Fisco: l’attuale immobilismo non può durare ancora a lungo

Ticino sempre meno attrattivo per le aziende. Per non parlare di ceto medio e single

Come volevasi dimostrare l’attrattività di questo sfigatissimo Cantone per le imprese sta andando sempre più a ramengo. L’ultimo studio pubblicato da Credit Suisse non lascia molto spazio all’immaginazione. Nella graduatoria nazionale delle localizzazioni più interessanti per le attività economiche il Ticino si trova al quint’ultimo posto.  Il bello (si fa per dire) è che in futuro la situazione è destinata a peggiorare. A seguito della riforma fiscale federale, secondo lo studio del Credit Suisse, il Ticino perderebbe ulteriore attrattiva ed un posto in classifica. Insomma, sempre più fanalino di coda.

Ostaggio dei $inistrati?

E’ quindi evidente che il tema degli sgravi fiscali dovrà essere affrontato e questo alla faccia dei populisti ro$$overdi che, solo a sentir pronunciare l’esecrata parola, “sgravi”, diventano cianotici. Questi signori, capaci solo di blaterare che “lo Stato deve”, dimenticando che lo Stato non è un’entità astratta calata dal cielo ma siamo noi cittadini e soprattutto i nostri borselli, non possono tenere in ostaggio un Cantone.

Aziende virtuose

La riforma fiscale dovrà evidentemente premiare le aziende virtuose ovvero quelle che assumono ticinesi. In questo campo infatti imperversa l’immobilismo. La stessa cosa vale in ambito di commesse pubbliche, che continuano allegramente ad andare a ditte che lasciano a casa ticinesi per sostituirli con frontalieri. Che simili malandazzi vengano ancora premiati con appalti da parte dell’ente pubblico, pagati con i nostri soldi, è una vera presa per i fondelli.

Mobilità in palta

Intervistato sul CdT di mercoledì il direttore del DFE Christian Vitta ha logicamente sottolineato che le statistiche sull’attrattività per gli insediamenti economici vengono stilate in base a vari indicatori, che non contano solo le aliquote fiscali e blablabla. Vero. Ed infatti un altro importante fattore su cui si misura l’attrattività di una destinazione è la  mobilità. Ed in Ticino, soprattutto a sud del Ceneri, la mobilità è allo sfascio.  Per questo possiamo dire grazie all’invasione da sud voluta dal triciclo PLR-PPD-P$! Spalancare le frontiere contribuisce all’affossamento della piazza economica ticinese. Infatti ha ripercussioni deleterie su uno dei principali fattori che ne determina l’attrattività: la mobilità, appunto.

E il colmo è che il PLR, sedicente partito dell’economia, è il primo a strillare che la libera circolazione delle persone è una vacca sacra e non si tocca. Altro che sostenere gli interessi dell’economia! Del resto, è evidente che un partito il cui presidente fa il funzionario della Confederazione (lauto stipendio pubblico garantito a vita) non può in nessun caso essere rappresentativo di chi “fa impresa”.

Peggio che fermi

Naturalmente gli sgravi fiscali non possono essere destinati solo alle aziende ma devono avvantaggiare anche i cittadini e specialmente quelli del ceto medio.

Dire che su questo fronte il Ticino è fermo al palo da un quindicennio è vero solo in parte. La realtà è ben peggiore. Infatti i premi di cassa malati sono esplosi nel corso degli anni. E dal momento che l’assicurazione malattia è obbligatoria, può essere paragonata ad un prelievo fiscale. Di conseguenza il ceto medio ha visto il saccheggio delle proprie tasche crescere in maniera insostenibile. E questo proprio mentre, a seguito della devastante libera circolazione delle persone (ancora grazie, triciclo PLR-PPD-P$!) crescevano precariato, dumping salariale, povertà.

I single

Quanto ai single, aspettano da decenni una fiscalità più equa, ma i politicanti del triciclo non ne vogliono sapere. Adesso qualcuno di loro, visto l’avvicinarsi delle elezioni, immagina di prendere per i fondelli la gente dichiarandosi favorevole (ovviamente dopo il 7 aprile… passata la festa, gabbato lo santo!). Purtroppo carta canta. E nel giugno dello scorso anno, quando il parlamento cantonale votò sull’iniziativa Canonica che chiedeva per l’appunto una fiscalità più equa per i singles, solo Lega, Udc ed un paio di esponenti PLR votarono a favore. Tutti gli altri contro!

Stranieri e kultura

Chiaro: per una riforma fiscale (non i giochetti col moltiplicatore cantonale proposti in funzione elettorale dal buon Vitta: a proposito, già dimenticati?) secondo la partitocrazia non c’è mai “margine”. Se i conti cantonali vanno male, non ci sono soldi. Se vanno bene, bisogna mettere fieno in cascina e pensare al debito pubblico. E alle tasche dei contribuenti, invece, quando ci pensiamo?

Lo abbiamo ripetuto un’infinità di volte nel corso degli anni. Il problema dei conti cantonali non sono le entrate bensì le uscite fuori controllo. Dove si taglia? Cominciare a risparmiare su prestazioni sociali a stranieri e kultura e dintorni è già un buon inizio. Una cosa è certa: l’attuale immobilismo fiscale non può andare avanti ancora a lungo.

Lorenzo Quadri

La panna montata sulla non-notizia

I camerieri dell’UE in Consiglio federale non ne vogliono sapere dell’iniziativa contro la libera circolazione? E allora? Cosa c’è di soprendente?

Il Consiglio federale, come da copione, nei giorni scorsi ha strillato il proprio njet all’iniziativa popolare contro la devastante libera circolazione delle persone. E naturalmente la stampa di regime è corsa subito a scriverci i titoloni di prima pagina!

L’obiettivo è sempre il medesimo: fare il lavaggio del cervello ai cittadini! Dare il massimo risalto alla consueta manfrina pro-frontiere spalancate prodotta dai camerieri dell’UE in Consiglio federale. Ovvio che costoro dicano di no alla fine della devastante libera circolazione delle persone: dopo anni ed anni di martellante propaganda, di lavaggio del cervello e di terrorismo di regime per introdurla e conservarla, cos’altro potevano raccontare i tapini?

Sempre contro i cittadini

Ancora una volta, tuttavia, il disprezzo della casta nei confronti della volontà popolare emerge con prepotenza. Infatti, ma guarda un po’, il 9 febbraio 2014 la maggioranza degli Svizzeri votò  l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”. Essa avrebbe dovuto portare o ad una disdetta, o ad una ridefinizione della devastante libera circolazione delle persone. Invece, come ben sappiamo, niente di tutto questo è accaduto. Sotto le cupole federali, il triciclo PLR-PPD-P$$ ha cancellato il voto popolare sgradito.

Di conseguenza, per rispetto della volontà popolare espressa ormai quasi 5 anni fa, il Consiglio federale avrebbe dovuto quanto meno accompagnare il proprio njet ad un controprogetto. Ma poco cambia.

Anche il parlamento…

Non c’è bisogno del Mago Otelma per prevedere che, dopo lo scontato njet del governicchio federale, arriverà quello – altrettanto scontato – della partitocrazia in Parlamento. Ovvio: se, a chi ha istericamente voluto la libera circolazione delle persone e continua a difenderla per tornaconto suo e/o dei suoi padroni, si va a chiedere se vuole abolirla, quale risposta ci si può attendere se non un no?

Scontato che anche su questi futuri njet annunciati la stampa di regime correrà, munita di robusti frullini, a montare la panna, fino a farla diventare burro. Malgrado si tratti, come detto, di non notizie.

L’importante è comunque che:

  • Nessuno si sogni di ritirare l’iniziativa calando le braghe davanti alla casta! Del resto, per i promotori sarebbe un autogoal deleterio in termini di credibilità. Se si crede in una battaglia, la si combatte fino in fondo. Quale che sia l’esito.
  • Sull’iniziativa voterà il popolo. E allora vedremo chi vuole continuare con: invasione da sud, dumping salariale, delinquenza d’importazione, aria impestata, viabilità a ramengo, eccetera eccetera! Il caso Brexit dimostra che senza devastante libera circolazione, quindi riprendendo il controllo dell’immigrazione, non solo si può vivere bene; si vive molto meglio!

Lorenzo Quadri

Tassare i soldi inviati all’ estero dagli immigrati

Gli italiani hanno pronta una proposta governativa: perché non la riprendiamo anche noi?

Ma pensa te! Il governo italiano vorrebbe tassare i flussi di denaro che gli immigrati regolari inviano nei rispettivi paesi d’origine, tramite un emendamento proposto dalla Lega.

Un affare per le casse pubbliche

La tassa si applicherebbe agli immigrati extracomunitari. Secondo stime effettuate nel Belpaese, infatti, nel primo semestre del 2018 sarebbero stati spediti all’estero 2.71 miliardi di euro. Ciò significa che la cifra annuale è di 5.5 miliardi. L’80% di questo flusso avrebbe come destinazione dei paesi extraeuropei. L’idea dei vicini a Sud è quella di prelevare da questo 80% un 1.5%, ciò che porterebbe nelle casse pubbliche italiche  62 milioni di euro all’anno. Non proprio noccioline.

Tutti avranno a questo punto capito dove vogliamo andare a parare. Perché una tassa del genere non la pensiamo anche noi? Se i vicini a sud “possono”, perché noi non potremmo?

