Sì al FOSTRA: non sprechiamo un’occasione unica

Tanto per una volta che a Berna propongono qualcosa anche per gli automobilisti…

Il 12 febbraio i cittadini svizzeri saranno chiamati a votare anche sul fondo FOSTRA. Voteranno non perché sia stato lanciato un referendum contro la proposta, ma perché essa necessita di una modifica costituzionale per entrare in vigore.

Il FOSTRA è il “borsello” che le camere federali hanno deciso di creare per il finanziamento delle strade nazionali e dei programmi di agglomerato. Si tratta di un fondo analogo a quello già approvato dal popolo nel 2014 per la ferrovia. Già questo sarebbe di per sé un buon motivo per votare il FOSTRA: la strada e la rotaia, per una volta, vengono messe sullo stesso piano. Questo in  barba alla logica imperante e politikamente korretta della “ferrovia buona” contrapposta alle “automobili cattive”.

Compromessi

Dei tre temi federali in votazione il 12 febbraio – gli altri due sono la riforma fiscale III per le imprese e le naturalizzazioni agevolate per i giovani stranieri di terza generazione – il FOSTRA è forse il meno “sexy”. Nel senso che non lascia molto spazio alle grandi battaglie di principio (come possono essere quelle sulla fiscalità o sulle naturalizzazioni) e soprattutto è il frutto di vari compromessi. Merita però di venire sostenuto, per quanto non entusiasmi in ogni suo aspetto. Cominciamo dal punto dolente: il FOSTRA, inutile schivare l’oliva, prevede un aumento del prezzo della benzina. Di 4 centesimi al litro. Anche questo è un compromesso: inizialmente ne erano stati proposti 6. Ovviamente, tale prospettiva non ci fa saltare di gioia, essendo gli automobilisti già tartassati a sufficienza (vedi l’iniziativa della mucca da mungere, su cui si tornerà).

Frontalieri

Altra questione implicita nel FOSTRA che potrebbe far aggrottare qualche sopracciglio. Esso serve a finanziare l’esercizio e la manutenzione delle strade nazionali, come pure all’eliminazione dei cosiddetti colli di bottiglia. Sappiamo che sulle autostrade svizzere ogni anno si registrano circa 20mila ore di coda. Che costano care: circa 1.6 miliardi di franchi. Sappiamo anche però, almeno per quel che riguarda il nostro Cantone, dove va cercata la causa delle interminabili colonne. E sappiamo anche cosa fa esplodere i costi di manutenzione. L’invasione quotidiana di frontalieri e padroncini. Quindi, sì al FOSTRA, ma bisognerà anche darsi da fare per chiamare alla cassa – in base al tanto decantato principio di causalità – chi questi costi straordinari alla nostra rete stradale li crea; chi la intasa per ore ogni santo giorno. Ovvero le targhe azzurre. Leggasi introduzione di una tassa ad hoc per i frontalieri. Da qui, per conto nostro, non si scappa.

La mini-mucca

Detto di questi due aspetti non entusiasmanti, per il resto la strada del FOSTRA (tanto per restare in tema) è in discesa.

Nel senso che esso, a compensazione dell’aumento del prezzo della benzina, prevede comunque una sorta di “mini-mucca da mungere”. Oggi il 50% dell’imposta sugli oli minerali, che grava benzina e diesel, finisce nel calderone delle casse generali della Confederazione: quindi con le tasse riscosse dagli automobilisti si mantengono, ad esempio, i finti rifugiati. Mentre il restante 50% è vincolato a  compiti nell’ambito del traffico stradale. Ebbene con il FOSTRA il  50% vincolato aumenterà del 10%. Quindi un po’ più – circa 250milioni di Fr all’anno – di soldi prelevati agli automobilisti verranno spesi per la strada. Meglio che un calcio nelle gengive.

Programmi d’agglomerato

Tramite il FOSTRA, se il popolo lo approverà, verranno inoltre finanziati i programmi d’agglomerato. Ossia quei programmi che servono per sgravare gli abitati dal  traffico e per finanziare piste ciclabili, corsie dei bus, percorsi pedonali, tram, eccetera.  Senza il FOSTRA, le sovvenzioni federali ai progetti di agglomerato si esaurirebbero rapidamente. Molte opere non potrebbero venire realizzate.

Inoltre con il FOSTRA circa 400 km di strade cantonali diventerebbero di proprietà della Confederazione, sgravando così i Cantoni (Ticino compreso) che disporrebbero, di conseguenza, di maggiori risorse.

I talebani strillano

A dimostrazione della validità del FOSTRA, anche il fatto che gli estremisti ro$$overdi si sono già messi a starnazzare. Il ritornello è sempre lo stesso: lo svuotamento delle casse pubbliche. Eh già: investire nella rete viaria – che è un servizio pubblico – e nei progetti d’agglomerato significa, secondo i kompagnuzzi, derubare lo Stato. E invece sperperare miliardi  pubblici per i finti rifugiati, quelli che secondo la $inistra  “devono entrare tutti”, non significa svuotare le casse pubbliche, nevvero?

Il fatto che ad opporsi istericamente al FOSTRA rimanga solo chi ha fatto della criminalizzazione degli automobilisti il proprio dogma, basterebbe di per sé a dimostrare che il progetto merita di venire sostenuto. Quindi il prossimo 12 febbraio votiamo Sì.

Per una volta la Confederazione prevede di fare qualcosa anche per la mobilità privata, di solito demonizzata. Si tratta di un’occasione più unica che rara. Non è certo il caso di farsela scappare.

Lorenzo Quadri

Riforma fiscale III: il No è molto più costoso del Sì

Per il Ticino ci sono in ballo 3000 posti di lavoro e 165 milioni di gettito

In caso di approvazione il Ticino otterrebbe 50 milioni in più di perequazione finanziaria

Sulla Riforma fiscale III per le imprese (Riforma III) gli animi si stanno scaldando. I kompagni  citano cifre di fantasia ed accusano la Riforma III di “svuotare le casse dello Stato” rendendo così  necessari dei tagli – che “naturalmente”, secondo loro, avverranno nel sociale. Ritornello scontato e solito populismo di $inistra. Ma è facile ribattere. A svuotare le casse dello Stato non sarà di certo (se approvata) la Riforma III. A svuotare le casse pubbliche sono i costi dell’asilo, andati completamente fuori controllo. E sono i costi dell’immigrazione nello Stato sociale (traduzione: stranieri che arrivano in Svizzera paese del Bengodi per farsi mantenere). Tutte conseguenze della politica delle frontiere spalancate e del “devono entrare tutti”. Una politica promossa proprio dalla $inistra a suon di ricatti morali e di sistematiche denigrazioni dei contrari. Questo tanto per chiarire chi svuota le casse pubbliche.

Conseguenza del calabraghismo

Inoltre, a rendere necessaria la Riforma III, è la politica della calata di braghe nei confronti di organismi internazionali. Una politica alla quale il Consiglio federale più debole ed inconsistente della storia ci ha da anni abituato.

In nome del servilismo compulsivo, i nostri camerieri dell’UE sono corsi ad adeguarsi alle nuove regole internazionali (?) che vietano i regimi fiscali speciali. Ma proprio la $inistra spalancatrice di frontiere ha sempre voluto che noi si facesse gli zerbini di Bruxelles e compagnia brutta. I kompagnuzzi hanno sempre strillato contro i regimi fiscali speciali non eurocompatibili. Il Consiglio federale ha fatto proprio quello che volevano  P$ e soci, impegnandosi ad abolirli. La Riforma fiscale III è la diretta conseguenza di questa calata di braghe. Se non ci fosse stata la genuflessione, non ci sarebbe stata nemmeno la Riforma III. Per cui, a $inistra di cosa si lamentano?

1.1 miliardi ai Cantoni

La Riforma III persegue un obiettivo molto semplice: evitare che le aziende che non potranno più beneficiare dei regimi fiscali speciali lascino la Svizzera, portandosi dietro armi e bagagli, ovvero gettito fiscale e posti di lavoro. Non stiamo parlando di noccioline. Per quel che riguarda il Ticino, infatti, le società toccate sono 1355, che generano un gettito complessivo di ca 180 milioni di Fr e che garantiscono circa 3000 posti di lavoro. Esse generano il 7,7% del Pil Cantonale. Questi 180 milioni di Fr e questi 3000 posti di lavoro ce li potremo scordare se non offriremo delle alternative ai regimi fiscali speciali quando questi verranno cancellati. Si tratta dunque di trovare delle misure compensatorie, che interesseranno tutte le aziende (questo perché appunto non ci potranno più essere statuti speciali) con lo scopo di scongiurare l’emigrazione di massa di imprese e posti di lavoro.

Con questo obiettivo la  Confederazione tramite la Riforma fiscale III mette a disposizione dei Cantoni degli strumenti – questi ultimi potranno decidere se e come applicarli – accompagnati da un finanziamento di 1,1 miliardi di Fr all’anno. Si tratta, come già scritto su queste colonne, di un paracadute. Infatti, oggetto della votazione del 12 febbraio non è la fine degli statuti fiscali speciali: questa è cosa già decisa. Oggetto della votazione sono le misure accompagnatorie che la Confederazione ha varato per parare il colpo. Si tratta dunque di decidere se vogliamo o no il paracadute.

I kompagni non hanno il piano B

Ma obiettivo della Riforma III non è solo quello di evitare la partenza delle imprese presenti sul territorio, ma anche di attirarne di nuove. Si tratta in particolare di renderci interessanti per le famose attività ad alto valore aggiunto, specie nell’ambito della ricerca e dello sviluppo. Ovvero, proprio per quelle attività con cui tutti si riempiono la bocca perché fa molto chic: però poi alla prova dei fatti c’è chi rema contro per motivi ideologici (gli esponenti del partito delle tasse solo a sentir parlare di alleggerimenti fiscali diventano cianotici).

Eh già: i kompagni (vedi presa di posizione del direttore del DECS Manuele “bisogna rifare il voto del 9 febbraio” Bertoli) dicono che è giusto che cadano i regimi fiscali speciali, che ci vogliono delle misure accompagnatorie per mantenere i posti di lavoro; ma non quelle proposte dalla Riforma III. Certo che bisogna attirare le imprese ad alto valore aggiunto, dice ancora la $inistra, ma con incentivi di altro tipo. Questo, cari kompagni, è il solito festival del benaltrismo. Non va bene niente, bisogna sempre fare “ben altro”! Ma cosa in concreto? Boh! Gli oppositori della Riforma III non lo sanno. Perché non hanno alcun piano B. E poi a $inistra hanno ancora la “lamiera” di proporsi come unica forza politica credibile? Ma va là…

Non ci sono molti dubbi

La realtà è semplice. Certo che nel breve termine con la Riforma III delle imprese ci sarà un calo del gettito fiscale, che si spera poi di recuperare attirando nuove società: vorrà dire che, per farvi fronte, si taglierà sui finti rifugiati, sugli stranieri in assistenza e sugli aiuti all’estero. Ma senza Riforma III non solo ci sarà un calo del gettito assai più importante, ma pure un’emorragia di posti di lavoro. Dire Sì alla Riforma III ha un costo; dire No ha un costo molto più alto. Non paiono dunque sussistere molti dubbi su quale delle due opzioni sia la meno peggio.

Vantaggi perequativi

Se approvata, la Riforma III comporterebbe un altro effetto positivo interessante: al nostro Cantone spetterebbero 50 milioni  di franchetti in più di perequazione. Non perché il Ticino ne verrebbe impoverito, ma perché i calcoli sulla forza finanziaria diventerebbero più aderenti alla realtà.

Il Ticino ha sempre contestato l’inconsistenza della presunta “ricchezza” che ci penalizza in ambito di contributi perequativi. Il nostro Cantone si trova sempre a cavallo tra i cantoni paganti e quelli riceventi: a seconda dell’anno riceve qualcosina, ma a volte deve addirittura pagare. Il Canton Berna, invece, si cucca più di un miliardo di contributi perequativi. La Riforma III fornisce anche l’occasione di riportare un po’ di realismo in questi contorti calcoli. Ma, se viene trombata, una correzione a nostro vantaggio dei bislacchi meccanismi della perequazione federale ce la leviamo dalla testa per un bel pezzo. Vogliamo gettare a mare questa occasione?

