Vogliono nascondere i doppi passaporti dei politicanti!

I $inistrati la menano con la “trasparenza” ma, quando si tratta di nazionalità….

 

Di recente, la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati ha approvato a maggioranza, così come la sua “omologa” del Consiglio nazionale, un’iniziativa parlamentare del deputato Udc Marco Chiesa. L’iniziativa chiede che, nel registro pubblico degli interessi dei deputati a Berna, venga indicato anche il possesso del doppio passaporto. Questo perché il politico con in tasca il doppio passaporto beneficia dei privilegi di entrambi i Paesi di cui ha la nazionalità. In tal modo, spiega l’iniziativista, “si crea una relazione di interessi che merita di essere portata a conoscenza della popolazione”.Relatrice a sostegno dell’iniziativa presso la Commissione degli Stati la leghista Roberta Pantani, che evidentemente ha convinto i “senatori” a sostenere la proposta.

La quale come detto non è però stata approvata all’unanimità, come sarebbe stato lecito attendersi, bensì solo a maggioranza. Chi si è espresso contro? Ma naturalmente i soliti $inistrati del P$ (Partito degli Stranieri) fautori delle naturalizzazioni facili di stranieri non integrati e non integrabili: quelli che il passaporto rosso “è solo un pezzo di carta”, da regalare a chiunque ne faccia richiesta!

Altro che “trasparenza”!

Il colmo è che proprio i kompagnuzzi sono poi quelli che si sciacquano la bocca con la “trasparenza”, ma naturalmente solo a senso unico e solo quando fa comodo. Proprio come accade da quelle  parti con la morale, con la legalità, eccetera. Sicché: i deputati devono indicare se fanno parte di una bocciofila ma tuttavia, secondo i $inistrati, il popolazzo non può pretendere di sapere se un suo rappresentante alle Camere federali ha il doppio passaporto! Anche il Gigi di Viganello è in grado di rendersi conto di quanto una simile posizione sia aberrante.

E’ chiaro che l’obbligo di trasparenza sulla nazionalità plurima dei deputati è una richiesta assolutamente minimalista. Ai deputati federali dovrebbe semplicemente essere impedito di mantenere la doppia cittadinanza, nel caso l’avessero. Idem dicasi, ovviamente, per i Consiglieri federali, come pure per i diplomatici.

Lealtà in forse

Non sta né in cielo né in terra che qualcuno faccia politica nelle massime istanze della Confederazione con in tasca il passaporto di un altro Paese, da estrarre quando fa comodo. In questo caso sì, la lealtà verso la nazione è in discussione. Alla faccia delle campagne d’odio inscenate dai ro$$i naturalizzatori seriali contro chi osa sostenere questa evidenza.

Se un deputato o un Consigliere federale (o un quadro della diplomazia elvetica) non si sente abbastanza svizzero per rinunciare al passaporto del paese d’origine – ed ai vantaggi legati al possesso di cittadinanze plurime -, è chiaro che la sua lealtà al nostro Paese va “messa in discussione”.

Il massimo che si ottiene…

Eppure, proposte contro i doppi passaporti alle Camere federali ed in Consiglio federale, avanzate anche dalla Lega, sono state respinte dalla maggioranza del Parlamento. Non solo dai $inistrati (era scontato) ma anche dal PLR e dal PPD. Ricordarsene alle prossime elezioni.

Sicché sotto le cupole bernesi, per colpa del triciclo PLR-PPD-P$$, il massimo che si riesce a far passare, e oltretutto a fatica, è che i politicanti con doppio passaporto siano tenuti a dirlo, così come sono tenuti ad indicare ogni e qualsiasi legame d’interessi, compreso il più insignificante: non solo CdA lucrativi (chi ne ha) ma anche cariche in associazioni benefiche svolte a titolo gratuito.

Butta male

E’ evidente che siamo messi assai male. E non è certo un caso che la settimana scorsa l’emittente di regime RSI, nel Quotidiano di giovedì, si sia prodotta in un lavaggio del cervello di ben 12 minuti  a sostegno del “sacrosanto ed intoccabile diritto” (?) di cumulare passaporti, e di farsi svizzeri solo per convenienza personale. Va da sé, senza alcun bisogno di sentirsi svizzeri: ché quella è roba da beceri populisti e razzisti!

Ecco, questo è il punto cui ci hanno portato, a suon di politikamente korretto e di multikulti, la casta PLR-PPD-P$$ e la sua stampa di regime. Sentirsi svizzeri solo sulla carta è una nota di merito. Un vanto. Meno svizzero ti senti, più sei “cool”!

Poi ci chiediamo come mai questo Paese viene svenduto ogni giorno. Chissà come mai, eh? E soprattutto: chissà “grazie” a chi?

Lorenzo Quadri

 

Faranno tutto tra “Fratelli d’Italia”

Veicoli targati TI che commettono infrazioni nel Belpaese

Oltreconfine non hanno ancora capito, o fingono di non capire, la differenza abissale che intercorre tra l’essere ticinese ed il guidare un’automobile con TARGHE ticinesi!

Accipicchia, questa sì che è politica ai massimi livelli!

Prosegue la telenovela delle automobili con TARGA ticinese (il che non significa affatto che il conducente sia ticinese) che commettono infrazioni Oltreconfine!

Nei giorni scorsi un deputato comasco di Fratelli d’Italia ha infatti annunciato la presentazione di una proposta di legge affinché i veicoli con targhe straniere vengano sequestrati nel caso il conducente commettesse un’infrazione e non pagasse la multa sull’unghia.

Il grande statista di Fratelli d’Italia autore della proposta ha pure lanciato l’hashtag #adesstabalatancatì, per fare il verso al “famoso” balairatt.

Certo che questo sconosciuto parlamentare, che pensa di guadagnare visibilità criminalizzando i ticinesi, ha avuto senza dubbio un grande colpo di genio!

Infatti, se la sua proposta dovesse venire approvata, il risultato che otterrà sarà quello di bloccare i veicoli di tanti suoi connazionali “fratelli d’Italia”.Perché a commettere infrazioni oltreconfine con veicoli targati “TI” sono in massima parte cittadini stranieri (specialmente italiani) residenti nel nostro Cantone, e che per questo motivo hanno la targa rossoblù: non certo perché sono ticinesi!
Nel caso il disegno di legge proposto dovesse diventare realtà, ci aspettiamo un rendiconto dettagliato sul passaportodelle persone cui verrà bloccata la vettura. Così sapremo quanti di questi conducenti sono stranieri e quanti ticinesi (e da questi ultimi occorrerà poi scremare quelli che hanno il passaporto rosso ancora fresco di stampa).
#adesstabalatancatì? Il “fratello d’Italia” Mago Otelma prevede che sarà il festival dei ballerini tricolore!
L’iniziativa “blocca il veicolo” è accompagnata da una vignetta apposita. Nell’illustrazione, quelli che – secondo il promotore del disegno di legge – dovrebbero essere dei conducenti ticinesi, vengono rappresentati con la mascherina caratteristica dei ladri. Ohibò, nessun moralista a senso unico ha nulla da dire? Come mai nessuno strilla al “razzismo”?  E la stampa d’Oltreramina che starnazzava per la prima pagina del Mattino con la Banda Bassotti in arrivo dal Belpaese, cosa ne pensa?

Per i ticinesi, ecco un motivo in più per non andare in Italia!

E per l’ennesima volta: i vicini a sud si ricordino che, senza il Ticino, ameno 250mila loro connazionali residenti nelle provincie italiche limitrofe (65’500 frontalieri più svariate migliaia di padroncini più i rispettivi familiari) si troverebbero senza la pagnotta sul tavolo. Per cui, come si dice dalle nostre parti, e magari anche dalle loro: “giò do dida”!

Lorenzo Quadri

 

Canone RadioTV: come sventare la rapina di Serafe ed UFCOM?

Vogliono farsi il tesoretto da 600 milioni a spese dei cittadini, da poi girare alla SSR

 

Ha suscitato giusta indignazione la scoperta del tesoretto da 600 milioni che l’Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM), assieme alla Serafe (ovvero gli esattori zurighesi che hanno preso il posto di quelli friburghesi della Billag) intende creare tramite il canone radioTV, a beneficio degli amichetti dell’emittente di regime SSR.

Il tesoretto verrebbe costituito mettendo le mani nelle tasche dei cittadini. Alcuni dei quali nell’anno 2019 pagheranno un canone maggiorato; in certi casi addirittura vicino al doppio dei 365 Fr stabiliti, senza mai venire risarciti.

Una nuova tassa

Da notare che, a seguito della nuova legge sulla radioTV – approvata dalla maggioranza (seppur risicatissima) dei cittadini elvetici nel giugno 2015, ed entrata in vigore da inizio 2019 dopo la bocciatura dell’iniziativa No Billag – il canone è stato trasformato in una tassa pro-SSR. Quindi dovranno pagarlo tutte le economie domestiche, oltre che le aziende.

Con la nuova legge, dunque, anche chi non ha né radio né televisione né collegamento internet né altro deve pagareil canone di 365 Fr all’anno, ed in più anche i prelevamenti extra che andranno a costituire  il tesoretto da 600 milioni.

Unica soluzione: chiedere l’esenzione, che i burocrati bernesi chiamano “opting out” pensando che in inglese faccia più figo, e certificare di non avere alcun apparecchio atto alla ricezione. Quindi nemmeno tablet, smartphone, e neppure – guai! – un qualsivoglia allacciamento ad internet.

Manovre nascoste

Come noto, la scoperta del furto legalizzato sul canone è merito di Le Matin. Tuttavia, a perte il Mattino ed il Mattinonline, nessuno ha pensato di riprenderla. E sì che stiamo parlando di 600 milioni di franchetti: non proprio di noccioline. Stampa di regime? Dispersa nelle nebbie. Partitocrazia? Idem com patate. Associazioni a tutela dei consumatori? Nemmeno a parlarne.

Particolarmente squallido il fatto che l’UFCOM metta le mani nelle tasche dei cittadini di nascosto.Senza dire niente a nessuno, sperando che il ladrocinio sarebbe passato inosservato. Si rubano tanti soldi alla gente, oltretutto in modo antisociale (il canone lo pagano ricchi e poveri, per lo stesso ammontare), per ingrassare indebitamente la TV di Stato, già gonfiata come una rana. Eppure… l’è tüt a posct!

Il regalo

Ecco dunque l’ultimo regalo della Doris uregiatta, come ex direttrice del DATEC. Adesso a capo di quel Dipartimento c’è la kompagna Simonetta Sommaruga. Costei, prima di fare la consigliera federale, era presidente dell’Associazione consumatori nazionale. Da una ex presidente dei consumatori ci si aspetterebbe che decida che i soldi prelevati “in esubero” vengano restituiti fino all’ultimo centesimo. Ad esempio (è la cosa più semplice) deducendoli dal versamento del canone successivo. Invece, chissà come mai, abbiamo l’impressione che…

Cosa fare?

Come già annunciato la scorsa domenica, la Lega chiederà a Berna che il tesoretto da 600 milioni che la Serafe prevede di incassare entro la fine del 2019 venga restituito ai cittadini fino all’ultimo centesimo. Altro che versarlo alla SSR! Senza dimenticare che stiamo ancora aspettando la restituzione integrale dell’IVA prelevata illegalmente sul canone.

Ma cosa può fare il cittadino per difendersi da questo furto di Stato?

