Segreto bancario nella Costituzione: si voti!

Un errore ritirare l’iniziativa popolare “Sì alla protezione della sfera privata”

 

Il progetto di smantellamento partorito dall’ex ministra del 5% Widmer Puffo è finito nel cestino. Ma questo non vuol dire che un domani non potrà essere riesumato. Magari su pressione degli eurobalivi! La piazza finanziaria svizzera è ancora sotto attacco

Anche il Consiglio degli Stati, dopo il Nazionale, ha approvato (tacitamente) la mozione che chiede l’affossamento del progetto di riforma del diritto penale fiscale dell’ex ministra del 5%. La quale, come noto, voleva abolire il segreto bancario anche per gli svizzeri. Questo dopo aver cancellato senza alcuna contropartita il segreto bancario dei clienti esteri della piazza finanziaria elvetica, cedendo su tutta la linea alle pressioni dell’UE. Naturalmente sappiamo che gli stessi paesi che additavano la Svizzera, i propri paradisi fiscali se li sono tenuti ben stretti.

Le conseguenze delle politiche dell’ex ministra de 5% – politiche appoggiate dalla partitocrazia PLR-PPD-P$$ – sono tristemente note: il Ticino in 15 anni ha perso oltre 2700 posti di lavoro  sulla piazza finanziaria.

Va da sé che i kompagni, su questa vera e propria ecatombe occupazionale, mai hanno fatto un cip. Da quelle parti, infatti, si strilla solo per gli impeghi che interessano a loro. Perché per la  $inistra ci sono lavoratori di serie A e lavoratori di serie B.

Non siamo al sicuro

Adesso che il Consiglio federale ha cestinato il progetto dell’ex ministra del 5% di abolire il segreto bancario anche per gli svizzeri; questo significa che l’iniziativa popolare “Per la sfera privata”, che chiedeva di  invece inserire il segreto bancario dei residenti   nella Costituzione, può essere ritirata? No di certo!

Chiaro: il Consiglio federale ed  i camerieri dell’UE sperano nel ritiro; ma sarebbe assai sciocco cadere nel tranello. Il segreto bancario degli svizzeri, infatti, non è al sicuro. Il fatto che il Consiglio federale abbia abbandonato il progetto della catastrofica Widmer Schlumpf di per sé non garantisce nulla. Perché è chiaro che alla prima occasione – ovvero: alla prima pressione di balivi di Bruxelles – esso verrà riesumato. E, naturalmente, verrà poi venduto al popolazzo come “ineluttabile”. Allo stesso modo in cui è stata spacciata per inevitabile la devastante libera circolazione delle persone.

Ecco perché il Consiglio federale e la partitocrazia insistono per il ritiro dell’iniziativa “Per la sfera privata”. Via l’iniziativa, avrebbero mano libera per far saltare il segreto bancario anche agli svizzerotti, non appena i padroni di Bruxelles lo pretenderanno!

Ricordiamoci che gli eurobalivi ci hanno inseriti nella lista grigia dei paradisi fiscali. E questo malgrado i sette scienziati abbiano dichiarato la loro intenzione di regalare 1.3 miliardi all’UE senza uno straccio di contropartita. (E senza alcun motivo plausibile, dal momento che l’economia dei paesi beneficiari non giustifica comunque simili interventi).

Insistenza sospetta

L’inserimento della Svizzera nella lista grigia dimostra che gli attacchi alla nostra piazza finanziaria non sono affatto finiti. Inserire nella Costituzione il segreto bancario degli svizzeri rimane pertanto una necessità. Indipendentemente dalla cancellazione del progetto Widmer –Schlumpf. Poiché tale cancellazione non fornisce alcuna certezza.

L’insistenza con cui il CF preme per il ritiro dell’iniziativa popolare “Per la protezione della sfera privata” è eloquente. Ma compiere questo passo sarebbe un atto tafazziano. Non solo le firme sono state raccolte, ma l’iniziativa ha delle elevate chance di riuscita. Secondo l’ultimo sondaggio, il 60 – 65% degli svizzeri sarebbe favorevole al segreto bancario ancorato nella Costituzione. Rinunciare a “portarlo a casa” ritirando l’iniziativa sarebbe dunque:

  • Un gesto autolesionista;
  • Un tradimento nei confronti di chi l’iniziativa l’ha firmata;
  • Una manifesta rinuncia a difendere la nostra piazza finanziaria ciò che equivale ad un invito agli eurobalivi a tornare all’attacco.

Per cui, che sul segreto bancario degli svizzeri nella Costituzione decida il popolo!

Lorenzo Quadri

 

Nuovo regalo ai finti rifugiati

La partitocrazia insiste: costruire centri asilanti deve diventare sempre più facile

 

Ennesimo schiaffo della ministra del “devono entrare tutti” kompagna  Simonetta Sommaruga, nonché della maggioranza del Consiglio nazionale, ai Comuni destinati ad ospitare i costruendi centri per finti rifugiati con lo smartphone. Ai Comuni e, ovviamente, ai loro abitanti.

Come sappiamo, la nuova legge sull’asilo rende la Svizzera sempre più attrattiva per i migranti economici (avvocato gratis). Una volta che costoro sono arrivati nella Confederella paese del Bengodi, la  kompagna Simonetta li vuole tenere tutti qui. Poi ci chiediamo come mai il numero di eritrei in assistenza è aumentato di oltre il 2282% nel giro di otto anni! Visto che ovviamente l’esplosione dei finti rifugiati in assistenza è un problema, qual è la geniale proposta del Dipartimento Sommaruga? Rimandarli a casa loro? Non sia mai! La ministra del “devono entrare tutti” vuole invece Integrarli nel mercato del lavoro svizzero, ovviamente a scapito dei residenti! Questa boiata è addirittura contenuta nell’ordinanza d’applicazione del compromesso-ciofeca che rottama il 9 febbraio.

Davvero non c’è limite alla tolla di certi politicanti. Il popolo ha votato per arginare l’immigrazione di massa. I camerieri bernesi dell’UE non solo cancellano la votazione popolare sgradita, ma inventano sotterfugi per tener qui i finti rifugiati invece di rimpatriarli.

Paletti rimossi

Evidentemente aumentare l’attrattività della Svizzera per i migranti economici significa farne arrivare ancora di più. Di conseguenza, bisogna creare nuovi centri asilanti. Il Dipartimento Sommaruga si premunisce: le nuove strutture le vuole costruire senza dover chiedere niente a nessuno. In particolare senza dove coinvolgere i Comuni, che tali centri sul loro territorio non li vogliono!

Nel dibattito sul Messaggio sugli immobili della Confederazione, la Commissione del Nazionale ha tentato a maggioranza di inserire qualche paletto, prescrivendo il coinvolgimento nelle procedure di Cantoni e Comuni ai quali verranno appioppati i nuovi centri. Ma la proposta, più che sensata, nei giorni scorsi è stata di nuovo stralciata nel plenum della Camera bassa. Responsabile: un inciucio uregiatto-ro$$o/verde, cui l’ex partitone è corso subito ad accodarsi!

Morale: mano libera alla ministra delle frontiere spalancate ed ai suoi tirapiedi per costruire centri per finti rifugiati a go-go. Alla faccia di chi con queste strutture si troverà poi a dover convivere!

Ringraziamo la partitocrazia per questo ennesimo regalo ai cittadini! Ricordarsene alle prossime elezioni.

Lorenzo Quadri

 

Condanna ridicola per la jihadista pericolosa

Giustizia inflessibile solo con gli automobilisti. Siamo proprio il paese del Bengodi per gli estremisti islamici violenti!

Svizzera paese del Bengodi per estremisti islamici violenti. Lo conferma l’ennesima sentenza buonista-coglionista emessa dal Tribunale penale federale ai danni di una  (purtroppo) cittadina elvetica (di nascita, oppure…?) seguace dell’Isis.

La donna 31enne non solo voleva raggiungere la Siria per combattere la Jihad portando con sé il figlio piccolo, ma caldeggiava pure attentati terroristici nel nostro paese: poiché la Confederella si oppone (?) alla “guerra santa”, merita di essere colpita. Ma quanta bella gente che ci troviamo in casa!

Da far ridere i polli

E’ evidente che l’imputata è una persona pericolosa. Potrebbe anche passare all’atto e organizzare o collaborare ad attentati. E qual è la condanna pronunciata dal TPF nei suoi confronti? 18 mesi di carcere di cui 12 sospesi con la condizionale! Poiché “carcere sospeso” significa “niente carcere” la signora se la cava con sei mesetti di prigione! Da far ridere i polli. Nella vicina Penisola per lo stesso reato si sta in galera sette ANNI (e le prigioni del Belpaese sono un po’ diverse dall’Hotel Stampa)!

Proprio vero che la nostra  giustizia buonista-coglionista si accanisce solo contro gli automobilisti incappati nelle maglie di Via Sicura. Se l’estremista islamica in questione, invece di fare la jihadista e tramare attentati, avesse infranto un limite di velocità, si sarebbe beccata una condanna più severa.

Il piano farlocco

Ecco dunque che – grazie a leggi e tribunali lassisti – la Svizzera si conferma il paese dove gli estremisti islamici incontrano maggior facilità nel radicalizzare e reclutare seguaci. Magari facendosi pure mantenere dall’assistenza mentre svolgono simili attività. Naturalmente, grazie alla scellerata politica delle frontiere spalancate, per questa foffa stabilirsi da noi non comporta alcun problema.

E figuriamoci se la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Sommaruga, prende delle misure efficaci contro l’estremismo violento. In particolare quelle misure che vanno a toccare l’Islam radicale ed i suoi seguaci nel borsello. Non sia mia! Mica vorremmo rischiare accuse di “islamofobia”! Risultato: il piano antiradicalizzazione della Confederella, da poco presentato al pubblico, non servirà ad un tubo. Il classico esercizio-alibi per lavarsi la coscienza. Quando anche in Svizzera cominceranno gli attentati, sapremo chi ringraziare.

Lorenzo Quadri

Ristorni, l’assessora sbrocca: “ci spettano di diritto”

Ennesima conferma che il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri è sepolto

Certo che i vicini a sud una ne pensano e cento ne fanno!

Nel caso qualcuno immaginasse ancora che un domani (?) il Belpaese firmerà i nuovi accordi fiscali sui frontalieri, magari grazie ai buoni uffici dell’italo-svizzero Ignazio KrankenCassis, ecco servita l’ennesima smentita.

L’assessore regionale lombarda Francesca Brianza si è infatti lanciata in una difesa a tutto campo dei ristorni dei frontalieri, che in caso di sottoscrizione dei nuovi accordi verrebbero a cadere.

I ristorni sono linfa vitale per i Comuni, per le Province e per le Comunità Montane – ha dichiarato l’assessora -.  E’ difficile immaginare di non ricevere più in futuro queste risorse; ciò causerebbe un impoverimento dei territori di frontiera senza precedenti. Il nuovo accordo fiscale, che non prevede questa modalità di finanziamento, prospetta preoccupanti scenari che vogliamo scongiurare in tutti modi”.

La proposta di Brianza? L’istituzione di una task force di sindaci pro ristorni: “Oggi più che mai è necessario fare squadra; serve un’alleanza tra tutti i sindaci dei territori (italiani) di frontiera, al di là del colore politico, per difendere ciò che ci spetta di diritto (sic!): uno strumento che ci ha sostenuto negli ultimi 40 anni, che ha costituito una certezza garantita nei bilanci dei nostri Enti pubblici”. Anche perché i ristorni sono in continuo aumento. “Negli ultimi anni – ha spiegato Brianza – il numero dei frontalieri, concentrati principalmente nelle province di Varese e Como, è cresciuto notevolmente passando da circa 43.000 unità nel 2011 a quasi 53 mila nel 2015. Questo comporta un incremento delle risorse ristornate ai territori”.

