Notevole intervista di Saïda Keller Messahli sul Corriere del Ticino di venerdì. Islam: buonisti asfaltati!

 

Gli spalancatori di frontiere, i politikamente korretti, i moralisti a senso unico sono stati letteralmente asfaltati. Il rullo compressore è Saïda Keller Messahli, fondatrice e presidente del Forum per un Islam progressista in Svizzera.  Keller Messahli è stata insignita del premio svizzero per i diritti umani nel 2016. Venerdì il Corriere del Ticino le ha dedicato un’intervista a tutta pagina, che vale la pena leggere. Sì, perché le dichiarazioni di Keller Messahli su islam, burqa, moschee ed immigrazione sembrano un copia-incolla degli articoli del Mattino. Ma come, moralisti a senso unico del piffero: non erano tutte balle populiste e razziste? O magari adesso ci verrete a dire che anche Keller Messahli, di origine tunisina, è una spregevole razzista?

Divieto di burqa

L’attivista dei diritti umani comincia con la difesa del divieto di burqa plebiscitato dal popolo ticinese: un divieto che lei sostiene, e che andrebbe esteso a tutta la Svizzera. Al proposito, si ricorda che la raccolta di firme è sempre in atto: l’obiettivo  stabilito dal promotore, il Guastafeste Giorgio Ghiringhelli, di raccogliere 5000 firme in Ticino è stato raggiunto, ma si può fare di meglio! I formulari si possono scaricare dal sito www.ilguastafeste.ch.

Moschee

Ma Keller Messahli parla anche di moschee e di centri culturali (o presunti tali) islamici. In Svizzera, ammonisce l’attivista per i diritti umani, la situazione è drammatica: il wahhbismo (corrente intransigente dell’Islam in auge nell’Arabia saudita) continua a guadagnare posizioni. Molte moschee, a partire da quella di Zurigo, sono finanziate con soldi in arrivo dall’Arabia Saudita, dalla Turchia e dal Qatar. E poiché “chi paga comanda”, è evidente che i  soldoni arrivano perché i predicatori così foraggiati diffondano, in casa nostra, l’odio contro l’occidente e contro gli occidentali, che vanno sterminati. Chiaro il concetto, buonisti-coglionisti? Altro che multikulti, altro che “aperture” a chi ci vuole morti!

Pochezza federale

Da notare che il Consiglio federale (Dipartimento Sommaruga, ma guarda un po’…), dando l’ennesima dimostrazione di pochezza, ha apposto uno scandalizzato njet alla mozione del sottoscritto che chiede di vietare i finanziamenti esteri a moschee e luoghi di culto islamici in Svizzera: “Sarebbe una “massiccia violazione della libertà religiosa”, blatera il Consiglio federale! In che modo vietare i finanziamenti stranieri e chiedere trasparenza sui flussi finanziari delle moschee impedirebbe a qualcuno di professare la propria religione, ovviamente, non viene spiegato! Ma è chiaro che la priorità dei sette scienziati non è la sicurezza di chi vive nel nostro paese (compresi i musulmani moderati che non frequentano le moschee) bensì stroncare sul nascere qualsiasi cambiamento che possa venire etichettato come passo indietro dalla deleteria politica del “facciamo entrare tutti e permettiamo a tutti di fare i propri comodi”! Guai! “Bisogna aprirsi”!

Stampa di regime

Keller Messahli insiste pure  sul controllo dell’immigrazione, rilevando come il giovane afgano armato di ascia che ha seminato sangue e terrore su un treno in Germania sia giunto come asilante. E ne ha anche per la stampa di regime: quest’ultima interpella, a rappresentare l’Islam, sempre i soliti interlocutori non significativi. I quali vengono contattati, in  particolare dalla $$R, perché dicono quello che i kompagni redattori vogliono sentir dire e divulgare. Ossia che gli svizzerotti sono chiusi e xenofobi e che le frontiere devono restare spalancate malgrado il terrorismo islamico dilagante!

Mal di pancia

E’ certo che la lettura dell’intervista del Corriere del Ticino alla premiata attivista dei diritti umani ha provocato parecchi mal di pancia ai moralisti a senso unico, sempre pronti a lanciare ipocrite accuse di razzismo per denigrare il nemico politico da abbattere.  In effetti costoro, e le loro fetecchiate politikamente korrette, ne escono letteralmente tritati. Prendere su e portare a casa!

Lorenzo Quadri

Solo a Berna negano l’evidenza e si nascondono dietro le statistiche farlocche della SECO. Anche in Italia si accorgono che il Ticino è invaso

 

Ma guarda un po’! Nella vicina Penisola qualcuno dice – più o meno – come stanno i rapporti tra Italia e Svizzera. Si tratta del delegato per il Ticino della Camera di commercio italiana in Svizzera, Giovanni Moretti.

Moretti amette che il Ticino è una risorsa vitale per l’Italia. Che sta salvando le Provincie del Nord dalla crisi.  Ed infatti 62’500 frontalieri e decine di migliaia di padroncini senza la libera circolazione delle persone farebbero la fame. La reazione svizzera, tradottasi nel voto del 9 febbraio contro l’immigrazione di massa, è “fondata perché la libera circolazione delle persone è a senso unico, da sud a nord della frontiera”. “Bisogna quindi dire grazie al Ticino  – dichiara Moretti – e porre mano agli squilibri che si sono creati, introducendo tangibili correttivi”.

 

Provocazione?

Si dirà che in fondo non si tratta di rivelazioni eccezionali. Sono anzi edulcorate. Non si dice infatti che sempre più ticinesi, causa l’invasione da sud,  per avere un futuro devono trasferirsi oltre Gottardo.  E questa è emigrazione vera, in posti dove si parla anche un’altra lingua. Nulla a che vedere con il remunerativo pendolarismo dei frontalieri che continuano ad abitare a casa propria.  Interessante è semmai la parte da cui proviene il discorsetto. Tant’è che il portale varesenews.it, che ha  pubblicato lo scritto di Moretti, si sente in dovere di avvertire il lettore: è una lettera un po’ “provocatoria”. E dove starebbe la provocazione? Provocatorio è semmai l’atteggiamento dei politicanti italici che strillano (a scopo elettorale) di fantasiose discriminazioni dei frontalieri e inveiscono contro una richiesta, in fondo banale e scontata, quale quella del casellario giudiziario.

 

I camerieri dell’UE

Ma lo scandalo non è che nel Belpaese i politici strillino. Lo scandalo è  che a Berna i camerieri dell’UE gli diano subito ragione. A fronte dei piagnistei italiani su presunte discriminazioni da parte del Ticino, i bernesi sono corsi a criminalizzare il nostro Cantone, senza alcuna cognizione di causa. Mentre anche in Italia chi ha un minimo di onestà intellettuale riconosce che il Ticino è invaso, a Berna si nascondono dietro gli studi taroccati della SECO per negare l’evidenza.  Un atteggiamento del genere  – un vero e proprio tradimento – non si era mai visto da nessuna parte. Oltreconfine devono aver trattenuto le risate solo a stento: è quasi incredibile che far fessi gli svizzerotti sia così facile!

 

Se le parti fossero invertite

La presa di posizione del rappresentante della camera di commercio italiana va dunque mandata non solo ai suoi connazionali politicanti – i quali sanno benissimo che il contenuto è veritiero, ma fanno il loro gioco – ma soprattutto al Consiglio federale. A perenne vergogna di quest’ultimo, che ha la tolla di negare ciò che perfino gli italiani ammettono. E nella dichiarazione di Moretti manca una constatazione. Se i ruoli fossero invertiti, ovvero se 62’500 frontalieri ticinesi entrassero ogni giorno a Como e Varese, l’Italia sul confine non avrebbe solo eretto un MURO, ma sopra il muro avrebbe piazzato i cannoni.

Lorenzo Quadri

La Germania dell’ “accogliamo tutti” fa i conti con le statistiche della delinquenza. Asilanti: esplode la criminalità

 

Ma come, non erano tutte balle populiste e razziste? Avanti con le frontiere BLINDATE!

Ma come, gli asilanti che delinquono non dovevano essere tutta una balla della Lega populista e razzista? Invece, ma guarda un po’, dalla Germania arrivano cifre che raccontano tutta un’altra storia. Le cifre sono quelle delle statistiche criminali dell’anno di disgrazia 2015.

E visto che con la bella stagione i flussi migratori si intensificano, non ci vuole una fantasia particolarmente perversa per immaginare che nei primi sei mesi dell’anno in corso la situazione sia peggiorata assai.

Da notare che le statistiche in questione erano state allestite dall’Ufficio federale della criminalità per uso interno della polizia. Ma poi sono “misteriosamente filtrate” sulla Bild, diventando così di dominio pubblico (questo già nei mesi scorsi; ma alle nostre latitudini sono ancora “inedite”). Si fosse trattato di dati pensati per la pubblicazione, hai voglia le taroccature in stile “Studio della SECO sull’occupazione”…

Aumento dei delitti fino al 270%

Cosa dicono dunque le statistiche germaniche? Un paio di cosette interessanti. Ad esempio, che i crimini commessi dai migranti economici nel 2015 sono aumentati, a livello nazionale, del 79%. Il  numero dei delitti è infatti salito a 208’344, ossia 92mila in più dell’anno precedente. Ovviamente, se si va a vedere nelle regioni più toccate dal caos asilo provocato dalla scriteriata politica dell’ “Anghela” Merkel, i dati s’impennano. In Baviera, ad esempio, sempre nel 2015, gli interventi di polizia contro finti rifugiati sono stati 17’246. Rispetto al 2014, si registra un bell’aumento del 270%. E il ministro dell’interno bavarese ha pure aggiunto una precisazione eloquente: “la polizia ha raggiunto il limite nel tenere la situazione sotto controllo”. Sempre più spesso, ha poi detto il ministro, gli agenti sono bersaglio di aggressioni, “soprattutto le poliziotte”.

Il rapporto riferisce inoltre di 240 tentativi di omicidio commessi da migranti nel 2015, mentre nel 2014 erano 127, e di 27 migranti uccisi da altri asilanti. Eh già, perché proprio in Germania era venuta alla luce la triste vicenda dei rifugiati cristiani aggrediti nei centri d’accoglienza da migranti islamici che tentano di spacciarsi per “perseguitati”. E invece, come dimostrano simili comportamenti, sono tutt’altro.

“Si annoiano”

Interessante notare la tesi riportata dal capo della grande società tedesca che si occupa della sicurezza dei centri d’accoglienza, per spiegare il comportamento criminoso dei migranti: “dopo un po’ nei centri si annoiano”. Ah ecco! Quindi si giustificano le aggressioni, specie quelle a sfondo sessuale: devono pur passare il tempo, tutti questi giovanotti con gli ormoni in esubero. Colpa dei cittadini chiusi e razzisti che non mettono a disposizione degli immigrati parchi di divertimento, palestre, serate al cinema e piscine dedicate. Avanti, trasformiamo i centri asilanti in tanti bei club méd. Così gli ospiti non si annoiano e quindi (?) non delinquono.

Mancano i “fatti di Colonia”

E c’è anche un altro aspetto che va considerato. La statistica dei crimini commessi da migranti nel 2015 è incompleta per una parte importante. I famigerati “fatti di Colonia”, avvenuti a cavallo del 2016, non sono ancora considerati. Quindi l’impennata dei reati commessi è assai maggiore del già monumentale +79% che vi figura.

Né ovviamente, trattandosi di statistiche del 2015, esse possono considerare ciò di cui ha dato notizia la stampa tedesca nelle scorse settimane: ossia che il numero di molestie nelle piscine tedesche, ad opera di migranti, è “enormemente aumentato”  – e ci sono stati anche degli stupri.

Vuoi vedere che presto le donne non potranno più andare in piscina a causa della minacciosa presenza di finti rifugiati, magari ben carburati con bevande alcoliche? Ma guai a vietare a questi ultimi l’accesso ai lidi: i politikamente korretti strillano allo scandalo ed al fascismo. Perché, è chiaro, la sicurezza della popolazione residente – ed in particolare delle donne, ma non solo – non è una priorità. La priorità è “aprirsi”. Semmai si dirà alle bagnanti di indossare il costume intero o, perché no?, magari un bel “burqini”. Insisti a metterti il bikini – perché non ti sta bene che ti si prescriva cosa puoi indossare e cosa no in funzione degli immigrati clandestini – e vieni molestata (o peggio)? Colpa tua, svergognata: te la sei andata a cercare. Anzi, magari l’hai pure fatto di proposito. Non te l’ha mica ordinato il medico di girare mezza biotta. Ecco, questa è la mentalità degli autocertificati “progressisti” e detentori della morale.

Anche da noi…

Gli asilanti, ovviamente, non delinquono solo in Germania. Lo fanno anche da noi. E’ notizia degli scorsi giorni che il finto rifugiato eritreo, ospite del centro di Losone, condannato per stupro ai danni di una connazionale, è di nuovo uccel di bosco. Da notare che l’asilante-stupratore, che era stato condannato a 9 mesi di carcere e al pagamento di 3000 Fr per torto morale, ha impugnato la sentenza presso la Corte d’appello. E ne ha pure ottenuto l’annullamento. Motivo? Il suo interrogatorio in aula non era stato verbalizzato. Per cui, processo da rifare. Che però non si rifarà poiché il reo ne ha approfittato per rendersi latitante. Adesso ci piacerebbe proprio sapere quanto è costata al contribuente ticinese questa procedura giudiziaria (compreso l’avvocato d’ufficio del finto rifugiato) conclusa con un nulla di fatto (finita nella tazza del water, per i meno raffinati).