  • Fare aeroplanini con il canone Serafe.
  • Dedurre per protesta la fattura parziale 2019 dal canone di 365 Fr. (Inutile dire che queste due opzioni non sono legali).
  • Domandare l’esenzione dal canone, tramite apposito formulario da richiedere alle Serafe, nel caso non abbia alcun apparecchio “atto alla ricezione”: opzione possibile solo per i prossimi 5 anni.
  • Le Matin (lematin.ch) fornisce un suggerimento legale per ridurre il danno. Chiedere la fatturazione trimestraledel canone da 365 Fr (non di quello parziale), ma solo se si è nei gruppi di pagamento da aprile in avanti. La richiesta va fatta all’arrivo della fattura annuale. In questo modo, secondo i calcoli effettuati dal quotidiano romando, il tesoretto si ridurrebbe da 600 milioni a 105 (che comunque non sono noccioline).

Oltre al danno, labeffa?

Non  è tuttavia normale, ed è anzi indecente, che il cittadino debba ricorrere a cervellotici espedienti, nemmeno per sventare la rapina dell’UFCOM ai suoi danni, ma solo per essere rapinato un po’ meno.

La Lega, come promesso, si batterà per ottenere la restituzione integrale del maltolto. Ed evidentemente non accetteremo che a Berna ci si trinceri dietro la solita fregnaccia del “Sa po’ mia”, magari evocando fantasiosi impedimenti tecnici. Perché sostenere che, nell’era della digitalizzazione (uella) non si possano fare due conti con il pallottoliere per rifondere quanto indebitamente prelevato, unirebbe il danno alla beffa. Sarebbe, in altre parole, un’autentica presa per i fondelli.

Lorenzo Quadri

 

 

Pagare miliardi per ottenere quel che ci spetta di diritto?

Rapporti con l’UE: altro che negoziazione, ormai siamo al servilismo compulsivo!

 

Prosegue a tambur battente la calata di braghe del triciclo PLR-PPD-P$$ davanti alla fallita UE. La scorsa settimana la Commissione di politica estera del Consiglio nazionale  ha dato il proprio via libera alla marchetta da 1,3 miliardi a Bruxelles, chiamata in burocratese “contributo di coesione” o addirittura “miliardo” di coesione (chiaro tentativo di prendere per i fondelli la gente giocando al ribasso sull’ammontare).

Dunque, con 15 voti favorevoli e solo 10 contrari, la partitocrazia nella Commissione di politica estera del Nazionale ha stabilito che il pizzo all’UE va versato. Ha quindi seguito la decisione presa nei mesi scorsi dalla Commissione omonima (in tedesco viene chiamata “Schwesterkommission”) del Consiglio degli Stati. La quale, ricordiamo, si espresse a favore della maxi-marchetta con il voto determinante del suo presidente: l’eurosenatore uregiatto Pippo Lombardi. Egli, chiamato a giustificarsi, spiegò che gli svizzerotti “devono oliare”, perché non avrebbero altra scelta. La genuflessione elevata a sistema. Una visione rinunciataria subito sposata dal presidente dell’ex partitone Bixio Caprara. Ricordiamocene in aprile.

 Il peggio possibile

Lo scorso novembre la maggioranza dei senatori, compreso il duo ticinese Abate (PLR) ed ovviamente Lombardi, ha deciso che dobbiamo regalare all’UE 1.3 miliardi. Che il Consiglio degli Stati avrebbe preso la decisione più balorda possibile non sorprende. Questa Camera, in virtù (?) del sistema elettorale, tira clamorosamente a sinistra. Uregiatti, radikali e kompagni vi sono infatti sovrarappresentati, ben al di sopra delle percentuali di voto totalizzate tra i cittadini.

 Ci sarebbe da ridere…

Adesso arriva il turno del Consiglio Nazionale. Qual è il risultato? In Commissione lo stesso. Manca ancora il plenum. Ah no, c’è una variante: l’aggiunta di condizioni al versamento. La maggioranza della Commissione del Nazionale ha infatti dichiarato con enfasi: “Paghiamo il pizzo all’UE solo se l’equivalenza della borsa viene riconosciuta a tempo indeterminato, solo se viene garantita la piena associazione al programma di ricerca Horizon Europe 2021 – 2027,  solo se Bruxelles non prenderà più misure discriminatorie contro la Svizzera!”. Quando si dice avere gli attributi cubici, vero? Cari $ignori della partitocrazia, qui ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere!

Tre questioncelle

Punto primo:anche il Gigi di Viganello ha capito che a Bruxelles, dove sono più furbi che belli (il che non presuppone nemmeno chissà quali doti di furbizia) adotteranno la solita tattica: prendere qualche vago impegno e poi, una volta portato a casa il malloppo, rimangiarsi tutto! In particolare per quel che riguarda la non discriminazione nei confronti della Svizzera. Perché, nella sciagurata ipotesi in cui in la decisione di versare la marchetta da 1.3 miliardi dovesse essere presa in via definitiva, è evidente che, condizioni o non condizioni, non si potrà più fare retromarcia. Nemmeno nel caso – di fatto un certezza – in cui a Bruxelles non rispettassero gli impegni presi. Ci pare già di sentire i camerieri dell’UE in Consiglio federale: “interrompere  i versamenti ? Sa po’ mia! Ci esporremmo a misure di ritorsione!”.

Punto secondo:l’elenco delle condizioni poste al versamento del mega-pizzo  (a parte l’ultima della “non discriminazione”, vedi sotto), è a dir poco desolante. Horizon 2021-2027? Sarebbe questa  la  priorità del paese, secondo la partitocrazia? Non una parola su sovranità, indipendenza, diritti popolari!

E soprattutto, punto terzo: il rispetto delle condizioni che la partitocrazia  ha posto al versamento del contributo di 1.3 miliardi, sono in realtà i presupposti minimi – minimi! – per una collaborazione che si vuole “bilaterale” tra partner. E noi dovremmo pagare tangenti miliardarie per ottenere ciò che ci spetterebbe di diritto e senza alcuna discussione? Questa non è politica, questa non è negoziazione! Questo è servilismo compulsivo!

 Se in nostri avi…

Se le generazioni che ci hanno preceduto avessero ragionato come i politicanti attuali, la Svizzera non esisterebbe più da un pezzo. Un sacco di gente si sta rivoltando nella tomba.

Non dimentichiamoci poi di una cosa: nella deleteria ipotesi in cui il triciclo PLR-PPD-P$$ decidesse la sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale (pietra tombale sulla nostra sovranità e sui nostri diritti popolari), i contributi di coesione diventerebbero un obbligo ricorrente. Verremmo derubati senza più poter emettere un cip. Ovvero: gli eurobalivi comanderebbero in casa nostra, ci imporrebbero i loro giudici stranieri (altro che la fregnaccia del tribunale arbitrale) e ci rapinerebbero pure. Ecco il futuro che la partitocrazia sta preparando al Paese!

Lorenzo Quadri

 

Medico del traffico: ci vuole l’abrogazione, non cerottini!

Ex partitone e PPDog si cospargano il capo di cenere, altro che pensare di farsi belli!

 

Ma guarda un po’, adesso che le elezioni federali si avvicinano l’abominevole figura del medico del traffico comincia a suscitare l’interesse dei politicanti. Nel caso concreto del Ticino, tale ruolo – altamente remunerativo – è andato ad una dottoressa italiana, ennesima cittadina del Belpaese che ha trovato in questo sfigatissimo Cantone “ul signur indurmentàa”.

La deputazione ticinese a Berna ha annunciato che intende attivarsi (uella!) per aprire alla libera concorrenza il ruolo di medico del traffico, rendendo la funzione accessibile anche ad altri dottori e rompendo dunque l’attuale situazione di monopolio e blablabla.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, dopo aver imposto all’italica dottoressa tariffe “riviste al ribasso”, ha avanzato l’ipotesi di una statalizzazione della figura del medico del traffico, onde sventare il rischio di abusi. Questo è quanto può fare il Cantone, essendo la figura stata imposta dalla Confederazione: ennesimo regalo avvelenato del bidone “Via Sicura”.

Via Sicura o Via Crucis?

Va bene rompere il monopolio, va bene ridurre le tariffe, si tratta certamente di passi avanti, ma il difetto sta nel manico. E’ la funzione stessa del medico del traffico che va abolita, assieme a tutta quell’aberrazione denominata Via Sicura.

Il medico del traffico ha rovinato non solo il portafoglio, ma anche l’esistenza a parecchi automobilisti. Nelle scorse settimane il Mattino ha raccolto e pubblicato varie testimonianze al proposito, sia sottoforma di interviste che di lettere dei lettori. Testimonianze che raccontano le Vie Crucis di conducenti che non hanno provocato alcun incidente e non hanno concretamente messo in pericolo nessuno.

Inoltre, non sta né in cielo né in terra che un medico emetta fatture anticipate, e per di più ad un forfait che, per dirla con un eufemismo, appare assai difficile da giustificare.

Va poi ricordato che i famosi 1300 Fr forfettari di cui si è tanto parlato riguardano il solo “pacchetto di base”: c’è chi si è visto propinare pillole assai più salate, nell’ordine di grandezza di svariate migliaia di franchi!

Criminalizzazione

A causa del bidone “Via Sicura” un automobilista che si è reso colpevole di un eccesso di velocitàsenza alcuna conseguenza praticaviene trattato peggio di un delinquente. Ricordiamoci ad esempio che l’innominabile ex funzionario-abusatore del DSS targato P$ non si farà un giorno di prigione. Questo malgrado le sue azioni, così come riportate nell’atto d’accusa, siano peggio che stomachevoli. Però gli automobilisti vengono criminalizzati?

Solo Lega e Udc…

Soprattutto, è bene ricordare una cosa. A Berna solo i deputati di Lega ed Udc si opposero a suo tempo al bidone Via Sicura. Gli altri, in particolare gli esponenti dei partiti sedicenti di centro, ovvero PLR e PPD, lo votarono giulivi.

E costoro, dopo aver fatto il disastro,  immaginano di farsi belli (sarà l’anno elettorale) proponendo dei cerottini? Ad esempio quello di promuovere la libera concorrenza in materia di medicina del traffico? E magari si aspettano pure degli applausi? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Qui qualcuno non ha capito da che parte sorge il sole. PLR e PPD vanno messi davanti alle loro responsabilità. La persecuzione e la criminalizzazione degli automobilisti a cui assistiamo – e per la quale dobbiamo pure potenziare il Ministero pubblico! – mentre i veri delinquenti continuano a beneficiare del buonismo-coglionismo istituzionale, e mentre i terroristi islamici non vengono espulsi dalla Svizzera se al natìo paesello sarebbero in pericolo, è colpa loro. Dei politicanti del presunto “centro” che, terrorizzati dal populismo di $inistra, si sono stoltamente accodati alle farneticazioni talebane dei $inistrati ro$$overdi, per i quali la crociata contro la mobilità privata “cattiva” è ormai un’ossessione.

Neanche un voto

Se PLR e PPD vogliono riconquistare la fiducia degli automobilisti, dopo averli indecorosamente traditi, possono fare solo una cosa: cospargersi il capo di cenere ed abrogare in toto il bidone Via Sicura.A cominciare proprio dall’abominevole figura del medico del traffico, che va semplicemente cancellata! Altro che ritocchini. In caso contrario, PLR e PPD dagli automobilisti – che sono poi la grande maggioranza dei cittadini – non meritano più di ricevere nemmeno un voto.

Lorenzo Quadri

I detenuti stranieri ci costano quasi 800 MILIONI all’anno!

Il 76% degli “ospiti” delle confortevoli prigioni elvetiche non ha il passaporto rosso

E’ ora che questi delinquenti vengano mandati a scontare la pena al natìo paesello! KrankenCassis e Keller Sutter (entrambi PLR): sveglia!

