Altro che “pluralità”: pensano solo all’emittente di regime

Togliere qualcosa alla SSR per darlo alla carta stampata? Il Dipartimento Doris indignato

 

Eccola qua la casta che, in occasione del dibattito sulla “criminale” iniziativa No Billag, la menava ad oltranza sulla “pluralità nell’informazione”. Dimostrazione che si trattava di storielle. Della pluralità d’informazione, a costoro non gliene frega un fico. L’unico obiettivo era assicurarsi che l’emittente di regime SSR, ovvero la macchina propagandistica dell’establishment e del pensiero unico, potesse continuare il proprio lavoro di lavaggio del cervello alla popolazione. Senza alcuna limitazione di “uomini e mezzi”. Popolazione che, come noto, dall’anno prossimo sarà obbligata a pagare il canone più caro d’Europa. E questo anche se non guarda la Tv, non ascolta la radio, è cieca e sorda, e non possiede uno straccio di apparecchio di ricezione.

 La rana si gonfia

Infatti, dopo aver incassato la trombatura della “criminale” iniziativa No Billag, il Consiglio federale, e meglio il Dipartimento Doris, ha partorito una nuova concessione alla SSR (che sarà in vigore fino alla fine del 2022)  in cui non solo si dice che “l’è tüt a posct” (alla faccia della metà della popolazione svizzera che, già nel 2015 in occasione della votazione sulla nuova Legge sulla radiotelevisione, passata per il rotto della cuffia, aveva invece detto chiaramente di “a posto” c’era poco) ma si aprono le porte a richieste di ulteriori mezzi da parte della sovradimensionata TV di Stato. Invece di dire che la rana deve sgonfiarsi, la si autorizza a gonfiarsi ancora di più.

I sedicenti paladini

Se si vuole parlare di “pluralità d’informazione”, l’ultima ad aver bisogno di puntelli è proprio l’emittente di regime. Infatti, i miliardi dei cittadini le entrano in automatico. Ed essa è la negazione della pluralità.

Se i politicanti avessero un qualche interesse alla pluralità dell’informazione, si preoccuperebbero seriamente della sopravvivenza della carta stampata. Messa in pericolo anche dalla SSR che razzia il sempre più magro mercato pubblicitario. Le testate cartacee, come ben si è visto, muoiono come mosche. In Ticino, in Romandia ed anche nella Svizzera interna. E dove sono i paladini della “pluralità”, al di là delle vuote frasi di circostanza? Non pervenuti! Se poi a chiudere i battenti sono pubblicazioni non in linea con il pensiero unico, quelli che si sciacquano la bocca con la pluralità e con la libertà di stampa – ma solo per chi la pensa come loro – stappano lo champagne.

 L’eresia

Da qui la proposta “eretica”, che stana i paladini farlocchi della pluralità nell’informazione. Visto che in marzo la popolazione ha deciso a larga maggioranza a favore del mantenimento del canone radiotelevisivo, se ne tolga una parte alla SSR, dove il grasso cola a gogò, e la si versi alla stampa scritta; compresa ovviamente quella che non piace alla casta. Del resto, la qualità dei giornali è spesso e  volentieri superiore a quella della SSR. Cari signori della partitocrazia, troppo facile difendere la pluralità dell’informazione a parole, e poi nella pratica far piovere sempre sul bagnato perché la TV di Stato vi fa campagna elettorale.

La mozione

La proposta di decurtare una parte del canone alla SSR per distribuirlo alla stampa scritta è contenuta nella mozione che chi scrive ha presentato in giugno in Consiglio nazionale. Naturalmente dal Dipartimento Doris arriva il njet su tutta la linea: che nessuno osi mettere le mani nel piatto della TV di Stato! Particolarmente comica la motivazione: la Costituzione prevede che il canone sia corrisposto solo alla radiotv. Ma va? Ed infatti era proprio questo che la mozione chiedeva di modificare. Perché i tempi cambiano. L’articolo costituzionale risale a svariati decenni orsono. E’ obsoleto. Ai tempi la TV era giovane, l’online non esisteva ed i giornali prosperavano.  Adesso la TV lineare è un relitto del passato tenuto in vita artificialmente per tornaconto politico-partitico, le piattaforme social si pappano tutta la pubblicità, la gente, essendo già costretta a pagare il canone più caro d’Europa per una TV che magari nemmeno guarda, non è più disposta a spendere per i giornali, e si “accontenta” dell’informazione fornita gratuitamente dai portali web. E la stampa scritta è minacciata d’estinzione. Non sarebbe dunque il momento di formulare delle proposte di cambiamento?

Che tolla!

Si rimane poi basiti davanti alla faccia di tolla di un Consiglio federale che si appella alla Costituzione solo quando gli fa comodo. Nello specifico, per non sostenere i giornali. Perché sull’articolo 121 a (immigrazione di massa) abbiamo visto come è andata a finire. Il triciclo PLR-PPD-PS alle Camere federali ha varato una legge d’applicazione crassamente anticostituzionale. E il ministro PLR “Leider” Ammann, a nome del governicchio federale, ben lungi dall’indignarsi, telefonava tutto scodinzolante ai suoi padroni di Bruxelles per annunciare la vittoria dell’élite sul “popolazzo becero che vota sbagliato”. Un consiglio ai camerieri bernesi dell’UE: prima di citare un’altra volta la Costituzione, sciacquarsi la bocca.

Comunque, sulla proposta di togliere una parte del canone all’emittente di regime per distribuirla alla stampa, dovrà decidere il parlamento. Non che ci si possano fare soverchie illusioni. Ma i falsi ed ipocriti sostenitori della “pluralità d’informazione” dovranno giocoforza uscire allo scoperto.

Lorenzo Quadri

 

(S)cassa malati: Beltrasereno e Berset, ottimisti per cosa?

Ticinesi cornuti e mazziati, ma i responsabili politici dello spinoso dossier sorridono

 

Come c’era da attendersi, gli abitanti di questo sfigatissimo Cantone nell’anno di disgrazia 2019 si cuccheranno l’ennesimo aumento dei premi di (s)cassa malati. Per gli adulti sopra i 26 anni la pillola sarà del 4%. Ben superiore alla media nazionale. More solito.

E ricordiamo che anche questo 4% è solo una media. Ciò vuol dire che, a seconda degli assicuratori, c’è chi si cuccherà pillole ancora più salate. Sicché, ricordatevi di guardarvi in giro e di cambiare cassa malati per tempo… anche se questa è una non -soluzione. E’ chiaro che un sistema che costringe i cittadini a migrare ogni anno da una cassa all’altra, ad andare ogni autunno alla ricerca del premio più conveniente come dei cani da tartufo, non funziona. Senza contare che per chi è anziano e magari deve andare più spesso dal medico, cambiare cassa malati non è così facile. Gli assicuratori mettono dei “paletti” – più o meno legali – per scoraggiare l’arrivo dei cosiddetti “cattivi rischi”:  tutti vorrebbero solo affiliati giovani e sani, che pagano i premi ma non consumano prestazioni – e quindi non costano!

Alla faccia della stangatina!

Come già scrivevamo domenica scorsa: parlare di “stangatina” o di “stangata light” è una sontuosa presa per i fondelli. Non solo per l’entità dell’aumento concreto, ma anche per il fatto che esso va ad accumularsi a quelli degli scorsi anni (e a botte di + 4% per volta, le cifre fanno presto a lievitare come un pandoro). Il potere d’acquisto dei cittadini ne esce falcidiato. E gli stipendi mica aumentano di pari passo con i premi di cassa malati. Anzi: i salari, almeno in Ticino, si abbassano per colpa del dumping generato dalla devastante libera circolazione! Ringraziamo in coro a cappella il triciclo PLR-PPD-P$ spalancatore di frontiere!

Tüt a posct?

Per questo, le scatole ci ruotano leggermente  nel sentire i responsabili federali e cantonali dell’amaro dossier tentare  di imbonire il popolazzo al motto di:  “tout va bien, Madame la Marquise”.

Il Kompagno Alain Berset, ministro dell’interno: Sono moderatamente ottimista”.Ottimista “de che”, se è lecito chiedere? Del fatto che i premi continuano a crescere e che di questa sciagura non si vede la fine?

E’ forse il caso di ricordare al kompagno ministro che il Ticino paga da due decenni premi gonfiati, e che la restituzione decisa nel 2014 è una presa in giro. E’ il risultato dello strapotere dei cassamalatari e dei loro lobbysti incadregati nelle camere federali (vedi l’attuale Consigliere federale KrankenCassis, tanto per citarne uno). Intanto le distorsioni continuano e noi (assieme ad altri Cantoni) continuiamo a pagare troppo.

Il Beltradirettore del DSS:“poteva andare peggio (?) e comunque aumenteranno anche i sussidi”. Ossignùr! Ed i sussidi chi li finanzia, il Cane Peo? Il Gatto Arturo? Il Gigi Piantoni? No! Li finanzia il solito sfigato contribuente. In particolare quello del ceto medio, che i premi se li paga di tasca propria fino all’ultimo centesimo. Quindi il ceto medio è penalizzato due volte!

Chiaro: è più facile mettere la mani nelle tasche della gente per aumentare i sussidi che intervenire alla radice dei costi. Non per sparare sulla Croce rossa, ma il Beltradipartimento sul tema dei “premi di cassa malati fuori di cranio” non brilla per attivismo frenetico; per non dire che è latitante, e questo da anni. Ecco, magari sarebbe il tempo di iniziare ad essere presenti, invece di farsi campagna elettorale con gli aiuti alle famiglie con figli ai nidi, finanziati con i soldi prelevati alle aziende. Che fine hanno fatto i progetti di cassa malati pubblica sovracantonale?

Il triciclo…

Si ricorda infine che la Lega oltre 15 anni fa raccolse pure le firme per la creazione di una cassa malati pubblica cantonale con premi accessibili a tutti. Come andò a finire? La partitocrazia, ovvero il solito triciclo PLR-PPD-P$, impedì alla gente di votare. Meditate gente, meditate…

Lorenzo Quadri

 

Fuga dal Consiglio federale: nuove sfighe all’orizzonte?

Gli annunciati rimescolamento potrebbero mettere il Ticino ancora più nella palta

 

Sicché nel giro di un paio di giorni due consiglieri federali, nell’ordine il liblab “Leider” Ammann e la Doris uregiatta, hanno deciso di lasciare il governo bernese per fine anno.

Le due partenze non sono certo dei fulmini a ciel sereno. Soprattutto quella della Doris, già annunciata con insistenza nell’ultima sessione parlamentare (circolava perfino una data per l’annuncio delle dimissioni, ma poi il termine è trascorso e nulla è successo). Certamente il Senatore Pippo Lombardi si morde le dita: se la Doris avesse mollato un anno fa, per lui oggi le porte del Consiglio federale sarebbero spalancate. Invece adesso sono ermeticamente chiuse.

Pole position

Se sulla successione uregiatta sono aperti tutti gli interrogativi, su quella liblab sembrano esserci pochi dubbi. Saldamente in pole position troviamo l’arcigna Karin Keller Sutter di San Gallo, hardliner della destra economica: ovvero quell’area politica che spalanca le frontiere per ingrassarsi le saccocce.