La morale è sempre la stessa. Visto che di migranti economici ne abbiamo troppi, con oltretutto il rischio terrorismo che questo comporta, è ora di blindare le frontiere. L’esempio della Germania ben ci mostra cosa succede ad “aprirsi”. E noi siamo già overbooked.

Lorenzo Quadri

Terrorismo islamico, adesso deve cambiare tutto

Buonismo-coglionismo: basta difendere il modello fallimentare che ha provocato il disastro!

 

Come scriveva il Mattino la scorsa settimana, è tempo di BLINDARE e di ESPELLERE

Chissà se adesso gli spalancatori di frontiere nonché fautori della  multikulturalità completamente fallita apriranno gli occhi? La domanda è retorica. Già si conosce la risposta: è no. Perché nella talebana chiusura ideologica di lorsignori (altro che sciacquarsi la bocca con le “aperture”!) la ragionevolezza non fa breccia.

Alla bestiale strage di Nizza ad opera di un terrorista islamico tunisino (ribadiamo: terrorista islamico e tunisino, che ha pianificato la mattanza) hanno fatto seguito episodi che hanno mietuto meno vittime, per fortuna, ma non per questo sono meno allarmanti. In effetti è solo una questione di mezzi a disposizione dei killer. Vedi  il 17enne asilante afghano, seguace dell’Isis, che ha aggredito con un ascia ed un coltello i passeggeri di un treno regionale in Baviera, ferendo cinque persone prima di venire freddato dalla polizia. Il giovane terrorista islamico era arrivato l’anno scorso in Germania come minorenne non accompagnato ed era stato, così hanno detto i media, accuratamente seguito dai servizi sociali. Traduzione: il “bravo ragazzo” era pure costato parecchio alla collettività tedesca. Vediamo con quale risultato.

Non ci facciamo colpevolizzare

Naturalmente e come previsto, dopo la strage di Nizza risuonano, alte e querule, le solite fregnacce volte a colpevolizzare l’Europa “chiusa e razzista”, rea di non avere integrato i migranti economici  musulmani. Intendiamoci, una responsabilità l’Europa di certo ce l’ha; ma non è quella di “non aver integrato”. E’ quella di aver lasciato arrivare troppe persone provenienti da “altre culture”. “Culture” incompatibili con i principi di una società occidentale. A queste persone, in nome del fallimentare multikulti, non è stato nemmeno imposto il più scontato degli aut aut: o adeguarsi alla nostra realtà, o tornare da dove sono venute. Guai solo a pensare una cosa del genere! Gli intellettualini rossi, la partitocrazia e la stampa di regime insorgono: “vergognatevi, spregevoli razzisti”!

Meglio morti che xenofobi?

Il risultato è che in Svizzera ci troviamo ragazzotti musulmani che rifiutano di dare la mano alla loro insegnante perché donna. Questi bravi giovani stranieri, perfettamente integrati, vengono pure giustificati dalla direzione scolastica (naturalmente di $inistra). Non solo. Colmo dei colmi, erano pure candidati alla naturalizzazione.

Del resto, basta guardare l’elenco dei jihadisti svizzeri di carta per rendersi conto che le naturalizzazioni facili, senza alcuna reale verifica dell’integrazione dei candidati, sono una triste realtà. Altro che balle della Lega populista e razzista! Ma la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, come pure la maggioranza di centro-$inistra del Consiglio nazionale, ha rifiutato scandalizzata la proposta di ritiro sistematico del passaporto rosso a tutti i jihadisti naturalizzati. Orrore! E’ “discriminazione”! Meglio farci massacrare dai miliziani dell’Isis che rischiare di passare per xenofobi!

Censura di regime

Non solo si è fatto il disastro permettendo liberamente a chi ci vuole morti di entrare in casa nostra e di farsi largo, ma si è pure criminalizzato chi  metteva in guardia. Gli oppositori dell’immigrazione scriteriata non sono stati solo sistematicamente denigrati e delegittimati  come spregevoli razzisti, la cui opinione – è ovvio – è spazzatura. Sono stati proprio criminalizzati, con l’invenzione dell’articolo 261 bis del Codice penale. Il politikamente korretto ha instaurato una censura di regime, tipica delle dittature. Una vera epurazione “in stile Erdogan” delle posizioni scomode.

Due esempi

E’ notizia dei giorni scorsi. Nella vicina Penisola, a Torre del Lago Puccini (provincia di Viareggio) dei migranti economici pakistani hanno rifiutato di svolgere lavori di pubblica utilità in un cimitero. Perché? Risposta: “perché ci sono troppi simboli cristiani”. E questa gente magari un domani entrerà in Svizzera e verrà mantenuta con i nostri soldi?

Altro esempio: uno dei più ascoltati imam di Nizza, di origini algerine, ha dichiarato che gli attentati del 14 luglio sono colpa della laicità francese. Ai musulmani non viene dato sufficiente spazio nella società, ha detto il predicatore alla stampa. Ci vogliono più moschee; bisogna poterle costruire senza opposizioni. Le leggi e la costituzione francesi devono adeguarsi alla Sharia. E avanti con le bestialità. Queste cose però si possono dire. Non solo in Francia. Sarebbero autorizzate anche da noi. Per simili aberrazioni non vige alcuna censura di regime. Non ci sono articoli 261 bis del Codice penale!

Cambiamento radicale

Dopo la strage di Nizza, dopo l’attentato del giovane afgano in Germania, dopo tutto quello che succederà in un prossimo futuro, assistiamo ancora allo squallido tentativo di mantenere in vigore quei modelli fallimentari che hanno provocato il disastro. Sentiamo blaterare che “bisogna continuare come prima”. Quindi avanti con le frontiere spalancate, con il politikamente korretto, con il buonismo-coglionismo. E perché poi? Non essendoci alcuna scusa plausibile, arriva la frasetta retorica ad effetto (retorica da tre e una cicca, che ben s’intenda): perché fare diversamente sarebbe “una sconfitta”. Uella! Qualcuno si è bevuto il cervello. Le cose, invece, devono cambiare. Ed in modo radicale. Forse che, nel caso di una palazzina costruita in una zona a rischio valanghe, dopo la prima slavina si va avanti come  prima? No di certo. Qui è la stessa situazione.

Blindare ed espellere

Come scriveva il Mattino la scorsa settimana, bisogna BLINDARE ED ESPELLERE. Chiudere le frontiere.  Via subito Schengen. Muri sul confine. Allontanare dalla Svizzera in modo certo e sistematico i delinquenti stranieri. Vietare i finanziamenti esteri alle moschee. Inasprire, ma alla grande, le pene per i fiancheggiatori dei terroristi islamici. Altro che condanne con la condizionale e scarcerazioni anticipate per i jihadisti!

Continuare con il buonismo-coglionismo equivarrebbe, semplicemente, ad un suicidio collettivo. Vogliamo permettere agli spalancatori di frontiere di suicidarci?

Lo ripetiamo per l’ennesima volta: non si combatte il terrorismo islamico con il politikamente korretto.

Lorenzo Quadri

Basta pene con la condizionale per i miliziani dell’Isis!

Quadri: “Le condanne-barzelletta nei confronti dei jihadisti sono inaccettabili”

Il consigliere nazionale leghista: “aspetto di vedere con quali argomenti un parlamento federale che ha criminalizzato gli automobilisti con Via Sicura rifiuterà un giro di vite nei confronti del terrorismo islamico e dei suoi fiancheggiatori”. E sulla petizione del lic iur Paolo Bernasconi…

Era un po’ che non si sentiva. Cominciavamo a preoccuparci. Invece, va da sé con la grancassa del giornale di servizio del partito delle tasse (LaRegione), ecco che torna a mettersi in mostra il solito avvocato Paolo Bernasconi. Il quale pare tragga il suo diletto dal passare al setaccio ogni numero del Mattino della domenica alla spasmodica ricerca di spunti da strumentalizzare politicamente in funzione anti-Lega. Sicché adesso monta la panna su un articoletto senza firma di poche righe, pubblicato la scorsa domenica,  in cui si criticava pesantemente il Tribunale penale federale di Bellinzona per la condanna-barzelletta (18 mesi con la condizionale) inflitta ad un Jihadista. Bernasconi ha annunciato di voler trasmettere al Consiglio nazionale una petizione con la richiesta di imporre (?) a Lorenzo Quadri, in quanto direttore del Mattino e deputato a Berna, di scusarsi pubblicamente per i contenuti del trafiletto in questione. Cosa ne pensa il diretto interessato?

“Il  parlamento non ha alcuna competenza per mettersi a sindacare su questioni relative all’attività professionale dei deputati – risponde Quadri -. Basta andare a consultare la legge sull’Assemblea federale e le relative ordinanze e regolamenti. E men che meno il parlamento è competente per disquisire sui contenuti dei giornali. Quella dell’avv. Bernasconi è la solita iniziativa antileghista, a scopo politico, mirata ad acquisire visibilità e a zittire posizioni sgradite. Ma il Mattino non si fa imbavagliare così facilmente. Criticare una sentenza del Tribunale penale federale si può, e ci mancherebbe altro. I toni dell’articoletto in questione non saranno stati da the pomeridiano a Buckingham Palace, ma resta il fatto che un condanna a 18 mesi con la condizionale ad un jihadista è inaccettabile.  Indignarsene è legittimo. Oltretutto, il TPF è pure recidivo. Martedì era pronto a scarcerare un altro simpatizzante del sedicente Stato islamico, un iracheno, per buona condotta. Per fortuna è intervenuto l’ufficio della migrazione del Canton Argovia, che ha stabilito il prolungamento della carcerazione in vista dell’espulsione. Mi pare ovvio che c’è un problema.”

Insomma a suo parere la Svizzera non combatte seriamente il terrorismo islamico.

Con sentenze come quella di cui si diceva, più che combatterlo finirà con l’incoraggiarlo. E’ come dire ai simpatizzanti dell’Isis: venite pure qui ad insediare le vostre basi, tanto non vi succede nulla. Non può essere che un automobilista che infrange un limite di velocità senza alcuna conseguenza pratica finisce in prigione, mentre ad un  jihadista si concede la sospensione condizionale con una pacca sulla spalla, oppure la scarcerazione anticipata per buona condotta. Se penso che in Austria un Imam che reclutava terroristi è stato condannato a 20 anni di reclusione, direi che abbiamo seri motivi per preoccuparci di quello che si fa, o piuttosto che non si fa, in Svizzera.

Cosa bisognerebbe fare?

Tanto per cominciare, vietare i finanziamenti esteri alle moschee ed ai luoghi di culto islamici, come ho chiesto con una mozione parlamentare; alla quale “va da sé”, il Consiglio federale ha risposto picche. Poi ritirare il passaporto svizzero a tutti i sostenitori dell’Isis che si sono naturalizzati (alla faccia di chi ripete che le naturalizzazioni facili sono un’invenzione della Lega populista e razzista). Espulsioni certe e sistematiche per i supporters del sedicente Stato islamico. E, soprattutto, inasprimento massiccio delle pene per reati legati al terrorismo. Aumento della durata della carcerazione e nessuna sospensione condizionale, tanto per cominciare. Come deputato non mancherò di formulare proposte di questo tenore a livello parlamentare.

E pensa di ottenere dei risultati?

Con una battuta, ma nemmeno poi tanto scherzosa, posso rispondere che vorrei vedere con che coraggio lo stesso parlamento che criminalizza gli automobilisti con il fallimentare progetto Via Sicura si rifiuterebbe di inasprire le pene per i terroristi islamici ed i loro fiancheggiatori. Più realisticamente, sulla maggioranza politikamente korretta e buonista dell’Assemblea federale, per non parlare del Consiglio federale, non mi faccio certo illusioni. Mi sembra già di sentire i soliti noti che strillano al razzismo e alla discriminazione. Staremo a vedere.

MDD

I camerieri bernesi dell’UE traditi dal loro padrone

 

L’ambasciatore ricatta gli svizzerotti: calate subito le braghe sul 9 febbraio, altrimenti…

Certo che non c’è limite alla tolla! Tale Richard Jones, ambasciatore dell’UE in Svizzera,  si permette di ricattare il nostro paese: se non si trova una soluzione al 9 febbraio prima dei negoziati sulla Brexit, poi si perde il treno, perché l’UE sarà concentrata sulla questione britannica. Traduzione: svizzerotti, calate le braghe subito, altrimenti…

Da notare che, secondo il Jones, la soluzione  per il 9 febbraio deve pure essere “condivisa” con gli eurobalivi. Anche in questo caso il messaggio è chiaro: svizzerotti, non penserete mica di poter alzare la cresta con clausole unilaterali? Proprio voi che vi siete sempre fatti colonizzare dall’UE? Ubbidite a Bruxelles senza discutere, come peraltro fate da anni grazie al Consiglio federale.

Uhhh, che pagüüüüraaa!