Se avanzano soldi…

In Svizzera ogni anno gli immigrati spedirebbero all’estero in totale circa 17 miliardi di Fr (si tratta di una stima; c’è chi indica cifre diverse, anche superiori). Su questi miliardi si sa molto poco. In particolare, non si conosce la loro provenienza. E’ reddito da lavoro? Oppure si tratta di prestazioni assistenziali che vengono mandate al natìo paesello dai beneficiari? Se così fosse, ci sarebbe un problema. In effetti, tali prestazioni servono al sostentamento di chi risiede da noi. Se invece avanzano soldi da inviare all’estero, questo significa che vengono versati sussidi in esubero. Quindi si impongono delle decurtazioni alle rendite.

Vederci più chiaro

Dal momento che stiamo parlando di svariati miliardi che ogni anno partono per “altri lidi”, non sembra certo fuori posto pretendere di vederci un po’ più chiaro in questo vero e proprio tesoro. Tanto più che al solito sfigato contribuente reo di possedere  “qualcosa” (ad esempio una casetta o appartamento) lo Stato fa  i conti in tasca non fino all’ultimo centesimo, ma ancora di più. Di recente i valori di stima sono stati pompati dal DFE targato PLR per fare cassetta ai danni di chi vive in un’abitazione di proprietà.

Occhi chiusi?

Inutile dire che invece sui miliardi inviati all’estero da immigrati i camerieri bernesi dell’UE preferiscono chiudere gli occhi. Dicono che indagare sarebbe troppo complicato. Sul fatto che sarebbe complicato, non ci piove. Che lo sarebbe “troppo”, a fronte dell’involarsi di somme miliardarie, è una tesi piuttosto azzardata. Il sospetto – per la serie: a pensar male si commette peccato ma ci si azzecca quasi sempre – è che i motivi del “disinteresse” siano ben altri e legati al solito politikamente korretto.

Se gli italici “possono”…

Visto dunque che su questi soldi non si vuole svolgere alcun approfondimento, allora tanto vale copiare la misura pensata dai vicini a sud. Ovvero, inventarsi un bel balzello sulle somme che gli immigrati trasferiscono all’estero, da usare poi per finanziare lo Stato sociale. I costi della socialità sono infatti esplosi a causa dell’immigrazione scriteriata. Idem dicasi per quelli della sicurezza. E allora, è sensato immaginare di compensare trattenendo qualcosa sui soldi che i migranti hanno guadagnato o comunque incassato in Svizzera, e che però non verranno immessi nel circuito economico elvetico bensì in quello dei paesi d’origine.

E se lo fa l’Italia – che è pure Stato membro UE – non si vede perché non dovremmo poter fare anche noi la stessa cosa.

Lorenzo Quadri

 

Eurobalivi senza vergogna Ora ci ricattano sulla borsa

E a questa foffa la partitocrazia PLR-PPD-P$$ vuole regalare 1.3 miliardi di Fr?

 Ennesima dimostrazione che la politica della calata di braghe integrale, del chinarsi a sempre e comunque a 90 gradi davanti ai burocrati della fallita UE, è un fallimento totale.

Un paio di settimane fa l’eurosenatore PPD Pippo Lombardi, con il suo voto determinante di presidente, ha decretato il Sì della commissione di politica estera del Consiglio degli Stati al cosiddetto “contributo di coesione all’UE”, 1.3 miliardi di Fr dei nostri soldi regalati a Bruxelles senza uno straccio di contropartita. Contributo che è poi stato approvato dal plenum della sedicente Camera Alta, con l’aggiunta – tanto per sciacquarsi la coscienza – di una ridicola clausola di non discriminazione. Ovvero: paghiamo, ma l’UE non deve discriminarci. Un vano tentativo di buggerare l’opinione pubblica nell’avvicinarsi delle elezioni federali. Non esiste: “paghiamo il pizzo all’UE a condizione che…”. Esiste solo “paghiamo” o “non paghiamo”. Il triciclo PLR-PPD-P$$ alla Camera dei Cantoni ha detto “paghiamo”. Tutto il resto, come diceva qualcuno, è noia.

La marchetta

Lombardi ha giustificato il proprio voto favorevole alla maxi-marchetta all’UE dicendo che “bisogna oliare”. Quindi: il contributo di coesione non ha nessuna utilità pratica; è solo un pizzo dal vago sapore mafioso. Il presidente del PLR ticinese Bixio Caprara è immediatamente corso – si spera non richiesto – a sostegno del senatore uregiatto, teorizzando che la Svizzera nei rapporti con l’UE non ha altra scelta che continuare a capitolare e rinunciare ad ogni sua prerogativa, a partire dalla sovranità e dai diritti popolari. Chi condivide una simile posizione voti pure per l’ex partitone. Chi non è d’accordo, ma vota PLR, si chieda se non stia sprecando la propria scheda, dandola a chi non la merita.

Il nuovo ricatto

Abbiamo visto nei giorni scorsi i frutti che porta la politica del calabraghismo integralista perorato dai due esponenti di spicco di ex partitone e PPD. Impipandosene delle “clausole di non discriminazione”, giovedì la Commissione UE ha annunciato una nuova discriminazione contro la Svizzera: l’equivalenza borsistica non sopravvivrà oltre il corrente anno se la Confederella non firmerà “subito” lo sconcio accordo quadro istituzionale. Un ricatto a tutti gli effetti da parte di quelli che la partitocrazia insiste stoltamente nel considerare “amici” (forse amici suoi e dei suoi padroni della grande economia; non certo del Paese). E dimostrazione lampante che la clausola che gli Stati hanno aggiunto al contributo di coesione non serve ad un tubo, se non a prendere i cittadini per il lato B. A Bruxelles se ne fanno un baffo!

Se non ci fosse da piangere…

Cosa accadrà con questo ricatto sull’equivalenza della borsa svizzera non è dato sapere. Venerdì i camerieri dell’UE in Consiglio federale, davanti alla sconcia proposta di accordo quadro istituzionale con l’UE presentata dal ministro degli esteri PLR KrankenCassis, non hanno avuto gli attributi per respingerla, ma non hanno neppure osato approvarla (le elezioni federali si avvicinano). E quindi l’hanno mandata in consultazione. Così si sono pavidamente scaricati delle proprie responsabilità, ingerlandole ad altri. Hanno rifiutato di fare il proprio lavoro. Per il ministro degli esteri PLR è ormai una costante: è successa la stessa identica cosa con il patto ONU sulla migrazione, rifilato al parlamento. Vedremo dunque cosa diranno i funzionarietti di Bruxelles a proposito della messa in consultazione dello sconcio accordo quadro. Ma, se non ci fosse da piangere, ci scapperebbe da ridere.

Lorenzo Quadri

Con la scusa dell’ambiente La casta spreme i cittadini

Settimana prossima il Consiglio nazionale voterà il nuovo balzello sulla benzina

La protesta dei gilet gialli francesi non ha insegnato niente alla partitocrazia? Basta mettere le mani nelle tasche degli automobilisti per fare cassetta! Il vero problema ambientale in Ticino è l’invasione di targhe azzurre provocata dalla libera circolazione!

La cricca ro$$overde e la casta politikamente korretta si apprestano a saccheggiare ancora una volta  le già esauste tasche degli automobilisti tramite la nuova legge sul CO2. Il principio è sempre lo stesso: per raggiungere obiettivi ambientali irrealistici, gli svizzerotti si martelleranno autolesionisticamente i gioielli di famiglia, imponendo balzelli e privazioni alla popolazione. Tutto per rispettare accordi internazionali irrealistici di cui altrove si fanno allegramente un baffo. Anche perché l’influsso elvetico sul bilancio ambientale mondiale non può che essere irrisorio, per una evidente questione di numeri e di massa critica. E’ scontato che altri paesi, il cui “peso” ambientale è ben maggiore del nostro, non seguiranno la stessa linea di condotta. Ad esempio: la riduzione del 50% delle emissioni di CO2 nei prossimi anni rispetto ai valori del 1990 (Accordo di Parigi) di realistico ha ben poco. Anche perché gli ambientalisti verde-anguria (verdi fuori, rossi dentro) prima fanno entrare tutti tramite immigrazione scriteriata – e, se la popolazione aumenta, evidentemente inquina anche di più. Poi però pretendono riduzioni epocali delle emissioni di CO2. Tutto e il contrario di tutto!

Eh no, cari galoppini dell’establishment. La prima misura necessaria per tutelare l’ambiente ed il territorio è la FINE della libera circolazione delle persone e l’introduzione di tetti massimi (bassi) all’immigrazione. Proprio come chiedeva l’iniziativa Ecopop. Frontiere spalancate significa invece, per ovvi motivi: più traffico, più inquinamento, più cementificazione.

Chi vuole 20 centesimi…

Settimana prossima (tra lunedì e martedì) il Consiglio nazionale, nell’ambito del lungo dibattito sulla nuova legge sul CO2, deciderà l’introduzione di un nuovo ecobalzello sulla benzina.  Il suo ammontare varierà – a seconda dell’opzione scelta – da 5 fino ad addirittura 20 centesimi al litro! La paternità della farneticante proposta di 20 centesimi è manifesta: trattasi della solita cricca ro$$overde.

