Le naturalizzazioni ordinarie devono diventare più rigorose

Per evitare che si regalino passaporti anche agli stranieri di prima generazione

Dopo la votazione del 12 febbraio, poco ma sicuro che gli spalancatori di frontiere tenteranno di arrivare alle naturalizzazioni di massa, con la tattica del salame. E adesso stop ai doppi passaporti!

Il Ticino ce l’ha quasi fatta a respingere la naturalizzazione agevolata per i giovani stranieri di cosiddetta “terza generazione”. Nel nostro Cantone infatti l’oggetto è stato approvato con solo il 50.2% dei voti. Se si pensa che gli unici ad opporsi all’ennesimo tentativo di svendita del passaporto rosso erano Lega ed Udc, mentre la partitocrazia si sdilinquiva a favore, il risultato è comunque degno di nota. Anche se, purtroppo, privo di effetto pratico. Probabilmente il concetto di “terza generazione” – che è ben diverso da quello che sembra – ha tratto in inganno. Ad approfittare della naturalizzazione superagevolata saranno infatti anche persone la cui famiglia non vive affatto da tre generazioni in Svizzera.

Altra opzione: l’esito della votazione sugli stranieri di cosiddetta “terza generazione” è un segnale che in Svizzera  ci sono già troppi neo-svizzeri di dubbia integrazione che votano contro gli interessi del paese. Del resto, procedendo al ritmo di 40mila naturalizzazioni all’anno – in proporzione, il quadruplo che in Germania! – si fa in fretta a fare numero.

 Neo-svizzeri non integrati

La proposta su cui abbiamo votato due domeniche fa arriva, come noto, dal P$$: ossia dal partito del “devono entrare tutti”. L’ obiettivo di tale partito è regalare passaporti rossi anche a persone per nulla integrate, così da aumentare il numero dei votanti ai quali della Svizzera non gliene frega un tubo. Anzi, che magari la odiano pure. A questi nuovi votanti non interessa affatto difendere le nostre radici (che non sono le loro) la nostra identità (che non è la loro), la nostra sovranità. Voteranno sempre contro. Ed è proprio quel che vuole la $inistra rottamatrice della Svizzera. Basti pensare che il presidente del P$$ kompagno Christian Levrat vorrebbe rendere l’Islam religione ufficiale. Un programma che dice tutto.

Che l’obiettivo dei promotori della naturalizzazione superagevolata (neanche fosse il leasing per l’auto nuova) per gli stranieri di terza generazione sia quella di garantire l’accesso al passaporto rosso a persone non integrate, è apparso con prepotenza nelle scorse settimane. I kompagni hanno pubblicato un volantino in arabo a sostegno della loro proposta. Sarebbero questi, i cittadini stranieri perfettamente integrati?

Lo squallido teatrino

La sera del 12 febbraio, oltretutto, nei commenti post-voto, si è pure assistito allo squallido teatrino della Consigliera federale del partito del “devono entrare tutti”  kompagna Simonetta Sommaruga, quella che vuole regalare al Mendrisiotto un nuovo maxicentro per finti rifugiati, che sghignazzava giuliva e si congratulava con la promotrice dell’iniziativa pro-naturalizzazioni facili, la kompagna Addolorata Marra di Botrugno (Salento).

Naturalmente alla kompagna Sommaruga non viene in mente che nei paesi a noi confinanti i seguaci dell’Isis sono spesso e volentieri proprio giovani stranieri di terza generazione. Del resto, chi vuole riempirci di migranti economici – quanti tra loro sono jihadisti? –, questi problemi “populisti e razzisti” mica se li pone.

Anche le prime generazioni?

L’obiettivo cui mirano i ro$$i donatori di passaporti è manifesto. Adesso che, con la votazione di domenica, hanno aperto una breccia, vogliono approfittarne, con la tattica del salame (una fetta alla volta) per rendere le naturalizzazioni sempre più facili. Non solo per le terze generazioni, ma anche per le prime. Occorre dunque vigilare affinché questo non accada. Né tramite ulteriori modifiche di legge, e nemmeno tramite allentamenti nelle verifiche dell’integrazione degli aspiranti alla cittadinanza elvetica.

Un pessimo esempio è venuto purtroppo dall’ultimo consiglio comunale di Lugano. Il legislativo cittadino ha accordato l’attinenza comunale ad un candidato che non era autonomo finanziariamente, che non è stato in grado di rispondere alle semplici domande che gli sono state poste dai commissari delle Petizioni e nemmeno ha indicato delle motivazioni accettabili per il suo desiderio di ottenere il passaporto rosso.

Non solo il consiglio comunale ha concesso una naturalizzazione che c’erano tutti i motivi per rifiutare, ma i contrari si sono dovuti pure confrontare con attacchi personali di infimo livello, che nulla avevano a che fare con l’oggetto in discussione; e questo da parte della solita $inistra partito dell’intolleranza dell’odio contro chi la pensa diversamente.

E’ evidente che situazioni del genere non si devono ripetere. Visto anzi che la naturalizzazione agevolata dei giovani stranieri di terza generazione creerà anche numerosi neosvizzeri NON integrati, bisognerà  fare in modo di non crearne di ulteriori tramite le procedure ordinarie. Le quali devono dunque diventare più rigorose nella valutazione dell’integrazione dei candidati.

Stop ai doppi passaporti

Visto inoltre che ottenere il passaporto rosso senza essere integrati è diventato più facile, non c’è più uno straccio di motivo per cui bisognerebbe continuare a tollerare i doppi passaporti. Chi vuole diventare svizzero deve anche essere tenuto a rinunciare alla nazionalità originaria. Il rifiuto di farlo è indizio di mancata (o insufficiente) integrazione.

E non ci si venga a raccontare la fregnaccia che se non si lasciano i doppi passaporti poi non è più possibile espellere i jihadisti che si sono naturalizzati. A seguito delle sentenze buoniste-coglioniste, i jihadisti non vengono espulsi comunque. Inoltre, i terroristi islamici non hanno bisogno di naturalizzarsi per svolgere le loro attività criminose in Svizzera. Infine, per essere sicuri di schivare l’eventuale espulsione, i seguaci dell’Isis che vogliono naturalizzarsi possono rinunciare già adesso al passaporto del paese d’origine. E di certo lo fanno.

Lorenzo Quadri

 

Via Sicura: chi punirà i “pirati della legislazione”?

Il Ticino dà una prima spallata alla legge-bidone. Ma una rondine non fa primavera

 

Accipicchia! Vuoi vedere che l’obbrobrioso programma Via Sicura comincia a ciurlare nel manico? E questo proprio su imput ticinese? E’ infatti recente la notizia della decisione della Corte delle Assise correzionali che ha rivisto al ribasso la condanna a carico di un automobilista: anziché 12 mesi di reclusione sospesi, sono stati comminati 1500 Fr.

intenzionalità

Nel caso concreto, a permettere l’aggiustamento è stata l’intenzionalità, o meglio la sua mancanza. L’automobilista 40enne stava provando per la prima volta una macchina con “impressionante accelerazione” e non si è accorto che, solo sfiorando il pedale, il veicolo “sparava” a 100 km/h. Proprio in quel mentre è incappato in un radar. Il giudice quindi ha potuto applicare il margine d’apprezzamento. E lo ha fatto ritenendo la colpa dell’automobilista non sufficientemente grave da giustificare una pena detentiva, fosse anche sospesa.

Un po’ di decenza

La notizia è sicuramente positiva nella misura in cui riporta un po’ di decenza là dove ne era rimasta ben poca. Ma una rondine, insegna il detto, non fa primavera. E’ vero che si è creato un precedente. Non è però detto esso sia destinato a consolidarsi. Via Sicura non è caduta, e quindi non bisogna farsi illusioni. L’esigenza di intervenire a livello di parlamento federale rimane intatta ed urgente. Ma è proprio lì che ci si scontra con il muro di gomma. Eh già; chi ha voluto ed ottenuto, turlupinando tutti, la criminalizzazione dell’automobilista, non intende mollare l’osso. E di conseguenza si aggrappa a tutto pur di non rinunciare al risultato raggiunto. Dai pretesti relativamente plausibili a quelli improponibili.

La prima categoria

Nella prima categoria rientra… la data. Via Sicura è entrata in vigore solo nel 2015. E’ quindi una legge – un pacchetto di leggi – nuovo. Ed in Svizzera le regole non si cambiano tanto rapidamente. Il parlamento fa una cappellata? Bisognava pensarci prima di approvarla. I cittadini sono destinati a subirsela per parecchi anni. Quanti alle Camere federali hanno votato Via Sicura – ossia tutti i partiti tranne Udc e Lega – lo sapevano benissimo. Sapevano perfettamente che alle nostre latitudini una legge appena varata non viene stravolta tanto in fretta. Quindi sapevano anche perfettamente che esponevano gli automobilisti al rischio di una persecuzione del tutto sproporzionata. Sproporzionata e a tempo indeterminato. Però hanno dato lo stesso il proprio nullaosta. Si parla di pirati della strada; ma qui si ha a che fare con pirati della legislazione.

La seconda categoria

Nella seconda categoria, quella delle scuse improponibili, rientra invece il consueto ricatto morale. E qui le scatole girano ad elica. Via Sicura nasce in risposta ad un’iniziativa popolare contro i pirati della strada. L’obiettivo avrebbe dovuto essere quello di sanzionare i dementi che fanno le corse in autostrada. I quali, ma guarda un po’, sono tutti giovani stranieri. Ma lo scopo dell’esercizio è stato del tutto stravolto. I populisti di $inistra hanno colto la palla al balzo per criminalizzare gli automobilisti in generale, inventandosi per l’occasione costruzioni giuridiche che non stanno né in cielo né in terra. Stranamente però questa volta nessun purista della legislazione ha avuto alcunché da ridire. Quando si tratta invece di tutelare il mercato del lavoro dall’immigrazione incontrollata, tanto per fare un esempio, le cose vanno diversamente. A seguito dell’approvazione di Via Sicura, l’iniziativa popolare che l’ha originata è stata ritirata. Sicché, ecco trovata subito la scusa per mantenere in piedi l’osceno bidone. Modificare Via Sicura equivarrebbe – udite udite – a tradire la fiducia dei cittadini che hanno sottoscritto l’iniziativa! Questo argomento lo si è sentito invocare con isterici accenti da talune esponenti rossoverdi. Eh no, non ci siamo proprio!

Paladini della fiducia?

Ad attaccarsi, come cozze allo scoglio, alla volontà dei firmatari di un’iniziativa che non è nemmeno andata in votazione, sono proprio quelli che hanno cancellato senza alcuna vergogna il 9 febbraio, stuprando non solo la volontà popolare, ma anche la Costituzione. E proprio costoro pensano ora, con scioccante ipocrisia, di potersi spacciare (a sproposito) come paladini della “fiducia” e della “volontà dei firmatari”, naturalmente solo quando fa comodo a loro? Ma chi credono di prendere per i fondelli? Via Sicura è un’aberrazione, e come tale va buttata all’aria. Il parlamento lo deve agli automobilisti. Che sono poi la maggioranza dei cittadini.

Lorenzo Quadri

Raffica di sentenze buoniste a favore di delinquenti stranieri

Svizzera sempre più Paese del Bengodi per la criminalità d’importazione. Chi ringraziamo?

Venghino siori venghino! Venghino nella Svizzera Paese del Bengodi per delinquenti stranieri grazie alle sentenze buoniste a sostegno della foffa d’importazione!

In pochi giorni di queste sentenze buoniste ne abbiamo viste almeno tre.

