico modo concreto per chiamare alla cassa i frontalieri e magari spingerli a condividere l’auto, evitando così di entrare tutti i giorni in Ticino uno per macchina. Certo non sarà la soluzione a tutti i problemi, ma è meglio del nulla: tanto più che i contrari alla tassa di collegamento non hanno proposto alcuna alternativa. Si sono limitati all’opposizione per partito preso.

Temi sanitari
Nel dibattito monopolizzato dalla tassa di collegamento si è parlato poco dei temi, pur della massima importanza, legati alla sanità. Ovvero la modifica della legge sull’ente ospedaliero cantonale e l’iniziativa popolare “giù le mani dagli ospedali”. La prima è da accettare; la seconda da respingere. Ne va dello sviluppo della sanità ticinese, che passa per una collaborazione tra pubblico e privato. In caso contrario, se non si sapranno unire le forze, si rischia di assistere ad un generale arretramento della sanità ticinese. Ad una perdita di competenze, di posizioni e ad una “fuga di cervelli”: perché le nostre strutture non saranno più interessanti per i primari di punta. A meno che l’obiettivo sia quello di tornare ai tempi in cui il miglior medico era il treno per Zurigo.

Di questi temi si è purtroppo parlato poco, col rischio di lasciare campo libero ai facili slogan dei populisti di $inistra; quelli che diventano cianotici solo a sentire la parola “privato”. Tuttavia, c’è ancora una settimana di tempo per votare Sì alla legge sull’EOC e No all’iniziativa “giù le mani dagli ospedali”: quest’ultima, invece di salvare gli ospedali, otterrebbe il risultato contrario. Un po’ come, a livello federale, l’iniziativa cosiddetta “A favore del servizio pubblico” che, se approvata, porterebbe invece allo sfascio del servizio pubblico, specie nelle regioni periferiche.
Lorenzo Quadri

Basilea decide: anche gli studenti musulmani dovranno stringere la mano alla docente. “Tüt a posct”? Per nulla! C’è gente da mandare a casa

Dunque i due fratelli islamici, studenti presso una scuola basilese, che avevano rifiutato per motivi religiosi di dare la mano alla docente perché donna, non potranno più sottrarsi all’usanza. Si ricorderà che la direzione scolastica aveva sconsideratamente dispensato i due ragazzi dalla stretta di mano.
Stranamente, per la serie “ma tu guarda i casi della vita”, la direttrice della scuola in questione è una kompagna.

Candidati alla naturalizzazione
Interessante anche ricordare che i due fratelli erano pure candidati alla naturalizzazione. Se la vicenda scolastica non fosse venuta alla luce, ci sono pochi dubbi sul fatto che i due giovani fondamentalisti avrebbero pure ricevuto il passaporto rosso: l’allocco multikulti disposto a reputarli “integrati” si sarebbe senz’altro trovato. Come si sarebbero senz’altro trovati i “cuor di leone” pronti ad approvare tale decisione per vigliaccheria, timorosi di venire etichettati, in caso di resistenza, come “razzisti e fascisti” dai moralisti a senso unico.

Decisione cantonale
Adesso la licenza di non dare la mano alla docente perché donna è venuta a cadere per decisione del Dipartimento dell’educazione di Basilea Campagna.
Il Dipartimento ha commissionato un’analisi giuridica sul caso. Dal documento emerge che “l’interesse pubblico della parità tra donna-uomo e l’integrazione degli stranieri prevalgono ampiamente sulla libertà di culto degli allievi”.
Se la disposizione non sarà rispettata, sono previste sanzioni. La famiglia ha già detto che non intende adeguarsi? Bene: allora che se ne vada dalla Svizzera, perché simili atteggiamenti non siamo disposti a tollerarli!

Qualcuno non è al suo posto
Oltre al comportamento della famiglia, che va invitata a fare le valigie quanto prima, varie cose nella vicenda danno fastidio.
Ad esempio: disturba particolarmente il fatto che il Dipartimento dell’educazione abbia dovuto commissionare un’analisi giuridica per giungere ad una conclusione ovvia. Ma stiamo uscendo di cotenna? Se un Dipartimento, quindi un’autorità politica cantonale, non è in grado di stabilire, senza bisogno di andare a foraggiare tanti legulei, che in Svizzera si dà la mano alle donne perché questa è una regola basilare di convivenza in una società occidentale, e se un qualche immigrato non è d’accordo fa le valigie e sale sul primo volo in direzione Medio Oriente, vuol dire che abbiamo raggiunto un grado di rincitrullimento allarmante. Le prospettive per il futuro sono dunque fosche. In una situazione del genere, non si trattava certo di andare a cavillare. No: in questo caso si trattava di prendere una decisione politica chiara ed inequivocabile. E a cosa servono le autorità politiche se non a prendere decisioni politiche? Qui sono in gioco i fondamenti stessi della nostra società e delle nostre libertà. Che devono essere affermati e, se necessario, imposti. Un’autorità politica che non se ne accorge, e che non è in grado di agire di conseguenza, nel senso che non ha il coraggio di farlo se prima non si è parata il lato B con una pletora di perizie giuridiche, non è al suo posto.

A casa la direttrice
Altrettanto “non al suo posto” è la direzione della scuola che ha concesso licenza ai due ragazzi musulmani di non dare la mano alla docente, venendo poi smentita. Come mai la kompagna direttrice non viene lasciata a casa? Se in una scuola venisse presa una decisione discriminatoria contro allievi stranieri, la stampa di regime (quella al soldo dell’élite spalancatrice di frontiere) sbatterebbe immediatamente in prima pagina il direttore, becero populista e razzista. I politicanti di $inistra, assieme agli strasussidiati intellettualini rossi da tre e una cicca, monterebbero il caso a suon censure morali a senso unico, e “salterebbero teste”. Com’è, invece, che qui, anche dopo la decisione del Cantone che sconfessa la direzione scolastica, “l’è tüt a posct”?
Come si può tollerare senza reagire che proprio in una scuola, che dovrebbe formare i cittadini di domani, si promuova e si insegni la genuflessione davanti all’integralismo islamico?
Lorenzo Quadri

Per la débâcle BSI ci sono dei precisi responsabili: le colpe non vanno generalizzate. Piazza finanziaria: non facciamo i Tafazzi

La FINMA, sulla cui indipendenza è lecito avere dei dubbi, ha voluto colpirne uno (“stranamente” ticinese) per educarne cento?

L’ “affaire” BSI è precipitato come un meteorite sulla piazza finanziaria ticinese e luganese, che è pur sempre la terza della Svizzera.

I soliti populisti di $inistra nonché moralisti da canvetto non ci hanno messo molto per lanciarsi in un coro a cappella di criminalizzazione globale. Il tutto nella solita chiave anti-svizzera e anti-ticinese. Quando ci sono invece dei precisi responsabili con cui prendersela: ovvero chi teneva le redini della banca prima del 2013. E guarda caso si tratta di esponenti PLR, ma anche P$.
Ma d’altronde l’obiettivo dei kompagni e neo kompagni tuttologi, improvvisatisi esperti di questioni bancarie, non è quello di tutelare i posti di lavoro della piazza finanziaria, e nemmeno di ricevere delle risposte dal governo. Lo scopo è di ricordare al mondo (ossia all’elettorato) che loro esistono.

La FINMA non è insospettabile
La mazza chiodata della FINMA si abbatte sullo storico istituto bancario che portava il nome della Svizzera italiana. La piazza finanziaria ticinese viene così esposta al pubblico ludibrio. Come sempre in questi casi la domanda è: cui prodest? A chi giova? Evidentemente alle piazze concorrenti. Per cui vediamo di non lasciarci prendere dal tafazzismo (da Tafazzi: personaggio televisivo dedito a martellarsi gli attributi con una bottiglia). Perché è solo ciò che la concorrenza vuole.

E, se a pensar male si commette peccato ma ci si azzecca quasi sempre, sull’indipendenza della FINMA, l’organo di sorveglianza sugli operatori finanziari, è lecito avere dei dubbi.
Il sospetto che si sia voluta utilizzare la BSI e la piazza finanziaria ticinese come capro espiatorio non è fuori luogo. Se le stesse cose le avesse fatte una banca d’Oltralpe la FINMA avrebbe agito con pari severità? Come mai per altri fatti ben più gravi che hanno coinvolto UBS e Credit Suisse è stato usato un metro diverso?
Si è voluto “colpirne uno per educarne cento” scegliendo naturalmente di colpire il ticinese? Tanto, devono essersi detti gli alti papaveri della FINMA, notoriamente schierati a $inistra, della piazza finanziaria di un Cantone che plebiscita il 9 febbraio chissenefrega? O l’intenzione era proprio quella di randellare la piazza ticinese per avvantaggiare altri?

Una cosa è chiara: finché la FINMA sarà colonizzata da “accademici” il cui obiettivo non è sostenere il mondo bancario bensì mazzuolarlo, non ci si possono certo aspettare grandi cose.

La presa per i fondelli
Ma la vicenda BSI ha portato anche un’altra novità rivoluzionaria (?). Improvvisamente, per motivi di propaganda partitica, la $inistra finge di schierarsi a difesa dei dipendenti di banca. Ohibò: qui c’è qualcuno che pensa che la gente sia fessa. I kompagni hanno svolto un ruolo di primo piano nella rottamazione della piazza finanziaria svizzera. Non solo hanno mandato in governo l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf , ma hanno sempre concupito la fine del segreto bancario: quando è stato smantellato in tempo di record, i kompagni esultavano e brindavano.
E’ evidente che la fine del segreto bancario significa tanti impiegati di banca disoccupati. Infatti sulla piazza ticinese si licenzia da tempo. Poche unità per volta, per non fare scalpore, ma si licenzia.
Con quale lamiera chi ha voluto questi licenziamenti adesso finge di preoccuparsi dei dipendenti BSI che resteranno a piedi? I kompagnuzzi camerieri dell’UE si mettano il cuore in pace: i bancari ticinesi non andranno di certo ad appoggiare chi ha sempre voluto la loro rovina. E che magari s’immagina di rimediare riciclandoli nell’agricoltura.
Lorenzo Quadri

Bilaterali: gli spalancatori di frontiere tentano di farci credere all’ennesima indagine farlocca. Il sondaggio è come lo scarrafone: bello a mamma sua

I Bilaterali piacciono sempre di più? Oggi l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” sarebbe approvata solo dal 36% dei votanti? Certo: e gli asini volano!

Ma guarda un po’ : prosegue in grande stile l’operazione di lavaggio del cervello agli svizzerotti per promuovere i bilaterali e le frontiere spalancate. Ultimo in ordine di tempo: l’ennesimo sondaggio farlocco secondo cui l’82% degli interpellati sarebbe favorevole ai bilaterali, e 2/3 degli Svizzeri approverebbe l’estensione anticostituzionale della libera circolazione delle persone alla Croazia. E subito la stampa di regime si precipita, con il massimo godimento, a sparare titoli cubitali del seguente tenore: “I bilaterali piacciono sempre di più”. Frena Ugo!