Riempiendosi la bocca con l’ambiente ed il “cambiamento climatico” la partitocrazia vuole per l’ennesima volta mettere le mani nelle tasche degli automobilisti, sempre più criminalizzati e munti. Dimenticandosi che gli automobilisti – specie se vivono nelle regioni discoste – non vanno in macchina per sport o per il gusto di inquinare. Ci vanno per necessità. I politikamente korretti, dunque, vogliono creare povertà tra la popolazione. Non bastano i salassi annuali sui premi di cassa malati; adesso bisogna inventarsi anche i furti sulla benzina! Ennesima dimostrazione che la famigerata strategia energetica 2050, regalataci (?) dalla Doris uregiatta, è un bidone. Magari qualche esponente del triciclo PLR-PPD-PS dovrebbe ricordarsi che in Francia imperversa la protesta dei gilet gialli proprio contro le nuove tasse sul carburante!

Invasione da sud

Ogni giorno questo sfigatissimo Cantone è invaso da oltre 65’500 frontalieri che entrano in Ticino uno per macchina. Le auto dei frontalieri sono tutte elettriche? A pedali? Emettono Chanel nr 5 o vapori di eucalipto dal tubo di scappamento? Ecco qual è il vero problema ambientale (e viario) del Ticino. La partitocrazia PLR-PPD-P$ prima provoca l’invasione da sud, e di veicoli con targhe azzurre; poi, con una tolla inaudita, pretende di tartassare gli automobilisti elvetici “in nome dell’ambiente”, inventandosi il nuovo balzello sulla benzina. Abbiamo l’impressione che qui qualcuno la benzina se la sia sniffata!

Per cui, caro (si fa per dire) triciclo: non se ne parla nemmeno di introdurre una nuova tassa sul carburante a carico dei ticinesi se prima non si è fatta saltare la libera circolazione delle persone e dimezzato il numero delle targhe italiche sulle nostre strade. Chiaro il messaggio, o ci vuole un disegno?

C’è quindi da sperare che qualcuno lancerà il referendum contro il balzello sul CO2 con cui la casta brama di impoverire ulteriormente i cittadini.  Perché col piffero, cari signori, che vi inventate nuove misure ambientali da “primi della classe” contro l’inquinamento atmosferico per fare cassetta! Meno ideologia politikamente korretta e più realismo, che è ora!

Lorenzo Quadri

 

 

Elezioni del CF: sempre meno Svizzera, sempre più “casta”

Cosa ci sarebbe di “storico”? L’arrivo della terza $ocialista nel governicchio federale?

 

Se c’era una cosa scontata, quella era l’esito dell’elezione delle nuove consigliere federali, consumatasi in tempo di record mercoledì mattina senza nemmeno un briciolo di suspense.  La casta ha indicato le sue due rappresentanti nell’esecutivo;  la casta le ha nominate. Il passaggio dalla politica alla burocrazia è ormai consumato. Sotto le cupole federali c’è sempre più casta e sempre meno Svizzera. Ecco la conclusione da trarre dalla mattinata di mercoledì.

La terza $ocialista

Ma naturalmente, nella solita orgia di lecchinaggio politikamente korretto, la stampa di regime è corsa a blaterare di un’elezione “storica”. Peccato che nessuno sia in grado di spiegare dove starebbe la portata storica dell’evento. E’ forse “storico” il fatto che siano state elette due donne quando su quattro candidati tre erano donne mentre il quarto, il buon Hans Wicki (PLR), è stato messo lì tanto per fare da quota azzurra? Infatti, se c’era una cosa che era scontata da mesi, se non da anni, era proprio l’elezione di Karin Keller Sutter (detta KKS, pronuncia Ka-Ka-eS) al posto di “Leider” Ammann.

Se guardiamo poi le posizioni politiche delle nuove elette, che è poi l’unica cosa conta – che siano donne o uomini dovrebbe essere indifferente, se si crede nella tanto declamata parità – ne discende che il “nuovo” consiglio federale è peggio del “vecchio”.

In effetti, l’uregiatta Viola Amherd è de facto la terza $ocialista in Consiglio federale. Le scomposte manifestazioni di giubilo che si sono levate dai banchi della $inistra quando ne è stata resa nota l’elezione al primo turno sono state fin troppo eloquenti. Il fatto che Amherd sia “passata” al primo turno dimostra  inoltre che i liblab hanno appoggiato compatti la terza $ocialista in CF.

Per la cronaca…

Quanto all’eletta PLR. Come detto, per “Ka-Ka-eS” l’elezione era davvero solo una formalità. KKS è politicamente parlando la fotocopia dell’uscente “Leider” Ammann (con cui era già in competizione otto anni fa). Ovvero, destra economica spalancatrice di frontiere. Senza nemmeno essere un’imprenditrice.

Per la cronaca: i due esponenti della Lega alle Camere federali hanno votato per Wicki e Z’graggen, poiché entrambi si sono dimostrati più vicini alle posizioni della Lega rispetto alle due elette. Z’graggen ha tra l’altro dichiarato di guardare con interesse alle proposte del professor Reiner Eichenberger di tassare i frontalieri.

Sempre più a 90 gradi

Previsione del Mago Otelma: quello “uscito dalle urne” mercoledì è un Consiglio federale pronto a sottoscrivere a piene mani accordi internazionali – ciofeca e a chinarsi sistematicamente a 90 gradi davanti ai funzionarietti della fallita UE.

Evento storico perché sono state elette due esponenti della casta? O perché  in Consiglio federale è entrata la terza $ocialista? Ma va là…

 

$inistrati “indispensabili”? Ma per cortesia…

 

Accipicchia, anche mercoledì sera al comitato cantonale P$ il presidente compagno Righini non ha mancato di sbroccare contro l’odiato Mattino e contro il suo direttore.

Evidentemente ai sinistrati dà molto fastidio che qualcuno metta in evidenza la loro doppia morale, la loro intolleranza, la loro ossessione per le frontiere spalancate, il loro disprezzo per la volontà popolare sgradita, la loro voglia matta di entrare nell’UE, il loro continuo schierarsi contro la Svizzera e gli svizzeri, la loro sempre più abissale distanza dai cittadini ticinesi.
Quanto alla presunta “indispensabilità” del P$ con cui il buon Righini si riempie la bocca: ne abbiamo avuto un ennesimo esempio giovedì  in consiglio nazionale nel dibattito (non ancora concluso) sul famigerato patto ONU sulla migrazione: fiumi di parole, da parte degli esponenti della gauche-caviar, per perorare la causa del “devono entrare tutti” e della trasformazione dell’immigrazione clandestina non solo in un diritto, ma addirittura  in un diritto umano, cui nessuno si potrà più opporre. Con annessa pretesa di censurare e criminalizzare le posizioni contrarie: perché è questo che i kompagnuzzi intendono per libertà di stampa e libertà d’espressione.

Inoltre e soprattutto: che i $inistrati ticinesi, adesso che si avvicinano le elezioni cantonali, non si illudano di poter prendere per i fondelli la gente invocando il “ceto medio” e magari addirittura la fiscalità dei single.

Il ceto medio, i kompagnuzzi lo hanno sempre munto senza pudore con tasse e balzelli; adesso a Berna lo vogliono ulteriormente impoverire con nuove stratosferiche tasse sulla benzina (mai sentito parlare di gilet gialli?).

Quanto alla fiscalità delle persone singole, il P$ ha sempre pronunciato il più intransigente dei njet a qualsiasi correttivo.

Cari sinistrati, ormai l’ha capito anche il Gigi di Viganello: gli unici interessi che difendete sono quelli degli stranieri, dei migranti economici che “devono entrare tutti” e di chi sull’immigrazione incontrollata ci lucra.

Ai ticinesi – a  quelli che hanno a cuore il proprio paese, il proprio futuro, il proprio mercato del lavoro, la propria identità; a quelli che vogliono restare padroni in casa loro e non ci stanno a farsi schiacciare gli ordini dai funzionarietti di Bruxelles – la gauche-caviar ha voltato le spalle da un pezzo. Sono solo “popolazzo chiuso e gretto, che vota sbagliato”! Bene, cari kompagni: adesso raccogliete i frutti.

Lorenzo Quadri

 

 

Accordo quadro: come al solito, chinati a 90 gradi!

Confermate le peggiori previsioni: col trattato coloniale si svende la Svizzera!

Altro che “negoziazione”, è una capitolazione su tutta la linea. Ma il governicchio federale non ha il coraggio né di respingere l’immonda ciofeca, né di decidere alcunché. Ed intanto l’ex partitone, in evidente stato confusionale (troppi aperitivi pre-natalizi?), blatera di “successo”. La risposta della Lega alla consultazione è già pronta: e sarà un bel “vaffa”!

Come c’era da attendersi, lo sconcio accordo quadro istituzionale che sarebbe stato negoziato dal consigliere federale PLR (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis e dai suoi burocrati è una vera ciofeca.

Già parlare di una “negoziazione” è una presa per i fondelli. Altro che negoziazione. Questa è la solita capitolazione su tutta la linea. Braghe calate ad altezza caviglia!

Accordo coloniale

L’accordo quadro giunto sul tavolo dei camerieri bernesi di Bruxelles è un trattato coloniale. Come abbiamo detto e scritto più volte: la pietra tombale sulla nostra sovranità.  Contiene tutto quello che gli eurobalivi volevano che contenesse.  E le famose linee rosse sulla protezione dei lavoratori e sulla direttiva UE sulla cittadinanza? Finite nel water in tempo di record, come c’era da attendersi. Di linea rossa non ne è stata rispettata mezza!