Sentenza nr 1

La prima è quella del Tribunale federale nei confronti di un delinquente italiano che non dovrà lasciare il Ticino malgrado sia stato condannato per rapina a mano armata e malgrado sia in assistenza da anni. Si tratta del “bravo giovane” che sei anni fa rapinò la banca Raiffeisen di Cadenazzo con una pistola softair (che  l’arma fosse softair, però, le vittime non lo potevano sapere). Costui potrà rimanere in Ticino perché, secondo i legulei del TF, quando commise il crimine era “assai giovane”. Nel caso concreto aveva 22 anni, quindi era maggiorenne da un pezzo. Ma evidentemente ogni scusa è buona per non espellere, al contrario di quanto votato dal popolo nell’ormai lontano 2010. E il bello è che da Berna i camerieri dell’UE ci avevano raccontato che, con la nuova legge sugli stranieri, le espulsioni dalla Svizzera sarebbero passate da 500 a 4000 all’anno, ossia 8 volte di più. Come no. Campa cavallo che l’erba cresce. La nuova legge è in vigore. Risultato? Altro che espulsione di delinquenti stranieri. Ci teniamo in casa perfino un tale, italiano, che ha commesso una rapina a mano armata (non un furto di ciliegie alla bancarella del mercato) e per soprammercato lo manteniamo pure con i soldi del nostro Stato sociale!

Ecco quanto valgono le promesse dell’élite spalancatrice di frontiere di rispettare la volontà popolare in campo d’immigrazione e di espulsioni. Meno del due di briscola. Vergogna!

Sentenza nr 2

Seconda sentenza del medesimo tenore, ad un paio di giorni di distanza dalla prima. E sempre “a cura” del Tribunale federale. Un altro rapinatore, ancora cittadino italiano (non è razzismo nei confronti della Penisola; è la cronaca a dirlo) potrà rientrare nella Svizzera paese del Bengodi tra due anni invece che nel 2024. In Ticino il galantuomo “non patrizio” aveva commesso i seguenti reati:

  • ripetuti atti preparatori punibili di rapina;
  • ripetuta rapina consumata e tentata nei confronti di un distributore di benzina;
  • tentato furto.

Il signore dunque è pericoloso e recidivo ma, ancora una volta, arrivano i legulei del TF a spalancargli, o a ri-spalancargli, le porte del Paese in anticipo. Ciò che significa, più concretamente, che lo stinco di santo  rientrerà in Ticino, mica a Gurtnellen. E se poi una volta tornato commetterà altri crimini, magari mettendo in pericolo di vita di qualcuno, chissenefrega! L’importante è garantire i diritti dei delinquenti stranieri onde non essere accusati di xenofobia. Non certo tutelare la sicurezza dei cittadini onesti; svizzeri o stranieri che siano!

E, per la serie “oltre al danno, la beffa”, l’assistenza giudiziaria a questo rapinatore recidivo l’ha pagata il contribuente ticinesotto. Niente di strano che la spesa pubblica a tale voce ammonti ormai alla spropositata cifra di sei milioni di franchi all’anno che – come ha ammesso lo stesso Consiglio di Stato rispondendo ad un’interrogazione parlamentare – vanno “per lo più” a beneficio di delinquenti stranieri!

Sentenza nr 3

Il terzo caso tanto per una volta non riguarda il Ticino ma il Canton Zurigo e più precisamente la città di Winterthur. Un altro bravo giovane straniero perfettamente integrato, figlio di un italiano (e ridàgli) e di una donna dell’ex Jugoslavia, e convertitosi all’islam radicale, è stato arrestato nel febbraio del 2016. Non per aver pigiato troppo sull’acceleratore, bensì  come militante attivo della Jiahd. Un aspirante terrorista islamico, dunque, che addestrava anche altri giovani nella famigerata moschea An’nur (noto centro di radicalizzazione) oltre che in centri fintess ed in una palestra di arti marziali (sic). E poco ma sicuro che il miliziano dell’Isis nelle carceri elvetiche a cinque stelle avrà senz’altro potuto continuare i suoi allenamenti a spese del contribuente. Ebbene questo individuo, di certo pericoloso, è stato rilasciato qualche giorno fa dal carcere preventivo. Così ha deciso il Tribunale dei procedimenti coercitivi. Nei suoi confronti sono state ordinate delle non meglio precisate “misure sostitutive”. Se non si atterrà alle misure, precisa la Procura federale, tornerà in cella.

Ah, bene! Prima facciamo uscire il delinquente e lasciamo che faccia disastri, ed un jihadista ne può combinare di molto grossi, e poi se del caso interveniamo!

Avanti così, che con simili garantismi ad oltranza diventeremo un polo d’attrazione per seguaci dell’Isis. E mentre i terroristi islamici tornano in libertà, grazie a Via Sicura gli automobilisti rischiano la galera. Poi ci si scandalizza perché la gente non ha fiducia nelle istituzioni…

Lorenzo Quadri

 

“La prigione in Svizzera? Un albergo di lusso!”

Il detenuto spagnolo non vuole nemmeno sentir parlare di scarcerazione. E nümm a pagum

 

Ah ecco! Poi dicono che non è vero che siamo il paese del Bengodi per i delinquenti d’importazione: sono tutte balle della Lega populista e razzista!

Venerdì il portale Tio, di certo non sospetto di simpatie leghiste, riportava un’interessante notiziola a sua volta ripresa da Le Matin.

La notiziola era la seguente: nel Canton Neuchâtel, un delinquente spagnolo di 34 anni si trova da mesi dietro le sbarre per aver aggredito violentemente l’ex fidanzata. Il galantuomo “non patrizio” è reo confesso e dichiara di non essere per nulla pentito, anzi. La particolarità della vicenda è questa: lo spagnolo non ne vuole sapere di venire scarcerato. Come ha detto davanti ai giudici, in prigione si trova molto bene: come in un hotel di lusso, dove può godere di ogni comfort. Prima dell’arresto, il suo tenore di vita era peggiore. Parole sue.

Non è uno scherzo

Davanti ad una notizia di questo genere, che purtroppo non è uno scherzo di Carnevale, è  “un po’ difficile” non sentirsi presi sontuosamente per i fondelli. Ecco dunque la conferma che, per i delinquenti stranieri, le nostre prigioni sono degli alberghi a cinque stelle. Solo che se lo dice un leghista populista e razzista è una cosa; sentirlo da un detenuto, invece…

Il lusinghiero giudizio in stile TripAdvisor è riferito al carcere di Boudry ma può tranquillamente venire riportato anche al penitenziario ticinese. Al proposito nel 2013 il Mattino aveva pubblicato il menù settimanale alla Stampa, con carne almeno una volta al giorno e le “offerte speciali” per detenuti islamici. Tante oneste famiglie svizzere (o anche straniere) che tirano la cinghia per arrivare alla fine del mese non si possono permettere pranzi e cene come  quelle servite agli ospiti dei carceri rossocrociati.

E se una prigione svizzera è considerata un albergo di lusso da un detenuto spagnolo, figuriamoci come può apparire agli occhi di delinquenti in arrivo da contesti assai più degradati di quello ispanico.

Paese del Bengodi

Le prigioni a 5 stelle sono dunque uno degli elementi che contribuiscono a rendere la Svizzera il paese del Bengodi per delinquenti stranieri. Il conto, ça va sans dire, lo paga il contribuente svizzerotto (quello “chiuso e xenofobo”). Una giornata alla Stampa costa sui 350 franchetti al giorno. E i detenuti stranieri rappresentano fino all’80% degli ospiti. Ma come, immigrazione non era uguale a ricchezza?

Naturalmente nulla si sa – né mai si saprà – sul grado di svizzeritudine del restante 20% di detenuti definiti “svizzeri”: sono effettivamente tali dalla nascita oppure hanno beneficiato di una qualche naturalizzazione facile?

Alcune misure

Onde evitare di continuare a farsi prendere per i fondelli da delinquenti stranieri per i quali l’incarcerazione è un premio, urgono alcuni provvedimenti:

  • Mandare i delinquenti stranieri a scontare la condanna nelle prigioni dei paesi d’origine, sicuramente meno appetibili delle nostre;
  • Espellere senza se né ma i delinquenti stranieri incarcerati in Svizzera alla fine della pena, così come deciso dal popolo nel 2010 ma ben raramente attuato dai giudici buonisti alla costante ricerca di pretesti per farci tenere in casa tutta la foffa importata;
  • Abbassare lo standard alberghiero delle nostre carceri, perché l’effetto deterrente che esse dovrebbero avere è ormai diventato una barzelletta;
  • Impedire in modo certo e sistematico l’accesso alla Svizzera a stranieri con precedenti penali, visto il rischio di ricaduta dopo il trasferimento nel nostro Paese. Quindi il “famoso” casellario lo dovrebbero chiedere tutti i Cantoni e non solo il Ticino!

Lorenzo Quadri

 

La finta indignazione italica e la partitocrazia che ci casca

Cade la maschera di quelli che montano la panna sulla “famosa” dichiarazione di Gobbi

 

Uhhh, che pagüüüraaaa! A Roma gli strapagati funzionarietti, giannizzeri di un governo non eletto, tentano di fare la voce grossa contro il Ticino. Il che non sorprende nemmeno troppo: essendo la politica estera di competenza federale, i vicini a sud sono abituati ad avere a che fare con gente che cala immediatamente le braghe. Ancora peggio, con gente che, in caso di diatriba tra Ticino e vicina Penisola, si schiera sistematicamente dalla parte del Belpaese e contro il Ticino: vero kompagna Sommaruga?

Sicché, nell’ottica romana, recriminare è senz’altro un atteggiamento pagante. Lo è sempre stato.

Non c’è alcun errore

Lo spunto per montare l’ennesimo caso-foffa viene dall’ormai “famosa” frase di Norman Gobbi: “E’ stato un errore assumere un italiano all’Ufficio della migrazione”. Assunzione effettuata, come noto, dal predecessore di Gobbi, il PPD Gigio Pedrazzini.

Ribadiamo per l’ennesima volta: Norman ha fatto benissimo a dire quello che ha detto. Non c’è stato alcun errore di comunicazione. Non si assumono stranieri in un ufficio che rilascia permessi di dimora e di lavoro a stranieri. In questi settori sensibili dell’amministrazione pubblica devono lavorare svizzeri, e non di quelli appena naturalizzati. Perché, come già scritto, se il radicamento nel territorio non basta di per sé a garantire l’onestà di una persona, è però un valore aggiunto per chi decide sull’immigrazione. E visto che lo straniero in questione era italiano (calabrese), non si vede per quale motivo, se non per  un demenziale parossismo di politikamente korretto, se ne sarebbe dovuta tacere la provenienza.

E’ quindi perfettamente inutile che il triciclo partitocratico PLR-PPD-P$$, supportato dalla stampa di regime, tenti di montare la panna dando all’affermazione del direttore del DI un’inesistente connotazione  “italofoba”. Questa operazione ha un unico obiettivo: alimentare la  “shitstorm” (=tempesta di cacca) contro Gobbi, che viene attaccato dal citato triciclo solo perché leghista. Il fatto che la partitocrazia e la stampa di regime siano ridotte ad utilizzare simili mezzucci per denigrare il “nemico da abbattere” la dice lunga sulla loro mancanza di argomenti.

“Stranamente” la partitocrazia glissa però sul fatto che gli indagati per i permessi farlocchi sono praticamente tutti stranieri o neo-svizzeri: kosovari, turchi, italiani. L’ultimo finito davanti al Ministero pubblico (notizia di venerdì) è un kosovaro naturalizzato. Quindi, ancora una volta, delinquenza d’importazione!

Attendiamo di sapere…

Intanto attendiamo sempre di sapere dagli amici d’Oltreconfine quanti svizzeri lavorano in uffici amministrativi della vicina Repubblica in cui si rilasciano permessi di dimora e di lavoro a stranieri. Vero ambasciatore Del Panta Ridolfi?

Ironia della sorte, l’ambasciatore d’Italia ha urlato allo scandalo asserendo con pathos che “l’Italia non ha il monopolio della corruzione”, proprio mentre veniva pubblicata la statistica internazionale secondo cui la Penisola è il terzo paese più corrotto d’Europa, dopo Bulgaria e Grecia. Niente monopolio, ma comunque un bel piazzamento sul podio.