Come lo scarrafone
Si dà infatti il caso, e lo si sa da quando le indagini demoscopiche (uella) esistono, che il sondaggio è come lo scarrafone di Pino Daniele: è bello a mamma sua.
La mamma di un sondaggio è il committente. E chi ha commissionato l’ultimo sondaggio con l’intento di farci credere che, per la stragrande maggioranza dei nostri connazionali, i bilaterali sono una libidine, sicché ad essere contraria può essere solo una sparuta minoranza di populisti e razzisti? La SECO? Il P$$? Economiesuisse? Quasi: trattasi di Interpharma, ossia l’associazione delle industrie farmaceutiche svizzere, la quale, tramite l’istituto Gfs.Bern avrebbe contattato 2500 persone tra il 18 aprile e il 7 maggio. Ohibò.

Campione non significativo
Cominciamo col dire che 2500 persone sono un campione per nulla significativo a livello nazionale. E se i sondaggi sulle elezioni comunali di Lugano hanno toppato alla grande con un campione di 1000 persone, figuriamoci la valenza che possono avere 2500 interpellati per tutta la Svizzera. Ci piacerebbe poi sapere quanti ticinesi sono stati contattati nell’indagine commissionata dagli spalancatori di frontiere di Interpharma.
Che il sondaggio sia più truccato della compianta Moira Orfei, lo dimostra anche la risultanza secondo cui il programma Horizon 2020 sarebbe “molto utile” per l’81% degli intervistati. Provate a scendere in strada a chiedere ai passanti quanti sanno cos’è Horizon 2020. Sicché, delle due l’una: o i sondaggisti al soldo dell’industria farmaceutica hanno interpellato solo i loro amichetti, oppure hanno posto le domande in modo sfacciatamente tendenzioso. Ciò spiegherebbe anche il dato secondo cui oggi solo il 36% degli svizzeri sosterrebbe l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”. E noi dovremmo crederci?

Clausole – foffa
La strategia comunicativa dei borsoni internazionalisti di Interpharma – se l’inflazionato termine di “strategia” può essere usato per definire simili trucchetti di basso cabotaggio – è evidente anche a quello che mena il gesso. Si tratta di denigrare il “maledetto voto” del 9 febbraio. Di far credere che gli svizzeri siano delle banderuole che hanno cambiato idea. E che quindi, spaventati dalla loro stessa audacia nell’opporsi, ormai oltre due anni fa, agli eurofalliti, sarebbero oggi disposti a ritirarsi con la coda tra le gambe. A gettare nella turca una spettacolare vittoria che ha portato scompiglio in tutta l’UE. E, di conseguenza, ad accettare clausole d’applicazione farlocche. Come quella del Consiglio federale, che è un insulto all’intelligenza. Un po’ meglio – o un po’ meno peggio – la clausola ticinese: almeno ha il pregio di mettere il focus sulla situazione occupazionale.

Brexit
Anche la continua panna montata sul Brexit è una misura diversiva, volta a fare melina (e nel frattempo si tenta con ogni mezzo di indurre gli svizzerotti a credere di aver cambiato idea). Il Brexit, su cui si stanno spalando tonnellate di melma, a partire dalle scandalose intrusioni del presidente USA ormai scaduto, non cambia il fatto che il 9 febbraio c’è, e che quindi va applicato. Del resto, nemmeno con pesanti taroccature è stato possibile far dire all’ultimo sondaggio che l’iniziativa del vicolo cieco, quella che vorrebbe cancellare il “maledetto voto”, potrebbe avere una pur remota chance di riuscita in votazione popolare.

I desideri reconditi
Secondo il Corriere del Ticino di lunedì, la deputata uregiatta Kathy Riklin (spalancatrice di frontiere) sarebbe in possesso di informazioni secondo cui Bruxelles esigerebbe di legare il tema “immigrazione di massa” all’accordo quadro istituzionale con l’UE.
L’accordo quadro istituzionale, fortemente concupito dal ministro degli esteri PLR Didier “dobbiamo aprirci all’UE” Burkhaltèèèèr, assieme alla ripresa dinamica, cioè automatica (i sottili distinguo tra i due termini sono solo aria fritta) del diritto comunitario, significherebbe giudici stranieri che comandano in Svizzera; e significherebbe l’ obbligo, per noi, di piegarci al diritto degli eurofalliti. La fine della nostra sovranità nazionale, dunque. Questa è l’aspirazione della Kathy, di Burkhaltèèèèr e del segretario di Stato incaricato delle trattative con l’UE, ossia Jacques de Watteville, già tirapiedi dell’ex ministra del 5%: quello che pretendeva che la Deputazione ticinese a Berna facesse pressioni sul Consiglio di Stato affinché calasse le braghe sul casellario giudiziale.

Il 9 febbraio al contrario
In sostanza costoro, ben spalleggiati dalla partitocrazia, dai poteri forti, dall’élite spalancatrice di frontiere, dalla stampa di regime, e via elencando, vorrebbero questo: che l’applicazione del “maledetto voto” contro l’immigrazione di massa si concretizzasse in una clausola di salvaguardia che lo cancella. E vorrebbero pure che, per ottenere dai balivi di Bruxelles l’accettazione di questa clausola-foffa, accettassimo di sottometterci al diritto e ai giudici UE, rinunciando alla nostra sovranità.
Si tenta quindi, nientemeno, di trasformare il 9 febbraio proprio nel suo contrario: ovvero una definitiva svendita della Svizzera all’UE. $ignori, come recita il famoso slogan: “non siamo mica scemi”!
Lorenzo Quadri

Ricollocamento asilanti: solo gli svizzerotti ubbidiscono

Mentre gli Stati membri UE rifiutano di accollarsi ulteriori migranti economici

Come volevasi dimostrare il piano dei funzionarietti di Bruxelles per il ricollocamento dei migranti economici è un flop. Questo perché gli Stati membri UE sono i primi ad impiparsene bellamente delle decisioni comunitarie. Sempre più paesi non ne vogliono sapere di accogliere finti rifugiati che spetterebbero ad altri. Austria, Ungheria e Slovacchia (che da luglio avrà pure la presidenza di turno UE) non hanno ancora preso alcun impegno. Repubblica Ceca, Bulgaria ed Estonia rifiutano le domande di ricollocamento. La Polonia ha sospeso la procedura.

A Berlino…

E la Germania, dove l’ “Anghela” Merkel ha fatto un disastro con le sue scellerate dichiarazioni di  accoglienza? La Germania, che ha sempre spinto la politica dei ricollocamenti? Ebbene, ha accolto la miseria di 57 migranti sui 27’500 previsti. Hai capito l’ “Anghela”? Nell’obnubilazione buonista-coglionista spalanca le porte dell’Europa ai migranti economici, con l’intenzione però di spalmarli sugli altri paesi.  (Si metta il cuore in pace, Frau Merkel: il Nobel farlocco per la pace non lo prende comunque, ne hanno già dato uno ad Obama e anche alle pagliacciate politiche della giuria di Stoccolma c’è un limite).

Interessante notare che ci sono dei migranti che rifiutano il trasferimento in Stati come la Bulgaria, la Romania ed i paesi baltici. A dimostrazione dunque che si tratta di finti rifugiati, che non cercano un paese sicuro, ma uno Stato sociale il più possibile generoso da cui farsi mantenere.

Gli svizzerotti ubbidiscono

E intanto che i membri UE si rifiutano bellamente di attuare  i ricollocamenti, chi sono gli unici citrulli che scattano sull’attenti davanti alle imposizioni dei funzionarietti di Bruxelles? Ma naturalmente gli svizzerotti fessi! E questo grazie alla kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga!

Ad inizio maggio sono infatti arrivati i primi 10 asilanti (se si pensa che la Germania ne ha ammessi 27, ossia meno del triplo, malgrado sia grande 10 volte la Svizzera, le proporzioni sono presto fatte). E, secondo un interessante articolo pubblicato dalla Berner Zeitung lo scorso sabato, la kompagna Sommaruga si sarebbe impegnata ad accogliere dall’UE 6000 finti rifugiati “extra”. 1500 sono già sicuri, gli altri 4500 seguiranno. Apperò!

6000 asilanti extra

La Berner Zeitung riferisce pure che, malgrado le richieste esplicite, il Segretariato di Stato per la migrazione si è rifiutato di indicare da dove provengono i 10 asilanti arrivati ad inizio mese. Bene, andiamo avanti così: si accolgono finti rifugiati, ma la gente non deve sapere niente! Segreto di Stato!

Ma c’è anche un altro aspetto decisamente degno di nota: per far arrivare in Svizzera 6000 asilanti sbarcati nell’UE, sottolinea sempre la Berner Zeitung, mancano le basi legali. Infatti non c’è nessuna norma che preveda la ripresa di asilanti da Stati UE sicuri, anzi, gli accordi di Dublino dicono proprio il contrario.

Due pesi e due misure

Applausi a scena aperta per la kompagna Sommaruga: quando si tratta di misure che servono a tutelare la sicurezza interna, come il casellario giudiziale, o il mercato del lavoro, vedi la trasmissione delle notifiche di padroncini e distaccati all’agenzia delle entrate italiana, dice njet nascondendosi dietro la mancanza della base legale. Invece i finti rifugiati dai paesi UE si accolgono e si mantengono, con i soldi degli svizzerotti, anche senza base legale. E naturalmente senza dare spiegazioni. Due pesi e due misure! L’importante è genuflettersi sempre e comunque al padrone di Bruxelles! “Bisogna aprirsi all’UE”!

Ma la kompagna Sommaruga ed  i suoi portaborse pensano che i cittadini siano tutti scemi?

Lorenzo Quadri

 

Le grandi battaglie (?) dei kompagni e del presidente Levrat in simbiosi con la cadrega. P$$: non una parola su sicurezza e immigrazione

E’ vero : prendersela col P$$ è un po’ come sparare sulla Croce Rossa. Altrettanto vero è però che certe boiate meritano pur una qualche replica. Specie se raccontate, come accaduto la scorsa settimana, dall’improponibile presidente kompagno Christian Levrat. Quello che, mentre tutti i suoi colleghi presidenti nazionali di partito hanno lasciato la carica, rimane abbarbicato alla cadrega come una cozza allo scoglio.

Levrat comincia con la consueta intemerata contro la “destra brutale ed irragionevole”. Uhhh, che pagüüüüra! Naturalmente il perché l’odiata “destra” si meriterebbe simili qualifiche non si capisce, o magari lo si capisce fin troppo bene: per il semplice fatto di essere destra. Eccoli i qui, i signori che si riempiono la bocca con concetti quali la “tolleranza” ed “il rispetto della diversità”. Però chi la pensa diversamente da loro è brutale ed irragionevole (a sud delle Alpi i kompagnuzzi trascendono in “razzista e fascista”, ma lo schema mentale è il medesimo).  Interessante poi l’accorpamento alla presunta destra nientemeno  che del PPD, il quale non solo non è di destra ma, è bene ricordarlo, assieme al P$ è responsabile dell’elezione dell’ex ministra del 4% Widmer Schlumpf, una vera calamità per il paese.

 

I problemi  del paese

E quali sarebbero, secondo i kompagni, i temi caldi della politica? Risposta di Levrat: gli sgravi fiscali. Boh. Chi li ha visti? Accorgendosi forse che l’argomentario è un po’ scarno, il presidente in simbiosi con la cadrega aggiunge i crediti sproporzionati (?) destinati a strade ed esercito.