Lo sconcio accordo quadro contiene:

  • Ripresa dinamica cioè automatica del diritto UE
  • Giudici stranieri
  • Smantellamento delle misure accompagnatorie alla libera circolazione delle persone
  • Ripresa della direttiva UE sulla cittadinanza: obbligo di mantenere ad oltranza gli immigrati nel nostro stato sociale se sono cittadini comunitari ed impossibilità di espellere gli stranieri UE che delinquono.
  • Eccetera eccetera.

Rottamazione della sovranità

Se lo sconcio accordo quadro istituzionale dovesse entrare in vigore, a dettar legge in Svizzera in materia di libera circolazione delle persone con tutti i suoi annessi e connessi, di trasporti aerei e terrestri, di ostacoli tecnici al mercato ed all’agricoltura, saranno i funzionarietti dell’UE. E a decidere in caso di controversie saranno giudici stranieri (la corte arbitrale farlocca non può statuire sull’applicazione del diritto UE; su di esso, infatti, decide solo la Corte europea di giustizia). Non è finita: lo sconcio accordo quadro si estenderà anche a futuri trattati tra la Svizzera e l’UE, ad esempio quello sull’accesso al mercato dell’elettricità.

Se questa non è la rottamazione della sovranità e dell’indipendenza elvetica, diteci di cosa si tratta! I nostri antenati che si sono battuti per la libertà del paese si rivoltano nella tomba. Il triciclo PLR-PPD-P$$ sta distruggendo la Svizzera.

Braghe calate

Altro che “negoziare”! Il ministro degli esteri binazionale si è chinato a 90 gradi davanti a Bruxelles. Ormai siamo diventati lo zerbino dell’UE. E’ evidente che con un simile accordo-ciofeca il Consiglio federale perde la faccia (quel poco che ancora restava) davanti ai cittadini. Aveva promesso “linee rosse invalicabili” ed invece le ha valicate tutte, dalla prima all’ultima. Se questo governicchio federale di quaquaraquà avesse avuto un minimo di decenza (chiaramente è chiedere troppo) avrebbe respinto al mittente la sconcezza giunta sui suoi tavoli riccamente intarsiati. Invece non ha avuto il coraggio di farlo. Ma non ha neanche avuto quello di dire di sì, malgrado evidentemente non stia nella pelle dalla voglia di accondiscendere su tutta la linea. Però le elezioni federali si avvicinano, per cui…

Anche codardi

Sicché, cosa hanno fatto i camerieri di Bruxelles?  Hanno mandato l’accordo in consultazione, per scappare pavidamente dalle proprie responsabilità. Non avendo gli attributi per decidere, fanno decidere ad altri. Non solo asserviti, ma anche codardi.

E l’ex partitone, manifestamente in stato confusionale, ha ancora il coraggio di definire un “successo di Cassis” questo sfacelo su tutta la linea?Ormai i tapini non sanno più cosa inventarsi per difendere l’indifendibile.

La risposta della Lega alla consultazione sullo sconcio accordo quadro, comunque, è già pronta: e sarà un bel “vaffa!”.

E, se la partitocrazia dovesse approvare l’accordo capestro, il referendum è garantito!

Lorenzo Quadri

 

Manifestazioni: c’è chi ha i “gilet gialli” e chi invece…

In Svizzera scendono in piazza per i finti rifugiati e contro le aperture natalizie

 

Certo che siamo proprio messi bene! I cosiddetti “gilet gialli” stanno mettendo sottosopra la Francia per protestare contro la casta internazionalista e globalista ed i suoi soldatini, a partire – ovviamente – dal burattino Macron.

Da noi invece sabato un sedicente collettivo è sceso in piazza a Lugano, naturalmente ottenendo ampio spazio mediatico dalla Pravda di Comano, per protestare contro i negozi aperti in un sabato festivo (quello di ieri appunto)!

Da rimanere senza parole. Già il centro città si sta desertificando per colpa del fallimentare PVP, del fatto che la gente – a seguito della precarietà generata dalla devastante libera circolazione delle persone voluta dalla partitocrazia – ha sempre meno soldi da spendere, e del commercio online. E questo sedicente collettivo non trova di meglio che protestare per un’apertura straordinaria durante il periodo natalizio… e per di più di sabato? Avanti così, continuiamo a protestare contro qualsiasi iniziativa che serva a far girare l’economia! Ma lo sanno le signore del collettivo quante persone, oltre agli impiegati di vendita,  lavorano non solo di sabato, ma anche di domenica? E lo sanno che il lavoro festivo è pure meglio remunerato? Hanno chiesto alle commesse ed ai commessi se davvero erano lì controvoglia o se magari erano contenti e contente di lavorare per arrotondare? Oppure come al solito di tratta delle solite iniziative ideologiche? E poi magari le signore del collettivo, di cui non fatichiamo ad immaginare l’area politica, sono quelle che sostengono le frontiere spalancate che hanno devastato il mercato del lavoro ticinese generando dumping salariale e precarietà? Ma il problema sono le aperture festive nel periodo prenatalizio?

Ma se a Lugano c’è da piangere, nemmeno a Berna ridono. Sempre ieri infatti si è tenuta una manifestazione, ovviamente dei soliti noti che con il caos asilo ci lucrano (vedi le varie ONG ed associazioni contigue al P$) a sostegno dei finti rifugiati con lo smartphone, che devono restare tutti in Svizzera. Naturalmente mantenuti dal contribuente.

Sicché: dalle nostre parti le manifestazioni si fanno a favore dei migranti clandestini che non scappano da nessuna guerra e contro le aperture natalizie dei negozi.

Desolante. Mentre contro la casta che tradisce i cittadini e svende il paese ogni giorno, neanche un cip. Si vede che ognuno ha i manifestanti che si merita.

Lorenzo Quadri

Socialità troppo costosa? Si risparmi sugli stranieri

Più che “spalmare” diversamente la spesa dell’assistenza, occorre scremare i beneficiari

 

“Prima i nostri” anche nell’accesso alle prestazioni sociali

I costi della socialità in Svizzera ed in Ticino sono andati fuori controllo e galoppano verso l’infinanziabilità. Certo: il discorso sui soldi che non ci sono potrebbe anche sembrare strano, visto che, secondo taluni politicanti bernesi (vedi EuroSenatore Pippo Lombardi ed il suo voto determinante nella Commissione della politica estera degli Stati), dovremmo regalare 1.3 MILIARDI di Fr alla fallita Unione europea. E questo senza uno straccio di obbligo, né di contropartita, e nemmeno di vantaggio tangibile. Come ha infatti ben spiegato a posteriori l’EuroSenatore, si tratta di “oliare”. In sostanza, una squallida marchetta a degli eurobalivi con già le valigie in mano. Sempre secondo la casta spalancatrice di frontiere, dovremmo anche spendere ogni anno 130 milioni in più per integrare i finti rifugiati nel mondo del lavoro.

Hai capito l’establishment? Invece di rimandare i migranti economici a casa loro, immagina di integrarli professionalmente – operazione peraltro destinata a miserando fallimento – con i nostri soldi, e a scapito dei lavoratori svizzeri.

In Ticino

Il discorso finanziario sui costi della socialità, in considerazione di queste ed altre aberrazioni, potrebbe dunque sembrare strano. Ma purtroppo è realistico. In Ticino a fine 2016 la spesa sociale complessiva era di quasi 360 milioni; nel 2010 era di 280. Nello stesso periodo, i costi della sola assistenza sono passati da 60 milioni a 110: praticamente un raddoppio nel giro di soli sei anni! E’ quindi evidente che bisogna correre ai ripari.

Chiavi di riparto

Di recente alcuni Comuni ticinesi hanno presentato un’iniziativa volta a ripartire diversamente la quota parte (25%) dei costi dell’assistenza sociale che ricade sui comuni. Si tratta, però, di una “non soluzione”: i costi attuali verrebbero semplicemente spalmati con una chiave di riparto differente. Conseguenza: alcuni comuni (ed i relativi contribuenti) pagherebbero meno. Altri (ed i relativi contribuenti) pagherebbero di più. Ma la spesa sociale di per sé non diminuirebbe.

Frontiere spalancate

Cosa ha provocato l’esplosione della spesa dell’assistenza? E’ chiaro: malgrado le statistiche farlocche della SECO, le altrettanto farlocche “percezioni” dell’IRE e la propaganda di regime (leggi: lavaggio del cervello) pro-UE e pro-libera circolazione con cui la casta spalancatrice di frontiere ci martella ogni giorno, il problema risiede nell’immigrazione incontrollata. Da un lato c’è sostituzione di lavoratori ticinesi con frontalieri, con i primi che finiscono in disoccupazione e poi in assistenza. Dall’altro c’è l’immigrazione facile nello Stato sociale. Immigrazione che, sia detto per inciso, la partitocrazia PLR-PPD-P$ vorrebbe rendere ancora più facile sottoscrivendo lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE; ovvero un vergognoso trattato coloniale che ci imporrebbe poi di mantenere tutti gli immigrati UE e di non espellerne nessuno; nemmeno se criminale. Alla faccia del voto popolare del 2010.

“Prima i nostri”

Visto che l’immigrazione incontrollata è la causa principale dell’assistenza, è evidente che, se si vuole ridurne i costi, bisogna 1) far saltare la libera circolazione delle persone e 2) tagliare le prestazioni sociali agli stranieri. “Prima i nostri” anche nella socialità!

