Concessione SSR: proprio vero che, passata la festa…

Altro che ridimensionarsi! La Doris vuole gonfiare ancora di più la TV di Stato

Ma guarda un po’. A fine anno scadrà la concessione della SSR, sicché il Consiglio federale (e segnatamente il Dipartimento Leuthard) si prepara a rilasciare quella nuova, valida per il periodo 2019 – 2022.

Nel frattempo la SSR ha annunciato il proprio piano di risparmio. Il famoso “Piano R”, che evidentemente sta per “Piano Ridicolo”. Quella che con enfasi da tragedia greca viene presentata come una riforma “incisiva” per mantenere le promesse fatte prima della votazione sulla “criminale” iniziativa No Billag è infatti una barzelletta. Essa prevede 100 milioni di risparmi, a fronte di un canone da 1.3 miliardi di Fr all’anno, a cui vanno aggiunte ancora le entrate pubblicitarie. Altro che tagli. Queste sono le briciole!

E’ dunque confermato quanto più volte previsto su queste colonne: passata la festa, gabbato lo santo.All’emittente di regime, dopo il 4 marzo, tutto va avanti come prima. La “cacarella” provocata dal No Billag non ha portato alcun ravvedimento. Al contrario: la propaganda di regime spacciata per servizio pubblico continua ad oltranza. Come pure il lavaggio del cervello agli svizzerotti, chiusi e gretti, che vanno ammaestrati al “pensiero unico” multikulti, eurolecchino, xenofilo, islamofilo e spalancatore di frontiere.

Se si vuole che la SSR cambi, la via è una sola: l’iniziativa popolare per il canone a 200 Fr. Si spera dunque che verrà lanciata quanto prima.

La musica non cambia

Detto della dirigenza SSR. Forse che i sette scienziati bernesi, rispettivamente il Dipartimento Doris, intendono tenere conto, nella nuova concessione, di quanto emerso dal dibattito sul No Billag? Ed in particolare del famigerato “No critico” all’iniziativa?

Ricordiamo inoltre che già dalla  votazione del giugno del 2015 sul canone obbligatorio, passato letteralmente per il buco della serratura (ovvero per meno di 3000 schede), il Dipartimento Leuthard  non ha tratto alcuna conclusione. Nei suoi rapporti farlocchi sulla SSR ha continuato a suonare sempre lo stesso disco: “l’è tüt a posct!”.

Ebbene, e c’era da scommetterci, la musica non cambia nemmeno ora. Proprio come la SSR, anche la Doris ed i suoi reggicoda prendono la gente per i fondelli. Nella nuova concessione all’emittente di regime per il periodo 2019 – 2022, infatti, non figura proprio nulla delle promesse pre-votazione sul No Billag. Al contrario: si va avanti come prima; addirittura peggio di prima! E, alla faccia dei presunti risparmi, il governicchio federale continua a gonfiare l’emittente di regime come una rana.

La “piramide di Cheope”

Del resto, come abbiamo visto di recente, il kompagno Canetta , direttore della Pravda di Comano, ha annunciato che i lavori per il nuovo campus megalomane da 100 milioni continueranno come previsto. Hai capito? Questi strillano per i “tagli” ma poi non solo non cancellano nemmeno una trasmissione (e sì che al proposito avrebbero solo l’imbarazzo della scelta), ma costruiscono pure la piramide di Cheope in quel di Comano. Etutto per una radiotelevisione con un bacino d’utenza lillipuziano; inversamente proporzionale alle manie di grandezza dei suoi dirigenti.

Quarant’anni fa, quando nel Belpaese c’era praticamente solo la RAI, e l’allora RTSI si riceveva in gran parte dell’Italia, una politica televisiva “espansionistica” poteva avere un senso. Ma nel frattempo il mondo è cambiato. Il bacino italico è andato perso. Però alla Pravda di Comano ancora si crogiolano in un’anacronistica “grandeur”,  reggendosi la coda uno con l’altro. Un po’ come quei generali che, a guerra persa, muovono divisioni che non esistono più.

Gonfiare come una rana

Si diceva che il Dipartimento Leuthard prosegue nell’operazione: “gonfiamo la SSR come una rana”. Chiaro: si tratta del megafono della casta. Ed infatti la Doris vorrebbe permettere alla Tv di Stato di “svilupparsi”, quindi di dilagare, anche nel settore online. Con i soldi del canone più caro d’Europa. Il che costituirebbe un clamoroso esempio di concorrenza sleale, distorta con soldi pubblici, a quei portali che devono sopravvivere in internet senza i miliardi estorti al contribuente. Non è finita. Con incredibile faccia di tolla, nella nuova concessione si vorrebbe permettere alla TV di Stato di avanzare ogni quattro anni nuove pretese finanziarie (ovvero: chiedere più soldi!). Qui qualcuno (qualcuna) è caduto/a dal seggiolone da piccolo/a. Si blatera di “risparmi” e poi…? Ma non se ne parla nemmeno! Il canone “Billag” va dimezzato!

Il mandato

Naturalmente, anche per quel che riguarda il mandato all’emittente di regime, la nuova concessione lancia nel water tutte le promesse pre-votazione sul No Billag. Ad esempio: alla faccia del risparmio e del ridimensionamento, si continua a montare la panna sull’ “intrattenimento” radiotelevisivo: un settore che non rientra neppure più nel tanto decantato (ed abusato) concetto di servizio pubblico. Nell’anno di disgrazia 2018 la gente non ha certo bisogno della SSR per farsi intrattenere. Tanto più che quest’ultima – e gli esempi si sprecano – abusa perfino dell’intrattenimento (ma anche dello sport) per fare propaganda di regime pro “aperture”. Sicché, quello dell’intrattenimento è un settore da cui la SSR, RSI in primis, deve fare dei passi indietro. Ah già: ma ci sono i raccomandati della casta da piazzare… a partire dai registi fratelli dei direttori.

“Integrazione”?

Ultima boiata: nella nuova concessione è previsto addirittura un articolo apposta per i migranti, il 14. Come no: paghiamo il canone più caro d’Europa per fare una televisione per immigrati. Con una tolla degna di miglior causa, il Dipartimento Leuthard si riempie la bocca con la TV che “deve contribuire all’integrazione” (sempre per la serie: “devono entrare tutti e devono restare tutti”!).

Ma col piffero! Integrarsi è compito dello straniero che arriva in Svizzera. E di certo nonpaghiamo il canone più caro d’Europa perché venga utilizzato per l’ennesimo piano di (fallimentare) “promozione dell’integrazione”. A questa voce già si spendono vagonate di soldi pubblici; e qualcuno ci magna alla grande.

Lorenzo Quadri

 

La sentenza della vergogna Il jihadista resta in Svizzera

I giudici: “I media lo hanno reso riconoscibile, al suo paese sarebbe in pericolo”

 

Che dire? Questa proprio ci mancava! Il Tribunale d’appello basilese ha raggiunto una nuova vetta di demenza politikamente korretta. Secondo una sua sentenza risalente a febbraio, ma resa nota solo di recente, un jihadista 26enne cittadino iracheno residente in Svizzera non può (“Sa po’ mia!”) essere rimandato al natio paesello. Da notare che il jihadista in questione è arrivato in Svizzera da bambino come asilante. Chiaro: il bravo giovane non patrizio è stato accolto e mantenuto dal solito sfigato contribuente. E, come ringraziamento, ti va a fiancheggiare i terroristi islamici. Ecco cosa ci si guadagna a “far entrare tutti”! Vero gauche-caviar?

La responsabilità? Solo vostra!

Ma per quale motivo i legulei del Tribunale d’appello basilese hanno deciso che il jihadista iracheno e deve rimanere in Svizzera,  sconfessando l’ufficio cantonale della migrazione che gli aveva invece revocato lo statuto di (finto) rifugiato in quanto pericoloso per la sicurezza pubblica? Perché – e qui c’è davvero da non credere alle proprie orecchie – costui è stato descritto “troppo dettagliatamente dai media”. Di conseguenza, malgrado nessuno abbia fatto il suo nome ma sia noto solo come “Alì il farmacista”, è diventato troppo riconoscibile. Quindi (?) in Iraq sarebbe in pericolo di vita (?) sicché, morale della favola, gli svizzerotti fessi dovranno tenerselo sul proprio territorio! Non ancora contenti della bestialità partorita, i legulei basilesi puntano il dito contro la stampa, colpevole di aver rivelato troppi dettagli a proposito del jihadista iracheno.

E’ il colmo!
Legulei da tre e una cicca, altro che tentare di scaricare la colpa sui media! Se l’ennesimo finto rifugiato ma in realtà criminale straniero pericoloso resterà in Svizzera, la responsabilità non sarà certo della stampa. La responsabilità sarà solo vostra,visto che la scellerata decisione di farlo restare – contro la quale, c’è da sperare, verrà interposto ricorso – l’avete presa VOI! Voi  e nessun altro!

Per non “mettere in pericolo” un terrorista islamico dovremmo tenercelo noi, così il pericolo si crea per la sicurezza interna del nostro Paese? E questo malgrado l’espulsione dei delinquenti stranieri sia prevista dalla Costituzione, in quanto votata dal popolo? Qui si sta davvero grattando il fondo del barile. Esiste una qualche altra nazione al mondo dove si è altrettanto FESSI? C’è davvero da dubitarne!

Precedente deleterio

Oltretutto, con la loro balorda decisione, gli azzeccagarbugli basilesi hanno creato un deleterio precedente.

D’ora in poi i seguaci dell’Isis che ci siamo messi in casa grazie alle frontiere spalancate e al rifiuto isterico di combattere la radicalizzazione (perché “non bisogna discriminare”!) faranno in modo di rendersi riconoscibili: così saranno sicuri che arriverà il giudice di turno a stabilire che espellerli “sa po’ mia”. Altro che dare la colpa ai media, tamberla!

Grazie triciclo!

E’ evidente che il delinquente straniero ed oltretutto pericoloso per la Svizzera non è meno pericoloso perché “riconoscibile”. Questo è unicamente un problema suo. Ma arrivare al punto, pur di non espellere, di prodursi in pippe mentali sulla “riconoscibilità” del criminale straniero, rende evidente  che la norma sulle espulsioni dei delinquenti stranieri, voluta dal popolo, è stata trasformata in un colabrodo. Chi ha commesso lo scempio? Ma la partitocrazia PLR-PPD-P$$, ovviamente!

Il margine di manovra che il triciclo ha fortissimamente voluto attribuire ai giudici – la grande maggioranza dei quali è composta da soldatini della casta spalancatrice di frontiere – ha trasformato la volontà popolare (espulsione dei delinquenti stranieri) in una farsa. Che questo accada anche per i criminali pericolosi, come i fiancheggiatori del terrorismo islamico, è doppiamente scandaloso. L’accaduto dimostra che la Lega, l’Udc ed il Mattino avevano ragione ad opporsi alla nuova legge sugli stranieri che conteneva questo tipo di (non) applicazione della volontà popolare. Uella signori, qui siamo davanti ad un 9 febbraio bis, e le cifre lo confermano! Prima della votazione i camerieri dell’UE in Consiglio federale avevano promesso che, con le nuove norme vendute al popolazzo come “restrittive” (certo, come no…), ci sarebbero state 4000 espulsioni all’anno. Ed “infatti”, ma tu guarda i casi della vita, la cifra reale è di 400: un decimo!

Avanti così, che ci stiamo trasformando nel paese del Bengodi dei terroristi islamici. E quando succederà qualcosa di brutto anche da noi, sapremo chi ringraziare. Vero politicanti e giudici buonisti-coglionisti?