Secondo le ultime cifre pubblicate dall’Ufficio federale di statistica, negli ultimi 30 anni in Svizzera il numero dei detenuti è aumentato del 50%. La popolazione carceraria è infatti passata dalle 4621 persone del 1988 alle 6907 del 2017. Si è passati da una media di 70 detenuti ogni 100 mila abitanti ad una di 82 carcerati ogni 100mila abitanti.

Cosa è successo negli ultimi 30 anni? E’ successo che si sono spalancate le frontiere. Ed infatti, ma guarda un po’, solo il 24% degli “ospiti” delle lussuose carceri rossocrociate è composto da cittadini elvetici. Il 76% sono invece stranieri.

Il 31% dei detenuti sono stranieri residenti in Svizzera ed il 45% stranieri residenti all’estero.

Alcuni spunti

Davanti a simili cifre, a noi che siamo notoriamente populisti e razzisti, vengono spontanee un paio di riflessioni facili-facili.

  • Tra i detenuti residenti in Svizzera, il 24% ha il passaporto rosso ed il 31% non ce l’ha. In Svizzera la popolazione straniera è un quarto del totale. Di conseguenza, in proporzione tra gli stranieri residenti i carcerati sono ben oltre il quadruploche tra gli svizzeri. Ma come, immigrazione non era uguale a ricchezza? Gli stranieri che delinquono non erano tutta una balla della Lega populista e razzista?
  • Il 45% dei detenuti sono stranieri residenti all’estero ma che sono arrivati in Svizzera per delinquere. Com’era già la fregnaccia della partitocrazia secondo cui chiudere le frontiere non serve a diminuire la delinquenza?
  • Ovviamente e come sempre, non si sa quanti detenuti indicati come “svizzeri” sono in realtà beneficiari di naturalizzazioni facili. Di conseguenza, la percentuale reale di svizzeri tra i carcerati scende ancora di più!
  • Se oltre tre quarti degli ospiti delle superaccessoriate carceri elvetiche è straniero, se ne deduce che i penitenziari li costruiamo per i delinquenti stranieri: e stiamo parlano di strutture che costano vagonate di milioni!
  • Se poi facciamo due conti della serva, scopriamo che in Svizzera i detenuti stranieri sono poco meno di 5200 (i tre quarti del totale). Se calcoliamo che in media un detenuto costa al solito sfigato contribuente 400 Fr al giorno, arriviamo ad una spesa di 2 milioni e 80 mila Fr al giorno per i galeotti stranieri. Che, in un anno, fanno 759’200’000 Fr. Spendiamo 760 milioni all’anno per i detenuti stranieri!E se cominciassimo a fatturare questi soldoni ai paesi di provenienza dei carcerati, che per la maggior parte saranno Stati membri UE? Altro che sognare – come fa la partitocrazia PLR-PPD-P$$ – di regalare 1.3 miliardi di Fr alla fallita UE “per oliare”!
  • Se dunque i delinquenti stranieri venissero spediti a scontare la pene nelle galere dei paesi d’origine, il contribuente svizzerotto risparmierebbe ogni anno quasi 800 milioni di franchetti. Senza contare che le prigioni estere sono sicuramente meno confortevoli dell’Hotel Stampa ed affini. Quindi la prospettiva del trasferimento comporterebbe un benvenuto effetto deterrente. KrankenCassis e Keller Sutter (entrambi PLR), sveglia!
  • Sui trasferimenti dei carcerati esiste un apposito protocollo del Consiglio d’Europa, firmato da una cinquantina di Stati. Tuttavia esso prevede che, per far scontare la pena al criminale straniero nelle prigioni della sua patria, occorre il consenso del diretto interessato. Questa, ovviamente, è una cagata pazzesca (cit. Fantozzi). Nessun detenuto straniero ha interesse ad accettare il trasferimento in patria vista l’enorme differenza di standard tra i penitenziari svizzeri – praticamente degli alberghi – e quelli di altri Stati. Inoltre: con i paesi che non hanno firmato alcun protocollo, che si fa? Non si trasferisce nessuno dei loro galeotti?
  • In alcuni (pochi) casi, è possibile inviare il delinquente straniero nelle patrie galere anche senzail suo consenso. In particolare se “il condannato fugge dallo Stato di condanna e si rifugia nel Paese d’origine, sottraendosi in tal modo all’espiazione della pena”. Questa eccezione è stata introdotta nel 2002. Ed al proposito, nel comunicato stampa diramato ai tempi dal Consiglio federale, si legge che la novità “dovrebberidurre l’elevata quota di detenuti stranieri in Svizzera, sgravando in tal modo i penitenziari. Inoltre, ci si attende un effetto deterrente nei confronti dei criminali stranieri non domiciliati in Svizzera (“turisti del crimine”)”!Per fortuna che la quota di detenuti stranieri sarebbe stata ridotta e che ci sarebbe stato un effetto deterrente! Ridiamo per non piangere…
  • La Confederella dispone di una Segreteria di Stato della migrazione. Magari sarebbe ora di dotarsi di una Segreteria di Stato per i rimpatri.Perché è lì che bisogna concentrarsi. Altro che “fare entrare tutti”. La priorità è rimandare a casa propria il maggior quantitativo possibile di foffa d’importazione!Ricordiamoci, ad esempio, che in Giappone la percentuale di stranieri è del 2%. E non certo perché li fanno sparire dalle statistiche tramite naturalizzazioni facili, come accade invece alle nostre latitudini.

Lorenzo Quadri

 

 

Preghiere con messaggi d’odio: il mantra del “non problema”

Ancora una volta il triciclo PLR-PPD-P$ in Gran Consiglio mette la testa sotto la sabbia

 

Se, come annunciato, sul tema verrà lanciata un’iniziativa popolare, la partitocrazia ne uscirà di nuovo asfaltata

Come c’era da attendersi, martedì il Gran Consiglio ha respinto a larga maggioranza la petizione del “Guastafeste” Giorgio Ghiringhelli che chiede di vietare su suolo pubblico le preghiere contenenti messaggi d’odio e di discriminazione nei confronti di fedeli di altri religioni. Ovvero le preghiere islamiche, essendo le uniche che adempiono a tali requisiti. La proposta è stata di fatto appoggiata solo da Lega ed Udc.

Com’era scontato, il solito triciclo PLR-PPD-PS si nasconde dietro il mantra del “non problema”. Traduzione: prima aspettiamo che i buoi siano fuori dalla stalla; poi magari – con calma, neh – valuteremo se non potrebbe essere il caso di fare qualcosa.
La continua litania del “non problema”, recitata dagli esponenti dei partiti cosiddetti storici per reggersi la coda l’uno con l’altro, è diventata inascoltabile. Sicché l’avanzata dell’estremismo islamico alle nostre latitudini sarebbe un “non problema”. E quali sarebbero allora i veri problemi? Forse i rimborsi delle spese telefoniche dei Consiglieri di Stato?
Evidentemente qualcuno non ha capito che, a furia di mettersi le fettone di salame sugli occhi davanti a questi “non problemi”, tra un po’ ci ritroveremo con la sharia in casa. E potremo salutare i nostri diritti fondamentali.

Del resto i giudici stranieri della CEDU (Corte europea dei diritti dell’uomo), tanto apprezzati dai citati partiti storici, puntano con decisione all’importazione della sharia in Europa; e dire che solo nel 2003 l’avevano giudicata “incompatibile con i diritti umani”. I tempi cambiano ed anche i giudici, è evidente, invece di emettere sentenze fanno politica multikulti.

Triciclo verso l’asfaltatura

Comunque, se il Ghiro, come annunciato, lancerà un’iniziativa popolare contro le preghiere che incitano all’odio su suolo pubblico, il Mago Otelma prevede che la partitocrazia verrà ancora una volta  asfaltata. Perché il popolo plebisciterà il divieto, allo stesso modo in cui ha plebiscitato la norma costituzionale antiburqa (altro notorio “non problema”).
Il tema merita comunque di essere sollevato anche a livello federale. Il consigliere nazionale Udc Andreas Glarner, con buona probabilità, non sarà l’unico a muoversi in questo senso.

Curioso anche il comportamento degli “indipendentissimi” media ticinesi. La petizione di Ghiringhelli è stata ampiamente snobbata, come accade con bella regolarità con i temi scomodi (non sia mai che essi rubino spazio prezioso alla campagna elettorale degli amici del partito giusto).

Nel resto della Svizzera, e anche al di fuori dalla Svizzera, le cose sono andate diversamente. Un qualche motivo ci sarà.

Lorenzo Quadri

 

Ticino messo a ferro e fuoco!

Aziende estere: nel nostro Cantone abusi a go-go! Ringraziamo la libera circolazione!

Come volevasi dimostrare, grazie alla devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$, il Ticino è diventato terra di conquista, ovvero di scorribande, per padroncini in nero ed aziende furbette in arrivo da oltreramina.

Nel 2018 in tutta la Svizzera sono state sanzionate 4000 ditte estere per infrazione della legge sui lavoratori distaccati. Ebbene, ma tu guarda i casi della vita, un terzo degli abusi è stato commesso in Ticino! Che strano eh?

Confinanti con il Belpaese

Tale situazione è evidentemente dovuta al fatto che il Ticino confina con il Belpaese, e quindi le imprese straniere attive sui cantieri ticinesi sono in prima linea italiche. Ed in Italia il lavoro nero è la norma (memorabile la dichiarazione del Berlusca quando era ancora Presidente del consiglio: “Se il lavoro non dichiarato è sotto il 20%, non si può nemmeno parlare di lavoro nero”).

Inoltre, non serve un premio Nobel per l’economia per sapere che, se si fossero fatti più controlli, il numero di abusi identificati sarebbe stato nettamente maggiore!

Sarebbe inoltre interessante sapere quanti di questi abusi sono stati scoperti su cantieri pubblici. Vedi ad esempio gli episodi di caporalato sul cantiere del LAC.

A pagare per l’invasione dei furbetti d’oltreramina, voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$, sono gli artigiani e le piccole imprese ticinesi: quelle che rispettano le regole, lavorano con personale indigeno e di conseguenza sono legate ad un certo livello di prezzi.

E vogliono pure l’accordo quadro

A causa della devastante libera circolazione delle persone la situazione sul mercato del lavoro ticinese è precipitata. Però la partitocrazia, dopo aver provocato l’invasione dei furbetti, vorrebbe anche rottamare le già misere misure accompagnatorie, e questo per il  tramite dello sconcio accordo quadro istituzionale!

P$$: figura marrone

Fa poi ridere i polli che i $inistrati siano stati i primi a correre a starnazzare a sostegno dello sconcio accordo quadro istituzionale. Il presidente del P$$ Levrat nei mesi scorsi arrivò a dichiarare che la Svizzera “lo deve firmare subito”. Questo perché il trattato-capestro ci trasformerebbe in una colonia dell’UE, ci imporrebbe la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto comunitario così come pure i giudici stranieri e la direttiva sulla cittadinanza UE (secondo cui “devono entrare tutti” e non si può più espellere nessuno). Nel programma del P$$ figura l’adesione della Svizzera all’UE: lo sconcio accordo quadro è dunque perfettamente in linea con le posizioni del partito.

Poi però i kompagnuzzi si sono accorti – dopo averne mangiate dieci fette – che l’accordo quadro avrebbe comportato la fine delle misure accompagnatorie. Dunque si sono rimangiati tutto.  Ennesima figura marrone dei kompagni, ma occorre riportare la Chiesa al centro del villaggio. Le misure accompagnatorie sono importanti. Soprattutto per il nostro Cantone. Lo dimostra lo scempio provocato da ditte estere che lavorano in Ticino impipandosene delle regole perché “tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente”. Ma le misure accompagnatorie non sono tutto. Se anche non fossero in alcun modo toccate dallo sconcio accordo quadro, questo andrebbe comunque respinto. Perché esso rottama la nostra sovranità, la nostra indipendenza, i nostri diritti popolari. Che sono più importanti delle misure accompagnatorie.