Di palta

C’è davvero da rimanerci di palta. L’assessora candidamente ammette che l’aumento dei frontalieri è una manna per le regioni italiane di confine. Le quali sull’invasione del Ticino tramite libera circolazione delle persone ci campano. Allora, perché sforzarsi di creare opportunità lavorative nel Belpaese, quando è più conveniente approfittare dei posti di lavoro altrui? “Non siamo mica scemi!”. Il “patto d’acciaio” tra sindaci non lo facciamo per creare occupazione sul territorio italiano (troppo difficile); lo facciamo per continuare a mungere i ristorni ai ticinesotti!

“Di diritto”?

Interessante notare che, al di là delle cifre claudicanti – i frontalieri sono attualmente 65’500 –  l’assessora conferma che i ristorni non vengono neppure utilizzati in modo conforme agli accordi del 1974. Infatti vanno a tappare i buchi di gestione corrente. Altro che impiegati per opere infrastrutturali ed in particolare per quelle a carattere transfrontaliero! Ma gli svizzerotti fessi pensavano davvero che i vicini a sud si sarebbero attenuti ai patti? Che merli!

E poi, signora assessora: i ristorni non vi spettano affatto di diritto. Un qualsiasi altro Paese  (non affetto da calabraghismo compulsivo) avrebbe già bloccato i versamenti e/o disdetto unilateralmente l’obsoleta Convenzione del 1974. Invece la catastrofica ex ministra del 5% Widmer Puffo (quella che ha distrutto 2700 posti di lavoro sulla piazza finanziaria ticinese col plauso dei kompagnuzzi e dell’emittente di regime) prima ha promesso che avrebbe denunciato la Convenzione; poi, ovviamente, non l’ha fatto. Dal canto loro gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$ nel governicchio cantonale, invece di bloccare il pagamento dei ristorni, si arrampicano sui vetri alla ricerca di pretesti per giustificarne il versamento malgrado ci sarebbero tutti i motivi per non pagare. Del resto, da una maggioranza governativa che cala le braghe perfino sul casellario giudiziale, ci si immagina che sia in grado di compiere un gesto forte sui ristorni? Ma è come credere a Babbo Natale (già che siamo in stagione)!

Ancora un privilegio

Ciliegina sulla torta. I frontalieri sono, attualmente e da oltre 40 anni, dei privilegiati fiscali rispetto ai cittadini italiani che lavorano in patria. Ma visto che questo ancora non bastava, ad inizio novembre il governo italico ha pensato bene di creare uno scudo fiscale tutto per loro. Si legge infatti sulla gazzetta ufficiale della Repubblica dello scorso 4 novembre: “I contribuenti residenti in Italia, ex lavoratori frontalieri iscritti all’Aire, o i loro eredi, potranno regolarizzare depositi sui conti correnti e libretti detenuti all’estero e mai dichiarati al fisco italiano con il versamento del 3% del valore delle attività e della giacenza al 31 dicembre 2016 a titolo di imposte, sanzioni e interessi. Sono inoltre prorogati fino a giugno 2020 i termini di accertamento”.

Apperò! Come possano i frontalieri (i loro rappresentanti) imporre i propri privilegi all’intera Italia, rimane un mistero. Forse la chiave va cercata nel fatto che in realtà la stragrande maggioranza dei politicanti italici del tema frontalierato non sa assolutamente un tubo. La scorsa settimana sono stati in visita a Berna alcuni deputati italiani membri del Gruppo interparlamentare di amicizia Svizzera-Italia. “Gli uccellini cinguettano” che la loro ignoranza sul tema frontalieri fosse abissale.

Lorenzo Quadri

Doppi passaporti in politica: per la partitocrazia è tutto ok

Poi ci chiediamo come mai la Svizzera viene smontata un pezzo dopo l’altro

 

Chissà come mai, c’è il sospetto che la popolazione, se potesse votare, deciderebbe ben diversamente

Come c’era da aspettarsi, la maggioranza del Consiglio  nazionale (40 voti contro 127 e due astenuti) ha respinto la mozione del sottoscritto che chiedeva che i Consiglieri federali, parlamentari federali ed i membri del corpo diplomatico avessero un solo passaporto.

La partitocrazia quindi conferma non solo di essere a favore dei doppi passaporti, ma di volerli anche nella politica federale. Addirittura in Consiglio federale!

Sicché secondo il triciclo PLR-PPD-P$, ma anche secondo qualche esponente dell’UDC, un domani andrebbe bene anche un Consigliere federale – presidente della Confederazione compreso –  con passaporto multiplo. O un ministro degli esteri binazionale che va a trattare con il paese di cui ha la nazionalità. Facile immaginare che credibilità possa avere un simile ministro degli esteri tra i suoi concittadini (quelli svizzeri).

E va anche bene, alla partitocrazia, che ci siano deputati federali con più passaporti che, per comodità, a seconda della situazione, tirano fuori quello straniero. Magari per avere sconti e facilitazioni.

Trionfa l’opportunismo

Il messaggio trasmesso con la (prevedibile) trombatura della mozione è lampante: non si permettano, i beceri populisti e razzisti, di chiedere a chi si naturalizza una scelta di campo in favore della Svizzera. Nemmeno se il neo-svizzero fa politica nelle istituzioni federali. Nemmeno se fa il Consigliere federale. Nemmeno se, come diplomatico, va a rappresentare il nostro paese all’estero. Trionfa l’opportunismo, con la benedizione del “triciclo”: non si molla il passaporto del paese d’origine. Semplicemente perché fa comodo tenerlo. Altro che invocare lacrimosi motivi affettivi. Non sia mai che si chieda di rinunciare ai privilegi materiali che derivano dall’avere più passaporti. Neo-svizzeri privilegiati rispetto agli svizzeri di nascita!

In regime di naturalizzazioni facili, e con all’orizzonte la prospettiva dell’arrivo di un partito islamista, c’è poco da stare allegri.

Proposta circoscritta

Chiedere che chi viene eletto nei gremi politici federali (!), se binazionale, rinunci al passaporto del paese d’origine, non è certo una richiesta talebana. E’, al contrario, assai circoscritta. Quasi minimalista. Se la grande maggioranza della partitocrazia non accetta nemmeno questo, vuol dire che la strada è spianata perché, tra qualche anno, si arrivi all’eleggibilità degli stranieri. Del resto, nella sua presa di posizione sulla mozione, il Consiglio federale lo suggerisce velatamente. Infatti argomenta che i diritti politici in Svizzera nel corso degli anni si sarebbero evoluti in senso “inclusivo”. Traduzione: devono entrare, devono restare, devono farsi mantenere, e devono anche votare tutti!

Poi ci chiediamo come mai…

Avanti così. Poi ci chiediamo come mai le specificità svizzere vengono smontate pezzo per pezzo. Come mai diventiamo sempre più uguali a tutti gli altri. Come mai perdiamo uno dopo l’altro tutti i nostri atout. Ovvio: se si mettono nei posti chiave politicanti naturalizzati (naturalizzazioni facili?) per i quali queste specificità non hanno alcun valore – in quanto considerano il paese d’origine la loro vera patria, mentre quella elvetica è solo una nazionalità di comodo – poi non ci si deve sorprendere.

Ricordiamo che l’Australia, anch’essa terra d’immigrazione, ha stabilito che parlamentari e ministri non possono essere bi- o plurinazionali. Senza tante storie. Prendere decisioni di questo tipo, dunque, “sa pò”.  E, chissà perché, c’è come il vago sospetto che, in una votazione popolare sul tema, il triciclo partitocratico – quindi l’élite spalancatrice di frontiere – verrebbe di nuovo asfaltato dai cittadini svizzeri.

Ma si vede che dall’altra parte del mondo, diversamente che da questa, le maggioranze politiche non sono ancora del tutto imbesuite dal politikamente korretto, dal multikulti, e soprattutto dalla madre di tutte le boiate: il mantra dell’ “immigrazione uguale ricchezza”.

Lorenzo Quadri

A Berna un parlamento di maiali?

Caso “molestie”: come prendere a calci la propria (già traballante) reputazione

Il parlamento federale già non gode di grande reputazione di suo. Non è una sorpresa: la partitocrazia PLR-PPD-P$$ si è ormai specializzata nell’affossamento della volontà popolare sgradita.  Vedi la rottamazione del “maledetto voto” del 9 febbraio.

La reputazione della maggioranza parlamentare, ossia del triciclo PLR-PPD-P$$, è andata a ramengo esattamente un anno fa, con la decisione di rottamare il “maledetto voto” del 9 febbraio, sgradito ai camerieri dell’UE.

Visto che rendersi odiosi politicamente ancora non bastava, “bisognava” compiere lo stesso esercizio anche su altri livelli.

Yannick Buttet, vicepresidente del PPD nonché consigliere nazionale – uno di quelli che amano sciacquarsi la bocca con i “valori della famiglia” -, sposato con figli, si trova coinvolto in una squallida vicenda di stalking ai danni dell’ex amante (del suo stesso partito e pure lei sposata con figli). Inoltre, è accusato di molestie all’indirizzo di giornaliste e di colleghe deputate. E allora cosa succede? Succede che qualcuno coglie la palla al balzo.

Un’amministrazione federale che evidentemente non è a rischio di born out per il troppo lavoro, assieme a politicanti che godono nel gonfiare lo Stato come una rana con nuovi compiti, si inventa un’apposita “Delegazione amministrativa” (uella!). Con l’incarico di occuparsi delle molestie sessuali in parlamento. La Delegazione si mette subito al “lavoro” (si fa per dire). Prima iniziativa: distribuire a tutti i deputati un volantino in cui si spiega la differenza tra una molestia sessuale ed un flirt. Evidentemente si pensa che il livello dei deputati – che pure, se sono lì, una qualche esperienza di vita dovrebbero pur averla – sia quello di preadolescenti in tempesta ormonale e totalmente gnucchi. Senza questo indispensabile volantino, mai avrebbero capito che non si possono palpeggiare a piacimento colleghe, giornaliste, addette amministrative…

L’amministrazione si gonfia

Dai comportamenti indegni di un esponente del partito “della famiglia” si è fatto nascere un problema generalizzato. Che viene immediatamente preso a pretesto per inventarsi nuovi, grotteschi compiti statali. Così la macchina amministrativa si gonfia sempre di più. Perdinci, “bisogna agire”! Questi parlamentari sono tutti zozzoni! E le deputate, evidentemente cresciute nella bambagia, non sono in nessun caso in grado di respingere eventuali avance indesiderate senza l’intervento dello Stato-balia! Ecco la bella immagine che si dà delle Camere federali.

Figura di palta

Il parlamento, già screditatosi da solo grazie alle calate di braghe della maggioranza davanti all’UE, alla rinuncia integrale a difendere la Svizzera e le sue prerogative dall’assalto alla diligenza (non è politikamente korretto! E se poi ci accusano di “xenofobia”?), con la pantomima attorno al caso Buttet demolisce definitivamente i rimasugli di credibilità. Neanche le aule parlamentari fossero il salotto di casa Weinstein o della Villa Certosa di berlusconiana memoria. La stampa gossippara ci va a nozze. Qualche politicante in cerca di visibilità mediatica a buon mercato salta immediatamente sul carro. Ed è l’unico/a a guadagnarci. Le “istituzioni” rimediano invece l’ennesima figura di palta. Poi ci si chiede come mai la loro credibilità fa la fine del Titanic.

