La Brexit spazza via anni di lavaggio del cervello sull’integrazione europea. Quelli che “hanno perso tutto in una notte”

Oltre, ovviamente, alla fallimentare Unione europea ormai avviata sulla via della rottamazione, il trionfo della Brexit ha un’altra grande perdente: la stampa di regime.

In effetti, basta dare un’occhiata sui media nostrani per rendersi conto che non c’è un solo articolo, commento, elzeviro o notula a sostegno della Brexit. Non sia mai! Bisogna demonizzare a tutto campo!

E’ normale: i soldatini mediatici degli spalancatori di frontiere non possono che scrivere peste e corna del voto inglese. Perché questo voto cancella, in un sol colpo, anni di tentativi di lavaggio del cervello all’indirizzo degli svizzerotti. Si è suonata ad oltranza la manfrina dell’avvicinamento (=sottomissione) all’UE  doveroso, ineluttabile, necessario. In caso contrario? Le porte dell’inferno si spalancheranno sotto i nostri piedi di razzisti e xenofobi! Si è divisa la politica – e dunque la popolazione –  in due categorie: da un lato gli illuminati, i buoni, gli “aperti” che vogliono l’integrazione nella fallita UE; dall’altro i retrogradi, beceri e razzisti che non la vogliono. Ebbene, una storica notte di fine estate ha messo brutalmente fine al bieco giochetto.

Dogma farlocco

Il voto sulla Brexit ha spazzato via il dogma farlocco dell’ “integrazione europea ineluttabile”. Altro che dogma: era una fregnaccia, ed i fatti lo dimostrano. L’UE non è il Vangelo. Non solo non è necessario farsi fagocitare; addirittura chi è dentro – e non da ieri, ma come Stato fondatore – può uscirne. In una notte si è consumata la rivoluzione. Per gli spalancatori di frontiere politikamente korretti è un vero sacrilegio. Da qui le reazioni isteriche dei soldatini dell’UE – compresi quelli mediatici. Erano sicuri che la Brexit avrebbe fallito. Hanno fatto di tutto e di più per denigrarla e per diffamarne i promotori. Erano certi che nessuno avrebbe osato sfidare le minacce, i ricatti (economici e morali), i catastrofismi degli eurolecchini (e di quei padroni del vapore che, con le frontiere spalancate, si fanno gli attributi di platino speculando sulla manodopera straniera a basso costo). Ed invece è successo l’impensabile.

Persa anche la faccia

Sicché all’ira degli spalancatori di frontiere, al loro astio nei confronti del popolo bestia che vota sbagliato, al genuino schifo che costoro provano nei confronti della democrazia che osa smentirli, si aggiunge la necessità pressante di salvare la faccia.  O almeno di provarci. Il risultato non poteva che essere il festival dell’isterismo mediatico contro la Brexit. Si fa a gara a chi la spara più grossa. Parola libera ai tutti gli esperti da tre e una cicca, soldatini al servizio della partitocrazia, che, non avendo evidentemente imparato nulla dalla clamorosa batosta, credono ancora di poter spaventare ed intimidire i lettori: I dossier elvetici finiranno nel cassetto! Rapporti con l’UE più difficili! La nebbia sulla manica! Mancava solo “la fine del mondo è vicina!”. Questi sono alcuni dei titoli del flauto barocco che si potevano leggere sulla stampa del “day after”. Non è certo solo un fenomeno svizzero. Il Corriere della Sera, ad esempio, era pari-pari. Sulla radiotelevisione di sedicente servizio pubblico, nelle cui redazioni la Brexit ha provocato il travaso di cisterne di bile, si può giusto stendere un velo pietoso (anzi un “burqa pietoso” che certamente, in quegli ambienti, è più apprezzato).

Mentre Calmy Rey…

Per quel che riguarda la situazione in Svizzera, tra tutte le starnazzanti minacce dei politicanti euroturbo (per la serie: svizzerotti, non osate rallegrarvi per la Brexit! E soprattutto: non osate neanche immaginare di poter anche voi uscire dalla sudditanza nei confronti degli eurobalivi in cui vi abbiamo cacciati per il nostro interesse!) spicca in positivo la posizione dell’ex ministra degli esteri Micheline Calmy Rey: che è una kompagna, mica una leghista populista e razzista. Calmy Rey non si è fatta problemi nello sbugiardare gli attuali consiglieri federali dicendo che la Brexit sarà positiva per la Svizzera. Certo che lo sarà: perché gli eurobalivi dovranno abbassare la cresta con tutti. E anche con noi.

Non è il solo

Del premier britannico dimissionario David Cameron si è scritto che “ha perso tutto in una notte”. Non è mica il solo. Anche molto più  vicino a noi c’è chi in una notte ha perso forse non “tutto”, ma la faccia e la credibilità di sicuro. Vero, stampa di regime?

Lorenzo Quadri

“Prima i nostri”: la partitocrazia sabota la preferenza indigena. Ma i cittadini ticinesi non si faranno uccellare

Sicché la partitocrazia in Gran Consiglio vuole azzoppare l’iniziativa “prima i nostri”, lanciata dall’Udc Ticino, tramite un controprogetto farlocco. Perché farlocco? Perché trasforma la precedenza indigena da obbligo ad auspicio.

La formulazione votata dai partiti $torici è infatti questa: “Il Cantone provvede affinché sia promossa l’occupazione nel rispetto del principio di preferenza ai residenti”. Suona bene, però non vuol dire niente. Si rimane al livello delle dichiarazioni d’intenti.

Versione inefficace

La priorità dei ticinesi sul mercato del lavoro è, ovviamente, una questione molto sentita. Per ovvi motivi: la situazione occupazionale la conosciamo, come conosciamo l’invasione da sud. Quindi ecco che PLR-PPD-P$ propongono il contentino di facciata, sapendo però che nella sostanza, se il popolo si farà abbindolare dalla loro proposta, non cambierà nulla. Questi partiti hanno fatto campagna dura contro il 9 febbraio. I loro rappresentanti a Berna ne sabotano l’applicazione. Le lobby delle frontiere spalancate sono colonizzate “dai loro”. Idem per i $indakati ro$$i: quelli che non vogliono la priorità indigena perché “suscita risentimento”. Qualcuno pensa davvero che questi partiti possano essere disposti ad applicare una vera clausola di preferenza indigena? E’ come credere a Gesù bambino. La versione annacquata ed inefficace viene scodellata nella speranza che l’elettore si faccia uccellare.

Sa po’ mia?

Come si giustifica l’operazione? Con il buon vecchio adagio del “sa po’ mia”, con cui qualcuno crede di poter far fessi i cittadini in eterno! Applicare la richiesta originale dell’iniziativa? “Sa po’ mia”! Ci sono i trattati internazionali, ci sono i funzionarietti di Bruxelles… avanti così: mentre i cittadini inglesi si riprendono il proprio paese, i ticinesotti sono pronti a lasciarsi proibire perfino una cosa naturale come la priorità ai “loro” sul mercato del lavoro cantonale.

Come il Consiglio federale

La versione annacquata dell’iniziativa “prima i nostri” ricorda da vicino la clausola con cui il Consiglio federale vorrebbe applicare (?) il “maledetto voto” del 9 febbraio. Si finge di fare i compiti senza farli. Cosa vuol dire in concreto che il “Cantone provvede affinché sia promossa l’occupazione nel rispetto del principio di preferenza ai residenti”? Vuol forse dire che il datore di lavoro sarà autorizzato ad assumere oltreconfine solo dopo aver dimostrato di non aver trovato un candidato residente? Certo che no.

Decidono i cittadini

Va pur detto che l’iniziativa “prima i nostri” è un’iniziativa popolare. Su di essa dovrà quindi votare il popolo. In questo senso, quello che propone il gran consiglio conta poco. Forse i partiti $torici si illudono di riuscire a convincere i ticinesi a votare il loro  specchietto  per le allodole invece dell’iniziativa vera. O più probabilmente, ben sapendo che chi si oppone all’iniziativa “prima i nostri” verrà asfaltato dalle urne, tentano di  far credere di essere anche loro dalla parte della (probabile) maggioranza: la differenza è solo questione di sfumature. Così all’indomani del voto potranno negare di essere stati impallinati per l’ennesima volta. Un po’ come dopo le ultime elezioni comunali, con i PLR, PPD e P$ che ripetevano ad oltranza di non aver perso. Per la serie: l’importante è salvare la faccia.

Lorenzo Quadri

Brexit GRANDIOSA! Asfaltati i camerieri dell’UE, compresi quelli “nostrani”. Anche noi dobbiamo tornare padroni in casa nostra!

Grandioso. Non può essere definito diversamente il voto a favore della Brexit. Il momento è storico. E’ l’inizio della fine della fallimentare UE. E’ la rivalsa della sovranità popolare e della democrazia contro l’aborto antidemocratico di Bruxelles. Un paese come la Svizzera, dove la sovranità popolare ha un ruolo fondamentale, alla Brexit dovrebbe come minimo intestare una via.

La propaganda di regime ha fallito

La Brexit ha trionfato malgrado sia stata ostacolata e denigrata in tutti i modi. Perfino l’ormai scaduto presidente USA Barack Obama (il peggiore della storia recente) aveva pensato bene di ficcare il naso negli affari britannici; e si è beccato un bello schiaffone.

Il voto inglese segna anche il fallimento della propaganda di regime. I suoi manipolatori le hanno provate tutte per far passare il “remain”. Nulla è rimasto intentato. Dal terrorismo economico al ricatto morale degli intellettualini (quelli dell’equazione patriottismo=fascismo) alla svergognata strumentalizzazione dell’assassinio della deputata laburista (si sa che gli spalancatori di frontiere, autocertificati detentori della morale, non si fanno scrupolo nel camminare sui cadaveri). Offendendo l’intelligenza dei cittadini, si è arrivati al punto di mettere in campo perfino la minaccia del taglio dei finanziamenti europei  a talune note serie televisive. Uhhh, che pagüüüraaa!

Tutto è stato tentato; nulla è servito.

Momento storico

Il momento, dunque, è storico. La Gran Bretagna esce dall’UE, altri seguiranno. E il Regno Unito non è “n’importe qui”. E’ uno Stato fondatore dell’UE. Che però ancora godeva di importanti autonomie. Gli inglesi non sono (erano) certi quelli messi peggio nell’Europa disunita. La partenza di Londra è il via libera che molti altri aspettavano. La svolta Brexit è epocale anche per la Svizzera. L’era in cui i camerieri dell’UE in Consiglio federale venivano a raccontare – supportatati dalla partitocrazia, dalla stampa di regime, dall’élite spalancatrice di frontiere – che l’integrazione (=sudditanza) della Svizzera nei confronti dell’UE è ineluttabile, è una necessità, e via cianciando, è chiusa per sempre. Se uno Stato membro e fondatore può uscire dall’Unione europea,  anche noi che non siamo membri possiamo, anzi dobbiamo, riprenderci la nostra sovranità nazionale. Quella sovranità che i citati camerieri dell’UE hanno svenduto a suon di frottole, di minacce e di denigrazioni sistematiche (chi è contrario all’UE è un fascista e un razzista).

Tempi duri… per gli zerbini dell’UE

La Gran Bretagna se ne va; anche noi dobbiamo prendere il largo. Sono patetiche  le dichiarazioni del ministro dell’economia PLR “Leider” Ammann  e dei politologi al soldo degli internazionalisti. Costoro annunciano con tono da funerale (vabbè, per “Leider” Ammann è lo standard): “Per la Svizzera arriveranno tempi duri”. Maldestro tentativo di intimidire chi, dopo il voto inglese, adesso pretende che anche i nostri flebili e sottomessi negoziatori con l’UE portino finalmente a casa quanto deciso dal popolo il 9 febbraio. $ignori, chi pensate di prendere per il coccige? Certo che arrivano tempi duri: ma per voi; per quelli dell’ “integrazione (=sudditanza) europea ineluttabile”. Adesso siete irrimediabilmente sbugiardati. Anzi, il termine corretto sarebbe un meno casto “sputtanati”.

