Non saremo noi a togliere le castagne dal fuoco al Belpaese

Triplicati i finti rifugiati fermati ai nostri confini; in estate a Como sarà caos asilo?

Nel primo trimestre del 2017 al confine sud con la Svizzera sono stati fermati 7’305 finti rifugiati, più del doppio del 2015. Nel Belpaese gli arrivi sono aumentati del 60%. Il quotidiano italiano “Il Giorno” prevede  che quest’estate a Como ci sarà il caos. E’ evidente che l’emergenza asilo non accenna a rientrare.

Non a caso,  i paesi che confinano con l’Italia potenziano i controlli alle frontiere e magari piazzano pure delle barriere. Eppure nel Belpaese nessuno, o quasi, si è messo a starnazzare. Solo gli svizzerotti vengono accusati (?) di chiudere le frontiere. Intanto nelle scorse settimane da Berlino ci è arrivata l’accusa esattamente opposta: quella di avere i confini a colabrodo e di lasciar passare troppi migranti economici che poi raggiungono la Germania.

Evidentemente nella Penisola hanno capito che con certi rappresentanti elvetici basta alzare un po’ la voce, e soprattutto pronunciare le paroline magiche “xenofobia e razzismo”, per ottenere la calata di braghe. Del resto se la responsabile del dossier asilo è la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, quella che sta allegramente moltiplicando i centri asilanti per aumentare la capacità d’accoglienza, quella che a più riprese ha ribadito che “dobbiamo aiutare l’Italia” – e come quest’ultima ci ripaghi per l’aiuto offerto, l’abbiamo visto in occasione della recente polemica/panna montata sui tre valichi secondari chiusi di notte – non è neppure sorprendente che si facciano certi ragionamenti.

Il Procuratore francese

Ricordiamo anche che di recente il procuratore francese ha chiesto 8 mesi di carcere per una cittadina italiana che aiutava i clandestini a varcare illegalmente il confine. Da noi, invece, arrivano al massimo le aliquote sospese con la condizionale, come dimostra il caso di una certa deputata P$ in Gran Consiglio. La parlamentare è difesa a spada tratta dal suo partito. Perché la $inistra pretende il rispetto della legge, ma solo dagli altri. I kompagni, invece, sono al di sopra delle regole.

A titolo preventivo…

A titolo preventivo, sarà bene precisare subito una cosa: se a Como quest’estate dovesse (di nuovo) “scoppiare il caos”, come preconizza “il Giorno”, non sarà di certo la Svizzera – e quindi in prima linea il solito Ticino – a togliere le castagne dal fuoco alla vicina Penisola. Per il caos asilo sul suo territorio  l’Italia se la può prendere, a scelta, con se stessa perché i migranti raccolti in mare se li mette in casa invece di riportarli indietro, e/o con la fallita Unione europea che non fa un tubo per difendere i propri confini esterni.

Di certo il Belpaese non può puntare il dito contro la Svizzera. Men che meno può attendersi regali da noi, visto il trattamento riservatoci dai suoi rappresentanti istituzionali per la chiusura notturna di tre valichi secondari, misura perfettamente legittima ed annunciata.

Altro che “aiutare l’Italia”

Per i famosi tre valichi chiusi, troppi politicanti del Belpaese si sono messi a starnazzare come germani reali contro gli “svizzeri razzisti”. Sindaci di comuni che campano grazie ai ristorni dei frontalieri hanno inscenato manifestazioni-pagliacciata con tanto di fascia tricolore. Quel che è molto più grave, la Farnesina, ossia il ministero degli Esteri italiano, si è permessa di convocare d’urgenza l’ambasciatore di Svizzera. Neanche avessimo trasmesso a Roma una dichiarazione di guerra. E’ chiaro che, con simili precedenti, il mantra del “bisogna aiutare l’Italia” la kompagna Simonetta farà bene a levarselo dalla testa. E col fischio che continuiamo ad aderire ai programmi di ridistribuzione di migranti partoriti dai funzionarietti di Bruxelles “per dare l’esempio” (sempre Simonetta dixit).

I costi esplodono

Da sud arriva anche un altro segnale preoccupante. Visto l’andazzo degli sbarchi, il Documento di economia e finanza (Def) approvato la scorsa settimana dal governo prevede per il 2017 un aumento della spesa per i migranti dai 3,4  miliardi di Euro previsti nella finanziaria a 4.6 miliardi. Quindi una crescita di 1,2 miliardi. I migranti, lamenta “il Giornale”, costano più della manovra!

La cifra in sé  suscita un qualche interrogativo. Infatti  per il 2018 la Svizzera ipotizza di spendere 2.4 miliardi per i finti rifugiati. Più della metà di quanto messo in conto dall’Italia. Le proporzioni non stanno. Com’è possibile? Siamo noi che facciamo dell’accoglienza di lusso?

Al di là di questo, alla luce delle stime  di spesa per i migranti che il Belpaese ha rivisto nettamente al rialzo – segno quindi che si attende un ennesimo “assalto alla diligenza” –  tutti gli Stati che confinano con l’Italia hanno buoni motivi per pensare ai muri sul confine. Noi per primi. Poi oltreramina possono strillare e convocare tutti gli ambasciatori che vogliono. Almeno lo faranno per qualcosa.

Lorenzo Quadri

 

 

Non c’è alcuna necessità di introdurre fetidi balzelli

Raccolta e smaltimento rifiuti: già paghiamo, perché dovremmo pagare di più?

In ambito fiscale ci sono un paio di regolette che funzionano sempre. La prima: una volta che una nuova tassa è introdotta, poi non la leva più nessuno. La seconda: le nuove tasse nel tempo sono destinate ad aumentare.

La tassa sul sacco cantonale, detta “fetido balzello”, se approvata il prossimo 21 maggio in votazione popolare, non sfuggirà a questa logica.

Non c’è da “sistemare”

Ma perché bisognerebbe introdurre nuove tasse sul rüt? Contrariamente a quanto ha scritto di recente in un’Opinione uno dei pionieri di questa tassa antisociale (e se ne vanta pure), che colpisce ricchi e poveri allo stesso modo (un po’ come gli esecrati premi di cassa malati, ma senza i sussidi), non c’è alcun bisogno di “sistemare le cose” in Ticino per quel che riguarda la monnezza. Non siamo a Napoli. Il pattume viene regolarmente raccolto e smaltito. Le fatture per queste prestazioni vengono saldate. Semmai, bisognerebbe incentivare l’inceneritore di Giubiasco a ridurre le tariffe. E bisognerebbe controllare meglio i costi di raccolta. Certo non c’è bisogno di introdurre nuove tasse, addirittura sottoforma di doppia imposizione sul rüt (tassa di base più tassa sul sacco).

Perché non dovremmo essere liberi di scegliere di finanziare la raccolta e smaltimento rifiuti come più ci aggrada? Perché deve arrivare il diktat cantonale? Già oggi tutti pagano per il pattume. Anche a Lugano. In riva al Ceresio i costi di raccolta e smaltimento sono finanziati con le imposte. Che vengono prelevate in base al reddito. Quindi in modo sociale. Del resto, fanno così anche a Ginevra. Altri Comuni hanno solo delle tasse di base. Altri ancora già conoscono la  “doppia imposizione”.

Ogni Comune è oggi organizzato come ritiene più opportuno – come i suoi cittadini ritengono più opportuno – e non si vede perché non si potrebbe andare avanti così. Come detto, è semmai a livello di tariffe dell’inceneritore Giubiasco e di controlli sulle fatture di raccolta che ci sono margini di azione.

Siamo nella media

In campo di applicazione del discusso principio di causalità (il politikamente korrettissimo “chi inquina paga”), il Ticino non è affatto la pecora nera della Svizzera. Lo dimostrano i rilevamenti effettuati a livello nazionale. Il nostro Cantone, per quanto attiene alla quota di finanziamento dei costi dei rifiuti tramite balzelli causali, è nella media elvetica. Anche a Ginevra, come a Lugano, non si pagano specifiche tasse di raccolta  e smaltimento rifiuti. E nessuno a Berna si sogna di mandare i carri armati in riva al Lemano.

Rieducazione coatta

Dietro la tassa sul sacco c’è il solito metodo “rieducativo” ormai dilagante negli ambiti più svariati: si impone al cittadino di tenere un determinato comportamento andando a penalizzarlo sul borsello. Ma è giusto? Il potere d’acquisto dei ticinesi è già sufficientemente bastonato senza bisogno di nuove tasse.

Del resto, se l’obiettivo fosse quello di stimolare a produrre meno monnezza, non mancherebbero le soluzioni alternative. Ad esempio, distribuire un certo numero – calcolato in modo ragionevole! – di sacchi della spazzatura a prezzo di costo, per poi semmai far pagare un “surplus” a chi ne chiede di ulteriori perché manifestamente produce troppi rifiuti.

Nemmeno si può seriamente sostenere che i ticinesi non siano sensibilizzati sul tema del riciclaggio, dopo anni di campagne informative a tutti i livelli.

Fare cassetta

E’ poi evidente che dalla doppia imposizione sul rüt il cittadino non ci guadagna. Immaginare che ci saranno delle compensazioni è una pia illusione. La nuova tassa verrà utilizzata dagli enti pubblici per fare cassetta. Chi paga solo una tassa di base si vedrà “attaccar là” anche quella sul sacco. Chi già paga entrambi i balzelli (base e sacco) potrebbe vedersi diminuire il costo del sacco, ma in compenso aumenterà la tassa di base. Chi invece finanzia la raccolta e smaltimento del rüt con le imposte, si troverà due nuovi balzelli non compensati da nulla. Del resto a Lugano la maggioranza politica è favorevole al “fetido balzello” come puro strumento di incremento delle entrate. Il balzello è “fetido” mentre la “pecunia”, come già sapeva l’imperatore romano Vespasiano, “non olet”.

Occorre inoltre ricordare quanto detto in apertura: se la nuova tassa verrà introdotta, essa è fatalmente destinata ad aumentare. Basti pensare alla levata di scudi dei sindaci radikalchic sopracenerini contro la prima versione di tassa sul sacco presentata dal Dipartimento del territorio, accusata di essere troppo bassa. Una vera vergogna: non si sfrutta ogni margine per mungere il contribuente! Dove andremo a finire di questo passo?

Il prossimo 21 maggio, dunque, votiamo No al fetido balzello.  Per i rifiuti paghiamo già. Non c’è motivo per pagare di più.

Lorenzo Quadri

 

La nuova legge sull’energia e la sindrome di Tafazzi

Non facciamoci male da soli! NO a nuove tasse, balzelli, limitazioni e divieti

I costi supplementari, per una famiglia di quattro persone, ammonteranno a 3200 Fr all’anno. E poi ci lamentiamo delle stangate dei premi di cassa malati?

Il prossimo 21 maggio, i cittadini svizzeri si esprimeranno sulla nuova legge sull’energia, che costituisce la prima tappa della strategia energetica 2050.

Il pacchetto in questione è frutto di populismo di $inistra. Come il bidone “Via Sicura”. Il che di certo non promette bene.

Tutto ha avuto origine dopo la catastrofe di Fukushima. Si era prossimi alle elezioni federali 2011. La Doris uregiatta e la partitocrazia, pensando di guadagnare consensi facili “di pancia”, decisero l’uscita dal nucleare. Peccato che un passo di questo genere l’abbia fatto solo la Germania.  Gli altri paesi non solo vanno avanti con le centrali atomiche, ma ne progettano e costruiscono di nuove. Al momento nel mondo sono attive 446 centrali nucleari, 60 sono in corso di costruzione e 125 sono già progettate. Anche la ricerca nel settore prosegue:  per il 2030 arriveranno i reattori di quarta generazione. Che il nucleare sia una tecnologia in fase di smantellamento, dunque, è solo una delle tante fregnacce raccontate dai promotori della disastrosa legge sull’energia.

6250 nuovi impianti eolici?

Il nucleare garantisce in Svizzera circa il 40% dell’approvvigionamento elettrico. Pensare di poterlo compensare con le politikamente korrettissime energie rinnovabili (specie eolico e solare) è una pia illusione. Si calcola che servirebbero 6250 nuovi impianti eolici! Nell’ambito della nuova strategia energetica se ne vorrebbero realizzare 750 in pochi anni, con conseguenze paesaggistiche deleterie. Senza dimenticare che le pale eoliche girano solo quando c’è il vento. E la Svizzera non è l’Olanda. In più, l’elettricità prodotta non può essere immagazzinata.