Lorenzo Quadri

No Billag: i ricatti della Doris

La ministra uregiatta prima rifiuta tutti i compromessi sul canone, poi va in panico

 

L’isterismo di vertici della SSR/RSI, nonché della partitocrazia, a causa della “criminale” iniziativa No Billag continua a crescere, malgrado manchino tre mesi alla votazione. I  vertici dell’emittente, in barba alle reiterate dichiarazioni di “serenità” e di “rispetto per diritti popolari” sono tutt’altro che sereni. E quanto all’accettare che il popolo possa esprimersi anche sul canone radioTV… Risultato: ogni volta che lorsignori aprono bocca, danneggiano la loro causa.

Adesso anche la Doris, come ministra delle telecomunicazioni, ha pensato bene di scendere in campo. Naturalmente con i soliti metodi da Doris. Ossia con panzane e ricatti. Del resto, la Doris ha raccontato panzane sulla strategia energetica 2050, raccontando la storiella del costo massimo di 40 Fr all’anno per economia domestica. Balle di Fra’ Luca, come dimostrano i superbalzelli previsti nella legge sul CO2. I contrari alla strategia energetica 2050, che parlavano di maggiori costi di 3000 franchetti all’anno, sono assai più vicini alla realtà.

E sempre la Doris ricattava per sdoganare la vignetta autostradale a 100 Fr all’anno. Ed infatti è stata asfaltata dalle urne.

C’è chi non impara

Ma evidentemente c’è chi non impara mai. Sicché, ecco che la quasi ex presidenta della Confederella sul torna alla carica sul No Billag ricattando senza vergogna le minoranze linguistiche: se la “scellerata” iniziativa passa – tuona la ministra uregiatta –  salteranno i programmi radioTV delle minoranze!  “La SSR – annuncia infatti la Doris – non potrebbe più applicare il suo sistema di perequazione finanziaria interna per sostenere con proventi realizzati nella Svizzera tedesca programmi destinati alla Svizzera italiana, romanda e romancia”.

E’ piuttosto allucinante che, malgrado il numero francamente eccessivo di anni trascorsi nel governicchio federale, la Doris non abbia ancora capito che ricattare i cittadini, ed in particolare le minoranze linguistiche (che in più di un’occasione hanno fatto da ago della bilancia) non è una buona idea.

 

Paghiamo anche noi

Geniale, poi, la trovata di sottolineare agli Svizzeri tedeschi che col loro canone eccessivo  – che però paghiamo anche noi, mica solo loro! – finanziano anche la RSI, la quale si è gonfiata come una rana ed il servizio pubblico nemmeno sa dove sta di casa. Praticamente un’esortazione agli amici d’Oltregottardo a votare contro il canone.  Ma la Doris fa campagna per il No Billag?

Stendiamo un velo pietoso sulla fanfaluca della “pluralità dell’informazione” con cui la ministra delle telecomunicazione si sciacqua la bocca, quando il 70% dei giornalisti SSR è di $inistra ed un altro 16% di centro$initra. Altro che pluralità dell’informazione: propaganda a senso unico.

Non ancora contenta, la Doris ha voluto ripetere la menata che, in caso di approvazione dell’iniziativa No Billag, “Non c’è un piano B”, già detta del direttore generale della SSR Gilles Marchand. Ma bene! Qui c’è un manager da quasi 600mila Fr all’anno che si  bulla di non avere un piano B. E una ministra che ripete la stessa cosa. Il numero delle persone non al proprio posto si moltiplica.

Esame di coscienza?

La Doris, prima di andare a ricattare e a minacciare a destra e a manca, potrebbe inoltre farsi un esame di coscienza. La SSR ha rifiutato qualsiasi soluzione di compromesso per un abbassamento del canone. La Doris (assieme alla partitocrazia) come di consueto ha spalleggiato la TV di Stato: sfottendo, denigrando e criminalizzando tutte le proposte di riduzione del canone. Poi però è subentrato il panico. Ecco dunque l’uscita sullo sconto farlocco: da 451 Fr a 365 Fr all’anno per due anni (2019 – 2020). Sconto, sia chiaro, che è stato deciso soltanto in presenza dell’iniziativa No Billag. Altrimenti, col fischio che qualcuno si sarebbe sognato di procedere in questo senso. L’iniziativa No Billag ha quindi già ottenuto il risultato concreto di far risparmiare ai cittadini qualche soldino. Altro che criminalizzare i promotori (quattro gatti) tentando di dipingerli come i “nemici del popolo”.

Promesse farlocche

Chiaramente però anche il Gigi di Viganello ha capito che, mai come in questo caso, vale il principio del “passata la festa, gabbato lo santo”. Sicché, se l’iniziativa No Billag – pur non passando – non dovesse ottenere un numero dignitoso di consensi, a partire dal 2020 lo sconto sul canone più caro d’Europa ce lo possiamo scordare. Come detto più volte, non esiste alcun “No critico”. Dire No all’iniziativa “No Billag” significa non solo approvare, ma incoraggiare l’andazzo attuale. Nelle ultime settimane i vertici dell’emittente di regime si sono profusi in accorate promesse di cambiamenti radicali. Ma queste promesse farlocche finiranno immediatamente nella tazza del water se l’iniziativa No Billag dovesse venire respinta con maggioranza schiacciante perché i cittadini hanno ceduto al ricatto della casta.

Lorenzo Quadri

 

Nuova Legge sul CO2: il salasso è servito!

La Doris ha mentito ancora: altro che la panzana dei 40 Fr per economia domestica!

 

Come c’era da attendersi. Le promesse fatte prima della votazione sulla cosiddetta “strategia energetica 2050” sono già state buttate nella tazza del gabinetto. Passata la festa, gabbato lo santo! Ringraziamo in coro a cappella la Doris uregiatta. La quale non solo fa i vertici segreti con l’amichetto eurobalivo Jean-Claude “Grappino” Juncker di cui in consiglio federale non sapevano un tubo (ma il ministro degli Esteri non era tale KrankenCassis?) impegnando gli svizzerotti a pagare 1.3 miliardi di Fr di contributo di coesione senza  uno straccio di contropartita, e senza che esista alcun obbligo in questo senso.

Visto che questa aberrazione non bastava, la buona Doris affonda pure le mani nelle tasche dei cittadini, e ben in profondità. Ed infatti, ma guarda un po’, nei giorni scorsi il Consiglio federale (nel concreto: il Dipartimento Leuthard) ha licenziato il Messaggio per la revisione totale della Legge sul CO2. La quale prevede una vera e propria esplosione della tassa sull’olio combustibile: dagli attuali 22 cts al litro fino a 52,5 cts al litro. Per non farsi mancare nulla, è previsto anche il divieto di riscaldamenti a nafta in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi di contenimento delle emissioni.

Balle populiste?

In altre parole: accade esattamente quello che dicevano i contrari alla strategia energetica 2050 prima della votazione sul tema. Ma naturalmente erano tutte balle populiste. La Doris, prima della votazione sulla strategia energetica 2050, aveva promesso che essa non avrebbe comportato una spesa superiore ai 40 Fr all’anno per economia domestica. Clamorose balle di Fra’ Luca. Le disposizioni contenute nella nuova legge sul CO2 lo dimostrano. Siamo infatti molto più vicini ai 3000 Fr all’anno indicati dagli oppositori!

Per l’ennesima volta, i cittadini svizzeri – proprietari della propria abitazione o inquilini – vengono mazzuolati con la politikamente korrettissima scusa della protezione dell’ambiente. Peccato che a pagare siamo solo gli svizzerotti. Mentre tutti gli altri inquinatori, no.

Nuovi balzelli

Gli è infatti che la Doris uregiatta, per fare vedere al mondo come sono bravi i cittadini elvetici che si fustigano in nome dell’ambiente, ci appioppa sempre nuove tasse. Però  gli stipendi, ma guarda un po’, sono fermi al palo. Anzi: in Ticino scendono a seguito del dumping salariale provocato dalla devastante libera circolazione delle persone voluta dalla partitocrazia – ro$$overdi in testa. Ed i premi di cassa malati schizzano verso l’alto (ma al DSS sono in altre Argofaccende affaccendati per preoccuparsene). I nuovi ecobalzelli danneggiano anche la competitività della piazza economica svizzera, imbrigliata da una pletora di leggi e cavilli sempre più opprimenti. Poi ci chiediamo come mai le aziende “delocalizzano” lasciando indietro una lunga scia di disoccupati. I quali naturalmente vivranno di aria pulita; come no!

Intanto, mentre la Doris uregiatta ed i suoi degni compari caricano gli svizzerotti di nuovi costi, smentendo sfacciatamente le promesse fatte prima della votazione sull’energia, in questo sfigatissimo Cantone entrano tutti i giorni 65’500 frontalieri, uno per macchina (quanti i veicoli diesel?). E le auto con targhe azzurre non emettono di certo essenza di eucalipto dal tubo di scappamento.

Inoltre, grazie al già ministro dei trasporti kompagno Moritz “Implenia” Leuenberger, che ha calato le braghe davanti ai balivi di Bruxelles sulla tassa sul traffico pesante da applicare ai TIR UE, la Svizzera si è trasformata in corridoio a basso costo per i bisonti comunitari in transito parassitario. Poi ci chiediamo come mai ce li troviamo tutti in casa!

Pagano solo gli svizzerotti

Ma naturalmente né la pletora di automobili di frontalieri, né i TIR UE (fanno tutti il pieno Oltreramina) e ovviamente nemmeno le fabbriche lombarde che impestano l’aria ticinese, vengono chiamati alla cassa dalle geniali strategie (?) ambientali della Doris. Gli svizzerotti, nella migliore tradizione tafazziana, si martellano sugli attributi per ridurre le loro emissioni di CO2… per farsi poi impestare l’aria dai vicini a sud.

Eh già: gli spalancatori di frontiere hanno provocato l’invasione del nostro Paese, in nome del “devono entrare tutti”. E non solo invasione di frontalieri. Gli 80mila stranieri UE in più che ci troviamo ogni anno in Svizzera “grazie” alla devastante libera circolazione delle persone – i sette camerieri dell’UE  avevano promesso un saldo migratorio al massimo di 10mila persone! – vanno in giro in macchina. E hanno bisogno di abitazioni, le quali vanno anche riscaldate. Magari a nafta? L’immigrazione scriteriata genera anche inquinamento; lo capisce pure il Gigi di Viganello.

La prima misura a tutela dell’ambiente è dunque la disdetta della libera circolazione delle persone con conseguente chiusura delle frontiere. Ma naturalmente la partitocrazia non ne vuole sapere. Preferisce inventarsi  nuovi balzelli punitivi. Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Lorenzo Quadri

No Billag: all’emittente di regime è già Carnevale

Predicano la rottamazione della Svizzera, e poi si nascondono dietro la bandiera?

