“Utilizzare il canone radiotv anche per la stampa scritta”

Mozione Quadri al Consiglio federale: se si vuole la pluralità nell’informazione…

Impiegare una parte del canone radioTV per finanziare la stampa scritta. Questa proposta è stata presentata tramite mozione dal deputato leghista Lorenzo Quadri durante la sessione estiva delle Camere federali, conclusasi la scorsa settimana. In base a quali riflessioni?

“La carta stampata si trova notoriamente in difficoltà, in tutte le regioni linguistiche della Svizzera –commenta Quadri -. In Ticino è eloquente il  fallimento del Giornale del Popolo. In occasione della recente votazione sull’iniziativa No Billag si è molto parlato della pluralità d’informazione, questo per sostenere la SSR. Ma la discussione manca il bersaglio. La pluralità dell’informazione in Svizzera è infatti a rischio anche a causa della SSR. Mentre infatti  la monopolista SSR continua a beneficiare del canone, de facto trasformato in imposta, ed alle emittenti private vengono riconosciute le briciole per creare il necessario consenso attorno al canone,  la stampa cartacea rimane abbandonata a sé stessa. Ed esposta, su un mercato pubblicitario sempre più ristretto, alla concorrenza sleale praticata dalla stessa SSR, che incassa il canone”.

Non c’è una contraddizione tra sostenere il No Billag e proporre ora una forma diversa di distribuzione del canone?

La popolazione svizzera ha deciso, a larga maggioranza, a favore del canone radioTV. Uno degli argomenti principali dei sostenitori del canone era la pluralità dell’informazione. Se si vuole la pluralità dell’informazione, allora occorre aiutare la stampa cartacea.

Ma la sua proposta prevede un aumento del canone per assegnarne poi una parte ai giornali?
No. Il canone non va in nessun caso aumentato. Va anzi diminuito. Sono sempre stato a favore del canone a 200 Fr. Non ho cambiato posizione. E’ dal canone attuale, o da un futuro canone più basso, che si ricaverebbero gli aiuti alla stampa cartacea ipotizzati nella mia mozione. La SSR  dispone di troppe risorse. Queste vengono in parte sprecate in trasmissioni che non sono di servizio pubblico, mentre l’informazione proposta in varie occasioni non adempie ai requisiti del  servizio pubblico. Parzialità e propaganda di regime sono all’ordine del giorno. Le promesse di cambiamento fatte prima della votazione sul No Billag sono state disattese in toto: evidentemente erano solo degli specchietti per le allodole per ingannare i votanti. La pluralità dell’informazione, auspicata dalla grande maggioranza della popolazione svizzera, non si ottiene foraggiando ad oltranza l’emittente di regime, ma distribuendo le risorse a disposizione in modo più equo, tenendo conto anche del ruolo determinante e qualitativo della stampa scritta. La cui sopravvivenza come noto è a rischio.

Quale stampa scritta dovrebbe beneficiare di una quota parte del canone? Anche quella politicamente schierata?
Se si vuole promuovere la pluralità, sì. Compresa quella schierata contro l’establishment. Non si tratta di aiutare gli amichetti compiacenti.

L’ATS, Agenzia telegrafica svizzera, potrebbe rientrare nel concetto da lei proposto?

Sì, eventualmente anche i portali online. Penso che occorra ragionare in termini di panorama mediatico. E’ ancora sensato pagare il canone più caro d’Europa soloper finanziare un’emittente di monopolio, schierata e sovradimensionata, che invece di fornire un’informazione oggettiva si è autoconferita la missione di ammaestrare il popolazzo al pensiero unico? Questa non è “pluralità”, ma proprio il contrario.

Come valuta le chance di accettazione della sua proposta?

Scarse, ovviamente. Il Consiglio degli Stati, inoltre, ha di recente bocciato una proposta analoga. Ma la politica deve occuparsi anche della moria di pubblicazioni cartacee. E possibilmente cercare di porvi rimedio. Poi, sono consapevole che per fare quanto suggerisco occorrerebbe una modifica costituzionale e quindi una votazione popolare. Ma il tema va lanciato. Anche per verificare quali sono le posizioni delle varie forze politiche al proposito. Interessa davvero la pluralità dell’informazione in Svizzera? Oppure i soldatini della SSR l’hanno semplicemente utilizzata come pretesto?

MDD

 

La propaganda di regime sull’occupazione in Ticino

Per puntellare la devastante libera circolazione, blaterano che va tutto a meraviglia

Prosegue a tambur battente la propaganda di regime a sostegno della devastante libera circolazione delle persone. Chiaro: gli odiati “populisti” guadagnano terreno. Un po’ ovunque. E la casta è sull’orlo di una crisi di nervi. Le sbroccate isteriche dell’establishment internazionale contro il nuovo governo italiano sono lì a dimostrarlo.

Dalle nostre parti, la parola d’ordine dell’élite e dei suoi soldatini è diventata: “bisogna puntellare la libera circolazione delle persone. Ad ogni costo!”. Quindi, ecco che si moltiplicano le statistiche taroccate e mirate a far credere che sul mercato del lavoro di questo sfigatissimo Cantone vada tutto a meraviglia. Roba che neanche nella pubblicità del Mulino Bianco!

E la stampa di regime, in preda all’esaltazione, sbrodola: “il mercato del lavoro ticinese sta benissimo!”. E soprattutto:  “il tasso di disoccupazione è al livello di quelli che si registravano prima dei bilaterali”. Il senso di tale boiata è manifesto: senza vergogna si tenta di far credere che la devastante libera circolazione non avrebbe conseguenze sulla situazione occupazionale in Ticino. Che tolla! I frontalieri in totale sono raddoppiati; quelli nel settore terziario – dove in teoria non ce ne dovrebbe essere nemmeno uno – sono addirittura quadruplicati (da 10mila a 40mila!). E questo malgrado il settore abbia perso per strada un bel po’ di pezzi (vedi smantellamento della piazza finanziaria). Le cifre dell’assistenza sono schizzate verso l’alto come lo shuttle. Quelle della povertà idem (working poors compresi) con un terzo della popolazione di questo sfigatissimo Cantone a rischio di povertà: a livello nazionale la percentuale è della metà. Eccetera eccetera. Però la casta pretende di farci credere che non è vero niente, sono solo balle populiste e razziste, sono solo “percezioni”! Con la libera circolazione delle persone va tutto bene! Tanto per negare ulteriormente l’evidenza di un mercato del lavoro a ramengo, ci si inventa pure la fregnaccia che la stragrande maggioranza delle persone in assistenza non sarebbe in grado di lavorare. Sicché, secondo tale avventurosa teoria, su 8100 persone in assistenza, solo mille sarebbero collocabili. E le restanti settemila? Tutti casi psichiatrici? Auguri! Andatelo un po’ a spiegare ai diretti interessati…

Le statistiche…

Inutile ripetere, per l’ennesima volta, che le statistiche della SECO sulla disoccupazione sono taroccate per nascondere di proposito la vera entità del fenomeno. Molti senza lavoro non figurano affatto nelle statistiche ufficiali. E la casistica al proposito, come ben sappiamo, è estremamente ampia. Si va da chi è caduto in assistenza a chi è finito in AI. Ma c’è anche chi è uscito da tutte le statistiche, incluse quelle dell’assistenza. Ad esempio, chi ha perso il lavoro ed esaurito le indennità di disoccupazione, però ha  un coniuge che guadagna abbastanza per mantenere entrambi.

Il ricercatore frontaliere

Tanto per mettere la ciliegina sulla torta, il Corriere del Ticino ha avuto la bella idea di far commentare la fake news del mercato del lavoro ticinese a gonfie vele… da chi? Ma da tale Moreno Baruffini, ossia il ricercatore frontaliere, o ex frontaliere, coautore del famigerato studio taroccato dell’IRE secondo cui i frontalieri in Ticino non creerebbero alcun problema. Né di soppiantamento, né di dumping salariale. Ma quando mai! Tutte balle populiste e razziste! Sono solo “percezioni”! E questa non sarebbe propaganda di regime?

Molti scopriranno con gioia che…

Non c’è dubbio, in ogni caso, che saranno in molti ad apprendere con gioia che sul mercato del lavoro ticinese va tutto a meraviglia, che è prospero come non mai, che c’è occupazione ben pagata per tutti! Ad esempio:

  • chi ha perso il lavoro perché sostituito da un/a frontaliere/a;
  • chi cerca un lavoro ma non lo trova;
  • chi oggi lavora ma non sa se domani lavorerà ancora ;
  • chi lavora ma ciononostante non arriva alla fine del mese “grazie” al dumping da libera circolazione;
  • chi, e non per scelta, deve arrangiarsi con lavori ad ore, su chiamata o a tempo parziale;
  • chi è stato costretto a prepensionarsi, altrimenti sarebbe stato lasciato a casa;
  • chi, per avere un futuro, è stato costretto ad emigrare come i nostri bisnonni, e a chi si prepara a farlo;

Bisogna continuare?

Lorenzo Quadri

 

Primo luglio: l’apoteosi della presa per i fondelli

Tra una settimana entrerà in vigore la misura per NON applicare la preferenza indigena

 

Ormai non c’è limite al peggio! Il primo luglio entrerà in vigore (si fa per dire) il compromesso-ciofeca con cui la partitocrazia cameriera dell’UE ha affossato il “maledetto voto” del 9 febbraio.

Il compromesso-ciofeca è la dimostrazione della scandalosa sudditanza del triciclo nei confronti dei balivi di Bruxelles. Una sudditanza emersa in tutta la sua allarmante estensione nel dibattito sull’eurodirettiva disarmista. Il triciclo PLR-PPD-P$ strillava unanime: dobbiamo genufletterci, altrimenti mettiamo a rischio l’accordo di Schengen! Bisogna salvare Schengen! O Schengen o morte!

Nessun automatismo

A parte che, come già detto a più riprese (ma repetita iuvant) non c’è alcun automatismotra njet elvetico al Diktat UE sulle armi e disdetta (da parte della DisUnione europea) dell’accordo di Schengen; alla partitocrazia inchinata a 90 gradi davanti ai suoi padroni di Bruxelles rivolgiamo una domandina facile-facile: cosa conta di più?I fallimentari accordi di Schengen, quelli che ci obbligano a tenere le frontiere spalancate, quelli che ci costano 200 milioni all’anno invece dei 7-8 promessi, quelli che a furia di “acquis” del piffero continuano a toglierci sovranità con la tattica del salame (una fetta alla volta)?  Oppure sono più importanti la nostra sovranità, i nostri diritti popolari, la nostra indipendenza, le nostre tradizioni?

Ebbene, la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ha fatto la propria scelta. Ed ha deciso in favore dei fallimentari accordi di Schengen. Ma bene!

Capita l’antifona? Il triciclo è pronto a rottamare i valori fondanti della Svizzera pur di tenere in piedi degli accordi che dovrebbero invece essere spazzati via:tant’è che sempre più paesi – Stati membri UE! – ne sospendono l’applicazione. Qui c’è dunque una partitocrazia che in nome del flop-Schengen svenderebbe anche la nonna; anche perché gli elettori li ha già svenduti da un pezzo. E’ chiaro che in qualsiasi altra parte del mondo una classe politicante di questo tipo verrebbe mandata a casa in tempo di record. Da noi invece…

Solo due posizioni

Un piccolo inciso. E’ evidente che nel dibattito sulle armi ci possono essere solo due posizioni: chi rifiuta il Diktat disarmista dell’UE e chi invece cala le braghe. Le pavide modifiche apportate in Consiglio nazionale alla proposta iniziale del governo non cambiano nulla e non costituiscono affatto una “terza via”. Sempre di calata di braghe si tratta. Ossia, di rottamazione del diritto elvetico per farsi schiacciare gli ordini da Bruxelles. Che la linea del P$$ sia questa, non è certo una novità: la gauche-caviar vuole l’adesione all’UE. Ma che anche ex partitone e PPDog siano ossessionati fino a questo punto dai diktat internazionali deve far riflettere i rispettivi elettori.

