Altre opzioni? Non esistono!

Fiscalità dei frontalieri: senza blocco dei ristorni, lo stallo attuale durerà in eterno

 

I fatti sono testardi: la Lega dei Ticinesi, già nel lontano 1991…

L’accordo fiscale con l’Italia ha assunto tutti i contorni della farsa. La sua sottoscrizione era stata spacciata come “imminente” già quattro anni fa dall’allora Consigliera federale Widmer Schlumpf. Ma si trattava di un espediente per convincere il Consiglio di Stato a non bloccare (totalmente o parzialmente) il versamento dei ristorni dei frontalieri. Ai tempi la stessa direttrice del DFF, in un incontro con la deputazione ticinese alle Camere federali, evocò – quale mezzo di pressione sul Belpaese affinché firmasse – misure unilaterali nei confronti dell’Italia, e segnatamente la disdetta della Convenzione del 1974 che regola anche i ristorni dei frontalieri. Questa Convenzione è divenuta ormai obsoleta. In oltre quattro decenni, le condizioni quadro sono cambiate radicalmente. Si pensi solo all’introduzione della libera circolazione delle persone e allo smantellamento del segreto bancario per i clienti esteri.

Nuova offensiva

Di recente l’Agenzia delle entrate italiana si è inoltre prodotta nell’ennesima offensiva contro la piazza finanziaria elvetica a proposito delle operazioni “cross borders”. Contemporaneamente, il Belpaese nicchia sull’accesso degli operatori finanziari svizzeri al mercato italiano. Su questi temi si segnala l’inerzia del Consiglio federale: il Ticino resta, evidentemente, l’ultima ruota del carro. E’ manifesto che, se situazioni analoghe a quelle sopra descritte si verificassero sulla piazza finanziaria zurighese, la reazione di Berna sarebbe  assai diversa.

Dialogo in inglese?

Come ciliegina sulla torta, il dialogo italo-svizzero, in agenda il 21 marzo, quest’anno si è svolto in inglese; le scorse edizioni si sono invece tenute in italiano. Immaginare di ottenere qualcosa dalla vicina Penisola trattando in inglese significa essere completamente fuori dal mondo. E’ sempre più evidente l’inadeguatezza della burocrazia federale nel rapportarsi con i vicini a Sud. La mancanza di risultati reali lo dimostra. L’arrivo di un ministro degli esteri ticinese non ha cambiato nulla. L’incontro di gennaio tra Cassis e l’omologo Moavero ha prodotto solo le consuete e vuote dichiarazioni d’intenti.

Nessun indennizzo

Ciononostante, pur portando la responsabilità per il perdurare di un accordo vetusto, superato dagli eventi, che con ristorni esagerati penalizza pesantemente il Ticino, il Consiglio federale, a più riprese negli ultimi 8 anni, l’ultima volta a metà febbraio, si è sempre rifiutato di riconoscere un indennizzo al nostro Cantone. Una decisione confermata in marzo dal Consiglio nazionale, che ha respinto a maggioranza una mozione in tal senso.

Disdire la Convenzione?

Il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri comporterebbe, per il Ticino, un vantaggio di una dozzina di milioni all’anno rispetto alla situazione attuale. Per la controparte italiana, i maggiori incassi sarebbero molto più elevati; si stima nell’ordine di centinaia di milioni di euro. Ciononostante, per motivi politici, la vicina Repubblica non vuole il nuovo trattato. E scientemente rinuncia ai vantaggi fiscali che esso le porterebbe.

E’ inoltre  evidente, come emerge dalla sua ultima risposta sul tema risalente sempre al mese di febbraio, che il Consiglio federale – al contrario di quanto falsamente dichiarato dall’allora “ministra” Widmer Schlumpf – non prende nemmeno in considerazione la denuncia della Convenzione del 1974.

L’unico strumento

Allo stato attuale, i ristorni dei frontalieri sono lievitati ad 84 milioni all’anno. Il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri è manifestamente su un binario morto. I comportamenti scorretti da parte italiana proseguono, come dimostra l’ultima “offensiva” contro la piazza finanziaria ticinese. La gestione del dossier da parte della Confederazione è vistosamente deficitaria. Dunque, l’unico mezzo a disposizione del Canton Ticino per arginare un’ immotivata emorragia di milioni consiste nel bloccare il versamento dei ristorni dei frontalieri. Dopo anni di flop, occorre riconoscere che la via istituzionale e diplomatica ha fallito.

E al proposito vale la pena ricordare che già nel settembre del 1991 il gruppo parlamentare in Gran Consiglio della neonata Lega dei Ticinesi sollevava il tema del versamento dei ristorni, pur se in relazione alla mancata realizzazione di depuratori su suolo italiano. I fatti sono testardi, come si suol dire.

