Asilo e “AVS Plus”: i kompagni in braghe di tela

Fanno esplodere la spesa per i finti rifugiati in barba nostri anziani bisognosi

E non dimentichiamoci della squallida crociata dei kompagni ticinesi contro la Tredicesima AVS, affossata solo per non darla vinta all’odiata Lega

Il prossimo 25 settembre si voterà sull’iniziativa AVS plus. Questa iniziativa chiede un aumento delle rendite del primo pilastro del 10%. Ovviamente ciò comporterebbe un costo. La Confederazione parla di 4 miliardi di Fr all’anno. E avanti, dunque, con l’obiezione dell’infinanziabilità, sostenuta in particolare da PLR e PPDog. Non dalla $inistra che dell’iniziativa è promotrice, ma che – come vedremo dopo – in quanto ad ipocrisia fa  di peggio.

Asilo: i soldi per gli abusi

Strano però: quando si tratta della spesa generata dai finti rifugiati (tutti giovani uomini soli che non scappano da alcuna guerra) non si vedono i partiti storici salire sulle barricate per questioni monetarie. I soldi per finanziare gli abusi nel diritto d’asilo ci sono. Per il politikamente korretto ed il buonismo-coglionismo, non si bada a spese. Si tratta di “doveri morali”, di “principi fondamentali”, che diamine! E questi mica si mercificano!

Ancora una volta, la maggioranza di centro-$inistra pensa di prendere gli svizzerotti per i fondelli. Accogliere immigrati clandestini non è un obbligo morale e men che meno risponde ad un qualche principio fondamentale. E’ vero semmai  il contrario. “Morale e fondamentale” è far rispettare la legge – anche nel settore dell’asilo. Perché è troppo facile imporre le regole solo a chi già le rispetta. “Morale e fondamentale” è impedire l’arrivo in Svizzera di frotte di giovani musulmani che mai si integreranno (perché non si vogliono integrare): diventeranno degli emarginati e quindi ad alto rischio di jihadismo. Come ha insegnato la recente e tragica cronaca, la radicalizzazione corre sulla rete, ovvero sui social network. E tutti i finti rifugiati hanno almeno uno smartphone: secondo i kompagni si tratta di un bisogno fondamentale (!). “Morale e fondamentale” è evitare che i migranti economici si mettano in mano a delinquenti e passatori vari, rischiando la pelle, per inseguire un miraggio di benessere che l’Europa, irrimediabilmente in declino, non è in grado di fornire.

E l’assistenza?

Anche sull’asilo, dunque, si deve risparmiare eccome. Altro che tentare di imboscare quasi un miliardo (852 milioni!) di spesa extra nel preventivo 2017 della Confederazione spacciandola per uscita straordinaria, quando si sa benissimo  che la spesa sarà ricorrente. Non a caso la Confederazione per il  2018 già prevede un’uscita di 2.4 miliardi di franchi per l’asilo: rispetto al 2015, si tratta  nientemeno che di un raddoppio. E questi sono solo dei costi della Confederazione. Mancano quelli a carico di Cantoni e Comuni.

Ed è stata fatta (pf non dalla SECO…) una previsione sull’evoluzione dei costi dell’assistenza che il caos asilo  genererà sul medio termine? Sì, perché praticamente tutti i migranti che in un modo o nell’altro ottengono di restare in Svizzera finiscono in assistenza. E nümm a pagum. Poi magari tornano nel paese d’origine per trascorrervi le vacanze, “perché lì è più bello”. Sempre, naturalmente, con i soldi degli svizzerotti.

I prossimi tagli

Visto che i politikamente korretti insistono per tenere le frontiere spalancate, è chiaro che i maggiori costi generati dall’asilo bisognerà compensarli da qualche parte. Quindi, aspettiamo di conoscere le reazioni degli spalancatori di frontiere quando apprenderanno che, per finanziare i migranti economici, si taglia sugli aiuti all’estero, sulla kultura, sulla ricerca e sulla formazione, e in tutti quei settori con cui lor$ignori amano sciacquarsi la bocca.

E’ evidente che non ci facciamo dire dai responsabili dell’incontrollata esplosione della spesa dell’asilo che non ci sono i soldi per aumentare l’AVS del 10%. Sposare questa tesi, sarebbe come accettare che i migranti economici contino di più di cittadini svizzeri che hanno lavorato una vita pagando tasse e contributi.

Posizione grottesca

Altrettanto grottesca è la posizione del P$ in materia di potenziamento del primo pilastro. Sì, proprio il Partito $ocialista ticinese, che è stato in prima fila nell’affossare la Tredicesima AVS solo per non darla vinta all’odiata Lega. Per giustificare la sua “battaglia”, il P$ ha utilizzato la fregnaccia dell’aiuto “non mirato”. Per gli anziani, blateravano i kompagni alla spasmodica ricerca di pretesti, bisogna fare “ben altro” che non la 13a AVS. Bene, adesso abbiamo sotto gli occhi un bell’esempio di aiuto mirato: aumentare del 10% la rendita AVS a tutti. Scusate kompagni, fateci capire: garantire agli anziani di condizione economica modesta un piccolo contributo annuale, come chiedeva la Lega, significa distribuire i soldi ad innaffiatoio, mentre aumentare l’AVS a tutti, compresi i multimilionari, vuol dire sostenere in modo “mirato”? Ma credete che la gente sia scema?

L’iniziativa AVS plus lascia dunque, per l’ennesima volta, la $inistruccia cantonticinese in braghe di tela. Se fossero coerenti, i nostrani kompagnuzzi che si sono “strenuamente battuti” contro la Tredicesima AVS dovrebbero fare lo stesso contro AVS plus, lanciata dalla $inistra. Invece…

Lorenzo Quadri

 

Sostegno incondizionato all’emittente di regime

Iniziativa No Billag: il Consiglio federale scende in campo 

Il njet governativo, talebano e vagamente schifato, è la naturale conseguenza di una lunga serie di slinguazzate che si fanno beffe della volontà dei cittadini

Come volevasi dimostrare, il Consiglio federale torna in campo a sostegno dell’emittente di regime, ossia la SSR di sedicente servizio pubblico. Oggetto del contendere è l’iniziativa No Billag. Quell’iniziativa, depositata alla fine del 2015 con 112mila firme valide, che chiede l’abolizione del canone radiotelevisivo.

Il governo ha preso posizione sull’iniziativa invitando a respingerla senza uno straccio di controprogetto. Figuriamoci: la Pravda pro-frontiere spalancate non si tocca. Né si mette in discussione.

Ci sarebbe da ridere…

La sortita del Consiglio federale non è certo una sorpresa. Infatti solo un paio di mesi fa, nel suo rapporto sul servizio pubblico radiotelevisivo, il governo si era prodotto in una languida slinguazzata a sostegno della SSR.

Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Nel giugno 2015, quindi poco più di un anno fa, metà della popolazione svizzera, e la maggioranza di quella ticinese, ha asfaltato la SSR. Si ricorderà quale fu l’esito della votazione sulla trasformazione del canone radioTV in una nuova tassa, un iniquo balzello che anche chi non ha né televisione né radio sarà costretto a pagare; questo a partire dal 2018.

Da notare che, malgrado la proposta di canone obbligatorio per tutti sia stata approvata, a livello nazionale, con un minimo scarto di poco più di 3000 voti, nessuno di quei politikamente korretti a cui la democrazia fa proprio schifo ha parlato – diversamente dal caso del 9 febbraio o, per andare sul piano internazionale, del Brexit – di “votazioni da rifare” (o quanto meno di schede da ricontare). Chissà come mai, eh? Ah già, ma questa volta chi ha “votato sbagliato” era in minoranza, seppur di pochissimo, per cui…

Utenti ancora snobbati

Davanti ad un responso delle urne che avrebbe dovuto far suonare parecchi campanelli d’allarme – SSR bocciata da praticamente la metà dei cittadini svizzeri – il Consiglio federale si è prodotto in uno stucchevole rapporto all’insegna del “l’è tüt a posct”; non si cambia nulla. Nemmeno si discute. Pare ovvio che quella metà dei votanti che ha depositato nelle urne il No al nuovo balzello  pro SSR si sarebbe aspettata ben altro. Invece…

Anzi, a voler essere precisi il rapporto sul servizio pubblico del Consiglio federale una critica la conteneva. Questa: ci si aspetta “più sforzi a favore di persone con passato migratorio”. Ah, bene! Quindi dovremmo pagare il canone più caro d’Europa perché si faccia una TV per migranti, che predichi il multikulti, le frontiere spalancate ai finti rifugiati  e la rottamazione dei valori svizzeri. Ma allora il Consiglio federale, malgrado le dichiarazioni contrarie, si sta impegnando per far vincere l’iniziativa No Billag: con simili assist…

Figura marròn

L’acritico reggimento di coda alla SSR è intanto già costato al Consiglio federale una figura marròn. Perché, mentre il governo sposava giulivo  le tesi inginocchiate dell’Ufficio federale della comunicazione, altri gremi – che fanno sempre capo all’Esecutivo! – raccontavano una storia ben diversa. La Commissione della concorrenza, ad esempio, è entrata a gamba tesa sul rapporto governativo: “non c’è stata alcuna verifica di quali programmi sono davvero indispensabili al servizio pubblico; quest’ultimo deve arrivare solo dove non arriva il mercato”. 

Non si discute

Il seguito di tutto questo lingua in bocca con la SSR non poteva dunque essere che il njet, talebano e vistosamente schifato, all’iniziativa No Billag.

A scandalizzare non è tanto il No del CF all’iniziativa in sé. Le sue chance di riuscita, almeno a livello federale, sono peraltro “assai scarse” (per usare un eufemismo).  Scandaloso è il rifiuto di entrare nel merito di qualsiasi critica o discussione, e di formulare delle proposte alternative sul mandato di servizio pubblico. Ripetere a pappagallo che va tutto bene, quando così manifestamente non è, non funziona. Non funziona in tema mercato del lavoro e non funziona neppure in tema SSR.

Mandato violato

Il mandato di servizio pubblico dell’emittente di regime si è trasformato in un monopolio. Oltretutto, viene regolarmente violato. Infatti l’informazione SSR non è politicamente equidistante, ma è di parte (sempre della stessa parte). Senza andare a cercare molto lontano: basta guardare l’osceno martellamento mediatico con cui la RSI, ad ogni telegiornale, tenta di ricattare moralmente i ticinesotti “chiusi e gretti” per costringerli a spalancare le porte ai finti rifugiati  con lo smartphone (giovani uomini che non scappano da alcuna guerra). Divulgando pure la fregnaccia disinformativa che gli svizzeri avrebbero “chiuso le frontiere”. Questa sarebbe informazione oggettiva, questo sarebbe servizio pubblico?

