Presto arriverà anche in Svizzera un partito islamico?

In Italia è stata presentata la “Costituente” musulmana che chiede più moschee

 

La si vedeva arrivare e puntualmente è  arrivata. Nel Belpaese è stata presentata nei giorni scorsi la “Costituente islamica” che nascerà nel 2018. Obiettivo: chiedere più moschee e  più cimiteri islamici.  Il promotore, tale Roberto Hamza Piccardo, precisa che non si tratta di un partito bensì di un ente che avrà il compito di trattare con lo Stato, con la pretesa di rappresentare tutti i musulmani che vivono in Italia. A giustificazione della creazione della Costituente, il promotore porta alcuni numeri. “Nella Penisola i musulmani sono 2.7 milioni di cui 900 mila già italiani. Entro il 2030 in Italia ci saranno 5 milioni di islamici e nel 2060 un terzo della popolazione sarà straniera”, dichiara Piccardo sulla Stampa.it.

In Svizzera, per contro, già adesso un terzo della popolazione è straniera; altro che nel 2060. E, se aggiungiamo anche i naturalizzati, ecco che arriviamo “allegramente” (allegramente si fa per dire) a quota 40%. E poi noi saremmo quelli “chiusi e razzisti”?

“La poligamia è un diritto”

La Costituente del Belpaese non sarà un partito, dice il suo ideatore. Non lo sarà per ora. Il Mago Otelma prevede che a breve lo diventerà. E che, dopo aver ottenuto moschee e cimiteri – giocando, va da sé, sul ricatto morale e sulla “non discriminazione” – avanzerà pretese di ben altro genere.

In effetti il nuovo ente si propone, come era scontato, quale organismo moderato; per meglio fare fessi i buonisti-coglionisti. Però intanto il signor Piccardo, ma tu guarda i casi della vita, risulta essere vicino all’associazione islamista dei Fratelli musulmani. Che moderata non è. Il noto giornalista e scrittore Magdi Allam gli ha dedicato il passaggio seguente: «Nella compagnia dei predicatori dell’odio non poteva mancare il referente italiano di Hamas, il convertito Hamza Piccardo Roberto, il più acceso sostenitore della distruzione di Israele e apologeta del terrorismo islamico palestinese nel nostro Paese (…) Volete sapere la sua previsione per il futuro? Eccola: “In Italia diventeremo la maggioranza. Il tasso di natalità tra i musulmani è di 3,8 figli per donna, la media italiana è di 1,2. Basta fare un giro all’uscita di una scuola materna o elementare per rendersi conto di quanto il nostro Paese stia diventando multirazziale. Il 65% dell’immigrazione è rappresentata da musulmani”. Sembra più una minaccia, che un’ipotesi».

E non è finita, perché il moderatissimo Piccardo, stando alle informazioni che si possono raccogliere tramite una sommaria ricerca in rete, sarebbe anche curatore di un’edizione del Corano “contestata per i passaggi antisemiti ed antiebraici contenuti anche nelle note”. In tempi recenti ha inoltre sostenuto che “la poligamia è un diritto civile”. Capito come questi islamici sono compatibili con la società occidentale?  E adesso si preparano a scendere in politica in Italia, quindi ad un tiro di schioppo da noi. Sicché anche il Gigi di Viganello, o di Usmate Carate, ha capito che le pretese della sedicente Costituente deborderanno ben presto dai cimiteri e dalle moschee per andare a parare su temi quali sharia e poligamia. Lo stesso Piccardo nel 2006 avrebbe del resto contratto matrimonio in una moschea di Verona con una donna, la quale ha poi dichiarato di essere stata ripudiata via sms.

Il primo esperimento

E’ evidente che quello che accade in Italia succederà presto anche in Svizzera. Pure dalle nostre parti, prima o poi – più prima che poi –  spunterà un partito islamico. Al quale non mancherà di certo la massa critica di potenziali aderenti. Per questo, possiamo ringraziare la politica di naturalizzazioni facili di stranieri non integrati imposta dalla $inistruccia multikulti con al seguito il sedicente “centro”; il quale, pavido e rincoglionito, è terrorizzato all’idea di vedersi appioppare l’etichetta di “razzista ed islamofobo”.

Un primo “ballon d’essai” è stato lanciato lo scorso anno nel Canton Vaud. La comunità musulmana locale ha sostenuto attivamente il referendum contro la nuova norma antiaccattonaggio votata dal parlamento cantonale in quanto sarebbe “contraria ai principi del Corano”. Questo primo tentativo di opporsi ad una legge svizzera con motivazioni religiose non è andato a buon fine: il referendum è stato asfaltato. Ma nessuno si arrende alla prima difficoltà. Men che meno gli islamisti. Tanto più che alle nostre latitudini, e lo sanno benissimo, costoro possono contare sulla fattiva collaborazione dei multikulti spalancatori di frontiere. Il P$$ vuole addirittura rendere l’Islam religione ufficiale in Svizzera. La ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, non ne vuole sapere di vietare i finanziamenti esteri alle moschee, e nemmeno di dichiarare fuori legge le associazioni islamiste, malgrado si tratti di misure che tutti gli esperti di lotta alla radicalizzazione caldeggiano. Ed i liblab non sono messi meglio.

Tattica del salame

E’ evidente che l’islamizzazione della Svizzera non avviene di botto. Si fa una fetta alla volta, con la cosiddetta tattica del salame (ma come: la carne di maiale per l’islam non era tabù?). Uno dopo l’altro si sdoganano, in casa nostra, principi musulmani incompatibili con una società occidentale. Ovviamente si parte dal basso. Dalle richieste all’apparenza più innocue. Poi, gradatamente, si alza la posta. Potendo contare, va da sé, sulla fattiva alleanza della casta spalancatrice di frontiere. La quale, tramite la stampa di regime (a partire da quella di sedicente “servizio pubblico” foraggiata col canone più caro d’Europa), tramite gli intellettualini da tre e una cicca, i moralisti a senso unico e compagnia cantante, sottopone i cittadini al lavaggio del cervello. Alle “masse” viene inculcato il pensiero unico multikulti, mentre i contrari vengono denigrati e delegittimati come spregevoli razzisti. Gli islamisti si servono della libertà di religione come cavallo di Troia per imporre le loro regole in casa nostra. Ma la libertà di religione, come tutti i diritti costituzionali, non ha valore assoluto; e soprattutto, non possiamo tollerare che venga utilizzata per sdoganare regole teocratiche contrarie al nostro Stato di diritto.

All’islamizzazione della Svizzera non dobbiamo concedere alcuna apertura (altro che “bisogna aprirsi”), e contemporaneamente bisogna combattere il suo principale alleato: ovvero  il pensiero unico multikulti e spalancatore di frontiere. Cominciando col non votarne i galoppini alle prossime elezioni.

Lorenzo Quadri

Fregnacce contro la Svizzera: il pavido silenzio bernese

Il Ministro degli esteri, invece di fare il suo lavoro, fa campagna contro No Billag

 

Le recenti fregnacce dell’ONU – o di taluni suoi membri che farebbero molto meglio a guardare in casa propria – sulla Svizzera razzista non possono passare sotto silenzio. Perché noi, da bravi tamberla, paghiamo fior di contributi alle Nazioni Unite. Per poi sentirci rivolgere accuse che non stanno né in cielo né in terra? Chiudere i rubinetti è il minimo che si possa fare.

Ricordiamo che la Svizzera ha aderito all’ONU solo nel recente passato, e meglio nel 2002, dopo una votazione popolare risicata e – va da sé – preceduta dalla consueta propaganda di regime pro-frontiere spalancate. Come siamo entrati nell’inutile club, così possiamo (e dobbiamo) uscirne.

La casta va in brodo di giuggiole

Nelle scorse settimano abbiamo quindi sentito il Venezuela, una dittatura comunista a rischio di default, starnazzare perché in Svizzera ci sarebbe della stampa “di destra” (clamorosamente minoritaria, tra l’altro, poiché la maggioranza degli organi d’informazione è la grancassa al pensiero unico internazionalista e multikulti).

Proprio il Venezuela, che di recente ha introdotto la censura di regime contro chi critica il governo Maduro, con pene fino a 20 anni di carcere, si permette di venire a sindacare in Svizzera. Questa dittatura rossa da operetta, che i diritti umani nemmeno sa dove stiano di casa – interessante al proposito la testimonianza del giornalista ticinese Filippo Rossi, recentemente incarcerato a Tocoron –  non contenta di aver introdotto la censura in casa propria, pretende di introdurla in casa nostra. E’ il colmo.

Naturalmente la casta spalancatrice di frontiere, lungi dal risentirsene, va invece in brodo di giuggiole. A partire dall’emittente di regime foraggiata con il canone più caro d’Europa, che ha enfatizzato la grottesca posizione venezuelana con la massima goduria. In sprezzo del ridicolo, va da sé, e prendendo la gente per scema. Perché qui siamo davanti ad una dittatura che si permette di andare in giro a calare lezioni a democrazie plurisecolari. Ma chissenefrega di questi dettagli. L’importante, per la Pravda di Comano, è starnazzare ad oltranza il suo ritornello preferito: “in Svizzera c’è un problema di razzismo! Gli svizzeri sono razzisti! Tutta colpa degli spregevoli populisti! Dobbiamo aprirci! Devono entrare tutti!”.

Se questo non è lavaggio del cervello…

Il paese con più stranieri

Lo ripetiamo per l’ennesima volta. La Svizzera è il paese al mondo con più stranieri. Il 40% della popolazione residente, o è straniera o ha un passato migratorio: ovvero è naturalizzata. In Ticino le due categorie (stranieri e naturalizzati) sono in maggioranza. Cifre del genere non esistono da nessun’altra parte del globo. Siamo così fessi da far entrare tutti. E di farli pure restare. Anche quando avremmo invece il diritto, anzi il dovere, di sbatterli fuori. Vedi il caso del 27enne picchiatore tedesco senza lavoro, che i legulei del Canton Zurigo hanno autorizzato a rimanere in Svizzera con il pretesto farlocco della libera circolazione. Venendo pure bacchettati da una professoressa universitaria di diritto europeo.

E poi dobbiamo accettare patenti di xenofobia e di razzismo da parte di paesi che i migranti li accettano col contagocce?

Anche alla nostra pazienza, e alla nostra dabbenaggine, ci deve pure essere un limite da qualche parte!

Il sogno proibito

Del resto, se le scempiaggini del Venezuela contro la stampa di destra in Svizzera vengono pubblicizzate ad oltranza (con l’obiettivo di legittimarle) c’è un motivo. Introdurre la censura di regime con la scusa del razzismo è infatti il sogno della casta politikamente corretta e spalancatrice di frontiere. La quale, dopo aver passato anni a denigrare come spregevoli razzisti quelli che osano non allinearsi al suo pensiero unico, si sente ora pronta per il salto di qualità:  mettere direttamente fuori legge le posizioni sgradite. E ogni sostegno in questa direzione è benvenuto. Anche quello di una dittatura comunista in bancarotta. Mica si può guardare tanto per il sottile…

Silenzio assordante

Ora, evidentemente, il Venezuela può raccontare tutte le fregnacce che vuole. Sta alla Svizzera non farsele andar bene. E rispedirle subito al mittente, magari con il giusto corredo di “Vaffa”. Invece il neoministro degli Esteri Ignazio KrankenCassis nelle sue prime uscite pubbliche  – che dal punto di vista della tempistica  sarebbero cadute proprio a fagiolo – di cosa ha parlato? Ha ribadito la via bilaterale con l’UE, naturalmente con tutte le calate di braghe annesse e connesse (il famoso tasto “reset” è già stato dimenticato: serviva solo ad abbindolare i boccaloni). Poi si è premurato di fare campagna elettorale contro l’iniziativa No Billag, raccontando la solita trita panzana della “coesione nazionale in pericolo” a cui non crede più nemmeno il Gigi di Viganello, visto che la coesione nazionale non se l’è certo inventata la SSR. Peccato però che la campagna No Billag non c’entri un tubo con la politica estera. Ma si vede che reggere la coda agli amichetti dell’emittente di regime è prioritario rispetto all’esercizio del proprio mandato. Sulle fregnacce dell’ONU, ed in particolare del Venezuela, contro la Svizzera, invece, il buon KrankenCassis non ha fatto un cip. E sì che esprimersi su questi temi è compito specifico di un capo del DFAE. E le occasioni per farlo non sarebbero certo mancate. Se il buon giorno si vede dal mattino, possiamo stare certi che la politica estera della Confederella continuerà ad essere quella della genuflessione ad oltranza.

Lorenzo Quadri

Lo studio che asfalta la SSR: il 70% dei giornalisti è di $inistra

In queste condizioni il servizio pubblico è impossibile: avanti con il No Billag!

 

E il 16% si dichiara di centro, ossia di centro-$inistra. Morale: l’86% dei redattori dell’emittente di Stato gravita attorno alla gauche-caviar. E alla SSR hanno ancora il coraggio di dire che non fanno propaganda di regime!