Ohibò. Sarebbero questi i problemi del Paese, secondo il P$$? E dove la lasciamo l’immigrazione scriteriata,  fortemente voluta dalla $inistra? E il soppiantamento dei residenti sul mercato del lavoro? E La sicurezza dei cittadini  mandata a ramengo a suon di aperture scriteriate che ci hanno riempiti di criminalità d’importazione?  E il rifiuto di espellere i delinquenti stranieri, così nella migliore delle ipotesi li manteniamo tutti in assistenza, sempre che non recidivino?  E l’assalto dei finti rifugiati che  la $inistra continua a promuovere, perché i kompagni nel business miliardario dell’asilo ci tettano dentro alla grande? E lo sfascio della privacy finanziaria, che sta provocando un danno economico ed occupazionale gigantesco?  O vogliamo parlare dell’idiozia multikulti cresciuta al punto che le FFS invitano un imam estremista all’inaugurazione del tunnel AlpTransit Gottardo, perché “bisogna aprirsi”?

E visto che il P$$ considera eccessivo il budget dell’esercito (che si troverà con gli effettivi dimezzati): su 7.2 miliardi che ogni anno si spendono per l’asilo e per inutili aiuti allo sviluppo, invece, citus mutus! E perché non ricordare che il partito $ocialista vuole l’abolizione dell’esercito?

Diritti popolari?

Ciliegina sulla torta, Levrat ha annunciato che il partito sempre più spesso ricorrerà  ai diritti popolari per fare opposizione. Ma guarda un po’: se è l’ odiata destra a fare opposizione mentre siede anche in governo è uno scandalo; se la $inistra fa la stessa cosa è motivo di vanto. Il richiamo ai diritti popolari, tuttavia, fa ridere i polli. Con che coraggio il kompagno Levrat, uno dei primi a dichiarare che “bisogna rifare il voto del 9 febbraio”,  si appella al popolo? Con che coraggio i kompagni che sabotano sistematicamente gli esiti a loro sgraditi di votazioni popolari (anche tramite ricorsi-foffa, ad esempio contro il divieto di burqa) hanno il coraggio di spacciarsi per alleati del popolo svizzero? Quello stesso popolo che peraltro non perdono occasione per infamare come “chiuso e gretto” quando non si piega ai Diktat dell’élite spalancatrice di frontiere?

E chi vuole portarci nell’UE ciò che avrebbe quale conseguenza l’azzeramento della nostra democrazia diretta? Il Gigi di Viganello o Levrat e soci?

Democrazia a seno unico

Troppo facile, cari kompagni, santificare i diritti democratici solo quando fa comodo a voi, ossia sempre più di rado. Uella: democrazia a senso unico, come la morale? E, già che siamo in tema di diritti popolari: come qualificare la brillante pensata ro$$overde di lanciare il referendum contro la nuova legge sui sistemi informativi, legge che dovrebbe permettere all’intelligence svizzera di uscire dal medioevo?

I kompagni spalancano le porte ai terroristi islamici tramite immigrazione scriteriata, multikulti e assalto dei finti rifugiati. Poi però vogliono anche privare i servizi d’informazione degli strumenti necessari per tentare di individuare gli affiliati dell’Isis che ci siamo messi in casa. E perché? Ma perché  bisogna tutelare non certo la sicurezza dei cittadini, bensì “la privacy” dei presunti terroristi stranieri!

Più che invocare il popolo, il kompagno Levrat farebbe meglio ad invocare Tafazzi. O, per i più sofisticati, Leopold von Sacher – Masoch.

Lorenzo Quadri

 

5 giugno: no all’avvocato gratis per i finti rifugiati e alle espropriazioni facili! Riforma dell’asilo: le storielle per citrulli

L’appuntamento con le urne del prossimo 5 giugno sarà particolarmente nutrito:  5 temi federali e 4 cantonali, per un totale dunque di ben 9 oggetti. L’ammucchiata antileghista e la stampa di regime hanno trasformato il dibattito sulla cosiddetta  “tassa di collegamento” in una specie di guerra di religione. Il perché di tali reazioni del tutto sproporzionate è facile da identificare. Per i partiti $torici, si tratta di “farla” all’odiato leghista Zali. Nel caso della stampa di regime, si aggiunge la motivazione finanziaria pro saccoccia. La grande distribuzione, che sarebbe chiamata a corrispondere la tassa di collegamento, finanzia i giornali tramite inserzioni. E visto che, malgrado le pompose autocertificazioni farlocche, la stampa di questo sempre meno ridente Cantone non è per nulla indipendente, anche in quest’ambito vale il principio che “chi paga comanda”.

C’è però anche un secondo elemento, che si potrebbe definire più “macro”. Si monta la panna su un tema per “silenziare” gli altri. E tra gli oggetti in votazione ce n’è uno che è particolarmente imbarazzante per i partiti $torici. Perché ci sono in mezzo tutti e perché l’ennesima asfaltatura, almeno dalle urne ticinesi, è un’ipotesi tutt’altro che inverosimile. Si tratta della nuova legge sull’asilo, sostenuta da tutti i partiti tranne che da Udc e Lega.

 La fregatura

La nuova legge sull’asilo è una fregatura. Viene venduta come una velocizzazione delle procedure d’asilo. Sicché il cittadino che segue distrattamente la discussione potrebbe venire indotto a ritenere che procedure più veloci voglia dire allontanamento più rapido dei finti rifugiati. Balle di fra’ Luca!

Tanto per cominciare, la nuova legge introdurrebbe l’avvocato gratis per tutti i richiedenti l’asilo. E qui già si ciurla nel manico. L’avvocato gratis in ogni caso non l’hanno nemmeno i cittadini svizzeri. Il gratuito patrocinio è infatti legato all’esistenza di tre presupposti: il richiedente deve essere indigente, l’azione legale non deve apparire priva di chance e l’assistenza giudiziaria deve essere necessaria. Per gli asilanti queste limitazioni non esisterebbero più. Sarebbero l’unica categoria a poter beneficiare dell’avvocato d’ufficio “a prescindere”. Quindi gli asilanti avrebbero più diritti dei cittadini svizzeri. Il risultato sarebbe, ovviamente (lo dimostra l’esempio olandese) che il 90% degli asilanti respinti farebbe utilizzo del gratuito patrocinio. Come una marea di ricorsi, pagati dal contribuente svizzerotto, che andrà ad infesciare i tribunali, possa portare ad un’accelerazione delle procedure, i partiti $torici e la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga ce lo devono ancora spiegare.

 Rimangono in Svizzera

Inoltre, le procedure più rapide hanno un vantaggio se il finto rifugiato, accertato come tale, viene anche allontanato dalla Svizzera. Ma questo non succede. Al momento attuale le espulsioni fanno acqua da tutte le parti. Gli accordi di Dublino sono carta straccia: nel 2015 su 17’500 presunti casi Dublino le riammissioni effettive sono state la miseria di 2500. I voli speciali per riportare i finti rifugiati ai paesi d’origine non vengono nemmeno più fatti. Cosa fa per migliorare il tasso di espulsioni effettive la riforma dell’asilo in votazione? Risposta: non fa assolutamente un tubo! Guai! Espellere i clandestini? E’ roba da razzisti e fascisti! Non a caso la riforma è sostenuta proprio da chi si oppone istericamente sia alle espulsioni di stranieri che all’introduzione di qualsiasi ostacolo per impedire l’arrivo di migranti economici (vedi sospensione di Schengen e barriere al confine).

Riassumendo

Quindi la riforma in votazione:

1) non impedisce l’arrivo in Svizzera di finti rifugiati;

2) dà loro nuovi diritti; e

3) non fa nulla sul fronte delle espulsioni.

Anche un bradipo è in grado di comprenderne le conseguenze: ossia, che ci troveremo in casa sempre più migranti economici – il 75% dei quali sono giovani uomini soli con vestiti alla moda e almeno uno smartphone – che mai si integreranno. Né socialmente né economicamente. Tra i migranti economici ci sono quelli che, per usare il fraseggio della kompagna Sommaruga, “non rispettano le donne” (vedi fatti di Colonia) e ci sono pure i miliziani dell’Isis. Ma l’importante è spalancare le frontiere, nevvero $ignori dei partiti $torici? Chisseneimpippa della sicurezza interna…

 Nuovi centri a go-go

Visto che la conseguenza della nuova riforma dell’asilo sarà di attirare in Svizzera ancora più migranti economici, ecco che bisogna anche creare  nuovi centri per alloggiarli. Creare nuovi centri significa però scontrarsi con l’ovvia opposizione di Cantoni, Comuni e, soprattutto, cittadini. E così ecco che la nuova legge introduce le espropriazioni facili. Grazie ad esse, il Dipartimento della kompagna Sommaruga avrebbe facoltà di  aprire nuovi centri asilanti senza che il cittadino o il comune interessato si possano difendere. Lo Stato di diritto viene allegramente mandato a ramengo per creare alloggi (ovviamente dotati di ogni confort, che diamine!) per  migranti economici. All’origine di tale bella pensata ci sono proprio quelli che si riempiono la bocca con lo “Stato di diritto” quando si tratta di utilizzarlo come pretesto per permettere ad un delinquente straniero di rimanere in Svizzera, magari a carico del contribuente! Stato di diritto a due velocità; proprio come la morale.

 Liberali?

E speriamo che nessuno sia così citrullo da credere alla storiella che le “espropriazioni facili” vengono inserite nella legge, ma non se ne farà mai uso. Nessuno modifica una legge per sport. Se le espropriazioni facili vengono inserite nella legge, è perché ce ne saranno. Questa è una certezza.

Allucinante, infine, è che a difendere le “espropriazioni facili” (violazione del diritto costituzionale alla proprietà privata) ci sia nientemeno che un partito sedicente liberale. Addirittura i giovani (?) PLR le hanno sostenute argomentando che senza le espropriazioni lo Stato non avrebbe potuto costruire ferrovie né strade. Qui qualcuno si è bevuto il cervello. I centri per asilanti sono forse opere di pubblica utilità necessarie alla crescita del Paese, come ferrovie e strade? Chi lo pensa può cominciare ad ospitare migranti economici in  casa propria.

Lorenzo Quadri

Il 5 giugno votiamo NO alla nuova riforma dell’asilo che ci costerà miliardi Svizzera, il paese della cuccagna dei finti rifugiati

Il prossimo 5 giugno saremo chiamati a votare sulla nuova riforma dell’asilo. Una riforma che è platealmente in controtendenza rispetto a quanto avviene negli agli altri paesi europei. Invece di impedire l’arrivo di migranti economici, come fanno tutti gli Stati attorno a noi, gli svizzerotti dovrebbero mantenere le frontiere spalancate (“bisogna aprirsi!”) e moltiplicare gli alloggi per finti rifugiati.