Anni di servilismo…

Dopo la Brexit, l’UE è ormai al capolinea. Lo è perché la Brexit ha dimostrato che aderire alla disunione europea, e quindi farsi dettare legge dai suoi balivi, non è affatto un dogma. Dall’UE si può uscire. E a chi esce non succede niente. La Gran Bretagna non andrà in fallimento. E nemmeno verrà inghiottita dalle acque. Anzi, fuori dall’UE i cittadini inglesi staranno  molto meglio di prima. Eppure,  malgrado i balivi di Bruxelles siano alla frutta, ancora si mettono a fare i gradassi con gli svizzerotti, credendo di impressionarli. Da un certo punto di vista, li si può comprendere. Non sono abituati ad incontrare resistenze da parte elvetica. I padroni europei comandano, i camerieri di Berna eseguono e fanno pure la riverenza. Funziona così da anni.

La foglia di fico

Usare la Brexit per tentare di fare fessi gli svizzerotti è patetico. La Brexit dovrà insegnare agli eurobalivi a scendere a compromessi  sull’immigrazione, se non vogliono che la partenza della Gran Bretagna sia solo la prima di una lunga serie: altri Stati membri sono già pronti sulla rampa di lancio. Ed inoltre, gli strapagati eurofunzionarietti non crederanno mica di farci bere la storiella che, una volta partite le negoziazioni sulla Brexit, l’UE non avrà tempo di fare altro? Perché è una scusa da quattro soldi. Non ci fosse stata la Brexit, si sarebbe trovato un altro pretesto. Ad esempio il caos asilo. Per colpa della sua inettitudine e del suo buonismo-coglionismo, l’UE si è riempita di terroristi islamici arrivati come migranti economici. Molti altri finti rifugiati, non essendoci in Europa lavoro nemmeno per i residenti, finiranno ai margini della società. E verranno facilmente radicalizzati dagli imam in moschee e centri culturali riccamente finanziati – anche in Svizzera! – dai paesi arabi: luoghi dove si predica, in casa nostra, l’odio verso l’occidente e lo sterminio degli occidentali.  

Questa non è forse una priorità? Di problemi da risolvere, questa UE ormai fallita, ne ha a bizzeffe. Inutile tirare la scusa della Brexit. La Brexit è solo la logica conseguenza dell’epocale flop.

Nubi all’Horizon

Ma il funzionarietto Jones prosegue con i ricatti al nostro indirizzo. La partecipazione della Svizzera al programma Horizon 2020 (ampiamente sopravvalutato) sarebbe a suo dire a rischio – di nuovo: uhhh, che pagüüüüraaaa! – se la Confederazione non avrà ratificato l’estensione della devastante libera circolazione delle persone alla Croazia entro febbraio 2017.

Ci sarebbe proprio da ridere, se non ci fosse da piangere. La partitocrazia bernese ha violato la Costituzione approvando l’estensione della libera circolazione delle persone alla Croazia, aggiungendo però una condizione politica legata al 9 febbraio e alla sua concretizzazione. E gli eurobalivi, che pretendevano e prevedevano la capitolazione incondizionata, starnazzano. Sarebbe il colmo se gli svizzerotti si trovassero, grazie alla partitocrazia spalancatrice di frontiere, con la libera circolazione delle persone estesa alla Croazia in violazione della Costituzione ed in più esclusi dal programma Horizon 2020. Del resto l’indegno servilismo di cui non manchiamo di fare sfoggio non meriterebbe altro. Ma dobbiamo proprio sempre farci infinocchiare da tutti?

Lorenzo Quadri

Il terrorismo islamico campa sulle nostre “aperture”

Se la morale a senso unico non ci ha ancora del tutto rincitrulliti, dobbiamo reagire

 

E’ stata attiva il sabato della scorsa settimana al mercato di Bellinzona una delle ultime bancarelle di raccolta firme per estendere il divieto di burqa in tutta la Svizzera. Presenti il promotore del divieto ticinese, ossia il Guastafeste Giorgio Ghiringhelli, ed il deputato leghista Mauro Minotti. L’iniziativa si può comunque ancora sottoscrivere scaricando il formulario dal sito www.ilguastafeste.ch .

Il feroce attentato di Nizza ad opera di un fanatico islamico tunisino era cronaca tragica e recentissima, mentre si raccoglievano le firme a Bellinzona. Naturalmente la bancarella era programmata da tempo. La tragica concomitanza con la strage del 14 luglio non fa che ricordarci la necessità di non lasciare il minimo spazio all’avanzata del fondamentalismo islamico. E l’avanzata si blocca anche vietando i suoi simboli.

L’humus perfetto

La fallimentare multikulturalità e la rinuncia ad imporre i nostri valori hanno provocato il disastro: la creazione di società parallele incompatibili con la nostra. Non illudiamoci di esserne immuni. In più, l’invasione di finti rifugiati sta portando in Europa – Svizzera compresa – frotte di giovani uomini che non sarà mai possibile integrare. E non per xenofobia e razzismo, come tentano di far credere i politikamente korretti per costringerci ad aprire le frontiere sotto i colpi del ricatto morale. Semplicemente perché non c’è lavoro. Non ce n’è nemmeno per i residenti, figuriamoci per i migranti economici. Niente lavoro, niente integrazione. E’ matematico. Si creeranno così vaste sacche di emarginazione tra i giovani musulmani. L’humus perfetto per chi vuole radicalizzare e fabbricare kamikaze.

Più bolliti di così…

Il bello è che, in nome delle scriteriate aperture, lasciamo che gli estremisti si insedino tranquillamente da noi. Il Consiglio federale, con inaudita codardia, rifiuta di vietare i finanziamenti esteri a moschee e luoghi di culto islamici. Eppure sono state proprio le moschee alimentate con denaro saudita a formare i macellai di Dacca in Bangladesh. Lo ha detto la più nota attivista locale dei diritti umani in una recente intervista al Corriere della Sera; mica il Mattino populista e razzista. Ma pur di evitare di fare il proprio dovere nella tutela della sicurezza del paese, il Consiglio federale va in cerca di squallidi pretesti. Impedire finanziamenti stranieri alle moschee diventa così, a mente del governo, nientemeno che una “massiccia limitazione della libertà di culto”. Come se con tale divieto si impedisse a qualcuno di praticare la propria religione!

Si potrebbe credere che con questa fregnaccia i sette scienziati abbiano toccato il fondo. Invece fanno anche di peggio. Infatti sentenziano pure che intervenire solo sui finanziamenti esteri delle moschee, tralasciando dunque altre religioni, “sarebbe discriminazione”. Ma si può essere più bolliti di così? Forse che i terroristi che macellano centinaia di innocenti in Europa sono di qualche altra religione che non sia l’Islam? No, evidentemente. Sono tutti terroristi islamici. Anche se alle nostre scartine politikamente korrette non piace sentirselo dire. Ecco perché sono i finanziamenti esteri delle moschee che bisogna impedire, mica quelli dei templi buddhisti.

E di che religione sono i predicatori che aizzano allo sterminio degli infedeli? Sempre islamici. Altro che venire a blaterare di uguaglianze di trattamento tra situazioni che di uguale non hanno proprio nulla!

Ma ormai la maggioranza dei nostri politicanti sono ridotti come i cani di Pavlov, quelli che salivavano al suono della campanella. Non appena si tematizza la necessità di intervenire nei confronti del radicalismo islamico, ecco che subito parte il disco ipocrita della “non discriminazione”.

La sentenza della vergogna

Ma il fondo lo abbiamo toccato settimana scorsa, quando il Tribunale penale federale di Bellinzona ha condannato un jihadista alla ridicola pena di 18 mesi con la condizionale. E’ evidente che una sentenza del genere è tutto il contrario che deterrente. E’ un incoraggiamento ai miliziani dell’Isis. Una vergogna. Se è in questo modo che pensiamo di combattere il terrorismo islamico, facciamo prima a chiudere baracca. O si cambia marcia, o si finisce travolti. E il divieto di burqa, per tornare a dove siamo partiti, rientra nel quadro dell’indispensabile cambio di marcia. Certo: da solo non basta. Ma anche interventi di questo genere hanno un peso (infatti, se non lo avessero, gli spalancatori di frontiere non starnazzerebbero a tutto volume contro il divieto di burqa): servono a rendere la Svizzera meno appetibile per i fondamentalisti. A far capire a questa gentaglia che non siamo ancora del tutto rincoglioniti dal politikamente korretto, circostanza sui cui loro forse contano per farsi largo; e nemmeno così  a torto, purtroppo.

Quindi, avanti con la raccolta firme per vietare il burqa in tutta la Svizzera. Nella consapevolezza che altre battaglie dovranno seguire.

Lorenzo Quadri

UNIA: povertà, disuguaglianze e… frontiere spalancate

La $inistra in vena di propaganda ha perso una nuova occasione per volare basso?

 

Ma guarda un po’ questi kompagni. Nei giorni scorsi il sindacato UNIA (a livello federale) ha tenuto una conferenza stampa per denunciare l’aumento della disparità tra ricchi e poveri e per chiedere  una diminuzione dei premi di cassa malati.

Ohibò, giusto parlare di povertà e di aumento dei premi di cassa malati. Ma forse bisognerebbe ricordarsi anche un paio di cosette. Ad esempio che la devastante libera circolazione delle persone è la prima causa di dumping salariale e di sostituzione in questo sempre meno ridente Cantone. E quindi di precarietà e di povertà. Libera circolazione che però la $inistra in generale ed UNIA in particolare ha sempre difeso a spada tratta, a suon di accuse di razzismo e xenofobia spalmate sui contrari. O vogliamo ricordare che il sindacato in questione ha condotto una campagna in grande stile contro il 9 febbraio, spendendo a piene mani in cartellonistica i soldi degli affiliati? Compresi, è ovvio, i lavoratori ticinesi che sono i primi a subire le conseguenze della devastante libera circolazione delle persone.

 

Chi svuota le casse?

E poi: bello lamentarsi che mancano i soldi per la socialità. Chi ne svuota le casse? Non certo gli sgravi fiscali. A svuotare le casse dello Stato sociale sono quelli – certo non leghisti – che l’hanno spalancato senza ritegno, trasformandolo in un self service per stranieri. Non ancora contenti, adesso costoro inveiscono contro la revoca – perfettamente legale – di permessi B a persone in assistenza! Eh già: i kompagnuzzi vogliono mantenere in Svizzera ed in Ticino persone che non hanno alcun diritto di restare. E ovviamente la fattura la accollano al contribuente. Pur di costringerci a tenerci in casa tutti, la $inistruccia inneggia all’illegalità! Con tanto di consigliere di Stato che vaneggia pubblicamente di “Apartheid”. Ah ecco: quindi secondo il ministro P$ applicare la legge e la giurisprudenza del Tribunale federale è Apartheid.  Un’affermazione che abbiamo già abbondantemente commentato. Non vogliamo ripeterci. Diciamo solo questo: per noi Apartheid è semmai anziani svizzeri che tirano la cinghia mentre lo Stato sociale spende a piene mani per mantenere immigrati che sono arrivati da noi proprio per attaccarsi alla  mammella pubblica. Per noi Apartheid è vedere tanti ticinesi in disoccupazione ed in assistenza perché frontalieri occupano i loro posti di lavoro. Questa sì che è Apartheid, kompagno Bertoli! E chi l’ha voluta? Gli spalancatori di frontiere!

 

E i costi dell’asilo?

E, per tornare sul tema delle casse dello Stato sociale. Qualcuno sta forse fingendo di dimenticare che la spesa per l’asilo è completamente fuori controllo? Nel preventivo 2017 della Confederazione sono già stati inseriti 852 milioni di spese extra per l’asilo. Vanno ancora aggiunti i costi a carico dei Cantoni. Come mai i kompagni, così pronti a denunciare lo svuotamento delle casse pubbliche, questa volta non hanno nulla da dire (citus mutus)? Credono forse che i soldi per finanziare la spesa dell’asilo crescano sugli alberi?

 

50mila asilanti subito

Non solo. Gli stessi kompagni di UNIA che lamentano povertà e disuguaglianze hanno appena consegnato una petizione dal seguente tenore: vogliono che la Svizzera accolga subito 50mila finti rifugiati. (Ma che bravi sindacalisti: invece di pensare agli svizzeri disoccupati fanno gli avvocati d’ufficio dei migranti economici). E chi paga il conto? Avanti con l’assalto alla diligenza! E poi si scopre che non ci sono più soldi per la socialità. Accipicchia, ma come è mai possibile?

 

Cassa malati

Anche sui premi di cassa  malati troppo elevati, i kompagni hanno senz’altro ragione a sollevare questo tema. Al proposito citiamo una dichiarazione rilasciata proprio al Mattino dall’ex capo dell’Ufficio assicurazione malattia del DSS Bruno Cereghetti, di certo non un becero leghista populista e razzista: “Negli ultimi anni il Dipartimento federale dell’Interno ha dato sempre più potere agli assicuratori malattia e questo deve preoccupare”. Chi dirige il Dipartimento in questione? Ma il kompagno Alain Berset!

Chissà perché abbiamo l’impressione che a $inistra abbiano perso  un’altra occasione per volare basso?

