Grazie ai giudici stranieri, i terroristi islamici restano

La Convenzione europea dei diritti dell’uomo blocca l’espulsione dei seguaci dell’Isis

 

Per criminalizzare l’iniziativa “Per l’autodeterminazione“, detta anche “contro i giudici stranieri“, su cui si è votato lo scorso 25 novembre con esisto purtroppo negativo, la casta eurolecchina ci ha disintegrato ad oltranza i cosiddetti evocando ipocritamente il rischio di espulsione della Svizzera dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La quale è stata spacciata come l’ultimo baluardo contro la trasformazione del nostro Paese in una dittatura nazifascista ad opera – ma guarda un po’ – degli spregevoli populisti. Come se i diritti umani non fossero già contemplati dalla nostra Costituzione federale, e questo da un sacco di tempo. Non abbiamo alcun bisogno di organismi internazionali del piffero per garantire il rispetto dei diritti dell’uomo in casa nostra: la partitocrazia e la casta internazionalista se lo ficchino bene in zucca.

Passato e presente

Il terrorismo di regime condito da grottesche “fake news”, o balle di fra’ Luca che dir si voglia, ha purtroppo pagato. L’iniziativa “per l’autodeterminazione” è stata bocciata alle urne. Questa però – piaccia o no – è ormai acqua passata. Ben presenti sono invece le cappellate della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), ovvero di quei giudici stranieri che tanto piacciono al triciclo PLR-PPD-P$$ e che la partitocrazia giudica indispensabili alla Svizzera.

I legulei multikulti della CEDU sono infatti riusciti, come scritto nelle scorse settimane, a decidere che la sensibilità dei cristiani si può offendere, ma quella dei musulmani no, sicché: censura in casa nostra in nome della pace religiosa (?). Un paio di settimane più tardi (vedi Mattino del 13 gennaio) hanno invece posto le basi per la creazione di un diritto (umano) alla sharia: se in Europa un musulmano  vuole essere giudicato secondo la sharia, deve essere assecondato; a meno che il paese di residenza dimostri che “importanti interessi pubblici” lo impediscono.

Ed è sempre grazie all’ “irrinunciabile” Convenzione europea dei diritti dell’uomo che nelle scorse settimana abbiamo “scoperto” che ci teniamo in casa sei pericolosi terroristi islamici iracheni. Ce li teniamo in casa poiché questa bella gente, se rimandata nel paese d’origine, potrebbe rischiare la condanna a morte. E quindi in base alla CEDU l’espulsione è impossibile: la decisione presa dalla Fedpol in tal senso è pertanto stata annullata.

Pericolo in Svizzera

In altre parole, grazie alla CEDU osannata dalla partitocrazia, non possiamo espellere sei pericolosi terroristi. I quali potrebbero benissimo passare all’atto in Svizzera, organizzando attentati con centinaia di morti. Il compito di tenerli d’occhio, mentre questi signori si muovono liberamente sul nostro territorio, ricade sui Cantoni di residenza dei sei terroristi: in concreto si tratta di Basilea città, Argovia e Sciaffusa. Il compito è quanto mai arduo. A maggior ragione se si pensa che la nostra legislazione buonista-coglionista non contempla strumenti efficaci nel combattere l’estremismo islamico. Per questo possiamo ringraziare in prima linea la (ex) ministra del “devono entrare tutti” (adesso insediata a fare danni al Dipartimento dei trasporti) kompagna Simonetta Sommaruga ed i suoi burocrati sinistrati ed islamofili. E poi la partitocrazia.

Se questi sei terroristi iracheni commetteranno una strage in Svizzera, la colpa non potrà certo essere addossata ai Cantoni che sono costretti, loro malgrado, a tenerli sul loro territorio. Nossignori: la colpa sarà della partitocrazia che ci sottomette ai giudici stranieri e che non vuole prendere misure atte a combattere seriamente il terrorismo islamico blaterando che “non si può discriminare”.

Per non dimenticare

Cosa ne pensa il triciclo PLR-PPD-P$$ delle “performance” della “sua” CEDU? Difendere i diritti dell’uomo significa forse mettere in pericolo la vita di migliaia di svizzeri per tutelare quella di sei terroristi islamici iracheni, gente per cui la vita degli “infedeli” (noi cristiani) non solo non vale nulla, ma va cancellata?

Altro che riempirsi la bocca con la fregnaccia della CEDU che sarebbe indispensabile alla salvaguardia dei diritti umani in Svizzera.

Dopo questa vicenda, se la partitocrazia avesse a cuore gli interessi del Paese, dovrebbe chiedere l’uscita della Svizzera dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Ma naturalmente ciò non accadrà.

Tuttavia, se i politicanti del triciclo immaginano che la gente al momento buono non si ricorderà di simili situazioni aberranti, forse hanno fatto male i conti. Le elezioni federali si avvicinano. E nei prossimi mesi – poco ma sicuro – i giudici STRANIERI della CEDU ci delizieranno con ancora altre prestazioni.

Lorenzo Quadri

 

Approviamo il contentino, ma evitiamo di rassegnarci

Diritti popolari in Ticino: il 10 febbraio votiamo Sì alla modesta agevolazione proposta

 

Il prossimo 10 febbraio i cittadini ticinesi saranno chiamati ad esprimersi su ben quattro modifiche della Costituzione cantonale. Si tratta di temi per lo più tecnici. Degno di nota è tuttavia l’oggetto numero due, che riguarda il tempo a disposizione per la raccolta delle firme per le iniziative popolari ed i referendum.

Non è una rivoluzione

In votazione viene proposto un leggero allungamento dei tempi. Vale a dire che i giorni a disposizione per raccogliere le firme necessarie alla riuscita di un’iniziativa popolare legislativa (7000) o costituzionale (10’000) passerebbero dagli attuali 60 a 100, mentre per i referendum si andrebbe da 45 a 60 giorni.

Non si tratta certo di una rivoluzione copernicana. Come ha affermato nei giorni scorsi il “Guastafeste” Giorgio Ghiringhelli, che nel 2005 lanciò l’iniziativa costituzionale “Più potere al popolo con diritti popolari agevolati”, anche approvando le “agevolazioni” in votazione il 10 febbraio il Ticino resterebbe tra i Cantoni meno “democratici”. Ossia resterebbe tra quelli dove l’esercizio dei diritti popolari è più difficile. Non guadagnerebbe una sola posizione in graduatoria.

Maggiori facilitazioni

L’iniziativa “Più potere al popolo”, che la Lega ed il Mattino a suo tempo appoggiarono, prevedeva invece maggiori facilitazioni. Proponeva di intervenire non solo sul tempo di raccolta, ma anche sul numero di firme da raccogliere. Avrebbe riportato il Ticino nella media nazionale. Tuttavia nel marzo del 2007 venne respinta in votazione popolare, seppur per il rotto della cuffia (50.9%!). Per questo “njet” possiamo ringraziare la partitocrazia. Alla quale evidentemente non sta bene che il popolo venga chiamato a decidere sul proprio futuro perché, come insegna la casta, “il popolazzo becero vota sbagliato”.

Un segnale

La modifica su cui voteremo il prossimo 10 febbraio è meglio di un calcio nelle gengive, poiché costituisce un leggero miglioramento della situazione attuale. Va quindi sostenuta. E’ senz’altro un segnale positivo (tanto per una volta, vogliamo essere un po’ buonisti) che si voti una, per quanto piccola, agevolazione dei diritti popolari quando alcuni soldatini liblab – vedi ad esempio i galoppini del sedicente Think Tank, ovvero “serbatorio di pensiero” PLR “AvenirSuisse” – vanno in giro a dire che bisogna invece ostacolare l’esercizio dei diritti popolari, per meglio permettere all’élite internazionalista di svendere la Svizzera all’UE nell’interesse degli spalancatori di frontiere e della grande economia (la quale poi ringrazia delocalizzando). Il Ticino ha dunque la possibilità di dare un segnale a sostegno dei diritti popolari e della democrazia diretta. Questo anche all’indirizzo di quei camerieri dell’UE che la nostra democrazia diretta la vorrebbero rottamare tramite lo sconcio accordo quadro istituzionale con Bruxelles.

E tuttavia…

Tuttavia, una scelta più coraggiosa sarebbe  stata senz’altro benvenuta. Questo per almeno due motivi.

Primo:l’introduzione del voto per corrispondenza. Che è senz’altro comodo, ma ha reso la vita assai più difficile a chi raccoglie le firme per iniziative popolari e referendum, poiché ha ridotto l’affluenza fisica ai seggi a livelli infimi. Ed i seggi erano proprio il luogo più indicato per la raccolta firme. Questo nuovo “handicap” avrebbe meritato ben altra compensazione. Sempre più l’esercizio dei diritti popolari diventa prerogativa di chi può permettersi di pagare i raccoglitori di firme. Rispettivamente di chi, come i sindacati, può mandare i propri dipendenti a raccogliere sottoscrizioni, stipendiati con i soldi degli affiliati, invece che a lavorare. Se si pensa che spesso e volentieri i sindacati lanciano iniziative o referendum pro-immigrazione e  quindi contro i lavoratori ticinesi…

Secondo:praticamente metà dei ticinesi (oltre il 49%) nel 2007 appoggiando l’iniziativa “Più potere al popolo” approvò un’agevolazione ben più sostanziosa dei diritti popolari. Questa circostanza avrebbe meritato maggiore considerazione – e quindi migliorie un po’ più consistenti.

Detto questo, il 10 febbraio votiamo sì nell’ottica del “meglio che niente”. E magari nella speranza che, in un futuro non troppo lontano, qualcuno lanci un’altra iniziativa, meno cosmetica e più di sostanza, per agevolare i diritti popolari e dare davvero più potere ai cittadini. Iniziativa che magari – stante anche l’ormai sempre più evidente volontà della casta di esautorare il “popolazzo becero” – questa volta, diversamente da quanto accaduto 11 anni fa con l’iniziativa del Guastafeste, potrebbe ottenere una maggioranza alle urne.

Lorenzo Quadri

 

Automobilisti devastati dalle cappellate della partitocrazia

La Lega si attiverà a Berna per rottamare l’abominevole figura del medico del traffico

Proseguono le polemiche sull’abominevole figura del medico del traffico. Una figura creata dal bidone “Via Sicura”, ovvero quel conglomerato di norme federali voluto  dalla partitocrazia bernese per criminalizzare e mungere gli automobilisti, rendendo loro la vita vieppiù impossibile.

Questo per la gioia dei kompagni ro$$overdi ai quali il sedicente “centro”, ovvero il tandem P(L)R – PPDog si è pecorescamente accodato.

Gli “onori” della cronaca

In Ticino il medico del traffico è balzato di prepotenza agli onori (?) della cronaca solo nelle scorse settimane, quando l’opinione pubblica ha appreso attonita delle stratosferiche tariffe praticate: in media 1300 fr per una visita di 20 minuti. Senza alcuna giustificazione che dettagli come si arriva ad una tale pillola. Un salasso a carico non già della cassa malati, ma del “paziente”. Ovvero dello sfigato automobilista costretto dall’autorità a ricorrere ai servigi non richiesti del medico del traffico.

Ricordiamo per la cronaca che alle nostre latitudini il medico del traffico è una dottoressa milanese: l’ennesima “non patrizia di Corticiasca” che ha trovato in Ticino, ed a nostre spese, “ul signur indurmentàa”.

Intanto i veri delinquenti…

La scorsa settimana il portale Tio.ch ha raccontato le traversie di due conducenti finiti sotto le “cure” della dottoressa del traffico. La quale, ad esempio, in un caso avrebbe triplicato la durata del ritiro della patente, aggiungendo altri 6 mesi ai 3 già decisi.