Lorenzo Quadri

 

Giù le braghe un’altra volta!

Piazza finanziaria: il Consiglio nazionale capitola ancora davanti ai balivi dell’OSCE

 

In questi giorni  in Consiglio nazionale si è assistito all’ennesima desolante calata di braghe ai danni della piazza finanziaria svizzera. E soprattutto, si è avuta la conferma che le cosiddette “soft law” (vedi ad esempio il famigerato Patto ONU sulla migrazione, quello che vorrebbe legalizzare l’immigrazione clandestina ed introdurre la libera circolazione delle persone a livello mondiale) non sono per nulla soft. Non in Svizzera. Perché i politicanti della Confederella corrono ad adeguarsi, con i calzoni abbassati fin sotto le caviglie.

Questa volta, il tema era il messaggio del Consiglio federale dal titolo “attuazione delle raccomandazioni del Forum globale sulla trasparenza e sullo scambio di informazioni a fini fiscali”. Raccomandazioni. Quindi nemmeno soft law. Però ecco che gli svizzerotti si affrettano ad ottemperare. Perché, come la partitocrazia calabraghista continua a ripetere a mo’ di disco rotto, si tratta di standard internazionali, perdiana! Sicché chi non li applica finisce sulla lista nera.

La stessa indecente trafila la vedremo con patto ONU sulla migrazione. Prima raccomandazione, poi standard internazionale, poi liste nere per chi non si adegua, poi calata di braghe elvetica: integrale, su tutta la linea, e senza condizioni.

Altro che “clima positivo”!

Il citato Forum globale sulla trasparenza è un organo dell’OCSE, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Ovvero, l’ennesimo organo internazionale che non ha uno straccio di legittimazione democratica, eppure pretende di schiacciare gli ordini agli Stati sovrani. Si sostituisce ai parlamenti ed addirittura al popolo. Il bello è che l’OCSE era stata originariamente creata per promuovere un buon clima economico nel vecchio continente. Ma ormai è ridotta ad un’arrogante lobby di paesi con fiscalità elevata, che cercano di massimizzare le proprie entrate fiscali a spese di Stati più “virtuosi”: come appunto la Svizzera. La quale, sistematicamente, capitola.

Nel caso concreto, il tema sono le azioni al portatore, finite nel mirino dell’OCSE. Al proposito, già tre anni fa, sempre mettendosi a 90 gradi davanti alla pressione internazionale, il legislatore elvetico aveva apportato delle modifiche al diritto nazionale. Le aziende rossocrociate si erano dovute adeguare, assumendosene i costi. E le più colpite sono state, ma guarda un po’, le piccole e medie imprese.

Sono trascorsi un paio d’anni, e siamo daccapo. E tra 2-3 anni? Occorrerà di nuovo cambiare?

 L’unica certezza

Come da consolidato copione, la partitocrazia cameriera dell’UE si fa dettare la legge da organismi internazionali antidemocratici. Però poi questa stessa partitocrazia ha il coraggio di autoerotizzarsi cerebralmente (ovvero: di farsi le pippe mentali) con la “certezza del diritto” (uella!), pensando così di impressionare il popolazzo.

Qui di certezza ce n’è una sola:quella del continuo rimescolamento delle carte in tavola ad opera di istanze internazionali. E naturalmente gli svizzerotti subito si chinano a 90 gradi per fare i primi della classe! E questo mentre gli altri Paesi non si sognano di rispettare gli impegni presi con la Svizzera.

Se poi, come bramano PLR e P$$,lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE dovesse entrare in vigore, a telecomandare la Confederella ci penseranno direttamente i balivi di Bruxelles. Grazie partitocrazia!

Lorenzo Quadri

Schengen: “in temp da guera…”

Il lavaggio del cervello a proposito della direttiva disarmista dell’UE è già iniziato

Giovedì 21 marzo, primo giorno di primavera, il Consiglio nazionale si è sollazzato per ore dibattendo sullo studio commissionato dalla Confederella sui presunti vantaggi di Schengen.

Lo studio era stato chiesto al governo nel 2015 tramite postulato del P$$ spalancatore di frontiere. A farlo eseguire sono stati i camerieri dell’UE in Consiglio federale: quelli che hanno sempre difeso Schengen a spada tratta e con dovizia di terrorismo di regime e di fake news. A realizzare lo studio è stata invece la società Ecoplan, già autrice di un “discusso” (leggi: farlocco) rapporto di slinguazzamento degli accordi bilaterali.

Con simili premesse, era chiaro che il risultato sarebbe stato un documento di sostegno incondizionatoa Schengen. Un mucchio di carta, pagato a caro prezzo, la cui credibilità è paragonabile a quella delle statistiche della SECO sulla disoccupazione.