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

Il coraggio che mancava ieri non si è materializzato oggi

In arrivo sgravi fiscali per tutti? Senza un’iniziativa popolare, ce li sogniamo!

 

Si vede che la campagna elettorale è iniziata! La scorsa settimana il direttore del DFE Christian Vitta, PLR, ha annunciato che il DFE starebbe “approfondendo la possibilità di abbassare il moltiplicatore d’imposta cantonale riducendo così l’onere fiscale non solo alle aziende ma anche a tutti i cittadini”.

Finalmente in arrivo gli sgravi fiscali per tutti? Sì certo, per chi crede ancora a Babbo Natale!

Semplice boutade

Anche il Gigi di Viganello ha infatti capito che si tratta di una mossa di marketing elettorale. In realtà a Palazzo delle Orsoline non c’è nessuna maggioranza a favore degli sgravi fiscali per le persone fisiche, in particolare per il ceto medio ed in single. Perché il triciclo PLR-PPD-P$ non li vuole.

Al contrario, nel recente passato il ceto medio è stato continuamente gravato di nuovi balzelli: vedi le stime immobiliari gonfiate per fare cassetta (regalo, ma guarda un po’, dello stesso DFE).

Quanto alle persone singole: pochi mesi fa gli esponenti del triciclo in Gran Consiglio, compresa la grande maggioranza dei deputati PLR, sono riusciti a votare contro l’iniziativa parlamentare generica (!) dell’ex deputata Iris Canonica, datata 2001, che chiedeva una fiscalità più equa per le persone sole. Argomento per il njet? La solita fregnaccia del “non è il momento, e poi gh’è mia da danée”.Insomma: per occuparsi delle persone singole non è mai il momento. E adesso “si” pretende di farci credere che improvvisamente il vento sarebbe cambiato e che il momento degli sgravi per tutti sarebbe arrivato? Ma va là! Non siamo mica venuti giù con l’ultima piena…

Il coraggio che non c’è

“Il coraggio, se uno non ce l’ha, mica se lo può dare”, diceva il manzoniano Don Abbondio. La considerazione vale anche per Vitta e per la maggioranza del Consiglio di Stato. I “cuor di leone” fiscali, infatti, per evitare l’emigrazione di massa dei redditi alti, hanno partorito una riformetta fiscale mignon, con sgravi solo per i ricchi e per le imprese: quella votata in aprile ed accettata per il rotto della cuffia.  E già allora, spaventati dalla loro stessa audacia (?), i “ministri” si sono sentiti in dovere di ulteriormente annacquare la manovricchia. Così ne hanno fatto un unico pacchetto con le famose misure sociali. Che di per sé con il fisco non hanno nulla a che vedere. E nonostante tutto i $inistrati, che solo a sentire le parole “sgravi fiscali” diventano cianotici, hanno lanciato il referendum.

Mancano i numeri

E adesso che le elezioni cantonali si avvicinano, ci si vorrebbe far credere che il coraggio, che mancava fino a qualche mese fa, si è improvvisamente materializzato? Ma non se la beve nessuno!

E’ infatti evidente che né in governo e nemmeno in parlamento – come dimostrano i precedenti di cui sopra, in particolare la bocciatura dell’iniziativa Canonica – ci sono i numeri per l’approvazione di una riforma fiscale degna di questo nome. Quella di Vitta è dunque, semplicemente, una boutade da campagna elettorale, fatta approfittando del vuoto di notizie estivo (ormai la polemica sui giocatori della nazionale che esultano con le aquile si è esaurita). Speriamo che l’ex partitone, con la sua bulimia di cadreghe, non intenda regalare a questo sfigatissimo Cantone una campagna elettorale di 9 mesi. E’ già accaduto quattro anni fa con esiti deleteri: paralisi dell’attività politica. Alla faccia del Buongoverno!

Iniziativa popolare

Gli sgravi fiscali per il ceto medio e per le persone singole ci vogliono. La Lega e questo giornale lo dicono da anni. Ma tramite le vie istituzionali (governo e parlamento) si ottiene zero. Inondare il Gran Consiglio di iniziative parlamentari non porta dunque a nulla. Se si vuole una vera riforma fiscale per i cittadini, c’è una sola opzione: l’iniziativa popolare. Ossia, raccogliere le firme e far votare la gente. Il resto è solo blabla. E la boutade di Vitta è destinata a fare la fine della canicola: dimenticata con il primo acquazzone.

Lorenzo Quadri

Accordo quadro con l’UE? “Non siamo mica scemi!”

Altro che firmare nuovi trattati-capestro! Bisogna disdire qualcuno di quelli in vigore

 

Il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis ha fretta di concludere lo sconcio accordo quadro istituzionale. Quell’accordo capestro che – lo ripetiamo per l’ennesima volta, ma come dicevano gli antichi romani repetita iuvant – ci trasformerebbe di fatto in unacolonia dell’UE.

Con un simile trattato in vigore, in ambiti importanti non potremmo più decidere un tubo: ci arriverebbero i diktat direttamente da Bruxelles, con i giudici stranieri ad applicarli. Sì, giudici stranieri. Altro che la fregnaccia della Corte arbitrale composta da magistrati svizzeri e della DisUnione europea che adesso tentano di spacciarci per buona.  Una simile corte potrebbe semmai decidere sull’applicazione del diritto svizzero. Ma per il diritto UE, gli eurobalivi non riconoscono altra giurisdizione che quella della Corte di giustizia europea.

Lavaggio del cervello

Se il risultato del famoso “tasto reset” è la corsa autolesionista alla sottoscrizione dell’accordo quadro, siamo a posto. In realtà il tasto reset è stato sì schiacciato, ma sulle promesse fatte dal ministro degli Esteri liblab prima della sua elezione.

Ulteriore aggravante: i due consiglieri federali PLR, ovvero KrankenCassis ed il ministro dell’economia Johann “Leider” Ammann, sarebbero pronti a scarificare sull’altare dell’accordo che “va assolutamente concluso” perfino le striminzite misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione. Non è certo un caso che l’inqualificabile SECO, Segreteria di Stato dell’economia, inquadrata nel Dipartimento di “Leider” Ammann, abbia ripreso con rinnovato vigore le operazioni di lavaggio del cervello agli svizzerotti. Obiettivo: far credere che la libera circolazione sia una figata pazzesca che genera zero problemi.  Soppiantamento? Dumping salariale? Non esistono! Tutte balle della Lega populista e razzista!

E quindi, visto che – secondo i soldatini della SECO – la libera circolazione non ha alcuna controindicazione, le misure accompagnatorie non servono. Di conseguenza, non si perde nulla a rottamarle per far contenti i padroni di Bruxelles. Elementare, no?

Incompatibilità

E visto che la credibilità della SECO è più o meno ai livelli di quella del Gatto Arturo,per ulteriormente lavare il cervello al popolazzo vengono attivati gli istituti demoscopici di regime.  Missione: presentare un sondaggio da cui emerge che il gradimento dell’accordo quadro sarebbe in rialzo tra la popolazione. Certo, come no! Ce li immaginiamo i sondaggisti prezzolati che chiedono alla sciura Maria di anni 87 cosa ne pensa dell’accordo quadro istituzionale e pongono le domande in modo da ottenere la risposta desiderata dal committente!

Ricorrere a simili trucchetti per tentare di manipolare l’opinione pubblica è semplicemente penoso.

Si può girarla e pirlarla finché si vuole. L’accordo quadro è e rimane incompatibile con la sovranità svizzera e con i diritti popolari. Anzi, è semplicemente incompatibile con la dignità di un qualsiasi Stato,visto che impone leggi e giudici stranieri.

Si avvicina il Primo d’agosto e noi ci ritroviamo con un ministro degli Esteri binazionale che sogna di festeggiare il Natale della Patria svendendola a Bruxelles tramite l’ennesimo trattato-capestro. Non ancora contento, vorrebbe addirittura aggiungerci un regalo di 1.3 miliardi di Frdi contributo di coesione. E cosa ci dà l’UE in cambio? Facile: il solito calcione nel fondoschiena!

Perfino al DFE…

Perfino il direttore del DFE Christian Vitta, PLR, ha dichiarato, in relazione allo sconcio accordo quadro istituzionale, che “piuttosto che firmare un brutto accordo è meglio attendere”. In realtà anche KrankenCassis a parole inizialmente sosteneva una tesi del genere. Poi però è scattato il “contrordine compagni”; e adesso la linea è diventata quella del “firmare ad ogni costo”.

Non ci siamo proprio. L’accordo quadro non va firmato. Né adesso né mai. Perché con l’UE non bisogna più sottoscrivere alcun trattato. Al contrario, bisogna cominciare a disdire qualcuno di quelli in essere.

Visto che il Primo agosto è ormai alle porte, un suggerimento ai camerieri di Bruxelles in Consiglio federale per fare un regalo alla Patria in occasione della sua festa: una bella letterina al presidente della Commissione UE Jean-Claude “Grappino” Juncker (quello che al vertice NATO non si reggeva in piedi, non si sa se per eccessi alcolici o per altri problemi). Bastano due punti facili-facili:

  • Non si firma nessun accordo quadro, né adesso né mai;
  • Il regalo da 1.3 miliardi ve lo levate dalla capoccia.

E’ così difficile?

Lorenzo Quadri

Casse malati allo sbando e politici in cerca di visibilità

Adesso che l’assicuratore si è deciso a pagare, cosa resterà dei roboanti proclami?

La vicenda del medicamento antitumorale riconosciuto solo dopo l’esplosione del caso mediatico evidenzia per l’ennesima volta le falle di un sistema fallimentare. Che fine ha fatto la cassa malati pubblica intercantonale? Dispersa nelle nebbie?

E davvero non è più possibile aiutare senza poi correre subito dopo ad urlarlo in piazza?

Ha suscitato legittima indignazione il rifiuto di una “misteriosa” cassa malati (nessuno ha voluto farne il nome) di pagare un farmaco antitumorale ad un ragazzo di 12 anni in quanto il medicamento, prescritto per evitare una recidiva, non risulta omologato in Svizzera (ma in altri paesi a noi vicini sì). Non si tratta dunque di una medicina farlocca, bensì di una che funziona.

Il colmo è che, come noto, l’assicurazione malattia sarebbe invece pronta a pagare una chemioterapia, molto più costosa ed invasiva. Assurdità totale, dunque.

Ma alla partitocrazia, ed in particolare a PLR e PPD, lo strapotere politico delle casse malati è sempre andato bene. Al punto da eleggere addirittura un cassamalataro in Consiglio federale. Per cui fa un po’ specie vedere i soldatini di questi due partiti mettersi in mostra senza ritegno per cavalcare il caso mediatico scoppiato attorno al 12enne.

Peggio di Bertoldo

Le casse malati ed i loro strapagati manager continuano a farne peggio di Bertoldo. Eppure la maggioranza politica si è sempre opposta alla creazione di una cassa malati pubblica. Che certo non risolverebbe tutti i problemi. Però permetterebbe di uscire da certe logiche sedicenti “manageriali” e permetterebbe di contenere i costi amministrativi (meno dirigenti strapagati). Per ridurre i premi di un’ipotetica cassa pubblica si potrebbe utilizzare una parte degli utili della Banca nazionale (si tratta infatti di soldi di proprietà dei cittadini).

Due bocciature popolari

A livello federale la cassa malati pubblica è stata bocciata due volte in votazione popolare. Se questa porta sarà difficile da riaprire, non significa che non ne esistano altre. C’è ad esempio l’ipotesi della creazione di casse pubbliche intercantonali. In alcuni Cantoni romandi se ne parla da tempo. In Ticino, invece, il tema pare disperso nelle nebbie. Eppure, lo sappiamo bene, il nostro è tra i cantoni più colpiti dai salassi dei cassamalatari. Non solo, ma i ticinesi da un ventennio pagano premi di assicurazione malattia gonfiati: e quando si è trattato di restituire, sono arrivate indietro le  briciole. I correttivi apportati al sistema sono inadeguati, sicché l’alleggerimento indebito delle nostre tasche continua.