In generale, il bidone “Via Sicura” prevede sanzioni del tutto sproporzionate nei confronti dell’automobilista che commette un errore privo di qualsiasi conseguenza reale. Questa criminalizzazione ha in più occasioni causato la perdita del posto di lavoro: c’è chi si è ritrovato sul lastrico per colpa di “Via Sicura”, senza aver mai provocato alcun incidente!

Intanto però i veri criminali se la cavano con condanne “sospese condizionalmente” – il che di fatto equivale a nessuna condanna – e se la ridono a bocca larga.

Addirittura, la Svizzera che criminalizza gli automobilisti difende l’assassino e brigatista rosso italiano (svizzero di carta) Alvaro Lojacono (Baragiola).

Sanzioni doppie?

Anche quando il tapino incappato nella macchina persecutoria di “Via Sicura” non perde l’impiego e non si rovina l’esistenza, non ci sta bene che l’automobilista, già duramente sanzionato, debba ancora pagare biglietti da mille per ingrassare l’italica dottoressa del traffico!  E magari per sottostare a prescrizioni mediche vessatorie: ad esempio l’obbligo di effettuare la prova del capello ogni tre mesi, e questo anche se non guida perché gli è stata ritirata la patente.

Gobbi: sforzi lodevoli

Il Consiglio di Stato di recente, rispondendo ad un atto parlamentare, ha sottolineato gli sforzi fatti dal governo per contenere le fatture del medico del traffico, stabilite dal Tarmed, negoziando una tariffa forfettaria di 1150 Fr, sottolineando che in altri Cantoni si paga di più. Va però detto che la fattura reale può benissimo essere anche molto superiore alla cifra indicata: varia a  dipendenza della “diagnosi”.

Ovviamente l’impegno del Cantone – ed in prima linea del direttore del DI Norman Gobbi – per ridurre la pillola del medico del traffico è lodevole. Come pure la proposta, sempre di Gobbi, di statalizzare tale figura per evitare “derive”. Ma  il difetto sta nel manico. Ossia nella Legge federale (il bidone “Via Sicura”, appunto).

Tanto per essere espliciti: non è colpa del governicchio, e men che meno del Dipartimento delle Istituzioni, se c’è il medico del traffico. La colpa è degli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali che hanno approvato “Via Sicura”!

I più mazzuolati

Sapere che il medico del traffico in Ticino costa meno che in altri Cantoni non ci risolve il problema. Da noi gli stipendi sono sensibilmente più bassi rispetto al resto della Svizzera (e la “forchetta” si allarga sempre di più), il rischio di povertà è doppio (ringraziamo la devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$, lo stesso che ha introdotto anche il medico del traffico), l’assistenza è alle stelle, eccetera. Quindi, 1300 Fr in Ticino sono ben diversi da 1300 Fr a Zurigo!

Sicché, anche stavolta, gli abitanti di questo sfigatissimo Cantone sono quelli che pagano il prezzo più alto per le “cagate pazzesche” (cit. Fantozzi) che la partitocrazia mette a segno sotto le cupole bernesi.

Smontare “Via Sicura”!

La morale è quella già enunciata la scorsa settimana: la figura del medico del traffico va abolita!

La Lega si attiverà in questo senso con i suoi rappresentanti a Berna. Il bidone ideologico antiautomobilisti “Via Sicura” va smontato pezzo per pezzo. Qualche passo avanti è già stato fatto. Adesso occorre continuare!

Lorenzo Quadri

 

Dopo aver affossato la 13a AVS adesso la vorrebbero copiare!

$inistrati senza vergogna: prima spalano palta sulla proposta dell’odiata Lega, e poi…

Proprio vero che alla tolla di certi personaggi non c’è limite! I kompagni dell’USS, Unione sindacale svizzera, legata a doppio filo con il P$ (Partito degli Stranieri), hanno lanciato il loro nuovo (?) tema di campagna elettorale: la Tredicesima AVS.

Ohibò, questo concetto ci suona “vagamente” familiare. Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, la Tredicesima AVS è una storica – ventennale! – battaglia del Mattino e della Lega. Una battaglia che era particolarmente cara al compianto Nano. Sicché l’USS pratica la più smaccata politica-Xerox: fotocopia idee altrui spacciandole per proprie.

Certo, una differenza c’è: essendo la Lega un Movimento cantonale e non un partito (né ovviamente un $indakato) federale, la nostra proposta era quella di introdurre una prestazione cantonale “facente funzione” di Tredicesima mensilità dell’AVS. Invece i kompagni dell’USS intendono versare, letteralmente, una tredicesima del Primo pilastro. Ma questi “distinguo”, per il Gigi di Viganello, sono questioni di lana caprina.

La proposta leghista era migliore

Non solo: la proposta leghista era nettamente migliore di quella dell’USS. Non è un’opinione; è un dato di fatto. Si trattava infatti di un aiuto mirato agli anziani di condizioni economica modesta.Quindi destinato a chi ne ha davvero bisogno. Invece, della tredicesima mensilità proposta dai $indakalisti rossi, beneficerebbe anche Blocher (tanto per fare un esempio).

Però, pur di affossare la proposta leghista, i $inistrati ticinesi strillarono senza vergogna gli “aiuti ad innaffiatoio”.

Eh già. Perché i più accaniti oppositori della Tredicesima AVS leghista ai “noss vecc” furono proprio i kompagnuzzi. Quelli che si arrampicano sui vetri per inventarsi ogni sorta di aiuto-assegno-sussidio ai migranti economici;  ma quando si tratta dei ticinesi…

Sabotare l’odiata Lega

Il P$, trascinandosi dietro le altre due componenti del triciclo, ovvero P(L)R ed uregiatti, condusse contro la proposta leghista una delle sue campagne incattivite ed isteriche. Il triciclo aveva – allora come oggi – un unico obiettivo: non permettere all’odiata Lega di vincere una delle sue battaglie storiche. Questa è la partitocrazia, questi sono i $inistrati. Altro che riempirsi la bocca con l’interesse comune.

Calcoli da retrobottega

Come andò lo sappiamo: la proposta leghista venne affossata dalla partitocrazia in Consiglio comunale di Lugano il 10 febbraio del 2009,  malgrado l’allora Municipio l’avesse approvata all’unanimità. E l’avesse approvata non con il mitra puntato alla schiena, ma dopo attento esame: a dimostrazione che era ben strutturata. Ma poi, in un secondo tempo, subentrarono gli squallidi calcolucci da retrobottega partitica ed i conseguenti, inverecondi, voltafaccia.

A livello cantonale, invece, la Tredicesima AVS venne respinta in votazione popolare – sempre “grazie” al triciclo ed alla stampa di regime – il 23 settembre 2012.

Aspettiamo al varco

Adesso ci piacerebbe proprio vedere con quale faccia di tolla (per non dire d’altro) i kompagnuzzi del P$, a cominciare dai principali becchini della 13a AVS – leggi Pietro Martinelli e Martino Rossi – sosterranno invece la proposta dell’USS; questa sì ad innaffiatoio, dal momento che la intascheranno anche i miliardari. Vogliamo proprio vederla, la tanto declamata coerenza della gauche-caviar!

Tagliare gli aiuti all’estero

E oltretutto, come pensano i $indakalisti dell’USS di finanziare la loro Tredicesima? Essa  arriva sulla scena proprio quando uno dei principali temi della politica federale sono le “casse vuote dell’AVS”,  la presunta necessità di alzare l’età di pensionamento per far quadrare i conti, eccetera.

Eppure, cari spalancatori di frontiere, rafforzare l’AVS, con o senza Tredicesima, sarebbe facile. Basta tagliare sugli aiuti all’estero.Già, perché la Svizzera ogni  anno sperpera a questa voce  5 miliardi di franchetti. E oltretutto la partitocrazia vorrebbe ancora regalare 1.3 miliardi agli eurofalliti. Di grasso che cola, dunque, ce n’è a iosa. Ma naturalmente né l’USS, e men che meno i suoi soldatini politici del P$$, si sognano di sostenere una simile opzione.

Chiaro: i primi ad indebolire l’AVS, regalando all’estero i soldi del contribuente, e sperperandoli per mantenere finti rifugiati ed approfittatori stranieri assortiti, sono proprio loro, i ro$$i. Altro che fingere di volerla rafforzare!

Lorenzo Quadri

Bloccare le zone edificabili? Prima si blocca l’immigrazione

Cari verdi-anguria, se si fanno entrare tutti, ovvio che poi bisogna cementificare

 

Il 10 febbraio votiamo NO all’iniziativa “contro la dispersione degli insediamenti”: è integralista, è antisvizzera, e farà aumentare gli affitti ed il prezzo dei terreni

Arieccoli! I verdi anguria (verdi fuori, ro$$i dentro) il prossimo 10 febbraio ci chiamano alle urne con una delle loro iniziative. Quella “contro la dispersione degli insediamenti”. L’iniziativa prevede di bloccare in modo rigido le zone edificabili, mantenendole nella situazione attuale a tempo indeterminato.

Si tratta di un’iniziativa antisvizzera: perché, ancora una volta, i verdi anguria vogliono togliere prerogative – nel caso concreto, in un settore di primaria importanza, quello della pianificazione del territorio – ai Comuni ed ai Cantoni, per centralizzare potere a livello federale. Evidentemente, costoro vogliono che a gestire il nostro territorio non siano gli enti locali, quelli che conoscono la realtà di prossimità, bensì burocrati ro$$overdi d’Oltregottardo: gli stessi (tanto per dirne una) che vogliono demolire i rustici riattati dai ticinesi.

Contro il federalismo

Questa centralizzazione è contraria al federalismo, che è un valore svizzero. Ma questi kompagni ecologisti, da tempo ridotti a fotocopia del P$, dei valori svizzeri se ne fregano. Loro vogliono svenderci all’UE  e sostengono le naturalizzazioni facili di gente non integrata, con l’obiettivo di far sì che cittadini naturalizzati di fresco, magari in arrivo “da altre culture”, diventino poi la maggioranza dei votanti. Così i valori svizzeri vengono mandati al macero.

La norma proposta è inoltre, come costume di verdi-anguria, talebana. Niente di strano, dal momento che i proponenti sono quelli che vogliono buttare fuori le auto dai centri città provocandone la desertificazione.

 Affitti più alti

La proposta è talebana perché nel 2013 i cittadini svizzeri hanno votato la revisione della Legge federale sulla pianificazione del territorio. La revisione ha per l’appunto l’obiettivo di salvaguardare il paesaggio e di promuovere, con misure incisive, il famoso “sviluppo centripeto” opponendosi alla dispersione degli insediamenti. Ma gli ambientalisti non sono ancora contenti e pretendono regole ancora più estreme. I risultati sarebbero assai nocivi per gli svizzeri. Il “blocco” proposto dall’iniziativa verde-anguria su cui voteremo il 10 febbraio comporta un pericolo evidente: aumento del costo dei fondi edificabili laddove il terreno scarseggia, e con esso – ovviamente – degli affitti. Le associazioni inquilini non hanno nulla da dire al proposito? Ah già, ma sono tutte della stessa parrocchia politica dei promotori…

Populismo di $inistra

A sostegno dell’iniziativa vengono usati degli argomenti di pancia. Proprio quel tipo di argomenti che la gauche-caviar deplora a gran voce quando li usano gli altri. Ennesimo sfoggio di populismo di $inistra.

E cosa succede  quando si fanno le leggi sotto la pressione del populismo di $inistra, lo vediamo con il bidone “Via Sicura”. Risultato: ci ritroviamo con gli automobilisti trattati peggio di rapinatori e con la dottoressa milanese del traffico a spennare gli sfigati finiti tra le sue grinfie.