Ecomostri

A proposito: lo sanno gli ecologisti ro$$overdi, talebani promotori della nuova legge sull’energia, che le pale eoliche sono delle trappole mortali per i volatili,  e che 1000 impianti eolici ucciderebbero 100mila uccelli all’anno? E come la mettiamo con i paesaggi protetti devastati da simili ecomostri? La cascina del nonno non si può sistemare a residenza secondaria perché deturpa, ma un gigantesco ventilatore con pale alte 100 metri va benissimo? Ma chi si pensa di prendere per il lato B?

Pesanti conseguenze

Anche il Gigi di Viganello è in grado di rendersi conto che non si può far venire a mancare nel giro di qualche anno quasi la metà dell’attuale produzione di energia elettrica svizzera senza che ciò porti a pesanti conseguenze.

Ed infatti la legge sull’energia implica:

1) costi enormi sottoforma di sovvenzioni alle energie rinnovabili;

2) forte aumento della dipendenza dall’estero della Svizzera in un settore cruciale come l’approvvigionamento elettrico, e dipendenza dall’estero significa ricattabilità;

3) misure draconiane per ridurre drasticamente il consumo energetico dei cittadini: ovvero una pletora di tasse e balzelli, oltre che di divieti, obblighi e limitazioni in stile sovietico.

3200 Fr all’anno!

Per quel che riguarda i costi. La strategia energetica 2050 – e  la legge in votazione il 21 maggio ne è il primo e determinante passo – costerà (da qui al 2050) qualcosa come 200 miliardi di franchi. Il che, rapportato ad una famiglia con due figli, costituisce un aumento delle spese di 3200 Fr all’anno! E poi ci lamentiamo delle stangate dei premi di cassa malati? Ma in confronto, son carezze!

Ridurre il consumo del 43%

L’obiettivo della nuova legge  è nientemeno che quello di ridurre il consumo pro-capite di energia in Svizzera  del  43% entro il 2035, partendo dai dati del 2000 (!). Il che significa tornare  al livello degli anni sessanta. E c’è un bel raccontare che gli apparecchi di ogni genere consumano meno. Col fischio: malgrado gli apparecchi sempre più efficienti, il consumo globale negli anni  è sempre cresciuto. Per raggiungere gli obiettivi inseriti nella legge, c’è un solo modo: utilizzare meno  tutti i nostri apparecchi e macchine. Ma molto meno.

Automobilisti mazzuolati

Inutile dire che i primi a venire mazzuolati in grande stile  saranno, come al solito, gli automobilisti. Si parla di aumenti del costo della benzina di 26 centesimi al litro. Ma tra  i fautori della disastrosa strategia energetica c’è chi sostiene che il prezzo della benzina dovrebbe arrivare a 10 Fr al litro (sic!). Anche senza giungere a simili estremi, il carburante a 3 Fr al litro non è una fantasia. Andare in macchina diventerà un lusso! Particolarmente colpiti saranno gli abitanti delle regioni periferiche, che non possono fare a meno dell’auto.

Inquilini e proprietari

Ma  anche i proprietari di immobili – e di conseguenza gli inquilini – verranno chiamati pesantemente alla cassa. Oggi la tassa sul CO2 ammonta a 22 centesimi per litro di olio da riscaldamento. L’importo potrebbe quadruplicare, arrivando a 89 centesimi (proposta del Consiglio federale): quindi, 67 centesimi più di adesso! Scusate se è poco…

Inoltre, i riscaldamenti ad olio potranno  essere messi fuori legge dal 2029. Non solo dopo quella data non se potranno installare di nuovi. Anche quelli già esistenti andranno smantellati. Questo comporterà, è ovvio, ingenti costi di sostituzione. Che si ripercuoteranno sugli affitti.

Misure in stile URSS

Ma nuove tasse e balzelli, che graveranno in modo pesante sul potere d’acquisto dei cittadini,  non basteranno a raggiungere l’obiettivo della riduzione del 43% del consumo energetico. Evidentemente serviranno anche misure dirigistiche in stile Unione sovietica. E sappiamo che, quando si tratta di limitare la libertà dei cittadini, la fantasia dei burocrati federali non ha limiti. Aspettiamoci dunque il divieto di utilizzare aspirapolveri e altri elettrodomestici ad alto consumo in determinate ore del giorno (perché senza il nucleare non ci sarà abbastanza elettricità); prescrizioni sulla temperatura massima all’interno degli appartamenti (non oltre i 18 °C?); divieto di utilizzo dell’aria condizionata d’estate;  autorizzazione a fare il bucato al massimo due volte al mese; circolazione a targhe alterne; road pricing; e così via.

Per pilotare il consumo di elettricità, si piazzeranno delle reti intelligenti (smartgrid) e un domani ogni economia domestica verrà dotata di un dispositivo, chiamato smart meter, che informerà i produttori in tempo reale sul consumo dei cittadini! Cose che nemmeno il Grande Fratello…

Immigrazione di massa

Questa non è la Svizzera, questo è il revival della Russia bolscevica. E non abbiamo alcuna intenzione di accettarlo per correre dietro al populismo eco$inistro.

A proposito: come pensano i kompagni ro$$overdi di diminuire il fabbisogno energetico del Paese nell’attuale regime, da loro voluto e strenuamente difeso (i contrari vengono sistematicamente denigrati come beceri razzisti e fascisti), di immigrazione di massa perché “devono entrare tutti”? Più popolazione, cari kompagni, è uguale a più consumo…

Spesa (energetica) all’estero

Ovviamente la nuova legge sull’energia aumenterà la dipendenza dall’estero. E qui siamo a livelli da barzelletta: si abbandona il nucleare svizzero per importare energia nucleare prodotta in paesi stranieri, oppure per acquistare  l’elettricità delle inquinantissime centrali a carbone tedesche.

L’accresciuta dipendenza dall’estero aumenterà la nostra ricattabilità. Ciò significa che la politica del Consiglio federale diventerà ancora più calabraghista.

Ciliegina sulla torta: non si pensi che abbandonando il nucleare si risolverà  il problema delle scorie radioattive, dal momento che il 25% di esse è prodotto dalla medicina, dall’industria e dalla ricerca.

Come Tafazzi?

E tutto questo per cosa? Qualcuno pensa forse che bastonare i cittadini svizzeri affinché nel giro di 17 anni consumino il 43% di energia in meno salverà il pianeta? Quando miliardi di persone consumeranno sempre di più?

E’ evidente che l’impatto ambientale dei pesanti sacrifici che la partitocrazia ci vuole imporre per motivi ideologici sarà uguale a zero. La classica goccia nel mare.

Per evitare di fare come Tafazzi (personaggio televisivo che si martellava gli attributi con una bottiglia) il 21 maggio votiamo NO alla rovinosa legge sull’energia.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Ma cosa cavolo racconta l’ambasciatore svizzero?

Casellario giudiziale: qui qualcuno sta perdendo la bussola

A Berna si torna a parlare di casellario giudiziale. La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale ha infatti chiesto al Consiglio federale di valutare la possibilità di aderire al programma europeo ECRIS che sarebbe una piattaforma online per lo scambio di informazioni sui casellari giudiziali. Non sappiamo quali siano in realtà i contenuti a questa piattaforma e la sola frase “adesione al programma europeo” fa venire la pelle di gallina. Nel concreto, infatti, questo genere di adesioni si è sempre tradotto, per gli svizzerotti, in monumentali fregature. Per cui,  meglio procedere con i piedi di piombo.

Tuttavia, questo programma europeo dimostra una cosa: anche gli Stati membri UE sanno perfettamente che conoscere i precedenti penali di uno straniero che vuole trasferirsi in un Paese è indispensabile. Del resto è una questione di buonsenso elementare. Perfino atavico. Non lo diceva già la mamma di non aprire la porta agli sconosciuti? Invece è proprio quello che vorrebbero fare i nemici del casellario. A cominciare dalla ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga.

Elemento allarmante

In questa vicenda c’è tuttavia un nuovo elemento allarmante. L’ambasciatore di Svizzera Giancarlo Kessler avrebbe chiesto al Consiglio di Stato – lo riportano gli organi d’informazione – di rinunciare alla richiesta del casellario, e questo per portare a buon fine l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Questa richiesta è semplicemente scandalosa. Ci sorge un dubbio: ma il buon Kessler è l’ambasciatore di Svizzera o è l’ambasciatore d’Italia? C’è forse qualche problema a livello di mansionario?

Se siamo così “ben” rappresentati…

Anche il Gigi di Viganello ha ormai capito che il Belpaese non vuole il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri, malgrado dal punto di vista economico ci guadagnerebbe e tanto. Non lo vuole perché i suoi politicanti sono alla spasmodica ricerca dei consensi dell’elettore frontaliere. La cagnara sollevata sui famosi tre valichi secondari chiusi di notte ne è la dimostrazione eclatante. I frontalieri non c’entrano un tubo con questa misura. Ma i politicanti d’oltreramina, a parte qualche lodevole eccezione, li hanno immediatamente tirati in ballo per farsi campagna elettorale e per apparire in TV. Dove hanno infamato il Ticino ed i ticinesi per fare “audience”.

Visto che l’Italia il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri NON lo vuole, si arrampica sui vetri alla ricerca di pretesti per non sottoscrivere. Una volta è la LIA, una volta è il 9 febbraio, una volta è il casellario, una volta sono i valichi secondari, e avanti di questo passo. Il giochetto l’ha capito anche il Gigi di Viganello. Che non l’abbia capito  l’ambasciatore di Svizzera in Italia è davvero inquietante. Ed alimenta allarmanti dubbi sulla  nostra (?) diplomazia. Certo che se siamo così “ben” rappresentati, non c’è proprio da stupirsi se il Belpaese nei nostro confronti è inadempiente su tutto e se ci prende sistematicamente per i fondelli.

Lorenzo Quadri

Non ci facciamo zittire dalle denunce farlocche

Nel Ventennio si usava l’olio di ricino. Adesso ci si inventa i reati penali

 

C’è chi, a $inistra, lancia allarmi sulla libertà di stampa minacciata da aziende che avrebbero trovato l’appiglio – in realtà nemmeno poi tanto nuovo – della “concorrenza sleale” per imbavagliare i giornalisti. Sono state promosse anche delle raccolte di firme.

Queste mobilitazioni a sostegno della libertà di stampa sarebbero apprezzabili se non grondassero ipocrisia. Infatti non vogliono affatto difendere la libertà di stampa in quanto principio costituzionale basilare, uno dei fondamenti della nostra democrazia. Vogliono difendere solo la libertà di certa stampa, di un certo colore e che propaganda certe posizioni (multikulti, frontiere spalancate, “devono entrare tutti”, ecc.). Per la stampa che si trova su posizioni opposte, invece, il parametro utilizzato è assai diverso. Esponenti delle stesse cerchie che si ergono ad improvvisati ed improponibili paladini della libertà di stampa invocano – del tutto a sproposito – articoli di codice penale ed interventi della magistratura per mettere a tacere le posizioni sgradite. Addirittura c’è gente che pensa di potersi inventare a piacimento i contenuti del codice penale, secondo la propria convenienza, a scopi censori. Insomma, libertà d’espressione solo per chi la pensa come vogliamo noi. Per gli altri, invece, censura e criminalizzazione.

Questo è un modo violento ed inaccettabile di imporre il pensiero unico del multikulti e delle frontiere spalancate.

E il razzismo degli stranieri?

Le libertà di stampa e d’espressione sono garantite dalla nostra Costituzione; e sono tra i primi valori entrati in tutte le Costituzioni occidentali dalla rivoluzione francese in poi. E’ un dovere civile bloccare sul nascere le iniziative che vogliono calpestare questi diritti fondamentali. Nel Ventennio per mettere a tacere i dissidenti usavano olio di ricino e manganelli. Adesso si inventano le denunce penali “creative” o le petizioni al Consiglio federale (!) per far chiudere i giornali. Di questo degrado bisognerebbe cominciare a parlare.

Come bisognerebbe cominciare a parlare anche del razzismo e della discriminazione nei confronti degli svizzeri, nel loro paese, ad opera di stranieri.

Perché non si segnala al ministero pubblico per discriminazione razziale quelle aziende che pubblicano annunci di lavoro rivolti solo ai frontalieri? E sul razzismo tra comunità straniere, nulla da dire? E sull’antisemitismo di matrice islamica?

L’articolo 261 bis del codice penale, che di recente qualcuno invoca senza evidentemente nemmeno averlo letto, ha una sua storia. E’ nato per combattere la negazione dell’Olocausto e l’antisemitismo.  Quante segnalazioni per violazione dell’articolo 261 bis  hanno presentato i moralisti a senso unico  contro  stranieri, magari in arrivo da altre culture e da paesi lontani? O vuoi vedere che agli immigrati che pretendono di imporci le nostre regole va concesso tutto, anche di essere razzisti ed antisemiti, perché “bisogna aprirsi”?