Una simile figura non può che essere perniciosa per il Ticino. Non ci vuole il mago Otelma per prevedere che la sua linea, qualunque Dipartimento le verrà assegnato, sarà improntata al turboeuropeismo e al sabotaggio dei diritti popolari. I soldatini delle sua area politica, come i tamberla del sedicente Think tank (serbatoio di pensiero) Avenir Suisse, da tempo preparano il terreno.

Diretta conseguenza

Il probabile arrivo in Consiglio federale della Rottermeier sangallese è peraltro diretta conseguenza dell’elezione di KrankenCassis al posto di Burkhaltèèèr: visto che l’anno scorso è stato scelto  un uomo “latino” (italiano), adesso è il turno della donna svizzerotedesca. Questo nel caso qualcuno ancora si illudesse che l’elezione del consigliere federale binazionale fosse un vantaggio per il Ticino. L’unico ad immaginare  di trarne beneficio è l’ex partitone per le elezioni di aprile. Ed infatti il suo ministro, invece di occuparsi di politica estera, preferisce la partecipazione prezzemolesca ad eventi mondani in questo sfigatissimo Cantone, che nulla hanno che vedere con il mandato governativo.

Tre considerazioni…

…Sui futuri cambiamenti in Consiglio federale:

  • A “Leider” Ammann erano state affidate le redini delle trattative sullo sconcio accordo quadro istituzionale. Adesso è partente. Inoltre, con due settimi del Consiglio federale in scadenza ed altri due (Maurer e Parmelin) presumibilmente contrari – per estrazione politica – al citato accordo-capestro, è evidente che le trattative sul tema devono essere interrotte subito, alla faccia dei ricatti dei funzionarietti di Bruxelles. Chi ha già le valigie in mano non può definire il futuro del paese.
  • E’ verosimile che, con l’arrivo di due nuovi consiglieri federali, ci sarà una rotazione dei dipartimenti. Alcuni uccellini bernesi cinguettano che il kompagno Berset sarebbe interessato agli Esteri. Il percorso è di per sé illogico: equivale a passare da un dipartimento Mammut ad una Peppa Tencia. Quindi una retrocessione. Tuttavia ci sono dei precedenti: vedi Burkhaltèèèr. Il dipartimento degli interni, che tra i dossier ha anche quello dell’assicurazione malattia, potrebbe andare al cassamalataro Cassis? Il solo pensiero mette i brividi.
  • E ne sarà del dipartimento Doris, ossia quello dell’ambiente, dei trasporti e delle telecomunicazioni, che è poi il secondo dipartimento Mammut e quindi molto ambito? Potrebbe finire tra le grinfie della ministra del devono entrare tutti, kompagna Simonetta Sommaruga. Certo: schiodare Sommaruga dalla Giustizia, e quindi dal businness dell’asilo, è un bene. Ma piazzarla al Dipartimento Doris sarebbe un male. Le conseguenze sono facili di immaginare: ambientalismo talebano, criminalizzazione e mungitura ad oltranza degli automobilisti, traffico privato messo al bando, investimenti nelle strade falcidiati e fondi trasferiti per intero alla ferrovia, pretese di rivestire tutta la Svizzera di pannelli solari, eccetera.

Insomma: ricordiamoci che, anche quando si pensa di aver toccato il fondo, stare peggio è sempre possibile.

Lorenzo Quadri

Burqa: San Gallo come il Ticino Establishment ancora asfaltato

Domenica nera per la casta, trionfo dei diritti popolari (che l’élite vuole sabotare)

 

La scorsa domenica è stata una domenica nera, l’ennesima, per la casta. Almeno per quel che riguarda le votazioni cantonali.

In Ticino la scuola rossa, sostenuta furiosamente dall’establishment, è stata asfaltata. Nel Canton San Gallo, invece, è stata plebiscitata con il 70% dei voti l’iniziativa che chiedeva di introdurre il divieto di burqa sul modello ticinese. E questo proprio nel quinto anniversario del voto nel nostro Cantone.

L’iniziativa ticinese, promossa dal “Guastafeste” Giorgio Ghiringhelli e sostenuta da un comitato interpartitico in cui la Lega era ampiamente rappresentata, venne accompagnata da pesanti polemiche e dileggi da parte dell’establishment multikulti ed islamofilo. Da un lato la casta si scagliava contro l’iniziativa blaterando che si trattava di un “non problema” (così un “non problema” da riempirne pagine e pagine, ed ore ed ore di palinsesto); dall’altro faceva terrorismo di regime fantasticando sui presunti danni che l’introduzione del divieto avrebbe provocato al turismo arabo in Ticino. Danni che puntualmente non si sono verificati.

Inutile dire che l’establishment multikulti, chiuso nella propria cecità ideologica, non si preoccupa affatto del disastro che comporta l’avanzata islamista per le nostre libertà ed i nostri diritti fondamentali. Libertà e diritti che non sono scontati. Non sono caduti dal cielo. Sono frutto di secoli di lotte. Ma la casta è pronta a smantellarli in tempo di record in nome del “dobbiamo aprirci” e del “devono entrare tutti”.  E lo dimostra ogni giorno, con la sua scandalosa inattività nel campo della lotta all’avanzata del terrorismo islamico.

Voto federale

Il voto sangallese sul burqa è certamente di buon auspicio in vista di quello federale, previsto per l’anno prossimo. E su questo tema, la Pravda di Comano non ha mancato di segnalaR$I (in negativo) realizzando una puntata di Falò sul turismo arabo in Svizzera: trasmissione che altro non era se non uno spot di votazione contro il divieto di velo integrale. Basti pensare che terminava con l’invito, da parte di una donna in niqab, a non sostenere il divieto. Eccolo qui, il servizio pubblico (?) per cui paghiamo il canone più d’Europa: lavaggio del cervello pro-multikulti e pro islamisti.

Senza i diritti popolari…

Le due votazioni cantonali della scorsa domenica – scuola ro$$a e divieto di burqa – non hanno in comune solo l’asfaltatura dell’establishment ed il trionfo degli “spregevoli populisti”. Hanno in comune anche di essere frutto dell’esercizio dei diritti popolari.Senza un’iniziativa popolare non ci sarebbe stato il divieto di burqa, né in Ticino né a San Gallo. Senza un referendum, in questo sfigatissimo Cantone la scuola pubblica $ocialista sarebbe già realtà, con tutte le (gravi) conseguenze del caso. E la partitocrazia, invece di chiedersi come mai sempre più spesso nelle votazioni popolari viene asfaltata, e regolarsi di conseguenza, cosa fa? Vuole limitare i diritti popolari. Per governare contro la volontà dei cittadini. Quegli stessi cittadini da cui però pretende, come se “niente fudesse”, il voto ogni quattro anni, per cementare illustri deretani sulle preziose cadreghe. Complimenti!

Lorenzo Quadri

 

Islamisti: ancora una calata di braghe

In Consiglio nazionale la partitocrazia ha asfaltato una petizione del Guastafeste che chiedeva di vietare i movimenti islamisti

Venerdì in Consiglio nazionale il solito triciclo PLR-PPD-P$ ha di  nuovo calato le braghe fin sotto i calcagni davanti all’islam radicale. E ti pareva!

Una petizione del Guastafeste Giorgio Ghiringhelli, che chiedeva di vietare i  movimenti islamisti in Svizzera, è infatti stata asfaltata: ha ottenuto il sostegno solo del gruppo Udc e Lega (più due PPD). Tutti gli altri? Njet! Proibire i movimenti islamisti “sa po’ mia”!  Tappeto rosso agli estremisti musulmani!

Insistono

L’islam radicale avanza ed il triciclo PLR-PPD-PS insiste nel non fare un tubo per impedirlo. La partitocrazia, nel vano tentativo di lavarsi la coscienza, si nasconde dietro il piano-bidone contro la radicalizzazione. Ovvero, una ciofeca concepita da burocrati federali gauche-caviar, pro multikulti e pro Islam: non servirà assolutamente ad un tubo, se non a generare nuovi costi.

Strumenti?

Sugli “strumenti attualmente a disposizione” per combattere gli islamisti, con cui il triciclo ed i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale sono soliti sciacquarsi la bocca, stendiamo un velo (anzi un niqab) pietoso. Sono così efficaci che foffa islamista come Nicolas Blancho, Qaasim Illi e compagnia cantante, messi sotto accusa dal ministero pubblico della Confederella, sono stati assolti (!) dai legulei del Tribunale penale federale di Bellinzona, tra il tripudio dei musulmani radicalizzati accorsi ad esultare per le vie della capitale cantonale (ecco un po’ di gente da espellere subito).
Svizzera paese del Bengodi per estremisti islamici!

Diritti popolari

Domanda: questi signori parlamentari politikamente korretti apriranno gli occhi quando sarà troppo tardi, oppure non li apriranno mai?

E’ evidente che contro i disastri di questo establishment spalancatore di frontiere e multikulti, che sogna – e nemmeno lo nasconde! – di rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera, c’è un solo rimedio: i diritti popolari! Basti pensare che il popolo, contro il parere della casta, ha votato il divieto di Burqa in Ticino cinque anni fa e settimana scorsa nel Canton San Gallo. Ecco perché la partitocrazia si arrampica sui vetri per limitare i diritti popolari.

Morale della favola: se si vuole fermare l’islamismo occorre raccogliere le firme. Perché se aspettiamo le istituzioni, aspettiamo un pezzo.

 Deputati ticinesi

L’unica nota positiva riguarda il Ticino: su 8 consiglieri nazionali, cinque hanno votato a sostegno della petizione del Ghiro contro i movimenti islamisti: i due leghisti, l’udc ed i due uregiatti. Hanno votato contro: gli esponenti di PLR (uno; l’altro era assente) e quella del P$! Complimenti alla partitocrazia per l’ennesima performance!

Lorenzo Quadri

 

Scuola rossa che NON verrà: partitocrazia ancora sconfitta

Legnata epica per il compagno Bertoli ed i suoi burocrati PS; viltà dell’ex partitone

Il seggio $ocialista in governicchio sempre più a rischio, mentre il PLR del “Buongoverno” si affretta a scendere dal carro perdente e scarica tutte le colpe sul direttore del DECS – ancora una volta un comitato referendario di quattro gatti trionfa contro l’establishment

“La scuola che NON verrà”: è quella del compagno Bertoli. I cittadini ticinesi domenica si sono espressi in modo molto chiaro. Quasi il 57% ha bocciato la “scuola rossa”. Questo malgrado la martellante propaganda di regime; malgrado l’establishment schierato, con stampa di servizio scodinzolante  al seguito; malgrado la mobilitazione di galoppini e truppe cammellate; malgrado il clima alla “No Billag” creato dal fronte del Sì; malgrado il capodipartimento abbia infesciato le pagine dei quotidiani con le sue spocchiose prese di posizione, repliche e dupliche (il trattamento riservato ai referendisti è stato ben diverso); malgrado i soldatini rossi fossero come di consueto attivi nella denigrazione degli avversari nel solito stile “partito dell’odio”; malgrado la plateale disparità delle forze in campo: da un lato tutto l’apparato, dall’altro un comitato referendario di quatto gatti con l’appoggio del Mattino; malgrado tutto quanto sopra, la riforma Bertoli ha fatto la fine del Titanic.