Nel caso concreto, l’argomento “di pancia” è la cementificazione. Sul fatto che si siano costruite – e tuttora si costruiscano – troppe brutture non ci piove. Ma visto che in Ticino il territorio edificato è poco più del 5% del totale mentre quello boschivo è oltre il 50%, forse i toni catastrofisti sono un tantinello pompati (giusto un attimo). E le misure draconiane da allarme rosso, quando già ci sono delle norme federali restrittive approvate dal popolo solo pochi anni fa, sono vagamente fuori posto.

Sogno proibito?

Dà poi particolarmente fastidio la solita demonizzazione, dettata dall’ideologia politikamente korretta, di quello che ancora è, e lo è a buon diritto, il sogno di tanti ticinesi: ovvero la casetta monofamiliare con giardino. Che l’ambizione di tutti debba essere quella di andarsi ad ammucchiare in casermoni promiscui, lo dicono i ro$$overdi che adesso si sciacquano la bocca con lo “sviluppo centripeto” (uella). Tra l’altro, sviluppo centripeto (ovvero: verso il centro e non verso la periferia) vuol dire che giocoforza gli stabili devono crescere in altezza. Ma chi è poi che insorge contro i palazzi “troppo alti”? Sempre i sedicenti paladini del paesaggio! Sicché, cari amici verde-anguria, mettetevi poi d’accordo tra voi…

Inutile aggiungere che l’iniziativa “contro la dispersione degli insediamenti” genererebbe burocrazia a go-go. Del resto, questo probabilmente è uno degli effetti desiderati dai promotori. Più burocrazia uguale sempre più Stato, sempre più funzionari statali e sempre più tasse: una vera goduria per i $inistrati…

 Siamo qui in troppi

Il tema di fondo è però un altro. Che gli iniziativisti si guardano bene, chissà come mai, dall’affrontare. Il punto è il seguente: siamo qui in troppi. Cari ro$$overdi, se si spalancano le frontiere, se si pretende di “far entrare tutti”, se con la devastante libera circolazione delle persone ogni anno in Svizzera arrivano 80mila nuovi abitanti in più solo dalla fallita UE, è ovvio che poi bisogna cementificare!

Cari ambientalisti, se volevate difendere l’ambiente, dovevate sostenere l’iniziativa Ecopop. Ed invece non solo non l’avete appoggiata (perché “bisogna aprirsi”) ma contro tale iniziativa avete pure scatenato una delle vostre shitstorm (=tempesta di cacca). E come al solito avete pure denigrato i promotori come “beceri fascisti”.

Non ci ammucchiamo

Per cui, cari verde-anguria, prima blocchiamo l’immigrazione. Poi possiamo anche parlare di bloccare le zone edificabili.Ma di ammucchiarci noi, di pagare affitti e terreni più cari, di rinunciare al sogno della casetta unifamiliare con giardino per fare spazio agli immigrati, ci spiace ma non se ne parla nemmeno!

Lorenzo Quadri

RSI: “cercasi frontaliere per sfottere il Ticino in radio”

E per questo tipo di “servizio pubblico” dovremmo pagare il canone più caro d’Europa?

 

Purtroppo non si tratta di una Fake news. Come si legge in questo post, pubblicato sul sito Ticinoresidenti.ch, la Rete 3 della RSI per un nuovo programma radiofonico cercava “un/a frontaliere/a che lavora nel luganese, di età 30-40anni, spigliato ed ironico” per criticare il Ticino.

Qui siamo proprio al delirio! Sicché noi dovremmo pagare il canone più caro d’Europa per foraggiare programmi in cui frontalieri, che hanno la pagnotta sul tavolo grazie al nostro Cantone, sfottono i ticinesi.

Passata la festa…

Ecco dunque l’ennesima dimostrazione che le promesse di cambiamento, pronunciate a profusione dai vertici di Comano durante la campagna contro la “criminale” iniziativa No Billag, erano uno specchietto per le allodole. Balle di Fra’ Luca! Passata la festa, gabbato lo santo. Tutto va avanti come prima. E non poteva essere diversamente. L’abbiamo già detto: o alla Pravda di Comano si fa un repulisti integrale tra chi realizza i contenuti da mandare in onda,  oppure l’emittente di regime continuerà a fare quello che ha sempre fatto. Non si cava sangue da una rapa.

Arrampicate sui vetri

La trasmissione di Rete 3 con il frontaliere che sfotte i ticinesi non si è concretizzata. Sul portale Ticinolibero abbiamo letto l’imbarazzante arrampicata sui vetri della versione ufficiale: l’idea non è stata avallata dai superiori e quindi non se ne è fatto nulla.

E con questo dovremmo dichiararci soddisfatti? L’è tüt a posct? Ma col fischio! La bella pensata è stata fatta. Il tentativo è confermato. E non doveva essere in fase poi così embrionale, se è stato perfino divulgato l’annuncio per la ricerca del frontaliere da ingaggiare. Sicché la scusa ufficiale puzza di bruciato. E’ più verosimile che lo stop sia semmai stato provocato da una retromarcia dell’ultimo minuto.

Doppi passaporti

Del resto, la trasmissione con il frontaliere che sfotte il Ticino ed i ticinesi è – o sarebbe stata – solo uno dei tanti esempi di come a Comano, invece che servizio pubblico, si faccia propaganda antisvizzera e pro-frontiere spalancate. Giovedì nel Quotidiano della RSI è stato mandato in onda un interminabile servizio di 12 minuti a sostegno, indiscriminato ed acritico, dei doppi passaporti. 12 minuti di lavaggio del cervello, pagato (a peso d’oro) dagli utenti, su quanto è bello avere il doppio passaporto, e quanto è giusto che la Svizzera conceda questa possibilità agli stranieri. Peccato che il servizio si sia poi trasformato in un boomerang. Gli intervistati, tranne un’eccezione, hanno in pratica ammesso di essersi naturalizzati per convenienza personale. Ad esempio per non rischiare di dover lasciare la Confederella in caso di caduta in assistenza. E nessuno che fosse disposto a rinunciare al passaporto del paese d’origine. Ma come: non si dovrebbe diventare svizzeri per sentimento di appartenenza? Perché ci si riconosce in certi valori? Perché si scelgono le peculiarità elvetiche e si decide che quel modello, che è sotto attacco, lo si vuole difendere? Come ciliegina sulla torta, nel servizio si è pure sentita la frase: “Il passaporto in fondo è solo un pezzo di carta”.

Altro che “Idée suisse”

La cronaca lo insegna. Grazie alle naturalizzazioni facili, la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ha fatto diventare svizzere un sacco di persone a cui del nostro Paese importa ben poco (eufemismo). Grazie alla casta multikulti, perfino estremisti islamici hanno ricevuto il passaporto rosso! L’emittente di regime, con il canone più caro d’Europa, propaganda questo andazzo. Lo vende come se fosse la cosa più naturale e giusta del mondo. Esalta il doppio passaporto; mancava solo che dicesse che “è un diritto umano”. Altro che “idée Suisse”. La Pravda di Comano dovrebbe semmai chiamarsi Idée Antisuisse.

Lorenzo Quadri

Politica Xerox! Il PLR prima denigra la Lega, poi fotocopia

Frontalieri, liblab senza vergogna: adesso dicono di volere lo strappo con il Belpaese

 

La disdetta della Convenzione del 1974 ed il blocco dei ristorni dei frontalieri sono un tutt’uno. Ma l’ex partitone, ancora in dicembre, si è opposto scandalizzato al blocco!

In casa dell’ex partitone c’è almeno una materia prima che non manca mai: la faccia di tolla!

Venerdì il Corriere del Ticino ha dedicato un’intera pagina (“naturalmente” redatta in ginocchio) all’originalissima ed innovativa mozione presentata dal capogruppo PLR, nonché candidato al governicchio, Alex Farinelli. Qual è la richiesta? La disdetta della Convenzione del 1974 sui ristorni dei frontalieri!

Ohibò, questa cosa ha un non so che di familiare! Eh già, perché quella per la disdetta della vetusta Convenzione che da oltre 40 anni penalizza il Ticino è una battaglia che la Lega porta avanti da ANNI. Non solo a Bellinzona, ma anche a Berna.

Ma come, non erano tutte balle della Lega populista e razzista? Queste richieste, per il PLR del “Buongoverno”, non erano “becero populismo”?

Scimmiottare la Lega

Adesso l’ex partitone, evidentemente precipitato nel panico a causa dell’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale – come dimostrano peraltro le imbarazzanti sbroccate del bollettino parrocchiale liblab “Opione liberale” (più redattori che lettori) – cosa pensa bene di fare, nell’illusione di raggranellare qualche voto prendendo i cittadini per il “lato b”?

Ma di fotocopiare le posizioni della Lega – quando si dice: “politica-Xerox”! – e di chiedere tramite mozione che il governicchio si attivi a Berna per ottenere la disdetta della famosa Convenzione del 1974!

Disdetta, ricordiamo per l’ennesima volta, che già quattro anni fa venne promessa dall’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf: ma naturalmente nulla accadde. Si trattava dell’ennesima bufala di questo deleterio personaggio, messo lì dai $inistrati e dagli uregiatti, e dei suoi tirapiedi.

Blocco e disdetta: un tutt’uno!

Quindi: prima si passano anni a schifare e a denigrare le posizioni “irresponsabili” della Lega e poi, nell’avvicinarsi della scadenza elettorale, improvviso voltafaccia e hopp! Si salta sul carro!

E’ infatti evidente che la disdetta della Convenzione del 1974 ed il blocco dei ristorni dei frontalieri sono un tutt’uno.

Quindi, che l’ex partitone non si sogni di prendere per i fondelli la gente tramite grottesche pippe mentali del tipo: “noi vogliamo la disdetta della Convenzione del 1974  ma non il blocco dei ristorni”. Una simile sortita, oltre a costituire l’ennesima “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi), confermerebbe che il PLR sta bluffando in funzione elettorale.Senza il blocco, a Berna mai e poi mai si sogneranno di disdire alcunché. Niente blocco? Niente disdetta. Questo è chiaro anche al Gigi di Viganello.

Piroetta circense

Ma come si pone l’ex partitone sul blocco dei ristorni? Lo sappiamo: è istericamente contrario, dato che lo propone la Lega. Lo scorso dicembre il gruppo PLR in Gran Consiglio ha bocciato scandalizzato una mozione che chiedeva di bloccare i ristorni fino a quando non fosse stato sottoscritto il nuovo accordo fiscale con il Belpaese. E adesso, a poco più di un mese di distanza, nella disperata necessità di raggranellare consensi elettorali, il PLR lancia il contrordine compagni, esegue la piroetta che nemmeno gli acrobati del circo Knie, e pretende pure che il popolazzo se la beva? Ossignùr!

Ul bel vedé…

Comunque, cari liblab, la possibilità di dimostrare che la vostra sortita è sì “politica-Xerox” ma non è una bufala elettorale, l’avete.

Se nella sua prossima seduta– non serve aspettare fine giugno! – il governicchio deciderà, con maggioranza Zali-Gobbi-Vitta, di bloccare i ristorni, crederemo al vostro improvviso ravvedimento (folgorati sulla via di Piazza della Foca?). Basta che il vostro ministro Vitta chieda di inserire la trattanda all’ordine del giorno, ed è fatta.

Se invece questo non accadrà, avremo la prova inconfutabile che il vostro è l’ennesimo BLUFF:altro che “Buongoverno”!

Figura marrone per l’ex partitone, che fa pure rima!

