Speriamo che i cittadini tedeschi alle prossime elezioni riescano a mandarla a casa. L’ “Anghela” Merkel continua a fomentare il caos asilo

La CDU dell’ “Anghela” Merkel, una delle principali responsabili del caos asilo, è stata giustamente asfaltata nelle ultime elezioni regionali. Altre meritate batoste seguiranno. Perché la sciura, con il suo deleterio appello ad accogliere tutti, è riuscita nella brillante impresa di far credere a milioni di migranti economici africani con lo smartphone (a stragrande maggioranza giovani uomini, altro che famiglie) che l’Europa occidentale sia terra di conquista. Cosa che evidentemente non è: non c’è lavoro né prospettive nemmeno per gli “oriundi”, figuriamoci per i migranti economici.

Nuovi casotti

E l’”Anghela” Merkel continua a combinare casotti. Ultima dichiarazione (fatta ieri al vertice di Vienna): la Germania accoglierà ogni mese (?) centinaia (uella, che sforzo!) di sbarcati in Italia e in Grecia. Quindi avanti, continuiamo a mandare agli aspiranti finti rifugiati il messaggio che, in un modo o nell’altro, nei paesi dell’Europa centro-settentrionale, Svizzera compresa, ci si arriva!

Così, ancora una volta, l’Anghela fomenta le partenze dall’Africa, inguaiando non solo il proprio paese ed i propri concittadini – e soprattutto concittadine – ma anche quelli vicini: i “casi Colonia” non si verificano mica solo in Germania. E cosa dicono le ultime cifre dell’Ufficio federale di statistica? Che in Svizzera ad avere il tasso di criminalità più elevato sono i giovani africani dell’Ovest e del Nord. Ohibò, si tratta forse di asilanti?

Previsione facile

Non c’è bisogno del Mago Otelma per prevedere che la Confederella, tramite la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, correrà subito ad accodarsi a Merkel, dando la propria disponibilità ad accogliere ancora più migranti economici “ridistribuiti” dagli eurobalivi. Del resto, “grazie” alla buona Simonetta, il nostro paese ha già promesso ai funzionarietti di Bruxelles di farsi carico di migliaia di finti rifugiati che non gli spettano affatto. Ciò senza alcuna base legale ed in deroga agli accordi internazionali vigenti. Chiaro: per spalancare le frontiere i trattati internazionali si possono derogare; quando invece si tratta di limitare l’immigrazione… sa po’ fa nagott!

Ed intanto gli Stati dell’Europa dell’Est, che in queste cose sono molto più avanti di noi, hanno detto sul muso alla cancelliera teutonica e compagnia cantante che loro, ai programmi di ridistribuzione di migranti dell’UE, col piffero che aderiscono. Il premier della Repubblica Ceca (da notare che a Praga di asilante non se ne vede nemmeno uno) ha inoltre dichiarato che non desidera che nel suo paese si formi una forte comunità islamica. Ma naturalmente non ci illudiamo che i camerieri dell’UE insediati a Berna possano prendere esempio…

“Non portano il terrorismo”?

Certo che l’Anghela “dobbiamo accogliere tutti” Merkel non ne combina una giusta. Di recente è pure riuscita a dichiarare, in sprezzo del ridicolo, che i migranti economici non portano il terrorismo. Come no, chi potrebbe mai pensare il contrario! Solo dei leghisti razzisti e fascisti!

Ed infatti nei giorni scorsi in un centro asilanti di Colonia è stato arrestato un giovane finto rifugiato siriano che aveva ricevuto dall’Isis l’ordine di deporre una bomba in un cestino della spazzatura in un luogo affollato. Ma naturalmente si tratta del solito caso isolato, nevvero Anghela?

Speriamo che i tedeschi avranno il buon senso di mandare finalmente a casa colei che ha massicciamente contribuito a portare il caos asilo in Europa.

Lorenzo Quadri

Consiglio nazionale: PLR-PPD-P$$, con partitini di contorno, stuprano la Costituzione. Berna, ore 22.16: il tradimento del popolo è consumato

Tutto come da copione: il compromesso sul “maledetto voto” del 9 febbraio partorito (abortito) dalla maggioranza della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale era una ciofeca prima del dibattito in plenum ed è rimasto una ciofeca anche dopo il dibattito. In effetti, non è cambiato praticamente nulla. Il pateracchio rimane anticostituzionale. La stampa di regime, nel vano tentativo di renderlo più potabile, sproloquia di “preferenza indigena light”. Ma di fatto non c’è un tubo. Niente di quel che avrebbe dovuto obbligatoriamente esserci. Né preferenza indigena, né tetti, né contingenti. Come  scritto in più occasioni, le misure proposte non hanno nulla a che vedere col nuovo articolo costituzionale 121 a. Si tratta di interventicchi di diritto interno. Oltretutto di bassissimo cabotaggio (non sono nemmeno state potenziate le misure di accompagnamento). Robetta che non necessitava certo di votazioni popolari per essere introdotta e, ulteriore aggravante, la cui applicazione è lasciata alla discrezione del Consiglio federale. Il quale, sulla base delle statistiche farlocche della SECO, dirà che  “l’è tüt a posct” e mai muoverà paglia, capiti quel che capiti.

La Costituzione è dunque stata svergognatamente calpestata da deputati che avevano giurato di rispettarla. In Svizzera, secondo costoro, devono comandare i balivi UE!

Quale violazione?

Il popolo ha deciso che la libera circolazione va limitata. Ma governo e Consiglio nazionale semplicemente si sono rifiutati di fare i compiti. Facendo ampio sfoggio della solita retorica catastrofista, la maggioranza sabotatrice del 9 febbraio ha sdoganato l’equazione: limitazione della libera circolazione uguale violazione degli accordi bilaterali in essere uguale denuncia dei bilaterali da parte degli eurofalliti. Uhhhh, che pagüüüraaaa!

Prima di tutto, l’UE non ha alcun interesse a cancellare dei trattati da cui trae vantaggio. Inoltre, limitando la devastante libera circolazione delle persone, la Svizzera non violerebbe un bel niente. Come ha infatti rilevato sulla stampa d’Oltralpe il professore zurighese Hans Giger (è forse un leghista populista e razzista?) il concordato di Vienna contiene appunto una clausola di salvaguardia in base alla quale è concesso ad uno Stato firmatario far valere cambiamenti importanti intervenuti dopo la sottoscrizione di un contratto internazionale, senza per questo diventare inadempiente e provocare sanzioni e disdette (peraltro tutte ipotetiche) da parte degli altri “partner”.

A seguito della devastante libera circolazione i frontalieri sono raddoppiati e soppiantano i lavoratori residenti invece di essere complementari; il dumping imperversa; i padroncini in nero pure; ed il numero dei ticinesi in assistenza esplode. Ci sarebbero dunque tutti i presupposti per far valere la clausola citata dal prof. Giger. Non fosse che a negare le evidenze appena descritte, giocando contro l’applicazione della clausola di salvaguardia, spuntano a tradimento gli studi (?) taroccati della SECO, secondo i quali “l’è tüt a posct”. Sicché i camerieri bernesi dell’UE hanno messo la Svizzera in un vicolo cieco. Perché l’hanno fatto? Le possibilità sono solo due.

  • Sono gonzi;
  • Rifiutano di proposito ogni limitazione della devastante libera circolazione con l’intenzione di mettere gli svizzerotti davanti all’aut aut: o frontiere spalancate, o fine dei Bilaterali. Questo ovviamente partendo dal presupposto che i cittadini si lascerebbero impressionare dalla propaganda di regime, ossia dalle minacce e dai ricatti su quello che accadrebbe nel caso gli sciagurati accordi con l’UE giungessero al capolinea. Ma i camerieri di Bruxelles non si sono accorti che il vecchio ritornello catastrofista non inganna più nessuno.

Un teatrino di 7 ore

Il dibattito al nazionale è stato di notevole squallore. 7 ore e 16 minuti di teatrino a beneficio esclusivo dell’ego e dei media (e poi il giorno dopo tutti all’affannosa ricerca dei giornali per vedere chi è stato citato, e come). Praticamente ogni votazione si concludeva sempre con lo stesso risultato: Udc e Lega contro tutti gli altri. I kompagnuzzi spalancatori di frontiere ridacchiavano e si producevano in stolti esercizi di infantile sarcasmo. Ecco la considerazione in cui questo partito, sempre contro la Svizzera e gli svizzeri, e che nel gran consiglio ticinese è rappresentato da una passatrice, tiene la volontà popolare. E all’indomani del tradimento parlamentare il $indakato UNIA –  quello che ha fatto campagna dura contro il 9 febbraio tappezzando il paese di cartelloni pagati con i soldi dei lavoratori – esultava per la mazzata inflitta alla volontà popolare. E certo: per i sindacati rossi più frontalieri uguale più affiliati, e quindi più soldi in cassa, per cui…

PLR inglorioso

La discussione (?) parlamentare ha inoltre confermato che l’architetto (per usare la definizione più volte sentita in aula) del compromesso-ciofeca è il buon Kurt Fluri, PLR sindaco di Soletta. A Berna dunque l’ex partitone affossa il 9 febbraio perché vuole la libera circolazione senza limiti con tutto quel che ne consegue: invasione da sud, sostituzione di residenti con frontalieri, dumping salariale, padroncini in nero, strade intasate, eccetera. E in Ticino fa esattamente la stessa cosa: infatti il presidente del PLR Rocco Cattaneo ancora negli scorsi giorni si è lanciato in un bilioso attacco, farcito di offese puerili, contro l’iniziativa Prima i nostri. Perché? Perché il PLR non vuole rispettare la volontà popolare e non vuole la preferenza indigena. E questo vale sia a Berna che a Bellinzona. Ed aggiungiamo pure che il gruppo parlamentare liblab alle Camere federali si appresta ad affossare nelle votazioni finali la legge antidumping voluta proprio dal Ticino. Avanti così!

Lorenzo Quadri

In 10 anni aumento del 44% – i più inclini a commettere reati sono i giovani africani. Ustat: in Svizzera esplode la criminalità straniera

 

Intanto la decisione del popolo, datata 2010, di espulsione degli immigrati delinquenti rimane lettera morta “grazie” ai magistrati politikamente korretti

Ma come, gli stranieri che delinquono non dovevano essere tutta un’invenzione della Lega populista e razzista? Strano, perché l’ “invenzione” viene ora confermata nientemeno che dall’Ufficio federale di statistica. Il quale ha per la prima volta pubblicato i dati dei condannati in base alla nazionalità. L’Ufficio di Statistica fa  parte, ovviamente, di quella burocrazia federale cameriera dell’UE, i cui alti papaveri amano prodursi in dichiarazioni del tipo “immigrazione uguale ricchezza”. Adesso si trovano loro malgrado costretti ad indicare di che tipo di “ricchezza” si tratti.

+44% in 10 anni

I dati pubblicati dalla Confederazione, riportati dalla stampa con varie omissioni (chissà come mai? Mancanza di spazio?) contengono alcune indicazioni interessanti. La prima: che negli ultimi 10 anni il numero di stranieri condannati presenti in Svizzera è aumentato del 44% (del resto, se l’80% degli “ospiti” della Stampa è straniero, un qualche motivo ci sarà).  Apperò. Non risulta, tuttavia, che il numero delle espulsioni sia aumentato del 44% in 10 anni, anzi. Malgrado nel lontano 2010 il popolo abbia deciso che i delinquenti stranieri vanno allontanati dalla Svizzera senza tante storie, il numero di espulsioni rimane ridicolo: i magistrati politikamente korretti si fanno beffe del voto popolare.