Giochino evidente

La partitocrazia non si accorge però che nel tentativo di appagare la propria fregola di vendetta contro l’odiata Lega, sta danneggiando gli interessi del Ticino. O forse, semplicemente, se ne frega.

Dalle cronache sulla trasferta romana del Beltrapresidente del Consiglio di Stato è emerso subito: i rappresentanti italici montano la panna sulla dichiarazione di Gobbi non certo perché “colpiti nell’onore”, ma per trarne ben più concreti vantaggi. Il giochino è evidente. Denunciando il presunto “clima anti-italiano” i vicini a sud mirano ad indurre sensi di colpa negli svizzerotti ossessionati dal politikamente korretto, che vivono nel terrore di vedersi appioppare l’etichetta di xenofobi. Ben presto si è capito che problema vero non è certo la frase di Gobbi. Il problema è la richiesta del casellario giudiziale che infastidisce i frontalieri, ed in generale qualsiasi tentativo ticinese di difendersi dall’invasione da sud. Già, perché questo sempre meno ridente Cantone è e deve rimanere riserva di caccia per le province lombarde limitrofe, estremamente interessanti sotto il profilo elettorale.

L’unica risposta

Ecco dunque servito l’italico ricattino agli svizzerotti: o ritirate tutte le misure che ci danno fastidio – e quindi azzerate tutte le vostre già irrisorie difese contro l’invasione da sud – oppure noi useremo ogni pretesto per continuare a denigrarvi come xenofobi e razzisti.  La risposta a questo ricattino può essere una sola: “cari signori, volate basso, schivate i sassi, e ricordatevi delle centinaia di migliaia di vostri connazionali che hanno la pagnotta sul tavolo solo grazie al Ticino”.

Invece la partitocrazia e la stampa di regime, per pure questioni di propaganda antileghista, si allineano all’indignazione ipocrita dei funzionarietti del Belpaese. Lo fanno con la massima goduria, accecate dalla brama di “dare addosso” all’odiato leghista. Ma così facendo danneggiano gli interessi del Ticino. Complimenti, questi sì che sono grandi statisti!

Intanto il Beltrapresidente del Consiglio di Stato, nella sua “vacanza romana”,  invece di rispondere a tono agli interlocutori italiani, si cosparge il capo di cenere, straparla di “errore di comunicazione” da parte di Gobbi, gigioneggia e si produce con  slinguazzamenti iperbolici sull’ “ottima collaborazione” tra i due Stati. Siamo messi bene.

Lorenzo Quadri

Il Mattino l’aveva scritto!

Reclutatori dell’Isis in Ticino?

 

Per la serie “noi l’avevamo detto”! Nei giorni scorsi è diventata di pubblico dominio, a seguito dell’arresto di un 32enne turco naturalizzato svizzero sospettato di essere un reclutatore dell’Isis, la vicenda del primo foreign fighter partito dal Ticino. Si tratta di un giovane con padre tunisino e madre svizzera,  il quale con tutta probabilità si è radicalizzato nel nostro Cantone.

Ebbene, nel dicembre del 2015 il Mattino aveva intervistato il padre (nel frattempo defunto) di questo foreign fighter. L’uomo aveva lanciato l’allarme: i seguaci dell’Isis sono presenti e fanno proselitismo anche nel nostro Cantone. L’intervistato aveva pure dichiarato che tra le nuove frequentazioni del figlio c’era pure la moschea di Pregassona.

Ma naturalmente erano tutte balle populiste e razziste. Adesso invece si scopre che…

Frontalieri, nuovo record! Ormai sono quasi 65mila!

Ma intanto i politici preferiscono fare i Derrick dei poveri sull’Ufficio migrazione

Ohibò, ma chi se lo sarebbe mai aspettato! In questo sempre meno ridente Cantone i frontalieri sono aumentati di quasi 2000 unità nel corso del 2016! Lo dice l’ultima pubblicazione dell’Ufficio federale di statistica, non la Lega populista e razzista. Sicché il numero di frontalieri in Ticino a fine 2012 era di 64’327, contro i 62’470 dell’anno precedente. Un nuovo record! Evvai! Avanti così che tra qualche mese festeggiamo i 65mila! Ma come, la stampa di regime non ci ha rifilato tutta una serie di titoloni in cui con la massima enfasi si sottolineava che i frontalieri sarebbero in calo per cui, beceri populisti, basta prendersela con la libera circolazione che è una figata pazzesca?

E invece…

Permessi B farlocchi

Ovviamente nella statistica non figurano i frontalieri occulti. Ossia i permessi B farlocchi, che risultano ufficialmente domiciliati in Ticino (magari in quattro uomini in un due locali: unioni registrate in aumento?) ma in realtà rientrano ogni sera all’italico paesello, dove vivono moglie e figli. Se pensiamo che, almeno fino a qualche anno fa, perfino un direttore di una scuola media cantonale (!) – dipendente del DECS! Altro che “Prima i nostri”! – si trovava in tale situazione…

L’escamotage di cui sopra è particolarmente gettonato nella piazza finanziaria per truccare le statistiche sui collaboratori frontalieri.

I burocrati si contraddicono

Il bello della vicenda è che le cifre sui frontalieri appena pubblicate sono quelle dell’Ufficio federale di statistica (UST). Sicché i burocrati bernesi si contraddicono tra loro.

Da un lato la SECO (segretariato di Stato dell’economia) che, a suon di indagini (?) taroccate sull’occupazione, nega che l’invasione da sud generi soppiantamento e dumping salariale.  La SECO è supportata in questo dall’IRE, che commissiona a ricercatori frontalieri degli studi da cui emerge, chissà come mai, che i frontalieri non sono un problema.

Dall’altro troviamo l’Ufficio federale di statistica il quale, diversamente dalla SECO, non ha molto margine per inventarsi sistemi di misurazione creativi con l’obiettivo di negare l’evidenza e fare propaganda pro-libera circolazione: l’UST deve contare i permessi G col pallottoliere.

Dati allarmanti

E dalla conta col pallottoliere emergono risultati sempre più allarmanti:

  • In Ticino il 27.1%, quindi quasi il 30%, dei lavoratori è frontaliere. La media nazionale, per contro, è del 6.3%.
  • I frontalieri in totale in Svizzera sono 318’500; in Ticino sono 64’327. Questo vuol dire che in Ticino troviamo il 20.2% dei frontalieri presenti a livello nazionale. Peccato che la popolazione ticinese sia il 5% di quella Svizzera!
  • Il problema ticinese è incommensurabilmente più grave di quello di altri cantoni di frontiera: nella regione del Lemano gli occupati frontalieri sono il 12.3%, nella Svizzera nordoccidentale il 10.8% del totale.
  • Davanti a queste cifre c’è ancora qualcuno che si meraviglia e starnazza al “razzismo” se i ticinesi non fanno salti di gioia quando vedono delle targhe azzurre? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!
  • La colpa delle “tensioni” con il Belpaese è di chi ha provocato l’invasione da sud e, prendendo a schiaffi la volontà popolare, rifiuta di arginarla.
  • Nel corso del 2016 i frontalieri sono aumentati di 2000 unità, e il numero delle persone in assistenza in Ticino di 1000. Ma naturalmente non c’è alcun nesso tra le due cose, nevvero spalancatori di frontiere?

La partitocrazia contro Prima i nostri

Intanto, dopo aver rottamato il 9 febbraio, il triciclo PLR-P$$-PPD immagina di poter fare lo stesso con “Prima i nostri”, iniziativa votata dal popolo contro il volere della partitocrazia. Addirittura il presidente del P$ (Partito degli Stranieri) inveisce scandalizzato contro Norman Gobbi per la famosa frase: “è stato un errore assumere un italiano all’ufficio della migrazione”. Certo, perché secondo i kompagni bisogna assumere stranieri! Altro che Prima i nostri: Prima gli altri! L’esempio da seguire è quello del torinese al centro di dialettologia. Centro che guarda caso ha un direttore P$ ed è inserito nel dipartimento P$. Idem dicasi per PLR e PPD, con quest’ultimo che si produce in piroette circensi, girandosi e rigirandosi meglio di una foca ammaestrata: prima contribuisce al tradimento della volontà popolare sul 9 febbraio, poi però finge di lanciare il referendum cantonale contro l’infame ciofeca uscita dalle Camere federali, però contemporaneamente è contrario  a Prima i nostri!

Risultati?

Per il momento non sembra che la famosa commissione parlamentare per l’attuazione di Prima i nostri stia producendo risultati spettacolari. Magari, anche alla luce degli ultimi dati dell’UST (non della Lega populista e razzista) sui frontalieri, sarebbe il caso di darsi una mossa. Perché la situazione da sola non migliora e nemmeno rimane stabile, bensì degenera.

Piccoli Sherlock Holmes?

E non vorremmo che  l’ammucchiata PLR-PPD-P$, adesso che si è messa in testa di giocare al piccolo Sherlock Holmes sul caso “Ufficio migrazione” tramite la famosa sottocommissione speciale di’inchiesta (naturalmente il disegno è sempre lo stesso: montare la panna ad oltranza per dare politicamente addosso all’odiato leghista Norman Gobbi: perché per altri dipartimenti “visitati” dalla Magistratura mica si sono messe in piedi commissioni speciali parlamentari, che peraltro mai hanno cavato un ragno dal buco) perdesse di vista il suo compito! Che non è certo quello di fare l’ispettore Derrick dei poveri, perché per le indagini c’è il Ministero pubblico. Si dedichino piuttosto, i politicanti, alla tutela del mercato del lavoro ticinese dall’INVASIONE da sud. E alla promozione delle occasioni di lavoro per i ticinesi. Perché è questo che si aspettano i cittadini che hanno plebiscitato “Prima i nostri”.

Ah già, ma sappiamo che la partitocrazia non vuole la preferenza indigena. Invece vuole, fortissimamente vuole, sabotare l’odiata Lega ed i suoi esponenti.

Lorenzo Quadri

L’UE è alla frutta: parola di ex capo negoziatore

E se a dirlo è un diplomatico turboeuropeista, vuol dire che sono proprio messi male

 

Sentir dire che l’Unione europea è allo sfascio non è di per sé una cosa sorprendente. Molto però dipende da chi lo dice. Perché un conto è se  a dirlo (o a scriverlo) è un leghista populista e razzista. Ben altra cosa quando lo stesso concetto – certo in forma più diplomatica, ma il senso è quello – lo esprime un (appunto) ex diplomatico. Ed oltretutto un ex diplomatico turboeuropeista. Quello che era a capo dei negoziatori svizzeri quando si trattavano i bilaterali 1.

A parlare è infatti Jakob Kellenberger che, in un’intervista pubblicata sul Blick online, senza nemmeno troppi giri di parole, dice che l’Unione europea attuale è alla frutta. E anche l’Euro.

Ciliegina sulla torta, le dichiarazioni di cui sopra sono pubblicate su una testata del gruppo Ringier. Il cui boss radikalchic Michael Ringier, strenuo difensore dell’indipendenza giornalistica, ebbe a dire: “nessun  giornalista contrario all’adesione della Svizzera all’UE lavorerà mai per una mia testata”. Apperò!

Terreno marcio

“Il terreno, la base dell’UE oggi è marcia – dice l’ex ambasciatore ed ex presidente del comitato internazionale della Croce Rossa -. Quei paesi che non condividono più gli obiettivi dell’Unione europea, devono poterne uscire. Un’Unione più piccola e più coesa è senz’altro meglio per il suo stesso futuro. (…) L’allargamento ad Est dell’UE si è trasformato in una enorme palla al piede”.

Kellenberger si esprime anche sulla moneta unica. “Quando nel 1992 si è decisa l’unione monetaria, in molti stati mancavano i presupposti per compiere questo passo.  (…) Ho davvero grossi dubbi che il livello di integrazione e di senso d’appartenenza all’UE siano sufficienti per avere un’unione monetaria. Per questo serve una grande disciplina nell’ambito della politica economica, sociale e fiscale. Questa disciplina non c’è”.

