RSI: ancora propaganda pro-migranti

Sparuta manifestazione ieri a Camorino, e la Pravda di Comano si precipita

 

Se i finti rifugiati – tutti giovani uomini – alloggiati al centro della Protezione civile gestito dalla Croce Rossa (mica dalla Lega populista e razzista!) non sono contenti della sistemazione, non hanno che da tornare a casa loro, dove certamente vivevano in megaville con piscina

Ohibò, in quel di Camorino si è tenuta ieri pomeriggio una manifestazione di quattro gatti, muniti dei soliti insulsi striscioni, a sostegno dei finti rifugiati (tutti giovani uomini) alloggiati nel locale centro della Protezione civile (PC).

Come era scontato, il non-evento ha ottenuto ampio spazio all’interno del Quotidiano RSI. Chiaro: basta che la sinistruccia spalancatrice di frontiere faccia un cip e la Pravda di Comano si precipita, con dovizia di uomini mezzi, a fare da megafono propagandistico. E’ per questo che paghiamo il canone più caro d’Europa!

I giovanotti africani si lamentano delle condizioni di vita al centro PC di Camorino: evidentemente non sono alla loro altezza. Ma guarda: costoro immigrano illegalmente in Svizzera e pretendono pure di farsi alloggiare in alberghi di lusso.

Oltretutto il servizio del Quotidiano si risolve in un vistoso autogoal. Le immagini mandate in onda sono ben lungi dal mostrare il degrado che pretendono di denunciare i finti rifugiati ed il loro sparuto gruppetto di esagitati supporters. Mostrano invece spazi ampi, puliti e ben tenuti.

Si dà inoltre il caso, ma forse i rossi manifestanti non lo sanno e nemmeno i finti rifugiati, che  tutti i cittadini svizzeri che hanno prestato servizio militare abbiano alloggiato per settimane se non mesi in centri della protezione civile. Compreso chi scrive. Centri messi anche assai peggio di quello di Camorino. E senza fare tante storie! O vuoi vedere che strutture che vanno bene per i militi svizzeri non sono abbastanza belle per i migranti economici?
E’ poi grottesco che i finti rifugiati ed i loro sostenitori puntino il dito accusatore (uella!) contro chi gestisce il centro PC di Camorino. Ovvero, contro la Croce Rossa. E’ il massimo: sicché secondo costoro – e secondo l’emittente di regime che con la massima goduria si presta a dare spazio –  la Croce Rossa (!) sarebbe un covo di beceri razzisti che maltrattano gli asilanti. La Croce Rossa! Mica la Lega dei Ticinesi!

Tanto per non farsi mancare nulla, i kompagni della RSI hanno anche pensato bene di intervistare uno dei giovanotti alloggiati al centro. Il quale ha dichiarato che, quando gli chiedono dove vive, non risponde al centro della protezione civile; risponde “al cimitero”.

Caro giovanotto, guarda che non te l’ha detto nessuno di venire in Svizzera, anzi. Se l’alloggio che ti è stato assegnato ti fa così schifo, invece di lamentarti davanti alle compiacenti telecamere della Pravda di Comano, fai fagotto e torni al tuo paese, dove certamente abitavi in una megavilla con piscina interna. Chiaro il messaggio?

Lorenzo Quadri

L’accordo quadro è MORTO!

Gli eurobalivi adesso pretendono di farci tenere in casa i delinquenti stranieri

E’ veramente inconcepibile che, malgrado siano falliti, gli eurobalivi continuino ad avanzare nuove pretese ed a formulare ricatti nei confronti degli svizzerotti (ormai gli unici rimasti a dare corda).

Ma ancora più inconcepibile è che i camerieri bernesi di Bruxelles –  a partire da KrankenCassis (ex) doppio passaporto e “Leider” Ammann, entrambi liblab – si facciano ricattare e calino le braghe. Naturalmente in nome del “buongoverno”; come no!

L’ultima prevaricazione europea avviene, ma guarda un po’, nell’ambito dello sconcio accordo quadro istituzionale (quello che ci imporrebbe le leggi degli eurobalivi come pure i loro giudici). Infatti, adesso Bruxelles pretenderebbe perfino che la Svizzera rinunciasse ad espellere i delinquenti stranieri. Malgrado l’espulsione dei delinquenti stranieri sia stata votata dal popolo (nell’ormai lontano 2010) e figuri dunque nella Costituzione.