Tempistica sospetta

Sicché la $inistruccia del “bisogna far entrare tutti” e gli intellettualini da tre una cicca sono serviti. Altro che “svizzeri razzisti”. La realtà è che abbiamo sempre più delinquenti stranieri, e ce li teniamo. Stranamente questo enorme incremento degli stranieri condannati (come detto +44% in 10 anni) viene esplicitato solo ora. Ci si è ben guardati – di certo senza alcuna intenzione, come no! – dal farlo prima del 25 febbraio scorso: ossia quando si votò sull’iniziativa d’attuazione dell’espulsione dei delinquenti stranieri. Quell’iniziativa – che in sostanza chiedeva di dare finalmente consistenza ad una votazione popolare ormai vecchia di sei anni – su cui l’élite politikamente korretta e spalancatrice di frontiere, e non certo la “società civile”, spalò tanta e tale palta, da farla bocciare in votazione popolare. Adesso sono i dati della Confederazione a confermare che quell’iniziativa era quanto mai necessaria.

 78 condanne su mille

Altro dato interessante. La maggiore propensione alla delinquenza in Svizzera ce l’hanno i giovani uomini dell’Africa occidentale. I quali sono riusciti a totalizzare, nell’anno 2014, una media di 78 condanne su mille persone. Per avere un piccolo termine di paragone: per i cittadini svizzeri la media è di 2.5 condanne su mille persone. Ovvero oltre trenta (!) volte di meno! E chi sono questi giovani uomini dell’africa occidentale? Sono forse asilanti? E noi, davanti a queste statistiche della Confederazione – non del Mattino populista e razzista! – dovremmo continuare ad accogliere migranti economici perché “devono entrare tutti”?

Al secondo posto della classifica delle condanne troviamo i dominicani, al terzo gli africani del nord.

Tra gli autori di reati con permesso C o B il gruppo più consistente è quello delle persone in arrivo dall’Albania e dall’ex Jugoslavia.

E i delinquenti naturalizzati?

Come al solito, e il discorso vale ovviamente anche per le persone a carico dello stato sociale, le percentuali relative ai delinquenti di nazionalità elvetica non dicono quanti di costoro sono in realtà dei naturalizzati di fresco. A saperlo, ci sarebbe da “divertirsi”. Ma naturalmente il dato in questione non viene rilevato. Tanto più che confermerebbe, ancora una volta, quello che dice la Lega populista e razzista. Cioè che in Svizzera vige un regime di naturalizzazioni facili: il passaporto rosso lo ottengono anche persone non integrate al punto da delinquere. Del resto, sono stati censiti 76 jihadisti con doppia nazionalità partiti per la “guerra santa” (quanti sono, invece, quelli ancora presenti sul nostro territorio?): questi signori qualcuno li ha naturalizzati.

La conferma

Le cifre della Confederazione con i dati della delinquenza suddivisi per nazionalità confermano dunque che bisogna fare ciò che da un pezzo la Lega predica, ossia:

  • Basta far entrare finti rifugiati con lo smartphone
  • Avanti con l’espulsione dei delinquenti stranieri, senza se né ma!

Lorenzo Quadri

Il politico eritreo: “i miei connazionali? Finti rifugiati”

Gebreab conferma: Svizzera presa d’assalto da migranti africani perché troppo attrattiva

 

Ennesima legnata sulle gengive dei  kompagni spalancatori di frontiere, quelli che in Gran Consiglio hanno pure una deputata inquisita come passatrice (ma visto che l’inchiesta penale non è conclusa, secondo la morale P$ a geometria variabile non c’è alcun problema).

Yemane Gebreab, consigliere del presidente eritreo, in un’intervista si è scagliato contro i suoi giovani connazionali che fanno i finti rifugiati: “Sono giovani ben istruiti, noi abbiamo investito parecchio su di loro. Non vogliamo che partano, è una perdita per noi”. E ancora: “non sono affatto perseguitati, cercano solo condizioni economiche migliori. Ma naturalmente non possono dichiarare il vero motivo del loro arrivo in Svizzera, sennò vengono respinti. Per cui si spacciano per perseguitati parlando male del loro paese”. Non è finita: “Ogni estate – prosegue il consigliere –  migliaia di eritrei (sedicenti rifugiati, ndr) tornano nel loro paese per diversi motivi: visitano la famiglia, si sposano, comprano una casa o avviano un’attività economica in proprio. Se fossero oppressi non ritornerebbero ogni anno”. E avanti di questo passo.

Ecco dunque, semmai ce ne fosse ancora bisogno, la conferma che gli asilanti eritrei sono finti rifugiati.

Paesi africani penalizzati

Pur essendo ovvio che il consigliere del presidente eritreo deve parlare bene della sua nazione, particolarmente interessante è l’osservazione sulla perdita di risorse che questa migrazione di popoli verso l’Europa (la quale non è assolutamente in grado di farsene carico) comporta per i paesi d’origine.

I nostri spalancatori di frontiere continuano ad incoraggiare le partenze degli asilanti; intanto i passatori ed i gestori di barconi fanno affari d’oro e ringraziano. Ma questi buonisti-coglionisti, così attenti alle richieste dei paesi stranieri mentre di quelle della Svizzera e degli svizzeri (razzisti e xenofobi) se ne impipano, con il loro atteggiamento all’insegna del “devono entrare tutti” danneggiano anche i paesi di provenienza dei migranti economici, che si trovano privati di importanti “risorse umane” (i finti rifugiati sono per l’80% giovani uomini).

I risultati

Eccoli qui i frutti della geniale politica del “devono entrare tutti”.

  • La Svizzera viene presa d’assalto da migranti economici, così i costi dell’asilo esplodono. Risultato: per risparmiare si taglia sugli svizzeri;
  • I paesi di provenienza dei migranti economici perdono risorse;
  • Gli spalancatori di frontiere pretendono di versare sempre più soldi all’estero sottoforma di aiuti allo sviluppo. E motivano dicendo: gli aiuti all’estero evitano le partenze di massa;
  • Gli spalancatori di frontiere fomentano le partenze di massa, mettendo ancora più in difficoltà i paesi africani, che così diventano sempre più dipendenti da aiuti allo sviluppo;
  • Intanto l’industria rossa dell’asilo si gonfia come una rana.

Troppo attrattivi

Ma il buon Gebreab ha detto anche un’altra cosa estremamente interessante:  “In Svizzera arrivano persone da tutto il mondo perché pensano che offra condizioni migliori”. Ecco dunque la conferma che 1) siamo troppo attrattivi e 2) c’è un vero mercato dell’asilo. I migranti economici confrontano le politiche d’asilo dei vari paesi europei e scelgono quelli che offrono, naturalmente con i soldi del contribuente, le prestazioni migliori. Una vera operazione di benchmark! Questi giovanotti con lo smartphone ultimo modello ed i vestiti alla moda sanno benissimo cosa vogliono, e sono perfettamente informati su come ottenerlo. E quando le cose non vanno come vorrebbero, per ricattare i paesi “ospitanti” si possono sempre inscenare azioni di protesta. Ad esempio rifiutare i pasti o gli alloggi messi a disposizione.

Riammissioni?

Al signor Gebreab, che ha detto tante cose giuste (certamente non sorprendenti, ma un conto è sentirle dire dal solito leghista populista e razzista, altra cosa è sentirle da un esponente politico africano) facciamo solo un appunto: se i finti rifugiati che partono sono una “perdita per il paese”, l’Eritrea potrebbe anche agevolare le procedure di riammissione. Ma sappiamo che su questo punto si inserisce un secondo elemento: una parte dei migranti economici (quanti?) sono delinquenti comuni – al proposito le statistiche federali sul tasso di criminalità degli africani dell’ovest e del nord presenti in Svizzera sono illuminanti – e/o pedine dell’Isis: ed è evidente che simili elementi i paesi d’origine ben si guardano dal riprenderli.

Lorenzo Quadri

Mentre da noi sempre più migranti economici tentano la via della frontiera verde. A Calais gli inglesi costruiscono il MURO

Mentre in questo sempre meno ridente Cantone una deputata P$ è inquisita come passatrice (ma per la morale a senso unico della $inistra ciò non rappresenta un problema perché, citiamo, “l’inchiesta penale è ancora in corso”),  a Calais hanno già iniziato la costruzione del famoso MURO contro i clandestini. Per quest’opera, che sarà pronta per fine anno, la Gran Bretagna pagherà 3.2 milioni di euro: senz’altro soldi ben spesi.

Anche nell’Europa occidentale, dunque, e non solo nella vituperata Ungheria, si costruiscono i muri per evitare il caos asilo.

Intanto, in un’intervista sulla stampa d’Oltralpe, Yemane Gebreab, consigliere del presidente dell’Eritrea, dopo aver dichiarato che i suoi connazionali sono finti rifugiati, non le ha certo mandate a dire agli svizzerotti: siete persi d’assalto dai migranti economici? Colpa vostra, siete troppo attrattivi. Non dimentichiamoci poi che gli amici tedeschi hanno rafforzato di recente la sorveglianza lungo i confini con la Svizzera perché, secondo la Germania, abbiamo le frontiere a colabrodo e facciamo passare troppi clandestini.

E noi?

Visto che a Calais in quattro e quattr’otto si tira su un MURO alto quattro metri e lungo un Km, e visto che Como sta diventando come Calais, c’è da chiedersi cosa intende fare la Svizzera. Nei giorni scorsi le guardie di confine hanno confermato che il 20% dei clandestini tenta di passare dalla frontiera  verde. Visto che i giovanotti accampati a Como tentano e ritentano più volte di entrare in Ticino,  modificando ogni volta nazionalità, identità, e soprattutto data di nascita (se al primo tentativo dichiarano 25 anni, al terzo ne hanno 17) è evidente che l’attraversamento della frontiera verde (specie in certi tratti) sarà una modalità sempre più gettonata. Ci vuole quindi un  bel recinto sul confine, in stile ungherese, unito ad un messaggio chiaro ai migranti economici: lasciate perdere, in Svizzera non si entra. Quindi, non mettetevi in pericolo con viaggi senza speranza.  Perché a guadagnarci sono solo i passatori, il business dell’asilo, ed i politicanti che tentano di autosantificarsi proclamando che bisogna fare entrare tutti.

Del resto, come annuncia la cronaca degli scorsi giorni, adesso i migranti economici oltre alla frontiera verde tentano di forzare anche quella blu: 17 finti rifugiati eritrei hanno cercato di entrare in Svizzera da Brissago salendo abusivamente su un battello.

Le guardie di confine stanno svolgendo un lavoro enorme nel proteggere la porta sud della Svizzera (e quindi l’intera Svizzera) dal caos asilo. Ma le guardie di confine da sole non possono fare miracoli. Servono muri e recinti.

Porte aperte ai No Borders

Intanto, per tutto ringraziamento, le guardie di confine da mesi vengono infamate dai kompagni spalancatori di frontiere.

E a proposito di chi denigra le forze dell’ordine. Chi scrive ha presentato, nell’ambito dell’ “Ora delle domande” del Consiglio nazionale, la seguente richiesta: il governo intende vietare l’accesso alla Svizzera ai “no borders” italiani responsabili dei vandalismi di Chiasso di due settimane fa?

Risposta della kompagna Sommaruga: assolutamente no, questi bravi giovani (e meno giovani) d’Oltreramina hanno commesso solo “reati non gravi”. Apperò. Peccato che lorsignori siano sotto inchiesta per sommossa. Reato che prevede fino a tre anni di carcere. Si tratta forse di una bagattella? Avanti così: porte spalancate a stranieri che minacciano ed infamano le forze dell’ordine svizzere, oltre a danneggiare la  proprietà pubblica e privata. Ecco come la ministra del P$ sostiene chi si fa ogni giorno il mazzo per la sicurezza del paese. Bene ha fatto il municipio di Chiasso a sporgere denuncia contro i No Borders.