Ma come, non erano tutte della Lega populista e razzista? Invece, ma guarda un po’, da un’indagine realizzata dalla Zürcher Hochschule für angewandte Wissenschaften (ZHAW) emerge che il 70% dei giornalisti della SSR è di $inistra, mentre il 16% si descrive come di “centro; che nel caso concreto, poco ma sicuro che sta ad indicare il centro sinistra. Quindi, l’86% dei giornalisti dell’emittente di regime appartiene – di fatto, per propria stessa ammissione (!) – alla gauche-caviar e dintorni. Mentre una percentuale del 7.4% si dichiara addirittura – tranquillo come un tre lire, sans se gêner – di estrema sinistra!
Questa, cari signori, è la Bulgaria. Definire la SSR una Pravda è ancora un eufemismo.

Equidistanza impossibile

E da un’emittente con delle redazioni così composte, ci attendiamo che faccia informazione di servizio pubblico, ossia equidistante e sopra le parti? Ma bisogna credere a Babbo Natale, al coniglio di Pasqua e al topino dei denti. Tutti assieme.
La conclusione può essere una sola: i cittadini sono costretti a pagare il canone più caro d’Europa non per finanziare un servizio pubblico, ma per tenere in piedi una fabbrica di propaganda di regime del pensiero unico multikulti, euroturbo e spalancatore di frontiere. E poi hanno il coraggio di dire che alla Pravda di Comano non fanno il lavaggio del cervello ai radio- e telespettatori. Come no.

 Isterismi a briglie sciolte

Malgrado il voto sull’iniziativa No Billag si terrà solo in marzo, la campagna è già iniziata. I contrari all’iniziativa  si sono subito abbandonati agli isterismi. E dire che sono in maggioranza schiacciante: i sostenitori del No Billag sono quattro gatti. E nelle scorse settimane si è assistito al rientro nei ranghi dei soldatini. Gli esponenti della partitocrazia che si sono sempre espressi in modo critico – giustamente critico – nei confronti della SSR hanno alzato bandiera bianca. Si vede che l’ordine di scuderia è giunto fulmineo. Va bene criticare, ma solo per finta. Per far scena. Quando si tratta di venire al dunque… contrordine compagni! Abbiamo scherzato!

“No critico”?

Il risultato di queste giravolte sono delle fregnacce solenni. Ad esempio,  quella del “no critico” all’iniziativa No Billag. “No critico”? Ma chi crediamo di prendere per i fondelli? Non esiste alcun “No critico”. Il No critico è nient’altro che un Sì acritico all’andazzo attuale. Un andazzo che non è correggibile. La statistica sui giornalisti di $inistra ne è la dimostrazione definitiva. Né quella della propaganda di regime è l’unica magagna della Pravda di Comano. Come la mettiamo, ad esempio, con altre questioncelle quali nepotismo e lottizzazione ad oltranza?

La RSI, l’hanno capito anche i paracarri, serve al centro-$inistra per mantenere potere, maggioranze e CADREGHE. E per distribuire posti di lavoro agli amici degli amici. Altro che coesione nazionale. Altro che il penoso slogan “No Billag – No Svizzera”, tafazziano esempio di terrorismo di regime!

Terrorismo di regime

L’indagine indipendente da cui emerge che il 70% dei giornalisti  SSR sono di $inistra, affossa definitivamente l’argomento del servizio pubblico. E’ evidente che una radiotelevisione con delle redazioni popolate in questo modo, di servizio pubblico non ne fa.

Di conseguenza, ecco che si tenta di terrorizzare e di ricattare i cittadini con la storiella dei 1100 posti di lavoro della RSI che sparirebbero da un giorno all’altro nella sciagurata ipotesi in cui il popolazzo dovesse approvare la criminale iniziativa No Billag.

Peccato che:

  • Nessuno rischia il licenziamento, perché l’iniziativa in questione non ha chance di spuntarla. E’ un’iniziativa estrema, e necessita della doppia maggioranza del popolo e dei Cantoni.
  • Interessante notare come anche in casa SSR/RSI siano convinti che l’approvazione del No Billag azzererebbe di punto in bianco le loro entrate. In altre parole: sono convinti che, se mettessero sul mercato il proprio palinsesto attuale al costo di 365 Fr annui fissato per il 2018, nessuno lo acquisterebbe di propria volontà. Sicché è tacitamente ammesso che la RSI e la SSR esistono solo grazie alla costrizione. Porsi qualche domandina al proposito no, eh?

Perché sostenere il No Billag?

Ma perché sostenere l’iniziativa No Billag se già si sa che non ha chances? Che senso ha?

Facile: se questa iniziativa venisse asfaltata e raccogliesse solo una percentuale infima di consensi, accadrebbe che:

  • Il canone, abbassato temporaneamente a 365 Fr all’anno solo in funzione della votazione sul No Billag, tornerebbe a risalire a 451 Fr.
  • La SSR, in primis proprio la Pravda di Comano, dilagherebbe ancora di più nella propaganda di regime, sfruttando l’approvazione popolare ottenuta col ricatto sui posti di lavoro.
  • Allo stesso modo, nessun correttivo verrebbe posto all’attuale gestione nepotista ed improntata alla “grandeur” ed al privilegio anacronistico, quando nel “mondo reale” tutti devono tirare la cinghia.
  • Avendo a disposizione troppe risorse, la SSR si inventerebbe sempre nuovi sistemi per spenderle. Ergo, continuerebbe a gonfiarsi come una rana. Poi ci si chiede come mai ci ritroviamo pure le pornotrasmissioni spacciate per “servizio pubblico”.
  • Continuando a gonfiarsi come una rana, la SSR toglierà il poco spazio rimasto agli altri organi d’informazione. Deraglierà completamente verso il monopolio spinto. E l’86% di giornalisti di $inistra e dintorni ben chiarisce di quale monopolio si stia parlando. A tutto danno della democrazia e della pluralità delle opinioni.

Considerazione conclusiva

Il sistema attuale di TV lineare, ossia di palinsesto preconfezionato ed imposto all’utenza, è un retaggio del passato. Per quale motivo le future generazioni, che la televisione nemmeno la guardano, dovrebbero pagare una cresta di 451 Fr all’anno per una prestazione che non gli interessa, e in più dovranno ancora pagare per acquistare le prestazioni radiotelevisive che vogliono?

 

Lorenzo Quadri

 

Zone di confine? Chissenefrega!

Il camerieri dell’UE del Consiglio federale dicono njet alla tassa per frontalieri

Ormai i 7 scienziati nei rapporti con l’UE hanno un solo obiettivo: andare d’accordo, ossia calare le braghe. E se la tassa per frontalieri venisse introdotta a livello cantonale, magari legata all’imposta di circolazione?

Tutto come da copione: il Consiglio federale conferma la propria sudditanza integrale nei confronti dei balivi UE. Ed infatti ha pensato bene di dire njet al postulato di chi scrive, quello che chiedeva di studiare l’introduzione di una tassa per frontalieri. Da un lato per renderli meno attrattivi per il mercato del lavoro locale, dall’altro per compensare (almeno in parte) i costi da essi generati: pensiamo solo alla viabilità mandata a ramengo da decine di migliaia di veicoli con targhe azzurre ed un solo occupante…

Le potenzialità della tassa per frontalieri sono evidenti: se il prelievo ammontasse anche a soli 500 Fr all’anno (chi lo dovrebbe versare, se frontaliere, datore di lavoro o entrambi è aperto) il Ticino con 65’500 permessi G incasserebbe 32 milioni di Fr all’anno. E’ mai possibile che solo agli svizzerotti si mettano le mani in tasca per far quadrare i conti?

Disordini intestinali

Ma al solo pensiero di tutelare il mercato del lavoro delle fasce di confine in regime di devastante libera circolazione delle persone, i camerieri dell’UE vengono colti da gravi disordini intestinali. Sicché, il Njet è automatico. Un riflesso paragonabile a quello dei cani di Pavlov, che salivavano al suono della campanella.

La posizione del Consiglio federale sulla tassa per frontalieri, come detto, è ampiamente prevedibile. Non per questo è meno oscena. Infatti, la proposta non viene dal solito deputato populista e razzista che se l’è sognata di notte. A formularla è stato un professore universitario, Reiner Eichenberger. Il quale ha una reputazione accademica da difendere e quindi non se ne può uscire a fare sparate tanto per mettersi in mostra. Un professore che, poco ma sicuro, di mercato del lavoro e di libera circolazione ne sa di più – ma parecchio di più – dei consiglieri federali e dei loro tirapiedi eurolecchini che infesciano l’amministrazione bernese (sempre più simile a quella di Roma).

Lo stesso giorno…

Ciononostante, per partito preso, il CF rifiuta di approfondire la proposta di tassa d’entrata per i frontalieri. In altre parole: ci sono motivi per ritenere che esista una possibilità di tutela del mercato del lavoro (ticinese in particolare, ma non solo) e di incasso per l’erario pubblico, ma i camerieri dell’UE se ne sbattono. Non se ne parla nemmeno! Guai a rischiare di infastidire i padroni di Bruxelles! Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, il njet alla tassa per frontalieri arriva in contemporanea con la decisione di regalare un miliardo e 330 milioni di franchetti del contribuente ai balivi dell’Unione europea. Naturalmente a titolo volontario ed altrettanto naturalmente in cambio di nulla. Da un governo così, qualcuno si aspetta che faccia valere le ragioni della Svizzera davanti all’UE! Ma figuriamoci: l’unico obiettivo è “andare d’accordo”, ovvero calare le braghe.

Porte ancora aperte

Ovviamente a decidere sul postulato per la tassa per frontalieri sarà il plenum del Consiglio nazionale. Non che ci sia motivo per farsi particolari illusioni. Tuttavia alcuni deputati, non ticinesi e non del gruppo Udc (a cui aderisce anche la Lega) hanno manifestato interesse per la proposta. Ragion per cui, la partita non è ancora chiusa.

Senza contare che stiamo parlando del livello federale. E una tassa per frontalieri la si può pensare anche di tipo cantonale. Magari legata all’imposta di circolazione, visto che i frontalieri intasano abbondantemente le nostre strade provocando costi ingenti. Tanto il Belpaese i nuovi accordi sulla fiscalità dei frontalieri non li firmerà mai. Sicché, di cosa ci preoccupiamo?

Lorenzo Quadri

 

No Billag: i rozzi tentativi di lavaggio del cervello

Mercato del lavoro ticinese allo sfascio, ma la priorità del CdS è il canone radioTV 

Pensando di impressionare il popolazzo, la “casta” lo sommerge di dichiarazioni isteriche. Ed il sostegno del governicchio, visti  i precedenti, rischia pure di portare un po’ sfiga

Mancano ancora quattro mesi alla fatale (?) votazione del 4 marzo sulla “criminale” iniziativa No Billag. Eppure l’agitazione della casta – o establishment che dir si voglia – è già ben oltre ai livelli di guardia. Sicché le azioni di galoppinaggio si fanno sempre più isteriche e fantozziane.

Abbiamo  visto la scorsa settimana la questua del Gigio Pedrazzini (presidente dell’inutile CORSI, il “CdA” della RSI) che manda lettere a destra e a manca elemosinando oboli per foraggiare la campagna contro il No Billag. Chiaro: per far fronte ai quattro gatti che sostengono questa iniziativa servono più o meno gli stessi mezzi di cui devono disporre i candidati alla Casa Bianca.

Ma come: l’emittente di regime, così ci ripetono i suoi alti papaveri, non è amata e venerata dai ticinesi (i quali adorano farsi trattare da razzisti e xenofobi) oltre che  – ça va sans dire – irreprensibile nel servizio pubblico, spartana nell’utilizzo delle risorse a disposizione, esemplare nella gestione meritocratica e non nepotista del personale? L’iniziativa No Billag non è roba da psicolabili? E allora, perché tutto questo isterismo ed oltretutto con 4 mesi d’anticipo? Coda di paglia?

Piazza finanziaria a ramengo

Mercoledì l’Ufficio cantonale di statistica ci ha fornito le ultime cifre sullo sfacelo della piazza finanziaria ticinese. La quale nell’anno di disgrazia 2016 ha perso altri 300 posti di lavoro (da 6200 a 5900). Ma è più sul lungo termine che la catastrofe assume proporzioni epiche: nel 2001 i posti di lavoro erano 8600. Sicché nel frattempo, ridendo e scherzando, sono evaporati 2700 impieghi. Ma al proposito da Palazzo delle Orsoline non è giunto nemmeno un flebile cip da passerotto infreddolito.  Ed infatti, il Consiglio di Stato era in altre – e ben più importanti! – faccende affaccendato. Quel mercoledì, dopo aver incontrato nientemeno che il presidente della SSR Jean-Michel Cina (uregiatto), il presidente della CORSI Gigio Pedrazzini (pure uregiatto) ed il direttore della RSI kompagno Maurizio Canetta, il governo cantonale se ne usciva con il perentorio appello alla plebaglia, quasi un Diktat: bocciate quella (sottointeso: scellerata) iniziativa No Billag! E giù scenari apocalittici in caso di approvazione popolare…

Ma bene, complimenti!