Ovviamente, si comincia a tagliare da chi è giunto in Svizzera in tempi più recenti. Vale a dire dai titolari di permessi B (dimora). Le prestazioni sociali ai dimoranti vanno azzerate. Il permesso B viene  infatti rilasciato a chi è in grado di mantenersi con le proprie risorse. Nel momento in cui non lo è più, il motivo del permesso decade. Il premesso va dunque ritirato e non vanno versate prestazioni sociali.

Naturalmente sentiamo già la casta, imbesuita dal politikamente korretto, che starnazza a pieni polmoni al “razzismo” (fa tanto chic e “progressista”). Eh no, cari $ignori, non ci stiamo. Non è razzismo, è legittima difesa. E, se si è giunti a questa situazione, la colpa è di chi ha spalancato le frontiere provocando l’assalto alla diligenza. Quindi, che se ne assuma finalmente la responsabilità!

Finti rifugiati

E’ poi evidente che i finti rifugiati, che non scappano da nessuna guerra, vanno rimpatriati. A partire dagli eritrei, che costituiscono la nazionalità maggiormente rappresentata tra gli asilanti in Svizzera. Nel giro di otto anni, il numero degli eritrei a carico dell’assistenza sociale è aumentato di quasi il 2300% (sic!). Essendo ormai ufficialmente appurato che gli eritrei sono tutti finti rifugiati, è pacifico che vanno rimpatriati in toto.

Combattere gli abusi

Altro filone su cui si può e si deve intervenire per contenere la spesa sociale è quello degli abusi. Il 25 novembre voteremo su una modifica della Legge federale sulle assicurazioni sociali, che permetterà a queste ultime di ricorrere ai servigi di investigatori privati per sorvegliare (e smascherare) i “furbetti”, nel caso di concreto sospetto di abuso. Questa pratica non è di per sé una novità. Era in vigore fino all’autunno del 2016. Tra il 2009 ed il 2016 ha permesso all’ente pubblico di risparmiare ben 320 milioni di franchetti, e scusate se sono pochi. Poi la Corte europea dei diritti dell’uomo (giudici stranieri!) ha stabilito che mancava la necessaria base legale. Adesso la base legale è arrivata. E dunque dobbiamo sostenerla in votazione popolare. Gli abusi nella socialità vanno sventati. In caso contrario, ad andarci di mezzo sono i veri bisognosi. Dunque, il 25 novembre, tutti a votare Sì!

Lorenzo Quadri

 

 

Contrassegni autostradali: piuttosto che il road pricing…

Meglio tenersi la vecchia vignetta che rischiare nuove vessazioni contro gli automobilisti

 

Con la consueta tattica del salame (una fetta alla volta) il Consiglio federale torna alla carica sulla vignetta autostradale elettronica.

E’ vero: nell’era in cui tutti si riempiono la bocca con la “digitalizzazione” (pensando che faccia figo), nell’era delle app per qualsiasi boiata, potrebbe anche fare specie che si debba ancora incollare il contrassegno autostradale al vetro dell’automobile. E poi, diciamolo: staccarlo per sostituirlo con quello nuovo (e gennaio si avvicina) è un’autentica devastazione per i “gioielli di famiglia”. Ma chi non vuole trovarsi il parabrezza tappezzato nel giro di poco tempo non ha alternativa.

Tra l’altro: la tassa per l’uso delle autostrade mica avrebbe dovuto essere transitoria? Ed invece… Ennesima dimostrazione che, quando viene introdotto un nuovo balzello, poi diventa impossibile levarselo dalle scatole. Una verità da tenere sempre bene a mente.

Sana diffidenza

Eppure, malgrado le lacune della vignetta “cartacea”, noi di quella  elettronica diffidiamo. Qualcuno dirà: i soliti “Neinsager”! E perché, poi, insistere ad andare avanti col contrassegno ormai ultratrentennale che qualcuno, nell’anno di disgrazia 2018, potrebbe a buon diritto definire come la corazzata Potëmkin nel film di Fantozzi?

Perché la vignetta elettronica è rischiosa. Lo è per vari motivi. Tanto per cominciare, è il primo passo per introdurre, con la tattica del salame, obbrobri quali il road pricing, il mobility pricing, ed altre boiate radikalchic mirate a mungere gli automobilisti e soprattutto a limitarne la libertà. Il road pricing serve evidentemente a scoraggiare la gente dall’andare in centro in macchina facendo pagare pedaggi. E’ la stessa logica che sta dietro al fallimentare PVP (Pirla Vai Piano) di Lugano, il quale porta una grossa parte di responsabilità nella desertificazione del centro città.

Ovviamente adesso il Consiglio federale spergiura che sono tutte balle populiste; che non è assolutamente vero che la vignetta elettronica costituisce il primo passo per il road pricing. Ma per credere ancora alle promesse di questi camerieri di Bruxelles, bisogna essere caduti dal seggiolone da piccoli.

Nuove funzioni?

Inoltre, con il rapido avanzare della tecnologia, chi ci assicura che tra qualche anno la vignetta elettronica non verrà farcita di altre funzionalità – oltre alla questione del road pricing – e tutte con sempre il solito obiettivo, ossia la vessazione dell’automobilista?

Ad esempio, qualcuno potrebbe pensare di servirsi della vignetta elettronica per creare un “grande fratello” con cui controllare i conducenti. Ed ovviamente controllarne anche eventuali infrazioni: velocità, permanenza eccessiva nei parcheggi, e così via. Fantascienza, paranoia? Forse, ma forse anche no. La shitstorm (=tempesta di cacca) politikamente korretta contro le odiate automobili e gli automobilisti viziosi imperversa. Ed è supportata dal continuo lavaggio del cervello ad opera della stampa di regime (a cominciare da quella di sedicente servizio pubblico).

Ulteriore stranezza

C’è poi un’ulteriore stranezza: la vignetta elettronica sarà attaccata alla targa, mentre quella cartacea è appiccicata sul veicolo. Questo significa che, con l’attuale contrassegno, chi ha le targhe trasferibili deve comprare due vignette; a chi invece acquisterà quello elettronico ne basterà uno solo.

Poiché, fino a prova contraria, un conducente può guidare una sola macchina per volta,  non sta né in cielo né in terra che chi ha le targhe trasferibili debba acquistare due vignette. Ma il Dipartimento (quasi ex) Doris per lunghi anni, e malgrado le numerose sollecitazioni anche parlamentari, si è sempre rifiutato di metter mano alla questione. Adesso invece ne fa un atout a sostegno del – fortemente voluto – contrassegno elettronico. Qui gatta ci cova!

Di conseguenza, per non farsi fregare, è consigliabile tenersi il vecchio contrassegno, e le imprecazioni al momento di sostituirlo. Meglio qualche minuto di invettive all’anno che il road pricing e, un domani, chissà cos’altro!

Lorenzo Quadri

 

L’UE ci discrimina e noi le regaliamo 1.3 miliardi!

“Grazie” al triciclo PLR-PPD-P$$ al Consiglio degli Stati, lo sfacelo è ormai completo

Mercoledì gli eurobalivi annunciano che l’equivalenza della Borsa svizzera non verrà riconosciuta dopo il 31 dicembre. Giovedì i “senatori” si chinano a 90 gradi e decidono di regalare all’UE 1.3 miliardi. In qualsiasi altra parte del mondo, la gente sarebbe già scesa in piazza con i forconi

Come volevasi dimostrare, non c’è limite al peggio e nemmeno al calabraghismo del triciclo PLR-PPD-P$ davanti ai suoi padroni di Bruxelles.

Giovedì il Consiglio degli Stati è riuscito a votare a favore del versamento del cosiddetto “miliardo di coesione”. Che non è un miliardo, bensì un miliardo ed un terzo; e che non è nemmeno il primo che paghiamo alla fallita UE.

Altro che “oliare”…

Questa cifra enorme, naturalmente di proprietà dei cittadini svizzeri, verrebbe versata senza uno straccio di obbligo, né di contropartita.  Ormai, i politicanti non tentano nemmeno più di far credere alla fregnaccia che questi versamenti scriteriati avrebbero un qualche riscontro positivo concreto per la Svizzera. E’ universalmente ammesso che non ce ne sarebbe l’ombra. Si tratta semplicemente di fare una marchetta a Bruxellesaffinché ci “tratti con fair play”. In altre parole, un pizzo mafioso.

Come ha spiegato il senatore PPD Pippo Lombardi – che con il suo voto determinante ha fatto accettare il contributo di coesione dalla Commissione di politica estera del Consiglio degli Stati, da lui presieduta – si tratta “oliare certi meccanismi”.

E questi sarebbero i nostri partner contrattuali? Gente a cui dobbiamo pagare dei pizzi? Ma mandiamoli affanc! E invece no: come al solito, gli svizzerotti si chinano a 90 gradi.

La clausola-barzelletta

In sprezzo del ridicolo, e pensando che la gente sia scema, il Consiglio degli Stati si è inventato una risibile clausola per vincolare il versamento della maxi-marchetta miliardaria alla “non discriminazione” della Svizzera da parte dell’Unione europea. Certo, come no. E’ evidente che, qualora il triciclo PLR-PPD-P$$ decidesse di pagare il pizzo all’UE (perché davanti a Bruxelles “dobbiamo” calare le braghe, sempre e comunque) non ci sarà nessuna retromarcia. Qualsiasi cosa accada. Ogni ipotesi di blocco del pagamento – dice niente il tormentone sui ristorni dei frontalieri? – verrebbe immediatamente affossata dalla partitocrazia, che farebbe sfoggio del  consueto terrorismo di regime. Verrebbe agitato lo spettro di chissà quali spaventose ritorsioni nel caso in cui gli svizzerotti decidessero di fare uno sgarbo a Bruxelles e blablabla.