Lorenzo Quadri

I nostri politichetti umiliati da austriaci e britannici

Libera circolazione: il paragone tra il Consiglio federale ed altri governi è deleterio

Ancora una volta, i camerieri dell’UE (ma sarebbe più corretto chiamarli sguatteri dell’UE, onde evitare di offendere la categoria professionale dei camerieri) che siedono in Consiglio federale escono letteralmente asfaltati dal confronto con taluni governanti di paesi a noi vicini. E non andiamo a tirare in ballo il nuovo Presidente USA Donald Trump, perché sarebbe come sparare sulla Croce rossa.

Nel giro di pochi giorni, di questi umilianti confronti ce ne sono stati almeno due.

Il cancelliere austriaco

Il cancelliere austriaco Christian Kern ha di recente dichiarato che vuole limitare la libera circolazione delle persone e favorire i lavoratori che vivono sul territorio nazionale. Ricordiamo, nel caso a qualcuno fosse sfuggito, che l’Austria è uno Stato membro dell’UE. In sostanza, quello che Kern – socialdemocratico! – vuole, è una preferenza indigena. Non certo sul modello della lozza uscita lo scorso dicembre dalle Camere federali, che hanno vergognosamente cancellato il “maledetto voto” del 9 febbraio, ma sul modello di quanto votato dalla maggioranza dei cittadini svizzeri tre anni fa.

Ed eccoci dunque all’umiliante confronto tra il cancelliere austriaco ed i calabraghe seriali bernesi.

Tre anni fa in Svizzera c’è stato un voto popolare sulla devastante immigrazione incontrollata. La Costituzione prescrive, da allora, contingenti e preferenza indigena (articolo 121a). Ma la partitocrazia spalancatrice di frontiere, su impulso del governo, ha annullato questa decisione popolare. Ha stuprato la Costituzione. Ha calpestato la democrazia. Ha tradito i cittadini. Creando, oltretutto, un precedente. In futuro anche altre decisioni dei votanti non gradite alle élite spalancatrici di frontiere potranno venire impunemente annullate.

Indigeni svantaggiati

La preferenza indigena extralight uscita dalle Camere federali è una scandalosa taroccatura già nel nome. Nella realtà, non c’è nessuna preferenza indigena. Nemmeno extralight. Quello che le nuove regole prevedono, sono dei colloqui di lavoro per gli iscritti agli Uffici regionali di collocamento. Ma anche i frontalieri possono iscriversi all’URC. E mica solo loro. Lo possono fare addirittura i cittadini UE che arrivano in Svizzera per 3 mesi, prolungabili fino a 6, alla ricerca di un impiego. Sicché il ticinese in assistenza che non è iscritto all’URC sarà addirittura svantaggiato rispetto al frontaliere iscritto. A dimostrazione che il compromesso-ciofeca non prevede alcuna preferenza indigena: l’aggettivo “residente” non vi figura in nessun articolo. Perché il triciclo PLR-P$$-PPDog alle Camere federali si è premurato di trombare tutti gli emendamenti presentati in questo senso. Chiaro: non sarebbero piaciuti ai padroni di Bruxelles.

Inoltre, questa NON preferenza indigena non ha alcun rapporto con il “maledetto voto” del 9 febbraio. La si sarebbe potuta introdurre anche senza.

“Leider” Ammann scondinzola

Dunque, in Svizzera – che non è uno Stato membro UE –  il popolo vota la preferenza indigena. Il governo e la partitocrazia la cancellano. Ed il ministro dell’economia, il PLR Johann  “Leider” Ammann, non appena l’immonda porcata è stata licenziata dal parlamento, ha subito preso in mano il telefono. Tutto scodinzolante, il “Giuànn” ha chiamato i balivi di Bruxelles per annunciare la lieta novella: il 9 febbraio non esiste più! Noi liblab, assieme ai kompagni e agli uregiatti, l’abbiamo spazzata via! La Svizzera rimane terra di conquista! Nessun limite all’immigrazione! Nessuna protezione per gli indigeni! Porte spalancate all’invasione!

In Austria – Stato membro UE – invece il premier socialdemocratico, senza che ci sia stata alcuna votazione, propone lui stesso di introdurre la preferenza indigena che la partitocrazia svizzera, $inistruccia al caviale in primis, ha seppellito.

Insomma: da noi la preferenza indigena inserita nella Costituzione è stata cancellata dal governo e dalla partitocrazia. In Austria invece a proporla è lo stesso governo. Se questa non è una vergogna per il nostro Paese…

Gran Bretagna

Anche il paragone tra il Consiglio federale ed  i governanti britannici è deleterio. A Londra, diversamente da Berna, nessun ministro ha mai parlato di “rifare votazioni”. E sì che il voto sulla Brexit tecnicamente avrebbe solo valore consultivo. Mica come quello del 9 febbraio.  E adesso il Regno Unito punta sull’hard brexit: si divorzierà dagli eurofalliti, costi quel che costi. La premier Theresa May, davanti agli eurofunzionarietti, si è espressa in termini inequivocabili. Ed  il ministro delle finanze inglese ha già detto che, se il suo paese verrà sbattuto fuori dal mercato unico, saprà prendere i provvedimenti del caso. In particolare trasformandosi in un paradiso fiscale. Che poi forse non servono chissà quali metamorfosi, perché Londra si è sempre fatta una bella manica di affari propri.

Gli unici fessi?

E’ chiaro che la fallimentare libera circolazione delle persone, così come è conosciuta oggi, ha i giorni contati. L’UE, come abbiamo scritto più volte, dovrà scendere a compromessi. Altrimenti le “exit” si moltiplicheranno. Andrà a finire che gli Stati membri UE troveranno il modo per introdurre la preferenza indigena e per limitare l’immigrazione. Gli svizzerotti fessi, invece, grazie alla pavida pochezza della propria classe (?) politica con le braghe sistematicamente abbassate ad altezza caviglia, rimarranno i soli ad essere penalizzati in casa propria. E senza nemmeno essere membri UE.

Lorenzo Quadri

Sventiamo le sciagurate naturalizzazioni di massa!

I kompagni si mobilitano per rendere svizzeri anche gli stranieri non integrati 

Il 12 febbraio tutti a votare NO alla naturalizzazione agevolata dei giovani stranieri di terza generazione: che è una cosa diversa da quello che vorrebbero farci credere!

Il prossimo 12 febbraio voteremo sulla naturalizzazione agevolata dei cosiddetti stranieri di terza generazione. Che non sono affatto gli stranieri che vivono in Svizzera da tre generazioni. Sono invece quelli che possono far risalire i primi contatti con il nostro paese ai loro nonni. Ma questo non vuole affatto dire che tali contatti siano stati permanenti.

L’aria che tira

Da dove salta fuori questa votazione? E’ la conseguenza di un’iniziativa parlamentare della deputata $ocialista del Canton Vaud Addolorata Marra (non patrizia di Corticiasca).

Si capisce dunque subito che aria tira: di naturalizzazioni facili. I kompagni le vorrebbero addirittura automatiche. L’oggetto in votazione  è difeso a spada tratta dal P$$. Il quale ha pure divulgato, a sostegno della propria posizione, dei volantini in ARABO, come scritto dal Mattino la scorsa settimana.  E’ quindi lampante che la $inistruccia spalancatrice di frontiere, per l’ennesima volta sta cercando di buggerare i cittadini. Dice che a beneficiare della naturalizzazione agevolata sarebbero solo giovani stranieri perfettamente integrati. Come no. Infatti sono così integrati che per raggiungerli ci vogliono i volantini in ARABO. Questi stranieri meravigliosamente integrati non parlano neppure una lingua nazionale? $ignori, chi pensiamo di prendere per i fondelli?

Svendere passaporti

L’obbiettivo dei kompagni è quello di far diventare svizzere anche persone che non sono affatto integrate. Che magari nemmeno si sognano di integrarsi. Che vogliono il passaporto rosso per essere sicure di poter rimanere per sempre nella Svizzera paese del Bengodi. Qualsiasi cosa accada. Qualsiasi cosa facciano. O non facciano.

Sicché, qui si vuole svendere la cittadinanza elvetica. Con l’obbiettivo di creare sempre più svizzeri di carta ai quali di difendere il paese – ad esempio dagli assalti dell’UE – non gliene importa un fico secco. E che quindi nelle votazioni popolari approveranno la sua rottamazione. Proprio come vuole la $inistra. Che coincidenza, eh?

Già oggi naturalizziamo a go-go

Quando si propone una modifica di legge – nel caso concreto addirittura della Costituzione – è perché qualcosa nello statu quo non funziona. Perché c’è necessità di intervento. “Handlungsbedarf”, come si dice a Berna. Ohibò, forse che c’è necessità di intervenire sulle attuali procedure di conferimento della cittadinanza elvetica, e di intervenire nel senso di renderle più facili? No di certo!

I kompagni amano ripetere che in Svizzera acquisire il passaporto rosso sarebbe impresa proibitiva. Questo ritornello lo sentiamo da anni. E sarebbe per tale motivo, secondo i $ocialisti, che in Svizzera ci sono così tanti stranieri, cioè un quarto della popolazione: tassi che non si trovano da nessun’altra parte. Non perché l’immigrazione è completamente fuori controllo. Perché diventare svizzeri sarebbe “impossibile”.

Ebbene, si tratta di fregnacce.

In Svizzera si naturalizza a tutto spiano.  Ogni anno vengono creati almeno 40mila neo-cittadini elvetici. In Europa solo quattro paesi hanno un tasso di naturalizzazione superiore al nostro: Lussemburgo, Irlanda, Svezia e Spagna. Tutti gli altri naturalizzano molto meno. In Germania, ad esempio, nel 2014 hanno acquisito il passaporto nazionale 110mila stranieri.  Ma, per raggiungere – in proporzione – le quote elvetiche, avrebbero dovuto essere oltre 400mila, visto che la Germania ha 10 volte la popolazione della Confederazione. Detto in altri termini, la Svizzera naturalizza il quadruplo della Germania!

 40% turchi e balcanici

E non è nemmeno vero che i principali beneficiari delle naturalizzazioni già fin troppo facili sono cittadini di paesi a noi confinanti e che quindi hanno culture e tradizioni analoghe alle nostre. Balle! Quasi il 40% dei naturalizzati tra il 2006 ed il 2015 proviene dalla Turchia e dai paesi balcanici. Gli italiani sono stati nello stesso periodo solo 12%, i francesi il 4%, i tedeschi il 3%. La stragrande maggioranza dei neo-svizzeri arriva dunque da culture assai diverse dalla nostra; a volte incompatibili. Questo vuol dire che le naturalizzazioni facili stanno mettendo in pericolo l’identità ed i valori elvetici. Sono le cifre ufficiali a dirlo: non la Lega populista e razzista.

Del resto, tanto per citare un esempio recente, i genitori integralisti islamici residenti a Basilea, condannati dalla Corte europea dei diritti dell’Uomo perché proibivano alle figlie di partecipare alle lezioni di nuoto, sono neo-svizzeri di origine turca. 

 Diventare più selettivi

Non c’è dunque alcun motivo per agevolare le naturalizzazioni di chicchessia. Non bisogna diventare più largheggianti, ma più restrittivi. Dobbiamo renderci molto più efficaci nel verificare la reale integrazione dei candidati. Perché è evidente che già adesso vengono fatte svizzere persone non integrate e non integrabili.

Le agevolazioni che la partitocrazia spalancatrice di frontiere (kompagni in primis) vorrebbe farci approvare non sono nient’altro che una svendita del passaporto – e della nazione. Quindi, il 12 febbraio votiamo un NO deciso!

Non solo bisogna diventare più selettivi nel conferire la cittadinanza elvetica, ma bisogna proibire i doppi passaporti. Altro che agevolazioni!

Lorenzo Quadri

Un primo passo sulla via della preferenza indigena

Approvata l’iniziativa Rückert-Dadò: i sussidi pubblici vanno spesi in Ticino

Il neo-presidente USA Donald Trump nel suo discorso di insediamento ha detto: “assumere americano, comprare americano” (traduzione: Prima i nostri). In Ticino, grazie alla Lega e all’iniziativa parlamentare di Amanda Rückert (Lega) e Fiorenzo Dadò (PPD) è stato fatto un passo nella direzione giusta: chi beneficia di contributi pubblici sarà tenuto a spenderli in Ticino. Così ha votato martedì il parlamento ticinese a larga maggioranza. Per contributi pubblici non si intendono gli aiuti sociali ai cittadini, ma i sussidi per l’esecuzione di opere, la realizzazione di servizio o l’acquisto di determinati beni. Esempio “classico”: libri finanziati dal Cantone ma stampati oltreconfine.