E alla domanda: “Quanto è realistica l’ipotesi di un crollo dell’UE”? L’ex negoziatore risponde: “non escludo niente, ma al momento mi pare più probabile un’Unione con una diversa composizione e anche con competenze diverse. Ma, per compiere questa trasformazione, l’UE deve essere aperta alle riforme”.

Quattro punti

Al proposito, per non saper né leggere né scrivere, alcune osservazioni vengono spontanee.

1) Se un ex diplomatico turboeuropeista si esprime in questi termini sull’Unione europea attuale, vuol dire che l’UE è proprio una ciofeca.

2) La diagnosi di Kellenberger è chiara: o l’UE cambia radicalmente, o è lo sfascio. E’ evidente che il cambiamento deve interessare in prima linea la questione migratoria e la devastante libera circolazione delle persone. Quest’ultima non potrà più essere senza limiti.

3) Le dichiarazioni dell’ex negoziatore sono uno schiaffone ai camerieri dell’UE in Consiglio federale, oltre che agli attuali negoziatori. Costoro infatti si ostinano a calare le braghe davanti ad un’UE moribonda. Considerano una situazione effimera come una verità eterna ed immutabile. Non sono capaci di vedere al di là del proprio naso. I nostri vecchi direbbero: “gnücc”!

4) L’attuale negoziatore con l’UE, il tirapiedi dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf Jacques De Watteville, ha criticato l’UE (uhhhh, che pagüüüüraaa!, si saranno detti a Bruxelles) per aver interrotto il dialogo bilaterale (?) con la Svizzera dopo il “maledetto voto” del 9 febbraio (rottamato lo scorso dicembre dal triciclo PLR-P$$-PPD). La risposta di Bruxelles è stata: “il dialogo riprenderà quando ci sarà l’accordo quadro istituzionale con l’UE”. Ossia quell’aborto che permetterebbe agli eurofalliti di imporre alla Svizzera leggi e giudici stranieri. Da notare che il ministro degli esteri, il PLR Burkhaltèèèèr, è favorevole a questo abominio.

Qual è la reazione svizzera davanti ad una risposta del genere da parte di Bruxelles? Un meritatissimo “vaffa”? Un “vaffa” che, alla luce dell’intervista di Kellenberger, sarebbe ancora più giustificato? Macché. Servile silenzio. Come sempre davanti alle prevaricazioni di Bruxelles.

Lorenzo Quadri

Ticino “protezionista”? Non facciamo ridere i polli…

La Comco ed i camerieri dell’UE in Consiglio federale si facciano un esame di coscienza

 

Scusate, ma a leggere certe fetecchiate ci scappa un po’ da ridere, anche se di divertente c’è ben poco. Fatto sta che adesso la dormiente Comco (Commissione della concorrenza) esce improvvisamente dal terzo stadio REM e punta il dito accusatore contro i ticinesotti populisti e razzisti: “Il Ticino – esclamano i burocrati bernesi – è troppo protezionista! Pone ostacoli alle aziende artigiane d’Oltregottardo che vogliono arrotondare facendo concorrenza agli operatori ticinesi! La legge sul mercato interno non è rispettata! Via tutti gli albi e albetti professionali!”.

Accipicchia, roba da far tremar le vene ai polsi!

Lo sproloquiare di questi burocrati con i piedi al caldo fa venire la voglia matta di mandarli a Baggio a suonare l’organo. Loro ed i loro padroni del Consiglio federale (camerieri dell’UE), essendo costoro i principali responsabili della situazione denunciata.

Invasione da sud

Infatti il Ticino, con le misure “protezioniste” (?) deplorate dalla Comco, mira ad un solo obiettivo: tutelarsi dalla concorrenza sleale in arrivo da Sud, che sta letteralmente devastando il mercato ticinese, mandando in malora artigiani e piccole imprese. Nei giorni scorsi si è appreso della nuova esplosione del numero dei frontalieri, che infatti stanno per infrangere l’ennesimo record e raggiungere quota 65mila.  Ma anche i padroncini e distaccati continuano a crescere. Nel 2016 le notifiche sono state oltre 26’500, contro  le 8700 (sic!) del 2006.

Davanti a questa invasione, quale atteggiamento hanno assunto i burocrati bernesi ed i camerieri dell’UE del Consiglio federale? Quello delle tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo. Anzi: nego ad oltranza l’evidenza, servendomi di studi farlocchi della SECO. Che nessuno osi parlare dei disastri della fallimentare libera circolazione! Le frontiere spalancate sono una goduria!

Abbandonati da Berna

Questo sempre meno ridente Cantone è stato – e tuttora è – completamente abbandonato dalla Confederazione, che ci ha imposto la libera circolazione delle persone contro la volontà dei votanti ticinesi. La conseguenza? Uno tsunami di concorrenza sleale da parte di padroncini e ditte italiane che lavorano in nero: in questo modo sono in grado di operare sottocosto, facendo le scarpe agli artigiani e alle imprese ticinesi che pagano stipendi, oneri sociali ed imposte da noi.

Inoltre sul mercato italico, questo sì protezionista, gli operatori svizzeri non battono chiodo.

Chi è causa del suo mal…

Domandina facile facile ai burocrati della Comco: se il Ticino fosse davvero “protezionista”, forse che sarebbe invaso da padroncini e da ditte d’Oltreramina? L’insostenibile impennata di questi operatori dimostra semmai l’esatto contrario, ossia che il Ticino non è abbastanza protezionista. E dunque dovrà diventarlo.

Le (poche) misure messe in campo, essenzialmente grazie ai ministri leghisti, a tutela del mercato del lavoro cantonale danno fastidio ai funzionarietti della Comco, rispettivamente a qualche impresa artigianale confederata? Ci spiace per loro, ma chi è causa del suo mal, pianga se stesso. Gli amici d’Oltralpe non hanno mai mosso un dito, ma nemmeno per sbaglio, per tutelare il Ticino dall’invasione da sud. Anzi, in ogni occasione di frizione con l’Italia, Berna si è sempre schierata dalla parte di quest’ultima.

Chi non ha avuto remore nel mandare il Ticino allo sbaraglio perché “bisogna aprirsi” ed ubbidire gli eurofalliti di Bruxelles, adesso non venga a rompere i cosiddetti sul presunto “protezionismo”.

Lorenzo Quadri

I furbetti di Berlino fanno fessi gli svizzerotti

Immigrazione nello Stato sociale, vignetta autostradale solo per stranieri,… 

Alla faccia della “non discriminazione” in Germania si discrimina eccome. Mentre per gli svizzerotti è sempre il solito festival dei “sa po’ mia”

Ma guarda un po’! Alla fine – come brevemente anticipato  su queste colonne la scorsa domenica – gli amici tedeschi ce l’hanno fatta a trovare l’escamotage per far pagare la vignetta autostradale solo agli stranieri. O meglio, la vignetta la pagano tutti. Però poi ai tedeschi viene rimborsata. Poiché il rimborso “nudo e crudo” non risultava accettabile ai funzionarietti di Bruxelles, bisognava trovare alternative.

Certo, la Germania non solo propone, ma anche dispone. Essendo però gli eurobalivi non eletti da nessuno soliti riempire le proprie oziose – per quanto principescamente remunerate – giornate con il ritornello della “non discriminazione”, non si poteva metterla via come se “niente fudesse”. Nemmeno per venire incontro ai padroni tedeschi.

La differenza

E qui sta la differenza. Gli svizzerotti al primo “sa po’ mia” di Bruxelles sarebbero corsi tremanti e contriti a fare ammenda: “perdonateci signori padroni, mai più oseremo anche solo immaginare di essere ancora un po’ liberi di decidere in casa nostra!”. In Germania invece si messi a tavolino e hanno trovato l’escamotage “ecologico” per giungere al risultato voluto. O almeno così ha assicurato il ministro dei trasporti tedesco Alexander Dobrindt. Il quale ha dichiarato che, con il nuovo bollo, “per gli automobilisti tedeschi non ci saranno costi extra”.  Morale della favola: grazie a qualche operazione di ingegneria contabile, sdoganata sotto il cappello politikamente correttissimo dell’ecologia (e chi oserebbe mai contestare una proposta “eco qualcosa”?) pagheranno solo gli stranieri.

Mentre la Doris…

E invece quando anche a Berna si proponeva per finanziare il secondo tunnel del Gottardo di introdurre una vignetta speciale per stranieri, la risposta della ministra dei trasporti uregiatta Doris Leuthard è sempre stata “sa po’ mia”. Perché i paesi UE in un modo o nell’altro riescono a farsi gli affari propri (vedi anche i controlli sistematici ad alcune dogane interne della (dis)unione, alla faccia di Schengen) mentre gli svizzerotti non ci riescono mai? I responsabili di tale incresciosa situazione possono essere solo: 1) il servilismo dei politichetti camerieri dell’UE e 2) L’incapacità di trovare soluzioni da parte di un’amministrazione federale gonfiata come una rana, ma buona solo per disintegrare gli attributi dei cittadini.

Frontalieri alla cassa

E’ evidente che, come la Germania riesce ad introdurre il bollo autostradale facendo in modo tramite qualche “magheggio” che il conto per l’automobilista tedesco resti invariato, così la Svizzera in generale ed il Ticino in particolare deve trovare il mondo di chiamare alla cassa i 62mila frontalieri e le migliaia di padroncini che ogni giorno entrano nel nostro Cantone uno per macchina, intasando strade ed autostrade, devastando la qualità dell’aria, provocando colonne interminabili (quanto costano all’economia?) ed ingenti costi di manutenzione viaria. Se la memoria non ci inganna, una stima interna effettuata negli anni scorsi dal Dipartimento del territorio parlava di una spesa stradale di circa 30 milioni di Fr all’anno direttamente imputabile al traffico generato dai frontalieri.

Immigrazione nello stato sociale

La discriminazione sul contrassegno autostradale è peraltro solo l’ultimo esempio di come la Germania, locomotiva UE, se ne impipa delle disposizioni comunitarie quando le torna comodo. Ed infatti i furbetti di Berlino nei mesi scorsi hanno stabilito, tranquilli come un tre lire, che gli immigrati europei in Germania per i primi cinque anni non avranno accesso all’assistenza sociale. Motivo del provvedimento? “Scoraggiare il turismo sociale”. Ora, in Germania ci sono 4 milioni di stranieri UE su una popolazione di 80 milioni. Nella Svizzera “chiusa e razzista”, invece, gli stranieri sono 2 milioni su una popolazione di 8 milioni. Fate un po’ voi le proporzioni.

Dei 4 milioni di stranieri UE presenti in Germania, solo lo 0.34% è a carico dello Stato sociale. Se pensiamo che in Ticino i dimoranti in assistenza – ovvero quelli che ottengono di trasferirsi da noi poiché dovrebbero essere economicamente autosufficienti, ed invece… – sono il 15% dei casi totali d’assistenza, è comprensibile che le scatole si mettano a girare come i bosoni di Higgs nell’acceleratore del CERN.

Il paese del Bengodi per gli stranieri che vogliono farsi mantenere non è la Germania. E’ la Svizzera. Però la Germania interviene sul fenomeno. Da noi invece si leva il solito coro stizzito dei “sa po’ mia” e dei  “vergogna” non appena qualche permesso B in assistenza viene rimandato al paesello, dopo aver attinto alle casse pubbliche cantonticinesi svariate centinaia di migliaia di franchi che – va da sé –  mai verranno restituiti. Avanti così che andremo molto lontani…

Lorenzo Quadri

Accordi sui frontalieri: imboscati definitivamente

I politicanti italici rinunciano a 600 milioni di entrate per paura di perdere voti 

Svegliamoci e disdiciamo la famigerata Convenzione del 1974!