Perché la partitocrazia è così ossessionata da Schengen?Forse perché Schengen – come pure altri trattati internazionali del flauto traverso – fornisce immancabilmente ai camerieri dell’UE il pretesto per gettare nel water la volontà popolare sgradita, con la fregnaccia dell’ “incompatibilità con il diritto superiore”? Oppure si tratta di un mantra per autoconvincersi?

Il bidone

Alla luce del desolante dibattito sulle armi in Consiglio nazionale, si capisce ancora meglio come mai le misure di sedicente attuazione (ah ah ah) del 9 febbraio non valgono assolutamente una sverza. Queste misure, ed in particolare l’obbligo di annuncio agli URC, entreranno in vigore il primo luglio. Previsione del Mago Otelma: esse non diminuiranno l’immigrazione incontrollata di una sola unità. Non impediranno l’assunzione di un solo frontaliere a scapito di un ticinese.

A rendere il provvedimento ancora più inutile il fatto che:

  • L’obbligo di annuncio scatta nei settori dove il tasso di disoccupazione ha raggiunto l’8% (!)
  • Il tasso di disoccupazione viene calcolato su scala nazionale.

Quindi: prima di raggiungere l’8% (naturalmente calcolato secondo le statistiche taroccate della SECO), campa cavallo!

E soprattutto: il calcolo a livello nazionale non tiene conto delle particolarità regionali. E’ evidente che ciò è stato voluto per essere sicuri che l’obbligo di annuncio non servirà assolutamente ad un tubo, ed in particolare che non darà fastidio ai vicini a sud.

Ci siete o ci fate?

L’aspetto grottesco della vicenda è che a denunciare l’inutilità dell’annuncio agli URC ci sono pure i $indakati ro$$i. O kompagni, ma ci siete o ci fate? Prima rottamate la preferenza indigena e votate il compromesso-ciofeca, e poi vi lamentate che il compromesso ciofeca fa schifo?

Inutile dire che, una volta in vigore l’obbligo annuncio agli URC (1° luglio), si assisterà al festival delle statistiche taroccate per far credere che la grottesca misura sia utile. E che il problema dell’immigrazione scriteriata sarebbe “risolto”. Certo, come no!

Basta con le panzane! Tutti a firmare l’iniziativa contro la libera circolazione!

Lorenzo Quadri

 

Nazionalità dei delinquenti: arriva la censura di regime

Zurigo: nessuna informazione sul passaporto di chi commette reati. Mentre da noi…

 

Evviva! Ecco arrivare, da Zurigo,  l’ennesimo esempio della trasparenza con cui i kompagnuzzi amano riempirsi la bocca, naturalmente solo quando fa comodo a loro. La città a governo rossoverde ha infatti deciso che la sua polizia continuerà a non indicare, nei comunicati ufficiali, la nazionalità dei delinquenti. Perché, secondo i $inistrati con la morale – e la legalità, e appunto la trasparenza a senso unico – questa sarebbe “falsa trasparenza”.

Ma tu guarda che faccia di lamiera. Ci spieghino i rossi ed i verdi anguria (verdi fuori, rossi dentro) per quale strano motivo la trasparenza quando fa comodo a loro è un imprescindibile dovere civico, mentre sulla criminalità d’importazione è intollerabile. Questa si chiama censura di regime, ed è un leitmotiv della gauche-caviar. La quale blatera senza vergogna di libertà di stampa, di tolleranza, di “rispetto in politica”, di morale, e di tante altre belle e politikamente korrettissime cosette. Che però devono valere rigorosamente a geometria variabile. Libertà e tolleranza solo per chi la pensa come i $inistrati. Per gli altri – in particolare per i “beceri populisti” – bavagli, intolleranza e campagne d’odio!

Nascondere i fatti sgraditi

La censura di regime decisa in quel di Zurigo sulla nazionalità dei delinquenti mira a tenere nascosto il dilagante fenomeno della criminalità d’importazione, generato dalla scellerata politica delle frontiere spalancate, del “devono entrare tutti” e del “non si espelle nessuno”. I primi fautori di questa politica sono proprio il PS (Partito degli Stranieri) e dintorni. Sicché lorsignori pretendono di “scopare sotto il tappeto” i disastri provocati dalle loro ideologie. Chi li denuncia va infamato e delegittimato come razzista e fascista. Avanti così, kompagni, che alle elezioni arriverà il “premio”. Intanto ricordiamo – così, tanto per gradire – che all’hotel Stampa ci sono spesso e volentieri l’80% di detenuti stranieri.

E’ evidente che da parte nostra non solo vogliamo sapere la nazionalità dei delinquenti, ma anche da quanto tempo si trovano in Svizzera, se sono a carico dello Stato sociale, se si tratta di persone “già note alla giustizia”. In caso di cittadini svizzeri, vogliamo invece sapere se si tratta di naturalizzati.

Il malvezzo

In materia di passaporto dei delinquenti, alle nostre latitudini le autorità sono assai più trasparenti che a Zurigo, e ci mancherebbe altro. Tuttavia si nota il malvezzo, ma guarda un po’, di indicare come “ticinesi” o “svizzere” persone che sono residenti in Svizzera ma non per questo hanno il passaporto rosso. C’è una bella differenza. (Un po’ come i presunti “frontalieri ticinesi della spazzatura” di cui si è a lungo (s)parlato in quel di Como, ma che in realtà sono italiani).

Oppure capita di dimenticare “dettagli” non proprio irrilevanti.

Esempio recente: la famiglia di sei persone arrestata una settimana fa in un campeggio di Cadenazzo per aver aggredito altri ospiti della struttura. La stampa di regime si è affrettata ad indicare che si trattava di “cittadini Svizzeri, residenti in Romandia” (quando i delinquenti sono svizzeri, chissà come mai, ogni reticenza viene a cadere).  Si è però “scordata” di precisare che si trattava di una famiglia di nomadi. Che brutti scherzi gioca la memoria, eh?

Lorenzo Quadri

Le invettive del ministro P$ contro gli odiati populisti

 Il kompagno Bertoli su “faccialibro” si scaglia contro chi osa fermare i finti rifugiati

Uhhh, che pagüüüraaa! Sul giro di vite che molti paesi hanno giustamente dato all’immigrazione clandestina prosegue la morale a senso unico dei kompagni del P$. Quelli del “devono entrare tutti”. Quelli che, nel parlamento cantonale, hanno pure la deputata-passatrice. Ed è sicuramente un caso che organizzazioni contigue al partito sguazzino nel business dell’asilo, nevvero?

Particolarmente attivo su questo fronte è stato, nei giorni scorsi, il direttore del DECS Manuele “La scuola che NON verrà” Bertoli. (In realtà anche altri compagni gallonati hanno detto la loro, ad esempio il presidente del PS Righini; solo che non se li è filati nessuno).

I “mostri”

Via “faccialibro” (facebook) il Consigliere di Stato P$ ha dato la stura alla propria indignazione nei confronti  dei “mostri” di turno. In particolare il neo-ministro degli interni italico Matteo Salvini, che ha chiuso i porti del Belpaese alle navi delle ONG. Le ONG sono quelle organizzazioni che, profumatamente foraggiate anche con soldi pubblici – tra cui si contano anche camionate di milioni dello sfigato contribuente svizzerotto – trasbordano i finti rifugiati con lo smartphone sulle coste italiche. Ovviamente il servizio taxi non viene di certo offerto gratis. Tra i grandi sponsor delle ONG ci sono, come noto, individui quali George Soros, il decrepito miliardario teorico dell’invasione dell’occidente.

L’imperdonabile colpa

Assieme a Salvini sulla graticola virtuale del direttore del DECS finiscono altri politici quali Orban, Trump, il ministro degli Interni tedesco Seehofer. Inspiegabilmente dimenticato il cancelliere austriaco Kurz: forse perché l’Austria, come la Svizzera, è un piccolo paese, e quindi quantité négligeable,  indegna delle attenzioni del Consigliere di Stato socialista? Attendiamo comunque i prossimi post.

L’imperdonabile colpa dei governanti di cui sopra è quella di difendere i rispettivi paesi dall’invasione di migranti economici che non scappano da nessuna guerra  (quanti di loro sono estremisti islamici o avanzi di galera, visto che i paesi di provenienza hanno svuotato le carceri?).

Geometria variabile

Come da copione: i  kompagni si sciacquano la bocca con il “rispetto della legge”. Ma, “more solito”, ciò avviene a geometria variabile. Le leggi che regolano l’immigrazione, infatti, per i sinistrati vanno violate: perché “devono entrare tutti”. E perché il business ro$$o dell’asilo deve prosperare.

Quei governanti che difendono (chiudendo i porti, erigendo barriere, eccetera) i confini esterni dello spazio Schengen, di cui purtroppo facciamo parte, vanno solo ringraziati. Rendono un servizio a tutta l’area Schengen. Invece vengono infamati dalla gauche-caviar, con apprezzamenti  del  tipo: incivili, osceni, patetici, eccetera.

E’ chiaro che i ministri ed i capi di governo citati da Bertoli degli improperi del direttore del DECS se ne fanno un baffo: nemmeno sanno che esiste. Intanto però costoro, al contrario ad esempio della kompagna Simonetta Sommaruga, sono stati eletti/votati dai loro concittadini, che ne condividono le posizioni. Quindi insultare gli odiati premier “populisti” significa insultare anche i loro concittadini: gli italiani, gli ungheresi, gli austriaci…

Ah già: la gauche caviar disprezza profondamente, e non perde occasione per manifestarlo, il popolazzo becero che vota sbagliato.

I responsabili delle morti in mare

A Bertoli &Co vale anche la pena ricordare che la responsabilità delle morti in mare la porta chi apre porti e frontiere all’immigrazione clandestina, in genere servendosi di squallidi ricatti morali per denigrare i contrari, e in questo modo fomenta le partenze dei finti rifugiati. Non certo chi li chiude.

E, se l’Italia smette di essere il ventre molle del caos asilo in Europa, tra i primi a guadagnarci, per ovvi motivi di continuità geografica, ci saremmo proprio noi.

Le Simonette

E’ particolarmente desolante constatare  che, mentre sempre più paesi a noi vicini combattono l’immigrazione clandestina, la Simonetta la fomenta costruendo nuovi centri asilanti ed immaginandosi pure di integrare professionalmente i finti rifugiati a scapito degli svizzeri, invece di preoccuparsi di rimandarli al paese d’origine.

 Altro che censura!

Fa poi specie che il direttore del DECS abbia reagito a chi si è permesso di criticarne le balorde esternazioni con uno stizzito “non mi farete tacere, mettetevi l’anima in pace”.