Libertà di voto?

Il principio che almeno i soldi pubblici vanno spesi in Ticino dovrebbe essere di per sé ovvio. A maggior ragione con l’articolo costituzionale “Prima i nostri” in vigore in quanto votato dal popolo. Ed invece a $inistra  ancora riescono a tergiversare. Infatti la parola d’ordine in Gran Consiglio è stata “libertà di voto”. Non si fa molta fatica ad immaginare che ai kompagni sarebbe piaciuto tanto, ma proprio tanto-tanto, dire di votare contro l’iniziativa Rückert-Dadò, perché “bisogna aprirsi”. Del resto, il P$ non è forse il partito del direttore del DECS, quello del “prima i torinesi al centro di dialettologia”?

Ma evidentemente qualche spiraglio di Realpolitik di tanto in tanto si fa strada anche tra le fila degli spalancatori di frontiere. E’ una necessità. Anche perché la credibilità del P$ (svizzero) è crollata ai minimi storici con la pubblicazione del volantino in ARABO a sostegno della naturalizzazione agevolata degli stranieri di terza generazione. (Ma questi kompagni sono uno spettacolo. Prima dicono che gli stranieri di terza generazione sono tutti perfettamente integrati. E poi si scopre che sono così integrati che se non gli si scrive in arabo non capiscono?)

Preoccupazione $inistra

Sicché i kompagni optano per la libertà di voto sull’iniziativa che prescrive di spendere i sussidi in Ticino, ma il loro capogruppo Durisch si dice “preoccupato di come nel nostro Cantone si guardi tutto con gli occhiali di prima i nostri”. Ohibò. Forse a qualcuno sfugge che Prima i nostri non è un vezzo di uno sparuto gruppetto di populisti e razzisti. Prima i nostri è, dallo scorso settembre, un principio costituzionale. E la Costituzione è la carta fondamentale di uno Stato. Malgrado siano contrari all’insegnamento della civica, questo dovrebbero saperlo anche a $inistra.

Quindi, che in Ticino su usino gli occhiali di “Prima i nostri” non solo è normale, ma è anche doveroso. Piaccia o non piaccia ai kompagni. Quello che deve semmai preoccupare, è che ci sia qualcuno che insiste nel minimizzare. Come dire: suvvia ragazzi, non vorrete mica prendere sul serio un voto del popolino becero e xenobo?

Da ricordare

Intanto ricordiamo ai kompagni questo passaggio del giornalista e scrittore americano Charles Hugh Smith sulla $inistra spalancatrice di frontiere:  “I socialdemocratici, nel momento in cui abbracciano l’idea dei “confini aperti”, istituzionalizzano l’apertura all’immigrazione; questa disintegra il valore della forza lavoro dato dalla sua scarsità  sul mercato interno, e permette di abbassarne il prezzo grazie al lavoro degli immigrati, a tutto vantaggio del desiderio del capitale di abbattere i costi”. Prendere su e portare a casa.

Primo passo

L’iniziativa Rückert-Dadò è anteriore al voto su Prima i nostri ma va, evidentemente, nella stessa direzione. Un primo passo concreto sulla via dell’introduzione di forme di preferenza indigena. Così come ha voluto, e votato, il cittadino. Ma si tratta appunto solo un primo passo. Altri ovviamente devono seguire.

Lorenzo Quadri

 

 

Immigrazione in calo in Svizzera? Non raccontiamo balle

La propaganda di regime imperversa in vista del voto sulle naturalizzazioni facili

 

Quando si dice la propaganda di regime!  Tra due settimane si voterà (in effetti già si sta votando per corrispondenza) sulla naturalizzazione agevolata per i giovani stranieri di cosiddetta “terza generazione”. Non solo: la partitocrazia, appoggiata dalla stampa di regime, ha da poco rottamato il “maledetto voto” del 9 febbraio. L’immigrazione torna dunque ad essere al centro del dibattito politico. E’ prioritario far credere al popolino che in Svizzera su questo fronte non c’è alcun problema, ma quando mai. Sono tutte balle populiste e razziste. E, visto che la Svizzera non ha alcun problema di immigrazione, avanti con le naturalizzazioni a go-go. Le quali servono proprio ad abbellire le statistiche sull’immigrazione e sugli stranieri. Un circolo vizioso, dunque. Anche se qualcuno lo reputa virtuoso.

Commenti fuorvianti

Come far credere al volgo che l’immigrazione non è un problema? Divulgando in tempi assai sospetti, ossia poco prima di una votazione sul tema, cifre che dovrebbero prestarsi al sostegno di questa tesi. Naturalmente con corollario di commenti fuorvianti. Sicché ecco scodellato agli svizzerotti il dato sull’immigrazione nel 2016 che sarebbe diminuita rispetto all’anno precedente, con un saldo migratorio di “sole” 60’262 persone. Avanti con i fumogeni! Forse è il caso di rimettere il campanile – o magari il minareto, visti i tempi che corrono – al centro del villaggio.

10 punti

  1. Negli scorsi anni ci sono stati saldi migratori anche di 80mila persone. Nulla impedisce il ritorno, in breve, su tali livelli.
  2. Pensare di far credere che un saldo migratorio di oltre 60mila persone per il 2016 sia “poco”, è squallida mistificazione. I fautori della devastante libera circolazione delle persone avevano a suo tempo dichiarato che essa avrebbe portato ad un saldo migratorio di 10mila persone all’anno.
  3. Nel saldo migratorio di cui sopra non sono compresi i finti rifugiati con lo smartphone. Che nel 2016 sono stati 40mila, mentre negli anni precedenti la metà. Altro che immigrazione in calo.
  4. Un conto è la diminuzione del saldo migratorio (immigrati meno emigrati), un conto è quella dell’immigrazione. Ora, nel 2016 sono immigrate in Svizzera oltre 143mila persone. La diminuzione rispetto all’anno precedente è di meno del 5%. Quindi non significativa. Il saldo migratorio è diminuito nel 2016 non perché in Svizzera è entrata meno gente, ma perché più persone (anche svizzere) hanno lasciato il paese. Sicché l’immigrazione continua ad essere del tutto fuori controllo.
  5. Evidentemente non si può scindere il discorso dei nuovi arrivi dagli immigrati già presenti in Svizzera. Nel nostro paese il 25% della popolazione è straniera. In Ticino siamo al 30%. A Lugano al 37%. Da nessun’altra parte del mondo si trovano percentuali simili. Ulteriore dimostrazione che l’immigrazione è fuori controllo.
  6. Naturalmente nel 25% di stranieri non sono contemplati i neo-svizzeri. Ogni anno nel nostro paese vengono naturalizzate oltre 40mila persone. In proporzione, il quadruplo di quelle che vengono naturalizzate in Germania.
  7. Anche nel 2016 un terzo degli immigrati è arrivato in Svizzera per ricongiungimento familiare, mentre solo il 47% per l’assunzione di un impiego. Altro che la panzana dell’ “arrivano in Svizzera persone richieste dall’economia”. Quelle che immigrano per lavorare sono meno della metà del totale.
  8. Nel 2016 sono aumentati gli immigrati dai Paesi UE e diminuiti quelli dai paesi extra UE (ovviamente senza contare i finti rifugiati che, come detto, non sono contemplati nel saldo migratorio ufficiale). E’ dunque confermato, semmai ce ne fosse ancora bisogno, che il problema è la devastante libera circolazione delle persone.
  9. Il 12 febbraio votiamo NO alle naturalizzazioni agevolate dei cosiddetti stranieri di terza generazione, il cui unico scopo è aumentare il numero dei neo-svizzeri, indipendentemente dalla loro integrazione. I kompagni pretendono le naturalizzazioni sempre più facili perché mirano, oltre che a taroccare le statistiche sugli stranieri, ad accattonare voti presso quanti hanno appena ottenuto il passaporto rosso.
  10. A dimostrazione del punto 9: i volantini scritti in ARABO dal P$$ a favore delle naturalizzazioni facili. Ed anche la lista del P$ di Basilea per le elezioni cantonali 2015 (vedi foto). Al cui slogan  – Più Basilea, Più P$ – manca il terzo e più importante punto: “meno Svizzera”!

Lorenzo Quadri

Non c’è limite alla tolla!

Riforma III delle imprese: Widmer Schlumpf fa galoppinaggio per i kompagni

 

La discesa in campo dell’ex ministra del 5% contro la Riforma III, è l’ulteriore conferma che il 12 febbraio bisogna votare Sì

L’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf  è uscita dal silenzio  in cui sarebbe dovuta restare e si è messa ad impallinare la Riforma fiscale III delle imprese, da lei stessa concepita (la memoria comincia a fare cilecca?).

L’iniziativa dell’ex Consigliera federale non eletta viola la regola scritta secondo cui gli ex ministri non dovrebbero più mettere il naso in quelli che sono ormai diventati gli affari dei loro successori. A lasciare di stucco, però,  non è tanto che l’ex ministra del 5% parli. E’ che abbia ancora il coraggio di metter fuori la faccia a pontificare dopo tutti i disastri che ha combinato. Disastri che hanno colpito in prima linea il Ticino. Vedi l’azzoppamento della piazza finanziaria con la calata di braghe senza contropartita sul segreto bancario. Ma vedi anche l’immane boiata, priva di qualsiasi logica, di concedere ai frontalieri le stesse deduzioni fiscali dei residenti: di fatto un regalo fiscale ai frontalieri. I quali dovrebbero invece pagare più tasse; non certo di meno. Il prezzo del regalo fiscale, quando sarà operativo, lo pagherà in prima linea proprio il Ticino. Il nostro Cantone, grazie all’ex ministra del 5%, si troverà con meno entrate e, oltretutto, nella necessità di assumere nuovi tassatori per calcolare le deduzioni dei frontalieri! Senza contare che sempre la pregiata Signora non eletta, assieme al suo tirapiedi De Watteville, voleva svendere gli interessi del Ticino al Belpaese nella diatriba sugli accordi fiscali dei frontalieri.

E ancora, Widmer Schlumpf, all’indomani del “maledetto voto” del 9 febbraio, starnazzava alla votazione da rifare, assieme al kompagno presidente del P$ Christian Levrat e compagnia brutta.

E come la mettiamo con il subdolo tentativo della grigionese di cancellare il segreto bancario anche per gli svizzeri?

Cameriera dell’UE

Quanto alla Riforma III della fiscalità delle imprese, che avrà un costo (ma respingerla costerebbe molto di più):  se la Svizzera si ritrova nella condizione di doverla fare, onde evitare l’emorragia di gettito fiscale e di posti di lavoro – solo in Ticino gli impieghi a rischio sono 3000 – la colpa è sempre dell’ex ministra del 5% che, da brava cameriera di Bruxelles, è subito corsa a sottoscrivere accordi capestro per conformare il nostro Paese alle nuove regole internazionali. Vedremo in quanti faranno altrettanto. E adesso Madame ha ancora il coraggio di montare in cattedra contro la Riforma III, con  l’intento manifesto di sabotare il suo successore, l’odiato Udc Ueli Maurer?

Al soldo del P$$

Inutile dire che per l’ennesima volta la rancorosa prepensionata d’oro si schiera dalla parte della $inistra, confermando che per otto anni è stata in governo a fare la terza Consigliera federale del P$$.

Si sperava che, visti i suoi precedenti, l’ex ministra del 5%, una volta lasciata la carica  – quando ormai i danni erano fatti – avrebbe almeno avuto la decenza di farsi dimenticare. Invece no. Proprio vero che non c’è mai limite al peggio.

Lorenzo Quadri

L’UE ammette: gli accordi di Schengen sono FALLITI

Prolungati per altri tre mesi i controlli su alcune frontiere interne alla (dis)Unione

E perché la Svizzera non dovrebbe a questo punto reintrodurre i controlli sistematici in dogana? Perché la kompagna Simonetta Sommaruga, esponente del partito del “devono entrare tutti”, non vuole?

Ma guarda un po’: la Commissione europea (sic!) è favorevole al mantenimento per altri tre mesi dei controlli alle frontiere interni all’UE messi in atto da Austria, Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia.