  • Con 65’500 frontalieri in continuo aumento, esplosione dei casi d’assistenza, eccetera eccetera, quali sono le priorità del governo ticinese? La campagna No Billag con quattro mesi d’anticipo! Proprio il giorno in cui si tirano le somme – vedi sopra – sullo sfascio della piazza finanziaria! Sfascio, tra l’altro, ben fiancheggiato proprio dall’emittente di regime. La quale, con il suo 70% di giornalisti di $inistra più il 16% di centro$inistra, ha sempre retto la coda ai ro$$i rottamatori del segreto bancario, ben sapendo quali sarebbero state le conseguenze occupazionali. Ma è chiaro che per i kompagni, e quindi per la Pravda di Comano, i posti di lavoro in banca non contano una cippa.
  • Già è inusuale che il governo cantonale prenda posizione su temi federali. Che lo faccia con quattro mesi d’anticipo è un fatto più unico che raro. Nemmeno sui Bilaterali e sul 9 febbraio il CdS ha fatto tanta cagnara. Inutile ricordare quali erano le “indicazioni” di voto del governicchio su quei temi e quale risultato, invece, è uscito dalle urne ticinesi. Sicché, fossimo nei panni del Gigio e di Canetta, dopo l’appello governativo ci toccheremmo…

Le pedine

E’ evidente che la casta sta mobilitando tutte le pedine nel tentativo di asfaltare l’iniziativa No Billag. Sembra quasi che si voglia ottenere una dichiarazione pubblica al giorno: i buoni (?), vecchi metodi dell’establishment che tenta di fare il lavaggio del cervello ai cittadini. Forse qualcuno ai vertici della CORSI non ha capito che il sistema non attacca più. E che anzi, rischia di ottenere l’effetto contrario da quello sperato.

Ovviamente, come tutte la campagne, anche quella contro la “criminale” iniziativa No Billag ha bisogna di testimonial, e al proposito la casta non ha che l’imbarazzo della scelta. Gli amici della RSI – amici assolutamente disinteressati, è chiaro – stanno già divulgando nomi e dichiarazioni.

Sicché è e sarà interessante vedere quanti, tra i politicanti che hanno sempre avuto posizioni estremamente critiche (per usare un eufemismo) nei confronti della RSI / SSR, si trasformeranno per magia – o per perentorio ordine di scuderia, o per ricattino, o per altri motivi…- in galoppini contro il No Billag. Si spera che questi signori, avendo scelto di prostituirsi (in senso politico, sia chiaro) abbiano almeno saputo fissare adeguatamente il prezzo.

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

KrankenCassis infinocchiato già alla prima “missione”

Accordi sui frontalieri: dal Belpaese altro che firme: fregature, lazzi e frizzi! 

Una sola cosa è cambiata: adesso, grazie al ministro degli Esteri italo-svizzero, veniamo buggerati dai vicini a Sud nella nostra lingua e non più in inglese. Chi si accontenta…

Come da copione, la presa per i fondelli prosegue ad oltranza!

Ed infatti la prima scampagnata ufficiale in quel di Roma del neoministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis si è conclusa nel modo più prevedibile possibile. Ovvero con il solito nulla di fatto. Il protocollo seguito dall’interlocutore d’oltreramina, nel caso concreto il ministro degli Esteri Alfano, (uno dei peggiori esemplari della casta politicante del Belpaese), è sempre il medesimo: strette di mano, sorrisi, slinguazzate all’interlocutore svizzerotto e poi… zac! Infinocchiato!

A corto di pretesti

La firma della vicina Repubblica sul famoso accordo sulla fiscalità dei frontalieri non solo non c’è ora (cosa evidentemente che nessuno si attendeva), non solo non è prossima, ma non si è avvicinata di un passo. Ed anzi non ci sarà mai!

In questo momento, i vicini a sud sono a corto di argomenti per non firmare. La chiusura notturna dei valichi secondari, malgrado la decisione del parlamento federale, non è in vigore; mentre i CdS Bertoli, Beltraminelli e Vitta hanno già dichiarato la propria disponibilità a calare le braghe sul casellario giudiziale.  E allora ecco che, pur di non fare i compiti, dallo Stivale si vengono a chiedere verifiche (?) sulla compatibilità con i bilaterali dell’applicazione dell’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”. In sostanza, Roma chiede (o finge di chiedere) maggiori garanzie sul fatto che il maledetto voto del 9 febbraio sia effettivamente stato rottamato a dovere dal triciclo PLR-PPD-P$$ alle camere federali. Una rottamazione alla quale, è bene ricordarlo, il buon KrankenCassis ha dato proprio fattivo contributo.

Deputati allo sbando

E’ palese che il compromesso-ciofeca sul 9 febbraio, che non prevede nessun tipo di preferenza indigena (altro che la boiata della “preferenza indigena light”) è compatibile con gli accordi bilaterali. Infatti, non serve assolutamente ad un tubo! Però i vicini a sud ancora sollevano dubbi. E gli svizzerotti non sono nemmeno in grado di mandarli a Baggio a suonare l’organo.

E non è finita. Prima della visita di KrankenCassis in Italia (praticamente una rimpatriata) un gruppuscolo di kompagnuzzi del sempre più sbandato PD ha perfino avuto “il guizzo” di scrivere ad Alfano che non bisogna “accelerare il processo di sottoscrizione dei nuovi accordi sui frontalieri” in quanto questi ultimi sarebbero sempre “discriminati in Svizzera”. E  in risposta a questa grottesca fandonia, da parte elvetica non arriva un cip!

Chi verrebbe discriminato?

Frontalieri discriminati? In Ticino ci sono 65’500 frontalieri in continuo aumento, 40mila dei quali impiegati nel settore terziario dove portano via il lavoro ai residenti, in quanto non abbiamo alcun bisogno di importare manodopera estera per gli uffici. E questi politicanti italici hanno ancora il coraggio di venire a blaterare di discriminazione mentre, ovviamente, il buon KrankenCassis incassa senza fiatare?

Ad essere discriminati in Ticino sono i lavoratori ticinesi che infatti si trovano ormai in  minoranza. Eh già, perché in questo sfigatissimo Cantone la maggioranza dei lavoratori è straniera.  La colonizzazione è arrivata al punto che in Ticino vengono pubblicati senza alcun pudore annunci di lavoro solo per frontalieri. Naturalmente senza che nessuna inutile commissione contro il razzismo faccia un cip. Se però, come successo nelle scorse settimane in Svizzera interna, qualcuno pubblica un’inserzione che prevede il requisito della cittadinanza elvetica, ecco che la commissione in questione si mette subito a moralizzare.

Salamelecchi e poi…

La domanda è: per quanto tempo ancora si intende  (i nostri rappresentanti intendono) accettare di farsi prendere per i fondelli in questo modo?

Naturalmente il buon Alfano, tanto per buggerare meglio l’interlocutore svizzerotto, ha pensato bene di profondersi in untuosi salamelecchi sull’ “eccellenza delle relazioni tra Svizzera ed Italia in ogni settore”. Certo: dal punto di vista italiano questa eccellenza è senz’altro data, dal momento che il Belpaese di tali relazioni se ne approfitta alla grande!

Ed in più, i vicini a sud ci denigrano pure:  basti pensare alle continue scempiaggini sulla “Svizzera xenofoba” raccontate oltreramina da politicanti in fregola di visibilità e da giornalai supponenti e beceri (di recente uno di questi pennivendoli è riuscito a tirarla fuori anche in relazioni a questioni calcistiche).

Gli illusi sono serviti

Eppure è così chiaro: finché noi tolleriamo che il Belpaese, oltre ad approfittarsi di noi, si permetta pure di colpevolizzarci, non avanzeremo di un passo.

Chi si immaginava che con il nuovo ministro degli esteri sarebbe cambiata non diciamo la musica, ma almeno una qualche nota dello spartito, è servito. Il buon KrankenCassis si fa prendere alla grande per il lato B, proprio come il suo degno predecessore Burkhaltèèèr. Certo; almeno adesso con il neo-consigliere federale italo-svizzero abbiamo il grande vantaggio che, nelle trattative con l’Italia, veniamo buggerati nella nostra lingua madre e non più in inglese. Chi si accontenta…

Speriamo che almeno l’aspetto enogastronomico della gita fuori porta  sia stato soddisfacente per il neo-consigliere federale; perché altri ritorni positivi non se ne vedono.

Disdire la Convenzione

E’ quindi evidente che bisogna bloccare i ristorni dei frontalieri, disdire la Convenzione del 1974 ed applicare alla lettera “Prima i nostri”. Almeno i vicini a sud starnazzeranno per qualcosa.

Tanto ormai, e l’ha capito anche il Gigi di Viganello, qualsiasi cosa facciano gli svizzerotti, l’accordo con i frontalieri il Belpaese non lo firmerà neanche tra cent’anni.

Lorenzo Quadri

 

1.3 miliardi REGALATI all’UE!

Nuova scandalosa marchetta del Consiglio federale agli eurofalliti, e nümm a pagum 

Ma poi naturalmente ai cittadini elvetici i sette cocomeri vengono a dire che bisogna tirare la cinghia ed andare in pensione a 70 anni!

Sarebbero questi i risultati del “tasto reset” nei rapporti con l’UE? Avanti con lo Swissexit e con lo sciopero fiscale!

E ti pareva! Come il Mago Otelma aveva previsto, i sette camerieri dell’UE in Consiglio federale hanno fatto – con i soldi del solito sfigato contribuente – l’ennesimo regalo agli eurofalliti. E naturalmente al presidente “non astemio” della Commissione UE Jean-Claude “Grappino” Juncker. Il quale, ancora una volta, può tornare vittorioso a Bruxelles a pavoneggiarsi. Gli svizzerotti hanno di nuovo calato le braghe!

Gli eurolecchini del Consiglio federale  hanno infatti deciso di pagare quello che loro (e la stampa di regime) chiamano un (ulteriore) miliardo di coesione all’ UE. Un miliardo? La somma è 1.3 miliardi, quindi un terzo in più di quanto i camerieri dell’UE vogliono far credere ai cittadini per farli fessi! Giocando con la comunicazione, la casta tenta di minimizzare la cifra dello scandalo!

Pagamento volontario

La somma stratosferica di 1.3 miliardi di franchetti viene versata a titolo puramente volontario. Lo ha sottolineato lo stesso “Grappino” Juncker. Quindi non c’era alcun obbligo di pagamento da parte elvetica. E’ un regalo a tutti gli effetti. Come non c’è alcun obbligo da parte nostra di ricollocare i finti rifugiati del Belpaese. Però lo facciamo lo stesso grazie alla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga. In cambio da Oltreramina riceviamo prese per i fondelli (vedi accordo sui frontalieri), pesci in faccia ed accuse di “xenofobia”.

Intanto gli svizzeri tirano la cinghia

Sempre meglio! Ai cittadini si dice che devono tirare la cinghia, che non ci sono soldi per l’AVS, che devono andare in pensione a settant’anni, eccetera. Però i miliardi da regalare alla fallita Unione europea si trovano. Ed i governi europei  assieme agli eurofunzionarietti – quelli che ci fanno invadere con la devastante libera circolazione delle persone, quelli che sono partiti all’assalto della nostra piazza finanziaria – se la ridono a bocca larga degli svizzerotti fessi che pagano MILIARDI in cambio di una cippa! E più vengono bistrattati, più pagano!

Complimenti, Doris uregiatta e compagnia cantante: è così che si invogliano i contribuenti elvetici a versare le imposte federali. Vi meritereste un bello sciopero fiscale.

“Investimento”? Tutte balle!

Ma la presa per i fondelli prosegue ad oltranza. La Doris uregiatta viene a raccontare la fregnaccia che il regalo di 1.3 miliardi sarebbe un “investimento”.  Doris, ma chi credi di prendere per scemi? Investimento? Di miliardi di coesione ne abbiamo già versati, con la scusa che servivano a diminuire le disparità tra gli Stati UE  (da quando siamo un membro dell’UE?) e quindi a contenere i flussi migratori. Con quali risultati? ZERO! Siamo invasi dall’immigrazione incontrollata! Ed in più, per tutto ringraziamento, ogni volta che il popolo prende delle decisioni per tutelare il paese dall’assalto alla diligenza, i balivi di Bruxelles si permettono di minacciarci e di ricattarci.

Come prima

Che gli 1,3 miliardi verranno versati in cambio di NIENTE lo avrebbe capito anche il Gigi di Viganello. Ma “Grappino” Juncker e la Doris uregiatta hanno pensato bene di esplicitarlo. I due piccioncini candidamente ammettono: non c’è alcun legame tra il REGALO e la famosa questione dello sconcio accordo quadro istituzionale, con cui gli eurofalliti pretendono di imporci automaticamente le loro leggi. Traduzione: l’UE incassa gli 1.3 miliardi e poi va avanti  come prima. Come prima, più di prima, pretenderà di colonizzarci.