Chissà perché, il Mago Otelma prevede che andrà a finire proprio così! Ul bel vedé…

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

 

 

Il nervosismo gioca brutti scherzi

 

I liblab sono gli ultimi che possono pensare di ergersi (naturalmente solo a scopo elettorale) a paladini del Ticino in qualsiasi campo che abbia una qualche attinenza con il frontalierato

Ohibò, certo che all’ex partitone sono meravigliosi! Dopo aver devastato il Ticino con la libera circolazione delle persone, provocando l’invasione di frontalieri, adesso che le elezioni si avvicinano lorsignori saltano sul carro leghistaanti-ristorni. Trattasi del revival, in grande stile, della “politica Xerox”. Ovvero: prima si denigrano le posizioni dell’odiata Lega, poi le si fotocopiano per puro opportunismo.

Ed il bello è che i liblab, se glielo si fa notare, si inalberano!

Non contenti, si producono pure – come fatto dal presidente cantonale Bixio Caprara sul CdT di ieri – in imbarazzanti distinguo tra il blocco dei ristorni e la disdetta della Convenzione del 1974: a conferma che stanno prendendo la gente per il “lato B” (al proposito, vedi l’articolo a pagina 3).

Sempre sul CdT di ieri, Caprara dichiara, bontà sua, che “La Lega deve stare tranquilla: quello dei ristorni non è un tema di sua esclusiva”.Che tolla!Si dà il caso che:

1) La Lega si è sempre battuta contro la devastante libera circolazione delle persone, voluta dal triciclo PLR-PPD-P$, ed è stata la prima forza politica a sollevare, spesso e volentieri sola contro tutti, la questione dei ristorni;

2) Il blocco (parziale) dei ristorni venne deciso, purtroppo una sola volta, grazie ai due leghisti in Consiglio di Stato, con l’appoggio del Beltrasereno. Dov’erano i rappresentati PLR? A condannare a gran voce lo scandaloso strappo con gli amici italiani!

3) E’ vero o non è vero che l’ex ministra PLR Laura Sadis si oppose sempre non solo al blocco dei ristorni, ma anche alla disdetta della Convenzione del 1974 ora cavalcata dal PLR?

4) Come mai di atti parlamentari leghisti a Berna (il tema è di competenza federale) che chiedono la disdetta della Convenzione del 1974, nuovi accordi sulla fiscalità dei frontalieri (per dire: un postulato del sottoscritto venne anche approvato dal Consiglio nazionale) eccetera ce ne sono a bizzeffe, mentre del PLR…?

L’esclusiva PLR

Visto poi che il presidente cantonale liblab solleva il tema delle “esclusive”: l’ex partitone un’esclusiva in effetti ce l’ha. Quella di aver pubblicamente dichiarato, per bocca dell’allora presidente cantonale Fulvio Pelli, quando si trattava di votare sui fallimentari accordi bilaterali, che“grazie alla libera circolazione delle persone, i nostri giovani potranno trovare lavoro a Milano”.Abbiamo visto come è andata a finire: 65’500 frontalieri lavorano in Ticino a scapito dei giovani ticinesi; per non parlare dei permessi B autentici o farlocchi, dei padroncini, eccetera.

Sicché, i signori dell’ex partitone abbiano almeno la decenza di non prendere la gente per scema. Perché sono proprio gli ultimi che possono permettersi di ergersi (naturalmente solo da qui ad aprile: dopodiché, passata la festa, gabbato lo santo) a paladini del Ticino in qualsiasi campo che abbia una qualche attinenza con il frontalierato.

Lorenzo Quadri

Diventeremo il bancomat dell’UE

Lo sconcio accordo quadro renderebbe i contributi miliardari obbligatori e ricorrenti

Ohibò, in questi giorni si moltiplicano i ricatti della fallita UE all’indirizzo degli svizzerotti a proposito dello sconcio accordo quadro istituzionale. Quello che ci imporrebbe la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE, i giudici stranieri, la direttiva di Bruxelles sulla cittadinanza. Quest’ultima comporterebbe a) l’assalto alla diligenza dello Stato sociale svizzero ad opera di immigrati della DisUnione europea e b) impossibilità di espellere i delinquenti stranieri se questi sono cittadini UE. Più altre sgradite sorprese che si scoprono man mano.

Pressioni mafiose

Le  pressioni di stampo mafioso sono caratteristiche di questa Europa di funzionarietti non eletti da  nessuno, ma che pretendono di comandare, sostituendosi alla democrazia. E sono la dimostrazione che lo sconcio accordo quadro istituzionale non è affatto nell’interesse della Svizzera, ma solo in quello dell’UE.

Nei giorni scorsi abbiamo sentito tale europarlamentare tedesco della CDU Elmar Brok (Elmar chi?) s”brok”care contro la Svizzera, proclamando dalle colonne del Blick che l’UE non farà concessioni sulla devastante libera circolazione, che “non ci sono margini di manovra” e che “gli svizzeri non avranno l’accordo (?)” se non accettano tutti i Diktat UE sul mercato unico.

 Girano la frittata

Ah ecco. Adesso arrivano perfino gli scaldacadreghe nel parlamento europeo, organo aduso a disquisire sulla curvatura delle banane, a pensare di dettarci le condizioni. E naturalmente a girare i termini della questione. Non siamo certo noi ad andare ad elemosinare lo sconcio accordo quadro (pietra tombale sulla nostra sovranità e sulla nostra indipendenza) all’ Unione europea. E’ quest’ultima che pretende di imporcelo. Naturalmente a proprio vantaggio. E come al solito i camerieri dell’UE in Consiglio federale, a partire dall’italo-svizzero KrankenCassis, per metà cittadino UE, sono pronti a chinarsi a 90 gradi, per far contenti i loro padroni della grande economia. Il bello è che il PLR Cassis ci ha pure raccontato un sacco di fanfaluche:  ad esempio che la direttiva UE sulla cittadinanza non c’entrava un tubo con l’accordo quadro istituzionale, ed invece c’entra eccome. Oppure che quella sui giudici stranieri sarebbe una “fake news” poiché a dirimere i contenziosi tra Svizzera ed UE ci sarebbe un tribunale arbitrale. Balle di fra’ Luca. Il tribunale arbitrale con cui il ministro PLR tenta di farci fessi conterebbe meno del due di picche. L’UE, in materia di diritto europeo, non riconosce altro giudice della Corte europea di giustizia. Altro che tribunale arbitrale! Delle due l’una: o KrankenCassis racconta balle, oppure non sa nemmeno lui quello che sta facendo.

Concesso molto?

Dello stesso tenore di quelle del Brok le fetecchiate raccontante al Forum di Davos dal commissario europeo kompagno Pierre Moscovici, personaggio di raro viscidume, secondo il quale “La Svizzera non ha più margini di negoziazione sull’accordo quadro, l’UE ha già concesso molto (ah ah ah)” mentre il rinnovo dell’equivalenza borsistica solo per sei mesi sarebbe “solo una scadenza, non una strategia di pressione”.

E la Svizzera dovrebbe calare le braghe davanti ai ricatti di questa gente, che oltretutto a maggio, dopo le elezioni europee, verrà lasciata a casa in blocco?

E noi dovremmo ancora REGALARE a costoro 1,3 miliardi di franchi a mo’ di marchetta (“perché bisogna oliare”, come hanno dichiarato l’eurosenatore PPD Pippo Lombardi ed il presidente del PLR Bixio Caprara)?

Mucca da mungere

L’accordo quadro istituzionale serve solo a trasformare definitivamente la Svizzera in una colonia dell’UE, oltre che in una mucca da mungere ad uso e consumo degli eurofuzionarietti. Sicché, più i balivi di Bruxelles sbraitano, più ci convincono che l’accordo quadro va stracciato e gettato nel cestino, e che di regalare 1.3 miliardi di Fr a Bruxelles non se ne parla nemmeno!

L’ultimo regalo

Veniamo ora all’ultimo regalo che l’accordo quadro del Cassis porterebbe alla Svizzera: l’automatismo dei contributi miliardari di coesione. Ovvero: su questi pagamenti, la Svizzera non avrebbe più niente da dire. Non potrebbe decidere, né se pagare o meno, e neppure la cifra! Arrivano gli esattori di Bruxelles a metterci direttamente le mani in tasca. Ecco qua il bell’accordo che il Consigliere federale del partito del “Buongoverno” PLR vorrebbe rifilarci!

Moscovici, Brok, “Grappino” Juncker e compagnia brutta: ma vaffa…!

Lorenzo Quadri

 

 

 

Armi: una battaglia da vincere

Il referendum contro il Diktat UE è riuscito alla grande, ma il “bello” arriva adesso

Proprio ieri, dando l’ennesima luminosa dimostrazione di coerenza uregiatta, il presidente nazionale PPDog Gerhard Pfister durante l’assemblea dei delegati raccontava la fregnaccia del secolo: “Il PPD è l’ultimo pilastro (?) delle peculiarità svizzere”.Boiata più grossa non poteva essere pronunciata. Ed infatti la smentita, plateale, è arrivata in tempo reale. La stessa assemblea ha infatti approvato, a maggioranza schiacciante, la sottomissione (leggi: calata di braghe) della Svizzera alla direttiva disarmista dell’UE. Ovvero ad un Diktat che rottamale peculiarità svizzere, essendo contrario alle nostre tradizioni, alle nostre leggi ed anche alla nostra volontà popolare. Altro che PPD “pilastro delle nostre peculiarità”!

Importanza primaria

Al di là della clamorosa figura marrone (non è la prima e non sarà certo l’ultima) del PPD: la questione della direttiva disarmista di Bruxelles è di primaria importanza per il Paese.

Come sappiamo, il Consiglio federale (italo-svizzero KrankenCassis in primis, e questo in barba alle promesse fatte: ma ormai conosciamo il soggetto…) ed il triciclo eurolecchino PLR-PPD-P$$ in Parlamento per l’ennesima volta si sono chinati a 90 gradi davanti all’UE. Hanno infatti accettato di adeguarsi al Diktat che vuole disarmare i cittadini svizzeri onesti con il pretesto – farlocco – della lotta al terrorismo islamico. Pretesto farlocco poiché i terroristi islamici, lo ha capito anche il Gigi di Viganello, della direttiva comunitaria se ne fanno un baffo.

Contro questa scellerata decisione della partitocrazia è stato lanciato il referendum. Ed il referendum è riuscito alla grande.Ha raccolto ben 125mila firme, quando ne sarebbero bastate 50mila. Questo risultato lascia, ovviamente, ben sperare. Ma la battaglia è ancora tutta da combattere. Non basta raccogliere tante firme; bisogna vincere la votazione, prevista per maggio. Ed è proprio il caso di dire che “bisogna”. In gioco infatti non c’è solo la questione, per quanto importante, delle armi detenute legalmente dai cittadini svizzeri onesti. In gioco sono la nostra autonomia, la nostra indipendenza e la nostra sovranità. Perché è chiaro: se l’establishment cala le braghe questa volta, è evidente che lo farà sempre. E senza nemmeno bisogno dello sconcio accordo quadro istituzionale…

Lorenzo Quadri

Francia: licenza di stupro per i migranti economici!

I giudici: l’asilante non ha gli “strumenti culturali” per capire il reato. Assolto

 

Licenza di stuprare per i migranti economici? Purtroppo non è uno scherzo. E’ la decisione, presa di recente dalla corte d’assise della Manche (un dipartimento della Normandia).

I fatti: un finto rifugiato in arrivo dal Bangladesh, con già precedenti di aggressione sessuale ai danni di una minorenne, ci è ricascato, ed ha stuprato una 15enne. Ma in tribunale è stato assolto. Non perché non abbia commesso il reato. Ma perché la  Corte ha sposato la tesi della difesa, secondo cui il migrante economico “impregnato della cultura maschilista del paese d’origine dove le donne sono relegate al ruolo di oggetti sessuali”, non aveva gli “strumenti culturali” (?) per capire il reato. Lo riferisce il quotidiano francese Le Figaro.