Da notare che il quasi ex premier inglese Cameron dopo l’approvazione del Brexit ha annunciato le dimissioni. I “nostri” camerieri dell’UE, invece, vengono asfaltati dalle urne ma restano attaccati alle cadreghe come cozze allo scoglio.

Quelli che rosicano

Chissà come rosica (dietro le dichiarazioni di facciata) il ministro degli Esteri PLR Didier “dobbiamo aprirci all’UE” Burkhaltèèèèr, quello che vuole la ripresa dinamica (=automatica) del diritto UE ed i giudici stranieri. Gli uccellini bernesi cinguettano che Burkhaltèèèèr aspettasse solo il No alla Brexit (che lui riteneva scontato; e invece…) per tirar fuori dal cassetto la porcata dell’accordo quadro istituzionale, che avrebbe costituito la tomba della sovranità svizzera. Adesso la suddetta porcata dovrà finire nel cestino della carta straccia a fare compagnia alla domanda d’adesione all’UE. Se poi il Consiglio federale avesse un minimo di decenza, dopo il voto di giovedì  dovrebbe ritirare la decisione, anticostituzionale, di estendere la libera circolazione delle persone alla Croazia.

Per la Svizzera

Perché la Brexit è positiva per la Svizzera? Perché, oltre far calare “di due dita” una manica di eurofunzionarietti non eletti da nessuno ma affetti da delirio di onnipotenza, mette Bruxelles  davanti all’evidenza che sbattere le porte in faccia all’UE “sa po’”. Quindi,  se vuole avere una qualche chance di sopravvivenza, l’UE dovrà scendere a compromessi anche con altri paesi che chiedono più autonomia. In particolare in tema di controllo dell’immigrazione. Altro che starnazzare al principio fondante della libera circolazione delle persone senza limiti. O Bruxelles scende a più miti consigli, o il principio fondante diventerà affondante per l’UE.

Questo vale anche per la Svizzera e per il voto del 9 febbraio. Un voto che dovrà essere portato a casa nella sua integrità e non certo con l’inutile clausola del Consiglio federale. Ci sarà la preferenza indigena e chi saranno i contingenti all’immigrazione. Altrimenti, via  i Bilaterali, via Schengen e frontiere blindate. La via è tracciata. Come diceva qualcuno: Yes we can!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

L’algerino arriva in casa nostra a sabotare le nostre leggi

Rachid Nekkaz annuncia un nuovo teatrino pro burqa a Locarno per il primo luglio

Ma il Consiglio federale non vuole dichiararlo “persona non grata”

Rachid Nekkaz, giustamente sconosciuto ai più, è un imprenditore (dice lui) algerino che da quattro anni paga le contravvenzioni alle donne che, in Francia, girano col burqa contravvenendo alla legge. Piccola ma significativa puntualizzazione: il Nekkaz non è franco-algerino, come in genere si sente dire, bensì algerino e basta: ha infatti rinunciato alla cittadinanza francese.

Il Nekkaz lo scorso 10 dicembre ha indetto in quel di Locarno, va da sé senza chiedere il necessario permesso, una sorta di conferenza all’aperto per contestare il divieto di burqa, votato dal 65% dei ticinesi,  e per annunciare che si sarebbe fatto carico lui delle multe. Abbiamo quindi a che fare con un cittadino straniero, non residente in Svizzera, che arriva in casa nostra ed invita a violare le nostre leggi. Ma naturalmente gli svizzerotti devono farsi andar bene questo ed altro: mica vorremo passare per “chiusi e xenofobi”!

“Intellettuale moderato”?

Inutile dire che in dicembre l’algerino venne accolto a Locarno con il tappeto rosso (o quasi). Il municipale PLR Niccolò Salvioni ebbe a dichiarare che il Nekkaz è persona “intellettuale e moderata” e quindi è giusto dialogare con lui. Non è chiaro in che misura l’imprenditore (?) algerino sarebbe un “intellettuale”. In talune cerchie radikalchic, l’asticella per potersi fregiare di questa qualifica è molto bassa.  O magari il signore algerino è un intellettuale perché racconta la fregnaccia di voler difendere le donne islamiche nell’ Occidente liberale dall’intollerabile – e “xenofobo”! – divieto di girare interamente sepolte sotto un pesante pastrano integrale, mentre allo stesso tempo se ne impipa delle donne musulmane oppresse nei loro paesi?

Inoltre c’è come il sospetto che se il Nekkaz, invece di invitare a violare il divieto di burqa, invitasse, ad esempio,  a violare la norma penale contro il razzismo (il famoso articolo 261 bis) certamente non verrebbe definito dal municipale liblab di turno un “intellettuale ed un moderato”.

Sarebbe poi interessante sapere cosa succederebbe se un ticinese andasse in Algeria a contestarne le leggi: verrebbe accolto come un ospite di riguardo, oppure…?

Adesso il reato c’è

Adesso l’algerino pro-burqa ci riprova. Ha annunciato che il primo luglio, giorno d’entrata in vigore del divieto di burqa, tornerà ancora a Locarno (vista l’accoglienza trionfale riservatagli dal municipio tramite il suo esponente, come dargli torto?) per istigare alla violazione della nuova legge. Rispetto a sette mesi fa, c’è una differenza sostanziale. In dicembre il divieto di dissimulazione del viso non era ancora in vigore, per cui il Nekkaz poteva al massimo istigare a commettere un reato futuro. Il primo luglio, invece, il divieto sarà già effettivo.  La legislazione antiburqa dichiara punibile anche la complicità o l’istigazione. Sarebbe quindi sorprendente – ma è noto che il mondo è pieno di sorprese – se una persona che dichiara di venire appositamente in Ticino per commettere un reato venisse di nuovo accolta come un ospite di riguardo, un ammirevole intellettuale moderato (Salvioni dixit) con le carte in regola per venire a calare la morale ai ticinesotti “chiusi e xenofobi”. Magari la polizia sarà presente; ma non già per impedire al Nekkaz di tenere il suo squallido teatrino, bensì per permettergli di farlo senza venire disturbato da qualche ticinesotto a cui non sta bene che l’algerino di turno  venga in casa sua a sabotare le sue leggi.

Persona non grata

Si ricorderà che la prestazione invernale del Nekkaz era arrivata fino al Consiglio federale. Nel senso che chi scrive aveva chiesto al governo, tramite atto parlamentare, di dichiarare l’algerino persona non grata. Va da sé che la risposta è stata picche. Del resto, il Consiglio federale ha sempre avversato il divieto di burqa ticinese, fino a quando non si è dovuto piegare alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’Uomo che tutelava il divieto francese. Per cui, figuriamoci se avrebbe preso posizione in difesa della volontà popolare sgradita! Non sia mai! Anche qui c’è il sospetto che, se invece di istigare a violare la norma antiburqa, il Nekkaz istigasse alla violazione di quella antirazzismo,  il Consiglio federale avrebbe assunto una posizione ben diversa.

E la recidiva?

L’annunciata performance del Nekkaz evidenzia però un problema, che era già stato sollevato, ma senza successo, dal promotore dell’iniziativa contro il velo integrale, il “Guastafeste” Giorgio Ghiringhelli. Se il danaroso imprenditore (?) algerino dovesse pagare tutte le multe, chi continua a girare in burqa non sborserebbe nulla di tasca propria. Quindi potrebbe andare avanti ad infrangere la legge per “farla” ai ticinesotti che si illudono di essere ancora un po’ padroni in casa loro. Per questo motivo, il Guastafeste suggeriva che nella legge d’applicazione antiburqa si prevedesse anche la possibilità, in caso di violazione recidiva, di condannare il (la) colpevole a svolgere lavori di pubblica utilità. La Commissione della Legislazione del Gran Consiglio non ha però ritenuto di dare seguito a questo saggio consiglio. Si è limitata a rimandare uregiatescamente ad un imprecisato futuro la valutazione su eventuali misure alternative alla multa. Beh, forse l’imprecisato futuro è già arrivato.

Lorenzo Quadri

I kompagni lo mettono nero su bianco: vogliono che ci teniamo tutti i finti rifugiati. P$$: lavoro ai migranti a scapito degli svizzerotti

Come da copione: nei giorni scorsi i kompagnuzzi hanno rese pubbliche le loro intenzioni in materia di finti rifugiati. Non a caso la $inistra ha sostenuto, con le consuete modalità (chi non è d’accordo è un razzista e un fascista)  la nuova legge sull’asilo. Adesso abbiamo la dimostrazione che questa legge serve per far arrivare in Svizzera tutti i migranti economici. E, ovviamente, per far sì che, una volta arrivati, non debbano più andarsene.

E quindi ecco che il P$ comincia subito ad avanzare pretese per i finti rifugiati: insegnamento della lingua  (quale?) a partire dal primo giorno su suolo elvetico (sic! naturalmente a spese del contribuente) e l’integrazione nel mondo del lavoro. Ma bravi! Sempre più cittadini svizzeri vengono tagliati fuori dal mondo del lavoro in casa loro grazie alla devastante libera circolazione delle persone e alla fallimentare politica delle frontiere spalancate volute dai kompagni. E costoro, non ancora contenti, vogliono tagliarne fuori ancora di più, per fare spazio ai finti rifugiati. Svizzera sempre più paese della cuccagna per immigrati! Gli stranieri prima degli svizzeri, come sempre secondo la $inistra: perché “dobbiamo aprirci”!

Pretesti per non espellere

Interessante pure la tesi della consigliera nazionale del Canton Vaud Cesla Amarelle (di Montevideo): che è poi la stessa che ha dichiarato che la Svizzera non ha il diritto di espellere dei terroristi islamici se questi nel paese d’origine rischiano la vita (quindi ci teniamo in casa i miliziani dell’Isis). “Tutti hanno interesse che ogni persona destinata a rimanere a lungo termine in Svizzera sia ben integrata e che l’integrazione avvenga il più rapidamente possibile”, ha detto la Cesla. Ma guarda un po’ che foffa politikamente korretta!

Tanto per cominciare, l’intenzione dei kompagnuzzi è proprio il contrario di quanto viene dichiarato. Ci si inventa corsi e misure di integrazione (integrazione solo sulla carta) per finti rifugiati per poi avere il pretesto per non espellerli. Per la serie: gretti razzisti e fascisti, non vorrete mica mandar via persone che si stanno integrando (nel nostro Stato sociale)?

Punto secondo: l’integrazione è compito dell’immigrato e non dello Stato con i soldi del contribuente.

 Con simili promotori…

Ma le fregnacce del P$$ non finiscono qui:  il presidente  Levrat (quello in simbiosi con la cadrega), ha ammesso, bontà sua, che nei prossimi mesi gli asilanti aumenteranno. Ma come, il caos asilo non doveva essere tutta una balla della Lega populista e razzista? Adesso, dopo la votazione sulla nuova legge sull’asilo, ci si accorge invece che…

Naturalmente, aggiunge il presidente P$, i kompagnuzzi faranno tutto il possibile per evitare la chiusura dei confini e l’invio dell’esercito alle frontiere. Quindi, frontiere spalancate ad oltranza ai migranti economici. Ricordiamo che i $ocialisti hanno sostenuto la nuova legge sull’asilo, proposta dalla loro consigliera federale. E’ dunque evidente, nel caso ci fossero ancora dei dubbi, quali sono gli intenti di una legge  sull’asilo con simili promotori e supporter.

 Risolvere i problemi altrui?