 

A Comano sono così “sereni” che da settimane va in scena il lavaggio del cervello; e i cittadini, a tre mesi dalla votazione, ne hanno già piene le scuffie

Si avvicina Natale, ma a leggere certe posizioni della RSI sembra già Carnevale. Particolarmente carnascialesco il comunicato, diffuso di recente, con cui la Pravda di Comano (e le emittenti private) garantiscono un “dibattito equilibrato” sulla “criminale” iniziativa No Billag ed assicurano che non useranno il canone (più caro d’Europa) per fare campagna di votazione. Scusate ma ci scappa da ridere! E l’ilarità aumenta leggendo dichiarazioni del seguente tenore: “L’iniziativa popolare costituisce un diritto democratico che va riconosciuto serenamente e senza irrigidimenti”. Oppure: “In nessun caso queste emittenti utilizzeranno risorse provenienti dal canone radiotelevisivo per una campagna in merito alla votazione del 4 marzo 2018”. O ancora: “Le emittenti che assicurano il servizio pubblico radiotelevisivo garantiscono nei loro programmi un dibattito oggettivo e pluralistico, ospitando in modo equilibrato le opinioni contradditorie sul tema”.

Sereni?

L’iniziativa No Billag va riconosciuta “serenamente”? Ed infatti i galoppini di  Comano e Besso sono così “sereni” che da settimane ormai si stanno producendo in un improponibile ed isterico lavaggio del cervello ai cittadini, con scenari sempre più catastrofisti. Nemmeno si stesse votando sulla terza guerra mondiale. Vedi il grottesco slogan “No Billag – No Svizzera”. Come se la Svizzera esistesse grazie all’emittente di regime! Ma soprattutto: con quale faccia di tolla certa gente, che ha sempre sostenuto la rottamazione della Svizzera – perché bisogna essere “aperti”, multikulti ed “eurocompabili” (ovvero: eurosguatteri) – adesso si permette di nascondersi dietro la nazione?

La stessa Pravda di Comano, organo di propaganda di regime pro-UE, pro-frontiere spalancate, pro-finti rifugiati, e soprattutto ferocemente contraria agli odiati nazionalisti, che vengono sistematicamente equiparati ai fascisti, adesso che se la vede grigia tira in ballo la bandiera rossocrociata? Dopo averla sempre sminuita e disprezzata secondo i dettami dell’ideologia becero-internazionalista ro$$a? Ma chi credono di prendere per il tafanario questi signori?

Geometrie variabili

E ricordiamoci che quelli che piagnucolano e strillano allo scandalo perché la “criminale” iniziativa No Billag metterebbe a rischio dei posti di lavoro (come se fosse plausibile una sua accettazione a livello nazionale) sono gli stessi che hanno sempre fiancheggiato lo smantellamento della piazza finanziaria, che in Ticino ha perso quasi 3000 impieghi in 15 anni. E sono sempre quelli che reggono la coda alla devastante libera circolazione delle persone, che genera sostituzione e dumping salariale. Ma evidentemente ci sono posti di lavoro che “valgono” (quelli occupati dai kompagni dell’emittente di regime) e quelli che invece non contano una cippa (quelli di tutti gli altri).

Obiettivi?

In quel di Comano e Besso sono così “sereni” che il direttore kompagno Canetta rilascia ormai un’intervista al giorno contro il No Billag, una più catastrofista dell’altra, con tanto di accuse (pronunciate con la massima serenità, sia chiaro) ai sostenitori della “criminale” iniziativa contro il canone di essere bugiardi.

In quel di Comano sono così “sereni” che, alla disperata ricerca di suffragetti/e, stanno slinguazzando senza ritegno tutti i politicanti che ritengono possano fare campagna anti No Billag. Un solo esempio tra tanti: i grotteschi quantitativi di panna montata – che proprio nulla hanno a che vedere con il servizio pubblico – sull’arrivo di Rocco Cattaneo in Consiglio nazionale.

E sono così “obiettivi”, a Comano, da infarcire i notiziari RSI di propaganda contro l’iniziativa No BIllag, e nemmeno tanto subliminale (lavaggio del cervello).  E come la mettiamo con i dipendenti dell’emittente impegnati sui social a fare campagna permanente, 24 ore al giorno?

Equilibrati?

Non utilizzano risorse del canone per fare campagna”, recita ancora il comunicato. Ohibò. Lo stipendio del buon Canetta non è forse pagato con i soldi del canone? La gestione ordinaria della CORSI non è forse finanziata con i soldi del canone? E non è forse la CORSI, con il presidente uregiatto Gigio Pedrazzini, a gestire la questua per il finanziamento della maxi-campagna contro i quattro gatti che sostengono ufficialmente il No Billag, con tanto di polizze di versamento intestate all’ex partitone (Ovvero: chi vuole sostenere la campagna contro il No Billag deve spedire i propri soldi al PLR)?

E gli uccellini cinguettano pure di una risorsa interna alla RSI (quadro dirigente, ovviamente pagato col canone) il cui compito attuale sarebbe proprio quello di coordinare la campagna contro il No Billag… ma naturalmente si tratta delle solite maldicenze, vero?

“Il dibattito equilibrato è garantito”? Ma chi si pensa di fare fessi? I dibattiti equilibrati alla RSI non sono garantiti nemmeno su temi che non vedono l’emittente di regime quale parte in causa. Figuriamoci allora quando lo è…

Imposta

E’ forse anche il caso di ricordarsi che l’attuale canone non è nemmeno tale. Infatti è  stato trasformanto – senza la necessaria base costituzionale! – in un’imposta pro-SSR. Una sfacciata contraddizione del famigerato principio del “chi consuma paga”. Un principio che la partitocrazia, a cominciare dalla gauche-caviar, sostiene ad oltranza. Tranne, ma guarda un po’, in questo caso. Perché, quando si tratta di foraggiare l’emittente di regime, quella che permette al centro-$inistra di mantenere potere e cadreghe – il 70% dei giornalisti della SSR sono di $inistra e un ulteriore 16% di centro-($inistra) – allora ecco che scatta il “contrordine compagni”: tutti devono pagare indiscriminatamente! Anche se non consumano alcun prodotto radiotelevisivo, perché non possono o non vogliono. Ed in più, per vedere quello che desiderano, devono ancora pagare gli abbonamenti alle emittenti tematiche. Questo sistema è uno sconcezza. Costretti per legge ad acquistare una prestazione che non si vuole? E che non è affatto un servizio di base al cittadino, dal momento che rientra ampiamente nella sfera del superfluo? Non sta né in cielo né in terra. E questo già basta, ed avanza, per sostenere l’iniziativa No Billag.

Lorenzo Quadri

Auto blu: vogliamo proprio scimmiottare il Belpaese?

La politica di milizia, tipicamente elvetica, sta degenerando in un piano occupazionale?

La politica ticinese sembra disporre di una grande capacità: quella di farsi male da sola.  Un tafazzismo (dal noto personaggio televisivo che si martellava gli attributi con una bottiglia) che rivela o un allarmante scollamento dal paese reale, o una altrettanto allarmante arroganza, o entrambe le cose.

In questo momento la politica ticinese non gode certo di buona reputazione. Da un lato ci sono le reiterate violazioni della volontà popolare: vedi il compromesso-ciofeca contro il 9 febbraio, goduriosamente sostenuto dal triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali, esponenti ticinesi compresi. Dall’altro c’è il famoso Beltrascandalo Argo1 con annessi e connessi, diramazioni e filoni vari, che ha pure portato ad una manifestazione di piazza. Certo non frequentatissima. Ma è sempre un chiaro atto di sfiducia.

La stessa politica che non sembra riuscire a venirne ad una sullo scandalo Argo 1– vedremo come si muoverà la commissione parlamentare d’inchiesta… – ha avuto la bella idea di accrescersi  gli emolumenti. La nuova legge sul Gran Consiglio prevede infatti il raddoppio dell’indennità e l’auto blu per il presidente del parlamento. Motivazione: riconoscere la dignità della carica. E’ pure prevista l’istituzione di nuove commissioni parlamentari.

La notizia ha suscitato una ulteriore ondata di indignazione popolare. Poteva la politica compiere una scelta più infelice? Forse sì, ma sarebbe stato necessario molto impegno.

Non l’ha ordinato il medico…

Nel merito, si dirà che il raddoppio dell’indennità del presidente del Gran Consiglio equivale a portare il supplemento per la carica da 5000 a 10’000 Fr all’anno. Si potrà argomentare che si tratta di cifre modeste, su una spesa pubblica di 1.3 miliardi di Fr. Si potrà anche dire che certamente la presidenza del legislativo comporta numerosi impegni di rappresentanza. Ma santa polenta, non l’ha ordinato il medico di fare il presidente del Gran Consiglio; e i 5000 Fr annuali in più, faranno davvero una differenza per chi riveste il ruolo?

E cosa dire dell’auto blu, smaccato scimmiottamento della vicina Penisola? Ci teniamo così tanto ad assomigliare sempre di più al Belpaese? L’invasione quotidiana di frontalieri e padroncini, nonché l’esubero di permessi B, ancora non ci basta? Non siamo già colonizzati a sufficienza?

Vale davvero la pena dare un’ ulteriore botta alla già deteriorata credibilità della politica ticinese per un’auto blu?

Voi tirate la cinghia, noi invece…

Al di là di tutte le argomentazioni più o meno razionali, il messaggio che è passato ai cittadini è il seguente: mentre a voi chiediamo di tirare la cinghia, noi politicanti facciamo casotti e beltrascandali. Ed inoltre vi prendiamo pure per i fondelli: invece di volare basso, ci accresciamo i “benefits” e ci riempiamo pomposamente la bocca con la  “dignità della carica”.

Ora, in un sistema di milizia come quello elvetico, di cui andiamo giustamente fieri, l’auto blu non conferisce affatto dignità alla carica. Semmai ottiene l’effetto contrario. In Svizzera il parlamentare (o in generale il politico) di milizia è – proprio in quanto di milizia – un cittadino come tutti gli altri. Non è l’esponente di una casta che deve distinguersi dal popolazzo ostentando segni esteriori di boria. Ma purtroppo c’è chi vuole renderci sempre più simili alla  fallita UE. Con la tristemente nota tattica del salame (una fettina alla volta) ci allontaniamo da una preziosa specificità svizzera (la politica di milizia appunto) per degenerare verso il professionismo e dunque verso la creazione della vituperata casta. Si comincia con l’auto blu e poi non si sa dove si va a finire. L’auto blu è anti-svizzera.

 Piano occupazionale?

Meno vistosa ma non meno pericolosa la questione della riorganizzazione delle commissioni parlamentari. Siamo sicuri che il risultato  non sarà poi quello di moltiplicare le sedute del Legislativo? Il parlamento si inventa i nuovi compiti e presenta il conto al contribuente? In altre parole: politica sempre più simile ad un piano occupazionale?

Indignarsi anche per altro

A quei gremi politici (municipi) che intendessero aumentarsi le paghe si consiglia vivamente di lasciar perdere. Non è proprio il momento, e la corda è già fin troppo tirata.

Detto questo, si spera di vedere i cittadini indignarsi non solo per le auto blu, ma anche per questioni più sostanziali: ad esempio, nel caso in cui i tentativi del triciclo PLR-PPD-P$$ di affossare in parlamento  l’Iniziativa “Prima i nostri” dovessero andare a  buon fine.

Perché se l’opinione pubblica si scandalizza per le vetture di Stato ma lascia correre lo stupro della volontà popolare, vuol dire che abbiamo un problema. Di quelli grossi.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Quadri: “sarei preoccupato se mi avessero dato ragione”

Tasse per frontalieri e doppi passaporti, dal Consiglio federale chiusura totale

Niente di nuovo sotto il sole. Il Consiglio federale risponde njet alla proposta del Consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri contro i doppi passaporti nella politica federale, come pure nel corpo diplomatico.

