Eccesso di migranti, e troppi non sono integrabili

Impennata dei casi di violenza domestica e dei matrimoni forzati: grazie multikulti!

 

L’integrazione dei migranti? Sempre più spesso fallisce. Gli indicatori in questo senso si moltiplicano. L’epico flop è dovuto alla sciagurata politica del “devono entrare tutti” – che ha fatto, e continua a far entrare, in Svizzera un quantitativo insostenibile di migranti – ed al multikulti.

Quest’ultimo ha permesso a troppi immigrati da “altre culture” di vivere  da noi secondo le loro regole e non secondo le nostre. E magari di farlo mettendosi a carico dello stato sociale elvetico, troppo spesso compiacente e pure fessacchiotto.

Violenza domestica

Le conseguenze sono pesanti. Leggi: preoccupanti fenomeni di delinquenza d’importazione. Di recente il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, proprio su queste colonne, ha snocciolato alcune cifre sulla violenza domestica in Ticino. Ne è emerso che nei primi 6 mesi del 2017 gli interventi di polizia in tale ambito sono stati 529: vale a dire, ben 130 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ma è emerso anche altro: ossia che nel 69% degli episodi di violenza domestica è coinvolto un cittadino straniero. Nel 31% sono stranieri entrambi i partner.

In altre parole: in 70 casi di violenza domestica su 100 c’entrano stranieri. Ma come: immigrazione non era uguale a ricchezza? Ma come: gli stranieri che delinquono non erano tutta una balla della Lega populista e razzista?

A margine di uno degli ultimi drammi, quello della giovane donne eritrea “caduta” da un balcone a Bellinzona (accusato dell’omicidio, il convivente e connazionale), un quotidano radikalchic, certamente non sospetto di simpatie  leghiste, ha raccolto la testimonianza di una vicina. Secondo la donna, l’eritreo aveva già tentato in precedenza di gettare la compagna dal balcone, e si sarebbe giustificato come segue: “è la nostra cultura”.

Le frottole di Sommaruga

Ed infatti molti dei finti rifugiati di cui ci stiamo riempiendo provengono da “culture” in cui la violenza nei confronti delle donne è socialmente accettata, se non addirittura giustificata. La ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, all’indomani dei turpi “Fatti di Colonia”, aveva dichiarato che “non c’è posto in Svizzera per i migranti che non rispettano le donne”. Parole di circostanza, del tutto vacue, visto che di “migranti che non rispettano le donne” Sommaruga e soci continuano a farne entrare; perché “bisogna aprirsi”.

L’immigrazione incontrollata è incompatibile già con la sicurezza fisica della donna. Figuriamoci con i suoi diritti.  Nel Belpaese se ne è accorta perfino una giornalista come Lucia Annunziata: una che più a sinistra non si può. Da noi invece i kompagni continuano a strillare al razzismo, mentre le nuove leve (?)della gauche caviar vanno a Chiasso a manifestare – rimediando dei flop colossali – CONTRO le guardie di confine e a sostegno dell’immigrazione clandestina. Alla quale, va da sé, gli svizzerotti “chiusi e gretti” devono spalancare le porte.

Matrimoni forzati

Un legame con le violenze domestiche l’hanno certamente anche i matrimoni forzati. E pure su questo fronte le notizie sono preoccupanti. L’Ufficio federale che se ne occupa ha constatato che i matrimoni forzati tra asilanti diventano sempre più numerosi. Nel 2016 ha dovuto affrontare 64 dossier che riguardavano questa fattispecie, contro i 26 dell’anno precedente. I casi dunque sono più che raddoppiati. I matrimoni forzati tra asilanti costituiscono il 20% del totale. Il restante 80% coinvolge ovviamente altri stranieri, in alcuni casi residenti Svizzera anche da svariati decenni. Il padre di origine turca recentemente condannato per aver costretto le due figlie a sposarsi contro la loro volontà vive nel nostro paese da trent’anni. Ha pure acquisito il passaporto rosso. Ciò a conferma che, grazie al multikulti, si possono trascorrere in Svizzera tre decenni, si può ottenere la naturalizzazione, e tutto questo senza essere minimamente integrati. Gli immigrati che si trovano in questa condizione sono per lo più islamici praticanti. Perché l’Islam non è integrabile, come ebbe a dire il celebre politologo Giovanni Sartori.

Società occidentale decadente

A proposito della motivazione che sta all’origine dei matrimoni forzati  tra presunti profughi, l’ufficio competente si esprime in questi termini: “quasi sempre sono i genitori a mettere pressione sui figli minorenni, sia perché si tratta di una tradizione del paese d’origine, sia perché ai loro occhi (i matrimoni forzati) rappresentano un baluardo all’interno della società occidentale, che giudicano come decadente”.

Chiaro il messaggio? Questi finti rifugiati giudicano la nostra società come decadente (va da sé che “decadente” è un eufemismo utilizzato dal politikamente korrettissimo ufficio federale). Quindi la giudicano con disprezzo e non si sognano ovviamente di integrarsi. (Le nostre prestazioni sociali, invece, quelle non sono “decadenti”. Quelle vanno benissimo).

Se noi tolleriamo queste situazioni, magari per paura dell’etichetta di razzisti e xenofobi, vuol dire che siamo proprio fessi.

E’ quindi ora di piantarla con il multikulti  e con l’immigrazione incontrollata, essendone stato dimostrato ampiamente ed abbondantemente il fallimento. Essi mettono a rischio la nostra sicurezza, la nostra economia, la nostra società. Le porte per chi non è integrato né integrabile e nemmeno è un perseguitato si devono chiudere.

Lorenzo Quadri

In Ticino naturalizziamo troppo e facciamo pagare troppo poco

Passaporti svizzeri dati via come noccioline: la classifica del portale Watson.ch

 

Si torna a parlare di concessione dei passaporti svizzeri, che la $inistra spalancatrice di frontiere vorrebbe dare via come noccioline. Questo perché, secondo la gauche-caviar multikulti, il passaporto rosso va svalutato e ridotto al livello di carta straccia. Gli immigrati devono avere gli stessi diritti – compresi quelli politici! – degli svizzeri. Anzi, secondo i moralisti a senso unico, ne devono avere anche di più. E di fatto ne hanno di più. Questo perché se si naturalizzano possono mantenere il passaporto originario dopo aver acquisito quello rossocrociato. E poi tirar fuori ora l’uno ora l’altro documento a seconda della convenienza contingente.