Con una tolla che va oltre ogni decenza, “Grappino” Juncker ha pure dichiarato che “il termine accordo quadro è orribile, chiamiamolo accordo d’amicizia”. Prima di mettere un microfono davanti a questo signore, sarebbe bene farlo soffiare nell’etilometro. Accordo d’amicizia una pippa! Gli eurobalivi vogliono comandare in casa nostra e hanno il coraggio di parlare di “accordo d’amicizia”? Ma “vaffa”!

Era già deciso

L’epilogo di questo ennesimo scandalo bernese era prevedibile. La sedicente “politica europea” del Consiglio federale si riduce a due azioni: calate di braghe e marchette. Altro che la fregnaccia del tasto “reset” promesso dall’italo-svizzero KrankenCassis. Chi si è bevuto questa panzana, è servito.

La scorsa settimana il portavoce dei camerieri bernesi dell’UE aveva dichiarato che, in occasione della visita di “Grappino” Juncker, si sarebbe discusso del “miliardo” (sic!) di coesione. Era quindi evidente che il governicchio federale aveva già  deciso di prodursi nella maxi-marchetta da 1.3 miliardi. Perfino sulla somma hanno raccontato balle; non solo sulla volontà di negoziare (?) lo stratosferico REGALO.

Swissexit unica speranza

Povera Svizzera e poveri svizzeri.  Governati (?) da simili zerbini dell’UE, dove pensiamo di andare, se non dritti dritti nel baratro?

Vedremo cosa dirà il parlamento della maxi-marchetta da 1.3 miliardi. Ma, visto che all’assemblea federale la maggioranza ce l’ha il triciclo PLR-PPD-P$$, l’esito è scontato.  Calzoni abbassati ad altezza caviglia! Svizzerotti, pagate e tacete!

E qualcuno ha ancora il coraggio di dire che non bisogna lanciare l’iniziativa contro la libera circolazione delle persone? Ormai la nostra unica speranza è lo Swissexit.

Lorenzo Quadri

 

Risse col coltello in Ticino: delinquenza straniera a go-go

Come volevasi dimostrare, tra i responsabili di svizzeri di nascita non ce ne sono

 

Ma guarda un po’! “Dobbiamo aprirci!”;“Immigrazione uguale ricchezza!”; “Tutta brava gente!”; “Delinquenti stranieri? Solo un’invenzione della Lega populista e razzista!”.

Ed infatti, a “dimostrazione” – come no… – di quanto sopra, ecco le novità più recenti sulle risse con accoltellamento che nell’ultimo mese hanno tenuto banco nelle cronache (nere) di questo sempre meno ridente Cantone.

Quartiere Maghetti

Nei giorni scorsi è stato arrestato il presunto (?) accoltellatore del Blu Martini (quartiere Maghetti, in centro Lugano) dove il 21 ottobre si è svolto l’ormai famoso regolamento di conti all’arma bianca tra gang di delinquenti stranieri.

Ebbene, il presunto accoltellatore è un 45enne cittadino cubano che abita in Provincia di Como. Dopo il suo arresto, le manette sono scattate anche per tre persone residenti nel Mendrisiotto, accusate di aver partecipato alla rissa. Si tratta forse di oriundi della Valle di Muggio? No! I tre arrestati sono: un boliviano di 23 anni, un cubano di 25 anni e – udite udite – uno “svizzero” di 22 anni. Peccato che gli uccellini momo’ cinguettino che il sedicente “svizzero” sia in realtà un serbo naturalizzato. E pare addirittura che sia stato naturalizzato malgrado la  fedina penale non propriamente immacolata. Fosse vero, è chiaro che vogliamo sapere chi ha conferito il passaporto rosso a questo bravo giovane perfettamente integrato!

Altro che parlare di “svizzeri” in riferimento a beneficiari di naturalizzazioni facili che contraccambiano l’ospitalità ricevuta con azioni criminose! Ecco perché ribadiamo che nei comunicati di polizia – o del ministero pubblico – non solo bisogna indicare sempre la nazionalità dei delinquenti, ma, in caso di cittadini svizzeri, va anche specificato se si tratta svizzeri di nascita o di titolari di un passaporto rosso ancora fresco di stampa. Perché, spesso e volentieri…

Riazzino

Passiamo ora da Lugano a Riazzino, dove una settimana dopo i fatti del Maghetti si è registrata al Vanilla una rissa con coltello che ha portato al ferimento di un 18enne bulgaro. Nei giorni scorsi è stato arrestato un 21enne, residente nel Locarnese (nazionalità?) il quale ha ammesso di aver preso parte alla rissa “con il gruppo giunto dalla Svizzera interna”.

A proposito di questo gruppo, responsabile della zuffa poi degenerata, gli spalancatori di frontiere si erano ben presto messi ad inveire contro gli odiati “populisti e razzisti”, rei di aver subito parlato di delinquenti stranieri. “Ma che stranieri – s’indignavano i multikulti – arrivano dalla Svizzera interna! Basta con la xenofobia!”. Ed infatti, il gruppetto di rissosi arrivava sì dalla Svizzera interna. Ma non per questo si trattava di una comitiva di oriundi di Altdorf. Ed infatti, ora si scopre che i giovanotti in questione sono albanesi! Imbarazz, tremend imbarazz dei politikamente korretti!

Quanto al 21enne “residente nel Locarnese” arrestato, che viene indicato come “già noto alla giustizia”: è chiaro che ci interessa molto sapere che passaporto ha costui, e anche quali sono esattamente i suoi precedenti penali. E magari beneficia pure di prestazioni assistenziali?

Locarno

Ultima novità di giovedì notte: rissa in Piazza Castello a Locarno dove un 30enne ucraino residente nella regione è stato accoltellato e ferito in modo grave da un 37enne definito come “svizzero”, pure residente nel Locarnese. Anche in questo caso, va da sé, vogliamo sapere quanto “svizzero” è questo 37enne: è cittadino elvetico come il 22enne “svizzero” del Blu Martini (quello che è in realtà un serbo naturalizzato)?

La cultura del coltello in tasca – magari a farfalla – non è certo ticinese, bensì d’importazione. Lo ha confermato di recente (non che servissero particolari conferme) un esperto di locali notturni. Quindi, c’è come il vago sospetto che il 37enne “svizzero” non sia propriamente tale!

Ecco i bei risultati della fallimentare politica delle frontiere spalancate e del multikulti: ci siamo riempiti di foffa estera! Fuori i delinquenti stranieri dalla Svizzera, senza se né ma! Applicare la volontà popolare! O la nostra giustizia (?) è inflessibile solo con gli sfigati automobilisti incappati nelle maglie di Via Sicura?

Lorenzo Quadri

Il CF vuole l’eleggibilità anche per gli stranieri?

Non solo i doppi passaporti in politica al governo federale vanno benissimo, ma…

 

Ma che sorpresa! I camerieri bernesi di Bruxelles, quelli che regalano 1.3 miliardi di franchetti del contribuente alla fallita UE in cambio di NIENTE e senza avere alcun obbligo (ma si può essere più pirla di così?) sono assolutamente favorevoli ai doppi passaporti in politica federale. Sia in parlamento che in governo.

Chiaro: a quelli che svendono la Svizzera tutti i giorni ed impongono la fallimentare politica delle frontiere spalancate e del multikulti a suon di beceri slogan di “apertura”, della lealtà allo Stato di chi assume cariche politiche non gliene potrebbe fregare di meno. Anzi: questa è semmai uno sgradevole impedimento!

Passaporti multipli? Una figata!

Ed infatti – era scontato – il Consiglio federale risponde njet alla mozione di chi scrive, che chiede che i Consiglieri federali, ma anche i membri del parlamento federale e del corpo diplomatico, siano tenuti ad avere un solo passaporto.

E’ chiaro: per i politikamente korretti spalancatori di frontiere va benissimo che si faccia politica nelle istituzioni di un paese con in tasca il passaporto di un altro, tirando fuori ora l’uno ora l’altro documento a dipendenza di quel che più conviene. Il colmo è che i sette  scienziati non hanno nulla da dire nemmeno su un eventuale Consigliere federale con nazionalità multipla! Andrebbe bene anche quello! Del resto, l’attuale ministro degli esteri ha riconsegnato il passaporto italiano in zona Cesarini, cercando di non fare troppo rumore (dopo essersi fatto sgamare), ed è stato più anni italiano che svizzero. Quindi, di questo precedente bisognava  per forza tenere conto…

Come ciliegina sulla torta, il Consiglio federale non ne vuole sapere di tornare a chiedere di avere una sola nazionalità nemmeno ai membri del Corpo diplomatico (in passato era così, ma la direttiva sul tema è stata abolita nel dicembre 2016).

Intanto in Australia, e senza tante pippe mentali da morale a senso unico, per essere eletto in parlamento ed in governo devi avere un solo passaporto. Così prevede la Costituzione. Il motivo? “Questione di lealtà”. Papale-papale. E anche l’Australia è terra d’immigrazione.

Presto anche gli stranieri…?

Da notare che la mia mozione non chiedeva di escludere i binazionali dalle Camere federali. Chiedeva però di fare una scelta. Se vuoi assumere la carica, tieni solo il passaporto rosso. Non si può certo dire che sia una proposta talebana; anzi, è fin troppo moderata, visto che la possibilità di cumulare passaporti non dovrebbe nemmeno esistere (e non solo per i politicanti, ma per tutti).

Come detto, la posizione dei sette camerieri era scontata. Sicché la presa di posizione del CF sulla mia mozione contro i “doppi passaporti” nella politica federale non contiene nulla di nuovo. Se non la seguente, allarmante considerazione conclusiva: “Per finire, l’adattamento delle condizioni di eleggibilità è sempre stato incentrato su valori d’inclusione piuttosto di esclusione”. Ohibò. Vuoi vedere che, andando avanti  con la politikamente korrettissima “inclusione” che tanto piace alla gauche-caviar, il CF medita di rendere eleggibili anche gli stranieri?

Lorenzo Quadri

 

 

Islamisti in Svizzera: non possiamo più cincischiare

Ma guarda un po’: la Francia scopre i jihadisti con il sussidio statale. E da noi?

Ma guarda un po’: la Francia è sotto shock ma a noi, con tutto il rispetto parlando, viene un po’ da ridere. E non certo per sadico compiacimento per le disgrazie altrui.

Cosa ha traumatizzato i vicini gallici? La scoperta, resa nota di recente da Le Figaro, dei jihadisti con sussidi statali. In sostanza, secondo la Brigata francese specializzata nella caccia ai finanziamenti del terrorismo islamico, il 20% dei combattenti “francesi” dell’Isis arruolatisi in Siria o in Iraq continuava ad intascare sussidi per la disoccupazione o per l’alloggio dalla Francia. In altre parole, tra i principali finanziatori dei jihadisti francesi c’è proprio lo Stato francese.

Socialità come calamita

La notizia di per sé non è certo divertente. Il riso che provoca è di quelli amari. Buon risveglio! Anche a Parigi cominciano a rendersi conto che è proprio lo Stato sociale europeo ad attirare e  a foraggiare coloro che l’Europa la vogliono distruggere. Più la socialità locale è generosa con gli ultimi arrivati, più una nazione diventa attrattiva come covo per terroristi islamici. La socialità francese non è nota per essere tra le più generose. Quella elvetica, per contro, lo è eccome. Ed i seguaci dell’Isis lo sanno benissimo. Un esperto di terrorismo ha spiegato che i paesi maggiormente a rischio di attirare islamisti pericolosi sono quelli in cui, per gli ultimi arrivati, è più facile mettersi a carico del contribuente. Quelli dove ci si può far mantenere senza dover sottostare ad obblighi particolari. Quindi nel concreto la Svizzera ed i paesi nordici. Perché foraggiano tutti, inclusi i peggio intenzionati. Non ancora contenti, gli spalancatori di frontiere (e delle casse della nostra socialità) organizzano marce e manifestazioni  per “far entrare tutti” i migranti economici. Tra questi ultimi si trovano non solo numerosi estremisti islamici, ma anche migliaia di delinquenti che hanno beneficiato dei recenti indulti in Tunisia.

Tolleranza zero

Sarebbe infatti interessante sapere quanti islamisti sono mantenuti in Svizzera con i soldi del contribuente. Chissà perché, c’è come il vago sospetto che la risposta sarebbe allarmante. E’  evidente che le nuove minacce (che non sono poi così nuove, l’andazzo dura già da anni) impongono dei ripensamenti a vari i livelli: immigrazione, politica sociale, gestione delle espulsioni.

Nei confronti dell’islam radicale va introdotta la tolleranza zero. E poiché certamente non tutti i musulmani sono terroristi, e ci mancherebbe, ma tutti i terroristi sono musulmani, è chiaro che l’islam in Svizzera va considerato un sorvegliato speciale.