Lorenzo Quadri

 

Avanti con le tesi romanzate!

I frontalieri diminuiscono di qualche unità, e la stampa di regime ci ricama alla grande

Certo che la stampa di regime è davvero uno spettacolo! Con la massima enfasi ci propone, neanche fosse chissà quale scoop, la notizia che i frontalieri in Ticino sarebbero leggermente diminuiti a 62’053. Come se si trattasse di cifra piccola. Invece stiamo parlando di un terzo dei lavoratori attivi nel Cantone. E ricordiamo pure che in Ticino i lavoratori svizzeri sono ormai ridotti ad una minoranza. Grazie, spalancatori di frontiere!

Il doppio del dovuto

62’053 frontalieri rimangono il doppio, o poco meno, del quantitativo che sarebbe accettabile. Soprattutto se si pensa che 40mila frontalieri sono attivi nel terziario, settore dove non c’è alcuna carenza di manodopera locale, e questa cifra non diminuisce!

Solo pochi giorni fa sono state pubblicate le ultime statistiche farlocche della SECO. Questi burocrati bernesi pretendono di farci credere che la disoccupazione in Ticino sarebbe ai minimi storici, con il 3.3%. Certo, come no! E gli asini volano! Le statistiche taroccate della SECO non prendono – di proposito – in considerazione i senza lavoro, ma solo le persone iscritte agli uffici regionali di collocamento; e le due casistiche diventano sempre più distanti!

Narrazioni romanzate

E’ quindi palese che statistiche simili servono solo a fini politici, ovvero di lavaggio del cervello. Mirano a far credere alla gente che sul mercato del lavoro ticinese va tutto bene, che soppiantamento di residenti con frontalieri e dumping salariale non esistono: sono solo balle della Lega populista e razzista, “sono solo percezioni”!
Il medesimo  discorso vale per le narrazioni romanzate sul presunto calo dei frontalieri, volte ad imbonire il popolazzo con la storiella che non esiste alcuna emergenza occupazionale: dunque la libera circolazione è una figata pazzesca e dunque ancora nulla osta alla firma dello sconcio accordo quadro istituzionale.

A ciò si aggiunge l’intenzione, manifesta, di sminuire il disastro provocato dalla partitocrazia con la scellerata politica delle frontiere spalancate.

Frena Ugo!

Le piccole diminuzioni dei permessi G non possono nascondere il fatto che, nel giro di 20 anni, i frontalieri sono raddoppiato in generale e quadruplicati nel terziario (da 10mila a 40mila). Inoltre: detta diminuzione sta forse ad indicare che in Ticino lavorerebbero più ticinesi? Ebbene, la risposta è un chiaro no. E a questo proposito le cifre della disoccupazione (quelle vere, non quelle taroccate della SECO) sono esplicite. E dicono che il tasso di senza lavoro in Ticino è del 6.8%: ovvero quasi l’1% in più rispetto allo scorso anno, e più alto di quello della Lombardia che è del 5.4%. Idem dicasi per i dati su povertà e assistenza.

Nessuna inversione

I frontalieri potranno anche diminuire di un pochettino, ma i lavoratori stranieri no. Alcuni frontalieri si sono forse trasformati in permessi B più o meno farlocchi? E come la mettiamo con i frontalieri non dichiarati, quindi in nero, che pertanto non figurano nelle statistiche?

E ancora: e se i frontalieri calassero semplicemente perché ci sono meno impieghi? E’ infatti evidente che il numero dei frontalieri non può crescere all’infinito, per il semplice fatto che il mercato del lavoro ticinese non cresce all’infinito. Prima o poi la saturazione arriva.

La realtà è che, contrariamente alle fetecchiate che la stampa di regime tenta di sdoganare, non c’è alcuna inversione di tendenza. Né mai ci sarà, se non si fa saltare la devastante libera circolazione voluta dal triciclo PLR-PPD-PS!

Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, proprio venerdì è comparso in rete l’ennesimo annuncio – scritto in inglese! – di una ditta con sede a Chiasso, attiva nel settore dei viaggi, che cerca  collaboratori “preferibilmente frontalieri”. Altro che inversioni di tendenza!

Lorenzo Quadri

 

 

Ex partitone vergognoso: SVENDE la Svizzera all’UE!

Gruppo parlamentare liblab a Berna fuori di cranio: Sì allo sconcio accordo quadro!

 

Non c’è limite al peggio! Nella giornata di sabato il gruppo parlamentare PLR alle Camere federali ha votato “a chiara maggioranza” (sic!) a favore della sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE.

Ecco dunque la dimostrazione inequivocabile che questo partito ed i suoi politicanti vogliono SVENDERE la Svizzera alla fallita UE, per ingrassare ulteriormente le già straripanti saccocce degli amichetti della grande economia targata PLR. Che poi ringrazia delocalizzando e lasciando a casa gli svizzeri per assumere stranieri a basso costo.

E poi i liblab hanno ancora la tolla di riempirsi la bocca con i valori elvetici? Quando sono i primi a rottamarli senza alcuna remora?

Ecco il programma

Con questa scellerata decisione, il PLR ha fatto chiarezza sul proprio programma elettorale:

  • Ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE; ovvero: i funzionarietti di Bruxelles dettano legge in casa nostra, nel senso letterale del termine;
  • Fine della sovranità elvetica e dei nostri diritti popolari: la Svizzera si riduce ad una colonia telecomandata da balivi UE non eletti da nessuno;
  • Ripresa della direttiva UE sulla cittadinanza, traducibile in: “devono entrare tutti”; “gli svizzerotti devono mantenere tutti”; “non si espelle più nessuno”. Sicché i soldatini del PLR vogliono gonfiare lo Stato sociale, finanziato dal solito sfigato contribuente, per mantenere migranti economici dell’Unione europea arrivati da noi per mungere. E vogliono pure cancellare la votazione popolare sull’espulsione dei delinquenti stranieri, che infatti verrebbe azzerata dalla direttiva UE. Ecco come i liblab rispettano i diritti popolari!
  • Azzeramento delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone: non contenti di aver messo il Ticino nella melma spalancando le frontiere all’invasione da sud, i signori del PLR adesso vogliono pure smantellare le striminzite misure che ancora resistono a tutela del mercato del lavoro ticinese. E questo proprio mentre – è notizia dei giorni scorsi – alle nostre latitudini si è registrato l’ennesimo record di abusi salariali ad opera di ditte estere!
  • Più altre sorprese a venire, perché anche il Gigi di Viganello ha capito che lo sconcio accordo quadro è come il vaso di Pandora. E ogni nuova pretesa della fallita UE, che mira a fagocitare la Svizzera, verrà assecondata paventando chissà quali misure di ritorsione da parte di Bruxelles in caso di rifiuto!
  • Come se non bastasse, secondo i signori dell’ex partitone, oltre ad offrire ai balivi UE la Svizzera su un piatto d’argento, dovremmo pure versare la marchetta da 1.3 miliardi!

Caduti dal seggiolone?

Se poi i soldatini del PLR si immaginano che, calando le braghe fin sotto i talloni, l’UE garantirà alla Svizzera il famoso ed ampiamente sopravvalutato accesso al mercato comunitario, vuol dire che questi politicanti liblab sono caduti dal seggiolone da piccoli. Perché è evidente che a Bruxelles continueranno ad avanzare nuove pretese e nuove eccezioni!

Si rivoltano nella tomba…

La nostra sovranità, la nostra indipendenza ed i nostri diritti popolari valgono molto di più di accordi commerciali farlocchi e rimessi continuamente in discussione da una controparte europea che definire viscida e sleale è ancora un eufemismo. Certo che, se i nostri antenati avessero ragionato come i soldatini del PLR, la Svizzera non solo avrebbe smesso di esistere da un bel pezzo: non sarebbe nemmeno mai nata.

Quanta gente si sta rivoltando nella tomba vedendo gli ideali per cui si è battuta, magari anche a costo della vita, gettati nel waterdai soldatini della casta!

PLR e P$$ a manina

Ci spieghino poi i grandi scienziati liblab che differenza ci sarebbe tra la sottoscrizione dell’accordo coloniale da loro bramato e l’adesione alla fallita UE che il P$$ ha inserito nel proprio programma. La risposta è semplice: la stessa differenza che intercorre tra la zuppa e il pan bagnato. PLR e P$ a manina per spalancare le frontiere e demolire la Svizzera!

Poiché, come abbiamo visto, le conseguenze di queste deleterie politiche calabraghiste le pagano in prima linea il ceto medio, gli artigiani, le piccole e medie imprese, ecco che il PLR si conferma il becchinodi queste categorie.

Neanche un voto!

E poi i signori dell’ex partitone, la cui bulimia di cadreghe non è mai sazia, hanno ancora il coraggio di mettere fuori la faccia per elemosinare voti? Ricordarsene non solo il 7 aprile, ma a tutte le elezioni a venire!

Certo che, se si continuano a votare certi partiti e certi personaggi, poi c’è poco da lamentarsi se il Paese è allo sfascio! #asfaltiamoli!

Lorenzo Quadri

Difendiamo la neutralità svizzera dalla partitocrazia

A “causare problemi” è Johan Cosar o piuttosto la casta internazional-calabraghista?

 

Si è celebrato nei giorni scorsi davanti al tribunale militare il processo al locarnese di origine siriana Johan Cosar, andato in Siria per combattere contro l’Isis.

La condanna inflitta è una sanzione pecuniaria sospesa condizionalmente: quindi per Cosar non si parla di pene detentive. A Cosar viene contestato di aver messo in pericolo la neutralità elvetica con il suo comportamento. Una tesi che francamente fa sorridere. La Confederella deve essere neutrale nei confronti degli assassini dell’Isis? A mettere in pericolo la neutralità svizzera sono semmai i politicanti che svendono il Paese ogni giorno, calando le braghe davanti ad ogni Diktat sovranazionale in arrivo da burocrati non eletti da nessuno; compresi quei Diktat che sono in aperto contrasto con la nostra neutralità! Perché stranamente, quando si chinarsi a 90 gradi, della neutralità nessuno si preoccupa! Vero signori del triciclo PLR-PPD-P$$?

Chi processare?

Inoltre: se Cosar ha infranto la legge, è giusto che ci sia anche un processo. Tuttavia magari, invece di processare chi combatte CONTRO l’Isis, sarebbe il caso di usare il pugno di ferro nei confronti dei SEGUACI del sedicente Stato islamico.

Ed invece la partitocrazia multikulti cosa ti combina? Di recente, il triciclo PLR-PPD-P$$ al Consiglio degli Stati è riuscito a decidere che i terroristi islamici (terroristi! Non ladri di ciliegie!) nonvanno espulsi dalla Svizzera (“sa po’ mia!”) nel caso in cui questa feccia, tornando al natìo paesello, rischiasse la pena di morte o la tortura.

Cose da manicomio. E chissenefrega se dei terroristi islamici a casa lororischiano le penne! Non è, ma nemmeno lontanamente, un motivo valido per continuare a tenerli in Svizzera, dove potrebbero mettere in pericolo la vita di decine, se non di centinaia di persone innocenti.

Triciclo allo sbando

Qui siamo davanti ad una partitocrazia allo sbando che, ormai del tutto imbesuita dal politikamente korretto, dà più importanza alla sicurezza dei terroristi che a quella dei cittadini onesti!