Fattura stratosferica
Così la Svizzera, grazie alla kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga e soci, diventerà ancora più in una calamita per migranti economici. I contribuenti pagheranno il conto. E la fattura si annuncia stratosferica. Nel 2015 la sola Confederazione ha speso per il settore dell’asilo 1.2 miliardi di Fr. Per il 2016 il costo preventivato è di 1.8 miliardi. Per il 2018 si prospettano 2.4 miliardi: il doppio rispetto al 2015! E queste cifre sono calcolate sulle previsioni ufficiali farlocche. Farlocche in quanto troppo basse, visto che presuppongono attorno ai 30mila arrivi annui, quando ce ne saranno almeno 50mila.
Ai costi della Confederazione vanno aggiunti quelli che gravano su Cantoni e Comuni. Chissà per quale strano motivo, un conteggio che includa tutti gli oneri generati dal settore dell’asilo (non solo il vitto e l’alloggio, ma anche le misure d’integrazione, l’utilizzo dei trasporti pubblici, le consulenze, gli assistenti sociali, gli psicologi, le cure dentarie, i traduttori, i giuristi, e chi più ne ha più ne metta) non è mai stato allestito. Ohibò, gli spalancatori di frontiere cercano forse di nascondere qualcosa? Malgrado la vergognosa omertà ufficiale, si stima tuttavia che la fattura globale nel 2015 ammontasse a 4 miliardi di franchi, ai quali vanno aggiunti 3,2 miliardi per gli aiuti allo sviluppo. Per un totale, quindi, di 7,2 miliardi di franchetti del contribuente! E poi hanno il coraggio di venirci a raccontare la fregnaccia che non si sono i soldi per l’AVS? Se dunque la pillola dei costi dell’asilo e degli aiuti allo sviluppo ammontava a 7.2 miliardi nel 2015, immaginiamoci cosa succederà tra qualche anno nel caso in cui la sciagurata “riforma” che ci rende sempre più attrattivi per i migranti economici dovesse venire accolta il prossimo 5 giugno.

Decisioni non eseguite
In effetti con la riforma in votazione – quella che comprende l’avvocato gratis per tutti i finti rifugiati e le “espropriazioni facili” per creare nuovi centri asilanti – si pretende di voler “accelerare le procedure”. Ma come suona bene. Quello che non viene detto è che accelerare le procedure quando le decisioni negative non vengono poste in esecuzione e quindi i migranti economici respinti rimangono in Svizzera, non solo non fa diminuire il numero dei finti rifugiati presenti nel nostro Paese, ma lo fa aumentare in modo esponenziale. Nel 2015 su quasi 17’500 casi Dublino ne sono stati rinviati poco più di 2400. Gli altri 15mila? Ancora tutti da noi!

5000 posti riempiti in un “boffo”
Degne di nota le panzane che vengono raccontate a sostegno della riforma dell’asilo al proposito dei centri di registrazione. Attualmente la capienza di questi ultimi è di 1400 posti. La si vuole portare a 5000. Quindi 3600 posti in più, che dovranno essere realizzati di qualche parte, per la gioia dei futuri vicini (e c’è motivo di ritenere che non verranno creati nelle ville degli spalancatori di frontiere).

Si pretende che questo aumento sgraverebbe in modo importante i Cantoni dall’obbligo di fornire alloggi per migranti. Per bersela, bisogna essere caduti dal seggiolone da piccoli. Con arrivi annunciati di 50mila finti rifugiati per il 2016, è evidente che questi 5000 mila posti verranno riempiti in un boffo. E gli altri asilanti? Delle due l’una. O finiranno a carico dei Cantoni (come ora), oppure Berna realizzerà una pletora di nuovi centri federali. Non ci vuole il Mago Otelma per prevedere che accadrà un mix tra le due cose. Non per nulla la Confederazione si è creata, gettando nel water il tanto magnificato “Stato di diritto”, la possibilità delle espropriazioni facili per realizzare nuovi centri asilanti, facendo strame delle normali procedure edilizie. Perché? Perché la kompagna Sommaruga e compagnia brutta vogliono, evidentemente, privare i cittadini della possibilità di difendersi dall’arrivo, nel loro quartiere, di centinaia di finti rifugiati, per tre quarti giovani uomini soli, che causano grossi problemi di ordine pubblico: le statistiche federali (non quelle del Mattino razzista e fascista) dicono infatti che gli asilanti delinquono 5 volte di più dei residenti.

Come la mettiamo con gli abitanti dei quartieri che si vedranno appioppare i nuovi centri? Il valore degli immobili nelle vicinanze di tale strutture crollerà. Ma i proprietari non riceveranno alcun indennizzo (ci sono sentenze del Tribunale federale al proposito). E potranno ringraziare la kompagna Simonetta ed i partiti $torici!

Il 91,4% è in assistenza
Degli asilanti che arrivano in Svizzera, tre quarti sono giovani uomini soli (altro che famiglie, altro che donne e bambini: ed è inutile che la TV di sedicente servizio pubblico trasmetta immagini taroccate di famiglie, pensando di fare il lavaggio del cervello agli svizzerotti). I profughi sono una piccola percentuale. I siriani sono meno del 10% degli arrivi. Gli altri sono migranti economici. Basti pensare che il gruppo più rappresentato è quello degli obiettori di coscienza eritrei: giovanotti che non vogliono prestare il lungo periodo di servizio militare in patria (cannetta di vetro?). Il parlamento ed il popolo avevano deciso, con la precedente revisione dell’asilo, che questi signori non avevano diritto allo statuto di rifugiato. Ma ancora una volta la volontà popolare viene ignorata in nome delle frontiere spalancate. Sicché i finti asilanti eritrei restano in Svizzera. Ed il 91,4% di essi, ma tu guarda i casi della vita, è in assistenza. Poi magari però lorsignori tornano a trascorrere le vacanze in Eritrea, perché “lì è più bello”.

Infiltrazioni terroristiche
La nuova riforma dell’asilo servirà solo a renderci più attrattivi per i finti rifugiati. Non a caso è sostenuta a spada tratta dagli spalancatori di frontiere e da quelli che lucrano sul business dell’asilo. Il 5 giugno dobbiamo quindi votare un bel NO alla nuova legge sull’asilo. Se approvata, infatti, la nuova “riforma” (?) farà arrivare in Svizzera moltitudini di giovani uomini che:
– non scappano da alcuna guerra;
– sono socialmente e culturalmente incompatibili con la nostra realtà e
– rimarranno in assistenza a vita.
Questo significa che, in un futuro nemmeno troppo lontano, in Svizzera si creeranno dei ghetti di migranti economici con leggi e regole proprie. In sostanza ci metteremo in casa le banlieue parigine. E come la mettiamo con le infiltrazioni terroritische?
Ecco il bel futuro che ci prospettano la kompagna Sommaruga ed i fautori del multikulti!
Lorenzo Quadri
Riquadro 1:
“Accelerare le procedure quando le decisioni negative non vengono poste in esecuzione e quindi i migranti economici respinti rimangono in Svizzera, non solo non fa diminuire il numero dei finti rifugiati presenti nel nostro Paese, ma lo fa aumentare”.

Riquadro 2:
“Un conteggio che includa tutti gli oneri generati dal settore dell’asilo non è mai stato allestito. Si stima tuttavia che la fattura totale nel 2015 ammontasse a 4 miliardi di franchi, ai quali vanno aggiunti 3,2 miliardi per gli aiuti allo sviluppo. Per un totale, quindi, di 7,2 miliardi di Fr!”

Tabella 1)
Domande d’asilo 2010 – 2015 per 1000 abitanti
Spagna 0.72
Italia 4.00
Francia 5.69
Paesi Bassi 7.41
Danimarca 10.22
Germania 12.14
Norvegia 16.09
Svizzera 18.42
UE 28 (media) 6.46
In Svizzera sono state depositate il triplo delle domande d’asilo della media dei Paesi UE
Tabella 2
Costi diretti dell’asilo a livello federale (senza le spese di Cantoni e Comuni)

2014 916,9 mio Fr
2015 1209.3 mio Fr
2016 1825, 0 mio Fr
2017 2200.0 mio Fr
2018 2420.0 mio Fr

Nel 2018 i costi saranno il doppio di quelli del 2015!

Consiglio federale: ve le diamo noi le “misure di stabilizzazione” a danno degli svizzeri. Prima di tagliare sui contadini, si tagli sull’asilo

Il Consiglio federale, nell’ambito delle sue misure di risparmio – che in burocratese spinto vengono chiamate “piano di stabilizzazione” – vuole tagliare mezzo miliardo dal credito per l’agricoltura per il periodo 2018 – 2021. La notizia ha suscitato le comprensibili ire del mondo contadino. Del resto i contadini svizzeri non producono “solo” generi alimentari ma curano anche il territorio.
In effetti, se bisogna far quadrare i conti della Confederazione, prima di tagliare sui contadini svizzeri o su altre categorie di cittadini elvetici (ad esempio sui pensionati o sugli automobilisti) ci sono ben altri settori su cui si può risparmiare alla grande.

Asilo e aiuti all’estero
Ad esempio nell’ambito dell’asilo e degli aiuti allo sviluppo, il cui costo totale (tra Confederazione, Cantone e Comuni) è stimato superiore ai 7 miliardi annui. Solo a livello federale e unicamente per l’asilo, la spesa per l’anno di disgrazia 2016 sarà vicina ai due miliardi.
E’ chiaro che qualcosa non torna: si mandano miliardi ai paesi in via di sviluppo, però poi ci troviamo confrontati con migrazioni di popoli da queste regioni verso Stati europei scelti a seconda della generosità delle loro prestazioni sociali. Ma allora vuol dire che questi aiuti non servono ad un tubo.

Finti asilanti
Inoltre è noto che la “strategia” (se così si può chiamare) della kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga non consiste certo nell’impedire ai finti rifugiati di arrivare in Svizzera, abusando della nostra tradizione umanitaria che viene trasformata in qualcosa di completamente diverso, ossia in una scorciatoia per l’immigrazione illegale. Al contrario: vuole farne arrivare sempre di più per poi spendere paccate di soldi pubblici, calpestando anche i diritti dei cittadini (espropriazioni facili) per alloggiarli. Ed infatti i costi dell’asilo stanno letteralmente esplodendo. Se invece si chiudessero le frontiere…

Aiuti all’estero
Poi c’è la questione dei contributi di coesione all’UE. Il grosso è già stato versato, ma ci sono ancora delle pendenze. E’ evidente che questi contributi vanno versati solo ai paesi che, posti ai limiti dello Spazio Schengen, proteggono i propri confini e quelli di Schengen tramite muri e recinzioni, offrendo così un servizio anche a tutti gli altri stati membri. Come si vede, prima di andare a tagliare sui contadini svizzeri, o sull’AVS, ci sono ben altri margini di risparmio.
Lorenzo Quadri

Il governatore farebbe meglio a creare posti di lavoro per i suoi concittadini. Casellario e fiscalità dei frontalieri: Maroni sbrocca

Ma che strano, il governatore della Lombardia Roberto “Bobo” Maroni continua a fare i capricci sui rapporti con il Ticino. All’esponente della Lega Nord (almeno di nome, perché di fatto sembra di sentire le fregnacce di un kompagnuzzo del PD) non va bene niente.

Non va bene il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Perché evidentemente i frontalieri dovrebbero, se l’accordo venisse ratificato, pagare più tasse (ma parecchie di più): pagherebbero come gli italiani che vivono e lavorano nel Belpaese, e non si capisce proprio come questo possa essere motivo di scandalo. Scandalosa è semmai la situazione attuale. E non va bene perché – adesso se sono accorti, gli amici d’Oltrefrontiera – salteranno i famosi ristorni. Ma tu guarda che pretese. Oltre alle maggiori entrate fiscali si vogliono pure i ristorni. E i ticinesotti? Secondo l’illuminata visione maroniana, dovrebbero continuare a farsi invadere da frontalieri e padroncini, con tutte le conseguenze del caso, e rimanere con la Peppa Tencia in mano. Tanto, pensano nella Penisola, sono svizzeri; e quindi sono abituati a calare le braghe. Naturalmente le liste nere e grigie restano in vigore. E le frontiere italiane rimangono sbarrate alle ditte ticinesi che volessero provare a lavorare nel Belpaese.