Ecco l’ennesima dimostrazione che Schengen è un fallimento. Lo ammette anche Bruxelles: alla prima emergenza il sistema va in tilt, e bisogna sospenderlo. Un fallimento che ci costa però 100 milioni di franchetti all’anno.
A questo punto la domanda è una sola. Cosa aspetta la Svizzera a reintrodurre i controlli sistematici alle frontiere (anche se la signora Simonetta Sommaruga, esponente del partito del “devono entrare tutti”, non vuole)?

E’ evidente che la Signora “devono entrare tutti” Sommaruga dovrà prossimamente rispondere ad un atto parlamentare in cui si chiederà come mai l’UE prolunga – magari sine die? – la sospensione di Schengen, mentre gli svizzerotti, più papisti del Papa, non ne vogliono sapere.  Come se Como non fosse dietro l’angolo. Come se nuove ondate di migranti economici non potessero da un momento all’altro riversarsi sulla vicina Penisola e quindi sul confine di Chiasso. Ma forse per la ministra di Giustizia i problemi del Ticino non sono problemi della Svizzera. A proposito: e come la mettiamo con il nuovo centro asilanti di Cavallasca, su territorio italiano ma a 500 metri dal valico non sorvegliato di Pedrinate e dalla frontiera verde? In che modo la Confederazione sta tutelando l’interesse dei chiassesi?

Intanto il presidente USA Donald Trump ha annunciato il prolungamento del muro sul confine con il Messico (che già esiste: la costruzione l’ha iniziata il democratico Bill Clinton). La motivazione è di un’evidenza solare: i muri servono a proteggere. Anche la Svizzera ha bisogni di sicurezza. Anzi, forse qualche spalancatore di frontiere politikamente korretto si è dimenticato che uno dei punti di forza del nostro Paese è proprio quello. Per cui, avanti con i muri anche da noi!

La lista di Trump

Intanto il presidente USA ci sta sempre più simpatico. Ha infatti  dato ordine di pubblicare settimanalmente una lista dei reati commessi dagli immigrati. Ma guarda un po’! E’ da tempo che la Lega chiede di indicare nei comunicati delle autorità giudiziarie e della polizia cantonale la nazionalità degli autori di reati. Ma naturalmente sa po’ mia! “Bisogna tutelare la personalità dei presunti delinquenti”! La Lega, ancora una volta, ha dunque precorso i tempi.

Inutile dire che una bella lista come quella annunciata da Trump va introdotta anche dalle nostre parti, precisando il genere di reato, la nazionalità dell’autore ed il tipo di permesso di cui dispone. E magari anche i casi di recidiva.
A voler fare i “di più” bisognerebbe anche indicare i reati commessi da naturalizzati (che però nelle statistiche finiscono sotto la casella “svizzeri”).
Poi vediamo se “immigrazione è uguale ricchezza”, come blaterano gli spalancatori di frontiere, o se è invece più uguale a delinquenza.

Lorenzo Quadri

 

 

E l’Islam si mise in politica. Anche in Svizzera

Fallito il referendum vodese contro la mendicità; ma era solo un “ballon d’essai”

 

Lo scorso settembre, il Gran Consiglio vodese ha votato il divieto d’accattonaggio in tutto il Cantone. E il Canton Vaud non ci risulta essere propriamente un feudo dell’ “estrema” destra (per i politikamente korretti e per la stampa di regime, la destra è “estrema” per definizione).

Contro il citato divieto, l’ “estrema” $inistra ha lanciato il referendum. Che però, lo abbiamo di recente appreso dagli organi di informazione, è fallito. Servivano 12mila firme, ma ne sono state raccolte solo 8000.

Si prende dunque atto che i kompagni sono favorevoli alla mendicità. Certo, in Svizzera “devono entrare tutti” e devono potersi dedicare anche all’accattonaggio. Magari organizzato. Magari sfruttatore di bambini. Vedi ciò che accade in questo sempre meno ridente Cantone grazie a Rom in arrivo dai campi nomadi lombardi e piemontesi.

Quello che le agenzie dimenticano

L’aspetto maggiormente degno di nota della vicenda vodese, tuttavia, non viene ricordato dalle note di agenzia. Ed è il seguente. A schierarsi contro la nuova legge – quindi ad appoggiare il referendum (probabilmente pure in veste di co-promotrice) – ha messo fuori la faccia anche l’Unione vodese delle associazioni musulmane (UVAM). Con il seguente argomento: “l’elemosina e la carità sono uno dei pilastri dell’Islam”. Allora venne rilevato che si trattava della prima presa di posizione di stampo chiaramente politico da parte delle associazioni islamiche.

E qui qualche campanello d’allarme deve cominciare a suonare. Con questa iniziativa, le associazioni islamiche hanno infatti promosso in Svizzera una causa politica motivandola con i precetti del Corano (o con quelli che loro dicono essere i precetti coranici). La decisione democratica del parlamento vodese è stata contestata dall’UVAM in quanto non in linea con un testo religioso. I musulmani dimostrano così di non accettare le decisioni politiche delle istituzioni svizzere: pretendono di sostituirle con altre, ispirate al Corano. In altre parole, pretendono di trasformare la Svizzera in un paese retto dai precetti coranici. E questi sarebbero dei “moderati”? E’ questo che taluni immigrati intendono con “rispettare le regole del paese in cui si è ospite”?

Se i signori dell’UVAM vogliono vivere in uno Stato organizzato secondo quel che sta scritto nel Corano (o quello che loro vogliono leggervi, i confini sono sempre flou) non hanno che da tornare nei rispettivi paesi d’origine. Questo deve essere ribadito chiaramente.

Citus mutus

Naturalmente la partitocrazia spalancatrice di frontiere si è ben guardata dal commentare l’ingresso delle associazioni musulmane nell’arena politica. Al massimo si è limitata a prenderne atto. Ma non si è sognata di trarne le logiche conseguenze: non sia mai! Certe cose non si pensano nemmeno! E’ becero razzismo e fascismo, come ci hanno insegnato i moralisti a senso unico a suon di lavaggi del cervello e di denigrazioni sistematiche nei confronti di chi osa contestare il pensiero unico multikulti!

La sostanza non cambia

Il referendum vodese appoggiato dalle associazioni musulmane è fallito, d’accordo. Ma questo non cambia nulla alla sostanza. E’ evidente, infatti, che la presa di posizione politica dell’USAM era un semplice ballon d’essai. Un primo tentativo, fatto secondo i dettami della tattica del salame (in barba al tabù sul maiale): si comincia con l’ attivarsi su temi politici non fondamentali, per “abituare” l’opinione pubblica alla propria presenza. Poi, uno scalino alla volta, si punta sempre più in alto. Ad esempio alla costituzione di un partito politico che basa il proprio programma sul Corano e quindi chiede, ad esempio, l’introduzione della sharia in Svizzera.

Naturalizzazioni facili

In Svizzera, i promotori di un ipotetico partito islamico non farebbero di certo fatica a trovare gli aderenti, e nemmeno i votanti. E quindi ad ottenere cariche politiche istituzionali.

Questo perché in Svizzera vengono naturalizzati anche stranieri che non sono per nulla integrati, e che nemmeno si sognano di integrarsi. Le naturalizzazioni diventeranno ancora più facili e superficiali nella malaugurata ipotesi in cui dovesse venire approvata la modifica costituzionale in votazione il prossimo 12 febbraio: vale a dire, la naturalizzazione agevolata per gli stranieri di terza generazione. Questa “nuova regola” è fortissimamente voluta dai kompagni del “devono entrare tutti”. Eppure la cronaca dei paesi a noi vicini insegna che tra i seguaci dell’Isis abbondano proprio i giovani stranieri di terza generazione. Ovvero quelli che, se le nuove regole in votazione il 12 febbraio dovessero venire approvate, verranno naturalizzati quasi in automatico.

E’ quindi evidente che bisogna votare  un deciso NO a questa nuova operazione di sconsiderata svendita del passaporto rosso.

Lorenzo Quadri

 

 

Discriminare non è uno scandalo, ma è una necessità

Assegni familiari, il TF ne fa una giusta: i dimoranti devono aspettare di più

Il Tribunale federale ha stabilito che la modifica di legge votata dal Gran Consiglio nel 2015 a proposito degli assegni familiari (AFI) e di prima infanzia (API) sta in piedi. Il parlamento cantonale aveva infatti a maggioranza deciso che i dimoranti (titolari di permessi B) per ottenere gli assegni di cui sopra devono aver risieduto nel Cantone per almeno 5 anni. Per i domiciliati e gli svizzeri rimane invece in vigore il termine di tre anni. Alcuni cittadini stranieri avevano presentato ricorso lamentando la “discriminazione”. Eppure, incredibile ma vero, non l’hanno spuntata davanti all’Alta corte.

Si tratta certamente di un miglioramento. Piccolo, ma pur sempre un miglioramento. A questo primo passo, però, devono farne seguito parecchi altri.

Rivendichiamo la discriminazione

Nel corso degli anni la Svizzera in generale, ed il Ticino in particolare, si è trasformata nel paese del Bengodi per gli immigrati nello stato sociale. Essi ottengono ogni sorta di prestazione pagata dal contribuente, anche senza aver mai contribuito a finanziare il pubblico erario. E’ quindi giunto il momento, se si vuole evitare il collasso del sistema, di chiudere i rubinetti a qualcuno. Si tratta, in sostanza, di discriminare.

Gli spalancatori di frontiere politikamente korretti e camerieri dell’UE, quelli del “devono entrare tutti”, brandiscono quel verbo, “discriminare”, come una clava con cui ricattare e bastonare gli svizzerotti “chiusi e gretti”. E invece discriminare tra chi può accedere ed in che misura al nostro stato sociale, e chi no, non è una vergogna ma anzi, è semplicemente necessario.

Vogliamo discriminare e lo rivendichiamo ad alta voce: prima i nostri anche nell’accesso allo Stato sociale!

Anche nell’UE…

Gli stessi eurofunzionarietti hanno precisato in più occasioni che libera circolazione non significa libertà di immigrare nella socialità più conveniente. Solo i politicanti bernesi, affetti da calabraghismo compulsivo,  terrorizzati all’idea di venire additati come gli spregevoli razzisti che “discriminano”, oltre alle frontiere spalancano anche la borsa della socialità. Risultato: la spesa sociale è andata completamente fuori controllo.

Moltiplicata per trenta

Per rimanere agli Assegni familiari /assegni di prima infanzia, si sa che quando queste prestazioni sono state introdotte, 20 anni fa, costavano più o meno un milione all’anno, mentre oggi la spesa è di trenta volte tanto. E, visto che il Mattino è notoriamente populista e razzista, non ci facciamo problemi a scrivere che ci sono famiglie straniere che sfornano un figlio ogni tre anni per poter continuare a beneficiare degli assegni di prima infanzia, poiché essi coprono il fabbisogno di tutta la famiglia in presenza di almeno un bambino sotto i tre anni.

In Germania

In tutta la vecchia UE si prendono misure per evitare, o per lo meno arginare, l’immigrazione nello Stato sociale. A partire dalla Germania. Dove si sono accorti che alcune nazionalità hanno fatto un clamoroso balzo avanti nelle statistiche dell’aiuto sociale. Ad esempio, tra il 2015 ed il 2016, gli eritrei in assistenza sono cresciuti del 230%, i siriani quasi del 200%, i bulgari del 35,3% i rumeni del 36.4%, i croati del 15.6% (da notare che la kompagna Sommaruga, dopo che il triciclo PLR-P$$-PPD alle Camere federali ha gettato nel water il 9 febbraio, è corsa giuliva a sottoscrivere l’accordo di libera circolazione delle persone con la Croazia).

Eritrei in assistenza

Per quel che riguarda la provenienza degli stranieri che sono in assistenza in Svizzera, sappiamo che in cima alla classifica si trova  il Portogallo (il 9.22% degli stranieri in assistenza nel nostro paese hanno nazionalità portoghese), seguito da Turchia (9.06%), Italia (8.56%), Serbia (5.69%), ed Eritrea (5.4%).

Il numero degli eritrei a carico del contribuente svizzerotto – finti rifugiati con lo smartphone che non scappano da alcuna guerra e che tornano al paese d’origine per le vacanze perché “lì è più bello” – ha conosciuto una vera esplosione.

Infatti, tra il 2006 ed il 2014 gli eritrei in assistenza sono aumentati del 2’272%. Non c’è nessun errore di stampa: l’aumento è stato proprio del duemiladuecentosettantadue per cento.