Discriminati di nuovo!

A rendere la nuova calata di braghe ancora più sconvolgente, il fatto che essa è giunta proprio all’indomani dell’ennesima discriminazione contro la Svizzera decisa a Bruxelles.Infatti l’UE non intende riconoscere l’equivalenza della borsa elvetica dopo il 31 dicembre.

Dunque: mercoledì arriva la nuova discriminazione degli eurobalivi nei nostri confronti. E, il giorno dopo, come reagiscono i camerieri dell’UE al Consiglio degli Stati, esponenti ticinesi compresi? Invece di bocciare all’unanimità il pagamento del pizzo, decidono di versarlo! Da restarci di melma. Una cosa del genere non accadrebbe da nessuna parte al mondo. Poi, forse pensando di salvarsi la faccia, gli illustri senatori si mettono a  blaterare della patetica “clausola di correttezza” di cui sopra. Una clausola che è una vera presa per i fondelli. Del tutto priva di qualsiasi effetto pratico, serve solo ad evitare che la gente scenda in piazza con i forconi, vedendo come i suoi sedicenti “rappresentanti” vogliono gettare nel water 1.3 miliardi di franchi dei loro soldi. Soldi che farebbero assai comodo nelle casse dell’AVS, tanto per fare un esempio.

I balivi se la ridono

I balivi di Bruxelles se la ridono a bocca larga. Fare fessi gli svizzerotti è più facile che rubare le caramelle ad un bambino. Il bello è che tra qualche mese questi signori della partitocrazia che ogni giorno svendono la Svizzera e la trasformano nello zimbello d’Europa, avranno ancora il coraggio di mettere fuori la faccia per elemosinare voti.

Lorenzo Quadri

Le frontiere spalancate sono istigazione al femminicidio?

Altro che gli obbrobriosi manifesti di Plein! Ecco la domanda da porre al CdS

 

Allora: i cartelloni utilizzati da Philippe Plein per pubblicizzare il “black friday”, che rappresentano donne assassinate dai “prezzi killer”, sono una schifezza. Una provocazione di bassa tacca per suscitare scandalo e quindi far parlare e quindi (nella speranza dei promotori) aumentare le vendite. Niente di nuovo sotto il sole del mercato pubblicitario, che funziona così da tempo immemore. Solo che l’asticella della decenza viene spostata sempre più in là. Fa anche specie che uno stilista, che come tale dovrebbe creare cose belle, abbia poi bisogno di simili obbrobri per venderle.

Sul fatto che i manifesti di Plein siano aberranti non ci piove. Ma poi certuni moralisti (soprattutto moraliste) a senso unico hanno voluto montare la panna ad oltranza, a fini politici, partendo completamente per la tangente.

La panna montata

Così un gruppo di politicanti di $inistra e dintorni ha pensato bene di interrogare il Consiglio di Stato sui turpi manifesti chiedendo se “non ci siano gli estremi per istigazione al femminicidio”.

Capiamo l’esigenza di certi politicanti di mettere fuori la faccia ad ogni costo, specie con l’avvicinarsi di aprile; ma non è perché una cosa fa schifo che diventa automaticamente criminale. Se poi si pensa che a sottoscrivere una simile ciofeca di atto parlamentare ci sono anche deputati che fanno gli avvocati, uno si chiede se la laurea costoro l’abbiano conseguita ad un’università serale del Burundi (con tutto il rispetto per il Burundi).

Sorvolando sul fatto che il “femminicidio” non esiste da nessuna parte del codice penale (allora, per questioni di parità di genere, dovrebbe esistere anche il “maschicidio”); tutte le rappresentazioni di persone uccise sono istigazioni all’omicidio? In galera tutti gli scrittori e sceneggiatori di gialli e thriller? Processo postumo per Agatha Christie e Alfred Hitchcock? Quanti quadri ed affreschi, anche di grandi maestri, dobbiamo bruciare rispettivamente intonacare? Al rogo le tele di Artemisia Gentileschi che rappresentano Giuditta che decapita Oloferne (istigazione al maschicidio?) con una verve “splatter” in confronto alla quale i manifesti di Plein sono robetta da scuola d’infanzia?

Il problema è l’immigrazione

E’ poi imbarazzante che le politicanti ro$$e che si riempiono la bocca con la violenza sulle donne per un manifesto obbrobrioso (ma se invece di donne, Plein avesse messo uomini uccisi, sarebbe stato tutto a posto? Il problema è di violenza o, come si usa dire oggi, di “genere”?) tacciano sulla vera causa dell’aumento della violenza domestica alle nostre latitudini: ovvero l’immigrazione scriteriata, che loro però difendono a spada tratta. E sì: ancora una volta, i numeri parlano chiaro. In Svizzera la metà dei casi di violenza domestica è commessa da stranieri. Che però sono un quarto della popolazione. Questo significa che in proporzione gli uomini stranieri delinquono il doppio.Per cui, se avessero un minimo di onestà intellettuale, i residuati bellici del femminismo gauche-caviar ammetterebbero che la violenza domestica è un problema non di uomini in generale, ma di uomini stranieri. A maggior ragione se in arrivo da “altre culture”. Di recente in Francia un finto rifugiato del  Bangladesh, stupratore recidivo, è stato lasciato libero poiché, secondo i giudici, non aveva i “codici culturali” (?) per capire il reato: per lui, per la sua “cultura”, le donne occidentali, ree di vestirsi e di comportarsi in un certo modo, sono tutte prostitute.

Naturalmente su questo caso, assai più grave di un cartellone pubblicitario, silenzio tombale delle femministe ro$$e paladine del “devono entrare tutti”!

La vera domanda

A mettere in pericolo le donne non sono i cartelloni di Plein, che costituiscono semmai un attentato al buon senso ed al buon gusto, ma non certo alla sicurezza. A mettere in pericolo le donne è l’immigrazione scriteriata; la politica del “far entrare tutti” i finti rifugiati in arrivo da “altre culture”, incompatibili con la nostra. “Culture” secondo le quali una donna che non gira avvolta in un pastrano lungo fino ai piedi e con in faccia lo straccio dei piatti è una prostituta a disposizione di tutti. Lo ha dichiarato senza mezzi termini perfino la giornalista italiana di sinistra Lucia Annunziata: “le donne sono in pericolo a causa dell’immigrazione”. Altro che Plein!

Per cui, chiedere al governicchio se i manifesti di Plein costituiscano “istigazione al femminicidio” fa ridere i polli. La domanda da porre sarebbe: “le frontiere spalancate costituiscono istigazione al femminicidio?”. Ma naturalmente le kompagne non si sognano di formularla. Chissà come mai, eh?

Lorenzo Quadri

“Svizzeri di merda”: e la frontaliera viene licenziata

Chiaro monito ai troppi “permessi G” che sputano nel piatto dove mangiano

 

Il video, pubblicato giovedì dal Mattinonline, ha avuto conseguenze. Adesso speriamo che l’ex datore di lavoro dimostri la propria buona volontà assumendo un/a ticinese al posto dell’insultatrice: mandate i CV!

Giovedì, il Mattinonline ha pubblicato un video postato su Instagram da una frontaliera. La gentil donzella, dopo essersi beccata una banale multa di posteggio – multa giustificata: aveva parcheggiato fuori dalle strisce – ha sbroccato. Di conseguenza, invece di imprecare “in privato” come avrebbe fatto qualsiasi persona dotata di un minimo di buonsenso, ha pensato bene di filmarsi mentre pronunciava una sequela d’improperi contro gli svizzeri (“svizzeri di merda”) contro i poliziotti elvetici (“ignoranti e razzisti”), e via andando. Essendosi filmata in primo piano, il suo viso era ben riconoscibile. Dando prova di rara furbizia, ha postato il video sui social (cosa non si fa per qualche “like”…) dove è diventato ben presto virale, suscitando “vivaci reazioni”.  E, nel giro di breve tempo, è approdato anche sul tavolo, o piuttosto sul monitor, del suo datore di lavoro.

Venerdì si è così saputo che l’azienda – un gruppo internazionale con sede nel Luganese – per cui la donna lavora(va) ha deciso di licenziarla. Motivo: comportamento inaccettabile e danno d’immagine.

Con questa decisione arriva un segnale importante: sputare nel piatto dove si mangia può avere conseguenze. E ci mancherebbe altro, vien da dire!
Di frontalieri che insultano la Svizzera e gli svizzeri dimenticandosi grazie a chi hanno la pagnotta sul tavolo ce ne sono a iosa (basta andare a dare un’occhiata nei social). Giusto che questa gente, se odia la Svizzera, se ne stia a casa propria. I datori di lavoro prendano nota. E anche i frontalieri. E, specie se lavorano in ufficio, si ricordino di una cosa: c’è  una buona probabilità che prima al loro posto ci fosse un ticinese, che magari adesso è in disoccupazione o in assistenza. Nel caso concreto della giovane insultatrice, gli uccellini cinguettano che sia andata proprio così.