I funzionarietti di Bruxelles vorrebbero infatti – così ha scritto di recente il Blick – che la Svizzera adottasse le linee guida sulla cittadinanza dell’UE. La conseguenza sarebbe che l’espulsione di delinquenti cittadini UE risulterebbe ulteriormente ostacolata. Di fatto impossibilitata.E dire che già la partitocrazia (ed i suoi legulei nei tribunali) l’hanno trasformata in una farsa: erano state promesse 4000 espulsioni all’anno; la cifra reale è di un decimo. Il Ticino, grazie a Norman Gobbi, è uno dei pochi Cantoni che si salva.

Pretese svergognate

Anche il Gigi di Viganello è in grado di rendersi conto che in nessun caso possiamo accettare la svergognata pretesa della DisUnione europea di tenerci in casa i delinquenti stranieri; contro la volontà popolare e  contro la Costituzione! Ma siamo andati fuori di cranio? NON SIAMO uno Stato membro della fallita UE. Però – tanto per citare alcuni esempi – i suoi funzionarietti, a partire dal presidente “diversamente sobrio” Jean-Claude “Grappino” Juncker (quello che barcolla ai vertici NATO), pretendono di:

  • Disarmare i cittadini svizzeri (vedi Diktat UE sulle armi)
  • Cancellare la nostra volontà popolare
  • Dettarci le loro leggi
  • Imporci i loro giudici
  • Impedirci di espellere i delinquenti stranieri
  • Eccetera eccetera

E sotto le cupole federali c’è ancora qualche tamberla che sta a sentire questi balivi da tre e una cicca?

 

Cancellare tutte le trattative

E’ evidente che, davanti a simili pretese, le trattative per la conclusione delle sconcio accordo quadro non vanno solo congelate. Vanno cancellate. In via definitiva. Sveglia cocomeri! Al di fuori della FALLITA Unione europea c’è un MONDO, dagli Stati Uniti all’Asia: un mondo fatto di Paesi interessati – a partire dagli stessi USA – a concludere accordi commerciali con la Svizzera. E senza pretendere né di invaderci con la libera circolazione, né di venire a dettare legge in casa nostra!

Una nazione FINITA

E’ poi evidente che una nazione che non è più in grado di decidere in modo autonomo chi resta sul suo territorio e chi no, è una nazione FINITA. Una democrazia  che si vede cancellare l’esito delle votazioni popolari da funzionarietti stranieri non eletti da nessuno, è una democrazia FINITA.

Altrettanto evidente è che, sullo sconcio accordo quadro istituzionale, i $inistrati spalancatori di frontiere pensano di prendere la gente per i fondelli. Infatti, continuano a remenarla sulla regola degli otto giorni, che Bruxelles vorrebbe cancellare, e sulla (presunta) protezione del mercato del lavoro. Eh già, perché attualmente il mercato del lavoro svizzero sarebbe protetto, vero gauche-caviar? Ma non fateci ridere!

Intendiamoci: non c’è alcun motivo per calare le braghe sulle striminzite misure accompagnatorie per far contenti gli eurobalivi. Già abbiamo poco, molto poco; ci mancherebbe anche che rinunciassimo a quel poco.

Ma che i $inistrati ed il resto della partitocrazia eurolecchina non credano di poterci fare fessi riducendo lo sconcio accordo quadro istituzionale ad una questione di misure accompagnatorie e “quindi”, se si risolve questo problema, “l’è tüt a posct” e si può correre giulivi a firmare! Ma col piffero!

Altro che gli otto giorni…

La questione degli otto giorni, cari esponenti dell’élite rottamatrice della Svizzera, è “il meno della cavagna”. Il vero tema è la nostra sovranità nazionale e la nostra democrazia, che i balivi di Bruxelles ed i loro servi della partitocrazia  sognano di mandare al macero. Non solo pretendono, come detto, di imporci le loro leggi ed i loro giudici in settori importanti. Adesso si scopre (?)  che vogliono perfino costringerci a tenere in casa – e magari pure a mantenere! – i delinquenti stranieri. E noi siamo così fessi da accettare simili condizioni? Ma anche no!