Ossignùr! Lungi da noi il sospetto di voler imporre un qualsiasi bavaglio al buon Bertoli. E’ vero l’esatto contrario. Il nostro auspicio è che contini ad esprimersi ad oltranza.In particolare proprio sul tema dei finti rifugiati. Perché ogni volta che il Consigliere di Stato del PS (Partito degli Stranieri) parla o scrive, i consensi suoi e del suo partito crollano. Per cui, avanti con post, tweet, instagram, portali, articoli sui giornali,… più ce n’è meglio è!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

Asilanti: contro i nuovi centri deve essere mobilitazione

Il njet dei cittadini di Losone non rimanga un caso isolato: va esteso a tutto il Cantone

 Lo scorso 10 giugno a Losone i cittadini hanno votato contro la riapertura per tre anni dell’ex caserma come centro per finti rifugiati. Le maggioranze politikamente korrette volevano invece barattare la sicurezza – non solo del Comune ma di tutto il comprensorio – per il classico piatto di lenticchie: 600mila Fr di affitto, offerto dal Dipartimento Sommaruga. La ministra del “devono entrare tutti”, ma tu guarda i casi della vita, bramava infatti la riapertura della struttura.

Scarica-barile tra Comuni?

Il chiaro njet popolare di Losone è stato pronunciato in una votazione comunale. Ma evidentemente non si può tentare di liquidare la questione come un semplice fatto legato alla situazione contingente di un comune. In altre parole: il voto è comunale, ma la valenza è cantonale.

Accade infatti che adesso la Pepa Tencia rischia di doversela cuccare il Mendrisiotto con centri provvisori e permanenti. Questo perché la nuova legge sull’asilo permette al Dipartimento Sommaruga di creare centri provvisori, della durata massima di tre anni, per finti rifugiati in immobili di proprietà della Confederella, senza chiedere niente a nessuno; né ai Cantoni, né ai Comuni interessati. Poi naturalmente, una volta scaduti i tre anni, si tenta di tirar là. Proprio come accaduto a Losone. Lì il tentativo non è andato in porto perché la popolazione, grazie anche all’impegno della sezione locale della Lega e del consigliere comunale Orlando Guidetti, ha fatto fallire il piano. Ma “se la nava, la gh’eva i gamb”.

Legge “restrittiva”?

Il bello è che questa legge sull’asilo è stata venduta ai cittadini come “restrittiva”. Certo, come no: restrittiva come la legge sugli stranieri: quella che dovrebbe permettere di espellere i delinquenti “non svizzeri” dal Paese, come da volontà popolare. Ed invece, ma chi l’avrebbe mai detto, la nuova legge non serve ad applicare la volontà degli svizzerotti “chiusi e gretti” bensì a sabotarla. Infatti essa fornisce ai legulei dei tribunali pretesti per NON espellere i delinquenti stranieri. Che infatti rimangono  (quasi) tutti qui. Erano state promesse, in fase di votazione popolare, 4000 espulsioni all’anno. Invece si arriva più o meno ad un decimo. Una vergogna. L’ennesima truffa a danno dei cittadini.

Intorno a noi…

Tornando ai centri per i finti rifugiati: è evidente che la tattica non può essere quella di rimpallarsi la Peppa Tencia tra un Comune e l’altro. Bisogna invece impedire la creazione di questi centri in tutto il Ticino; che sia Locarnese o Mendrisiotto o altrove, cambia poco.

Mentre i paesi a noi vicini, suscitando l’isterica riprovazione degli spalancatori di frontiere, adottano il pugno duro contro l’immigrazione clandestina, i camerieri bernesi di Bruxelles non si sognano neanche lontanamente di fare lo stesso.

Addirittura l’Ungheria inserirà nella Costituzione il divieto di accoglienza per migranti economici. E questo malgrado si tratti di uno Stato membro dell’UE. Eppure gli ungheresi “possono”. Solo agli svizzerotti fessi si viene sempre a raccontare che “sa po’ mia”.

Non integrabili

Per contro, la kompagna Sommaruga non solo vuole creare nuovi centri d’accoglienza per asilanti, ma, invece di rimandare i finti rifugiati al paese d’origine, vorrebbe integrarli nel mercato del lavoro a scapito degli svizzeri. Perché “devono restare tutti”!

Non dimentichiamo poi che tra i migranti economici si trovano pure jihadisti, estremisti islamici, avanzi di galera (i paesi d’origine hanno svuotato le carceri), molestatori, e via elencando. E, in ogni caso, gli asilanti non sono integrabili. Infatti praticamente nessuno di essi lavora, nemmeno quando lo “status” lo permetterebbe. I 132 milioni all’anno – soldi nostri! – che la Simonetta vorrebbe spendere per collocarli, finiranno direttamente nel water. Il flop dell’operazione è annunciato.

Decidano i cittadini

Il voto di Losone parla chiaro e non deve rimanere un caso isolato. I cittadini ticinesi devono far sentire la propria voce per impedire la creazione di nuovi centri per finti rifugiati nel nostro Cantone. Altrimenti avanti di questo passo, se lasciamo fare al Dipartimento Sommaruga e alla partitocrazia politikamente korretta e spalancatrice di frontiere, finiremo con l’essere l’unico paese che accoglie i finti rifugiati a braccia aperte. Non certo per volontà popolare, ma per volontà dei politicanti.

Il voto popolare sui centri asilanti dovrebbe avvenire ovunque la Berna federale vaneggi di aprirne uno. In questo senso l’iniziativa del deputato leghista Boris Bignasca che chiede che questi centri vengano sottoposti a referendum obbligatorio va senz’altro nella direzione giusta. L’idea va promossa a livello federale.

Ovviamente la partitocrazia non ne vorrà sapere. Ma dovrà mettere fuori la faccia. Dovrà spiegare alla gente perché vuole ad ogni costo impedire ai cittadini di decidere sulla creazione, vicino a casa loro, di centri d’accoglienza per finti rifugiati con lo smartphone. Strutture destinate ad incidere in modo deleterio sulla qualità di vita del vicinato e non solo. A Losone, ma pure a Chiasso, ne sanno qualcosa.

Lorenzo Quadri

 

L’UE vuole farci pagare anche la disoccupazione dei frontalieri

In arrivo una nuova “pillola” di svariate centinaia di milioni? Ma a Berna dormono

E non osiamo nemmeno pensare agli abusi che una simile regolamentazione porterebbe con sé. Naturalmente a spese degli svizzerotti fessi

Avanti così! Giù le braghe! Ancora più giù! Fino ai talloni!

Mentre i camerieri bernesi di Bruxelles si impegnano allo spasimo per genuflettersi alla fallita UE, quest’ultima continua a fregarci in tutte le maniere.

Dopo mesi di silenzio – silenzio assai sospetto: si vede che la brace covava sotto le ceneri – ecco che torna di prepotenza alla ribalta la questione della disoccupazione dei frontalieri.Attualmente essa è pagata dal paese di residenza, mentre l’ultimo luogo di lavoro fornisce una partecipazione. La Svizzera ad esempio versa ai paesi di residenza dei frontalieri un contributo pari a tre mesi di disoccupazione per chi ha lavorato meno di un anno, e a 5 mesi per chi ha lavorato di più. L’intenzione dei funzionarietti UE invece è quella di scaricare tutti costi della disoccupazione sul paese in cui i frontalieri hanno lavorato. In base alle regole in vigore in quel paese.

Centinaia di milioni

Evidentemente si tratta di un modo per infinocchiare quegli Stati che hanno molti frontalieri. Come è il caso della Svizzera.

Tradotto in parole povere, se la nuova norma UE dovesse entrare in vigore, l’assicurazione contro la disoccupazione elvetica dovrebbe pagare ogni annocentinaia di milioni di Fr in più di ora. Quanti, non è dato di sapere. Ma è evidente che si tratterebbe di un vero e proprio salasso.

Potenziare gli URC

A pagare sarebbe sì la Confederella, ma non solo lei. I Cantoni dovrebbero infatti potenziare gli Uffici regionali di collocamento (URC) a proprie spese.

Senza contare che i frontalieri senza lavoro si iscriverebbero tutti agli URC. E quindi potrebbero beneficiare dell’obbligo di annuncio dei posti di lavoro vacanti che entrerà in vigore il prossimo primo luglio nell’ambito di quella “cagata pazzesca” (Fantozzi) denominata “preferenza indigena light”: quella partorita dal triciclo PLR-PPD-P$$ per NON applicare il “maledetto voto” del 9 febbraio.

Avanti con i regali!

La disoccupazione pagata dalla Svizzera secondo le regole svizzere ai permessi G è solo l’ultima puntata della serie dei regali del tutto ingiustificati ai frontalieri.

Le precedenti sono:

  • La possibilità di beneficiare delle stesse deduzioni fiscali dei residenti. Conseguenza: necessità per il Cantone di assumere (e pagare) più tassatori per calcolare le deduzioni fiscali dei frontalieri. Quindi, più spese per meno entrate.
  • I tamberla della SECO, quelli delle statistiche taroccate, hanno di recente comunicato di voler estendere il diritto al guadagno intermedioanche ai frontalieri. Senza che nessuno l’abbia chiesto. Lo hanno deciso loro; “così”. E noi continuiamo a pagare 100 milioni all’anno per foraggiare la SECO? Ma chiudiamola subito che è meglio!

Privilegi ingiustificati

Inutile dire che i frontalieri disoccupati, qualora potessero far capo alle prestazioni LADI pagate dagli svizzerotti fessi – così come da scellerato disegno dei funzionarietti dell’UE – starebbero molto meglio dei loro connazionali senza lavoro. Quindi beneficerebbero di un nuovo, iniquo privilegio rispetto ai loro concittadini che lavorano in patria.E questo è vergognoso.

E’ poi altrettanto evidente che, mentre percepirebbero la disoccupazione elvetica, tanti frontalieri presunti “disoccupati” lavorerebbero in nero al loro paese. E gli svizzerotti fessi non potrebbero esperire alcun controllo: pagare e tacere!

Non osiamo poi immaginare gli abusi (contratti di lavoro fittizi, eccetera) che verrebbero messi in piedi da innumerevoli furbetti dell’italico quartierino per poter beneficiare delle ricche indennità elvetiche!

In vigore in autunno?

Le intenzioni dell’UE di far pagare la disoccupazione dei frontalieri al paese dove hanno lavorato non sono cadute dal cielo in questi giorni. Già ad inizio marzo dello scorso anno(!) chi scrive aveva interrogato il Consiglio federale su questo tema. Si chiedeva in particolare cosa intendesse fare il governo per evitare questa nuova legnata da centinaia di milioni di Fr. Inutile dire che la risposta è stata il solito menavia.

Evidentemente nel frattempo gli scienziati bernesi non hanno fatto assolutamente un tubo. Ed infatti  è verosimile, secondo il St Galler Tagblatt, che la scandalosa misura possa entrare in vigore in autunno!

E il ministro degli esteri KrankenCassis, cosa ha fatto su questo fronte? Forse che non ha fatto proprio niente? Troppo impegnato a partecipare ad aperitivi e ad eventi mondani che non c’entrano un tubo con la politica estera? Troppo intento a dichiararsi pronto a sacrificare le misure accompagnatorie sull’altare dello sconcio accordo quadro istituzionale venendo perfino (è il colmo!) sconfessato pubblicamente dal suo subito-sotto Balzaretti? (E dàgli con la solita ossessione patologica per gli accordi con la fallita UE che “devono assolutamente” essere conclusi!).

Non saremmo tenuti, ma…

La Svizzera di per sénon è obbligataa riprendere l’eventuale nuova norma europea sulla disoccupazione dei frontalieri. Dunque, tüt a posct? Pericolo scampato? No di certo! Infatti:

  • I camerieri bernesi dell’UE correranno ad adeguarsi. Perché, per loro, davanti a Bruxelles “è ineluttabile” calare le braghe;
  • E comunque, in caso di sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale, anche il diktat UE sulla disoccupazione dei permessi G diventerebbe automaticamente valido per la Svizzera.