Altrettanto chiaro è che i simpatizzanti dell’Isis, che sono partiti per combattere sotto la sua bandiera, non devono ritornare in Svizzera nemmeno in fotografia. Föö di ball!  Anche se sono cittadini svizzeri, ovvero hanno beneficiato di una delle naturalizzazioni faciliche tanto piacciono al solito triciclo PLR-PPD-P$$.

E’ ora di rimettere la chiesa al centro del villaggio. E’ ora di usare il pugno duro con i simpatizzanti dell’Isis e non con quelli che lo combattono. E certamente la neutralità elvetica va difesa. Ma la prima minaccia è la casta internazional-calabraghista!

Lorenzo Quadri

Costi della salute: sacrifici sempre per i soliti sfigati

Aumentano le franchigie; e le paghe dei supermanager cassamalatari quando diminuiscono?

Sicché la Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio degli Stati ha deciso, similmente al Consiglio nazionale, che “bisogna” alzare le franchigie minime a causa dell’aumento dei costi sanitari. Le quali franchigie dovranno dunque passare da 300 a 350 Fr. Si potrebbe dire che è un aumento modesto, ma chi lo paga? Risposta: chi sceglie la franchigia, minima ovvero chi è malato o anziano. Che si cucca anche gli aumenti di premio (come tutti gli altri assicurati).

I premi diminuiranno?

Forse che l’aumento della franchigia farà diminuire i premi? No di certo, ed infatti ogni anno arriva la notizia di una nuova stangata (ma tanto il direttore del DSS puntualmente si dichiara “beltrasereno”, per cui siamo a cavallo).

Sicché l’aumento della franchigia verrà venduto come una misura per contenere l’aumento, che ci sarà lo stesso. Al popolazzo si dirà: senza l’aumento di franchigia i premi sarebbero cresciuti ancora di più! Ma naturalmente la prova del contrario non c’è… e con queste storielle controfattuali (uella) è un po’ che ci fanno fessi, e in vari ambiti.

E gli stipendi dei supermanager?

Insomma: già ai ticinesi non vengono restituiti i premi di cassa malati pagati in eccesso dal 1996 ad oggi. In più i premi continuano a crescere. Ed in più ancora aumentano pure le franchigie.

Sarebbe bello sapere quando si comincerà invece a tagliare sugli stipendi dei supermanager delle assicurazioni malattia!

Deputati-lobbysti

Certo che, se da quando è stata introdotta la LAMal, i premi di cassa malati sono sempre aumentati fino a diventare insostenibili, forse il difetto sta nel manico. E se le commissioni parlamentari della sanità e della sicurezza sociale, sia del Consiglio nazionale che degli Stati,  sono farcite di deputati che sono contemporaneamente lobbisti dei cassamalatari,  il “manico difettoso” non verrà mai corretto.

Già, perché il problema dei lobbisti a Berna non è certo creato da quelli che pascolano nelle anticamere, bensì da quelli che sono presenti in aula, in qualità di parlamentari, e che schiacciano i bottoncini colorati. Ma, se la gente insiste nell’eleggerli…

E costoro non solo continuano a venire eletti, ma approdano pure in Consiglio federale, come ben dimostra il caso del binazionale KrankenCassis (PLR).

Spreconi?

C’è anche un altro aspetto da non dimenticare. Per giustificare gli aumenti – sia di premi che di franchigie – i politicanti, come pure i cassamalatari, accusano i cittadini di essere degli scriteriati spreconi, di andare dal medico per ogni graffietto, eccetera.
Visto però che sempre più cittadini per risparmiare sui premi scelgono le franchigie massime, e quindi le cure mediche fino a 2500 Fr all’anno se le devono pagare di tasca propria, forse poi così spreconi non sono.

Scarica-barile

Ma i  cassamalatari stessi, sono forse così attenti nel contenere i costi? Mica tanto! Spesso e volentieri infatti gli assicuratori malattia non si preoccupano di intervenire dove ci sono situazioni di ineconomicità. E nemmeno di promuovere delle soluzioni che permetterebbero di risparmiare sulle spese mediche e farmacologiche. Anzi, come succede ad esempio nell’acquisto dei farmaci da parte delle case anziani, gli assicuratori semmai sabotano i modelli virtuosi. Col risultato di aumentare i costi che poi si devono prendere a carico. Ma i cassamalatari se ne impipano: i maggiori costi mica li pagano loro. Li scaricano sul groppone dei cittadini tramite aumenti di premio. Per cui, chissenefrega!

Chi ci “tetta dentro”

Per finire, gli uccellini cinguettano che in Ticino ci sia un medico, “guardacaso” italiano, che ha – appunto – la laurea in medicina, ma che però si produce in prestazioni che con la medicina hanno poco a che vedere: vedi ipnosi regressiva. Prestazioni che poi vanno a carico delle casse malati.

Ora, se a qualcuno interessa sentire storielle fantasiose su chi sarebbe stato in una presunta vita precedente (Carlomagno? Napoleone? Mata Hari? Il Gigi di Viganello?) questo sfizio da salotto per boccaloni fa il piacere di pagarselo di tasca propria. Altrimenti il prossimo passo quale sarà? Le sedute spiritiche rimborsate dall’assicurazione malattia?

E’ chiaro che, se la storiella di cui sopra dovesse risultare confermata, ci sarebbe di che giustificare uno sciopero del pagamento dei premi.

Magari quindi prima di mettere le mani nelle tasche della gente con aumenti di premi e franchigie sarebbe il caso di andare a beccare chi nel sistema attuale “ci tetta dentro” alla grande. Si parla di simmetria dei sacrifici, ma ancora una volta i sacrifici si impongono solo ad una parte.

Fumogeni elettorali

E’ poi anche il caso di diffidare di chi, “guardacaso” in campagna elettorale, lancia un’iniziativa popolare che promette miracolosi freni ai premi di cassa malati: leggi PPD. Va da sé, senza spiegare sulle spalle di chiverrebbero poi prese le fumogene misure di contenimento dei costi che vengono evocate nel testo dell’iniziativa. E dimenticandosi, sempre “guardacaso”, che in Ticino proprio il PPD gestisce il Dipartimento della sanità e della socialità.

Già che ci siamo ricordiamo che, quando la Lega raccolse le firme per la creazione di una cassa malati cantonale con premi accessibili, la partitocrazia in Gran Consiglio nemmeno permise alla gente di andare a votare.

Così, tanto per rimettere la chiesa al centro del villaggio…

Lorenzo Quadri

 

Finti rifugiati: l’autogoal dei burocrati federali

Panna montata sul presunto calo degli arrivi ma poi vogliono ampliare il centro di Chiasso

Sia chiaro che di creare nuovi posti per migranti economici con lo smartphone non se ne parla nemmeno! Né a Chiasso, né in qualsiasi altro posto del Ticino!

Ma guarda un po’: adesso, per meglio sdoganare la politica del “devono entrare tutti”, la Segreteria di Stato per la migrazione (SEM) monta la panna sul presunto calo degli arrivi di asilanti in Svizzera. Un calo così spettacolare (?) che nel 2018 sono giunti in Svizzera oltre 15’200 sedicenti rifugiati: di certo non sono pochi!

Comunque, se calo c’è stato, è evidente che il merito va anche al deplorevole leghista Matteo Salvini ed alle sue politiche rigorose in materia di sbarchi. Quindi, invece di denigrare, sarebbe bene cominciare a ringraziare. Anche a Berna. Invece, e come al solito, l’abietto servilismo nei confronti degli eurobalivi la fa da padrone.

Un paio di cosette

Detto questo, per evitare di farsi prendere per i fondelli dai burocrati della SEM, sarà bene puntualizzare un paio di cosette.

Tanto per cominciare, 15’200 richiedenti l’asilo saranno anche meno dei picchi di certe annate (e ci mancherebbe anche che si assistesse ad un continuo aumento dei finti rifugiati). Ma sono comunque troppi. Si dà infatti il caso che attualmente in Svizzera vivano oltre 123mila asilanti. Non sono di sicuro pochi. Soprattutto se si pensa che la grande maggioranza di questi non lavora. Il numero degli eritrei a carico dell’ assistenza è addirittura aumentato del 2282% nel giro di soli otto anni.

E ricordiamo pure che il numero di asilanti presenti in Giappone (130 milioni di abitanti, contro gli 8 della Svizzera) si conta sulle dita di una mano.

Le belle pensate

La situazione non è destinata a migliorare.

La Svizzera, senza avere alcun obbligo in questo senso, ha infatti pensato di bene, grazie alla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, di correre entusiasta ad aderire ai programmi di ricollocamento dei finti rifugiati decisi dalla fallita UE. Programmi a cui vari Paesi membri, a cominciare dagli Stati del famoso blocco Visegrad, non si sognano di aderire. Gli svizzerotti eurolecchini, invece…

E non dimentichiamo che il “nuovo” diritto dell’asilo prevede l’avvocato gratis, ovvero pagato dal solito sfigato contribuente, per i migranti economici. L’obiettivo di tale figura, evidentemente, è quello di “far restare tutti”: o comunque il maggior numero possibile di richiedenti l’asilo. Una bella pensata i cui costi, sia detto per inciso, sono già schizzati verso l’altorispetto a quanto promesso in votazione popolare. Questo perché le tariffe forfettarie degli avvocati d’ufficio, invece di ammontare in media a 1360 Fr per caso come era stato annunciato, si aggirano attorno ai 2000 franchetti! Il che si traduce in una spesa annua di 12 milioni di Fr in piùalla voce “finti rifugiati” (poi però i politicanti vanno in giro a starnazzare che non ci sono i soldi per l’AVS).

Business is business!

Se a pensar male si commette peccato ma ci si azzecca quasi sempre, si potrebbe anche immaginare che simili misure – ovvero l’adesione entusiastica, a titolo puramente grazioso (quando la smetteremo di fare regali alla fallita UE che poi ci ringrazia ricattandoci sullo sconcio accordo quadro istituzionale?) ai programmi di ricollocamento dell’UE e l’avvocato gratis per finti rifugiati – servano per ottenere un costante aumento degli asilanti presenti sul nostro territorio. Anche nel caso in cui gli arrivi dovessero diminuire. Sicché le associazioni contigue al P$ della kompagna Sommaruga, che nell’asilo ci tettano dentro alla grande, possono contare su un’entrata sicura e possono pure pensare a svilupparsi. Business is business!

Intanto a Chiasso…

Secondo aspetto da puntualizzare è il seguente. Le statistiche sulla diminuzione degli asilanti hanno un obiettivo chiaro: quello di fare il lavaggio del cervello ai cittadini per convincerli che non esiste alcun caos asilo, sono solo balle populiste. Ma i burocrati della SEM hanno fatto un autogoal. Infatti, da un lato vorrebbero dare l’impressione che “non arrivi più nessuno”. Dall’altro però vogliono ampliare il centro asilanti di Chiasso portandone la capacità di accoglienza da 134 a 200 posti letto. Ma come, gli arrivi non erano in netto calo? E allora perché mai potenziare il centro di Chiasso? Occorrerebbe semmai depotenziarlo, quindi ridurre il numero di posti. Ed è ovvio che, se si aumentano le capacità d’accoglienza, ciò avviene con il preciso obiettivo di utilizzarle. Anche per non esporsi al rimprovero di aver gettato nel water altri soldi del contribuente.

Sicché, se realizzati, i nuovi posti a Chiasso verranno anche occupati. Perfino il Gigi di Viganello (pur trattandosi di Chiasso) è in grado di rendersi conto che qui gatta ci cova. Fa quindi benissimo la Lega dei Ticinesi di Chiasso a prendere in mano la situazione ed a lanciare una petizione contro l’ampliamento del centro asilanti, come annunciato nei giorni scorsi dal consigliere comunale Stefano Tonini.