Accordo quadro istituzionale? Nemmeno per sogno! Non si firma proprio un bel niente, con o senza la regola degli otto giorni!

E, quando saremo finalmente chiamati alle urne sul tema, votare un  SI’ convinto all’iniziativa – riuscita in tempo di record – che chiede la FINE della devastante libera circolazione delle persone!

Lorenzo Quadri

Invece della riforma fiscale arriva lo spot elettorale

Va bene diminuire il moltiplicatore, ma servono sgravi mirati a ceto medio e single

Ohibò, si vede che le elezioni cantonali si avvicinano ed infatti il direttore del DFE, il PLR Christian Vitta, ha lanciato la campagna elettorale – sua e del partito – ipotizzando l’abbassamento del moltiplicatore cantonale dal 100% al 95%. Il che equivarrebbe dunque ad uno sgravio lineare del 5% per tutti.

Fermi da 15 anni

Ma guarda un po’! “Grazie” alla partitocrazia ed al PLR in primis (che gestisce il DFE dai tempi del Diluvio universale o giù di lì) il Ticino in campo fiscale è fermo al palo da 15 anni. Ma improvvisamente, quando mancano pochi mesi alle elezioni, gli sgravi vengono tirati fuori dalla tomba. Per poi venire prontamente riseppelliti una volta passato il periodo elettorale. Sicché il solito sfigato contribuente resta con un palmo di naso ed a bocca asciutta.

“Single” presi per i fondelli

Da qualche tempo liblab ed uregiatti hanno cominciato a sciacquarsi la bocca con gli sgravi fiscali al ceto medio ed ai single. Questo solo perché, così all’improvviso, si sono accorti che i single sono tanti e che votano. Peccato che in Gran Consiglio nel giugno dello scorso anno l’iniziativa generica (!), datata 2001 (!!) dell’allora deputata Iris Canonica, che chiedeva una tassazione più equa per le persone sole, venne asfaltata dalla partitocrazia. I kompagni rossoverdi, come era scontato, votarono tutti contro. Idem gli uregiatti. Tra il PLR i Sì  furono soltanto due (!): Nicola Brivio ed Andrea Giudici. Solo Lega e Udc-la destra sostennero compatte l’iniziativa.

Con che coraggio dunque PLR e PPD vengono adesso a raccontare favolette sugli sgravi al ceto medio ed ai single, pensando di fare fessi gli elettori? Quando poi – e i fatti parlano da soli! – al momento di venire al dunque e di schiacciare il bottoncino colorato in parlamento, fanno tutt’altro? Cari soldatini della partitocrazia, come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi”!

Alcuni punti

In merito alla questione del 5% in meno di moltiplicatore cantonale: uno sgravio fiscale farà anche piacere. Ma, non essendo venuti giù con l’ultima piena, ci permettiamo (uella) alcune considerazioni.

  • Quella del buon Vitta è solo una dichiarazione d’intenti. Per la serie: “io la proposta l’ho fatta, se poi me la trombano non è colpa mia”. Chance di approvazione da parte del governicchio? E da parte del Gran Consiglio?
  • Giocherellare con il moltiplicatore cantonale in funzione elettorale (prima delle elezioni si abbassa, subito dopo lo si rialza: passata la festa, gabbato lo santo) è una roba assai distante dalla riforma fiscale di cui questo sfigatissimo Cantone ha bisogno. E ne ha bisogno in particolare per il ceto medio, i single e le aziende virtuose: ossia quelle che assumono ticinesi.
  • L’ultima iniziativa popolare fiscale andata in votazione (correva l’anno 2013) era della Lega e prevedeva sgravi lineari. E, ma tu guarda i casi della vita, in Gran Consiglio l’ex partitone votò contro. Perché i liblab gli sgravi lineari non li volevano proprio. Adesso invece, visto che la proposta viene dal loro ministro… contrordine compagni! Gli sgravi lineari sono una figata pazzesca! Se questa non è una presa per il lato B… Per la cronaca, il popolo ticinese in votazione respinse gli sgravi leghisti, anche “grazie” alla campagna contraria condotta dal PLR.
  • Già la riformetta fiscale mignon lo scorso mese di aprile è passata per il rotto della cuffia in votazione popolare, malgrado fosse accoppiata a misure sociali. Qualcuno si aspetta forse (stante anche il punto precedente) che degli sgravi lineari verrebbero accettati? Auguri!
  • Se ci fosse stata (davvero, non solo per far scena) la volontà di procedere ad una riforma fiscale, perché mai governo e parlamento nel recente passato se ne sarebbero usciti con la manovricchia fiscale mignon (vedi punto 4), che ha completamente dimenticato il ceto medio, preoccupandosi “solo” di evitare la fuga dei migliori contribuenti dall’ “inferno fiscale” ticinese?
  • Al Ticino serve una riforma fiscale vera. Per riforma fiscale vera si intende una riforma mirata (quindi non lineare) al ceto medio ed ai single per quanto attiene alle persone fisiche, e alle aziende virtuose (quelle che fanno lavorare i ticinesi) per le persone giuridiche. E l’unico modo per ottenerla è un’iniziativa popolare. Perché dalla partitocrazia a Palazzo delle Orsoline non uscirà mai un tubo.Questo mettiamocelo bene in testa!