A proposito, ve le ricordate le promesse dell’allora presidente PLR Fulvio Pelli ai tempi della votazione sui bilaterali? “Grazie alla libera circolazione, i giovani ticinesi potranno andare a lavorare a Milano”. Come no.

Quindi, si conferma quanto abbiamo detto fin dall’inizio: i nuovi accordi fiscali con l’Italia sono nati morti. Sarà il Belpaese ad affossarli per motivi di politica partitica: chi aumenta le tasse ai frontalieri perde le elezioni in Lombardia.

 

Malumori di chi?

Ma il buon Maroni è tornato pure a sbroccare contro la richiesta del casellario giudiziale, strillando alla vessazione e alla discriminazione. “Queste misure – ha detto – causano malumori tra i lavoratori italiani”. Ah sì? E a noi cosa ce ne frega? Lo sa Maroni il malumore che causa ai lavoratori ticinesi l’invasione quotidiana di frontalieri, padroncini e distaccati (che naturalmente arrivano da noi uno per macchina)? Lo sa Maroni il malumore, e soprattutto il pericolo, che causa lo “sbarco” in Ticino di frotte di pregiudicati italiani, tra cui anche persone pericolose? Tutta “foffa” che, senza la richiesta del casellario giudiziale, dovremmo accogliere alla cieca – come tanto piace alla kompagna Simonetta Sommaruga – senza poi nemmeno riuscire ad espellere: infatti la partitocrazia spalancatrice di frontiere viene colpita da attacchi di delirium tremens solo a sentire il termine “espulsioni”.

La richiesta del casellario giudiziale ha già permesso di impedire che 33 stranieri pericolosi si installassero in Ticino. A ciò si aggiunge il numero, ignoto ma certamente assai più elevato, di quelli che, sapendo del casellario giudiziale, hanno rinunciato a chiedere un permesso B o G.

 

Ci vogliono barriere

Caro Maroni, la questione è molto semplice: per sopravvivere il Ticino ha bisogno di barriere con l’Italia. Tu invece vorresti che il nostro Cantone continuasse ad essere riserva di caccia (o “valvola di sfogo”, come hanno pudicamente scritto i vostri quotidiani) per cittadini ed aziende lombarde confrontate con la catastrofica situazione occupazionale ed economica del Belpaese. Naturalmente a tutto danno delle persone residenti.

Sicché, caro Maroni, invece di sbroccare contro il Ticino che adotta delle misure di stampo leghista per tutelare il proprio territorio – cosa che, se tu fossi davvero un leghista, dovresti comprendere e condividere – faresti meglio a creare in Lombardia opportunità di lavoro per i tuoi concittadini e le tue aziende. Ma è di certo più facile inveire contro gli svizzerotti. Tanto più che questi ultimi, grazie all’inettitudine del loro governo nazionale, sono ormai diventati il punching ball di tutta Europa.

 

Vogliamo essere ottimisti

Visto che vogliamo essere ottimisti, caro Maroni, consideriamo le tue recenti esternazioni come delle semplici (e poco originali) “boutade” per attirarti i voti dei frontalieri e dei padroncini. Perché, se davvero tu pensassi che sul casellario giudiziale – o su altre misure, presenti e soprattutto future, a tutela della sicurezza e del mercato del lavoro ticinese – ci potrà mai essere una retromarcia a seguito delle tue sbroccate, ci sarebbe di che preoccuparsi.

Detto in una semplice frasetta: non si retrocede di un millimetro!

Lorenzo Quadri

 

Imam estremista all’inaugurazione del tunnel AlpTransit Gottardo: una vergogna. Peccato d’ingenuità? No, bisogna proprio essere scemi

AlpTransit non comincia di certo col piede giusto. Prima si “scopre” (in realtà lo si sapeva fin dall’inizio, visto che i nostri vicini a Sud un po’ li conosciamo) che i contribuenti svizzerotti devono finanziare con 280 milioni di Fr (e scusate se sono pochi) il cosiddetto corridoio di 4 metri in Italia. In sostanza si tratta di alzare il profilo delle gallerie ferroviarie italiane sugli accessi ad AlpTransit, altrimenti non si può effettuare il tanto agognato trasbordo delle merci dalla strada alla ferrovia, perché i tunnel sono troppo bassi per i vagoni che trasportano i container.

 

Come a Versailles

Poi salta fuori che il prossimo inizio giugno, per l’inaugurazione del traforo AlpTransit Gottardo, si spenderanno 15 milioni di Fr, e paga pantalone. Paga per cosa? E’ evidente che la maggior parte della spesa servirà a finanziare il sollazzo dei 1100 vip o presunti tali invitati all’evento. Le signorie loro si strafogheranno coi famosi stuzzichini preparati dalla ditta di catering lucernese (in barba alla concorrente ticinese che aveva presentato un’offerta più conveniente ma che è stata scartata con motivazioni inconsistenti). La situazione mette a disagio. Ricorda da vicino la Versailles dell’Ancien régime: il popolo fa la fame per finanziare le feste di corte. Sappiamo tutti com’è andata a finire.

Che per dar lustro all’opera sia necessaria la presenza di personaggi quali il premier italiano non eletto Matteo Renzi, il bietolone Hollande destinato a sicura trombatura al prossimo appuntamento con le urne, o l’ “Anghela” Merkel che spalanca le porte dell’Europa all’invasione dei finti rifugiati, non sta scritto da nessuna parte. E’ la solita fetecchiata provincialista del “noi non valiamo niente, per fare bella figura dobbiamo rivolgerci all’estero”.

 

“Andate in bici”

Quale valore aggiunto porterà mai la festa per l’ “élite” pagata dal contribuente? Nessuno. E forse che Italia, Francia e Germania hanno partecipato ai costi della realizzazione di AlpTransit? Manco per sogno. Il conto pesa tutto sul groppone degli svizzerotti. Che, come visto, pagano anche lavori – e che lavori – in Italia. E il premier non eletto Renzi non sa nemmeno dove si trova il San Gottardo.

Naturalmente, a causa dell’inaugurazione “del secolo”, la Leventina resterà blindata, come da comunicato degli scorsi giorni. Gli abitanti sono stati invitati a “spostarsi in bicicletta” (sic!). Bene: così, grazie alle manie di grandeur, l’opera comincerà fin dall’inizio ad attirarsi le maledizioni della popolazione locale.

 

L’imam “non moderato”

Ma naturalmente non poteva mancare la cappellata somma, compiuta, ancora una volta, in nome del politikamente korretto: invitare un imam ai festeggiamenti, lasciando fuori il rappresentante della Chiesa protestante. In sostanza i geniali organizzatori hanno pensato bene di invitare un abate cattolico, un rabbino e un imam. E’ evidente l’intento squallidamente multikulti: mettere sullo stesso piano il religioso cristiano e quello musulmano. Solo che i due non sono per nulla sullo stesso piano, dal momento che questo è un paese cristiano da 1500 anni, costruito (come tutto l’Occidente) su valori giudaico-cristiani e non su precetti coranici. L’invito all’imam è dunque l’ennesima ottusa genuflessione ad una religione estranea al nostro paese ed ai nostri valori, che non ha alcun titolo per essere presente ad un evento quale l’inaugurazione di AlpTransit.

Non ancora contenti, i geniali organizzatori di sollazzi faraonici sono riusciti a chiamare un imam in odore di estremismo, tale Bekim Alimi. Un gruppo di deputati ticinesi in Gran Consiglio, capitanato da Fabio Schnellmann, tramite atto parlamentare ne ha evidenziato le improponibili frequentazioni con religiosi (?) che sostengono l’ISIS, rispettivamente con il presidente del Consiglio centrale islamico Svizzero, tale Nicolas Blancho: uno che va in giro a dire che bisogna introdurre la sharia e che è giusto picchiare le donne.

 

Bisogna essere scemi

L’ente pubblico continua a dare spazio e visibilità ad individui legati all’estremismo islamico e potenzialmente pericolosi. Lo fa la SSR foraggiata con il canone più caro d’Europa, che insiste nell’ invitare Blancho, dandogli così l’opportunità di diffondere i suoi deliranti messaggi con i nostri soldi. Adesso ecco che, tramite l’inaugurazione di AlpTransit, sempre l’ente pubblico regala un palcoscenico (e che palcoscenico!) ad un sospetto integralista islamico. Così facendo, si conferisce legittimità ed autorevolezza a chi nega i nostri valori e le nostre libertà: evidentemente, questi ultimi vanno rottamati; “bisogna aprirsi”, che diamine! Magari se si aprissero gli occhi prima di aprire le frontiere, questo paese sarebbe messo un po’ meglio.

Invitare un imam sospetto estremista all’inaugurazione di AlpTransit Gottardo non è nemmeno questione d’ingenuità. Bisogna proprio essere scemi. Viste le circostanze, l’inaugurazione meriterebbe una diserzione di massa. Tanto per far capire da che parte sorge il sole.

Lorenzo Quadri

Gli svizzerotti si “aprono” anche ai TIR moldavi ed ucraini

Ennesimo regalo degli spalancatori di frontiere! Nevvero, kompagni ro$$overdi?

Un sentito ringraziamento alla Doris uregiatta che di questi tempi moltiplica le pescate

I partiti $torici continuano a svendere la Svizzera. La consigliera federale PPDog Doris Leuthard ha infatti sottoscritto un accordo di liberalizzazione con il ministro dei trasporto moldavo e quello delle infrastrutture ucraino che prevede la soppressione del contingente per i mezzi pesanti in transito tra Moldavia, Ucraina e Svizzera.

Le cappellate della Doris
Decisamente la Doris uregiatta in questo periodo moltiplica le cappellate. Dopo l’invito all’imam estremista all’inaugurazione di AlpTransit e contemporanea esclusione dei rappresentanti del popolo ticinese, a partire dal presidente del Gran Consiglio Fabio Badasci – invito di cui la capodipartimento non poteva non essere al corrente -, adesso arrivano le porte spalancate ai bisonti della strada moldavi ed ucraini.
Quindi i ticinesi, per le FFS e per la Doris targata PPD, contano meno dei fondamentalisti islamici. E adesso si cuccano pure i bisonti della strada moldavi ed ucraini, senza più alcuna limitazione: “bisogna aprirsi”!

L’articolo di Leuenberger
L’accordo con Moldavia ed Ucraina non è piaciuto ai kompagni ed ai Verdi che si sono affrettati a prendere posizione contro. Gli ecologisti hanno pure ricordato che “l’articolo 32 dell’accordo bilaterale sul traffico terrestre fra Svizzera ed Unione europea vieta espressamente l’introduzione di restrizioni quantitative per il traffico di transito e porta ad un’invasione di camion”. Poffarbacco! Ma come, non dovevano essere tutte balle della Lega populista e razzista?
L’invasione della Svizzera di camion stranieri in transito parassitario è l’ennesimo regalo della politica delle braghe calate nei confronti dell’estero.
E chi ha voluto gli accordi bilaterali, denigrando i contrari come razzisti e fascisti? Chi continua a difenderli ad oltranza, tentando – in perfetto accordo con i padroni delle ferriere – di fare il lavaggio del cervello agli svizzerotti con la panzana degli “accordi indispensabili”? Chi, solo a sentire la parola “contingenti”, diventa cianotico? Chi vuole addirittura portarci nell’UE? Risposta: sempre i kompagni ro$$overdi! E ci siamo forse dimenticati che i vituperati accordi bilaterali sul traffico terrestre sono stati “negoziati” e sottoscritti dal kompagno Moritz Leuenberger?