Esattamente un anno fa, il popolo aveva già asfaltato capodipartimento e casta sull’insegnamento della civica. Lo scenario si è ripetuto la scorsa domenica, e su un tema di portata ben più ampia. Il monopolio ro$$o sulla scuola traballa. Ciò che rende, per i kompagni, doppiamente pesante la sconfitta. Non hanno perso “solo” una riforma.

Le arrampicate sui vetri

Domenica il popolo ticinese ha detto chiaramente NO al livellamento verso il basso delle competenze degli allievi ticinesi, NO ad una scuola non svizzera, NO a modelli stranieri già falliti nei paesi di riferimento, NO ad un costosissimo piano occupazionale per docenti frontalieri, NO all’ugualitarismo spinto, irrealistico ed ideologico, NO ad una sperimentazione che non sarebbe stata affatto tale bensì l’inizio della riforma.

Naturalmente chi ha perso – a partire dal Consigliere di Stato P$ e ancora di più dalla sua claque – si è subito lanciato nel “free climbing” sui vetri: la partecipazione al voto era bassa! Gli slogan dei contrari hanno fatto più presa! Qui siamo oltre il limite del ridicolo. Ben oltre. La riforma Bertoli aveva dietro di sé tutta la casta schierata, e alla massima potenza di fuoco; compresi ovviamente i media di regime. E la macchina da guerra sarebbe stata rottamata dagli “slogan” (?) degli avversari? Eh già: secondo l’establishment, gli odiati “populisti” non hanno mai degli argomenti. Hanno sempre e solo degli slogan. Che però, per qualche misterioso, funzionano ogni volta. Quindi, sempre secondo l’establishment, i cittadini sarebbero dei poveri minchioni che regolarmente si fanno irretire da slogan ad effetto. Questa è la considerazione che la casta ha del popolo sovrano: complimenti!

Piccolo problema: il livellamento verso il basso non era uno slogan, bensì la realtà; il fatto che la defunta riforma fosse “non svizzera” – nel senso che era contraria a quel che accade in tutto il resto della Svizzera –  non era uno slogan, bensì realtà; che la riforma fosse impregnata di ideologia rossa non era uno slogan, bensì realtà. Eccetera. Quindi, altro che frasi ad effetto più o meno efficaci: il problema,  molto semplicemente, è che la riforma era una ciofeca. Per questo è stata respinta.

No alle tattiche del salame

Dire No a questa riforma, sbagliata ed ideologica, non significa respingere qualsiasi riforma. Dichiarare che dopo il voto di oggi la scuola ticinese è destinata a rimanere così com’è oggi nei secoli dei secoli, suona come una ripicca all’indirizzo del popolazzo che ha osato votare “sbagliato”. Della serie: o votate come dico io, oppure siete delle capre, e quindi… cavoli vostri! Questa volta non è sentito che “il popolo non ha capito” e che “bisogna rifare la votazione”; però ci si è andati vicini.

Ovviamente le nuove proposte di riforma scolastica dovranno tenere conto del voto di domenica. Quindi, se per caso il capodipartimento ed i suoi burocrati hanno in mente di far rientrare dalla finestra, magari con la tattica del salame (una fetta alla volta), quello che è uscito dalla porta, faranno bene a levarselo subito dalla testa. Chiaro il messaggio?

Triciclo: chi rappresenta?

Davanti al voto di una settimana fa, il triciclo PLR-PPD-P$ dovrebbe per l’ennesima volta chiedersi chi rappresenta. Non è solo la posizione del P$ ad essere scomoda (eufemismo). Lo è anche quella di PLR e PPD. Che prima hanno detto no alla scuola ro$$a. Poi si sono fatti infinocchiare e, in cambio delle briciole, sono saltati sul carro del capodipartimento. E, domenica scorsa, l’ex partitone ha toccato il fondo: dopo aver rimediato l’ennesima asfaltatura nelle urne, ha tentato maldestramente di scendere dal carro perdente con un logorroico comunicato, in cui scarica tutta la colpa del flop sul capodipartimento ed impallina quella riforma che sosteneva fino a poche ore prima. Come scriverebbe il bollettino parrocchiale “Opinione liberale” (più redattori che lettori): questo sì che è “un segnale preoccupante”! Qualche problema di schizofrenia tra i vertici PLR? Oppure semplice pusillanimità?

Senza contare che viene a cadere un altro dei mantra della partitocrazia: ossia che l’odiata Lega (populista e razzista) si preoccuperebbe solo di immigrazione. Invece non è così, dal momento che la Lega si occupa anche di scuola, di fiscalità, di socialità e di molti altri temi.

Morale

Se l’establishment viene regolarmente asfaltato mentre gli spregevoli “populisti” risultano sempre più spesso vincenti alle urne, un qualche motivo ci dovrà pur essere.

Questo vale, tra l’altro, anche per il Sì al divieto di Burqa plebiscitato domenica nel Canton San Gallo, la cui popolazione ha deciso di seguire l’esempio ticinese.

Lorenzo Quadri

 

Pregassona: non c’è stato menefreghismo

Quella dell’appartamento-discarica di Pregassona è una brutta storia. Chiaramente, non è normale che si verifichino simili situazioni. Ma questo non vuol dire che ci sia stato menefreghismo. Che nessuno si sia mai occupato di nulla. Perché non è  così. I servizi sociali c’erano, la scuola c’era, l’autorità regionale di protezione c’era. La famiglia era seguita da anni. Ma tutti questi uffici non sono onnipotenti (per fortuna). I loro limiti sono fissati dalla legge; rifiuti netti e comportamenti estremamente oppositivi di adulti in grado di intendere e di volere possono bloccare interventi, rallentare procedure e vanificare misure.

Del resto, parlare col senno di poi è molto facile. Ma una situazione di degrado come quella che si è presentata nell’intervento sul posto non era immaginabile.

Il fatto stesso che il padre, cittadino balcanico e probabilmente non uno stinco di santo, abbia dichiarato ai media di aver creato apposta, nel corso dell’ultimo anno (?), la situazione di degrado per protestare contro presunte ingiustizie subite a suo dire dai servizi sociali, conferma che questi ultimi erano presenti e che la presenza gli risultava alquanto sgradita.

Tanti attori

Gli attori coinvolti nella vicenda sono tanti. Oltre a quelli già citati ci sono l’amministrazione dello stabile, i parenti, i vicini, la polizia, l’edilizia privata…

La “rete di protezione” c’era; ma qualcosa non ha funzionato se l’appartamento si è trasformato in una discarica. Si tratta di capire cosa e dove, per evitare che simili situazioni si ripetano. Non è nemmeno una questione di povertà; si tratta di disagi di altro tipo.

La proprietà

E’  chiaro che i proprietari, rispettivamente gli amministratori di immobili dove imperversa il degrado, devono essere chiamati a far fronte alle proprie responsabilità. Quindi è corretto che il municipio li incontri e chiarisca che certe situazioni non si possono accettare.  Di “vie Odescalchi” (prima del cambio di proprietà) ce ne sono in tutto il Cantone, non solo a Chiasso. E quindi, prima di immaginare di farsi belli con progetti di stabili a pigione moderata, sarebbe magari il caso di mettere in ordine quello che già esiste, e che ne avrebbe bisogno.

Per farsi propaganda…

Naturalmente episodi come quello dell’appartamento di Pregassona si prestano a facile sciacallaggio politico, che infatti è giunto puntuale. Chiaro: quando gli interventi ci sono, arriva immediatamente l’accusa di esagerazione e di “sproporzione”. Quindi bisognava lasciar degenerare la situazione per poter sventolare risultati più succulenti? Se invece si trova più degrado di quello che ci si poteva ragionevolmente immaginare, piovono i rimproveri di ritardi e menefreghismi. Insomma, tutto e il contrario di tutto.

Almeno qualche elemento positivo, comunque, c’è: i ragazzi stanno tutti bene; e i famosi 18 cani non erano denutriti.

Un paio di parole vale la pena spenderle sulla protezione animali che ha scattato foto dell’interno dell’appartamento ed è corsa a pubblicarle per farsi propaganda in funzione di raccolta fondi. A parte la dubbia legalità di questa iniziativa (nemmeno alla polizia è permesso scattare e pubblicare foto in casa d’altri), magari si sarebbe potuto pensare che oltre ai cani c’erano anche degli umani. Nel caso concreto dei ragazzini in una situazione difficile che, grazie a questa iniziativa, sono stati resi facilmente riconoscibili. Ed infatti sono stati riconosciuti subito. Così si sono trovati esposti al pubblico ludibrio. Le uscite mediatiche del padre hanno peggiorato ancora la situazione. E’ chiaro che tutto questo ha generato nuova sofferenza. C’è da sperare che adesso si possano aprire le porte della normalità.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Chiasso: il ritorno di Peppone e don Camillo

 

Intanto la politichetta e la stampa di regime si arrampicano sui vetri per imbastire polemiche su un caso che nemmeno esiste

Il PPD chiassese, in manco di ruolo e di visibilità, ha voluto montare un caso sull’articolo pubblicato la scorsa domenica sul Mattino dalla vicesindaco di Chiasso e consigliera nazionale leghista Roberta Pantani. Uno scritto critico nei confronti dell’arciprete di Chiasso, Don Feliciani: un religioso che abusa del pulpito per fare politica pro frontiere spalancate  e contro la Lega. E che  – ben lungi dall’amare tutti, come lui dichiara – ha espulso dalla sua (?) Chiesa fedeli rei di avere con sé l’odiato Mattino, oltre a manifestare pubblicamente il proprio disprezzo per leghisti e lettori dell’odiato domenicale.

Ora, se Don Feliciani vuole effettuare delle “purghe” tra i fedeli e svuotare la sua (?) Chiesa riducendo la comunità religiosa della cittadina di confine al suo “cerchio magico”, il problema è suo e semmai dei suoi superiori. Ma non si vede perché la libertà d’opinione di cui gode l’arciprete chiassese non dovrebbe valere anche per la vicesindaco (che, evidentemente, non ha alcun bisogno di avvocati d’ufficio).

La vicesindaco, nel suo tanto criticato articoletto, si è limitata semplicemente a rilevare che dei chierichetti di Don Feliciani provengono da “altre culture”, senza fornire elementi identificativi né giudizi di valore. Anzi, aggiungendo addirittura che “i bambini sono uguali in tutto il mondo”.

Apriti cielo! La semplice constatazione ha dato la stura ad un’ondata di grottesca ipocrisia politicamente corretta. Eh già, perché adesso dire che un immigrato è un immigrato sarebbe un’azione vergognosa. O la Peppa! Ohibò, spalancatori di frontiere multikulti, guardate che “immigrato” non è mica un insulto! Che il PPD chiassese, per ricordare alla comunità locale di esistere ancora, abbia voluto montare una polemica sul nulla, non sorprende; si potrebbe dire che fa parte delle “regole del gioco” (almeno, di quello di certuni). A lasciare basiti è invece come certi media, con chiaro intento politico-partitico, abbiano tentato di saltare sul carro, bramosi di creare un “caso” dove non ce n’è l’ombra, pur di attaccare l’odiato “nemico” nell’avvicinarsi delle elezioni. Compresa la TV di Stato.