Quali siano le intenzioni della $inistra  lo abbiamo sentito dalle recenti sbroccate di un suo consigliere nazionale: ius soli (ossia, chi nasce qui deve diventare automaticamente cittadino elvetico) e serbo-croato ed albanese quali nuove lingue nazionali.

La classifica

A proposito di naturalizzazioni, il portale svizzero-tedesco Watson.ch ha di recente pubblicato un interessante confronto tra la generosità dei vari Cantoni nella concessione della cittadinanza elvetica. Il portale ha considerato tre criteri: il tempo  richiesto di residenza nel Cantone,  il quantitativo di naturalizzazioni effettuate in base alla popolazione e le spese prelevate.

Primo criterio

Per quel che riguarda il tempo di residenza. Attualmente – da legge federale – bisogna aver vissuto almeno 12 anni in Svizzera per ambire al passaporto elvetico. 12 anni, contrariamente a quanto affermano i naturalizzatori seriali vogliosi di aumentarsi l’elettorato con i neosvizzeri,  non sono affatto garanzia di integrazione. Il padre 48enne di origine turca residente a Basilea campagna condannato per aver imposto matrimoni forzati alle figlie vive in Svizzera da trent’anni, e ne ha pure acquisito la nazionalità. Grazie al fallimentare multikulti è infatti possibile trascorrere nel nostro paese anche la maggior parte della propria esistenza senza comunque essere nemmeno lontanamente integrati. E ciononostante diventare svizzeri tramite naturalizzazione facile. Siamo proprio messi bene!

Tuttavia anche i Cantoni (ed i Comuni) per naturalizzare stabiliscono un tempo minimo di residenza sul proprio territorio. Che non è uguale per tutti. Ad esempio, il Canton San Gallo prevede(va) almeno 8 anni di residenza cantonale, il Grigioni 6, Friborgo 3, Berna e Ginevra 2. Il Ticino ne stabilisce 5. Da inizio dell’anno prossimo però, a seguito dell’entrata in vigore della nuova legge sulla cittadinanza,  i Cantoni  non potranno più richiedere un tempo di residenza superiore ai 5 anni. Chi dunque attualmente ne stabilisce di più, dovrà adeguarsi. Inutile dire che chi  invece “si accontenta” di meno,  manterrà lo statu quo. Avanti con le naturalizzazioni sempre più facili!

Secondo criterio

Secondo indicatore è quello della quota di naturalizzazioni. Esso ci dice quali Cantoni naturalizzano di più, per rapporto al numero di abitanti. La maglia nera dei naturalizzatori compulsivi se la aggiudicano Zurigo e (ma che strano) Ginevra, con un tasso di 2.5. Seguono a ruota, con 2.4, Vaud (Cantone che manda l’Addolorata Marra di Botrugno a fare la Consigliera nazionale…) e Vallese; poi Neuchâtel con 2.3. In Ticino siamo a 2. Quindi nella parte alta  (o bassa, a dipendenza da come la si guarda) della classifica. Potremmo dunque fare meglio; ossia naturalizzare meno. Infatti il primo della classe è il Canton Glarona con 0.8. E’ vero che probabilmente in questo Cantone ci sono meno naturalizzazioni che in Ticino perché anche la percentuale di stranieri è inferiore. Ma il fatto che, ad esempio, Glarona lo scorso 12 febbraio abbia  respinto (grande!) la naturalizzazione (quasi) automatica degli stranieri di cosiddetta “terza generazione”, indica che probabilmente lì l’approccio  in materia di concessione della cittadinanza è più rigoroso e meno multikulti / politikamente korretto che altrove. Alle nostre latitudini – almeno quando si tratta di votare nei consigli comunali – troppo spesso vige l’obbligo morale del “bisogna naturalizzare tutti”. E quando invece un legislativo prende una decisione negativa, vedi quanto successo di recente a Locarno, i kompagnuzzi partono in quarta con le loro campagne d’odio, all’insegna del “dagli al razzista e fascista”.

Terzo criterio

Il terzo indicatore è di tipo finanziario: ossia le spese fatturate agli aspiranti svizzeri. In base alla legge, Confederazione, Cantone e Comuni possono chiedere al “naturalizzando” al massimo l’equivalente delle spese effettivamente sostenute per la procedura. Ciononostante, le differenze tra un Cantone e l’altro sono importanti. Ad esempio, in Vallese si prelevano al massimo 300 Fr. Nel Canton Glarona, invece, la fattura può arrivare fino a 2500 Fr, e a Zugo a 2400. Il Ticino è tra quelli che svende il passaporto: il tetto è di appena 640 Fr! Perfino il Cantone più internazionalista e multikulti di tutti, Ginevra, si fa pagare di più: fino 920  franchetti. I nostri vicini urani raggiungono i 1000 Fr, i grigionesi i 1100.

Tre conclusioni

Sulla scorta di questi indicatori, si possono trarre tre conclusioni:

  • In Ticino vigono le naturalizzazioni facili. Naturalizziamo troppo, dopo troppo poco tempo, e facendo pagare troppo poco. E’ vero che c’è chi è messo peggio. Ma è altrettanto vero che c’è chi è messo meglio. Abbiamo dunque un margine di miglioramento piuttosto ampio, che va sfruttato.
  • In Svizzera il Cantone dove è più difficile ottenere il passaporto rosso, stando agli indicatori considerati da Watson.ch, è Glarona: prendere esempio!
  • Anche in questo caso, vige il principio che “una catena è forte come il suo anello più debole”. Infatti il passaporto rosso ottenuto in un Cantone è poi valido, ovviamente, in tutta la Svizzera. Ciò significa che i naturalizzatori seriali, specialmente romandi, danneggiano tutto il paese.

Lorenzo Quadri

 

 

“Preferenza indigena light”: dopo la decima fetta…

Ecco la conferma: il triciclo PLR-PPD-P$ ha tirato al Ticino un gigantesco bidone

 

Ma guarda un po’: la cosiddetta “preferenza indigena light”, ovvero la boiata con cui la maggioranza delle Camere federali ha rottamato il “maledetto voto” del 9 febbraio ottenendo il plauso degli eurobalivi, comincia a generare dei dubbi. Di recente, il GdP ha dedicato un servizio al tema.

Quando si dice: dopo averne mangiate dieci fette, si accorsero che era polenta. Si scopre così che la citata “preferenza indigena light”, che con la preferenza indigena non ha nulla a che vedere, otterrà lo spettacolare risultato di avvantaggiare i frontalieri iscritti agli URC (Uffici regionali di collocamento) a scapito dei ticinesi in assistenza, i quali non sono più iscritti. Altro che promuovere l’occupazione dei residenti!