Quadri, cosa chiede la sua mozione?

In sostanza,  chiede che chi fa politica a livello federale, sia in governo che in parlamento, sia tenuto ad avere un solo passaporto: quello rossocrociato. Per quel che riguarda il corpo diplomatico svizzero, esisteva una direttiva che impediva la bi- (o pluri) nazionalità. Ma è stata abrogata a fine 2016 dal Consiglio federale. La mozione chiede di ripristinarla.

E’ sorpreso dalla risposta negativa?

Per nulla, era scontata. Sarebbe stato strano il contrario. Per un governo che continua a riempirsi la bocca con le “aperture”, con l’immigrazione incontrollata e con il multikulti, una proposta che impone, a chi si naturalizza e vuole fare politica, una scelta chiara per il paese che intende rappresentare nelle istituzioni, suona come un’eresia. Il doppio passaporto permette ai naturalizzati di beneficiare di vantaggi pratici rispetto a chi ha solo la cittadinanza svizzera. Ma di certo non ci si può attendere che il Consiglio federale sia d’accordo di chiedere ai cittadini “con passato migratorio” – l’ultimo ipocrita giro di parole per indicare stranieri e naturalizzati, perché evidentemente si vuole rendere tabù perfino il termine di “straniero” – di rinunciare a qualcosa. Si tratterebbe infatti di una misura contraria alla “filosofia” della maggioranza di centro-$inistra, che vuole dare ai migranti sempre più diritti.

Ma qual è l’aspetto della posizione governativa che inquieta di più?

La presa di posizione del CF è la consueta amalgama di banalità politikamente korrette. Tuttavia due aspetti sono preoccupanti. Primo: che il governo non avrebbe nulla da eccepire nemmeno su Consiglieri federali con il doppio passaporto. E questo è inconcepibile. Governare un paese con in tasca il passaporto di un altro? Ma stiamo dando i numeri? Secondo: il governo, con alcune frasi sibilline, sembra addirittura aprire all’eleggibilità degli stranieri.

Il CF ha respinto anche il suo postulato che chiede di studiare l’introduzione di una tassa per frontalieri, sul modello di quanto immaginato dal prof Reiner Eichenberger. Si sente bistrattato?

Ma no! Sarei preoccupato se il CF mi desse ragione su questi temi. Se, in materia di rapporti con l’UE o di politica degli straneri, dovessi trovarmi sulla stessa lunghezza d’onda di un Consiglio federale che regala 1.3 miliardi di Fr (soldi nostri!) all’UE, senza alcun obbligo e senza ottenere nulla in cambio, e ben sapendo che questi contribuiti di coesione non servono a niente, penserei di aver sbagliato qualcosa. Questo è un Consiglio federale asservito a Bruxelles. Altro che la fandonia del tasto reset, che era una semplice boutade elettorale. E’ inaudito che qualcuno possa essersela bevuta.

Per la tassa per frontalieri, proprio non ci sono chance?

Vedremo come verrà accolto in parlamento il postulato. Non mi faccio illusioni, tuttavia deputati di altri gruppi parlamentari, e non ticinesi, hanno manifestato interesse alla proposta. Nel caso – certo non inverosimile – che le porte di Berna rimanessero chiuse, credo occorra riprendere il tema a livello cantonale, puntando sui costi generati dal traffico di targhe azzurre, che vanno attribuiti a chi li provoca. Non posso credere che non ci sia margine di manovra a questo livello.

E per i doppi passaporti?

Premessa: la mia mozione sul tema, contrariamente a quanto sostenuto da qualcuno, non vuole tagliar fuori dalla politica gli stranieri naturalizzati, che sono circa un milione in Svizzera. Chiede invece che questi, per poter accedere ad una carica politica federale, rinuncino al passaporto del paese d’origine, ed ai vantaggi connessi con la binazionalità. Questo al più tardi al momento dell’elezione. In Australia la Costituzione vieta a deputati e ministri di essere binazionali. E nessuno se ne scandalizza. La mia è dunque una proposta minimalista. Ciononostante, non mi aspetto certo che raccolga delle maggioranze. Ma almeno i sostenitori ad oltranza dei doppi passaporti dovranno mettere fuori la faccia.

Del resto, perfino nel “suo” gruppo parlamentare, quello dell’Udc, c’è almeno un deputato (con doppio passaporto) che criticato la mozione.

Il problema è solo suo. Fossi un dirigente dell’Udc nazionale, qualche domandina me la porrei. Ma non metto certo becco in affari che non mi concernono.

MDD

Iniziativa No Billag, la casta sta perdendo la bussola

Gli isterismi che portano acqua al mulino della “scandalosa” votazione sul canone

 

L’isterismo sull’iniziativa popolare No Billag continua a crescere ed è ormai andato  fuori controllo. Alcuni esempi degli ultimi giorni.

Nuova questua

Dopo quella del Gigio Pedrazzini con le polizze di pagamento intestate al PLR (!), il gruppo “amici della RSI” ha lanciato una nuova questua. Questi amici, sia ben chiaro, sono del tutto disinteressati. Come la loro coordinatrice, compagna Amalia Mirante, che – essendo del partito giusto, con le idee giuste – viene invitata dalla Pravda di Comano a giorni alterni (nel senso che un giorno è in TV a Comano, il giorno successivo in radio a Besso) a disquisire su qualsiasi cosa. Ohibò: ma quante collette intendono lanciare questi “amici” dell’emittente di regime per combattere i quattro gatti  del comitato di sostegno al No Billag?
Il lavaggio del cervello che la RSI sta praticando da settimane, arrivando a strumentalizzare perfino il Vescovo, ancora non basta? Bisogna anche lanciarsi in operazioni di accattonaggio multiplo per finanziare una campagna in stile “candidatura alla Casa Bianca”? Ed il bello è che a Comano si dicono “sereni”… così “sereni” che tanti dipendenti dell’azienda passano la giornata sui “social” a sbroccare contro la “criminale” iniziativa ed i loro promotori.

Il PPD impallina il Gigio Pedrazzini

Per la maggioranza di centro-$inistra la RSI è sia riserva di cadreghe che strumento di mantenimento del potere che veicolo di propaganda elettorale per i propri politicanti. Sicché, anche la partitocrazia sta perdendo la bussola. Prova ne sia che il PPD ha lanciato un pubblico appello ai vertici dell’emittente di regime, affinché aboliscano subito il privilegio del canone, che i dipendenti della RSI al momento non pagano. A pagarlo per loro sono tutti gli altri. Si immaginano, gli “azzurri”, che il problema sia tutto lì? Che senza questo privilegio i ticinesi voteranno in massa contro il No Billag? Qualcuno crede ancora a Babbo Natale (vabbè che è stagione). Ma gli  uregiatti, forse un po’ confusi dalle varie “tegole” che gli stanno cascando addosso, non si accorgono di aver impallinato il Gigio Pedrazzini, malamente crivellato dal “fuoco amico”. Il Gigio, alto esponente del PPD, è infatti il presidente della CORSI. Non sarebbe  dunque stato compito suo impegnarsi per abolire il privilegio del canone in tempi non sospetti? Invece, è evidente che questo non è accaduto. Se il privilegio del canone dei dipendenti RSI è diventato un tema di discussione, e se il canone stesso è stato temporaneamente abbassato a 365 Fr all’anno, il merito è unicamente dell’iniziativa No Billag. Non ci fosse stata, tutto sarebbe andato avanti come se “niente fudesse”.

Il maledetto sondaggio

A far perdere definitivamente la testa in quel di Comano ci ha poi pensato il sondaggio pubblicato sulla SonntagsZeitung e su Le Matin Dimanche, secondo cui l’iniziativa No Billag riscuoterebbe il 57% dei consensi, mentre i contrari sarebbero fermi 34%. Ovviamente un sondaggio conta quel che conta, ma è comunque un indicatore di tendenza che ha fatto scoppiare il panico tra i vertici della SSR. E non solo.

 Il Sindacato sbrocca

Un altro attore ha pensato bene di irrompere sulla scena. Ossia il SSM, il Sindacato svizzero dei Mass media. Trattasi in realtà del sindacato dei giornalisti di $inistra, che si mobilita solo per le redazioni colonizzate dai kompagni (come è il caso, ma guarda un po’, di quelle della RSI). Per le altre, invece, auspica la chiusura. Il SSM in un comunicato definisce l’iniziativa No Billag “una bomba in mano ai cittadini”. Dopodiché, si scaglia contro i diritti popolari ed aizza all’odio nei confronti dei promotori del No Billag: distruttori! Nemici del popolo! Delinquenti!  Come si permettono questi disgraziati del No Billag di far votare la gente sul canone più caro d’Europa, che oltretutto è pure illegale (è infatti stato trasformato in un’imposta malgrado non ci fosse la necessaria base costituzionale)? Come osano i criminali del No Billag consentire ai cittadini svizzeri di votare, quando il popolazzo deve solo pagare e tacere e prosternarsi umilmente davanti all’emittente di regime ringraziandola di esistere, magari dopo essersi recato in pellegrinaggio a Comano camminando sulle nude ginocchia?
E gli sciagurati bombaroli (sic!) che oseranno votare Sì all’iniziativa No Billag, non meritano forse di essere messi alla gogna sulla pubblica piazza? E non è anzi ora di abolire i diritti popolari che consentono simili scempi?

Verso la figura marrone?

Signori del sindacato dei giornalisti di $inistra: e chiedervi perché si è arrivati all’iniziativa No Billag e come mai quest’ultima figura pure in testa nei sondaggi (per quel che contano)? Ma figuriamoci! Meglio sbraitare che è tutta colpa dei “nemici del popolo” del comitato No Billag! Neanche fossero la “Grande armata” di napoleonica memoria, quando invece sono 4 gatti, con tutto l’establishment che gli spala palta addosso ogni santo giorno.
Certo che se, dopo questa immane mobilitazione, il prossimo 4 marzo l’élite schierata compatta e spocchiosa contro il No Billag dovesse venire ancora una volta asfaltata dai votanti ticinesi, sai la figura marrone!

Lorenzo Quadri

Piano anti-integralismo o solito blabla multikulti?

Le nuove misure contro l’estremismo islamico tralasciano gli interventi più importanti

 

La kompagna Sommaruga ha presentato il cosiddetto piano d’azione contro la radicalizzazione islamica. Chissà perché, c’è come il vago sospetto che non servirà a  molto. Del resto, immaginare che la ministra del “devono entrare tutti” avrebbe preso qualche misura per impedire l’arrivo in Svizzera di jihadisti a go-go, sarebbe stata una pia illusione.

Ed infatti il piano in questione snocciola la solita lista di luoghi comuni politikamente korrettissimi: prevenzione, integrazione (?), prossimità, ed avanti con i blabla. E gli interventi concreti, quelli “di peso”? Dispersi nelle nebbie! Alcuni esempi.

Primo punto

Svariati esperti – mica il Mattino populista e razzista – hanno certificato che la Svizzera è un paradiso per jihadisti. Perché  sono ben pochi i paesi che concedono così facilmente prestazioni assistenziali agli immigrati nello Stato sociale. Oltretutto senza prescrivere alcun obbligo di integrarsi. Di conseguenza, se questi migranti economici sono jihadisti, essi rimangono in Svizzera, mantenuti dal solito sfigato contribuente. Incassano l’assistenza senza fare nulla. Ed avendo tutto il giorno libero, possono “proficuamente” impiegarlo per diffondere l’estremismo islamico. In sostanza, questa feccia promuove la jihad in casa nostra pagata dall’ente pubblico. Cioè da noi.