Ticino inattivo

L’inattività del nostro Cantone sul fronte assicurazione malattia lascia di stucco. Ogni anno i vertici del DSS, all’annuncio dell’ennesimo aumento di premio – e a suon di crescite del 4% per volta, la cifra lievita  – emettono qualche flebile borbottìo di protesta. Più per la forma che per altro, e magari pure relativizzando (per la serie: “poteva andarci peggio”). Dopodiché, il silenzio fino all’anno successivo, quando viene riproposto lo stesso desolante copione. E’ ovvio che il Ticino non è in prima fila nel battagliare contro le storture del sistema attuale. Malgrado ne paghi pesantemente lo scotto. Come mai?

Centro di competenza smantellato

Inoltre, una decina di anni fa (correva ancora l’era Pesenti), il Consiglio di Stato ebbe la bella idea di smantellare l’Ufficio assicurazione malattia, creato nel 1992. I suoi compiti vennero diluiti tra la Divisione della salute pubblica e l’Istituto delle assicurazioni sociali. Il che equivalse a privarsi di un centro di competenza specifico in un problema cruciale per i ticinesi.

E soprattutto, non dimentichiamo che il triciclo PLR-PPD-P$ – sì, anche il P$, malgrado a livello federale sostenga la cassa malati pubblica – nel 2003 impedì ai cittadini ticinesi di votaresull’iniziativa popolare della Lega che chiedeva la creazione di una cassa malati cantonale.

Chiaro: all’odiata Lega non bisogna mai dare ragione. Piuttosto ci si spara a mitraglia nei gioielli di famiglia. Vero kompagni?

Beneficienza urlata

La vicenda del 12enne affetto da sarcoma a cui l’assicurazione malattia non vuole pagare il farmaco, potrebbe dare uno scossone all’apatia imperante davanti ai furti dei cassamalatari? Purtroppo c’è da dubitarne. La vicenda ha dato il via ad una grande manifestazione di solidarietà. L’associazione  “Quii da la cursa” ha lanciato una colletta che in breve tempo ha permesso di raccogliere molti più soldi di quelli necessari. Un’iniziativa ammirevole, peccato poi che due dei promotori, guarda caso deputati in Gran Consiglio PPD e P$, abbiano avuto la brutta idea di cavalcarla per farsi campagna elettorale, mandando alla misteriosa cassa malati una lettera aperta dai toni ridicolmente minatori.

Davvero non è più possibile aiutare senza poi correre ad urlarlo in piazza?

Passata la festa…

Inutile dire che la partitocrazia ha fatto a gara nel saltare sul carro della beneficienza “sotto i riflettori”. E sinceramente vedere orde di politicanti in fregola di visibilità servirsi di un ragazzino malato per farsi campagna elettorale non è un bello spettacolo. Stesso discorso per il quotidiano radiko$ocialista LaRegione che ne approfitta per galoppinare senza ritegno la consigliera nazionale di riferimento, ovvero la kompagna Marina Carobbio, con tanto di gigantografia in prima pagina ed articolone all’interno. Eh già: l’autunno del 2019 (elezioni federali) si avvicina, per cui meglio cominciare a mettere fieno in cascina!

Adesso che “l’allarme” è rientrato perché la cassa malati ha deciso di coprire i costi del farmaco antitumorale (alle buon’ora!) una domanda “nasce spontanea”: cosa resterà di tutto questo? La facile previsione è che non resterà nulla. Si assisterà al rientro collettivo nei ranghi. Tutto andrà avanti come prima. Aumenti dei premi compresi. Nell’attesa del nuovo carro mediatico su cui fiondarsi.

Lorenzo Quadri

 

L’assistenza aumenta ancora ma nei Beltrauffici sono sereni

E naturalmente censura ferrea sulla causa principale: la libera circolazione!

 

Notizia di venerdì: il numero delle persone in assistenza in questo sfigatissimo Cantone è ancora aumentato tra febbraio e marzo. A fine marzo le persone in assistenza in Ticino erano 8291 – quindi praticamente 8300 – il che equivale ad un aumento del 2.1% rispetto al mese precedente. In cifre assolute, più 173 nell’arco di un solo  mese.

Ormai l’aumento dei casi di assistenza in Ticino non è più nemmeno una notizia. Un po’ come l’aumento dei frontalieri nel settore terziario. Sarebbe una notizia se diminuissero.

Naturalmente, chissà come mai, sotto la cortina fumogena di numeri e percentuali presentata dalla stampa, mancano le cifre degli stranieri ed in particolare quelle dei permessi B in assistenza. Che dovrebbero essere zero, ma invece… Mentre perfino gli Stati UE combattono l’immigrazione nello Stato sociale con misure anche pesanti, dalle nostre parti i politicanti del triciclo PLR-PPD-P$ blaterano che “sa po’ mia!”.

La premiata ditta SECO&Rico

Da manuale (si fa per dire) a proposito del nuovo aumento dei casi di assistenza, la reazione della responsabile del Beltraufficio del sostegno sociale e dell’inserimento, che dalle colonne del Corriere dei Ticino dichiara: “Non siamo preoccupati, ma dobbiamo comunque continuare ad essere vigili e attenti alla situazione”. Bontà loro: non sono preoccupati.

Dopo aver superato la soglia degli 8000 casi di assistenza, adesso si procede al galoppo (duecento casi in più al mese?) verso i 9000; quando arriveremo a 10 mila organizzeremo una bella bicchierata a Palazzo delle Orsoline? Però nei Beltrauffici sociali “non sono preoccupati”.

Del resto, a fugare tutte le preoccupazioni che dovessero per un delirio d’ipotesi affacciarsi alla mente, ci pensano i tamberla della SECO (Segreteria di Stato per l’economia, ovvero organo di propaganda di regime pro-frontiere spalancate), i soldatini delle grandi industrie e gli scienziati dell’IRE diretti dal buon Rico Maggi: guarda caso, ma si tratta senz’altro di fortuita coincidenza (come no!), tutti di area PLR.

Secondo le statistiche taroccate della SECO, la disoccupazione è irrilevante, il soppiantamento di lavoratori ticinesi con frontalieri ed il dumping salariale non esistono (tutte balle della Lega populista e razzista) e la libera circolazione delle persone è una figata pazzesca.

Sicché, se per caso qualche fosco pensiero dovesse turbare la serenità dei servizi sociali del Beltrasereno, ci pensa la premiata ditta SECO&Rico (Maggi) a dissiparlo!

I veri motivi?

Fa poi un po’ specie (eufemismo) leggere nell’articolo del CdT di cui sopra che, a mente della capoufficio responsabile, la prima causa della crescita dei numeri dell’assistenza sono “i mutamenti intervenuti sul mercato del lavoro, caratterizzato sempre più da stipendi insufficienti, soprattutto perché con maggiore frequenza sono proposti impieghi precari, su chiamata o a tempo parziale”.Punto. Ah, ecco. E sulla vera origine di questi ed altri fenomeni, ossia la DEVASTANTE LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE PERSONE che ha SFASCIATO il mercato del lavoro ticinese, nemmeno un cip!

Chiaro: la libera circolazione è stata voluta dalla casta spalancatrice di frontiere, con in prima fila la partitocrazia PLR-PPD-P$. Per cui, figuriamoci se la funzionaria statale di turno poteva permettersi di dire come stanno le cose. Non sia mai: autocensura! I funzionari dell’amministrazione cantonale (gonfiata come una rana) possono insultare la Lega ed i leghisti sui “social”, tanto non succede niente; ma di certo non possono osare raccontarla giusta sulla “sacra” libera circolazione. Altrimenti sì che per loro sono cavoli amari!

Tagli alla disoccupazione

Tuttavia, almeno una delle cause dell’aumento dei numeri dell’assistenza viene indicata correttamente: “Le riforme delle assicurazioni sociali, sia federali che cantonali, fatte negli ultimi anni, chiaramente hanno avuto un impatto anche sull’assistenza”.Traduzione: i tagli all’assicurazione contro la disoccupazioneentrati in vigore nel 2012, e a cui la Lega si era opposta, hanno scaricato un sacco di gente dalla disoccupazione all’assistenza. “Naturalmente” i tagli sono stati fatti per motivi di risparmio. Però i tamberla della SECO, galoppini del ministro liblab “Leider” Ammann, oltre a fornire le statistiche farlocche per fare il lavaggio del cervello pro libera circolazione, pro accordo quadro istituzionale e pro UE, vorrebbero:

  • Versare il guadagno intermedio ai frontalieri;
  • Pagare la disoccupazione ai frontalieri, come da recente, ennesimo Diktat di Bruxelles.

Tutte nuove prestazioni, a vantaggio di cittadini residenti oltreramina, che costerebbero cifre stellari – un numero imprecisato di centinaia di milioni –  alla “nostra” assicurazione contro la disoccupazione.Capita l’antifona? I soldi per i senza lavoro svizzeri non ci sono, ed infatti vengono scaricati sull’ assistenza. Per i frontalieri invece…

Ma chiudiamo la SECO che è ora!

Lorenzo Quadri

 

 

Svizzerotti di nuovo fregati

Il collegamento ferroviario con la Malpensa posticipato di altri sei mesi

E ti pareva! Per il famoso collegamento Lugano-Malpensa, l’ennesimo ritardo è servito. Dal Corriere del Ticino di ieri apprendiamo infatti che il prolungamento della linea S50 fino allo scalo varesino è ancora una volta rinviato. Invece di aprire i battenti alla fine del corrente anno, la linea li aprirà a giugno 2019. Ammesso e non concesso che non ci saranno altri ritardi, visto che ormai all’affidabilità dell’italica controparte non crede più nemmeno il Gigi di Viganello dopo abbondanti libagioni.

Da notare che i burocrati dell’Ufficio federale dei trasporti (UFT, Dipartimento Doris) hanno avuto la bella idea di azzerare per fine anno le concessioni alle tre ditte di bus che fanno attualmente la spola tra il nostro Cantone e l’aeroporto della Malpensa. Perché – udite udite – i privati “non devono permettersi” di concorrenziare le FFS! I balivi su rotaia comandano e la Doris trotta!

Le concessioni dei bus

Adesso che è stato annunciato l’ennesimo ritardo nell’apertura della tratta ferroviaria, le concessioni dei bus verranno prolungate (per l’ennesima volta) per altri sei mesi? Oppure i burocrati dell’UFT mangeranno la foglia e prorogheranno fino a fine 2019? O ancora – c’è da dubitarne, ma la speranza è l’ultima a morire – si renderanno conto che le concessioni vanno rinnovate indipendentemente dalla ferrovia?

Collaborazioni col Belpaese?

La storia del trenino dei puffi Lugano-Malpensa è una presa per i fondelli infinita. Ben esemplifica come funziona la collaborazione tra svizzerotti ed italici. Il collegamento in questione è costato al contribuente rossocrociato qualcosa come 200 milioni solo in investimenti. A chi serve? Non certo ai ticinesi. Dovrebbe servire ai frontalieri. Quindi: grazie alla partitocrazia spalancatrice di frontiere, veniamo invasi da permessi G e dobbiamo pure pagargli i trenini appositi nella pia illusione di togliere qualche targa azzurra dalle nostre strade ormai perennemente infesciate da auto italiche con a bordo solo il conducente.

Chi ringraziamo?