Traduzione:  per lo stupratore del Bangladesh, come per tanti altri migranti economici, le donne occidentali ree di non girare avvolte da capo a piedi in una palandrana e con lo straccio dei piatti in faccia, sono tutte prostitute. Quindi devono essere a disposizione di chiunque. Sicché, se questi finti rifugiati commettono uno stupro, non ce ne possono niente, poverini: è la loro “cultura”!

Il pericolo per le donne

Evviva! E noi naturalmente, grazie agli spalancatori di frontiere, facciamo arrivare frotte di finti rifugiati impregnati della “cultura” di cui sopra.

Il colmo è però che, in prima fila nel voler far entrare tutti,  troviamo i bolliti residui del femminismo ro$$o. Quelli che poi, davanti ad un oggettivamente obbrobrioso manifesto dello stilista Philipp Plein, lo tacciano addirittura di istigazione al femminicidio!

Qui siamo davvero al delirio: queste $inistrate vedono istigazioni al femminicidio in un manifesto (brutto quanto si vuole, ma certamente non criminale). Però poi pretendono di accogliere tutti i finti rifugiati che considerano le donne solo degli oggetti sessuali. Viva la coerenza!

Altro che Plein: a mettere in pericolo le donne sono gli spalancatori e le spalancatrici di frontiere!

Citus mutus

Il caso dello stupratore del Bangladesh assolto in Francia perché è un finto rifugiato, dalle nostre parti non ha avuto alcuna eco mediatica. Chissà come mai. Nemmeno un cip da parte delle sedicenti femministe. Ma non preoccupiamoci: neanche in Francia dette signore hanno fatto una piega; silenzio tombale pure da parte del cosiddetto movimento MeToo.

Chiaro: i $inistrati multikulti con la morale a senso unico difendono le donne solo quando fa comodo. Ma prima, molto prima, vengono i migranti economici. Che “devono entrare tutti”. Echissenefrega se essi mettono in pericolo le donne, come ha dichiarato senza tanti giri di parole anche la giornalista italiana di sinistra Lucia Annunziata! Anzi: se qualcuno osa dirlo, viene infamato come “razzista e fascista”!

E se qualche leguleio…

E’ il mondo che gira il contrario. In Francia un tribunale, non il Gigi di Viganello dopo un grappino di troppo, ha deciso che i migranti economici, a causa del loro “entroterra culturale”, sono liberi di stuprare.  Un paio di domandine nascono spontanee.

  • Chi ci assicura che prima o poi, a suon di lavaggio del cervello pro-frontiere spalancate e pro-multikulti, anche dalle nostre parti ad un qualche leguleio del Tribunale federale non verrà in mente di decidere come i colleghi francesi?
  • Ma soprattutto: chi ci assicura che in un futuro magari neanche troppo lontano decisioni analoghe non ci verranno imposte dai giudici stranieridella CEDU, a cui la maggioranza degli svizzeri insiste per sottomettersi? Ricordiamo infatti che in tempi recenti questi giudici stranieri sono riusciti a sentenziare che non si può offendere il sentimento religioso dei musulmani; quello dei cristiani, invece, sì. Di conseguenza, quando si tratta di islam, dobbiamo censurarci. Ecco: è evidente che un tribunale che, in nome del sacro dogma del multikulti, produce simile immondizia giuridica, è capacissimo di decidere anche che i migranti stupratori non sono punibili perché arrivano da “altre culture”.

Lorenzo Quadri

Si annunciano nuove crociate contro gli odiati automobilisti

La Simonetta ai trasporti? Ennesima catastrofe per chi deve spostarsi in macchina

In quel di Lugano, nei giorni immediatamente precedenti il Natale, un gruppo di kompagnuzzi ro$$overdi ha presentato l’ennesima – verbosa e scandalizzata – interrogazione al Municipio, “reo” di aver introdotto i buoni parcheggio che i commercianti hanno distribuito ai loro clienti. Si è trattato di una misura voluta per incentivare lo shopping natalizio in centro città, assieme ai mezzi pubblici gratuiti. Non è nemmeno il primo anno che viene applicata.

Ma naturalmente i $inistrati neppure per Natale possono rinunciare alla loro isterica crociata contro gli automobilisti. Buttare fuori le macchine dal centro città, così come vuole fare il politikamente korrettissimo PVP, si è dimostrata una scelta fallimentare. Qualcuno non riesce proprio a ficcarsi in testa che, se la gente non può arrivare in centro a fare compere in auto, semplicemente va altrove (magari oltreramina?),  sicché  il centro si desertifica. Ma forse, quando in centro Lugano non ci sarà più né un’auto né un negozio, i ro$$overdi esulteranno. Quindi: non solo bisogna continuare con la distribuzione dei buoni parcheggio, ma occorre anche abbassare le tariffe degli autosili, indecorosamente gonfiate come rane un po’ per fare cassetta, un po’ per scoraggiare/vessare gli automobilisti.

Il tripudio degli ecobalzelli

Perché raccontare questo aneddoto pre-natalizio sull’ultima prodezza degli eco$inistrati luganesi? Perché, ahinoi, da un paio di settimane a  Berna una dei “loro” si trova ufficialmente a capo del Dipartimento “ex Doris”, ossia il Dipartimento federale dei trasporti (e dell’ambiente, e delle telecomunicazioni, e dell’energia). Trattasi dell’ex ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, che alla Giustizia ha combinato un disastro dietro l’altro. Ultimo in ordine di tempo: l’avvocato gratis, ovvero pagato dal solito sfigato contribuente, per i finti rifugiati: come c’era da aspettarsi, il conto dell’operazione è assai più alto di quanto era stato annunciato, e nümm a pagum. Adesso la Simonetta si prepara a fare danni anche nel nuovo ruolo. L’interrogazione luganese ben ci dà la misura di cosa succederà a Berna. Con Sommaruga, gli automobilisti verranno tassati, criminalizzati e vessati ad oltranza. Sarà il tripudio degli ecobalzelli, mentre il prezzo della benzina schizzerà alle stelle: i $inistrati, come noto, sognano una tassa sul CO2 di addirittura 20 centesimi per litro di benzina! E ad andarci di mezzo, ma guarda un po’, saranno i meno abbienti. Già, perché i milionari potranno tranquillamente impiparsene del rincaro del carburante. Gli altri invece, specie chi vive nelle regioni discoste, non potendo fare a meno dell’auto, non avranno altra scelta che pagare di più. Svuotare il borsello per riempire il serbatoio. Quanto accaduto in Francia con i gilet gialli non ha proprio insegnato nulla?

“Boiate pricing”

Intanto il P$$, nelle sue continue campagne d’odio contro chi la pensa diversamente, ha ancora il coraggio di spacciarsi per il partito che starebbe dalla parte dei più deboli. Ma va là! I kompagni ormai si preoccupano  solo degli stranieri e dei finti rifugiati con lo smartphone.

Quale degno (?) accompagnamento al festival degli ecobalzelli, la Simonetta introdurrà inoltre i vari road pricing, mobility pricing, e tutte le boiate pricing che provocano la massima goduria ai ro$$overdi, il cui motto da decenni è: “per ogni nuovo problema inventiamo una nuova tassa”.

Investimenti?

Inutile dire che, sotto il regime Simonetta, di investimenti nella rete stradale non se ne vedranno più. Fortuna che siamo almeno riusciti a portare a casa il secondo traforo del Gottardo prima dello sfacelo, altrimenti per il Ticino sarebbero stati (ulteriori) guai seri.

Solo un paio di cifre: in Svizzera i costi delle colonne sulle strade a fine 2015 erano stimati in quasi due miliardi di Fr. Nel 2017, le ore trascorse in coda ogni anno sono state circa 26mila. Questi numeri impressionanti sono la semplice conseguenza dei mancati investimenti nelle infrastrutture stradali. Il “traffico individuale motorizzato” non è politikamente korretto quindi va sabotato. Ecco i risultati.

Frontiere spalancate

Peccato che, se il numero di auto sulle nostre strade cresce, la colpa sia in buona parte delle frontiere spalancate. Dal 2007 ad oggi sono immigrate in Svizzera circa 800mila persone. Questa gente si sposta ed usa la rete viaria. A ciò vanno aggiunti i 65mila frontalieri che entrano tutti  i giorni in Ticino uno per macchina, e le svariate migliaia di padroncini: le conseguenze della devastante libera circolazione delle persone sulla viabilità di questo sfigatissimo Cantone sono ormai drammaticamente  note. I ro$$overdi vogliono far entrare sempre più gente in Svizzera; tutta questa gente deve avere un tetto sulla testa e necessita di spostarsi; poi però sbraitano contro cementificazione e traffico? Coerenza kompagni, coerenza!

 Tempi grami

E’ evidente che la nuova (si fa per dire) ministra dei trasporti non farà nulla per risolvere i problemi dell’infrastruttura viaria nazionale, ma si limiterà a vessare ed a criminalizzare gli automobilisti, che verranno gravati da una pletora di nuovi balzelli.

Ci attendono tempi grami, con un’unica consolazione: la successora di Sommaruga alla giustizia, la liblab Karin Keller Sutter (Ka-Ka-eS) non potrà fare peggio di lei. Anche perché sarebbe impresa oltremodo ardua.

Lorenzo Quadri

 

Agenzia ONU glorifica il terrorismo con i nostri soldi

La Svizzera tra i principali finanziatori delle scuole dell’UNWRA:  27 milioni nel 2018

 

Intanto il centro Wiesenthal ha inserito l’UNWRA tra i 10 peggiori antisemiti dello scorso anno. E chi sostiene l’UNWRA alle nostre latitudini? Naturalmente i soliti $inistrati del P$$ e dintorni! Quelli che poi pretendono di fare la morale agli altri!

L’UNRWA, ovvero l’agenzia dell’ONU (BidONU) per i rifugiati palestinesi, ne ha combinata un’altra.  Di recente si  è infatti scoperto (?) che nelle sue scuole viene utilizzato materiale che glorifica il terrorismo contro Israele. Lo ha scritto la scorsa domenica  la SonntagsZeitung.

Non è certo la prima volta che l’UNRWA è al centro di accuse di antisemitismo, sdoganamento del terrorismo, eccetera. Infatti, continua a ricascarci. Ebbene, ma tu guarda i casi della vita, tra i principali finanziatori delle scuole dell’UNRWA ci sono proprio  gli svizzerotti. La Confederella lo scorso anno ha versato qualcosa come 27 milioni di franchetti!Sì, avete capito bene: 27 milioni di Fr nostri sono stati sperperati dai burocrati bernesi per finanziare scuole ONU che fomentano l’ antisemitismo e glorificano il terrorismo!

Qui qualcuno è fuori come un balcone. E’ evidente che non solo occorre azzerare immediatamente i finanziamenti all’UNRWA – atto parlamentare a Berna in arrivo – ma la Svizzera deve uscire dall’ONU!

Con 27 milioni…

Quanti disoccupati svizzeri sarebbe stato possibile ricollocare con i 27 milioni di franchetti regalati l’anno scorso all’UNRWA?

E’ evidente che occorre ridurre con urgenza gli aiuti all’estero, che ammontano in totale ad oltre 5 miliardi di Fr all’anno, per cominciare a pensare un po’ di più  agli svizzeri. Perché qui, grazie al solito triciclo spalancatore di frontiere, invece di applicare il “Prima i nostri” votato dal popolo, si va avanti con il solito “prima gli altri”!

I finti buonisti

E chi, dalle nostre parti, regge la coda a queste agenzie ONU come l’UNRWA che sostengono l’antisemitismo, glorificano il terrorismo, eccetera? Ma naturalmente i sinistrati del P$$ e partitini di contorno!