E c’è ancora di meglio: secondo un altro kompagno, bisogna “trovare un accordo” di ripartizione dei rifugiati tra i “paesi Dublino”. Traduzione: gli accordi di Dublino vanno aboliti. La Svizzera deve continuare, naturalmente senza uno straccio di obbligo né di base legale, ma per puro masochismo, a farsi carico di decine di migliaia di finti rifugiati che non le spettano affatto. Dunque gli accordi di Dublino che dovrebbero permetterci di rinviare la grande maggioranza dei finti rifugiati arrivati in Svizzera, sono carta straccia. Mentre i fallimentari accordi di Schengen, quelli che spalancano le frontiere, si rispettano; sempre a nostro danno. E questo malgrado nemmeno i sostenitori di Schengen siano ormai più in grado di trovare uno straccio di argomento a loro favore: dall’inizio dell’emergenza asilo sono costretti a prodursi in vacue scempiaggini su presunti “principi irrinunciabili”.

“Anghela”, arrangiati!

Non poteva mancare la ciliegina (ciliegiona) sulla torta: “La Svizzera non dovrebbe rinviare in Germania e Austria “casi Dublino” fintanto che questi due paesi saranno confrontati con grandi numeri di richiedenti l’asilo”. Apperò! Qui ci vuole un premio Nobel! L’Anghela Merkel ha provocato l’invasione di finti rifugiati in Germania, con tanto di “fatti di Colonia”; e gli svizzerotti dovrebbero toglierle le castagne dal fuoco? Come direbbe il noto supermercato amico nostro: “non siamo mica scemi”! L’Anghela ha voluto i migranti? Se li tenga!

Ecco dunque nero su bianco il programma dei kompagnuzzi per riempire la Svizzera di finti rifugiati:

  • Mantenere le frontiere spalancate;
  • Farci carico di migranti economici che non ci spettano affatto;
  • Cominciare subito a spendere soldi del contribuente con sedicenti misure d’integrazione, così da usarle come pretesto per non respingere nessuno;
  • Promuovere l’occupazione degli asilanti a scapito degli svizzeri;
  • L’industria dell’asilo, riserva di posti di lavoro per kompagni, si gonfia ad oltranza.

Ma bene, avanti così!

Lorenzo Quadri

I padroni delle ferriere sbroccano: dàgli agli svizzerotti “chiusi” che credono a Guglielmo Tell! Nuova infornata di fregnacce in arrivo da Avenir Suisse

Ma guarda un po’! Era da qualche tempo che Avenir Suisse  non ci sollazzava con le sue pensate. Avenir Suisse è l’autoproclamato “laboratorio di idee” del mondo economico svizzero. Ma sarebbe meglio dire di una parte del mondo economico: quello dei “poteri forti”. Quello  dei padroni delle ferriere spalancatori di frontiere perché vogliono la manodopera straniera a basso costo, con cui sostituire i lavoratori locali. Non certo quello delle piccole e medie imprese e degli artigiani, che sono la spina dorsale dell’economia svizzera.

 La precedente pensata

Prima di arrivare all’ultima trovata di Avenir Suisse, vale la pena ricordare la precedente. I grandi pensatori (?) al soldo dei padroni del vapore hanno infatti spinto la faccia di tolla fino all’anatema contro i diritti popolari. Bisogna rendere più difficile la riuscita di iniziative e referendum, sproloquiavano lorsignori. La plebe non deve decidere: perché altrimenti ci mette i bastoni tra le ruote quando si tratta di spalancare le frontiere.

Ai galoppini di Avenir Suisse va tuttavia fatto presente, senza possibilità di equivoco, che i diritti popolari non si toccano. Il giochetto dei “pensatori” di Avenir Suisse è fin troppo facile: si sabotano i diritti popolari per sabotare la sovranità popolare di cui sono espressione. Meno potere al popolo! E quindi – perché è lì che si vuole andare a parare – affossamento del maledetto voto del 9 febbraio! Comandano le lobbies!

In linea

Anche l’ultima presa di posizione di Avenir Suisse è in linea con quanto sopra. Il direttore, tale Peter Grünefelder (chi è costui per permettersi di montare in cattedra?) sentenzia: “Nessun contenimento della spesa sulla formazione, credere a Guglielmo Tell non aiuta a creare impieghi”. Apperò, simpatico come un cactus nelle mutande, questo Peter. Che infatti prosegue con i soliti sciocchi apprezzamenti su quelli che vogliono una “Svizzera chiusa”. Peccato che, ma guarda un po’, nemmeno la libera circolazione aiuta a creare impieghi. Certamente non in Ticino per i ticinesi, dove genera invece soppiantamento. Anche se gli amici di merende di Grünefelder negano l’evidenza.

Cos’altro inventarsi?

Ma cosa escogitare ancora – devono essersi detti i pensatori del “laboratorio di pensiero” –  per fare il lavaggio del cervello agli svizzerotti pro  libera circolazione e pro sudditanza nei confronti dell’UE? Questo: Avenir Suisse scende in campo a difesa della nuova vacca sacra, diventata il grimaldello per scassinare le frontiere: la formazione. E così ci si sciacqua la bocca con concetti politikamente korrettissimi quali la ricerca, le eccellenze e avanti  con i fumogeni. Peccato che ricerca ed eccellenza non vadano necessariamente di pari passo; il concetto di eccellenza viene pervertito per contrabbandare cose che con l’eccellenza non hanno nulla a che vedere. In altre parole: anche in ambito di ricerca si fanno, per dirla con Fantozzi, delle cagate pazzesche. Ma adesso le quotazioni, il “goodwill” della ricerca sono elevate.  Per cui, la si può utilizzare come pretesto passepartout per estorcere tutto quel che si vuole. Il classico coperchio per tutte le padelle.

 Coperchio per tutte le pentole

Ecco quindi che la ricerca e la formazione vengono sfruttate per montare la panna ad oltranza sul famigerato programma Horizon 2020, che negli ultimi tempi si è gonfiato come una mongolfiera. Visto che i funzionarietti di Bruxelles minacciano di escludere la Svizzera dal citato e sopravvalutato programma (uhhh, che pagüüüüraaaa!) in caso di mancata estensione della devastante  libera circolazione delle persone alla Croazia, ecco servito sul piatto d’argento l’argomento principe agli spalancatori di frontiere. Che infatti subito partono col terrorismo ed il ricatto morale (altri mezzi non ne conoscono): bisogna calare le braghe, bisogna violare la Costituzione, ne va di mezzo la formazione! E chi sarà mai così becero, oltre che razzista e fascista, da mettere in pericolo (?) i fondi per la ricerca?

 Strada spianata

E’ evidente che, se si viola il nuovo articolo 121 a in nome della formazione, la strada è spianata per violarlo in futuro nelle occasioni più svariate: si troverà sempre – o alla bisogna si inventerà – un qualche pretesto irrinunciabile (?) su cui ricamare ricatti e populismi. Così, con la tattica del salame (una fetta alla volta) si rottama il “maledetto voto”.  E proprio questo è l’obiettivo dei  “poteri forti” e dei loro soldatini di Avenir Suisse. Altro che formazione, altro che eccellenze, altro che ricerca di punta! Ad interessare sono le frontiere spalancate, l’immigrazione scriteriata e il sabotaggio del 9 febbraio. Quindi sarà bene evitare di farsi menare per il lato b.

Lorenzo Quadri

Asilanti respinti restano in Svizzera e delinquono

Sono quasi 6000 all’anno, ma naturalmente la kompagna Sommaruga non fa un tubo

I finti rifugiati entrano a frotte “grazie” alle frontiere spalancate, ma le espulsioni non funzionano

La nuova legge sull’asilo aumenta l’attrattività della Svizzera per i finti rifugiati. A ciò si aggiunge che, mentre la via balcanica è chiusa o semichiusa, quella del Mediterraneo rimane invece spalancata. Le conseguenze per il Ticino si possono facilmente immaginare. Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, solo nella prima settimana di giugno ben 719 finti rifugiati (tutti giovani uomini soli, altro che famiglie) sono arrivati a Chiasso. Interessante al proposito la proposta del presidente dell’Udc nazionale Albert Rösti di mandare le guardie di confine svizzere sui treni in arrivo in Ticino da Milano per far scendere i migranti economici. Come ha però osservato il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, la misura sarebbe  fattibile solo in collaborazione con il Belpaese. Il quale, tuttavia, non ha alcun interesse ad impedire ai finti rifugiati che si trovano sul suo territorio di lasciarlo per andare in Svizzera. Al contrario: gli asilanti vengono istradati verso nord.

Quasi 6000 dispersi all’anno

Intanto, naturalmente solo quando la votazione sulla nuova legge sull’asilo voluta dagli spalancatori di frontiere è alle spalle, ecco che si comincia a parlare di migranti economici che spariscono nel nulla dopo che la loro domanda d’asilo è stata respinta. Così si scopre che da inizio anno in Ticino sono già “scomparsi” 78 finti rifugiati. Dalla risposta fornita dal governo alla consigliera nazionale leghista Roberta Pantani si apprende inoltre che nel 2014 sono stati oltre 5600 in tutta la Svizzera i finti rifugiati che si sono dati alla macchia; nel 2015 erano più di 5100.

Si danno alla delinquenza?

Dove vanno a finire queste persone? La risposta è che non lo sa nessuno. Lasciano la Svizzera? Alcuni forse. Ma certamente non tutti. Gli altri rimangono nel nostro paese in clandestinità. Magari alloggiano presso conoscenti. Magari si dedicano al lavoro nero o alla criminalità. Anche di stampo terroristico. Perché l’ISIS controlla il traffico dei barconi sui quali infiltra i suoi uomini. Niente di più “facile” che sviluppare anche in Svizzera – dove i servizi d’informazione si trovano ad operare in un quadro legale da medioevo – cellule dell’Isis servendosi di persone che risultano “scomparse”.

Se in media 5500 finti asilanti all’anno “spariscono dai radar” rimanendo però in Svizzera in clandestinità, è evidente che la sicurezza del paese è minacciata. Quanti di costoro, tanto per fare un esempio, sono già miliziani dell’ISIS o potrebbero diventarlo, contattati da cellule già presenti sul territorio (ogni finto rifugiato ha almeno uno smartphone)? Pensiamo davvero che gli attentati dei terroristi islamici avvengano solo lontano da noi? E quanti di questi “dispersi”, per restare su ipotesi meno pesanti, vivono di criminalità comune?

 Le espulsioni non funzionano

Se la situazione è quella sopra descritta, questo accade perché le espulsioni dei finti rifugiati, la cui domanda d’asilo è stata respinta, non funzionano. Ma, per correggere questa situazione, la kompagna Sommaruga non fa assolutamente un tubo. Con la nuova legge si aumenta l’attrattività della Svizzera per i migranti economici. Col risultato che ne arriveranno sempre più. Anche perché nulla impedisce loro di farlo: le frontiere rimangono spalancate. Perché “dobbiamo aprirci”! “Dobbiamo aiutare l’Italia”! “Schengen è una conquista irrinunciabile”!

Nel nome di queste ridicole fregnacce, si manda a ramengo la sicurezza interna. A seguito del “caos asilo”, non solo ci saranno le espropriazioni facili, con gente buttata in strada (vedi l’anziana coppia di Chiasso) per fare spazio ai flussi incontrollati di migranti. E chi si troverà con un centro per finti rifugiati vicino a casa avrà la qualità di vita devastata e il valore della proprietà svalutata. Naturalmente senza ricevere un copeco di indennità: al proposito ci sono delle sentenze del tribunale federale.

 Nuovi Diktat

Non solo, dunque, espropriazioni facili, ma anche impennata di clandestini potenzialmente dediti alla delinquenza. Ecco le belle conseguenze di una politica d’asilo che, invece di basarsi sul rispetto della legge e della tradizione umanitaria svizzera, promuove l’illegalità: asilo come grimaldello a disposizione dei migranti economici per immigrare illegalmente in Svizzera – e nel suo Stato sociale. Ma di chiudere le frontiere e di sospendere i fallimentari accordi di Schengen, naturalmente, non se ne parla nemmeno. Non sia mai! Anzi: agli svizzerotti è arrivato il Diktat di pagare sempre di più per Schengen; e sempre in base a questi accordi-ciofeca, anche l’arma a domicilio dei militi svizzeri è minacciata. Ma a Berna i camerieri dell’UE continuano a calare le braghe.