Naturalmente il nuovo collegamento su rotaia è entrato in funzione con anni di ritardo ed ha subito totalizzato il record interplanetario di disservizi. Quanto alla puntualità… questa sconosciuta! Senza contare che i park&ride sulla tratta italiana mancano. Quindi ci piacerebbe proprio sapere quante macchine di frontalieri abbiamo tolto dalle nostre strade spendendo 200 milioni!

Per questo flop possiamo ringraziare gli amici a sud della ramina e a nord del Gottardo. Però intanto, grazie al triciclo PLR-PPD-P$$ in Consiglio di Stato, ogni anno versiamo imperterriti i ristorni dei frontalieri (ormai lievitati ed oltre 80 milioni di franchetti) e senza nemmeno vincolarli a condizioni di sorta.

Ciliegina sulla torta

E se invece di continuare a bruciare soldi pubblici in trenini-flop ci decidessimo ad intervenire alla radice del problema? Ovvero, se cominciassimo a ridurre il numero dei frontalieri? Altro che aprire tratte ferroviarie: chiudere le frontiere!

La ciliegina sulla torta è, appunto, il collegamento con la Malpensa. Con la fetecchiata delle ferrovie che “non possono essere concorrenziate dai privati” (è tornato Stalin? E come la mettiamo invece con i pullman di Eurobus che da un mese e mezzo sono operativi in Svizzera interna coprendo tratte di lunga distanza e facendo quindi concorrenza alle FFS? Loro “possono”?) i viaggiatori ticinesi si vedranno privati, per decreto dei burocrati dell’UFT, dell’unico collegamento funzionante con l’aeroporto della Malpensa: ovvero i bus. Ciò vale, ovviamente, anche per i turisti che dalla Malpensa vogliono raggiungere il Ticino. Insomma, operazione in perdita su tutti i fronti. Grazie Doris!

Lorenzo Quadri

Direttiva disarmista: bloccare tutto!

Ma guarda un po’: il famoso Diktat UE contro le armi dei cittadini onesti, del tutto inutile nella lotta al terrorismo islamico che manifestamente è solo un pretesto di comodo, ciurla sempre più nel manico.

Nei giorni scorsi infatti la Commissione affari costituzionali del Senato del Belpaese ha ascoltato in audizione il presidente di Assoarmieri Antonio Bana. Il quale ha ribadito ai Senatori italici che la famigerata direttiva disarmista è “sub iudice”. Infatti su di essa è pendente il ricorso di Repubblica Ceca e Polonia presso la Corte di giustizia europea. Bana ha quindi invitato a riflettere se anche l’Italia non dovrebbe associarsi a tale ricorso, contribuendo così ad affossare sul nascere il Diktat di Bruxelles.

E noi svizzerotti invece, che nemmeno – e per fortuna! – siamo un Paese membro dell’UE, dovremmo accettare di farci schiacciare gli ordini dagli eurofunzionarietti con disposizioni che sono contrarie alle nostre leggi, alle nostre tradizioni ed alla nostra volontà popolare? A maggior ragione quando l’atto che dovremmo recepire – pena, secondo la partitocrazia PLR-PPD-P$$, la messa a rischio dei fallimentari accordi di Schengen: echissenefrega! – è a rischio di nullità? E questo perché, sotto le cupole federali, il triciclo cameriere dell’UE come al solito si è inchinato a 90 gradi? Bloccare tutto!

Lorenzo Quadri

I post razzisti su facebook ed i moralisti a senso unico

I benpensanti gauche-caviar vogliono la tolleranza zero solo quando torna comodo a loro

Ohibò, i soldatini della morale a senso unico hanno trovato il nuovo tormentone estivo su cui montare ettolitri di panna. E montarla ad oltranza, fino a trasformarla in metricubi di burro Floralp.

Il tormentone in questione è la vicenda del poliziotto della Polcantonale di recente promosso al grado di sergente malgrado un paio di anni fa avesse pubblicato dei post razzisti su faccialibro (facebook) che inneggiavano al nazifascismo come risposta all’assalto dei finti rifugiati.

I post sono improponibili. Niente giustifica la riesumazione di dittatori che hanno insanguinato il XX secolo. Neanche sottoforma di “boutade”.  Ed infatti l’agente in questione si è beccato, a giusto titolo, le sanzioni penali ed amministrative del caso. Adesso le ha scontate. Ha sbagliato ed ha pagato. Deve essere ulteriormente condannato alla morte professionale, come pretendono a $inistra? Ed in particolare, colmo dei colmi, come pretendono i comunisti, quelli che si rifanno ad un’ideologia che ha provocato milioni di morti?

Si dà il caso che il Cantone, e meglio il DSS (nell’era Pesenti) abbia assunto una funzionaria che quando lavorava in banca rubava i soldi ai clienti. L’ha assunta in piena conoscenza dei suoi precedenti: lo ha dichiarato rispondendo ad un atto parlamentare. E’ più grave essere ladri o è più grave postare idiozie su facebook?

Gli insulti continuano

Non solo: nella sovradimensionata amministrazione cantonale, abbondano i funzionari gauche-caviar che continuano a pubblicare sui “social” insulti nei confronti dei leghisti con paragoni al nazifascismo.Però non succede assolutamente nulla. Al massimo i colpevoli ricevono una letterina con scritto: “birichino, non farlo più! Firmato: governicchio”. Il docente (italiano) di scuola media che ha paragonato il voto ticinese sulla civica al nazismo, si è preso una multarella (più o meno elevata di quella che viene appioppata a chi lascia scadere un parcheggio?)  e un ammonimento farlocco nello stile indicato  sopra. Continua tranquillamente ad insegnare. E allora perché il poliziotto dei post razzisti, una volta scontate le sanzioni, non dovrebbe venire valutato (nel caso concreto: valutato positivamente) in base alle sue prestazioni professionali, e dovrebbe invece essere confrontato in eterno con le sbroccate “social” risalenti a due anni prima?

Ah già: ma secondo i moralisti a senso unico, il diritto a voltare pagina ce l’ha solo chi è di $inistra. Come al solito: agli “amichetti” si applica un metro di giudizio, ai nemici se ne applica un altro, e totalmente diverso. I post idioti di destra sono infinitamente più gravi di quelli di $inistra.

Se poi a starnazzare contro la promozione del poliziotto dei post razzisti è il P$ che mantiene in Gran Consiglio, difendendola ad oltranza, la deputata-passatrice, ben si capisce che qui siamo a livelli da commedia dei pupi siciliana (tra l’altro: proprio in questi giorni in Francia una passatrice italiana è stata condannata a sei mesi di prigione; da noi invece…).

Non è così che funziona, cari benpensanti da kebabberia. La tolleranza zero o la si applica a tutti, o non la si applica a nessuno. A geometria variabile non esiste proprio.

Lorenzo Quadri

 

I concubini di KrankenCassis e la sindrome di Stoccolma

“Siamo italiani ed abbiamo l’Europa nel cuore”: il CF “ticinese” delira a Milano

 

Speriamo almeno che il ministro PLR non intenda propinare boiate come quelle dette a Milano nell’allocuzione del Primo agosto a Lugano, dove sarà oratore ufficiale. Altrimenti prepararsi a prender su e andare.

Ah beh, certo che questa ci mancava, soprattutto con l’avvicinarsi del Primo d’agosto!

Il ministro degli esteri binazionale Ignazio KrankenCassis era ospite venerdì al centro svizzero di Milano. Praticamente una rimpatriata. E, come c’era da temere, non è riuscito a trattenersi dal raccontare clamorose fregnacce.

Come questa: “La Svizzera è nel cuore dell’Europa e l’Europa nel cuore della Svizzera (…). Il nostro è un concubinato (?) che cerca degli standard comuni per favorire i nostri interessi”. 

Evviva, sarebbero questi gli effetti del tasto “reset”?  Se è con simili servili sviolinate che pensiamo di gestire i rapporti con l’UE, siamo a posto.

Non esiste l’amicizia tra Stati. Men che meno esiste un’amicizia tra Svizzera ed UE. Il presidente “diversamente sobrio” della commissione UE, Jean-Claude “Grappino” Juncker, ha avuto la faccia di palta di definire “accordo d’amicizia” lo sconcio accordo quadro istituzionale con cui Bruxelles tenta di imporci le sue leggi ed i suoi giudici. Ecco cosa intendono i balivi UE per “amicizia”. Però il  buon KrankenCassis viene a blaterare non solo di amicizia, ma addirittura di concubinato e di “Europa nel cuore”. In concubinato con i funzionarietti di Bruxelles e con “Grappino” Juncker ci vivrà forse il “parzialmente svizzero” Cassis. Noi no di certo!

Sindrome di Stoccolma?

Quando ci decideremo a piantarla con questi penosi atti di sottomissione alla fallita UE? Sveglia, il tempo delle smancerie è finito da un pezzo! E’ arrivato, invece, il tempo di farci valere, e a muso duro. E soprattutto di cominciare a dire di no. No a nuovi accordi con l’UE: se vogliamo salvarci dobbiamo, al contrario, cominciare a cancellare qualcuno di quelli in essere. E No, evidentemente, al regalo di 1,3 miliardi di Fr a Bruxelles sottoforma di “contributo di coesione”.

Invece il ministro degli esteri PLR cosa fa? Alla faccia del tasto “reset”, si produce in ridicole profferte di amore eterno (che poi equivalgono a promesse di chinarsi a 90 gradi). Siamo davanti ad un preoccupante caso di “sindrome di Stoccolma” applicata alla politica? (Con l’espressione sindrome di Stoccolma si intende un particolare stato di dipendenza psicologica e/o affettiva che si manifesta in alcuni casi in vittime di episodi di violenza fisica, verbale o psicologica. Il soggetto affetto dalla sindrome di Stoccolma, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all’amore e alla totale sottomissione volontaria (…)”,da Wikipedia).

“Siamo italiani”

Simili profferte non sono solo patetiche. Sono umilianti per lo Stato che Cassis dovrebbe (condizionale) rappresentare. L’UE ci ricatta; ci impone i suoi Diktat – che naturalmente gli sguatteri di Bruxelles in Consiglio federale accettano senza fiatare – e noi dovremmo “averla nel cuore”? Ma anche no!
Particolarmente interessante, nel discorso milanese del buon Cassis, il seguente passaggio: “Quello con l’Italia è un rapporto che va diritto al cuore (e ridàgli) ed è un rapporto molto intimo (?). Noi ticinesi siamo Italiani, siamo Svizzeri, siamo svizzero-italiani e italiano-svizzeri”. Sul fatto che Cassis sia italiano non ci sono dubbi. Ma che parli per lui.Il ministro PLR (ex) doppio passaporto conferma quindi di non essere in chiaro sulla propria appartenenza nazionale (un po’ come certi calciatori, tanto per riagganciarci alla cronaca recente). Ed intanto i vicini a sud continuano a fregarci in tutte le maniere. Però ogni anno incassano, grazie al triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, i loro bravi 80 milioni ed oltre di ristorni.
Grazie PLR per regalarci questi grandi statisti “alla Cassis” che difendono a muso duro gli interessi della nazione!

Speriamo almeno che il buon Cassis non intenda propinare boiate come quelle dette a Milano nell’allocuzione del Primo agosto a Lugano dove sarà oratore ufficiale. Altrimenti prepararsi a prender su e andare.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Naturalizzazioni: giusto introdurre il voto segreto

La concessione del passaporto rosso è una cosa seria, e deve avvenire senza pressioni

 

E ti pareva! A larga maggioranza, il Consiglio comunale di Locarno nella sua ultima seduta ha deciso di respingere, malgrado il parere commissionale favorevole, la mozione del leghista Aron D’Errico che chiedeva il voto segreto sulle domande d’attinenza comunale. Lo chiedeva per meglio permettere ai consiglieri comunali di votare “secondo coscienza” e per metterli al riparo da possibili ritorsioni da parte di aspiranti svizzeri respinti.