Denunciamo anche la Confederazione?

La segnalazione al ministero pubblico nei miei confronti (uhhhh, che pagüüüüraaa!) per aver postato su facebook un link ad una notizia che forse era una bufala, è ad un livello ancora inferiore alla pagliacciata. La notizia in questione riguardava una protesta in un centro asilanti italiano. Non appena mi sono reso conto che poteva essere farlocca, l’ho cancellata subito, scusandomi per l’imperizia.  Sulle malefatte dei finti rifugiati con lo smartphone ci sono così tante notizie vere che non c’è proprio bisogno di rincorrere quelle false per chiarire alla gente che questi migranti economici – che a $inistra vorrebbero “far entrare tutti” – sono ben lungi dall’essere tutti brava gente. Del resto le statistiche sul tasso di criminalità degli asilanti pubblicate dalla Confederazione sono impietose.  O vogliamo denunciare anche la Confederazione?

Tentativi intimidatori

Chi si produce in simili “segnalazioni” deve poi aspettarsi delle conseguenze. Il Codice penale è una cosa seria. Non è una specie di pistola giocattolo con cui trastullarsi a sproposito pensando di censurare – o di spingere all’autocensura – chi ha posizioni politiche che non piacciono alle élite spalancatrici di frontiere. O chi pubblica realtà scomode per gli intolleranti adepti dell’ideologia $inistrorsa.

Combattere le idee con le denuncie farlocche e combatterle con i manganelli e l’olio di ricino è esattamente la stessa cosa. Cambia solo il corpo contundente. E’ evidente che né il sottoscritto, e nemmeno il Mattino, mai si piegheranno a questi tentativi intimidatori, che vanno respinti e sbugiardati con la massima fermezza. Ma dove sono adesso i kompagni della gauche caviar che denunciano  a gran voce l’utilizzo, a loro dire abusivo, della “concorrenza sleale” a fini censori? Hanno perso la favella?

Redazioni, attente…

Lunedì, in contemporanea con lo “sgub” (uella!) della mia segnalazione al ministero pubblico per la pubblicazione di un link  ad una notizia forse falsa, si è saputo che l’omicida della discoteca di Gordola, inizialmente indicato come “svizzero”, è in realtà di origine kosovara.

Redazioni attente: tra un po’ i moralisti a senso unico pretenderanno, minacciando denunce penali, che venga tenuta di proposito nascosta la nazionalità o l’origine dei delinquenti. Perché qualcuno possa continuare a ripetere la fregnaccia dell’ “immigrazione uguale ricchezza”.

Chi pensa di zittirci con simili espedienti, non ha capito da che parte sorge il sole. Già che siamo in tema: è chiaro che chiederemo che all’omicida di origine kosovara che ha ammazzato un padre di famiglia senza alcun motivo venga ritirato il passaporto rosso.

Lorenzo Quadri

Voleva infilare la libera circolazione nella Costituzione!

Iniziativa del vicolo cieco: il Consiglio federale adesso passa l’acqua bassa, ma…

 

Alla fine il Consiglio federale ha deciso di proporre di respingere in votazione popolare la vergognosa iniziativa del vicolo cieco (quella che chiede di cancellare il “maledetto voto” del 9 febbraio) rinunciando a presentare un controprogetto. Se con questa mossa i camerieri dell’UE – ed in primis la titolare del dossier immigrazione kompagna Simonetta Sommaruga, ossia la ministra del “devono entrare tutti” – pensano di rifarsi una verginità presentandosi come dei politici attenti alla volontà dei cittadini, hanno fatto male i conti.

L’ennesimo tradimento

E’ infatti opportuno ricordare che il Consiglio federale il controprogetto all’iniziativa del vicolo cieco l’ha fatto eccome.  Eh già: invece di respingere al mittente nel giro di 10 secondi netti questa iniziativa scandalosa che pretende di cancellare l’esito di una votazione popolare in quanto sgradito all’élite spalancatrice di frontiere e agli intellettualini da tre e una cicca, i sette scienziati sono entrati nel merito. E proponevano, appunto, il controprogetto. Non solo. Tramite controprogetto lorsignori camerieri dell’UE speravano di poter inserire i fallimentari accordi bilaterali addirittura nella Costituzione. Nientemeno!

Al peggio non c’è limite

Anche il Gigi di Viganello ha capito che la devastante libera circolazione delle persone sta facendo sfracelli in tutta l’UE. Ed è infatti per questo motivo che la Disunione europea sta implodendo. E’ per questo motivo che il popolo inglese ha votato la Brexit e che Le Pen è passata al secondo turno delle presidenziali francesi, triplicando i voti rispetto a cinque anni fa. Il problema sono le frontiere spalancate, mica le disposizioni comunitarie sulla curvatura delle banane. Sicché, o a Bruxelles i funzionarietti non eletti da nessuno si rendono conto che il dogma della libera circolazione va abbandonato, oppure colano a picco.

E’ il colmo: gli Stati membri dell’UE tentano di tirarsi fuori dalla libera circolazione, mentre i governanti svizzerotti volevano inserirla addirittura nella Carta fondamentale dello Stato!

Senza contare che il Consiglio federale, come noto, brama di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE. Il quale segnerebbe – come già scritto più volte – la fine della nostra sovranità nazionale. Insomma, è proprio vero che al peggio non c’è limite.

La ciliegina

Allo squinternato progetto di inserire la libera circolazione delle persone nella Costituzione, la ministra del “devono entrare tutti” e compagnia cantante non hanno rinunciato spontaneamente. Non si sono resi conti da soli che era un’immensa boiata. Ma figuriamoci. Hanno rinunciato solo perché sono stati asfaltati nella procedura di consultazione.

Tanto per mettere la ciliegina sulla torta dell’ipocrisia  e della malafede, la kompagna Simonetta se ne è uscita con la fregnaccia del mese: sostenere che, non avendo il referendum  del kompagno Stojanovic contro il compromesso-ciofeca che affossa il 9 febbraio raccolto le firme necessarie, ciò significherebbe che detto compromesso-ciofeca agli svizzeri va bene.

Ecco dunque la riconferma della finalità del referendum farlocco lanciato da uno spalancatore di frontiere notorio: non certo opporsi al compromesso-ciofeca, bensì puntellarlo.

Che la ministra del “devono entrare tutti” se ne esca con affermazioni come quella testé citata,  è indice di raro squallore. Questa $ignora, essendo (purtroppo) consigliera federale, dovrebbe sapere che il motivo del fallimento del referendum del kompagno Stojanovic è ben altro. E cioè che cancellando una legge d’applicazione che non serve ad un piffero, non si ottiene nulla, ma si rimane al punto di partenza.

Nei prossimi giorni l’ASNI dovrebbe decidere il lancio di un’iniziativa popolare per l’abolizione della devastante libera circolazione delle persone. Che è, a questo punto, l’unica cosa da farsi. La Lega e il Mattino, come già detto a dicembre, ci sono.

Per altre iniziative, invece…

Ma tu guarda questi camerieri di Bruxelles in Consiglio federale. Su una schifezza come l’iniziativa del vicolo cieco sono entrati goduriosamente nel merito. Per contro hanno respinto schifati, senza alcun controprogetto, le iniziative popolari a tutela della sfera privata finanziaria e “No Billag”. La prima perché non piacerebbe ai padroni UE. La seconda perché il governo federale pretende di far credere che l’emittente di regime funzioni alla perfezione e guai a fare cip, quando invece è stata bocciata dalla metà dei cittadini svizzeri nel giugno del 2015.
E questi sarebbero degli “statisti”? A dir poco imbarazzanti, per essere gentili.

Lorenzo Quadri

Via il passaporto rosso ai criminali naturalizzati

La tragica vicenda di Gordola rilancia un dibattito già emerso con il caso Tamagni 

Malauguratamente, con l’attuale base legale non si espellono nemmeno i terroristi, figuriamoci un “semplice” omicida. La musica deve cambiare

Il 21enne omicida di Gordola, che ha ucciso un 44enne padre di famiglia fuori da una discoteca, è stato inizialmente descritto come “svizzero”. Ben presto è emerso che si tratta invece di cittadino naturalizzato di origine kosovara. Ma come, immigrazione non era uguale a ricchezza? Ma come, i giovani stranieri violenti non erano tutta una balla della Lega populista e razzista?

Nei giorni successivi al dramma sono apparse interviste in cui l’omicida, appassionato di arti marziali e di palestra, viene descritto come violento ed attaccabrighe.

Il precedente

L’accaduto, nella sua insensatezza e brutalità, ha provocato un’ondata di giusta indignazione. Essendo l’omicida un naturalizzato, si è posta la stessa questione che già era “uscita” in occasione dell’assassinio di Damiano Tamagni, che purtroppo presenta delle tragiche analogie con la vicenda di Gordola. Ossia il ritiro del passaporto rosso all’omicida e conseguente espulsione dalla Svizzera.

Ai tempi del caso Tamagni erano stati presentati atti parlamentari al Consiglio di Stato in tal senso. L’allora direttore del Dipartimento delle istituzioni Gigio Pedrazzini aveva dichiarato che si sarebbe interessato alla questione. Naturalmente non se ne fece niente allora e non se ne farà nulla neppure adesso. E questo per un motivo molto semplice: non si può (sa po’ mia!) ritirare il passaporto rosso ad uno che ha commesso solo (sic) un omicidio. Sta scritto nella Legge sull’acquisto e la perdita della cittadinanza svizzera.

Ci teniamo anche i jihadisti

L’articolo 48 infatti recita: “L’Ufficio federale può, con il consenso dell’autorità del Cantone d’origine, revocare la cittadinanza svizzera, la cittadinanza cantonale e l’attinenza comunale a una persona che possiede anche un’altra cittadinanza, se la sua condotta è di grave pregiudizio agli interessi o alla buona reputazione della Svizzera”.

La formulazione fumosa di fatto riduce il campo d’applicazione della norma ai casi di terrorismo e di spionaggio. Ammesso che applicazione ci sia. Infatti, non vengono espulsi dalla Svizzera nemmeno i terroristi stranieri, figuriamoci quelli naturalizzati. Per questo possiamo ringraziare certe sentenze buoniste-coglioniste del Tribunale federale, il quale ha statuito che non si può espellere un miliziano dell’Isis, condannato come tale, se costui sarebbe in pericolo nel suo paese d’origine. Inutile dire che il Consiglio federale, rispondendo ad atti parlamentari, ha sostenuto la stessa tesi. Del resto, se la ministra di Giustizia è la kompagna Simonetta “devono entrare tutti” Sommaruga…

La questioncella

Rimane comunque un problemino non proprio secondario. Il Tribunale federale non è la prima istanza giudiziaria, bensì l’ultima (in Svizzera). Questo significa che le sentenze buoniste-coglioniste che ci obbligano a gettare nella tazza del water la sicurezza del Paese e dei suoi abitanti (di qualsiasi nazionalità) per preservare quella di un jihadista, ribaltano delle sentenze precedenti. Queste sentenze precedenti sono state emesse da tribunali, quindi da giudici, i quali si suppone conoscano leggi e giurisprudenza.

Ciò vuol dire che decisioni diverse erano possibili ed argomentabili (il diritto non è una scienza esatta). E che i legulei del TF utilizzano il proprio margine di manovra per tenere in Svizzera più gente possibile. E questo in barba alla volontà dei cittadini che oltre sei anni fa hanno votato per l’espulsione degli stranieri che delinquono.

Quanto ci costerà

Ora, se si riesce perfino nell’ “eroica impresa” di non espellere neppure i terroristi islamici stranieri, figuriamoci quelli che per disgrazia hanno ottenuto il passaporto rosso (ma come: le naturalizzazioni facili non erano tutta una balla della Lega populista e razzista?). Per cui, è evidente che con l’attuale base legale un “semplice” assassino naturalizzato non verrà mai privato della cittadinanza svizzera. Se poi, dopo aver scontato la pena, non sarà in grado di mantenersi da solo, il solito sfigato contribuente gli finanzierà anche le prestazioni assistenziali. Sicché, tornando al caso di Gordola, tenendo anche conto che un giorno al penitenziario della Stampa costa oltre 300 Fr (come un pernottamento in un albergo a 5 stelle) si può cominciare a prendere il pallottoliere e calcolare quanto potrebbe costare alla collettività il bravo giovane “non patrizio” che ha distrutto una famiglia.