Lorenzo Quadri

Applicazione della volontà popolare in materia di devastante libera circolazione. O noi ticinesi ci arrangiamo da soli, o siamo fritti

Nel caso qualcuno avesse ancora dei dubbi sulla necessità di potenziare i filtri sull’immigrazione, quanto accaduto pochi giorni fa dovrebbe averli interamente dissipati. Non fosse così, ci sarebbe di che essere assai preoccupati. E’ infatti improvvisamente “emersa” la presenza  in Ticino, e meglio a Lugano, un ex killer della ‘ndrangheta, il quale aveva ottenuto il permesso B nel 2013. Prima, dunque,  dell’introduzione della richiesta del casellario giudiziale.

Visto che questo signore si ritrova sulla fedina penale nemmeno uno solo ma svariati omicidi, la sua pericolosità non può certamente essere messa in dubbio.

E’ evidente, ed è stato pure ufficialmente confermato,  che  l’ex sicario ha ottenuto il permesso B mentendo nell’autocertificazione: ha dichiarato di non avere precedenti penali nel paese d’origine.

Se nel 2013 la domanda del casellario giudiziale, introdotta dal leghista Norman Gobbi, fosse già stata in vigore, l’ex killer della ’ndrangheta non sarebbe mai arrivato in Ticino.

 

Le pressioni

Eppure, malgrado esempi lampanti come questo, malgrado i 33 pericolosi criminali bloccati proprio grazie alla richiesta del casellario, a cui ovviamente bisogna aggiungere quelli che hanno rinunciato a  domandare un permesso di dimora in Ticino proprio a causa del casellario, sapendo di avere la fedina penale sporca (il numero di costoro non lo sapremo mai, ma è sicuramente elevato), a Berna il Segretario di Stato Jacques De Watteville, già tirapiedi dell’ex ministra del 4% Widmer Schlumpf,  pretendeva che la deputazione ticinese esercitasse pressioni sul CdS per fargli ritirare la richiesta del casellario giudiziale: perché non piace al Belpaese. Ovvio che non piace: visto che il Ticino è la “valvola di sfogo” (lo ha scritto la stampa comasca) della Lombardia, qualsiasi ostacolo allo “sfogo” viene visto come fumo negli occhi. De Watteville raccontava addirittura di sapere, da sue misteriose fonti che si è ben guardato dal citare – forse perché non esistono? – che il casellario non serve ad un tubo.

 

Negoziatori?

Ora, è evidente che delle posizioni di questi burocrati ce ne facciamo un baffo. Rimane però un problema: De Watteville non solo ha trattato (?) l’accordo-ciofeca con l’Italia sulla fiscalità dei frontalieri, da cui il nostro Cantone non guadagna un tubo, ma è pure negoziatore con l’UE sul 9 febbraio. Un negoziatore svizzero a Bruxelles dovrebbe  promuovere gli interessi della Svizzera. Evitare il più possibile di ritrovarsi in casa delinquenti stranieri è, a non averne dubbio, un interesse primario del nostro Paese. Ma colui che dovrebbe sostenere le nostre posizioni nelle discussioni con gli eurobalivi è invece il primo che si schiera dalla loro parte contro di noi. Il casellario giudiziale non piace all’Italia? I ticinesotti devono toglierlo!

 

No alla priorità

C’è poco da stare allegri, e ancora meno allegria suscita l’atteggiamento della ministra di giustizia, kompagna Simonetta Sommaruga. La quale, stando alla Weltwoche, starebbe facendo di tutto e di più per sabotare il modello di clausola ticinese d’applicazione del 9 febbraio e – soprattutto – per impedire con ogni mezzo che si possa arrivare a dare la priorità agli svizzeri sul mercato del lavoro elvetico. Non sia mai! L’eurofunzionarietta di turno, tale Marianne Thyssen (chi sarebbe costei? Chi l’ha mai sentita nominare?) ha sentenziato che  dare la precedenza agli Svizzeri “è discriminazione”. Sicché Sommaruga & Co obbediscono!

 

Chi fa da sé…

Visto che a Berna ci si rifiuta, in nodo manifesto, di fare i compiti sul 9 febbraio, il Ticino dovrà sempre più arrangiarsi da solo, a costo di creare altri strappi.

Quindi, non solo la richiesta del casellario giudiziale resterà al suo posto – del resto a parte i kompagni nessuno a sud del Gottardo la mette in discussione – ma dovranno seguire altre misure unilaterali analoghe. A tutela della nostra sicurezza e del nostro mercato del lavoro.

Tali misure non sono affatto illegali. Sono, al contrario, nello spirito dell’articolo 121 a della Costituzione. Illegale è semmai continuare a comportarsi come se tale norma non esistesse. Lo scandalo dell’estensione della libera circolazione delle persone alla Croazia, malgrado l’esplicito divieto contenuto  nella Costituzione, è insieme una vergogna e un chiaro avvertimento a noi ticinesi: o ci arrangiamo da soli, o siamo fritti.

Lorenzo Quadri

Poi dicono che non è vero che riempiamo di criminali in arrivo dal Belpaese!! In Ticino anche un ex killer della ‘ndrangheta!

Ovviamente, lo stimato galantuomo ha mentito nell’autocertificazione dei precedenti penali quando non veniva ancora richiesto l’estratto del casellario giudiziale. Ma i camerieri dell’UE che siedono a Berna vorrebbero che tornassimo a rilasciare permessi di dimora alla cieca! Vergogna!

Ah, e poi hanno il coraggio di venirci a dire che non è vero che, con la devastante libera circolazione delle persone,  in questo sempre meno ridente Cantone ci tiriamo in casa tutta la foffa del Belpaese! Ma figuriamoci, sono tutte balle della Lega  populista e razzista!

E’ invece notizia di ieri, ma tu guarda i casi della vita, che tale Gennaro Pulice, ex killer della ‘ndrangheta, ha preso residenza a Lugano nel 2013.

Il galantuomo in questione, già sicario della cosca calabrese dei Cannazzaro-Daponte-Innazzo, ha sul groppone non uno, ma sviariati (!) omicidi, più una lunga serie di reati connessi alla sua attività malavitosa!

E questo raccomandabile signore, che tutti vorrebbero come vicino di casa, risiedeva indisturbato a Lugano, tranquillo come un tre lire! Intanto la partitocrazia, l’élite spalancatrice di frontiere, la stampa di regime, gli intellettualini da tre e una cicca, e via elencando, continuano a raccontarci la panzana che la criminalità d’importazione non è un problema! Anzi, non esiste proprio! Sono tutti “casi isolati”! Per poi raggiungere il “clou” nel settore fregnacce: “se gli immigrati delinquono la colpa è degli svizzerotti chiusi e gretti che non li integrano”! Bisogna aprirsi!

Balle nell’autocertificazione

Ma come ha fatto l’ex killer della ‘ndrangheta, con un curricolo criminale lungo come l’elenco del telefono, a staccare nel 2013 il permesso B “come se niente fudesse”?

Lo ha spiegato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi: Pulice ha semplicemente mentito nell’autocertificazione! Quando ha riempito il formulario  per la richieste del permesso di dimora, alla domanda se avesse dei precedenti penale nel paese d’origine, il killer ha candidamente risposto che non ne ha! Che la sua fedina penale è pura come un giglio!

Casellario forever!

Ecco cosa succede quando, per genuflettersi ai balivi dell’UE, si rilasciano permessi di dimora alla cieca. Per credere che un delinquente, intenzionato a trasferirsi in questo paese del Bengodi che si “apre” (perché “dobbiamo aprirci”!) a tutta la foffa straniera, risponda onestamente alla domanda sui suoi precedenti penali, bisogna essere caduti dal seggiolone da piccoli.

E’ evidente anche a quello che mena il gesso che, con in vigore la richiesta del casellario giudiziale, mai e poi mai l’ex sicario Pulice avrebbe ottenuto il permesso di trasferirsi in Ticino. Probabilmente non ci avrebbe nemmeno tentato. Ma nel 2013, quando ha presentato la domanda, l’estratto del casellario non veniva ancora richiesto. Ed ecco il risultato.

Kompagni: citus mutus?

E’ quindi ovvio che la richiesta del casellario giudiziale deve restare in vigore definitivamente. Checché ne dicano personaggi quali la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga,  il già tirapiedi dell’ex ministra del 4% Jacques De Watteville, o, oltreconfine, il governatore della Lombardia Roberto Maroni, leghista autocertificato.

Cosa hanno da dire sull’allucinante vicenda dell’ex killer della ‘ndrangheta trasferitosi a Lugano la kompagna Sommaruga ed il suo P$ (contrario, anche la sezione ticinese, alla richiesta del casellario perché “non si può discriminare”)? Niente! Silenzio assordante! Ohibò: i solitamente logorroici esponenti della $inistra sono stati colpiti da mutismo selettivo? Il gatto gli ha mangiato la lingua?

Il funzionario calabrese

Ma c’è anche un altro aspetto del caso, che dovrà essere approfondito a dovere. Pulice ha dichiarato di aver corrotto con una mazzetta un funzionario cantonale di origine calabrese. Al momento la circostanza non risulta confermata. Non si capisce però perché il pluriomicida avrebbe dovuto raccontare una balla a questo proposito. Sia come sia, il Cantone farà bene a riflettere: magari, assumendo negli uffici pubblici più ticinesi – e non veniteci a raccontare la fandonia che non se ne trovano con i requisiti richiesti! – e meno “non patrizi di Corticiasca”, certe cose non succederebbero.

Lorenzo Quadri

 

Perfino i jihadisti ottengono il passaporto rosso!

E poi vengono a raccontarci che le naturalizzazioni facili sono una balla populista e razzista?

Ma guarda un po’: sono aumentati nell’ultimo mese i casi di jihadisti che partono dalla Svizzera. In totale è stata raggiunta quota 76.

Di questi, 29 erano in possesso della nazionalità elvetica e 17 avevano il doppio passaporto. A  dirlo è il servizio delle attività informative della Confederazione. Naturalmente queste sono le cifre ufficiali; quelle reali potrebbero essere ben più elevate.

I jihadisti aumentano

Sicché i jihadisti si moltiplicano anche in Svizzera. Niente di strano, se ci si ostina a tenere le frontiere spalancate. E ricordiamoci, lo ha sottolineato il capo dell’Europol, che tra i migranti economici  si infiltrano i miliziani dell’Isis. Con la nuova legge sull’asilo, voluta dalla kompagna Sommaruga e pistonata dagli spalancatori di frontiere, il numero di finti rifugiati presenti in Svizzera conoscerà un’impennata. Tanto più che a Berna i camerieri dell’UE non ne vogliono sapere di sospendere gli accordi di Schengen. Più finti rifugiati uguale più seguaci del terrorismo islamico.

E’ inoltre evidente che i paesi d’origine dei migranti economici – compresi quelli che incassano aiuti allo sviluppo pagati dagli svizzerotti ma fanno melina quando si tratta di sottoscrivere accordi di riammissione di loro cittadini espulsi dalla Svizzera – non si sognano, per ovvi motivi, di riprendersi i loro concittadini jihadisti. Sicché queste brave persone ce le teniamo in casa.

E le esplusioni?