I finti buonisti diffondono odio (oltre che contro chi osa non pensarla come loro) contro lo Stato di Israele e fomentano l’antisemitismo ed il razzismo in casa nostra. Infatti  pretendono di “ far entrare tutti”  i migranti economici islamici, troppi dei quali sono razzisti, antisemiti, sessisti, “non rispettano le donne”, eccetera.

Agenzia antisemita

Non è tutto. Di recente si è appreso che  il Centro Simon Wiesenthal– non il Gigi di Viganello, e nemmeno il Mattino populista e razzista – ha inserito l’UNRWA,che i burocrati federali finanziano con i nostri soldi, nella “top ten”(“top” si fa per dire) dei dieci peggiori antisemiti del 2018. Niente da dire al proposito, cari sinistrati? E cosa ne pensano i solitamente logorroici moralisti a senso unico? Hanno improvvisamente perso la favella?

E poi il kompagno Bertoli, per fare propaganda pro-frontiere spalancate e per farsi campagna elettorale, va a scusarsi in nome della Svizzera (?) con la senatrice italiana Segre sopravvissuta all’Olocausto e non accolta dal nostro paese?  Ohibò, ma le leggi razziali le ha varate  la Svizzera o l’Italia?
Si scusino piuttosto, i $ignori della gauche-caviar, per come il loro P$ (Partito degli Stranieri) sta fomentando l’antisemitismo adesso! Non ottant’anni fa!

E si scusino anche, i $inistrati, per come stanno strumentalizzando e banalizzandol’Olocausto paragonando, in mondo oltraggioso, gli ebrei che venivano deportati dai loro governi ai giovanotti africani con lo smartphone, che non scappano da nessuna guerra, e che arrivano clandestinamente in Svizzera per farsi mantenere!

Lorenzo Quadri

Altro che balle populiste! E’ ora di chiudere le frontiere

Terrorismo islamico, l’allarme dall’Italia: “rischiate un esercito di kamikaze”

 

Ma come: non dovevano essere tutte balle della Lega populista e razzista?

Ed invece la scorsa settimana, sul sito online del quotidiano italiano Repubblica (con posizioni di $inistra e non certo vicine alla Lega) faceva bella mostra di sé un articolo sui soldati della Jihad che immigrano clandestinamente nel Belpaese, sotto le mentite spoglie di migranti economici.

Il titolo è assai eloquente: “Terrorismo, pentito della Jihad fa scattare il blitz: 8 fermi. “Rischiate un esercito di kamikaze in Italia”.

Il testo ben evidenzia il nesso tra scafisti e terroristi. E rinfresca la memoria pure su un’altra questioncella: la Tunisia (e non solo) ha svuotato le carceri invitando i delinquenti ivi detenuti a smammare. Magari verso l’Europa. Naturalmente anch’essi si mischiano ai migranti economici. Gli ex galeotti, per farsi trasportare in Europa, pagavano agli scafisti tariffa doppia: circa 3000 euro, invece dei 1500 che vengono chiesti ai “normali” clandestini.

Apperò. E dove li trovano tutti questi soldoni i finti rifugiati con lo smartphone?

Un paio di domande

A questo punto alcune domandine facili-facili ci nascono spontanee. Ad esempio: quanti soldati della jihad sono già arrivati in Svizzera travestiti da finti rifugiati?  E quanti di loro si trovano ancora sul nostro territorio grazie (elenco non esaustivo)

  • Ai buonisti-coglionisti;
  • All’avvocato gratis, ovvero pagato dal solito sfigato contribuente, per gli asilanti;
  • All’assistenza “facile” ai migranti economici;
  • Al rifiuto di prendere misure efficaci contro la radicalizzazione perché non si può (“sa po’ mia!”) discriminare;
  • Ai legulei che sentenziano – con i politicanti della gauche-caviar a dare man forte – che non si può (di nuovo: “sa po’ mia!”) espellere i terroristi islamici se questi si troverebbero in pericolo di vita nel paese d’origine?

Ma si può essere più masochisti di così?

La spesa esplode

A proposito del punto 2: giova ricordare che – ma tu guarda i casi della vita – i costi dell’avvocato “gratuito” per i finti rifugiati sono già schizzati verso l’alto. Questo perché le tariffe forfettarie degli avvocati d’ufficio, invece di ammontare in media a 1360 Fr per caso come era stato annunciato, si aggirano attorno ai 2000 franchetti! Il che si traduce in una spesa annua di 12 milioni di Fr in piùalla voce “finti rifugiati” (poi però i politicanti vanno in giro a starnazzare che non ci sono i soldi per l’AVS).

Ciò significa che per l’ennesima volta la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga (adesso sciaguratamente insediata al Dipartimento dei Trasporti dove lancerà la guerra santa contro gli automobilisti, in nome dell’ideologia ro$$overde) ha raccontato fregnacce alla popolazione!

Paese del Bengodi

Per quanto attiene invece al punto 3, l’allarme (da parte di esperti di terrorismo islamico, non di beceri leghisti) è stato lanciato già da anni. In Svizzera i migranti ottengono troppo facilmente prestazioni assistenziali. Questo attira jihadisti a frotte, che arrivano qui per attaccarsi alla mammella elvetica e, nel mentre che si fanno mantenere (e non lavorano) trascorrono il loro tempo radicalizzando. Il che, sommato all’assenza di misure efficaci di lotta al terrorismo, assenza dettata dal buonismo-coglionismo e dal terrore delle accuse di “discriminare”, costituisce un cocktail esplosivo. Morale: quando anche in casa nostra cominceranno ad esplodere le bombe, sapremo chi ringraziare. Vero kompagna Simonetta? Vero burocrati ro$$i ed islamofili del Dipartimento federale di giustizia? Vero triciclo PLR-PPD-P$$?

Il punto

Essendo ormai certificato anche dalla stampa (italica) della gauche-caviar che assieme ai migranti economici arrivano anche i jihadisti, ed essendo accertato che costoro trovano in Svizzera il paese del Bengodi, il punto è: cosa aspettiamo a chiudere le frontiere?

Lorenzo Quadri

 

Espulsioni di stranieri: nuova gaffe dei $inistrati

Tentano di denigrare l’odiato “ministro” leghista e rimediano ancora una figura marrone

Ma guarda un po’: i $inistrati, ed anche alcuni radikali, di recente hanno pensato bene di interrogare il governicchio sui ritiri e mancati rinnovi di permessi di dimora agli stranieri. Il messaggio politico che vuole far passare la gauche-caviar con tale ozioso atto parlamentare è chiaro: nel Ticino “populista e razzista” le revoche – e quindi le espulsioni – sarebbero troppe (?) ed immotivate (?). Certo, come no!

Ai $inistrati del “devono entrare tutti”, “devono restare tutti” e “gli svizzerotti fessi devono mantenere tutti” non sta bene che vengano espulsi gli stranieri che delinquono o che sono a carico dello Stato sociale. Perché questi sono i motivi per cui un immigrato viene allontanato dal nostro Paese. Non altri. Anche se ovviamente ci piacerebbe assai che un domani ai frontalieri che insultano la Svizzera e gli svizzeri venisse ritirato il permesso G.

Quindi i kompagnuzzi del P$, con alcuni radikalchic al seguito, non si limitano a fare il partito degli stranieri, ma il partito degli stranieri delinquenti e/o mantenuti con i soldi di chi lavora e paga le tasse (svizzero o immigrato che sia). Cosa non si inventano questi $inistrati  pur di non difendere i lavoratori ticinesi!

Quanti ritiri? Troppo pochi!

Alla domanda su quanti permessi vengono ritirati in Ticino, la risposta può essere una sola: sempre troppo pochi. E per questo possiamo ringraziare buonismo-coglionismo, garantismo, e tutti gli altri “ismi” a causa dei quali sul nostro territorio rimangono persone che proprio non ci dovrebbero essere.

Ad esempio, ricordiamo che i giudici STRANIERI della Corte europea dei diritti dell’Uomo, che tanto piacciano a $inistrati e spalancatori di frontiere assortiti (basti pensare a come strillavano isterici prima della votazione popolare sull’iniziativa “contro i giudici stranieri”), hanno annullato l’espulsione dalla Svizzera di sei terroristi islamici iracheni. Questo perché tali delinquenti sarebbero in pericolo nel paese d’origine. Sicché, ci teniamo in casa dei terroristi islamici, che potrebbero passare all’atto da un momento all’altro. Però il P$ ha ancora il coraggio di protestare contro le troppe espulsioni. Ovviamente nel (vano) tentativo di denigrare e demonizzare l’operato del direttore del Dipartimento delle Istituzioni, ovvero l’odiato leghista Norman Gobbi.

A Bellinzona…

In più, ciliegina sulla torta, proprio lunedì in quel di Bellinzona la polizia cantonale ha dovuto effettuare un delicato intervento: due finti rifugiatialgerini, già noti alla polizia e colpiti da decreto di espulsione, a seguito di un controllo si sono barricati in un appartamento con altri 4 familiari minacciando di buttarsi di sotto, ciò che ha reso necessaria la mediazione del gruppo negoziati della PolCant. Anche questi sarebbero, secondo i compagni, dei ritiri di permesso ingiustificati? E quanto è costato l’intervento? Così, tanto per curiosità…

Le promesse

E’ poi il caso di ricordare che, prima della votazione popolare sull’iniziativa d’attuazione dell’espulsione dei delinquenti stranieri, il Consiglio federale e la partitocrazia avevano promesso che, con la nuova legge sugli stranieri, ci sarebbero state 4000 espulsioni all’anno. La cifra reale però è poco più di un decimo.

Il Ticino è tra i Cantoni “virtuosi” nell’espulsione dei delinquenti stranieri – grazie al leghista Gobbi – e questo provoca al club del “devono entrare e devono restare tutti” insopportabili travasi di bile.

Revoche fondate

Tramite la loro interrogazione, i politicanti $ocialisti e radikalchic, oltre a mirare al sabotaggio delle espulsioni, vogliono anche sapere quante revoche di permesso sono state impugnate ed annullate dalle istanze giudiziarie. Pensiero sottointeso: il Dipartimento leghista e razzista espelle senza motivo e poi arrivano, provvidenziali, i giudici incadregati dal triciclo PLR-PPD-P$$ a rimettere la chiesa al centro del villaggio e ad annullare le revoche di permesso prese arbitrariamente.

Ebbene, anche questa volta ai $inistrati è andata buca. Il governicchio non ha ancora risposto all’interrogazione dei kompagni, però il portale Ticinonews ha svolto un paio di accertamenti presso i tribunali, dai quali è emerso che i ricorsi accolti contro revoche o mancati rinnovi di permesso naviga attorno al 10%-20% di quelli presentati. In altre parole: la stragrande maggioranza delle decisioni di revoca è perfettamente fondata. Prendere su e portare a casa!

Le domande mancanti

Sarebbe bello a questo punto sapere quanto costano tali ricorsi, che non di rado arrivano fino al Tribunale federale, e chi li paga: forse – spesso e volentieri – il solito sfigato contribuente (svizzero o straniero che sia) con i soldi delle sue imposte? E a quanto ammontano i costi di tali ricorsi?

Chissà come mai i kompagnuzzi queste domandine non le hanno poste? E sì che sono facili-facili…

Lorenzo Quadri

Ristorni: il teatrino dei Pupi di KrankenCassis e Moavero

L’incontro di lunedì tra i due ministri italiani è l’ennesima presa per i fondelli 

Questa non è più nemmeno politichetta: questa è solo scenografia. Alla fregnaccia della decisione entro la primavera non ci crede nemmeno il Gigi di Viganello. Se dopo questa ennesima pagliacciata non si trova, nel governicchio cantonale, una maggioranza per decidere il blocco dei ristorni, vuol dire che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ è proprio alla frutta!