Quali misure prevede il piano della kompagna Sommaruga – esponente del P$$, partito che vuole rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera – per chiudere i rubinetti agli estremisti a carico del nostro stato sociale? Mistero!

Secondo punto

Stando al rapporto dei Servizi informativi della Confederazione (SIC), in Svizzera 100 persone sono monitorate in quanto ritenute pericolose. In altre parole: si tratta di potenziali terroristi islamici. Domanda da un milione: perché questi potenziali terroristi islamici non vengono espulsi dal paese? Almeno quelli con passaporto straniero (che si spera siano la netta maggioranza; o vuoi vedere che i kompagni hanno già provveduto a naturalizzare a go-go?) invece che sorvegliati a spese del contribuente?

Terzo punto

La  kompagna Simonetta rifiuta di dichiarare fuorilegge gruppi salafiti come “La vera religione” che organizzano la distribuzione gratuita del Corano a scopo di radicalizzazione, come invece hanno fatto altri paesi. Motivo: non c’è la base legale. Ma naturalmente il Dipartimento Sommaruga non si sogna di  crearla, questa base legale. Non sia mai! Guai ad ostacolare il multikulti! Le nuove leggi si inventano solo per disintegrare i santissimi ai cittadini e per criminalizzare gli automobilisti!

Quarto punto

La ministra del “devono entrare tutti”, come osserva anche l’esperto di sicurezza Stefano Piazza, non interviene sui finanziamenti alle moschee e ai luoghi di culto islamici. Infatti, la kompagna Simonetta è assolutamente contraria a proibire i finanziamenti esteri – da parte di paesi come Turchia, Qatar, Kuwait – che “foraggiano” affinché venga diffuso in Svizzera l’estremismo islamico. Guai! E’ becero populismo e razzismo! Il divieto di  finanziamenti esteri a luoghi di culto islamici, secondo l’illuminata visione (?) della kompagna Summaruga, equivale a “mettere l’Islam sotto sospetto generalizzato”! Vergogna, spregevoli islamofobi!

La proposta di vietare i finanziamenti esteri alle moschee ed ai “centri culturali” musulmani, così come pure l’obbligo per queste strutture di indicare la provenienza dei fondi e per gli imam di predicare nella lingua locale (affinché chiunque capisca cosa si sta dicendo, ed affinché i predicatori siano tenuti ad impararla, la lingua locale) è contenuta nella mozione di chi scrive, approvata nei mesi scorsi dal Consiglio nazionale, seppur con pochi voti di scarto. Ma naturalmente il piano Sommaruga non contempla nulla a proposito dei finanziamenti a moschee ed imam. Rifiuta quindi, per motivi ideologici, di utilizzare lo strumento più efficace per combattere l’integralismo: ossia tagliargli i rifornimenti.

Quinto punto

Non parliamo poi di chiudere le frontiere ai finti rifugiati con lo smartphone già radicalizzati o facilmente radicalizzabili (in quanto questi giovanotti mai saranno integrati). La Simonetta diventa cianotica al solo pensiero.

Morale

E’ evidente che un piano antiintegralismo che non contiene le misure più utili – poiché non sono politikamente korrette – ma si limita al solito blabla multikulti, è un esercizio alibi. E, come tale, non porta ad un tubo.

Lorenzo Quadri

Le regaliamo miliardi, e l’UE ci mette sulla lista grigia!

Svizzerotti fessi infinocchiati ancora una volta: grazie, Consiglio federale!

 

La presa per i fondelli ai danni degli svizzerotti fessi e calabraghe continua ad oltranza! Nei giorni scorsi l’Ecofin, ossia il gremio che riunisce i ministri delle finanze degli Stati della fallita UE,  ha stilato le liste nere e grigie dei “paradisi fiscali”.  Come sappiamo, la Svizzera si trova nei paesi della  “lista grigia”: ossia quelli da tenere “sotto osservazione”. Perché si tratta di presunti Stati canaglia!

Applausi a scena aperta

Applausi a scena aperta per i camerieri dell’UE in Consiglio federale! Solo pochi giorni prima hanno deciso di versare a Bruxelles la somma spropositata di 1.3 miliardi di Fr di proprietà del contribuente svizzero (altro che la fanfaluca del “miliardo di coesione”, quando la cifra è un miliardo e un terzo: se si volesse arrotondare, allora bisognerebbe parlare di un miliardo e mezzo). Un regalo natalizio, fatto con i nostri soldi – che poi vengono a mancare altrove – a titolo puramente volontario. Ed i risultati di questa generosa donazione già cominciano ad arrivare a pochi giorni distanza. L’Ecofin sbatte gli svizzerotti nella lista grigia dei paradisi fiscali!

Piazza finanziaria sfasciata

Ecco a cosa serve regalare miliardi ai balivi di Bruxelles, ecco cosa ci si guadagna ad asservirsi a chi pretende di comandare in casa nostra. La catastrofica ex ministra del 5% Widmer Schlumpf ha svenduto il segreto bancario svizzero senza alcuna contropartita. Intanto i paesi esteri, a cominciare da quelli che starnazzavano contro la Svizzera, si sono tenuti ben stretti i propri paradisi fiscali. Risultato? La piazza finanziaria ticinese ha perso in 15 anni 2712 posti di lavoro (dati dell’Ufficio cantonale di statistica) grazie alle geniali iniziative di Widmer Schlumpf ed alla partitocrazia che le reggeva la coda. Mentre la stampa di regime, a cominciare dall’emittente di sedicente “servizio pubblico”, faceva il lavaggio del cervello agli svizzerotti: con la fregnaccia delle “decisioni ineluttabili” (balle di fra’ Luca!) sdoganava lo scempio commesso dai politicanti.

Va da sé che il triciclo PLR-PPD-P$ non ha fatto un cip davanti all’ecatombe occupazionale sulla piazza finanziaria. I partiti $torici se ne sono sbattuti alla grande!

Si insiste con il regalo?

La Svizzera, grazie all’ex ministra del 5% ed alla partitocrazia cameriera dell’UE, è corsa a genuflettersi ai diktat di Bruxelles sacrificando una delle proprie principali risorse (la piazza finanziaria) e generando migliaia di disoccupati.  Il Consiglio federale, oltre a calare le braghe davanti a qualsiasi pretesa dei suoi padroni di Bruxelles, i quali più ottengono più pretendono, adesso vorrebbe pure regalargli 1,3 miliardi di franchi. Senza che ci sia alcun obbligo e senza uno straccio di contropartita. Qual è il ringraziamento? La Svizzera si ritrova sulla lista grigia dei paradisi fiscali!

A questo punto, una domandina facile-facile nasce spontanea: con la Confederella trattata per l’ennesima volta da “Stato canaglia”, gli scienziati del Consiglio federale vogliono ancora regalare all’UE 1,3 miliardi? Purtroppo temiamo di conoscere la risposta…

Lorenzo Quadri

Casa anziani di Pregassona: finalmente si parte, ma…

La nuova struttura avrebbe dovuto aprire i battenti nel 2015; adesso si slitta al 2021

 

Finalmente, dopo anni d’attesa, hanno preso il via in quel di Pregassona i lavori preparatori per la “nuova casa anziani e centro polifunzionale” (gli scavi veri e propri inizieranno in gennaio). La struttura, del costo complessivo di 47.6 milioni (incluso il sussidio cantonale di 10 milioni) comprenderà la casa anziani propriamente detta, con 114 posti letto ed un reparto “Alzheimer” di 31 posti; un centro diurno per persone affette da demenza senile; la nuova sede del Servizio accompagnamento sociale ed un nido d’infanzia. L’inaugurazione è prevista per l’autunno del 2021.

E’ senz’altro una bella notizia che, finalmente, il cantiere  del “centro polifunzionale” atteso da anni possa prendere il via.

Se si pensa che il municipio approvò il progetto definitivo ed il preventivo dei costi nell’estate del 2011 – mentre il progetto vincente venne scelto dalla giuria ad inizio 2009 –  e che il messaggio municipale (settembre 2011) indicava come data per la consegna dell’opera il 2015 (!), ci si rende conto che sono stati persi parecchi treni.

Come mai?

Ovviamente per questo ci sono delle responsabilità. In parte della città, in parte esterne. In particolare:

  • La decisione della maggioranza del municipio (quello della legislatura 2008-2013) di far costruire l’edificio con la modalità dell’impresa generale. Scelta fortemente voluta dall’allora capodicastero edilizia pubblica Giovanna Masoni e dai suoi funzionari dirigenti. Si tratta della stessa formula adottata per il LAC. Peraltro con risultati tutt’altro che brillanti, visto che sul cantiere del polo culturale ne sono successe di tutti i colori, come puntualmente riportato su queste colonne. Se tuttavia per il LAC si poteva comprendere una scelta di questo tipo trattandosi del primo polo culturale costruito in Ticino e quindi mancando esperienze analoghe sul territorio, lo stesso non si può dire per il centro polifunzionale di Pregassona. Di case anziani in questo Cantone ne sono state costruite tante, e nessuna in impresa generale. Una formula avversata tanto dalla Società impresari costruttori che dal Cantone, che ha portato ad inutili discussioni e diatribe con Bellinzona.
  • Durante il cantiere del LAC le risorse sia finanziarie che umane erano tutte concentrate su quest’opera. Il resto è rimasto indietro. Oltretutto nel 2013 scoppiò l’allarme finanze, con conseguenti misure di risparmio. Evidentemente, secondo qualcuno, la cultura d’élite è prioritaria rispetto alle necessità della popolazione, ed in particolare della popolazione anziana, che aumenta sempre di più.
  • A mettere la ciliegina sulla torta, il ricorso sull’assegnazione della commessa. Ormai l’ente pubblico non può più costruire nemmeno un pollaio senza che ci sia una qualche complicazione giudiziaria. Figurarsi un’opera di 47 milioni. Nel concreto, il ricorso è stato presentato contro la decisione del municipio di attribuire la realizzazione della nuova casa anziani al consorzio Garzoni – RdE. Ma il Tribunale cantonale amministrativo l’ha infine respinto.

Si spera che…

Adesso che finalmente i lavori sono partiti, si spera che il cantiere possa proseguire spedito e soprattutto senza le “vicissitudini” che hanno caratterizzato quello del LAC.

Certo che, davanti ad un progetto scelto ad inizio 2009 che se va bene diventerà realtà  quasi 13 anni dopo, è comprensibile che il cittadino una qualche domandina sulle tempistiche dell’ente pubblico se la ponga. A maggior ragione quando si tratta di un’opera che:

  • risponde ad esigenze molto concrete e primarie della popolazione e quindi non costituisce un “di più” per la gloria;
  • creerà circa 120 nuovi posti di lavoro e permetterà di riqualificare il comparto dove sorgerà con spazi pubblici esterni di qualità, che saranno a disposizione del quartiere.

Lorenzo Quadri

“De profundis” per il 9 febbraio

L’ordinanza del governicchio federale fa ancora più schifo della decisione parlamentare

 

Epilogo più deprimente non poteva esserci per la votazione popolare del 9 febbraio 2014.