Lorenzo Quadri

Per gli anziani non ci sono soldi, per i finti rifugiati sì

Spassosa presa di posizione del ministro $ocialista Berset sull’iniziativa “AVS Plus”

 

Intanto i kompagnuzzi racimolano una nuova figura marròn: hanno spalato palta sulla Tredicesima AVS dell’odiata Lega con la fregnaccia degli “aiuti ad innaffiatoio” e poi propongono di aumentare l’AVS anche ai multimilionari

 

Il prossimo 25 settembre si voterà sull’iniziativa denominata AVS Plus, la quale chiede di aumentare del 10% le rendite del Primo pilastro. Se l’iniziativa venisse approvata, i nostri anziani si troverebbero nel borsello ogni mese qualche benvenuta “centella” in più.

Chi ha lanciato l’iniziativa AVS Plus? Si tratta dei $indakati di $inistra e del P$$. E qui i conti cominciano a non tornare.  Ricordiamo infatti che la Lega dei Ticinesi per due decenni ha combattuto una battaglia che dovrebbe essere nota a tutti: quella per la Tredicesima AVS.

 

La Tredicesima AVS

Cos’era la Tredicesima AVS? Si trattava di un contributo annuale per spese straordinarie, una sorta di tredicesima appunto, ai nostri anziani di condizione economica modesta.  Nel concreto: 1200 Fr per i singoli e 1700 per le coppie. Per ottenerlo occorreva adempiere ai requisiti seguenti:

  • cittadini svizzeri o residenti in Svizzera da almeno 12 anni;
  • Reddito e sostanza mobiliare inferiori o equivalenti a quelli riconosciuti dalla Prestazione complementare;
  • Sostanza immobiliare inferiore ai 150mila Fr.

La “Tredicesima AVS” non sarebbe stata imponibile fiscalmente.

 

Lugano

La Lega avanzò la sua proposta in varie sedi. A Lugano il Municipio nel 2008 licenziò all’unanimità (!) il Messaggio municipale che proponeva l’introduzione della Tredicesima AVS. In Consiglio comunale però l’ammucchiata antileghista lo respinse, adducendo pretesti che spaziavano tra il grottesco e l’inconsistente. Anche quello che mena il gesso capì qual era il vero motivo del njet: non permettere all’odiata Lega di vincere una delle sue battaglie “storiche”. Perché, evidentemente, una vittoria ne avrebbe aumentato i consensi. Meschina partitocrazia, dunque, fatta sulla pelle degli anziani in difficoltà. Meschina, ma anche fallimentare. Infatti la Lega è comunque diventata il primo partito a Lugano. Quindi l’ammucchiata antileghista ha fallito i propri scopi elettorali. In più ha danneggiato gli anziani luganesi di condizione economica modesta. Complimenti! Un risultato di cui andare fieri!

 

Cantone

A livello cantonale, dopo il njet da parte del Consiglio comunale di Lugano, venne lanciata un’iniziativa popolare dai contenuti analoghi: quelli indicati sopra. Che però in votazione popolare (che si tenne il 23 settembre 2012) non la spuntò. Anche questa volta, la partitocrazia e la stampa di regime fecero quadrato per affossare l’iniziativa; sempre per non darla vinta all’odiata Lega. Al proposito vale quanto detto in precedenza per Lugano. Intanto i “noss vecc” sono stati fregati: possono dunque ringraziare sentitamente i partiti storici.

 

La crociata ro$$a

Ora, chi scese in campo a guidare la crociata antileghista contro la Tredicesima AVS? In prima linea proprio i kompagni. A partire dall’allora capogruppo in Consiglio comunale di Lugano Martino Rossi, superfunzionario del DSS: quello che, in un raccapricciante scambio di favori con l’ex partitone, il P$ luganese vorrebbe ora infilare nell’ente LAC – senza che abbia uno straccio di competenza spendibile per occupare tale  cadrega – in tandem con l’ex vicesindaca Masoni. Assieme a Rossi, a spalare palta sulla 13a AVS c’era pure l’ex Consigliere di Stato P$ Pietro Martinelli.

Uno degli argomenti usati ed abusati dai contrari era la presunta iniquità della proposta leghista. A dire della partitocrazia, essa avrebbe avvantaggiato chi non ne aveva bisogno (?). Balle di fra’ Luca!  Per mettere in cattiva luce la Tredicesima AVS, i kompagni si riempivano la bocca, naturalmente in termini spregiativi, ripetendo con il massimo godimento la storiella – molto politikamente korretta – dei “riprovevoli aiuti ad innaffiatoio”. Si trattava di panzane, ovviamente. Ma, come recita il vecchio detto, “in temp da guera, püsée ball che tera”.

Ebbene, qual è adesso la proposta della $inistra, così attenta – ma solo quando si tratta di bocciare le idee altrui – agli aiuti sociali mirati e non ad innaffiatoio? Aumentare del 10% l’AVS a tutti. Compresi i multimilionari! Uella, e questi non sono aiuti ad innaffiatoio, nevvero? Ma quando mai!

Che la $inistra sia salita sulle barricate contro la Tredicesima AVS per poi proporre (a livello federale) l’ “AVS Plus” è l’ennesima palteale dimostrazione di ipocrisia ro$$a. Avanti così, che la felice prospettiva della cabina telefonica come sala per le assemblee plenarie  del P$ si fa sempre più vicina.

 

Ma per l’asilo…

Ma l’inno alla coerenza dei kompagnuzzi non è finito. Il primo a dire njet alla proposta del P$$ è nientepopodimenoché il consigliere federale P$$ Alain Berset. Il motivo? L’ “AVS Plus” “costerebbe troppo”.

Ohibò, questa è proprio forte. La scriteriata politica d’asilo delle frontiere spalancate ai finti rifugiati, che tanto piace alla kompagna di partito di Berset – ossia la Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga – già adesso ha i costi completamente fuori controllo. Quindi non: “costerebbe troppo” (condizionale). Costa troppo. Indicativo presente.

Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, per il Preventivo 2017 della Confederella già si annuncia una bella uscita extra di quasi un miliardo di franchetti (sic!!)  solo per i finti rifugiati. Ma stranamente questa volta nessun $inistrorso politikamente korretto stilla perché la spesa è eccessiva. Ricordiamo che già ora si stima che, tra asilo e aiuti allo sviluppo (quelli che dovrebbero impedire le emigrazioni di massa dai paesi beneficiari, ed invece…) sommando le spese della Confederazione e quelle a carico di Cantoni e Comuni, si arriva alla stellare cifra di 7 miliardi. Come mai nessun moralista a senso unico affossatore della Tredicesima AVS protesta  che è troppo? Per i finti rifugiati non si bada a spese, mentre per gli anziani svizzeri…?

Lorenzo Quadri

La disoccupazione dei frontalieri costa il doppio del previsto. La SECO ha toppato di nuovo

Intanto migliaia di pseudofrontalieri svernano nel paese d’origine con la disoccupazione elvetica

Ecco servita una nuova performance della SECO, Segreteria di Stato per l’Economia.

Il tema è la disoccupazione dei lavoratori non residenti. Su un argomento tanto ghiotto, la SECO non poteva che prodursi nell’ennesima fetecchiata. La SECO è peraltro quella che sforna con bella regolarità studi farlocchi in cui tenta di dare a bere la fandonia che in Ticino, con la devastante libera circolazione delle persone, andrebbe tutto bene. Che l’invasione di frontalieri non genererebbe né sostituzione né dumping salariale. Ma quando mai! Sono tutte balle della Lega populista e razzista! E’ evidente che simili “rapporti” costituiscono un tentativo politico di reggere la coda alla libera circolazione e a chi l’ha voluta. Se la SECO serve per questo, ribadiamo quanto già scritto le scorse settimane: ossia che è meglio CHIUDERLA, così si risparmiano 100 milioni di franchetti all’anno.

Se non è zuppa…

Per tornare all’ultima performance. La SECO è giustamente finita nell’occhio del ciclone dopo che si è scoperto che la Svizzera nel 2012 ha ripreso alla chetichella l’ordinanza UE sulla disoccupazione dei frontalieri, “grazie” alla quale gli svizzerotti versano 200 milioni all’estero. La decisione è stata presa dal Comitato misto Svizzera-UE senza passare per l’approvazione politica. Ed è stata difesa a spada tratta dal solito Boris Zürcher della SECO. Avanti, continuiamo a genufletterci a tutte le pretese dell’UE!

Il buon Zürcher tenta di rendere più digeribile la faccenda dicendo che ad incassare i soldi in arrivo dalla Svizzera non sono i disoccupati frontalieri, bensì i loro paesi d’origine. Ah beh, questo sì che cambia tutto! O Zürcher, ma chi pensiamo di prendere in giro? Se non è zuppa, è pan bagnato! Sempre di milioni versati all’estero si tratta!

A beneficiarne, spiegava il Corriere del Ticino nei giorni scorsi, sono 27mila frontalieri (il dato è riferito ai frontalieri presenti a livello nazionale, non solo a quelli in Ticino). O presunti tali. Poiché quasi 2000 di questi “frontalieri” in realtà non lo sono affatto. Non provengono da nazioni confinanti, ma da altri Stati UE: Polonia, Portogallo, Spagna, Belgio, e così via.

Con i soldi svizzeri

E cosa accade a questi ultimi, che vengono conteggiati come frontalieri pur senza esserlo? Che lavorano alcuni mesi da noi, poi tornano a svernare nel paese d’origine, beneficiando però della disoccupazione in arrivo dalla Svizzera fino alla prossima stagione di lavoro nel nostro paese. Ma guarda un po’! E la SECO si giustifica dicendo che queste persone vanno trattate come frontalieri per evitare un’eccessiva burocrazia.

Ma la parte più gustosa (si fa per dire) è la seguente, ed è sempre il CdT ad evidenziarla: la SECO ha sbagliato i calcoli. Infatti la nuova regolamentazione sulla disoccupazione dei frontalieri, secondo le sue stime, avrebbe dovuto costare alla Svizzera 100 milioni all’anno. Invece la fattura ammonta al doppio.

Quindi alla SECO non sanno fare i conti. E pretendono di essere credibili quando pubblicano i risultati farlocchi sulle conseguenze del frontalierato in Ticino?

Lorenzo Quadri

Strage di Nizza, è tempo di BLINDARE e di ESPELLERE

L’era delle frontiere spalancate e del buonismo-coglionismo deve finire

Il terrorismo islamico è tornato a colpire la Francia nel modo più brutale possibile. La strage si è consumata a Nizza il 14 luglio, festa nazionale francese e data altamente simbolica per le libertà occidentali. Quelle libertà che gli estremisti islamici vogliono distruggere. I capi dell’Isis invitano i loro seguaci ad uccidere gli infedeli con ogni mezzo. In mancanza di bombe, si parla esplicitamente di schiacciarli con le macchine. E, sulla Promenade des Anglais, il 31enne tunisino, figlio di un estremista islamico notorio, ha messo in atto.

La sceneggiata

Adesso partirà la solita sceneggiata dei “je suis”, dei buonismi ottusi, degli “hashtag”, dei “non si deve generalizzare”. E soprattutto del viscido appello: “chiudersi significa cedere alla paura, e quindi bisogna rimanere aperti”. I trucchetti retorici da tre e una cicca degli spalancatori di frontiere li conosciamo da un po’.

Naturalmente c’è chi ha voluto di proposito glissare sul fatto che la sanguinosa strage di Nizza è frutto di terrorismo islamico: venerdì sul sito della RSI di presunto servizio pubblico si tentava senza pudore di relativizzare. Un esempio che non mancherà di fare proseliti (i soliti). Associare al sostantivo terrorismo l’aggettivo islamico? Guai! Non è politikamente korretto! Vergognatevi, razzisti islamofobi! Manca ancora il prossimo “step”, ma arriverà presto: l’accusa diretta agli occidentali che piangono i loro morti. “E’ colpa vostra, non avete integrato a dovere gli immigrati musulmani!”. Capita l’antifona? Non sono i fanatici islamici ad essere dei macellai. Costoro sono solo delle innocenti vittime dell’Occidente xenofobo. Fino a quando dovremo sentire simili bestialità?

Cosa deve ancora succedere?

E cosa deve ancora succedere perché ci si accorga che l’era delle “aperture” scriteriate è finita? Basta sciacquarsi la bocca con la multikulturalità: ha fallito su tutta la linea. Aperture, immigrazione scriteriata, multikulti imposto col ricatto morale, hanno permesso ai fondamentalisti islamici di arrivare e prosperare. Anche da noi. Eppure ancora si pensa di combattere i macellai islamici con il politikamente korretto. Proprio il 15 luglio, all’indomani della strage di Nizza, il Tribunale penale federale di Bellinzona ha condannato un jihadista “svizzero” (ovviamente svizzero di carta) ad una pena a dir poco ridicola: un anno e mezzo con la condizionale! Che significa: nemmeno un giorno di prigione! Un automobilista che infrange il limite di velocità senza alcuna conseguenza pratica va incontro a sanzioni molto più dure. Ecco i bei risultati del buonismo-coglionismo! I macellai dell’Isis ringraziano e se la ridono a bocca larga degli svizzerotti fessi.