Uno scandalo?

Quella del voto segreto sulle naturalizzazioni (del resto il voto popolare è segreto, quindi dove sarebbe lo scandalo?) è una battaglia di lunga data della Lega. Alla quale la partitocrazia, ed in particolare – c’era forse da dubitarne? – i naturalizzatori seriali della gauche-caviar, si è sempre opposta. Raccontando la storiella che “chi è eletto in Consiglio comunale sa quali sono le proprie responsabilità” e blablabla. Balle di fra’ Luca. Punto primo: stiamo parlando di Consiglieri comunali; almeno nei piccoli comuni, cara grazia trovare qualcuno che si mette a disposizione, praticamente a titolo di volontariato, per la cosa pubblica. Pretendere che chi lo fa sia anche pronto ad esporsi a rappresaglie, è chiedere un po’ tanto.

Punto secondo: è evidente che i kompagni vogliono, fortissimamente vogliono, il voto palese proprio per inibire i no alle naturalizzazioni. Il consigliere comunale che vuole rifiutare la concessione di un’attinenza comunale, oltre che alle rappresaglie, va incontro pure al pubblico ludibrio in quanto “spregevole razzista”. Il pensiero unico politikamente korretto impone infatti che 1) devono entrare tutti 2) devono restare tutti e 3) tutti devono diventare svizzeri.

Chi ci campa

Il P$ (Partito degli Stranieri) sulle naturalizzazioni facili ci campa. In questo modo spera di fabbricarsi l’elettorato. A Lugano ad esempio la locale sezione $ocialista si distinse nel recente passato per un invio mirato di volantini di propaganda elettorale ai neo-cittadini svizzeri (e non tutti l’hanno presa bene). Il target evidentemente è quello. Addirittura nella lista P$$ per il Gran Consiglio in un cantone tedescofono non c’era un candidato che avesse un nome anche solo vagamente elvetico: tutti di evidente origine turca, balcanica o araba.

Fabbrica-svizzeri

Per restare a Lugano, nella sessione del Consiglio comunale appena conclusa il triciclo è riuscito a far passare qualcosa come un centinaio di attinenze comunali (un paio sono state respinte), suddivise in due serate. Una vera e propria fabbrica di svizzeri, ad ennesima dimostrazione di come le naturalizzazioni facili siano una realtà. Un realtà, beninteso, che serve tra l’altro a taroccare le statistiche sugli stranieri: basta dotarli di passaporto rosso, ed il gioco è fatto. E non è mica un caso isolato. Nella precedente seduta, la maggioranza della partitocrazia nel legislativo luganese è riuscita a naturalizzare una candidata che aveva cumulato un debito con lo stato sociale elvetico di oltre mezzo milione di franchi. E questo malgrado il municipio avesse dato preavviso negativo.

Un pezzo di carta?

Per gli spalancatori di frontiere, il passaporto svizzero è solo un pezzo di carta e andrebbe distribuito a tutti. Così come il benessere faticosamente costruito in questo paese nel corso di generazioni va sperperato distribuendolo ai troppi furbetti che, in arrivo da paesi stranieri vicini e lontani, hanno trovato in casa nostra il Paese del Bengodi. Costoro hanno tutti i diritti ma, spesso e volentieri, nessun dovere o quasi.

No alle furbate

Intendiamoci. Ci sono aspiranti cittadini svizzeri degnissimi, integrati sotto ogni aspetto – culturale, sociale, economico –  e certamente meritevoli di ottenere il passaporto elvetico. Anzi, rilanciamo e diciamo che tra loro ce ne sono anche di quelli che al passaporto rosso danno più valore di certi svizzeri. Per altri aspiranti cittadini elvetici, invece, la naturalizzazione è una scelta di comodo. O addirittura una furbata per avere la certezza di non dover lasciare il paese; qualsiasi cosa si faccia.

In conclusione

Il consigliere comunale deve essere messo nella condizione di esprimere liberamente le proprie convinzioni sui candidati alla naturalizzazione, senza sentirsi esposto a pressioni di alcun tipo. La concessione della nazionalità svizzera è una cosa seria. Quindi sì al voto segreto. Su questo fronte la Lega continuerà ad essere attiva.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Ma la Simonetta si lagna con l’UE: “devono entrare tutti!”

In Europa il vento sui finti rifugiati sta cambiando. Ma a Berna la kompagna Sommaruga…

 

Certo che siamo proprio messi bene! Mentre sempre più Stati a noi vicini, a cominciare dal Belpaese, stanno cambiando marcia a proposito dei finti rifugiati con lo smartphone, e mentre il vento giocoforza anche a Bruxelles dovrà cambiare, ecco che salta su – ovviamente non richiesta – la kompagna Simonetta Sommaruga. La quale non trova di meglio che lanciare farneticanti appelli all’UE affinché i migranti economici “vengano fatti entrare tutti”.

A che titolo parla la Simonetta, non eletta da nessuno ma nominata in base ad inciuci parlamentari? Evidentemente costei NON ha alcun titolo per esprimersi a nome dei cittadini svizzeri. Ed infatti la Simonetta al massimo può parlare per i  $inistrati spalancatori di frontiere. Quelli che con il business dell’asilo si fanno gli zebedej di platino. E per gruppi d’interesse pro-saccoccia che stanno dietro all’immigrazione clandestina.

Dietro il businness dell’asilo non c’è solo chi ci lucra direttamente gestendo l’accoglienza. C’è anche chi lo fa in modo indiretto. Ovvero, chi ha tutto l’interesse a promuovere l’invasione dell’Europa. Obiettivo: trasformare, un domani, i finti rifugiati con lo smartphone in forza lavoro a basso costo. Con cui ovviamente sostituire quella residente. Dopo la devastante libera circolazione delle persone a livello europeo, la catastrofica libera circolazione a livello mondiale. E’ una delle facce (di palta) della globalizzazione. E dalla globalizzazione, lo ha capito anche il Gigi di Viganello, ci guadagnano le multinazionali; i poteri forti. Mentre la gente comune ha solo da perderci.

La macchina del fango

Gli spalancatori di frontiere pro-sacoccia ed i loro isterici soldatini denigrano e criminalizzano chi si oppone all’invasione e protegge la sovranità ed i confini nazionali. Senza vergogna, i buonisti-coglionisti ricattano moralmente l’opinione pubblica servendosi perfino dei bambini morti.

E allora deve essere chiara una cosa: la responsabilità per bambini morti ce l’ha chi fomenta le partenze dei finti rifugiati. Non certo chi si sforza di impedirle.

La responsabilità per i bambini morti la porta chi li imbarca in viaggi ad alto rischio sulle carrette del mare. E chi questi viaggi ad alto rischio li provoca. A partire dalle  navi delle ONG che – foraggiate con  i soldi degli autocertificati “filantropi” della globalizzazione  – si aggirano nelle acque nordafricane offrendo il loro servizio taxi verso l’Europa.Perché queste navi non “salvano”; queste navi “trasportano” verso il vecchio continente il “materiale umano” per l’invasione pianificata. Negli anni trenta del secolo scorso il Piano Kalergi teorizzava l’immigrazione incontrollata dall’Africa e dall’Asia verso l’Europa per sostituirne la popolazione. Curiosamente, lo stesso Kalergi, un filosofo ed aristocratico boemo morto nel 1972 (Richard Niklaus conte di Coudenhove-Kalergi) era giapponese da parte di madre. Ed il Giappone è un paese dove l’immigrazione è praticamente inesistente: 2% di stranieri, mentre gli asilanti accolti annualmente si contano sulle dita di una mano.

Chi favorisce i passatori?

La kompagna Simonetta Sommaruga con i suoi scriteriati appelli a Bruxelles affinché “si facciano entrare tutti” aiuta i passatori nel mantenere e sviluppare i loro affari criminali. Procura loro la clientela. Il messaggio che invia agli aspiranti finti rifugiati è chiaro:  “Noi vi vogliamo!”.  E allora, tutti sul barcone per raggiungere gli svizzerotti fessi!

La Simonetta, ovviamente, non si limita agli appelli (unica fortuna: a livello internazionale la signora conta meno del due di briscola). Costruisce anche nuovi centri per finti rifugiati. L’abbiamo vista di recente mentre a Zurigo, in compagnia della locale cricca gauche-caviar, posava, giuliva, la prima pietra per un nuovo centro asilanti.

Le due cose vanno di pari passo. Visto che si costruiscono i nuovi centri d’accoglienza– che bisognerebbe più correttamente chiamare “poli d’attrazione” – bisogna anche riempirli. Sicché  “devono entrare tutti”.

Rimpatriare

E poi, ovviamente, una volta arrivati da noi, i finti rifugiati non vanno rimandati nei paesi d’origine. Ed infatti il Consiglio federale non si straccia certo le vesti per ottenere accordi di riammissione con questi Stati, magari vincolando il versamento degli aiuti allo sviluppo alla firma di tali accordi. Per contro, vuole spendere 132 milioni di Fr all’anno (soldi del contribuente) per  integrare professionalmente  in Svizzera (flop annunciato; ma intanto qualche servizio ro$$o lavorerà e fatturerà) i migranti economici. Integrazione  che, è chiaro, può avvenire solo a scapito dei disoccupati residenti. Dal canto suo la SEM, Segreteria di Stato per la migrazione, si inventa gli algoritmi del piffero per meglio spalmare i finti rifugiati tra i Cantoni. E’ evidente: Berna  non sta affatto lavorando sui rimpatri, ma solo sull’assorbimento dei flussi migratori.

Nessun nuovo centro

Di conseguenza, anche a seguito del voto popolare chiaramente negativo sulla riapertura dell’ex caserma di Losone come centro per migranti economici, occorre opporsi alla creazione di qualsiasi nuovo centro asilanti in Ticino (vedi quello annunciato in zona Pasture). No all’aumento della capacità d’accoglienza: sia in Ticino che in Svizzera.Queste iniziative incoraggiano le partenze dal Nordafrica. Che invece vanno disincentivate. Solo impendendo le partenze si combattono i passatori e si combattono le morti in mare.

Chi usa i bambini morti a scopo di ricatto morale per ottenere l’apertura di porti e frontiere e per ottenere la realizzazione di nuovi centri asilanti, si vergogni. Perché, di queste morti, che tenta squallidamente di imputare ad altri (agli odiati “nemici”, che vanno denigrati e criminalizzati), ne porta la responsabilità.

Lorenzo Quadri

 

La libera circolazione ciurla nel manico. Soldatini in tilt

La SECO insiste con i tentativi di lavaggio del cervello, ma non ci casca più nessuno

 

La scellerata politica delle frontiere spalancate, con l’avanzare dei “sovranisti”, ciurla nel manico. L’iniziativa popolare contro la devastante libera circolazione delle persone ha raccolto 125mila firme in meno di sei mesi (c’era tempo un anno e mezzo per raccoglierne centomila). E a Berna, ai camerieri di Bruxelles ed ai loro soldatini sta diventando fredda la camicia.

Così i tamberla della SECO se ne sono usciti con l’ennesima fregnaccia. Ovvero, il nuovo bilancio della libera circolazione.

“Nessuna penalizzazione”

Secondo costoro, infatti, i residenti in Svizzera non sarebbero penalizzati dalla libera circolazione delle persone. Inoltre, non esisterebbe né sostituzione né dumping salariale. “Sono solo percezioni”, come garantiva lo studio dell’ IRE sul frontalierato eseguito dal ricercatore frontaliere o ex frontaliere. Il quale, ma guarda un po’, viene sistematicamente interpellato dal Corriere del Ticino per commentare le notizie sui permessi G.