Si comprenderà dunque che, data la situazione sul mercato del lavoro di questo sfigatissimo Cantone, devastato dalla libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$, la soglia di tolleranza verso frontalieri che insultano la Svizzera e gli svizzeri sia piuttosto bassa.

Oltretutto la giovane in questione se l’è pure andata a cercare col lanternino: che bisogno c’era di girare il video di improperi e di pubblicarlo in rete dove tutti possono vederlo? Vuol dire che il tuo astio nei confronti del paese dove ti pagano lo stipendio è fuori controllo: quindi cosa ci stai a fare?

Assumere un/a ticinese

Adesso  speriamo che il datore di lavoro, che ha voluto fare bella figura nei confronti degli svizzeri licenziando la scriteriata, vorrà fare un passo in più ed assumere al suo posto un/a ticinese: mandate i CV!

A proposito del datore di lavoro, vediamo comunque di non santificarlo perché ha optato per l’unica scelta possibile, ossia il licenziamento della frontaliera: evidentemente pensava alla propria immagine, non alla situazione occupazionale in Ticino.

Nello Stato…

Intanto che nel privato chi sputa nel piatto in cui mangia  perde il lavoro, funzionari cantonali e docenti di una certa area politica continuano a sbroccare su faccialibro (facebook): vedi il funzionario “nato a Palermo” passato dal DSS al DECS, che insulta la Lega ed i leghisti, ed il docente di Barbengo che paragonava il voto sulla civica al nazismo. Ma naturalmente non succede nulla. Se invece a “farla fuori dal vaso” è qualcuno di “destra”, scatta subito il circo equestre della morale a senso a unico.

Lorenzo Quadri

 

Il patto ONU trasformerà l’immigrazione in un diritto

Ed in più vuole criminalizzare chi si oppone alla politica delle frontiere spalancate

Il patto ONU per la migrazione, spacciato per “innocuo”, evidentemente non lo è affatto. Esso mira ad introdurre la libera circolazione delle persone a livello mondiale. Quindi a trasformare l’immigrazione clandestina in un diritto. Di più: in un diritto umano. Invece, l’aspirazione a non essere invasi da migranti economici non integrabili, è becero populismo. L’ennesimo pacchiano sfoggio di pensiero unico spalancatore di frontiere che tanto piace alle élite internazionaliste ed alle multinazionali che si riempiono le tasche.

Non solo. Il lavaggio del cervello a sostegno dell’immigrazione scriteriata, come abbiamo imparato, va di pari passo con la denigrazione e la delegittimazione di chi vi  si oppone. Ed infatti il patto ONU prevede anche di criminalizzare la critica alle frontiere spalancate, trasformandola in un reato. Come ha osservato un eurodeputato, il patto prevede di far dilagare a macchia d’olio in concetto di “hate speech”, ovvero di incitazione all’odio. Secondo il patto ONU, chi si oppone all’immigrazione clandestina si renderà colpevole di incitazione all’odio. Il sogno dei $inistrati dalla morale a senso unico. Quelli che si sono inventati il reato penale di discriminazione razziale per poterlo poi estendere abusivamentea posizioni politiche che con la discriminazione razziale non c’entrano un tubo. Questo per i soliti fini di censura politica e di criminalizzazione ai danni di chi si oppone all’immigrazione incontrollata, voluta dalla casta e dai suoi utili idioti.

“Non vincolante”?

E’ poi evidente che la storiella del patto legalmente “non vincolante” fa ridere i polli. Non se la beve nessuno. Il patto sarà anche forse (per il momento) legalmente non vincolante. Ma politicamente lo è eccome: sta scritto nero su bianco. Inoltre: qualcuno ha già visto gli svizzerotti firmare un accordo e poi non rispettarlo pedissequamente anche contro i propri interessi? Il patto, se sottoscritto, diventerà ben presto vincolante; almeno per noi. Perché burocrati, politicanti federali, e soprattutto i legulei del Tribunale federale, lo renderanno tale.

Purtroppo, da una settimana…

E’ chiaro che, dopo il voto di domenica sull’iniziativa “per l’autodeterminazione”, gli spalancatori di frontiere si sentiranno legittimati a firmare compulsivamente  ciofeche come il patto ONU sulla migrazione. “Cagate pazzesche” (cit. Fantozzi) che prevedono frontiere spalancate e museruola penale a chi le critica. Del resto i $inistrati, il giorno stesso della trombatura dell’iniziativa Per l’autodeterminazione, sono corsi a blaterare che bisogna assolutamente (?) firmare il patto. Segno che esso è impegnativo e deleterio, contrariamente alle balle di fra’ Luca che qualcuno pretende che ci beviamo.

Sempre più paesi rifiutano di aderire al Patto, perché – al contrario degli svizzerotti – alla loro sovranità ci tengono.

Il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis, inizialmente voleva recarsi a Marrakech a firmare l’ennesimo accordo del menga con al seguito tutta la corte dei miracoli di burocrati euroturbo. Poi ha optato per una retromarcia tattica (che è l’equivalente alla rinuncia al passaporto italiano dieci minuti prima dell’elezione in Consiglio federale). Dopo il voto di domenica, si sentirà legittimato a firmare, visto che quasi il 70% dei cittadini elvetici ha votato a favore degli accordi internazionali e contro la nostra sovranità.

Feudo islamista

All’ONU e nei suoi gremi dei piffero, è il caso di ricordarlo, a menare il torrone sono i paesi islamisti. Questo gremio, in cui mai saremmo dovuti entrare, ha sempre meno a che vedere con i nostri valori ed i nostri principi. Altro che firmare nuovi patti. Uscire dall’ONU! Del resto, perfino l’ex procuratrice capo del tribunale internazionale per l’ex Jugoslavia Carla del Ponte – quindi non una becera leghista populista e razzista – ha dichiarato che l’ONU è un bidone!

Lorenzo Quadri

Un brutto giorno per il Paese

La maggioranza ha votato contro l’autodeterminazione ed a favore degli eurobalivi

 

Piccola consolazione: in Ticino, grazie alla Lega ed al Mattino, il risultato è comunque stato nettamente migliore rispetto alla media nazionale

L’iniziativa Per l’autodeterminazione purtroppo non ce l’ha fatta.

Era forse prevedibile che sarebbe andata a finire così; la casta, con dovizia di mezzi finanziari (quante centinaia di biglietti da mille hanno messo sul tavolo i soldatini di EconomieSuisse?), per mesi ha bombardato i cittadini con propaganda di regime, terrorismo economico, ricatti morali e fandonie assortite. E’ stata attivata una shitstorm (=tempesta di cacca)  contro l’iniziativa. Ma ancor più contro i promotori, denigrati come “spregevoli nemici dei diritti umani”. I camerieri dell’UE hanno inscenato una campagna d’odio contro chi difende la democrazia diretta e la sovranità nazionale.Sembrava di essere tornati ai tempi del No Billag!

Chiaramente, tutto questo era immaginabile fin dall’inizio. Ma altrettanto chiaramente, la speranza è l’ultima a morire.

D’altra parte, la campagna ufficiale a sostegno dell’iniziativa, anche dall’interno giudicata “poco incisiva”, non ha aiutato. Si spera che almeno questa lezione sia stata assimilata. Non si combatte il terrorismo di regime dei rottamatori della Svizzera con brodini politikamente korretti.

In Ticino

C’è almeno la (modesta) soddisfazione che in Ticino la percentuale di Sì è stata nettamente superiore alla media nazionale (ben il 13% in più: 46% contro 33%). Questo è chiaramente ascrivibile alla Lega ed al Mattino. Se a livello a nazionale l’iniziativa è stata votata solo dagli elettori Udc o poco più, in Ticino lo scenario è stato assai diverso. Purtroppo non è bastato ad ottenere una maggioranza, anche se l’obiettivo non è stato mancato poi di tanto.  In ogni caso, a livello federale non avrebbe fatto alcuna differenza.

Sarebbe tuttavia stato bello che i ticinesi, che si sono visti annientare il fondamentale voto del 9 febbraio dalla partitocrazia proprio in nome di fallimentari accordi internazionali, avessero reagito esprimendosi in modo chiaro a sostegno dei diritti popolari. Così non è stato. E il triciclo eurolecchino avrà ora  buon gioco nel dire che in fondo agli svizzeri non importa poi tanto se le loro votazioni vengono azzerate; sicché, avanti con il golpe contro il popolo!

Fosche prospettive

Le prospettive dopo il voto di domenica sono fosche. Il rischio  (per usare un eufemismo) più immediato è che i legulei del Tribunale federale – messi lì dalla partitocrazia col sistema del mercato delle vacche – d’ora in poi faranno sempre passare il diritto internazionale davanti alla Costituzione. E ricordiamoci che il diritto internazionale è una specie di blob che si espande senza nessun controllo.

E soprattutto si rischia che la partitocrazia, ed in particolare i camerieri dell’UE in Consiglio federale, si sentano ora “invogliati” a firmare accordi internazionali – ciofeca a tutto andare: la grande maggioranza dei cittadini elvetici ha indicato di preferirli alla Costituzione! A partire, ça va sans dire, dallo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE. Quello che ci imporrebbe: la ripresa dinamica cioè automatica del diritto UE; i giudici stranieri; la direttiva dell’Unione europea sulla cittadinanza (ovvero: non espellere nessuno e mantenere tutti); la fine delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone; l’invasione di TIR da 60 tonnellate; la fine  delle banche cantonali con garanzia dello Stato; e chissà cos’altro ancora conterrà questo obbrobrioso vaso di Pandora!