A ciò si aggiunge che, come ha dichiarato la kompagna Sommaruga, la Svizzera non ha il diritto (?) di espellere i terroristi islamici se questi sarebbero in pericolo di vita nel paese d’origine. Eh già: visto che allontanare dal paese criminali stranieri pericolosi è cosa da razzisti e fascisti, ce li teniamo in casa. Più fessi di così! Ma la partitocrazia non aveva promesso, per estorcere al popolo il No all’iniziativa d’attuazione, che con le nuove norme votate dal parlamento le espulsioni di delinquenti stranieri sarebbero aumentate di otto volte (dalle attuali 500 all’anno a 4000)? Promesse già cadute in dimenticatoio, tanto gli svizzerotti hanno la memoria corta? Oppure si trattava, come di consueto, delle solite balle di fra’ Luca di cui è infarcita la propaganda di regime?

Dubbi sull’integrazione

II fatto che dei 76 jihadisti partiti dalla Svizzera 29 avessero il passaporto elvetico (si tratta, evidentemente, di svizzeri di carta) e 17 la doppia nazionalità, evidenzia ancora una volta il regime di naturalizzazioni facili imperante.

E’ evidente che quando c’è il minimo dubbio sull’integrazione del candidato, il passaporto rosso non va concesso. Altrettanto evidente è che questo non succede. Chiaro: i moralisti a senso unico hanno imposto la multikulturalità (completamente fallita) come se fosse un dogma, e chi non condivide è un bieco razzista e fascista. Come dicono certi kompagni: “già la sola richiesta di naturalizzazione dimostra che il candidato è sufficientemente integrato” (sic!). Quindi, chi si azzarda a contestare l’integrazione di un aspirante cittadino svizzero che non si riconosce nei nostri valori, considerando che la conseguenza di ogni “cip” è un perpetuo marchio d’infamia?

Clima censorio

Niente di più facile, con simili presupposti, e con il clima intimidatorio e censorio creato dai moralisti a senso unico, che anche gente tutt’altro che integrata riesca ad ottenere il passaporto rosso. Ricordiamoci che i due fratelli musulmani di Therwil (BL) che rifiutavano dare la mano alla loro docente perché donna, erano candidati alla naturalizzazione. Poco ma sicuro che, senza la vicenda della stretta di mano, si sarebbero trovati i tarlocchi pronti a farli diventare cittadini elvetici, perché “bisogna aprirsi”.

La punta dell’iceberg

La statistica dei jihadisti naturalizzati ci porta vari esempi di passaporti svizzeri concessi a  persone clamorosamente non integrate, al punto da partire per la “guerra santa”. Fortuna che sono partite, si potrebbe dire. Già, ma  questi 76 sono solo la punta dell’iceberg: quanti altri con le loro stesse idee si trovano in Svizzera e non si sognano di andarsene?

Inoltre, i jihadisti scelleratamente naturalizzati, proprio in virtù del passaporto rosso, potrebbero ritornare in Svizzera – o venirci rinviati. E di certo, diversamente da altri paesi, gli svizzerotti si riprenderebbero i loro connazionali di carta seguaci dell’Isis senza fare un cip.

Mozione bocciata

Eppure ancora nell’ultima sessione il consiglio nazionale, seguendo il governo, ha bocciato una mozione che chiedeva il ritiro della nazionalità svizzera ai jihadisti naturalizzati. Non sia mai! “Le basi legali attuali sul ritiro della nazionalità sono già sufficienti, non c’è motivo di cambiare”. Lo stesso mantra che si è sentito davanti alla richiesta di ancorare il segreto bancario nella Costituzione: “il segreto bancario è già sufficientemente protetto”. Infatti abbiamo visto come  è andata a finire. Inutile dire che, ad ogni rifiuto di norme più restrittive,  gli estremisti islamici presenti in Svizzera segnano un punto a proprio favore. E si ringalluzziscono.

Lorenzo Quadri

Lugano, sui social monta la protesta contro la “deportazione” degli eventi in Piazza Mercato. Quadri: “Se non funziona bisognerà tornare indietro”

Sui social si allarga la protesta contro la “deportazione” degli eventi estivi, o della maggioranza di essi, dalla Piazza Manzoni alla Piazza del Mercato. Il municipale leghista Lorenzo Quadri è stato capodicastero turismo fino alla riorganizzazione dell’amministrazione comunale, che ha accorpato il settore eventi e congressi allo sport e alla cultura.

Cosa pensa Quadri di questo spostamento?

Premetto che l’attuale capodicastero cultura, sport ed eventi Roberto Badaracco, ha ragione quando dice che è  presto per trarre le conclusioni. Il bilancio si potrà fare a fine stagione.

Ma è vero che il municipio ha calato le braghe davanti alle proteste dei ristoratori della piazza Riforma, che vedevano male la concorrenza generata dalle mescite del villaggetto?

Solo fino ad un certo punto. Anche all’interno del municipio c’è – soprattutto  c’era – chi, come l’ex capodicastero cultura, voleva bandire gli eventi dalla piazza, e ancora meglio abolirli del tutto, perché bisogna fare solo cultura al LAC e perché gli eventi venivano guardati dall’alto in basso, con sufficienza e fastidio, come una fonte di disturbo senza considerarne gli indotti. Non tutti ovviamente la pensano così, ma è chiaro che le posizioni di taluni esercenti hanno trovato terreno fertile.

Cosa ne pensa della piazza mercato?

Che allo stato attuale sembra esattamente quello che è: un ex posteggio. Quando ci sarà la sistemazione definitiva di questa piazza e delle vie adiacenti, diventerà certamente una location interessante per gli eventi. Per adesso è un ripiego. Che, comprensibilmente, viene vissuto come un declassamento degli appuntamenti estivi. La Piazza Manzoni venne in passato designata come piazza degli eventi, per “alleggerire” la piazza Riforma mantenendo comunque gli eventi in una sede di prestigio. E questo ci può stare. Adesso si procede ad un ulteriore allontanamento. Certamente non si può pretendere di ammucchiare tutto in Piazza Manzoni, in piazza Riforma e sul Lungolago: serve una selezione. Ma non si deve nemmeno cadere nell’eccesso opposto creando il “deserto” nel salotto cittadino, come auspicherebbero certi ambienti vicini alla kultura (quella con la “k”). Al proposito ripeto ciò che ho sempre detto: gli eventi, e quindi una città viva, sono una parte importante del prodotto turistico; il lago ed il bel paesaggio da soli non bastano più. Non si può promuovere il turismo se gli eventi vengono vissuti come un fastidio e a malapena tollerati.

Gli abitanti del centro saranno più tranquilli con gli eventi in Piazza Mercato?

Questo è da vedere. Piazza Manzoni ha anche il vantaggio di non essere abitata. E’ vero che capita che il suono raggiunga la via Motta. Ma in Piazza Mercato il suono si propaga verso la collina sovrastante, che è ancora più abitata.

Quindi lo spostamento a suo parere non andava fatto?

Non dico che sia sbagliato fare il tentativo: per poter dare una risposta alle insistenti pressioni che chiedevano questo spostamento, non solo da parte degli esercenti di Piazza Riforma, bisognava provare. Dico però che se, una volta tirate le somme, l’esperimento si sarà rivelato insoddisfacente, bisognerà avere il coraggio di ripristinare, totalmente o in parte, la situazione precedente.

MDD

La kompagna Sommaruga sempre contro il Ticino!

9 febbraio: la ministra di giustizia ed i suoi legulei stanno sabotando la clausola ticinese

Il ministro degli esteri PLR Didier “dobbiamo aprirci all’UE” Burkhaltèèèèr ha pensato bene di dire la sua sul Brexit, in votazione in Gran Bretagna il prossimo 23 giugno.

Naturalmente, ha detto la sua in senso negativo: se gli inglesi usciranno dall’UE ci sarebbero conseguenze negative per la Svizzera, ha ammonito il Consigliere federale liblab. Uhhh, che pagüüüraaa!

Invece di fare propaganda contro il Brexit, ed ovviamente agli inglesi di quello che dice Burkhaltèèèèr non gliene potrebbe fregare di meno, il ministro degli esteri elvetico farebbe meglio a preoccuparsi di quello che succede, o piuttosto che non succede, sul fronte dell’applicazione del “maledetto voto” del 9 febbraio. Dove si fa melina alla grande. E tra quanti fanno melina emerge proprio il Burkhaltèèèèr. Ma prima di lui la kompagna Simonetta “Dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga. A proposito della Consigliera federale $ocialista, sull’ultimo numero della Weltwoche si può leggere un interessante articolo.

La clausola-ciofeca

Come noto, il Consiglio federale, per dare l’impressione di voler concretizzare il “maledetto voto”, ha fatto una sola cosa: ha scodellato una clausola di salvaguardia tanto fumogena quanto inutile. Una ciofeca tale che perfino la Commissione delle istituzioni politiche l’ha trovata insoddisfacente. Infatti in aprile ha incaricato il Dipartimento di Sommaruga di presentare un rapporto su come si potrebbe introdurre la preferenza indigena. Ossia su come far sì che un’azienda venga autorizzata ad assumere all’estero solo dopo aver cercato (e non aver trovato) nel mercato locale i profili professionali di cui necessita.

16 pagine di foffa?

Ebbene, la kompagna Simonetta ha fatto sfornare dai suoi galoppini un farraginoso documento di 16 pagine in cui ci si guarda bene dal proporre qualsiasi cosa che possa anche solo vagamente servire a dare la precedenza agli svizzeri sul nostro mercato del lavoro. Per contro, tutto l’esercizio si traduce in un’arrampicata sui vetri nell’intento di respingere qualsiasi soluzione che non sia la clausola-ciofeca del Consiglio federale. I legulei del Dipartimento di giustizia e polizia sono stati “messi sotto” affinché escogitassero tutte le scuse ed i pretesti possibili per dire, tra le altre cose, che adottare il famoso modello ticinese – quello elaborato dal Prof Ambühl, che non è proprio l’ultimo bambela –  non è possibile! “Sa po’ mia”!

“Insalata di concetti”

La Weltwoche definisce il documento di Sommaruga “un’insalata di concetti diversi difficilmente comprensibile anche per gli specialisti”. Evidentemente, pur di contrapporre il consueto muro di gomma a qualsiasi applicazione del “maledetto voto” che ne costituisca una concretizzazione e non l’affossamento, la ministra è pronta ad eseguire ogni sorta di contorsionismo. Va da sé che i legulei dipartimentali hanno una sola preoccupazione: non certo l’interesse degli svizzerotti (non sia mai) bensì il parere degli eurobalivi! Camerieri dell’UE fino al midollo!

Ad esempio: basta che una illustre signora nessuno come l’eurofunzionarietta Marianne Thyssen se ne esca a dire che dare la priorità agli svizzeri è discriminatorio (uella), che subito a Berna Sommaruga & Co, invece di mandarla a scopare il mare come meriterebbe, si affrettano a pappagallare simili boutade come se fossero la verità rivelata. I balivi dell’UE, spalancatori di frontiere, hanno sempre ragione; gli svizzerotti, chiusi e gretti, hanno sempre torto!

Rappresentanti cantonali “irritati”

Allo stesso modo, sembra che nell’ultimo incontro con i rappresentanti dei Cantoni (6 giugno) sul 9 febbraio, la kompagna Simonetta abbia respinto sistematicamente tutte le proposte alternative alla “sua” clausola-ciofeca con il ritornello del “sa po’ mia”. I pareri di parte dei suoi azzeccagarbugli di servizio, pagati per darle ragione, venivano citati come degli oracoli. Un ostruzionismo spocchioso che, a quanto pare, ha fatto saltare la mosca al naso a più di un ministro cantonale.

Per l’ennesima volta, dunque, la kompagna Sommaruga si dimostra nemica del Ticino e dei ticinesi. Del resto, cosa ci si poteva aspettare da chi ha sempre tentato di farci abolire la richiesta del casellario giudiziale, perché l’importante è far arrivare in Svizzera cani e porci; chissenefrega se in questo sempre meno ridente Cantone poi si stabiliscono delinquenti pericolosi!