Un bel “vaffa!”

Ai burocrati federali della SECO con i piedi al caldo, lautamente foraggiati con i nostri soldi, dedichiamo un corale “vaffa”!

Ricordiamo che costoro sono quelli che, oltre a produrre statistiche taroccate per fare il lavaggio del cervello al popolazzo, hanno deciso – su ordine di chi? Del loro capodipartimento, il decotto ministro PLR “Leider” Ammann? Oppure hanno fatto tutto di propria iniziativa? – che anche i frontalieri devono (?) avere diritto al guadagno intermedio. E sono pure favorevoli, i burocrati della SECO, al disastroso Diktat con cui l’UE pretende di far pagare al paese di lavoro (ovvero: a noi) la disoccupazione dei frontalieri. Una novità che, nella malaugurata ipotesi in cui dovesse diventare realtà, avrebbe conseguenze deleterie:

  • ci costerebbe centinaia di milioni di Fr all’anno;
  • farebbe esplodere gli abusi;
  • genererebbe un’impennata di iscrizioni agli uffici regionali di collocamento (URC), ed il potenziamento degli URC ticinesi lo pagherebbe il solito sfigato contribuente cantonale;
  • azzererebbe del tutto la ciofeca denominata “preferenza indigena light”, con cui la partitocrazia finge di favorire i disoccupati iscritti agli URC. Se tutti i frontalieri si iscrivono, di quale “preferenza” beneficerebbero i residenti?
  • Costituirebbe l’ennesimo privilegio ingiustificato dei frontalieri (che già sono dei privilegiati fiscali) rispetto agli italiani che lavorano in Italia. Ed infatti, quando sui media del Belpaese si è sparsa la voce infondata (in realtà nulla è stato ancora deciso) ma purtroppo verosimile, che gli svizzerotti avrebbero pagato la disoccupazione dei frontalieri, la gioia dei permessi G è esplosa sui social.

Chiudere la SECO

Il  nuovo bilancio taroccato sulla libera circolazione propinato dalla SECO è l’ennesima dimostrazione che questo ufficio della Confederella serve ormai solo a divulgare “fake news” per fare propaganda di regime alle frontiere spalancate volute dall’élite. Quindi, la SECO va CHIUSA; così tra l’altro si risparmiano ogni anno 100 milioni di franchetti, che non sono noccioline!

Immigrazione sotto controllo?

Da notare che, nel loro rapporto farlocco, gli scienziati della SECO blaterano che nel 2017 il saldo migratorio dai paesi UE verso la Svizzera sarebbe sceso a 31’250 persone, ovvero l’11% in meno rispetto all’anno precedente. E allora?

  • Prima della votazione sui Bilaterali, il Consiglio federale aveva promesso un saldo migratorio di al massimo 8-10mila persone all’anno: la cifra che adesso la SECO tenta di spacciare per irrisoria è quasi il QUADRUPLO di quella promessa!
  • Grazie alla scellerata libera circolazione, siamo arrivati per anni ad avere ben oltre 60mila migranti UE. Ma naturalmente i soldatini della SECO… citus mutus!
  • I flussi migratori in alcuni periodi aumentano, in altri diminuiscono.
  • Visto che la barca è piena, un calo dell’immigrazione testimonierebbe solo che il disastro è ormai compiuto. Ed infatti in Ticino i giovani, per avere un futuro, devono tornare ad emigrare. Un balzo indietro di cento anni!

La boiata regina

Ma la fregnaccia del mese è quella di tale Roland Müller, direttore dell’Unione svizzera degli imprenditori. Secondo costui, malgrado la libera circolazione, “non c’è alcuna sostituzione della manodopera indigena, nemmeno in Romandia ed in Ticino”. O Roland, ma ci sei o ci fai? Il Ticino l’hai visto solo in cartolina? La tua bestialità sulla sostituzione che non esiste, valla a raccontare a tutti i ticinesi che sono finiti in disoccupazione ed in assistenza perché al loro posto sono stati assunti dei frontalieri. Valla a raccontare a tutti i giovani che non trovano un lavoro perché il mercato è intasato da permessi G. Poi ne riparliamo. Perché questi tronfi soggetti non vengono mai licenziati e rimpiazzati da stranieri a basso costo, così finalmente si rendono conto della situazione?

Lorenzo Quadri

La “casta” scende in campo a favore dei giudici stranieri

I magistrati della gauche-caviar contro l’iniziativa per l’autodeterminazione

In prima linea nel comitato contro l’iniziativa figura il magistrato dei minorenni Reto Medici (PS). E’ normale che un giudice in carica faccia campagne politiche? Separazione dei poteri? Cosa ne pensa il (dormiente) consiglio della Magistratura?

Sull’iniziativa “per l’autodeterminazione” (detta anche “contro i giudici stranieri”) si voterà solo il prossimo 25 novembre. Ma la casta eurolecchina e spalancatrice di frontiere, conscia dell’importanza della posta in gioco, sta già scaldando i motori. Sicché ha cominciato col mandare avanti a mettere fuori la faccia i magistrati gauche-caviar dell’ associazione “Uniti dal diritto” (e questi da dove spuntano?).

In prima fila di tanto comitato, assieme all’ex presidenta del Consiglio nazionale Chiara Simoneschi Cortesi (PPD), troviamo infatti gli ex PP Bruno Balestra e John Noseda, nonché il magistrato dei minorenni Reto Medici.

Prima le nostre leggi

Cosa vuole l’iniziativa “per l’autodeterminazione”  che l’establishment combatte con accanimento? Vuole che la Costituzione svizzera – e quindi anche gli articoli della medesima che sono frutto di votazioni popolari, vedi il famoso 121 a, quello del 9 febbraio – abbiano la precedenza su trattati internazionali del piffero. I quali, se entrano in urto con la Costituzione, vanno adattati o, qualora ciò non fosse possibile, disdetti. Più chiaro di così. Del resto,  tutti i paesi del mondo danno alla propria Costituzione nazionale la priorità sui trattati internazionali. In Germania il principio è stato ribadito ancora di recente. “Prima la nostra Costituzione”. Sono solo gli svizzerotti fessi che…

La storiella della CEDU

La gauche-caviar racconta che l’iniziativa per l’autodeterminazione metterebbe in pericolo i diritti fondamentali dei cittadini e si sciacqua la bocca con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU). Che  – a suo dire! – sarebbe in pericolo in caso di accettazione dell’iniziativa contro i giudici stranieri. A parte che la Svizzera non ha lezioni da prendere in materia di rispetto dei diritti fondamentali ma semmai ne ha da dare: questi sono già contemplati nella Costituzione, senza bisogno della CEDU.

Il vero motivo

Tanti fumogeni blabla da legulei servono  a mascherare il vero motivo per cui la casta vuole l’iniziativa per l’autodeterminazione come vorrebbe il colera.  Perché i trattati internazionali ed i giudici stranieri le servono a cancellare l’esito delle votazioni popolari sgradite all’establishment. Lo vediamo con il 9 febbraio, lo vediamo con “Prima i nostri”, lo vediamo con la (non) espulsione dei delinquenti stranieri. Gli accordi internazionali ed i giudici stranieri sono i migliori alleati della casta che vuole ROTTAMARE i diritti popolari. Perché li vuole rottamare? Perché il popolazzo becero “vota sbagliato”. E’ il nemico. Quindi non deve avere alcun potere. Decide la casta!

Del resto, se la partitocrazia del triciclo PLR-PPD-PS ed i legulei dei tribunali rispettassero l’esito delle votazioni popolari, non ci sarebbe nemmeno stato bisogno di lanciare l’iniziativa per l’autodeterminazione. La quale è, semplicemente, il risultato dei reiterati soprusi dell’élite spalancatrice di frontierenei confronti dei cittadini.

Votare in massa

L’agitarsi dell’establishment contro l’iniziativa per l’autodeterminazione è dunque la conferma che essa va votata “a piene mani”.

Infatti, con l’iniziativa per l’autodeterminazione in vigore, la preferenza indigena sarebbe realtà ed i delinquenti stranieri verrebbero espulsi. Invece adesso ci becchiamo quella boiata della “preferenza indigena light” (grazie partitocrazia PLR-PPD-P$!), che non serve assolutamente ad un tubo, ed anzi finirà con l’avvantaggiare i frontalieri (altro che “Prima i nostri”!) , e ci teniamo in casa perfino i terroristi islamici.

Il giudice che fa politica

Una cosa nella composizione citata in apertura del comitato contro i diritti popolari (perché di questo si tratta) salta all’occhio: Noseda e Balestra sono ex magistrati. Reto Medici è tutt’ora in carica. E’ normale che un giudice in carica faccia campagne politiche? Separazione dei poteri? Ah già: ma i giudici sono nominati dalla partitocrazia (il metodo, come noto, è quello del mercato del bestiame) proprio per fare politica tramite le loro sentenze. Le maschere cominciano a cadere. Poi ci si chiede come mai la fiducia della popolazione nella magistratura è in caduta libera.

Lorenzo Quadri

 

ASF e doppi passaporti: ecco la censura politikamente korretta

Calciatori binazionali: contrordine compagni! La pavida retromarcia della Federazione

 

Tutto rientra nei binari della normalità! Il presidente della Federazione svizzera di calcio (ASF) Peter Gilliéron è corso a scusarsi per la dichiarazione del segretario generale dell’ASF Alex Miescher, il quale aveva osato sollevare dei dubbi sui calciatori con il doppio passaporto.

L’episodio, come noto, si iscrive nel tormentone dei due giocatori di origine kosovara della nazionale svizzera (oddìo, “svizzera”…) che esultano con le aquile (e non era un riferimento alla frazione del comune di Blenio).

Non stiamo evidentemente a ripetere le “puntate precedenti” della nota telenovela estiva.

Certo è che la dichiarazione politicamente scorretta di Miescher sui calciatori “parzialmente elvetici” ha lasciato schiere di benpensanti con il naso in mezzo alla faccia. E, come c’era da aspettarsi, è arrivato il contrordine compagni. Del resto, attendersi una presa di posizione coraggiosa su un tema “sensibile” come i passaporti plurimi da parte dell’ASF era decisamente pretendere troppo. I suoi alti papaveri con i piedi al caldo mica potevano correre il rischio di farsi etichettare dai moralisti a senso unico – e quindi dalla stragrande maggioranza dei media, da essi colonizzati  –  come beceri populisti e razzisti!

Sconfessato l’ “eretico”

Sicché l’eretico Miescher è stato presto sconfessato dai suoi “capi”. Anche se ha ragione, certe cose mica si possono dire! Di sicuro non in forma ufficiale: al massimo è tollerato sussurrarle al bar!

Sul segretario generale dell’ASF si è dunque abbattuta la censura politikamente korretta, con il presidente Gilliéron che, patetico, si cosparge il capo di cenere e si scusa con tafazzismo degno di miglior causa: “Ci dispiace molto che le cittadine ed i cittadini con doppia nazionalità si siano sentiti discreditati e rinnegati(addirittura!) dopo un’intervista del nostro segretario generale”, blatera il signor presidente. Hai capito i soldatini del pensiero unico? Di doppi passaporti non si può nemmeno parlare, poiché ciò significa “discreditare e rinnegare”! Gilliéron, ma vai a scopare il mare!

E visto che  non si fanno le cose a metà, il presidente ASF ha pure lasciato ad intendere che lo  scriteriato segretario generale che ha osato contraddire il pensiero unico multikulti verrà retrocesso, sanzionato e fustigato in pubblica piazza.