Ma guarda un po’! Ecco un’altra di quelle situazioni in cui ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. Secondo il responsabile nazionale Cgil per le politiche del frontalierato, l’accordo tra la Svizzera e la Vicina Penisola sulla fiscalità dei frontalieri “non è più all’ordine del giorno della politica”  italiana, e non verrà scongelato prima della fine della legislatura (?).

Si conferma dunque lo scenario più volte annunciato su queste colonne: ossia che all’Italia in realtà l’accordo in questione non interessa affatto. Malgrado a trarne il maggior profitto, in termini economici, sarebbe proprio il Belpaese. E di gran lunga.

La bugiarda

Ma come: già nell’estate del 2014 l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, accompagnata dal suo tirapiedi De Watteville, aveva promesso alla Deputazione ticinese alle Camere federali che entro la primavera dell’anno successivo – quindi entro la primavera del 2015 – i famosi nuovi accordi  sui frontalieri sarebbero entrati in vigore. In caso contrario, il Consiglio federale avrebbe preso delle misure unilaterali nei confronti dell’Italia. In particolare, avrebbe proceduto alla disdetta della famigerata Convenzione del 1974.

Nulla di tutto questo è accaduto. Widmer Schlumpf , ancora una volta, mentiva.

“Peculiarità uniche”?

Il famoso accordo rimane dunque nel limbo, e questo a causa della massiccia attivazione della lobby dei frontalieri e dei loro politicanti di servizio, spesso e volentieri inclini all’isteria.

Questa situazione non finirà mai di stupirci. I frontalieri italiani saranno anche tanti. In totale circa 70mila, facendo il conto a livello nazionale. Mettiamo che abbiano famiglia e che la famiglia voti. Ma i votanti italiani senza legami con il frontalierato sono parecchi di più. E proprio loro dovrebbero essere i primi a trovare intollerabile il trattamento fiscale privilegiato di cui godono i frontalieri, mentre le casse pubbliche piangono. Un privilegio che nemmeno i rappresentanti dei frontalieri sono in grado di giustificare, ed infatti il massimo che sono riusciti a dire è che i frontalieri hanno delle peculiarità uniche (?). Certo che ne hanno. Ad esempio quella di pagare meno tasse e di guadagnare più dei loro connazionali.

Incassi per l’Italia

Non è mai stato perfettamente chiaro cosa comporterebbe dal punto di vista degli incassi per il Belpaese il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri parificata a quella degli altri lavoratori. Ma si parla di centinaia di milioni in più all’anno (c’è chi dice 600).  Questi soldi all’erario italico non interessano? La discriminazione dei lavoratori non frontalieri rispetto ai frontalieri non interessa?

E noi?

Detto questo, la domanda è: dobbiamo noi svizzerotti stracciarci le vesti per avere il nuovo accordo così come parafato? Esso avrebbe il vantaggio di aumentare il carico fiscale dei frontalieri, e si spera che ciò potrebbe calmierare l’effetto dumping, mettendo i frontalieri nella condizione di non poter più accettare certe paghe. Altri punti positivi, però, non se ne vedono. Infatti per le casse ticinesi il guadagno sarebbe irrisorio se non addirittura negativo poiché l’accordo presupporrebbe l’abbassamento del moltiplicatore d’imposta applicato ai frontalieri, che il Gran Consiglio ha fissato al 100% nel novembre 2014. Le Camere federali hanno deciso di lasciare al proposito autonomia ai Cantoni. I kompagnuzzi spalancatori di frontiere pretendevano invece che i balivi bernesi intervenissero d’imperio per sgravare fiscalmente i frontalieri e cancellare la decisione del parlamento ticinese. Questo tanto per chiarire chi è che vota sempre contro gli interessi di questo Cantone.

Ristorni

Aspetto da non sottovalutare: con il nuovo accordo non ci sarebbero più i ristorni e quindi nemmeno la possibilità di bloccarli. Ma il blocco dei ristorni è uno strumento che, quando è stato utilizzato – purtroppo solo una volta e per troppo poco tempo – non ha mancato di mostrare la propria efficacia.

Cambiare tattica

Non è certo per portare a casa un risultato così anoressico che si sono persi anni in trattative  con il Belpaese (chissà le grasse risate che si sono fatti gli amici a sud alle spalle dei negoziatori svizzerotti che andavano a Roma a parlare in inglese e si facevano sistematicamente infinocchiare). L’obiettivo cui il Ticino deve mirare è di ottenere dal nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri almeno l’equivalente di quanto oggi ristorna all’Italia ogni anno.

Da tale obiettivo siano però lontani anni luce, e quindi occorre cambiare tattica. Visto che la Penisola prosegue con la melina, si disdica unilateralmente la Convenzione del 1974 e non si ristorni più nemmeno un centesimo. Nelle casse cantonali entreranno ogni anno quasi 70 milioni di franchetti in più.

Lorenzo Quadri

Sempre più posti per i finti rifugiati, terroristi compresi

Avanti così! La Svizzera continua a scavarsi la fossa a suon di buonismo-coglionismo

 

Sicché la scorsa settimana la kompagna Simonetta Sommaruga, la ministra del partito del “devono entrare tutti”, ha annunciato il nuovo “regalo” al Ticino. Il maxicentro asilanti sul Pian Faloppia, che dal 2020 dovrebbe prendere il posto di quello di Chiasso. Con una differenza però: la capienza del nuovo centro sarà ben superiore al doppio di quella del “vecchio”. Da 150 a 350 posti. 200 in più. E scusate se è poco.

“Regalo” al Mendrisiotto

Ecco dunque dimostrato, ancora una volta, che la Lega aveva ragione. Aveva ragione in cosa? Nel combattere la nuova legge sull’asilo, visto che questa serve in prima linea a creare nuove strutture d’accoglienza per migranti economici. E questa sarebbe una politica restrittiva in materia d’asilo?

A seguito della chiusura della rotta balcanica, sempre più finti rifugiati si riversano sul Ticino. Ed infatti è proprio nel nostro Cantone che si registra il maggior numero di entrate illegali, il 70% del totale nazionale. Gli ingressi clandestini in Svizzera sono stati infatti 50mila nel 2016: il doppio dell’anno precedente. Per fortuna che il caos asilo era tutta una balla della Lega populista e razzista! E davanti a questa situazione la kompagna Sommaruga, invece di chiudere le frontiere, crea centri asilanti sempre più grandi. E li rifila al Mendrisiotto. Perché “devono entrare tutti”.

Senza dimenticare che c’è sempre in ballo il centro di Cavallasca,  che il Belpaese vorrebbe creare a poche centinaia di metri dalla frontiera verde e dal valico incustodito di Pedrinate. La sua apertura incrementerebbe ulteriormente la presenza di finti rifugiati in circolazione nel Mendrisiotto. Niente da dire al proposito, Simonetta?

Fare altro si può

Dunque, invece di bloccare l’accesso a chi abusa del diritto d’asilo, dando in questo modo un segnale chiaro, la Svizzera aumenta i posti a disposizione per accogliere migranti economici. E a Berna tentano pure di sdoganare (tanto per restare in tema) l’andazzo con la solita teoria dell’ineluttabilità: non c’è alternativa, sa po’ fa nagott!

Ed invece l’alternativa c’è eccome. Lo dimostrano i paesi dell’Europa dell’Est, come l’Ungheria, la Repubblica Ceca e la Polonia. Quelli che non si fanno mettere i piedi in testa da Bruxelles ma, al contrario, costruiscono i muri sul confine e si rifiutano di aderire ai programmi di ridistribuzione di finti rifugiati decisi dagli eurofunzionarietti.

L’esempio USA

Ma lo dimostrano anche gli USA con il presidente Trump ed il muro messicano. Il nuovo inquilino della Casa Bianca provoca le furie uterine degli stizzosi  radikalchic e di certe carampane del cosiddetto “star system” (quelle che in nome della dignità della donna promettevano sesso orale a chi votava contro The Donald; e che, diversamente dal presidente eletto, oltretutto nemmeno mantengono le promesse) perché dimostra che la chiusura dei confini non è solo una fantasia, ma si può benissimo tradurre in realtà. Non solo, ma si può anche bloccare l’accesso di immigrati da paesi a rischio terrorismo. Insomma: tutte le teorie sulle frontiere spalancate come unica opzione, con cui i politikamente korretti da anni ci fanno il lavaggio del cervello, vengono impietosamente sbugiardate per la foffa che sono.

Consiglio federale sbugiardato

Le iniziative dei paesi dell’Europa dell’est e le prime mosse dell’amministrazione Trump mettono a nudo anche le balle raccontate dai camerieri dell’UE in Consiglio federale: non è vero che “non possono”  fare di più per evitare l’assalto di asilanti, tra cui si nascondono anche gli infiltrati dell’Isis. Semplicemente “non vogliono”.

Non ancora contenti, i sette scienziati bernesi hanno toccato il fondo, dichiarando, in risposta ad un atto parlamentare, che la Svizzera non può espellere i jihadisti, accertati come tali, se questi ultimi ritornando nel paese d’origine si troverebbero in pericolo. Il demenziale buonismo-coglionismo raggiunge lo zenit. La sicurezza dei terroristi islamici ha la precedenza, in Svizzera, su quella dei cittadini elvetici!

Ma che bella propaganda che ci facciamo. I seguaci dell’Isis hanno la prospettiva di riuscire ad entrare nel nostro Paese spacciandosi per richiedenti l’asilo senza fare troppa fatica. E possono anche partire dal presupposto di restarci. Chi ringraziamo per questo?

Lorenzo Quadri

 

Riforma III delle imprese: Bruxelles starnazza contro il NO

Adesso aspettiamo che la $inistra difenda il voto popolare dai suoi amichetti UE 

Gli eurobalivi si aspettano che, senza il “pacchetto” bocciato a livello nazionale (ma non in Ticino) la scorsa domenica, la Svizzera non abbandonerà i regimi fiscali privilegiati. Ed infatti è proprio così che dovremmo fare!

La $inistra europeista, invocando lo spettro delle “casse vuote”, è riuscita ad ottenere la trombatura della Riforma fiscale III delle imprese a livello nazionale. Non però in Ticino.

Peccato che a svuotare le casse pubbliche in Svizzera non siano mai stati gli sgravi fiscali. Basta guardare l’evoluzione del gettito per accorgersene.

A svuotare le casse sono invece:

  • L’immigrazione incontrollata nello Stato sociale e la spesa sociale generata da stranieri. Per citare solo due dati. Nel 2016 meno della metà degli immigrati dai paesi UE è arrivata in Svizzera per lavorare. E nel giro di 8 anni, dal 2006 al 2014, il numero di eritrei in assistenza presenti in Svizzera è aumentato del 2272%.
  • L’invasione di finti rifugiati: l’anno scorso in Ticino ci sono state 34mila entrate clandestine, il 70% del totale nazionale. In Spagna (!) nello stesso periodo sono entrati “solo” 15mila clandestini. Si prevede che nel 2017 per i migranti economici il contribuente elvetico (“razzista e xenofobo”) spenderà la spropositata somma di 2.5 miliardi. La riforma III delle imprese sarebbe invece costata 1,1 miliardi all’anno, versati dalla Confederazione ai Cantoni.
  • Le paccate di miliardi inviati all’estero senza che ciò abbia alcuna influenza positiva sul caos asilo.

A svuotare le casse dello Stato non sono dunque gli sgravi fiscali; sono invece le deleterie politiche di $inistra all’insegna  del “devono entrare tutti”. 

$inistra colta di sorpresa

Fatto sta che a livello nazionale la Riforma III è stata respinta. E adesso succede quello che mai la $inistruccia eurolecchina si sarebbe aspettata: i funzionarietti di Bruxelles starnazzano! E, per l’ennesima volta, si permettono di minacciare e di ricattare la Svizzera, e di mettere il becco nella nostra sovranità nazionale.