Il “maledetto voto” è stato rottamato un anno fa dal triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali (ricordarsene alle prossime elezioni) tramite il tristemente famoso compromesso-ciofeca. Ovvero la cosiddetta “preferenza indigena light”: il che vuol dire “nessuna preferenza indigena”. Invece di tetti massimi all’immigrazione e di contingenti, il nuovo articolo Costituzionale 121 a è stato ridotto, di fatto azzerato, ad un obbligo di annuncio dei posti di lavoro vacanti agli URC (Uffici regionali di collocamento) quando il tasso di disoccupazione supera una certa soglia. Il giorno stesso di questo vergognoso golpe parlamentare contro il popolo, il ministro dell’economia Johann “Leider” Amman, PLR, corse a telefonare tutto scodinzolante al presidente della commissione UE “Grappino” Juncker: Vittoria! La partitocrazia spalancatrice di frontiere ce l’ha fatta! La volontà del popolazzo “chiuso e gretto” è stata ridotta a niente!

Ancora peggio

Per festeggiare il primo anniversario dello stupro della volontà popolare, il Consiglio federale ha in questi giorni approvato le ordinanze d’applicazione del compromesso-ciofeca. Le quali, lo si sarà capito, costituiscono l’ennesimo schiaffone ai cittadini elvetici. I sette camerieri dell’UE sono infatti riusciti in un’operazione sembrava impossibile: diluire ulteriormente il già immondo compromesso-ciofeca.

Sicché, il governicchio federale ha stabilito che il famoso obbligo d’annuncio agli URC (che non c’entra un tubo con la preferenza indigena) verrà introdotto dal primo luglio del 2018 e scatterà solo per le professioni che registrano a livello svizzero (!) un tasso di disoccupazione superiore o pari all’8%.

Le evidenze

Anche il Gigi di Viganello è in grado di capire che:

  • Il tasso di disoccupazione a livello nazionale (!) è uno schiaffo alle zone di confine devastate dalla libera circolazione delle persone. Ticino in primis. La nostra disoccupazione, fatta schizzare verso l’alto dall’invasione di frontalieri e padroncini, andrà a fare media con quella di regioni dove di frontalieri non se ne è mai visto uno.
  • La percentuale dell’8% sarà calcolata in base alle statistiche farlocche della SECO, che non considerano chi non è più iscritto alla disoccupazione (perché non ha, o non ha più, rendite da percepire); in primis quanti sono finiti in assistenza. Le statistiche della SECO sono taroccate con lo scopo preciso di negare la realtà, e di far credere al volgo che gli accordi bilaterali siano una figata pazzesca.
  • L’obbligo di annuncio agli URC dei posti vacanti non avvantaggia affatto gli svizzeri dal momento che agli URC si possono iscrivere anche i frontalieri. Mentre, come abbiamo visto, i ticinesi in assistenza non sono più iscritti.

La casta se la ride

Che questa invereconda montatura sia una presa per i fondelli dei cittadini – che hanno votato i contingenti e la preferenza indigena e non l’inutile foffa sopra descritta – lo ammette indirettamente anche il Segretario di Stato alla migrazione Mario Gattiker. Il buon Mario ha infatti dichiarato che, se l’obbligo di annuncio agli URC dei posti vacanti fosse stato in vigore nel 2016, le professioni interessate sarebbero state 27 su 383. Ovvero, il 7%! Ora, qualcuno si immagina di frenare l’immigrazione di massa con un inutile obbligo d’annuncio che oltretutto interessa un miserando 7% delle professioni?

E’ evidente che una simile (non)applicazione del “maledetto voto” del 9 febbraio non farà diminuire l’immigrazione in Svizzera di una sola unità! L’élite spalancatrice di frontiere se la ride a bocca larga.

Ennesima dimostrazione (quante ne abbiamo già avute?) che l’unica opzione possibile per salvare il mercato del lavoro di questo sfigatissimo Cantone è l’iniziativa per disdire la devastante libera circolazione delle persone.

Del resto, sembra che i camerieri bernesi dell’UE si stiano impegnando per spingere i cittadini in questa direzione…

Lorenzo Quadri

La grande presa per i fondelli

Miliardi in regalo all’UE, anche KrankenCassis era d’accordo sul maxi-obolo      

Come volevasi dimostrare, i sette camerieri dell’UE stanno prendendo gli svizzerotti per il lato B! La Doris uregiatta, presidenta della Confederella, ha pure incontrato in segreto il presidente “diversamente astemio” della Commissione europea, Jean-Claude “Grappino” Juncker, in occasione della sua visita in Svizzera. Con loro c’era anche il presidente nazionale del PPDog Gerhard Pfister. Naturalmente i colleghi del governicchio federale non erano informati. Meno che meno ne sapevano qualcosa i presidenti delle commissioni degli esteri del Nazionale e degli Stati, che in genere vengono coinvolti in questi incontri.

Chissà cosa avrà discusso il terzetto tutto uregiatto? Poco ma sicuro, l’ennesima calata di braghe elvetica. Ed infatti, alla notizia della volontà del Consiglio federale di versare il famoso contributo di 1.3 miliardi di Fr all’UE senza alcuna contropartita, il PPD è subito corso a slinguazzare  tale scelta scellerata.

Già lunedì il nuovo ministro degli esteri, ossia l’italo-svizzero  Ignazio KrankenCassis, ha dovuto rispondere ad una serie di domande a proposito degli 1.3 miliardi di coesione (e non: “miliardo di coesione”; la cifra reale è di un terzo più elevata, basta con la presa per i fondelli!).

Difesa ad oltranza

Inutile dire che le risposte consistevano in una difesa ad oltrenza dell’osceno regalo all’UE. Altro che “tasto reset”! Si va avanti con la politica della genuflessione. Per camuffare l’enormità della cifra in ballo, ci si lancia pure in azzardati trucchetti: la somma viene spalmata su 10 anni, ottenendo così 130 milioni all’anno ossia 1,25 Fr al mese per abitante. Ma chi si pensa di prendere per i fondelli con questi calcoletti? 1.3 miliardi rimangono 1.3 miliardi. Ed è inutile tentare di “rimpicciolire” la cifra tramite illusioni ottiche. Prima i camerieri dell’UE in Consiglio federale parlano di “miliardo di coesione” sperando di imboscare i restanti 300 milioni. Poi KrankenCassis tenta di minimizzare spalmando la cifra sul costo mensile pro-capite. Ma intanto le risposte alle domande scottanti non arrivano.

Ad esempio: cosa pensa di ottenere il Consiglio federale versando 1.3 miliardi agli eurobalivi? Non lo dice! E’ chiaro che il “modus operandi” è il seguente: prima si pagano somme stratosferiche, e poi ci si illude che magari i padroni UE, mossi a compassione dal gesto dei loro lacchè svizzerotti, si degnino di concedere qualcosa. “Le aziende esportatrici  beneficeranno del contributo” dichiara il ministro degli esteri binazionale. Guardandosi bene dal dire in che modo e misura questo dovrebbe avvenire. Ed i cittadini svizzeri, quelli a cui si ripete che devono andare in pensione a 70 anni perché “gh’è mia da danée”, che beneficio traggono dal versamento di 1.3 miliardi dei loro franchetti agli eurobalivi?

In più, il Consiglio federale non si sogna di dire cosa ne pensa di una votazione popolare sul nuovo regalo all’UE. Meglio glissare…

Una cosa è chiara

Una cosa però la si è capita. Anche KrankenCassis è favorevole al pagamento di 1.3 miliardi di Fr del contribuente a “Grappino” Juncker in cambio assolutamente di nulla. Tasto reset? Ma quando mai! E non ci si venga a raccontare la ridicola fregnaccia dei contributi di coesione che diminuirebbero l’immigrazione verso la Svizzera dai paesi UE. Abbiamo già pagato miliardi e ci troviamo con un saldo migratorio (arrivi meno partenze) che varia tra le 80 e le 60mila unità. Quando il Consiglio federale, prima della votazione sui bilaterali, aveva promesso che il saldo migratorio sarebbe stato di 10 mila persone. E noi continuiamo a pagare miliardi nell’illusione che la situazione possa migliorare? Ma bisogna essere caduti dal seggiolone da piccoli!

Lorenzo Quadri

Migranti che non si integrano? Via le prestazioni sociali

Caso Emir T.: siamo stufi di fare il paese del Bengodi per islamici radicalizzati!

 

Avanti, facciamo entrare tutta la foffa integralista islamica perché gli svizzerotti (chiusi e xenofobi) devono “aprirsi”!

In quel di St. Margrethen (San Gallo) vive da lungo tempo tale Emir T., 42enne bosniaco balzato agli onori della cronaca (d’Oltralpe) poiché ha sempre rifiutato di integrarsi: vietava alla figlia di partecipare alle lezioni di nuoto oltre ad averla mandata a scuola completamente velata, mentre al figlio aveva proibito di partecipare ai corsi di sci. Inoltre e soprattutto, costui è riuscito a mungere dall’assistenza sociale prestazioni per la bella somma di 300mila Fr!

Hai capito questi migranti economici che “devono entrare tutti”? Altro che “immigrazione uguale ricchezza”! Non si capisce come mai il bosniaco in questione non venga espulso malgrado l’immane debito contratto: che razza di permesso è riuscito a staccare? Ha forse ottenuto lo statuto di domiciliato (C) malgrado fosse a carico dell’assistenza?

Chi ride e chi meno

La notizia, riportata dal Blick nei giorni scorsi, è che a St Margrethen potranno tirare un sospiro di sollievo. Il musulmano renitente ha infatti deciso di traslocare. A St. Margrethen rideranno anche, ma là dove il personaggio andrà a trasferirsi (pare nel Canton Zurigo), invece, si divertiranno assai meno. Già, perché questa foffa che pensa di vivere in casa nostra come se si trovasse in Pakistan ed oltrettutto si mette arrogantemente a carico della socialità finanziata dagli svizzerotti fessi (che poi magari accusa pure di razzismo), mica si sogna di levare le tende e di tornare al natìo paesello! Ma nemmeno per idea! E’ troppo comodo stare qui e farsi mantenere, senza dover muovere un dito!

Solo una multa?

Il governo sangallese, dopo essersi scottato – certamente quello di Emir T. non è un “caso isolato” – presenterà  al Parlamento cantonale una modifica costituzionale che prevede la possibilità di multare chi rifiuta di integrarsi.

Ci pare un po’ poco! Il problema, come hanno rilevato vari esperti (non il Mattino populista e razzista) risiede nel fatto che in Svizzera gli ultimi arrivati si possono mettere a carico del nostro Stato sociale  senza dover fare assolutamente un tubo! E ovvio che, con un simile atteggiamento buonista-coglionista, non solo ci siamo tirati in casa foffa in arrivo dai quattro angoli del globo, ma siamo diventati pure il paese del Bengodi per Jihadisti, che portano qui le loro basi.

Sicché, altro che multe: lo straniero che rifiuta di integrarsi va prima privato delle prestazioni sociali e poi “gentilmente accompagnato” al confine!

Ne abbiamo le scuffie sature di mantenere tutti – compresi estremisti islamici che sono qui a radicalizzare – e poi di venire pure accusati di razzismo!

Lorenzo Quadri

Bilaterali allo sfascio: consenso crollato in un solo anno

I cittadini svizzeri sono sempre più stufi della fallimentare UE e dei suoi Diktat

E intanto i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale regalano 1.3 miliardi di Fr (soldi nostri!) agli eurobalivi!