Il patto ONU

E ricordiamoci che c’è sempre in ballo la firma del patto ONU sulla migrazione. Un trattato che  – con la tattica del salame: una fetta alla volta – mira all’introduzione della libera circolazione delle persone a livello mondiale.Un patto che sempre più paesi, a giusto titolo, rifiutano di sottoscrivere, per difendere la propria sovranità. Cosa che farebbe qualsiasi Stato con un minimo di attributi. La firma elvetica, invece, è stata solo rinviata. Non certo cancellata. Il ministro degli Esteri PLR (ex) doppio passaporto smania per sottoscrivere. Addirittura, la sua intenzione iniziale era quella di andare a Marrakech in pompa magna e con al seguito tutta la sua corte dei miracoli di burocrati internazionalisti. Poi c’è stata la retromarcia tattica. Ma è evidente che il voto di domenica spiana la strada alla svendita della Svizzera. E alla storiella del patto non vincolante (soft law), va da sé, non ci crede nessuno. Tanto più che gli svizzerotti, con il consueto autolesionismo da primi della classe, lo farebbero diventare immediatamente vincolante.

Ha vinto la paura

Domenica 25 novembre 2018 i diritti popolari sono usciti sconfitti dalle urne, mentre i camerieri di Bruxelles stanno ancora festeggiando con caviale e champagne. In prima linea i $inistrati, quelli che vogliono l’adesione della Svizzera all’UE. Che infatti sono corsi a starnazzare la propria incontenibile gioia.

E’ proprio il caso di dire che domenica scorsa ha vinto la paura. Paura di presunte ritorsioni (?) internazionali e di sfracelli economici che esistono solo nella fantasia del triciclo PLR-PPD-P$$ che se li è inventati. Altri paesi non hanno avuto paura di riprendersi la propria sovranità, vedi la Brexit.

La battaglia continua

Per una curiosa coincidenza, l’Anghela Merkel, in contemporanea con il No Svizzero all’autodeterminazione – che è poi un Sì agli eurobalivi  – ha dichiarato ad un evento che “gli stati nazionali dovranno cedere la propria sovranità”. Dopo il voto di domenica scorsa, questo è il futuro che ci aspetta. Chi è causa del suo mal…
E’ ovvio, comunque, che  la nostra battaglia contro l’asservimento all’UE e contro la devastante libera circolazione delle persone continua. Prossimamente ci aspettano altri appuntamenti della massima importanza. Ad esempio la (probabile) votazione sullo sconcio accordo istituzionale citato sopra. E poi quella sull’iniziativa contro la libera circolazione delle persone. Insomma: le occasioni per rifarsi non mancheranno.

Lorenzo Quadri

 

 

Accordo quadro: Levrat, chi credi di prendere per il lato B?

E sia chiaro che non si decide niente con due “ministri” con già le valigie in mano!

 

Dopo anni di eurolecchinaggio spinto, il presidente del P$$, partito che vuole l’adesione all’UE, blatera di referendum contro l’accordo quadro: ma pensa che gli svizzeri siano scemi?

La telenovela sullo sconcio accordo quadro istituzionale prosegue!

Ricordiamo per l’ennesima volta (repetita iuvant) che questo accordo colonialeci porterebbe:

  • La ripresa dinamica, ovvero automatica, del diritto UE;
  • I giudici stranieri;
  • La fine delle già striminzite misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone;
  • L’obbligo di recepire la direttiva UE sulla cittadinanza; il che significa: tutti gli immigrati comunitari saranno liberi di attaccarsi alla mammella dello Stato sociale elvetico senza alcun limite, mentre agli svizzerotti sarà impossibile espellere i delinquenti stranieri se questi sono cittadini UE;
  • Invasione di TIR da 60 tonnellate (chissà come mai i kompagni ro$$overdi a questo proposito tacciono omertosi?);
  • Fine della banche cantonali con garanzia dello Stato;
  • Eccetera eccetera.

Frena, Ugo!

La discussione nel governicchio federale sulla sottoscrizione o meno dello sconcio accordo quadro istituzionale era prevista per venerdì scorso. E, secondo i cinguettii degli uccellini bernesi,  il testo proposto dal ministro degli esteri italosvizzero Ignazio KrankenCassis (PLR) sarebbe una tale improponibile ciofeca,con rottamazione di tutte le linee rosse (perché, forse qualcuno si era bevuto la fandonia delle “linee invalicabili”?), da non trovare nemmeno una maggioranza in Consiglio federale. Il che è tutto dire!

La discussione governativa, però, è stata rinviata ed agendata a venerdì prossimo. E qui si pone un ulteriore problema. Non sta  né in cielo né in terra che su un tema di tale importanza per il futuro del paese statuiscano due ministri con già le valigie in mano (la Doris uregiatta e “Leider” Ammann). Questo sarebbe valso se si fosse deciso venerdì scorso, e vale a maggior ragione se si deciderà venerdì prossimo, con i successori dei due uscenti già scelti dalla partitocrazia federale ma non ancora entrati in carica.

Levrat, ci sei o ci fai?

Fa poi ridere i polli l’ipocrita risveglio a scoppio ritardato del kompagno Christian Levrat, presidente del P$$, che adesso pensa di prendere per i fondelli la gente ipotizzando un referendum contro l’accordo quadro istituzionale.

Ma questo Levrat ci è o ci fa?  Fino ad un paio di mesi fa blaterava che lo sconcio trattato coloniale andava firmato subito (sic). Il $uo partito ha nel programma l’adesione della Svizzera all’UE. Ed il P$$ si è sempre schierato dalla parte dei balivi di Bruxelles e contro la sovranità svizzera ed i nostri diritti popolari.

Adesso che le elezioni federali si avvicinano, il buon Levrat si accorge (dopo averne mangiate cinquanta fette) che l’accordo quadro comporta la FINE di quelle misure accompagnatorie con cui i $inistrati si sono sempre riempiti la bocca nel goffo tentativo di giustificare le loro posizioni eurolecchine, deleterie per i lavoratori svizzeri?  Eh no, non ci siamo proprio! Come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi!”.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Nessun nuovo centro asilanti!

Va bene chiudere il bunker. Ma gli “ospiti” vengano rimandati a casa loro!

Ma guarda un po’. Adesso torna alla “ribalta” il credito di progettazione, già licenziato ad agosto dal governicchio, per un nuovo centro asilanti in quel di Camorino, di ben 180 posti. La somma richiesta è di 300mila franchetti, come detto solo per la progettazione. A cui poi farà ovviamente seguito la richiesta di svariati milioni per l’esecuzione.

Il nuovo centro asilanti dovrebbe sostituire il famoso bunker di Camorino su cui monta la panna alla grande il sedicente kollettivo R-esistiamo (quanti dei membri hanno il passaporto rosso?); quello che a Bellinzona organizza bivacchi illegali a sostegno dell’immigrazione illegale, con tanto di patetici insulti, sempre i soliti, alle istituzioni, definite “fascioleghiste” (perché questa è la tolleranza e l’apertura mentale dei $inistrati: chi non ci sta a far entrare tutti e a mantenere tutti è un “fascista”). Chissà come mai, il kollettivo ha potuto beneficiare della compiacente tolleranza del capodicastero polizia di Bellinzona targato PLR. Sarebbe interessante sapere se ad un gruppo di “normali” di cittadini sarebbe stato concesso di campeggiare abusivamente in piazza della Foca senza alcun intervento da parte delle forze dell’ordine.

Chiudere senza sostituzione

Va benissimo chiudere il centro per finti rifugiati di Camorino. Ma senza alcuna sostituzione, però. Gli ospiti – tutti giovanotti che non scappano da nessuna guerra – vanno rimpatriati. Se i bunker della Protezione civile vanno bene per i militi svizzeri, andranno bene anche per i migranti economici. E se i migranti economici non sono contenti dell’accoglienza svizzera, nessuno li trattiene. Sono liberissimi di tornare al natìo paesello – magari portandosi dietro i kompagni del Kollettivo, che così potranno finalmente rendersi utili aiutando in loco – o di chiedere asilo altrove.

Ma è facile presumere che per i kompagni del Kollettivo un simile discorso sia incomprensibile, in quanto il militare mica l’hanno fatto. O perché non sono svizzeri, o per altri motivi.

Sempre più attrattivi?

Di costruire centri asilanti nuovi di pacca, quindi di spendere ancora più soldi del solito sfigato contribuente per i finti rifugiati, non se ne parla nemmeno. Tanto più che ciò equivarrebbe ad aumentare la nostra attrattività per i migranti economici. Facendo così gli interessi di quelle associazioni contigue al P$ che sul business ro$$o dell’asilo ci lucrano alla grande.

Morale della favola. Se qualcuno a Palazzo delle Orsoline si immagina di calare le braghe davanti alle pagliacciate (uhhh, che pagüüüraaa!) del kollettivo R-esistiamo e di approvare crediti per un nuovo centro, naturalmente “Deluxe”, per finti rifugiati, farà bene a stare attento/a alla cadrega in vista delle elezioni di aprile. Ovviamente (?) attendiamo con ansia la votazione per poter poi pubblicare sul Mattino “chi ha votato come”.

Lorenzo Quadri