Al di là dell’esito della votazione popolare sulla Riforma III (noi speravamo in un risultato diverso), agli eurobalivi bisogna dire, semplicemente, di farsi gli affari propri. Questi figuri sono ormai completamente allo sbando. La Brexit è solo l’inizio della fine. Sicché  lor$ignori fanno la voce grossa solo con gli svizzerotti, sapendo che sono ormai rimasti gli unici a calare le braghe?

Cosa state aspettando?

Ovviamente adesso vogliamo sentire la $inistruccia eurosguattera che, dopo aver combattuto la Riforma III, difende il voto popolare dall’ennesimo becero tentativo di interferenza esterna e manda gli eurofunzionarietti “affandidietro”. Allora, kompagnuzzi? Cosa state aspettando a difendere il voto che avete fortissimamente voluto dagli attacchi dai vostri amichetti di Bruxelles? Avanti. Siamo in attesa!

I motivi dell’agitazione

Ma perché a Bruxelles starnazzano? La ministra del 5% Widmer Schlumpf, quella che ha svenduto il segreto bancario senza contropartita provocando alla Svizzera la perdita di migliaia e migliaia di posti di lavoro, ha calato  le braghe anche sui regimi fiscali privilegiati, introdotti dai Cantoni, oggi giudicati non più “eurocompatibili” (echissenefrega, ndr). Per questo è arrivata la Riforma III: per compensare, con strumenti sui cui a Bruxelles non avrebbero avuto nulla da ridire (poiché esistono anche nell’UE) gli abolendi privilegi fiscali e conservare la competitività della piazza economica svizzera per le aziende. Questo dopo che la Consigliera federale non eletta si è impegnata a smantellarla; tradendo, ancora una volta, l’interesse nazionale.

La Riforma III è stata trombata. Però l’impegno a rottamare i regimi privilegiati rimane: grazie ministra del 5%! E allora perché a Bruxelles si agitano? Perché legano le due cose. Che però – di fatto – legate non sono. Gli eurofunzionarietti immaginano che, senza Riforma III, la Svizzera non abolirà i regimi fiscali contestati. Logica deduzione. Chiunque farebbe così.

Il “geniale” piano dei kompagni

Ma la $inistruccia, che ha trombato la Riforma III, non vuole affatto mantenere lo statu quo. Vuole conformarsi comunque ai Diktat dei suoi padroni di Bruxelles abolendo i regimi fiscali privilegiati: da anni i kompagnuzzi starnazzano con i consueti accenti uterini su questo tema.  Fine dei regimi fiscali privilegiati ma senza alcuna contropartita per mantenere sul territorio le aziende che attualmente ne beneficiano e gli impieghi che esse garantiscono: e nel solo Ticino si parla di 3000 posti di lavoro.

Ecco il “geniale” piano dei kompagni. Una posizione così masochista che nemmeno a Bruxelles la reputano possibile.  Malgrado l’autolesionismo degli svizzerotti lo conoscano molto bene.

Ci teniamo i “privilegi”

Domenica scorsa i votanti erano chiamati ad esprimersi solo sulla Riforma III. Non sull’abolizione dei regimi privilegiati, che è stata promessa all’UE dalla catastrofica ex ministra del 5%. Al proposito dei regimi “non eurocompatibili (?)”, il popolo svizzero non ha deciso proprio  nulla. E allora accogliamo volentieri il suggerimento (indiretto) giunto da Bruxelles. Ovvero: ci teniamo i regimi privilegiati. Gli eurobalivi e le loro liste nere, grigie, antracite, zebrate e a pois, li mandiamo semplicemente “a Baggio a suonare l’organo”. Piantiamola una buona volta di farci dettare legge da un’UE al capolinea, che a livello mondiale non conta più un tubo (specie con la nuova presidenza USA)!

Ma naturalmente sappiamo che le cose andranno in modo diverso…

Lorenzo Quadri

Indecente: il rapinatore straniero rimane in Ticino!

I legulei del Tribunale federale fanno un nuovo regalo al Cantone ed ai suoi abitanti 

Criminale straniero? Se è giovane (per quanto maggiorenne da un pezzo) ve lo tenete. E lo mantenete pure in assistenza!

Ma bene! Proprio vero che non c’è limite al peggio, ed in particolare al peggio propinato dai legulei buonisti.

Qual è infatti l’ultima prodezza del Tribunale federale? Questa: il cittadino italiano che nel 2011 armato di pistola soft air rapinò la banca Raiffeisen di Cadenazzo, fuggendo con una maxirefurtiva di oltre 160mila Fr (non proprio noccioline) non verrà espulso. L’ennesimo giovane delinquente straniero ce lo terremo in casa, e questo malgrado sia la Sezione della migrazione che il Consiglio di Stato che anche il Tribunale amministrativo (Tram) avessero deciso che costui doveva lasciare la Svizzera. E non solo ce lo terremo, ma lo manterremo anche.

E’ pure in assistenza

Il bravo giovane “non patrizio” infatti è stato condannato a 15 mesi con la condizionale ed inoltre, udite udite, è pure in assistenza dal novembre 2010. Ed è già costato al contribuente ticinese la bellezza di 86mila franchetti. Però, secondo i legulei del Tribunale federale, non deve essere espulso. Quindi rimarrà in questo sempre meno ridente Cantone a mungere le casse pubbliche. E non stiamo parlando di uno che ha rubato ciliegie al mercato. Stiamo parlando dell’autore di una rapina a mano armata (poi che la pistola fosse soft air, le vittime non lo potevano sapere).

La fregnaccia regina

E perché il rapinatore italiano, secondo il TF, non deve venire espulso, malgrado il crimine commesso e malgrado sia in assistenza? Qui si arriva alla fregnaccia regina. Perché al momento dei fatti era “alquanto giovane”. Ohibò. Il delinquente, quando rapinò  la banca, aveva 22 anni. Mica 12. Era maggiorenne da un pezzo. E, se era abbastanza adulto per mettere a segno una rapina a mano armata fruttata 160mila franchetti, è evidente che era – ed è – abbastanza adulto anche per fare i conti con le conseguenze delle sue azioni. Oppure vuoi vedere che anche la maggiore età è un’opinione, da manipolare a piacimento e naturalmente secondo i dettami del politikamente korretto?

Nuovo sconcio

Il Tribunale federale ci propina dunque l’ennesimo sconcio. Il popolo svizzero, e questo già nel 2010, ha deciso l’espulsione dei criminali stranieri. Eppure chi dovrebbe eseguire continua ad inventarsi  scuse per non farlo, non appena intravvede uno spiraglio. E quella della giovane età è francamente ridicola. Se invece di 22 anni il rapinatore ne avesse avuti 62, cosa si sarebbero inventati i giudici di Losanna per lasciare in Ticino il galantuomo? Che era “alquanto anziano”?

Morale della favola. I ticinesotti, chiusi e razzisti, devono tenersi in casa stranieri pericolosi e gli devono pure versare l’assistenza. Poi ci si chiede come mai, e grazie a chi, la spesa sociale è andata completamente fuori controllo.

Solo gli automobilisti…?

Lo scorso 28 febbraio si è votato sull’iniziativa d’attuazione dell’espulsione dei delinquenti stranieri. Quell’iniziativa chiedeva che le espulsioni venissero eseguite senza tanti “se” né “ma”. Ma le élite spalancatrici di frontiere, con il supporto della stampa di regime, hanno azionato la consueta macchina del fango. Contro l’iniziativa e, va da sé, contro i promotori, “more solito” denigrati come razzisti, fascisti, disumani (uella).

Se quell’iniziativa fosse stata approvata, vicende scandalose come quella del rapinatore straniero in assistenza che continuerà a farsi mantenere dai ticinesotti ridendosela a bocca larga, non si sarebbero mai potute verificare. Chi il 28 febbraio 2016 ha votato No ed oggi si scandalizza, ci pensi.

Proprio vero la “giustizia” di questo paese è inflessibile solo con gli automobilisti. Poi ci si chiede come mai la gente non ha fiducia nelle istituzioni.

Lorenzo Quadri

In Ticino nuova impennata dei casi d’assistenza

Ma come, la sostituzione di ticinesi con frontalieri non era una balla populista?

E il bello è che ancora pochi giorni fa la SECO ci propinava l’ennesima statistica farlocca per farci credere che “l’è tüt a posct”

Quando si dice una tempistica fenomenale! La scorsa settimana, i soldatini della SECO sono venuti a raccontarci, sventolando l’ennesima statistica farlocca, che in Ticino il tasso di disoccupazione sarebbe di uno striminzito (?) 4%, quindi appena lo 0.3% sopra la media nazionale. Sicché il  messaggio sottointeso dei balivi SECO è: “ma cosa avete voi cinkali da continuare a disintegrarci i santissimi, visto che l’è tüt a posct?”.

Qualche giorno fa sono invece pervenuti i dati dell’assistenza in Ticino pubblicati dal Beltradipartimento DSS. E cosa apprendiamo? Che il numero delle persone in assistenza residenti in Ticino è schizzato ad 8000 (stato novembre 2016) quindi quasi mille in più rispetto al novembre 2015. Avanti con aumenti annuali di mille casi per volta, entro il 2018 “festeggiamo” i 10mila “assistiti”.

Non era “tüt a posct”?

Ma come: prima i soldatini della SECO ci dicono che “tout va bien, Madame la Marquise” e qualche giorno dopo si scopre che il numero delle persone in assistenza in Ticino è aumentato del 13% nell’arco di un solo anno? La spiegazione è una sola. Sempre la stessa. Ossia che la SECO è ormai diventata un centro di propaganda pro-libera circolazione delle persone, che però costa al contribuente rossocrociato 100 milioni di franchetti ogni anno.

E adesso vogliamo vedere con quale coraggio la SECO di “Leider” Ammann (il ministro liblab che il giorno stesso dell’infame voto parlamentare sul 9 febbraio correva scondinzolante ad informare l’avvinazzato presidente della Commissione UE Jean-Claude Juncker della rottamazione della volontà popolare, per cui “missione compiuta) ed i compagni di merende dell’IRE (quella che utilizza ricercatori frontalieri per realizzare studi da cui emerge che per il Ticino il frontalierato non è un problema) verranno a dirci che la devastante libera circolazione senza limiti non provoca né sostituzione né dumping salariale!  Che sono tutte balle della Lega populista e razzista!

I numeri

Intanto le cifre, non quelle farlocche della SECO, parlano chiaro. La scorsa settimana su queste colonne le abbiamo pubblicate per esteso, questa volta ne citiamo solo un paio:

  • il tasso di disoccupazione ILO in Ticino attualmente è del 6.9% (quindi altro che 4%), che è addirittura superiore a quello della Lombardia (6.7%). Mentre la disoccupazione ILO in Svizzera è del 4.8%. Quindi la differenza tra la cifra ticinese e quella nazionale è di oltre il 2%, altro che lo 0.3% che vorrebbe sbolognarci la SECO.
  • Nel 2000 i frontalieri nel settore terziario, ossia dove soppiantano i ticinesi, erano 10mila, mentre oggi sono 40mila. E nel terziario il numero degli impiegati residenti oltreconfine è sempre aumentato, anche quando la cifre complessiva dei frontalieri scendeva di qualche unità (da notare che ogni infinitesimale flessione viene sparata in prima pagina con titoloni a caratteri cubitali dalla stampa di regime; gli aumenti invece…).

“Tornate ad emigrare!”

E, ma tu guarda i casi della vita, sono proprio le cifre sopra che trovano conferma nell’andamento dell’assistenza. La quale infatti continua a schizzare verso l’alto meglio dello shuttle. Non certo le statistiche taroccate della SECO.

Però davanti ad 8000 persone in assistenza, con un aumento di 1000 nel giro di un solo anno, la partitocrazia continua ad insistere che bisogna mantenere le frontiere spalancate e non porre alcun argine a frontalieri e padroncini!

E mentre noi ci “apriamo” – ossia ci facciamo invadere – solerti funzionari dirigenti del DFE targato PLR, dall’alto del lauto stipendio pubblico garantito fino all’età della pensione, ci vengono a dire che dobbiamo emigrare! E anche il Beltrasereno direttore del DSS nei mesi scorsi aveva espresso un pensiero simile.