Basta con i soliti ritornelli

Altro che “non bisogna chiudere le frontiere”. Ne abbiamo piene le tasche dei soliti ritornelli di un’ideologia in agonia. E ne abbiamo anche piene le tasche delle vacue dichiarazioni di circostanza dei Burkhaltèèèr (PLR) di turno. Il ministro degli Esteri elvetico, facendo la faccia contrita, dichiara che la Svizzera contro il terrorismo islamico starebbe “facendo”. Facendo cosa? Al massimo sta facendo finta, visto che le frontiere rimangono spalancate! Burkhaltèèèr, proprio tu che non perdi mai occasione per polverizzarci i “gioielli di famiglia” con il mantra del “dobbiamo aprirci”, pretendi di venire a raccontare storielle?

E’ ora di blindare

Non solo bisogna chiudere. Bisogna blindare. Altro che continuare a far entrare frotte di finti rifugiati. Non solo tra di essi si nascondono i seguaci dell’Isis. Ma quelli che rimarranno in Svizzera andranno, come da prassi, in assistenza (e nümm a pagum). Oppure ad ingrossare le fila della micro e macrocriminalità. Ci saranno  in Svizzera tanti giovani uomini musulmani non integrati pronti per essere radicalizzati.

Oltre a blindare, occorre cominciare ad espellere in grande stile. Fuori dalla Svizzera  tutti i simpatizzanti dell’Isis, previo ritiro del passaporto rosso a quelli che si sono naturalizzati (ma come, le naturalizzazioni facili non erano tutta una balla della Lega populista e razzista?).

Bisogna sradicare i centri da dove si diffonde il fanatismo. Ci sono, anche da noi, moschee, ben finanziate con soldi esteri, in cui si predica l’odio contro l’occidente. Eppure, invece di vietare i finanziamenti esteri alle moschee, i sette scienziati di Berna nascondono la testa sotto la sabbia e blaterano che tale divieto costituirebbe una “massiccia limitazione della libertà religiosa”.

E naturalmente bisogna tenere sotto stretta sorveglianza i sospetti seguaci dell’Isis. Al proposito ricordiamo che i kompagni ro$$o-verdi hanno perfino lanciato il referendum (fallendo) contro la nuova legge sui sistemi informativi. Motivo? Bisogna “tutelare la privacy”… dei sospetti terroristi! (invece demolire quella di risparmiatori ed automobilisti è cosa doverosa, nevvero kompagni?).

C’è chi dice che la Francia dovrà ora seguire il “modello Israele”. Mica solo la Francia. A meno che preferiamo farci macellare all’insegna del politikamente korretto.

Lorenzo Quadri

Il caos asilo è appena fuori dal confine di Chiasso

Naturalmente la grande maggioranza dei migranti economici sono eritrei

E ci sono pure i torpedoni che portano i finti rifugiati da Como e Milano fino alla frontiera svizzera

Ma guarda un po’, ancora una volta la Lega e il Mattino avevano ragione. Il caos asilo al confine di Chiasso è una realtà.

Ogni settimana in Ticino si registra un nuovo record di entrate illegali. Ormai la media settimanale è superiore alle 1300! E la provenienza più rappresentata, ma tu guarda i casi della vita, è quella eritrea.

E di che nazionalità erano quegli asilanti che venivano mantenuti dagli svizzerotti ma poi tornavano a trascorrere le ferie, sempre con i soldi del contribuente elvetico, nel paese d’origine perché “lì si sta meglio”? Erano proprio eritrei!

Il senatore

Il vicepresidente del senato italiano Roberto Calderoli ha dichiarato che Como e Milano sono diventate come Calais: invase da migranti economici, che  evidentemente non hanno intenzione di rimanere lì, ma puntano verso Nord. Verso la Germania, certo. Ma anche verso la Svizzera.

Siriani? Pochissimi

Con la rotta balcanica chiusa, era ovvio che il Ticino sarebbe stato preso d’assalto dai finti rifugiati quale porta d’accesso all’Europa centrale e settentrionale.  La kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, per motivi ideologici, rifiuta di chiudere le frontiere. Malgrado sia evidente che entrano solo finti rifugiati. Ovvero persone che abusano del diritto d’asilo per immigrare illegalmente. Infatti le domande d’asilo depositate, ad esempio, da siriani continuano ad essere una piccolissima percentuale. Tutti gli altri? Giovanotti che non scappano da nessuna guerra, ma cercano solo condizioni economiche migliori. Ma non è per questi casi che esiste il diritto d’asilo.

Gattiker slinguazza l’Italia

Invece di darsi da fare per ridurre l’afflusso di migranti economici, la kompagna Sommaruga si attiva unicamente sul fronte dell’aumento della capacità d’accoglienza svizzera: nuovi centri asilanti, espropriazioni facili, eccetera.  E onde evitare che a qualcuno venga in mente di perorare la chiusura delle frontiere e l’introduzione di tetti massimi per le richieste d’asilo, come ha fatto l’Austria, ecco che la kompagna manda avanti il suo scudiero, ovvero il capo della Sezione dell’immigrazione Mario Gattiker. Il Mario, in un’ intervista pubblicata nei giorni scorsi sulla NZZ, si produce in una lunga slinguazzata all’indirizzo delle autorità italiane, che adesso starebbero – dice lui! – facendo i compiti nel riprendersi i migranti respinti dalla Svizzera. Ma guarda un po’!

Poiché i nostri vicini a sud sono sempre gli stessi, e sono maestri nel turlupinare gli svizzerotti – hanno appena infinocchiato il buon Ueli Mauer sulla fiscalità dei frontalieri – alle improvvise redenzioni ci crediamo poco. Le possibilità a questo punto sono due; e probabilmente si stanno realizzando in contemporanea. 1) Dopo Ueli, il Belpaese sta uccellando anche “A ‘MMario”; 2) La laudatio al Belpaese mira a dissuadere gli svizzerotti da qualche malsana idea quale la chiusura delle frontiere: vogliamo forse – questo il messaggio subliminale – fare uno sgarbo agli italiani proprio adesso che sono diventati così diligenti e ligi al dovere?

Chiudere la via dell’Adriatico

Il  trucchetto non attacca. Se il governo italiano del premier non eletto Matteo Renzi (quello che si fa i selfie)  fosse scrupoloso, farebbe ciò che da tempo chiede la Lega Nord: chiuderebbe la via dell’Adriatico. Finché questo non accadrà, ci sarà il caos asilo in Italia. Con ovvie ripercussioni sul Ticino.

I migranti economici che la Svizzera riesce a rinviare in Italia tentano poi più e più volte di rientrare nel nostro paese usando, per dirla con Viasuisse, “percorsi alternativi”. Ci sono dei torpedoni che, in tutta tranquillità, accompagnano i finti rifugiati fino al confine di Chiasso. Per quanto tempo la situazione sul fronte ticinese sarà ancora “sotto controllo”? Cosa succederà quando non lo sarà più? La Confederazione invierà l’esercito alle frontiere? E, se sì, lo invierà con quali mansioni? Respingere i migranti economici o piuttosto fare da comitato d’accoglienza per scortarli nei centri di registrazione, che ovviamente verranno ampliati?

Sullo stesso piano?

Nell’intervista alla NZZ di cui sopra, il buon Gattiker ha dichiarato anche  quanto segue: “Proteggere i propri confini è importante, ovviamente non parlo di una chiusura totale: la sicurezza della popolazione è importante tanto quanto quella del richiedente d’asilo”. Ah, bene: svizzeri e finti rifugiati messi sullo stesso piano! Ma col fischio! La sicurezza della popolazione residente ha la priorità, e questo ci pare evidente. Il primo compito dello Stato è quello di proteggere i propri cittadini. Invece Sommaruga e Gattiker mettono in pericolo la sicurezza dei cittadini svizzeri per tenere le porte spalancate ai finti rifugiati. Con una simile mentalità non si potrà che finire nel baratro. Grazie kompagna Simonetta!

Lorenzo Quadri

 

 

Burocrati dell’USTRA, basta con le cappellate! Dopo gli 80Km/h in autostrada. Vogliono il “Grande fratello” per gli automobilisti!

Al direttore dell’USTRA (ufficio federale delle strade nazionali) Jürg Röthlisberger il caldo evidentemente fa male! Nel giro di pochi giorni, infatti, l’ineffabile funzionario se ne è uscito con due castronerie di prima grandezza. Vendute nella consueta confezione “politikamente korretta”, spacciate addirittura per misure “a favore degli automobilisti” (!) (per la serie: non solo li freghiamo, ma li prendiamo pure per il popò) in realtà i provvedimenti ipotizzati vanno unicamente ad allungare la già sterminata lista delle chicane contro i conducenti.

Si sarà capito che stiamo parlando del limite generalizzato di 80 Km/h in autostrada (prima alzata d’ingegno del direttore USTRA) e della sostituzione della vignetta con un tachigrafo (seconda e più grave baggianata). Se ci aggiungiamo anche la precedente sortita di Doris Leuthard sul mobility pricing – ma le cose sono legate – si arriva a tre cappellate in un paio di settimane. Triplete!

Ci vogliono misure mirate

Il limite generalizzato di 80 Km/h in autostrada, secondo il capoburocrate dell’USTRA, servirebbe a fluidificare (?) il traffico nelle ore di punta. Per quel che riguarda il Ticino, da Lugano in giù se nelle ore di punta si potesse viaggiare ad 80 Km/h sarebbe in effetti un bel passo avanti, dal momento che adesso si va più o meno a trenta. Il problema viario di questo sempre meno ridente Cantone, ormai l’hanno capito anche i paracarri (compresi quelli autostradali) ma non, evidentemente, gli alti papaveri dell’USTRA, è l’invasione di targhe azzurre:  62’500 frontalieri che entrano quotidianamente in Ticino uno per macchina e svariate migliaia di padroncini. E’ lì  che bisogna intervenire. Ci vogliono misure mirate per contenere l’assalto di veicoli italici. Ma la Confederazione (di cui l’USTRA è uno dei tanti uffici) si rifiuta di intervenire. Ogni proposta in questo senso viene respinta. I camerieri dell’UE insediati nell’ipertrofica burocrazia bernese strillano alla “discriminazione”. E quindi, secondo lorsignori, dovremmo venire penalizzati tutti? Non ci stiamo!

Multe a go-go

Gli 80 Km/h venduti per fluidificare il traffico (ma se le auto che si spostano sono sempre quelle, la durata del viaggio mica cambia) sono in realtà l’ennesima scusa per introdurre un nuovo divieto a danno dei soliti automobilisti. E naturalmente per riscuotere le relative contravvenzioni. Vai con i radar a go-go per fare cassetta!  Eh già: visto che i costi del “caos asilo” sono ormai completamente fuori controllo, da qualche parte bisognerà pure recuperare, nevvero?

Oltretutto il limite di 80 Km/h generalizzato è nocivo alla sicurezza. Infatti – e ci sono studi che lo dimostrano – la monotonia della guida a quella velocità provoca perdita di concentrazione e anche i temibili abbiocchi al volante, le cui conseguenze possono essere disastrose.

Il Grande fratello

Ma evidentemente per l’USTRA la priorità è bastonare gli automobilisti con nuovi divieti. E ben lo si è visto con la seconda e ancora più balorda proposta del Röthlisberger (ma non ha nient’altro da fare?): quella di sostituire la vignetta autostradale con un tachigrafo per riscuotere una tassa in base al km percorso. Bravo, applausi a scena aperta. Massì, visto che gli automobilisti non sono ancora sufficientemente vessati, tanto per divertirci creiamo un bel Grande fratello! Con il tachigrafo di Röthlisberger, infatti, non solo sarà possibile vedere quanti km ha percorso ciascuno, e dove è andato, ma anche l’orario degli spostamenti. E quindi, già che ci siamo, ne approfittiamo per rifilare agli automobilisti pure quella ciofeca del mobility pricing: chi si sposta nell’ora di punta paga di più!

Forse il superburocrate Röthlisberger può scegliere liberamente l’orario in cui andare a lavorare. La maggioranza degli svizzeri no.

Non è tutto. Oltre a km percorsi ed orario, è chiaro che il tachigrafo del Grande fratello Röthlisberger vedrà pure la velocità di crociera degli automobilisti, in ogni momento. E giù multe a tutto spiano per ogni minima distrazione! In pratica sarebbe come avere il radar direttamente nell’abitacolo. Ecco il bel regalo che ci prepara l’USTRA!

USTRA, “circolare”!

Sarebbe ora di rendersi conto che l’ultima cosa di cui hanno bisogno gli automobilisti svizzeri è di superfunzionari che passano il tempo ad autoerotizzarsi cerebralmente alla ricerca di sempre nuove chicane per vessarli con imposizioni, divieti e balzelli.

Per quel che ci riguarda, cominceremo a prendere sul serio l’USTRA allorquando proporrà delle misure mirate sui frontalieri. In Ticino non si è più liberi di circolare per colpa della… libera circolazione. Se invece il burocrate Röthlisberger, la Doris uregiatta e soci pensano che i ticinesotti, oltre a subire la devastazione del proprio mercato del lavoro provocata dall’invasione da sud, debbano pure venire limitati (loro!) nella libertà di movimento perché sulle autostrade del nostro Cantone, infesciate da targhe azzurre, non ci si muove più, continueremo a mandarli, come diceva il Nano, “a scopare il mare”.