Però i kompagni spalancatori di frontiere, a cominciare dalla ministra di giustizia, vengono a dirci che dobbiamo accogliere sempre più finti rifugiati! Che ci vuole “più solidarietà” (sic) per i migranti economici!

Chi svuota le casse?

E’ quindi una priorità politica della Lega, oltre che una necessità impellente, chiudere i rubinetti all’immigrazione nello Stato sociale. La $inistra adesso strilla contro la riforma III per le imprese, che ha l’obiettivo di evitare l’emigrazione di massa di aziende e di posti di lavoro dalla Svizzera a seguito della fine dei regimi fiscali speciali. I rossi blaterano che tale riforma svuoterebbe le casse pubbliche (?) con regali fiscali alle società (?).

Cari kompagni, ma chi credete di prendere per il lato B? Le casse pubbliche siete voi a svuotarle, a danno dei contribuenti e degli svizzeri in difficoltà, accogliendo sempre più asilanti e sempre più gente che arriva nel nostro paese per farsi mantenere.  Per il 2017 si prevede che i finti rifugiati ci costeranno 2.5 miliardi di franchi. Forse che questi miliardi crescono sugli alberi?

Ecco chi svuota, e con quali finalità, le casse dello Stato: quelli del “devono entrare tutti”!

Lorenzo Quadri

Non c’è alcuna necessità di “allargare le maglie”, anzi

NO alle naturalizzazioni agevolate per gli stranieri di cosiddetta terza generazione

 

Consiglio federale e partitocrazia tentano di convincere i cittadini, con una sbracata propaganda di regime, a rendere le naturalizzazioni ancora più facili. Magari per meglio taroccare le statistiche?

Il prossimo 12 febbraio voteremo sulla concessione della naturalizzazione agevolata ai cosiddetti “giovani stranieri di terza generazione”. La votazione popolare si rende necessaria in quanto c’è in ballo una modifica della Costituzione federale.

Al proposito alcune considerazioni.

  • Non c’è alcuna necessità di cambiare le regole attuali sulle naturalizzazioni, e certamente non nel senso di concedere più agevolazioni. Semmai occorre fare proprio il contrario. Oltre che vietare i doppi (o tripli o quadrupli) passaporti. Se i giovani stranieri di cosiddetta “terza generazione” (concetto oltremodo ingannevole) si vogliono naturalizzare, possono ovviamente farlo: seguendo le procedure ordinarie.
  • Ogni anno in Svizzera vengono naturalizzate oltre 40mila persone. Sicché ottenere il passaporto rosso non è poi così impossibile come qualcuno vorrebbe far credere.
  • Perché inventarsi nuove facilitazioni nella concessione della cittadinanza svizzera? A “fortissimamente volerle” (da anni battono questo chiodo) sono i kompagni. I quali, a dire il vero, le naturalizzazioni non le vorrebbero nemmeno “agevolate”. Fosse per loro, le renderebbero addirittura automatiche. Simili propositi sono però – per fortuna – già stati asfaltati in votazione popolare. Sicché occorreva (?) trovare delle soluzioni di ripiego: come quella su cui voteremo il mese prossimo, appunto. Il che si traduce nel far rientrare dalla finestra, con la tattica del salame, ciò che era uscito dalla porta nelle precedenti votazioni. Perché, come sappiamo, la volontà popolare non allineata a quella delle élite spalancatrici di frontiere va stuprata.
  • Le agevolazioni per l’ottenimento del passaporto rosso hanno due obiettivi. Primo: incoraggiare le naturalizzazioni di massa, per taroccare le statistiche sugli stranieri. Non solo quelle sul numero degli stranieri residenti in Svizzera, già di per sé sommamente imbarazzanti per coloro che starnazzano in continuazione alla presunta “chiusura xenefoba” dei cittadini elvetici. Ma anche quelle sugli stranieri in assistenza, sugli stranieri che delinquono, eccetera. Dati che sbugiardano (per usare un termine casto) senza appello le fregnacce dell’ “immigrazione uguale ricchezza”. Secondo: i kompagni sperano di reclutare nuovi elettori tra i neosvizzeri. Ad esempio a Lugano il P$ è riuscito negli scorsi anni ad effettuare una campagna di volantinaggio mirata ai naturalizzati.

Definizioni farlocche

  • I cosiddetti “giovani stranieri di terza generazione” sono forse dei giovani la cui famiglia vive in Svizzera da tre generazioni, come lascerebbe intendere la definizione? No di certo. La definizione è farlocca. I requisiti per accedere all’eventuale naturalizzazione agevolata sono infatti i seguenti:
  • essere nato in Svizzera, avervi frequentato per almeno cinque anni la scuola dell’obbligo ed essere titolare di un permesso di domicilio;
  • almeno uno dei genitori (!) deve aver soggiornato in Svizzera per almeno dieci anni, avervi frequentato la scuola dell’obbligo per almeno cinque anni ed aver ottenuto un permesso di domicilio;
  • almeno uno dei nonni (!) deve aver acquisito un diritto di dimora (permesso B!) o essere nato in Svizzera. La titolarità del diritto di dimora dovrà essere resa verosimile (sic!) con documenti ufficiali.

E’ quindi evidente che il concetto “di terza generazione” è semplice pubblicità ingannevole. Per non dire foffa. E poi: perché i genitori o i nonni di questi giovani non si sono naturalizzati, visto che erano già in Svizzera? Perché non hanno voluto? Perché non sono integrati? E allora come si fa a dare per acquisito che i loro figli e nipoti, invece, lo siano?

Sbracata propaganda di regime

  • Il volantino ufficiale della Confederazione è un esempio plateale di sbracata propaganda di regime. Ecco alcuni passaggi salienti.
  • “I giovani stranieri di terza generazione sono perfettamente integrati”. “Pensano e si comportano come cittadini svizzeri”. E chi lo dice? Chi l’ha deciso? Gli spalancatori di frontiere?
  • E’ importante non ostacolarli se decidono di naturalizzarsi”. Sicché, secondo i pozzi di scienza bernesi, le procedure di naturalizzazione sono “un ostacolo”. Traduzione: bisogna naturalizzare tutti.
  • “La procedura di naturalizzazione agevolata si è dimostrata valida: da anni ormai i coniugi stranieri di cittadini svizzeri sono naturalizzati con questa procedura”. E allora? E’ forse un modello di successo? Come la mettiamo con tutti i matrimoni di facciata, conclusi apposta per ottenere il passaporto rosso?

Seguaci dell’Isis

  • Alla faccia delle fregnacce che il Consiglio federale propina ai cittadini, le inchieste condotte nei paesi europei a noi vicini hanno dimostrato che i seguaci dell’Isis sono spesso e volentieri proprio i giovani stranieri di terza generazione. Lo psicologo e sociologo Ahmad Mansour, ad esempio, parla di “Generazione Allah”. Altro che tutti “perfettamente integrati”, altro che “pensano e si comportano come cittadini svizzeri”.
  • I genitori musulmani che rifiutavano di mandare le figlie alle lezioni di nuoto per presunti motivi religiosi, che sono stati di recente mazzuolati da una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo (di certo non un covo di leghisti populisti e razzisti), sono svizzeri… di carta. Ciò dimostra in modo inequivocabile che il passaporto rosso viene concesso troppo facilmente anche a chi non è per nulla integrato. Quindi l’asticella va alzata, e di certo non abbassata.

NO ad agevolare ulteriormente delle naturalizzazioni che sono già fin troppo facili!

Lorenzo Quadri

Via Sicura: un aborto del populismo di $inistra

E, a Berna, la correzione del programma-bidone è stata messa su un binario morto

Di recente il portale LiberaTV ha lanciato una campagna stampa (definizione usata dai giornalisti Marco Bazzi ed Andrea Leoni) contro le balordaggini di Via Sicura. L’iniziativa è lodevole ma non nuova. Nel senso che la Lega ed il Mattino fin dall’inizio hanno criticato energicamente il bidone Via Sicura. Le sue finalità di criminalizzazione dell’automobilista erano infatti fin troppo chiare. Ma tant’è.

Il PLR manca all’appello

Al portale LiberaTV sono giunte, a seguito della sua iniziativa, alcune posizioni critiche, ovvero negative, su Via Sicura. Ad esprimerle, politici di Lega, UDC, PPD. Manca all’appello il PLR. L’ex partitone non solo non condanna un programma che è la negazione, in campo di mobilità, dei principi liberali, ma in parlamento federale l’ha votato a piene mani. Idem il PPD che, malgrado il rinsavimento di taluni esponenti, ha pure l’aggravante di essere il partito della Consigliera federale Leuthard. Ovvero la responsabile politica del bidone Via Sicura, che la Doris ha sdoganato raccontando una caterva di balle.

Altro che “pochi casi estremi”!

Via Sicura, lo abbiamo scritto svariate  volte su queste colonne, sanziona un eccesso di velocità senza alcuna conseguenza più duramente di una rapina, e talvolta anche più di uno stupro. Esso consiste  in un’accozzaglia legislativa fatta con i piedi (per non citare altre parti anatomiche) sotto il ricatto morale del populismo ro$$overde. “Con Via Sicura – questo il ritornello del dipartimento Leuthard – si vogliono sanzionare con severità i pochi casi estremi di pirateria della strada”. Mai panzana fu più smaccata. Altro che pochi casi estremi, altro che pirati della strada: è stata messa in piedi una macchina infernale che criminalizza in modo generale gli automobilisti con pene spropositate alle mancanze effettive e senza possibilità di apprezzamento per i giudici. Sicché, mentre i sostenitori della jihad, grazie a sentenze buoniste-coglioniste, restano a piede libero, i conducenti vanno in galera.

Due pesi e due misure

Il bello è che, quando si trattò di spalare palta sull’iniziativa d’attuazione dell’espulsione dei delinquenti stranieri, l’élite spalancatrice di frontiere, guidata dalla gauche caviar, quale argomento principe utilizzò proprio il fatto che detta iniziativa prevedeva l’espulsione degli stranieri che delinquono senza se né ma, quindi senza apprezzamento del giudice. Ma lo stesso deplorato principio, la partitocrazia l’ha inserito, “come se niente fudesse”, in Via Sicura. Due pesi e due misure, come sempre!  Sicché, grazie alla maggioranza politikamente korretta, gli automobilisti svizzeri oggi sono trattati peggio dei criminali  stranieri.

Giovani stranieri

Ma qual è la “molla” che ha portato alla nascita di Via Sicura? L’obiettivo iniziale era – o avrebbe dovuto essere – “bastonare” i dementi che fanno le corse automobilistiche in autostrada. I quali, ma tu guarda i casi della vita, sono tutti giovani stranieri. Ed invece, i populisti di $inistra hanno colto la palla al balzo per estendere la criminalizzazione all’intera categoria degli automobilisti. E contro quanti hanno osato opporsi a questa aberrazione, i kompagni hanno azionato la consueta macchina del fango. I contrari sono stati messi alla gogna come spregevoli complici dei pirati della strada. Niente di nuovo sotto sole: è il modus operandi consueto della $inistra partito dell’odio.

Inutile dire che in consiglio nazionale gli unici a votare contro il bidone Via Sicura furono i deputati di Udc e Lega.

Grazie, partitocrazia!

Tanto per completare il leggiadro quadretto, la correzione dell’aborto Via Sicura non è certo dietro l’angolo. Le proposte in questo senso sono state messe sul binario morto. La scusa? Attendere il fantomatico rapporto complessivo su Via Sicura. Ma anche quello che mena il gesso ha capito che si tratterà del solito rapporto taroccato, secondo il quale “l’è tüt a posct”.

La partitocrazia, dunque,  ha messo nella palta gli automobilisti: chi per precisa volontà, chi calando pavidamente le braghe davanti al ricatto morale ro$$overde, chi bevendosi le panzane del Dipartimento Leuthard. Ma il risultato è uno ed univoco: automobilisti criminalizzati in nome del politikamente korretto. I quali, si spera, sapranno chi ringraziare alle prossime elezioni.

Lorenzo Quadri

Lo stupore del PLR: “gli eritrei sono finti rifugiati”

Però la nuova largheggiante legge sull’asilo il partito l’ha sostenuta senza remore

 

Ma intanto il ministro degli esteri, il PLR Didier Burkhaltèèèr, continua a fare melina sugli accordi di riammissione

E dopo averne ingurgitate 50 fette esclamarono: “Ma… ma… ma… Ma questa è polenta!”.