Com’era già la fregnaccia di KrankenCassis e degli euroturbo (P$$ in primis)? Che l’accordo quadro istituzionale in fondo è solo un dettaglio?

Ma sganciamoci in fretta da questa fallimentare Unione europea che ci vuole solo trattare come delle mucche da mungere! Altro che siglare nuovi accordi con l’UE: bisogna cominciare a disdire un po’ dei trattati in essere! A cominciare, ovviamente, da quello sulla devastante libera circolazione delle persone.

Lorenzo Quadri

Sgravi fiscali: “amnesie” su persone sole e ceto medio

Senza un’iniziativa popolare queste categorie non otterranno nulla, perché il triciclo…

 

L’AITI, Associazione Industrie ticinesi, ha commissionato alla SUPSI uno studio sulla fiscalità delle aziende. Dal quale emerge che il Ticino in campo fiscale è fermo al palo da oltre quindici anni, che si trova sul fondo della classifica della competitività fiscale intercantonale e che la situazione è per noi rischiosa. Cose che in realtà si sapevano anche senza bisogno di tanti studi! Un po’ come le cause della crisi di via Nassa a Lugano…

Lo studio si inserisce nel dibattito in corso a Berna sul progetto fiscale 2017 per le imprese.

Giusto parlare di fiscalità delle aziende, ma non dimentichiamoci di quella del ceto medio ed in particolare delle persone singole, che sono snobbate da anni!

Contribuenti dimenticati

Per questi contribuenti, che costituiscono l’ossatura della nostra società, non si fa un tubo dalla notte dei tempi. La riformetta fisco-sociale, passata per il buco della serratura, contemplava degli sgravi a vantaggio dei “borsoni” onde evitarne un catastrofico fuggi-fuggi dall’ “inferno fiscale” ticinese. E tutti gli altri? Il ceto medio e le persone singole vengono ignorate perché non possono spostare il domicilio all’estero in quattro e quattr’otto?

Queste categorie non solo non hanno beneficiato di alcun “alleggerimento fiscale”, ma negli ultimi anni hanno dovuto fronteggiare nuove tasse e balzelli. Vedi le stime immobiliari gonfiate per fare cassetta, con cui il DFE ha voluto mettere le mani nelle tasche dei proprietari di un appartamento o di una casetta. In più, il loro reddito disponibile viene continuamente eroso dagli aumenti di premio di cassa malati: DSS, se ci sei, batti un colpo!

Se aspettiamo la partitocrazia…

Per qualche strano motivo, quando si tratta di sgravi fiscali per ceto medio e persone singole i soldi non ci sono mai. Ci sono per i ricchi, ci sono per le aziende, ci sono per mantenere frotte di immigrati nello Stato sociale e di finti rifugiati con lo smartphone. E’ ora di darci un tagli a questo andazzo, ma è evidente che se aspettiamo il triciclo PLR-PPD-P$$ aspettiamo un pezzo.

Il triciclo è perfino riuscito nel recente passato a bocciare l’iniziativa parlamentare generica (!) dell’ex deputata Iris Canonica che chiedeva una fiscalità più equa per le aliquote B.

Serve un’iniziativa popolare

Presentare iniziative parlamentari chiedendo sgravi fiscali per il ceto medio e per le persone singole è giusto, ma all’atto pratico inutile. La partitocrazia le affossa senza fallo. E sempre con la stessa scusa: “gh’è mia da danée”!  Ohibò, e come mai invece i soldi per tutto il resto ci sono? Se  “gh’è mia da danée”, l’elefantesca amministrazione cantonale comincia a risparmiare e si comincia anche a tagliare i sussidi agli immigrati nello Stato sociale. La pacchia è finita.

Ma naturalmente il triciclo non ne vuol sapere e quindi l’unica soluzione, se si vuole una fiscalità meno oppressiva per il ceto medio e per i single, è l’iniziativa popolare.In caso contrario rimarremo sempre fermi al palo.

Lorenzo Quadri

Ma gli altri Cantoni se ne fregano del voto popolare

Espulsione dei delinquenti stranieri: Ticino primo della classe! Grazie Norman!

Beh, finalmente una bella notizia. Che, ma guarda un po’, arriva grazie al Dipartimento delle istituzioni guidato dal leghista Norman Gobbi. Il Ticino è infatti, come abbiamo appreso di recente, uno dei Cantoni più virtuosi nell’ambito dell’espulsione dei delinquenti stranieri, con una quota di persone effettivamente allontanate dalla Svizzera del 72%. Bene, avanti così!  Peccato che la lieta novella si inserisca in un quadro che, a livello nazionale, è a dir poco desolante.

Inflessibili solo con gli automobilisti

L’espulsione dei delinquenti stranieri è infatti stata decisa dal popolo nel lontano 2010. Tuttavia, come spesso accade per le decisioni popolari sgradite, la partitocrazia l’ha snobbata alla grande. Sicché l’UDC nazionale ha lanciato la cosiddetta iniziativa d’attuazione, che elencava esattamente in quali casi il delinquente straniero sarebbe stato espulso con certezza; ovvero senza tanti se né ma. Da notare che gli spalancatori di frontiere multikulti si sono subito messi a starnazzare. Oltre al solito disco rotto del “razzismo” e della “xenofobia” (che süpa, $ignori… che süpa), costoro blateravano che, con l’iniziativa, il giudice non avrebbe avuto il margine di manovra necessario per valutare il singolo caso. Peccato che poi sia stato approvato il bidone Via Sicura. E questo, ma guarda un po’, prevede proprio l’azzeramento del margine di manovra del giudice. Però in quel caso la soppressione delle possibilità di apprezzamento, naturalmente a danno degli automobilisti, alla casta politikamente korretta va benissimo! Capito l’andazzo? Triciclo partitocratico inflessibile con gli automobilisti (che vanno criminalizzati con ogni pretesto), ma buonista-coglionista con i delinquenti stranieri!

Eccezione trasformata in regola

Sull’iniziativa d’attuazione si è votato nel febbraio 2016. L’iniziativa è stata respinta con il 63% dei voti. L’élite spalancatrice di frontiere – partitocrazia, stampa di regime, intellettualini da tre e una cicca – si mobilitò in forze per affossarla. E con un’isteria che avrebbe anticipato quella sfoderata contro il “No Billag”.

Argomento principe: l’iniziativa non avrebbe tenuto conto dei casi di rigore. Ossia di quei casi in cui l’espulsione del delinquente straniero – per quanto di per sé giustificata dai reati commessi – risulterebbe “sproporzionata”. Bocciata l’iniziativa, ecco che la legge sugli stranieri contempla la clausola di rigore. Ma non ci voleva il Mago Otelma per prevedere che la casta multikulti ne avrebbe immediatamente abusato, trasformando in regola quella che avrebbe dovuto essere l’eccezione. Il Consiglio federale, prima della votazione, aveva promesso che, con la nuova legge sugli stranieri, ci sarebbero state 4000 espulsioni all’anno. Certo, come no. Ce la immaginiamo la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, che propone una legge che porta a 4000 espulsioni all’anno? O la partitocrazia politikamente korretta che la approva?

Un decimo

Ed infatti, altro che 4000 espulsioni all’anno. Si naviga attorno ad un decimo di questa cifra. Per l’ennesima volta, la casta ha raccontato un sacco di balle. Niente di nuovo sotto il sole. Ricordiamo ad esempio che il Consiglio federale aveva promesso che, con la devastante libera circolazione delle persone, sarebbero immigrate in Svizzera dall’UE al massimo 10mila persone all’anno. La cifra reale, a dipendenza dell’annata, è tra le 6 e le 8 volte superiore. Oppure, sempre il Consiglio federale aveva promesso che gli accordi di Schengen sarebbero costati 7-8 milioni all’anno; invece siamo in zona 200. E, ancora a proposito di Schengen, prima della votazione era pure stato raccontato che in nessun modo l’adesione della Svizzera avrebbe comportato una messa in discussione del nostro diritto delle armi. Invece, come abbiamo ben visto con il Diktat UE sulle armi – davanti al quale la partitocrazia cameriera di Bruxelles ha calato le braghe – le cose stanno ben diversamente. Si dirà che i tempi cambiano, e che gli accordi internazionali si devono adattare. Bene, allora cambia anche la devastante libera circolazione delle persone. Anche quella si adatta; ovvero si limita. Invece, chissà perché, secondo i tamberla del triciclo la devastante libera circolazione delle persone deve rimanere in vigore sempre identica. Ovvero senza alcun limite. Altrimenti i funzionarietti dell’UE si inalberano! Penoso: negli stessi paesi membri gli eurocrati vengono mandati “affandidietro”. Invece gli svizzerotti si inginocchiano.

Logica conseguenza

La vicenda delle (non) espulsioni dei delinquenti stranieri – che sono 400 all’anno invece di 4000 – conferma che:

1) sulle promesse della casta non si può assolutamente fare affidamento; e

2) quando si tratta di non applicare la volontà popolare, la casta il margine di manovra lo trova.

Infatti, come si spiega che in Ticino, grazie a Norman Gobbi, il 72% dei delinquenti stranieri da allontanare viene effettivamente espulso, mentre ci sono cantoni come Neuchâtel in cui questa percentuale è di un miserevole 11%? Tutti i “casi di rigore”, ossia tutti i delinquenti che sarebbe “sproporzionato” (?) rimandare al loro paese, sono a Neuchâtel? Evidentemente no. E’ lecito supporre che questi casi siano distribuiti in modo più o meno uniforme sul territorio nazionale.

Se ne deduce quindi che, in alcuni Cantoni, politicanti e legulei approfittano senza remore della scappatoia dei “casi di rigore” per NON applicare praticamente mai la volontà popolare, sostituendola con il principio-guida della casta spalancatrice di frontiere: “devono entrare (e restare) tutti”.

Basti pensare che il tribunale cantonale zurighese è addirittura riuscito a decidere che non si può (sa po’ mia!)  espellere un 27enne picchiatore tedesco nullafacente, perché ciò sarebbe contrario alla devastante libera circolazione delle persone.Uella! E la volontà popolare? E l’articolo costituzionale sull’espulsione dei delinquenti stranieri? Nello sciacquone! Libera circolazione über Alles!

Il “margine di manovra”

L’abissale differenza tra i vari Cantoni dimostra che, quando vuole, la casta il “margine di manovra” lo trova. Stranamente, ma guarda un po’, lo trova sempre per non applicare la volontà popolare. Quando invece si tratta di applicarla, allora si attacca, come una cozza allo scoglio, al ritornello del “sa po’ mia”!

Signori, ma chi pensate di prendere per i fondelli? Ricordarsene alle prossime elezioni!

Lorenzo Quadri

 

La casta, asfaltata, sbrocca contro gli odiati “populisti”

L’ isteria dell’élite spalancatrice di frontiere che non accetta i responsi popolari 

 

Da un paio di settimane la Vicina Penisola ha finalmente un nuovo governo, formato dai vituperati “populisti” di Lega e 5 stelle. E la casta, a livello internazionale, è andata in tilt. Se ne sono sentite di tutti i colori. Dal commissario europeo che si è augurato un disastro sui mercati finanziari del Belpaese per “insegnare agli italiani a votare giusto” (e noi davanti a simili soggetti continuiamo a calare le braghe?) al “blasonato” quotidiano radikalchic New York Times che ha sbroccato senza remore, scrivendo che il governo italiano farebbe “schifo”.