Lorenzo Quadri

Referendum finanziario: sulle spese decidano i cittadini

La sua introduzione è opportuna per controbilanciare il moltiplicatore cantonale voluto dalla ministra PLR 

E’ stata presentata ufficialmente una decina di giorni fa l’iniziativa popolare cantonale, che verrà lanciata in settembre, per l’introduzione del referendum finanziario obbligatorio. L’iniziativa, capofila Sergio Morisoli, gode di ampio sostegno interpartitico. Il comitato promotore si compone infatti di rappresentanti di un po’ tutte le forze politiche (Lega compresa) tranne che della $inistra.

Il referendum finanziario prevede che spese ed investimenti sopra un certo limite – il limite in questione lo dovranno fissare governo e parlamento – debbano venire obbligatoriamente sottoposti al voto popolare. Non si tratta di una costruzione astrusa: 18 Cantoni già dispongono di questo strumento, idem numerosi Comuni. Lo strumento non esiste per contro a livello federale. In tempi recenti si è tentato di introdurlo due volte, una nel 2003 ed una nel 2013, in entrambi i casi a seguito di iniziative parlamentari Udc. Senza riuscirci.

In Ticino, il tentativo di introdurre il referendum finanziario obbligatorio utilizzando la via parlamentare è fallito per pochi voti nel febbraio 2015. A votare contro, anche il PLR.

 

Il sistema funziona

Il referendum finanziario obbligatorio viene proposto, come si può immaginare, con l’obiettivo di contenere la spesa pubblica. Serve davvero allo scopo? Uno studio effettuato ad inizio degli anni duemila dice di sì: i cantoni ed i comuni che conoscono questo strumento spendono effettivamente meno. Ciò è anche facile da comprendere. Sapendo di dover andare davanti al popolo, la politica ci pensa due volte prima di decidere delle spese allegre col rischio di venire poi asfaltata.

In Ticino, come noto, il problema dei conti cantonali non sono le entrate, che sono costantemente aumentate, bensì le uscite, che sono invece fuori controllo. In altre parole: se le casse sono vuote non è per mancanza di risorse, ma per mancanza di oculatezza nel loro impiego. Ma la politica. invece di intervenire dove  c’è il problema – ossia appunto a livello di uscite – preferisce la via più comoda: mettere le mani nelle tasche dei cittadini.

 

La situazione più scomoda

E’ forse il caso di ricordare che la partitocrazia da un ventennio respinge “di principio” le proposte della Lega per contenere la spesa pubblica. Per contro, l’ex ministra delle finanze Sadis, esponente del partito delle tasse PLR, ha introdotto il moltiplicatore cantonale con freno all’indebitamento (ma non alla spesa): quindi, quando l’indebitamento supera i livelli di guardia, non si frena la spesa pubblica, ma si alzano le imposte. In votazione popolare, i partiti $torici hanno sostenuto il moltiplicatore cantonale; come visto hanno però affossato, almeno in parlamento, il referendum finanziario obbligatorio, che avrebbe potuto, in una certa misura, fare da contrappeso. Morale della favola: adesso ci troviamo nella situazione più sfavorevole al contribuente.

 

Non verrà utilizzato?

E non ci si venga a raccontare la fanfaluca che il moltiplicatore cantonale “non verrà utilizzato”: è un insulto all’intelligenza. La stessa panzana l’abbiamo sentita con le espropriazioni facili, a vantaggio del dipartimento della kompagna Sommaruga, per creare nuovi centri per finti rifugiati, contenute nella nuova legge sull’asilo. E’ evidente che il moltiplicatore cantonale verrà utilizzato eccome. Perché nessuno si inventa un nuovo strumento legislativo per il semplice gusto di lasciarlo lì. Ed infatti Bertoli  ha già tentato di proporre il ricorso al moltiplicatore cantonale. Non ce l’ha fatta, per adesso. Ma intanto si abitua gradatamente la gente all’ipotesi di un aumento fiscale. Così, prima o poi…

 

Bilanciare il moltiplicatore

Quindi, i partiti $torici, in prima linea il PLR – tanto per chiarire qual è il partito delle tasse – hanno voluto il moltiplicatore cantonale ma hanno rifiutato il referendum finanziario obbligatorio. La Lega era invece su posizioni diametralmente opposte: infatti ha combattuto il moltiplicatore cantonale e ha appoggiato, in parlamento, il referendum finanziario.

Non avere il moltiplicatore cantonale, ed avere, invece, il referendum finanziario sarebbe stata la situazione ideale. Trovandoci però con il moltiplicatore cantonale, perché così ha deciso il popolo, è quantomeno opportuno, per non dire necessario, che esso venga in qualche modo bilanciato dal referendum finanziario. Per questo l’iniziativa popolare per la sua introduzione va sostenuta.

Lorenzo Quadri

La Gran Bretagna spenderebbe meno di 7 euro al giorno per migrante economico. Finti rifugiati: vuoi vedere che paghiamo più di tutti?

Nella vicina Penisola la Fondazione Moressa ha realizzato uno studio su quanto spendono i vari paesi UE per i migranti. Ne è emerso che in cima alla classifica si trovano i Paesi Bassi che per ogni asilante spendono 65.9 euro al giorno. Segue il Belgio con 52.7 euro, la Finlandia con 38, l’Italia con 35, la Svezia con 32.7, la Francia con 25.1, la Germania con 18.4, l’Ungheria con 15.1, l’Austria con 9.5, il Regno unito con 6.7.

Ohibò. In mancanza di ulteriori informazioni sull’effettiva confrontabilità dei dati, salta all’occhio una cosa: la Gran Bretagna è quella che spende nettamente meno. In pratica un decimo dei Paesi Bassi.

Ma tu guarda questi inglesi…

Ma tu guarda questi inglesi. Sono uno Stato membro dell’UE però non solo si tengono la sterlina e portano a casa contributi da Bruxelles invece di pagarli, ma fanno i loro comodi nei più svariati ambiti, alla faccia degli eurobalivi.

Ad esempio sulla piazza finanziaria, che – come quella statunitense – si ingrassa alla grande permettendo di imboscare fondi non dichiarati, e contando sull’arretramento della piazza elvetica. Però solo gli svizzerotti vengono presi di mira da organismi internazionali privi di qualsiasi straccio di legittimazione democratica per via del segreto bancario. E naturalmente calano subito le braghe. Sappiamo chi ringraziare. Intanto britannici e yankees si portano a casa le fettone di torta e se la ridono a bocca larga.  E gli svizzeri, pur non essendo Stato membro UE, pagano miliardi di contributi di coesione. Però vengono ricattati e infamati per il voto del 9 febbraio.

Nella diatriba sulla questione del casellario giudiziale, un esponente politico del  Belpaese ha avuto modo di dire che la Svizzera “è più nell’UE della Gran Bretagna”. Purtroppo è vero. Ma non certo per volontà dei cittadini, che infatti ambiscono a tutt’altro. Bensì a seguito della politica delle braghe calate praticata dai camerieri dell’UE che siedono a Berna.

Ricollocazione

Naturalmente la Gran Bretagna non fa i compiti nemmeno per quel che riguarda la ricollocazione di finti rifugiati decisa sempre dall’UE. Lo stesso dicasi per gli altri Stati membri. Gli unici a scattare sull’attenti e ad eseguire di gran carriera sono, ancora una volta, gli svizzerotti. Infatti ci prendiamo 6000 finti rifugiati che spetterebbero ad altri. Lo facciamo, per soprammercato, senza alcuna base legale. Grazie kompagna Sommaruga! Proprio tu che quando si tratta di fare qualcosa per il Ticino invaso dai padroncini non muovi foglia adducendo la scusa che “non c’è la base legale”! Quando si tratta di far entrare finti rifugiati, invece…

E noi?

Tornando ai costi pro-capite per asilante. Viste le indicazioni in apertura in relazione ai  paesi UE, la domanda scontata è quanto spende invece la Svizzera. E’ difficile fare un paragone. Però c’è come il vago sospetto che si tratti di cifre ben più elevate di quelle dei paesi UE.

Il confronto è ostico per vari motivi. Il primo è il federalismo. Si sa che nel 2015 per l’asilo si sono spesi a livello federale 1,2 miliardi di franchetti, mentre manca il conteggio delle spese affrontate da Cantoni e Comuni. C’è chi ipotizza che, sommando tutto, si arrivi attorno ai 4 miliardi di fr all’anno. Il secondo motivo: non è chiaro se la tabella “europea” consideri solo i costi dei migranti in attesa di una decisione, o se consideri anche quelli della piccola percentuale di asilanti che vengono accettati come profughi.

Conti della serva

Con due conti della serva si potrebbe arrivare però al risultato seguente: 1,2 miliardi di Fr di spesa per l’asilo nel 2015 con 40mila arrivi, fanno un costo procapite di 82 Fr al giorno per migrante economico. Quindi assai di più dei 66 euro dei Paesi Bassi. E un’infinità in più dei 6.7 euro inglesi.

Chissà perché, c’è come il sospetto che questo calcolo, per quanto azzardato, non dia un’indicazione poi così sballata.

Lorenzo Quadri

 

 

“Corsi antistupro”: una nuova presa per i fondelli!

Il CF pronto ad entrare nel merito delle lezioni di “morale sessuale” per migranti

 

Siamo messi sempre peggio: il Consiglio federale, rispondendo all’interrogazione della kompagna consigliera nazionale Silvia Schenker, si dice disposto a studiare la ripresa in Svizzera dei corsi ad hoc di “morale sessuale” per asilanti che vengono dispensati in Norvegia ed in Danimarca.

Non è certo strano che una richiesta di questo tipo venga da una $ocialista. Nel concreto, oltretutto, da una che si è sempre opposta con scandalizzata stizza a qualsiasi restrizione in materia di asilanti. E che è pure salita al pulpito per opporsi alla concessione della garanzia federale al divieto di burqa votato dal popolo ticinese.

 

Ci si aggrappa a tutto

Si intuisce facilmente dove si voglia andare a parare con l’introduzione di corsi di “morale sessuale” per finti rifugiati, vista la parte politica da cui proviene la richiesta. Eh già: dopo i fatti di Colonia, in alcuni paesi (ma non nel nostro) anche la $inistra si è accorta che l’arrivo in Europa di milioni di giovani uomini soli, che non scappano da alcuna guerra, e che mai si integreranno, costituisce un pericolo per le donne.  Perché questi migranti provengono da ambienti dove il rispetto della donna, ed in particolare di quella occidentale, è un oggetto sconosciuto.

Eppure, invece di impedire l’arrivo massiccio in Svizzera di finti rifugiati che “non rispettano le donne”, i $ocialisti “nostrani” vogliono invece farne entrare sempre di più. E dunque come si pensa di prevenire il ripetersi di nuovi “fatti di Colonia”? Si tira fuori il ridicolo “corso di morale sessuale” – che naturalmente verrà tenuto da un qualche kompagno (business is business)! Insomma, pur di non ammettere la necessità di limitare l’arrivo di immigrati clandestini, ci si attacca a tutto.

 

Tre cose da fare

E’ evidente che, per combattere le aggressioni ad opera di migranti economici, ci sono solo tre cose da fare:

  • chiudere le frontiere per contenere l’arrivo di finti rifugiati;
  • stabilire che i giovani uomini ospiti dei centri asilanti (che sono praticamente tutti immigrati clandestini), al contrario di ora, non possano uscire le sere e le notti del fine settimana, visto il rischio che tali libere uscite notturne vengano utilizzate per ubriacarsi e molestare;
  • espellere all’istante gli asilanti che commettono reati, a maggior ragione se si tratta di reati contro persone.

Ma, davanti a questo tipo di proposte, gli spalancatori – e, quel che è peggio, visto che ad essere a rischio è in prima linea la sicurezza delle donne – le spalancatrici di frontiere si mettono a strillare al razzismo e al fascismo. Loro vogliono i corsi di morale sessuale: per credere davvero che possa bastare una lezioncina per cancellare un “background culturale” (chiamiamolo così per carità di patria) incompatibile con la società occidentale, bisogna essere caduti dal seggiolone da piccoli.