Lorenzo Quadri

Il Consiglio nazionale ha compiuto un passo importante. L’amnistia fiscale ticinese risorge?

 

Con la decisione di giovedì del Consiglio nazionale, che ha approvato una mozione della sua Commissione dell’economia e dei tributi, potrebbe rientrare dalla finestra l’amnistia fiscale cantonale. Quella decisa dal Gran Consiglio ticinese venne cassata dal Tribunale federale nel 2015, perché ai Cantoni mancava la base legale per varare questo tipo di provvedimenti.

La base legale verrebbe creata ora, sempre che la proposta del Nazionale passi lo scoglio degli Stati. Si parla, è bene precisarlo, non di scudi fiscali reiterati e compulsivi come quelli che il Belpaese applicava ad anni alterni nell’era Tremonti, ma di amnistie “uniche e limitate nel tempo”. Del resto in Svizzera l’ultima amnistia fiscale risale a quasi mezzo secolo fa, e meglio al 1969. Il contribuente di amnistia ne vedrebbe dunque una nella vita.

A favore delle casse pubbliche

La Lega sostenne l’amnistia fiscale ticinese quando venne votata in Gran Consiglio nell’aprile 2014. Quindi approva anche la creazione della base legale necessaria, a livello federale, affinché un’iniziativa di questo tipo possa vedere la luce senza venire cassata dal Tribunale federale.

Non si tratta di fare regali agli evasori, bensì di permettere a chi ha dei soldi non dichiarati di farli  prima emergere, anche  a beneficio delle casse pubbliche, pagando una “tassa d’amnistia” che sia sensata (altrimenti il “nero” rimane tale), e poi di immetterli nel circuito economico. Impedire la regolarizzazione del “sommerso” significa rinunciare ad interessanti entrate per l’erario cantonale. E questo mentre, per far quadrare i conti, si mettono le mani nelle tasche dei cittadini e si va a tagliare sugli aiuti ai bisognosi.

La morale a senso unico

E’ interessante notare che proprio la $inistra si oppone istericamente all’arrivo di importanti risorse nelle casse statali.

La morale a senso unico colpisce ancora: i finti rifugiati devono poter entrare in Svizzera e farsi mantenere; i delinquenti stranieri (compresi i fiancheggiatori dell’Isis) devono rimanere in Svizzera alla faccia della volontà popolare;  la deputata-passatrice è una “Madre Teresa”; però il cittadino svizzero che ha qualche soldo non dichiarato è uno schifoso evasore da criminalizzare ad oltranza. Anche a scapito dell’interesse pubblico.

In effetti, l’aspetto più grottesco del dibattito parlamentare sulla mozione  sulle amnistie fiscali è stato lo scomposto agitarsi della $inistra. Dopo la votazione a favore della proposta, una parlamentare P$$  ha cominciato ad aggirarsi  per i banchi strillando come una pescivendola (con tutto il rispetto per tale professione) alla “violazione della Costituzione” (?) (senza peraltro spiegare, ma era troppo pretendere, per quale motivo la decisione appena presa dalla maggioranza sarebbe “anticostituzionale”).

Peccato che solo la sera prima proprio la $inistra, assieme al PLR, al PPD ed ai partitini di contorno, abbia calpestato senza vergogna alcuna la Costituzione nel dibattito sul 9 febbraio. E’ proprio vero che al ridicolo non c’è limite.

Lorenzo Quadri

9 febbraio: svizzeri sempre più convinti della propria scelta

Hanno spalato tonnellate di palta sul “maledetto voto”: ma non è servito a nulla

Ma guarda un po’. Secondo un sondaggio realizzato dal SonntagsBlick gli svizzeri non solo sono ancora convinti del 9 febbraio, ma lo sono ancora di più. Nel senso che lo scarto tra favorevoli e contrari è cresciuto. Adesso i favorevoli sarebbero il 45,6%, i contrari il 43.8% ed i restanti risultano indecisi. Due anni fa i Sì all’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” furono il 50.3%.

Testate filo-UE

Ovviamente si tratta di un sondaggio. Che, come tutti gli altri, lascia il tempo che trova. E’ stato taroccato? Forse. Ma di sicuro non in favore del “maledetto voto”. L’editore del Blick è infatti tale Michael Ringier. Costui ebbe a dire: “nessun giornalista che sia contrario all’UE lavorerà mai in una mia redazione”. Quindi, se “ritocchino” c’è stato, semmai contro il 9 febbraio. Non certo in suo sostegno.

 Il vento sta cambiando

Da notare che di recente da un altro sondaggio è emerso che i tre quarti dei cittadini svizzeri sarebbero favorevoli all’estensione a tutta la Svizzera del divieto di burqa in vigore in Ticino da luglio. (E dire che il burqa avrebbe dovuto essere un “non problema”. E dire che il divieto avrebbe dovuto far crollare i pernottamenti di turisti arabi nel nostro Cantone, che invece sono aumentati).

Queste due inchieste dimostrano che il vento sta cambiando. L’internazionalismo buonista multikulti come “imperativo morale” perde terreno. Il popolo non è più così disposto a farsi fare fesso. Ed infatti è da un po’ che i sabotatori del 9 febbraio non ripetono più il loro ritornello del voto da rifare. Perché? Perché si sono resi conto che verrebbero ancora asfaltati. Da qui la via alternativa: tentare di affossare il “nuovo” articolo costituzionale 121 a  tramite il famoso compromesso-ciofeca.

Altro che “rifare”

Gli spalancatori di frontiere, che nel recente passato invocavano nuove chiamate alle urne per cancellare il voto sgradito, adesso se ne guardano bene. Blocher ha annunciato il lancio di un’iniziativa popolare contro la libera circolazione delle persone nel caso in cui l’immondo pateracchio del Consiglio nazionale sul 9 febbraio non dovesse venire corretto in modo sostanziale (in particolare dagli Stati). E ad Economiesuisse sono andati subito in tilt. Il direttore Heinz Karrer si è infatti affrettato a dire che il compromesso-ciofeca è anticostituzionale, tagliando così l’erba sotto ai piedi ai suoi soldatini del PLR.

Giudici stranieri?

A Bruxelles, gli eurofunzionarietti stanno facendo di tutto e di più per ribadire che per loro la Svizzera è una colonia e quindi deve prendere ordini dall’UE. I balivi blu stellati pretendono di imporci le loro leggi ed i loro giudici tramite demenziali “accordi quadro istituzionali”. Accordi che, è ovvio, costituirebbero la pietra tombale della nostra sovranità nazionale, ma anche della democrazia diretta. E già: la democrazia diretta, quindi le votazioni popolari, ostacolano la svendita della Svizzera all’UE bramata dai poteri forti. I quali infatti tentano di smantellarla, con la consueta tattica del salame (una fetta alla volta).  Il  ministro degli esteri PLR Didier Burkhaltèèèèr sarebbe addirittura pronto a proporre un accordo quadro internazionale con l’UE, che sancirebbe la nostra assoggettazione a leggi e giudici stranieri. Anche in assenza di una simile sciagura, il Consiglio federale sottomette sempre più la Svizzera a regole fabbricate altrove e senza uno straccio di processo democratico: ciò avviene tramite approvazione compulsiva di trattati internazionali che prevedono giurisdizioni speciali.

 Data storica

Due anni e otto mesi: da tanto  la partitocrazia spalancatrice di frontiere, il Consiglio federale, la stampa di regime, gli intellettualini da tre e una cicca, spalano palta sul nuovo articolo costituzionale 121 a. Obiettivo: convincere gli svizzerotti che il “maledetto voto” non solo è sbagliato, ma anche moralmente riprovevole. Ma l’esercizio è miseramente fallito. Il consenso dietro quel voto invece di diminuire è addirittura aumentato. Del resto, l’antieuropeismo non cresce solo in Svizzera. Lo scorso 23 giugno – data storica – gli inglesi hanno votato la Brexit. L’hanno votata malgrado i ricatti, le minacce e il terrorismo di stato dei contrari. In Francia ed anche in Germania il fronte che mira a rottamare Bruxelles guadagna terreno ad ogni votazione. In queste condizioni, il presidente della Commissione europea Juncker, burocrate arrogante ed ipocrita, quello che fa la voce grossa con gli svizzerotti, crede forse di salvare quanto resta della baracca irrigidendosi ideologicamente sulla libera circolazione senza limiti? Auguri: rimarrà negli annali come il becchino dell’UE.

La rabbia popolare

Sono sempre meno quelli disposti a bersi la frottola della libera circolazione indispensabile. I sondaggi lo confermano: perfino quelli effettuati delle testate del filoeuropeista gruppo Ringier. Chi si illudeva di poter sabotare il maledetto voto senza dover fare i conti con un’esplosione di rabbia popolare è servito. Il monito all’indirizzo di Berna e della partitocrazia è chiaro.

Lorenzo Quadri

“Piano contro l’estremismo” o foffa politikamente korretta?

Sommaruga si “dimentica” che il terrorismo religioso ha una sola matrice: islamica

 

Ma tu guarda cosa non ci si inventa pur di fingere di fare i compiti! La kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga ha presentato in conferenza stampa – squilli di trombe, rullo di tamburi – un nuovo “piano nazionale contro l’estremismo”. E già si comincia male: manca un aggettivo. E si prosegue anche peggio. Infatti, puntualizzando, la Simonetta parla di “radicalizzazione ed estremismo violento di origine religiosa”. Le parole aumentano, ma l’aggettivo decisivo continua a mancare. Eh sì, perché la matrice religiosa dell’estremismo violento è una sola: ISLAMICA.

I terroristi che commettono stragi in Europa non sono cristiani, né ebrei, né buddisti; non adorano Manitù e nemmeno Giove Pluvio. Sono ISLAMICI. Se già si comincia  un “piano contro l’estremismo” imboscando questa evidenza – non è politikamente korretto! Non è multikulti! Vergogna, razzisti islamofobi! – è ovvio che non si andrà da nessuna parte.

Cervellotici “distinguo”

Non ancora contenta, la buona Simonetta si arrampica sui vetri producendosi in cervellotici distinguo sul “fondamentalismo religioso che non va confuso con l’estremismo violento”. Come dire: il fondamentalismo religioso dopotutto non è un problema, “bisogna aprirsi”, via libera a chi contesta i valori occidentali, a chi vuole introdurre poligamia, sharia e burqa in Svizzera:  finché non ci mettono le bombe nelle stazioni, va tutto bene. Che poi il fondamentalismo ISLAMICO sia solo lo scalino che precede il terrorismo ISLAMICO pare non contare nulla.

Nuovi compiti?

Naturalmente, e come da copione, la kompagna Sommaruga ed il suo pantheon di scienziati nel “piano nazionale contro l’estremismo” si sciacquano la bocca con il concetto di “prevenzione”: essa è compito trasversale della società e blablabla. Si sta forse meditando di scaricare una pletora di nuovi compiti d’integrazione sul groppone di Cantoni e Comuni? Il tutto, evidentemente, a spese del contribuente? Ricordiamo che sono gli stranieri in arrivo in Svizzera a doversi integrare. Non siamo noi a dover integrare loro.