Pentecoste
Lo scorso martedì, dopo la Pentecoste, oltrefrontiera si sono messi a sbraitare scompostamente contro gli svizzerotti, rei di aver tenuto chiuse le dogane commerciali durante la festività provocando code nel Belpaese. Gli amici italici hanno pure invocato pressioni europee sulla Svizzera affinché l’incresciosa situazione (che non è certo una novità) venisse modificata d’imperio. Uhhhh, che pagüüüüraaa! Ma soprattutto: che tolla!
A parte che l’Italia, che nei nostri confronti è inadempiente su tutto, può solo tacere, poco ma sicuro è che, in caso di pressioni internazionali, la Doris e compari non mancheranno di inginocchiarsi come di consueto. Quindi invasione di TIR anche la Pentecoste, e anche di notte (vedi la balorda proposta del ministro delle Finanze Ueli Mauer di abrogare il divieto di transito notturno). Ma la $inistra è la prima a predicare la sottomissione a tutti i Dikat della fallita UE alla quale, come noto, ci vuole far aderire. Quindi per l’invasione di bisonti della strada con targhe azzurre, cominci ad incolpare se stessa!

Non siamo mica scemi
Adesso i kompagni tentano, pensando che la gente sia fessa, di inventarsi un nesso del tutto inesistente tra il traforo di risanamento del San Gottardo e la calata di braghe della Doris (PPD) davanti ai TIR moldavi ed ucraini. E no, cari $inistri: queste “aperture” ai bisonti della strada stranieri non c’entrano un piffero con il secondo tunnel, ma sono invece la diretta conseguenza della politica delle (appunto) “aperture” autolesioniste e della sottomissione compulsiva ai diktat stranieri. Una politica promossa in prima linea proprio dai kompagni, che denigrano i contrari come gretti, populisti e razzisti. E adesso hanno ancora il toupet di venire a fare le verginelle farneticando accuse contro il secondo traforo del Gottardo? Eh no kompagnuzzi, “non siamo mica scemi”: quelli che vogliono “aprirsi” ad oltranza – anche ai TIR esteri – siete voi. Ed ecco i risultati!
Lorenzo Quadri

La rapina in casa avvenuta a Pregassona è un primo segnale; in futuro sarà sempre peggio. Potenziamento della legittima difesa necessario più che mai

Ecco che le rapine in casa tornano “alla ribalta” della cronaca nera ticinese. L’ultimo episodio si è verificato un paio di settimane fa a Pregassona (quindi nemmeno a ridosso del confine). L’inquilino di un palazzo in via Bozzoreda ha aperto la porta e si è trovato faccia a faccia con il criminale, il quale l’ha picchiato, legato, ha svaligiato l’appartamento e si è dileguato. La vittima, a quanto pare, non ha riportato gravi ferite; naturalmente poteva andare molto peggio. Ma, se le ammaccature passano, la paura derivante dal non sentirsi più sicuri in casa propria è ben più persistente. La polizia, pur con tutto l’impegno, può solo intervenire “a posteriori”. Non può essere presente al momento del fatto.

Criminali stranieri
Da notare che il rapinatore, secondo la testimonianza della vittima, “parlava italiano con accento dell’est”. Ma guarda un po’: l’ennesimo delinquente straniero attivo in Ticino? Ma come, i criminali dell’est europeo che, grazie agli scriteriati allargamenti dell’UE, si insediano nella vicina Penisola e da lì entrano liberamente in Svizzera a delinquere non dovevano essere tutta una balla populista e razzista?

Allargamenti e ricatti
L’allargamento ad Est della libera circolazione delle persone ha un pernicioso effetto a catena. In Romania, ad esempio, si può ottenere facilmente un passaporto tramite sotterfugi. Altrettanto facile è falsificarne uno (soprattutto per chi è dedito alla delinquenza). Di conseguenza, oltre a quelli veri, ci sono anche i finti rumeni ad arrivare “in casa” degli svizzerotti. Senza che questi possano fare cip: si sono “aperti”!
A ciò si aggiunge la prospettiva di estendere lo spazio Schengen alla Turchia. Estensione del tutto illegale. Ma gli inetti di Bruxelles, incapaci di difendere i confini esterni dell’UE, si sono messi nella condizione di farsi ricattare persino da Erdogan e soci. Chiaro: se la priorità della fallita UE è la distruzione degli Stati nazionali democratici a favore di un governo (?) globale di funzionarietti mitomani da tre e una cicca e non eletti da nessuno, non si può che finire nella palta.
Adesso Ankara minaccia di tornare a spalancare le porte all’invasione dei rifugiati economici diretti verso i paesi della vecchia UE. Di conseguenza, Bruxelles “deve” calare le braghe e accondiscendere alla richiesta turca di poter accedere allo spazio Schengen senza visti. E disgraziatamente nello spazio Schengen ci siamo anche noi.

Paese del Bengodi
E’ evidente, lo abbiamo scritto più volte, che la Svizzera è il paese del Bengodi per pericolosi delinquenti stranieri che non hanno nulla da perdere: male che vada finiscono in carceri che, per i loro standard, sono come alberghi (si fanno anche i festini) e pertanto non hanno alcun effetto dissuasivo. In futuro la situazione non potrà che peggiorare. Non serve essere il Mago Otelma per prevederlo. Nel nord del Belpaese, le aggressioni nelle case hanno già raggiunto punte di frequenza e ferocia raccapricciante. In regime di frontiere spalancate e di devastante libera circolazione delle persone, ci illudiamo forse di rimanere immuni a lungo? Quanto avvenuto a Pregassona, dunque, non è che un “assaggio” di quello che ci aspetta.

Legittima difesa
Visto che la polizia non è né potrà mai essere onnipresente, due necessità si palesano.
La prima: che i cittadini si sappiano difendere da soli.
La seconda, conseguenza della prima: che la legislazione potenzi il diritto dei cittadini aggrediti al proprio domicilio alla legittima difesa.
L’iniziativa popolare cantonale “i cittadini non devono pagare i costi per una legittima difesa” è riuscita, le sottoscrizioni necessarie sono state consegnate a Palazzo delle Orsoline giovedì (ma chi avesse ancora delle firme le spedisca subito!). Questa iniziativa è un primo passo, forse modesto (il margine di manovra a livello cantonale è quello che è) eppure importante. Se i ticinesi dovessero accettare l’iniziativa in votazione popolare, il nostro Cantone farebbe ancora una volta da apripista. Questo potrebbe sensibilizzare anche altre regioni del paese, come è accaduto, ad esempio, con il divieto di Burqa. Si creerebbe così quella consapevolezza diffusa che è necessaria se si vuole riuscire a cambiare il Codice penale. Quest’ultimo va infatti riformato nel senso della depenalizzazione di chi, vittima di aggressione al proprio domicilio, si difende. Altre vie non se ne vedono.
Lorenzo Quadri

Finti asilanti, chi si difende e chi spalanca per tutti

Intanto il CF non vuole limitare le libere uscite degli “ospiti” dei centri di registrazione

Nel ridente comune argoviese di Oberwil-Lieli i cittadini hanno bocciato il preventivo, ribaltando in questo modo il rifiuto dell’assemblea comunale di stanziare 290mila quale tassa sostitutiva. Aprendo il borsello, il Comune paga per non dover accogliere asilanti. L’iniziativa viene giustificata anche come investimento per il futuro. Infatti in Svizzera interna spesso i costi dell’assistenza gravano integralmente sui Comuni (da noi invece il 75% viene pagato dal Cantone). E ad Oberwil Lieli non vogliono, nel caso gli asilanti dovessero rimanere, dei casi sociali che costerebbero molto di più di 290 mila Fr. Perché oltre la quasi totalità dei rifugiati che hanno ottenuto il permesso di rimanere in Svizzera sono a carico della collettività.

 

Espropriazioni facili

Il comune argoviese fa bene a difendere il proprio territorio da presenze indesiderate. Peccato che la Confederazione abbia invece imboccato la strada esattamente opposta. Infatti uno degli scopi principali della riforma dell’asilo in votazione il prossimo 5 giugno è proprio quello di impedire ai comuni, ed ai cittadini, di difendersi dalla creazione di nuovi centri di registrazione della Confederazione (come quello di Chiasso, per intenderci). Le espropriazioni facili previste nella legge su cui voteremo tra qualche settimana servono proprio a questo. Il dipartimento della kompagna Sommaruga deve essere libero di realizzare nuovi centri asilanti senza che nessuno gli metta i bastoni tra le ruote. Alla faccia, dunque, del tanto magnificato Stato di diritto. Altro che intoccabile: quando si tratta di “aprirsi” e di fare spazio ai finti rifugiati, anche lo Stato di diritto va a farsi benedire.

 

Pericolo per le donne

I finti rifugiati per tre quarti sono giovani uomini soli che non scappano da alcuna guerra. Tutti hanno vestiti alla moda e almeno uno smartphone. Questi giovani provengono da paesi con usanze e tradizioni completamente incompatibili con le nostre. Ad esempio per quel che riguarda il ruolo della donna, il suo comportamento ed il suo abbigliamento. Poi succedono i fatti di Colonia, che naturalmente non sono avvenuti solo a Colonia, ma anche in Svizzera. Del resto nel Belpaese perfino la ro$$i$$ima Lucia Annunziata ha scritto che queste migrazioni di massa verso i paesi UE sono un pericolo per le donne occidentali. Non solo per le donne, aggiungiamo noi, ma per tutta la società. Più numerosi saranno i finti rifugiati, più faranno ghetto. I migranti economici non saranno mai integrati, né socialmente e nemmeno finanziariamente: quindi tutti in assistenza a spese del contribuente. E magari anche a commettere reati. Vogliamo metterci in casa le “banlieues” parigine?

 

Chiudere gli occhi

Fingere di non vedere i problemi che questa vera e propria immigrazione di massa di uomini non integrabili provocherà nell’immediato e anche sul lungo termine, è semplice ipocrisia politikamente korretta. Un po’ come le fregnacce del presidente USA in scadenza Barack Obama, secondo cui l’ “Anghela” Merkel, quella che ha spalancato le porte della Germania provocando un disastro, sarebbe “dalla parte giusta della storia”. Uella! 1) Il signor Obama, malgrado l’arroganza Yankee, non è di certo nella condizione di decidere quale sia la parte giusta della storia; 2) Il signor Obama, prima di impicciarsi degli affari europei, cominci a portarsi negli USA qualche milione di finti rifugiati, poi ne riparliamo.

 

Libere uscite

La kompagna Simonetta Sommaruga vuole mantenere le frontiere spalancate e moltiplicare i centri asilanti tramite “espropriazioni facili”. Moltiplicare i centri asilanti significa moltiplicare i problemi.

Onde evitare altri fatti Colonia, chi scrive ha presentato al Consiglio federale una mozione con la richiesta di limitare le libere uscite degli asilanti dai centri di registrazione, specie durante i fine settimana. Infatti i migranti economici, come da ordinanza del Consiglio federale, possono stare fuori dai centri di registrazione dalle 9 di venerdì mattina alle 19 di domenica sera, e nel frattempo possono girare liberamente dove vogliono. Sabato sera è notte libera!