Il significato politico dei corsi  antistupro per finti rifugiati è chiaro. Se le donne vengono aggredite sessualmente da migranti economici, la colpa non è degli aggressori: la colpa è di noi svizzerotti razzisti che non istruiamo i clandestini su come ci si comporta in Occidente!

 

Passi successivi

Altrettanto chiaro è il passo successivo ai corsi, che è poi solo l’altra faccia della stessa medaglia. Quando “incredibilmente” si dovrà constatare che i corsi antistupro non servono ad una fava, piuttosto che rendere finalmente i finti rifugiati responsabili per le loro azioni delinquenziali, si colpevolizzeranno ancora gli svizzerotti. Nel caso concreto le svizzerotte: per forza che i corsi non funzionano, si dirà, se loro vanno in giro troppo svestite! Quindi arriverà il nuovo Diktat: alle donne verrà “consigliato”, alla faccia delle libertà individuali, di girare imbacuccate da capo ai piedi per non attizzare le voglie dei giovani e sfaccendati ospiti dei centri asilanti. Se poi qualcuna trasgredisce e viene molestata, affari suoi. Anzi, si insinuerà che magari era proprio quello che voleva. Ma ai migranti economici non deve essere addossata nessuna responsabilità; men che meno imposta una qualche restrizione. Ma quando mai! La colpa è sempre degli svizzerotti chiusi e razzisti!

Lorenzo Quadri

La sciura Marianna pretende che gli svizzerotti si facciano invadere da lavoratori stranieri. La funzionarietta UE ci “schiaccia gli ordini”!

Siamo alle solite! Per l’ennesima volta i balivi di Bruxelles, non eletti da nessuno, pretendono di “schiacciare gli ordini” agli svizzerotti. Che tanto, si sa, calano le braghe. Non per nulla, ed è solo un esempio, pur non essendo membro UE, “grazie” alla kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, la Svizzera è l’unico paese che aderisce ai programmi di ricollocamento di finti rifugiati di Bruxelles, e si mette in casa – senza uno straccio di base legale! – migliaia di migranti economici che spetta ad altri mantenere.

L’ultimo Diktat
L’ultimo Diktat ci arriva da tale funzionarietta Marianne Thyssen (e chi l’ha mai sentita nominare?), commissaria europea per il lavoro e gli affari sociali (uella).
Dice la Marianna in un’intervista alla Schweizer Illustrierte: “Privilegiare i lavoratori svizzeri rispetto ai cittadini europei è una discriminazione contraria alla libera circolazione delle persone”. Ovviamente la strepitosa dichiarazione è stata rilasciata (?) nell’ambito del dibattito sulla concretizzazione del “maledetto voto” del 9 febbraio (al cui proposito Berna fa melina alla grande).

Uhhh, che pagüüüüraaaa!! Ma la Marianna ci è o ci fa? Certo che questi balivi della fallita UE non perdono occasione per farsi “catar via”! A loro non sta bene che gli svizzerotti in casa propria abbiano la precedenza nelle assunzioni. Perché i cittadini UE devono poter invadere e colonizzare il mercato del lavoro elvetico, mentre i “local” rimangono a casa in disoccupazione e in assistenza.
Ma bene! Non siamo più padroni in casa nostra, comandano i balivi di Bruxelles!

I collaborazionisti
Nella loro vergognosa arroganza, i funzionarietti come la Marianna trovano degli alleati nel nostro Paese: gli spalancatori di frontiere. Ad esempio i kompagni. Tanto per dirne una, è notizia di ieri che il P$ migranti intende diventare un organo del P$$ a tutti gli effetti. Eh sì, perché per la $inistra gli svizzeri non devono godere di alcun privilegio in casa propria. Non sia mai: il passaporto rosso è carta straccia!

Altri collaborazionisti degli eurobalivi sono gli intellettualini. I quali, a suon di terrorismo e di ricatti morali, vogliono imporre l’estensione della devastante libera circolazione delle persone alla Croazia, in violazione della Costituzione federale (ma poi, quando fa comodo, sono i primi a sciacquarsi la bocca con la “legalità”).
“La Svizzera rischia l’esclusione da Horizon 2020”, strillava sempre ieri tale Jean-Luc Barras del Fondo nazionale svizzero! Barras, giò do dida! Non ci facciamo ricattare né da te, né dai tuoi amici intellettualini di regime. E men che meno dalla Marianna Thyssen!

Accordi da disdire
E non è finita, perché sempre ieri è arrivata una novità anche per quel che riguarda le nuove limitazioni che gli eurobalivi vorrebbero imporre alla custodia di armi d’ordinanza a domicilio nell’ambito dei fallimentari accordi di Schengen. Pare che per la Svizzera verranno fatte delle eccezioni. Non si sa però di che tipo. A parte che gli accordi di Schengen vanno disdetti indipendentemente da quest’ultima bestialità sulle armi, perché costano uno sproposito e fanno solo danni: che i balivi di Bruxelles non si sognino di mettere il becco nelle tradizioni dell’esercito di milizia elvetico! Questi $ignori credono di poter trattare la Svizzera come terra di conquista, perché il Consiglio federale più debole della storia e la partitocrazia spalancatrice di frontiere gliel’hanno lasciato fare per troppo tempo. Ma adesso la musica cambia. I nostri cittadini-soldato si terranno le armi d’ordinanza al domicilio come da votazione popolare del 2011; e gli svizzeri, in applicazione del nuovo articolo costituzionale 121 a, saranno privilegiati nelle assunzioni!

E alla Marianna ed ai suoi colleghi funzionarietti che campano sul groppone dei contribuenti europei diciamo, in antica lingua celtica: “vadaviaiciapp”!

Del resto se il 23 di giugno, come speriamo, dovesse passare il Brexit, l’UE è finita. Per cui, la Marianna Thyssen e compagnia brutta comincino a preparare le valigie.
Lorenzo Quadri

Prosegue la campagna di lavaggio del cervello a cura della SECO In Ticino cala la disoccupazione? Frena, Ugo!

La SECO – che costa al contribuente svizzerotto una centella di milioni di franchetti all’anno – continua la sua “missione evangelizzatrice” pro frontiere spalancate e pro-libera circolazione delle persone.
Il modus operandi è sempre lo stesso: le statistiche taroccate. Questa volta sui disoccupati. Si pretende dunque di farci credere che in Ticino la situazione occupazionale starebbe migliorando. Tout va bien, Madame la Marquise! In maggio, sproloquia la SECO, il tasso di disoccupazione in questo sempre meno ridente Cnatone sarebbe sceso al 3.4%. E subito la stampa di regime corre a titolare con la massima enfasi: cala la disoccupazione! Il trend migliora! Addirittura ci sarebbero 10mila nuovi “addetti”! Accipicchia!

Il verbo della SECO
Il “verbo” che la SECO tenta di diffondere è sempre lo stesso. Ma quale disoccupazione, ma quale soppiantamento: in regime di devastante libera circolazione delle persone va tutto per il meglio. E ve lo dimostriamo con le cifre. Peccato che le cifre siano state taroccate dalla stessa SECO. La quale giochicchia con le definizioni. Sicché disoccupato diventa sinonimo di “iscritto alla disoccupazione”; quando è ormai chiaro a tutti che sempre più senza lavoro non sono iscritti agli URC e quindi non figurano nelle statistiche SECO, tant’è che la cifra reale dei disoccupati è almeno doppia rispetto a quella ufficiale. In particolare sono i pochi i senza lavoro che non hanno, o non hanno più, diritto alle indennità di disoccupazione ad essere iscritti agli uffici regionali di collocamento.
E cosa dire del concetto di “addetto” dal vangelo secondo la SECO, che sta ad indicare qualsiasi lavoratore dipendente che guadagna più di 2300 Fr all’ANNO? Non al mese: all’anno. Un posto di lavoro, si converrà, è qualcosa di molto diverso.

I dati ILO
Però, se si cambia il metro di valutazione, la situazione occupazionale ticinese appare assai meno rosea. Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, se si prendono i dati ILO, Organizzazione internazionale del lavoro (non è il partito comunista) si scopre che la disoccupazione ticinese è al 7%. E si scopre pure che nei primi tre mesi dell’anno corrente, mentre la SECO parlava di diminuzione della disoccupazione, il tasso di disoccupazione ILO invece aumentava.

Come lo scarrafone
Qualche settimana fa scrivevamo che il sondaggio è come lo scarrafone: è bello a mamma sua. Lo stesso vale per le statistiche. In particolare per quelle della SECO. Il segretariato di Stato dell’economia dimostra, ogni volta che può, di essere di parte. Un organo di propaganda pro-frontiere spalancate e pro libera circolazione delle persone. Però strapagato dal contribuente. E che, nella sua azione propagandistica, non indietreggia nemmeno davanti al grottesco. Arriva perfino a negare il dumping salariale e la sostituzione di lavoratori residenti con frontalieri.

SECO da chiudere
Per venirci a raccontare fetecchiate sulle necessità (?) di spalancare le frontiere bastano già il consiglio federale, la partitocrazia, la stampa di regime (a partire dalla radiotelevisione di sedicente servizio pubblico), i poteri forti e gli intellettualini da tre e una cicca. Quindi, chiudiamo la SECO che si fa prima. E si risparmia. Altro che venirci a raccontare che in Ticino “il trend dell’occupazione migliora”!
Lorenzo Quadri

Sfruttano il loro margine di manovra per decidere contro la sovranità svizzera. TF: bastonati i diritti popolari!

Ecco cosa succede quando i posti decisionali sono colonizzati dalla partitocrazia spalancatrice di frontiere

La scorsa settimana il Tribunale federale (a maggioranza di tre a due) si è prodotto in una vera e propria azione di sabotaggio ai danni dei diritti popolari e della sovranità svizzera. Il tema era l’iniziativa popolare cantonale lanciata dal “Guastafeste” Giorgio Ghiringhelli per le aggregazioni a Locarno e Bellinzona, da ottenersi mediante modifica costituzionale (e conseguente votazione popolare in tutto il Cantone). L’iniziativa, che aveva raccolto oltre 11’500 firme, è stata dichiarata irricevibile dal TF. Quindi i ticinesi non potranno esprimersi sul tema.

Non si va a votare
Come già detto domenica, non appoggiamo questa iniziativa. Si fosse votato, avremmo proposto di votare contro. Ma appunto: a votare non si andrà proprio. Per decisione del Tribunale federale. Il quale ha stabilito che l’iniziativa è irricevibile in quanto non conforme al diritto internazionale. Da notare che, come ha rilevato il promotore dell’iniziativa, è la prima volta che un’iniziativa popolare cantonale viene giudicata irricevibile perché non sarebbe conforme ad un accordo internazionale. Ma, essendo stato creato un precedente, senza dubbio altri casi seguiranno.
Non ci siamo proprio!

Il trattatello
Punto primo: se l’iniziativa fosse stata incompatibile con il diritto svizzero superiore, segnatamente con il nostro diritto costituzionale, sarebbe stato un conto. Ma qui la situazione è molto diversa. Infatti il problema è un trattato internazionale. E non certo uno di quelli che riguardano i diritti fondamentali dei cittadini. Si tratta invece di un articolo della carta europea dell’autonomia locale, la quale stabilisce che per ogni modifica dei confini territoriali le collettività toccate devono essere consultate preliminarmente. Ironia della sorte: in nome dell’autonomia locale il Ticino non è autonomo di votare su un’iniziativa popolare. Ecco dunque dimostrato nella pratica come anche un trattato apparentemente innocuo oltre che sconosciuto, uno di quelli di cui nessuno si preoccupa più di tanto, possa provocare importanti limitazioni dei diritti popolari e quindi della sovranità popolare. Non siamo più padroni in casa nostra. E, se perfino un accordo di secondo (o terzo o quarto) piano come quello in questione porta ad una limitazione della nostra sovranità, immaginiamo quali conseguenze possono avere quelli “di peso”.