 Far entrare tutti

C’è poi un problemino di fondo: non si capisce in che modo sia possibile parlare di prevenzione del terrorismo ISLAMICO senza chiudere le frontiere ai finti rifugiati islamici. Eppure proprio il partito della kompagna Sommaruga pretende che la Svizzera faccia entrare tutti. A questo scopo organizza pure trasferte a Como. Ed una sua granconsigliera è stata fermata e messa in stato d’accusa come passatrice, senza che il partito in questione abbia preso alcun provvedimento. Figuriamoci: i kompagni hanno dichiarato che la legge si rispetta, ma quando la legge permette di respingere dei migranti economici, allora pone un problema di coscienza e quindi è giusto violarla. Perché, come detto, per il P$ bisogna far entrare tutti.

I finti asilanti dispersi

Solo pochi giorni fa il subito-sotto di Sommaruga, ovvero il Segretario di Stato della migrazione Mario Gattiker, ha confermato che il 60% degli asilanti che arrivano nei centri d’accoglienza misteriosamente spariscono. A dimostrazione che non sono dei veri profughi. E che in Svizzera, alla faccia delle “frontiere chiuse”, entrano troppi finti rifugiati. Quanti di questi “uccelli di bosco” sono musulmani radicalizzati o radicalizzabili? E dove vanno a finire? Se restano sul nostro territorio: chi li mantiene, e con quale scopo? Magari quello di fanatizzarli pro ISIS?

L’ultima boiata

Non vorremmo poi che, sfruttando il mantra della prevenzione (naturalmente a senso unico) si tentasse di accreditare anche l’ultima boiata sfornata dall’improponibile presidente del P$$ (ribadiamo: partito di Sommaruga) Christian Levrat. Ossia che gli svizzerotti “chiusi e gretti” devono rendere l’Islam religione ufficiale, con tanto di riconoscimento nelle Costituzioni cantonali. Così – ecco la madre di tutte le fregnacce – si potrà “controllare” quello che succede nelle moschee. Ma guarda un po’ questi $ocialisti al caviale: con il pretesto del controllo (che oltretutto mai si sognerebbero di approvare!) tentano di sdoganare nientemeno che l’islamizzazione della Svizzera. E poi la loro ministra di Giustizia si inventa i piani per combattere l’estremismo islamico? Ah certo: l’estremismo islamico si previene islamizzando la Svizzera; come no.

Il CF non vuole i controlli

Per controllare imam e moschee non serve alcun riconoscimento dell’islam quale religione ufficiale. Infatti, vietare i finanziamenti esteri  alle moschee e ai sedicenti “centri culturali” musulmani sarebbe già possibile adesso. Idem introdurre l’obbligo di tenervi le prediche nella lingua locale. Senza bisogno di riconoscimenti costituzionali che non stanno né in cielo né in terra, dal momento che l’islam e le sue visioni politiche (da esso inscindibili) con la Svizzera non c’entrano un tubo. Ma naturalmente Madame “Prevenzione” Sommaruga non ne vuole sapere. Il Consiglio federale non ne vuole sapere. E, davanti alle proposte di cui sopra, strilla indignato alla “massiccia violazione della libertà di religione” (sottointeso: vergogna! Islamofobia! Razzismo!).

Due banali provvedimenti

E come la mettiamo con quei giudici federali buonisti che hanno rimesso in libertà il fiancheggiatore iracheno dell’ISIS arrivato in Svizzera come asilante?  Con l’avvocato difensore che va in giro a bullarsi annunciando che di certo il suo assistito non verrà rispedito in patria a calcioni, come meriterebbe, perché lì – dice il leguleio – rischierebbe la vita? E quindi ce lo teniamo noi? Ma allora siamo proprio un popolo di fessi!

Se si vuole “prevenire” l’estremismo ed il terrorismo islamico, la prima cosa da fare è smetterla di far entrare in Svizzera finti rifugiati, visto che non si sa quanti di loro siano “radicalizzati”.  La seconda è sbattere fuori senza se né ma tutti i simpatizzanti dell’Isis. Un “piano contro l’estremismo” che non contenga questi due elementari quanto banali provvedimenti è foffa.

Lorenzo Quadri

E l’iracheno fiancheggiatore dell’Isis viene rimesso in libertà

Il suo avvocato si bulla: “non potete espellerlo perché nel suo paese rischierebbe la vita”

Quadri: “le leggi attuali, buoniste e lassiste, non sono più adatte ai tempi. Urgono riforme, anche per impedire a giudici politicizzati di sabotare la volontà popolare in materia di espulsione di delinquenti stranieri”

Ma andiamo proprio bene! Ancora una volta, i legulei del Tribunale federale hanno fatto un “bel” regalo alla nazione: due settimane fa, uno dei tre iracheni arrestati come fiancheggiatori dell’Isis è stato rimesso in libertà. L’uomo, giunto in svizzera come asilante, era stato scarcerato anticipatamente  in luglio dal Tribunale penale federale di Bellinzona, con una decisione che ha suscitato, per usare un eufemismo, vivaci proteste. Per fortuna il Canton Argovia, luogo di residenza dell’iracheno, ne ha subito decretato  il ri-arresto in vista dell’espulsione, fissata per fine ottobre.

Ma il Tribunale federale si è messo per traverso. L’alta Corte ha stabilito che l’asilante deve tornare a piede libero. L’ avvocato difensore è pure andato in giro a bullarsi che il suo assistito non potrà (?) venire rinviato nel paese d’origine poiché, a suo dire, verrebbe a trovarsi in pericolo di vita.

Degno di nota il fatto che l’iracheno è arrivato in Svizzera come asilante. Ma come: secondo i politikamente korretti spalancatori di frontiere, gli asilanti fiancheggiatori dell’Isis non erano tutta una balla populista e razzista? I finti rifugiati mica non c’entravano nulla con il terrorismo, e chi sostiene il contrario è un becero fascista?

 

Queste cose non devono ripetersi

Contro la sentenza del TF è insorto il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri, che al proposito ha presentato un atto parlamentare al Consiglio federale.

Quando si parla di espulsione di delinquenti stranieri, a maggior ragione se si tratta di possibili terroristi, si punta  il dito contro governo e parlamento – osserva Quadri -; però ci  si dimentica sempre del terzo attore, altrettanto importante. Ossia il potere giudiziario. Cioè i tribunali. Trovo scandaloso che il popolo abbia votato, già nel 2010, l’espulsione dei delinquenti stranieri, rendendola un obbligo costituzionale. Poi però arrivano sentenze che mandano all’aria l’espulsione non già di un ladro di galline, bensì di un fiancheggiatore dell’ISIS. Ci sono quindi dei magistrati che fanno uso del proprio margine di apprezzamento per supportare una politica delle frontiere spalancate, e per contrastare la volontà popolare a loro sgradita”.

Ma se l’arresto deciso dal Canton Argovia non regge una verifica giudiziaria…

Questo arresto era stato confermato dal giudice unico del tribunale amministrativo cantonale. Quindi non era giuridicamente insostenibile. Questo per me vuol dire che era possibile trovare gli argomenti per mantenerlo. Ma si è preferito fare diversamente. Così ci troviamo in casa nostra, libero di muoversi e magari pure a carico del nostro stato sociale, un finto asilante iracheno che è in realtà un simpatizzante dei terroristi islamici. Poi ci si chiede come mai la gente ha sempre meno fiducia nelle istituzioni.

Se effettivamente l’iracheno non verrà espulso?

Si concretizzerebbe l’allucinante tesi della consigliera nazionale $ocialista Cesla Amarelle: “la Svizzera non ha il diritto di espellere un terrorista se questi rischia la vita nel paese d’origine”. E quindi ce lo teniamo, col rischio che commetta attentati in casa nostra? Per garantire la sicurezza di un terrorista islamico finto rifugiato, mettiamo in pericolo la vita di decine, se non di centinaia di cittadini svizzeri? E’ poi assurdo che il Consiglio federale vari un piano contro l’estremismo religioso (naturalmente evitando di dire che la matrice religiosa è una sola, quella islamica) e poi nei confronti dei fiancheggiatori dell’Isis vengono emesse sentenze-barzelletta. Così non si previene il terrorismo. Al contrario, si rende la Svizzera attrattiva per i jihadisti. Il messaggio che passa è chiaro: trasferitevi pure da noi, che tanto non vi succede niente. E non venite neppure espulsi.

E quindi?

Da qui la richiesta che ho presentato al Consiglio federale di federale di presentare delle modifiche legislative affinché si cambi registro. E’ evidente che la legislazione attuale, buonista e lassista, non è adatta a far fronte alla minaccia del terrorismo islamico. Idem dicasi per la giurisprudenza. E se ci sono dei giudici spalancatori di frontiere, bisogna impedire che simili impostazioni ideologiche, contrarie alla volontà popolare, portino a decisioni che mettono fuori gioco quest’ultima. Ribadisco infatti che il popolo svizzero ha deciso, già quasi 6 anni fa, l’espulsione dei delinquenti stranieri.  A maggior ragione se si tratta di potenziali terroristi islamici.

MDD

Via Sicura: avanti così, che alla fine salta tutto

Il parlamento federale continua a fare melina per non correggere l’immane ciofeca

Legge e giustizia non sono per forza la stessa cosa, ma dovrebbero quanto meno avvicinarsi il più possibile. Quando però la legge contraddice, in vari punti, i più elementari sentimenti di giustizia – come accade manifestamente con Via Sicura – allora intervenire è un obbligo

Ma guarda un po’: come volevasi dimostrare, sul bidone Via Sicura continua la presa per i fondelli. Nei giorni scorsi, la Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni del Consiglio nazionale si è espressa su un’iniziativa parlamentare, peraltro l’ennesima, che mira a correggere le aberrazioni del programma “Via Sicura”, ossia quella ciofeca legislativa a seguito della quale un eccesso di velocità senza conseguenze viene sanzionato più duramente di una rapina.

Eh già, perché Via Sicura si sta rivelando una specie di vaso di Pandora. Tra l’altro mette in imbarazzo pure i magistrati inquirenti. Anche loro si trovano in difficoltà nel giustificare all’indagato cosa avrebbe fatto di così grave da meritare le sanzioni a cui rischia di andare incontro. Sanzioni che non toccano solo l’aspetto penale, ma anche quelli finanziari ed assicurativi. Sì, perché la penalizzazione è addirittura tripla. Via Sicura, nella sua foga – tutta ideologica – di criminalizzare l’automobilista, riesce anche a mettere becco nel rapporto privato tra automobilista ed assicuratore. Una richiesta che peraltro nessuno ha avanzato.

Aggiunte balorde

L’iniziativa contro i pirati della strada, da cui ha avuto origine Via Sicura e che è stata poi ritirata a seguito dell’accettazione parlamentare di Via Sicura, non contemplava affatto questioni assicurative. Sono state aggiunte in parlamento da qualche talebano. E, così come sono state aggiunte, si possono togliere. In concreto, la misura in questione riguarda il  regresso dell’assicuratore nei confronti dell’assicurato. In precedenza era un diritto dell’assicuratore esercitarlo; con Via Sicura è diventato un obbligo. L’iniziativa parlamentare che la Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni ha esaminato chiedeva giustamente questo: il “ritorno al passato”.

 Margine d’apprezzamento?

Quindi ancora una volta i politikamente korretti, quelli che strillavano perché, con la “famosa” iniziativa d’attuazione, il giudice non avrebbe avuto margine di apprezzamento in materia di espulsione di delinquenti stranieri, non si fanno problemi ad eleminare ogni margine di apprezzamento quando si tratta di colpire gli automobilisti, togliendo quindi ogni possibilità di considerare attenuanti. In particolare in relazione alla mancanza di precedenti. Alla sanzioni penali ed amministrative si aggiungono, con il regresso assicurativo, quelle finanziarie, che possono portare alla rovina economica l’interessato. Del resto, bastano abbondantemente i primi due tipi di sanzione per mettere nella palta anche chi non ha di fatto danneggiato nessuno, ma solo infranto un limite di velocità: lunghi periodi senza patente possono portare alla perdita del lavoro.