Lorenzo Quadri

Risveglio a scoppio ritardato contro il fallimentare PVP

Se certe cose le scrive il Mattino sono balle populiste da snobbare. Se le dicono altri…

La Lega ed il Mattino da anni si oppongono al  Piano viaro PVP (Pirla Vai Piano). Però secondo il triciclo PLR-PPD-PS erano tutte balle populiste. Intanto che si attendono gli illuminati pareri dei grandi scienziati del traffico (gli stessi che hanno ideato il PVP?) su possibili modifiche alla (non) viabilità di Lugano, si potrebbe cominciare a sperimentare qualche cambiamento, per vedere l’effetto che fa. Le proposte sul tavolo ci sono. Così vedremo subito se “sa po’ mia”, oppure…

La classica carenza estiva di notizie ha portato al risveglio mediatico sul flop del piano viario PVP. A dare il là, un’opinione al vetriolo pubblicata sul CdT dall’ex presidente della Camera di commercio Franco Ambrosetti.

Ohibò. Il Mattino da anni scrive che il Piano viario PVP  di Lugano è, come direbbe Fantozzi, una ca*ata pazzesca. Lo diceva anche il Nano. E questo fin dall’inizio. Adesso, perché a sparare ad alzo zero sul PVP è l’ex presidente PLR della Camera di commercio, risveglio improvviso e mobilitazione mediatica generale con interviste e servizi a go-go.
Ma come: il disastro del PVP non era tutta una balla populista? Non erano “solo percezioni”?

Le origini

Il PVP è un piano viario ideologico, concepito contro le automobili e contro gli automobilisti. E’ stato venduto come “indispensabile” a seguito dell’apertura del tunnel Vedeggio-Cassarate. Una balla solenne: la Lega lo disse subito. In realtà, l’apertura della galleria è servita da pretesto per buttare all’aria l’intera viabilità cittadina. E per farlo, ça va sans dire, nel segno dell’ideologia radical-chic e politicamente corretta. Quella contro le automobili e contro gli automobilisti. “In centro si arriva in bus!”, pontificavano negli incontri col Municipio i grandi scienziati del traffico.

Tra l’altro, è bene ricordarlo, il PVP ha fatto danni – e non da poco – anche al trasporto pubblico. Infatti, con la nuova viabilità, sono state cancellate parecchie corsie dei bus. E questi rimangono di conseguenza incolonnati assieme alle auto. Gli autisti dei mezzi pubblici possono riferire con dovizia di particolari su come la nuova (non) viabilità cittadina li abbia portati “sull’orlo di una crisi di nervi”.

Non solo: il PVP è pure responsabile dell’abbattimento di decine di alberi lungo la Via Ciani. Ma naturalmente  a quel proposito… citus mutus! Nessun ambientalista incatenato alle piante (diversamente da quanto accaduto in Viale Castagnola). Anzi: nemmeno un cip da parte dei rosso-verdi. Evidentemente, per questi compagni,  “bastonare” gli odiati automobilisti è un bene superiore (?) che giustifica una strage di alberi.

Un paio di cosette

Naturalmente il risveglio mediatico sul PVP ha portato all’esplosione delle prese di posizione di politicanti in fregola di visibilità. E allora è opportuno ricordare un paio di cosette.