Emblematico l’articolo, dai toni esagitati ma privo di contenuti, che il direttore de La Regione ha pensato bene di pubblicare in prima pagina sull’edizione di mercoledì. Seguito il giorno dopo, ma guarda un po’, da un servizio (?) nella cronaca chiassese realizzato interpellando tutti i partiti. Accipicchia!

Di “inaudito e gravissimo” – per parafrasare il titolo dell’invettiva del direttore de La Regione – c’è solo che la stampa radikalchic, appena asfaltata dalla votazione di domenica sulla scuola che (non) verrà, sia ormai ridotta a raccogliere le più inconsistenti cicche per imbastire campagne denigratorie contro i detestati avversari. E poi questi stessi personaggi con la morale a due velocità hanno ancora il coraggio di montare in cattedra a sproloquiare sulla qualità e sulla pluralità dell’informazione.

Lorenzo Quadri

 

 

Vergogna! Ve lo diamo noi il regalo da 1.3 miliardi all’UE!

Servi di Bruxelles fuori di cranio: vogliono donare i nostri soldi a chi ci ricatta!

Ah ecco, questa ci mancava! I camerieri bernesi dell’UE, malgrado due su sette (Doris uregiatta e “Leider” Ammann) abbiano già un piede fuori dalla porta, insistono: gli svizzerotti devono regalare 1.3 miliardi di Fr a Bruxelles come contributo di coesione! Li devono versare senza avere alcun obbligo e senza uno straccio di contropartita! Così, perché i soldi del solito sfigato contribuente vanno gettati al vento! Soldi di tutti, soldi di nessuno!

Il ricattino

Il bello è che, secondo le geniali pensate del Consiglio federale, noi dovremmo donare 1,3 miliardi dei nostri soldi ad un’unione europea fallita e che ci ricatta a giorni alterni, nel tentativo di ridurci ad una sua colonia! Vedi ad esempio le recenti esternazioni dell’eurofunzionarietto Johannes Hahn (Johannes chi?).

Costui, malgrado abbia, come tutta l’attuale e pessima commissione europea, già le valigie in mano, perché la prossima primavera andranno tutti A CASA, si permette addirittura di minacciarci, o di proferire quella che, secondo lui, dovrebbe essere una minaccia. Ovvero: “Senza l’ accordo quadro istituzionale non ci sarà nessun altro trattato tra Svizzera ed UE”!Uhhh, che pagüüüraaa!

Con la fallita DisUnione europea, nel caso non lo si fosse capito, non dobbiamo più sottoscrivere nessun accordo. Dobbiamo semmai cominciare a disdire quelli in essere. A cominciare dalla libera circolazione delle persone!

Invece no: i servi bernesi di Bruxelles vogliono regalare i nostri soldi agli eurofalliti per agevolare la conclusione dell’accordo quadro istituzionale. Ovvero di quell’accordo che ci imporrà le leggi ed i giudici dell’UE! E dire che nel 1291 il patto tra i cantoni primitivi venne concluso proprio per opporsi ai giudici stranieri… Se potessero vedere lo scempio che la partitocrazia eurolecchina sta facendo del paese che hanno costruito, i nostri antenati si rivolterebbero nella tomba.

Ci terremo i delinquenti stranieri

Da notare che lo sconcio accordo quadro istituzionale ci impedirebbe anche di espellere i delinquenti stranieri, se questi sono cittadini UE. Alla faccia della votazione popolare del 2010. L’oscenità avverrebbe tramite il recepimento della direttiva UE sulla cittadinanza.

Fino all’altro giorno, ci si veniva a raccontare che questo non è tema dell’accordo quadro istituzionale, sono tutte balle populiste! Invece, nel dibattito d’attualità sull’accordo quadro tenutosi giovedì in Consiglio nazionale, il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis ha cambiato versione. A domanda esplicita, tra i consueti fumogeni ha dichiarato che la questione della cittadinanza UE sarebbe “una linea rossa”. Ovvero: fa parte eccome dello sconcio accordo quadro istituzionale, ma è un punto su cui il Consiglio federale non sarebbe disposto a cedere. E qui ci sganasciamo dalle risate. Perché di punti su cui il CF non sarebbe disposto a cedere, lo ha capito anche quello che mena il gesso, non ce ne sono. Le linee rosse del governicchio federale non sono affatto tali: lo si è ben visto con la regola degli otto giorni.

Ennesima dimostrazione che lo sconcio accordo quadro istituzionale sarebbe la tomba della nostra sovranità e dei nostri diritti popolari. Fior di decisioni dei cittadini verrebbero cancellate con un colpo di spugna.

Sicché: NO al regalo da 1.3 miliardi all’UE e NO all’accordo quadro! Su questi temi l’ultima parola spetta al popolo. Non certo ai camerieri bernesi dell’UE, due dei quali ormai scaduti. E’ chiaro il messaggio o ci vuole un disegno?

Lorenzo Quadri

Hanno le valigie in mano ma pretendono di ricattarci!

Eurobalivi allo sbaraglio: ve la diamo noi la firma dello sconcio accordo quadro!

 

Intanto l’ex partitone ha iniziato la sua shitstorm (=tempesta di cacca) contro l’iniziativa per l’autodeterminazione, in votazione il prossimo 25 novembre

Non c’è limite al peggio! I funzionarietti di Bruxelles hanno ormai la valigia in mano. In primavera ci saranno le elezioni europee, e non ci vuole il mago Otelma per prevedere che a vincere saranno i partiti sovranisti. Perché di spalancatori di frontiere radikalchic la gente ne ha pieni i santissimi, e questo in tutta Europa. Eppure, malgrado gli attuali eurobalivi guidati dal presidente “diversamente sobrio” Jean-Claude “Grappino” Juncker abbiano un piede fuori dalla porta, pretendono ancora di schiacciarci gli ordini.

Tolla “no limits”!

I loro camerieri a Berna, a partire dal ministro (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis (PLR) hanno appena avuto la faccia di tolla di confermare il contributo di coesione, leggi regalo ingiustificato, di 1.3 miliardi. Vedremo cosa diranno al proposito le Camere federali. Ma, conoscendo il triciclo PLR-PPD-P$$, siamo pronti a scommettere che il vergognoso regalo verrà approvato “come una lettera alla posta” (e non la Posta della Susanne Ruoff).

Se gli eurofunzionarietti, oltre a tonnellate di boria del tutto ingiustificata (è gente che a casa propria non verrebbe eletta nemmeno nel comitato di una bocciofila) avessero in zucca anche un po’ di sale, avrebbero dovuto ringraziare gli svizzerotti fessi e volare bassi. Invece no. Questa foffa immagina di incamerare il regalo miliardario e, contemporaneamente, di continuare a mettere sotto pressione e a ricattare la Svizzera! Ed i loro sguatteri bernesi se lo fanno andar bene!

Metà ottobre?

L’ultima grottesca pretesa di Bruxelles è quella di concludere lo sconcio accordo quadro istituzionale (che ci imporrebbe le leggi ed i giudici stranieri) per metà ottobre. Come no! I tapini si sono manifestamente bevuti il cervello. A parte che l’accordo non va sottoscritto né adesso, né tra due settimane, né mai, la fretta degli eurobalivi conferma quanto era già ovvio: ossia che l’accordo quadro istituzionale è un accordo capestro.

Del resto, in Svizzera il popolo sarà chiamato a votare sulla devastante libera circolazione delle persone, visto che l’iniziativa per disdirla è riuscita. Ci pare quindi pacifico che, con in ballo questa iniziativa, e con in più due consiglieri federali su sette da cambiare, non si sottoscrive nessun accordo con la fallita UE.

E di sicuro non si firmano accordi con dei funzionarietti di Bruxelles che tra pochi mesi saranno tutti A CASA!

PLR sempre contro il popolo

Intanto l’ex partitone di KrakenCassis non ha perso occasione per dimostrare da che parte sta. Sta dalla parte dei giudici stranieri e contro i cittadini svizzeri. Nell’assemblea dei delegati di ieri, il partito ha iniziato la sua shitstorm (tempesta di cacca)  contro l’iniziativa per l’autodeterminazione. Ovvero quell’iniziativa che vuole che la Costituzione svizzera – e quindi le decisioni popolari – abbiano la precedenza su accordi internazionali del piffero conclusi dalla casta.

Naturalmente per i liblab questa iniziativa sarebbe una catastrofe.

Avanti con i giudici stranieri! Sotto con la cancellazione dell’esito delle votazioni popolari per “non mettere in pericolo” (uhhh, che pagüüüraaa!) accordi internazionali fallimentari! Rottamare la democrazia diretta, visto che il popolo bestia “non capisce” e vota sbagliato! Eccolo qui, il credo liblab. Tenere a mente per le prossime elezioni…

Lorenzo Quadri

Il siluro dell’intellettuale di sinistra sul multikulti

Thilo Sarrazin: “la massiccia immigrazione dal mondo islamico deve essere fermata”

Ma intanto in Consiglio federale i camerieri di Bruxelles continuano a sciacquarsi la bocca con il mantra della “non discriminazione”. E bramano di rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera. Quanto al famoso (?) piano nazionale contro la radicalizzazione: non serve ad un tubo

Thilo Sarrazin è uno dei più importanti intellettuali della Germania. E’ iscritto alla SPD. Quindi stiamo parlando di un intellettuale di sinistra. Non di un becero leghista populista e razzista. Sarrazin è stato Segretario di Stato preso il Ministero delle Finanze tedesco e membro del Consiglio d’amministrazione della Bundesbank. Nel suo ultimo libro, “Feindliche Übernahme”, denuncia il pericolo dell’islamizzazione dell’Europa. Il Blick l’ha intervistato di recente. Al linkhttp://mattinonline.ch/it/article/38157/l-islam-un-pericolo-per-l-occidentesi trova la traduzione della sua intervista.

Ebbene, nel colloquio Sarrazin dice molte verità. Di quelle verità che, alle nostre latitudini, fanno starnazzare allo scandalo l’élite spalancatrice di frontiere e multikulti. A cominciare proprio dalla gauche-caviar, che vuole islamizzare la Svizzera e rendere l’islam religione ufficiale.

Cosa dice dunque il buon Sarrazin?

  • Nel giro di due o tre generazioni, la maggioranza dei bambini avranno genitori musulmani. Anche in Svizzera. Questa è una minaccia per l’orientamento culturale del mondo occidentale.
  • Non esiste un singolo paese a maggioranza islamica dove ci sia libertà religiosa e piena democrazia. Questa non è una coincidenza, ma la conseguenza dei principi del Corano.
  • Se i musulmani credenti un domani saranno in maggioranza, potranno cambiare la nostra Costituzione e le nostre leggi (per sostituirle con le loro).
  • Una maggioranza del 70% (!) degli islamici che vivono in Europa è favorevole ad una fede conservatrice che applica alla lettera il Corano. Certo, ci sono musulmani che si integrano e si adattano alla vita occidentale. A quel punto, però, non sono più dei musulmani.
  • I musulmani commettono molti più crimini di qualsiasi altro gruppo religioso.
  • La massiccia immigrazione dal mondo islamico va fermata. Le persone provenienti dall’Africa o dal Vicino Oriente non hanno alcun diritto di immigrare in Occidente. Ogni continente deve aiutare i propri rifugiati. La Convenzione sui rifugiati di Ginevra del 1951 inizialmente riguardava solo l’Europa. Più tardi è stata estesa senza necessità, perché in Europa non c’erano più rifugiati.
  • I musulmani sono educati all’ostilità e alla separazione dai non credenti. La posizione inferiore e dipendente della donna favorisce una scarsa istruzione.
  • L’arretratezza tecnologica e sociale del mondo islamico si è sviluppata nel corso di molti secoli. Non ha portato ad un’emancipazione religiosa, ma al contrario ad un arretramento verso un’applicazione più letterale del Corano.