Mazzuolati dai legulei
Punto secondo: i legulei del tribunale federale ci mettono del loro per peggiorare la situazione. Infatti, ma tu guarda i casi della vita, l’articolo della Carta delle autonomie locali è stato interpretato dalla maggioranza dei giudici di Losanna in modo particolarmente restrittivo, come non avviene in nessun altro stato firmatario. Ancora una volta, dunque, svizzerotti più papisti del Papa, e a danno della propria democrazia diretta. L’accaduto conferma che al Tribunale federale ci sono dei camerieri dell’UE che usano il loro margine d’apprezzamento per prendere decisioni contro i diritti popolari e contro la sovranità svizzera. Questi legulei, esponenti dei partiti spalancatori di frontiere, fanno quanto in loro potere affinché a comandare in casa nostra siano altri. Un giudice che utilizza il proprio margine di manovra per prendere delle decisioni contro i diritti popolari e contro la sovranità svizzera, non è al suo posto. Va mandato a casa. Questa volta è stata invalidata un’iniziativa sulle aggregazioni comunali. Un domani potrebbe benissimo capitare ad altre iniziative, cantonali o federali, su temi fondamentali.

Camerieri dell’UE
Il Consiglio federale corre servilmente a sottoscrivere tutti gli accordi internazionali possibili ed immaginabili. Così ci troviamo in casa il diritto straniero ed i giudici stranieri. I legulei del Tribunale federale, da parte loro, si arrampicano sui vetri per interpretare e ad applicare questi accordi nel modo più rigido – e quindi lesivo della sovranità popolare – possibile. Perché bastonare i diritti popolari degli svizzerotti “chiusi e xenofobi” è una vera goduria per gli spalancatori di frontiere della partitocrazia!
Questa combinazione tra camerieri dell’UE esponenti della partitocrazia che sottoscrivono accordi internazionali (Consiglio federale e relativi tirapiedi) e altri camerieri dell’UE, sempre esponenti della partitocrazia, che li interpretano a danno degli svizzerotti (TF), è deleteria. Con l’iniziativa del Guastafeste per le aggregazioni comunali ne abbiamo ora una dimostrazione concreta. Quanto accaduto con questa iniziativa – che pure non avremmo approvato in votazione – è un campanello d’allarme. Non può essere ignorato. Ogni limitazione della sovranità svizzera, a partire dai famigerati accordi quadro con gli eurofalliti, deve esser combattuta a muso duro. Con la tattica del salame, una fetta alla volta, si toglie potere al popolo. L’obiettivo è chiaro: evitare altri “maledetti voti” come quello del 9 febbraio. Diamoci una mossa prima che sia troppo tardi!
Lorenzo Quadri

Il Ticino è già preso d’assalto dai finti rifugiati!

Ma non erano tutte balle? E invece all’indomani della votazione si scopre che…

Via balcanica chiusa, frontiere con l’Italia spalancate, espulsioni che non funzionano: ecco il prevedibile risultato. Grazie, kompagna Sommaruga!
Ma guarda un po’! Come volevasi dimostrare, l’invasione del Ticino da parte di finti rifugiati è iniziata. Nella prima settimana di giugno si è assistito al record di entrate illegali: 719. Ma la situazione era andata fuori giri già in maggio. Stranamente, chissà come mai, queste notizie escono solo all’indomani della votazione sulla nuova legge sull’asilo, che aumenta ulteriormente la nostra attrattività per i migranti economici. Prima sono state accuratamente tenute nascoste. Bisognava votare l’avvocato gratis per gli asilanti, per cui… “tout va bien, Madame la Marquise”. Tüt a posct! Caos asilo? Ma quando mai! Sono tutte balle della Lega populista e razzista!

Ticino allo sbaraglio
Del resto, era evidente che la fiumana di finti rifugiati sarebbe arrivata. Con la via balcanica chiusa o parzialmente chiusa, quella del Mediterraneo, che rimane invece spalancata, non poteva che guadagnare d’importanza. E, visto che la kompagna Simonetta “Dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga non ne vuole sapere di impedire l’arrivo di finti rifugiati in Svizzera, la logica conseguenza è che il Ticino viene di nuovo mandato allo sbaraglio. Grazie, kompagna Sommaruga! Sempre contro i ticinesi! Ma tanto è gente che plebiscita il 9 febbraio, per cui è giusto bastonarli! Nevvero?

Legalità a due velocità
E’ forse il caso di ricordare che la kompagna Simonetta è la stessa che, tanto per fare un esempio, si rifiuta di decidere la trasmissione all’agenzia delle entrate italiana dell’elenco delle notifiche di padroncini e distaccati, così che il fisco del Belpaese possa chiamare alla cassa questi evasori che devastano l’artigianato e le PMI ticinesi. Dice che manca la base legale. Apperò. Peccato che, “grazie” alla stessa kompagna Simonetta, la Svizzera – pur non essendo Stato membro UE – è l’unica ad aderire ai programmi di ricollocamento migranti di Bruxelles. Di modo che si farà carico di tante migliaia di finti rifugiati che non le spettano affatto. E questo senza uno straccio di base legale, ma guarda un po’! Ma quando si tratta di spalancare le frontiere, chissenefrega delle basi legali, nevvero? E come la mettiamo con le esternazioni della citata kompagna contro il casellario giudiziale, anche qui invocando basi legali?
Eh già: legalità a due velocità! Le basi legali vengono invocate solo come pretesto per lasciare il Ticino nella palta e per calare le braghe davanti ai funzionarietti di Bruxelles. Ma quando si tratta di spalancare le porte del paese ai migranti economici…

Tutti giovani uomini
Lo stesso portavoce (federale) delle guardie di confine ha ammesso che i 719 clandestini giunti a Chiasso durante la prima settimana di giugno sono quasi tutti giovani uomini, altro che famiglie. Domanda da un milione: quanto ci vorrà prima che il Ticino si vedrà imporre un nuovo maxicentro per finti rifugiati? Ricordiamo che tra i migranti si infiltrano i terroristi islamici. Lo ha detto di recente il capo dell’Europol davanti al parlamento europeo. E anche ai terroristi islamici gli svizzerotti spalancano le frontiere.

E per le espulsioni?
Appurato che non si fa nulla per impedire l’immigrazione di massa di clandestini in Svizzera, la scontata domanda è: cosa si fa perché i rifugiati economici, ufficialmente riconosciuti come tali, lascino il paese? Il sospetto è che la risposta sia sempre la stessa, ossia niente. Ad esempio: gli accordi di riammissione con i paesi magrebini o non ci sono (Marocco), o fanno ridere i polli (Algeria: la riammissione può avvenire solo su base volontaria) o, come in Tunisia, sono applicati alla tunisina. Dal canto suo il Belpaese fa di tutto e di più per non riprendersi gli asilanti entrati illegalmente in Svizzera che gli spettano in base agli accordi di Dublino. Per la kompagna Simonetta l’è tüt a posct?

Riammissione?
Morale della favola: non si fa nulla per impedire l’accesso alla Svizzera dei finti rifugiati, e nemmeno per diminuire l’attrattività della Svizzera per i migranti economici, e neppure per far sì che coloro che manifestamente non hanno diritto di restare nel Paese vengano allontanati in tempi decenti. Ci si rifiuta di vincolare l’erogazione di aiuti umanitari alla sottoscrizione, da parte dei paesi beneficiari, di accordi di riammissione (è roba da razzisti e fascisti). La Germania ha inserito i paesi maghrebini sulla lista degli Stati terzi sicuri, i cui cittadini non possono per definizione essere profughi. La Svizzera no. Il caos asilo ce lo stiamo proprio andando a cercare.
Qui o si sospendono gli accordi di Schengen e si manda l’esercito ai confini, oppure la Svizzera si troverà in grossi guai. E il Ticino per primo.
Lorenzo Quadri

AlpTransit, la sbracata inaugurazione non è il solo problema Passata la festa, gabbato lo santo?

Proseguono le polemiche sull’inaugurazione di AlpTransit, a sfondo tragicomico. Una consigliera nazionale Udc, durante l’ora delle domande, ha chiesto al Consiglio federale per quale motivo nello spettacolo inaugurale del tunnel – su cui mezza Europa ha avuto modo di sbizzarrirsi – ci fossero anche dei dervisci, ossia delle figure islamiche che non hanno nulla a che vedere con la Svizzera. Risposta del Consiglio federale: “non erano dei dervisci, erano dei covoni di fieno”. E il kompagnuzzo di turno corre subito ad applaudire: “la risposta migliore mai data dal governo”. Se quella è la risposta migliore, immaginiamoci la peggiore, visto che nella diatriba (?) si è poi inserito l’autore dello spettacolo, il regista tedesco Volker Hesse (perché di registi svizzeri non ce n’erano, neh?). Che sul St Galler Tagblatt ha confermato: i dervisci c’erano. E cosa ci facevano? “E’ assolutamente legittimo (?) – ha spiegato l’intellettualino – che il mio spettacolo comprenda associazioni culturali arabe”. Ohibò. Avanti con il multikulti ad oltranza! Invece non è assolutamente legittimo che si usi una grande opera, pagata integralmente del contribuente svizzero, per sdoganare la presenza islamica in eventi ufficiali, creando un precedente. L’islam non è religione ufficiale in Svizzera e questo è un paese cristiano da 1500 anni. Islam e cristianesimo, in Svizzera, non sono affatto sullo stesso piano.

Ma tornando alla domanda sulla presenza dei dervisci, negata con spocchiosa sicurezza dal Consiglio federale e confermata dall’autore dello spettacolo: se ne deve dedurre che il committente non ha nemmeno visto il “teatrino” che ci ha fatto pagare a peso d’oro? Figura di palta!

“Spettacolo satanico”
Non è finita. In Italia c’è addirittura chi – il giornalista Maurizio Blondet sul suo blog – ha definito lo spettacolo d’inaugurazione della galleria più lunga del mondo “un rito satanico”. Mah. Un rito satanico quella “cosa”? Bisogna dedurne che non ci sono nemmeno più i bei sabba di una volta?

Fuor di battuta, e per restare nel “teologico”, il problema è semmai un altro: ossia che, “passata la festa (inaugurale), gabbato lo santo”. Se i vicini a Nord (Germania) e a Sud (Italia) non faranno i compiti, AlpTransit, dal costo totale di 25 miliardi, resterà un’opera monca. Non ci sono segni concreti che facciano credere all’esistenza di una reale volontà di collaborazione. In Italia, malgrado la Svizzera sia pronta a finanziare opere “extraterritoriali” per rendere possibile il trasbordo delle merci dalla strada alla ferrovia, nulla si muove. Il ministro dei trasporti e delle infrastrutture Delrio, invitato all’inaugurazione di AlpTransit, non ha nemmeno compiuto lo sforzo creativo di inventarsi delle promesse. Del resto il suo paese non fa i compiti neppure per quel che riguarda il trenino Stabio-Arcisate. Ci aspettiamo che li faccia con AlpTransit?

Situazione preoccupante
Dietro a cerimonie d’inaugurazione assai discutibili si cela dunque una situazione ben più preoccupante. E questa sì “diabolica” se gli svizzerotti – dopo aver fatto fronte, da soli, alla fattura di 25 miliardi – si dovessero trovare con una cattedrale nel deserto ferroviaria che non raggiunge il principale scopo per cui è stata voluta e pagata: spostare su rotaia il traffico merci in transito attraverso la Svizzera. L’accorciamento delle tratte passeggeri interne, pur apprezzabile, mai avrebbe giustificato un investimento del genere.
Lorenzo Quadri