Frena Ugo!

Naturalmente qualcuno non poteva farsi  scappare l’occasione (?) per tentare di girare le carte in tavola. Ovvero, per tentare di attribuire la colpa dell’ennesimo sconcio a chi ha promosso l’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”. Sono quindi state sputate sentenze del tipo: “quando la politica parla senza cognizione di causa, le presunte soluzioni sono peggiori del problema che si vuole risolvere”.  Frena Ugo! La responsabilità del bidone tirato ai ticinesi in assistenza è unicamente dei Giuda della volontà popolare che hanno affossato il 9 febbraio con una soluzione farlocca.

E’ quindi il caso di rimettere la chiesa al centro del villaggio. Affinché qualcuno non pensi di poter impunemente prendere la gente per il lato B.

Cinque punti

1) Che il compromesso-ciofeca per NON applicare il 9 febbraio voluto dal triciclo PLR-PPD-PSS avrebbe favorito i frontalieri iscritti agli URC a scapito dei residenti finiti in assistenza e che non sono più iscritti, lo avevamo detto e scritto su queste colonne subito dopo l’approvazione a Berna del compromesso-ciofeca. Quindi non si faccia finta di cadere dal pero adesso.
2) Ma soprattutto: a favorire i frontalieri a scapito dei residenti non è affatto il 9 febbraio, e men che meno i suoi promotori, come qualcuno sembra voler tentare di far credere. A favorire i frontalieri a scapito dei residenti è il compromesso-ciofeca CONTRO il 9 febbraio e quanti lo hanno voluto: ossia la partitocrazia “triciclata” (nel senso del triciclo) PLR-PPD-PS (e partitini di contorno) alle Camere federali. Compresi gli esponenti ticinesi, dato che non uno si è distanziato dalla linea dei rispettivi partiti nazionali.

3) La politica “che parla senza cognizione di causa”, che porta “presunte soluzioni peggiori del problema” non è quella dei promotori nel 9 febbraio; non è quella di Lega e UDC che vogliono limitare la libera circolazione delle persone. E’ quella della partitocrazia PLR-PPD-PS che, pur di rottamare un voto popolare sgradito alle élite spalancatrici di frontiere, un voto che ha stabilito il contingentamento e la preferenza indigena sul mercato del lavoro, si è inventata il bidone della “preferenza indigena light”. Che con la preferenza indigena votata dal 70% dei ticinesi non ha nulla a che vedere.
4) Quindi, per il favoreggiamento dei frontalieri bisogna ringraziare il triciclo PLR-PPD-PSS che ha tradito la volontà dei cittadini. Perché, secondo il citato triciclo, si devono poter assumere frontalieri senza alcun limite, a scapito dei ticinesi; la sacra (?) libera circolazione non si tocca, altrimenti i padroni di Bruxelles si inalberano (uhhhh, che pagüüüraaa!). Ricordarsene alle prossime elezioni.
5) Quanto sopra dimostra, per l’ennesima volta, la necessità e l’urgenza dell’iniziativa popolare per finalmente cancellare la devastante libera circolazione delle persone. Iniziativa che l’Udc nazionale ha promesso di lanciare nei prossimi mesi. Prepararsi a firmare in massa.

Lorenzo Quadri

Nuovo record di frontalieri e pure di casi d’assistenza

Ma come:  il soppiantamento non era una balla della Lega populista e razzista? 

Ma per il ministro liblab dell’economia, Johann “Leider” Ammann, “Guglielmo Tell sarebbe soddisfatto di come vanno le cose oggi in Svizzera” 

Il mese di agosto, sul fronte del mercato del lavoro di questo sfigatissimo Cantone, ci ha portato le solite notizie. Nuovo aumento dei casi d’assistenza in Ticino (6% su base annua, a fine maggio erano 8255) e – ma tu guarda i casi della vita – contemporanea, massiccia crescita dei frontalieri. I quali hanno raggiunto quota 65’500, ciò che costituisce l’ennesimo record. Inutile dire che il nostro è stato il Cantone più toccato dall’impennata dei frontalieri. Ma come: solo qualche giorno prima, in occasione della festa nazionale, il ministro PLR dell’economia Johann “Leider” Ammann non aveva declamato che Guglielmo Tell sarebbe soddisfatto della situazione attuale della Svizzera perché la disoccupazione sarebbe ai minimi storici (!) e perché avremmo degli accordi vantaggiosi (!) con l’UE? Sì certo: vantaggiosi solo per l’UE…

Esigenze dell’economia?

Grazie alla devastante libera circolazione delle persone, voluta ed imposta dal triciclo PLR-PPD-P$, dai suoi soldatini nelle associazioni padronali e sindacali, dalla stampa di regime, dall’élite spalancatrice di frontiere, dagli intellettualini da tre e una cicca e compagnia cantante, oggi in Ticino ci troviamo dunque con 65’500 frontalieri di cui 40mila negli uffici. Ma per gli scienziati della SECO e dell’IRE (quanti frontalieri lavorano per l’IRE?), come pure per gli altri spalancatori di frontiere pro sacoccia, il soppiantamento non esiste, e nemmeno il dumping salariale. Sono solo “percezioni”! Sono solo balle della Lega populista e razzista!
Adesso vedremo con che coraggio i camerieri dell’UE (con i piedi al caldo) verranno ancora a raccontarci la storiella dell’impennata di frontalieri che “risponde alle esigenze dell’economia”. Vedremo con che “lamiera” lorsignori, dall’alto della loro sconfinata scienza, spiegheranno a noi bifolchi che i nuovi frontalieri sono “profili altamente qualificati che in Ticino non si trovano” (infatti i ticinesi sono notoriamente tutti analfabeti). Oppure che i permessi G “svolgono i lavori che i ticinesi non vogliono più fare” (ed infatti non si trovano ticinesi interessati a lavorare nel terziario). O magari ci verranno a dire che si assumono frontalieri perché i ticinesi sono tutti lazzaroni e non hanno voglia di lavorare?
Fino a quando i soldatini delle frontiere spalancate e della devastante libera circolazione delle persone intendono prendere la gente per i fondelli? Fino a quando pensano di andare avanti con il lavaggio del cervello per puntellare quei fallimentari accordi bilaterali che hanno arricchito pochi ed impoverito tutti gli altri, oltre ad aver fatto esplodere la criminalità d’importazione e l’immigrazione nello Stato sociale?
Vogliono affossare “Prima i nostri”