Inadeguatezza evidente

L’inadeguatezza della base legale attuale appare del tutto palese. In regime di naturalizzazioni facili – rese ancora più facili con la naturalizzazione (quasi) automatica per gli stranieri di cosiddetta “terza generazione” – il passaporto rosso non viene tolto nemmeno ai terroristi. E’ evidente che la musica deve cambiare. Le condizioni per il ritiro del passaporto svizzero devono diventare assai meno restrittive. Altrimenti diventa una farsa: si abbia allora il coraggio di dire che il passaporto rosso non viene mai ritirato invece di far credere, per prendere per i fondelli la gente, che tale possibilità esista quando invece non è così. Come diceva Totò: “Accà nisciuno è fesso”. Sicché, il tentativo di cambiare le cose va fatto. Anche se, naturalmente, la maggioranza politkamente korretta, spalancatrice di frontiere e multikulti non ne vorrà sapere e strillerà al “razzismo”.

Lorenzo Quadri

Valichi secondari: Oltreramina montano ancora la panna

E chi è questa Ravetto che viene a dirci che in Ticino non esiste la disoccupazione?

 

Incredibile ma vero, Oltreramina c’è chi ancora monta la panna sulla famosa chiusura notturna dei tre valichi secondari.

E’ il caso di tale Laura Ravetto, politicante forzitalica in cerca di visibilità,  che nei giorni scorsi, prima di un incontro tra il comitato bicamerale Schengen (uella!) da lei presieduto e l’ambasciatore di Svizzera Giancarlo Kessler, ha pensato bene di strombazzare sulla stampa del Belpaese che “avrebbe chiesto spiegazioni all’ambasciatore svizzero” a proposito della chiusura dei tre valichi. Uhhh, che pagüüüraaaa!  Dove non è arrivata neppure la “mitica” Lara Comi, guarda caso sua collega di partito, ora arriva costei.

Che, guarda caso, ha pure pensato di dare maggior pathos alle proprie sciocchezze  tirando fuori la solita storiella delle discriminazioni anti-italiane (ritornello vincente non si cambia) e completando il tutto con la seguente boiata: in Ticino “non ci sono neanche problemi di vera disoccupazione. Tant’è vero che oltreconfine il flusso dei lavoratori italiani è considerato indispensabile”. O Ravetto, ma ci sei o ci fai? E’ davvero inaudito che una persona che si occupa di politiche transfrontaliere – e i parlamentari della Penisola sono professionisti! – sia così crassamente ignorante della situazione ticinese.  Ma questa signora sa dov’è il Ticino? Ci è già stata? Lo ha visto solo in cartolina?

I consensi facili

Citiamo solo un dato facile-facile, che dovrebbe essere comprensibile anche a questa deputata. Nel terzo trimestre del 2016 il tasso di disoccupazione ILO (non quello taroccato della SECO) del Ticino era del 6.9%. Quello della Lombardia, invece, del 6.7%. Altro che “disoccupazione inesistente”. E il “flusso dei lavoratori italiani” è considerato “indispensabile” solo dai frontalieri stessi, dai loro rappresentanti (tra cui alcuni sfigati che lanciano petizioni fasciste contro il Mattino chiedendone la chiusura (!) al Consiglio federale, probabilmente senza nemmeno sapere cos’è il Consiglio federale) e dai politicanti d’oltreramina alla frenetica caccia dei voti di tale elettorato.

Se infatti vogliamo parlare della ricerca di facili consensi elettorali, è chiaro che i primi a praticarla sono proprio questa signora Ravetto e compagnia cantante. Costoro, ergendosi a sedicenti paladini dei frontalieri, li tirano in ballo a sproposito (la chiusura notturna dei valichi non c’entra con i frontalieri), puntando sulla scempiaggine degli “svizzeri razzisti nei confronti degli italiani” per contrastare una misura perfettamente legittima ed annunciata e per apparire in TV e sui giornali. Questo tanto per chiarire chi avvelena i rapporti tra Svizzera ed Italia.

E’ bene però che i cittadini italiani che vivono, lavorano e votano in Italia, sappiano che certi loro rappresentanti stanno, per il proprio tornaconto elettorale, difendendo ad oltranza la casta fiscalmente privilegiata dei frontalieri. Infatti bloccano il nuovo accordo sull’imposizione dei frontalieri. Il prezzo dei privilegi fiscali ai frontalieri lo pagano gli altri cittadini italiani. A questi ultimi va bene così?

Difesa leghista

Intanto, a dimostrazione della necessità  di chiudere di notte tutti i valichi secondari, e non solo tre, nei giorni scorsi è stata arrestata in Ticino una banda di scassinatori rumeni (che entrava nel nostro Cantone dall’Italia).  La notizia ha dato spunto ad un consigliere regionale varesino della Lega, Emanuele Monti, per difendere il provvedimento elvetico, spiegando che si tratta di una legittima misura di sicurezza e che anche l’Italia farebbe bene a difendere il proprio territorio dalla criminalità d’importazione.

Infatti, nel “caso di Stato” che troppi politicanti d’Oltreramina hanno voluto montare sui tre valichi ticinesi chiusi di notte, la Lega Nord si è sempre schierata dalla parte del nostro Cantone. E di questa coraggiosa scelta di campo bisogna renderle merito. Sarebbe stato molto più facile salire sul carro del populismo antisvizzero di veline forzitaliche e tronfi kompagnuzzi del PD. Ed infatti in particolare questi ultimi, credendo di aver colto una ghiotta occasione per infamare gli odiati leghisti, hanno letteralmente intonacato di cacca la Lega Nord per aver osato andare controcorrente difendendo la scelta elvetica.

Dobbiamo preoccuparci

All’incontro con il comitato bicamerale Schengen presieduto dalla citata Ravetto, l’ambasciatore di Svizzera Kessler ha chiarito che non ci saranno retromarce sulla chiusura notturna dei tre valichi. Fin qui tutto bene, senonché la parlamentare ha pensato bene di tornare a dichiarare che una volta terminato il periodo di prova i valichi verranno riaperti  e la chiusura non verrà estesa e in caso contrario blablabla. Se tale sproloquio è stato ispirato dall’incontro con l’ambasciatore, dobbiamo preoccuparci.

Va chiarito al di là di ogni dubbio che i valichi NON verranno riaperti dopo il periodo di prova e anzi che verranno CHIUSI anche tutti gli altri. Perché questa è la decisione del parlamento. Decisione necessaria, come dimostra la vicenda recente della gang rumena che entrava in Ticino dal Belpaese. E Ravetto e soci faranno bene a darci un taglio con i loro piagnistei e le loro recriminazioni. Altrimenti le dogane le chiudiamo anche di giorno, così almeno  questa gente starnazzerà per qualcosa.

Diplomazia allo sbando?

Da un ambasciatore di Svizzera che parla davanti a politici italici che spalano palta sul Ticino ed i ticinesi ci si può e ci si deve attendere che precisi anche i punti di cui sopra. E che “diplomaticamente” (ma fermamente) chiarisca a questa signora Ravetto e soci che la situazione occupazionale in Ticino non è affatto come la descrivono loro. E che le fasce di confine italiane possono giusto ringraziare il nostro Cantone di esistere mattino, mezzogiorno e sera. Centinaia di migliaia di loro abitanti hanno la pagnotta sul tavolo grazie al Ticino. E, se aspettano che i loro politici che strillano agli “svizzeri razzisti” creino posti di lavoro per gli italiani in Italia, fanno a tempo a morire d’inedia.

Se questo non accade, vuol dire che abbiamo un problema a livello di rappresentanti diplomatici.

Lorenzo Quadri

 

Lotta agli abusi nel sociale: l’esempio viene da Ginevra

Il Cantone lemanico ha indetto un’amnistia, e le autodenunce sono fioccate. E da noi?

 

I romandi non sono sempre amici del Ticino (la “solidarietà latina” è una bufala) ma di tanto in tanto, bisogna ammetterlo, hanno delle buone idee che varrebbe la pena riprendere anche alle nostre latitudini. E’ il caso della cosiddetta “amnistia” per chi ha abusato di prestazioni sociali, lanciata con successo nei Cantoni di Ginevra e Neuchâtel, e guardata con interesse anche dai vodesi. Di cosa si tratta?

La letterina

A Ginevra i circa 92’000 beneficiari di prestazioni sociali hanno ricevuto lo scorso autunno una letterina dal Cantone. Nella letterina, che fa sfoggio di notevole uregiateria, i destinatari vengono  informati con toni melliflui del fatto che, nella denegata ipotesi in cui avessero “dimenticato” – certamente non di proposito, chi potrebbe mai pensarlo! – di fornire “informazioni” circa la loro situazione patrimoniale che potrebbero avere conseguenze sugli aiuti sociali che percepiscono, possono provvedere entro fine anno (quindi dicembre 2016)  a regolarizzarsi. Se approfitteranno di questa occasione, dovranno sì trovare delle modalità di restituzione di aiuti indebitamente percepiti, però non verranno denunciati penalmente. E una denuncia penale, in quest’ambito, può avere conseguenze pesanti. Specie per gli stranieri.

Inasprimento delle sanzioni

Lo spunto per l’operazione è l’inasprimento delle sanzioni per chi abusa di prestazioni sociali. Dal primo ottobre scorso  è infatti in vigore la nuova legge sugli stranieri. Essa prevede – in (parziale) applicazione di quanto deciso dai cittadini svizzeri che nel 2010 hanno approvato l’iniziativa sull’espulsione dei delinquenti stranieri – l’allontanamento degli immigrati che abusano dello Stato sociale. Il Canton Ginevra ha dunque colto l’occasione per “informare” sulle nuove basi legislative. Destinatari della missiva sono i beneficiari di assistenza sociale, di prestazioni complementari all’AVS o all’AI, nonché di sussidi di cassa malati.

Soddisfazione

Il  ministro della socialità del Canton Ginevra Mauro Poggia (MCG) è soddisfatto dell’esito dell’operazione. In effetti lo scorso 31 dicembre il Dipartimento aveva ricevuto oltre 2000 autodenunce. Sono improvvisamente venuti alla luce migliaia di case e di appartamenti all’estero, conti bancari, e chi più ne ha più ne metta. Ad esempio un pensionato portoghese, beneficiario della complementare, aveva “dimenticato” di indicare di essere proprietario, nel suo paese d’origine, di ben due case e sei appartamenti! Ma tu guarda i vuoti di memoria che brutti scherzi che giocano!

E in Ticino?

In soldoni: alla NZZ Poggia ha dichiarato che, grazie all’amnistia si è stabilito, nel solo ambito delle prestazioni complementari all’AVS e all’AI, che il Canton Ginevra negli ultimi 7 anni ha speso 15 milioni in troppo. Mancano ancora le cifre – sicuramente più corpose – dell’assistenza e dei sussidi di cassa malati.

Anche a Neuchâtel è stata messa in atto una campagna analoga ed il Cantone, visto l’alto numero di autosegnalazioni, ampiamente al di sopra delle aspettative, ha deciso di prolungare i termini per le autodenunce fino a fine marzo del 2017.

Non si tratta nemmeno di un’iniziativa “populista e razzista” (l’MCG di Poggia è un Movimento notoriamente ispirato alla Lega dei Ticinesi). Infatti è guardata con interesse anche dal Canton Vaud: e lì il Consigliere di Stato responsabile della socialità è il rossissimo Pierre-Yves Maillard.

Ci pare che anche il Ticino, dove la spesa sociale sta andando clamorosamente fuori controllo, una misura sul modello ginevrino sarebbe alquanto opportuna.  Beltracidiamounamossa?

Lorenzo Quadri

 

 

Imam nell’esercito? Stop all’ennesima boiata multikulti!

No all’islamizzazione della Svizzera con la tattica del salame (una fetta alla volta)! 

Ah beh, certo che questa ci mancava! Ecco arrivare – è notizia della scorsa settimana – la nuova geniale proposta all’insegna del masochismo politikamente korretto: l’imam nell’esercito.  A che stadio si trovi il balzano progetto, a questo punto diventa secondario. Anche il solo prendere in considerazione l’ipotesi degli imam militari è un segnale allarmante.

Manna per il radicalismo

L’esercito svizzero di milizia è una delle più importanti tradizioni del nostro paese. Una delle sue principali specificità. L’esercito è anche considerato un elemento di integrazione e di coesione nazionale.

L’islam politico, per contro, è la negazione della società occidentale. E’ l’antitesi dei nostri modi di vita, delle nostre leggi, della nostra democrazia. L’islam politico mira a conquistare e a sottomettere. E a farlo approfittandosi delle porte che la stessa Europa, stoltamente, gli spalanca. Eh già: “bisogna aprirsi”. Bisogna essere multikulti. Bisogna essere buonisti-coglionisti, e chi non ci sta à uno spregevole populista e razzista.