La casta ha perso la bussola

Questa isteria ben dimostra come l’establishment stia perdendo completamente la bussola. Del resto, lo si può comprendere: da ogni appuntamento elettorale  esce indebolito, quando non asfaltato. In Europa la casta ha ancora in mano il pallino in Francia – vedremo per quanto – con il burattino Marcon, un “prodotto” creato a tavolino dall’establishment. Altrove le cose vanno diversamente: in Germania l’ “Anghela” Merkel è indebolita, in Austria ha vinto il cancelliere anti-migranti, i paesi del blocco Visegrad sono noti, anche in Slovenia si fanno largo  gli odiati “populisti”, in Gran Bretagna c’è la Brexit, e avanti di questo passo. La casta ha di che agitarsi.

Sull’orlo di una crisi di nervi

Gli eurofonzionarietti, in particolare, sono sull’orlo di una crisi di nervi. Perché nessuno ormai gli dà più retta. Nemmeno negli Stati membri UE.  Ad ubbidire pedissequamente resta solo la Svizzera. Dove i politicanti sono letteralmente ossessionati dai trattati con Bruxelles. Sicché Bruxelles, con notevole squallore, fa pressione su Berna affinché sottoscriva lo sconcio accordo quadro istituzionale. Ed i suoi camerieri sotto le cupole federali sarebbero anche pronti a cedere. Il pretesto? Sempre il solito: noi siamo piccoli, abbiamo bisogno dell’UE e quindi (?) avanti! Facciamoci comandare a bacchetta da tutti!

Il tranello di Dublino

Intanto il nuovo governo italiano ha già fatto saltare la revisione dell’accordo di Dublino, quello che prevede che i finti rifugiati con lo smartphone se li deve tenere il Paese in cui è stata depositata la prima domanda d’asilo. Il neo-ministro degli interni Salvini al proposito ha detto due cose rilevanti, anche se non particolarmente originali (del resto, non è mica scolpito nella pietra che bisogna sempre inventarsi cose nuove). La prima, che l’Italia non intende continuare ad essere il campo profughi d’Europa. La seconda, che essa potenzierà  i punti d’espulsione dei finti rifugiati.

Se il Belpaese applicherà finalmente il respingimento in mare dei barconi, tutti avranno da guadagnarci; noi compresi. Idem  se farà piazza pulita delle ONG finanziate da Soros e compagnia brutta per organizzare  l’invasione dell’Europa. Non è chiaro invece come avverranno le espulsioni dei finti rifugiati già presenti nella Penisola. Ribadiamo che i “cugini” leghisti ci stanno simpatici e siamo contenti che abbiano vinto le elezioni mazzuolando l’establishment. Ma non per questo siamo disposti a “ricollocare” in casa nostra i finti rifugiati che spettano all’Italia.

Non ci facciamo fregare

Da tempo gli eurobalivi vogliono “resettare” gli accordi di Dublino. L’obiettivo non è certo impedire ad un numero maggiore di migranti economici di raggiungere l’Europa. Guai! “Devono entrare tutti”! L’intento è invece quello di spalmare maggiormente gli arrivi sugli stati firmatari.

E’ evidente che non intendiamo farci fregare. A Berna la partitocrazia, in relazione alla direttiva UE sulle armi, ha lungamente sproloquiato su quanto i fallimentari accordi di Schengen sarebbero indispensabili; da salvare “costi quel che costi”. Col cavolo! Dobbiamo invece prepararci a sospendere, e meglio ancora a disdire, Schengen. A maggior ragione in prospettiva dell’ indebolimento del trattato di Dublino. Indebolimento che mira  a rifilare ulteriori quote di finti rifugiati a paesi che non si trovano sui confini esterni dello spazio Schengen e che di migranti economici ne alloggiano già fin troppi. A partire dal nostro, appunto.

Lorenzo Quadri

Coppia aggredita da asilanti

Sul fattaccio avvenuto a Bellinzona si sono segnalati alcuni silenzi assordanti

 

Ma come, i finti rifugiati con lo smartphone non erano tutta brava gente? Risorse da integrare? “Devono entrare tutti”? “Devono restare tutti”?

In quel di Bellinzona nei giorni scorsi si è registrato un fatto inquietante. A darne per primo e compiutamente notizia, il portale Ticinolibero.

Fatto sta che, come scrive il portale, nei giorni scorsi nella capitale  una giovane coppia è stata aggredita da un gruppo di finti rifugiati eritrei, pare oltre una decina, riportando anche traumi. Non è chiaro  quali motivi abbiano innescato la colluttazione.

Non solo immigrati clandestini, dunque, ma anche violenti! Andiamo bene!  Fuori subito questa gente dalla Svizzera e chiudere i confini!

Naturalmente sappiamo chi ringraziare per simili accadimenti. Ovvero gli spalancatori di frontiere. Ministra del “devono entrare tutti” Sommaruga in primis. Con i suoi degni seguaci anche alle nostre latitudini.

Per una strana coincidenza, ma guarda un po’, a proposito del pestaggio di Bellinzona nessuno ha fatto un cip. Silenzio assordante in particolare da parte dei finti moralisti. Compresi quelli che, non avendo evidentemente nient’altro da fare,  passano il tempo sui “social” alla ricerca di post  presunti razzisti per poi presentare denunce-foffa al ministero pubblico. Adesso, invece, citus mutus.

Ed infatti il direttore del DECS, kompagno Manuele Bertoli, si è affrettato ad affidare a faccialibro (facebook) la propria ira funesta nei confronti del nuovo ministro degli esteri italico, Matteo Salvini, reo di aver impedito lo sbarco della nave di finti rifugiati Aquarius. Ma sull’aggressione alla giovane coppia di Bellinzona da parte di finti rifugiati, neanche un cip.

Silenzio anche da parte dall’emittente di sedicente servizio pubblico. E i kompagni del P$? Dispersi nelle nebbie! Vuoi vedere che i picchiatori sono tra i clandestini che la loro deputata-passatrice (che ha sempre goduto del pieno appoggio del partito) aiutava ad entrare illegalmente in Svizzera?

Fosse stato un gruppo di ticinesi ad aggredira una coppia di migranti economici, poco ma sicuro che i finti moralisti starebbero già strillando a pieni polmoni; ovviamente assieme all’emittente di presunto servizio pubblico. Perché, è chiaro, è per questo che paghiamo il canone più caro d’Europa.

Lorenzo Quadri

 

La Posta: la responsabilità non se l’è assunta nessuno!

Le partenze dall’ex Gigante giallo? Obbligate. Il CdA e la Doris non si schiodano

All’ex Gigante giallo è scoppiato il finimondo a seguito dello scandalo Autopostale. La direttrice Susanne “un milione all’anno” Ruoff ha rassegnato le dimissioni già lo scorso venerdì, dichiarando di “assumersi la responsabilità”. Peccato che tale assunzione di responsabilità arrivi con svariati mesi di ritardo, e quando verosimilmente non era possibile fare altrimenti. Per la serie: me ne vado prima di venire “esonerata”; sorte che è invece toccata (e ci mancherebbe altro) ai vertici di Autopostale.

A ciò si aggiunge che la buona Susanne negli anni a capo della Posta un po’ di milioncini se li è già portati a casa. Prenderà inoltre ancora sei mesi di stipendio. Avendo 60 anni, può permettersi tranquillamente di andare in prepensionamento senza alcuna preoccupazione materiale, diversamente da tanti dipendenti della Posta. Sempre che gli “amici” non le abbiano già preparato qualche altra poltrona dorata, ipotesi che non può certo essere esclusa.

Ironia della sorte, la rovinosa caduta della Ruoff è avvenuta solo pochi giorni prima che il Consiglio nazionale accettasse con un voto di scarto le “quote rosa” nelle aziende. Nessuno “ovviamente” ha sottolineato la fine ingloriosa della prima direttrice rosa del Gigante Giallo: non sarebbe stato politikamente korretto.

Mancano risposte

La partenza di Ruoff non fornisce comunque grandi risposte. Contrariamente a quanto si tenta di far credere, alla Posta la “responsabilità” non se l’è assunta nessuno. L’assunzione di responsabilità comporta infatti una scelta

deliberata. Qui, invece, abbiamo chi ha lasciato per evitare di essere messo alla porta (Susanna) e chi è stato lasciato a casa (si tratta poi delle persone giuste?). Sicché, di partenze spontanee non se ne sono viste. Il presidente uregiatto del CdA della Posta, Urs Schwaller, rimane incollato alla cadrega. La Doris parimenti uregiatta, quella che ha sempre difeso ad oltranza sia la Susanna “un milione all’anno” (dichiarazione di metà febbraio: “piena fiducia a Susanne Ruoff”) che la politica di smantellamenti della Posta, non ha fatto alcun “mea culpa”. Anzi: prima ha dichiarato che la vicenda Autopostale mette in cattiva luce “tutto il servizio pubblico”. Ma poi, quando qualcuno, in conferenza stampa, ha osato farle notare le responsabilità del suo partito nella squallida vicenda, ha reagito stizzita.

Le voci

Nelle camere federali si vociferava che la Doris, ormai vicina alla “data di scadenza”, anche a seguito dello scandalo postale avrebbe annunciato la propria partenza dal Consiglio federale ancora nella sessione parlamentare conclusasi venerdì. Invece, una cippa! Incementata alla cadrega!

Altri trucchi?

Intanto i conti taroccati di Autopostale fanno nascere il sospetto che siano stati utilizzati dei trucchi contabili anche per giustificare la chiusura degli uffici postali. C’è chi lo sostiene apertamente.

E, più in generale, la domanda è: dopo la partenza della Ruoff, la politica di smantellamento di uffici postali (e quindi di posti di lavoro) verrà rivista? Oppure tutto andrà avanti come se “niente fudesse”? Malgrado il Parlamento si sia espresso a favore di uno stop, nulla è successo. Presa di posizione della Doris sul tema: “La Posta ha agito secondo i margini di cui dispone per legge”. Evviva!

Postfinance

Come se non bastasse, all’orizzonte si  profila anche il caso Postfinance. Pure qui si annuncia la cancellazione, nei prossimi due anni, di oltre 500 posti di lavoro. In Ticino si parla di 17 impieghi in meno nel 2019. Mentre non si sa cosa accadrà dopo. Questo malgrado Posfinance faccia utili. Naturalmente nemmeno a questo proposito la Doris ritiene di fare un cip. Va tutto bene!

E’ evidente quindi che non basta la partenza – peraltro, come si è visto, obbligata – della Susanna “un milione all’anno” dalla Posta. Occorre un cambiamento di rotta nell’ex regia federale.

Lorenzo Quadri

Giudici stranieri: il triciclo ha svenduto la Svizzera

La partitocrazia ancora una volta contro i diritti popolari: ASFALTIAMOLA in votazione!

Come da copione, la partitocrazia cameriera dell’UE in Consiglio nazionale ha respinto,  compatta ed isterica, l’iniziativa “per l’autodeterminazione” detta anche “contro i giudici stranieri”.

L’iniziativa chiede che la Costituzione abbia la precedenza su trattati internazionali – ciofeca. Quindi: “prima la nostra… Costituzione”. Così funzionavano le cose in Svizzera prima del 2012. E così funzionano le cose in tutto il resto del mondo. A partire dalla Germania, dove l’ordine di priorità (precedenza alla Costituzione nazionale) è stato ribadito nei mesi scorsi dalla massima istanza giudiziaria del Paese.

Fake news

Ma naturalmente di tutto questo la partitocrazia non ne vuole sapere. Gli accordi internazionali, secondo il triciclo, sono più importanti della nostra Costituzione. Perché? Ma perché servono alla casta per cancellare la volontà popolare sgradita.