L’assicuratore è sicuramente in grado di stabilire individualmente quando servirsi del diritto di regresso, senza che ci sia un obbligo di legge ad esercitarlo. Obbligo che, come detto, non lascia alcuno spazio alla valutazione da parte degli assicuratori, peraltro assai poco sospetti di fare beneficienza ingiustificata a vantaggio degli automobilisti che si trovano in fallo. Ma guarda un po’: pur di mazzuolare gli automobilisti, i politikamente korretti non si fanno problemi a strumentalizzare perfino gli assicuratori.

Legge contro giustizia

Eppure, ancora una volta, la commissione parlamentare ha deciso a maggioranza di non decidere. Il tutto è stato rinviato alla fantomatica valutazione globale di Via Sicura, così come accaduto per le altre proposte di correttivi puntuali. Avanti così, tiriamo a campare per non dover ammettere di aver toppato. Ed intanto ci sono automobilisti che vanno in galera mentre i rapinatori rimangono fuori e se la ridono a bocca larga.

Legge e giustizia non sono per forza la stessa cosa, ma dovrebbero quanto meno avvicinarsi il più possibile. Quando però la legge contraddice, in vari punti, i più elementari sentimenti di giustizia – come accade manifestamente con Via Sicura – allora bisogna intervenire. Senza fare melina. Senza rinviare alle calende greche.

Del resto, è in corso una raccolta di firme contro Via Sicura. A quanto risulta, la nuova iniziativa popolare non fa fatica a trovare aderenti. E’ quindi evidente che, senza le necessarie correzioni, tutto il pacchetto Via Sicura potrebbe saltare.  Si preferisce gettare tutto a mare pur di non correggere? Per noi va benissimo.

Lorenzo Quadri

Al “verde” resterebbero i consumatori svizzeri!

NO all’iniziativa ecotalebana “Economia verde”: smettiamola di farci male da soli!

Cari kompagni ro$$overdi, se volevate tutelare l’ambiente dovevate votare l’iniziativa Ecopop. Ma voi invece pretendete l’immigrazione senza limiti, che è insostenibile anche ecologicamente

Tra i temi in votazione il prossimo 25 settembre ci sarà l’iniziativa denominata “Economia verde”.

L’iniziativa in sostanza prescrive la riduzione dell’attuale consumo di risorse del 65% entro il 2050. In altre parole, secondo i promotori, per il 2050 dovremmo consumare un terzo rispetto ad ora. Il Consiglio federale, basandosi su uno studio realizzato da esperti, ha definito l’iniziativa inapplicabile. Anche solo per avvicinarsi all’obiettivo sarebbe necessario mettere in piedi una mostruosa macchina burocratica, oltre che una pletora di obblighi e divieti.  I risultati sarebbero evidentemente deleteri per le aziende presenti in Svizzera, le quali o fallirebbero o farebbero fagotto, trasferendosi in paesi dove il masochismo verde non raggiunge simili punte di irragionevolezza. Risultato: perdita di posti di lavoro, quindi disoccupazione, assistenza, povertà. Insomma, decrescita sì; ma di certo non felice.

Eh già: visto che in Ticino, quanto ad occupazione, non siamo ancora  messi abbastanza male grazie alla devastante libera circolazione delle persone, pare giusto prodursi in ulteriori esercizi alla Tafazzi (noto personaggio televisivo che si martellava sugli attributi con una bottiglia).

Cittadini di nuovo bastonati

Ovviamente, non sarebbero solo le aziende a venire azzoppate dall’iniziativa “Economia verde”. Anche i privati cittadini si vedrebbero saccheggiare i sempre più magri borselli. Le pesanti limitazioni ai consumi imposte dall’iniziativa farebbero schizzare i prezzi a livelli astronomici. Sicché al “verde” rimarrebbero i consumatori. Inoltre i cittadini finirebbero travolti da una pletora di obblighi, di divieti e di sanzioni punitive. Ad esempio nell’ambito della mobilità. Ti sposti “troppo” e quindi utilizzi troppe risorse? Vieni sanzionato! E come la mettiamo, ad esempio, con il riscaldamento nelle nostre case? Giù mazzate! Rincari a go-go sui combustibili, affinché se ne utilizzi il meno possibile! Certo, i plurimilionari potrebbero magari far fronte all’esplosione dei costi generata dagli estremisti verdi senza scomporsi troppo. I cittadini del ceto medio e basso si troveranno invece a dover scegliere tra mangiare e accendere il riscaldamento; questo magari dopo aver perso l’impiego perché l’azienda dove lavoravano ha chiuso i battenti o si è trasferita altrove. Altro che difesa dei consumatori, altro che socialità.

Saremmo i soli

E’ poi evidente che la Svizzera sarebbe l’unica nazione ad imporsi simili limitazioni autolesioniste. Il miglioramento ambientale a livello globale sarebbe dunque pari a zero. Ci faremmo male – ma tanto male – da soli. E tutto per niente!

Un chiaro esempio di quella “sindrome dai primi della classe” che ci danneggia in modo massiccio. In compenso avvantaggia, a spese nostre, i paesi a noi vicini. I quali, poi, se la ridono a bocca larga degli svizzerotti fessi. E come dar loro torto?

Silenzio strumentale?

Di questa iniziativa “Economia verde” non si sente parlare molto. E potrebbe anche essere una tattica dei promotori: perché, se dibattito ci fosse, salterebbe anche fuori che la proposta è del tutto irrealizzabile. Non parlandone, c’è sempre il rischio che qualcuno voti solo in base al titolo “accattivante” (ennesimo esempio di populismo di $inistra) con risultati drammatici.

Bell’esempio di ragionevolezza!

In Consiglio nazionale, l’iniziativa è stata respinta con 128 voti contrari e 62 favorevoli. A votarla quindi non sono stati solo i Verdi, che al Nazionale sono in 12, bensì anche i $ocialisti. Ohibò! Proprio i kompagni l’hanno votata! Quelli che strillano alle “iniziative irrealizzabili” davanti alle proposte altrui, specie quando cozzano con la loro ideologia delle frontiere spalancate: vedi 9 febbraio, Prima i nostri, eccetera!

Bene, eccole qui le iniziative “realizzabili e ragionevoli” sostenute dalla $inistra!

Cari ro$$overdi, purtroppo avete toppato di nuovo, e alla grande. Se la Svizzera sfrutta eccessivamente le proprie risorse naturali, questo accade, semplicemente, perché siamo qui in troppi. Se volevate davvero tutelare l’ambiente, cari ro$$overdi, avreste dovuto votare l’iniziativa Ecopop che limitava l’immigrazione a livelli ecologicamente sostenibili. Ma per voi limitare l’immigrazione è bestemmia. Voi volete le frontiere spalancate. Voi volete obbligare gli svizzeri a far entrare e, all’occorrenza, a mantenere tutti.

Vi sembra normale che in Svizzera, grazie alla devastante libera circolazione delle persone, ci sia un saldo migratorio di 80mila persone in più all’anno, quando nel 2007 erano 20mila? E non osiamo immaginare cosa accadrà con il caos asilo se non CHIUDIAMO le frontiere.  Credete che questo assalto alla diligenza non si ripercuota poi negativamente anche sull’ambiente, oltre che sull’occupazione, sulla sicurezza, sull’integrazione, sui costi sociali, sulle infrastrutture?

Ma bravi, kompagni ro$$overdi: vi impuntate istericamente a favore di un’immigrazione senza limiti ed insostenibile (anche ecologicamente), e poi pretendete di impedire ai cittadini svizzeri di accendere il riscaldamento d’inverno perché il consumo di risorse naturali sarebbe eccessivo nel nostro Paese! Ma chi credete di prendere per il lato B? Il Nano avrebbe detto: andate a scopare il mare!

Lorenzo Quadri

 

Prima i nostri: tener duro o calare le braghe?

Una votazione che sarà determinante per il futuro del mercato del lavoro ticinese

 

Tener duro o calare le braghe? Questa, in sostanza, la scelta che dovranno compiere i votanti ticinesi il prossimo 25 settembre, esprimendosi sull’iniziativa “Prima i nostri”.

“Prima i nostri” è un 9 febbraio ticinese. E quel voto, quel “maledetto voto”, è necessario ribadirlo con forza. Oggi più che mai. Perché sull’iniziativa Contro l’immigrazione di massa a Berna ci stanno uccellando. Quello che, con un eufemismo alquanto spinto, viene definito “compromesso”, in realtà è un bidone. Se ne sono accorti esponenti di tutte le aree politiche. Non solo Udc e Lega, ma anche PLR e PS (Manuele Bertoli): la legge d’applicazione dell’articolo 121 a della Costituzione federale proposta nell’apposita Commissione del Consiglio nazionale da PLR, PPD, PS e partitini di contorno è anticostituzionale. Perfino Economiesuisse, sponsor storica dei liberali, l’ha impallinata, lasciando il PLR con il “naso in mezzo alla faccia”.  Anticostituzionale ed inutile: vengono proposte dei semplici provvedimenti di diritto interno. Cosucce all’acqua di rose. Misuricchie che si sarebbero potute benissimo applicare anche senza bisogno del 9 febbraio. A condizione, beninteso, che ci fosse stato un minimo di volontà di tutelare il mercato del lavoro indigeno dai devastanti eccessi della libera circolazione delle persone. Ma è chiaro: questa volontà mancava in passato e manca anche adesso.

Smentite le cifre farlocche della SECO

I dati dell’assistenza smentiscono platealmente le statistiche taroccate della SECO sull’occupazione in Ticino. La SECO vorrebbe farci credere che Tout va bien, Madame la marquise. L’assistenza racconta un’altra storia. In Ticino il numero delle persone in assistenza è passato dalle 6000 del 2010 alle oltre 9000 attuali (anche se il Consiglio di Stato, nelle ultime risposte ad interrogazioni, tenta di farne apparire “solo” 7800, giocherellando sui termini). I frontalieri erano 37’500 nel 2006 mentre oggi sono oltre 62’500. Di fatto occupano un posto di lavoro su tre, ovvero oltre il 30%. La media svizzera è del 6%. Il 60% dei frontalieri è attivo nel terziario: cioè in quel settore dove il frontalierato non è complementare alla manodopera ticinese, bensì sostitutivo. Emerge a chiare lettere anche dallo studio realizzato dall’Ustat nel 2013, dove si legge: “i frontalieri sono sempre più simili, in termini di caratteristiche e di orientamento professionale, ai lavoratori residenti”. Quindi li sostituiscono poiché, come tutti hanno ormai capito, possono permettersi di accettare stipendi nettamente più bassi di quelli necessari per vivere da noi. Finché questo “assalto alla diligenza” del mercato del lavoro ticinese non verrà fermato, la pressione al ribasso sui salari ed il soppiantamento nelle assunzioni continuerà imperterrito. Solo gli incauti propagandisti della SECO (che il Ticino l’hanno visto al massimo in cartolina) possono immaginare di riuscire a farci bere la fanfaluca che non esiste un nesso tra impennata dei casi d’assistenza tra i residenti, esplosione del frontalierato (specie nel terziario) e libera circolazione delle persone.

No alle clausole fumogene

Da questa situazione ovviamente non si esce con le fumogene clausole bernesi, concepite dai partiti storici per compiacere i padroni di Bruxelles. Per questi partiti, la volontà dell’UE è più importante di quella dei cittadini svizzeri. Magari sarebbe allora il caso che i voti per occupare prestigiose cadreghe li andassero a raccogliere nell’UE.