Punto primo. Il PVP non l’ha certo voluto la Lega. L’ha voluto il solito triciclo PLR-PPD-PS. La Lega ed il Mattino si sono sempre opposti.

Punto secondo.Chissà come mai, si punta il dito (citazione da Ambrosetti) contro i “bramini dell’amministrazione pubblica” e contro il municipio (ovviamente perché a detenere la maggioranza relativa nell’Esecutivo è l’odiata Lega). Ci si dimentica però delle responsabilità di due attori fondamentali.

  • I grandi progettisti ed ingegneri del traffico che hanno ideato il PVP, incassando dei bei soldoni;
  • E soprattutto: il consiglio comunale, che a maggioranza ha votato allegramente tutte le realizzazioni connesse al Piano viario. Perché “in centro si arriva in bus”. E adesso si vedono i risultati di questa politica, sottoforma di desertificazione del centro medesimo (anche se, è ovvio, il PVP non è l’unico responsabile).

E fare delle prove?

Quanto ai mirabolanti studi annunciati sulle modifiche al PVP, un qualche dubbio “nasce spontaneo”, dal momento che fino ad adesso la posizione dei sommi scienziati del traffico davanti a qualsiasi ipotesi di cambiamento è sempre stata: “sa po’ mia!”. E ricordiamo che per modificare il senso di marcia in una viuzza del centro ci sono voluti svariati mesi e ci sono stati pure dei ricorsi.  A ciò si aggiunge il flop della famigerata perizia commissionata dal municipio al professor Axhausen del Politecnico di Zurigo, e dimostratasi del tutto inutile.

Nel mentre che si attendono gli illuminati ed illuminanti pareri specialistici, si potrebbe cominciare con lo sperimentare qualche semplice correttivo alla (non) viabilità attuale. Di proposte ce ne sono sul tavolo da tempo. Sono contenute anche in petizioni ed in atti parlamentari. Così si vedrà subito l’effetto che fa cambiare qualcosa: se è vero che “sa po’ mia” o se invece…

Lorenzo Quadri

Il truffatore kosovaro in invalidità e la sua BMW X5

Vicende estive da non dimenticare: ma come, non erano tutte balle populiste e razziste?

 

Ennesimo “caso isolato”? Chi ringraziamo se la Svizzera è diventata il Paese del Bengodi per delinquenti stranieri? Forse il solito triciclo PLR-PPD-P$$?

Gli spalancatori di frontiere multikulti verranno di sicuro a dirci che si tratta di un “caso isolato”: l’ennesimo, ovviamente. Un 53enne kosovaro in invalidità ha tentato di truffare l’assicurazione per pagarsi il leasing della BMW  X5 (mica un’utilitaria di seconda mano!). Il galantuomo si è inoltre reso  colpevole di minacce e vie di fatto reiterate (sic). La sentenza emessa nei suoi confronti è ridicola: 6 mesi con la condizionale, ossia neanche un nemmeno un giorno di prigione. Un automobilista che incappa nelle maglie della ciofeca “Via Sicura” si becca condanne molto più pesanti. E questo per un eccesso di velocità privo di qualsiasi conseguenza. Chiaro: criminalizzare gli automobilisti è politikamente korretto. Sanzionare a dovere –  ed espellere! – i delinquenti stranieri, invece, è becero populismo e razzismo.

Il bello è che il kosovaro ha pure annunciato che presenterà ricorso. Ricorso contro una condanna del genere (di fatto una non-condanna)? E’ il colmo! E chi gli paga l’avvocato? Forse il solito sfigato contribuente? Lo stesso che già gli versa le prestazioni di invalidità?
Ma come: immigrazione non era uguale a ricchezza? Ma come: gli stranieri che delinquono e che abusano delle prestazioni sociali non erano tutta un’invenzione della Lega populista e razzista? Ma come: gli immigrati, secondo gli spalancatori di frontiere, non dovrebbero pagarci le pensioni (quando invece non si pagano nemmeno le loro)?

Qualche domandina

La vicenda fa nascere qualche domandina facile-facile.

Ad esempio:quanti invalidi, o sedicenti tali, o titolari di prestazioni d’assistenza, “non patrizi di Corticiasca” girano con macchinoni e magari hanno pure la villa nel paese d’origine?