Durante il dibattito fiume alla Camera del popolo sull’iniziativa per l’autodeterminazione  – 83 oratori e 10 ore di blabla per un’unica votazione! – gli esponenti della casta non hanno certo lesinato sulle fregnacce. E, se nel dibattito sulla direttiva dell’UE contro le armi dei cittadini onesti, l’ossessione del triciclo era la possibile disdetta dei fallimentari accordi di Schengen, questa volta starnazzava ad oltranza all’abolizione della CEDU (Convenzione europea dei diritti dell’Uomo), in Svizzera in caso di Sì all’iniziativa per l’autodeterminazione.

Proprio vero che non c’è limite al ridicolo!

Non cambierebbe nulla

Come non c’è alcun automatismotra rifiuto elvetico del Diktat disarmista UE ed un’eventuale disdetta di Schengen (che a noi, tra l’altro, porterebbe solo vantaggi) la stessa cosa vale per l’accettazione dell’iniziativa “contro i giudici stranieri” e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Su questo aspetto  è bene insistere. Perché naturalmente l’élite spalancatrice di frontiere durante la campagna di votazione strillerà che i promotori dell’iniziativa “per l’autodeterminazione” vogliono rottamare la CEDU e quindi (?) sono degli spregevoli nemici dei diritti umani! Uella!

Non solo: ma se anche per delirio d’ipotesi la CEDU non dovesse più valere in Svizzera, per il rispetto dei diritti umani nel nostro paese non cambierebbe proprio nulla. Infatti i diritti contenuti nella CEDU sono iscritti anche nella nostra Costituzione.

Se fosse in vigore…

Se l’iniziativa contro i giudici stranieri fosse già in vigore, oggi la nostra situazione sarebbe ben diversa. Solo due tra i tanti esempi possibili:

  • I criminali stranieri verrebbero espulsi, come da volontà popolare.
  • La preferenza indigena ed i contingenti votati dal popolo il 9 febbraio 2014 sarebbero in vigore. Idem dicasi per “Prima i nostri”.

E’ evidente quindi che (negli esempi indicati sopra, come in molti altri) il “diritto superiore” è il pretesto di comodo con cui la casta azzoppa i diritti popolari per comandare alla faccia della democrazia. La posta in gioco è dunque molto alta. La casta lo sa. Ed infatti ha perso la testa. Sicché si è lasciata andare ad una serie di allucinanti fregnacce.

  • Senza la CEDU e senza i giudici stranieri gli svizzerotti – sottointeso: chiusi, razzisti, gretti – alla prima occasione cancellerebbero i diritti umani dalla Costituzione federale”.In sostanza: il popolo? Criminale! Se non lo teniamo a bada noi della casta, che siamo superiori, che siamo “dalla parte giusta della storia” (sic!)… $ignori del triciclo, ma non vi vergognate a profferire simili bestialità?Con quale coraggio, poi, mettete ancora fuori la faccia per chiedere voti alle elezioni per preservare le idolatrate cadreghe?
  • Senza la priorità del diritto internazionale sulla Costituzione, la Svizzera sarebbe a livelli da terzo mondo”.Ma andate a Baggio a suonare l’organo! La partitocrazia si dimentica che il benessere di cui ancora godiamo,e che il triciclo si impegna a distruggere perché “bisogna aprirsi”, “bisogna far entrare tutti”, “bisogna inchinarsi a 90° davanti ai balivi di Bruxelles” è stato costruito proprio grazie alla democrazia diretta e grazie alla sovranità nazionale.Che però la casta vuole rottamare per svenderci all’UE.
  • Addirittura il relatore della Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale (la famosa CAG: una sigla, una garanzia), il liblab Kurt Fluri, politicante professionista, ha accusato i sostenitori dell’iniziativa per l’autodeterminazione di “non averla letta”. La spocchia PLR non ha limiti!

Il voto a mezzanotte

A ciò si aggiunge che, per inibire il dibattito sull’iniziativa “contro i giudici stranieri”, l’ufficio presidenziale del Consiglio nazionale lo ha piazzato lunedì  a notte fonda (si è votato poco prima di mezzanotte). Per tre motivi: sabotare la discussione, umiliare i promotori dell’iniziativa ma soprattutto evitare un rinvio alla sessione parlamentare di settembre, che avrebbe portato la votazione popolare sul tema troppo a ridosso delle elezioni federali. Il rischio che il triciclo venga nuovamente “sbugiardato” in votazione popolare è infatti assai concreto. I suoi soldatini lo sanno. E hanno fifa.

Alla partitocrazia PLR-PPD-P$, che vuole trasformare la Svizzera in una colonia dell’UE, che vuole rottamare i nostri diritti popolari, diamo una risposta chiara ed inequivocabile. In occasione della votazione popolare sull’iniziativa per l’autodeterminazione, che si terrà in novembre, depositiamo nell’urna un Sì convinto!

Lorenzo Quadri

Finti rifugiati: finalmente il Belpaese cambia rotta

Mentre l’UE e anche Berna sceglie il basso profilo, chi sbrocca su “faccialibro”?

In materia di finti rifugiati il nuovo governo italiano, ed in particolare il neo-ministro degli Interni Matteo Salvini, ha deciso di cambiare rotta. Nel senso letterale del termine. Infatti ha chiuso i porti del Belpaese alle navi delle ONG. Da giorni la famigerata Aquarius tiene banco nelle cronache internazionali.

Se l’Italia non sarà più il “ventre molle” dell’immigrazione clandestina in Europa, tutti avranno da guadagnarci. Noi di sicuro, per ovvi motivi di contiguità geografica. Ma la decisione di Roma permetterà anche di salvare delle vite. Se diventerà chiaro che in Italia le “frontiere marittime” sono chiuse, diminuiranno anche le partenze di migranti e quindi anche i morti in mare. Perché la responsabilità di queste morti non la porta chi chiude le frontiere. La porta chi le apre. Chi le apre e chi insiste per aprirle perché col business dell’asilo si fa gli attributi d’oro. Vero $inistrati?

Chi incoraggia, sia esplicitamente che con atti concludenti, l’immigrazione illegale, non fa che rafforzare gli aspiranti clandestini nella credenza che l’Europa sia il paese del Bengodi. Occorre chiarire che non è così. Benvengano quindi i muri ungheresi ed i porti chiusi italiani. In questo modo non solo si proteggono i confini esterni dello spazio Schengen, ma si disincentivano le partenze. Quindi si salvano, come detto, delle vite.

Le false verginelle

Da notare che, a parte la Francia di Macron (burattino dell’establishment) nessuno in Europa si è strappato le vesti più di tanto per la decisione di Salvini. Che anzi ha tirato rapidamente dalla sua la Germania (con il ministro degli interni Seehofer in scontro aperto con l’ormai decotta Anghela Merkel)  e l’ Austria. La Francia, ovviamente, ha poco da fare la verginella. Perché a Ventimiglia le frontiere le chiude eccome. Quanto alla Spagna: anche nei momenti più caldi del caos asilo è stata confrontata con un numero di arrivi clandestini nettamente inferiore a quello del Belpaese. Addirittura, negli scorsi anni, sono entrati meno finti rifugiati in Spagna che in Svizzera. Senza contare che Madrid ha una lunga tradizione di respingimenti in mare…

Chi perde l’occasione per tacere?

Incredibile ma vero: a proposito del caso Aquarius, perfino la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, ha scelto saggiamente la linea del silenzio (oppure, tanto per una volta, è stata ben consigliata). Contro l’iniziativa di Salvini, da Berna non sono giunti i soliti sfoggi di moralismo a senso unico conditi di indignazione pelosa e di buonismo-coglionismo.

Per contro, chi proprio non ce l’ha fatta a tacere è stato il Consigliere di Stato P$ Manuele Bertoli, che ha affidato la propria ira a faccialibro. Non sarà perché qualche organizzazione contigua al suo partito sugli asilanti ci lucra, sicché più ce n’è, meglio è (business is business)?

L’aggressione dei finti rifugiati

Ma il direttore del DECS ha perso un’occasione di platino per tacere. Infatti, proprio mentre postava le proprie elucubrazioni, a Bellinzona – quindi a pochi metri da lui; mica nel Mediterraneo! – avveniva un fatto scandaloso.

Si è infatti saputo che nei giorni scorsi nella capitale cantonale una giovane coppia della regione è stata aggredita da un gruppo di finti rifugiati eritrei (perché questa gente è ancora in Svizzera, visto che non scappa da nessuna guerra?). Su questi fatti vergognosi, però, il ministro P$ non ha fatto un cip. Come se niente fudesse! Il medesimo atteggiamento, ma guarda un po’, è stato adottato dalla televisione – bollettino della gauche-caviar: la Pravda di Comano non ha nemmeno dato la notizia del pestaggio. Fossero stati dei ticinesi ad aggredire dei migranti, poco ma sicuro che l’emittente di regime avrebbe strillato a pieni polmoni al “razzismo” e vi avrebbe dedicato ore di trasmissioni  e di dibattiti. E  non osiamo immaginare la cagnara che avrebbero messo in piedi i kompagnuzzi.

A Losone

Intanto la scorsa domenica i cittadini di Losone hanno espresso la propria netta contrarietà alla riapertura dell’ex caserma come centro asilanti. E’ chiaro che questo voto, pur limitato ad un solo comune, ha valenza cantonale. Sul carro devono ora salire anche i Comuni del Basso Mendrisiotto a cui il Dipartimento Sommaruga intende rifilare la Pepa Tencia del centro per migranti economici. Non c’è motivo per cui questi Comuni ed i loro abitanti si dovrebbero rassegnare ad una simile prospettiva. Quindi, sotto con i ricorsi “a manetta”!

Il messaggio del Ticino tutto alla Simonetta deve essere chiaro: nel nostro Cantone non vogliamo nessun potenziamento dell’accoglienza per finti rifugiati con lo smartphone.

Lorenzo Quadri

KrankenCassis è il becchino delle misure accompagnatorie

Il ministro PLR pronto a mettere il Ticino nella palta per lo sconcio accordo quadro

 

Prosegue l’autentica e patologica ossessione dei camerieri bernesi dell’UE per gli accordi con gli eurofalliti “da sottoscrivere ad ogni costo”. L’ultima desolante puntata ce la regala, ancora una volta, il ministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis.

Dopo la ripresa dinamica ovvero automatica del diritto UE, ecco arrivare, fresca fresca, la nuova ciofeca del Consigliere federale binazionale: la calata di braghe creativa. Sull’altare dello sconcio accordo quadro istituzionale Cassis è infatti pronto a sacrificare le misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone. In particolare nell’ambito “antipadroncini”. Apperò!

La sola, misera protezione

L’invasione di padroncini e distaccati genera una concorrenza sleale che nuoce gravemente agli artigiani e alle piccole (e medie) imprese, soprattutto in Ticino. Ah, ecco dunque a cosa serve un consigliere federale “ticinese” (italo-ticinese): a mettere questo sfigatissimo Cantone ancora più nella palta. Le misure accompagnatorie sono infatti la sola, peraltro misera, protezione del mercato del lavoro svizzero in generale e ticinese in particolare dalle devastanti conseguenze della libera circolazione delle persone. E adesso, grazie a Cassis e agli euroturbo, “ciurlano nel manico”.

Le prime vittime

Proprio come previsto su queste colonne: le prime vittime dello sconcio accordo quadro istituzionale sono le misure accompagnatorie… che vengono sacrificate da KrankenCassis già in fase di trattativa. E questo malgrado le rassicurazioni in senso contrario.
E in cambio di cosa, poi? Del solito calcio nel tafanario? Se questi sono gli effetti del tasto “reset” siamo a posto! L’unica cosa che qui si sta resettando sono le prerogative della Svizzera. Nel senso che la casta, per perseguire i propri interessi di saccoccia, le sta proprio azzerando. Mentre per il ministro degli Esteri servirebbe il tasto “eject”.