Misure speciali

Serve una serie di provvedimenti ad hoc. Dal divieto di finanziamenti esteri alle moschee all’obbligo per gli imam di predicare nella lingua locale (altro che “sa po’ mia”, altro che “manca la base legale”! Vero kompagna Sommaruga?). Ma servono anche controlli assai  più efficaci sugli immigrati  in assistenza. Non esiste che, come l’ormai famoso imam di Nidau, essi possano vivere per anni ed anni nel nostro Paese a carico dello stato sociale, senza essere tenuti ad integrarsi, mentre portano avanti la loro opera di radicalizzazione.

Serve pure una politica migratoria e d’asilo assai più restrittiva. Nessun finto rifugiato a rischio deve poter entrare in Svizzera. Ed i sorvegliati speciali per jihadismo non vanno solo controllati. Vanno proprio espulsi dal paese.

Ed è inutile che i multikulti strillino al razzismo: questa situazione l’hanno creata loro con l’immigrazione incontrollata.

Fine del multikulti

Sia il sistema sociale che quello migratorio vanno rivisti a fondo. Non sono più adatti a far fronte alla situazione attuale e alle minacce islamiste. Altro che “devono entrare tutti”, altro che arrampicarsi sui vetri alla ricerca di scuse per non espellere. Gli esperti lo hanno detto chiaramente: i jihadisti temono più la chiusura dei rubinetti dei contributi sociali che il carcere. Bisogna prenderne atto e comportarsi di conseguenza.

Del resto, non ci vuole una gran fantasia per immaginare che la Francia, dopo la scoperta delle frotte di jihadisti con sussidio statale, non ci metterà molto a chiudere i cordoni della borsa dello Stato sociale ai migranti. Naturalmente lo potrà fare. Gli svizzerotti, invece, verranno rampognati per ogni cip da organismi internazionali che non valgono una sverza. Per svizzerotti si intende il popolo elvetico; non i suoi rappresentanti. Perché, se aspettiamo che i politicanti della partitocrazia prendano delle misure concrete per combattere gli islamisti in Svizzera, “campa cavallo che l’erba cresce”.

E’ chiaro che non possiamo farci intimidire dagli eurofunzionarietti di turno. A parte che siamo gli unici a dar retta a questa gente, la posta in gioco è troppo alta. Il tempo delle paturnie multikulti è definitivamente passato. Adesso deve aprirsi una nuova fase.

Lorenzo Quadri

Abusi nel sociale: la fanfaluca delle basi legali mancanti

Ma allora le nuove leggi si fanno solo per criminalizzare gli automobilisti?

Di recente nel Canton Zurigo si è verificato un eclatante caso di abuso di prestazioni sociali, portato alla luce dal Blick. Una coppia di cittadini libanesi ha stuccato alla pubblica assistenza ben 330mila franchetti, malgrado in patria risultasse proprietaria di terreni ed immobili. Indigenti per le autorità elvetiche ma nella realtà assai benestanti, dunque, questi furbetti libanesi. E di certo non si tratta di casi isolati. Perché ci piacerebbe proprio sapere quanti cittadini “non patrizi” a carico dello stato sociale rossocrociato dispongono di beni nel paese d’origine che, “ovviamente”, ben si guardano dal dichiarare alle autorità svizzere.

Colmo della faccia di tolla, i libanesi di cui sopra si sono presentati in tribunale – dove erano convocati in veste di imputati – in Jaguar; hanno dichiarato che il loro lussuoso stile di vita sarebbe stato finanziato da misteriosi “amici”; ed hanno pure coronato il tutto dicendo che, se hanno percepito prestazioni sociali non dovute, “non lo hanno fatto apposta”.

Oltretutto nei giorni scorsi è emerso che i due immigrati di cui sopra, non contenti di aver imbrogliato a Zurigo, hanno tentato di fare lo stesso nel Canton Argovia.

I misteriosi 17 miliardi

L’accaduta dimostra evidentemente quanto lo stato sociale finanziato con i nostri soldi sia attrattivo per approfittatori di ogni ordine e grado. E’ forse il caso di ricordare ai buonisti-coglionisti  ed ai signori del “devono entrare tutti” che paghiamo le tasse affinché l’ente pubblico sia in grado di aiutare i nostri concittadini in difficoltà. Non per far arrivare qui tutti i migranti economici, che senza remore si attaccano alle casse pubbliche nelle quali non hanno mai versato nemmeno un centesimo. E che magari incassano i soldi pubblici senza nemmeno averne diritto.

Qualche mese fa, ad esempio, si è scoperto che gli stranieri residenti in Svizzera inviano all’estero qualcosa come 17 miliardi di Fr ogni anno. Visto che non si tratta di noccioline, sarebbe anche opportuno sapere da dove viene questa marea di soldi. Perché anche il Gigi di Viganello capisce che se si tratta del frutto del reddito da lavoro è un conto. Ma se invece tra questi miliardi che partono per lidi lontani ci sono anche fondi della nostra socialità magari indebitamente percepiti, la musica cambia assai…

17 miliardini sarebbero ben valsi un approfondimento. Ma naturalmente i camerieri bernesi di Bruxelles non ci stanno. E’ complicato scoprire di più sulla provenienza di questi soldi inviati all’estero, obiettano. Complicato lo è di sicuro; ma soprattutto non è politikamente korretto. Non sia mai che qualcuno possa andare in giro a dire che gli svizzeri sono sospettosi nei confronti degli immigrati!

I campanelli d’allarme

Intanto però a furia di garantismo onde evitare le accuse di “razzismo e xenofobia” la Svizzera è diventata uno dei paesi in cui una persona in arrivo “da altre culture” ha maggior facilità nel mettersi a carico dello Stato sociale. Naturalmente questo genere di voci si sparge a velocità della luce tra quanti aspirano a fare i migranti economici. Risultato concreto, ed è solo uno dei vari esempi possibili: in otto anni il numero degli eritrei a carico della nostra assistenza è aumentato del 2282% (sic)!

Sicché c’è chi suona il campanello d’allarme, e non si tratta dei soliti leghisti populisti e razzisti. Si tratta da un lato di esperti di terrorismo islamico secondo i quali la Svizzera proprio a causa della facilità d’accesso alle prestazioni sociali sta diventando una base ideale per jiahdisti. Dall’altro, di un ex ambasciatore elvetico in Africa il quale ha dichiarato che la Confederazione deve rivedere integralmente la propria politica migratoria vis-à-vis dei paesi extra UE per passare al sistema delle “green card”. Ovvero: chi arriva da noi deve depositare una sostanziosa cauzione e può rimanere solo per un tempo limitato, ad esempio sei mesi, durante i quali non ha diritto a prestazioni sociali. Dopodiché, se non ha trovato un lavoro, deve lasciare il paese.

Cambiare sistema

La lotta agli abusi sociali si scontra da un lato con la scarsità di mezzi a disposizione e dall’altro con il garantismo ad oltranza. Ad esempio: il Tribunale federale ha di recente proibito alle assicurazioni sociali la sorveglianza di presunti finti invalidi poiché mancherebbe la base legale per svolgerla! Intanto gli impostori se la ridono a bocca larga e continuano ad incassare prestazioni non dovute. E nümm a pagum.

In questo specifico caso il Consiglio federale ha detto che la base legale per la sorveglianza va creata (sì, ma chissà quanto ci vorrà; e nel frattempo….). Ma se ne devono creare anche altre, se vogliamo combattere i truffatori e se vogliamo evitare di diventare il Paese del Bengodi di ogni sorta di malintenzionati. Terroristi islamici compresi.

Il sistema attuale non è più in grado di  tutelarci dagli abusi in regime di frontiere spalancate e di immigrazione fuori controllo. Di conseguenza, occorre cambiarlo. O bisogna pensare che le leggi si fanno da un giorno all’altro solo quando si tratta di perseguitare gli automobilisti? Perché criminalizzare loro, sì che è politikamente korretto…

Lorenzo Quadri

Elezione popolare di giudici: c’è solo da guadagnarci

Ma naturalmente la partitocrazia non ci sta: gli inciuci devono continuare!

 

Come volevasi dimostrare! Dopo anni di « confronto politico » sul tema, ovvero di blabla nonché di autoerotismi cerebrali, il sistema di nomina dei magistrati in Ticino non cambia. L’è tüt a posct! La proposta di passare ad un’elezione popolare non ha avuto chance davanti al Gran Consiglio che, nella sua ultima seduta, l’ha asfaltata con 47 voti a 23 ed un astenuto. I 23 Don Chisciotte a sostegno dell’elezione popolare dei magistrati sono sostanzialmente esponenti della Lega e della Destra.
E ti pareva se il triciclo partitocratico PLR-PPD-P$, quello che cancella l’esito delle votazioni popolari (vedi 9 febbraio, vedi i tentativi di fare lo stesso con Prima i Nostri), poteva essere d’accordo di aumentare il potere del popolo consentendogli di eleggere i rappresentanti del potere giudiziario! Una modalità che peraltro nemmeno sarebbe una “prima”, dato che in Ticino, per i giudici del tribunale d’appello, era in vigore fino al 1992.

I migliori?

La difesa dell’elezione parlamentare avrebbe senso se essa portasse alla scelta dei migliori candidati. La realtà è diversa. I posti i magistratura diventano oggetto di squallido mercanteggiamento politico: un vero e proprio mercato del bestiame, degno della fiera di San Provino, dove le famose “competenze” con cui la partitocrazia cadregara si riempie la bocca sono proprio l’ultimo dei criteri di scelta. E dove la commissione di esperti non serve assolutamente ad un tubo, se non a dichiarare tutti i candidati “idonei”. L’importante è che il magistrato sia del partito giusto, naturalmente storico,  permettendo così all’ “establishment” di mantenere cadreghe e reti di potere.

Al Ministero pubblico su 21 procuratori solo uno è leghista. E non certo perché i candidati “competenti” li ha tutti il triciclo PLR-PPD-P$! L’aspirante magistrato del partito sbagliato, o del partito giusto ma inviso alla nomenklatura, o ancora che non intende farsi etichettare da nessuna forza politica, va incontro a trombatura certa. Indipendentemente dalle “competenze”.

Modello federale?

E non si creda che l’introduzione, sul modello federale, di un’altisonante Commissione giudiziaria del Gran Consiglio per il preavviso delle candidature cambierà qualcosa. Perché il modello federale si distingue da quello attualmente in vigore in Ticino allo stesso modo in cui la zuppa si distingue dal pan bagnato. A Berna come a Bellinzona, il mercato del bestiame è il medesimo. A determinare l’elezione dei membri del potere giudiziario sono gli accordi tra partiti, gli inciuci, gli scambi di favori ed i veti incrociati. Il Mago Otelma prevede dunque che l’unico cambiamento che la nuova Commissione giudiziaria porterà con sé saranno i gettoni in più da pagare ai deputati che ne faranno parte. Senza che il livello qualitativo della scelta si innalzi di un solo centimetro.

Solo da guadagnare

Appurato che né con il modello attuale e nemmeno con i ritocchini votati dal parlamento la competenza dei candidati diventerà il criterio di scelta dei magistrati, passando all’elezione popolare non ci sarebbe nulla da perdere ma tutto da guadagnare.

Perché da guadagnare? Perché i giudici sono chiamati ad applicare le leggi, ed in particolare quelle votate dal popolo. Ma uno dei principali scandali del potere giudiziario è che le regole volute dal popolo vengono de facto rottamate tramite applicazione nel segno delle frontiere spalancate e del multikulti. Esempio recente e concreto. Il tribunale cantonale zurighese ha annullato l’espulsione dalla Svizzera di un 27enne picchiatore tedesco (ma come: i giovani stranieri violenti non erano tutta una balla della Lega populista e razzista?) decisa dalla corte distrettuale invocando la solita fregnaccia dell’incompatibilità con la devastante libera circolazione delle persone. Capita l’antifona? I cittadini votano l’espulsione dei delinquenti stranieri, ma i legulei si rifiutano scientemente di applicarla. Nel caso del picchiatore tedesco lo stesso tribunale zurighese ha ammesso che “l’interpretazione è controversa”. Ciò significa che, se avesse voluto, avrebbe potuto benissimo confermare l’espulsione. Però non ha voluto.

Margine d’apprezzamento

I giudici hanno un ampio margine di apprezzamento che possono usare sia per concretizzare la volontà popolare che per rottamarla. In questo senso il loro ruolo politico non può e non deve essere minimizzato. Si spieghi dunque perché in Ticino il popolo, che elegge i ministri (ed i deputati) non dovrebbe poter eleggere anche i  magistrati. A meno che si voglia sostenere che il ruolo di un Consigliere di Stato è irrilevante e quindi lo può eleggere anche il popolazzo, mentre quello di un procuratore pubblico è una cosa seria e la plebaglia rischierebbe di “votare sbagliato”.