Simili atteggiamenti, all’insegna della genuflessione, sono una vera e propria manna per il radicalismo islamico.

Non c’è controllo

Sugli imam non c’è alcun controllo. Ci sono sul nostro territorio fior di associazioni musulmane finanziate con fondi stranieri (ad esempio in arrivo dalla Turchia o dai paesi del Golfo) che hanno il preciso obiettivo di radicalizzare i musulmani presenti in Svizzera. Abbiamo visto il caso della moschea An’nur a Winterthur. Per non parlare delle svariate decine, forse centinaia, di “foreign fighters” partiti dalla Svizzera per combattere la jihad. Almeno una decina di questi, è notizia recente, proviene dal Ticino. Si tratta di giovani musulmani che qualcuno – magari foraggiato con fondi esteri – ha radicalizzato. Eppure il Consiglio federale rifiuta ostinatamente di vietare i finanziamenti stranieri alle moschee ed ai sedicenti centri culturali islamici; e rifiuta pure di imporre a questi ultimi di indicare la provenienza dei fondi di cui dispongono. Come al solito: pur di non dar ragione agli odiati populisti e razzisti – la mozione che chiedeva le misure di cui sopra, peraltro esistenti in altri paesi europei, era di chi scrive – si preferisce spararsi a raffica nei gioielli di famiglia.

Lavaggio del cervello?

Ora a questi predicatori (magari salafati), sui quali come detto non c’è alcun controllo, si vuole spalancare anche le porte dell’esercito,  nell’ennesimo incontrollato impeto di apertura buonista-coglionista. Ma bene: così imam malintenzionati potranno fare il lavaggio del cervello anche a giovani musulmani non integrati – ma che, grazie alle naturalizzazioni facili, hanno comunque il passaporto rosso – e che dispongono dell’arma d’ordinanza. Poi, una volta inseriti gli imam nell’esercito, arriverà la Simonetta “devono entrare tutti” Sommaruga di turno a dirci che bisogna ritirare l’arma d’ordinanza agli svizzeri, così come pretendono i balivi di Bruxelles, perché c’è un rischio terrorismo. Ah certo: prima si spalancano le frontiere a tutti, poi si promuove l’islamizzazione della Svizzera in nome del multikulti, e poi ancora si pensa di cancellare le tradizioni elvetiche che danno fastidio all’UE con la scusa del terrorismo? Il terrorismo in Occidente non dipende dalle armi in possesso dei cittadini onesti. Dipende da politiche migratorie scriteriate: quelle che tanto piacciono ai kompagnuzzi e agli intellettualini.

Tattica del salame

Non ci vogliono grandi studi per capire che spalancare le porte dell’esercito agli imam è una delle tappe sulla via dell’islamizzazione della Svizzera. Ecco un possibile programma in sette passi. E malauguratamente non  è nemmeno troppo fantasioso.

Primo passo: introduzione dell’imam nell’esercito.

Secondo passo: insegnamento dell’islam nelle scuole (per la serie: civica no, ma islam sì).

Terzo passo: rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera (come da proposta fuori di zucca del presidente del PSS Christian Levrat).

Quarto passo: fare spazio a partiti di matrice islamica che vorranno sostituire le nostre leggi con altre ispirate (?) al Corano.

Quinto passo: via tutti i riferimenti alla nostra religione (a partire dalla croce dalla bandiera) per “non offendere” immigrati musulmani.

Sesto passo: introduzione della sharia.

Settimo passo: prescrizioni sull’abbigliamento.

Ottavo passo: ?

Questa è l’ islamizzazione della Svizzera tramite tattica del salame (una fetta alla volta) contro cui bisogna battersi. Anche a costo di beccarsi le solite etichette di populisti, razzisti, eccetera. Ed è preoccupante che a prestare il fianco, in un raptus di multikulti, sia nientemeno che l’esercito.

Lorenzo Quadri

Delirio politikamente korretto: meglio morti che “xenofobi”

E’ evidente che l’atteggiamento elvetico verso l’islam dovrà cambiare, e in fretta

Mentre l’estremismo islamico (sottolineare: islamico) insanguina l’Occidente – vedi al proposito l’esempio più recente, l’attentato a Stoccolma – segnali oltremodo preoccupanti si manifestano anche alle nostre latitudini.

Ad esempio, in quel di Sciaffusa si sono accorti di recente di avere un problema con gli alunni musulmani radicalizzati. La scorsa settimana un 17enne musulmano è stato sospeso dalla scuola che frequentava, perché minacciava ed aggrediva compagni (e compagne), ma anche docenti. In precedenza, sempre a Sciaffusa, la polizia era intervenuta in un’altra scuola poiché dei genitori musulmani si  recavano nel cortile dell’istituto per controllare i figli, ed i padri rifiutavano di dare la mano alle docenti donne. Le figlie cambiavano ed iniziavano a portare il velo.

Il caso dei due figli di un imam basilese che rifiutavano di dare la mano all’insegnante perché donna ha fatto notizia e se ne è parlato a lungo. Non così per le vicende sciaffusane che sono passate per lo più sotto silenzio. C’è il concreto sospetto che situazioni del genere siano più diffuse di quanto si pensi.  E che il Ticino non ne sia affatto esente.

Associazioni pericolose

Intanto però a proposito dell’islam radicale nel nostro paese si continuano a dare segnali contradditori, per non dire deleteri. Ad esempio, la balzana pensata di introdurre l’imam nell’esercito. Oppure il rifiuto da parte del Consiglio federale, ma anche del parlamento, di fare un passo avanti deciso sulla strada del divieto delle associazioni islamiche pericolose. Secondo Berna infatti al momento manca, a tale scopo, la base legale. Arriverà, assicurano sotto le cupole federali, a settembre, con l’entrata in vigore della nuova legge sui sistemi informativi. Peccato che essa sarà – e ti pareva – accompagnata da mille limitazioni e condizioni. Per vietare su territorio svizzero un’associazione islamica pericolosa saranno necessarie delle decisioni a livello internazionale e blablabla. Quindi niente autonomia elvetica nello statuire sulla sicurezza del nostro territorio. Non sia mai! Bisogna sempre conformarsi ai Diktat altrui, in nome del garantismo ad oltranza!

Sentenze ridicole

Altro esempio, le sentenze buoniste-coglioniste emesse dal Tribunale federale nei confronti dei jihadisti. Non solo le condanne sono ridicole (con tanto di pene sospese condizionalmente), ma i miliziani dell’Isis, malgrado la loro evidente pericolosità, non vengono nemmeno espulsi, se il ritorno al paese d’origine li metterebbe in pericolo. Quelli che restano in Svizzera, spesso e volentieri sono pure mantenuti dall’assistenza. Inutile precisare che anche le spese processuali gliele ha pagate il contribuente. Oltre al danno, la beffa – e il conto da saldare.

Mancano le maggioranze

Anche il fatto che tramite la via parlamentare non si trovino le maggioranze necessarie per introdurre un divieto di burqa generalizzato in Svizzera, e questo malgrado sempre più governi in Europa si muovano in questo senso (ultima in ordine di tempo l’Austria, che tra l’altro ha pure rifiutato di aderire ai programmi di ricollocamento UE dei migranti economici) dà un segnale estremamente negativo. Non ci vogliono grandi doti paragnostiche per indovinare che il divieto di burqa verrà introdotto a livello nazionale tramite iniziativa popolare (la raccolta firme è in corso) così come avvenuto in Ticino, dove si è assistito da un vero plebiscito. Ma resta il fatto che la maggioranza della sedicente classe politica si ostina a rimanere succube del politikamente korretto e del multikulti. Non ha gli attributi per assumere un ruolo attivo nel promuovere la sicurezza del paese. Il lavoro “sporco” – quello che attira accuse di razzismo – è sempre compito degli odiati populisti, tramite faticose  e costose raccolte di firme. Le decisioni non politikamente tocca al popolo prenderle; poi le élite spalancatrici di frontiere e gli intellettualini lo accusano di essere “chiuso e becero”.

Toccherà al popolo

E sarà dunque ancora una volta il popolo svizzero a doversi sobbarcare il compito di far passare quanto prima la sicurezza nazionale davanti alle fregole del multikulti, delle aperture  e del devono entrare tutti. Urge cambiare registro, affinché diventi chiaro che in Svizzera non c’è spazio per chi non riconosce i valori occidentali, per chi vuole instaurare società parallele, per chi mira a cambiare le regole decise democraticamente per sostituirle con altre basate sul Corano, per chi crede che le donne occidentali siano “a disposizione”, e così via.

Gli stranieri non integrabili vanno allontanati. E ovviamente occorre evitare che ne entrino di nuovi. Ciò significa, tra l’altro, che l’attuale deleteria politica d’asilo, che permette a frotte di finti rifugiati con lo smartphone provenienti dai paesi arabi di arrivare in Svizzera e di rimanervi anche, va ribaltata.

Lorenzo Quadri

Immigrazione: potenziare la Stampa per i detenuti stranieri?

Carceri “sotto pressione”: tre quarti degli “ospiti” non hanno il passaporto rosso

 

Ohibò: settimana scorsa il Dipartimento delle Istituzioni ha presentato il bilancio 2016 della Sezione dell’esecuzione delle pene e delle misure. Ne è emerso – ma guarda un po’ – che il settore carcerario è “sotto pressione” in quanto sovrappopolato. Rispetto a 5 anni fa, la media sarebbe di 80 detenuti al giorno in più, per un totale medio attuale di circa 240 posti al giorno, con un picco di 261 carcerati raggiunto lo scorso 14 marzo.

Ciò renderà necessario un potenziamento del personale, che è infatti stato annunciato.

Ma è evidente che, avanti di questo passo, dovranno essere potenziate – leggi: ingrandite – anche le strutture. Questo comporterà, evidentemente, dei costi alquanto elevati. Ampliare un carcere non è come ampliare una casetta. Aggiungere nuove “ali” comporta costi di svariate decine di milioni di Fr. Ai quali, è chiaro, si aggiungono i costi di gestione. Ci pare di ricordare che un detenuto costi in media attorno ai 350 Fr al giorno: le stesse tariffe di un albergo a cinque stelle. Ed infatti c’è chi, chissà come mai?, considera le nostre carceri come tali. Ad esempio il delinquente spagnolo, incarcerato a Neuchâtel per brutale aggressione ai danni della propria ex fidanzata, che non ne vuole sapere di lasciare la prigione, che lui percepisce come un hotel di lusso.

Criminalità d’importazione

Ma come mai le prigioni ticinesi sono sotto pressione? Come mai il numero di giornate di carcerazione è cresciuto nel 2016 a 80’633? I ticinesi sono diventati improvvisamente più delinquenti? Oppure si tratta di criminalità d’importazione?

E’ infatti bene ricordare che la grande maggioranza dei detenuti alla Stampa sono stranieri. Rispondendo nel 2013 ad un’interpellanza del deputato leghista Massimiliano Robbiani, il CdS snocciolava le cifre del 2012. Dalle quali emergeva, ma tu guarda i casi della vita, che quell’anno i detenuti stranieri alla Stampa erano il 76% del totale. Al carcere giudiziario della Farera, invece, gli stranieri erano addirittura oltre il 93%. Gli svizzeri dunque non raggiungevano il 7%. Sarebbe interessante sapere come si presenta la situazione nell’anno 2016. C’è motivo per ritenere che non ci siano stati cambiamenti sostanziali. In ogni caso non nel senso di un aumento importante della percentuale di carcerati svizzeri.

E non si pensi di potersela cavare raccontando la solita fanfaluca politikamente korretta del maggior rischio di fuga dei detenuti stranieri che provocherebbe un tasso superiore di carcerazioni e blablabla. L’argomento può valere al massimo per la detenzione preventiva, e certamente non nelle proporzioni di cui sopra. Gli stranieri in Ticino sono il 30% degli abitanti ma costituiscono quasi l’80% della popolazione carceraria. E qualcuno tenta ancora di spacciarlo per normale?

Come se non bastasse, i naturalizzati di fresco non figurano sotto la statistica dei detenuti stranieri, ma sotto quella degli svizzeri.