I becchini

Grazie all’ultima iniziativa “da urlo” del direttore del DFAE è quindi confermato al di là di ogni dubbio che: accordo quadro istituzionale con l’UE uguale fine delle misure accompagnatorie. Imbarazz, tremend imbarazz dei $inistrati. Costoro infatti si sono sempre riempiti la bocca con le misure accompagnatorie. Però, non appena l’accordo quadro istituzionale è diventato un tema, sono corsi a starnazzare che lo volevano. Assolutamente e subito! Perché, per questi kompagnuzzi spalancatori di frontiere, che bramano l’adesione della Svizzera alla fallita UE, ogni desiderio dei funzionarietti di Bruxelles è un ordine! Adesso, ma guarda un po’, “si scopre che” l’accordo quadro istituzionale è incompatibile con le misure accompagnatorie!

Ergo: il P$$ –in balia dei $indakati ro$$i che si fanno gli zebedej di platino con le quote d’iscrizione dei frontalieri: ecco perché ne vogliono sempre di più – è il becchino delle misure accompagnatorie!Ecco cosa succede quando ci si lascia prendere la mano (eufemismo) dall’internazionalismo isterico!

 Da parte nostra, ribadiamo il messaggio:

NO all’accordo quadro istituzionale
– NO allo smantellamento delle misure accompagnatorie, che il Ticino si è sempre battuto per avere. Inclusa la deputazionicchia ticinese a Berna. E allora ne faceva parte anche Cassis!

Non c’è alcun bisogno di gettare nel water la nostra sovranità ed i nostri diritti popolari, come vorrebbe fare la casta – che i diritti popolari sogna di smantellarli: per questo ha colto la palla al balzo – per concludere accordi commerciali con l’UE che sono nell’interesse di entrambi i partner. Del resto, le loro deliranti pretese coloniali gli eurobalivi le avanzano solo nei confronti degli elvetici! Chissà come mai? Forse perché sanno che gli svizzerotti fessi calano immancabilmente le braghe?

Avanti così

Comunque, avanti così: la raccolta di firme per ABOLIRE la libera circolazionediventa più facile anche grazie a queste belle iniziative del ministro degli esteri, che ringraziamo sentitamente per l’efficace (per quanto involontario) contributo alla causa della FINE della libera circolazione.

Lorenzo Quadri

 

AlpTransit: la Doris silura il completamento a sud

Aspettare fino al 2054 per la tratta Lugano-Chiasso equivale a scordarsela

 

Sempre meglio! Quasi un quarto di secolo fa, i cittadini svizzeri hanno votato AlpTransit, che comporta una spesa attorno ai 25 miliardi di franchetti. Obiettivo primario: caricare le merci su treno da confine a confine, quindi da Chiasso a Basilea, oltre che diminuire i tempi di percorrenza interni al paese.

AlpTransit l’ha voluto la Svizzera e lo pagherà integralmente il solito sfigato contribuente rossocrociato.  I nostri vicini, non solo quelli a sud ma anche quelli a nord, di certo non si tirano giù la pelle di dosso per il completamento dell’opera e per la sua integrazione nella loro rete ferroviaria.

Nel Belpaese le merci le fanno viaggiare su strada. Tanto più che il kompagno Moritz “Implenia”  Leuenberger ha calato le braghe alla grande davanti a Bruxelles nelle trattative per gli accordi sui trasporti terrestri, concedendo una tassa sul traffico pesante “a tariffe stracciate”. Di conseguenza, la Svizzera è stata trasformata in un corridoio di transito a basso costo per bisonti UE. Quindi, chissenefrega di AlpTransit!

E la volontà popolare?

Ma ad impiparsene del completamento a sud è la stessa Doris uregiatta, ministra dei trasporti e delle telecomunicazioni. Il proseguimento è attualmente previsto per dopo il 2050. Più precisamente, la tratta Bellinzona-Camorino è agendata  per il 2040, mentre la Lugano-Chiasso è in pianificazione per il 2054. E bisogna ancora chiedersi cosa succederà a sud di Chiasso.

Da tempo circolano petizioni e “pressioni” politiche per una tempistica più decorosa, ed anche più rispettosa della volontà popolare. C’è infatti il concreto sospetto che aspettare fino al 2054 e rimandare alla calende greche sia la stessa cosa. Ovvero che, se si procede con la tabella di marcia attuale, il completamento di AlpTransit ce lo leviamo dalla testa. Ma gli svizzerotti di certo non hanno votato 25 miliardi per una “trasversale ferroviaria alpina” destinata a rimanere monca!

“Non se ne parla neanche”

La petizione “non attendiamo il 2050 per completare l’asse ferroviario del San Gottardo” è sottoscritta da vari Comuni ticinesi (tra cui Lugano). Tra i promotori figurano vari politicanti ed ex politicanti di tutti i livelli istituzionali. Primo firmatario è il prof Remigio Ratti, dello stesso partito della Doris.

Ebbene, la Doris ha detto chiaro e tondo alla deputazionicchia ticinese a Berna che di anticipare i tempi non se ne parla nemmeno. Categoricamente escluso. Motivo: “in Ticino stiamo già investendo molto”.

I “grandi statisti”

Ah ecco! Certo che la Doris “pieno sostegno a Susanne Rouff” Leuthard sì che è una grande statista! Secondo la ministra dei trasporti, il completamento di AlpTransit sarebbe “l’ennesimo regalo” (?) ai ticinesotti! Dove per regali si intendono anche opere, pagate dal solito sfigato contribuente, che non servono affatto ai ticinesi, ma sono semplicemente una conseguenza dell’invasione da sud voluta dai balivi bernesi tramite devastante libera circolazione!Vedi ad esempio il nuovo e fallimentare trenino dei puffi Mendrisio-Varese, campione intergalattico di disguidi, ritardi, guasti e cancellazioni!

Ma come, Doris: il principio delle merci sul treno da confine a confine non dovrebbe essere un caposaldo della politica federale? AlpTransit non è un importante e costosissimo progetto  della Confederella?

Se nemmeno la ministra dei trasporti sa distinguere tra progetti di valenza locale e progetti federali, non siamo messi bene!

Lorenzo Quadri

Da Berna a Bellinzona un solo motto: braghe calate!

Ristorni dei frontalieri e valichi secondari: il triciclo continua a fare disastri

Ma bene! I politicanti del triciclo, sia a Bellinzona che a Berna, vogliono proprio portare a casa il record interstellare in campo di calate di braghe ad altezza caviglia!

In due giorni, infatti, di queste calate di braghe “no limits” se ne sono registrate due. Di quelle spettacolari.

Ristorni dei frontalieri

Come sappiamo, il triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, ovvero Beltraminelli, Bertoli e Vitta, ha deciso di continuare a versare integralmente i ristorni al Belpaese: nel nome del “dialogo”. Stiamo parlando di una cifra di oltre 80 milioni di franchetti. Un po’ caro, come dialogo. Tanto più che non abbiamo da anni alcun motivo per continuare a pagare questo tesoretto. E non stiamo qui a ripetere per l’ennesima volta la litania dei perché e dei per come.

“Dialogo”? Qui qualcuno dev’essere proprio caduto dal seggiolone   da piccolo! Domanda da un milione – anzi da 80 milioni -: da quanti ANNI ci viene propinata (sia da Berna che da Bellinzona) la penosa fregnaccia del “paghiamo ma poi (?) ci facciamo valere?”. E cosa è immancabilmente successo tutte le sante volte? E’ successo che i ticinesotti sono stati infinocchiati alla grande! Presi sontuosamente per i fondelli!

La sola volta…

L’unica volta che il governicchio ticinese ha ottenuto un qualche risultato nelle trattative con il Belpaese, è stato quando ha deciso, su impulso del ministri leghisti, di bloccare la metà dei ristorni. Poi, purtroppo, è tornato sui propri passi troppo rapidamente. Ma l’esperienza avrebbe dovuto insegnare che quella è l’unica via, se si vuole ottenere qualcosa. Invece, si continua ad inchinarsi a 90 gradi. Sempre. Senza condizioni. Particolarmente deludente la posizione del Beltrasereno, malgrado il suo partito abbia mostrato qualche timida apertura al blocco dei ristorni. E malgrado anche il Gran Consiglio avesse auspicato una posizione meno supina. Si vede che il PPD ci tiene proprio a perdere la cadrega governativa  il prossimo aprile. Scrivevamo nelle scorse settimane: “se nemmeno la proposta minimalista di Zali, quella di bloccare una parte dei ristorni vincolandone il versamento alla realizzazione di infrastrutture di interesse comune, trova una maggioranza, vuol dire che questo sfigatissimo Cantone, grazie al triciclo PLR-PPD-P$, è alla frutta”.Ebbene, adesso c’è la conferma che siamo proprio alla frutta, e probabilmente anche oltre.

Prima si blocca. Poi…

Nessuno dice che sia sbagliato discutere con il Belpaese. Ma prima si bloccano i ristorni. Poi si discute.Del resto anche Salvini prima ha chiuso i porti alle navi dei migranti clandestini, poi è andato a parlare con l’UE. Ma anche il Gigi di Viganello capisce che, se si fa il contrario, non si ottiene nulla. A maggior ragione dopo che ci si è scottati un’infinità di volte! O vuoi vedere che in CdS qualcuno è davvero convinto che il neo-ministro degli esteri KrankenCassis, grazie al passaporto italico di cui era titolare fino a qualche giorno prima dall’elezione in Consiglio federale, risolverà i nostri problemi con l’Italia? Se è così, a questo (o a questi) “qualcuno”  è urgente far soffiare nel palloncino.

Valichi secondari

La decisione di Vitta, Bertoli e Beltraminelli di inchinarsi a 90 gradi davanti al Belpaese e di versare, senza alcun motivo, oltre 80 milioni di franchetti, è di mercoledì. Venerdì i camerieri dell’UE in Consiglio federale hanno fatto il resto. Ovvero hanno deciso di non chiudere i valichi secondari di notte. Frontiere spalancate! Ticino self – service per i rapinatori in arrivo dal Belpaese!

Inutile ricordare ai sette “grandi statisti” che la chiusura notturna (di tutti valichi secondari con l’Italia; non solo di tre) l’ha decisa il Parlamento, approvando la mozione della deputata leghista Roberta Pantani.

Come ne non bastasse, per giustificare le propria scellerata decisione, i sette bambela federali nella missiva inviata al Cantone hanno il coraggio di scrivere che da colloqui con l’Italia è inoltre emerso che una chiusura notturna dei confini (?) non sarebbe ben vista e porterebbe a dissapori”.E’ il colmo! Della sicurezza del Ticino, lor$ignori se ne fregano! Delle richieste in arrivo dal nostro Cantone se ne fanno un baffo! Però ad ogni cip in arrivo dal Belpaese corrono ad inchinarsi a 90 gradi! Ma non si vergognano?

Ormai è chiaro: a Berna come a Bellinzona, l’importante è calare le braghe. Fare i bravi e ligi soldatini degli eurobalivi.

Non finisce qui

I burocrati federali, la fregnaccia della “scarsa incidenza”, della chiusura notturna dei valichi la vanno a raccontare a qualcun altro. Del resto sono gli stessi che dicevano che la richiesta del casellario giudiziale non serve ad un fico. Lacchè con credibilità zero.

Ma è chiaro che non finisce qui. Sulla chiusura notturna dei valichi secondari bisognerà tornare alla carica.