Come se non bastasse, per fare propaganda partigiana si utilizzano pure le trasmissioni d’intrattenimento. Per poi dire che, trattandosi appunto di intrattenimento, esso non sottostà alle esigenze di equidistanza politica che valgono per l’informazione.

Il ricatto morale

Pensare di prendere gli utenti per fessi e poi pretenderne il sostegno incondizionato nelle votazioni popolari è chiedere un po’ troppo.  E non attacca neppure l’ennesimo ricatto con cui si tenta di far passare la difesa “aprioristica” della SSR come un dovere morale, un obbligo all’insegna della tutela delle minoranze linguistiche e della “risorsa per il paese”. Con questo argomento il Consiglio federale si riempie ipocritamente la bocca per giustificare il suo rifiuto dell’iniziativa No Billag. Ma è un po’ facile ricordarsi della minoranza ticinese solo quando torna comodo. Stranamente, su temi assai più importanti della RSI, ad esempio la devastante libera circolazione delle persone, il Consiglio federale ed i suoi tirapiedi la minoranza ticinese la prendono a legnate senza farsi tanti problemi.

Avanti così, che dopo la votazione No Billag potrebbero essere in tanti a leccarsi le ferite. Perché, se l’iniziativa dovesse non diciamo  venire approvata in Ticino, ma anche solo ottenere un consenso importante, per la torre d’avorio di Comano arriverebbero tempi di vacche anoressiche.

Lorenzo Quadri

Adesso vogliono importare pure la poligamia

Gli islamici radicali presenti in Svizzera non si fanno problemi nel dichiarare i propri piani 

Si comincia con burqa e burkini, si prosegue con la sharia e la poligamia, e dove si va a finire?

Ma i politikamente korretti continuano a sdoganare l’islamizzazione della Svizzera: il presidente nazionale P$$ vorrebbe addirittura riconoscere all’Islam lo status di religione ufficiale: col piffero!

Cose dell’altro mondo: ecco che Nora Illy, la svizzera convertita all’Islam, valletta delle pagliacciate pro-burqa a Locarno dell’algerino Nekkaz, su un portale tedesco difende la poligamia. Lo fa raccontando scempiaggini del tipo: “è la soluzione contro i divorzi”;  “così l’uomo non ha bisogno di cercarsi un’amante, ma può esprimere liberamente la sua attrazione per le donne”; “l’appetito sessuale dell’uomo è maggiore di quello della donna”; “con la poligamia è chiaro chi è il padre dei figli”. E avanti con una mitragliata di bestialità assai difficili da eguagliare.

Progetti aberranti

Certo che questa donna, moglie del portavoce del sedicente consiglio centrale islamico svizzero di Nicolas Blancho (a cui la SSR continua a dare spazio, visibilità e legittimità: è per questo genere di “servizio pubblico” che paghiamo il canone più caro d’Europa?) è una “benedizione”.
Nel senso che racconta, senza farsi problemi di sorta, i progetti aberranti degli islamici radicali presenti in Svizzera: si comincia con burqa, burkini, strette di mano negate, si prosegue con la sharia e la poligamia e nessuno sa dove si andrà a finire. Evidentemente i fautori di simili “riforme” pensano di poter sdoganare il tutto con l’immane fregnaccia del multikulti (per la serie: tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente). Intanto la $inistra spalancatrice di frontiere corre giuliva ad approvare. E, va da sé, a denigrare i contrari come populisti e razzisti.

Non se li inventa Illy
Gli argomenti a sostegno della poligamia utilizzati dalla Illy sono allucinanti. Ma non se li è mica inventati lei. Non sono frutto di delirio personale. Riflettono il pensiero di vari predicatori musulmani presenti nel nostro paese, magari finanziati con soldi esteri. I quali però, più furbi della Illy (a prima vista sembrerebbe non ci voglia molto), rapportandosi con gli “infedeli” parlano di rispetto delle leggi del paese e di “volemose bene”; ma poi, dietro le quinte… E i buonisti-coglionisti naturalmente si bevono tutto: del resto, sentono proprio quello che vogliono sentirsi dire; che è poi anche quello che vogliono dire ai “populisti razzisti islamofobi fascisti chiusi gretti e disumani”.

Cosa c’entrano con la Svizzera
Le baggianate della Illy non hanno nulla a che fare con la Svizzera. Come nulla a che fare con la Svizzera ha chi tali baggianate le pronuncia; e ci crede pure. Cosa ci stanno a fare da noi simili soggetti? Passi lunghi e ben distesi! Che se ne vadano nei paesi dove le loro elucubrazioni trovano applicazione. Mai e poi mai gli permetteremo di importarle da noi. E questo vale anche per chi ha il passaporto rosso: troppo comodo approfittare dei vantaggi che esso comporta (magari sottoforma di sussidi pagati dal contribuente) per poi stare qui a negare i fondamenti stessi della nostra società. Fare fagotto e cambiare continente. Altro che multikulturalità, altro che “bisogna aprirsi”! Altro che – non se ne abbia a male Mons. Lazzeri – invitare i musulmani in Chiesa!

Lorenzo Quadri

Migranti economici: ecco gli esempi da seguire!

I camerieri dell’UE a Palazzo federale umiliati nel paragone con alcuni colleghi dell’est 

Orban (premier dell’Ungheria): “Costruiremo un secondo muro sul confine”; Sobotka (capo del governo della Repubblica Ceca): “no al ricollocamento di asilanti e no all’islamizzazione del paese”

Negli ultimi due giorni dall’Europa dell’Est sono arrivate alcune interessanti notizie. Non possiamo che accoglierle con una punta d’invidia: almeno questi paesi non sono governati da calabraghe.

Il premier ungherese Viktor Orban ha dichiarato che l’Ungheria costruirà, ad un anno di distanza dal primo, un secondo muro sul confine, ancora più solido della barriera già esistente. “Il confine non può essere difeso con i fiori e i giocattoli, la frontiera deve essere difesa con la polizia, con soldati e armi”, ha detto Orban, annunciando che il nuovo muro fermerà centinaia di migliaia di finti rifugiati. Questo, lo ripetiamo, a vantaggio di tutta l’Europa: che dunque, invece di starnazzare al razzismo e al fascismo, dovrebbe ringraziare l’Ungheria.

A Praga

Lodevole pure la posizione del primo ministro ceco Sobotka il quale, in occasione di una visita dell’Anghela Merkel – una delle principali responsabili dell’assalto alla diligenza europea da parte di migranti economici con lo smartphone – ha detto un chiaro Njet alle quote di ricollocamento di asilanti che i balivi di Bruxelles vogliono imporre agli Stati membri in deroga ai rinvii previsti dagli Accordi di Dublino.

In altre parole: la Repubblica Ceca non accoglierà alcun finto rifugiato che, in base agli accordi in vigore, spetta ad altri. Non solo: Sobotka ha pure aggiunto la sua ferma opposizione a che nella Repubblica Ceca si stabilisca una forte comunità musulmana.

Da notare che a Praga l’Anghela è stata contestata per strada dai cittadini, a seguito della sua deleteria politica delle frontiere spalancate. E pensare che a Praga non si vede nemmeno un asilante… cosa dovremmo dire noi?

Due esempi da seguire

Orban e Slobotka: questi sono esempi da seguire! Altro che la kompagna Simonetta Sommaruga la quale, abituata a scattare sull’attenti non appena i funzionarietti UE alzano un sopracciglio, è subito corsa ad aderire alle quote di ricollocamento. Ed infatti ha già impegnato la Svizzera ad accogliere 1500 asilanti che spetterebbero all’Italia (900) e alla Grecia (600) e non certo a noi. Questi migranti verranno poi spalmati sui vari Cantoni. Ticino compreso. Il tutto senza uno straccio di base legale e malgrado la Svizzera non sia uno Stato membro UE.

Intanto i camerieri dell’UE…

Ed intanto, mentre il premier ceco dice NO all’insediamento di forti comunità musulmane nel suo paese, il presidente del P$$ della Sommaruga, kompagno Christian Levrat, dichiara che l’Islam in Svizzera deve assurgere al rango di religione ufficiale, inserita nelle Costituzioni cantonali.

Questi sono, purtroppo, i nostri politichetti. Senza dimenticare che il partito $ocialista della ministra di Giustizia (responsabile del dossier “asilo”) dei problemi dei ticinesi se ne impipa, però organizza trasferte a Como per convincere gli svizzerotti a spalancare le frontiere ai migranti economici.

Spiace dirlo, ma purtroppo il paragone tra taluni governanti dell’Europa dell’est ed i camerieri dell’UE a Palazzo federale si fa sempre più umiliante per la Svizzera.

Lorenzo Quadri

 

 

Islam religione ufficiale? Ma neanche per sogno!

Come volevasi dimostrare, la $inistra vuole promuovere l’islamizzazione della Svizzera

Ma guarda un po’: il kompagno Christian Levrat, presidente del P$$ nonché nemico giurato del 9 febbraio, ha pensato bene, dalle colonne della compiacente stampa domenicale d’Oltralpe, di dire sua sull’Islam. Ma il buon Levrat pontifica pure  sui finti rifugiati che premono sul confine di Chiasso. Questo mentre esponenti ticinesi del suo partito fomentano l’immigrazione illegale ed organizzano allo scopo trasferte a Como.

La prima belinata

Ma procediamo con ordine: una belinata per volta.

La prima: il kompagno Levrat vorrebbe che nel nostro paese l’Islam venisse riconosciuto come “religione ufficiale”. Motivo? “Ciò eviterebbe di lasciare la formazione ed il finanziamento degli imam a cerchie esterne, col rischio del fondamentalismo”.

Ohibò. Il presidente $ocialista, per dirla con i Pellerossa, “parla con lingua biforcuta”. E pensa di far fesso il popolino. L’obiettivo della sinistra multikulti è sempre lo stesso: sdoganare l’islamizzazione della Svizzera, promettendo contropartite che non ha alcuna intenzione di mantenere. Chiaro il disegno: cominciamo a dare all’Islam lo status di chiesa ufficiale in Svizzera, al pari di quella cattolica e riformata, così poi magari un domani potremmo… e avanti con la vendita di fumo.

Eh no, caro Levrat. Non ci caschiamo. Come recita un noto slogan: “non siamo mica scemi”. Questo è un paese cristiano da 1500 anni. Su tale base è cresciuta la nostra società. L’Islam con la Svizzera non c’entra un tubo: nel nostro paese è una presenza di un qualche rilievo numerico solo da pochi anni, a seguito dell’immigrazione scriteriata che tanto piace ai kompagnuzzi.

Sicché, di riconoscimento dell’Islam come religione ufficiale del nostro paese se ne potrà riparlare magari tra 1500 anni.