Con l’elezione popolare anche i giudici sarebbero chiamati a rispettare le decisioni democratiche dei cittadini, e ad applicarle di conseguenza. Quelli che non lo fanno, alla tornata successiva verrebbero lasciati a casa.

Iniziativa popolare

Ma è evidente che il triciclo PLR-PPD-P$, becchino della volontà popolare, non ha alcun interesse ad avere dei magistrati che invece la applicano. Piazzare nei tribunali esponenti della partitocrazia cameriera dell’UE è troppo vantaggioso: le sentenze pilotate politicamente diventano lo scudo dietro cui si nascondono i partiti $torici per esautorare i cittadini. Il ritornello è sempre lo stesso: “vedete che applicare quello che avete deciso “sa po’ mia”? Lo dice anche l’indipendentissima (?) magistratura!”.

E’ quindi evidente che solo un’iniziativa popolare potrà cambiare le cose e portare all’auspicabile elezione dei magistrati da parte dei cittadini.

 

 

 

Il Consiglio federale pronto all’ennesima calata di braghe

Ritirare l’iniziativa a sostegno del segreto bancario degli svizzeri? Col piffero!

 

L’abbandono del progetto dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, che bramava di rottamare il segreto bancario anche per gli svizzeri, è uno specchietto per le allodole: il CF spera di indurre al ritiro dell’iniziativa “Sì alla sfera privata” così da essere libero, in futuro, di ubbidire servilmente al fin troppo prevedibile Diktat di Bruxelles contro la nostra privacy  finanziaria

Incredibile ma vero, ogni tanto (raramente) anche il Consiglio federale prende qualche decisione azzeccata. Nel concreto, quella di affossare il progetto dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, la quale bramava di abolire il segreto bancario anche per gli svizzeri. L’ennesimo tentativo di sfasciare del tutto la privacy bancaria anche a danno dei residenti e senza che nessuno lo chiedesse, è stato fatto nel 2013. Colmo dell’ipocrisia: solo poche settimane prima, l’ex ministra aveva dichiarato che “il segreto bancario dei residenti non è in discussione”. Il Consiglio federale aveva a maggioranza congelato il progetto. Adesso ha deciso di abbandonarlo del tutto. Almeno fino a lì ci sono arrivati. Sarebbe però interessante sapere il danno sia economico che occupazionale provocato dall’ex ministra del 5% alla piazza finanziaria svizzera in generale e ticinese in particolare.

Widmer Schlumpf ha calato integralmente le braghe davanti ad ogni pretesa degli eurofalliti e di Stati esteri intenzionati a smantellare, a proprio vantaggio, la piazza finanziaria svizzera. Naturalmente senza ottenere nulla in cambio. Altri paesi invece si sono tenuti ben stretti i propri paradisi fiscali. Ed oggi ci spernacchiano.

Iper-regolamentazione fantozziana

Ma la svendita senza contropartita dei nostri “vantaggi competitivi” è solo l’inizio. Widmer Schlumpf era infatti una marionetta della $inistra (che assieme al PPD l’ha  portata in Consiglio federale, non certo per le sue capacità ma unicamente per estromettere l’odiato Blocher). Di conseguenza, ha seguito in toto la foga tipicamente ro$$a di criminalizzare non solo le banche in quanto tali (che i kompagni considerano più o meno al livello di associazioni a delinquere) ma anche i cittadini che hanno risparmiato qualcosa nel corso della vita invece di scialacquare tutto e poi farsi mantenere dallo Stato. Il che ha prodotto una iper-regolamentazione fantozziana del settore bancario elvetico. Naturalmente, ciò è avvenuto con il supporto della partitocrazia PLR-PPD-P$ alle Camere federali che, imbesuita dal politikamente korretto, vota qualsiasi ciofeca che vada in tal senso. Il risultato lo vediamo. La piazza finanziaria svizzera non è più attrattiva. Anche UBS, come ha detto il CEO Sergio Ermotti (dando prova di una notevole faccia di tolla, visti i precedenti dell’istituto da lui diretto; ma questo è un altro discorso) potrebbe spostare all’estero la propria sede centrale. E questo a causa – appunto – della pletora di leggi politikamente korrette che paralizza gli operatori sulla piazza finanziaria rossocrociata.

Naturalmente questo sfacelo comporta licenziamenti e perdita di posti di lavoro. Ma i $indakati ro$$i si mobilitano al massimo per i dipendenti italiani della Navigazione di Locarno. Non certo per gli impiegati di banca ticinesi.  Sulla loro associazione professionale, l’ASIB, ed in particolare sulla sua sezione cantonticinese, stendiamo un velo pietoso che è meglio.

Non cadiamo nella trappola

Il Consiglio federale ha deciso, giustamente, di rottamare il progetto di  Widmer Schlumpf che voleva abolire il segreto bancario anche per gli svizzeri. Ma perché è stata presa questa decisione? Noi agli improvvisi rinsavimenti non crediamo. E allora occorre vedere i retroscena. La decisione del CF è una reazione all’iniziativa popolare “Sì alla protezione della sfera privata”, iniziativa lanciata proprio per contrastare gli scellerati disegni dell’ex ministra del 5% contro la privacy bancaria degli svizzeri. Poiché non ci vuole il Mago Otelma per prevedere che questa iniziativa – appoggiata anche dalla Lega – ha buone chance di venire accettata in votazione popolare, i camerieri dell’UE sono corsi ai ripari: togliamo di mezzo l’effetto scatenante, ossia il progetto di Widmer Schlumpf, per ottenere il ritiro dell’iniziativa. Così facciamo pari e patta. Tüt a posct? Per nulla. Se il Consiglio federale, come vuole far credere, non intende abolire il segreto bancario degli svizzeri, perché l’iniziativa “Sì alla sfera privata” dovrebbe dargli fastidio? Il motivo è semplice. I sette non vogliono una votazione popolare a sostegno del segreto bancario. E soprattutto non vogliono il segreto bancario nella Costituzione. Infatti un suo inserimento nella Carta fondamentale impedirebbe calate di braghe quando Bruxelles pretenderà dagli svizzerotti – magari minacciando l’inserimento della Confederella su liste nere farlocche – l’eliminazione degli ultimi residui di privacy finanziaria. Magari in nome dell’ “uniformità con gli eurofalliti”.

Capito il giochetto? Il CF non vuole difendere quel poco che resta del segreto bancario. Vuole solo riservarsi la possibilità di poter calare le braghe in futuro. Per questo spera di indurre i promotori a ritirare l’iniziativa “Sì alla sfera privata”. La quale dunque non va assolutamente ritirata. Solo votando a piene mani questa iniziativa ci potremo tutelare da future – ma fin troppo prevedibili – capitolazioni.

Lorenzo Quadri

Ve la diamo noi la censura sulla nazionalità dei delinquenti!

Zurigo: contro la sconcia decisione della maggioranza ro$$overde è iniziativa popolare 

E vogliamo anche sapere, nel caso di cittadini svizzeri, se lo sono dalla nascita o se invece hanno beneficiato di una naturalizzazione facile

La scorsa settimana si è appresa la notizia della censura di regime decretata dalla città di Zurigo sulla nazionalità dei delinquenti. La maggioranza ro$$overde ha infatti decretato che bisogna smettere di indicarla nei comunicati di polizia. Chiaro: figuravano troppi stranieri! La trasparenza a proposito della criminalità d’importazione nuoce alla (fallimentare) politica delle frontiere spalancate e del multikulti. Sicché deve intervenire la censura di regime. Negare sempre, negare comunque, negare ad oltranza! “Immigrazione uguale ricchezza”: questo è l’unico messaggio che deve avere spazio.

Trasparenza

Dunque la $inistra, quella che appunto si riempie la bocca con la trasparenza, ma naturalmente solo a senso unico e solo quando fa comodo, quella che vorrebbe rendere pubbliche anche le dichiarazioni fiscali – perché sembra che guadagnare sia un reato – pretende di nascondere la nazionalità dei delinquenti. Perché, evidentemente, si tratta di informazioni imbarazzanti per chi predica le frontiere spalancate che ci riempiono di feccia d’importazione. Non è certo un caso se l’80% degli “ospiti” dell’Hotel Stampa non è svizzero. E, del 20% che ha il passaporto rosso, ci piacerebbe sapere come l’ha acquisito. Ce l’aveva alla nascita? Oppure ha beneficiato di una delle innumerevoli  naturalizzazioni facili?

Per questo ribadiamo che non solo bisogna indicare la nazionalità dei delinquenti nelle comunicazioni ufficiali, ma bisogna pure specificare, nel caso di cittadini svizzeri, se si tratta di svizzeri di nascita o di naturalizzati. Perché questo impone la trasparenza! Chiaro il messaggio, kompagnuzzi zurighesi?

Silenzio assordante

Il colmo è che, davanti a quella che è una vera e propria operazione di censura, chi fa – o piuttosto: dice di fare – dell’informazione corretta la propria missione, non ha nulla da dire. Dove sono le prese di posizione indignate dell’associazione giornalisti svizzeri? Silenzio assordante! Ah già, ma nella categoria spadroneggia la gauche-caviar paladina del “devono entrare tutti”, per cui… citus mutus!

Effetto contrario

Comunque, e come spesso accade, la censura di  regime all’insegna del pensiero unico multikulti e spalancatore di frontiere ha avuto l’effetto contrario da quello sperato. Infatti in quel di Zurigo l’UDC ha lanciato un’iniziativa popolare per chiedere che la nazionalità dei presunti criminali venga sempre fornita (non sappiamo se l’iniziativa contenga qualcosa anche a proposito dei naturalizzati; se così non fosse, si sarebbe persa un’occasione).

Il Mago Otelma prevede che l’iniziativa riuscirà e che verrà anche approvata in votazione popolare. E vogliamo proprio vedere i kompagnuzzi dalla morale a senso unico, quelli che si riempiono la bocca con la “trasparenza”, mettere fuori la faccia per combatterla dicendo che però quando di tratta di stranieri che delinquono (o che sono a carico dello Stato sociale) la trasparenza non ci può essere perché non è politikamente korretta.

L’aspetto preoccupante

Il lancio dell’iniziativa popolare a sostegno della trasparenza sulla nazionalità dei criminali è senz’altro una buona notizia. Ma essa evidenzia anche il rovescio della medaglia. E’ preoccupante che, per combattere la censura di regime, si debba ricorrere ai diritti popolari. E se nessuno l’avesse fatto? Lanciare un’iniziativa popolare non è una passeggiata. Non è alla portata di tutti. Comporta costi e lavoro. O si mobilita il partito o l’importante associazione di turno, oppure non se ne fa nulla. Di conseguenza, non è possibile lanciare iniziative popolari su tutto: bisogna concentrare le risorse (umane e finanziarie) su quelle che sono davvero importanti e – per usare un termine abusato – “strategiche”.
Ma è proprio sulla difficoltà che comporta il fare ricorso ai diritti popolari  che la casta multikulti e spalancatrice di frontiere punta per raggiungere i propri obiettivi di rottamazione della Svizzera. Infatti smonta il “modello elvetico” a poco a poco. Con la tristemente nota “tattica del salame”: una fettina alla volta.

Lorenzo Quadri

La CORSI si dà all’accattonaggio

No Billag: a Comano hanno perso la testa

Negli sfarzosi uffici dirigenziali della Pravda di Comano il panico dilaga. E porta ad iniziative che farebbero impallidire Tafazzi. Il quale, per lo meno, si martellava gli attributi con una bottiglia. A Comano, invece, sembra preferiscano servirsi di una mazza chiodata medievale.

Ed infatti nei giorni scorsi molti ticinesi si sono visti recapitare in bucalettere la letterina che vedete riprodotta. Corredata di polizza di versamento… intestata all’ex partitone!

In poche parole la CORSI, che è poi l’inutile “Consiglio d’amministrazione” della RSI, in tandem con il PLR (!) sta facendo la questua a sostegno della campagna contro il No Billag. Qui siamo ai limiti dell’accattonaggio.

La colletta con il PLR

Come mai proprio l’ex partitone organizza la colletta? Probabilmente per dimostrare che la partitocrazia è schierata dietro la sua emittente di regime: il PPD è alla testa della CORSI con il Gigio, il PLR fa il cassiere mentre il P$ ha già colonizzato le redazioni radiotelevisive.

Ma il buon Gigio è davvero sicuro di questa scelta? Non gli viene il sospetto che qualche uregiatto “puro e duro” – idem dicasi per qualche esponente della gauche-caviar – piuttosto che versare soldi su un conto dell’ex partitone, potrebbe decidere di non versare nulla? Si consiglia dunque ai galoppini del canone di aprire almeno quattro conti per le offerte: uno per partito più uno apartitico, di modo che ognuno possa versare il proprio obolo con il necessario entusiasmo (?), e soprattutto per evitare mancati introiti a causa di problemi di coscienza. Ma santa polenta, Gigio, bisogna proprio spiegarvi tutto?