Macigni

Parole e frasi che pesano come macigni. A maggior ragione perché provengono da un intellettuale di sinistra. Del resto, mentre da noi i bolliti residui del femminismo rosso pretendono le frontiere spalancate ai finti rifugiati musulmani e combattono il divieto di burqa, la giornalista italiana di sinistra Lucia Annunziata ha scritto che “l’immigrazione mette in pericolo le donne europee”.

Intanto, la partitocrazia…

Davanti a testimonianze come quella di Sarrazin, di indubbia autorevolezza e supportate da un’approfondita conoscenza della materia, è allucinante che in Svizzera (e non solo) la partitocrazia e le istituzioni rimangono istericamente arroccate sul buonismo-coglionismo. Si tratta dell’ennesima dimostrazione di ottusità ideologica. C’è addirittura chi pretenderebbe di rendere l’Islam religione ufficiale nel nostro paese. Vero $inistrati?

Il fatto è che la partitocrazia dell’islam e del mondo islamico non sa né capisce una mazza. Continua ad autoerotizzarsi cerebralmente con il fallimentare multikulti perché è ciò che ha fatto negli ultimi decenni. Cambiare rotta non può: significherebbe ammettere che gli odiati populisti e xenofobi hanno ragione, mentre la casta spalancatrice di frontiere ha torto marcio.

Il governo dorme

Nel filone multikulti-buonista-coglionista si inscrive a pieno titolo (c’era da dubitarne?) l’ultima risposta data dal Consiglio federale ad un’interpellanza di chi scrive a proposito delle moschee finanziate da governi stranieri – nel concreto: turchi – per diffondere dalle nostre parti l’islam radicale. Si ricorderà che nei mesi scorsi l’Esecutivo austriaco aveva chiuso di punto in bianco sette moschee. In Svizzera, invece, si finge di non vedere. Non solo, ma a Sciaffusa è stata autorizzata di recente la costruzione di una “grande moschea turca”, finanziata da Ankara e con Imam scelti dal governo di Erdogan. Il quale, nel nostro paese, apre addirittura delle scuole. Così si comincia a radicalizzare i membri della comunità turca fin dalla più tenera età. Non sia mai che i bambini, frequentando le scuole pubbliche, rischino di integrarsi!

Il mantra

Cos’ha da dire il governicchio federale a proposito dell’avanzata islamista in Svizzera? Il nulla.  Giustifica la propria inattività col mantra della “non discriminazione”. Visto che al peggio non c’è limite, tra le righe della risposta governativa alla citata interpellanza emerge addirittura la brama di rendere l’Islam religione ufficiale in Svizzera. Scandaloso!

Stucchevoli, poi, i continui ed ossessivi riferimenti al “Piano d’azione nazionale per combattere la radicalizzazione”. Questo piano, partorito da burocrati gauche-caviar e multikulti, non serve assolutamente ad un tubo se non a generare nuovi costi a carico delle città.

Morale della favola: ancora una volta, l’ennesima, gli estremisti islamici se la ridono a bocca larga degli svizzerotti fessi.

Lorenzo Quadri

Casinò di Campione: “quelle rendite sono un affronto”

Quadri interpella il Consiglio federale: “gli svizzerotti pagano sempre per tutti?”

 

Lorenzo Quadri, come annunciato, lei ha presentato un’interpellanza sulle rendite di disoccupazione accordate dalla SECO ai dipendenti (formalmente non ancora licenziati) del Casinò di Campione residenti in Svizzera. Perché?

Perché non è corretto che, a seguito della decisione della SECO, vengano pagate rendite di disoccupazione a chi non ha mai pagato i contributi. In barba a chi – lavoratori e datori di lavoro ticinesi – i contributi li ha sempre versati. E ricordiamo che con la riforma della LADI, entrata in vigore nel 2012 (la Lega era contraria), ai lavoratori svizzeri sono state decurtate le rendite di disoccupazione in modo importante, adducendo esigenze di risparmio. Poi però si decide di versare prestazioni a chi i contributi non li ha mai pagati? Le tanto decantate esigenze di risparmio non valgono per i dipendenti del Casinò di Campione? Inoltre: il Casinò di Campione è (era) il più grande d’Europa; l’organico è stato gonfiato dall’amministrazione locale con logiche clientelari; ed ovviamente – come è normale che sia – la Svizzera non aveva voce in capitolo. Però adesso i costi generati dal crollo di questa cattedrale italiana lo dovrebbero pagare i lavoratori svizzeri, per decisione della SECO? Mentre lo Stato italiano latita: tanto ad aprire i cordoni della borsa ci pensano gli svizzerotti fessi? Scusate ma non ci siamo proprio.

Senza la rendita di disoccupazione, però, queste persone residenti in Svizzera andrebbero in assistenza. E noi pagheremmo comunque.

Non tutti hanno diritto all’assistenza. Dipende da reddito e sostanza del richiedente e del suo nucleo familiare. Se c’è un altro reddito in famiglia (ad esempio se la moglie o il marito lavorano) e ciò basta al sostentamento dell’economia domestica, non vengono accordate prestazioni assistenziali. L’assistenza garantisce in effetti solo il minimo vitale. Inoltre, in particolare per i dimoranti – che pare siano circa i due terzi dei beneficiari – ci sono ulteriori ostacoli, legati alla natura del loro permesso. A ciò si aggiunge che un certo numero di questi permessi di dimora sono ottenuti tramite residenze fittizie in Svizzera. Quindi grazie alla SECO pagheremo non solo per i permessi B, ma addirittura per i permessi B farlocchi. Inaccettabile.

Ma di quanti soldi stiamo parlando?

La decisione della SECO alleggerirà sicuramente le casse dell’AD di svariati milioni. Ho chiesto al Consiglio federale di quantificarli, ed in particolare di quantificare quanti andranno a permessi B, che, se si fosse coerenti, non dovrebbero nemmeno avere diritto all’assistenza. Il permesso viene infatti concesso all’immigrato che è in grado di mantenersi senza pesare sulla collettività. Se questo requisito fondamentale non è più dato, il permesso va ritirato.

Lei ce l’ha con i dipendenti del Casinò?

Ma certamente no. Mi spiace per chiunque perda il lavoro. Ma non sta alla Svizzera, ai cittadini svizzeri, mettere sempre una pezza a tutto con i propri soldi. Non siamo la mucca da mungere di tutti. Il problema è dell’Italia. Che tra l’altro, come sappiamo, nei nostri confronti ha cumulato non poche inadempienze. La Svizzera non ha alcuna responsabilità nella gestione allegra del Casinò di Campione. Però grazie alla bislacca decisione della SECO il conto viene presentato a noi? E’ una presa in giro. A ciò si aggiunge che il Comune di Campione ha cumulato debiti per svariati milioni nei confronti di enti pubblici ticinesi. Chi li ripaga? Cosa sta facendo il Consiglio federale per ottenere che i debiti vengono saldati? O magari ci si aspetta che, oltre a pagare la disoccupazione ai dipendenti del Casinò, rinunciamo pure ai crediti nei confronti del Comune di Campione? Doppiamente cornuti e mazziati?

Quindi ce l’ha con la SECO?

Di certo  non nutro particolare simpatia per la SECO. Oltre a produrre statistiche taroccate sul mercato del lavoro per fare propaganda di regime alla libera circolazione, la SECO continua a prendere decisioni a nostro danno, all’insegna della calata di braghe internazionalista. Quella sulla disoccupazione ai dipendenti del Casinò di Campione è solo l’ultima della serie. Ed il contribuente svizzero dovrebbe continuare a spendere 100 milioni di Fr all’anno per mantenere la SECO? Chiudiamo la SECO e mandiamo in disoccupazione i suoi burocrati!

MDD

 

Frontalieri sempre più su. E con la scuola ro$$a…

Nel Mendrisiotto sono la maggioranza. Grazie a Bertoli, nuova ondata di docenti italici?

 

Ma guarda un po’: nel Mendrisiotto la maggioranza dei lavoratori è composta da frontalieri. Il dato, pubblicato nei giorni scorsi dall’UST (Ufficio federale di statistica)  è riferito al dicembre 2016. Nel frattempo la situazione non può che essere peggiorata. Se inoltre si considera il mercato del lavoro ticinese nel suo complesso, ci si accorge che la maggioranza dei lavoratori, in questo sfigatissimo Cantone, è straniera. Poi qualcuno ha ancora il coraggio di negare che sia in corso un’invasione. Di blaterare che sono tutte balle della Lega populista e razzista. Che “sono solo percezioni”.

Per questa situazione sappiamo bene chi ringraziare: ossia il triciclo PLR-PPD-P$ con la libera circolazione.

Ultracinquantenni

Di recente abbiamo pure visto che tra il 2010 al 2017 i frontalieri ultracinquantenni sono raddoppiati. E sono raddoppiati, oltretutto, nel settore terziario. Ma guarda un po’: se un ticinese perde il lavoro a più di 50 anni – a maggior ragione a più di  55 – gli si dice che “sa po’ fa nagott”: gli toccherà andare in disoccupazione prima e, con tutta probabilità, in assistenza poi. Perché costa troppo, perché non lo assume più nessuno, perché questo e perché quello.

Se però arrivi da Oltreramina… ecco che la prospettiva cambia! Anche se hai più di 50 anni, il lavoro in Ticino lo trovi. Perché trovi chi ti assume. Magari perché è un tuo compaesano. Ed infatti, con l’esplosione del numero dei frontalieri nel terziario, capita – ed anche in aziende pubbliche e parapubbliche – che i responsabili del personale siano  frontalieri. Le conseguenze sulla politica delle assunzioni sono facili da immaginare.

Per questo ringraziamo la libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-PS. Per colpa sua, i ticinesi sono discriminati in casa propria.

La proposta

Vista la situazione, è dunque opportuno sostenere, a livello federale, la proposta di versare la disoccupazione fino all’età della pensione a chi rimane senza lavoro dopo i 55 anni di età. Questo per evitare ai lavoratori “anziani” di passare per l’assistenza. Ma c’è da scommettere che l’ex partitone sarà contrario. Come finanziare la misura? Facile: basterà tagliare sugli aiuti all’estero, sulle prestazioni sociali ai migranti economici  e sui regali alla fallita UE. I soldi pubblici ci servono in patria, dove gli spalancatori di frontiere hanno generato povertà e disoccupazione. Ci servono in patria e ci servono per gli svizzeri.

A proposito di aiuti all’estero: il famigerato regalo da 1.3 miliardi di franchetti che i camerieri bernesi di Bruxelles vorrebbero offrire all’UE da un po’ di tempo è sparito dai radar. Non se ne sente più parlare. Gatta ci cova. Non vorremmo che arrivasse, improvvisa, qualche brutta sorpresa. Perché da certi calatori di braghe compulsivi ci si può solo attendere il peggio.