Non è un diritto acquisito

Eppure, piaccia o non piaccia al presidente pallonaro, il doppio passaporto – non solo dei calciatori, ma ovviamente di tutti – rimane un tema di discussione. Perché esso non è affatto un diritto acquisito.

Negli ultimi 8 anni i doppi passaporti sono aumentati del 40%. In Consiglio nazionale, il solito triciclo PLR-PPD-P$$ è riuscito a decidere che perfino i politici a livello federale, “ministri” compresi, possono avere due o tre o più cittadinanze: non c’è problema! Poi ci chiediamo come mai la Confederella viene quotidianamente svenduta. Se perfino chi la rappresenta nelle massime istituzioni è svizzero part-time, e magari tiene in casa la bandiera di altre nazioni…

Se si tornasse a prima del 1992…

I passaporti non sono un bene da accumulare per ottenere più vantaggi, all’insegna del “più ce n’è meglio è”, per poter mostrare il documento d’identità più conveniente a seconda dell’esigenza del momento (vedi servizio militare, ma non solo). L’acquisizione della cittadinanza elvetica presuppone una scelta di vita. Se qualcuno non si sente abbastanza svizzero per lasciare il passaporto originario, forse non è il caso che si naturalizzi. E questo vale, a maggior ragione, per chi fa politica.
Poco ma sicuro che, se la naturalizzazione comportasse, come prima del 1992, la rinuncia alla cittadinanza d’origine, le domande crollerebbero.

Ma si sa che le naturalizzazioni seriali, a catena di montaggio, (vedi l’ultimo Consiglio comunale di Lugano con 101 richieste di attinenza comunale all’ordine del giorno) sono nell’interesse della casta spalancatrice di frontiere e multikulti. Sono politikamente korrettissime: “bisogna aprirsi”! Ed oltretutto servono anche a taroccare le statistiche sugli stranieri; e quindi sugli stranieri che delinquono, su quelli a carico dello Stato sociale, eccetera. A pieno vantaggio della politica del “devono entrare tutti”. Per cui, meglio di così…

Lorenzo Quadri

Sommaruga femminista? Da riderle in faccia

Alla kompagna ministra sta bene che l’ospite iraniano non le dia la mano perché donna

 

Ad inizio luglio il presidente iraniano Rohani è stato in visita in Svizzera. Nei giorni scorsi si è saputo che anche in questa occasione il governicchio federale è riuscito a fare sfoggio di calabraghismo compulsivo. Ed infatti il protocollo è stato modificato apposta per inginocchiarsi davanti all’ospite islamista. Tanto per cominciare, gli scienziati bernesi hanno avuto la bella idea di far coprire diversi quadri e sculture di nudo che si trovavano all’albergo Bellevue a Berna. Chiaro: l’islamista di turno arriva in Svizzera e i sette tamberla fanno coprire quadri e sculture per non “urtare la sua sensibilità”. Rivestono le sculture, ma nel contempo calano le braghe. Urtando così, e alla grande, la sensibilità dei cittadini svizzeri!

Ad adeguarsi…

Non  è finita. Rohani ha infatti dato la mano solo a Berset, ma non alla ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga. E questo ovviamente per motivi religiosi.

E’ il colmo. Gli svizzerotti vanno nei peaesi islamici e – giustamente – si adeguano alle regole vigenti in quelle amene contrade. Arrivano dei musulmani in casa nostra, ma ad adeguarsi sono sempre ancora gli svizzerotti. Mica gli islamisti! Grazie multikulti! Anzi, è già tanto che  la kompagna Simonetta non si sia anche messa in testa  lo straccio dei piatti, già che c’era… Come fece a suo tempo Calmy-Rey in visita in Iran.

Poi ci chiediamo come mai…

E con simili (s)governanti noi dovremmo difendere le nostre prerogative? Ma figuriamoci! Poi ci chiediamo come mai ci sono dirigenti scolastici decerebrati che proibiscono agli scolari svizzeri di portare i cervelat alla grigliata di fine anno per rispetto (?) degli alunni musulmani.

E se invece si cominciasse finalmente ad imporre (non a chiedere; ad imporre) agli ospiti musulmani, spesso e volentieri ospiti non invitati (migranti economici a carico del solito sfigato contribuente) di rispettare le nostre regole e le  nostre usanze? E se non gli sta bene, far fagotto e tornare da dove sono venuti?

Le sedicenti femministe…

Che la kompagna Sommaruga, una che spesso e volentieri ama sciacquarsi la bocca con i diritti delle donne, abbia accettato che Rohani non le desse la mano perché donna, è penoso. Ennesima dimostrazione di quanto valgono i bolliti residui del femminismo gauche-caviar. Altro che diritti delle donne. PRIMA, molto PRIMA, vengono le pretese degli immigrati; perché “bisogna essere aperti e multikulti”!

Ed infatti sono proprio queste signore sedicenti femministe a mettere in pericolo le donne facendo entrare, senza alcun limite, finti rifugiati con lo smartphone che poi “si scopre” (ma che sorpresa!)  essere misogini, molestatori, eccetera. E poi magari vanno a dire alle vittime delle molestie che la colpa è loro, perché la gonna era troppo corta e “devono capire che nelle culture di questi migranti”… ma va a ciapà i ratt!

Riderle in faccia

Comunque, dopo la bella iniziativa di accettare il rifiuto di Rohani di darle la mano, aspettiamo (e non bisognerà attendere molto) che la kompagna ministra Sommaruga se ne esca con la prossima boutade pseudofemminista: e allora si spera che tutte le donne le rideranno in faccia.

Lorenzo Quadri

L’Italia sposta i frontalieri dalla ferrovia alla strada

I vicini a sud mandano al collasso la viabilità ticinese. E noi paghiamo i ristorni

 Intanto ci piacerebbe sapere quante targhe azzurre ha tolto dalle nostre strade ed autostrade il trenino Stabio-Arcisate costato 200 milioni al contribuente svizzerotto. Anzi, forse è meglio non saperlo

Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Ecco la notizia rimbalzata sui portali online nei giorni scorsi:

“Dal 2 settembre  le linee S10 e S40 non faranno più capolinea ad Albate Camerlata, ma a Como San Giovanni. Qual è il problema? Da Como partono circa 800 frontalieri e tra Albate e le altre stazioni se ne contano altri 1’500. Ma a Como mancano i parcheggi. Prendere il treno fino a Como e poi cambiare non è invece una soluzione praticabile a causa dei ritardi troppo frequenti che scoraggiano chi deve raggiungere il posto di lavoro”.

Anche “quello che mena il gesso” è in grado di capire che senza i parcheggi il concetto di Park&Rail non può esistere. Ergo, i frontalieri che arrivano in treno dalla zona di Como, grazie a questa nuova geniale pensata dello spostamento del capolinea (ennesima emulazione della corazzata Potemkin di fantozziana memoria) torneranno sulle loro vetture.Naturalmente uno per macchina.

Avanti, infesciamo le strade degli svizzerotti, che tanto sono fessi e non si accorgono di niente!

Dal Varesotto…

Sicché: l’arrivo di frontalieri via treno dal Comasco viene ostacolato dagli strusi delle ferrovie del Belpaese.

Per quelli che  provengono dal Varesotto,                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   invece, gli svizzerotti hanno pagato 200 milioni di franchetti (tra contributi cantonali e federali) per finanziare il nuovo trenino dei puffi Mendrisio-Varese. Questo nell’illusione di togliere qualche targa tricolore dalle strade e autostrade di questo sfigatissimo Cantone, portate al collasso dall’invasione da sud voluta dalla casta.

E’ pacifico che, senza invasione da sud, non ci sarebbe stato bisogno di alcun nuovo trenino Mendrisio-Varese. Quindi 200 milioni di franchetti del contribuente risparmiati. Eh già: non solo i ticinesotti devono subire la devastazione del proprio mercato del lavoro causa l’assalto alla diligenza da parte dei permessi G. Devono pure pagare somme stratosferiche per metterli sul trenino! E nel frattempo i soldatini della casta tentano di fare ai ticinesi il lavaggio del cervello pro-frontiere spalancate,  sempre con i soldi pubblici, all’insegna del: non esiste né soppiantamento né dumping salariale, ci sono le statistiche – farlocche – a dimostrarlo, “sono solo percezioni”.

Meglio non saperlo…

Senonché la ferrovia Mendrisio-Varese ha totalizzato il record planetario dei disservizi, dei ritardi e dei contrattempi. Grazie a chi? Ma guarda un po’, grazie al partner d’oltreconfine. A ciò si aggiunge che 1) anche per questa tratta vale la carenza di posteggi alle stazioni di partenza dei frontalieri e 2) mica tutti i frontalieri lavorano in prossimità di una stazione ferroviaria.

Morale della favola, ci piacerebbe proprio sapere quante auto con targa tricolore (rigorosamente con un solo occupante per veicolo) ha tolto dalle nostre strade il nuovo convoglio pagato a peso d’oro per fornire un servizio la cui qualità farebbe gridare allo scandalo anche nel Burundi. Anzi, forse è meglio non saperlo.

Grazie al triciclo…

Spostando il capolinea di S10 ed S40, il Belpaese fa un nuovo regalo al nostro Cantone: un ulteriore incremento delle auto di frontalieri sulle strade ticinesi. Adesso aspettiamo solo che qualche $inistrato ro$$overde, fautore della devastante libera circolazione e quindi dell’invasione da sud, se ne esca con qualche proposta del piffero per penalizzare gli automobilisti ticinesi, così poi ci divertiamo…

E intanto che i vicini a sud continuano, imperterriti, ad essere inadempienti su tutto ed in particolare sulle misure infrastrutturali di interesse comune – come appunto quelle che servono a togliere un po’ di frontalieri dalle strade per metterli su rotaia – noi, grazie al triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, continuiamo a versare 80 milioni all’anno di ristorni. Senza fare un cip e senza nemmeno porre condizioni. Ormai non c’è limite al peggio.  I vicini a sud, da parte loro, incassano i ristorni ridendosela a bocca larga. E vanno avanti come sempre: “tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente!”.

Lorenzo Quadri

Altro che “ticinesi razzisti”! Moralisti multikulti asfaltati

Studio dell’Ustat conferma: la paura è quella di venire soppiantati da frontalieri

 

Quando si dice “la scoperta dell’acqua calda“! Anche se, viste le temperature, magari sarebbe stato meglio scoprire quella fresca…

L’ultimo studio pubblicato dall’Ufficio cantonale di statistica (Ustat) indica che il 35% dei ticinesi  vede “lo straniero come una minaccia per il posto di lavoro”, mentre la percentuale a livello nazionale è del 20%. La differenza è notevole: la cifra ticinese è quasi doppia di quella svizzera. Quale conclusione trarre da questi dati? Che i ticinesi, come ama ripetere la casta spalancatrice di frontiere, sono “chiusi e gretti”, “razzisti e xenofobi” e quindi (?) bisogna fargli il lavaggio del cervello affinché si ravvedano?

Paura per il posto di lavoro

No: la conclusione è che i ticinesi hanno paura di perdere il lavoro e di venire soppiantati da frontalieri. Ecco dunque asfaltata, senza appello, la fregnaccia del  “razzismo” su cui la casta fa leva per ricattare moralmente i cittadini nell’intento di indurli a votare secondo i  desiderata pro-saccoccia dell’establishment. Altro che razzismo: è semplice – e necessaria, e naturale – autodifesa.

L’asfaltatura arriva direttamente da un ufficio cantonale. Quello dell’Ustat è uno studio che la partitocrazia ed i suoi galoppini mediatici – in primis quelli della Pravda di Comano foraggiati col canone più caro d’Europa – mai avrebbero voluto vedere.