Alla faccia dell’equidistanza

Intanto, i dipendenti RSI  – chiaramente con il consenso della dirigenza – da settimane sbroccano sui “social” contro la criminale iniziativa No Billag e contro i suoi promotori.
Sarebbe questa l’equidistanza dell’emittente pubblica? E’ così che ci si mantiene “sopra le parti” nel dibattito sul canone radioTV?
Del resto, da un’emittente che fa propaganda politica pro-pensiero unico anche su temi che non la toccano direttamente, di sicuro non ci si può aspettare che, quando è parte in causa, rispetti il mandato di servizio pubblico e si dimostri imparziale.

Effetto boomerang
E’ chiaro comunque che questa ulteriore trovata della CORSI – goffa e del tutto fuori posto – ottiene l’effetto contrario di quello sperato. Dimostra infatti la partigianeria della RSI (quella con il 70% di giornalisti di $inistra e il 16% di centro $inistra, se le statistiche SSR valgono anche per la RSI) e porta acqua al mulino degli iniziativisti. Al pari del grottesco slogan “No Billag – No Svizzera”, scelto dal comitato pro-canone, che è al limite del vilipendio della nazione.

Ricordiamo inoltre che, per la gestione corrente, la CORSI è finanziata con i soldi del canone. Quindi, il Gigio&Co organizzano la campagna pro-canone… con i soldi del canone.

La “macchina da guerra”

L’aspetto comico della faccenda è che gli iniziativisti No Billag, contro i quali è stata schierata questa pomposa macchina da guerra che farebbe invidia alla Corea del Nord, sono quattro gatti!

Infatti, quasi tutti i politicanti che hanno sempre criticato la RSI, adesso che c’è da venire al dunque, si sono tirati indietro con giravolte acrobatiche. La paura fa novanta, si dice. Il terrore di non venire più invitati nei sovradimensionati studi di Comano a farsi propaganda elettorale con i soldi del canone, evidentemente, fa addirittura 180.

Ma pensate che (ennesimo) smacco per la partitocrazia del pensiero unico se la sua macchina da guerra venisse rottamata dalle urne ticinesi; ossia se in Ticino dovesse vincere l’iniziativa No Billag!
Lorenzo Quadri

 

Via dal Ticino questo imbecille!

Il frontaliere: “sto ancora godendo per l’eroe Marko Tomic al carnevale di Locarno”

 

“I social media – disse Umberto Eco nel 2015 dopo aver ricevuto la laurea honoris causa in “comunicazione e cultura dei media” – hanno dato la parola (anche) a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar”.

In testa alle legioni di imbecilli figura certamente il soggetto che, dopo l’esclusione dell’Italia dai mondiali di calcio, dove la Svizzera si è invece qualificata, ha pensato bene di sbroccare sulla sua paginuzza facebook con i raffinati post sotto riportati.

E’ evidente che “imbecille” è ancora un complimento per chi esulta perché un ragazzo ticinese è stato ammazzato a calci al carnevale di Locarno.  Il coglione in questione – tale definizione  pare più aderente alla realtà –  è un frontaliere, per sua stessa dichiarazione contenuta nell’altro post.

Sanzioni penali?

Sarebbe bello se questo decerebrato finisse davanti ad un giudice per le sue ripugnanti prestazioni, ma le chance di un perseguimento penale sono scarse. Non solo perché, come ha dichiarato il padre di Damiano Tamagni, non vale la pena “perdere tempo con un asino”. Ma anche perché è difficile immaginare il reato che potrebbe entrare in linea di conto. Il codice penale svizzero non punisce (a differenza di quello italiano) l’apologia – ovvero l’esaltazione – di un delitto. E nemmeno il post può essere qualificato come diffamazione o calunnia di un defunto. Anche l’interpretazione come incitazione alla violenza risulta tirata.

Silenzi assordanti

Naturalmente la cricca dei moralisti a senso unico si è ben guardata dal fare cip a proposito delle allucinanti dichiarazioni dell’imbecille in questione. Chiaro: sia moralisti a senso unico che anche le inutili commissioni contro il razzismo che lo stesso codice penale mirano a criminalizzare chi si oppone alla devastante politica delle frontiere spalancate ed al multikulti.  Il frontaliere di turno è invece libero di esprimere abomini di ogni genere.

Fuori dal Ticino!

Il becero odio espresso dal pirla nei confronti del paese che gli dà la pagnotta ed i suoi abitanti, evidentemente, non è tollerabile. Sarebbero questi i frontalieri di cui l’economia ticinese avrebbe bisogno, come amano blaterare gli spalancatori di frontiere?

Ma soprattutto: merita questo  “signore” di lavorare nell’odiato Ticino e di portarsi oltreramina il suo bello stipendio? La risposta, evidentemente, è No. Ciò che costui meriterebbe, è il ritiro immediato del permesso G ed un altrettanto immediato rinvio nel Belpaese. Ma è  realistico questo scenario? Ben difficilmente il Cantone potrà ritirare il permesso G sulla base di un post su facebook. Specie se non sfocia in alcuna condanna.

C’è  poi chi chiede al governo di dichiarare l’idiota persona non grata. Ma questa è una competenza federale e non cantonale.

Morale: interventi della politica nei confronti dell’ “asino” (come l’ha eufemisticamente definito il padre di Damiano Tamagni)? Il Mago Otelma prevede che presto sentiremo la nota frasetta: “non c’è la base legale”!

Il datore di lavoro

C’è da dire che, se i social media, come disse Eco, hanno dato voce a “schiere di imbecilli”, essi permettono anche di divulgare obbrobri come i post del mentecatto. Il quale è stato così sputtanato a dovere.

Starebbe in effetti al datore di lavoro di questo frontaliere che odia il Ticino ed i ticinesi sanzionarlo a dovere.  Probabilmente è l’unico nella posizione di poterlo fare. Del resto nel privato i casi di un dipendente che perde il posto perché sbrocca sui social – causando in questo modo un danno d’immagine al datore di lavoro – non sono poi così rari. E’ solo il governicchio che mette via a tarallucci e vino, con ammonimenti che sanno tanto di beffa, i docenti che paragonano il voto sulla civica al nazismo. Ma già, a sostenere questi docenti c’è il loro ministro ro$$o…

E pure a tarallucci e vino è finita la vicenda del funzionario del DSS Ruggero d’Alessandro, quello che accusava i leghisti (ma anche i liblab e gli uregiatti) di essere “fascisti e razzisti”.

Un gesto di responsabilità

Se come sembra il  frontaliere che “sta ancora godendo per l’eroe Marko Tomic al carnevale di Locarno”  lavora per un noto negozio, il numeroso popolo della rete dispone senz’altro di sufficienti mezzi di pressione affinché si prendano dei provvedimenti nei confronti del pirla. Ad esempio, andare a fare compere altrove se non succede nulla.  Per la serie: “non siamo mica scemi…”.

Quanto al datore di lavoro, lasciare a casa il frontaliere “asino” che odia il Ticino e sostituirlo con un ticinese sarebbe senz’altro un bel gesto di “responsabilità” nei confronti del territorio dove  lavora e guadagna.

Lorenzo Quadri

Un nuovo miliardo di coesione? Questi si sono bevuti il cervello!

Camerieri dell’UE, basta con le marchette a Bruxelles! Avanti con lo Swissexit! 

Qui qualcuno si è proprio bevuto il cervello. I camerieri di Bruxelles in Consiglio federale ancora blaterano di regalare nuovi miliardi di coesione alla fallita Unione europea. Il tema verrà  affrontato, secondo quanto dichiarato dal portavoce del Consiglio federale André Simonazzi, in occasione della prossima visita in Svizzera del presidente della Commissione UE Jean-Claude “Grappino” Juncker, agendata per il 23 novembre.

Ohibò,  perché mai ancora si parla del nuovo miliardo di coesione, che tanto piaceva ai liblab Burkhaltèèèr e Leider Ammann? Perché esso  sarebbe “un’importante risorsa per far avanzare il dialogo con l’UE sullo sviluppo delle relazioni bilaterali. Lo stanziamento di un contributo di coesione sarebbe un atto volontario da parte di Berna”.

Le mani nelle tasche

No, ma allora ditelo che prendete la gente per i fondelli! Poi ci chiediamo come mai gli svizzerotti vengono sistematicamente fregati. Nei negoziati con l’UE, i sette scienziati per ottenere qualcosa sanno solo promettere sempre più soldi del contribuente.

E’ incredibile: Bruxelles pretende di dettare legge in casa nostra. Nel vero senso della parola. Con la scusa dei fallimentari accordi bilaterali ci vuole imporre la ripresa automatica del diritto comunitario, il che equivarrebbe alla fine della sovranità della Svizzera, ed anche dei nostri diritti popolari, più volte presi di  mira da associazioni internazionali del piffero (alle quali non va bene che il popolo decida: perché  a decidere, va da sé, devono essere i “poteri forti” ossia la casta spalancatrice di frontiere).

Davanti a pretese di questo genere, che vanno respinte al mittente nel giro di un nanosecondo ed in modo categorico, cosa fanno invece i camerieri dell’UE? Sperano di rabbonire gli eurobalivi mettendo pesantemente le mani nelle tasche dei cittadini svizzeri. Dalle quali vogliono sottrarre un ulteriore miliardo di coesione! Nientemeno!

In cambio di cosa?

Un miliardo di franchi pubblici da regalare a chi ci tratta da Stato-canaglia, e non ancora contento continua a pretendere sempre di più! Cosa abbiamo ottenuto, infatti, in cambio del primo miliardo di coesione?

  • Attacchi indegni al nostro segreto bancario; noi naturalmente, “grazie” all’ex ministra del 5%, abbiamo calato le braghe, mentre gli altri paesi si sono tenuti ben stretti i proprio paradisi fiscali, e adesso ci spernacchiano.
  • Attacchi alla volontà popolare con l’ordine – prontamente eseguito dalla partitocrazia iscariota PLR-PPD-P$ – di rottamare il maledetto voto del 9 febbraio.
  • Pretesa di riempirci di finti rifugiati con lo smartphone.
  • Pretesa di imporci le leggi degli eurofalliti nonché i loro giudici.
  • Pretesa di ulteriori miliardi di coesione.
  • Scandalose accuse di razzismo e di xenofobia quando abbiamo il 40% di popolazione straniera o naturalizzata (e naturalmente i sette scienziati incassano senza fiatare).

Circolo vizioso

Più i balivi di Bruxelles chiedono, più ottengono dagli svizzerotti fessi. E più ottengono, più chiedono. Un circolo vizioso di cui non si vede la fine. E tutto questo per cosa? Per tenere in piedi degli accordi bilaterali che servono solo a generare disoccupazione, a riempirci di delinquenza d’importazione, a trasformarci in corridoio a basso costo per  TIR UE in transito parassitario attraverso la Svizzera, a far esplodere la spesa sociosanitaria (premi di cassa malati compresi).

E malgrado tutto  questo a Berna sono ancora disposti a mettere sul tavolo un ulteriore miliardo di coesione all’UE, naturalmente a titolo del tutto volontario, per – dicono loro  – “facilitare le trattative”? Bisogna essersi bevuti il cervello, ma sul serio!  Questo ulteriore miliardo è una squallida tangente, un “pizzo” che non abbiamo alcuna intenzione di pagare. E il colmo è che contro lo stratosferico versamento non si potrebbe neppure lanciare il referendum! Vergogna!

Swissexit urgente

All’UE e a “Grappino” Juncker, il 23 novembre bisognerà solo dire che i bilaterali già ciurlano nel manico; e quindi che la piantino di avanzare pretese fuori di zucca.

Ma è evidente che, con al “potere” la partitocrazia cameriera dell’UE, quella che continua a riempirsi la bocca con la fregnaccia dei “bilaterali indispensabili” quando invece sono balle di fra’ Luca, un discorso del genere non verrà mai fatto. La triste realtà è ormai chiara anche a quello che mena il gesso: finché saranno in vigore gli attuali accordi con l’UE, il Consiglio federale continuerà ad abbassare sempre più le braghe fino alla totale svendita della Svizzera a Bruxelles

Ciò significa che solo lo Swissexit può salvarci. Occorre quindi far SALTARE la libera circolazione delle persone tramite votazione popolare. Avanti con l’iniziativa!

Lorenzo Quadri

Ancora un coltello nella notte

Il fattaccio è avvenuto in Piazza Grande a Locarno, verso le due di sabato mattina

E ti pareva! Nelle notti di questo ridente (sempre meno ridente) Cantone tornano a luccicare i coltelli! Infatti tra venerdì e sabato verso le due del mattino c’è stato un nuovo accoltellamento. Il fattaccio si è svolto in Piazza Grande a Locarno. Lo ha rivelato il TG di Teleticino ieri sera. E’ il terzo episodio di questo tipo sull’arco di un mese. I precedenti sono infatti l’accoltellamento al Quartiere Maghetti a Lugano, avvenuto nell’ambito di uno scontro tra gang straniere, e quello registrato al Vanilla di Riazzino (ed anche in quel caso non pare che i protagonisti fossero patrizi di Corticiasca). Questo terzo episodio, a quanto se ne sa al momento – ed è poco – risulta essere meno grave dei due precedenti.