Statistiche ufficiali

Le cifre di cui sopra possono avere una sola spiegazione: gli stranieri delinquono più degli svizzeri. Una circostanza che, peraltro, trova conferma nelle statistiche ufficiali della Confederazione (vedi articolo apposito). Da esse emerge che il tasso di delinquenza degli stranieri, e specialmente nei delitti più gravi come omicidio, stupro, rapina, ecc, è un multiplo (in genere oltre il triplo) di quello dei cittadini elvetici. Quello dei finti rifugiati con lo smartphone, poi, è anche 12-14 volte superiore a quello degli svizzeri. Ma come: immigrazione non era uguale a ricchezza? O è più uguale a delinquenza? E anche a spese?

Tre fronti

Già, le spese. E qui torniamo a bomba. Aumenti di personale carcerario e ampliamenti delle prigioni, hanno costi enormi. A  pagarli è il contribuente ticinese. E  a rendere necessarie simili spese è la delinquenza d’importazione. E poi c’è qualcuno che ha ancora il coraggio di dire che non bisogna chiudere le frontiere?

Altra questione: cosa fanno i delinquenti stranieri incarcerati alla stampa una volta scontata la pena, visto che il Tribunale federale insiste nell’emettere sentenze buoniste-coglioniste all’insegna del “non si espelle nessuno”, e questo malgrado il popolo svizzero abbia votato, nel lontano 2010, l’espulsione dei delinquenti stranieri? Vuoi vedere che rimangono in Ticino a carico dello Stato sociale?

E’ quindi evidente che occorre intervenire in almeno tre ambiti:

  • Immigrazione più restrittiva: quindi richiesta ad oltranza dell’estratto del casellario giudiziale e anche del certificato dei carichi pendenti.
  • Far scontare ai delinquenti stranieri le condanne nelle prigioni dei paesi d’origine: non solo si risparmia, ma le condanne torneranno anche ad avere un effetto deterrente, visto che i carceri dei paesi di provenienza non sono degli “alberghi di lusso”, diversamente da quelli svizzeri.
  • Espellere i delinquenti stranieri, così come deciso dal popolo sei anni fa. Affinché non rimangano in Svizzera col rischio di recidivare, o di finire a carico del solito sfigato contribuente.

Lorenzo Quadri

I disastri delle frontiere spalancate e del multikulti

Terrorismo islamico: l’ultimo attentato a Parigi e le prospettive per la Svizzera

 

Si  moltiplicano gli attentati messi a segno in Europa da terroristi islamici. L’ultimo nei giorni scorsi, in una Parigi blindatissima per le elezioni. Evidentemente non c’è misura di sicurezza che tenga, in un Paese dove ci sono 15mila jihadisti conosciuti alle autorità (più quelli sconosciuti). Che naturalmente non è possibile controllare 24 ore al giorno: servirebbero 60mila agenti. Questa è materia su cui dobbiamo riflettere anche in Svizzera. “Grazie” alle sentenze buoniste-coglioniste del Tribunale federale, infatti, gli svizzerotti si tengono in casa i simpatizzanti dell’Isis. Perché, dissero i legulei di Losanna, “non si può” (sa po’ mia!) espellere un terrorista islamico se costui sarebbe in pericolo nel suo paese. L’immane boiata è stata confermata dal Consiglio federale in risposta ad atti parlamentari.

Sapremo chi ringraziare

Abbiamo dunque un governo che non vuole vietare i finanziamenti esteri alle moschee ed ai sedicenti centri culturali islamici. Che non vuole proibire le associazioni musulmane pericolose. Che non ci sta ad espellere i miliziani dell’Isis. Tutto messo lì nero su bianco. Un governo che non ha – e non vuole avere – alcun controllo sull’islam politico infiltrato anche in Svizzera; però vorrebbe inventarsi pure l’Imam nell’esercito. Un governo che aumenta la capacità d’accoglienza per i finti rifugiati con lo smartphone, che non saranno mai integrati e saranno facili da radicalizzare. Sempre che non siano già radicalizzati quando arrivano da noi. Perché evidentemente nessuno ha l’etichetta di jihadista stampata in fronte.

Quando i terroristi islamici colpiranno anche in Svizzera, sapremo perfettamente chi ringraziare.

Il disastro multikulti

L’ultimo attentato di Parigi è l’ennesimo fallimento del multikulti. Quel multikulti che partitocrazia, élite spalancatrice di frontiere, stampa di regime ed intellettualini da tre e una cicca insistono nel propinarci con la denigrazione ed il ricatto morale: o siete per il multikulti, o siete razzisti ed “estremisti di destra”.

E’ a causa del multikulti se – come occidentali – abbiamo rinunciato a pretendere che gli immigrati si assimilassero alle nostre regole e ai nostri principi. In nome del multikulti si è permesso che i migranti continuassero a vivere come se fossero a casa loro, disprezzando il paese che li ospita. Perché guai ad imporre qualcosa agli ultimi arrivati: è becero populismo e razzismo.

La deleteria politica delle frontiere spalancate, che è poi semplicemente il naturale complemento del multikulti, ha portato a flussi migratori del tutto insostenibili. Visto che non c’è lavoro per i residenti, figuriamoci per gli immigrati; specie se non integrati e non integrabili.  Il multikulti e l’immigrazione scriteriata hanno così creato ampie fasce di marginalizzati: l’humus ideale per il terrorismo islamico.

L’integrazione al contrario

Se si è giunti a questo punto ci sono dei responsabili ben chiari ed è inutile arrampicarsi sui vetri raccontando imbecillità sul “passato  coloniale”. La Svezia, di recente colpita, ha un passato coloniale degno di nota? Sì, forse ai tempi dei vichinghi…  e poi 13 anni di costa d’oro svedese in Africa a metà del Seicento. La Svezia è in prima linea in operazioni belliche in paesi islamici?

Altra fregnaccia $inistrorsa: la colpa degli attentati terroristici sarebbe dell’Occidente reo di “non aver integrato”. Ah ecco: non sono i terroristi islamici ad essere dei macellai, sono le loro vittime occidentali ad essere razziste. Kompagnuzzi, ma vi siete bevuti il cervello? L’Occidente ha certamente delle colpe, ma di genere ben diverso. Le colpe europee sono quelle indicate sopra. Ossia, fare entrare tutti. Permettere ai migranti di non integrarsi. Arrivare al paradosso di pretendere che siano i cittadini residenti ad integrarsi agli immigrati e non il contrario. Addirittura aver fatto della non integrazione un sistema e  un valore morale: il fallimentare multikulti, appunto.

Fare tabula rasa

Sono state compiute delle scelte politiche completamente sbagliate. Del multikulti e delle frontiere spalancate occorre adesso fare tabula rasa. Primi passi: stop all’immigrazione di massa, frontiere blindate, controlli su moschee e centri culturali islamici, espulsione certa e sistematica dei simpatizzanti dell’Isis. Altro che “devono entrare tutti”: qui c’è un sacco di gente che deve uscire. Verstanden, kompagna Sommaruga?

Lorenzo Quadri

“In Italia arrivi aumentati del 60%”. Ma Berna ronfa

Finti rifugiati: il parlamento grigionese chiede più controlli ai confini. E noi?

 

La pressione dei finti rifugiati sul Ticino è destinata a crescere. In Italia gli arrivi sono aumentati del 60% e questo avrà ripercussioni anche sulla Svizzera – e quindi in prima linea sul Ticino. A dirlo è il segretario di Stato alla migrazione Mario Gattiker. Non ci voleva di certo il mago Otelma per azzeccare una previsione del genere: il buon Mario ha avuto gioco facile. Dopo aver formulato il “gaudioso annuncio”, il Gattiker si lancia in disquisizioni sul ruolo della Libia, sui trafficanti di esseri umani, sulla coordinazione internazionale, eccetera. Tutto bello. Ma manca un pezzo. Come si pensa di tutelare i confini della Svizzera – ossia i confini ticinesi! – dall’assalto alla diligenza? “La Svizzera – dice ancora il Mario – applica in maniera rigorosa gli accordi di Dublino”.  Accipicchia, questa sì che è una dichiarazione rivoluzionaria! Ci sarebbe anche mancato che non li applicasse. Ma vabbè che con i tempi che corrono (vedi ministra del “devono entrare tutti” Sommaruga a gestire il dossier asilo, vedi deputata con decreto d’accusa per favoreggiamento all’entrata illegale santificata dal $uo P$) è diventato necessario precisare che non si rispettano solo gli accordi internazionali che impongono di far entrare tutti, ma anche quelli che consentono di mandar via qualcuno. Perché c’è chi orgogliosamente propugna la legalità a senso unico. Ossia il rispetto delle leggi solo quando “piacciono”. Vero kompagnuzzi?

Muri sul confine

Oltre all’ovvietà di applicare gli accordi di Dublino, il Mario non dice come si pensa di impedire ai finti rifugiati con lo smartphone di varcare le nostre frontiere. Eppure è evidente che il tema è questo. Se a Como, come prevedono gli stessi italiani, tornerà a scoppiare il caos asilo, gli accordi di Dublino non basteranno di certo a tutelarci. Ci vogliono invece i muri sul confine. Come quello che l’Austria ha minacciato di erigere sul Brennero. Visto poi che Berlino ci accusa di avere le frontiere a colabrodo, che lasciano filtrare troppi migranti economici in Germania, per la costruzione del muro sul confine con il Belpaese possiamo tranquillamente chiedere una partecipazione finanziaria agli amici tedeschi.

Nei Grigioni…

Nel frattempo, a testimonianza della gravità della situazione, il Gran Consiglio grigionese (!) ha chiesto il potenziamento delle guardie di confine. Mercoledì il parlamento retico ha accettato due atti parlamentari in questo senso. E sì che i Grigioni non si trovano certo nella nostra situazione. Non sono incuneati nell’Italia.

Domandina facile-facile: se i grigionesi si preoccupano, cosa dovremmo fare noi? Ah già, ma dalle nostre parti chi aiuta dei clandestini ad entrare illegalmente viene medagliato dai moralisti a senso unico, anche quando si ritrova sul groppone i decreti d’accusa.

E noi?

Il parlamento grigionese si mobilita, e noi? Forse sarebbe il caso che anche il Ticino istituzionale pretendesse il potenziamento della sicurezza delle frontiere. Il controllo della porta sud del paese è in tutta evidenza un problema che riguarda la totalità della Svizzera. Oltregottardo faranno bene a prenderne atto. E’ troppo facile disinteressarsi lasciando il nostro Cantone nalla palta. Facile, ma controproducente. Perché poi i migranti economici vengono distribuiti in tutta la Confederella. Anche se i kompagni di UNIA, sempre contro il Ticino, vorrebbero che ce li tenessimo tutti noi ed i romandi. Secondo questi illuminati $indakalisti ro$$i, i finti rifugiati vanno piazzati in quei Cantoni di cui conoscono la lingua. E visto che i giovanotti magrebini se la cavano con il francese e l’italiano, ma ignorano il tedesco…

“Devono entrare tutti”

Intanto dalla vicina Penisola ci giungono a ripetizione notizie sulle prodezze dei sedicenti profughi. Ad esempio, la domenica di Pasqua una gang di una sessantina di migranti, tra i quali numerosi minorenni, ha imperversato sul treno regionale Ventimiglia-Torino, combinandone di tutti i colori e tenendo il convoglio in ostaggio per ore. Venerdì a Milano, nel piazzale davanti alla stazione centrale, un gruppo di finti rifugiati ubriachi ha aggredito i militari dell’operazione strade sicure. Questa è la “brava gente” che tenterà prossimamente di entrare in Svizzera. Altro che perseguitati. Ma naturalmente per gli spalancatori di frontiere “devono entrare tutti”.

Lorenzo Quadri

Sganciamoci dall’UE che avremo solo da guadagnarci!

Anche la stampa d’Oltregottardo si è accorta che gli eurobalivi ci ricattano

 

Ma guarda un po’! Allora è vero che il fantomatico “sblocco” dei dossier tra Svizzera ed eurofalliti è una fetecchiata monumentale! Se ne è accorta anche la stampa d’oltregottardo, vedi Basler Zeitung ed il St Galler Tagblatt. I quali sottolineano che la posizione dispotica di Bruxelles nei confronti della Confederella non è cambiata di una virgola. Lo sblocco è dunque “una sceneggiata”. E questo malgrado il recente incontro all’insegna del pappa e ciccia tra la presidente della Confederazione, la Doris uregiatta, e quello “non astemio” della Commissione UE, Jean-Claude “Grappino” Juncker.

I ricatti

A Bruxelles insistono dunque per imporre alla Svizzera l’accordo quadro istituzionale, un accordo capestro con tanto di giudici stranieri sui quali, secondo l’esperto di diritto comunitario Dieter Freiburghaus, gli eurobalivi “non cederanno mai”.