Il nuovo regalo

La Scuola che verrà è l’ennesimo regalo ai frontalieri. Nella malaugurata ipotesi in cui dovesse venire approvata dalle urne, le competenze dei ragazzi ticinesi verrebbero livellate verso il basso. La formazione scadrebbe. Quale miglior pretesto per datori di lavoro  che se ne impipano del territorio per assumere frontalieri a go-go? Già ci pare di sentire il ritornello: “I ticinesi non sono abbastanza formati”! Vogliamo davvero fare anche questo regalo ai vicini a sud? Non solo: la scuola che verrà è un enorme piano occupazionale pagato dal contribuente ticinese. Costo minimo: almeno 35 milioni all’anno. Trasformando la scuola in un servizio sociale, il kompagno Bertoli mira ad assumere docenti ed altre figure professionali a gogo. Tuttavia in Ticino non ci sono abbastanza insegnanti per le esigenze della scuola ro$$a. Sicché, nella malaugurata ipotesi in cui la riforma bertoliana dovesse venire approvata dai cittadini, i docenti verrebbero semplicemente importati in grande stile dal Belpaese. Oltreconfine si stanno già leccando i baffi. Avanti con l’assalto alla diligenza della scuola ticinese? E secondo la partitocrazia, a noi tutto questo dovrebbe andar bene? Come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi!”. Se non l’avete ancora fatto, sfruttate queste ultime ore a disposizione per votare NO alla Scuola che (speriamo non) verrà!

Lorenzo Quadri

 

 

Finti invalidi stranieri: altro che “solo balle populiste”!

Il TF ha decretato l’espulsione di una “furbetta” serba. Ma chissà quanti ce ne sono…

 

Ha suscitato giusta indignazione il caso di una finta invalida 35enne serba nei cui confronti il Tribunale federale ha decretato l’espulsione dalla Svizzera. E sappiamo che, se  i legulei del TF (esponenti della casta spalancatrice di frontiere, nominati dall’Assemblea federale con il sistema del mercato del bestiame) decretano un’espulsione, vuol dire che davvero non era possibile fare diversamente.

La donna ha ottenuto nel 2007 una rendita AI farlocca. Ha presentato dei falsi documenti in cui spiegava che, a causa di problemi psicologici, lavorare, accudire i figli e mantenere contatti sociali (?) le risultava impossibile senza aiuti esterni. Grazie a questi  attestati, da novembre 2009 fino a maggio 2012 ha indebitamente percepito una rendita di invalidità  di 258’994 franchi.

Altri 53’204 franchi le erano pure stati versati durante gli accertamenti ordinati dalla Procura sangallese, sfociati nella denuncia penale del 31 gennaio 2013, fino a giugno dello stesso anno.

Se la truffa non fosse stata scoperta, la donna avrebbe percepito in totale 1’227’082 franchi fino all’età della pensione. Parte dei soldi pagati dagli svizzerotti sono stati utilizzati per costruire una casa in Serbia.

Ma come…

Hai capito questi “furbetti” in arrivo da “altre culture”? Ma come: gli stranieri che delinquono e che abusano del nostro Stato sociale non erano tutta una balla della Lega populista e razzista?

Ed invece, ma guarda un po’, l’invalidità elvetica ha versato alla truffatrice serba la bella cifra di oltre 300mila Fr! La signora in questione si dichiarava invalida per motivi psichici. Ma, stando agli accertamenti esperiti dalla magistratura, la sera usciva ed andava al bar ed in discoteca. Tuttavia evidentemente frequentava solo connazionali. Infatti la donna, malgrado 20 anni di permanenza in Svizzera tedesca, il tedesco non lo ha mai imparato. Al punto che per comunicare con le autorità necessita di un interprete (pagato da chi?).

Siamo i re dei minchioni?

A questo punto ci piacerebbe anche sapere chi è il medico che ha stilato i certificati farlocchi che attestavano l’ invalidità per motivi psichici. Perché costui (o costei) ha causato un danno di centinaia di migliaia di franchi alle casse dell’AI.

Questi medici “dal certificato facile”, magari “non patrizi”, complici degli approfittatori – e si sa che i motivi psichici ed il mal di schiena sono le motivazioni più utilizzate per staccare rendite AI poiché difficili da verificare – dovranno far fronte a conseguenze penali e finanziarie? Oppure l’è tüt a posct?

Ma esiste un paese dove gli approfittatori stranieri possono attingere con maggiore facilità alle casse dello stato sociale rispetto alla Svizzera? Chissà perché, c’è il vago sospetto che siamo in cima alla lista dei minchioni. E poi – colmo dei colmi! – dobbiamo addirittura sorbirci farneticanti accuse di razzismo da parte della casta radikalchic! Vedi ad esempio i blabla dell’inutile Commissione federale contro il razzismo, che va abolita quanto prima.

I rimpatriati

Ma oltre ai finti invalidi stranieri che ci troviamo in casa, manteniamo pure quelli che, dopo aver ottenuto la rendita AI elvetica, la esportano. Nel senso che tornano al natìo paesello per condurvi vita da pascià. Per questo sarebbe ora che le rendite d’invalidità degli stranieri poi rimpatriati venissero adattate al tenore di vita del paese d’origine. Ma naturalmente la partitocrazia politikamente korretta fa orecchie da mercante: “Sa po’ mia! E’ discriminazione!”.

Detective

A proposito di questi finti invalidi stranieri che poi tornano a casa loro con i soldi degli svizzerotti. Qualche anno fa un’assicurazione ebbe l’idea di mandare dei detective al paese d’origine di questi presunti invalidi, per verificare la situazione in loco. Ebbene, l’iniziativa andò a schifìo. Perché? Ma perché le agenzie interpellate dovettero rinunciare al mandato a causa delle minacce ricevute. Apperò! Hai capito l’andazzo?

Votazione del 25 novembre

Da notare che il 25 novembre si voterà sulla possibilità per le assicurazioni sociali di servirsi di investigatori per controllare i presunti “furbetti”. Questo a tutela delle casse pubbliche, dei veri invalidi e della credibilità delle istituzioni. Ma naturalmente i $inistrati sono contrari. E strillano alla violazione delle privacy… dei simulatori! Complimenti kompagni, avanti così: dalla parte dei truffatori, meglio ancora se stranieri!

Del resto, la posizione del P$ (partito degli stranieri) si spiega facilmente. I $inistrati e le associazioni contigue al partito, nel business rosso della socialità ci “tettano dentro” alla grande. Sicché, più “clienti” ci sono, meglio è! Tanto i soldi sono quelli della collettività. E, come noto, dalle parti dei kompagni soldi di tutti uguale a soldi di nessuno.

Lorenzo Quadri

 

 

Divieto di Burqa: i cinque anni di un voto apripista

Il 22 settembre 2013, il 65% dei ticinesi approvava l’iniziativa del Guastafeste

 

E proprio oggi, per una curiosa ma significativa coincidenza, si vota nel Canton San Gallo

Sono passati cinque anni giusti dalla votazione sul divieto di burqa. Era infatti il 22 settembre del 2013 quando il popolo ticinese approvò a larga maggioranza (circa il 65%) l’iniziativa lanciata dal Guastafeste, ed appoggiata da un comitato interpartitico dove la Lega era ben rappresentata, che chiedeva di vietare la dissimulazione del volto.

Prima del voto, la casta spalancatrice di frontiere e multikulti non risparmiò  ai promotori dell’iniziativa spocchia, denigrazione e dileggio. Si tratta di un “non problema”, blaterava la stampa di regime. Che poi, in modo del tutto schizofrenico, ne riempiva pagine e pagine. Ma come: se era un non problema…

Non solo uno straccio

Non sono mancate nemmeno le opposizioni pro-saccoccia di chi paventava crolli turistici, che poi non si sono verificati. Dimostrandosi così disposto a sacrificare i nostri valori, i nostri diritti, le nostre libertà per qualche franchetto. Perché, è evidente, burqa e niqab non sono solo degli stracci che coprono la faccia. Sono l’emblema dell’islamismo che pianifica l’invasione dell’Europa e l’assoggettamento alle sue regole, incompatibili con le nostre. Gli spalancatori di frontiere islamofili e pro-burqa vogliono gettare nel water, in nome di scellerate (ma politikamente korrettissime) “aperture”, secoli di battaglie per le nostre libertà.

Voto lungimirante

Quanto accaduto in Europa e nel mondo nei cinque anni trascorsi dalla storica votazione sulla dissimulazione del volto – quello ticinese è infatti il primo divieto di burqa introdotto per volontà popolare – hanno dimostrato quanto fosse giusta quella battaglia. Oggi le voci contro il burqa e contro l’avanzata islamista si sono moltiplicate. Voci  autorevoli. Voci anche di sinistra: si pensi ad esempio all’importante intellettuale tedesco Thilo Sarrazin che senza mezzi termini nel suo ultimo libro ha dichiarato che occorre fermare l’avanzata islamica in Occidente.  Invece la $inistruccia elvetica (elvetica per modo dire, visto l’altissima percentuale di neo-svizzeri) continua a difendere il burqa e gli islamisti, e smania per rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera. Senza pudore, i bolliti residui del femminismo ro$$o blaterano della “libertà” di costringere le donne a girare con una coperta in testa. A partire dalla ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga. Queste signore non si rendono nemmeno conto che, se si va avanti così, quella che loro hanno la faccia tosta di definire “libertà” (?)  diventerà un obbligo per le donne occidentali. Anche in casa nostra. Sicché le loro figlie e nipoti sapranno chi ringraziare. Come l’isteria multikulti possa ottenebrare il buonsenso fino a questo punto, rimane un mistero.

Nel Canton San Gallo…

Il divieto di burqa ticinese è stato il primo tassello, non solo simbolico, della resistenza all’islamizzazione della Svizzera.  Una scelta lungimirante dei cittadini ticinesi che approvarono la nuova disposizione costituzionale  sfidando gli anatemi (uhhhh, che pagüüüraaaa!) della casta buonista-coglionista  e dei suoi intellettualini e scribacchini di regime. Una scelta che attirò sul Ticino i riflettori internazionali. La strada da percorrere è ancora tanta. Ma la consapevolezza che l’islam è nemico dell’Occidente e che non può essere integrato si sta facendo strada.

Proprio oggi nel Canton San Gallo il popolo sta votando sull’introduzione di un divieto di burqa analogo al nostro. Un Sì sarebbe un bel regalo di compleanno per l’iniziativa ticinese. Essendo poi riuscita anche l’iniziativa a livello federale, sul burqa si voterà in tutta la Svizzera. Onore al merito, dunque, a chi ha fatto da apripista.

Lorenzo Quadri

Scuola che verrà: c’è ancora qualche ora per votare NO!

ULTIMO APPELLO! Il risultato potrebbe essere tirato: ogni scheda conta!