Serpeggia l’orrore tra i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale,  tra la partitocrazia e tra la stampa di regime. L’indice di gradimento, se così si può chiamare, degli accordi bilaterali è in caduta libera. Lo dice un’inchiesta effettuata dall’Istituto di ricerca gfs.bern su incarico del Credit Suisse, resa nota la scorsa settimana. Secondo l’indagine, ad approvare gli accordi con l’UE sarebbe attualmente il 60% della popolazione svizzera, mentre lo scorso anno era l’81%.  Il campione scelto di 1000 persone, assicura l’istituto, è significativo. Il margine d’errore è del 3.2%.

E, in parallelo, cresce il numero di chi è favorevole alla disdetta degli accordi bilaterali, passato nell’arco di un anno dal 19% al 28%.

Un’asfaltatura

Un arretramento di 21 punti percentuali (dall’81% al 60%)  non è certo cosa da poco. E’ una mazzata. Una débâcle. Un’asfaltatura. Una catastrofe. Un altro anno così, ed i sostenitori dei bilaterali si troveranno in minoranza. Se la percentuale fosse riferita ai consensi di un partito politico, sarebbero già state convocate riunioni di crisi. E sui giornali abbonderebbero i titoloni in prima pagina.

Invece, nel caso concreto, sulla notizia si passa all’acqua bassa. Praticamente rasoterra. Se non è ancora censura, ci manca poco.

Pur considerando che un sondaggio rimane un sondaggio e non la verità assoluta, il crollo dei consensi registrato dai bilaterali è immane. Sotto ci deve per forza essere una tendenza reale. E nemmeno si possono invocare i sondaggi farlocchi: visto il committente (Credit Suisse) se l’indagine è stata taroccata, semmai lo è stata in favore degli accordi bilaterali. Non certo contro.

Ritmo vertiginoso

E’ quindi evidente che in tutta la Svizzera e non solo in Ticino il malcontento nei confronti della fallimentare UE cresce a ritmo vertiginoso. Nei confronti della fallimentare UE e dei suoi arroganti Diktat, naturalmente imposti solo alla Svizzera (è l’unica rimasta a calare le braghe). L’arroganza di Bruxelles si è spinta al punto che gli eurofunzionarietti pretendono perfino di azzoppare i nostri diritti popolari.

Costi della salute

Come noto, a causare problemi sono sostanzialmente due accordi bilaterali. Il primo è quello sulla devastante libera circolazione. Che non si “limita” a portarci in casa soppiantamento e dumping salariale e a riempirci di delinquenza d’importazione. Fa anche vari altri danni. Ad esempio: nei giorni scorsi è stata divulgata la previsione del KOF a proposito dell’ennesimo aumento dei costi della salute, che sarà del 4.1% quest’anno. Naturalmente, ma tu guarda i casi della vita, non si dice quanto incide su questi continui salassi il fattore frontiere spalancate. Ovvero, che parte degli aumenti – con conseguente esplosione dei premi di casa malati – è dovuta all’immigrazione incontrollata ed al “devono entrare tutti”. Altro che “immigrazione uguale ricchezza”!

Il secondo accordo bilaterale capestro è quello sul traffico terrestre. Il kompagno Moritz “Implenia” Leuenberger ha infatti svenduto la Svizzera ai balivi di Bruxelles come corridoio di transito Sud-Nord (e viceversa) a basso costo per TIR targati UE. Ciò “grazie” ad una tassa sul traffico pesante irrisoria per i bisonti stranieri. Col risultato che qualsiasi via alternativa all’attraversamento della Svizzera  costa di più (oltre ad essere più lunga).

Cosa ne pensa il “triciclo”?

Il crollo dei consensi dei bilaterali dimostra che i cittadini svizzeri sono sempre meno disposti a farsi fare fessi dalla balla dei “bilaterali indispensabili per l’economia”. La realtà è che si possono benissimo sottoscrivere accordi commerciali (ne abbiamo parecchi con paesi extraeuropei, idem dicasi per la stessa UE) senza alcun obbligo di inserirvi anche la devastante libera circolazione delle persone. Quest’ultima, in qualità di esperimento completamente fallito, va rottamata quanto prima.

Il crollo del consenso pro bilaterali  dovrebbe – assieme ai noti e recenti dati sull’invasione da sud e sull’esplosione dell’assistenza – aprire gli occhi anche al triciclo PLR-PPD-P$. Quello che vorrebbe affossare “Prima i nostri” in Gran Consiglio. Magari anche la partitocrazia di questo sempre meno ridente Cantone, prima di continuare a prendere a pesci in faccia i cittadini – che speriamo se ne ricorderanno in sede elettorale – dovrebbe fare qualche riflessione. Altrimenti i voti per conservare le tanto idolatrate cadreghe li andrà poi a chiedere agli amichetti di Bruxelles…

E il tasto reset?

Il fatto che i bilaterali abbiano perso 21 punti percentuali nei consensi  sull’arco di un solo anno è evidentemente anche un ottimo segnale per la futura iniziativa popolare volta a disdire la libera circolazione delle persone.

Ma intanto il neo ministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis nella sua prima uscita pubblica ha già pensato bene di confermare la via bilaterale con l’Unione europea; ovviamente con la sudditanza che ne consegue. A cominciare dallo scandaloso REGALO di 1.3 miliardi di franchetti ai balivi di Bruxelles sottoforma di contribuito di coesione versato a titolo puramente volontario e senza ottenere nulla in cambio! Ma si più essere più pirla di così?

E il famoso tasto “reset”? Come previsto, è stato schiacciato sulle promesse elettorali.

Lorenzo Quadri

Ecatombe di impieghi, ma i politicanti se ne impipano

Sulla piazza finanziaria ticinese già persi 2700 posti di lavoro: grazie Widmer Puffo!

 

Lo sfascio della piazza finanziaria ticinese prende sempre più forma. Di recente infatti l’Ufficio cantonale di statistica (UST) ha fornito alcune cifre, che sono a dir poco inquietanti:

  • nell’anno di disgrazia 2016, il numero degli impieghi sulla piazza finanziaria ticinese è calato di ulteriori 300 unità, da 6200 a 5900.
  • Negli ultimi 15 anni, la piazza finanziaria ticinese ha perso qualcosa come 2700 posti di lavoro (per l’esattezza: 2712).

2700 impieghi in meno in 15 anni fanno una media di 180 addetti all’anno in meno. Il fatto che nel 2016 il calo sia stato assai superiore (come detto, 300 posti di lavoro in meno) indica che non solo non si vede la luce in fondo al tunnel, ma che il peggio deve ancora venire.

I responsabili

Per questa ecatombe occupazionale ci sono dei responsabili. In cima alla lista l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, la quale ha svenduto il segreto bancario senza uno straccio di contropartita. Ben sapendo quali sarebbero state le conseguenze, anche occupazionali. Come da copione, il Consiglio federale capitola davanti ad ogni pretesa in arrivo dall’estero: un atteggiamento che abbiamo potuto sperimentare anche la scorsa settimana con la marchetta da 1.3 miliardi agli eurofalliti (ma come: e il famoso tasto reset nei rapporti con l’UE, che fine ha fatto?).

Dopo la ex (per fortuna; ma ormai il danno è fatto) ministra del 5%, sulla lista dei responsabili dello sfacelo troviamo il solito triciclo PLR-PPD-P$$  che l’ha autorizzata a procedere.

Ridono a bocca larga

Intanto i grandi accusatori del segreto bancario svizzero se la ridono a bocca larga: loro le regole di trasparenza, alle quali i calabraghe elvetici si sono immediatamente sottomessi, non si sognano di applicarle in casa propria. I paradisi fiscali esteri – a partire da quelli USA – sono rimasti indisturbati al proprio posto. E adesso spernacchiano la piazza elvetica, cui hanno rubato i clienti. Perché questo era, fin dall’inizio, lo scopo dell’operazione: una guerra economica agli svizzerotti. Che non solo hanno alzato bandiera bianca senza nemmeno combattere, ma ancora versano regali miliardari ai balivi UE; vedi l’osceno contributo di coesione.

Sommersi dalle leggi

Visto che distruggere il segreto bancario non era abbastanza, l’ex ministra del 5% ed i suoi tirapiedi hanno pure pensato bene di ingessare il mercato finanziario con un’iperregolamentazione fantozziana. Una pletora di leggi che impedisce di lavorare. E che naturalmente esiste solo da noi. Ciò risponde perfettamente alla mentalità dei finti moralisti ro$$i che considerano le banche come delle associazioni a delinquere. E Widmer Puffo era per l’appunto una pedina della $inistra. Tale mentalità spiega anche perché i $indakati ro$$i non fanno mai un cip sulle migliaia di bancari che perdono il lavoro, mentre (tanto per fare un esempio) organizzano gli scioperi per i dipendenti italiani della Navigazione di Locarno. Va da sé che la partitocrazia, imbesuita dal politikamente korretto, ha pecorescamente seguito l’ex ministra del 5% anche sull’iperregolamentazione.

Il CEO di UBS Sergio Ermotti (non a rischio di indigenza) ha dichiarato che, proprio a seguito di questa iperregolamentazione, la banca da lui diretta potrebbe decidere di spostare la sede centrale dalla Svizzera. Non ha però speso una parola sui disastri fatti da Widmer Puffo sulla piazza finanziaria rossocrociata. E costui vorrebbe presentarsi come un manager che parla senza peli sulla lingua? Per fortuna…

Intanto il govebrnicchio…

La piazza finanziaria ticinese ha perso  quasi 3000 impieghi in 15 anni. E si trattava di impieghi ben remunerati – quindi che permettevano di pagare le imposte e di far “girare l’economia” – occupati da ticinesi. Ma i politicanti, quelli pronti a mobilitarsi in massa per le Officine FFS di Bellinzona, questa volta non muovono un dito: “Sa po’ fa nagott!”.

Colmo dei colmi: proprio il giorno in cui l’UST annunciava le catastrofiche cifre di cui sopra  (300 posti in meno sulla piazza finanziaria ticinese nel 2016, 2700 in meno sull’arco di 15 anni) il governicchio ticinese si preoccupava di reggere la coda agli amichetti dell’emittente di regime, e prendeva posizione contro la “criminale” iniziativa No Billag. Naturalmente evocando le possibili conseguenze occupazionali (?) anche nel caso in cui l’iniziativa fosse approvata in Ticino ma non a livello federale. Capito l’andazzo? Pippe mentali a go-go sugli impieghi alla Pravda di Comano; nemmeno un cip sui 2700 posti di lavoro persi sulla piazza finanziaria.

I kompagni SSR

Vale anche la pena ricordare che i kompagni della $$R, con il 70% di giornalisti di $inistra ed un altro 16% di centro-$inistra, hanno sempre slinguazzato l’ex ministra del 5%,  le sue disastrose iniziative ed i conseguenti sfracelli occupazionali. Dei posti di lavoro dei bancari, i $ignori della SSR se ne sono sempre sbattuti alla grande. Ma adesso che temono per le proprie cadreghe, si agitano istericamente pretendendo che i cittadini li sostengano per partito preso affossando l’iniziativa No Billag. Non è così che funziona.

Chi l’ha vista?

Dispersa nelle nebbie anche la sezione ticinese dell’ASIB, Associazione svizzera degli impiegati di banca. Si vede che gli attuali vertici sono troppo impegnati a mettersi in mostra davanti alle compiacenti telecamere della Pravda di Comano. Quella che mai ha sostenuto i bancari (anzi). Ma, quando si tratta di titillarsi l’ego, mica si sta a cavillare su questi dettagli. A caval donato non si guarda in bocca; men che meno a telecamera offerta.

Lorenzo Quadri