Ed intanto il triciclo PLR-PPD-PS, dopo aver affossato la preferenza indigena a livello federale, brama di fare la stessa cosa a livello cantonale, e cerca pretesti per non applicare quanto votato dal popolo con “Prima i nostri”. Perché, secondo la partitocrazia, l’invasione da sud deve continuare senza alcun limite.
Ma questi signori del triciclo PLR-PPD-PS pensano che ad averne piene le scuffie della devastante libera circolazione delle persone, la quale – a differenza di quel che blatera qualche burocrate federale con il posto di lavoro ben pagato e garantito a vita – non porta “ricchezza” bensì povertà, delinquenza ed invasione, siano solo i beceri leghisti populisti e razzisti? il 70% dei ticinesi è composto da leghisti populisti e razzisti? Oppure sono i partiti cosiddetti “storici”, ed i loro rappresentanti nella politica, nell’economia e nei media, ad avere perso completamente il rapporto con la realtà?

Lorenzo Quadri

 

Per il CF, l’assassinio non è “abbastanza grave”

Quadri: “via il passaporto agli omicidi naturalizzati”, ma il governo non ci sta

I sette scienziati dicono Njet alla mozione del leghista: la proposta sarebbe “sproporzionata”. Uella! Vedremo cosa ne pensa il parlamento…

Lorenzo Quadri, con la sua mozione  chiede che agli assassini naturalizzati venga revocata la cittadinanza elvetica. Il Consiglio federale, nella sua presa di posizione pubblicata gli scorsi giorni, risponde picche. Cosa ne pensa?

La posizione del Consiglio federale è deludente, ma anche scontata. Lo so come stanno le cose: ed infatti la mozione l’ho presentata con l’obiettivo di cambiarle. Oggi, in base all’articolo 48 della Legge sull’acquisto e la perdita della cittadinanza elvetica, il passaporto rosso si può ritirare solo ad una persona la cui condotta è “di grave pregiudizio agli interessi o alla buona reputazione della Svizzera”. Una norma che viene interpretata come applicabile solo ai casi di spionaggio o di terrorismo. Il che, con i tempi che corrono, sarebbe già un primo passo. Ma il colmo è che non si fa nemmeno questo.

Cioè?

Cioè, il passaporto non viene ritirato neppure ai jihadisti. Si trova sempre una scusa per non farlo (e per non espellere i terroristi in questione). Ad esempio, si dice che il fiancheggiatore dell’Isis sarebbe in pericolo nel paese d’origine, e per questo  “si deve” tenerlo in Svizzera (il famoso “non – refoulement”). Forse è il caso di ricordarsi che stiamo parlando di terroristi islamici. Di bestie che non esitano ad uccidere indiscriminatamente chiunque gli capiti a tiro, bambini compresi. Mica di ladri di ciliegie. Per cui, chissenefrega se si troverebbero in pericolo in caso di espulsione dalla Svizzera. La realtà, come ho già avuto modo di dire in svariate occasioni, è che vengono naturalizzate anche persone non integrate e non integrabili. Ma di questi passaporti rossi indebitamente concessi, non ne viene ritirato nemmeno uno. Questo è inaccettabile.

Tornando alla sua proposta di ritirare il passaporto agli assassini: il Consiglio federale la giudica sproporzionata ed anticostituzionale.

Comincio ad essere stufo di sentire sempre gli stessi pretesti. Oltretutto applicati a geometria variabile. Io trovo sproporzionato che un passaporto concesso ad un individuo che poi commette un reato gravissimo non venga ritirato. Oppure è “proporzionato” solo accanirsi contro gli automobilisti? Anticostituzionale, poi, è altro. Anticostituzionale è non espellere i delinquenti stranieri in barba a quanto votato dal popolo. Anticostituzionale è il compromesso-ciofeca per non applicare il 9 febbraio.

Comunque, sulla mozione non decide il Consiglio federale, bensì il parlamento. Vedremo dunque quanti deputati metteranno fuori la faccia per sostenere  che ritirare il passaporto rosso ad un assassino (magari un pluriassassino) straniero naturalizzato “sa po’ mia” perché il reato non è abbastanza grave.

MDD

 

$ignori politicanti, ne abbiamo piene le “scuffie”!

Dopo l’attentato di Barcellona non servono le condoglianze, serve l’Islamexit

 

Ennesimo attentato dei terroristi islamici (evidenziare bene: islamici) a Barcellona, con 15 morti e centinaia di feriti. Ma anche in Finlandia a Turku un jihadista, guarda caso un finto rifugiato 18enne marocchino la cui domanda d’asilo è stata respinta, ha ucciso due donne e ferito altre otto persone. Ormai i crimini dei jihadisti a cui l’Europa ha scelleratamente spalancato le porte, perché bisogna essere aperti e multikulti, si stanno trasformando da tragedie inaudite in routine. Sta già subentrando l’assuefazione.

L’ipocrisia corre sul tweet

E come reagisce l’Occidente alla guerra che l’Islam gli ha scatenato in casa? I politicanti spalancatori di frontiere twittano condoglianze ipocrite in cui condanno i “vili attacchi terroristici”. Lo ha fatto anche la presidenta della Confederella, la Doris uregiatta, dopo l’attentato di Barcellona. Questi “grandi statisti” non hanno nemmeno il coraggio, né l’onestà, di dire che si tratta di terrorismo islamico. L’imbarazzante aggettivo viene pavidamente censurato. Certe cose non si dicono! Non è politikamente korretto! E dopo i tweet  (tra l’altro scritti da qualche addetto alla comunicazione)  per mettere fuori la faccia e far vedere che il compitino è stato svolto? Il nulla. Si va avanti “come se niente fudesse”. Fino alla prossima tragedia annunciata.