E’ già fattibile

Ma soprattutto: non è affatto vero che tale riconoscimento è necessario per controllare i finanziamenti di moschee e centri culturali islamici in Svizzera, sui quali si riversano – come ha dichiarato l’attivista dei diritti umani Saïda Keller Messahli – fiumi di denaro provenienti da paesi in cui impera l’intollerante islam wahhbita.

Allo stesso modo, non è vero che per imporre l’utilizzo della lingua locale nelle moschee è necessario il riconoscimento costituzionale dell’Islam. Ma chi si crede di prendere per i fondelli? Vietare i finanziamenti esteri alle moschee ed imporre di usare la lingua locale è già perfettamente fattibile ora. Solo che i politikamente korretti, a partire dal Consiglio federale – quello che è contrario pure al divieto di burqa, perché “bisogna aprirsi” – non ne vogliono sapere. E blaterano di “limitazioni massicce della libertà di religione” (uella).

Ohibò. Qui si parla di evitare che l’azione dei sostenitori dell’estremismo islamico presenti in Svizzera venga foraggiata con paccate di soldi in arrivo dal Qatar, dall’Arabia saudita o dalla Turchia. In che modo ciò impedirebbe a chicchessia di praticare la propria religione? Se questi sono gli argomenti del Consiglio federale, siamo proprio alla frutta.

Trucchetti

Cosa accadrebbe nella denegata ipotesi in cui l’Islam dovesse ricevere lo status di religione ufficiale? Che quando si chiederà la contropartita pattuita, ossia il divieto di finanziamenti esteri ed il controllo sui contenuti delle prediche, gli spalancatori di frontiere – P$ e Consiglio federale in primis – ribadiranno: “Sa po’ mia! E’ una massiccia violazione della libertà di religione! Vergogna, razzisti islamofobi!”.

Il kompagno Levrat, nei molti (troppi) anni di presidenza del P$$, dovrebbe pur avere imparato che questi trucchetti ormai non ingannano più nessuno.

La seconda belinata

Seconda belinata del buon Levrat, questa più creativa della precedente: mandiamo sul confine di Chiasso (ovviamente gli esperimenti si fanno sempre sulla pelle dei ticinesi) un mediatore (sic!) per valutare le denuncie dei finti rifugiati ed il comportamento delle autorità. Traduzione: delegittimiamo quegli aguzzini di guardie di confine e poliziotti che fanno rispettare la legge e difendono le frontiere.

Qui qualcuno ha voglia di scherzare. Non c’è proprio niente da mediare. La legalità non si media, si impone. Ricordiamo che il rispetto delle regole è quel concetto con cui la $inistra ama riempirsi la bocca quando può usarlo come pretesto per spalancare le frontiere; mentre se la legge prescrive di non lasciar passare, allora scatta il “contrordine compagni”: ci vogliono i “mediatori”!

Come come Calais?

Quindi: i finti rifugiati con lo smartphone vanno sistematicamente respinti. Se poi Como diventa come Calais, ci spiace per i comaschi, ma possono ringraziare il loro premier non eletto e l’inetta Unione europea.

La Svizzera deve tutelare il proprio territorio ed i propri cittadini. Per cui: frontiere blindate!

Lorenzo Quadri

Il Tram tutela il pregiudicato straniero in assistenza

Il Tribunale amministrativo annulla la decisione del CdS di non rinnovargli il permesso B 

Complimenti! Mentre ai ticinesi in difficoltà si fa tirare la cinghia perché lo Stato deve risparmiare, grazie alle istanze giudiziarie buoniste che usano il proprio margine d’azione per fare politica pro-frontiere spalancate per non espellere, continuiamo a tenerci in casa stranieri con pesanti precedenti penali. E li manteniamo pure!

Ma bene, sempre meglio! Il Tribunale amministrativo (Tram) è riuscito nella strabiliante impresa di dare ragione ad un dimorante che aveva ricorso contro la decisione del CdS di non rinnovargli il permesso e di assegnargli, di conseguenza, un termine per levare le tende dal Ticino.

Il signore in questione, un 48enne italiano con permesso B, non solo fa capo allo Stato sociale, quindi è mantenuto con i nostri soldi, ma può pure vantare (si fa per dire) un curricolo penale di tutto rispetto. Apprendiamo dai portali online che costui:

  • in Ticino era stato oggetto di diversi decreti d’accusa e multe: per vie di fatto, trascuranza degli obblighi di mantenimento e contravvenzione alla legge federale sull’AVS;
  • in Italia era coinvolto in indagini per associazione a delinquere, truffa e riciclaggio;
  • in Belgio il suo nome era comparso in un’inchiesta legata ad un assalto ad un portavalori che nel 2005 fruttò un bottino di 40 milioni di euro in titoli al portatore.

Apperò! Ma che bella gente che ci mettiamo in casa grazie alla devastante libera circolazione delle persone! Avanti così, “apriamoci”!

Mentre i ticinesi onesti tirano la cinghia…

Che il governo abbia deciso di non rinnovare il permesso B ad un simile soggetto, è sacrosanto. Una decisione diversa sarebbe stata vergognosa. Ma come: ai ticinesi in difficoltà si fa tirare la cinghia con manovrine, manovrone e manovricchie di rientro, perché le casse pubbliche piangono, però poi dobbiamo mantenere dimoranti in assistenza con fedine penali lunghe come l’elenco del telefono? Ma col fischio!

A dare scandalo è invece il Tram, il quale utilizza il proprio margine di manovra per NON espellere. E’ dunque opportuno fare presenti un paio di cosette.

  • Prima dello scorso 25 febbraio, data in cui si votò sull’iniziativa d’attuazione dell’espulsione dei delinquenti stranieri, l’élite spalancatrice di frontiere promise, proprio per sabotare l’iniziativa in questione, che con la nuova legge sugli stranieri votata dal parlamento federale il numero delle espulsioni dei delinquenti d’importazione si sarebbe moltiplicato di otto volte (sic!), passando dalle attuali 500 a 4000 all’anno. I nuovi disposti legali entreranno in vigore il primo ottobre. Chissà perché, c’è come l’impressione che i cittadini verranno di nuovo presi per il lato B. Aspettiamo al varco: vogliamo vederle nella realtà, le 4000 espulsioni all’anno di delinquenti stranieri promesse dalla partitocrazia! O vuoi vedere che si trattava di promesse farlocche per uccellare gli svizzerotti?
  • Dato che il Tram riesce nella funambolica impresa di annullare l’espulsione di un titolare di permesso B pluripregiudicato ed a carico dello Stato sociale, non ci vuole il mago Otelma per prevedere che l’obbrobrioso malandazzo continuerà anche dopo il primo ottobre. Gli azzeccagarbugli dei tribunali, messi lì dalla partitocrazia, continueranno ad andare a caccia di cavilli non già per espellere delinquenti stranieri (a maggior ragione se in assistenza) e ciò in ossequio della volontà popolare, bensì per fare proprio il contrario. Altrimenti detto: ci sono tribunali dove si fa politica contro le espulsioni. Per tenere e mantenere tutta la foffa importata.  A dettare la linea non sono le decisioni democratiche dei cittadini. E’ la volontà dell’élite spalancatrice di frontiere. E questo non ci sta bene, ma proprio per niente!

La Germania ci bacchetta: “avete i confini a colabrodo”!

Ma come, secondo la $inistruccia la Svizzera non aveva chiuso le frontiere? 

Ma tu guarda questi tedeschi: per colpa dello scellerato invito della Merkel ad accogliere tutti, mezza Africa si è messa in marcia verso il Vecchio continente. E adesso Berlino blinda le frontiere con la Svizzera

Ma guarda un po’! Gli amici tedeschi stanno rafforzando massicciamente i controlli alla frontiera con la Svizzera. Diciamo che idealmente stanno costruendo un “muro sul confine” con il nostro paese. Motivo? L’aumento degli arrivi clandestini in Germania. Secondo i dati della polizia tedesca, infatti, nel 2016 sarebbero entrati illegalmente in Germania dal nostro paese circa 3300 migranti economici.

Scusate ma ci scappa da ridere. E per vari motivi.

  • Berlino sta rinfacciando esplicitamente alla Svizzera di lasciar passare troppi finti rifugiati in arrivo dal Belpaese. Sull’italico Corriere della Sera, il ministro degli interni tedesco De Maizière è stato molto esplicito al proposito. Ma come: secondo le storielle raccontate dalla $inistruccia nostrana, gli svizzeri “razzisti, gretti e disumani” non avevano chiuso le frontiere? Secondo i kompagni, come pure secondo improponibili politicanti del Belpaese, la Svizzera non dovrebbe “aprire le frontiere” ai finti rifugiati con lo smartphone? Pure la Pravda di Comano, finanziata col canone più caro d’Europa, non se ne è uscita a più riprese a dichiarare, facendo disinformazione, che la Svizzera “ha chiuso le frontiere” (sicché le “deve” riaprire). Invece adesso i tedeschi ci rinfacciano di avere i confini a colabrodo?
  • Ma tu guarda questi teutonici. L’Anghela Merkel ha inguaiato tutta l’Europa con il suo scellerato invito ai migranti ad andare in Germania. Per colpa della Merkel, mezza Africa si è messa in marcia verso il vecchio continente. Si ricorderà che, quando la rotta balcanica era ancora aperta, un sindaco bavarese caricò i migranti economici giunti nel suo comune su un torpedone e li fece recapitare a Berlino, davanti al palazzo della Cancelleria federale, con il seguente messaggio per l’Anghela: “li hai voluti? Allora tieniteli”. E adesso proprio la Germania, responsabile del disastro, dopo aver detto che accoglierà tutti, di fatto chiude le frontiere con la Svizzera, lasciando quindi noi nella palta?
  • Ma quali sono, in Germania, le stratosferiche cifre di entrate illegali dalla Svizzera che hanno spinto Berlino ad intensificare i controlli con il nostro paese “dai confini a colabrodo”? E’ indicato sopra: 3300 clandestini nel 2016, quindi in 8 mesi. Ebbene, a Chiasso c’è stato lo stesso numero di entrate illegali, ma in quindici giorni! Di conseguenza, per questioni di proporzionalità, la Svizzera dovrebbe blindare le frontiere con l’Italia, magari tramite un bel MURO SUL CONFINE, come il Mattino da mesi predica.
  • Ma soprattutto: la posizione della Germania sbugiarda in modo definitivo le panzane $inistrorse del “corridoio umanitario” per fare un favore agli amici a sud (che aiutiamo volentieri nell’immane catastrofe sismica che li ha colpiti nella Marche, ma non in campo di migranti economici). Altro che corridoio. Si tratterebbe di un cunicolo senza uscita. Dall’altro capo ci sarebbe un bel muro. Di conseguenza, i migranti economici fatti entrare non attraverserebbero la Svizzera. Una volta entrati, resterebbero. Ovviamente a spese del contribuente.