Avanti, la commedia dei Pupi prosegue! Lunedì a Lugano, ennesimo incontro tra i ministri degli esteri di Svizzera ed Italia, al secolo Cassis e Moavero;  o, per essere più precisi, tra due ministri italiani, dato che entrambi i convenuti possiedono (o possedevano fino al recente passato) la cittadinanza “tricolore”. Tema: il nuovo (?) accordo fiscale sui frontalieri.

Ora, se l’italosvizzero KrankenCassis e l’italiano Moavero vogliono organizzare un pranzo luculliano tra connazionali nella sfarzosa cornice della Villa Principe Leopoldo, naturalmente a spese del solito sfigato contribuente, nella perfetta consapevolezza che non porterà assolutamente a nulla, abbiano almeno la decenza di non spacciarlo per “lavoro”. Franco Battiato, cantautore certamente non di destra, cantava: “E perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rinc_glioniti”. Appunto.

Posizione nota da anni

La posizione del Belpaese sul nuovo accordo fiscale dei frontalieri è nota da anni: di ratificarlo non se ne parla proprio. Questa era già la posizione dei governi precedenti; figuriamoci di quello attuale. Inoltre, se non ci siamo persi qualche puntata, la palla è – da tempo – nel campo del Parlamento italiano. E una decina di giorni fa, non nell’antichità classica, due deputati 5 stelle in fregola di visibilità mediatica, Nicolò Invidia e Giovanni Currò (“Cip e Ciop”), si sono bullati a mezzo stampa di aver ottenuto il rinvio “sine die” del dibattito sul tema alla Camera dei deputati.  E di certo il ministro Moavero, se la separazione dei poteri a sud della ramina non è un’opinione, non può imporre al Parlamento di approvare il nuovo accordo. Per cui, di cosa hanno discusso i due italici Moavero e Cassis alla Villa Principe Leopoldo? Del tempo? Di quanto è buono l’abbacchio alla romana?

Teatrino

E’ evidente che abbiamo assistito all’ennesimo teatrino inutile, con cui la controparte d’oltreramina – alla quale la parlantina non fa mai difetto – da anni “rabbonisce”, ovvero prende per il lato B, gli svizzerotti. E’ davvero inaudito che qualcuno possa ancora bersi simili storielle. Ed è impossibile che KrankenCassis presti sul serio fede alle dichiarazioni dei suoi connazionali.

Solo scena

Questa non è nemmeno politica. Questa è solo scenografia. L’operazione “abbuffata alla Villa Principe Leopoldo” – oltre che a magnare e a bere, sicuramente bene, a spese del contribuente – ha un’unica chiave di lettura (uella). Anzi, due strettamente connesse:

  • Uno stracco tentativo, da parte del liblab KrankenCassis, di puntellare la posizione, del tutto insostenibile, degli esponenti del triciclo nel governicchio cantonale. Quelli che, malgrado la permanente e plateale inadempienza italica, rifiutano di bloccare i ristorni, nel frattempo lievitati a quasi 84 milioni di franchetti all’anno. L’incontro di lunedì è quindi l’equivalente dei richiami di pagamento che vengono trasmessi ai debitori insolventi per non lasciar cadere il credito in prescrizione, ben sapendo che non si otterrà un centesimo. Serve a giustificare il prolungamento dell’attesa;
  • Puntellare la posizione del triciclo calatore di braghe davanti al Belpaese, ma anche pararsi il fondoschiena. Ovvero per giustificare la fatwa federale contro la maggioranza del governicchio nel caso in cui il blocco dovesse venire approvato. Per la serie: “ma come, i nostri partner ci hanno appena promesso che… è colpa vostra se adesso salta tutto!”. Si tratta dello stesso trucchetto utilizzato quasi quattro anni fa dall’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf e dal suo tirapiedi De Watteville per infinocchiare la deputazionicchia ticinese a Berna. Se già ai tempi la manovra non era particolarmente credibile, figuriamoci adesso…

“La Svizzera è pronta”?

Oltretutto, a dimostrazione delle poche idee ma ben confuse del ministro degli esteri binazionale, quest’ultimo – forse risentendo del pranzo eccessivamente abbondante – ha dichiarato che “la Svizzera è pronta a firmare l’accordo”. A dire il vero, la Svizzera è pronta dal 2015. E’ il Belpaese che invece ci prende per il lato B ad oltranza (“tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente”).

Precisiamo poi una cosa: nemmeno noi siamo dei fan sfegatati del nuovo accordo fiscale. E’ un passetto avanti, ma non è vantaggioso come potrebbe e dovrebbe. La vicina Repubblica ci guadagna molto più di noi. E’ lei stessa a non volerlo? E allora cosa continuiamo ad impuntarci? Blocchiamo (ed incameriamo) i ristorni dei frontalieri – il che è molto più interessante per noi del nuovo accordo. E Berna disdica finalmente l’obsoleta Convenzione del 1974. Questi dunque sono i due passi da compiere.

E sarebbe davvero incredibile se, dopo l’ennesima pagliacciata di lunedì, in Consiglio di Stato non si trovasse la maggioranza per bloccare i ristorni!

Tre domandine

Infine, ricordiamo per la cronaca che a Berna è pendente da fine novembre un’interpellanza di chi scrive, che pone ai camerieri dell’UE in Consiglio federale le seguenti tre domandine (facili-facili):

  1. Il Consiglio federale, vista la fase di stallo permanente (sul nuovo accordo fiscale sui frontalieri, ndr), è disposto a finalmente denunciare la Convenzione del 1974 sui ristorni delle imposte dalla fonte dei frontalieri, così come annunciato dall’ex consigliera federale Widmer Schlumpf nel 2014?
  2. Nel caso in cui la maggioranza del governo ticinese decidesse di bloccare il versamento dei ristorni, il Consiglio federale sarebbe pronto ad appoggiare tale scelta, o per lo meno a non esercitare pressioni per imporre il versamento?
  3. Poiché il prezzo dell’accordo del 1974 è stato scaricato interamente sul Ticino: il Consiglio federale è finalmente disposto a distanziarsi dalla linea fin qui tenuta ed a riconoscere un risarcimento al Ticino?

Attendiamo le risposte (e nell’attesa ridiamo per non piangere).

 

Lorenzo Quadri

Porre fine alla complicità con il terrorista rosso!

Caso Baragiola: Brasile e Bolivia consegnano il terrorista Battisti, la Svizzera invece…

 

Cassis e Keller Sutter (PLR) si attivino! E le norme che impediscono le estradizioni di svizzeri di carta si possono anche cambiare quando ci sono di mezzo terroristi assassini (mica ladri di ciliegie!): mozione in arrivo!

Il Brasile e la Bolivia hanno consegnato all’Italia, dopo quarant’anni di latitanza, il terrorista rosso Cesare Battisti che trascorrerà (secondo le dichiarazioni del ministro dell’interno Salvini) il resto dei suoi giorni in prigione.

Altri brigatisti rossi si trovano però a tutt’oggi liberi, latitanti all’estero, invece di stare in galera a scontare la loro pena.

Uno dei casi più scandalosi, citato in abbondanza anche negli scorsi giorni in relazione alla consegna di Battisti al Belpaese, è quello di Alvaro Lojacono Baragiola. Costui, come brigatista,  si è macchiato di una lunga serie di crimini, tra cui la partecipazione nel 1978 alla strage di via Fani, ovvero l’uccisione della scorta del presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro ed il rapimento di quest’ultimo.

Latitante

Lojacono Baragiola per la giustizia italiana è “latitante” in Svizzera.

Nel nostro Paese costui ha trascorso 11 anni in carcere per l’assassinio di un magistrato, essendogli tale condanna stata inflitta dalla giustizia elvetica. Ma questa è solo una piccola parte delle pene che il terrorista deve espiare. In Italia Baragiola è stato condannato in contumacia all’ergastolo per la strage di via Fani nel processo Moro quater (sentenza confermata nel 1997)  e a 16 anni di carcere per l’omicidio di uno studente. E a queste condanne il terrorista si sottrae “grazie” al doppio passaporto. Baragiola ha infatti ottenuto la cittadinanza elvetica tramite naturalizzazione facile in quanto figlio di madre ticinese (di cui ha assunto il cognome: Baragiola appunto). Non a caso su Wikipedia il “nostro” è indicato come: “Alvaro Lojacono, brigatista italiano con cittadinanza svizzera”.

Non è l’unico

La complicità della Svizzera con terroristi rossi italiani è una vergogna per il Paese. Oltretutto il caso Baragiola è senz’altro il più eclatante, ma non è l’unico. Anche altri poco raccomandabili figuri (certamente, e per fortuna, non a questo livello) vicini alle brigate rosse se la spassano allegramente dalle nostre parti.

Vergogna doppia

La vergogna elvetica nel caso Baragiola è doppia se si pensa che costui non solo si trova a piede libero, ma beneficia addirittura del pubblico impiego.Prima ha lavorato per la Pravda di Comano che, con i soldi del canone più caro d’Europa, stipendia brigatisti assassini. Adesso invece risulta dipendente dell’Università di Friburgo, come ha scritto il portale Tio.ch nei giorni scorsi.

Non ci sono davvero parole per un simile sconcio: mentre tante persone oneste sono in disoccupazione o in assistenza, lo Stato, con i soldi dei contribuenti, fa lavorare un terrorista rosso assassino. Naturalmente ciò può avvenire solo grazie alla connivenza di $inistrati ai vertici di “datori di lavoro esemplari” come l’emittente di regime e l’università di Friburgo.

E la famosa “reputazione internazionale”?

Il caso Baragiola è uno scandalo. E’ tempo di mettervi fine. Svizzera peggio del Brasile e della Bolivia, che Battisti l’hanno consegnato? Cosa hanno da dire al proposito quelli – gauche-caviar in prima linea! –  che si sciacquano la bocca con la “reputazione internazionale” del nostro paese? Forse che proteggere e stipendiare assassini latitanti condannati all’ergastolo non nuoce alla “reputazione internazionale” della Confederella?

Stop alla complicità con dei terroristi!

La Lega pretende che i due Consiglieri federali di riferimento, guarda caso entrambi PLR, ossia il ministro degli esteri binazionale KrankenCassis e la ministra di giustizia Keller Sutter, si attivino sul caso Lojacono Baragiola affinché questo criminale venga consegnato all’Italia. Altro che pubblico impiego presso l’Università di Friburgo!

Dovremmo pure lodarlo?

I legulei  naturalmente ci vengono a raccontare che estradare Baragiola “sa po’ mia” a causa del doppio passaporto: la legge svizzera non prevede l’estradizione di suoi concittadini (?). Sicché, non solo dovremmo continuare a proteggerel’assassino e terrorista, ma dovremmo pure tollerare che occupi un posto di lavoro statale alla faccia dei tanti cittadini onesti disoccupati? E magari dovremmo pure lodarlo perché si sarebbe “ravveduto”, e quindi “lo scopo rieducativo della pena sarebbe stato raggiunto”? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Fosse stato un nazifascista…

Se invece di un brigatista rosso, Baragiola fosse stato un criminale nazifascista, vogliamo proprio vedere se non sarebbe stato consegnato, in un modo o nell’altro, alle autorità del paese dove ha commesso le sue efferatezze e dove è stato condannato. O vuoi vedere che le famiglie delle vittime di assassini di sinistra possono anche rinunciare ad avere giustizia, mentre quelle di assassini di destra…?