Per votare NO alla Scuola che (speriamo non) verrà (SCV) c’è ancora qualche ora di tempo. Il risultato potrebbe essere tirato: ogni voto conta!Chi avesse ancora in casa la scheda di votazione, si affretti a scrivere un bel NOed a recarsi ai seggi. Questo è il classico treno che passa una volta sola. Se la riforma del compagno Bertoli e dei suoi ro$$i burocrati dipartimentali dovesse ottenere il via libera, il danno sarà fatto. Anche il Gigi di Viganello ha capito che non si tratta di votare su una sperimentazione, bensì sulla riforma stessa. Se parte la sperimentazione, parte la riforma. Ritorno non c’è. O qualcuno pensa davvero che il compagno Bertoli ed i suoi galoppini dipartimentali avrebbero infesciato i media cartacei ed elettronici di articoli, repliche e controrepliche (naturalmente tutti puntualmente e servilmente pubblicati, mentre il trattamento riservato ai referendisti è stato ben diverso) solo per una “sperimentazione”? Che la casta inciuciata si sarebbe mobilitata in grande stile  – ricreando il clima della campagna contro la “criminale” iniziativa  “No Billag” – per una semplice “prova”? Ma va là!

Il danno

Se passa la riforma, si diceva, il danno sarà fatto. E non si potrà rimediare almeno per i prossimi quarant’anni. A farne le spese saranno in prima linea i giovani ticinesi, che si ritroveranno le competenze scolastiche livellate verso il basso. E quando si tratterà di accedere agli studi superiori o ad un mondo del lavoro sempre più difficile e selettivo anche “grazie” alla devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$, saranno cavoli “non dolcificati”.  La scusa perfetta per datori di lavoro con pochi scrupoli per assumere frontalieri perché “sono formati meglio dei nostri giovani”.

PLR e PPD: le giravolte

Ma a pagare pegno sarà la società tutta. E’ evidente che la riforma $ocialista della scuola dell’obbligo serve ad inculcare l’ideologia egualitarista ro$$a nelle nuove generazioni, frantumando qualsiasi residuo di meritocrazia. Chi controlla la scuola controlla il futuro della società. E’ incredibile che l’ex partitone, dopo essersi fatto soffiare il DECS dai kompagni, prima si esprime (giustamente) contro la riforma Bertoli, ma poi si fa  infinocchiare dal capodipartimento e, in cambio delle briciole, passa  armi e bagagli tra le schiere dei suoi soldatini. “Merito” della nuova presidenza del funzionario radikale sopracenerino?

Stesso discorso per il PPD, che invece di sostenere la propria traballante cadrega governativa va a puntellare autolesionisticamente  quella del P$. Proprio quando i docenti OCST scatenano l’ira funesta di Bertoli rifiutando di cantare nel coro della propaganda di regime per la sua riforma.

Docenti frontalieri

La Scuola che (non) verrà nel concreto si tradurrebbe in un gigantesco piano occupazionale, dal costo (per il solito sfigato contribuente ticinese) di almeno 35 milioni di Fr all’anno, a vantaggio di docenti frontalieri. In Ticino non si troverebbero tutti i docenti, e nemmeno tutte le bislacche figure professionali, di cui la scuola $ocialista – trasformata da istituzione in servizio sociale – necessiterebbe. Oltreconfine già si fregano le mani. Piatto ricco, mi ci ficco! Così la scuola ticinese, già poco svizzera, diventerà direttamente italiana. O meglio: italo-francese. Docenti italiani e modelli pedagogici scopiazzati da quelli della $inistra francese di trent’anni fa (vedi sotto).

Modelli stranieri fallimentari

Il direttore del DECS ed i suoi soldatini tentano oltretutto di far passare la tesi che spendere tanto (nel concreto: tantissimo) equivarrebbe a spendere bene. Non è affatto così. Approvare la Scuola che verrà vuol dire bruciare una barca di soldi pubblici per avere una scuola peggiore. La riforma è basata – ma a livelli di “copia-incolla” – sul fallimentare modello della $inistra francese anni Ottanta. Un modello che in patria ha fatto solo disastri.  La SCV, infatti, è clamorosamente antisvizzera. Perché vorrebbe fare in Ticino proprio il contrario di quello che fa il resto del paese. Peccato che sempre più giovani ticinesi per avere un futuro saranno costretti ad emigrare Oltregottardo. Il disastro è dunque programmato.

Ultimo appello

C’è ancora qualche ora di tempo per votare NO alla Scuola che (speriamo non) verrà. NO al livellamento verso il basso, NO ad una riforma ideologica e non condivisa, NO alla scuola pubblica $ocialista, NO ad una scuola non svizzera, NO all’utilizzo di allievi come cavie umane, NO ad un gigantesco piano occupazionale da almeno 35 milioni all’anno per docenti frontalieri.

Non perdete questa occasione! Il vostro voto potrebbe davvero fare la differenza!

Lorenzo Quadri

 

 

(S)cassa malati: la presa per i fondelli della “stangatina”

Gli aumenti ingiustificati si accumulano; e tentano di spacciarcela per buona notizia?

 

“Alle Jahre wieder”: così esordiva il compianto Flavio Maspoli quando, da capogruppo della Lega in Gran Consiglio, interveniva su un preventivo del Cantone. “Alle Jahre wieder”: anche questa volta scopriamo che, per il 2019, ci cuccheremo l’ennesimo aumento dei premi di cassa malati: tiè!

Ormai le stangate autunnali sono diventate una “non notizia”. Per questa volta si parla di una crescita dei premi del 3%. E quasi ci viene venduta come una lieta novella: che volete che sia, quest’anno niente stangata, solo una “stangatina”: gioite, bifolchi!

Altro che “stangatina”!

Peccato che le cose non stiano esattamente così.

Tanto per cominciare: il 3% annunciato è una media nazionale. Non è detto che alcuni Cantoni particolarmente sfigati – ad esempio il nostro – si ritroveranno con pillole più salate. Inoltre: l’aumento del 2019 va a sommarsi a quelli degli anni precedenti; il risultato, è chiaro anche ai paracarri, è una stangatona! Altro che “stangatina”!

A maggior ragione se si pensa che questi aumenti per il Ticino sono ingiustificati. Come sappiamo è dal 1996 che paghiamo premi gonfiati. A mo’ di contentino ci sono state restituite le briciole di quanto versato in eccesso. Nel frattempo le gonfiature continuano.

In Consiglio federale…

Ed intanto a rappresentare (?) il Ticino in Consiglio federale c’è un cassamalataro (ex) doppiopassaporto… ed a questo proposito: in tempi brevi sono annunciate partenze dal CF. Vedi Doris uregiatta e “Leider” Ammann. E allora, visto che le prestazioni di KrankenCassis agli Esteri non sono entusiasmanti (eufemismo), ed è peraltro evidente che il ministro predilige l’attività di prezzemolino ad eventi in Ticino che non c’entrano un tubo con la politica estera, ma molto con la campagna elettorale dell’ex partitone per il prossimo mese di aprile, non si può escludere a priori che a seguito di un qualche arrocco di dipartimenti ce lo ritroveremo in futuro agli Interni. Ovvero: l’ex cassamalataro a gestire il dossier assicurazione malattia. Auguri.

In Ticino

Sull’insostenibilità dei premi di cassa malati in questo sfigatissimo Cantone, dove oltretutto i salari sono spinti al ribasso dalla devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$, non c’è bisogno di spendere molte parole. Spesso e volentieri il premio di cassa malati è la seconda voce di spesa dopo l’affitto. Il sistema della riduzione dei premi è calibrato sul ceto basso, ma esclude quello medio, già tartassato fiscalmente. Ciò in particolare dopo la scellerata decisione di tagliare i sussidi ai proprietari di una casetta.

Campagna elettorale

Intanto il DSS annuncia in pompa magna – si vede che il capodipartimento è in campagna elettorale e che la cadrega “scanchigna” –  le misure sociali a sostegno delle famiglie con bambini negli asili nido (si annunciano fregature sui cosiddetti “effetti soglia”, ovvero le persone escluse dagli aiuti perché superano di poco il tetto massimo di reddito). Però sui ladrocini dei cassamalatari il Beltradipartimento continua a brillare (?) per assenza. Ci si limita a commentare, con cadenza annuale, l’ennesimo aumento dei premi.

Da quando poi la precedente gestione (Pesenti) ha deciso di smantellare l’Ufficio dell’assicurazione malattia, è andato  perso un centro di competenza specifico, ed il ruolo del Cantone è diventato interamente passivo.

Altrove invece si sviluppano soluzioni creative. Ad esempio, il Canton Vaud ha deciso che il premio di cassa malati non potrà superare prima il 12%, poi il 10% del reddito determinante. Se non contiene l’ennesima fregatura per il ceto medio, la proposta merita di venire esaminata con attenzione. Certo si tratta sempre e solo di inventarsi nuove chiavi di riparto per spalmare il conto sanitario; non di ridurre il conto medesimo.

La tolla di Santésuisse

A questo proposito, fa ridire i polli la presa di posizione di Santésuisse a proposito degli aumenti di premio 2019. L’organizzazione dei cassamalatari parla di una tregua nell’aumento dei premi (tregua dove?) che va utilizzata per “adottare misure concrete che rallentino sensibilmente ed a lungo termine l’evoluzione dei costi”.La solita aria fritta che non si può più ascoltare. Questa volta, in sprezzo del ridicolo, viene condita dalla seguente dichiarazione: “occorre abbassare i prezzi dei medicamenti”.Evviva!

Peccato che 1) i cassamalatari non abbiano mai fatto un tubo per ridurre la spesa sanitaria (ci lucrano) e soprattutto 2) proprio in campo di farmaci, i cassamalatari hanno fatto saltare il sistema della fatturazione forfettaria dei medicamenti nelle case anziani, ciò che potrebbe generare costi aggiuntivi milionari, che evidentemente si riverseranno nei premi di assicurazione malattia. E poi hanno il coraggio di parlare di riduzione dei costi dei farmaci? Che tolla!

Lorenzo Quadri

Per la Simonetta, gli asilanti vengono prima degli svizzeri

Dei disoccupati elvetici se ne impipa, ma vuole foraggiare chi assume finti rifugiati

 

I colpi di genio dei burocrati bernesi con i piedi al caldo ed il posto statale garantito a vita non finiscono mai! L’ultima bella pensata, annunciata nei giorni scorsi (anche se non si tratta di una novità) è l’intenzione della SEM, ovvero della Segreteria di Stato per la migrazione (Dipartimento Simonetta) di sussidiare i datori di lavoro disposti ad assumere finti rifugiati.

Di questa “ca_ata pazzesca” (Cit. Fantozzi) se ne era sentito parlare già negli scorsi mesi. Con la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, che dichiarava giuliva di voler spendere 130 milioni all’anno per inserire professionalmente (?) i finti rifugiati. Adesso il tema viene rilanciato.

Sostenere chi assume svizzeri

Qui a qualcuno è dato di volta il cervello. Altro che incentivare l’assunzione di finti rifugiati! Bisogna sostenere, e con urgenza, chi assume svizzeri!Ed è vergognoso che il Consiglio federale, che ha dimostrato a più riprese di impiparsene dei ticinesi finiti in disoccupazione ed in assistenza per colpa della devastante libera circolazione, adesso si trasformi in ufficio di collocamento per finti rifugiati!

Si vede che per la Simonetta&Co i migranti economici con lo smartphone vengono prima dei cittadini elvetici senza lavoro! Questi ultimi, tanto per aggiungere la beffa al danno, vengono pure sfottuti dai tamberla della SECO (Dipartimento “Leider” Ammann) con le statistiche taroccate su disoccupazione e frontalierato!