Tanto per riassumere in poche parole le puntate precedenti. I camerieri di Bruxelles a Berna hanno rottamato il maledetto voto del 9 febbraio, buttando nella tazza del water democrazia, diritti popolari e Costituzione, per compiacere i padroni blu stellati. Per tutto ringraziamento, l’UE ci ricatta e:

  • pretende di farci sottoscrivere un accordo quadro istituzionale che costituirebbe la pietra tombale della nostra sovranità nazionale;
  • pretende che le regaliamo un miliardo di coesione;
  • ancora farnetica di inserire la Svizzera in liste nere e grigie e tigrate di paradisi fiscali;
  • attacca frontalmente la nostra sovranità con diktat mirati a disarmare i cittadini onesti e a scardinare le nostre tradizioni con la scusa del “terrorismo” (quando mai un terrorista o un qualsiasi altro delinquente ha acquistato legalmente delle armi?);
  • già che ci siamo, vorrebbe pure scaricarci sul groppone il costo della disoccupazione dei frontalieri.

Intanto, la stessa UE continua a perdere pezzi.

  • La Gran Bretagna se ne va sbattendo la porta;
  • Se le elezioni francesi premieranno Le Pen, la Francia seguirà a ruota;
  • I paesi del blocco Visegrad sono in piena rivolta: costruiscono muri sul confine e rifiutano categoricamente piani di ridistribuzione UE dei finti rifugiati;
  • La Repubblica Ceca ha sganciato la corona dall’euro;
  • L’Austria minaccia di mettere il filo spinato sul confine del Brennero e anche lei dice basta ai piani di ridistribuzione di migranti economici;
  • La Germania discrimina gli immigrati UE: per i primi cinque anni niente accesso alle prestazioni sociali, e naturalmente nessuno fa un cip;
  • Eccetera eccetera.

Su cosa negoziamo?

A questo punto la domanda è una sola: per quale cavolo di motivo la Svizzera continua a “negoziare”, ovvero a calare le braghe, con Bruxelles? Qual è l’obiettivo dell’esercizio, vincere il campionato interplanetario dei pirla autolesionisti?

La libera circolazione delle persone senza limiti ormai è FINITA.  E’ diventata pomo della discordia praticamente ovunque. Bruxelles si troverà dunque presto davanti ad un bivio. O gettare a mare la scellerata politica delle frontiere spalancate, o tenersela e colare a picco assieme a lei.

Ma è così difficile…?

Nel frattempo a Bruxelles avanzano pretese su pretese solo nei confronti della Svizzera, contando sul calabraghismo compulsivo dei suoi governanti che cedono su tutta la linea perché “bisogna andare d’accordo”.

Ma è così difficile dire sul muso agli eurobalivi che di accordi quadro istituzionali non ne firmiamo, né adesso né mai, e che il miliardo di coesione se lo possono scordare?

Possibile che non siamo capaci di mandare definitivamente affandidietro questi funzionarietti non eletti da nessuno? Come ha detto la stessa Doris in occasione dell’incontro con il presidente “non astemio” della Commissione UE, “Grappino”  Juncker: “La bilancia commerciale è nettamente a favore dell’UE, con un’eccedenza pari a 21 miliardi”. E allora piantiamola di calare le braghe!

E smettiamola anche di raccontare la fregnaccia della “sicurezza giuridica”. L’unica a creare insicurezza giuridica è proprio l’UE che continua ad avanzare nuove pretese. Per cui, sganciamoci definitivamente che avremo solo da guadagnarci. L’esempio inglese insegna!

Lorenzo Quadri

Perfino Calmy-Rey impallina i camerieri di Bruxelles

L’ex ministra degli esteri P$: “l’accordo quadro con l’UE è un suicidio politico”

 

Il Consiglio federale, lo sappiamo, medita l’ennesima sconcia calata di braghe davanti ai funzionarietti di Bruxelles. Dopo aver gettato nel water il nuovo articolo costituzionale “Contro l’immigrazione di massa” i camerieri bernesi dell’UE sono pronti a sottoscrivere l’accordo quadro istituzionale. Un accordo che, come noto, contiene pretese scandalose nei confronti di uno Stato che non fa parte della disunione europea: ci vogliono imporre nientemeno che la ripresa automatica del diritto comunitario ed i giudici stranieri. La documentazione cartacea relativa ad una simile bestialità andrebbe dunque rispedita a Bruxelles ridotta in coriandoli, senza ulteriori commenti.

L’insospettabile

Incredibile ma vero, ad impallinare il calabraghismo compulsivo del Consiglio federale è arrivata anche un’insospettabile. Per lo meno, insospettabile di simpatie per la Lega populista e razzista. Trattasi infatti dell’ex consigliera federale P$ Micheline Calmy-Rey, già ministra degli esteri. La quale senza mezzi termini ha dichiarato ieri al Blick: “Firmare l’accordo quadro istituzionale prima delle elezioni del 2019 è un suicidio politico. L’UE vuole l’accordo con la Svizzera solo per impressionare gli inglesi. Sottoscrivere frettolosamente non ci porterà nulla. La Svizzera deve aspettare e sfruttare la situazione”.

Certo, si sarebbe potuto dire di più. Molto di più. Ad esempio, che l’accordo quadro istituzionale non va sottoscritto né prima del 2019, ma nemmeno dopo, e che anzi bisogna far saltare la libera circolazione delle persone. Ma il fatto che perfino un’ex ministra $ocialista accusi i camerieri dell’UE in Consiglio federale di voler capitolare troppo in fretta, la dice (tristemente) lunga sul modo in cui vengono oggi condotte le trattative con l’UE.

Sta migliorando?

Dal canto suo Calmy-Rey, da quando non siede più in Consiglio federale, pare essere migliorata: infatti le capita di fare delle dichiarazioni sensate. Lo scorso anno, scandalizzando gli ex colleghi, aveva infatti detto che la Brexit sarebbe stata un’opportunità per la Svizzera, poiché avrebbe imposto ai funzionarietti di Bruxelles di rivedere certi dogmi. A partire da quello, deleterio, della libera circolazione non negoziabile. Adesso l’ex ministra dichiara che l’accordo quadro istituzionale è una ciofeca. Quell’accordo quadro che però il suo successore, il liblab Didier Burkhaltèèèèr, sarebbe pronto a firmare oggi stesso, versando subito anche il miliardo di contributo di coesione. Perché non sia mai che gli svizzerotti corrano il rischio di non apparire sufficientemente servili nei confronti degli eurobalivi!

La nuova iniziativa

Intanto, si apprende del lancio di un’iniziativa popolare federale da parte dell’associazione, finora sconosciuta a livello nazionale, “Visionswiss per i nostri figli”. L’iniziativa chiede di vietare l’assunzione di lavoratori esteri in caso di disoccupazione ILO superiore al 3.5% in Svizzera. Si tratta, hanno spiegato i promotori, di una reazione alla mancata attuazione del 9 febbraio. Bisognerebbe saperne di più sui contenuti dell’iniziativa. Ad esempio, servirebbe capire se il 3,5% è da calcolare per settore professionale e per regione: in Ticino infatti navighiamo su tassi vicini al doppio! In caso contrario si rischiano aggiramenti.

I promotori, che affermano di non agire di concerto con UDC ed ASNI (Associazione per una Svizzera neutrale ed indipendente), sono consapevoli che l’iniziativa è problematica dal punto di vista della libera circolazione.

Disdire la libera circolazione

Come reazione al compromesso-ciofeca, questa iniziativa è senz’altro meglio del referendum farlocco lanciato dal kompagno Stojanovic. Che, lo si è capito subito, non serviva affatto a contrastare il vile tradimento bernese del triciclo PLR-P$$-PPD, bensì a puntellarlo.

Ogni passo volto a contrastare la devastante libera circolazione delle persone è benvenuto. Tuttavia c’è davvero da chiedersi, alla luce del precedente del 9 febbraio, se ha senso proporre soluzioni intermedie che poi vengono sabotate dalla partitocrazia. E’ il momento di saltare il fosso e di lanciare un’iniziativa per DISDIRE la libera circolazione delle persone. Senza fronzoli e senza ambiguità.

Lorenzo Quadri

Il razzismo a senso unico

USA, crimine d’odio razziale verso i bianchi: ma la stampa di regime insabbia

 

A Fresno in California lo scorso 18 aprile tale Kori Ali Mihammad, 39 anni, ha aperto il fuoco sulla folla, nei pressi di una chiesa cattolica, uccidendo tre persone. Malgrado prima dell’eccidio il killer abbia urlato “Allah Akbar”, gli inquirenti ritengono che non si tratti di terrorismo islamico, bensì di un crimine d’odio verso i bianchi (tutte le vittime erano bianche).

Ed infatti il modo in cui i media – a partire dalla nostra emittente di presunto servizio pubblico – hanno trattato la notizia è da manuale. “Per fortuna non si è trattato di un atto di terrorismo islamico, ma solo (!) di un crimine d’odio razziale verso i bianchi”. Questo il senso ed il tenore. Come se uccidere dei bianchi per odio razziale fosse una sciocchezzuola. Un irrilevante incidente di percorso.

A parti invertite…

Ma stiamo dando i numeri? Se le parti fossero state invertite, ossia se a Fresno fosse  stato un bianco ad aprire il fuoco sulla folla per odio razziale uccidendo tre neri, le reazioni sarebbero state assai diverse. Negli USA sarebbero andate in scena marce e manifestazioni di protesta organizzate dai moralisti a senso unico. Ovviamente condite con slogan contro lo spregevole populista Donald Trump, accusato di portare la responsabilità morale per le morti. Scontata la partecipazione di qualche carampana del cosiddetto star system. Come quella che, in nome della dignità della donna, prometteva sesso orale a chi avrebbe votato Hillary (tra l’altro, non ha neppure mantenuto la parola).

Dalle nostre parti

Anche alle nostre latitudini, non si sarebbe persa la ghiotta occasione per montare la panna. In prima fila ci sarebbe stata proprio la RSI. La quale non avrebbe di certo tenuto il basso profilo adottato per il pluriomicida nero di Fresno. Al contrario: si sarebbe lanciata con la massima goduria in una serie di approfondimenti e dibattiti sul razzismo, ovviamente – si fa “servizio pubblico” in Ticino, che diamine! – rapportati alla nostra realtà. Con l’evidente intento politico-partitico di dimostrare la solita tesi precostituita: ossia che in questo Cantone esiste un problema di razzismo. E i responsabili, va da sé, sono gli odiati leghisti. Qualche intellettualino con la morale a doppia velocità avrebbe magari rilanciato con contributi sui quotidiani e forse con qualche raccolta di firme (tanto per non farsi mancare nulla).

Visto che però a Fresno è stato un nero a freddare tre bianchi per odio razziale e non il contrario, ecco che la stampa di regime passa all’acqua bassa. Tace. Minimizza. Imbosca. “Per fortuna” non era terrorismo. Ecco tutto quello che riesce a dire.

Razzismo a senso unico

Per l’elite spalancatrice di frontiere, per la stampa di regime, per gli intellettualini rossi, il razzismo, proprio come la morale, deve necessariamente essere a senso unico. Può andare solo in una direzione: bianchi che discriminano neri; svizzeri che discriminano stranieri. Il contrario non è ammissibile. Nemmeno va considerato.

Il razzismo, secondo costoro, ha ragione di essere solo se può servire a colpire la solita parte politica. Se invece va nel senso esattamente opposto, parte l’insabbiamento.

Avete mai sentito uno dei tanti spalancantori di frontiere multikulti denunciare il razzismo degli stranieri nei confronti degli svizzeri? O il razzismo tra comunità straniere? Mai! Il razzismo serve solo come spauracchio per criminalizzare e ricattare moralmente chi si oppone alla sciagurata politica dell’immigrazione incontrollata.

Sempre più spesso i cittadini ticinesi vengono discriminati da annunci di lavoro esplicitamente rivolti a frontalieri. Dove sono gli avvocati che lanciano le raccolte di firme (?) per una denuncia?

Lorenzo Quadri

La calata di braghe è già decisa!

Protezione della privacy finanziaria: ecco perché il CF non ne vuole sentir parlare

Come volevasi dimostrare, il Consiglio federale è contrario non solo all’iniziativa “Sì alla protezione della sfera privata”, ma anche al controprogetto.

L’iniziativa in questione serve a tutelare il segreto bancario degli svizzeri. Che, non ci vuole una grande fantasia per immaginarlo, finirà presto nel mirino dei camerieri bernesi dell’UE. E’ solo questione di tempo. Già l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf aveva tentato di abolirlo, dopo aver dichiarato che non era in discussione. Lei non ce l’ha fatta, ma prima o poi…

Già protetta?