Nella decisione di lasciare i le dogane minori spalancate anche di notte, un ruolo importante l’ha giocato  il dipartimento degli Esteri. Quello guidato dal PLR KrankenCassis. Che nessuno venga più ancora a raccontare che il suo ingresso nel governicchio federale è utile al Ticino. Grazie ex partitone!

Sempre a 90°

La conclusione è sempre la stessa. Mentre l’Italia impara a difendere i propri confini marittimi, a Bellinzona e a Berna i politicanti camerieri dell’UE sono costantemente inchinati a 90°. In sprezzo degli interessi del paese e di quelli dei cittadini.

Lorenzo Quadri

 

Un paese allo sbando: il TPF benedice gli islamisti!

Blancho & Illi, assolti dal Tribunale penale federale, se la ridono a bocca larga

 

Ennesima presa per i fondelli. Ed ennesima dimostrazione che la Svizzera è ormai diventata il paese del Bengodi degli estremisti islamici. Il Tribunale penale federale (TPF)  è riuscito nella bella impresa di assolvere gli islamisti del sedicente Consiglio centrale islamico, ovvero il duo Nicolas Blancho – Qaasim Illi (marito di Nora Illi, quella che arriva in Ticino a fare le sceneggiate col burqa) dall’accusa di propaganda jihadista.

Avanti con la radicalizzazione

I due erano stati denunciati dal Ministero pubblico della Confederella che, anche questa volta, è stato asfaltato. E si tratta del secondo caso in due giorni. Il primo riguarda la vicenda delle Tigri tamil, processo durato 9 anni, costato 4 milioni di franchetti (il conto lo paga il solito sfigato contribuente) e conclusosi con un nulla di fatto: 8 imputati assolti e 5 condannati con la condizionale. Quindi nessuno si farà nemmeno un giorno di prigione.

Non osiamo neppure immaginare quanto gli islamisti Blancho e compagnia brutta, che non sono dei semplici pagliacci, ma sono anche pericolosi, se la stiano ridendo a bocca larga. Benedetti e legittimati dal Tribunale penale federale, possono procedere tranquillamente con la loro opera di radicalizzazione. Più forti di prima.

Chi ciurla nel manico?

Evidentemente qui c’è qualche leguleio (messo lì della partitocrazia) che ciurla nel manico. Non sappiamo se sia il TPF che emette sentenze del piffero o il Ministero pubblico della Confederella che costruisce impianti accusatori che non valgono una sverza, o entrambe le cose insieme. Ma è un dato di fatto che abbiamo un problema. Grave. Non solo per i costi che genera (vedi il caso sopra citato delle tigri Tamil) ma  soprattutto per le decisioni che emette. Ricordiamo inoltre che il TPF è arrivato al punto di sospendere la comunicazione della sentenza nei confronti di Blancho e soci fino al 15 giugno causa Ramadan! Ma stiamo uscendo di cranio? Da quando in qua il Ramadan è una festività elvetica? Certo che una simile premessa non annunciava niente di buono. Ed infatti, puntualmente…

 Intanto, l’Austria…

Il via libera giudiziario agli islamisti del sedicente Consiglio centrale islamico della Svizzera non farà che consolidare la posizione calabraghista del triciclo PLR-PPD-P$$. Il quale come noto si rifiuta di prendere delle misure efficaci per combattere l’estremismo islamico in Svizzera. Vedi il recente njet del Consiglio degli Stati alla mozione di chi scrive per vietare i finanziamenti esteri alle moschee ed ai centri culturali islamici.

E mentre i politicanti elvetici, imbesuiti dal politikamente korretto e dal multikulti, fingono di non vedere e si producono in acrobatiche quanto patetiche pippe mentali per dire njet a qualsiasi proposta mirata ad ostacolare l’avanzata dell’estremismo islamico nel nostro Paese, l’Austria chiude le moschee ed espelle gli imam accusati di radicalizzare (appartenenti alla comunità turca ed araba). Poco ma sicuro che questi imam ce li ritroveremo in casa noi; non appena capiranno che questo, per loro, grazie ai politicanti del triciclo, è il paese del Bengodi. Un paese dove non solo possono radicalizzare; ma possono farlo nel mentre che vengono mantenuti con i soldi del nostro Stato sociale. Avanti così che andiamo bene.

Lorenzo Quadri

Caos asilo: altro che “tüt a posct”!

Il nuovo Ministro degli Interni italiano Matteo Salvini non ha avuto peli sulla lingua a proposito dei finti rifugiati tunisini. La Tunisia, ha detto il leader leghista, “non manda in Italia galantuomini, bensì avanzi di galera”.

Chiaro: con la cosiddetta “primavera araba”, ben presto degenerata in inverno dell’estremismo islamico,  sono state svuotate le carceri. Dove si trovavano anche criminali pericolosi, che ovviamente la Tunisia (come qualsiasi altro paese) non ha alcun interesse a tenersi in casa.

A ciò si aggiungono i seguaci dell’Isis, che vengono in Occidente a fare i finti rifugiati grazie a chi, come l’ “Anghela” Merkel e la kompagna Simonetta Sommaruga, spalanca le frontiere ai migranti economici. E grazie anche alle ONG che i clandestini li sbarcano nel Belpaese. Magari foraggiate con soldi pubblici; compresi i nostri.

Non ci facciamo fregare

Come noto il Dipartimento Sommaruga vorrebbe rifilare, tramite algoritmi del piffero, più asilanti ai Cantoni latini, con la scusa che i migranti ne conoscono la lingua e quindi avrebbero più possibilità di integrarsi. Certo, come no!

Non solo: a Bruxelles gli eurofunzionarietti vogliono rivedere l’accordo di Dublino, con l’obiettivo non già di impedire ai finti rifugiati con lo smartphone – tra cui ci sono galeotti e jihadisti – di raggiungere l’Europa, ma di spalmarli meglio tra gli Stati firmatari. Svizzera compresa.

Infine, l’Italia mira a “disfesciare” dal proprio territorio un numero il più possibile elevato di migranti economici. Ma è ovvio che non ci facciamo carico di nessun asilante di spettanza del Belpaese;pur con tutta la simpatia che possiamo avere per il buon Salvini!

Pericolo islamista

Adesso la propaganda di regime pretende di farci credere che in Svizzera non ci sarebbe alcun caos asilo, ma quando mai: addirittura, i finti rifugiati schiferebbero la Confederella! Ma va là! E allora perché il Dipartimento Sommaruga vuole tenere aperto il centro asilanti di Losone, su cui si vota oggi?

E’ evidente che la guardia deve rimanere alta e che vanno combattuti sia l’immigrazione clandestina sia i tentativi UE di rifilarci, tramite accordi internazionali del piffero che come al solito saremmo gli unici tamberla ad applicare, asilanti che non ci spettano affatto. A maggior ragione visto il pericolo jihadista insito nel caos asilo. Come sappiamo, intatti, i pavidi politicanti svizzeri del triciclo, imbesuiti dal politikamente korretto e dal multikulti, rifiutano di combattere l’avanzata islamista e si inchinano a 90 gradi agli estremisti musulmani. L’Austria, intanto, fa proprio il contrario. Segno dunque che opporsi all’invasione  islamista “sa po’”! Sono i nostri politicanti che non vogliono!

Lorenzo Quadri

Ticino-Malpensa: la Doris ci impone il disservizio!

Viaggiatori costretti a prendere un trenino che ha totalizzato il record planetario di flop

 

A partire da oggi, Eurobus entrerà in Svizzera dove gestirà tramite pullman alcune tratte, sulle quali farà concorrenza alle FFS.

Su queste tratte, dunque, il Dipartimento Doris tollera (?) la concorrenza privata alle ferrovie. Ovvero la possibilità, per l’utente, di scegliere il mezzo di trasporto “collettivo” che preferisce.

Le cose vanno invece in modo assai diverso per il collegamento con la Malpensa.  Ovvero il prolungamento del trenino dei puffi Stabio-Arcisate (o Mendrisio-Varese che dir si voglia) fino all’aeroporto varesino.

Stalinismo in salsa bernese?

A fine anno come noto il Dipartimento federale dei trasporti targato PPDog azzererà le concessioni per le tre ditte di bus che attualmente fanno la spola tra il nostro Cantone e la Malpensa, annullando  dunque il servizio. Perché? Perché “la ferrovia deve essere preservata dalla concorrenza”. Ohibò! Ecco l’ennesimo atto di arroganza statalista da parte di un Dipartimento e di una Consigliera federale che hanno dimostrato a più riprese di essere succubi dei “grandi manager” (?) delle aziende statali: vedi La Posta (“piena fiducia” della Doris alla direttrice Susanna “un milione all’anno” Ruoff e ai suoi piani di smantellamento); vedi l’emittente di regime galoppinata incondizionatamente e senza vergogna; vedi adesso le FFS.

Naturalmente il Dipartimento non è in grado di spiegare in modo plausibile perché le FFS sul collegamento con la Malpensa devono essere “preservate dalla concorrenza” – sono tornati i bolscevichi? – mentre su altre tratte no. Ed infatti si arrampica sui vetri.

Ci smenano i viaggiatori

Il problema, è evidente, non riguarda solo le ditte che attualmente gestiscono il servizio autobus Ticino – Malpensa e che dall’anno prossimo non potranno più lavorare, con tutte le conseguenze (anche occupazionali) del caso. Il problema è anche e soprattutto dei passeggeri. Che non avranno più possibilità di scelta.

La situazione è molto semplice: l’attuale servizio “su gomma” funziona ed è apprezzato. Il trenino Lugano-Varese, prolungato fino alla Malpensa, invece, è una ciofeca. Malgrado sia costato agli svizzerotti una cifra stellare, non lontana dai 200 milioni di Fr. Non solo il tempo di percorrenza è assai più lungo di quello del bus, ma, come ben sappiamo, la nuova tratta ferroviaria, dalla sua apertura, ha collezionato il record planetario di disservizi, ritardi, cancellazioni di collegamenti. Ringraziamo la sempre “ineccepibile” (come no) gestione di vicini a sud.Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita,  due dei collegamenti annunciati con la Malpensa sono già “misteriosamente spariti” dagli orari.

Nelle scorse settimane si è poi “scoperto” che Mendrisio risulta essere l’unica stazione ferroviaria Svizzera con un tasso di treni in ritardo che supera il 30%. TiLo è inoltre riconosciuta come la peggior compagnia regionale in fatto di puntualità, con la tratta Varese Mendrisio Bellinzona che circola in media con oltre il 40% dei convogli in ritardo.

Tutti in auto?

Insomma: dall’anno prossimo i viaggiatori per la Malpensa dovranno partire dal Ticino molto prima di adesso. Senza peraltro avere alcuna certezza di poter prendere il loro areo, data la qualità del servizio fornito dal nuovo trenino. Cosa faranno i viaggiatori costretti dallo Stato a prendere un treno che arriva in orario solo ogni tanto? Saliranno in carrozza raccomandandosi all’Altissimo? Oppure andranno tutti alla Malpensa in macchina o in taxi (spendendo così una paccata di soldi grazie alla Doris ed ai suoi burocrati)?

Quando si dice: le scelte politiche lungimiranti!

Attendiamo intanto di sapere quante auto di frontalieri ha tolto dalle strade ticinesi, infesciate di targhe azzurre, il nuovo collegamento ferroviario; creato e pagato proprio a causa dell’invasione da sud voluta dalla partitocrazia spalancatrice di frontiere. C’è come  il vago sospetto che il bilancio non sia esaltante.

Lorenzo Quadri