Va da sé che per mantenere i finti rifugiati si taglierà sugli svizzeri in difficoltà. Del resto, ricordiamo che il sindakato UNIA, invece di preoccuparsi degli svizzeri senza lavoro, è riuscito a presentare una petizione al Consiglio federale in cui chiede di accogliere 50mila asilanti subito.

  • Questi nuovi fatti, ed in particolare la posizione tedesca, confermano quanto da queste colonne ripetiamo da mesi: se non BLINDIAMO LE FRONTIERE il Ticino diventerà come Lampedusa. Ma sarà solo l’inizio. Poi verrà il turno delle altre città svizzere che si ridurranno come Como e Milano. Oltregottardo sono in chiaro?

Lorenzo Quadri

Stranieri in Ticino: cifre sempre più allucinanti

E poi hanno ancora la tolla di venirci a dire che siamo razzisti e xenofobi?

Il dato ufficiale (27,6% di stranieri in questo sempre meno ridente Cantone) non tiene conto di quegli svizzeri che sono in realtà naturalizzati di fresco; e le naturalizzazioni a livello nazionale sono aumentate di quasi un quarto tra il 2014 e il 2015.

Ma guarda un po’, sono usciti i nuovi dati dell’ufficio cantonale di statistica sulla popolazione residente in Ticino, e naturalmente i dati devono fare riflettere. Ed infatti la popolazione straniera è ancora in aumento ed a fine 2015 la percentuale era il 27.6%. Quasi un terzo dei residenti nel nostro Cantone dunque non è svizzero. La percentuale di stranieri a livello nazionale è del 24.6% ed è già stratosferica. Quella del nostro Cantone è ancora superiore. Più residenti stranieri del Ticino ce li hanno solo i Cantoni di Ginevra (41%), Basilea città (35%) e Vaud (34%).

Da nessun’altra parte…

In nessun altro paese di dimensioni paragonabili alla Svizzera ci sono percentuali del genere. Ciò significa che la Svizzera è un paese non solo accogliente, ma accoglientissimo. Però noi, secondo gli spalancatori di frontiere, saremmo razzisti, fascisti, chiusi, gretti, e via blaterando.

Quello che le cifre non dicono

A margine delle cifre Ustat vanno precisate alcune cosette. Ad esempio che in Ticino alla stratosferica percentuale di stranieri del 27,6% vanno pure aggiunti i 62’500 frontalieri e svariate migliaia di padroncini che entrano quotidianamente nel nostro Cantone.  Anch’essi gravano, eccome che gravano, sulle infrastrutture e sul mercato del lavoro ticinese.

Quando poi le statistiche parlano di svizzeri, evidentemente non indicano quanti di questi svizzeri sono in realtà di fresca naturalizzazione. Perché le naturalizzazioni facili nel nostro paese sono una realtà. Le richieste di indicare anche questa variabile – specie in relazione ai dati ufficiali sui reati commessi da svizzeri e quelli commessi da stranieri – sono state ripetutamente snobbate. Il che di certo non sorprende. Eh già: le statistiche devono servire a scopo politico, per poter minimizzare i problemi e dare quindi una parvenza di convalida a scelte sballate. Esempio lampante: gli “studi” farlocchi della SECO sulla disoccupazione in Ticino, che di proposito si “dimenticano” di chi è finito in assistenza per dipingere un quadro taroccato, che ha l’obiettivo di nascondere le conseguenze devastanti della libera circolazione delle persone.

Con gli stranieri è lo stesso. Si omette una parte della questione. Ad esempio che a livello nazionale le naturalizzazioni sono oltre 40mila all’anno. Oltretutto, ma guarda un po’, in aumento del 24% tra il 2014 e il 2015. In Ticino lo scorso anno sono state 1738.

Fenomeno fuori controllo

E’ quindi evidente che c’è un fenomeno d’immigrazione fuori controllo. Al punto che in Ticino, questo un altro dato significativo, la popolazione aumenta sì, ma solo a seguito dell’immigrazione.  Un fenomeno che qualcuno vorrebbe ulteriormente esacerbare spalancando le frontiere ai finti rifugiati con lo smartphone, i quali, oltretutto, mai si integreranno.

“Siamo qui in troppi”

Già anni fa il Nano aveva sintetizzato la questione in quattro parole: “siamo qui in troppi”. Nel frattempo la situazione non è certo migliorata. Siamo in troppi per rapporto a quelle che sono le risorse a disposizione del nostro territorio. Quindi altro che immigrazione uguale ricchezza, come blaterano taluni burocrati federali pensando di poter fare il lavaggio del cervello ai cittadini. Ma quale ricchezza. Immigrazione uguale povertà.  Almeno per lo svizzero medio. Per l’immigrato nello stato sociale, evidentemente, il discorso è diverso.

Avanti di questo passo il cittadino ticinese, che troppo spesso paga le imposte per tutti, dovrà essere dichiarato specie protetta in casa propria.

Non ci facciamo ricattare

Ma soprattutto che nessuno spalancatore di frontiere si sogni ancora  di accusare i ticinesi di essere chiusi e xenofobi quando abbiamo quasi il 30% di stranieri ufficiali più 62’500 frontalieri più decine di migliaia di padroncini. Perché non siamo disposti a farci prendere per i fondelli. E i ricatti dei moralisti a senso unico non funzionano più da un pezzo.

Lorenzo Quadri

 

“Prima i nostri”: anche per l’accesso allo Stato sociale

O si “seleziona” i beneficiari, o di aiuti non ce ne potranno più essere per nessuno

Un tormentone ha segnato l’estate ticinese che ormai si avvicina alla naturale conclusione. Alcuni granconsiglieri PPD (oltretutto a scaglioni: non si parlano tra loro?) si sono inseriti nel solco del direttore del DECS, kompagno Manuele Bertoli, nel lanciare scandalizzate proteste perché non vengono rinnovati dei permessi B a cittadini stranieri a carico del  nostro Stato sociale. Ohibò.

Il “detonatore” è la notizia dell’aumento delle revoche di permessi B. Si è passati dalle 43 nel 2013 a 81 nel 2015. Negli ultimi mesi le revoche sono state in media 8 al mese.

Forse è il caso di rimettere la Chiesa al centro del villaggio.   Che il numero di revoche di permessi di dimora a persone in assistenza sia aumentato, è un dato positivo. Per questo ringraziamo il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Ma il numero delle revoche deve ancora crescere in modo consistente. Perché ci sono troppi immigrati nel nostro Stato sociale.

“Modello ticinese” a rischio

Le nostre prestazioni sociali sono in vari campi all’avanguardia. Ad esempio per quel che riguarda gli assegni familiari e assegni di prima infanzia (AFI e API). Al proposito si parla di modello ticinese. Ma oggi l’immigrazione del tutto fuori controllo in generale, e la devastante libera circolazione delle persone in particolare, mettono in pericolo quanto è stato costruito.

Il modello ticinese è stato concepito prima della libera circolazione delle persone. Funziona se il numero di fruitori è limitato. Ma è per forza destinato saltare se viene preso d’assalto, come accade a causa della fallimentare politica delle frontiere spalancate, da gente che non ha mai contribuito a finanziarlo (però “stranamente” conosce tutti i modi  per attingervi). Salta per un motivo molto semplice. Perché non è più possibile sostenerlo finanziariamente. In questo sempre meno ridente Cantone, il DSS costa la bellezza di quasi 1.4 miliardi di franchi all’anno.  Ma, se lo Stato sociale diventa infinanziabile, vuol dire che non ci sarà più nemmeno per gli svizzeri.

Il caos asilo, che è scoppiato a tutti gli effetti, darà il colpo finale. Con l’arrivo della bella stagione le frontiere ticinesi sono state letteralmente prese d’assalto da finti rifugiati, tutti giovani uomini soli che non provengono da paesi in guerra. In compenso, sono forniti di vestiti e scarpe alla moda, di almeno uno smartphone (secondo i kompagni sarebbe un “bene indispensabile”) e anche di contanti.

Poiché i migranti economici continuano ad entrare a fiumane in Svizzera  mentre troppo pochi ne escono, il saldo di quelli presenti sul nostro territorio continua a lievitare. La kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga rifiuta di sospendere gli accordi di Schengen. Risultato: nei primi 6 mesi del 2016 il numero delle domande d’asilo è aumentato del 20% rispetto allo stesso periodo del 2015. Logica e prevedibile conseguenza: la spesa dell’asilo è finita interamente fuori controllo. A preventivo 2017 della Confederazione, sonno già stati inseriti costi extra per quasi un miliardo.

Alcune dimenticanze

Davanti ad una spesa sociale che galoppa a briglie sciolte verso l’insostenibilità, i moralisti a senso unico puntano il dito, ovviamente in funzione partitica, contro le espulsioni di stranieri in assistenza perché qualcuno di esso avrebbe figli svizzeri. Naturalmente i signori si dimenticano alcune cosette. Ad esempio che prima di venire allontanati dalla Svizzera bisogna essere a carico dell’assistenza in modo durevole ed importante. Che ci sono vari gradi di ricorso. Che gli assegni familiari, assegni di prima infanzia e sussidi di cassa malati non vengono considerati prestazioni assistenziali; quindi non portano ad alcuna revoca di permesso. A questi signori che vogliono mantenere stranieri a go-go, naturalmente con i soldi della collettività (mica con i loro!) non va bene che venga fatta rispettare la legge in materia di permessi di dimora. Loro invocano l’illegalità per trasformarci nel paese del Bengodi per tutti quelli che, in arrivo da paesi stranieri vicini e lontani, vogliono farsi mantenere.

Fare fessi gli svizzerotti

Inoltre: non ci sta bene vedere famiglie straniere che fanno per calcolo un figlio ogni tre anni per staccare gli assegni di prima infanzia. Poi magari non sono in grado di occuparsi della prole e devono intervenire servizi sociali di ogni ordine e grado, generando così ulteriori spese di migliaia di franchi al mese.

E intanto che si spende e si spande per finanziare immigrati nel nostro stato sociale, ci sono – tanto per fare un esempio – anziani ticinesi con gravi problemi di salute che devono combattere per farsi riconoscere un’ora alla settimana in più di aiuti a domicilio. E ricordiamoci anche che quei buonisti-coglionisti bramosi di mantenere finti rifugiati a go-go sono gli stessi che hanno affossato la Tredicesima AVS ai nostri anziani. Senza dimenticare che gli asilanti che ottengono di rimanere in Svizzera finiscono praticamente tutti a carico dell’assistenza. Nemmeno ci sono garanzie che chi rimane qui sia un vero perseguitato. Vedi i 189 sedicenti profughi ai quali l’anno scorso è stato ritirato il permesso perché andavano in vacanza nel paese d’origine, ossia in quel paese dove, a loro dire, avrebbero dovuto essere in pericolo di vita. Ma è così bello fare fessi gli svizzerotti!