E i paladini della privacy?

Se alla desolante “triplete” di cui sopra – limite di 80km/h generalizzato; Grande fratello in macchina; mobility pricing – aggiungiamo l’ormai arcinoto programma “via sicura” (quello che sanziona un eccesso di velocità senza alcuna conseguenza più duramente di una rapina), il quadretto è completo.

A proposito: visto che qui c’è la proposta del capo dell’USTRA di creare, tramite tachigrafo, un Grande fratello a danno degli automobilisti, ci attendiamo la veemente e scandalizzata protesta dei kompagni ro$$overdi: quelli che hanno lanciato il referendum dal titolo “No allo Stato ficcanaso”, fallendo nella raccolta di firme. Quel referendum, come noto, era rivolto contro la nuova legge sui sistemi informativi, che si prefigge di dotare l’intelligence svizzera di strumenti giuridici adeguati a combattere il terrorismo islamico (il quadro legale attuale è da medioevo). I kompagni ro$$overdi sono insorti: bisogna tutelare la privacy dei cittadini (nel caso concreto: dei sospetti miliziani dell’Isis)! Come mai invece questi improvvisati paladini della sfera privata non hanno nulla da dire sul tachigrafo del Röthlisberger? O vuoi vedere che, per i kompagni, la privacy dei presunti terroristi islamici (ovviamente trattasi per lo più di immigrati) è sacra, mentre imporre il Grande fratello agli automobilisti è cosa buona e giusta?

Lorenzo Quadri

 

Ma guarda che sorpresa: le turiste si levano il burqa

Firmiamo l’iniziativa federale antiburqa e la petizione per far dichiarare Nekkaz persona non grata

Sbugiardati quelli che pretendevano di farci bere la panzana che chiedere ad una donna islamica di togliere il velo integrale equivalesse ad un gesto di barbara violenza

Il divieto di Burqa dopo lunga attesa è entrato in vigore ad inizio luglio. Non si  tratta di una legge su una questione di lana caprina. Questa tesi farlocca è stata ed è tuttora utilizzata sostanzialmente da due categorie. Da un lato i multikulturali spalancatori di frontiere, quelli secondo cui i nostri valori e le nostre regole non vanno assolutamente difesi né men che meno imposti agli immigrati. Anzi, il solo pensare di farlo è disgustoso razzismo. Dall’altro, quelli che hanno l’intenzione di importare, naturalmente con la tattica del salame (una fettina alla volta) il fondamentalismo islamico in Svizzera. Cosa volete che sia il burqa, dicono costoro, ed intanto tentano di sdoganarlo come non problema. Così l’Occidente si abitua ai segni esteriori del fondamentalismo islamico. E gradatamente accetterà ogni sua nuova pretesa. Perché una tira l’altra, come le ciliegie, se non si ha il coraggio di porre  dei chiari limiti prima che sia troppo tardi.

I diritti delle donne

La messa in esercizio della legge antiburqa ha portato, come noto, alla squallida sceneggiata locarnese del fondamentalista algerino Rachid Nekkaz: quello che arriva in Svizzera ad incitare a violare le nostre regole. Pensando che i ticinesotti siano tutti scemi, l’algerino viene a raccontare che vuole proteggere le donne islamiche angariate dalla legge antiburqa. E’ il colmo. Se a questo signore gliene importasse qualcosa dei diritti delle donne musulmane, interverrebbe semmai proprio nei paesi dove queste sono costrette a portare il velo integrale e a subire tutto quel che ne consegue. Invece costui crede di poter venire in una democrazia liberale quale è la nostra a colpevolizzarci come spregevoli razzisti nonché calpestatori di diritti umani. Evidentemente ha motivo di credere che basta ricattare moralmente gli svizzerotti con fantasiose accuse di xenofobia che questi subito calano le braghe. Chissà come mai gli sono venute queste strane idee? Forse a seguito di quel che succede a Palazzo federale?
Firmate l’iniziativa e la petizione

Al proposito, come altri hanno già giustamente rilevato da queste colonne, i media di regime non hanno mancato di dare ampia copertura all’iniziativa del Nekkaz, contribuendo così a gonfiarne l’ego (è evidente che all’algerino mettersi in mostra piace assai). Meglio avrebbero fatto ad attirare l’attenzione su altre questioni (ma si guardano bene dal farlo). Ad esempio, sul fatto che è possibile firmare online la petizione che chiede di dichiarare il sedicente imprenditore algerino persona non grata: basta digitare in Google “petizione Nekkaz persona non grata” e si trova facilmente il sito dove sottoscrivere.

Fatto ancora più importante: è in fase di raccolta firme l’iniziativa per vietare il burqa in tutta la Svizzera, sul modello ticinese. Il formulario si trova in questo giornale, o può essere scaricato dal sito www.ilguastafeste.ch.

La “sorpresa”

A Locarno il Nekkaz, accompagnato da una donna svizzera convertita all’islam radicale – comodo fare l’estremista islamica nel nostro paese godendone tutte le libertà, nevvero gentile signora? Perché non va a sfoggiare il suo burqa in Pakistan? – ha messo in piedi il proprio teatrino, ampiamente autocelebrativo, lasciando ad intendere che il divieto avrebbe causato chissà quali reazioni tra le donne islamiche, ed in particolare tra le turiste. L’ometto è stato platealmente smentito dai fatti.

Il primo intervento di polizia antiburqa a Lugano si è infatti svolto come segue. Gli agenti hanno visto una donna in burqa e le hanno mostrato il volantino che spiega che tale indumento è vietato in Ticino da inizio luglio. Forse che la signora è rimasta scioccata dalla notizia? Ha avuto bisogno di sostegno psicologico? No di certo. Semplicemente si è scusata dicendo di non essere a conoscenza della legge e si è subito tolta il burqa.

Ecco qui la “sorpresa”: il velo integrale si può togliere senza alcun trauma! Sono dunque sbugiardati, ma alla grande, tutti i politikamente korretti, nonché gli sdoganatori del fondamentalismo islamico in Ticino, che andavano in giro a dire che chiedere ad una donna musulmana di levarsi il burqa equivale ad un atto di barbara violenza. Prendano nota anche quegli operatori turistici che per mesi hanno fatto catastrofismo contro la nuova legge temendo di perdere qualche pernottamento (come se la difesa delle regole fondamentali del nostro vivere insieme non avesse alcun valore).

Il caso luganese dimostra che le turiste il burqa lo lasciano a casa senza problemi. Come è giusto che sia: anche noi ci adeguiamo alle regole dei paesi che visitiamo.

Lorenzo Quadri

E perché non reintrodurre anche il voto in base al censo?

A $inistra vanno fuori di cranio: c’è chi vuole dimezzare il diritto di voto agli anziani

Proprio vero che alle proposte idiote non c’è limite. E l’ultima, partorita di recente dalla Consigliera di Stato zurighese Jacqueline Fehr, guarda caso P$, è di quelle da manuale. Secondo l’ illuminato parere di questa signora, il voto delle persone tra i 18 ed i 40 anni dovrebbe valere doppio, quello dei cittadini tra i 40 ed i 65 dovrebbe contare 1.5, e quello degli over 65 varrebbe invece solo uno.

In sostanza, dunque, il voto dei giovani conta doppio. O piuttosto: quello degli anziani conta la metà.

“Solidarietà intergenerazionale”

Da un lato, sortite di questo genere non possono che essere benvenute. Se queste sono le proposte delle menti pensanti del P$$, la cabina telefonica come sala riunioni plenaria è una prospettiva sempre più vicina. A meno che per la Signora Fehr – che tra l’altro si esprime contro il suo interesse diretto, perché lei giovane non lo è più da un pezzo – valga il principio del “bene o male, basta che si parli”. Se invece pensa veramente quello che propone, c’è davvero di che preoccuparsi.

In sostanza la kompagna Fehr, esponente di quel partito che dalle nostre parti ha scelto per motto il pomposo “per tutti, senza privilegi” vuole discriminare le persone anziane. E poi lo stesso partito ha il coraggio di sciacquarsi la bocca con concetti politikamente korrettissimi quali la “solidarietà intergenerazionale”?

Ma del resto a $inistra le contraddizioni tra enunciazioni e realtà abbondano. Ad esempio, i kompagni inneggiano al “valore della diversità” e poi, davanti a posizioni diverse dalle loro, si mettono a strillare alla xenofobia, al fascismo, al razzismo eccetera. Perché questi autocertificati “tolleranti” si dimostrano, nei fatti, di un’intolleranza talebana.

Vivere a lungo?

Di profilo bassissimo l’argomentazione con cui la kompagna Fehr tenta di dare un senso alla sua proposta che, più che shock, è semplicemente sciocca. “I giovani devono vivere a lungo con le conseguenze delle decisioni politiche”. Ma complimenti, questa donna è un genio! Poiché (toccando ferro) non c’è alcuna garanzia che chi è giovane diventi anche vecchio e quindi “viva a lungo con le conseguenze delle decisioni politiche”, che si fa? Cominciamo a togliere il diritto di voto a chi soffre di qualche malattia seria visto che “non si sa mai”? E chi ha comportamenti  “a rischio”? Voto dimezzato per i fumatori? Per gli obesi? Per chi pratica sport estremi? Per i depressi? Facciamo un bell’elettrocardiogramma fuori dai seggi e chi non rientra entro certi parametri lo rimandiamo a casa poiché la sua longevità potrebbe non essere garantita (ah no, c’è il voto per corrispondenza…)? E come la mettiamo con gli automobilisti e motociclisti, bersaglio preferito della cricca ro$$o-verde? Visto che potrebbero morire in un qualche incidente, riduciamo il valore del voto di una percentuale, magari calcolata in base ai chilometri annui percorsi (più chilometri percorsi = maggior rischio incidenti mortali)? E quelli che vanno in vacanza nelle capitali europee e di conseguenza potrebbero rimanere vittima di attentati dell’Isis e quindi “non  vivere a lungo con le conseguenze delle decisioni politiche”? Voto amputato anche per loro?

Anziani nel mirino perché votano “sbagliato”

Poiché vogliamo far credito alla non più giovane signora Fehr di non aver sparato la bestialità del voto in base all’età come operazione  per ottenere visibilità fine a sé stessa, e vogliamo anche sperare che una Consigliera di Stato zurighese, con lunga esperienza politica in Consiglio nazionale, non  possa ritenere sul serio che la giustificazione da lei fornita stia in piedi, il motivo della proposta può essere uno solo. Ossia che la kompagna, magari sulla scorta di qualche indagine post voto del piffero (tutta da verificare) ritiene che i giovani votino “giusto”. Vale a dire, che votino per le frontiere spalancate, per la svendita della Svizzera all’UE, per accogliere finti asilanti a go-go, eccetera. Ecco dunque il livello della nostra $inistruccia. Dato che ai kompagnuzzi la democrazia fa schifo, poiché sempre più spesso il risultato delle urne non è quello da loro auspicato, petendono di cambiare le regole del gioco a seconda della loro convenienza. Strillare alla “votazione da rifare” o pretendere di dimezzare il diritto di voto a chi “vota sbagliato” – perché di questo si tratta – è la stessa identica cosa. Insomma, gli anziani vanno marginalizzati non per l’età, ma perché non votano secondo le direttive della $inistruccia rottamatrice della Svizzera. Ma questi kompagni non si vergognano proprio mai?

La seppia

Per spiegare la pagliacciata della ministra del P$ zurighese c’è  però anche una terza opzione: quella della seppia. Si sbatte in giro inchiostro per distogliere l’attenzione. Nel caso concreto: la Fehr in quel di Zurigo è ministra di Giustizia. Come tale, si trova sottotiro per l’omicidio avvenuto il 30 giugno in pieno giorno a Seefeld. Autore: un pericoloso detenuto scomparso durante un congedo non accompagnato.  Tra l’altro la fuga è avvenuta il 23 giugno, ma è stata tenuta segreta.

Ecco, kompagna Fehr: magari, invece di sproloquiare sulla limitazione dei diritti civili agli anziani, potresti spiegare perché ad un detenuto notoriamente pericoloso vengono concessi congedi non accompagnati, e come mai  i cittadini non vengono informati quando uno di questi criminali fa perdere le proprie tracce e diventa uccel di bosco.

E se votassimo in base al censo?

Comunque, visto che a taluni kompagni il principio “un cittadino, un voto” sta stretto, proponiamo al P$$ la seguente variante del concetto Fehr: poiché chi non paga le tasse non deve far fronte alle conseguenze finanziarie delle sue decisioni, cominciamo col togliergli il diritto di voto. Si chiama “voto in base al censo” ed esisteva già tanti anni fa. E’ esattamente lo stesso tipo di proposta che fa la kompagna Fehr; cambia solo il criterio in base al quale si discrimina: da una parte l’età, dall’altra il borsello. E discriminare sul borsello è più democratico, poiché chi è povero un domani potrebbe migliorare la propria condizione economica, mentre chi è vecchio non diventerà mai giovane (a meno di credere nella reincarnazione, ma questa è un’altra storia). Cosa ve ne pare, kompagni? Affare fatto?