Adesso il PLR, o per lo meno una parte del medesimo, scopre l’acqua calda: “le richieste d’asilo degli eritrei sono spesso ingiustificate”, esclama il partito. Ma come, non erano tutte balle populiste e razziste?

Presa di coscienza?

Il sensazionale (?) risveglio (?) dell’ex partitone avviene, naturalmente, parecchio tempo dopo che il PLR (assieme alla partitocrazia) ha combattuto con toni isterici il referendum contro la nuova legge sull’asilo. Quella legge che prevede l’avvocato gratis (cioè pagato dal contribuente) per i finti rifugiati con lo smartphone, come pure le espropriazioni facili per permettere al dipartimento Sommaruga di costruire nuovi centri asilanti scansando le normali procedure e la tutela dei diritti del vicinato. Chiaro: per costruire scuole, case anziani, ospedali eccetera a vantaggio dei cittadini occorre giustamente sottostare a tutta la trafila ricorsuale e democratica. Quando invece si tratta di aumentare dissennatamente la capacità d’accoglienza a vantaggio di migranti economici, ecco che si creano le scorciatoie apposite. Da notare che la nuova legge venne venduta in votazione popolare come “restrittiva”. Infatti è così restrittiva che la $inistra del “devono entrare tutti”  era sulle barricate a difenderla.

Hanno letto qualche statistica?

E adesso improvvisamente il PLR si accorge che la Svizzera continua ad accogliere in modo ingiustificato asilanti eritrei. Lo stesso consigliere del presidente eritreo in visita a Berna aveva tra l’altro dichiarato che i suoi connazionali sono tutti finti rifugiati, e che le partenze di questi giovani danneggiano il paese.

Chissà a cosa è dovuta  la presa di coscienza dei liblab? Forse nell’ex partitone qualcuno ha guardato le statistiche degli aiuti sociali e si è accorto che il numero degli eritrei in assistenza è aumentato del 2272% (duemiladuecentosettantadue per cento) tra il 2008 ed il 2014? Oppure ha scoperto che tanti eritrei, accolti in Svizzera  come presunti “perseguitati”, per le vacanze tornano nel loro paese, perché lì è più bello?

Magari, se il PLR si fosse svegliato prima della votazione sul referendum contro la nuova legge sull’asilo, adesso avremmo una legge che serve a proteggere temporaneamente (fino alla normalizzazione della situazione in patria) chi è perseguitato. Non ad autorizzare e ad incoraggiare l’immigrazione illegale di rifugiati economici che dalla Svizzera (paese del Bengodi) non partiranno mai. E che finiranno praticamente tutti a carico del contribuente. E non otterranno di certo solo il minimo vitale. Saranno seguiti anche da un codazzo di assistenti sociali, consulenti, psicologi… tanto alla fine  paga Pantalone.

Riammissioni mancate

Per tornare all’Eritrea: il paese pare particolarmente refrattario nel riammettere i suoi connazionali respinti dalla Svizzera. E qui nasce il sospetto che ciò avvenga anche perché questi giovanotti con lo smartphone non sono necessariamente degli stinchi di santo: sicché il paese d’origine non ha particolarmente voglia di riprenderseli.  Fatto sta che già in settembre il Consiglio degli Stati, dopo il  Consiglio nazionale, ha dato mandato al governo di venirne ad una e di concludere finalmente degli accordi di riammissione con l’Eritrea.

Va però precisato, per non attribuire alla Camera alta meriti che non ha, che i “senatori” hanno sì detto che bisogna lavorare di più sull’Eritrea per ottenere che si riprenda i suoi connazionali arrivati illegalmente in Svizzera.  In precedenza hanno però rifiutato l’unica  misura efficace per ottenere la sottoscrizione di accordi di riammissione da parte degli Stati da cui provengono i migranti economici. Ossia vincolarli agli aiuto allo sviluppo. Niente accordi di riammissione? Niente soldini dalla Svizzera.

Il bello è che, malgrado il mandato ricevuto dal parlamento sia chiaro – ossia arrivare agli accordi di riammissione con l’Eritrea – il ministro degli Esteri, il PLR Didier Burkhaltèèèr, fa melina.  Sicché, la kompagna Simonetta “Dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga fa entrare tutti, e il liblab Burkhaltèèèèr non si preoccupa di farli tornare a casa loro.

Anziani sfrattati

Intanto si apprende che a Chiasso l’anziana coppia che da oltre vent’anni vive in una casa di via Milano di proprietà della Confederazione, verrà sfrattata definitivamente entro il prossimo 30 giugno: perché Berna ha bisogno di spazi per i funzionari del vicino centro asilanti.

Anziani ticinesi sbattuti fuori dalla casa dove hanno abitato per più di due decenni per fare spazio alle esigenze dei finti rifugiati. Ecco i bei risultati della politica del “devono entrare tutti”. E poi magari a $inistra hanno ancora la tolla di scandalizzarsi per lo sfratto dei due anziani? Che, poco ma sicuro, non sarà nemmeno l’ultimo.

Lorenzo Quadri

Riforma III: un Sì per i nostri posti di lavoro

Il Consiglio federale ha di nuovo calato le braghe, e adesso bisogna limitare i danni

Votare Sì ha un costo; votare No ha un costo molto più elevato. In Ticino ci sono 3000 impieghi a rischio!

Sulla Riforma III della fiscalità delle imprese (Riforma III) a $inistra si sta montando la panna ad oltranza. Chiaro: nel partito delle tasse, solo a sentir parlare di alleggerimenti fiscali, parte l’embolo.

La campagna contro la Riforma III è un’operazione di marketing politico del P$, fatta con cifre farlocche. Ma a $inistra non hanno alcuna proposta alternativa. Dicono Njet pensando che sia pagante elettoralmente. E oltretutto hanno ancora la lamiera di tirare in ballo il ceto medio: proprio loro, che il ceto medio l’hanno sempre flagellato con nuove tasse e balzelli, per creare una burocrazia sempre più costosa ed invasiva e per mantenere tutti gli immigrati nello stato sociale ed i finti rifugiati con lo smartphone (quelli che “devono entrare tutti”).

Conseguenza della politica di $inistra

La Riforma fiscale III non è piovuta dal cielo: è arrivata perché il Consiglio federale, come suo solito, si è affrettato a calare le braghe, neanche le avesse piene di formiche rosse, davanti alle nuove regole internazionali che non permettono i regimi fiscali speciali per le società attualmente in vigore in Svizzera. Diversamente detto, la Riforma III è arrivata perché il Consiglio federale ha fatto esattamente ciò che la $inistra ha sempre voluto: genuflessione ad ogni e qualsiasi diktat in arrivo dall’estero. Bisogna aprirsi! Bisogna rottamare le specificità elvetiche! Bisogna diventare uguali agli stati eurofalliti! E adesso che ai cittadini viene presentato il conto di questa politica di $inistra, ecco che i kompagni si mettono a starnazzare? Troppo comodo. E anche molto ipocrita.

Ticino: a rischio 3000 impieghi

Se il Consiglio federale non avesse calato le braghe per l’ennesima volta, non ci sarebbe stato bisogno di nessuna Riforma III. Ma visto che le ha calate, occorre limitare i danni e fare di necessità virtù. La Riforma III è proprio questo: un intervento di riduzione del danno. O, come già scritto su queste colonne, un paracadute.

Qual è il danno da ridurre? Presto detto. In Ticino le società che attualmente beneficiano degli “abolendi” regimi fiscali speciali sono 1355. Esse garantiscono:

  • un gettito fiscale di circa 180 milioni di Fr;
  • il 7,7% del PIL
  • 3000 posti di lavoro.

Se la Riforma III delle imprese verrà respinta, la conseguenza sarà la caduta dei regimi fiscali speciali senza alcuna misura di compensazione. Le aziende che di questi regimi beneficiano, in genere molto mobili, faranno in fretta a partire per altri lidi. Ciò significa che i 180 milioni di gettito ed i 3000 posti di lavoro sono fortemente a rischio.

Ma la Riforma III mira anche a rendere il Ticino più attrattivo per quegli insediamenti ad alto valore aggiunto, specie nella ricerca e nello sviluppo, che tutti dicono di volere ($inistra in primis) perché fa tanto radikalchic. Quando però si tratta di passare al dunque, la storia cambia…

Il No costa assai più del Sì

Nessuno lo nega. Almeno sul breve termine, la Riforma III avrà un costo in termini di minori entrate nelle casse pubbliche. Tuttavia su tempi più lunghi permetterà di preservare l’attrattività fiscale della piazza economica svizzera. E quindi i posti di lavoro nel nostro Paese. Ed il lavoro è la prima priorità.

Se votare sì alla Riforma III avrà un costo, Votare No avrà un costo molto più alto. Non solo sul breve termine. Anche e soprattutto sul medio e sul lungo. E i kompagni che la avversano con toni apocalittici non hanno alcuna proposta alternativa.

Scegliamo dunque il “meno peggio” e votiamo Sì il prossimo 12 febbraio.

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Per il PLR in Ticino devono entrare tutti, anche i delinquenti

Casellario giudiziale: l’ex partitone, a manina con il P$$, si schiera contro. Vergogna!

La Lega ed il Ticino hanno vinto a Berna. La commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale  (Cip-N) ha infatti approvato, per 13 voti contro 11, le iniziative cantonali ticinesi a sostegno della richiesta del casellario giudiziale prima del rilascio di un permesso B o G. Gli Stati avevano in precedenza preso la stessa decisione.

Prassi valida

La richiesta sistematica del casellario giudiziale, introdotta nell’aprile 2015 dal ministro leghista Norman Gobbi, ha dimostrato la propria validità. E non serviva il mago Otelma per prevederlo. Nei giorni scorsi il Consiglio di Stato ha infatti reso noto che grazie al casellario sono state respinte 64 richieste di stranieri potenzialmente pericolosi. “Brava gente” che altrimenti si sarebbe trasferita in questo sempre meno ridente Cantone. Ed è solo la punta dell’iceberg. Infatti ai 64 njet occorre aggiungere tutti gli aspiranti frontalieri o dimoranti con la fedina penale sporca che, sapendo della nuova prassi, hanno rinunciato a chiedere un permesso. E su questi, ovviamente, non esiste alcuna statistica.

La Lega vince

La Cip-N ha dunque dato, a maggioranza, RAGIONE a Norman Gobbi, alla Lega ed al Ticino. Maggioranza risicata, però, in cui i due esponenti ticinesi Roberta Pantani (Lega) e Marco Romano (PPD) hanno fatto da ago della bilancia. Chi, dunque, era contrario? La $inistra spalancatrice di frontiere, ovviamente: i kompagnuzzi del “devono entrare tutti”, delinquenti compresi.

Ma a manina con i kompagni, dai quali evidentemente non ci si poteva aspettare nulla, a votare contro il casellario c’era l’ex partitone. Tutti i rappresentanti liblab nella Cip-N si sono espressi contro la richiesta del Ticino. Complimenti, ex partitone! La maschera cade. Sicché anche secondo l’ex partitone “devono entrare tutti”, delinquenti compresi. Prendere nota. Ancora una volta il PLR si schiera compatto contro il Ticino ed i ticinesi.

Il tandem P$$-PLR

Alle camere federali, i liblab in tandem con i kompagni hanno gettato nel water il “maledetto voto” del 9 febbraio, stuprando la Costituzione ed i diritti popolari, con il PPD che faceva da palo. Almeno sul casellario, il PPD ha votato giusto. L’ex partitone invece persevera: la priorità è fare gli zerbini  dell’UE e della libera circolazione. La sicurezza del Ticino e dei ticinesi vale meno di zero. Che entrino pure tutti i delinquenti, purché i nostri padroni di Bruxelles siano soddisfatti di noi! Siamo sguatteri dell’UE e ce ne vantiamo!

Contenti loro. C’è da dubitare che l’elettorato ticinese ne sarà altrettanto estasiato.

Certo che serve a molto avere un ticinese come capogruppo PLR alle camere federali, visti i risultati: il partito si schiera sistematicamente contro gli interessi del nostro Cantone.

Mantenere ad oltranza

E’ in ogni caso evidente che la richiesta del casellario giudiziale verrà mantenuta ad oltranza. Indipendentemente dai mal di pancia che essa provoca a Berna e oltreramina. E indipendentemente anche delle decisioni della Camere federali – che comunque stanno andando per il verso giusto. Questo perché è una semplice misura di buonsenso. Solo dei perfetti cocomeri potevano pensare di fare affidamento sull’autocertificazione in materia di precedenti penali!