 Eccola qua, la visione del triciclo PLR-P$-PPD per il futuro nostro e dei nostri giovani. Facciamo entrare tutti e costringiamo i ticinesi ad andarsene per sopravvivere!

Quanti stranieri?

C’è però anche un’altra informazione che ci piacerebbe avere sugli 8000 casi di assistenza. Sappiamo che almeno il 40% di questi sono stranieri. Quindi ci interessa conoscere l’evoluzione degli stranieri in assistenza in Ticino, ed in particolare di quelli col permesso B.  Esempio di domandine facili-facili: quanti dei 1000 nuovi casi d’assistenza censiti nel 2016 sono svizzeri? Quanti stranieri? Quanti dimoranti? E, se vogliamo andare sull’un po’ meno facile, si potrebbe anche chiedere – in sintonia con un paio di recenti sentenze del Tribunale federale – quanti degli stranieri in assistenza hanno precedenti penali.

Risparmiare

Dove vogliamo andare a parare, lo si sarà capito: visto che la spesa per l’assistenza continua ad esplodere, da qualche parte bisogna tagliare. E dove stia questa “qualche parte”, per noi è chiarissimo: bisogna tagliare sugli stranieri a carico del nostro stato sociale. E piantiamola di tirare in ballo le solite fregnaccie del “sa po’ mia perché la libera circolazione” e blablabla. La libera circolazione, lo hanno detto  anche a Bruxelles, non serve all’immigrato per fare il turista dello Stato soaciale, andando a scegliersi quello da cui è più conveniente farsi mantenere.

E la stessa Germania – Stato membro UE – ha deciso che gli immigrati per i primi 5 anni non hanno diritto all’assistenza.

Lorenzo Quadri

Naturalizzazioni: no alla tattica del salame!

 

Dopo il voto di domenica, vediamo non farci fregare sulla concessione del passaporto rosso agli stranieri di prima generazione

In Ticino la naturalizzazione agevolata degli stranieri di terza generazione è stata approvata solo per una manciata di schede. Visto che Lega ed Udc erano da sole ad opporsi ad una proposta che viene dalla $inistra – e che il cosiddetto “centro” è subito corso a sposare in nome del politikamente korretto –  il risultato è comunque degno di nota.

Sta di fatto che la naturalizzazione dei giovani stranieri di terza generazione è stata approvata a livello popolare, e la volontà popolare va rispettata, visto che si tratta di un voto pro-stranieri. Si fosse trattato di un voto di vituperata “chiusura” (uella!) la partitocrazia, i moralisti a senso unico, le élite spalancatrici di frontiere, la stampa di regime, l’Unione europea e l’impero galattico starebbero già strillando come aquile alla consultazione “da rifare”.

Salamitaktik

Visto che la naturalizzazione degli stranieri di cosiddetta “terza generazione” è diventata ancora più facile, occorre evitare che, con la tattica del salame, si tenti adesso di regalare senza ritegno passaporti rossi anche agli stranieri di prima generazione. Senza ritegno significa senza una seria verifica dell’effettiva integrazione del candidato. Integrazione che comprende da un lato l’identificazione con i valori elvetici, dall’altro l’autonomia finanziaria (l’aspirante svizzero deve mantenersi con le proprie risorse).

Al contrario di quel che ossessivamente raccontano i naturalizzatori seriali, non è affatto vero che ad ottenere il passaporto rosso sono a larga maggioranza stranieri in arrivo da paesi europei confinanti con la Svizzera. Quasi il 40% di quanti hanno ottenuto la cittadinanza elvetica negli ultimi 10 anni è di origine turca o balcanica. Tutti integrati questi neo-svizzeri? E’ ragionevole (eufemismo) dubitarne, basti pensare che gli estremisti islamici che non mandavano le figlie a lezione di nuoto per “motivi religiosi”, e che per questo sono stati sanzionati addirittura dalla CEDU, sono dei turchi naturalizzati. E come la mettiamo con i militi di recente “svizzeritudine” che posano in tenuta mimetica davanti a bandiere balcaniche?

Obiettivo chiaro

E’ manifesto che i kompagni spalancatori di frontiere vogliono regalare il passaporto rosso a chiunque. Obiettivo: demolire la nostra identità e trasformare gli aventi diritto di voto in Svizzera in un collettivo multikulti senza radici nel territorio, che pertanto approverà ogni scriteriata “apertura”. Il pavido centro politico “non osa” opporsi, terrorizzato dall’idea di vedersi appioppare l’etichetta di “razzista e xenofobo” dalla $inistra e dai suoi moralizzatori da tre e una cicca.

Con questa politica della denigrazione e dell’intimidazione, kompagnuzzi e dintorni sdoganano le naturalizzazioni di persone che non si riconoscono affatto nei valori elvetici; che magari addirittura odiano la Svizzera, ma vogliono acquisirne la nazionalità per mero tornaconto personale. Quante invalidità “improvvise”, magari per “motivi psichici” o “mal di schiena”, sono stranamente emerse poco dopo la naturalizzazione?

Più rigorosi

E’ evidente che sulle naturalizzazioni ordinarie bisognerà diventare assai più rigorosi. A maggior ragione dopo il voto della scorsa domenica, che apre le porte alle naturalizzazioni di massa di giovani stranieri senza alcuna reale verifica della loro integrazione. E al proposito c’è chi legge il risultato della consultazione del 12 febbraio come la dimostrazione che già oggi si sono rese svizzere troppe persone straniere che delle sorti del paese se ne impipano. Sarebbe interessante sapere, ma naturalmente nessuno realizzerà mai un’indagine al proposito, come hanno votato i titolari di passaporti rossi “di recente emissione” sulla naturalizzazione degli stranieri di terza generazione. L’oggetto così caro agli spalancatori di frontiere è forse stato approvato, a livello nazionale, con il voto dei neosvizzeri? Non lo sapremo mai!

Lorenzo Quadri

24 milioni spesi per delinquenti “per lo più” stranieri

Gratuito patrocinio alle stelle: ennesimo regalo dell’immigrazione scriteriata

 

Nuova “bella” (si fa per dire) notizia per i contribuenti di questo sempre meno ridente Cantone. Rispondendo ad un’interrogazione della deputata Udc Lara Filippini, il Consiglio di Stato ha informato il volgo ticinensis al proposito delle spese di gratuito patrocinio. La cifra resa nota è allucinante: lo scoperto a carico del Cantone per le difese d’ufficio è di quasi 23 milioni, mentre l’importo per le spese processuali non pagate è di 1.3 milioni. L’enorme somma è stata cumulata in quattro anni. Sicché a tali voci si spendono in media oltre 6 milioni all’anno.

Nella sua risposta il governo precisa inoltre che “le cifre in gioco sono molto alte e i condannati – per lo più persone di origine straniera che vengono espulse dopo l’esecuzione della pena – non dispongono dei mezzi necessari per farvi fronte”.

Verranno poi espulse?

Speriamo che le persone in questione vengano davvero “espulse dopo l’esecuzione della pena”, perché a giudicare da alcune recenti sentenze del Tribunale federale un qualche dubbio al proposito sorge. Vedi il caso dell’italiano autore della rapina a mano armata ai danni della banca Raiffeisen di Cadenazzo, che il TF ha deciso di non espellere, ribaltando le decisioni delle istanze precedenti. Questo  perché, al momento del crimine, l’autore era “alquanto giovane” (22 anni). Risultato: i ticinesotti si tengono in casa il delinquente straniero e lo mantengono pure, dato che il “bravo giovane” è in assistenza da anni.

Al di là di questo, è evidente che, specie in tempo di risparmi, il Cantone deve fare in modo di migliorare il recupero delle spese di gratuito patrocinio: una realtà di cui nel dibattito politico non si parla quasi mai. Malgrado essa, come scritto sopra, finanziariamente “pesi” parecchio.

Ancora foffa importata

Visto che il Mattino è un settimanale razzista e xenofobo, non ci facciamo alcun problema nell’evidenziare  il seguente passaggio della risposta governativa: “i condannati sono per lo più persone di origine straniera”.

Ma come, immigrazione non doveva essere uguale a ricchezza?

Ecco qui dunque un argomento troppo spesso dimenticato. Nel settore del gratuito patrocinio, il contribuente ticinesotto spende 6 milioni di franchi all’anno per pagare le difese d’ufficio per lo più a vantaggio di delinquenti stranieri. Ecco il bel regalo della politica del multikulti e delle frontiere spalancate! Ci riempiamo di foffa d’importazione, che, oltre  a commettere reati, fa spendere un capitale all’ente pubblico (quindi ai contribuenti, compresi ovviamente gli stranieri onesti). Poi – siccome i conti della Repubblica e Cantone devono in qualche modo quadrare – si taglia nel sociale per finanziare le difese d’ufficio ai delinquenti stranieri?

Dunque, per ricapitolare:

  • l’80% dei detenuti alla Stampa sono stranieri. Al carcere giudiziario della Farera la percentuale sale al 90%. Poiché le giornate di carcerazione dei detenuti stranieri sono oltre 50mila all’anno ed una giornata di carcerazione costa 323 Fr, se ne deduce che i detenuti stranieri costano quasi 18 milioni all’anno.
  • Anzi, senza i delinquenti stranieri non avremmo nemmeno bisogno della Stampa, quindi risparmieremmo un bel po’.
  • Non sappiamo, perché “stranamente” non ci sono statistiche al proposito, quanto si spende in prestazioni sociali per pregiudicati stranieri (vedi il caso del rapinatore in assistenza che non verrà espulso “grazie” al TF).
  • Adesso si scopre che sempre il solito sfigato contribuente ticinese spende 6 milioni all’anno per il gratuito patrocinio di delinquenti “per lo più” stranieri.

Quesito finale

La domanda da un milione è: ma alla fine quanto ci costa in totale la delinquenza d’importazione? E chi possiamo ringraziare per queste spese folli che poi vengono compensate introducendo nuove tasse e balzelli e tagliando sui ticinesi in difficoltà?

Risposta a scelta:

  1. il Gatto Arturo
  2. il Gigi di Viganello
  3. la partitocrazia spalancatrice di frontiere.

PS: a proposito di gratuito patrocinio, aspettiamo anche di vedere quanto costerà al contribuente elvetico l’avvocato d’ufficio di cui potranno beneficiare i finti rifugiati grazie alla nuova legge sull’asilo introdotta dalla kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, ministra del partito del “devono entrare tutti”, con l’appoggio estatico della partitocrazia.

Lorenzo Quadri

Uhhh, che pagüüüraaa! L’ONU se la prende con la Svizzera

I funzionarietti del BidONU contro la nuova prassi in materia di finti rifugiati eritrei

 

Uhhh, che pagüüüüraaaa! I burattini dell’ONU tornano a criticare  la Svizzera in materia di politica d’asilo. Chiaro: è molto più facile puntare il dito contro gli svizzerotti – che naturalmente correranno ad auto fustigarsi – piuttosto che contro altre nazioni. Dove magari non si accetta così facilmente che i primi funzionarietti venuti si mettano a sparare sentenze a vanvera.

Lo scandalo è un altro

Oggetto della reprimenda dell’ ONU – roba da far tremar le vene ai polsi! – la nuova prassi adottata dalla Svizzera  nel giugno del 2016 in materia di finti rifugiati eritrei. Prassi secondo la quale non basta più aver lasciato illegalmente l’Eritrea per ottenere lo status di rifugiato.

Ohibò, per non saper né leggere né scrivere, lo scandalo non è certo la nuova prassi; lo  scandalo è semmai che si sia dovuto aspettare al giugno del 2016 per decidere che non sta né in cielo né in terra considerare come “profugo” un eritreo per il solo fatto che ha lasciato il proprio paese illegalmente!