Del resto, in Ticino c’è il 30% di popolazione straniera. E, se si conteggiassero anche i beneficiari di naturalizzazioni facili, meglio non pensare a dove si arriverebbe. I soli frontalieri sono quasi un terzo della forza lavoro. I lavoratori stranieri sono la maggioranza. E’ evidente che venire a farneticare di “paese razzista” con questi numeri significa essere caduti dal seggiolone da piccoli. Idem blaterare sulla necessità di “aprirsi”. Questo sfigatissimo Cantone si trova nella palta proprio perché è stato costretto, contro la volontà dei suoi abitanti, ad “aprirsi” senza alcuna protezione. L’invasione da sud era scontata. Con tutto quel che ne consegue.

Chi ha voluto l’assalto alla diligenza?

E’ infatti chiaro anche al Gigi di Viganello che la differenza abissale nelle percentuali di chi si sente insidiato sul posto di lavoro dagli stranieri tra Ticino e Svizzera interna è la diretta conseguenza della differenza abissale del numero di frontalieri presenti nelle aree di riferimento. In Ticino i frontalieri sono quasi un terzo dei lavoratori. La media nazionale, per contro, è di uno striminzito 6.2%.

Chi ha voluto l’invasione di frontalieri provocando in questo modo l’alto tasso di “diffidenza”? Chiaro: l’élite spalancatrice di frontiere. Partitocrazia PLR-PPD-P$ in testa. La stessa che poi – tramite i suoi soldatini – s’inventa inesistenti problemi di razzismo!

SECO da rottamare

Il sondaggio dell’Ustat dà anche il benservito agli scienziati liblab della SECO (Consigliere federale di riferimento: Johann “Leider” Ammann, PLR) e dell’IRE. Quelli delle statistiche taroccate sull’occupazione. Quelli dei regali ai frontalieri. (A proposito: aspettiamo di vedere cosa accadrà con l’ennesimo vergognoso Diktat con cui gli eurofalliti  vorrebbero far pagare al paese di lavoro – ovvero: a noi – la disoccupazione dei frontalieri). Quelli che pensano di poterci prendere per scemi raccontando la fregnaccia che il soppiantamento di ticinesi con frontalieri non  esiste: “sono solo percezioni”! Una boiata ribadita senza vergogna nei giorni scorsi da tale Roland A. (?) Müller, segretario dell’Unione svizzera degli imprenditori (in sostanza un leccapiedi della grande economia che si ingrassa con la manodopera straniera a basso costo). Questo figuro, in occasione della presentazione dell’ultimo rapporto farlocco della SECO sulla libera circolazione (leggi: propaganda di regime pro-immigrazione incontrollata) dichiarava spocchioso: “La sostituzione? Non esiste! Nemmeno in Ticino!”

Adesso questi tamberla al soldo dell’immigrazione incontrollata si trovano in una situazione di imbarazz, tremend imbarazz: loro ripetono che in Ticino il soppiantamento di lavoratori residenti con permessi G non esiste. Eppure  il 35% dei ticinesi lo teme. Tutti pazzi visionari, questi ticinesotti? Oppure sono i soldatini di cui sopra, completamente ignoranti della realtà del nostro Cantone, a raccontare balle solenni? SECO e casta spalancatrice di frontiere: come fumarsi gli ultimi residui di credibilità!

Lorenzo Quadri

 

 

 

Chiusura dei valichi secondari: lettera del governo a Berna

Il CdS non si faccia infinocchiare! Le dogane vanno chiuse, piaccia o no ai vicini a Sud

 

Dopo l’improponibile calata di braghe sul regalo di 1.3 miliardi all’UE, a cui il Consiglio di Stato, in consultazione, si è inspiegabilmente dichiarato favorevole senza riserve e con argomenti servili e farlocchi, si sarebbe potuto temere il peggio anche a proposito della chiusura notturna dei valichi secondari.

Come noto il Consiglio federale, impipandosene alla grande dell’adozione della mozione Pantani da parte delle due Camere, ha deciso che i valichi secondari con il Belpaese devono rimare spalancati anche di notte. Questo perché? Ma ovviamente perché all’Italia la chiusura notturna non era piaciuta (si ricorderanno gli strilli isterici dei politicanti del Belpaese e della loro stampa di servizio quando, lo scorso primo aprile, era partita la sperimentazione in prova per 6 mesi su tre valichi). E i camerieri bernesi dell’UE davanti alla Penisola come sempre calano le braghe. Per costoro, la sicurezza del Ticino (Mendrisiotto, ma non solo) conta meno, molto meno, dei capricci d’Oltreramina! Ma non si vergognano?

I bernesi spalancano

Il Consiglio federale ha deciso a metà giugno di lasciare spalancate le frontiere secondarie con la vicina Repubblica proponendo di munirle di “barriere da abbassare in caso di necessità”: ovvero, l’ennesima presa per i fondelli. Finalmente ad un mese di distanza (meglio tardi che mai) il Consiglio di Stato ha scritto al governicchio federale ritendendo che l’analisi effettuata dai burocrati bernesi sui benefici della chiusura notturna dei valichi sia lacunosa in quanto “limitata all’ambito delle rapine nelle stazioni di benzina, mentre la questione è più articolata”.Quanto all’efficacia “della vostra controproposta di installare delle barriere ai valichi di confine secondari, è per noi assolutamente invalutabile”.  Tanto più (aggiunta nostra) che anche il Gigi di Viganello ha capito che le barriere ipotizzate sarebbero destinate a restare sempre aperte…

Di conseguenza, il CdS ha chiesto ai camerieri bernesi dell’UE di trasmettere a Bellinzona il “rapporto integrale sul quale hanno basato la loro decisione” di non chiusura, concludendo che “a causa della sua collocazione geografica,  il Canton Ticino ha dovuto sostenere compiti che sono andati a beneficio della Confederazione e degli altri Cantoni, il cui riconoscimento non è sempre stato immediato né scontato”.  

Opporsi all’ennesima boiata

Almeno questa volta in Consiglio di Stato si è trovata una maggioranza pronta ad opporsi all’ennesima boiata federale (c’è infatti da dubitare che la decisione sia stata presa all’unanimità, ma non si sa mai…).

Del resto, le valutazioni fatte da Berna sulle questioni ticinesi spesso e volentieri sono farlocche e non valgono una cicca. Non solo in campo di disoccupazione e di frontalierato (vedi le statistiche taroccate della SECO). Anche in altri ambiti. Ricordiamo ad esempio – eccome che lo ricordiamo! –  che i burocrati federali tentavano addirittura di convincerci che chiedere il casellario giudiziale prima del rilascio di permessi B e G fosse inutile! Invece, grazie a questa misura introdotta dal leghista Norman Gobbi, è stato possibile impedire a centinaia di delinquenti pericolosi di trasferirsi in Ticino. Ma è chiaro: a Berna l’unica priorità è calare le braghe. A costo di opporsi alle decisioni del parlamento. Che, evidentemente, contano solo a geometria variabile. E quindi, per pararsi il lato B, i burocrati federali si fanno allestire i rapporti compiacenti: quelli che dicono ciò che il committente vuole sentirsi dire.

Chiusura da attuare

Non ci facciamo illusioni sull’esito della letterina del CdS al Consiglio federale. Ma per lo meno il governo (o una maggioranza del medesimo) ha dimostrato di non voler lasciar cadere la questione dalla chiusura notturna dei valichi secondari. Lo scritto a Berna deve essere solo un primo passo.  La chiusura notturna è stata decisa e va dunque attuata.Altro che le inutili soluzioni di ripiego per far contenti i vicini a Sud!

A proposito: non è perché il nuovo ministro degli Interni italico Matteo Salvini sta facendo un ottimo lavoro sugli sbarchi dei finti rifugiati che abbiamo cambiato idea sui confini con il Belpaese: vanno chiusi.

Lorenzo Quadri

Finti rifugiati eritrei: sotto con i rimpatri di massa!

Il TAF ribadisce: “sono migranti economici”! Ma intanto l’accordo di riammissione…

 Ohibò, perfino il Tribunale amministrativo federale (TAF) – quindi non propriamente un covo di beceri leghisti populisti e razzisti –  nei mesi scorsi ha dato più di un giro di vite alla politica dell’accoglienza indiscriminata ai finti rifugiati eritrei. In più occasioni il TAF ha stabilito che costoro non sono dei profughi, bensì dei migranti economici. Di conseguenza, devono ritornare al natìo paesello. Nell’ultima sentenza  il TAF ha decretato che il rischio, per i clandestini eritrei, di essere arruolati nell’esercito in caso di ritorno nel paese d’origine, non è motivo sufficiente per evitare il rinvio. L’equiparazione del servizio militare eritreo ai lavori forzati, dunque, non sta in piedi.

Nell’agosto del 2017, sempre il TAF aveva stabilito che i disertori che vengono rimandati in Eritrea non rischiano dei trattamenti disumani.

Oltretutto, proprio nel corrente mese è stata annunciata ufficialmente la fine della guerra tra Eritrea ed Etiopia: viene così a cadere un altro argomento usato dai migranti economici di quei paesi per rimanere nella Confederella a spese del solito sfigato contribuente rossocrociato. Salvo poi tornare, come noto, a trascorrere le vacanze in patria perché “lì è più bello”.

L’accordo mancante

Di conseguenza, a seguito delle recenti sentenze del TAF, si dovrebbe assistere ad un rimpatrio di massa dei clandestini eritrei. Invece non solo questo non accade, ma ne arrivano sempre di nuovi. Perché non accade? Perché, ma guarda un po’, la Confederazione non può (“sa po’ mia!”) effettuare rinvii forzati verso l’Eritrea. Infatti tra i due Stati non esiste un accordo di riammissione.

Questo vuol dire che le belle sentenze del TAF rischiano di rimanere lettera morta. E gli uccellini cinguettano che l’accordo di riammissione con Asmara gli svizzerotti lo potranno aspettare per un bel pezzo.

La ministra del “devono entrare tutti” kompagna Sommaruga non ha infatti alcun interesse a che venga sottoscritto. Perché provocherebbe una perdita secca di introiti ai kompagni che sui finti rifugiati ci lucrano in grande stile (businness ro$$o dell’asilo). Sicché Madame Simonetta preferisce andare ai vertici dei ministri degli Interni UE a cianciare di “soluzioni europee” per il caos asilo (ma come suona bene, ma come suona politikamente korretto!). Soluzioni che, evidentemente, non si troveranno mai. E nel frattempo? Nel frattempo, è ovvio, secondo la kompagna Sommaruga “bisogna far entrare tutti”!

Previsione facile

Quanto al ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis (PLR), è troppo impegnato a calare le braghe con Bruxelles per giungere, costi quel che costi, alla conclusione dello sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE (accordo-capestro che ci trasformerebbe definitivamente in una colonia di Bruxelles) nonché a fare campagna elettorale all’ex partitone in vista delle prossime elezioni, spuntando come il prezzemolo ad ogni sorta di eventi in Ticino, compresi i più irrilevanti, specie se organizzati dai liblab. Accordo di riammissione con l’Eritrea? Chissenefrega! Nel frattempo all’Eritrea continuiamo pure ad inviare generosi aiuti… E chi chiede di sospenderli finché l’accordo di riammissione sarà sottoscritto? Per la partitocrazia è “un becero razzista che deve vergognarsi”!

Previsione del Mago Otelma: grazie all’accoppiata Cassis-Sommaruga, quindi PLR-P$$, gli svizzerotti fessi continueranno a mantenere migranti economici eritrei “da qui all’eternità”. Malgrado perfino il Tribunale amministrativo federale abbia stabilito che sono finti rifugiati. Allegria!

Lorenzo Quadri