Due ventenni si sarebbero azzuffati per “futili motivi”. Dopo i cazzotti sarebbe spuntato il coltello, con conseguente lieve ferimento alla spalla di uno dei due contendenti. I quali vengono indicati come “ticinesi”. Non sappiamo evidentemente cosa questo voglia dire, dal momento che anche stranieri naturalizzati vengono qualificati come “ticinesi” o “svizzeri”, e gli esempi al proposito si sprecano. Vedi, solo nei giorni scorsi, uno dei due picchiatori di Gravesano, indicato come “ticinese” quando in realtà tanto ticinese non è (l’altro invece è  un italo-brasiliano). Si dice pure che uno dei due ventenni di Locarno sarebbe “vicino agli ambienti si estrema destra”.

L’aspetto preoccupante

Simili vicende, evidentemente, sono preoccupanti, anche se l’epilogo è solo un ferimento leggero ad una spalla. L’elemento che preoccupa  è la presenza dell’arma bianca. Essa significa che un buon numero di giovani – quanti? – girano con il coltello in tasca (dubitiamo si tratti del coltellino svizzero) e lo estraggono con estrema facilità. Siano o non siano ticinesi (e non naturalizzati) i giovani coinvolti, resta il fatto che la cultura del coltello in tasca – magari a farfalla – non è certo tipica delle nostre latitudini. E’ infatti una “cultura” di importazione, come peraltro ha detto  senza tanti peli sulla lingua un esperto di locali notturni commentando i fatti del quartiere Maghetti. Niente di strano che questa “cultura” del coltello sempre pronto per l’uso possa aver contagiato anche qualche intelligentone locale. Grazie, multikulti! Grazie, frontiere spalancate!

Un po’ tardi arrivare adesso a riempirsi la bocca con termini abusati e fumogeni quali “prevenzione” e “sensibilizzazione”, come fanno puntualmente i politicanti invitati a commentare i sempre più numerosi scontri all’arma bianca. Magari bisognava pensarci prima di “far entrare tutti”.

Lorenzo Quadri

Ma allora è vero che è “assalto alla diligenza”!

L’UST conferma: nel nostro Cantone i ticinesi sono ormai una minoranza

 

Certe notizie vanno sottolineate perché siamo stufi di farci prendere per i fondelli. In particolare siamo stufi di sentire stupidaggini sugli svizzeri chiusi e gretti che devono essere più aperti ed accoglienti.

Ed infatti, ma guarda un po’, dall’ultima indagine dell’Ufficio federale di statistica emerge che anche nel 2016 in Svizzera è cresciuta fortemente la popolazione “con un passato migratorio”. L’aumento è stato di 76mila persone. Già perché adesso, in nome del politikamente korretto  ad oltranza, non si può più nemmeno dire che una persona è straniera o di origine straniera. Bisogna inventarsi la fetecchiata del “passato migratorio”. Tra un po’ si parlerà di “diversamente svizzeri”. Chiaro: certe cose non bisogna dirle. Quindi si censurano anche le parole che servono a definirle. Così, oltre a non pronunciarle, non le si possono più nemmeno pensare. Secondo il pensiero unico multikulti politikamente korretto e spalancatore di frontiere la distinzione tra svizzeri e stranieri va cancellata. Dai giornali, dai vocabolari e soprattutto dai cervelli.

Fino al 64%

Sta di fatto che in Svizzera la popolazione “con un passato migratorio”, ossia i cittadini stranieri o naturalizzati, è del 37%,  con tassi che salgono addirittura al 64% nel caso di Ginevra. Al secondo posto troviamo, e ti pareva, il Ticino, Vaud e Basilea città che pascolano attorno al 50%. Quindi la metà della popolazione ticinese non è ticinese, essendo straniera o neo-svizzera. Sarebbe poi interessante sapere quanti stranieri al momento della naturalizzazione rinunciano al doppio passaporto. C’è come il vago sospetto che si tratti di percentuali infime. D’altronde, se ci sono perfino consiglieri federali che erano binazionali fino ad un paio di settimane dall’elezione, non si può certo pretendere…

Per contro in Cantoni come Obvaldo e nel Giura stranieri ed i naturalizzati sono attorno al 20%.

Il buonsenso non è reato

Per quel che riguarda il Ticino, poi, agli stranieri residenti bisogna aggiungere i 65’500 frontalieri. E le migliaia di padroncini. Ed i finti rifugiati.

E’ evidente che un paese dove oltre la metà degli abitanti  ha un “passato migratorio” non può essere razzista. Se il Ticino o la Svizzera fossero razzisti, il  numero degli stranieri dovrebbe semmai diminuire  e non certo aumentare.

Altrettanto evidente è che un paese dove la metà degli abitanti ha “un passato migratorio” ha un problema di immigrazione completamente fuori controllo, non più sostenibile. Quindi deve invertire la rotta. A tutto c’è un limite. Non si vede perché l’immigrazione dovrebbe essere l’unica cosa a non avercelo. Pretendere di riportarla in un quadro di sostenibilità è una cosa che non ha nulla a che fare con il razzismo. E’ una semplice questione di buonsenso. Gli spalancatori di frontiere pretendono di trasformare il buonsenso in vergognoso reato. Non ci stiamo:  i reati vergognosi sono qualcosa di completamente diverso.

“Inevitabile”?

Del resto, non ci si può nemmeno venire a raccontare la fregnaccia che l’immigrazione incontrollata è inevitabile o addirittura necessaria. Il Giappone ha una percentuale di popolazione straniera inferiore al 2%. In cifre ha più o meno lo stesso numero di stranieri della Svizzera; solo che ha quasi 130 milioni di abitanti. Se, come raccontano i moralisti a senso unico, “immigrazione uguale ricchezza” il Giappone dovrebbe essere poverissimo. Invece non è esattamente così. E nemmeno risulta che Tokyo venga in qualche modo sanzionata per la sua politica migratoria. Invece a noi, che facciamo entrare tutta la foffa, arriva il tamberla di turno del Consiglio d’Europa a dire che dobbiamo limitare i diritti popolari perché alcune iniziative, ed in particolare quella dei giudici stranieri che prevede la preminenza del diritto svizzero sui trattati internazionali sarebbero – udite udite! – addirittura lesive dei diritti umani.  Al tamberla in questione diciamo: ma vai a Baggio a suonare l’organo! I diritti popolari non si toccano!

Se il Giappone ha una percentuale di stranieri inferiore al 2%, vuol dire che è possibile applicare una politica migratoria restrittiva senza per questo essere dei criminali. Prendere nota e – finalmente – agire di conseguenza!

Lorenzo Quadri

 

No Billag: la presa per i fondelli del “No critico”

Intanto alla Pravda di Comano l’agitazione cresce, e le truppe cammellate fanno rete

 

“Nel triste sito di Comano e Besso, l’agitazione è ormai ai massimi livelli…”. Così era solito esordire su queste colonne, tanti anni fa, il misterioso Cobra che redigeva le cronache dal Terrario (ovvero la Pravda di Comano). Malgrado gli sforzi inquisitori che avrebbero fatto impallidire Torquemada, i vertici del “Terrario” non sono mai riusciti a scoprire l’identità della misteriosa “gola profonda” (altro che gli infiltrati Argo…).

Il vecchio incipit può essere ora riproposto tale e quale. Nel “triste sito l’agitazione è ormai ai massimi livelli”. E lo è a causa della famigerata iniziativa No Billag: quella che punta ad abolire il canone obbligatorio, tra l’altro il più caro d’Europa, che finanzia l’anacronistico e lottizzato carrozzone denominato SSR, sui cui saremo chiamati a votare il prossimo 4 marzo.

La casta fa rete… in rete

Non “potendo” ufficialmente fare campagna in prima linea – in compenso, non perde occasione per trasmettere slogan pre-votazione sempre meno subliminali – l’emittente di regime manda avanti i soldatini. Che non sono solo i politicanti amici. Ossia quelli a cui la RSI fa campagna elettorale con i soldi degli utenti, invitandoli a pontificare davanti alle telecamere su ogni “flatulenza”,  un giorno sì e l’altro pure. Oggi questi politicanti sono sotto pressione: sanno che, se non svolgeranno a puntino il proprio compito nel reggere la coda alla TV statale, addio inviti quotidiani e addio alla smaniata “visibilità”.

Non solo politicanti, si diceva. Nascono infatti anche le paginuzze facebook dei sedicenti amici della RSI. Ovviamente a Comano non sono in alcun modo coinvolti, non ne sanno nulla, sono tutte trovate spontanee: come no… Gratta gratta, dietro a queste ed altre iniziative che certo non mancheranno da qui a marzo, non ci sono mai dei comuni cittadini. C’è la consueta casta del pensiero unico, legata a doppio filo con la “sua” emittente. La casta “fa rete”, come si sua dire oggi. Anche “in rete”.

Castello sulla sabbia

Quanto accade è segno che l’agitazione è davvero ai massimi livelli. Ciò che denota una lunga ed infiammabile coda di paglia. E lo crediamo bene, che alla TV di Stato abbiano la coda di paglia. Non solo, nella propria connaturata spocchia, lorsignori della SSR se ne sono impipati alla grande dell’asfaltatura rimediata nel giugno del 2015 dalla metà della popolazione svizzera e dalla maggioranza di quella ticinese, e adesso tentano di affossare il No Billag con il terrorismo mediatico, ma sanno benissimo che il loro castello è costruito sulla sabbia. Sulla sabbia di un sistema ingiusto ed anacronistico.

Sistema ingiusto

Il sistema è ingiusto perché l’attuale tassa obbligatoria pro SSR impone a tutti di comprare un servizio anche se non ne vogliono (o non ne possono) usufruire (o se non ne usufruiscono che in minima parte). Questa è una sfacciata violazione del principio di autodeterminazione.  Dove sono i politicanti  adusi a riempirsi la bocca con la libertà individuale? E quelli che invocano –  ma solo quando fa comodo a loro ed ai loro amichetti – il politikamente korrettissimo principio del “chi consuma paga”? Perché questo principio dovrebbe valere per tutte le prestazioni, comprese quelle di base al cittadino, e non per la radiotv che non è né una prestazione di base, e men che meno è indispensabile? Dove sono, dunque, questi signori? Facile: sono tutti lì a slinguazzare l’emittente di regime. E, per pararsi il fondoschiena, si inventano la barzelletta del “No critico” all’iniziativa No Billag: certo, la TV di Stato è sbilanciata a $inistra. Certo, occorre correggere l’andazzo. Certo, bisogna cambiare. Certo ma… – e qui arriva la consueta formuletta magica, ossia l’apoteosi della presa per i fondelli – “non così”! “Bisogna fare altro”! E quindi non si fa un tubo!

Signori, ma di quale “No critico” andate cianciando? Nella scheda di votazione non si può scrivere “No critico”. Il “No critico” altro non è che un Sì acritico all’attuale andazzo dell’emittente di regime. Un Sì acritico le dà carta bianca per andare avanti ad oltranza “come se niente fudesse”.  Il “No critico” è semplicemente l’alibi da tre e una cicca invocato da chi, a ragione, ha sempre contestato le derive della Pravda di Comano e Besso ma poi, quando si tratta di venire al dunque… contrordine compagni! Abbiamo scherzato! L’è tüt a posct!

Sistema anacronistico

Anche fingendo di non vedere che il “servizio pubblico” della SSR è in realtà propaganda di regime (pro-UE, pro-multikulti, pro-frontiere spalancate, pro chi queste boiate le sostiene, e sempre contro gli odiati “populisti”, i quali sono di “destra” per definizione, perché secondo i kompagni dell’emittente di regime a $inistra non esistono i populismi: a $inistra sono “dalla parte giusta della storia”), il sistema della tassa pro-SSR è un relitto del passato ormai superato dagli eventi. Oggi il cittadino, se interessato all’offerta radioTV, non è più disposto a pagare il canone più caro d’Europa per farsi imporre un palinsesto preconfezionato. Il palinsesto se lo confeziona da solo andando a pescare nelle offerte personalizzate (i vari netflix, canali youtube, eccetera). Dove si paga (se si paga) per quello che si consuma. La battaglia per il canone è una battaglia di retroguardia a difesa di un concetto di televisione che non ha futuro. L’iniziativa No Billag chiede di abolire il canone obbligatorio, non di abolire la SSR. Se davvero l’offerta di quest’ultima  fosse splendida, apprezzatissima ed irrinunciabile, come tentano di far credere gli alti dirigenti dell’emittente pagati mezzo milione all’anno, gli utenti sarebbero disposti a pagare un canone anche senza essere obbligati. Ma è evidente che le cose non stanno così e che la SSR sta in piedi solo con la costrizione: tutti pagano per quello che solo pochi (sempre più pochi) apprezzano e consumano.

Lorenzo Quadri