Le revoche devono aumentare

Quindi di permessi di dimora a persone in assistenza bisogna ritirarne ancora di più. La nostra socialità la finanziamo per i ticinesi in difficoltà . Non per attirare “utenti” dall’estero. Se dunque vogliamo salvare quanto di positivo è stato creato, bisogna discriminare. Nel senso che bisogna scegliere.  “Prima i nostri” deve valere non solo per l’accesso al mercato del lavoro, ma anche per quello allo Stato sociale. In caso contrario, di aiuti non ce ne saranno più per nessuno. Perché non ci saranno più i soldi nemmeno per i ticinesi in difficoltà. E per questo potremo ringraziare gli spalancatori di frontiere.

Sicché, invece di strillare allo scandalo per l’espulsione di alcuni dimoranti in assistenza, cominciamo a calcolare a quanto ammontano i costi sociali (non solo tutte le prestazioni percepite, ma il totale dei costi) generati da permessi B. Poi vedremo se il problema è che le revoche sono troppe (?) o se è invece proprio il contrario: ossia che sono troppo poche.

Lorenzo Quadri

 

Divieto di burqa: quelli che tentano di saltare sul carro

Ma intanto il sedicente Consiglio centrale islamico invita a violare la legge ticinese

Ma come, il divieto di burqa non doveva essere una proibizione razzista e xenofoba? Non avrebbe dovuto, oltretutto, provocare un crollo dei pernottamenti turistici in Ticino? Il velo integrale non doveva costituire, per  sovrapprezzo, un “non problema”?

Ed invece, ma tu guarda i casi della vita, adesso tutti (o quasi) salgono sul tanto denigrato carro antiburqa ticinese. Non solo nelle scorse settimane la SonntagsZeitung  ha elogiato il divieto votato nel nostro Cantone, dicendo che l’Europa – ma, aggiungiamo noi, prima ancora la Svizzera – dovrebbe prendere esempio. Anche altri hanno fatto lo stesso. Dalla Germania sono arrivate dimostrazioni di interesse. E addirittura, colmo dei colmi, il kompagno Consigliere di Stato zurighese Mario Fehr ha dichiarato che il velo integrale è contrario ai nostri valori (come il rifiuto della stretta di mano). Ohibò. Il buon Mario potrebbe cominciare a spiegare questo semplice concetto ai suoi compagni di partito. Quelli che a Berna hanno tentato di azzerare la volontà del 65% dei ticinesi favorevoli al divieto di burqa blaterando di violazione della libertà di religione – libertà che nulla ha a che vedere con il burqa – nel vano tentativo di opporsi alla concessione della garanzia federale alla modifica costituzionale ticinese. Si sarà notato che la $inistruccia elvetica utilizza gli stessi argomenti dei sostenitori dell’islam politico: chi fotocopia da chi?

E a fare eco ai kompagnuzzi pro-burqa non poteva mancare il solito Consiglio federale. Il governo, pur preavvisando favorevolmente la concessione della garanzia federale alla norma ticinese contro la dissimulazione del viso (a fronte di una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che approvava il divieto di burqa non poteva fare diversamente) moraleggiava a senso unico contro il “divieto xenofobo”. Prendere nota:  il Consiglio federale è contrario alla difesa dei valori svizzeri.

Bastonare la volontà popolare

Naturalmente il sabotaggio del divieto di burqa perseguiva – e persegue – anche un altro fine. Quello di prendere a legnate la volontà popolare sgradita all’élite politikamente korretta e spalancatrice di frontiere. Si tratta quindi di svilire i diritti popolari e la sovranità dei cittadini, creando il maggior numero possibile di precedenti in tal senso.

La $inistra multikulti ed i poteri forti (fautori delle frontiere spalancate perché vogliono manodopera straniera a basso costo con cui sostituire i lavoratori elvetici) perseguono questo sordido progetto antisvizzero tenendosi a manina. Ricordiamo che non molto tempo fa il sedicente “serbatoio di pensiero” (think tank) dell’economia, Avenir Suisse, proponeva di limitare i diritti popolari. E stranamente nessun politikamente korretto è insorto: perché da quella parte ci si fa sentire solo per strillare al presunto “razzismo”. Sennò, silenzio. Citus mutus.

Emblematico notare al proposito che i kompagnuzzi, compresi quelli ticinesi, si mobilitano per i finti rifugiati a Como, pretendendo che la Svizzera gli spalanchi le frontiere. Capita l’antifona? Per i ticinesi in difficoltà – magari perché lasciati a casa e sostituiti da frontalieri grazie alla devastante libera circolazione delle persone – la $inistra non muove paglia. Al contrario: aziona la consueta macchina del fango su chiusura, grettezza, razzismo, e fregnacce assortite. Quando invece si tratta di sostenere i migranti economici, i $ocialisti vanno pure in trasferta oltreconfine. Intanto  si moltiplicano in Europa le notizie di asilanti arrestati perché coinvolti in atti terroristici (o nella loro pianificazione). Cosa ci vuole ancora perché si capisca che bisogna blindare le frontiere?

Istigano a violare la legge

Da una parte, dunque, si moltiplicano le prese di posizione a favore del divieto di burqa. Perfino, con azzardate giravolte carpiate, da parte di kompagni ed esponenti del turismo. C’è quindi da sperare che ciò si traduca in un massiccio sostegno all’iniziativa per introdurre tale divieto in tutta la Svizzera, attualmente in fase di raccolta di firme (per cui, se qualcuno non ha ancora sottoscritto…).

Dall’altra, c’è chi continua ad istigare alla violazione della nuova legge ticinese contro la dissimulazione del viso. Tale Abdel Azziz Qaasim Illi, responsabile delle pubbliche relazioni del sedicente Consiglio centrale islamico svizzero (?), ha infatti di recente invitato le donne musulmane ad andare in Ticino in burqa, con l’obiettivo preciso di infrangere la legge che, secondo costui, sarebbe “islamofoba ed immotivata”. Sì, islamofoba come la Mecca, dal momento che anche lì è proibito girare a volto coperto. Da notare che il signore in questione è il marito di Nora Illi, ovvero la donna in niqab che accompagnava lo pseudo imprenditore algerino Rachid Nekkaz nelle sue pagliacciate locarnesi.

La SSR dà spazio

Ecco dunque una nuova dimostrazione che questo sedicente consiglio centrale islamico (e non aggiungiamo “svizzero”, perché di svizzero non ha nulla) non diffonde l’integrazione, ma proprio il contrario. Istiga addirittura a violare la legge. Intanto però la televisione di presunto servizio pubblico, ossia la SSR, continua (in Svizzera interna) ad invitare gli esponenti di questa organizzazione ai suoi talk show. Perché li invita? Ovvio: perché costoro dicono che gli svizzerotti sono “xenofobi e razzisti”. Ed è esattamente quello che i kompagni della SSR bramano sentire. Soprattutto, è esattamente ciò che vogliono inculcare nel proprio pubblico. In questo modo, la SSR dà visibilità e legittimità ai fondamentalisti islamici insediati in casa nostra. E’ di certo per questo nobile scopo di pubblica utilità, nevvero, che paghiamo il canone radioTV più caro d’Europa…

Un paio di domandine

E’ chiaro, comunque, che a proposito di questo sedicente consiglio centrale islamico arriveranno anche alcune domandine (interpellanza) all’indirizzo del Consiglio federale, ed in particolare al Dipartimento federale di giustizia della kompagna Sommaruga.

Prima fra tutte: è intenzione del Consiglio federale intervenire nei confronti di simili organizzazioni che diffondono l’Islam politico e predicano la violazione di norme elvetiche addirittura di rango costituzionale?
Seconda domandina: da dove provengono i finanziamenti che permettono al consiglio centrale islamico di organizzare i propri numerosi eventi? Arrivano forse dall’estero? Da quali paesi? E se è così: perché il Consiglio federale si ostina a rifiutare, con pretesti risibili, di proibire i finanziamenti esteri per moschee ed organizzazioni musulmane?

Lorenzo Quadri

 

 

P$$: si mobilita per gli asilanti, se ne impipa dei ticinesi

I kompagni hanno pure organizzato le trasferte a Como per sostenere i finti rifugiati

 

Giusto per non farsi mancare niente, nella prima metà di agosto i kompagni sono riusciti in due mirabolanti  (si fa per dire) imprese.

  • Lanciare una campagna per rendere ancora più facili le naturalizzazioni facili, e questo proprio in occasione del Primo d’agosto. Eh già: le decine di jihadisti con passaporto rosso, esempio plateale di come persone che non sono minimamente integrate, ed anzi sono agli antipodi dell’integrazione, riescano – grazie alla dabbenaggine svizzerotta – a diventare cittadini elvetici, ancora non bastavano. Sicché, invece di inasprire le regole per le naturalizzazioni, i kompagnuzzi vogliono regalare passaporti rossocrociati come se piovesse. Trattasi, è evidente, di operazione pro-saccoccia: il P$$ s’immagina, in questo modo, di incrementare il proprio elettorato tramite i neo-svizzeri. Soprattutto va sottolineato che, perfino in occasione del Natale della Patria, i $ocialisti non trovano di meglio da fare che svenderla.
  • Organizzare varie trasferte a Como dove si ammassano i finti rifugiati che gli svizzeri “chiusi e gretti” giustamente respingono al confine. I rinvii al Belpaese avvengono nel pieno rispetto degli accordi internazionali. Tali trasferte di rappresentanti del P$$ sono, evidentemente, ben sponsorizzate dalla Pravda di Comano: quella RSI finanziata con il canone più caro d’Europa alla quale trovare un nuovo spunto per predicare – ovviamente con i soldi degli utenti – l’accoglienza di finti rifugiati (quanti i miliziani dell’Isis?) deve aver provocato il massimo godimento.

Rispolverano pure la Dreifuss

Certo che la $inistruccia svizzera è un vero spettacolo. Compresa, ovviamente, da quella del nostro sempre meno ridente Cantone. A sostegno dei migranti economici con vestiti alla moda ed almeno uno smartphone ultimo modello (secondo i kompagni si tratterebbe di un “bisogno essenziale”), organizza addirittura le trasferte a Como. E non si fa problemi a denigrare il difficile lavoro delle guardie di confine.