Lorenzo Quadri

 

 

 

Asilo, la spesa esplode. E gli svizzeri tirano la cinghia

Ecco i bei regali della kompagna Sommaruga! Cosa aspettiamo a chiudere le frontiere?

 

Come volevasi dimostrare, il caos asilo, pervicacemente negato dalla kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, è una realtà.

Abbiamo voluto – o meglio: hanno voluto – tenere le frontiere spalancate. Adesso arrivano le prime fatture. La scorsa settimana si è saputo che il preventivo 2017 della Confederazione sarà in rosso di 600 milioni. Il motivo dello sforamento è (sarà) la spesa per i migranti economici. A questa voce si prevedono uscite extra per 852 milioni, che sono quasi un miliardo di franchetti. Apperò!

Si paga senza fiatare

Evidentemente, quando ci sono di mezzo i finti rifugiati, si paga il conto senza fiatare. Chi osa fare un cip viene immediatamente denigrato come razzista e fascista. Come se non bastasse, si tenta pure di spacciare l’evento per “straordinario”. Balle di fra’ Luca! Altro che evento straordinario, visto che non si sta facendo assolutamente nulla per limitare l’assalto dei finti rifugiati! Anzi: la nuova legge sull’asilo voluta dalla partitocrazia, dall’élite spalancatrice di frontiere, dagli intellettualini da tre e una cicca e dalla stampa di regime, aumenterà ulteriormente la nostra attrattività per i migranti economici. Quindi la spesa per l’asilo continuerà a schizzare verso l’alto.

Ticino preso d’assalto

Già adesso il Ticino è stato preso d’assalto dagli asilanti. Ed inoltre sul fronte dei rimpatri non si assiste ad alcuna velocizzazione. Serge Gaillard, direttore dell’amministrazione federale delle Finanze, ha ammesso che, dato il tempo di permanenza in Svizzera dei migranti, se anche un domani dovesse finire l’emergenza, i costi scenderebbero solo lentamente. Quindi i costi dell’asilo continueranno a schizzare verso l’alto: per il 2018 la Confederazione prevede una spesa di 2.4 miliardi di Fr, il doppio di quella dello scorso anno. E queste sono solo le cifre federali. Mancano i costi a carico dei Cantoni.  

Ma bene! Agli svizzerotti si fa tirare la cinghia, ai “nostri” in difficoltà si dice che non ci sono soldi, si risparmia ad ogni voce di spesa! Però, quando si tratta di fare il paese del Bengondi per finti rifugiati, non c’è risanamento finanziario che tenga! Uella signori delle frontiere spalancate, ma chi credete di prendere per i fondelli?

Il boom

In Ticino nel solo mese di giugno gli arrivi illegali sono stati 3600. Un vero boom. Ma come, non dovevano essere tutte balle della Lega populista e razzista?

E visto che la creatività  non manca, un eritreo è addirittura arrivato nascosto dentro una valigia.

I motivi per cui il Ticino è preso di mira – e sarà sempre peggio – sono arcinoti: se l’unico corridoio rimasto aperto è quello del Mediterraneo, ovvio che noi ci troviamo nel bel mezzo. Al danno si aggiunge la beffa se pensiamo che la Turchia ha ricattato con successo la fallita Unione europea (sono solo gli svizzerotti che calano le braghe davanti a Bruxelles): o ci concedete – in modo del tutto illegale, dato che i requisiti mancano! – di accedere allo spazio Schengen senza visti, oppure noi smettiamo di fermare i finti rifugiati. Quindi Schengen si allarga illegalmente ad uno Stato che di europeo non ha nulla. Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, proprio la Turchia, a quanto scrive la stampa d’Oltralpe, finanzia almeno 35 tra moschee e luoghi di culto musulmani in Svizzera, con l’obiettivo di diffondere l’islam politico nel nostro paese.

Dunque, continuando a tenere in vigore gli accordi di Schengen, non solo ci troviamo i  “picchi di arrivi” (per usare termini ufficiali) a Chiasso, ma pure i cittadini turchi che circolano liberamente senza bisogno di visti. Ed è forse anche il caso di ricordare che la Confederazione è pronta a costruire in Ticino un ulteriore maxicentro per asilanti. Ma guai a chiudere le frontiere!

E fermarli sui treni?

Già si sa che la maggior parte dei finti rifugiati che arrivano in Ticino sono da rinviare alla vicina ed ex amica Penisola. Aspettiamo di vedere se quest’ultima farà o meno il proprio dovere, riprendendoseli senza storie. Infatti a questo proposito sorgono spontanee un paio di domande. Molti clandestini arrivano in Ticino in  treno dall’Italia. Poiché è innegabile che queste persone provengono dalla vicina Penisola, quest’ultima se li riprende tutti senza storie oppure no?

Inoltre, sapendo che questi finti rifugiati arrivano illegalmente in Ticino, e che l’Italia li dovrà  comunque riammettere: perché non intercettarli già sul treno prima che raggiungono territorio elvetico?

Casi Colonia

Intanto capita esattamente quanto previsto. L’arrivo massiccio di giovani uomini soli “che non rispettano le donne” (per usare la formulazione della kompagna Sommaruga) si dimostra un grave problema di ordine pubblico. Di recente la polizia tedesca ha segnalato un “enorme aumento” delle molestie “tipo Colonia” nelle piscine. Quanto ci vorrà prima che questi scenari si verifichino anche da noi? Vuoi vedere che tra un po’ le donne non potranno più andare in piscina per evitare aggressioni sessuali da parte di finti rifugiati?

Chiudere le frontiere!

Sicurezza a ramengo e costi completamente fuori controllo. E non solo per un breve periodo, ma a tempo indeterminato.  Tanto più che gli asilanti che rimangono in Svizzera vanno tutti in assistenza. La spesa sociale provocata dai migranti esplode grazie alle frontiere spalancate. Come si pensa di finanziarla? Risparmiando sulla pelle degli svizzerotti? Kompagna Sommaruga, per quanto tempo intendi ancora far pagare alla nazione il conto della tua deleteria politica delle frontiere spalancate?

Lorenzo Quadri

 

Naturalizzazioni ed integrazione: no alle pippe mentali!

Non ti adegui alle nostre regole? Niente cittadinanza, anche se non hai commesso reati

Ogni tanto arriva anche notizia di qualche decisione “giusta”. Il Consiglio comunale di Basilea ha, infatti, respinto la domanda di naturalizzazione di due ragazze musulmane di 12 e 14 anni. La decisione è stata presa perché le due giovani rifiutavano per motivi religiosi di partecipare alle lezioni di nuoto e alle passeggiate scolastiche.

Il presidente della Commissione delle naturalizzazioni del Comune di Basilea, tale Stefan Wehrle, ha giustificato in modo legalistico la decisione: “chi viene meno ai propri obblighi scolastici infrange la legge, per questo motivo abbiamo respinto la loro richieste”, ha dichiarato.

Le due giovani fondamentaliste islamiche, inoltre, rifiutavano pure di stringere la mano alla loro insegnante (come nel caso dei due fratelli di Therwil figli di un imam). Al proposito, il buon Wehrle ha dichiarato che “cruciale è stato il rifiuto di partecipare alle lezioni. Stringere la mano ai docenti non fa parte degli obblighi scolastici, ma ovviamente resta un indicatore importante per capire se una persona vuole integrarsi o meno”.

O Wehrle, eri partito bene ma poi ti sei tirato la zappa sui piedi da solo.

 Quali sanzioni?

E’ senz’altro una bella notizia che la cittadinanza svizzera sia stata rifiutata a due giovani estremiste islamiche che non ne volevano sapere di partecipare alle lezioni di nuoto e alle passeggiate scolastiche adducendo motivi religiosi. Al proposito, ci piacerebbe sapere quali sanzioni sono state prese nei confronti delle ragazze –  rispettivamente delle loro famiglie. Ci sono state delle multe? Ci sono state altre sanzioni? O le autorità scolastiche sono andate avanti “come se niente fudesse”, perché bisogna essere aperti e multikulturali? E come è andata a finire, in questo caso, la questione della stretta di mano negata all’insegnante? E’ stata messa via senza prete (senza imam) perché, come scelleratamente sosteneva la kompagna direttrice della scuola di Therwil dove si è verificato l’episodio dei due fratelli, una sospensione o una multa sembravano delle misure “troppo incisive”? Ma questi direttori di scuola multikulti, che pure non dovrebbero essere gli ultimi arrivati, non hanno mai sentito parlare di tattica del salame? Non si rendono conto che si comincia col rilasciare dispense per la stretta di mano e si finisce con l’accettare l’introduzione della sharia?

Non servono legulei

Per tornare al punto: è senz’altro positivo che alle due donzelle islamiche sia stato rifiutato il passaporto rosso, visto che non hanno la minima intenzione di integrarsi. Fa semmai specie che con simili convinzioni si abbia ancora la “lamiera” di chiedere la cittadinanza elvetica. Ma probabilmente è ben radicata – e supportata dall’esperienza –  la convinzione che gli svizzerotti, per paura di venire bollati come razzisti e fascisti dai loro stessi politicanti, siano disposti ad ingollare rospi ed altro.

Eppure nella vicenda in questione, per quanto a lieto fine (almeno per ora), c’è una cosa che inquieta. Per arrivare al sacrosanto Njet al passaporto rosso, il presidente della commissione naturalizzazioni si è dovuto inerpicare in giustificazioni da leguleio, in effetti facendo autogoal. Certo, non andare alle lezioni di nuoto è violazione degli obblighi scolastici, e violare questi ultimi significa violare la legge. Ma è questo l’argomento da adottare? Anche parcheggiare in divieto di sosta è violare la legge: ma è un motivo per negare la naturalizzazione ad un candidato integrato? Il problema è la contravvenzione, o è piuttosto quello che ci sta dietro? Ossia il rifiuto di integrarsi? Un rifiuto, sia detto per inciso, che va imputato interamente ai candidati (nel concreto: alle candidate). Perché integrarsi è dovere e compito dello straniero. Non ci facciamo propinare le storielle che i sostenitori del multikulti e delle frontiere spalancate regolarmente sfoderano davanti a stranieri che delinquono, terroristi islamici compresi: la colpa è degli svizzerotti (chiusi e xenofobi) che non li hanno integrati!

Negare il passaporto è il meno

Questo per dire che alle due signorine fondamentaliste musulmane la naturalizzazione andava negata per il rifiuto di integrarsi. La mancata partecipazione alle lezioni di nuoto e alle gite scolastiche, e il rifiuto di dare la mano all’insegnante, ne sono solo la conseguenza. Ma la volontà di non integrarsi deve bastare – e avanzare – da sola a motivare il rigetto di una richiesta di naturalizzazione; senza bisogno che sfoci in violazioni di legge. In questo senso, la posizione assunta dalla Commissione naturalizzazioni basilese è pericolosa. Ai candidati musulmani che non danno la mano alle donne il passaporto rosso va negato senza che ci sia necessità di pararsi il coccige con tante elucubrazioni da azzeccagarbugli.  E negare il passaporto è il meno che si possa fare. In situazioni di questo tipo, anche il rinnovo dei permessi va messo in discussione. Lo ripetiamo: chi rifiuta elementari regole del vivere insieme in un paese occidentale, non è al suo posto in Svizzera.

Lorenzo Quadri

Moschee e soldi esteri: le fettone di salame sugli occhi

Il Consiglio federale prosegue imperterrito sulla via del buonismo-coglionismo

 

Dimostrando un’inquietante miopia ed un’altrettanto inquietante dipendenza da buonismo-coglionismo, il Consiglio federale ha di recente dichiarato, prendendo posizione su una mozione di chi scrive, che non se ne parla nemmeno di proibire i finanziamenti esteri alle moschee e ai luoghi di culto islamici. E neppure  di imporre a questi ultimi di fare trasparenza sulle loro fonti di entrate, né di stabilire che le prediche debbano tenersi nella lingua locale. Nota bene: regole di questo tipo già esistono in vari paesi europei, ma naturalmente il Consiglio federale non ne vuole sapere di introdurle in Svizzera. Si tratterebbe, sostengono i ghost writer ministeriali – quelli che scrivono le risposte che poi il governo firma (ma le legge anche?) – di una “massiccia” (sic!) limitazione della libertà di religione. Uella!

Qualcuno ha pero la trebisonda

D’accordo il caldo, ma qui qualcuno ha perso la trebisonda. Non si vede in che modo le prescrizioni di cui sopra limiterebbero – e addirittura in modo massiccio! – la libertà di chicchessia di professare la propria fede religiosa. Il fatto che i sette scienziati si nascondano dietro una foglia di fico del genere per non prendere delle misure che attirerebbero le solite strumentali accuse di xenofobia e di islamofobia, dimostra solo che il governo elvetico è ostaggio di queste critiche. Basta ricattarlo moralmente sventolando lo spettro della “chiusura” e della “discriminazione”, ed il Consiglio federale cala subito le braghe.

Del resto ricordiamo che l’esecutivo nazionale era pure contrario al divieto di burqa plebiscitato in Ticino. Pur costretto dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell’Uomo che ha avallato il divieto francese, analogo a quello ticinese, a dare il proprio benestare, il Consiglio federale ancora si permetteva di moraleggiare. Ovviamente nel consueto modo stucchevole. Il messaggio tra le righe era sempre il solito: ticinesotti chiusi e gretti, dovete “aprirvi” al burqa! Dovete essere multikulti!