Ne abbiamo piene le “scuffie”

$ignori politicanti, ne abbiamo piene le scuffie dei messaggi di condoglianze, delle parole di circostanza, della commozione pelosa, delle lacrime di coccodrillo, dei “je suis”, delle marce per mettersi in mostra, delle corone di fiori e di tutti gli altri ammennicoli con cui v’immaginate di lavarvi la coscienza. Avete spalancato le frontiere agli islamisti. Avete imposto il fallimentare multikulti. Avete sistematicamente denigrato come spregevoli razzisti e fascisti quelli che si opponevano a simili deliri. E adesso, grazie a voi – e grazie ai vostri reggicoda, a partire dalla stampa di regime e dagli intellettualini rossi da tre e una cicca – l’Occidente si è portato la guerra sul proprio territorio. Invece di preoccuparvi delle conseguenze dell’arrivo massiccio di islamisti che odiano noi e la nostra società, continuate a far entrare tutti, ed in più ancora strillate al presunto razzismo (naturalmente per criminalizzare gli europei; mentre del razzismo importato dagli immigrati musulmani, di quello non vi preoccupate mai). Bene, ecco i risultati: si misurano in  morti e feriti. Di che andarne fieri, non c’è che dire.

Tre punti

Visto che l’Occidente, Svizzera ovviamente compresa, si trova in guerra, è ovvio che deve comportarsi di conseguenza.

Punto primo, basta immigrazione scriteriata: chiudere le frontiere. Muri sul confine (altro che “ponti”). Non si accolgono più migranti economici in arrivo da paesi islamisti. L’Islam non è integrabile. E non se l’è inventato il Mattino populista e razzista. Lo ha detto il prof Giovanni Sartori, uno dei massimi sociologi a livello internazionale. E prima ancora lo scrisse pure Oriana Fallaci. Che non era una studiosa, ma il Medio Oriente lo conosceva. Al contrario degli spalancatori di frontiere che offendono i morti e le loro famiglie continuando a blaterare di “accoglienza”.

Punto secondo. Espellere in modo sistematico, senza se né ma, tutti i simpatizzanti dell’Isis. Se per caso sono stati naturalizzati – perché, nel regime attuale delle naturalizzazioni facili, per paura di passare per “razzisti” si regala il passaporto rosso anche a persone per nulla integrate  – la nazionalità svizzera va revocata all’istante. E non ce ne frega un tubo se questi galantuomini, in caso di rientro nel paese d’origine, si troverebbero in pericolo: non è affatto un motivo per tenerceli in casa, quindi per mettere in pericolo noi! Mica siamo stati noi a chiamarli! E non ci si venga più a raccontare patetiche fregnacce su basi legali mancanti, misure sproporzionate, ed altre storielle del genere. A parte il  fatto che il popolo svizzero ha votato l’espulsione dei delinquenti stranieri, ma la partitocrazia pro-invasione ed i suoi legulei di servizio nei tribunali non la applicano (è molto più facile bastonare gli automobilisti con il bidone Via Sicura): se le basi legali mancano, le si crea. E d’urgenza. A cosa serve altrimenti lo spropositato apparato burocratico che finanziamo con le nostre imposte? Solo a polverizzare i santissimi ai cittadini onesti?

Da che mondo è mondo, in guerra vigono regole speciali. E quella in corso è una guerra degli islamisti all’Occidente.

Punto terzo. Questo non è il paese dell’islam. Quindi, ogni mossa volta a fare proselitismo islamista va stroncata sul nascere. Vedi distribuzioni del Corano da parte di associazioni salafite; vedi finanziamenti esteri alle moschee. Finanziamenti mirati ovviamente a supportare la diffusione dell’islam radicale. Nelle moschee le prediche si devono tenere nella lingua del luogo perché tutti devono capire quello che viene detto. Le moschee dove si predica contro l’Occidente, contro le nostre regole, contro i nostri modi di vita, contro i nostri diritte e le libertà vanno chiuse senza tante storie né pippe mentali, ed i relativi imam espulsi dal paese. Idem per i migranti islamici che non ne vogliono sapere di adeguarsi alle più basilari regole del nostro vivere civile: quelli che non danno la mano alle donne, quelli che obbligano le figlie a sottomettersi a matrimoni forzati, e via elencando. Föö di ball. Pulizia radicale. Tanto più che questa gente alleverà piccoli estremisti, magari con passaporto rosso. E’ notizia dei giorni scorsi che nelle Fiandre sono stati trovati indizi di radicalizzazione in un asilo! E se pensiamo che queste cose non succedano anche da noi, prepariamoci ad un duro risveglio.  E che nessuno, inoltre, si sogni più di uscirsene con boiate quali “rendere l’islam religione ufficiale”, introdurre l’imam dell’esercito, censurare festività cristiane per “non offendere” migranti, e via sproloquiando.

Siamo razzisti, populisti, islamofobi? Echissenefrega! Il tempo del buonismo-coglionismo è finito.

I bimbi morti

A proposito: si sarà notato che nei giorni scorsi, dopo l’attentato di Barcellona, circolava in rete la tragica foto di un bimbo ucciso sulla Rambla dai terroristi islamici. Una fotografia molto simile a quella del piccolo Aylan, il bambino di tre anni morto sul litorale siriano. I fautori dell’invasione strumentalizzarono senza vergogna l’immagine di Aylan per costringere l’Occidente a “far entrare tutti” sotto la pressione del ricatto morale. Respingere i clandestini equivale ad uccidere bambini: questo il tenore del messaggio che si tentava di inculcare nelle coscienze del popolino. Ben diverso, oggi, l’atteggiamento degli spalancatori di frontiere nei confronti dell’immagine del piccolo morto a Barcellona, agghiacciante testimonianza dei risultati del “devono entrare tutti”. Su questa foto i moralisti a senso unico pretendono ipocritamente il silenzio in nome del “rispetto”. E chi non si autocensura viene denigrato come “sciacallo”. Che tolla! Un po’ troppo facile, “cara” gauche-caviar e dintorni. Non è così che funziona.

Lorenzo Quadri

Vienna mobilita l’esercito, Berna abbassa i calzoni

L’Austria difende i propri confini, mentre il CF ha da tempo pronta la truffa

 

Ma guarda un po’! L’Austria sarà anche in campagna elettorale (elezioni in ottobre), però ci bagna il naso alla grande. Ed infatti per far fronte all’immigrazione clandestina di finti rifugiati con lo smartphone, Vienna ha mobilitato l’esercito. Le forze armate hanno svolto una serie di controlli lungo l’asse del Brennero, sia stradali che ferroviari. Il ministro degli interni austriaco non le ha mandate a dire agli eurobalivi: si potrà parlare di sospensione dei controlli alle frontiere nazionali, ha detto, solo quando vi sarà un’adeguata sorveglianza dei confini esterni dello spazio Schengen.  Il ministro degli esteri ha aggiunto: “l’Austria deve essere  nella posizione di decidere chi può entrare nel paese e chi no”.

E queste cose le dice uno stato membro dell’UE!