Infatti l’argomentazione del Consiglio federale contro iniziativa e controprogetto pro sfera privata è la seguente: la privacy finanziaria dei cittadini è già sufficientemente protetta. Questa storiella ci pare di averla già sentita. Ed in effetti, ce l’hanno già raccontata quando si trattava di inserire il segreto bancario in generale nella Costituzione. Si è visto come è andata a finire. Pensare di prendere la gente per i fondelli per due volte di fila con la stessa panzana è forse pretendere un po’ troppo.

A titolo preventivo

La posizione del Consiglio federale contraria ad ogni rafforzamento del segreto bancario va letta come calata di braghe preventiva davanti ai funzionarietti dell’UE. Gli Stati membri, quei funzionarietti li prendono a pernacchie;  i lacchè bernesi, invece…

Come stiano le cose, il Consiglio federale lo mette nero su bianco: l’iniziativa, come pure il controprogetto, potrebbero causare problemi a livello internazionale. Questo si legge nella presa di posizione governativa e questo è l’obiettivo dei camerieri dell’UE: nulla deve ostacolare la calata di braghe! Altro che “segreto bancario già sufficientemente protetto”! Risultato: per l’ennesima volta il CF si schiera a sostegno dello smantellamento del rapporto di fiducia tra cittadino e Stato, che è una delle specificità fondanti della Svizzera. Ma chissenefrega: l’importante è adeguarsi a modelli eurofalliti.

Per il vicolo cieco…

L’aspetto scandaloso di tutta la vicenda è che al danno si aggiunge la beffa. Infatti il Consiglio federale il controprogetto alla scandalosa iniziativa del vicolo cieco, quella lanciata per annullare il maledetto voto del 9 febbraio, lo vuole eccome. Malgrado un’iniziativa del genere, oltraggiosa nei confronti della democrazia, meriti solo di venire rimandata al mittente con annesso un cazziatone.

Il fatto dunque che per l’iniziativa del vicolo cieco si presentino controprogetti mentre per la tutela della sfera privata finanziaria non se ne voglia nemmeno sentire parlare, rende evidente che il Consiglio federale racconta frottole. Non è vero che il segreto bancario dei cittadini svizzeri è sufficientemente tutelato. Non lo è, perché il Consiglio federale mira alla sua abolizione, per calare le braghe davanti all’UE. Ecco perché, quando si andrà alle urne, bisognerà votare SI all’iniziativa “per la sfera privata”.

Lorenzo Quadri

Svizzera: nel 2016 quasi 200mila nuovi immigrati!

Poi la partitocrazia pretende di raccontarci che bisogna far entrare tutti? 

Il nostro paese ha ormai 8.5 milioni di abitanti, un quarto dei quali sono stranieri. Come si diceva una volta, “la barca è piena”!

Ah, poi dicono che l’immigrazione non è fuori controllo, che sono tutte balle della Lega populista e razzista? Peccato che le ultime cifre, quelle del 2016 appena pubblicate dalla Confederazione, raccontino un’altra storia. Ed infatti raccontano che la Svizzera ha raggiunto quota 8 milioni e 500mila abitanti, in aumento di 90’600 persone. E a cosa si deve tale crescita? Ma naturalmente, e chi l’avrebbe mai detto, all’immigrazione! Ed infatti nel 2016 in Svizzera sono immigrate 192’700 persone, ovvero quasi 200mila! E poi i soliti moralisti a senso unico hanno il coraggio di venire a blaterare scempiaggini sulla Svizzera razzista e sulle frontiere chiuse? Se con 200mila immigrati all’anno a fronte di una popolazione di 8 milioni si è “xenofobi”, allora gli altri paesi europei sono in piena deriva nazifascista. Il problema naturalmente non sono tanto le fregnacce dei moralisti a senso unico, ma semmai che ci sia qualcuno pronto a prenderle per buone.

Saldo migratorio di 80mila

Intanto gli stranieri sono ormai il 25% degli abitanti del Paese, cifra che ovviamente non contempla i naturalizzati di fresco (ogni anno 40mila).

Inutile dire che le immigrazioni sono in continuo aumento. Nel 2016 sono cresciute del 2.2% rispetto al 2015.

Detto delle immigrazioni, ci sono anche le emigrazioni, che lo scorso anno sono state 117’200. Sicché il saldo (arrivi meno partenze) risulta essere di 75’400 persone. Anche il numero di quanti sono emigrati è cresciuto nel 2016, ma decisamente meno – sia in cifre assolute che in percentuale – rispetto agli immigrati: 0,5%. Traduzione: quelli che arrivano sono sempre di più, quelli che partono rimangono invece stabili.

Balle federali

Un saldo migratorio annuo di quasi 80mila persone non è certo poca cosa. Da notare che il Consiglio federale, prima della votazione sui fallimentari accordi bilaterali, aveva promesso che, con la libera circolazione, il saldo migratorio sarebbe stato di 10mila persone all’anno. Campa cavallo! E’ otto volte di più.  E ai quasi 80mila di cui sopra vanno ancora aggiunti i finti rifugiati con lo smartphone.

Pure degno di nota che solo il 47% degli stranieri arriva in Svizzera per lavorare. Meno della metà. Ecco dunque smentita la balla che sarebbe l’economia rossocrociata a necessitare delle frontiere spalancate.

Orecchie da mercante

80mila migranti in più all’anno, fanno 800mila in dieci anni. E’ dunque evidente che abbiamo un problema. Dalle parti del parlamento federale si direbbe che c’è “Handlungsbedarf”, necessità d’azione.

Non a caso oltre tre anni fa era stata votata una certa iniziativa popolare, denominata “Contro l’immigrazione di massa”, che serviva proprio a limitare l’immigrazione. In che modo ci si immagina che il compromesso-ciofeca, detto anche “preferenza indigena (?) superlight”, possa contribuire alla soluzione del problema? Evidentemente, il compromesso-ciofeca sono servirà proprio a nulla. Non a caso è stato subito benedetto dagli eurobalivi.

Ma è un dato di fatto che in un appartamento di due locali non ci si può abitare in otto. Come giustamente ricordava l’iniziativa Ecopop, le risorse del territorio sono limitate. Lo stesso vale per le infrastrutture, per i posti di lavoro e per i fondi dello Stato sociale. Eppure il triciclo PLR-PPD-P$$ rifiuta di dare una risposta al problema della sovrappopolazione. Anzi, lo acuisce sempre più: “bisogna aprirsi”!

Criminalità d’importazione

La questione della criminalità d’importazione meriterebbe poi un capitolo a parte. Le cifre ufficiali dimostrano che gli stranieri hanno un tasso di delinquenzialità che è un multiplo di quello dei cittadini elvetici.

In uno scritto pubblicato sul Mattinonline, partendo dalle statistiche della Confederazione, Mattia Corti si è premurato di fare un po’ di conti, “scoprendo” ad esempio che, tra i condannati per rissa, in proporzione gli stranieri sono  3.9 volte più rappresentati rispetto agli svizzeri, e gli asilanti 14.6 volte di più; per quel che riguarda la partecipazione ad aggressione, gli stranieri sono 3.2 volte di più degli svizzeri e gli asilanti 12.2 volte di più; nelle rapine, stranieri 4.4 volte più degli svizzeri ed asilanti 12 volte; nella violenza carnale, il rapporto tra autori svizzeri e stranieri è di 1 a 4.5 e quello svizzeri – asilanti di 1 a 12,6; nel caso degli omicidi, siamo a 3.3 per gli stranieri e 11 per gli asilanti. E così via. E come noto le statistiche della criminalità d’importazione risultano abbellite dal fatto che i delinquenti naturalizzati figurano sotto la categoria “svizzeri”.

Ma come, immigrazione non era uguale a ricchezza?

Lorenzo Quadri

 

Svizzera-UE: ve lo diamo noi lo “sblocco dei dossier”!

La Doris in visita da “Grappino” Juncker: quando parlare significa capitolare

 

Ma guarda un po’ che lieta novella: la presidente della Confederazione, ossia la Doris uregiatta, la scorsa settimana è volata a Bruxelles a discutere (?) sui rapporti tra Svizzera e (Dis)Unione europea. Dopo l’incontro con “Grappino” Juncker, presidente della Commissione UE (quello da cui Sommaruga si è fatta sbaciucchiare) ha dichiarato trionfante che “tutti i dossier” sarebbero “sbloccati”. Certo che lo sono: il “blocco” era stato deciso dagli eurofalliti all’indomani del “maledetto voto” del 9 febbraio. Adesso i Giuda della volontà popolare (Consiglio federale più triciclo PLR-PPD-P$$) hanno azzerato quella votazione. E lo “sblocco” da parte di “Grappino” Juncker certifica che della limitazione dell’immigrazione, voluta dal popolo, non è rimasta nemmeno la più piccola traccia. Avanti così! Frontiere spalancate all’invasione!

Altro che bella notizia!

Ma lo “sblocco dei dossier” è forse una notizia positiva? Certo che no! Lo “sblocco” altro non è che un passo ulteriore sulla via della sciagurata sottomissione ai balivi UE.

Sappiamo che gli eurofalliti pretenderebbero dalla Svizzera la firma dell’accordo quadro istituzionale (e non se ne parla neanche) oltre al pagamento del miliardo di coesione (idem come sopra).

L’accordo quadro istituzionale è quell’accordo capestro che obbligherebbe la Svizzera a riprendere automaticamente il diritto comunitario e a sottomettersi a giudici UE. La pietra tombale sulla sovranità nazionale, come scritto a più riprese. Lo scandalo è che, mentre sempre più stati membri abbandonano il Titanic comunitario che sta colando a picco, i camerieri dell’UE in Consiglio federale insistono per salire a bordo. Infatti non solo il ministro degli Esteri PLR Didier Burkhaltèèèèr vuole l’accordo quadro e l’ha già detto. Ma, nella vacanzina a Bruxelles, la Doris ha pure detto la cappellata mondiale, ossia che l’accordo quadro sarebbe “nell’interesse della Svizzera”. Oh Doris, ma ci sei o ci fai? L’interesse della Svizzera è allontanarsi il più possibile dall’UE. Non certo farsi colonizzare dalla medesima.

Asserviti e non riveriti

La presidente della Confederazione non ha naturalmente mancato di sottolineare la canina (senza offesa per il miglior amico dell’uomo) sottomissione della Svizzera agli eurobalivi anche in materia di finti rifugiati con lo smartphone: “La Svizzera è un partner fedele per la gestione della crisi dei migranti e per lo spazio Schengen”, ha dichiarato.

Fedele è un eufemismo. Più opportuno sarebbe dire “asservita”. Infatti, mentre sempre più paesi membri (ultima in ordine di tempo: l’Austria) hanno sbattuto sul muso a “Grappino” Juncker e soci che dei piani di ricollocamento UE dei migranti economici non vogliono nemmeno sentir parlare, Berna è corsa scodinzolante ad aderire, pur non avendo alcun obbligo in tal senso. Ringraziamo la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga.

Una cosa giusta

Una cosa giusta, tuttavia, la Doris a Bruxelles l’ha detta. Ed infatti, questa  “cosa” contraddice l’integralismo calabraghista del consiglio federale. Eccola: “Siamo il terzo partner commerciale e il secondo investitore dell’UE. La bilancia commerciale è nettamente a favore dell’UE, con un’eccedenza pari a 21 miliardi. Se Trump fosse il presidente della Svizzera (magari, ndr!) inserirebbe l’UE nella sua lista nera”.

 Ecco dunque spazzati via in poche frasi anni di terrorismo di regime, messo in atto proprio dal consiglio federale, a sostegno della libera circolazione. Ecco la dimostrazione che il popolo svizzero viene sistematicamente tradito dai camerieri dell’UE insediati a Berna. Ed ecco smentita la posizione del consiglio federale stesso a sostegno dello scellerato accordo quadro istituzionale. I Bilaterali sono un regalo all’UE la quale non ha, di conseguenza, alcun interesse a disdirli. Dimostrazione quindi che NON dobbiamo firmare alcun accordo quadro istituzionale, che NON dobbiamo versare neanche un centesimo di contributo di coesione e che NON siamo affatto costretti a tollerare un’immigrazione deleteria, andata completamente fuori controllo per paura (uhhhh, che pagüüüraaaa!) di chissà quali ritorsioni da parte dell’UE. Senza Bilaterali, la prima a perderci sarebbe proprio l’UE. Eppure noi svizzerotti siamo così fessi da farci ricattare sulla continuazione di accordi che ci vedono dalla parte perdente. L’ha detto la Doris: vogliamo non crederle?

Lorenzo Quadri