Le leggi si possono cambiare

La legge che non prevede l’estradizione di cittadini svizzeri si può anche modificare. Ad esempio, si può creare un’eccezione per i crimini di terrorismo.Una proposta in tal senso verrà presentata a Berna.
E non sarebbe certo una “lex Baragiola”.Il tema diventa infatti di scottante attualità con il dilagare del terrorismo islamico. 
Non sarebbe nemmeno una “cessione di sovranità”. I terroristi “svizzeri” sono svizzeri solo sulla carta. Si tratta di beneficiari di naturalizzazioni facili, o di persone che scandalosamente approfittano del doppio passaporto per disonorare il nostro Paese. Per cui, che vadano pure a scontare ergastoli all’estero (così oltretutto ci risparmiamo di mantenerli nelle nostre carceri Deluxe, dove ci costerebbero 400 Fr al giorno).

Lorenzo Quadri

 

“Consultazione interattiva”: l’ennesima boiata di Cassis

Prosegue il lavaggio del cervello a sostegno dello sconcio accordo quadro istituzionale

Il parere della Lega sul trattato-capestro con l’UE? Un bel VAFFA!

 

Prosegue il lavaggio del cervello della casta nel vano tentativo di far digerire – a suon di fake news, minacce e ricatti – lo sconcio accordo quadro istituzionale. Quello che  ci imporrebbe:

  • la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE;
  • la norma europea sulla cittadinanza: il che comporterebbe l’immigrazione di massa di cittadini UE nel nostro stato sociale e l’impossibilità per noi di espellere delinquenti stranieri se questi sono cittadini di Paesi comunitari;
  • i giudici stranieri: la corte arbitrale (uella) con cui l’ (ex) doppiopassaporto KrankenCassis (PLR) da mesi tenta di prenderci per il lato B, è una fanfaluca. L’UE, per l’applicazione del proprio diritto, non riconosce altro giudice della Corte europea di giustizia. Il tribunale arbitrale del Cassis conterebbe meno del due di picche. Del resto, proprio per non dover sottostare a “giudici stranieri”, l’UE non aderisce nemmeno alla Convenzione europea dei diritti dell’Uomo, sulla cui applicazione decide l’omonima Corte.
  • Eccetera eccetera.

Consultazione interattiva

Ultima trovata del liblab KrankenCassis per sdoganare l’accordo quadro: la consultazione “interattiva”. Traduzione: aggiungere alla consultazione “classica” degli incontri con le “cerchie interessate”. Incontri in cui, ça va sans dire, il ministro degli esteri italo-svizzero e la sua corte dei miracoli tenteranno di manipolare gli interlocutori per ottenere il responso che vogliono loro. Cioè favorevole allo sconcio accordo quadro che ci svende a Bruxelles e che sancirebbe la fine della nostra sovranità e dei nostri diritti popolari.

I privilegiati

Particolarmente interessante (si fa per dire) la lettura dell’elenco dei privilegiati (?) che avranno l’onore (?) di venire convocati da KrankenCassis& Co. Si tratta delle commissioni parlamentari della politica estera e dell’economia e dei tributi, della Conferenza dei governi cantonali, dei partiti politici con un gruppo parlamentare a Berna, dei sindacati, delle organizzazioni dei datori di lavoro, dei rappresentanti dell’economia e della comunità accademica. Perdindirindina, la CASTA europeista al gran completo che si parla addosso, se le canta e se le suona! Tutto in famiglia!

La Lega, non avendo un gruppo parlamentare a Berna (dove è “ospite” dell’Udc), non fa parte della “crème” invitata alla consultazione interattiva del Cassis. Ma la sua posizione sullo sconcio accordo quadro l’ha già resa nota: un bel VAFFA!

Confronti a senso unico

Del resto, la commediola dei Pupi siciliani a sostegno dell’accordo-capestro con Bruxelles procede anche a livello parlamentare. All’inizio della scorsa settimana la Commissione della politica estera del Consiglio nazionale (un gremio che produce solo blabla…) sotto la guida della sua presidenta uregiatta Elisabeth Schneider-Schneiter (sic!) ha convocato sei esperti per discutere sullo sconcio accordo quadro istituzionale. Peccato che, ma tu guarda i casi della vita, la grande maggioranza dei sedicenti esperti fosse composta da soldatini della casta che reggevano la coda all’accordo in questione. Le voci critiche erano infatti solo due sue sei!Ecco cosa intende la partitocrazia per “confronto alla pari” e “dibattito equilibrato”!

Uhhh, che pagüüüraaa!

Intanto i funzionarietti dell’UE con già  le valigie in mano – perché dopo le elezioni  europee di maggio non uno di questi strapagati burocrati avrà ancora la cadrega sotto il tafanario – tentano per l’ennesima volta di ricattarci, naturalmente amplificati a dovere dalla stampa di regime: “O svizzerotti, se non calate le braghe e firmate l’accordo quadro, gli accordi bilaterali non verranno più aggiornati e saranno cavoli amari”.

Uhhh, che pagüüüraaa!

Poiché  ne abbiamo piene le scuffie dell’arroganza di chi, malgrado sia alla canna del gas (o forse proprio per quello), pretende di comandare in casa nostra, simili sbroccate degli eurobalivi sono un motivo in più per non firmare proprio nessun accordo con l’UE ed anzi per cominciare a disdire qualcuno di quelli in essere.

Swissexit al posto della sudditanza voluta dalla partitocrazia!

Lorenzo Quadri

 

Medico del traffico: uno sfacelo

 Come promesso la Lega si attiverà a Berna per abolire questa figura e rimediare così all’ennesima cappellata della partitocrazia PLR-PPD-P$$!

L’aberrante figura del medico del traffico continua, giustamente, a tenere banco. Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto in redazione varie segnalazioni di automobilisti costretti dalle autorità a rivolgersi alla dottoressa milanese (ennesima “non patrizia di Corticiasca” che ha trovato alle nostre latitudini “ul signur indurmentàa”).

Addirittura c’è chi ci ha mandato in copia una fattura di oltre 5000 Fr! Già, perché il forfait di 1150 Fr è, appunto, un forfait. Ma la pillola può evidentemente gonfiarsi a seconda di quanto viene “prescritto” allo sfigato di turno! Ed il bello, o piuttosto il brutto, è che a pagare queste fatture mediche stratosferiche, e senza giustificativi, sono dei “pazienti” che non sono affatto dei malati.

La figura del “medico del traffico” è l’ennesimo abominio messo in piedi con il bidone “Via Sicura”. Questa ciofeca legislativa è un esempio concreto di cosa succede quando si legifera calando le braghe davanti al populismo della $inistra ro$$overde nemica degli automobilisti. Ed infatti, e fin dall’inizio, era chiaro che “Via Sicura” non mirava a sanzionare i pirati della strada, bensì a rendere la vita impossibile ai conducenti. Ci sono persone che, senza aver provocato alcun incidente né aver messo concretamente in pericolo nessuno, sono state rovinate, ridotte sul lastrico da “Via Sicura” e dai suoi balordi ammennicoli tra i quali l’italica dottoressa del traffico! E questo mentre i criminali vengono condannati a pene sospese condizionalmente e quindi se la ridono a bocca larga?

Ringraziamo il triciclo

“Via Sicura”, è bene ricordarlo, è stata approvata dalla partitocrazia PLR-PPD-P$$. Solo Lega ed UDC a Berna hanno votato contro. Ed è un tale bidone che i correttivi hanno dovuto cominciare praticamente subito. Con i ro$$overdi che si opponevano isterici dicendo che era troppo presto, che prima di pensare a modificare occorreva un bilancio su un termine più lungo, e blablabla.

Chiaro: i nemici giurati degli automobilisti non erano certo contenti di vedere depotenziata la loro macchina infernale, dopo che erano riusciti ad infinocchiare il sedicente “Centro”, ovvero il tandem PPD-P(L)R!

Il lavoro continua

L’opera di “smontaggio” di Via Sicura deve continuare. E deve continuare a Berna. Prossimo passo: l’abolizione del medico del traffico! Gli interventi del Cantone, ed in particolare del Dipartimento delle istituzioni di Norman Gobbi, per mitigare le fatture della dottoressa milanese sono certamente apprezzabili. Ma la realtà è che il Cantone può fare poco. Le norme da cambiare sono federali. La Lega, come promesso, si attiverà a Berna per abolire il medico del traffico!

Lorenzo Quadri

 

Il Consiglio d’Europa tenta di sdoganare la sharia!

L’inutile gremio si arrampicherà sui vetri per spianare la strada all’avanzata islamista

 

Il Consiglio d’Europa, organismo quanto mai inutile di cui fa parte anche la Svizzera e questo dal lontano 1963, sta per scodellarci un’altra “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi). Trattasi dell’ennesima genuflessione del Vecchio Continente alla sharia, e quindi agli islamisti.

La sessione invernale del Consiglio d’Europa inizierà domani e all’ordine del giorno dei cadregari che lo compongono ci sarà anche il tema della – udite udite –  “compatibilità della sharia con la Convenzione europea dei diritti dell’Uomo”. Il che è più o meno come disquisire sulla compatibilità del diavolo con l’acqua santa!

Una boiata

Se l’establishment xenofilo ed islamofilo avesse un minimo di decenza (ma non ce l’ha), si rifiuterebbe di inserire nell’agenda politica una boiata del genere. Semplicemente perché non c’è nulla da discutere. Nel 2003, la Corte europea dei diritti dell’uomo (non il Mattino populista e razzista!) in una “storica” sentenza stabilì che la sharia è incompatibile con i diritti umani. Punto. Il che non è una teoria, bensì un dato di fatto evidente.

Ma adesso, per sdoganare l’invasione islamista, la casta spalancatrice di frontiere si agita  come sui carboni ardenti non già per trovare, essendo questa un’impresa impossibile, delle compatibilità tra sharia e CEDU, ma per inventarsele di sana pianta. E contemporaneamente per cercare di giustificare davanti al popolazzo una simile demenziale operazione, che però non ha uno straccio di giustificazione.

Altro che “diritti umani”!

Il trend è chiaro. Non a caso la fallita UE ha sperperato 10 milioni dei cittadini (vedi il Mattinodella scorsa settimana) per commissionare uno studio farlocco volto a trovare (?) le radici islamiche dell’Europa.

La stessa Corte europea dei diritti dell’Uomo di recente ha fatto una pavida retromarcia a proposito dell’inconciliabilità della sharia con i diritti umani, arrivando al punto di creare i presupposti per un nuovo diritto umano: quello dei musulmani che vivono in Europa ad essere giudicati in base alla sharia e non alle leggi degli Stati in cui risiedono.

Tutte queste squallide manovre dimostrano che proprio quella casta che si riempie ipocritamente la bocca con i “diritti umani” – per contrapporli, va da sé, ai “beceri populismi” – è poi la prima che i diritti umani li vuole rottamare per spianare la strada all’invasione islamica e all’islamizzazione dell’Europa.

Ecco le vere priorità dell’establishment politikamente korretto: altro che la difesa dei diritti umani, la quale è ormai ridotta ad un mero specchietto per le allodole per far fessi i boccaloni.

E i rappresentanti svizzeri?

Il Mago Otelma prevede dunque che, alla fine di una sterminata sequela di oziosi blabla, il Consiglio d’Europa se ne uscirà, tranquillo come un tre lire, a raccontarci la bufala che mettere d’accordo sharia e Convenzione europea dei diritti dell’Uomo è possibile. Come? Ovviamente rinunciando ai diritti dell’Uomo! A cominciare, è chiaro, dai diritti della donna.

Siamo curiosi di vedere come si comporteranno i rappresentanti svizzeri al Consiglio d’Europa. Ma non ci vuole molta fantasia per immaginarlo. Allineati con i soldatini dell’islamizzazione! Tutti assieme appassionatamente!

Lorenzo Quadri