In Svizzera…

Ora, di esercito alle frontiere per contrastare l’immigrazione clandestina si è parlato anche in Svizzera. Il Consiglio federale nell’aprile 2016 ha infatti fissato le condizioni per l’invio delle forze armate ai confini. Qualcuno potrebbe ingenuamente pensare: finalmente un gesto forte, alla faccia degli eurobalivi, a tutela del nostro paese. Eh sì, cüca. In realtà, è la solita presa per il lato B. Infatti, i camerieri bernesi dell’UE hanno pensato bene di fissare le condizioni per l’impiego dell’esercito in modo tale da essere sicuri che non si verificheranno. Si parla infatti di oltre 30mila arrivi in pochi giorni; il che non sarebbe nemmeno un’emergenza, ma una catastrofe. Tanto più che gli arrivi si verificano ormai quasi tutti attraverso i confini del nostro Cantone incuneato nel Belpaese. Per questo ringraziamo, tra gli altri, le ONG che il Consiglio federale foraggia  con i nostri soldi: quelle che trasportano i finti rifugiati in Italia, la quale non chiude la frontiera marittima  (pur avendo compiuto qualche passetto avanti).

Comitato di benvenuto

Ma soprattutto: se anche l’apocalittico numero di entrate clandestine indicato dal Consiglio federale dovesse verificarsi, il compito dell’esercito mica sarebbe quello di respingere i migranti economici. Ma quando mai! Sarebbe roba da beceri razzisti! Poi chi li sente i fascistelli rossi del “devono entrare tutti”? Il compito dell’esercito sarebbe infatti unicamente di accoglienza. Nel senso che i militi fungerebbero da comitato di benvenuto per accompagnare i finti rifugiati negli appositi alloggi.

L’ennesima truffa a danno dei cittadini è dunque già da tempo preconfezionata. Perché evidentemente chi sostiene che l’esercito andrebbe impiegato per difendere i confini auspica un impiego ben diverso da quello che intenderebbe farne il Consiglio federale.

Campagna elettorale?

Non siamo così ingenui da  non capire che l’Austria è in campagna elettorale e che il tema dell’invasione di finti rifugiati è, per ovvi motivi, sensibile e “politicamente interessante” da cavalcare. Però intanto le cose le fanno.

Ma allora siamo proprio solo noi svizzerotti a trovarci con un governo asservito a Bruxelles che ha fatto della calata di braghe “sistemica” la propria ragione di esistere? Cosa abbiamo fatto di male per meritarcelo?

Lorenzo Quadri

Vuoi fare il deputato? Devi avere un solo passaporto

Dall’Australia arriva una bella lezione ai politicanti con nazionalità plurima

La Costituzione australiana parla chiaro: ai parlamentari (e quindi anche ai membri del governo) la binazionalità è proibita “per garantire la lealtà degli eletti”. E noi cosa aspettiamo a seguire l’esempio? O vogliamo magari eleggere dei Consiglieri federali con doppio passaporto?

L’Australia si dimostra ancora una volta un esempio da seguire. Non solo in tema di dissuasione e di respingimento di finti rifugiati con lo smartphone (quanti gli estremisti islamici?) che non scappano da nessuna guerra (quelli che invece, secondo gli spalancatori di frontiere, “devono entrare tutti”). Ma anche per quel che riguarda i doppi passaporti.

 Il caso australiano

Alle nostre latitudini, chissà come mai, la stampa di regime non ne parla, o lo fa il meno possibile. Ma da metà luglio nel parlamento e nel governo australiano c’è stata una fila di dimissioni. I politici che hanno dovuto lasciare la cadrega hanno forse rubato, hanno commesso degli illeciti, sono stati coinvolti in scandali o hanno problemi di salute? No. Il motivo delle dimissioni è – udite udite! – il doppio passaporto. E andarsene non è un optional: la Costituzione australiana vieta espressamente ai deputati la doppia (o plurima) nazionalità all’articolo 44 i, e questo per “garantire la lealtà degli eletti”. Papale papale. E l’Alta corte applica la Costituzione.

Oltre ai deputati se ne vanno anche i ministri multipassaporto, perché questi ultimi devono essere eletti in parlamento. Al momento, a ciurlare nel manico è nientemeno che il vicepremier Barnaby Joyce, il quale ha la doppia nazionalità poiché il padre è nato in Nuova Zelanda.

Il bello è che hanno dovuto lasciare la carica istituzionale anche politici che nemmeno sapevano di avere una doppia cittadinanza.

La partitocrazia strilla

Ohibò: quando dalle nostre parti si dice ciò che figura nella Costituzione (quindi nella carta fondamentale dello Stato) australiana, ossia che i politici, ed in particolare quelli eletti a cariche federali, devono avere solo la nazionalità rossocrociata e non altre, e questo per evidenti motivi di lealtà alla Svizzera, la partitocrazia PLR-PPD-P$$, ostaggio del pensiero unico spalancatore di frontiere e multikulti, si mette a strillare istericamente: razzismo! Populismo! Vergogna!

Invece, gli australiani hanno inserito tranquillamente nella Costituzione il sacrosanto principio della mononazionalità dei politici. Tutti beceri razzisti in Australia? Oppure siamo noi ad essere minchioni?

Oltretutto in Australia, paese di immigrazione, le doppie nazionalità non sono una rarità.

 Lezione da seguire

Ecco dunque arrivare, dall’altra parte del mondo, una bella lezione da seguire. E di seguirla ce ne sarebbe proprio bisogno. Perché purtroppo da noi la situazione è assai diversa da quella australiana. I doppi passaporti in politica abbondano; Camere federali incluse. Poi ci troviamo le Addolorate Marra di Botrugno (P$$) che se ne escono a dire, il giorno della Festa Nazionale, che “la Svizzera non esiste” (frase ad effetto che non è nemmeno originale, essendo scopiazzata: è solo triste e squallida).

Addirittura, ci sono pure dei candidati al Consiglio federale con il doppio passaporto. O che lo restituiscono, per opportunismo, a “mezzanotte meno cinque”. Una cosa che grida vendetta. Ciliegina sulla torta: dovesse prendere il Dipartimento dell’uscente Burkhaltèèèr, l’eventuale nuovo ministro “binazionale” si troverebbe a dirigere gli Esteri. Immaginiamocelo dunque a trattare con il Paese  di cui ha la nazionalità… quali garanzie di lealtà agli interessi svizzeri potrebbe fornire? La risposta è scontata: nessuna.