Non solo Chiasso, ma tutto il Ticino non è – e non deve diventare –  un hub per finti rifugiati con lo smartphone!

Lorenzo Quadri

 

 

Ideologie verdi: e se la gente ne avesse piene le scuffie?

Asfaltati i talebani degli insediamenti, salvati i posteggi alla stazione FFS di Lugano…

 

L’iniziativa “Contro la dispersione degli insediamenti”, lanciata dai giovani Verdi, la scorsa domenica è stata asfaltata dai votanti (un vero e proprio contrappasso per un’iniziativa ecologista). Quasi il 64% dei cittadini elvetici l’ha infatti respinta. Lo stesso hanno fatto tutti i Cantoni, senza eccezione.

L’iniziativa, come spesso è il caso delle proposte dei verdi-anguria (verdi fuori, ro$$i dentro) era populista e talebana (altro che strillare al “populismo di destra”). Solo da pochi anni è in vigore la revisione, restrittiva, della Legge federale sulla pianificazione del territorio. Almeno alle nostre latitudini, i dezonamenti da essa previsti cominciano soltanto adesso: Lugano, ad esempio, si trova una bella gatta da pelare a Brè… Però i verdi avrebbero voluto introdurre delle regole ancora più talebane. Così, perché non ne hanno mai abbastanza.

Siamo qui in troppi

Purtroppo questi ecologisti sono come le angurie: verdi fuori ma ro$$i, e dunque spalancatori di frontiere, dentro. E nella loro scala delle priorità (?) le frontiere spalancate hanno la preminenza – ma di gran lunga! – sulla tutela dell’ambiente.

Cari kompagni ambientalisti: se, tramite la ben nota politica migratoria scriteriata, si continua a far entrare tutti, è ovvio che poi bisogna cementificare ed asfaltare. Perché i migranti hanno bisogno di un tetto sulla testa, e di strade per spostarsi. Siamo qui in troppie le conseguenze, anche ambientali, si vedono. E perché siamo qui in troppi? Perché ogni anno arrivano a vario titolo nella Confederella  80mila immigrati in più! Sicché, se i sedicenti ecologisti volessero davvero proteggere l’ambiente, avrebbero a suo tempo sostenuto l’iniziativa Ecopop. Essa prevedeva l’introduzione di rigidi tetti massimi annuali all’immigrazione: questo proprio per proteggere l’ambiente e le risorse naturali.  Più in generale: degli ambientalisti veri si batterebbero per limitare l’immigrazione.

Ed invece, questi verdeggianti $inistrati fanno proprio il contrario di quel che dovrebbero: hanno osteggiato e denigrato l’iniziativa Ecopop; hanno rottamato, assieme al resto della partitocrazia, il “maledetto voto” del 9 febbraio contro l’immigrazione di massa; e adesso, colmo dei colmi, sostengono addirittura quella ciofeca di patto ONU sulla migrazione:ovvero l’ennesimo accordo internazionale del piffero il cui obiettivo è introdurre la libera circolazione su scala mondiale e creare un nuovo diritto umano all’immigrazione. Insomma, peggio di così…

Scuffie piene?

L’asfaltatura portata a casa domenica dai Verdi era prevedibile, d’accordo. Ma c’è da sperare che si tratti comunque di un indicatore di tendenza. Cioè di un segnale che  la popolazione comincia ad averne le piene le scuffie di farsi vessare in nome di scelte dettate da ideologie autolesioniste. In questo senso va letta anche la recente decisione della maggioranza del Consiglio comunale di Lugano, Lega in primis, di non decimare il numero di posteggi alla stazione FFS di Lugano, quindi di non portarli da 438 a 250, ma di mantenere lo statu quo.

La decimazione veniva giustificata dalla solita cricca ro$$overde non tanto con motivi finanziari  – i parcheggi sono un investimento, perché la gente non posteggia gratis – ma come l’ennesima misura dissuasiva, che è poi un eufemismo che sta per punitiva,nei confronti degli automobilisti “fonte di tutti i mali”. Questa perniciosa volontà di criminalizzare gli automobilisti ha generato solo cagate pazzesche (cit. Fantozzi) come il bidone Via Sicura ed il fallimentare piano viario PVP (Pirla Vai Piano). E contro questa mentalità è ora che i cittadini – la maggior parte dei quali sono pure automobilisti – insorgano.

Prossimi passi

Tanto più che i grandi paladini dell’aria pulita (?) si limitano a criminalizzare gli automobilisti residenti, mettendo in difficoltà in particolare chi vive fuori dai centri urbani e che pertanto non ha alternativa all’automobile. Invece, per qualche strano motivo, sui 65mila frontalieri che entrano in Ticino tutti i giorni uno per macchina, citus mutus. Peggio: i ro$$overdi infangano chi vuole una limitazione dei frontalieri (e quindi delle loro auto) con le abituali accuse di razzismo. Altro che protezione dell’ambiente: “devono entrare tutti”! E se entrano in macchina, va bene lo stesso…

La decisione con cui la maggioranza del Consiglio comunale di Lugano ha salvato i posteggi della stazione FFS è in un certo senso storica. E deve fare da apripista. Prossimi passi: buttare all’aria il PVP ed abbassare le tariffe degli autosili, fatte schizzare verso l’alto per dissuadere (ovvero, ancora una volta, fustigare) gli automobilisti, oltre che per fare cassetta.

Lorenzo Quadri

Foffa europea allo sbando: adesso ci vogliono ricattare

L’accordo quadro? Lo rispediamo ai balivi di Bruxelles sottoforma di coriandoli!

 

E’ davvero incredibile fino a dove pensa di potersi spingere certa eurofoffa. Gli ambasciatori dei 28 paesi della (Dis)Unione europea si permettono di fare pressioni sulla Svizzera affinché si decida a calare le braghe ad altezza caviglia ed a sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale.

La nuova bassezza in cui l’UE allo sfascio si è voluta produrre fa brutta mostra di sé nel documento annuale relativo agli Stati dell’Associazione di libero scambio, tra cui figura appunto il nostro.

I balivi di Bruxelles  criticano il Consiglio federale per aver messo in consultazione lo sconcio accordo quadro istituzionale, ricattano la Svizzera sull’accesso al mercato unico, sottolineano l’intangibilità della devastante libera circolazione delle persone, pretendono l’ “adeguamento o l’abrogazione” delle misure accompagnatorie e, tanto per non farsi mancare niente, ordinano pure che l’accordo quadro venga portato davanti al parlamento elvetico in primavera. Frena Ugo! E perché, già che ci siamo, non pretendere anche una bella lustratina con la lingua alle scarpe di “Grappino” Juncker?

Ci guadagna solo l’UE

Ecco l’ennesima dimostrazione che questi balivi, longa manu di governi nazionali che alle elezioni europee di maggio si prenderanno  un’asfaltatura che la metà basta, si immaginano di poter comandare in casa nostra. Ma cosa aspettiamo a mandarli finalmente affan… una volta per tutte?

Queste continue prepotenze e ricatti dimostrano chiaramente una cosa: che lo sconcio accordo quadro non è nell’interesse della Svizzera. E’ solo in quello dell’Unione europea, che altrimenti non si agiterebbe tanto per averlo!

Ed infatti per l’ennesima volta ricordiamo cosa comporterebbe per gli svizzerotti questo obbrobrioso trattato-capestro, che tanto piace al ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis (PLR), alla partitocrazia ed ai borsoni della grande economia che svendono la Svizzera per ulteriormente riempirsi le già rigonfie saccocce.

L’accordo quadro ci imporrà la ripresa dinamica ossia automatica del diritto comunitario, i giudici stranieri, la direttiva UE sulla cittadinanza, le fine delle già striminzite misure accompagnatorie ed istituzionalizzerà pure i contributi miliardari a Bruxelles: in futuro saremmo costretti a versarli senza fare un cip!

Attentato ai diritti popolari

E noi dovremmo sacrificare la Svizzera, ridurla ad una colonia di Bruxelles – perché di questo si tratta – per arricchire ancora di più i compagni di merende PLR di Economiesuisse? E noi dovremmo chinarci a 90 gradi davanti ai ricatti di una cricca europea allo sfascio?

Questi continui tentativi di intimidazione dimostrano inoltre che la Svizzera è totalmente incompatibile con l’UE.

I balivi di Bruxelles, gente che pretende di comandare non solo senza la volontà popolare ma addirittura controla medesima, attenta senza vergogna ai nostri diritti popolari ed alla nostra democrazia diretta. Per questa foffa è infatti inconcepibile che il popolazzo possa decidere del proprio destino invece che ubbidire servilmente alle élite. Siamo arrivati al punto che lo zerbino della casta Emmanuel Macron, personaggio di raro squallore, di recente ha avuto la tolla di denigrare la democrazia svizzera che “non funziona poi così bene”. Pare di sognare.

E noi dovremmo prendere lezioni di buongoverno da un burattino che da tre mesi si trova tutti i fine settimana i gilet gialli in piazza? Da uno che pensa di schiacciare i cittadini rottamando il diritto di manifestare (diritto fondamentale dei cittadini!), e per questo è riuscito addirittura a farsi rampognare dai suoi amichetti dell’ONU?

E noi, secondo la partitocrazia PLR-PPD-P$$, dovremmo regalare 1.3 miliardi di franchi a chi ci ricatta, ci minaccia, ci discrimina e pretende – letteralmente – di dettare legge in casa nostra?

Altro che “bilaterali”!

Questa eurofoffa, così come i suoi camerieri sotto le cupole federali, non vuole affatto degli accordi “bilaterali” tra Svizzera ed UE. Tali accordi presuppongono infatti la presenza di due partner che trattano alla pari. Ma i balivi dell’Unione europea vogliono tutt’altro. Loro vogliono dei rapporti coloniali. Bruxelles comanda, Berna cala le braghe ed esegue. Ecco il futuro che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ sta preparando alla nazione.

Quindi non c’è niente da trattare, niente da discutere e men che meno ci sono marchette miliardarie da versare a Bruxelles. L’accordo quadro va stracciato e rispedito a Bruxelles sottoforma di coriandoli. La nostra sovranità e la nostra democrazia valgono molto di più di trattati commerciali che non sono nemmeno nel nostro interesse, ma in quello dell’UE!

Lorenzo Quadri

 

 

 

Giusto vietare le preghiere islamiche sulla pubblica via

No al “Ticinistan”! Il Mattino e la Lega appoggiano la petizione del Guastafeste

 

Non serve a nulla, come fa il rapporto di maggioranza sulla petizione del Guastafeste, “riconoscere il problema” ma poi decidere che, per intervenire, bisogna aspettare che i buoi siano usciti dalla stalla!

Nei prossimi giorni il Gran Consiglio dovrà esprimersi sulla petizione del Guastafeste Giorgio Ghiringhelli che chiede di creare una base legale per proibire le preghiere in pubblico “che contengono messaggi di odio e di discriminazione nei confronti di fedeli di altre religioni”.Le uniche preghiere di questo tipo sono quelle musulmane. Si tratta quindi di vietare le preghiere islamiche in strada.

Obiettivo: evitare il moltiplicarsi di scene, come quelle immortalate in più occasioni anche in Ticino, di musulmani che stendono il loro tappetino in mezzo alla pubblica via per recitare orazioni rivolti alla Mecca. Altrove in Europa, specie in Francia, gruppi di centinaia di musulmani si mettono a pregare in piazza: questo crea problemi di ordine pubblico e minaccia la pace religiosa.

Avanzata islamista

Le preghiere in strada, analogamente all’edificazione di minareti, servono a promuovere l’avanzata islamista in Occidente e a marcare il territorio. Sono simboli di conquista e strumenti di proselitismo.