Naturalmente il Consiglio federale propone di respingere la mozione indicando che “nell’ambito dell’attuazione delle misure volte ad accelerare le procedure d’asilo, valuterà se occorre adeguare le disposizioni dell’ordinanza”. Non dice però in che senso intende adeguarle: vuole renderle più restrittive o magari, paradossalmente, addirittura più largheggianti? Sarebbe il “massimo”. Ma sarebbe in linea con la politica (?) Sommaruga: sempre più finti rifugiati e sempre più centri; naturalmente centri sempre più “aperti”!

Lorenzo Quadri

Anche il politikamente korretto può risparmiare. Il 5 giugno votiamo Sì all’iniziativa della “vacca da mungere”

La sicurezza è irrinunciabile solo quando si tratta di vessare gli automobilisti?

La politica, ed in particolare quella federale, da anni ci secca la gloria ad oltranza con un paio di concetti ricorrenti che a tutti i costi si vuole inculcare nelle zucche degli svizzerotti.

Il primo è il principio di causalità. Ovvero, chi causa un costo lo deve ripagare. Rispettivamente, chi usufruisce di una prestazione, deve passare alla cassa. Sembrerebbe la cosa più naturale del mondo. Quale pretesto più efficace di ciò che pare ovvio, dunque, per sdoganare principi ideologici e/o nuovi balzelli? Esempio classico, la tassa sul sacco. Peccato che poi, quando torna comodo, improvvisamente si pretende di far passare il messaggio esattamente opposto. E ci si aspetta pure che venga preso per buono. Ad esempio, il canone radiotv reso obbligatorio per tutti. Un’imposizione che grida vendetta. Mentre un servizio di base essenziale, di cui non si può fare a meno, come la raccolta e smaltimento rifiuti, viene finanziato a colpi di causalità antisociale, una prestazione superflua, legata al tempo libero, come la TV o la radio, viene fatta pagare anche a chi non ne usufruisce.

Causalità… quando?
Se il principio di causalità è la via da percorrere, allora questo deve valere anche in campo di imposta sugli oli minerali. Prelevato dagli utenti della strada, questo balzello dovrebbe servire per finanziare la strada. Cosa che invece adesso non accade, perché la metà dei proventi, per un ammontare annuo di circa 1.5 miliardi di Fr, finisce nelle casse generali della Confederazione. Però quando si tratta di effettuare migliorie nella rete viaria, si dice che mancano i soldi. Da notare che gli utenti della strada non sono solo gli automobilisti. Sono anche i mezzi pubblici, i ciclisti ed i pedoni. Se l’infrastruttura viaria è efficiente, tutti ci guadagnano. A cominciare dagli agglomerati urbani, oggi costantemente congestionati, e da chi ci vive.
E’ un po’ difficile, insomma, tentare di sdoganare il principio di causalità ad oltranza come pretesto per prendere dalle tasche della gente e negarlo quando si tratta invece di investire.

La sicurezza
Altro concetto con cui la politica si è riempita la bocca a più non posso: la sicurezza. Compresa quella stradale. In suo nome sono state introdotte le norme più astruse e deresponsabilizzanti. Più regole ci sono, più è probabile che vengano violate. Ecco dunque che si apre un mare sterminato di possibilità per sanzionare – e quindi per fare cassetta. Nasce quindi il sospetto, più che fondato, che la pletora di regole imposte all’automobilista venga creata apposta per avere delle possibilità di sanzione e di incasso. Ma subito si leva il coro scandalizzato dei politikamente korretti: ma quando mai, è tutto per la sicurezza, e la sicurezza vale pur qualche sacrificio, che diamine!

Solo divieti?
Ma la sicurezza stradale si ottiene solo bombardando gli automobilisti con obblighi e divieti, anche grotteschi? Oppure gli investimenti nella rete viaria – che è sempre più o meno la stessa, malgrado negli ultimi due decenni il traffico sia raddoppiato, anche per colpa dell’invasione di frontalieri e padroncini – darebbero alla sicurezza un contributo determinante?

Stranamente, la sicurezza diventa prioritaria quando si tratta usarla come pretesto per vessare e mungere chi usa l’automobile. Quando invece essa comporterebbe investimenti, per altro effettuati con soldi prelevati agli automobilisti, la musica cambia di colpo.
Ma è evidente che la sicurezza, come la morale del resto, non la si può invocare a senso unico, solo quando fa comodo.

Strade più sicure
L’iniziativa della “vacca da mungere”, in votazione il prossimo 5 giugno, permetterebbe di aumentare in modo sensibile la sicurezza sulle strade. Alle casse federali mancheranno 1.5 miliardi all’anno? Con i politikamente korretti diciamo: “La sicurezza vale pur qualche sacrificio”. Vuol dire che si risparmierà sugli aiuti all’estero (che non servono a nulla); sull’asilo (si foraggiano finti rifugiati e la ro$$a corte dei miracoli che vi gravita attorno); sui sussidi alla kultura autoreferenziale e senza pubblico; sugli aiuti agli immigrati nello Stato sociale; sulla burocrazia elefantesca che si inventa il lavoro per giustificare la propria esistenza; e via elencando.
Anche i settori politikamente korretti possono e devono rinunciare a qualcosa per la sicurezza delle strade. Mica solo gli automobilisti brutti e cattivi. Quindi, votiamo Sì all’iniziativa “per un equo finanziamento dei trasporti”.
Lorenzo Quadri

Sfera privata finanziaria, un bene da proteggere

Segreto bancario degli svizzeri: se non viene inserito nella Costituzione, sarà rottamato
L’iniziativa popolare denominata “Sì alla protezione della sfera privata” mira ad introdurre nella Costituzione federale la protezione dalla “sfera privata finanziaria”, ciò tramite la modifica dell’articolo 13 (Protezione della sfera privata).
Si tratta, in sostanza, di inserire il segreto bancario dei residenti in Svizzera nella Costituzione.

Il precedente
L’iniziativa è stata lanciata nel giugno del 2013, ma l’idea di mettere al sicuro il segreto bancario ancorandolo nella Carta fondamentale è precedente. Quattro anni prima infatti, su impulso di Giuliano Bignasca, la Lega dei Ticinesi lanciò un’iniziativa che chiedeva di inserire il segreto bancario in generale (quindi non solo quello degli svizzeri) nella Costituzione. Già allora si avvertivano infatti le avvisaglie delle pressioni internazionali – ipocrite, interessate, ed ammantate di finto moralismo – di cui la Svizzera sarebbe diventata bersaglio. Ma, soprattutto, era prevedibile l’intenzione della maggioranza politica di genuflettersi a tali pressioni.

Sufficientemente tutelato?
Tuttavia l’iniziativa promossa dalla Lega non riuscì a raccogliere le sottoscrizioni necessarie alla sua riuscita, poiché nessun partito nazionale la volle sostenere. L’argomento addotto fu il seguente: “il segreto bancario è già sufficientemente tutelato”. Quanto fosse “sufficientemente tutelato” lo ha dimostrato la cronaca successiva. Infatti è stato smantellato senza contropartita. Quei paesi, a cominciare dagli USA, che sono partiti all’assalto della piazza finanziaria svizzera (con l’ovvio scopo di indebolirla a proprio vantaggio), da parte loro non si sono nemmeno lontanamente sognati di creare, in casa propria, quella trasparenza che hanno invece imposto ad altri col ricatto. Sicché gli Stati Uniti sono oggi il più grande paradiso fiscale del mondo. Però, chissà come mai, non finiscono su nessuna lista nera o grigia redatta da servili organizzazioni internazionali prive di legittimità democratica.

Inversione di rotta
Nel mentre che si consumava, senza resistenza alcuna, la capitolazione sulla privacy bancaria dei clienti esteri, quelle stesse forze politiche borghesi secondo le quali introdurre il segreto bancario nella Costituzione sarebbe stato un atto inutile in quanto “la tutela attuale è sufficiente”, si sono prodotte nel più classico dei salti della quaglia. Un’operazione che, nel concreto, ha assunto la forma di un copia-incolla. Hanno dunque ripreso e rimaneggiato l’iniziativa leghista, quella che avevano irriso solo qualche anno prima, riproponendola nel tentativo di salvare quella parte della privacy finanziaria che ancora non era stata irresponsabilmente rottamata.
IL CF non convince

Inutile dire che il Consiglio federale si è espresso negativamente sull’iniziativa. Non ha nemmeno ritenuto di proporre un controprogetto. Le sue motivazioni però non convincono. Gli argomenti sollevati sono sostanzialmente due. Il primo è quello già sentito – e già clamorosamente smentito dai fatti: ossia che la tutela attuale “è sufficiente”. Il secondo è che una norma di questo genere potrebbe provocare problemi (?) a livello internazionale. Questa seconda giustificazione è certamente più realistica della prima. Rimane però inaccettabile: mette nero su bianco la manifesta inclinazione del Consiglio federale ad inginocchiarsi alle pressioni estere ancora prima che vengano formulate.

Sotto attacco
L’iniziativa “Sì alla protezione della sfera privata” è necessaria. L’ex Ministra delle finanze Widmer Schlumpf, dopo aver dichiarato pubblicamente che “il segreto bancario per gli svizzeri non è in discussione” ha tentato di farne passare l’abolizione in Consiglio federale. Non ci è riuscita e, nel frattempo, non siede più in governo. Tuttavia non mancheranno altri tentativi. Uno è già arrivato a fine aprile. In occasione della sessione speciale del Consiglio nazionale, il PSS ha infatti tentato di intrufolare tra gli obiettivi della legislatura 2015 -2019 anche l’abolizione del segreto bancario per gli svizzeri. Pure questo tentativo è andato a vuoto. Ma per quanto?

Uno spiraglio?
Eppure qualche segnale positivo c’è. Nelle scorse settimane, la Commissione dell’Economia e dei Tributi del Consiglio nazionale si è espressa a favore di un controprogetto diretto all’iniziativa per la protezione della sfera privata, con sempre l’obiettivo della tutela costituzionale del segreto bancario degli svizzeri. Questa è sicuramente un’evoluzione positiva. Anche se, è chiaro, l’ultima parola spetterà al popolo. Il quale, c’è da sperarlo, non si farà abbindolare dalle rassicurazioni farlocche del Consiglio federale.
Lorenzo Quadri

Migranti economici e terrorismo: finalmente se ne parla

I polacchi tirano fuori gli attributi: basta asilanti dopo gli attentati in Europa

Finalmente qualcuno parla senza peli sulla lingua del nesso tra migranti economici e terrorismo. La Polonia, Stato membro UE, ha dichiarato che non accetterà più asilanti dopo i recenti attacchi terroristici in Europa, poiché rappresentano una minaccia per la sicurezza. In effetti, l’immigrazione di milioni di giovani uomini soli, in arrivo da paesi i cui modi di vita sono incompatibili con quelli europei, e che mai si integreranno, né socialmente né economicamente (tutti in assistenza) rappresenta già un pericolo anche senza bisogno di “scomodare” il terrorismo. A ciò si aggiunge la realtà della minaccia terroristica, visto che l’ISIS controlla i barconi e infiltra i propri uomini tra i finti rifugiati. Il pericolo è particolarmente grave per la Svizzera, la cui intelligence è imbrigliata in una base legale da età della pietra. Però i kompagni spalancatori di frontiere, quelli che ci vogliono riempire di migranti economici, hanno lanciato il referendum contro la nuova legge sui sistemi informativi. Perché la privacy dei sospetti terroristi islamici (ovviamente tutti stranieri o al massimo svizzeri di carta) va tutelata, che diamine! Mica come quella degli svizzerotti che hanno depositato qualche spicciolo in banca e che dunque vanno criminalizzati…

Cristiani perseguitati
La Polonia dunque, a tutela della propria sicurezza interna, non accetterà più finti rifugiati considerato il rischio, assai concreto, che tra essi si possano nascondere dei fondamentalisti islamici. Sul fatto che l’estremismo musulmano sia ampiamente diffuso e profondamente radicato tra i finti rifugiati, non ci piove: proprio nei giorni scorsi sei ONG hanno denunciato le persecuzioni e le violenze subite dai cristiani nei centri asilanti, ad opera di migranti musulmani. Questi giovanotti che infieriscono sui cristiani vorrebbero venire a vivere (facendosi mantenere) da paesi cristiani. Per immaginare che questi signori abbiano anche solo una mezza intenzione di integrarsi, bisogna essere caduti dal seggiolone da piccoli. Ma questo è proprio il caso dei “nostri” buonisti-coglionisti, campioni d’intolleranza, sempre pronti a scagliarsi con insulti e denigrazioni contro chi osa non pensarla come loro.