Gli uccellini cinguettano…

A parte il fatto che una modifica della Costituzione  passa giocoforza da una votazione popolare, in Svizzera un obbligo per i politici di avere unicamente il passaporto rosso  può essere introdotto solo raccogliendo le firme tra i cittadini. Perché la partitocrazia PLR-PPD-PS mai lo approverebbe. Ancora nella sessione di giugno,  il Consiglio nazionale ha rifiutato di stabilire che presupposto per l’acquisizione della cittadinanza elvetica sia l’abbandono di quella originaria.
I doppi passaporti andrebbero aboliti in generale. Cominciare a proibirli ai politici è il primo passo. Ed è anzi sconcertante che, prima di candidarsi per una carica istituzionale di una certa rilevanza, il titolare di più nazionalità non senta da solo il bisogno di rinunciare ad eventuali passaporti esteri.

Gli uccellini cinguettano che in settembre, in occasione della prossima sessione delle Camere federali, ci saranno atti parlamentari leghisti che proporranno di introdurre anche da noi il “modello australiano” sulla binazionalità. Chiaramente la proposta non passerà; ma i sostenitori dei doppi passaporti in politica si troveranno costretti a mettere fuori la faccia al momento di votarla.

Del resto una parte importante, anzi fondamentale, la possono e devono svolgere i cittadini. Come? Evitando di eleggere politici dal passaporto multiplo: cadregari che promettono di servire gli interessi della Svizzera però non rinunciano ad altre nazionalità di comodo? Come avrebbe detto Totò: ma fateci il piacere…

Lorenzo Quadri

Estremisti islamici mantenuti con i nostri soldi

Grazie spalancatori di frontiere! Grazie multikulti! Oltre al danno, la beffa

 

Certo che le notizie sulla diffusione dell’estremismo islamico anche alle nostre latitudini (grazie, multikulti!) si fanno sempre più allarmanti. La realtà è che, proprio come dicevano la Lega ed il Mattino (beceri populisti e razzisti) grazie all’immigrazione scriteriata la Svizzera si è riempita di foffa. Ed infatti di recente si è scoperto che un imam libico, arrivato in Svizzera 20 anni fa come finto rifugiato, predicava l’odio in una moschea  di Nidau presso Bienne. Come se non bastasse, il signore in questione, malgrado i 20 anni di permanenza nel Canton Berna, non ha imparato né il tedesco né il francese. In barba allo statuto di rifugiato – revocato nei giorni scorsi –  l’imam  tornava spesso in Libia. Dal 2003 è a carico dell’assistenza ed è già costato allo Stato sociale elvetico qualcosa come 600mila franchetti… Capita l’antifona? I soldi pubblici per mantenere simile feccia ci sono.

E non è ancora finita, poiché questo bel tomo, malgrado predichi l’odio ed invochi la distruzione di cristiani, ebrei, induisti, e chi più ne ha più ne metta, malgrado non sia minimamente integrato e sia a carico dello Stato sociale, e questo da quasi 20 anni, ha  tuttavia ottenuto il permesso C. Ciò significa, è ovvio, che questi permessi vengono distribuiti come il prezzemolo.  Li ottiene anche chi non li meriterebbe affatto.

Adesso ci piacerebbe proprio sapere se l’ex finto rifugiato, predicatore di odio, mantenuto dall’assistenza e ciononostante premiato con il permesso C, verrà rispedito per direttissima in Libia. E la moschea in cui predicava, già nota per essere radicale, verrà chiusa? Oppure si andrà avanti “come se niente fudesse”? Si dirà quelli indicati sopra sono interventi “sproporzionati”?

La vicenda del predicatore estremista di Nidau, l’enormità degli abusi emersi,  confermano purtroppo che il nostro sistema sociale fa acqua da tutte le parti. Siamo il paese del bengodi per troppi immigrati che vogliono approfittarsene. Ed il colmo è che gli spalancatori di frontiere ancora accusano gli svizzerotti di essere razzisti!

E in Ticino?

Non bisogna illudersi che figuri come l’ imam estremista di Bienne mantenuto dal contribuente esistano solo oltregottardo. Di sicuro i radicalizzati sono presenti anche in Ticino, dal momento che il PPD per le elezioni comunali di Lugano del 2013  ne ha messo – ovviamente senza esserne consapevole – in lista uno, un albanese naturalizzato, proponendolo oltretutto come “esempio di integrazione”. E chi ha concesso il passaporto rosso a questo “esempio di integrazione”? E poi la partitocrazia ci viene a raccontare che le naturalizzazioni facili sono un’invenzione della Lega populista e razzista? E già che ci siamo ricordiamo pure che il famoso reclutatore dell’Isis che lavorava per la Argo1 è già in libertà e verosimilmente a carico della disoccupazione.

Atteggiamenti “ambigui”

Fa poi specie l’atteggiamento del presidente della Lega dei musulmani in Ticino, Slaheddine Gasmi. Di questa associazione fa parte, addirittura con diritto di firma, il radicalizzato ex candidato PPD di cui sopra. Però, malgrado la magistratura federale lo consideri un estremista islamico, la Lega dei musulmani non ritiene di prendere alcun provvedimento nei suoi confronti: “è una persona per bene”, dice Gasmi. Ohibò. Si ricorderà che qualche mese fa la stessa Lega dei musulmani aveva condiviso sulla sua pagina di faccialibro (facebook) un video dai contenuti inquietanti, in cui si annunciava l’arrivo del califfato. Dichiarazione dello stesso Gasmi in difesa del video: “se in quel filmato ci fosse stato qualcosa di strano, la magistratura sarebbe già intervenuta”. Ed infine sempre la Lega dei Musulmani ha negato che, in relazione all’arresto del reclutatore dell’Isis che lavorava per la Argo1, i suoi locali fossero stati perquisiti. Nei giorni scorsi invece è arrivata la conferma che la perquisizione c’è stata eccome.

E’ evidente che i signori della Lega dei Musulmani ci stanno prendendo sontuosamente per i fondelli. Invece di distanziarsi e condannare l’estremismo, minimizzano, nascondono, fanno i finti tonti, fingono di non vedere. Raccontano addirittura panzane (ad esempio sulla perquisizione).  Ma naturalmente guai a fare cip: perché è razzismo ed islamofobia!