Inoltre queste orazioni veicolano messaggi discriminatori contro gli ebrei (“coloro contro i quali Allah è in collera”) e contro i cristiani (“coloro che vagano nell’errore”). Secondo l’esperto di diritto islamico dr Sami Aldeeb i contenuti violano la norma antirazzismo del codice penale svizzero (il famigerato articolo 261 bis).

Lega e Mattino approvano

Il Mattino sostiene la petizione Ghiringhelli. Idem l’ampia maggioranza del gruppo della Lega in Gran Consiglio, che nel plenum sosterrà il rapporto di minoranza: quello favorevole alla petizione, redatto da Tiziano Galeazzi (Udc) e sottoscritto dalla leghista Lelia Guscio.

La Lega, che difende la nostra identità, le nostre tradizioni e le nostre radici cristiane, ha infatti promosso o appoggiato svariate iniziative volte a combattere l’islamizzazione della Svizzera. Questo sia a livello cantonale che federale. Islamizzazione che invece la partitocrazia multikulti sostiene e favorisce: perché “dobbiamo aprirci”!

Disegno di conquista

I $ignori del triciclo, imbesuiti dal politikamente korretto, non si rendono conto del disegno di conquista islamista in atto: approfittare del buonismo-coglionismo, dell’ossessione che “non bisogna discriminare”, per guadagnare sempre più spazio e poi introdurre in casa nostra le leggi coraniche. Con l’aiuto, naturalmente, dei giudici stranieri della CEDU, la Corte europea dei diritti dell’Uomo. La CEDU nel 2003 aveva statuito che la sharia è incompatibile con i diritti umani. Nei mesi scorsi, però, ha compiuto una clamorosa inversione di rotta: si è inventata una sorta di diritto dei musulmani residenti in Europa di farsi giudicare non secondo le leggi del paese in cui vivono, ma secondo quelle del paese d’origine.

Involuzioni rovinose

Simili evoluzioni, anzi involuzioni, sono rovinose per la nostra società e per i nostri diritti fondamentali. Vanno quindi bloccate finché si è in tempo. Chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati non serve a nulla. Il divieto di burqa è stato plebiscitato dai ticinesi quando di donne col velo integrale in questo Cantone non se ne vedevano molte. Prima della votazione popolare, per mesi la partitocrazia multikulti e la stampa di regime hanno sbeffeggiato e denigrato la norma costituzionale antiburqa. Ma poi sono state asfaltate dalle urne. Qui la situazione è analoga. Anche questa volta, dobbiamo ostacolare l’avanzata islamista finché siamo in tempo, affermando con la massima decisione che la nostra non è terra di conquista: comportamenti contrari alle regole del nostro vivere insieme non vengono accettati. Per cui, delle due l’una: o ti adegui, o torni al natìo paesello. Ma che nessun migrante, in arrivo da “altre culture” incompatibili con la nostra, si sogni di imporci le sue leggi.

Non è discriminazione

La petizione Ghiringhelli non costituisce nemmeno una discriminazione dei musulmani. Discriminazione significa infatti trattare in modo diverso ciò che è uguale. Ma non esistono “uguali” alla preghiera pubblica degli islamisti. Le preghiere cristiane, ad esempio, non contengono incitazioni all’odio contro i credenti di fede diversa. Inoltre, i fedeli di tutte le altre religioni, ed anche i musulmani moderati, le loro preghiere non le recitano in piazza con modalità teatrali, bensì in privato o nei luoghi di culto preposti. Le processioni religiose cristiane necessitano di un’autorizzazione per utilizzo accresciuto del suolo pubblico.

Proselitismo

Le preghiere in strada dei musulmani radicali servono ad ostentare una  presenza ed a fare proselitismo. Proselitismo che costituisce una minaccia per l’ordine pubblico. Proprio come la distribuzione in piazza del Corano, organizzata ad associazioni salafite. Ed infatti la maggioranza del Consiglio nazionale ha approvato una mozione che chiede di vietarla. E il Dipartimento della sicurezza del Canton Zurigo (diretto da un socialista (!), non da un becero leghista, razzista ed islamofobo) ha invitato i Comuni a proibirla.

E poi: provateci voi ad andare a pregare in pubblico nei paesi musulmani e per di più trasmettendo messaggi offensivi nei confronti dell’islam, e vedete cosa vi succede…

Gli uregiatti…

Ci sono dunque tutti i motivi per approvare la petizione del Guastafeste e nessuno per respingerla.

Fa specie (?) che tra i contrari alla petizione figuri anche il PPD, ovvero il partito dal presunto referente cristiano che però non perde un’occasione che sia una per dimostrare di averlo rottamato e sostituito con il referente multikulti.

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Ristorni: quello del PLR e di Cassis era solo un bluff

Da Berna arriva il njet su tutta la linea alla disdetta della Convenzione del 1974

Essendo certificato per l’ennesima volta che il Consiglio federale vuole continuare a farsi prendere per i fondelli dai vicini a sud, non ci sono più scuse per non bloccare i ristorni!

Sempre la solita zuppa! Secondo i camerieri dell’UE in Consiglio federale, sul nuovo (ormai sempre meno nuovo) accordo sulla fiscalità dei frontalieri gli svizzerotti devono farsi prendere per i fondelli in eterno dai vicini a sud. E nel contempo i ristorni vanno versati ad oltranza e senza fare un cip. Si ricorda che l’ammontare dei ristorni è lievitato ad oltre 83 milioni all’anno causa il persistere dell’invasione di frontalieri provocata dalla devastante libera circolazione voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$. Quindi non stiamo parlando di noccioline.

Disdire la vetusta Convenzione del 1974? Ma nemmeno per sogno! “Bisogna privilegiare la via del dialogo” blatera infatti il governicchio federale, quando sono anni – anni! – che tramite questa via non si cava un ragno dal buco. Ed infatti l’accordo fiscale continua a giacere imboscato in un cassetto di Roma. La vicina Repubblica mena il can per l’aia ad oltranza. Intanto un paio di deputati pentastellati alla Camera vanno in giro a bullarsi a mezzo stampa di aver definitivamente affossato il nuovo accordo fiscale.

Avanti con le prese in giro!

Anche il Gigi di Viganello ha capito che senza un’iniziativa unilaterale forte da parte svizzera, ovvero senza il blocco dei ristorni, meglio se accompagnato dalla disdetta della Convenzione del 1974, non succederà proprio nulla. L’Italia non firmerà mai il nuovo accordo.   Ed i ticinesotti continueranno a inviare agli amici a sud somme stratosferiche sulla base di una Convenzione vecchia di 44 anni e clamorosamente superata dagli eventi.

Le tre domandine

L’interpellanza di chi scrive, a cui il Consiglio federale ha fornito nei giorni scorsi l’ennesima non-risposta, conteneva tre domandine facili-facili:

  1. Il Consiglio federale, vista la fase di stallo permanente, è disposto a finalmente denunciare la Convenzione del 1974 sui ristorni delle imposte dalla fonte dei frontalieri, così come annunciato dall’ex consigliera federale Widmer Schlumpf quattro anni orsono?
  2. Nel caso in cui la maggioranza del governo ticinese decidesse di bloccare il versamento dei ristorni, il Consiglio federale sarebbe pronto ad appoggiare tale scelta, o per lo meno, a non esercitare pressioni per ottenere il versamento?
  3. Poiché il prezzo dell’accordo del 1974 è stato scaricato interamente sul Ticino: il Consiglio federale è finalmente disposto a distanziarsi dalla linea fin qui tenuta ed a riconoscere un risarcimento al Ticino?

Njet su tutta la linea

La risposta è njet su tutta la linea perché, come detto, bisogna “privilegiare la via del dialogo”. Una posizione che certo non sorprende da parte di  un governicchio federale che ha fatto della calata di braghe compulsiva il proprio marchio di fabbrica quando si tratta di politica internazionale. Non sorprende, ma rimane scandalosa. L’ennesimo schiaffo al Ticino. Per la serie: “ce ne  freghiamo dei vostri problemi, siete irrilevanti, a noi l’unica cosa che importa è non avere gabole con il Belpaese. E non siamo nemmeno d’accordo di indennizzarvi economicamente”.

Come ha scritto la Lega dei Ticinesi nel suo comunicato stampa sul tema: “Con i suoi reiterati inviti a proseguire sempre e comunque sulla via, ampiamente dimostratasi fallimentare, del dialogo inconcludente, il CF condanna la Svizzera a venire presa in giro in eterno dalla vicina Repubblica, ed il Ticino a continuare a farsi carico, da solo, dei costi esorbitanti – stiamo parlando infatti di oltre 83 milioni di Fr all’anno – della Convenzione del 1974, vetusta e superata dagli eventi”.

Due evidenze

Due cose a questo punto sono evidenti.

  • Visto che Berna non farà assolutamente nulla per spingere il Belpaese a fare la propria parte in materia di fiscalità dei frontalieri, ed adesso ne abbiamo l’ennesima conferma scritta, il Ticino deve prendere in mano la situazione. Altrimenti detto: non ci sono più scuseper il governicchio per non bloccare i ristorni, come da anni chiedono i leghisti Gobbi e Zali. La decisione sul blocco può essere presa già alla prossima seduta!
  • Il fatto che il ministro degli esteri sia il PLR KrankenCassis, parzialmente ticinese (per l’altra parte è italiano) non ha cambiato di una virgola la posizione del Consiglio federale su questo, come sugli altri dossier importanti per il Ticino. Di più. La sezione ticinese del PLR, per farsi campagna elettorale, ha fatto una giravolta sul tema dei ristorni. Fotocopiando le posizioni della Lega avversate fino a cinque minuti prima (politica Xerox: prima si denigra, poi si fotocopia) ha chiesto al governicchio cantonale tramite mozione di attivarsi per ottenere la disdetta della Convenzione del 1974. Il ministro PLR (parzialmente) ticinese Cassis, dopo aver espresso una soddisfazione del tutto incomprensibile a seguito dell’incontro inconcludente di gennaio con il suo omologo e connazionale italiano Moavero Milanesi, ha a sua volta fatto il salto della quaglia, mostrando irritazione (?) verso il continuo tira-e-molla del Belpaese. Questo per reggere la coda al giochetto propagandistico del PLR ticinese. E adesso arriva una risposta del Consiglio federale in cui la disdetta della Convenzione del 1974 viene categoricamente esclusa. Njet su tutta la linea. E’ quindi evidente che quello del PLR e di Cassis era tutto un bluff!

Lorenzo Quadri

 

Schierati con i terroristi!

La Commissione degli Stati, lo schifo: la partitocrazia non vuole espellere i jihadisti

Signore e signori, sotto le cupole federali va in onda una nuova sconcezza, l’ennesima.

Secondo la maggioranza dei politicanti della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati (CIP-S) non si può (“sa po’ mia!”) espellere dalla Svizzera i terroristi se nel paese d’origine costoro rischierebbero la tortura o la morte. Per terroristi si intende ovviamente terroristi islamici.

Ricordiamo che nel Consiglio degli Stati la partitocrazia, ed in particolare kompagni ed uregiatti, spopolano:  a causa del sistema di elezione, sono clamorosamente sovrarappresentati per rapporto al reale seguito popolare. I risultati si vedono e sono disastrosi.

Cittadini svizzeri in pericolo

Gli antefatti sono presto detti. Il Consigliere nazionale PPD Fabio Regazzi ha presentato una mozione che chiedeva l’espulsione dei terroristi islamici sempre e comunque. Assieme a Regazzi  tre cofirmatari, due dei quali sono i leghisti Pantani e Quadri. La maggioranza del Consiglio nazionale ha approvato la mozione. Adesso arrivano i signori della CIP-S a dire njet. Eccoci dunque di fronte  all’ennesima oscenità che viene propinata alla popolazione in nome del politikamente korretto e del buonismo-coglionismo.