Per l’occasione, i $ocialisti hanno estratto dalla naftalina nientepopodimenodiché l’ex ministra Ruth Dreifuss. La quale ha dichiarato che la Svizzera dovrebbe aprire le frontiere agli asilanti per creare fantomatici “corridoi” verso il  nord Europa. Ed è stata subito smentita addirittura dalla kompagna Simonetta Sommaruga. La ministra di giustizia, a nome del Consiglio federale, ha infatti dichiarato che la Svizzera non si trasformerà in un corridoio. Anche perché, come giustamente fatto notare dal direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, il “corridoio” non sarebbe affatto tale. Quella del corridoio è l’ennesima fanfaluca degli spalancatori di frontiere. Ciò che si vorrebbe creare è, invece, un vicolo cieco. I finti rifugiati non si limiterebbero ad attraversare la Svizzera: dall’altro lato del presunto corridoio  troverebbero  infatti le porte chiuse. Sicché, una volta entrati nel nostro paese, ci resterebbero. Naturalmente a carico del contribuente. Così l’industria sociale dei kompagni prospera. Ed il conto a carico del contribuente lievita.

Mobilitazione per i migranti economici

Apperò: quindi i kompagni del P$$ per i finti rifugiati si mobilitano. Per i ticinesi che si trovano in disoccupazione ed in assistenza per colpa della politica delle frontiere spalancate voluta in prima linea proprio dalla $inistra – che in questo va a manina con gli odiati “padroni delle ferriere”: di che porsi qualche domandina… – invece, ciccia! I ticinesi chiusi e gretti, che votano il 9 febbraio, si devono solo arrangiare! Anzi, che questi razzisti e xenofobi, invece di lamentarsi, aprano le porte ai finti rifugiati! Hai capito la $inistruccia?

A proposito: quanti asilanti alloggiano a casa propria – naturalmente a proprie spese e garantendo di persona per il comportamento corretto degli “ospiti” – i signori Bertoli, Dreifuss, Righini, Bosia Mirra, e compagnia cantante? E’ troppo facile, cari kompagni spalancatori di frontiere, pretendere l’accoglienza, ma a spese altrui.

Como come Calais?

Se Como e Milano diventano come Calais, la colpa non è affatto degli svizzeri razzisti che “hanno chiuso le frontiere”, come ha detto e reiterato la già citata R$I nell’ennesimo sussulto orgasmico di disinformazione. Gli svizzeri non hanno chiuso le frontiere. Gli svizzeri applicano gli accordi internazionali. Quelli che tanto piacciono ai kompagni spalancatori di frontiere.

Ma guarda un po’: per  i $inistri gli accordi internazionali sono sacri quando impongono di aprire le porte a tutti, e chi vuole fare diversamente è un becero populista, razzista, fascista, gretto e disumano.

Quando invece gli accordi internazionali permettono di respingere i finti rifugiati, allora vanno violati! Legalità a senso unico, come la morale?

Di chi è la colpa?

Se Como e Milano diventano come Calais, dunque, la colpa non è certo della Svizzera. La colpa è dell’Italia e dell’UE, che non chiudono la rotta mediterranea. Mantenendola aperta, oltretutto, permettono ai trafficanti di esseri umani di fare i propri sporchi affari e alimentano pericolose illusioni nei migranti economici. Illusioni che possono costare anche la vita. Questo tanto per chiarire chi porta la responsabilità morale per le morti in mare: gli spalancatori di frontiere. Mica chi chiede, a ragione, i muri sul confine.

Lorenzo Quadri

 

Asfaltati gli spalancatori di frontiere ed i buonisti

Islam: le dichiarazioni dell’attivista per i diritti umani  sembrano riprese dal Mattino

 

Che legnata per i kompagnuzzi della morale a senso unico e delle frontiere spalancate! Che asfaltata per quelli che, al mantra “svizzerotti chiusi e gretti, dovete aprirvi” arrivano a difendere perfino il burqa! E, oltre al burqa, difendono anche le condanne-barzelletta ai jihadisti, che vengono sanzionati meno duramente degli automobilisti!

Nelle scorse settimane, il Corriere del Ticino ha intervistato Saïda Keller Messhali, fondatrice e presidente del Forum per un Islam progressista in Svizzera.  Keller Messahli è stata insignita del premio svizzero per i diritti umani nel 2016.

Copia-incolla dal Mattino?

Ebbene, sull’intervista all’attivista svizzero-tunisina vale la pena tornare. Perché è sorprendente. O meglio: non lo è per noi. Ma lo è senz’altro per i kompagnuzzi spalancatori di frontiere e moralisti a senso unico. Perché le loro “tesi” vengono letteralmente tritate dalla signora. Le dichiarazioni dell’attivista per i diritti umani sembrano il risultato di un copia-incolla dagli articoli del Mattino della domenica. Ohibò. Abbiamo forse a che fare con una bieca razzista? La società internazionale per i diritti umani avrebbe conferito un importante premio ad una spregevole xenofoba e populista? Oppure è l’ideologia delle frontiere spalancate e del buonismo-coglionismo ad aver toppato alla grande, provocando un disastro?

Veli e foulard

Nell’intervista pubblicata sul Corriere del Ticino, Saïda Keller Messahli si esprime su vari temi caldi.

A cominciare dal divieto di burqa: l’attivista non solo sostiene il divieto ticinese, ma si dice favorevole alla sua estensione a livello nazionale. E va anche più in là: “la donna non deve essere obbligata a coprire la testa: non ci sono basi nel testo coranico per imporre l’uso nel foulard”. E a Berna il Consiglio federale nonché i kompagnuzzi ro$$overdi starnazzavano e moraleggiavano per non concedere la garanzia federale al divieto di burqa plebiscitato dal popolo ticinese!

Finanziamenti alle moschee

Keller Messahli lancia inoltre l’allarme sulle moschee in Svizzera. “La situazione è drammatica. Mi sento sconvolta dal modo in cui il wahhbismo (posizione estremista che viene dall’Arabia saudita) è arrivato ad impiantarsi nelle moschee del nostro paese. Abbiamo anche sedicenti centri culturali finanziati dall’Arabia saudita. La grande moschea di Zurigo è finanziata dagli Emirati arabi uniti. (…) Gira un’enorme quantità di denaro che proviene dal Qatar, dall’Arabia saudita e dalla Turchia che sostengono un discorso islamico radicale, un discorso di odio che lavora contro l’integrazione culturale degli stranieri in Svizzera”. Conclusione: “bisogna occuparsi delle nostre moschee”.

Parole pesanti come macigni, che asfaltano i nostri politicanti spalancatori di frontiere e la loro pochezza.

Il sottoscritto ha presentato nei mesi scorsi una mozione a Berna che chiedeva di vietare i finanziamenti stranieri alle moschee e ai centri culturali islamici in Svizzera, proprio per il motivo indicato sopra. Risposta stizzita dei sette scienziati bernesi: “Sa pò mia! Sarebbe una massiccia (sic!) limitazione della libertà religiosa”. Come se la libertà di professare la propria fede c’entrasse qualcosa con i finanziamenti esteri alle moschee.

Stampa di regime

Arriva anche la stoccata nei confronti della stampa di regime, a cominciare dalla radioTV di sedicente servizio pubblico finanziata con il canone più caro d’Europa. Keller Messahli: “bisogna finirla di fare la corte a queste organizzazioni islamiche. Le moschee rappresentano al massimo il 12% dei musulmani in Svizzera. Non bisogna considerarle l’unico interlocutore. Ci sono molti musulmani che la pensano come me. Occorre aiutarli ad avere maggiore legittimità rispetto alle moschee”.

E invece cosa fa la televisione di sedicente servizio pubblico, sempre al soldo  della politica dell’immigrazione scriteriata? Regala tempo d’antenna, visibilità e quindi legittimazione, ai soliti imam che raccontano sempre le stesse storielle: siamo discriminati, siamo vittime di xenofobia, le frontiere devono rimanere spalancate, e avanti di questo passo. Perché vengono intervistati questi interlocutori? Facile. Perché dicono proprio quello che i kompagni della SSR vogliono sentirsi dire – e che vogliono dire agli svizzerotti “chiusi e gretti”, che devono essere rieducati. Il giochetto è fin troppo evidente.

Sentenze-barzelletta

E per combattere la radicalizzazione dei musulmani in Svizzera?  Keller Messahli: “occorrono giudizi (sentenze) molto chiari e duri. Bisogna mostrare che siamo capaci a difenderci, che non accettiamo persone simili. Occorre anche vigilare sulla migrazione”. Altro che condanne-barzelletta  ai jihadisti, con pene sospese con la condizionale!

Gli spalancatori di frontiere ed i moralisti a senso unico sono dunque sbugiardati (il termine più adeguato sarebbe un meno casto: sputtanati) su tutta la linea.

Le dichiarazioni dell’attivista dei diritti umani confermano inoltre la totale inadeguatezza della maggioranza dei nostri politicanti, Consiglio federale in prima linea. Costoro, con le fettone di mortadella sugli occhi, continuano a perorare le frontiere spalancate, il multikulti e il buonismo-coglionismo. Quindi, o questi signori invertono la rotta o, se non sono in grado di farlo, che si dimettano. Altrimenti il disastro è garantito.

Lorenzo Quadri

 

 

Lavoro in Ticino: ancora statistiche taroccate!

La propaganda di regime della SECO regge la coda agli spalancatori di frontiere

I fautori dell’invasione da sud tentano di nuovo di farci credere che “l’è tüt a posct”. Peccato che i dati sull’assistenza, sull’esplosione dei frontalieri, sul lavoro ridotto, come pure le statistiche ILO, dicano tutt’altro

Sulla situazione del mercato del lavoro ticinese in regime di devastante libera circolazione delle persone, la propaganda di regime prosegue alla grande.

La “mitica” SECO (segreteria di Stato per l’economia) ha divulgato, come di consueto, i suoi – ma proprio solo suoi – dati sull’occupazione di luglio.

E’ opportuno ricordare che la SECO è quell’istituto, dal costo di 100 milioni all’anno (!), specializzato nella produzione di statistiche farlocche a sostegno della politica delle frontiere spalancate.

E’ quell’istituto che se ne esce , “come se niente fudesse”, a raccontare monumentali fregnacce. Del tipo: “in Ticino non esistono né dumping  salariale né sostituzione dei lavoratori residenti con frontalieri, e chi sostiene il contrario fa politica (ossia: è un bieco populista e razzista)”. E poi i responsabili della SECO – superburocrati con il posto garantito a vita – hanno ancora la “lamiera” di strillare alla lesa maestà se qualcuno osa protestare?

Le favolette

Secondo i dati SECO, dunque, in Ticino la disoccupazione in luglio sarebbe del 3%, come la media nazionale. E subito gli spalancatori di frontiere corrono ad esultare: vedete che, anche con l’invasione di frontalieri, sul mercato del lavoro cantonale “tout va bien, madame la Marquise”? Vedete che “bisogna aprirsi all’UE”?