E il bello è che Jacques De Watteville, già tirapiedi dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf (quello che andava a Roma a negoziare in inglese) pretendeva di raccontare alla deputazione ticinese a Berna che il casellario non serviva a niente per cui bisognava eliminarlo per far contenti  gli italici. Bravo De Watteville, applausi a scena aperta. Questo tanto per chiarire il livello di tale personaggio, che dopo la pensione è stato nominato negoziatore in capo con l’UE. E c’è il vago sospetto che difenda gli interessi dell’UE assai più di quelli della Svizzera.

Lede o no?

Il PPD ha motivato il suo sostegno al casellario dicendo che “non lede la libera circolazione”. A noi non ce ne frega un tubo se il casellario lede  o no la libera circolazione.  La nuova prassi introdotta da Gobbi ha permesso di evitare che tanti delinquenti, potenzialmente pericolosi, si trasferissero in Ticino. Dunque va preservata. Perché funziona. La libera circolazione delle persone, invece, provoca solo disastri. E quindi deve saltare.

Lorenzo Quadri

 

La proposta “shock” contro la spesa oltreconfine

L’Associazione Via Nassa lancia il sasso: ridurre la franchigia da 300 a 100 Fr

 

La spesa frontaliera torna a far discutere. Comprensibilmente, visto che i commerci ticinesi soffrono. La  “bomba” l’ha sganciata l’Associazione Via Nassa, la quale propone che la Confederazione abbassi franchigia per la spesa in Italia, dagli attuali 300 Fr a 100 Fr.

In questo modo, ha spiegato al GdP il segretario dell’Associazione Mario Tamborini, si mira ad avere un effetto deterrente rispetto agli acquisti non alimentari oltrefrontiera, giacché così si renderebbe necessario sdoganare una maggiore quantità di beni, seppure a parità di prezzi al di qua e al di là del confine.”

 Vivaci reazioni

La proposta ha suscitato “vivaci reazioni”. Ma bisogna partire da un presupposto. C’è chi fa la spesa in Italia per necessità, perché altrimenti non arriverebbe a fine mese, e chi invece varca il confine per fare compere anche se potrebbe benissimo permettersi di spendere qui. Trump nel suo discorso d’insediamento ha detto: “comprate americano ed assumete americano” (ovvero: “Prima i nostri”). Si può quindi ben comprendere che chi non ha lavoro e fa il frontaliere della spesa ribatta: “volete che si compri ticinese, cominciate ad assumere ticinese”. Molto meno comprensione la suscita invece chi fa provvista a Como o a Varese malgrado non sia affatto in ristrettezze. Qui qualcuno dovrebbe farsi un esamino di coscienza.

Non tutto costa meno

Seconda considerazione: non tutto in Italia costa così tanto meno che in Ticino. A fare da attrattore sono i generi alimentari. Per taluni pare infatti che la differenza di prezzo sia abissale (“pare” perché chi scrive non ha mai fatto la spesa in Italia, per cui non lo può affermare con certezza). Altri prodotti, specie non alimentari, sempre a quanto ci consta, non avrebbero prezzi poi così tanto diversi al di qua o al di là dal confine; ma, una volta che si è fatta la trasferta, “già che si è sul posto”, si compera anche quelli. E’ proprio questo genere di acquisti, che non consentono un risparmio significativo, che l’Associazione via Nassa vorrebbe arginare con la proposta di ridurre la franchigia.

E la grande distribuzione?

Tuttavia c’è anche un altro aspetto da considerare. La differenza di prezzo tra Ticino ed Italia per taluni generi alimentari è così clamorosa da non avere più una spiegazione logica. E proprio questi generi alimentari fanno da “traino”, inducendo anche gli altri acquisti. E allora, è mai possibile che in Ticino la grande distribuzione non sia in grado di operare al ribasso sui prezzi di questi generi di prima necessità, ciò che ridurrebbe in modo importante l’attrattiva della spesa transfrontaliera?

Per non saper né leggere né scrivere, ci pare davvero incredibile che non ci siano dei margini in tal senso. Davvero “sa po’ fa nagott”? Ci crediamo poco!

Lorenzo Quadri

 

 

P$$: volantino in ARABO per le naturalizzazioni facili!

Altro che premiare gli stranieri integrati! Vogliono svendere la nazionalità svizzera!

Il prossimo 12 febbraio tutti a votare NO alle naturalizzazioni agevolate per i giovani stranieri di terza generazione!

Quando l’abbiamo ricevuto via email, credevamo si trattasse di una taroccatura. Di un “fake”. Un falso. Un po’ come la foto di Venezia congelata. Sembrava troppo pacchiano per essere vero. Troppo autolesionista. Invece no. Il volantino a favore della naturalizzazione agevolata dei giovani di terza generazione scritto in ARABO e firmato dal P$$ svizzero, è autentico. Lo si trova anche sul sito del partito (andare a vedere per credere).

Mossa “spettacolare”

Ma questi  kompagnuzzi spalancatori di frontiere e rottamatori della Svizzera, questa $inistruccia che vuole far diventare l’Islam religione ufficiale, sono uno spettacolo!

E’ il colmo: da settimane la $inistra, ma anche tutta la partitocrazia ed il Consiglio federale, ci stanno tirando la testa come l’Hindenburg raccontando che i giovani stranieri di terza generazione sarebbero tutti perfettamente integrati, per definizione! La stessa fregnaccia viene ribadita ad oltranza sul volantino di votazione (esempio da manuale di sbracata propaganda di regime). Ciò dimostra che i naturalizzatori seriali – quelli che accusano il popolino di essere becero e chiuso – sono così “aperti” da non vedere quel che succede appena fuori dai nostri confini: nei paesi a noi vicini molti jihadisti sono proprio giovani stranieri di terza generazione. Altro che “tutti perfettamente integrati”!

Perfettamente integrati?

La presa per il lato B è evidente. Se gli stranieri di terza generazione sono perfettamente integrati, perché rivolgersi a loro in arabo? Queste persone sono così “perfettamente integrate” da non comprendere nemmeno una lingua nazionale dopo vari anni in Svizzera?

E’ evidente che ai kompagni non gliene frega un tubo dell’integrazione o meno: loro vogliono solo regalare il passaporto rosso a chiunque!

Non ci sono più dubbi

Il volantino in arabo toglie dunque ogni dubbio sull’obiettivo delle naturalizzazioni agevolate su cui saremo chiamati a votare il prossimo 12 febbraio. Non si vogliono premiare con la cittadinanza elvetica stranieri integrati e meritevoli. Neanche per sogno. Si mira a naturalizzare indiscriminatamente, in massa, anche chi integrato non è – e non si sogna di diventarlo! Ad esempio chi non capisce nemmeno una lingua nazionale, al punto che bisogna scrivergli in arabo!

Una scellerata svendita del passaporto rosso, e con esso della nostra identità. Ecco cosa vorrebbe farci approvare la partitocrazia, $inistra in primis, ricorrendo al solito ricatto morale. Ma, come recita un noto slogan, “non siamo mica scemi!”. Il 12 febbraio votiamo NO al nuovo squallido tentativo di svilire la cittadinanza elvetica dando via passaporti rossi come fossero noccioline!

Ticinesi e arabi sullo stesso piano

Proprio vero che al peggio non c’è limite. Ieri il portale Ticinolibero ha pubblicato un’intervista alla consigliera nazionale $ocialista Addolorata Marra di Botrugno (Salento).

Alla domanda sul volantino in arabo a sostegno delle naturalizzazioni facili, la Signora Addolorata ne ha confermato l’autenticità. Ed è pure andata oltre: il volantino non è stato redatto solo in arabo, ma anche in tamil e – udite udite – in italiano! Ohibò, forse alla deputata del P$ vodese sfugge il fatto che l’italiano è lingua nazionale, mentre l’arabo ed il tamil no!

Però, hai capito i $ocialisti? Per loro l’italiano e l’arabo in Svizzera sono sullo stesso piano! Sicché gli svizzeri italiani per il P$$ contano come i finti rifugiati magrebini. Anzi, probabilmente meno. Buono a sapersi.

Quale sarà il prossimo passo: arabo nuova lingua nazionale? Sarebbe del resto un’evoluzione logica, visto che il presidente del P$$ vuole rendere l’islam religione ufficiale Svizzera.

Lorenzo Quadri

Gli asilanti molestano e aggrediscono nel centro sociale

Lispia: i “molinari” locali si aprono ai migranti e ne succedono di tutti i colori

 

I finti rifugiati con lo smartphone sono incompatibili con la cultura e le libertà occidentali: gli autogestiti della Sassonia lo ammettono apertamente dopo averci sbattuto il muso. La nostra $inistruccia, invece…

In Germania gli spalancatori di frontiere del “devono entrare tutti” ci hanno sbattuto contro il muso. I fatti di Colonia, dove nel Capodanno 2016 centinaia di donne hanno subito molestie sessuali ad opera di finti rifugiati, non sono certo dei casi isolati.

Una recente edizione del quotidiano italiano radikal-chic la Repubblica (!) riporta infatti la disavventura, chiamiamola così, in cui si è imbattuto a Lispia il collettivo Conne Island – in sostanza i “molinari” locali. I responsabili del centro sociale, naturalmente fautori delle frontiere spalancate e dell’accoglienza indiscriminata ai migranti economici, hanno avuto la brillante idea di organizzare una serie di serate dedicate agli asilanti, con un biglietto d’entrata simbolico di 50 centesimi. E qual è stato il risultato? Un disastro, perché gli “ospiti” ne hanno combinate di tutti i colori: donne molestate ed insultate in modo pesante anche in branco; sbronze collettive finite in rissa; comportamenti razzisti ed antisemiti; e avanti così.

Razzismo importato

Sì, avete letto giusto: comportamenti razzisti ed antisemiti. Dalle nostre parti i moralisti a senso unico, a dimostrazione della propria pochezza, inveiscono contro gli svizzerotti che non sono d’accordo di far entrare tutti i finti rifugiati, accusandoli di essere “razzisti”. E rifiutano di vedere, o forse proprio non ci arrivano, che se in Svizzera c’è razzismo magari ad importarlo sono proprio gli stranieri. E sono sempre i migranti islamici a creare, anche nel nostro paese, pericolosi focolai di antisemitismo.

Ma la nostra $inistruccia politicamente korretta si inventa il reato di razzismo immaginando poi di abusare dello spauracchio della denuncia penale per zittire chi – senza per questo essere razzista – osa pensarla diversamente su temi quali immigrazione e multikulturalità. E nemmeno si accorge che sono  proprio le scriteriate politiche $inistreggianti, imposte a suon di ricatti morali, a spalancare le porte della  Svizzera a razzismo, antisemitismo e sessismo di matrice islamica.

Insomma, questi $ignori della gauche-caviar, quelli che si credono in diritto di montare in cattedra a calare lezioni a destra e a manca, non si stancano mai di fare autogol. Peccato che però ci vada di mezzo tutto il Paese. Mica solo loro.

“Miscuglio esplosivo”

Ma torniamo al Conne Island. Come riporta LaRepubblica, e non il Mattino razzista e fascista, il collettivo ha dovuto rinunciare all’organizzazione delle serate per asilanti dopo essere stato costretto a chiamare più volte la polizia per ristabilire l’ordine.  E ammette: “La socializzazione molto autoritaria e patriarcale tipica di alcuni paesi d’origine dei migranti e la liberalità della cultura occidentale possono creare un miscuglio esplosivo”.

Traduzione: i finti rifugiati con lo smartphone (tutti giovani uomini che non scappano da alcuna guerra) sono incompatibili con gli stili di vita occidentale e non sono integrabili.

Ma come, non bisognava far entrare tutti? Ma come, i discorsi sull’incompatibilità culturale non dovevano essere tutte balle della Lega populista e razzista?

Ed invece a Lipsia a fare questi riprovevoli discorsi fascisti non sono gli “estremisti di destra” (perché la destra, secondo la stampa di regime, è sempre estrema e va da sé razzista, mentre la $inistra è per definizione “progressista”) dell’Alternative für Deutschland. Sono gli autogestiti locali.