La sicurezza vale
Bisogna dire che questi paesi dell’Europa dell’Est cominciano a starci simpatici. L’Ungheria costruisce i muri sul confine, la Polonia rifiuta di farsi appioppare asilanti dai funzionarietti di Bruxelles. Evidentemente in questi paesi la sicurezza interna viene prima delle aperture politikamente korrette. A ragione il governo polacco sottolinea che i perseguitati, quelli veri, vanno aiutati a casa loro, o in paesi vicini. Perché il diritto d’asilo implica la protezione e non l’immigrazione. Dunque, non ha nulla a che vedere con l’immigrazione in massa in un’Europa ormai alla frutta di giovani uomini che non scappano da alcuna guerra, ma cercano solo migliori prospettive economiche.

Spiace, per contro, che l’Austria abbia calato le braghe sulla barriera sul Brennero, cedendo ai ricatti di Bruxelles e ai piagnistei ipocriti del premier italiano non eletto Matteo Renzi. Vogliamo però essere ottimisti e immaginare che la recinzione al Brennero sia solo rimandata. Perché è ora che i confini tornino ad essere una cosa seria.

No il 5 giugno
Inutile sottolineare quanto sia stridente l’atteggiamento di una Polonia o di un’Ungheria, che riconoscono il valore della sicurezza interna, paragonato a quello delle Sommarughe di turno, secondo le quali la sicurezza dei cittadini non solo non è un valore, ma è un retaggio razzista e fascista. Come razzisti e fascisti sono, automaticamente, quelli che la difendono. E visto che la nuova riforma sull’asilo, su cui voteremo il 5 giugno, è fatta da Sommaruga e compagnia brutta, è chiaro a tutti che non si tratta affatto del necessario giro di vite nella politica svizzera d’asilo, ma proprio del contrario.
Lorenzo Quadri

Ma grazie al moltiplicatore cantonale prima o poi il giochetto riuscirà. Bertoli voleva aumentare le tasse, ma gli è andata buca

Ma guarda un po’! Il kompagno Manuele “bisogna rifare il voto del 9 febbraio” Bertoli (quello che accusa i ticinesi “chiusi e gretti” di non essere abbastanza accoglienti con gli stranieri, e infama il nostro Cantone con paragoni con il Sudafrica dell’Apartheid) al comitato cantonale P$ ha espresso le proprie perplessità sulla manovra da 185 milioni del Consiglio di Stato. Le perplessità sulla manovra sono evidentemente legittime. Anche in Via Monte Boglia ce ne sono parecchie, anche se “probabilmente” le motivazioni sono differenti. Interessante però l’outing del direttore del DECS al comitato cantonale $ocialista. Bertoli ha dichiarato di aver proposto al governo un ritocco verso l’alto (?) del moltiplicatore cantonale d’imposta, incontrando però l’opposizione dei colleghi di governo (e ci sarebbe mancato altro…).

Il chiodo fisso
Già all’indomani della votazione sul moltiplicatore cantonale – la Lega era l’unica forza di governo ad essere contraria – Bertoli non aveva nascosto che gli sarebbe piaciuto tanto-tanto poter usare il giocattolo nuovo per mettere le mani nelle tasche dei contribuenti aumentando le imposte.

Visto che la competitività fiscale del Ticino è già a ramengo, e il borsello dei contribuenti pure, aumentare il moltiplicatore cantonale è proprio l’ultima cosa da fare. Ma si sa che a $inistra hanno il chiodo fisso…
E dato che il giocattolo per aumentare le tasse, ovvero il moltiplicatore cantonale, c’è, è evidente che prima o poi verrà anche utilizzato. La storiella, pure ampiamente sentita ai tempi della votazione sul tema, del “creiamo lo strumento ma poi non lo utilizziamo” fa letteralmente ridere i polli. Tra l’altro: è la stessa panzana che ci vengono a raccontare i partiti $torici in vista della nuova legge sull’asilo al proposito delle espropriazioni facili per costruire nuovi centri d’accoglienza per migranti economici: “le espropriazioni facili ci saranno, ma nessuno se ne servirà”, fanfaronano lor$ignori. Ma chi si chi pensa di prendere per il lato B? La storia si ripete, i trucchetti da tre e una cicca anche. Vediamo di non cascarci.

Grazie partiti $torici
Lo ribadiamo: il moltiplicatore cantonale prima o poi verrà usato, data l’incapacità della politica di controllare la spesa pubblica. E chi l’ha voluto? PLR, PPD e naturalmente P$. L’allora ministra delle finanze PLR Laura Sadis ne era entusiasta promotrice. E adesso lo stesso partito liberale (?), che sostiene anche gli aumenti delle stime immobiliari e la decurtazione delle deduzioni per le spese di trasferta professionale, pensa di essere credibile mentre si spaccia per paladino del “basta tasse”? E tutto per avversare la tassa di collegamento che non graverà sui cittadini bensì su 194 grandi generatori di traffico. I quali però, è ormai comprovato, “schiacciano gli ordini” in casa PLR, dove contano più del gruppo parlamentare e più del Consigliere di Stato messi assieme.
Lorenzo Quadri

Grazie alla libera circolazione e alla partitocrazia spalancatrice di frontiere. Ingrandiamo la Stampa per i criminali stranieri

E naturalmente il conto lo pagano i ticinesotti, quelli che il direttore del DECS kompagno Manuele “bisogna rifare il voto del 9 febbraio” Bertoli infama con paragoni con il Sudafrica dell’Apartheid perché non sarebbero sufficientemente accoglienti nei confronti degli stranieri

Anche alla Stampa ci sono le liste d’attesa. Come negli alberghi più gettonati.
Il penitenziario cantonale registra il tutto esaurito, così come il carcere giudiziario de La Farera. La Stampa ha raggiunto la sua massima capacità già da un anno, e alla Farera sono rinchiuse 60 persone a fronte di una capienza normale di 50 posti.

Più posti
A fronte del tutto esaurito si pone il tema dell’ampliamento delle strutture carcerarie. Inizialmente il Cantone pensava alla costruzione di quattro nuovi stabili per un investimento totale di 180 milioni: non ancora un LAC, ma quasi… Poi si è saggiamente optato per una più modesta ristrutturazione dell’esistente, con aumento della capienza di 30 posti, per un costo di 50 milioni. Che comunque non sono noccioline.

Necessari per chi?
Ci troviamo dunque confrontati con la prospettiva di importanti investimenti da dover finanziare. Cosa li rende necessari? Risposta: i delinquenti stranieri. Infatti fino all’80% degli ospiti della Stampa non ha il passaporto rosso. Non esiste uno straccio di scusante che possa giustificare una percentuale tanto astronomica. Anche se i politikamente korretti spalancatori di frontiere, che non temono il ridicolo, tentano di arrampicarsi sui vetri con argomenti assurdi, quali il “maggior pericolo di fuga dei delinquenti stranieri”.

Informazione a senso unico
La realtà incontrovertibile è invece una sola, piaccia o non piaccia: che ci siamo riempiti di delinquenza d’importazione. Al proposito è curioso osservare che il Ministero pubblico argoviese, nel suo comunicato sul mostruoso pluriomicida di Rupperswil, ha indicato che si tratta di “cittadino svizzero senza passato migratorio”. Come mai il Ministero Pubblico ha sentito il bisogno di precisare queste circostanze? Un’idea ce l’avremmo; però, essendo notoriamente razzisti e fascisti, la teniamo per noi.

In Ticino non sempre la magistratura e la polizia sono altrettanto solerti nell’indicare la nazionalità degli autori di reati. Già vari anni fa, ad una precisa richiesta di fornire indicazioni in tal senso, il CdS ha risposto picche. Al massimo si distingue (e nemmeno sempre) tra svizzeri e stranieri. Dove il concetto di “svizzeri” include anche i “naturalizzati di fresco”.

La distinzione non è sufficientemente precisa e non si capisce quale controindicazione ci possa essere nel rivelare la nazionalità di persone che commettono reati – trattandosi di un’informazione che di certo non rientra nella sfera privata delle persone – se non quella di tentare di nascondere che, troppo spesso, le nazionalità dei delinquenti attivi su suolo ticinese sono sempre le medesime: poche e ricorrenti.

Una volta fuori…
Dei 50 milioni di Fr necessari per ampliare il carcere della Stampa, 40 (l’80%) li spendiamo per i delinquenti stranieri. La criminalità d’importazione, per la quale possiamo ringraziare la libera circolazione delle persone e le frontiere spalancate, non crea solo evidenti problemi di sicurezza quando è “operativa” sul territorio. Crea problemi – e ingenti costi – anche una volta che è stata individuata. E dopo che il detenuto “non patrizio” ha scontato la pena, che succede? Visto che la partitocrazia e l’élite politikamente korretta (altro che “società civile”) non vogliono l’espulsione dei delinquenti stranieri, gli ex carcerati sprovvisti di passaporto rosso li manteniamo in assistenza. E’ evidente infatti che tutta questa “brava gente” un lavoro non lo trova, ammesso e non concesso che lo cerchi. Questo nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore, i pregiudicati recidivano.

Casellario provvidenziale
Visto che grazie alla combinazione di frontiere spalancate e mancata espulsione di delinquenti stranieri – combinazione per la quale possiamo ringraziare PLR, PPD e P$ – dobbiamo anche spendere paccate di milioni per ingrandire le carceri, ci vuole già un bel coraggio a negare, come si ostina a fare qualcuno a Berna, l’utilità della richiesta dell’estratto del casellario giudiziale. Una prassi, introdotta dal ministro leghista Norman Gobbi, che ci ha permesso di evitare l’arrivo in Svizzera di almeno 33 stranieri con gravi precedenti penali e potenzialmente pericolosi. Una cifra a cui però vanno aggiunti tutti gli altri pregiudicati che, sapendo del casellario, hanno rinunciato a chiedere a un permesso B o G.
Lorenzo Quadri