Le clausole bernesi hanno un solo obiettivo: evitare di scalfire la libera circolazione delle persone senza limiti. Di conseguenza, sono del tutto inutili. Perché la libera circolazione è il problema. Quindi le opzioni sono solo due: o la si ridefinisce, o la si disdice. Ridefinirla come? Come chiede l’articolo costituzionale “Contro l’immigrazione di massa” e come chiede la speculare iniziativa ticinese “Prima i nostri”. Ovvero tramite il ritorno alla preferenza indigena. Un principio che è stato in vigore fino al primo giugno del 2004. Stiamo dunque  parlando del passato recente (c’erano già internet ed i telefonini), non dei tempi in cui gli uomini giravano con le clave.

I sabotatori del 9 febbraio

Il controprogetto all’iniziativa Prima i nostri è stato elaborato –  ma tu guarda i casi della vita – da quegli stessi partiti che hanno voluto, e tuttora vogliono, la libera circolazione senza limiti. Sono i partiti che hanno combattuto il 9 febbraio e che hanno partorito il compromesso-ciofeca nella Commissione del nazionale. E infatti compromesso e controprogetto perseguono il medesimo obiettivo: impedire il ritorno alla preferenza indigena poiché essa metterebbe a rischio (?) la libera circolazione. Sicché la si trasforma da obbligo a semplice auspicio, per privarla di qualsiasi efficacia.

Non facciamoci fregare da quelli che, sia a Berna che in Ticino – e “stranamente” sono gli stessi –  vogliono “cambiare affinché nulla cambi”.

Il mercato del lavoro ticinese necessita di un cambiamento vero. Per questo i ticinesi il 25 settembre devono depositare nell’urna un convinto Sì all’iniziativa “Prima i nostri”. Un Sì che costituirebbe, oltretutto, una risposta forte – e necessaria! – ai pateracchi bernesi e alle prevaricazioni di Bruxelles.

Lorenzo Quadri

 

Per gli asilanti i soldi ci sono, per i “noss vecc” no?

Iniziativa AVS Plus: è lacunosa, ma va votata per aiutare gli anziani che tirano la cinghia

Il prossimo 25 settembre i cittadini svizzeri saranno chiamati alle urne per votare su tre temi, tra cui anche l’AVS plus. Questa iniziativa, lanciata dalla $inistra, chiede un aumento delle rendite del primo pilastro del 10%. Questo perché “negli ultimi 40 anni le rendite AVS non sono sostanzialmente aumentate”, mentre quelle delle casse pensioni si trovano sotto pressione.

A ciò si aggiunge che per il 19% dei pensionati ed il 38% delle pensionate  l’AVS è l’unica fonte di reddito.  Aumentare l’AVS diminuisce inoltre la dipendenza dalle prestazioni complementari. Al proposito va detto che ci sono ancora anziani svizzeri che hanno remore nel chiedere la PC poiché rifiutano, per principio, di far ricorso ad aiuti sociali. (Inutile dire che questa mentalità, tipicamente elvetica, non si ritrova nei molti immigrati che non hanno remore nell’attaccarsi alla mammella statale).

La Tredicesima AVS

L’AVS Plus ricorda, anche nel nome, una delle prime e storiche battaglie della Lega dei Ticinesi: quella per la “Tredicesima AVS”. Si potrebbe pensare che sia la stessa cosa. In effetti non è proprio così: la Tredicesima AVS della Lega – a parte il fatto che si trattava di una misura cantonale, rispettivamente comunale – era concepita molto meglio. Perché non andava indiscriminatamente a tutti. L’avrebbero percepita solo gli anziani di condizione economica modesta, non i milionari. Ma quella proposta venne affossata dai partiti $torici con i prima fila proprio la $inistra. “Chi ha lavorato tutta la vita, chi ha costruito la Svizzera, deve poter vivere dignitosamente, e merita un riconoscimento”, diceva la Lega a sostegno della 13 a AVS. Tutte balle populiste e peroniste (sic!) starnazzavano i $ocialisti. Era il settembre 2012. Sono passati esattamente quattro anni (non quattrocento). E quale argomento tira fuori la $inistra a sostegno della “sua” AVS Plus? “Chi ha lavorato tutta la vita merita un riconoscimento”. Xerox in azione, senza vergogna!

E’ chiaro che la voglia di mandare questi kompagni a Baggio a suonare l’organo è forte. Hanno affossato la Tredicesima AVS solo per non darla vinta all’odiata Lega: ora lo dimostrano nel modo più pacchiano possibile. Intanto ci sono andati di mezzo i nostri anziani di condizione economica modesta. Adesso li vogliamo sentire, i vari Pietro Martinelli e Martino Rossi, che sostengono  l’AVS Plus utilizzando gli stessi argomenti “populisti e peronisti” su cui, solo pochi anni fa, avevano spalato palta a go-go.

Argomenti ancora validi

Ciò non toglie tuttavia che quei semplici argomenti, che erano validi per la Tredicesima AVS, valgono anche per l’AVS Plus. Questa iniziativa è lacunosa, ma va comunque sostenuta.  Soprattutto pensando a tutti gli anziani che devono vivere con la sola AVS: ad esempio perché proprietari di una casetta, di un rustico, di un terreno, magari ereditato o invendibile. Perché, possiamo starne certi, se non si sale su questo treno, di aiuti per i “noss vecc” ed in particolare per quelli che vivono del solo primo pilastro, non se ne vedranno per un bel pezzo.

Le percentuali indicate in apertura indicano peraltro che gli anziani che non dispongono di altre entrate oltre all’AVS non sono affatto una quantité négligeable, come qualcuno – magari con i piedi al caldo grazie alle lobby – tenta di far credere.

I costi

L’obiezione principale che viene sollevata nei confronti dell’AVS plus è quella dei costi: circa 4 miliardi all’anno. Comprensibile che il problema si ponga, specie quando l’aiuto è – come in questo caso – ad innaffiatoio: il 10% in più di AVS lo otterrebbero tutti gli anziani, anche quelli ricchi. Ma come: i kompagni, quelli che sanno sempre tutto meglio degli altri, quelli che si spacciano per  grandi scienziati dei sostegni mirati, se ne sono usciti con una proposta che non è mirata proprio per niente?

Soldi per tutti, tranne che per “i nostri”?

Ma il problema finanziario non è irrisolvibile. E non ci sono solo i contributi dei lavoratori e dei datori di lavoro. Dopo aver detto njet all’AVS Plus, perché per gli anziani svizzeri  i soldi non ci sono, le Camere federali sono infatti riuscite a votare un credito quadro di 11,11 miliardi di franchi per il periodo 2017-2020 per aiuti all’estero. Intanto la spesa per l’asilo si prepara al raddoppio; e proprio la $inistra vorrebbe far entrare tutti i finti rifugiati: vedi la petizione di UNIA che, invece di pensare agli svizzeri disoccupati, chiede al Consiglio federale di far arrivare “subito” 50mila migranti economici. Così facendo i kompagni spalancatori di frontiere tolgono risorse alla loro iniziativa per gli anziani (sindrome di Tafazzi).

Tuttavia, il testo dell’iniziativa AVS plus non contiene alcuna disposizione sul finanziamento. Ciò significa che, nel caso dovesse passare, si potranno prelevare i mezzi necessari sugli aiuti all’estero, sull’asilo, sulle prestazioni ad immigrati nel nostro Stato sociale, sulla kultura per pochi intimi, e via elencando.

Teniamo ben presente una cosa: un richiedente l’asilo ammesso nel nostro paese riceve più di un anziano svizzero con la sola AVS. Malgrado l’anziano abbia costruito il Paese. L’asilante, invece, si limita ad attingere, di regola a vita (!), al nostro Stato sociale.

Se ci sono i soldi per gli asilanti, per gli aiuti all’estero, per gli stranieri in assistenza e per la kultura per pochi intimi, allora ci sono anche quelli per aumentare le rendite AVS del 10%.

Lorenzo Quadri

Terrorismo: stiamo ronfando!

Per fortuna la maggioranza del Consiglio nazionale ha preso almeno una decisione giusta

Rischiamo di essere l’unico paese che, davanti alla minaccia dei miliziani dell’ISIS, rimane ancorato al buonismo-coglionismo come una cozza allo scoglio

 

Beh, tanto per una volta la maggioranza del Consiglio nazionale ci ha azzeccato: infatti ha approvato per 108 voti contro 79 e 6 astenuti una mozione del deputato PPD Marco Romano che chiedeva la revoca sistematica del passaporto svizzero ai jihadisti con doppia nazionalità che sono partiti per la “guerra santa”. E che, come sono partiti, potrebbero anche rientrare nel nostro paese.

Queste persone non devono più poter mettere piede in Svizzera dove, evidentemente, costituirebbero un pericolo per la sicurezza. Il colmo è che il Consiglio federale era contrario anche ad un provvedimento di una tale, disarmante, ovvietà. Il che la dice purtroppo lunga sulla volontà, inesistente, di difendere la sicurezza del paese e dei suoi abitanti dai pericoli del terrorismo islamico. Non sia mai! Prevale il politikamente korretto, il buonismo-coglionismo, la fobia di venire etichettati come populisti e xenofobi!

Alcune questioncelle

La posizione del Consiglio federale, segnatamente della ministra “competente” ovvero la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, in materia di ritiro del passaporto rosso ai jihadisti naturalizzati, solleva allarmanti interrogativi.

  • La stessa Sommaruga ha da poco presentato il piano anti terrorismo, naturalmente evitando di specificare che trattasi di terrorismo islamico. Si può immaginare quanto possano essere “incisivi” i provvedimenti proposti se non si vuole nemmeno ritirare il passaporto rosso ai neosvizzeri partiti per la jihad, per impedire loro di tornare in Svizzera a piazzare bombe nelle stazioni o nei grandi magazzini. Ucci ucci, si sente puzza di foffa politikamente korretta.
  • I jihadisti partiti dalla Svizzera secondo l’ultimo censimento risultano essere 76. Non sappiamo invece quanti sono quelli ancora presenti sul nostro territorio. Evidentemente questi 76 qualcuno li ha naturalizzati. Quindi le naturalizzazioni facili di stranieri NON integrati – addirittura pericolosi! – sono una realtà, non una balla della Lega razzista e fascista. Soluzione: diventare più restrittivi nella concessione della cittadinanza elvetica. Ma evidentemente la buona Simonetta e compagnia cantante non si sognano… addirittura nel suo partito c’è chi sostiene che già la richiesta del passaporto rosso dimostra che il candidato è sufficientemente integrato. E a questo proposito non servono ulteriori commenti.
  • Un Consiglio federale che rifiuta di ritirare il passaporto svizzero ai Jihadisti – non ai ladri di galline! – naturalizzati, fa una pessima figura di fronte ai cittadini (alla faccia della “credibilità delle istituzioni”) e lancia segnali pericolosissimi. Ai seguaci dell’ISIS si dice a chiare lettere che in Svizzera la priorità non l’ha la lotta al terrorismo, bensì il buonismo-coglionismo. Oltretutto questo messaggio si aggiunge a quello lanciato da quei giudici che infliggono condanne-barzelletta ai fiancheggiatori dell’ISIS (vedi pene sospese condizionalmente, mentre gli automobilisti vengono mandati in galera) e che magari nemmeno li espellono dalla Svizzera. E questo malgrado il popolo elvetico già sei anni fa abbia stabilito che i delinquenti stranieri vanno buttati fuori.
  • Mentre tutti gli altri paesi prendono disposizioni ad hoc contro il nuovo ed allarmante fenomeno del terrorismo islamico, noi – e solo noi – rimaniamo ancorati al buonismo multikulti come cozze allo scoglio? Vogliamo davvero diventare un polo d’attrazione per jihadisti?
  • Per limitare i rischi di foreign fighters svizzeri dobbiamo cominciare ad evitare che ne vengano formati. Il che significa controllo stretto sulle moschee, a partire dal divieto di finanziamenti stranieri e dall’obbligo di predicare nella lingua locale. Ma anche a questo proposito, a Berna si preferisce fare orecchie da mercante.