L’attivista del Bangladesh

Eppure, la richiesta di vietare i finanziamenti esteri alle moschee e ai luoghi di culto islamici è tutt’altro che fantasiosa. Anche in ambito religioso, chi paga comanda; quindi detta i contenuti delle prediche. La questione è diventata di ancora più tragica attualità dopo la strage di Dacca. La più nota attivista dei diritti umani nel Bangladesh, Khushi Kabir, già candidata al Nobel della pace, in merito alla mattanza messa a segno dai fondamentalisti islamici, si è espressa in questi termini in una recente intervista sul Corriere della Sera: “Dal 2013 in Bangladesh coloro che hanno una mentalità razionale, scientifica, che si dicono atei o che mettono in dubbio la religione, hanno cominciato ad essere uccisi. Poi è successo ai preti e alla ridottissima minoranza sciita”. Il motivo di questa involuzione? “La diffusione in Bangladesh del wahhbismo, una forma intollerante dell’Islam che proviene dall’Arabia Saudita – risponde l’attivista dei diritti umani -. Tanti soldi sauditi finiscono in organizzazioni e fondazioni. Si sono costruite enormi moschee con fondi provenienti dall’estero. Sono aumentate le madrasse non consentite, ma assai ben finanziate con soldi stranieri”.

In altre parole: se il Bangladesh è diventato terra di sanguinosi attentati è perché si è permesso l’insediamento di luoghi di culto, finanziati con fondi esteri, che diffondono l’islam più fanatico ed intollerante. In questo modo ampie fasce di popolazione sono state radicalizzate. Più chiaro di così! E queste, ribadiamo, non sono le parole di una leghista populista e razzista. Sono le dichiarazioni di un’attivista dei diritti umani, già candidata al Nobel per la Pace.

Quando sarà troppo tardi…

Eppure il governicchio federale, munito di fettone di salame sugli occhi, procede imperterrito per la sua strada di permissivismo senza limiti. Vietare i finanziamenti esteri alle moschee? Giammai! La sicurezza del paese non è una priorità: l’unica preoccupazione è schivare le accuse di xenofobia ed islamofobia. E guai a quei populisti e razzisti che osano protestare!

Come già scrivevamo, qui c’è qualcuno che si illude di fermare l’avanzata dei fondamentalisti islamici con il politikamente korretto ed il buonismo-coglionismo. Aprirà gli occhi, se mai li aprirà, quando sarà troppo tardi.

Lorenzo Quadri

 

Gli svizzerotti si sono fatti infinocchiare di nuovo

Incredibile! Gli italiani continuano a ricattarci su casellario e 9 febbraio

E il “bello” è che noi abbiamo appena versato i ristorni… ma sa po’?!

 

Incredibile (oddìo, proprio incredibile…) ma vero: gli svizzerotti si sono fatti nuovamente infinocchiare dal Belpaese. Un desolante copione che si ripete ormai da anni. Già nel giugno del 2014 gli accordi con l’Italia in tema di fiscalità dei frontalieri dovevano essere “ad un passo dalla conclusione” (così assicurarono l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf ed il suo velino De Watteville). Adesso siamo ancora in mezzo al guado.

Ripetiamo che i nuovi accordi con l’Italia sono interessanti per il Ticino se 1) ci permettono di aumentare in modo importante (l’ordine di grandezza potrebbe essere l’ammontare degli attuali ristorni) il gettito fiscale e 2) se la vicina Penisola allinea effettivamente ed in tempi accettabili la fiscalità dei frontalieri a quella degli italiani che lavorano in Italia. I quali, al momento, pagano molte più tasse.

Condizioni non date

Nessuna di queste due condizioni pare adempiuta. La prima: poiché la “road map” prevede l’abolizione del moltiplicatore cantonale al 100% per i frontalieri introdotto dal Gran Consiglio, le casse ticinesi dal nuovo accordo rischiano non solo di guadagnare poco, ma addirittura di perderci. La seconda: in Italia, per motivi di convenienza partitica, nessuno si sogna di aumentare in modo importante le imposte ai frontalieri (che votano).

Maurer uccellato

Intanto però nei giorni scorsi il buon Ueli Maurer, neo-ministro delle Finanze, è andato in “missione” a Roma. Con una certa ingenuità, se ne è uscito con dichiarazioni incautamente ottimiste. Ha asserito – il ritornello ormai è noto – che la conclusione delle trattative è prossima e che con Padoan “parliamo la stessa lingua” (quale?). Ha comunque ammesso che (tanto per dirne una) per l’accesso di operatori svizzeri ai mercati finanziari del Belpaese non ci sono sviluppi.

Evidentemente, il buon Maurer si è fatto uccellare dagli italiani. Ha almeno la scusante di essere nuovo nel ruolo di ministro delle Finanze, ed in particolare nelle negoziazioni col Belpaese. Deve ancora farsi le ossa. Questa attenuante invece non l’hanno i negoziatori elvetici, che sono sul dossier da anni.

Tattica prevedibile

La tattica della vicina Penisola è prevedibile. Anche perché è sempre la stessa. Nei primi sei mesi dell’anno, ed in particolare in vista del 30 giugno, data per il versamento dei ristorni dei frontalieri, è tutto un florilegio di dichiarazioni concilianti. Nella seconda metà dell’anno, incassato il succulento contributo, le medesime dichiarazioni vengono platealmente smentite. All’insegna dell’italianissimo “passata la festa, gabbato lo santo”.

Sicché, dallo scritto dell’ambasciatore italiano Del Panta Ridolfi pubblicato sul CdT di venerdì, si apprende – senza nessuna sorpresa – che il Belpaese continua a ricattarci. Senza pudore. L’accordo sui frontalieri, dicono da Roma, non si farà finché c’è di mezzo il 9 febbraio ed il casellario giudiziale, quest’ultimo ormai diventato una vera ossessione.

Letterine?

L’aspetto irritante è che, solo una decina di giorni fa, il Consiglio di Stato ha deciso di versare i ristorni dei frontalieri, e questo senza alcun motivo visto che comunque l’Italia è inadempiente su tutto, da AlpTransit alla Stabio Arcisate alla cacca scaricata direttamente nel Ceresio. Il versamento è stato vincolato all’esortazione a Berna di attivarsi con Roma. Obiettivo: vincolare l’utilizzo di una parte dei ristorni alla realizzazione di opere infrastrutturali di interesse transfrontaliero (come quelle sopra citate). Esortazione che, se mai verrà trasmessa alla controparte, verrà accolta con grasse risate. E la letterina bernese – sicuramente dai toni educati e dimessi; del tipo: “ci permettiamo umilmente di domandare che… ma anche in caso di diniego mai oseremmo eccepire” – finirà in un cassetto.

In merito all’inquinamento del Ceresio, il ministro Zali ha dichiarato venerdì che “l’Italia ci prende in giro da anni”. Ma mica solo sui depuratori. Ci prende in giro da anni su tutti i fronti.

Conclusione

E’ evidente che il casellario giudiziale resterà al suo posto nei secoli dei secoli. La sua efficacia per la nostra sicurezza è dimostrata. E sul 9 febbraio la vicina Penisola non ha proprio nulla da dire. Oltretutto, l’attuale convenzione sulla fiscalità dei frontalieri è stata sottoscritta oltre 40 anni fa. I Bilaterali erano di là da venire. Quindi, la fiscalità dei frontalieri con la libera circolazione delle persone non c’entra un tubo.

La realtà è che l’Italia, e questo da anni, è semplicemente in cerca di scuse per non concludere accordi con gli svizzerotti. Ma è così facile e divertente portarli a spasso con false promesse!

Sicché la soluzione è sempre la stessa: ci teniamo gli accordi attuali ma blocchiamo definitivamente i ristorni. E, naturalmente, li incameriamo.

Lorenzo Quadri

Chiudiamo la SECO e risparmiamo 100 milioni!

L’ultimo rapporto lo dimostra: ormai è un centro di propaganda pro-frontiere spalancate

 

La SECO, Segreteria di Stato dell’Economia, persevera nelle sue fetecchiate. Lo ha dimostrato nel 12° rapporto annuale sugli effetti della devastante libera circolazione delle persone. Il ritornello non cambia mai. L’è tüt a posct! Tout va bien, Madame la Marquise! Il Titanic affonda e l’orchestrina – nel concreto: i tromboni – continuano a suonare. Non c’è dumping salariale, nemmeno in Ticino! Non c’è sostituzione dei lavoratori “indigeni” con frontalieri! Tutte balle della Lega populista e razzista!

E’ evidente che ormai la SECO si è trasformata in un servizio di lecchinaggio a sostegno della politica delle frontiere spalancate. Il suo mandato non è più svolgere delle analisi. E’ fare propaganda ai bilaterali, prendendo la gente per scema.

“Non c’è motivo di dubitare”?

Particolarmente fastidiosa la sicumera del capo della sezione del lavoro della SECO  Boris Zürcher. Il quale se ne è uscito con la seguente dichiarazione:  “non c’è motivo di dubitare” dello studio-foffa dell’IRE. Quello studio secondo cui, in questo sempre meno ridente Cantone, l’invasione di frontalieri non provoca né sostituzione né pressione salariale.

Caro Zürcher, qui c’è solo una cosa di cui “non c’è motivo di dubitare”: che la SECO ha rotto le scatole! Lo studio-foffa dell’IRE è stato contestato perfino dalla SUPSI ed inoltre, ma tu guarda i casi della vita, si tratta di un’indagine (?) sugli effetti del frontalierato realizzata da ricercatori frontalieri! Quindi non solo il documento è viziato, ma è la prima dimostrazione che la sostituzione esiste: osiamo infatti sperare che nessuno ci venga a raccontare la storiella che non si sono trovati ricercatori ticinesi per allestirlo! O vuoi vedere che i ricercatori ticinesi c’erano ma costavano troppo, e dunque lo studio dell’IRE è un esempio concreto di dumping salariale e soppiantamento?

Il fatto che Zürcher qualifichi uno studio di questo genere come scientificamente inoppugnabile, dimostra che per gli alti papaveri della SECO “scientificamente inoppugnabile” significa “manipolato  in modo da darci ragione”.

La politica

Non ancora contento di questa prima performance, il buon Zürcher ne aggiunge subito una seconda: “Noi ci affidiamo alle cifre, il resto è politica”. Ohibò, e a quali cifre si affida la SECO? A cifre taroccate di proposito! Se la SECO “si affida alle cifre”,  come spiega, ad esempio, che in regime di libera circolazione, dal 2010 al 2015, in Ticino il numero di casi d’assistenza è aumentato del 44%? Come spiega il fatto che da anni il numero di nuovi posti di lavoro creati nel nostro Cantone è inferiore al numero di nuovi permessi per frontalieri? Come spiega Zürcher che in Ticino i frontalieri in quindici anni sono triplicati nel settore terziario, dove non c’è alcun bisogno di importare manodopera dall’estero? Come spiega che  frontalieri adulti e già formati vengono assunti, spesso e volentieri da ditte con titolari italici,  con statuto e paga da apprendista o stagista? Come spiega Zürcher che il numero dei frontalieri in Ticino è passato da 30mila ad inizio degli anni 2000 agli attuali 62’500, ovviamente senza contare l’esplosione di distaccati e padroncini? Zürcher, dalle nostre parti queste cose sono sotto gli occhi di tutti. E tu arrivi con le tue tabelline “alterate” e pretendi di spacciarle per la verità rivelata e chi osa negare “fa politica” (traduzione: è un bieco politicante populista e razzista)?

E no signori, non ci siamo proprio: la SECO è quella che fa politica pro immigrazione scriteriata! E a questo scopo presenta delle statistiche taroccate – ottenerle è facilissimo: basta scegliere i criteri secondo i desiderata del committente – oltretutto manifestamente in urto con la realtà, con cui avvalorare le sue tesi politiche preconcette. E pretende pure che la gente se la beva? Il prossimo rapporto della SECO ci dirà, statistiche alla mano, che la Terra è piatta “e il resto è politica”?

La misura è colma

E’ evidente che la misura è colma. Non c’è alcun motivo per cui il contribuente svizzerotto debba continuare a pagare la stratosferica cifra di 100 milioni di Fr all’anno (perché questi sono i costi della SECO includendo anche la voce beni e servizi) per foraggiare un centro di propaganda pro-frontiere spalancate. Poiché a beneficiare di questi rapporti farlocchi sono i “poteri forti” famelici di manodopera straniera a basso costo con cui sostituire i lavoratori residenti, se lorsignori vogliono il rapporto pseudoscientifico ad appagamento della loro libido internazionalista, la SECO se la finanziano loro. Altrimenti la CHIUDIAMO. E con 100 milioni all’anno creiamo tanti posti di lavoro in Ticino per  ticinesi!

E sia chiaro che quanto sopra lo diciamo contro il nostro interesse. Perché, se vogliamo fare “politica”, per noi la SECO e lo Zürcher sono una manna dal cielo: ogni volta che aprono bocca, la Lega guadagna punti.

Lorenzo Quadri