Peccato che le cose stiano diversamente. Il trucchetto è fin troppo facile da scoprire. Infatti, nelle statistiche SECO sulla disoccupazione, la maggior parte dei senza lavoro non figurano. Ad esempio, non figurano quanti sono finiti in assistenza. Sicché, i toni trionfalistici per un meno 0,1% sulle percentuali imbellettate della SECO sono, semplicemente, una favola. Non a caso simili percentuali vengono subito asfaltate dalle cifre dell’assistenza sociale.

Esplode l’assistenza

In questo sempre meno ridente Cantone, infatti, il numero delle persone in assistenza è aumentato di quasi il 50% dal 2010  ad oggi. Ormai  siamo a quota 9000, quando nel 2010 erano 6000, e ad ogni rilevamento si infrange un nuovo record. Sicché, altro che calo della disoccupazione! Sempre più ticinesi, grazie all’invasione da sud, sono esclusi dal mercato del lavoro. Ma i fautori dell’invasione credono di poterci fare fessi con le loro storielle. E, non ancora contenti, montano pure in cattedra ad accusare di “populismo e razzismo” chi non se le beve. E’ il colmo.

Meno frontalieri?

Non ancora contenti, lor$ignori credono di poter montare la panna sulla diminuzione dei frontalieri di qualche unità da un mese all’altro, dimenticandosi però di dire che i frontalieri in Ticino sono passati da 37’500 nel 2006 a 62’500 oggi. 25mila in più in 10 anni!

E il peggio deve ancora venire: perché, sempre in 10 anni, i frontalieri attivi nel settore terziario sono aumentati, udite udite, di qualcosa come 20mila unità, passando da 18mila a 38mila!

Eh sì:  il numero di frontalieri esplode proprio in quei settori professionali dove essi portano via il lavoro ai ticinesi. Non certo in quei “lavori che i ticinesi non vogliono più fare”  (luogo comune inventato dai camerieri dell’UE e tutto da verificare alla luce della situazione occupazionale attuale ) dove il loro numero è rimasto sostanzialmente costante. E, se sul totale il quantitativo di frontalieri in Ticino cala di qualche unità, la diminuzione non si registra di certo negli uffici. Avviene, invece, sui cantieri o nelle fabbriche. E non perché vengono assunti residenti. Ma perché questi settori economici rallentano.

I dati ILO

Mentre nel resto del globo per misurare la disoccupazione si utilizzano i dati ILO, in Svizzera si usano quelli della SECO. Perché? Perché sono più belli. Infatti, secondo le cifre ILO, in Ticino il tasso di disoccupazione sarebbe del 7%. Che è un bel po’ diverso dal 3% farlocco della SECO. Idem per il numero di persone senza lavoro: la SECO ne indica poco più di  5000 (campa cavallo), mentre dai dati ILO ne risulterebbero 13’300.

E non solo. Altro che calo della disoccupazione. Il tasso ILO, come detto un po’ più fedefacente delle statistiche taroccate della SECO, indica che la disoccupazione in Ticino aumenta. E mica di poco. Infatti si è passati da un 6.4% del quarto  trimestre 2015 al 7% del primo trimestre 2016. Ah, però. Altro che venirci a raccontare fetecchiate sull’occupazione a gonfie vele in Ticino in regime di frontiere spalancate!

Ciliegina sulla torta, i trionfalisti si dimenticano anche un altro dato: quello del lavoro ridotto, che è pure in crescita dalla metà del 2015.

Preferenza indigena

Inutile raccontare storielle. I numeri  parlano chiaro. 13’300 disoccupati ILO in Ticino contro un aumento dei frontalieri nel terziario di 20mila unità in 10 anni. Anche quello che mena il gesso è in grado di rendersi conto che il problema occupazionale in Ticino dipende dall’invasione di frontalieri. E dunque si può risolvere solo con la preferenza indigena. Di cui però, ma tu guarda i casi della vita, gli spalancatori di frontiere non vogliono sentire parlare. Del resto, basterebbe sostituire con ticinesi una parte dei “nuovi” frontalieri che sono arrivati a lavorare nel terziario per avere la piena occupazione!

Lorenzo Quadri

 

Quadri: “La sinistra difende l’islamizzazione”

Il consigliere nazionale leghista sulla crociata dei kompagni a favore del burkini

 

Anche la Germania si prepara a vietare il velo islamico integrale. I ministri regionali degli interni della CSU/CDU (il partito dell’Anghela Merkel) sono favorevoli ad imporre l’obbligo di mostrarsi nei luoghi pubblici a viso scoperto.

Cosa pensa di questa evoluzione il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri, membro  molto attivo del comitato promotore del divieto di burqa lanciato dal Guastafeste Giorgio Ghiringhelli?

E’ di certo una bella soddisfazione. Per anni il divieto di burqa è stato denigrato come populista, razzista, xenofobo, islamofobo. E, più subdolamente, è stato etichettato come un “non problema” da quelli che questo divieto non lo vogliono. E chi si oppone lo fa per un solo motivo: perché rifiuta, per principio, di difendere ed imporre i nostri valori agli immigrati in arrivo da “altre culture”, incompatibili con la nostra.

Però adesso anche a sinistra si levano voci contro il burqa.

Alle Camere federali la sinistra si è battuta contro la concessione della garanzia federale al divieto di burqa, inserito della Costituzione ticinese per volontà del 65% dei votanti. Adesso arriva la giravolta: a sinistra dicono di essere contrari al burqa, ma anche a vietarlo. Evidentemente perché a sostenere il divieto è la parte politica sbagliata. Quella “populista e razzista” a cui non bisogna mai dare ragione. Ma è chiaro che i cittadini sanno riconoscere simili uregiatade.

Adesso si parla anche del divieto di burkini, che i giovani leghisti hanno chiesto per lidi e piscine di tutto il Cantone.

Sono chiaramente d’accordo con le mozioni leghiste. Il burkini,  come ha detto il primo ministro francese Manuel Valls (che fa parte di un governo di sinistra), è l’ “espressione di un’ideologia basata sull’asservimento della donna” e quindi “incompatibile con i valori occidentali”. Inoltre immagino che entrare vestiti in piscina comporti anche dei problemi igienici.

Il PS (giovani e donne) si oppongono fermamente al divieto di burikini.

Fa piacere apprendere che le grandi battaglie della sinistra ticinese sono diventate le crociate a favore del burqa, del burkini e dei finti rifugiati. A dimostrazione che si tratta di un partito contro la Svizzera e contro gli svizzeri. Comunque, vadano pure avanti così. Contento loro…

I socialisti dicono che ognuno può vestirsi come vuole.

Non mi risulta che si possa entrare in piscina con i jeans o con le scarpe. E nemmeno che le donne possano stare al lido in topless.  I kompagni, e non è la prima volta, usano la libertà individuale come una foglia di fico. In realtà ciò che vogliono è opporsi alla difesa dei valori occidentali e aprire le porte all’islamizzazione della Svizzera. Usano la libertà individuale come uno specchietto per le allodole. Un fumogeno per camuffare il vero obiettivo, che è la difesa ad oltranza della multikulturalità completamente fallita e, di conseguenza, dell’immigrazione illimitata. Del resto a sinistra sono i primi a voler imporre sempre nuove regole e divieti. E’ chiaro che, quando esponenti di quell’area invocano la libertà individuale, non sono credibili; se ne servono per altri scopi.

MDD

Il partito dell’odio contro chi difende le frontiere

Finti moralisti scatenati contro guardie di confine, polizia e perfino aziende di trasporto

 

Fa sorridere che il Dipartimento federale delle finanze, da cui dipendono le guardie di confine, si senta quasi in dovere di “smentire categoricamente” (sic) che la Svizzera abbia chiuso le frontiere.

Quando invece non solo chiudere, ma blindare le frontiere sarebbe doveroso, vista la pressione migratoria esercitata sul confine di Chiasso dai finti rifugiati con lo smartphone, tutti giovani uomini che non scappano da alcuna guerra.

Nello stesso comunicato, il DFF infila una frase rivelatrice: “(Per i migranti) in futuro si tratterà di trovare  di comune accordo con i partner europei, delle soluzioni sostenibili ed accettabili dal punto di vista dello Stato di diritto”.

Ohibò: quando le regole internazionali in vigore permettono di respingere i finti rifugiati, allora bisogna cambiare le leggi per farli entrare. Al contrario, le norme internazionali che impongono lo spalancamento delle frontiere, a partire dalla  devastante libera circolazione delle persone, e che in questo modo mettono nella palta i ticinesi, vanno rispettate, costi quel che costi. Metterle in discussione? Non sia mai! Sa po’ mia!

Deduzione logica: i ticinesi per Berna contano meno dei finti rifugiati.

Il lavaggio del cervello

Da notare che a diffondere la voce, purtroppo falsa, della Svizzera che chiude le frontiere, oltre ai kompagnuzzi – quelli che si mobilitano in grande stile ed organizzano le trasferte a Como per sostenere i migranti economici, ma se ne impipano del ticinesi – c’è pure la loro radiotelevisione. Ossia la Pravda di Comano, che da tempo trasforma ogni telegiornale in un lavaggio del cervello per convincere i ticinesi “chiusi e gretti” che bisogna accogliere tutti i finti rifugiati (quanti asilanti ospitano a casa propria giornalisti e caporioni della RSI?).

Incitazioni all’odio

Le guardie di confine e la polizia stanno facendo un immane lavoro, in condizioni molto difficili, per respingere – così come prevedono gli accordi internazionali – i finti rifugiati. Onore al merito! Però gli spalancatori di frontiere politikamente korretti incitano all’odio contro guardie ed agenti, e li denigrano come vili aguzzini violatori dei diritti umani.

Questa è la nostra $inistruccia, che non perde occasione per dimostrarsi sempre contro la Svizzera e contro gli svizzeri: chi difende le frontiere, e quindi la sicurezza del paese, viene infamato, minacciato e aggredito.

I “complici di omicidio”

Venerdì sera a Chiasso, uno sparuto gruppetto  ha dimostrato a favore delle frontiere spalancate. Gli slogan erano del seguente tenore: “Le frontiere e il razzismo uccidono, non esserne complice!”.

Uella! Chi vuole chiudere le frontiere è addirittura un assassino. Peccato che sia vero proprio il contrario. A portare la responsabilità morale per le morti in mare sono quelli che vogliono le frontiere spalancate. Così facendo, alimentano illusioni che possono avere esito tragico. Quindi i moralisti a senso unico, quelli che si rilasciano da soli la patente di bontà mentre gli altri sono complici di omicidio (sic), sostengono il business dei passatori. Oltre, ovviamente, all’industria nostrana dell’asilo. La quale, ma guarda un po’, va ad ingrassare tasche ro$$e, con i soldi dei contribuenti.