Come mai quando, qualche anno fa, un’assicurazione decise di mandare degli investigatori in questi paesi per verificare la situazione sul posto, fu costretta a rinunciare a causa delle minacce ricevute?

Ah già: ma in Svizzera arriva solo brava gente, come no! E intanto gli svizzerotti mantengono tutti; non solo, ma si sorbiscono pure le accuse di razzismo e xenofobia!

Vari esperti hanno già ammonito che le prestazioni sociali facili agli immigrati attirano nel nostro paese approfittatori di ogni genere, compresi i seguaci della jihad. Ma forse che succede qualcosa? Macché! “Devono entrare tutti”!

E le espulsioni?
A proposito: come procede l’espulsione degli stranieri che delinquono, votata dal popolo nel lontano 2010?
Continua forse (domanda retorica) a rimanere lettera morta o giù di lì, con – a livello nazionale – un numero di espulsioni che è un decimodi quello che era stato promesso dal Consiglio federale e dalla partitocrazia? E chi ringraziamo per questo? Forse il solito triciclo PLR-PPD-PS ed i suoi galoppini nei tribunali?

Lorenzo Quadri

Bus Lugano-Malpensa, da Berna un nuovo njet al rinnovo della concessione. Quadri: “burocrati avulsi dalla realtà”

Nei giorni scorsi, prendendo posizione su una mozione del deputato leghista Lorenzo Quadri, il Consiglio federale ha di nuovo detto No al  rinnovo delle concessioni per i bus Lugano-Malpensa dopo il 2018. Questo malgrado l’evidente flop del trenino Stabio-Arcisate, che ha totalizzato il record planetario di ritardi e disguidi, nonché dei ritardi annunciati per il collegamento diretto con l’aeroporto varesino.

Cosa pensa Quadri della posizione governativa?

E’ da quando si discute della fine del collegamento su gomma con la Malpensa che i burocrati federali ripetono sempre le stesse cose. Ma è sconcertante che costoro non rivedano la propria posizione alla luce dei fatti.  E fatto è che il tanto magnificato collegamento su rotaia, costato uno sproposito, non funziona e non funzionerà. La responsabilità per questa situazione la portano i vicini a sud, e basta leggere le cronache per rendersene conto. Confidare in spettacolari miglioramenti nel futuro prossimo è come credere a Babbo Natale.

E quindi cosa dovrebbe fare il Consiglio federale?
Dovrebbe quanto meno prendere atto che il trenino non fornisce alcuna garanzia di puntualità ed efficienza. Pertanto, è insensato e vessatorio privare i passeggeri ticinesi della possibilità di scegliere di andare alla Malpensa in bus.

Per Berna c’è un problema di concorrenza con le FFS.

E’ un pretesto assurdo. Se le ferrovie non sono in grado di offrire un servizio decente, non possono certo pretendere il monopolio. Inoltre la storiella che “non si può” (sa po’ mia!)  fare concorrenza al treno è una fregnaccia. Lo stesso Ufficio federale dei trasporti che per le sue paturnie non vuole rinnovare l’autorizzazione ai pullman per la Malpensa, ha rilasciato concessioni a go-go ai torpedoni della ditta germanica Flixbus. La quale infatti sta facendo affari d’oro. Quindi: i tedeschi della Flixbus possono fare concorrenza alle FFS mentre ditte, anche ticinesi, non possono gestire il collegamento con la Malpensa perché c’è un treno che non funziona e che non funzionerà? Non sta in piedi.

Cosa fare dunque?

Ad andarci di mezzo sono i passeggeri, ma non solo. Anche il Ticino del turismo, degli eventi e dei congressi risulterebbe danneggiato dall’assenza di un collegamento affidabile con la Malpensa. Sarebbe bello se anche questi ambienti facessero sentire la propria voce. Comunque, sulla mia mozione si dovrà esprimere il Consiglio nazionale. E spero che dimostrerà più buonsenso del governo e dei suoi burocrati.

MDD

Prima sfasciano la viabilità, poi scoprono che le code costano

Partitocrazia: ecco il risultato delle politiche radikal-chic in materia di trasporti

 

Intanto l’obiettivo (voluto dal popolo) dei “TIR UE sul treno da confine a confine” si allontana sempre più. Grazie, Doris uregiatta!