Suicidio economico e sociale

Ci sarebbe proprio da sorridere, se non ci fosse da piangere. Mai dalle nostre parti i politikamente   korretti ammetteranno che forse i “populisti e xenofobi” hanno ragione e che spalancare le frontiere ai finti rifugiati è un suicidio non solo economico, ma anche sociale.

Suicidio economico perché le spese per l’asilo sono andate completamente fuori controllo. I partiti $torici a Berna  se ne sono accorti di recente; la Commissione delle finanze del Consiglio nazionale ha rifiutato di iscrivere nel Preventivo 2017 della Confederella 400 milioni di spese extra per l’asilo, ma naturalmente senza decidere di chiudere le frontiere. Una presa per i fondelli: la conseguenza sarà che i soldi, per quanto “non iscritti a preventivo”, verranno spesi lo stesso.

Suicidio sociale perché questi migranti economici, in arrivo da altre culture che, per dirla con i “molinari” di Lipsia, a contatto con quella occidentale creano un “miscuglio esplosivo”, non saranno mai integrati. Anche perché quelli che rimangono in Svizzera vanno tutti in assistenza. Ad esempio gli eritrei a carico dello stato sociale elvetico tra il 2006 ed il 2014 sono aumentati del 2’272%!

Ma, come detto, dalle nostre parti mai gli spalancatori di frontiere ammetteranno di aver toppato grandiosamente. Continueranno invece a negare l’evidenza e a pretendere che “devono entrare tutti”, anche in violazione delle leggi (perché le leggi che non piacciono a $inistra sono immorali e quindi è giusto violarle). Avanti così.

Lorenzo Quadri

Canone radioTV: non c’è solo l’iniziativa No Billag…

A Comano cresce l’agitazione, mentre si mobilitano le truppe cammellate P$

 

Forse è solo un’impressione ingannevole, tuttavia pare che alla RSI e dintorni si respiri una certa agitazione. Intanto qua e là compaiono dei dibattiti sul tema dell’emittente pubblica, la cui “equidistanza” viene messa in dubbio da più parti. Obiettivo di questi dibattiti è far credere che in casa RSI ci sia volontà di pluralismo e di confronto, quando è evidente che si tratta di esercizi fini a se stessi. Si organizza il dibattito dando spazio alle voci critiche per ostentare davanti al popolino quanto si è bravi e democratici. Poi, appena conclusa la trasmissione, si va avanti esattamente come prima.

Finché era solo la Lega…

Chiaro: finché era solo la Lega, o eventualmente la Lega e l’Udc, a denunciare gli sbilanciamenti a $inistra della radioTV di Stato,  a Comano e a Besso se ne impipavano alla grande. Tutte balle della Lega populista e razzista: come la sostituzione dei residenti con padroncini, il dumping salariale, la delinquenza d’importazione, l’immigrazione nello Stato sociale, eccetera. Finché era la votazione sul canone obbligatorio ad andare storta, si poteva anche fare finta di niente: tanto si sa che il popolo becero vota sbagliato. Senza contare che,  dopo pochi mesi, nel suo rapporto sul servizio pubblico radiotelevisivo, il Consiglio federale si è affrettato a dichiarare che l’è tüt a posct: non bisogna correggere né cambiare nulla. Anzi no,  dalla SSR si auspicava addirittura maggiore attenzione alle persone con passato migratorio; perché è per fare una TV per immigrati che si paga il canone più caro d’Europa. Sicché cominciamo a cancellare il dialetto ed introduciamo, invece, le trasmissioni sottotitolate in arabo.

Il boomerang

Ma il mantra del “l’è tüt a posct” potrebbe rivelarsi un pericoloso boomerang soprattutto quando è manifesto che le cose stanno un po’ diversamente: da un sondaggio è ad esempio emerso che il 60% degli utenti ritiene che l’emittente pubblica sia partigiana quando riferisce su questioni politiche. Ma soprattutto, in questo momento sono in atto alcune cosette che, per i reggenti di Comano e Besso, si potrebbero tradurre in “cavoli non dolcificati”.

Iniziativa No Billag

La più vistosa di queste cosette è l’avvicinarsi della votazione sull’iniziativa per l’abolizione del canone Billag (data non ancora fissata, ma dal voto non si scappa). Se la RSI dovesse venire di nuovo sconfessata dalle urne ticinesi, come accaduto per il canone obbligatorio, la faccenda si farebbe spessa. Si tratterebbe infatti della seconda asfaltatura consecutiva, ed inoltre non si potrebbe più tirar fuori la storiella che il voto non era sulla RSI in sé, ma solo sulle modalità di riscossione del canone: la carta è già stata giocata nel giugno 2015.

In vista di questo appuntamento con le urne, le truppe cammellate si stanno mobilitando. Infatti il P$ vorrebbe che il Consiglio di Stato si mettesse a fare campagna, naturalmente contro il No Billag. Perché come noto il Consiglio di Stato non deve prendere posizione sui temi federali, tranne che quando si tratta di sostenere le tesi di $inistra.

Questa intempestiva difesa d’ufficio da parte del P$ è assai sospetta,  perché dà proprio l’impressione che i signori delle frontiere spalancate, dell’adesione all’UE e del “devono entrare tutti” stiano correndo in soccorso del loro organo propagandistico. Chiaro: se anche la TV di Stato cominciasse ad opporsi al mantra del “dobbiamo aprirci”, perfino la famosa cabina telefonica diventerebbe troppo grande per le riunioni plenarie del P$.

Scherzetti parlamentari

Ma altre cose avvengono nella penombra parlamentare, lontano dai riflettori. Come questa: alle Camere federali potrebbe emergere una maggioranza in grado di cambiare una regola del gioco fondamentale. Attualmente l’ammontare del canone radioTV (illegalmente trasformato in imposta) lo decide il Consiglio federale. Ma un domani il parlamento potrebbe avere i numeri per attribuirsi questa competenza. Magari proprio argomentando che l’ammontare di una imposta non lo può decidere il governo.

Quale ragione c’è per compiere un passo del genere? Il disegno che ci sta dietro è semplice. Il Consiglio federale non si sogna di diminuire il canone (come ben si legge nel rapporto sul servizio pubblico citato sopra, Tout va bien Madame la marquise, sicché nulla deve cambiare). Invece una maggioranza parlamentare di “destra”, se la decisione dovesse un domani spettare al Legislativo,  prenderebbe in mano il machete. Con legittimità tanto maggiore se l’iniziativa No Billag dovesse ottenere un buon risultato in votazione popolare (che a livello nazionale non passerà, è pacifico).

Atto di fede?

L’agitazione in quel di Comano è dunque giustificata. Però non inganna nessuno, poiché la volontà di cambiare non si vede. La linea su cui si punta è sempre la stessa: la radioTV di Stato va difesa a prescindere, per un atto di fede, e chi non ci sta è uno spregevole Giuda. Se gli alti papaveri della RSI pensano di andare avanti così, auguri.

Lorenzo Quadri

Libera circolazione: gli Stati UE vogliono cambiare

Ma come, non era un principio granitico? Solo noi ci dobbiamo sempre sottomettere?

Ma guarda un po’. Gli svizzerotti, traditi dai loro politicanti di PLR, PPD e P$$ (più partitini di contorno), non mettono limiti alla devastante libera circolazione delle persone. Come se non bastasse, i politikamente korretti strillano quando l’autorità prende dei provvedimenti per limitare l’immigrazione nello Stato sociale, che costa paccate di milioni al contribuente. Ad esempio quando il Cantone non rinnova il permesso B a dei dimoranti in assistenza. Perché “devono entrare tutti”; e ovviamente “devono” anche potersi mettere tutti a carico della collettività ticinese, “razzista e xenofoba”.

Mentre gli svizzerotti si “aprono” e si “conformano”, a Bruxelles ci si accorge che esiste il turismo sociale. E si decide di ridurlo. Al proposito, sul tavolo degli eurofunzionarietti ci sono alcune proposte – spiegate nei giorni scorsi in un articolo pubblicato sul TagesAnzeiger – che toccheranno anche noi, in virtù della devastante libera circolazione delle persone. E ci toccheranno non necessariamente in senso positivo (ammesso che diventino realtà).

Accesso all’AD

Una prima questione sollevata è quella relativa all’accesso alle prestazioni di disoccupazione.

Come noto, attualmente il cittadino UE che si trasferisce in Svizzera perché ha un lavoro (e su questa base ottiene un permesso B), se il giorno dopo l’arrivo perde l’impiego può gioiosamente mettersi a carico della disoccupazione elvetica. Basta che “dimostri” di aver lavorato in uno Stato UE per  un tempo sufficiente ad aprire un termine quadro da noi. Una regola che ha dato il via al festival degli abusi: sono infatti stati scoperti dei giri di assunzioni farlocche che servivano a far arrivare in Svizzera cittadini comunitari per poi permettere a questi ultimi di farsi mantenere dalla disoccupazione prima, e dell’assistenza poi.

Naturalmente, prima della votazione sui bilaterali, i camerieri dell’UE raccontavano che gli abusi di cui sopra erano delle ipotesi puramente teoriche, che nella realtà non si sarebbero verificati, e blablabla. Ed infatti si tratta di ipotesi così fantasiose ed irrealistiche che perfino i trombati (definizione dell’industriale radikalchic Carlo De Benedetti) di Bruxelles hanno sentito la necessità di intervenire. Sicché adesso si propone che, a chi non ha lavorato nel paese ospite per almeno tre mesi, le prestazioni di disoccupazione le debba pagare lo Stato dove lavorava prima. Non che sia chissà che stravolgimento; ma è comunque un segnale.

Disoccupazione dei frontalieri

La seconda proposta costituisce l’ennesima sberla al nostro sempre meno ridente Cantone, poiché riguarda le prestazioni di disoccupazione dei frontalieri: attualmente le paga il Paese di residenza, in futuro le dovrebbe pagare quello dove il frontaliere disoccupato lavorava. Ciò significa: per la Svizzera un importante onere finanziario, e per il Ticino un peso amministrativo in più mica da ridere. E nümm a pagum, sempre grazie alla fallimentare libera circolazione delle persone! Non basta farsi invadere dai frontalieri: in futuro dovremo pure pagargli la disoccupazione. Ovviamente i frontalieri disoccupati si iscriverebbero tutti agli URC, così da poter beneficiare delle misuricchie decise a Berna dalla partitocrazia sguattera dell’UE nell’ambito della sepoltura del 9 febbraio (altro che “preferenza indigena”!).

Esportare i senza lavoro

Non è finita: gli eurofunzionarietti vogliono favorire l’esportazione di disoccupati. I cittadini UE oggi possono cercare lavoro per tre mesi in un altro paese comunitario, a carico della disoccupazione dello Stato di residenza. Questo periodo potrebbe essere prolungato di ulteriori tre mesi. Un aiuto agli Stati con la disoccupazione alle stelle, ad esempio la vicina Penisola, nello sbolognare altrove i propri senza lavoro. Poiché anche questi cercatori d’impiego in arrivo dall’UE si possono iscrivere ai nostri URC, pure loro beneficeranno delle misuricchie decise dalla partitocrazia nell’ambito dell’affossamento del 9 febbraio per agevolare (?) gli iscritti agli uffici regionali di collocamento.

Sicché, Ticino sempre più “valvola di sfogo” per la crisi occupazionale italiana (e poi hanno il coraggio di parlare di “preferenza indigena light”? Preferenza indigena una cippa!).Grazie, partiti $torici!

Assegni per i figli

Non si vuole invece cambiare nulla in materia di assegni per i figli, che continueranno a venire versati secondo gli standard del paese dove si svolge l’attività lucrativa, anche se i figli risiedono all’estero. Attualmente, ad esempio, i frontalieri ricevono gli assegni per figli come i lavoratori ticinesi; malgrado la prole viva in Italia – con la differenza di costo della vita che ciò implica. Ancora una volta, dunque, i frontalieri sono indebitamente avvantaggiati rispetto ai residenti, e anche rispetto ai loro connazionali che lavorano in Italia. Gli assegni familiari ci sono anche nel Belpaese, ma per un ammontare decisamente inferiore.

Quando fa comodo…

Come si vede, quando fa comodo a taluni Stati membri UE le regole che reggono la devastante libera circolazione delle persone si modificano eccome. E le soluzioni creative si trovano (senza voler esprimere giudizi di valore su quanto proposto). Solo gli svizzerotti si ostinano a fare i primi della classe; a sottomettersi sempre e comunque, con infallibile ed incoercibile istinto tafazziano.

Lorenzo Quadri