Se questi sono i “buoni”…

Ecco chi sono i complici di omicidio: gli spalancatori di frontiere. Che sono poi anche il partito dell’odio.

Odio contro le guardie di confine che svolgono con coscienza il loro difficile lavoro; odio contro chi pretende il rispetto della legge; odio e schifosi atti vandalici addirittura contro la ditta di trasporti incaricata di riportare nel Belpaese i finti rifugiati.

Questo è il concetto di “dialogo” e di “rispetto” di chi pretende di fare la morale agli altri: denigrazioni, gomme tagliate e veicoli imbrattati.

E costoro sarebbero i “buoni”, gli “umani”? Allora siamo orgogliosi di essere cattivi e razzisti.

 

11,11 miliardi per l’estero, ma i soldi per l’AVS non ci sono?

Altro che pensionamento a 67 anni con la scusa delle casse vuote!

Ah ecco: come volevasi dimostrare, quando si tratta di regalare miliardi all’estero, non si fa mai fatica a trovarli. Ed infatti la Commissione di politica estera del Consiglio degli Stati ha dato il via libera ad un credito quadro della bellezza di 11,11 miliardi di franchetti per gli anni 2017 – 2020, destinati alla cooperazione internazionale.

Al Nazionale la Commissione omologa aveva approvato la “manna” proposta dal Consiglio federale con maggioranza risicata (12 a 11). La stessa cosa l’aveva fatta il plenum. Contrari, ovviamente, Udc e Lega, ed anche il PLR.  Il Consiglio degli Stati voterà invece in settembre.

I kompagni ne volevano 16,2

E non è ancora finita. Per i kompagni 11,11 miliardi, corrispondente allo 0.48% del PIL, erano ancora troppo pochi. Infatti loro avrebbero voluto spedire all’estero addirittura lo 0.7% del PIL. Vale a dire, facendo due conti, 16.2 miliardi (miliardi!) di franchetti di proprietà del contribuente! Apperò!

Quando si tratta di aiuti all’estero e di immigrazione scriteriata,  non si bada a spese. “Bisogna aprirsi”!

E’ forse il caso di ricordare che i costi dell’asilo sono letteralmente esplosi. Ma va da sé che parlare di quanto costano i finti rifugiati “sa po’ mia”! Non è politikamente korretto! E’ immorale!

Alcune cifre

Un paio di cifre tanto per inquadrare la situazione:

  • La Confederazione ha già annunciato che il preventivo 2017 sforerà di quasi un miliardo (!) di franchi a causa dell’aumento della spesa per l’asilo;
  • Già nel marzo dello scorso anno, sempre Berna indicava che per il 2018 si aspettava, per il settore dell’asilo, una spesa di 2.4 miliardi. Nel 2015 la fattura era di 1.2 mia. Quindi stiamo parlando di un raddoppio. Nel frattempo, però, sono esplose le entrate illegali in Svizzera a seguito della chiusura della via balcanica. Sicché i 2.4 miliardi di cui sopra, poco ma sicuro che sono già superati dagli eventi: la cifra reale sarà assai superiore. E nümm a pagum.
  • Già nei mesi scorsi, il disavanzo provvisorio del Cantone risultava aumentato di 12.3 milioni di Fr a causa di spese extra nel settore dell’asilo. Però il direttore del DECS Manuele Bertoli, che va a Como per perorare la causa delle frontiere spalancate ai finti rifugiati, dice che per motivi di risparmio bisogna chiudere la piscina del Liceo Lugano 1. I soldi per i migranti economici ci sono, quelli per i nostri giovani no.
  • In mancanza di dati ufficiali al proposito si stima che, tra aiuti allo sviluppo e costi complessivi dell’asilo – quindi anche quelli a carico di Cantoni e comuni – si arrivi ad esborsi per qualcosa come 7 miliardi all’anno.

Soluzione facile

Ed intanto, proprio venerdì, la commissione della sicurezza sociale del Consiglio nazionale a maggioranza ha detto che per motivi di finanziamento dell’AVS “bisognerà” andare in pensione a 67 anni. Ciò corrisponde in sostanza alle proposte del dipartimento del kompagno Berset.

Capita l’antifona? I miliardi per gli aiuti allo sviluppo ci sono. I miliardi per i finti rifugiati ci sono, ed anzi i buonisti predicano l’accoglienza indiscriminata di migranti economici con lo smartphone, che non scappano da alcuna guerra, senza minimamente preoccuparsi delle conseguenze sulle casse pubbliche. Però agli svizzerotti che hanno lavorato tutta la vita si dice che per loro i soldi non ci sono, e quindi bisogna andare in pensione più tardi. La domanda è sempre la stessa: chi si crede di prendere per il lato B?

Soluzione facile: frontiere blindate per i migranti economici e travasare qualche miliardino dai conti dell’asilo e della cooperazione allo sviluppo a quelli dell’AVS.

Lorenzo Quadri

Finti rifugiati: ci difenderemo dall’invasione!

Sempre peggio: adesso i migranti economici tentano di assaltare i treni!

Il Caos asilo è arrivato: ma come, non erano tutte balle populiste? Venerdì e sabato, due giorni di fuoco “grazie” ai migranti economici con lo smartphone ed ai loro manutengoli nostrani. Gli spalancatori di frontiere incitano all’odio contro le guardie di confine e la polizia: noi stiamo dalla parte delle forze dell’ordine! E ribadiamo: ci vuole un MURO SUL CONFINE!

Ma come: secondo gli spalancatori di frontiere che vogliono riempire la Svizzera di finti rifugiati con lo smartphone (tanto paga pantalone, e se poi si moltiplicano i casi Colonia la colpa, per i politikamente korretti, è di quelle svergognate europee che girano mezze biotte; mica dei poveri asilanti) i migranti economici non sono mica tutti brava gente? Dei poveri perseguitati?

Ebbene questa “brava gente” solo tra venerdì e sabato ne ha combinate di tutti i colori.

– A Coldrerio, venerdì una ventina di finti rifugiati sono scappati dal centro di protezione civile dove erano alloggiati in attesa del  rinvio in Italia. Quattro di essi sono ancora “uccel di bosco”. A dimostrazione di come questi giovanotti siano rispettosi delle regole. Quanto è costato al contribuente ticinese lo spiegamento di forze di polizia?

  • Ieri in un centro per asilanti ad Aarau un iraniano 27enne ha accoltellato un connazionale di 43, uccidendolo, ed ha ferito un altro migrante 25 enne. E questa è la brava gente che, secondo i buonisti-coglionisti, dovremmo ospitare e mantenere in Svizzera? Ricordiamo che i kompagni di UNIA, invece di pensare ai nostri disoccupati, hanno presentato una petizione al Consiglio federale in cui chiedono di accogliere “50mila migranti subito”.
  • Il Corriere del Ticino di ieri ha raccontato la vicenda di due coniugi del Luganese che hanno ritenuto di ospitare in un appartamento vicino al loro una presunta famiglia di asilanti composta da un 33enne musulmano di origini egiziane, la sedicente moglie  (curda cristiana) e due bambini. Si ritiene che non si tratti neppure di una vera famiglia, ma di un nucleo costituito appositamente. Ebbene, il 33enne musulmano ha tentato di abusare della donna luganese che gli ha messo a disposizione l’appartamento, approfittando dell’assenza del marito. Eh già: per questi finti rifugiati, cui i kompagni vogliono spalancare le frontiere, le donne occidentali sono “a disposizione”, come dimostrano i vari “casi Colonia”.
  • Ieri a Como alcune decine di finti rifugiati hanno tentato di assaltare un treno diretto in Svizzera, e sono stati fermati dalla polizia in tenuta antisommossa. E’ chiaro dunque che qui si sta facendo il “salto di qualità” verso le aggressioni violente per entrare illegalmente in Svizzera. Ennesima dimostrazione che ci vuole un MURO sul confine. Bisogna BLINDARE le frontiere. Il Nano del resto lo scriveva già anni fa, ben prima dell’attuale “crisi migratoria”, che è in realtà un’invasione in piena regola. E, ancora una volta, il Nano aveva ragione.
  • Il colmo: sempre ieri alcuni immigrati clandestini accampati a Como sono andati dal prefetto locale denunciare la Svizzera (uhhh, che pagüüüüraaa!) che violerebbe i loro diritti. Dietro questa bella pensata c’è forse la consulenza di qualche spalancatore di frontiere nostrano che – come di consueto – “lavora” contro la Svizzera e contro gli svizzeri? Comunque, qui siamo proprio a livelli surreali: immigrati illegali che denunciano la Svizzera di violare la legge, quando la Svizzera sta facendo proprio il contrario: ossia applica le regole. Però improvvisamente la $inistruccia, quella che si riempie la bocca col rispetto della legalità, adesso non è più soddisfatta. Perché la legge bisogna ossequiarla senza fare un cip solo quando impone di aprire le porte a tutti. Non certo quando permette di respingere qualcuno: anzi, in tal caso  è “moralmente corretto” violarla. Ma questi finti moralisti credono che i ticinesi siano scemi?
  • Venerdì c’è poi stata la manifestazione, a quanto pare non poi così pacifica, di un gruppuscolo di fiancheggiatori degli immigrati illegali che, come ha scritto ieri su facebook il direttore del DI Norman Gobbi, “insultano ed attaccano i nostri agenti che stanno svolgendo il loro lavoro (far rispettare la legge”.

Ecco l’invasione

Per essere il riassunto di fatti accaduti in meno di due giorni, pare piuttosto nutrito. E’ chiaro che il “caos asilo” è diventato realtà. Ma come, non dovevano essere tutte balle populiste e razziste?

A Chiasso, solo nelle prime due settimane di agosto, si sono registrate 3000 entrate illegali. La Germania ne ha avuto lo stesso numero, ma da gennaio a luglio 

Non diventeremo Lampedusa

Non permetteremo agli spalancatori di frontiere di trasformare questo sempre meno ridente Cantone nella Lampedusa della Svizzera. E Oltregottardo faranno bene a sostenerci: perché, se la “diga” crolla, poi saranno cavoli “non dolcificati” per tutti. Anche per gli amici confederati. I finti rifugiati, è evidente, non resterebbero in Ticino. Le situazioni di Milano e Como insegnano: non sono mica in Sicilia. Eppure…

Gli è che il Ticino, per l’ennesima volta, difendendo i confini nazionali si sta facendo il mazzo per tutta la Svizzera.

Pieno sostegno, dunque, a polizia e guardie di confine che sono al fronte. E che si trovano a svolgere un lavoro difficilissimo; oltretutto sotto il fuoco dei vili attacchi – non solo verbali – degli spalancatori di frontiere e rottamatori della Svizzera.

Lorenzo Quadri