Tanto più che poi, come abbiamo visto, questi “rifugiati” eritrei in casa loro sono così perseguitati che ci tornano per trascorrervi le vacanze; perché “lì è più bello”.

Reali dimensioni

Il colmo è che sulle reali dimensioni di questo scandaloso fenomeno – già di per sé sufficiente per disporre un ritiro in grande stile di permessi per richiedenti l’asilo – ben poco si sa. Infatti, solo i finti rifugiati che sono polli al punto da imbarcarsi da Zurigo e andare direttamente in Eritrea in vacanza vengono beccati. Ma, per sfuggire ai controlli, basta prendere il treno e recarsi al più vicino aeroporto estero, e gli svizzerotti fessi non si accorgono di niente!

E intanto che il Dipartimento Sommaruga continuava a considerare come dei profughi tutti gli eritrei che hanno lasciato illegalmente il paese, e solo nell’estate dello scorso anno si decideva a scendere un attimino dal pero, il numero degli eritrei in assistenza in Svizzera nel giro di otto anni, dal 2006 al 2014, è cresciuto del 2272%! Di fatto questi finti rifugiati sono tutti in assistenza!

Troppo attrattivi

Intanto quella eritrea continua ad essere la nazionalità più rappresentata tra i migranti economici in arrivo nel nostro paese. Nel 2015 oltre 10mila domande d’asilo sono state presentate da eritrei. Perché costoro giungono in massa in Svizzera? Il consigliere del presidente eritreo in visita a Berna lo ha detto senza tanti giri di parole: “avete così tante domande d’asilo da parte di miei connazionali, che non sono perseguitati in patria, perché siete troppo attrattivi”.

La Lega aveva ragione

Che il relatore dell’ONU, tale François Crépau,  si permetta dunque di criticare la Svizzera perché rimpatria i finti rifugiati eritrei, è il colmo.  Secondo costui “non vi è nessuna prova che una volta rimpatriati gli eritrei non rischino pene e sanzioni”.  Certo, come no: tornano nel loro paese a trascorrere le vacanze però se vengono rimpatriati rischierebbero pene e sanzioni?

Il Consiglio federale, nell’ennesimo raptus di buonismo-coglionismo, ha ribadito che non si espellono nemmeno i terroristi islamici,  se nel loro paese rischiano la vita. E adesso il funzionarietto ONU di turno tenterebbe di far passare, a livello internazionale, l’immagine della Svizzera razzista che manda dei perseguitati politici allo sbaraglio? Quando la Svizzera si tiene in casa anche i seguaci dell’Isis per non metterli in pericolo con un rimpatrio? Vediamo di non far ridere i polli…

Queste sortite dei burocrati onusiani, soldatini dell’ideologia delle frontiere spalancate, confermano inoltre che la Lega aveva ragione nell’opporsi all’adesione della Svizzera al bidONU.

Lorenzo Quadri

Stranieri di terza generazione: 10 motivi per votare NO

C’è ancora qualche ora di tempo per scongiurare la  svendita del passaporto rosso

Il prossimo 12 febbraio saremo chiamati a votare sulla naturalizzazione agevolata dei giovani stranieri di cosiddetta “terza generazione”. L’iniziativa è promossa dal partito socialista il quale immagina, in questo modo, di reclutare nuovi elettori tra i neo-svizzeri, candidando massicciamente questi ultimi anche a ruoli istituzionali (basta guardare le liste PS di certi cantoni per rendersene conto). Il sedicente “centro” ha seguito, in nome del politicamente corretto.

L’oggetto in votazione va fermamente respinto. Ecco 10 motivi per farlo.

  • La definizione “giovane straniero di terza generazione” è ingannevole. Non indica un giovane che è nato ed ha sempre vissuto in Svizzera, così come pure i suoi genitori, mentre i suoi nonni sono immigrati nel nostro paese e dopo ci sono sempre rimasti. Il libretto di voto ben spiega cos’è in realtà un giovane straniero di terza generazione. Leggersi la definizione prima di compilare la scheda.
  • Non è affatto vero che i cosiddetti stranieri di terza generazione sono integrati per definizione. Anzi, dall’esperienza fatta nei paesi a noi confinanti emerge che parecchi seguaci dell’Isis sono proprio giovani di terza generazione (alcuni sociologi parlano di “generazione Allah”).
  • Certi stranieri, provenienti da retroscena culturali, religiosi e sociali incompatibili con i nostri, non potranno mai essere integrati, indipendentemente dalle “generazioni”.
  • L’integrazione del candidato/a deve essere valutata in modo accurato e caso per caso. L’unica autorità che può svolgere tale verifica è quella di prossimità, ossia i consigli comunali con le loro commissioni, incontrando personalmente i candidati. E anche così si prendono comunque delle cantonate. Nella procedura agevolata che si vorrebbe introdurre, la competenza passerebbe esclusivamente alla Confederazione. Gli uffici bernesi valuterebbero solo in base alla documentazione, in prima linea l’estratto del casellario giudiziale, senza aver mai visto il candidato. Ma non essere un delinquente con condanna cresciuta in giudicato ancora non significa essere integrato!
  • Non c’è alcun bisogno di agevolare le naturalizzazioni per chicchessia. Già adesso, ogni anno oltre 40mila cittadini stranieri ottengono il passaporto rosso. In Europa solo quattro paesi hanno un tasso di naturalizzazione superiore al nostro: Lussemburgo, Irlanda, Svezia e Spagna. In Germania, in proporzione alla popolazione, si naturalizza quattro volte meno che da noi. Dunque, non è affatto vero che le procedure svizzere per ottenere la cittadinanza sono troppo difficili o punitive.
  • Il 40% dei naturalizzati degli ultimi 10 anni proviene dalla Turchia e dall’area balcanica. Non si tratta quindi di persone di Stati a noi confinanti e culturalmente affini.
  • Già oggi si naturalizzano persone non integrate. Ad esempio, gli estremisti islamici residenti a Basilea che impedivano alle figlie di partecipare alle lezioni di nuoto, e che per questo sono stati condannati dalla CEDU, sono svizzeri di origine turca. Qualsiasi ulteriore allentamento sulle verifiche dell’integrazione non potrà che portare alla moltiplicazione dei casi di questo genere.
  • La naturalizzazione agevolata degli stranieri di terza generazione serve solo ad imbellettare le statistiche sugli stranieri in Svizzera, riducendone artificialmente il numero. Inoltre costituisce una discriminazione nei confronti degli stranieri che si sono naturalizzati seguendo la via ordinaria.
  • La concessione della cittadinanza elvetica è di fatto irrevocabile. Non è una formalità amministrativa, bensì un atto politico. E tale deve rimanere. I giovani stranieri di terza generazione possono ovviamente accedere al passaporto rosso: seguendo le pratiche ordinarie. Se sono davvero integrati, non avranno difficoltà.
  • Se passa la naturalizzazione agevolata, ovvero pressoché automatica, degli stranieri di terza generazione, la prossima tappa sarà la concessione della cittadinanza svizzera a chiunque ne farà richiesta?

Lorenzo Quadri

 

Quell’appuntamento con la storia vergognosamente cancellato

9 febbraio 2017: invece di suonare a festa, le campane suonano a morto

Nei giorni scorsi avremmo dovuto festeggiare. Ma il giorno predestinato, invece che gioioso, è stato mesto. Frustrazione e rabbia hanno preso il posto di ottimismo e fiducia per il futuro. Perché? Perché il 9 febbraio ricorreva il terzo compleanno del “maledetto voto”, ossia del nuovo articolo costituzionale 121a.

Tre anni era il termine massimo entro il quale le misure votate dal popolo sarebbero dovute entrare in vigore, così come previsto dal testo dell’iniziativa.  Il 9 febbraio 2017 avrebbe quindi dovuto segnare l’inizio di una nuova era: quella del superamento della becera politica della libera circolazione delle persone senza limiti che provoca solo danni.

Sempre più poveri

Le conseguenze dell’attuale sciagurato stato di cose si fanno sentire in tutti gli ambiti della realtà. Non solo mercato del lavoro e sicurezza. Ma anche viabilità, costi dell’alloggio, inquinamento. I kompagni ro$$overdi, che contro le polveri fini invocano la chiusura delle scuole, le targhe alterne e tra un po’ magari anche la confisca di tutte le automobili non elettriche, si guardano bene dal far notare che, se non avessimo 62’500 frontalieri e decine di migliaia di padroncini che entrano in Ticino tutti i giorni uno per macchina, la qualità dell’aria del Sottoceneri sarebbe senza dubbio messa un po’ meglio.

C’è poi tutto il capitolo della spesa sociale. Infatti solo il 47% degli immigrati UE, quindi meno della metà del totale, arriva in Svizzera per lavorare. Altro che “immigrazione uguale ricchezza”, altro che la bufala delle “esigenze dell’economia”.

Poiché l’attuale immigrazione senza alcun limite ha arricchito pochi svizzeri ed impoverito tutti gli altri, se siamo ancora in una democrazia il sistema, così come è adesso, non può continuare. Serve un stop. Quello stop sarebbe dovuto scattare al più tardi il 9 febbraio 2017. Ed invece…

Nel water

Invece niente di tutto quello che doveva succedere accadrà. Il voto di tre anni fa ha scritto una pagina di storia. Lo scorso dicembre a Berna la pagina in questione è stata semplicemente strappata dal libro e gettata nel gabinetto dal triciclo PLR-P$$-PPD.

L’appuntamento con la storia è stato cancellato. Come se tre anni fa non fosse successo proprio nulla. E a questo proposito giova tenere ben a mente le  dichiarazioni dell’ex presidente PLR Fulvio Pelli:  “grazie alla libera circolazione delle persone i nostri giovani potranno andare a lavorare a Milano”. Abbiamo visto come.

La vera essenza

A Berna,  nello squallido teatrino che ha preceduto la cancellazione del “maledetto voto,” un kompagno verde – uno di quelli che promuovono le petizioni per far entrare in Svizzera  ancora più finti rifugiati con lo smartphone – ha parlato senza peli sulla lingua. Ha detto l’ecologista: “noi difendiamo la libera circolazione delle persone perché è l’unico gesto di apertura (“dovete aprirvi, bifolchi!”) compiuto dalla Svizzera verso gli stranieri negli ultimi anni”.

Ecco spiegata al volgo la libera circolazione. Altro che “scelta nell’interesse della popolazione elvetica”. Si tratta di un puro e semplice regalo agli stranieri. Il cui prezzo, però, lo pagano gli svizzerotti. E, se ad ammetterlo sono perfino quelli che venderebbero la nonna piuttosto che mettere in discussione le frontiere spalancate…

Frontalieri avvantaggiati

La legge di (non) applicazione del 9 febbraio, ossia il compromesso-ciofeca, non serve assolutamente ad un tubo. Non farà diminuire i flussi migratori (e nemmeno i frontalieri) di una persona. Anzi, arriva addirittura al punto di avvantaggiare i frontalieri iscritti all’URC rispetto ai ticinesi in assistenza che non vi sono più iscritti. Non a caso  il compromesso-ciofeca è stato immediatamente lodato dagli eurofunzionaretti. I quali, secondo alcuni, l’avrebbero addirittura pilotato. Il livello di zerbinismo bernese nei confronti di Bruxelles ha raggiunto vette inaudite. E c’è da temere in un ulteriore peggioramento.

La fiducia che non c’è più

Invece di suonare a festa, il 9 febbraio 2017 le campane hanno suonato (virtualmente) a morto. L’unica via di uscita è ora l’iniziativa contro la libera circolazione.

Certo: invece di chiedere di solo limitare la libera circolazione delle persone, si sarebbe potuto chiedere subito di disdirla. Ma, al  momento del lancio dell’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”, si poteva ancora nutrire un minimo di fiducia nella buona fede della cosiddetta classe politica (?) svizzera davanti ad un voto popolare inequivocabile. Dallo scorso dicembre – quando il 9 febbraio è stato rottamato – questo non è più possibile.

Lorenzo Quadri