Lorenzo Quadri

Le Temps, credibilità nel water

Il servizio sul Ticino del foglio romando è una pacchiana marchetta antileghista

 

Clamorosa “figure de palte” del quotidiano Le Temps, che con il suo servizio (?) sul Ticino ha dato una prova di plateale faziosità. Un contributo, quello pubblicato la scorsa domenica, che nulla ha a che vedere con il giornalismo, trattandosi invece di pacchiana marchetta antileghista. Presto, un Pulitzer!

“Checché ne dica la Lega, il Ticino va bene” titolava senza pudore il foglio romando sette giorni fa. Invasione di frontalieri, soppiantamento, dumping salariale? Tutte balle populiste! Il Ticino va a meraviglia! Sì certo, come no! Andate a raccontarle ai ticinesi in disoccupazione ed in assistenza queste fregnacce radikalchic, poi vedrete cosa vi rispondono! Ma è nella scelta dei soggetti intervistati per descrivere la situazione del nostro Cantone che Le Temps dà il meglio (si fa per dire) di sé: l’avvocato Bernasconi (quello del finto Mattino, del finto Dieci Minuti e di BrutTicino); il politologo (?) kompagno  Nenad Stojanovic (non patrizio di Gandria); il direttore dell’IRE Rico “E’ solo una percezione” Maggi, quello che fa realizzare gli studi farlocchi sul frontalierato a ricercatori frontalieri; ed infine Lillo Alaimo, direttore del Caffè della Peppina, il domenicale contro il Ticino creato con la missione, miseramente fallita, di affossare il Mattino e la Lega! Tutti interlocutori con una visione oggettiva, equanime e sopra le parti! Come no!

E’ già Carnevale?

E’ evidente che l’obiettivo dei redattori di Le Temps non era affatto quello di fornire ai lettori un quadro fedefacente della situazione del Ticino, ma solo quello di veicolare le fantasie di alcuni “campioni di antileghismo” che contano come il due di briscola e che rappresentano al massimo loro stessi! Sentite infatti la dichiarazione dell’avv. Bernasconi a proposito della Lega: questo movimento xenofobo e antidemocratico è riuscito a uccidere tutta l’opposizione”. Uhhh, che pagüüüraaa! La partitocrazia del triciclo PLR-PPD-P$ sarà senz’altro entusiasta di questo necrologio! La Lega antidemocratica? Detto da chi figura tra i promotori dell’iniziativa del Vicolo cieco, lanciata praticamente all’indomani del 9 febbraio 2014 per cancellare il “maledetto voto” sgradito agli spalancatori di frontiere… Il neo-svizzero Stojanovic, che tra l’altro da anni non abita nemmeno più in Ticino, rincara: “la Lega ha instaurato un clima di terrore nel Cantone (?) in quanto nessuno osa attaccarla apertamente per paura di finire sulle pagine del Mattino”. Sì bravo Nenad, applausi a scena aperta! La Lega come Robespierre! E per finire in bellezza, il buon Lillo Alaimo di origine sicula il quale pontifica: “il vero Ticino è quello dell’apertura”.

Certo che con simili nemici la Lega può dormire tra quattro guanciali: ogni volta che costoro aprono bocca, l’odiato Movimento guadagna punti.

Ticino come la Bulgaria?

Lasciamo ai lettori giudicare se quanto propinato da Le Temps ai suoi lettori non sia semplicemente ridicolo: a leggere certe esternazioni, sembra che il Ticino sia una specie di Bulgaria con la Lega al 90%! Chi, diversamente dal fazioso foglio romando, ha un minimo di conoscenza di questo Cantone, sa bene che le cose non stanno proprio così…

Fa comunque specie che Le Temps abbia deliberatamente  scelto di gettare nella “chaise percée” la propria credibilità con un simile servizio-ciofeca, antileghista ed anti-Ticino. E’ ovvio che c’entra l’elezione del successore di Burkhaltèèèr…

Lorenzo Quadri

 

 

Un ultimo sforzo contro il burqa

Il termine della raccolta firme per l’iniziativa nazionale sta per scadere

 

Ormai siamo alla frutta: il tempo per raccogliere le firme per l’iniziativa antiburqa a livello federale sta per scadere. In questo giornale, a pagina 16, trovate il formulario da ritagliare e da spedire: chi non l’ha ancora fatto, provveda subito! Ogni firma conta perché, a quanto pare, l’esito della raccolta sarà piuttosto tirato.

Logica conseguenza

L’iniziativa chiede in sostanza che il divieto di “dissimulazione del viso” votato dal 65% del popolo ticinese, valga a livello nazionale. Estendere il divieto ticinese a tutta la Svizzera è la cosa più logica da farsi. Tra l’altro, su questo sono d’accordo tutti. Anche la $inistruccia.

Quando infatti alle Camere federali si trattava di concedere la garanzia federale alla modifica costituzionale ticinese, la cricca multikulti ed islamizzatrice della Svizzera, alla spasmodica ricerca di argomenti per dire Njet alla volontà dei ticinesi quindi per bastonare il 65% dei cittadini del nostro Cantone perché “bisogna aprirsi”, sostenne che un divieto solo in Ticino non aveva senso;  ma semmai lo si sarebbe dovuto stabilire a livello federale. Bene, proprio questo è l’intento dell’iniziativa popolare in corso: contenti, $ignori e $ignore della gauche-caviar? Oppure adesso che si parla di divieto nazionale vi volete produrre in uno dei vostri consueti salti della quaglia e sostenere che devono invece essere i singoli Cantoni a decidere?

Terra bruciata attorno all’islamismo

Il divieto di burqa, lo abbiamo ripetuto un’infinità di volte, non è affatto una questione di lana caprina, e non è nemmeno solo un problema di sicurezza. Sono in gioco invece i nostri valori di democrazia occidentale, che oggi più che mai occorre difendere. E’ necessario fare terra bruciata attorno al radicalismo islamico: ai suoi esponenti deve essere chiaro che la Svizzera non è posto per loro e che non intende tollerare né loro, né le loro regole, né i loro simboli.

Gli spalancatori di frontiere vogliono condurci nel baratro, islamizzando la Svizzera. Diciamo forte e chiaro, anche col divieto di  burqa, che il popolo elvetico vuole proprio il contrario. Il divieto di velo integrale è, ovviamente, solo un tassello del mosaico. Ma un tassello importante. Dunque, non “toppiamo” l’occasione per introdurlo a livello nazionale. Se l’iniziativa non riesce, avremo perso il treno. Quindi, facciamo un ultimo sforzo nella raccolta firme: ne vale la pena!

Lorenzo Quadri