Cosa comporta la mancata espulsione dalla Svizzera di terroristi islamici? Ovviamente, che essi rimangono sul nostro territorio, magari addirittura mantenuti dal nostro Stato sociale, col rischio – molto concreto – che organizzino delle stragi. E noi dovremmo tenerci in casa criminali altamente pericolosi perché se li rimandassimo a casa loro potrebbero rischiare di venire torturati o uccisi? Machissenefrega se questa feccia – che non ha alcun rispetto per la vita altrui – al proprio paese rischia la tortura o la pelle!

E la volontà popolare?

Adesso invece arrivano i signori della Commissione del Consiglio degli Stati, che devono essersi bevuti il cervello come aperitivo, a venirci a dire che, per salvare la buccia a terroristi pericolosi, dobbiamo mettere a rischio la vita di decine, se non di centinaia di persone oneste; e questo in casa nostra!

Altrimenti detto: secondo questi politicanti del piffero, la vita di un terrorista criminale straniero è più meritevole di protezione di quella di tanti svizzeri onesti.

E’ il colmo: i cittadini elvetici hanno votato l’espulsione dei delinquenti stranieri, e adesso la partitocrazia alla Camera dei Cantoni si arrampica sui vetri per nonrimandare a casa loro nemmeno i miliziani della Jihad. Qui siamo, evidentemente, al delirio. Ci piacerebbe proprio sapere in quali altri paesi verrebbero prese decisioni del genere!

Pubblicheremo nomi e cognomi

E’ evidente che chi partorisce una bestialità quale “non possiamo espellere i terroristi se nel paese d’origine sarebbero in pericolo”, se ne deve anche assumere la piena responsabilità. E’ quindi evidente che su queste colonne pubblicheremo nome e cognome di chi voterà contro l’espulsione dei terroristi “per non metterli in pericolo in casa loro”. Così, quando anche dalle nostre parti succederà qualcosa di tragico grazie ai criminali islamisti che ci mettiamo in casa – e non è questione di “se” accadrà, ma solo di “quando” accadrà – i familiari delle vittime sapranno quali politicanti e quali partiti ringraziare.

Ma föö di ball subito questi politicanti,che sono la rovina del paese! Del resto, è gente che vota anche per il regalo da 1.3 miliardi di Fr all’UE, per cui cosa ci potevamo aspettare?

Paese del Bengodi

La partitocrazia, a suon di cappellate politikamente korrette, sta trasformando la Svizzera nel paese del Bengodi per terroristi islamici. Anzi: l’ha già trasformata. Nessuna misura efficace per combattere gli islamisti (come ad esempio il divieto ai finanziamenti esteri alle moschee); assistenza facile a tutti i migranti economici, estremisti islamici compresi, che così possono radicalizzare stipendiati dal contribuente (ma sa po’?); e adesso addirittura decisioni politiche che privilegiano terroristi islamici (non ladri di galline! Terroristi!) e mettono in pericolo la vita dei cittadini onesti.

E dopo averne fatte peggio di Bertoldo, i politicanti della casta multikulti e spalancatrice di frontiere pensano di far fessa la gente nascondendosi dietro il patetico “Piano d’azione nazionale (uella!) contro la radicalizzazione”, ovvero dietro ad un’inutile ciofecaconcepita da burocrati federali esponenti della $inistra islamofila?

Costituzione

E i politicanti che vogliono far restare in Svizzera i terroristi islamici hanno addirittura il coraggio a venirci a raccontare ridicole fregnacce sul principio del “non-refoulement” che impedisce di espellere uno straniero se rischia trattamenti “disumani” in casa propria, dicendo che è contenuto nella Costituzione?

O tamberla, guardate che anche la preferenza indigena ed i contingenti all’immigrazione sono contenuti nella Costituzione! Sicché, come vi siete inventati la fetecchiata della “preferenza indigena light” adesso fate il piacere di inventarvi anche il “non-refoulement light”,che NON si applica ai terroristi. Oppure le disposizioni costituzionali le “interpretate” solo quando si tratta di spalancare le frontiere stuprando la volontà popolare?Vergogna!

Se la maggioranza di una Commissione del Consiglio degli Stati, il quale si (auto)fregia di essere “il parlamento più importante della Svizzera”, è disposta, pur di obbedire al sacro dogma del politikamente korretto, a mettere in pericolo la vita dei suoi concittadini per difendere dei terroristi islamici, vuol dire che questo paese è proprio alla frutta. E sappiamo chi ringraziare. Vero triciclo PLR-PPD-P$$?

Lorenzo Quadri

 

Basta prese per i fondelli!

VaffanSECO! Ancora statistiche farlocche sulla disoccupazione per farci credere che…

 

L’invasione di frontalieri provocata dalla devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$continua a fare disastri!

Per la partitocrazia spalancatrice di frontiere, nell’imminenza delle elezioni cantonali, le cose si mettono male: sarebbe infatti il colmo se i cittadini non le chiedessero di rendere conto dello sfacelo sul mercato del lavoro ticinese.

Ma il tema è scottante anche a livello federale. Giustamente, l’avversione degli svizzeri nei confronti di un’UE fallita ed arrogante cresce sempre più.

Quindi, i burocrati della SECO, Segreteria di Stato dell’economia, si agitano per fare il lavaggio del cervello al popolazzo, nel tentativo di far credere che in Ticino con la devastante libera circolazione vada tutto bene.  Eccoli dunque tornare alla carica con le loro statistiche farlocche sulla disoccupazione nel nostro Cantone. Statistiche che diventano sempre più grottesche! Vabbè che Carnevale si avvicina, ma…

Ticino: sempre più disoccupati!

Ed infatti questi burocrati bernesi, che il Ticino l’hanno visto al massimo in cartolina, pretendono di farci credere che alle nostre latitudini la disoccupazione sarebbe in calo. A loro dire, il tasso di disoccupazione in Ticino sarebbe addirittura sceso (!) dal 3.7% di fine 2017 al 3.3% di fine 2018. Sì certo, come no! E gli asini volano!

Ma questi funzionarietti chi credono di prendere per il lato B? Purtroppo per loro, lo sp-ttanamento è dietro l’angolo. Arriva dall’ILO, che è poi l’indicatore usato internazionalmente per rilevare la disoccupazione. Ed esso ci racconta una storia diametralmente opposta. Ci dice infatti che, in questo sfigatissimo Cantone, il tasso di senza lavoroè passato dal 5.9% dell’ultimo trimestre del 2017 al 6.8% dello stesso periodo del 2018! Quindi, altro che disoccupazione in calo!Crescita esponenziale!

E non solo: se pensiamo che il tasso di disoccupazione ILO della Lombardia è del 5.4%, quindi di parecchio inferiore a quello ticinese, ci rendiamo ben conto di quanto ci troviamo immersi nella palta “grazie” alla libera circolazione delle persone voluta dalla partitocrazia!

Perfino la RSI, assai poco sospetta di opposizione alle frontiere spalancate, si è accorta della clamorosa discrepanza tra le barzellette propinate dalla SECO – quella che ci costa 100 milioni all’anno! – ed i dati più credibili dell’indicatore ILO. Sul tema è andato in onda nei giorni scorsi un servizio del Quotidiano.

Trucchetto svelato

Del resto, il giochetto è presto smascherato: le statistiche farlocche della SECO non registrano i senza lavoro, bensì le persone iscritte agli Uffici regionali di collocamento (URC)! Non è affatto la stessa cosa, anzi! Sempre più senza lavoro non sono iscrittialla disoccupazione. Ma non certo perché hanno trovato un impiego, bensì perché sono finiti in assistenza, o in AI, oppure non percepiscono più nessuna rendita e quindi sono spariti da tutte le statistiche! Poi però ci chiediamo come mai i “tavolini magici” si moltiplicano!

L’ha capito anche il Gigi di Viganello: agli Uffici regionali di collocamento, restano iscritti solo quei disoccupati che hanno diritto alle indennità di disoccupazione, e questi diventano una parte sempre più piccola di quanti non hanno un impiego! Sicché, cari burocrati della SECO, è ora di piantarla di prendere per i fondelli la gente – evidentemente con finalità politiche – con statistiche basate su indicatori che non vogliono più dire un tubo!

Mercato saturo

La crescita dei disoccupati di lunga durata (assistenza) dimostra inoltre che, per chi perde il posto, rientrare nel “circuito” diventa sempre più difficile! E perché accade questo? Elementare Watson! Perché il mercato del lavoro ticinese è stato saturatocon frontalieri, permessi B più o meno farlocchi, padroncini e compagnia bella! E quindi per chi è nato e cresciuto qui non c’è più posto!

Per questo sfacelo, ringraziamo la devastante la libera circolazione delle persone e quelli che l’hanno voluta!

Com’era già la storiella che andava in giro a raccontare l’allora presidente del PLR Fulvio Pelli prima della votazione sugli accordi bilaterali? “Con la libera circolazione delle persone, i nostri giovani potranno andare a lavorare a Milano”?Certo, come no! Esempio da manuale della lungimiranza dell’ex partitone!

Lorenzo Quadri

 

I 3 miliardi vadano all’AVS!

Anche nel 2018, i conti della Confederazione chiudono con un attivo enorme

 

Ma chi l’avrebbe mai detto! Per l’ennesima volta i conti della Confederella sono in “profondo nero”! Vale a dire, totalizzano attivi stratosferici invece di essere in deficit! Per l’anno di disgrazia 2018, è notizia di questi giorni, invece di un passivo di 300 milioni nelle casse federali si trova un bell’attivo di 3 miliardi! Un vero e proprio tesoretto che evidentemente va utilizzato a vantaggio dei cittadini elvetici! E certamente non va sperperato in regali all’estero! Vedi ad esempio la marchetta da 1.3 miliardi alla fallita Unione europea, che la partitocrazia spalancatrice di frontiere insiste per versare! E gli utili della Confederazione non vanno nemmeno mandati in fumo per mantenere finti rifugiati con lo smartphone o stranieri in assistenza!

Visto che, praticamente in contemporanea con l’annuncio dei mega-utili federali, è stato lanciato l’ennesimo allarme sulle presunte casse vuote dell’AVS, la quale nel 2018 ha registrato un deficit di 1.5 miliardi, è evidente che i 3 miliardi di tesoretto bisogna usarli per il primo pilastro! La Svizzera, le cui finanze sono solide (non siamo mica il Belpaese!) si può senz’altro permettere un’iniziativa di questo tipo. E non solo per il tesoretto del 2018, ma anche per quelli degli anni a venire; che non mancheranno.

Stop catastrofismi

Ed inoltre, ne abbiamo piene le scuffie degli allarmismi della casta e della stampa di regime sul deficit dell’AVS! Ohibò, in questo paese abbiamo soldi per tutto e per tutti tranne che per i bisogni dei cittadini svizzeri? Ma va là! Per risanare l’AVS non c’è necessità di mandare la gente in pensione a 70 anni, e nemmeno di aumentare l’IVA!

Cominciamo a tagliare sugli aiuti all’estero e sulla spesa per l’asilo, che insieme totalizzano lo stratosferico esborso di ben 5 miliardi all’anno! E cominciamo anche a tagliare sulla kultura per pochi intimi con la puzza sotto il naso ed il borsello rigonfio! Ed evidentemente NON regaliamo 1.3 miliardi di Fr alla fallita Unione europea che ci ricatta, ci discrimina e pretende di comandare in casa nostra!

Così facendo, vedremo che i soldi per l’AVS si troveranno senza troppa difficoltà!

Lorenzo Quadri