Tutti in assistenza

Ma perché la kompagna Simonetta e le sue truppe cammellate si mettono in testa di discriminare i cittadini svizzeri per foraggiare  a suon di milionate – soldi nostri! – i datori di lavoro disposti ad assumere finti rifugiati? Tanto più che l’operazione è destinata a finire a schifìo, poiché questi signori non sono di certo integrabili nel mondo del lavoro?

Evidentemente perché si sono accorti che i migranti economici, senza farsi problema di sorta, si sono tutti attaccati alle generose mammelle dello stato sociale finanziato dagli svizzerotti “chiusi e gretti”!

La media di sedicenti profughi con permesso B a carico dell’assistenza è del 75% a livello nazionale;  in Ticino siamo addirittura all’85%! Senza dimenticare che, nel giro di soli otto anni, il numero dei finti rifugiati eritrei mantenuti dall’assistenza è aumentato del 2282%! Apperò! E nümm a pagum!

Rimandare a casa loro

Ed allora la kompagna Simonetta, pur di non rimandare questi giovanotti africani a casa loro, vuole sperperare i soldi pubblici nel tentativo di trovargli un lavoro. Così da farli restare in Svizzera vita natural durante, a tutto beneficio del business ro$$o dell’asilo!

Ma non se ne parla proprio!

  • Con il denaro pubblico sosteniamo chi assume cittadini svizzeri;
  • I migranti economici in assistenza non vanno fatti lavorare a scapito dei residenti. Vanno rimpatriati. A partire dalla nazionalità maggiormente rappresentata in Svizzera: gli eritrei, che sono tutti finti rifugiati.

E’ chiaro il messaggio, o ci vuole un disegno?

Lorenzo Quadri

Nuovo ricatto di Bruxelles: Berna, come al solito, tace

L’eurofunzionarietto con le valigie in mano si permette di minacciarci: ma vaffan…!

Certo che agli eurofalliti la faccia di tolla non manca mai, neppure l’arroganza e ancora meno la boria!

L’ultima penosa sbroccata l’abbiamo sentita proprio ieri. Tale Johannes Hahn (Johannes chi?), commissario europeo, ha rilasciato la seguente dichiarazione minatoria all’indirizzo dei camerieri bernesi dell’UE: “Senza l’accordo quadro istituzionale non ci sarà nessuna nuova intesa”.Uhhh, che pagüüüraaa!

E’ il colmo: questi balivi di Bruxelles hanno già le valigie in mano. Tra sette mesi saranno tutti a casa, spazzati via dalle elezioni europee. Però si immaginano ancora di poter fare la voce grossa. E di farla con chi? Naturalmente con gli svizzerotti, che calano sistematicamente le braghe! Vedi, per citare solo un esempio recente, la vergognosa calata di braghe del parlamento federale sul Diktat disarmista dell’UE!

Non ancora contento, il Johannes ha pure dichiarato che con l’accordo quadro istituzionale verranno cancellate le misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone. E adesso, $inistrati internazionalisti eurolecchini, come la mettiamo?

Posizioni chiare

Degli squallidi ricatti di questi funzionarietti di Bruxelles non eletti da nessuno ed ormai politicamente morti, ne abbiamo piene le scuffie.

Come ne abbiamo piene le scuffie di questa fallita Unione europea che, mentre negli Stati membri perde terreno ogni giorno che passa, pretende di comandare in casa nostra!
Il Giuànn (Johannes) dice che senza lo sconcio accordo quadro istituzionale (quello che ci imporrebbe leggi e giudici stranieri) non ci saranno altri trattati tra la Confederella e l’UE? Benissimo! Non aspettavamo altro! Infatti con la Disunione europea non dobbiamo più firmare nessun accordo, di nessuno tipo! Anche perché poi questi accordi vengono utilizzati come cavalli di Troia per assoggettarci sempre di più. Infatti, il trattato viene poi “sviluppato” e gli svizzerotti  ricattati: se non accettate la nuova evoluzione salta tutto. Ed i camerieri bernesi dell’UE corrono terrorizzati ad inchinarsi a 90 gradi!

Quindi, “caro” Giuànn: visto che le posizioni sono chiare, chiudiamo subito la vertenza. Nessun nuovo accordo  tra Svizzera ed UE ed inizio della Swissexit, ovvero disdetta dei trattati attuali. A partire da quello sulla libera circolazione delle persone.

Naturalmente, mentre i funzionarietti di Bruxelles in scadenza si permettono di ricattarci, da Berna non giunge alcuna reazione. Nessun meritatissimo “Vaffa”. Macché. Citus mutus. I pavidi esponenti del governicchio federale tacciono. Poi ci chiediamo come mai questo Paese va sempre peggio.

Lorenzo Quadri

Svizzera paese del Bengodi anche per i clandestini!

Tanti diritti, pochi doveri: e la casta multikulti brama le regolarizzazioni di massa

Di recente, la Basler Zeitung ha pubblicato un interessante servizio a  proposito dello “status” di clandestino in Svizzera. E purtroppo, per l’ennesima volta, il quadro che ne esce è ben riassunto dal colorito detto popolare: “I legg e i prison, i è bon par i cojon”.

Ed infatti l’onesto cittadino svizzerotto che paga tasse, oneri sociali, cassa malati più tutti i balzelli assortiti che la creatività dei politicanti è riuscita a regalarci, nel leggere certe informazioni si sente davvero “cojon”. Ma proprio tanto.

A propinare il resoconto da “travaso di bile” è  il  Consiglio federale in risposta ad un atto parlamentare. Tranquilli come un tre lire, i camerieri bernesi dell’UE elencano senza fare una piega tutti i diritti di cui godono i clandestini. Tanti diritti e ben pochi doveri. Al punto che uno si chiede: a cosa serve mettersi in regola? Solo per pagare le tasse?

76mila clandestini

Secondo le cifre ufficiali, in Svizzera vivono circa 76mila clandestini. Evidentemente, trattandosi di clandestinità, i numeri non possono essere granché affidabili. Siamo al livello delle statistiche della SECO. C’è dunque da ritenere che la cifra reale sia superiore. Magari anche di parecchio. Non che 76mila clandestini siano pochi: sono l’equivalente della città di Lugano con ancora l’aggiunta di qualche migliaio di persone. Apperò!

Diritti? Tanti!

Ma molti saranno stupefatti nell’apprendere che i clandestini, contrariamente a quanto vanno raccontando i buonisti-coglionisti spalancatori di frontiere, non sono necessariamente dei poveri derelitti privi di diritti. La realtà è alquanto diversa.

Ad esempio: circa nove su dieci lavorano in nero e sono finanziariamente indipendenti. I clandestini possono stipulare un’assicurazione malattia e vedersi rimborsate le cure mediche. Gli assicuratori malattia non possono rifiutare questi assicurati. Non solo. I clandestini, a dipendenza della “generosità” o meno dei singoli cantoni, possono anche beneficiare di sussidi per la riduzione del premio di cassa malati. I quali sussidi, come noto anche al Gatto Arturo, sono finanziati con i soldi del solito sfigato contribuente.

Prestazioni sociali

Si è detto che nove clandestini su dieci lavorano in nero. Tuttavia essi possono essere iscritti all’AVS ed avere diritto alle sue prestazioni, così come a quelle dell’AI e all’indennità di perdita di guadagno. Questo perché, spiegano serafici i camerieri  bernesi di Bruxelles, i clandestini “soddisfano i criteri di residenza legalmente richiesti in Svizzera”.

E va da sé che i ragazzi che sottostanno all’obbligo scolastico vengono scolarizzati.

La Costituzione…

Chi vive in Svizzera senza permesso non ha invece diritto, e ci sarebbe mancato altro, all’assistenza e alle prestazioni integrative: esse presuppongono una residenza regolare. Tuttavia, la Costituzione federale prevede anche per loro gli aiuti di emergenza. Già, la Costituzione federale. Quella che la casta dei magistrati gauche-caviar che fanno politica contro l’iniziativa per l’autodeterminazione accusa di non tutelare a sufficienza i diritti umani. Sicché, secondo questi legulei ro$$i, per garantire il rispetto dei diritti umani in Svizzera (in Svizzera; non nel Burundi!) sarebbero necessari Diktat internazionali e giudici stranieri. Ve li diamo noi i Diktat internazionali ed i giudici stranieri! Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

CF contro le restrizioni

A questo punto il Gigi di Viganello si chiede: ma alla fine, qual è la differenza tra l’essere clandestino in Svizzera e viverci legalmente? Le tasse, ovviamente. I clandestini non le pagano.

Giustamente, nei mesi scorsi, la Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio nazionale a maggioranza aveva chiesto di procedere ad un giro di vite ai troppi diritti dei clandestini, in particolare su AVS e cassa malati, oltre che di introdurre sanzioni più severe nei confronti dei datori di lavoro dei clandestini.  Infatti, mentre i diritti degli svizzeri si restringono ed i doveri si ampliano, davanti ai migranti irregolari si continuano a srotolare improponibili tappeti rossi! Grazie, radikalchic!

Tuttavia, ma guarda un po’, il Consiglio federale si è opposto alle misure restrittive. E al momento lo “stato dell’arte” è la seguente uregiatada: il CF allestirà un rapporto su tutte le prestazioni sociali concesse ai clandestini (ah perché, nemmeno i burocrati bernesi sanno quali sono? Ossignùr…) e sulle conseguenze di un possibile ritiro di queste prestazioni.

Regolarizzazioni di massa

Ed intanto i buonisti coglionisti multikulti già pensano alle regolarizzazioni di massa. Ginevra si è “portata avanti” con l’operazione Papirus. Anche Zurigo e Basilea stanno riflettendo sul tema. Si tratterebbe di mettere in regola i clandestini definiti come “bene integrati”. Ovvero praticamente tutti: perché sappiamo quanto sia elastico il concetto di “integrazione” secondo la cricca del “devono entrare tutti”.

L’operazione è una presa per i fondelli nei confronti non solo degli svizzeri, ma anche degli stranieri che sono immigrati legalmente. Perché il messaggio che viene trasmesso con questi “condoni di massa” è chiaro: immigrate pure illegalmente, tanto gli svizzerotti fessi prima o poi vi regolarizzano!

Moralisti a senso unico

Il bello è che a promuovere simili iniziative del piffero sono gli stessi che strillavano istericamente contro l’amnistia fiscale per i risparmi non dichiarati dei cittadini elvetici. Chiaro: secondo questi figuri con la morale a senso unico, lo svizzero anziano che – proprio per non rischiare di pesare sulla collettività in futuro – con fatica, e lavorando LEGALMENTE, ha messo via qualche biglietto da mille senza dichiarare il risparmio al fisco, è un delinquente che va criminalizzato ad oltranza! Gli stranieri che sono entrati illegalmente in Svizzera, e che vivono qui facendo fessi tutti, invece, non vanno espulsi; non sia mai!  “Devono” essere messi in regola! “Devono” rimanere tutti!

Come sempre,  due pesi e due misure. Inflessibili con i cittadini elvetici, largheggianti con i troppi stranieri che hanno trovato in Svizzera (a nostre spese) il signùr indurmentàa. Questa è la casta spalancatrice di frontiere e politikamente korretta. Ma avanti così: continuate a votare per la partitocrazia del triciclo…

Lorenzo Quadri