Lorenzo Quadri

Prima i nostri: ricatti da Oltreramina!

A conferma che l’iniziativa è necessaria e, il 25 settembre, va votata

 

L’iniziativa Prima i nostri è efficace. Questo al contrario del controprogetto, elaborato da PLR-PPD-PS. Ovvero dagli affossatori del 9 febbraio: quelli che hanno sempre voluto la libera circolazione senza limiti e che, quindi, si sono sempre opposti alla preferenza indigena. E adesso vorrebbero far credere ai Ticinesi di essersi improvvisamente redenti? Proprio mentre a Berna, nella Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale, gli esponenti del triciclo partitocratico di cui sopra hanno sabotato l’articolo costituzionale “contro l’immigrazione di massa” e vanno pure in giro a bullarsene? Come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi”.

Uhhh, che pagüüüüraaa!

Ironia della sorte: la conferma che i ticinesi devono votare Prima i nostri arriva anche da oltreconfine. Nei giorni scorsi infatti tale Antonio Locatelli, coordinatore provinciale dei frontalieri del Verbanio Cusio Ossola, è sbroccato contro l’iniziativa. Ha detto il Locatelli: “Spero negli elettori ticinesi affinché non diano seguito a teorie e richieste insostenibili e poco democratiche” (ndr: stiamo parlando della preferenza indigena, che è stata in vigore fino al 2004!). E, non ancora contento, ha rincarato la dose: “Se il risultato del referendum (sic) dovesse penalizzarci, ci sarebbero gli estremi per bloccare (doppio sic) gli accordi bilaterali con la Confederazione Elvetica”.

E il Locatelli non è il solo: ricordiamo che, come annunciato dal Mattino, un gruppo di frontalieri voleva pure organizzare una manifestazione di protesta contro “Prima i nostri”, bloccando “i principali valichi d’accesso alla Svizzera” per tre giorni.

Uhhh, che pagüüüüüraaaa!

Mettiamo le cose in chiaro

Qui qualcuno – parecchi “qualcuno” a quanto pare – non ha capito da che parte sorge il sole.

Rimettiamo la chiesa al centro del villaggio.

  • Queste reazioni isteriche d’oltreconfine dimostrano che Prima i nostri è l’unica via per tornare alla preferenza indigena. Se fosse, come sostengono gli affossatori dell’iniziativa, solo aria fritta, nessuno starebbe lì a scaldarsi tanto per combatterla.
  • Qui ci sono dei signori italiani, rappresentanti dei frontalieri, che pensano di poterci ricattare e minacciare in casa nostra su un voto popolare. Non ancora contenti, pensano di poterci pure dare lezioni di “democrazia”. Loro a noi! Emerge con prepotenza la classica impostazione $inistrorsa: la democrazia va bene solo quando ci dà ragione. In caso contrario ci fa proprio schifo.
  • Questi rappresentanti dei frontalieri continuano a danneggiare proprio quelli che dovrebbero rappresentare. E’ allucinante che costoro non abbiano ancora capito che 62’500 dei “loro” portano a casa la pagnotta solo grazie al Ticino. Per cui, Locatelli e compagnia cantante, andate pure avanti così. Bloccate (?) pure i bilaterali (come se fosse vostra facoltà farlo). Se salta la devastante libera circolazione delle persone, il numero dei frontalieri in Ticino si dimezza. A noi sta benissimo. Se siete d’accordo anche voi, siamo a cavallo.
  • L’Italia nel luglio 2014 ha deciso il contingentamento dei frontalieri croati. Però i ticinesotti non devono mettere alcun limite ai frontalieri italiani. E non veniteci a parlare di “economia della regione di confine” perché il flusso migratorio è a senso unico. Se le regioni di confine italiane si trovassero con un terzo della forza lavoro composta da frontalieri ticinesi con e decine di migliaia di padroncini in arrivo dal nostro Cantone che lavorano a scapito dei residenti, non solo avrebbero già costruito un MURO sul confine, ma sopra ci avrebbero piazzato i cannoni.
  • Il 25 settembre tutti a votare Sì all’iniziativa Prima i nostri!

 

 

Lorenzo Quadri

 

$inistra: la morale a senso unico colpisce ancora

 

A $inistra la morale a senso unico colpisce ancora! La kompagna deputata Lisa Bosia Mirra è indagata per favoreggiamento all’entrata illegale di migranti dopo essere stata fermata in dogana.

La parlamentare in questione ha tuttavia dichiarato che domani si presenterà alla seduta di Gran Consiglio “come se niente fudesse”. E naturalmente dal campo dei finti moralisti giunge un assordante silenzio!

Dove sono, ad esempio, i loquaci esponenti del gruppuscolo BrutTicino? Quelli che lanciavano appelli contro la Lega che poi pubblicavano in pompa magna comprandosi intere paginate sui quotidiani (la gauche caviar ha soldi da spendere)?  Spariti nel nulla! Volatilizzati! Il gatto gli ha mangiato la lingua!

Eppure qui c’è una deputata in Gran Consiglio inquisita per un reato per il quale si rischia la galera! Oltretutto, la diretta interessata ha anche ammesso che “non è la prima volta” che “aiuta” finti asilanti a passare la frontiera. Ma è chiaro: i moralisti a senso unico la morale mica la vanno a fare ai kompagni del P$! Loro sono del partito giusto! La morale si fa solo ai nemici!

Arrampicate sui vetri

Al silenzio assordante di BrutTicino e soci sul caso Bosia Mirra si aggiungono le arrampicate sui vetri del capogruppo P$ nel legislativo cantonale Ivo Durisch, secondo cui la presenza di Bosia Mirra in Gran Consiglio “non è un problema visto che l’inchiesta nei suoi confronti non è conclusa”! Ma guarda un po’, i kompagni sono improvvisamente diventati campioni di garantismo! Se sotto inchiesta ci fosse un leghista,  i $ocialisti al caviale si sarebbero immediatamente messi a fare un baccano d’inferno pretendendo dimissioni immediate! Magari avrebbero pure organizzato pacchiane manifestazioni di protesta, naturalmente ben spalleggiati dalla stampa di regime a partire dalla R$I (la quale invece sta addirittura tentando di santificare la presunta passatrice)! Due pesi e due misure, come sempre!

Se l’inquisito fosse  un odiato leghista, i kompagni urlerebbero allo scandalo! Ma visto che sotto inchiesta si trova “una dei loro”, improvvisamente  la procedura giudiziaria “non è un problema politico”, l’è tüt posct! Avanti così,  che la credibilità scende sotto zero…

Ma lo slogan della $inistra cantonticinese non era “per tutti, senza privilegi”??

Lorenzo Quadri

 

 

Niente espulsione per l’asilante fiancheggiatore dell’Isis?

Alla faccia della nostra sicurezza e dei piani (?) contro il terrorismo

 

Proseguono le “perle” della magistratura buonista.

Domenica scorsa si è saputo che il Tribunale federale ha deciso lo scarceramento di uno degli iracheni condannati come fiancheggiatori dell’ISIS. Il Tribunale penale federale di Bellinzona aveva rimesso l’uomo in libertà in luglio. Per fortuna la sezione dell’immigrazione del Canton Argovia, luogo di residenza dell’uomo, ne aveva subito disposto il ri-arresto, in vista dell’espulsione dalla Svizzera, fissata a fine ottobre. Ma il TF si è messo per traverso, e ha annullato la decisione cantonale: l’iracheno fiancheggiatore dell’Isis non deve rimanere dietro le sbarre. Non solo. Il difensore dell’uomo ha pensato bene di bullarsi che il suo assistito non potrà (?) comunque venire espulso dalla Svizzera. Perché, afferma il legale, “nel paese d’origine rischierebbe la vita”. Da notare che l’iracheno è arrivato in Svizzera come asilante. Ma come: i finti rifugiati miliziani dell’Isis non dovevano essere tutta un’invenzione della Lega populista e razzista? Ed invece, ecco cosa succede a far entrare tutti!

Ce li teniamo in casa?

Da notare che l’asilante iracheno supporter dei terroristi islamici è stato scarcerato “come se niente fudesse”, senza una reale valutazione della sua pericolosità. E adesso c’è pure il rischio che qualche leguleio trasformi in realtà – creando un pericolosissimo precedente – la teoria della kompagna consigliera nazionale P$ Cesla Amarelle (originaria di Montevideo): “La Svizzera non ha il diritto (sic) di espellere un immigrato terrorista, se questo  nel paese d’origine rischia la vita”.

Ah bene: quindi i terroristi islamici ce li teniamo in casa, magari li manteniamo pure con i soldi della nostra socialità, e li lasciamo liberi di farsi i propri comodi? La vita di un finto asilante terrorista vale di più di quella delle molte persone che potrebbero rimanere vittima di attentati da lui organizzati?

La votazione del 2010

Non illudiamoci che la Svizzera sia al sicuro dagli orrori del terrorismo islamico. Specie se continuiamo a far entrare finti asilanti, che mai si integreranno, e se NON espelliamo i fiancheggiatori dell’Isis. Con un simile atteggiamento “alla Tafazzi,” la Svizzera non farà che rendersi sempre più attrattiva per i terroristi. Per la serie: venite pure da noi, che tanto non si vi succede niente.

E ciò è tanto più grave se si pensa che il popolo svizzero  nel lontano 2010 ha votato l’espulsione degli stranieri che delinquono. Invece non si espellono nemmeno i terroristi. Chi dobbiamo ringraziare?

Lorenzo Quadri

Gli eurobalivi: “in Svizzera vogliamo comandare noi!”

Inaudito! A Bruxelles sbroccano contro il compromesso-ciofeca sul 9 febbraio

Ma tu guarda questi eurobalivi: ancora non hanno capito che, al più tardi dopo il voto sulla Brexit, sono arrivati al capolinea. Ad ogni votazione negli Stati membri vengono mazzuolati, perché le urne decretano ovunque l’ascesa dei partiti antieuropeisti. Però pretendono ancora di fare la voce grossa con gli svizzerotti.

E’ inaudito che questi funzionaretti non eletti da nessuno, nel loro delirio di onnipotenza, non abbiano ancora capito che la libera circolazione delle persone è un fallimento e l’immigrazione incontrollata una calamità: o si scende a patti e si accettano delle limitazioni, oppure l’Unione europea chiude baracca.

Ancora non sono contenti

A Bruxelles hanno avuto il coraggio di sbroccare perfino contro il compromesso-ciofeca sul  9 febbraio scodellato da PLR, PPD e P$ nella Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale (CIP). Un compromesso anticostituzionale, che prende a pesci in faccia la volontà dei cittadini ed in particolare dei ticinesi. Un compromesso fatto per compiacere proprio Bruxelles.

Esso prevede che, se  l’immigrazione dall’Unione europea e dall’AELS dovesse superare un certo livello (quale? Mistero!) sul piano regionale o nazionale, il Consiglio federale avrebbe facoltà (!) di ricorrere a misure correttive appropriate (quali? Mistero!). Qualora queste eventuali misure – che dovranno essere limitate al minimo indispensabile – risultassero problematiche sul fronte della devastante libera circolazione delle persone, dovranno essere discusse da un comitato misto Svizzera/UE.