 

Tranquillo come un tre lire, l’Ufficio federale per lo sviluppo territoriale (ARE) ci informa che i costi delle code in Svizzera ammontavano a fine 2015 a 1,9 miliardi di franchetti. Tra il 2010 ed il 2015 la pillola è passata da 1.6 a 1.9 miliardi.

Non serviva un Nobel per l’economia per rendersi conto che le code provocano costi elevati. Ma sotto le cupole federali (e non solo lì) la maggioranza politikamente korretta se ne impipa.

Svizzeri nel mirino

I radikal-chic a suon di code, piani viari ideologici e fallimentari (vedi lo sciagurato PVP di Lugano), ostacoli, ostracismi e criminalizzazioni, immaginano di costringere i cittadini a non usare l’automobile.

Ovviamente nel mirino ci sono solo svizzeri e residenti. Perché l’invasione di frontalieri uno per macchina, alla partitocrazia spalancatrice di frontiere va benissimo!

La situazione attuale è dunque la seguente:

  • L’immigrazione scriteriata, voluta dal triciclo PLR-PPD-PS, provoca ovviamente un aumento del numero di automobili ed autocarri, che le nostre infrastrutture non sono in grado di assorbire. Siamo qui in troppi. Dal 2007 circa un milione di persone sono immigrate in Svizzera. E queste persone usano le nostre strade.
  • In Ticino la rete viaria, ed in particolare quella autostradale, ė al collasso a causa dell’esplosione del numero di frontalieri e padroncini, provocata sempre dal triciclo partitocratico;
  • La politica radical-chic ha sempre osteggiato (e tuttora osteggia) gli investimenti nella rete stradale, oltre a criminalizzare gli automobilisti (ad esempio con la ciofeca “Via Sicura”): solo la ferrovia è politikamente korretta! Ohibò: forse che le strade non sono un servizio pubblico?
  • Le magnificate automobili elettriche non volano: pure loro hanno bisogno di strade e di posteggi;
  • Se i $inistrati ed i Verdi-anguria (verdi fuori, ro$$i dentro) fossero davvero “ambientalisti”, sarebbero i primi a chiedere la limitazione dell’immigrazione e del frontalierato. Come faceva, del resto, la vituperata iniziativa Ecopop. Invece, col fischio! “Devono entrare tutti!”
  • Risultato: i costi delle colonne – ambientali, economici, di degrado delle infrastrutture – li pagano gli svizzerotti. E la partitocrazia non ne vuole sapere nemmeno di introdurre l’ecotassa per frontalieri, e starnazza che “sa po’ mia”!

Due soluzioni

Sicché, le soluzioni contro le code sono sostanzialmente due:

  • investimenti nella rete stradale
  • limitazione dell’immigrazione e del frontalierato.

Ovvero, proprio il contrario di quanto sta facendo ora il triciclo PLR-PPD-PS.

Ragion per cui, che nessun esponente del triciclo venga a lamentarsi per i costi, economici ed ambientali, delle code sulle nostre strade!

E per i camion?

Per quel che riguarda in particolare i TIR stranieri in transito attraverso la Svizzera, il modello “TIR sul treno da confine a confine” mette d’accordo (più o meno) tutti. Ed è anche stato votato dal popolo.

Ci sono però un paio problemi. Ad esempio:

  • Il kompagno Moritz “Implenia” Leuenberger, P$$, già ministro dei Trasporti, ha trasformato la Svizzera in un corridoio di transito a basso costo per TIR targati UE. Lo ha fatto accettando una tassa sul traffico pesante ridicola per i camion della DisUnione europea che attraversano parassitariamente la Svizzera. L’ennesima calata di braghe, dunque (ma va?).
  • Il trasferimento su ferrovia dei TIR in transito necessita in prima linea di un AlpTransit completo. Ma questo obiettivo si allontana sempre di più. Da un lato i paesi a noi vicini se ne impipano: l’opera è stata voluta dagli svizzerotti, quindi che si arrangino. In Italia, addirittura, la politica dei trasporti è all’opposto della nostra: si mettono le merci in strada, perché sui treni devono viaggiare le persone. Dall’altro, la risposta della Doris uregiatta alle richieste di anticipare il completamento a sud di Lugano di AlpTransit, attualmente agendato per il 2050, è stata lapidaria: “Non se ne parla nemmeno. Il Ticino ha già avuto. Adesso bisogna investire altrove”.Ah, bene: sicché, nella lungimirante (?) visione della Ministra dei trasporti (non del Gigi di Viganello!) AlpTransit sarebbe stato voluto solo per ridurre il tempo di percorrenza tra il Ticino e la Svizzera interna. Chiaro: il vantaggio di impiegare meno per arrivare a Zurigo  – e un domani, con la messa in funzione della galleria del Ceneri, a Bellinzona e Locarno – è senz’altro apprezzabile. E’ anche un’opportunità turistica (o almeno: si spera che lo sarà). Ma non basta per giustificare un investimento di 25 miliardi di franchetti in AlpTransit. Il “respiro dell’opera” (uella) doveva essere ben altro. Non certo regionale, bensì  Ma se la Doris, come ministra dei Trasporti, è la prima a ridurre AlpTransit ad un “regalo al Ticino”, con tutto quel che ne consegue (ovvero: “i ticinesotti rompiballe hanno già avuto, adesso bisogna investire altrove”), butta davvero male.
  • A ciò si aggiunge l’incertezza su quel che accadrà dall’anno prossimo ai treni attualmente caricati al terminal Ralpin Lugano-Vedeggio. Più merci in strada?

Lorenzo Quadri

 

P$: doppia morale senza freni e senza vergogna

 

Interrogazioni-fiume sull’agente dei post razzisti, ma silenzio tombale su condannati ed insultatori di $inistra

Ohibò: nelle scorse settimane i $inistrati del P$, con il supporto mediatico del giornale di servizio del partito delle tasse (LaRegione) che li imbecca e concede paginate, hanno pensato bene di farsi campagna elettorale montando la panna sul “caso” dell’agente di polizia promosso malgrado  i post razzisti pubblicati su faccialibro (facebook) negli anni scorsi. Per queste sconsiderate esternazioni sui social, l’agente, esposto al pubblico ludibrio con nome e cognome, è stato condannato ed ha scontato le sanzioni inflittegli.

Ai $inistrati, che come di consueto moralizzano a senso unico sulla vicenda – chiaro: il Dipartimento delle istituzioni è diretto da un odiato leghista, per cui… – sperando di raggranellare qualche consenso in vista del prossimo mese di aprile, ricordiamo:

– la granconsigliera $ocialista condannata per ripetuta incitazione all’immigrazione illegale, che rimane tranquillamente incementata alla cadrega e con la benedizione del partito;

– il municipale P$ di Massagno e dirigente cantonale del partito che insulta i morti (ed i vivi) su facebook;

– il compagno docente di scuola media, membro del consiglio di direzione del suo istituto (!), che ha paragonato il voto popolare sulla civica al nazismo (qui stranamente silenzio tombale anche dalla Federazione svizzera delle comunità israelite: come mai non sono arrivate letterine a Bertoli?)

– il compagno funzionario del DSS nato a Palermo che, sempre su facebook, continua a dispensare patenti di fascismo e razzismo a chi osa pensarla diversamente da lui;

– l’organo ufficiale “de facto” del P$, ossia il portale-foffa Gas (intestinale), diretto da un pluricondannato, che va avanti a denigrazioni, insulti e fake news contro gli odiati “nemici”, nel silenzio assordante dei rossi moralisti a senso unico. A partire dal consigliere di Stato P$: il buon Bertoli, sistematicamente slinguazzato dal citato portale-foffa, è però riuscito a scandalizzarsi per un fotomontaggio del Mattino;

– i soldatini del P$, parecchi dei quali anche con ruoli istituzionali, che continuano a vomitare bile e calunnie “social” sui “nemici” (in particolare esponenti di Lega ed Udc) mettendo a segno sempre nuovi record di abiezione (così come si addice ad un partito dell’odio quale è ormai la nostrana $inistruccia). Nel frattempo i dirigenti $ocialisti si sciacquano ipocritamente la bocca con il “rispetto” e delegano il lavoro sporco ai gregari.

– eccetera eccetera.

Ecco, quando i  kompagnuzzi  avranno sistemato le proprie magagne potranno montare in cattedra a fare la morale agli altri. Nella situazione attuale, invece, fanno solo ridere i polli.

Lorenzo Quadri