Pantaloni ad altezza caviglia

Insomma: per compiacere i suoi padroni di Bruxelles, la partitocrazia (per la quale, è evidente, la volontà popolare conta meno del due briscola, mentre quella dell’UE è legge) ha abbassato le braghe ad altezza caviglia. Ma a Bruxelles ancora non sono contenti. E berciano: se una misura è conforme o no alla libera circolazione delle persone, lo decidiamo solo noi. Ci vuole un accordo quadro che preveda la giurisdizione europea in Svizzera. Il che significa: giudici europei in casa nostra! Ecco dunque l’ennesimo autogoal dell’UE che si sta impegnando per rendersi il più possibile odiosa e mettere in difficoltà i suoi camerieri bernesi. Ed ecco dunque chiarito dalla stessa UE cosa comporterebbe l’accordo quadro istituzionale che il ministro degli esteri PLR Didier Burkhaltèèèèr vagheggia di introdurre: porte spalancate alle leggi UE ed ai giudici UE, sovranità svizzera e diritti popolari nel water.

Non è così difficile…

Quanto al nuovo articolo costituzionale 121 a: è evidente che deve portare ad una ridefinizione della libera circolazione delle persone tra Svizzera e fallita UE. Se quest’ultima “fa muro”, la Svizzera disdice la libera circolazione delle persone. Che, lo ha detto anche l’ex vicepresidente della BNS Jean-Pierre Danthine, è inutile per la crescita economica, ma è solo un puntiglio ideologico. Forza, non è così difficile.

Lorenzo Quadri

Quasi tre quarti degli svizzeri favorevoli all’antiburqa

Un sondaggio asfalta gli spalancatori di frontiere multikulti e, soprattutto, il Consiglio federale

Ma come, il divieto di burqa non doveva essere un divieto razzista, xenofobo, islamofobo? I ticinesi, che nel settembre 2012 lo avevano, con lungimiranza, plebiscitato, non andavano infamati come i beceri bifolchi della nazione?

Invece, ma tu guarda i casi della vita, la SonntasZeitung e Le Matin Dimanche hanno svolto un sondaggio a livello nazionale sul tema antiburqa. E cosa hanno scoperto? Che oltre il 71% degli svizzeri condivide il divieto di dissimulazione del volto. Quindi un inequivocabile no al velo integrale. La percentuale sale addirittura all’85% in Ticino: una vera maggioranza bulgara.

Quattro anni fa, al momento della votazione popolare nel nostro Cantone, i Sì furono il 65%. Nel frattempo la crescita dei consensi è stata esponenziale. Non si fatica ad immaginare il perché: il fondamentalismo musulmano è esploso. Anche in Europa. Ciononostante i politikamente korretti spalancatori di frontiere, in nome del fallimentare multikulti, vogliono non solo autorizzare, ma addirittura promuovere l’islamizzazione della Svizzera: vedi la balorda proposta del presidente del P$$ di far diventare l’Islam religione ufficiale. Questo malgrado il nostro sia un paese cristiano da 1500 anni, che su tale basi ha costruito il proprio ordinamento sociale e politico. Con la Svizzera l’Islam non c’entra un tubo. E’ diventato una presenza di una qualche rilevanza numerica solo negli ultimi decenni: logica conseguenza di una politica migratoria scriteriata per cui pagheremo – noi, ma soprattutto le generazioni future – un prezzo altissimo.

Stracciati dall’Europa dell’Est

Nella Repubblica Ceca il premier Sobotka, rifiutando le quote di finti rifugiati che un’Unione europea allo sfascio tenta di imporre agli Stati membri, ha dichiarato, papale-palpale, che non intende permettere la formazione di una forte comunità musulmana nel suo paese. Lo ha detto, oltretutto, sul muso dell’Anghela Merkel. Quella che, con le sue scellerate dichiarazioni pro accoglienza, ha messo mezza Africa in marcia verso l’Europa.

Aspettiamo che qualche ministro svizzero dimostri di avere gli stessi attributi del ceco Sobotka e che, seguendone l’esempio, dichiari anche lui di non volere una forte comunità musulmana in Svizzera. Ma è chiaro che aspetteremo  un bel pezzo. Perché “dobbiamo aprirci” (solo noi, ovviamente).

Legnata per il Consiglio federale

Quasi tre quarti dei cittadini svizzeri è dunque favorevole al divieto di burqa. Che legnata per la stampa di regime, quella che ha passato non mesi, ma anni, a far cadere il proprio spocchioso disprezzo sull’articolo costituzionale antiburqa, da un lato bollandolo come “razzista e xenofobo” e dall’altro squalificandolo come “un non problema”. Beh, certo: per i multikulti spalancatori di frontiere, la difesa dei valori e delle regole occidentali è un’eresia. Non potendolo però dire apertamente, tentano di gettare fumo negli occhi con la fetecchiata del “non problema”. I problemi sono sempre “altri”.

Ma soprattutto, e questo è più importante ed anche più preoccupante, l’esito del sondaggio sul divieto di burqa dei due domenicali letteralmente asfalta il Consiglio federale. Ricordiamo che quest’ultimo il divieto di burqa non lo vuole, e non lo ha mai voluto. Ha fatto tutto quanto in suo potere affinché il voto popolare ticinese venisse invalidato a Berna dalle Camere federali (gravissimo!). E quando una sentenza della Corte europea dei diritti dell’Uomo gli ha tagliato – contro le aspettative – l’erba sotto i piedi approvando il divieto francese (su cui il Guastafeste ha modellato quello ticinese),  il CF ancora moraleggiava a senso unico a favore dell’improponibile pastrano integrale.

Rotta di collisione

Il Consiglio federale si trova dunque in rotta di collisione con i tre quarti degli svizzeri. E aggiungiamo per sovrapprezzo che sempre il Consiglio federale rifiuta schifato, adducendo pretesti del piffero, di compiere anche i passi più elementari per contrastare la diffusione del fondamentalismo islamico nel nostro paese. Ad esempio di vietare i finanziamenti stranieri alle moschee e di imporre, per ovvie ragioni di controllo, che le prediche si tengano nella lingua locale.

La lotta al fondamentalismo islamico – che, secondo la stampa di regime, sarebbe un “non problema” – è in realtà una delle sfide principali dell’Occidente. Ma il Consiglio federale e la maggioranza politikamente korretta e buonista-coglionista, non perdono nemmeno la più insignificante occasione per dimostrare di essere inadeguati ad affrontarla. Con questi presupposti, possiamo giusto raccomandarci al creatore: ad Allah, beninteso.

Lorenzo Quadri

Non facciamoci calpestare! Sì a “Prima i nostri”!

Altro che “sa po’ fa nagott”! La battaglia contro l’invasione da sud deve continuare 

Un Sì deciso alla preferenza indigena è diventato ancora più indispensabile dopo il compromesso-ciofeca di Berna che di fatto cancellerebbe il 9 febbraio

Domenica scorsa al mercato coperto di Mendrisio si è tenuto il pranzo organizzato da Udc Ticino e Lega a sostegno dell’iniziativa Prima i nostri, su cui voteremo il 25 settembre.

I partiti $torici, si sarà notato, hanno già attivato la macchina del fango. Non certo perché l’iniziativa sia, come vorrebbero far credere, fumogena ed inutile. Ma, molto più semplicemente, perché la partitocrazia è contraria all’iniziativa. Non ne vuole sapere di ciò che essa chiede: in particolare della preferenza indigena. Niente di strano. Ci si poteva forse attendere  che chi ha condotto una battaglia dura contro il 9 febbraio, venendo poi asfaltato dalle urne, avrebbe appoggiato “Prima i nostri”? Ovviamente, no. Costoro infatti “fortissimamente vogliono” – per i propri interessi ideologici e/o di saccoccia –  la libera circolazione delle persone senza limiti. Quella che provoca la sostituzione dei lavoratori ticinesi con frontalieri ed il dumping salariale.

Si credono furbi?

Non sono nemmeno tanto furbi, gli spalancatori di frontiere dei partiti storici. Dicono che “Prima i nostri” sarebbe inutile. E allora cosa propongono in alternativa? Qualcosa di più utile alla concretizzazione della preferenza indigena? No, propongono proprio il contrario: un controprogetto in cui la preferenza indigena viene declassata a semplice auspicio. Scusate, ma non ci cascherebbe nemmeno il Gigi di Viganello!

Lo scandalo bernese

Approvare massicciamente “Prima i nostri” è diventato ancora più necessario dopo la scandalosa ciofeca sul 9 febbraio uscita dalla Commissione delle Istituzioni politiche del Consiglio nazionale.

Altro che “compromesso”: il pateracchio sfornato a Berna da PLR-PPD-P$ è semplicemente la cancellazione del “maledetto voto” del 9 febbraio. E’ un insieme di proposte anticostituzionali. Infatti non vi si trovano né contingenti, né preferenza indigena. La volontà popolare viene presa a pesci in faccia. I “grandi statisti” della partitocrazia credono di prendere per i fondelli la gente proponendo misure che si potevano e si possono applicare benissimo anche senza il  9 febbraio. Misure che, va da sé, costituiscono un semplice cerotto sulla gamba di legno. Non cambieranno assolutamente nulla. Tanto più che al Consiglio federale viene lasciato amplissimo margine di manovra per – forse magari se gli gira –  intervenire, non si sa come, qualora venissero superati determinati parametri, non si sa quali: nella proposta legislativa infatti non c’è nemmeno una cifra.

Parametri-foffa

Anche “quello che mena il gesso” ha capito che i citati “parametri” verranno fissati in modo tale da non essere mai raggiunti. E, tanto per essere sicuri di non trovarsi obbligati a prendere una qualche decisione che potrebbe anche solo provocare un’alzata di sopracciglio da parte dei balivi UE, i sette scienziati bernesi si baseranno sulle cifre farlocche della SECO. Quelle secondo cui in Ticino non c’è alcun problema di sostituzione e di dumping salariale, ma quando mai: sono tutte balle populiste e razziste. Peccato che in dieci anni i frontalieri siano cresciuti da 37’500 a 62’500, che siamo aumentati di 20mila unità nel settore terziario e che i casi d’assistenza in questo sempre meno ridente Cantone siano passati da 6000 nel 2006 ai 9000 attuali.

La goduria dei sabotatori

Chissà come mai, i sabotatori del 9 febbraio stanno esprimendo soddisfazione per la ciofeca bernese. Ovvio: hanno ottenuto proprio quello che volevano. La loro non è solo soddisfazione: è massima goduria. Camerieri dell’UE come la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga ed il PLR “Leider” Ammann hanno parlato di una soluzione interessante. Interessante per chi? Non certo per la maggioranza dei cittadini svizzeri che vengono, ancora una volta, presi a pesci in faccia. Traditi dai propri rappresentanti.

Il presidente nazionale UDC Albert Rösti, commentando l’immondo pateracchio, ha messo in guardia da esplosioni di rabbia popolare. Esplosioni che sono più che giustificate in Ticino, dove troppa gente vive sulla propria pelle le devastanti conseguenze della libera circolazione voluta dai partiti $torici.

Ebbene, il 25 settembre diciamo forte e chiaro che noi la preferenza indigena la vogliamo. Non solo dobbiamo votare Sì a Prima i nostri, ma dobbiamo anche portare questa iniziativa al trionfo: deve ottenere almeno i consensi riscossi dal 9 febbraio.

Chiariamo alla partitocrazia che il Ticino non si fa prendere per i fondelli dai camerieri dell’UE! La battaglia continua! Non molliamo di un millimetro!

Lorenzo Quadri