Le strane coincidenze

Ed infatti, ma guarda un po’, gli scenari che vengono presentati nel caso di uscita della Svizzera dagli accordi di Schengen sono apocalittici: si parla di costi stimati, da qui al 2030, di oltre 10 miliardi di fr, di danni per il turismo, per l’economia, per la sicurezza, ed avanti con le fanfaluche!

Per una “strana coincidenza”, la discussione al Nazionale è stata agendata proprio in prossimità della votazione del 19 maggio sul referendum contro l’adozione della direttiva UE che vuole disarmare i cittadini onesti. Una direttiva che – come sappiamo – la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ha deciso di recepire, facendo così strame della nostra autonomia ed indipendenza.

E perché, secondo il triciclo eurolecchino, la Svizzera dovrebbe assolutamente calare le braghe e conformarsi al Diktat disarmista dell’UE? Non certo perché esso serva in qualche modo a raggiungere il suo scopo dichiarato, ovvero la lotta al terrorismo islamico, ma perché quest’ultimo è un acquis di Schengen. Da qui il ridicolo ricatto: se non caliamo le braghe, la Svizzera verrà espulsa da Schengen! Ecco dunque spiegata la necessità di dipingere tale fallimentare accordo come essenziale per il futuro della nazione. E di farlo ora.

I ricattini

Il giochetto è fin troppo chiaro. Chi rifiuta di mettere il Paese a 90 gradi davanti all’ennesima pretesa dell’UE viene accusato di sabotare la permanenza della Svizzera nello spazio Schengen (come se ci fosse anche la remota possibilità che a Bruxelles qualcuno decidesse di espellerla!) e dunque di danneggiare l’economia  e blablabla. Questi ricattini della casta sono sempre uguali e non impressionano più nessuno dai tempi del voto sull’adesione allo SEE!

Sistema sopravvalutato

Eppure in Consiglio nazionale, per preparare il terreno alla votazione sul referendum contro l’accettazione del Diktat disarmista, di ricattini se ne sono sentiti a iosa. Magari è il caso di ricordare alla casta eurolecchina che la Svizzera aderisce allo spazio Schengen solo dal 2005. E non è che prima vivessimo nel Medioevo! Di turisti ce n’erano più di adesso. L’economia non andava peggio. Ed i controlli in dogana non creavano code di centinaia di chilometri.

Quanto al famoso sistema informativo di Schengen: esso viene ampiamente – e di proposito – sopravvalutato. La realtà è che la sua importanza è secondaria  rispetto ad altri sistemi di ricerca, come ad esempio quello dell’Interpol. Anche perché i paesi Schengen non sempre inseriscono i dati, oppure li inseriscono in modo incompleto.

Da quando in qua…

Sicché sotto le cupole bernesi si è assistito addirittura allo spettacolo improponibile di $inistrati internazionalisti multikulti – quelli che vogliono fare entrare tutti, quelli che rifiutano l’espulsione dei delinquenti stranieri, quelli che strillano che “sa po’ mia!” rimandare a casa loro i terroristi islamici – che si sciacquavano la bocca con la sicurezza della Svizzera per merito (?) di Schengen.

Non facciamoci prendere per i fondelli:  da quando in qua spalancando le frontiere aumenta la sicurezza? Inoltre, se davvero Schengen servisse ad impedire l’arrivo nel nostro Paese di delinquenti stranieri, i kompagnuzzi sarebbero i primi a non volerlo!

No al Diktat

Naturalmente la partitocrazia, mentre in Consiglio nazionale sparava fregnacce sulle catastrofiche, deleterie, apocalittiche conseguenze di un’espulsione della Confederella da Schengen (espulsione che mai ci sarà), si guardava bene dal dire un paio di cosette.

Ad esempio, che dal 2005 gli accordi di Schengen si sono “arricchiti” di circa 200 sviluppi, che equivalgono ad altrettante perdite di sovranità; e la sovranità non ha prezzo. Oppure che i l costi di Schengen, invece degli 8 milioni promessi dal governicchio federale prima della votazione del 2005, sono ormai vicini ai 200 milioni annui. Tanto per dire.

Morale della favola: il 19 maggio tutti a votare No al Diktat disarmista dell’UE. Stop lavaggio del cervello!

Lorenzo Quadri

 

Antisemitismo d’importazione

Anche in Svizzera cresce l’odio contro gli ebrei. Di pari passo con l’avanzata islamista

Ma naturalmente l’inutile e faziosa Commissione federale contro il razzismo tace. Ringraziamo gli spalancatori di frontiere!

Per la serie: “dopo averne mangiate dieci fette…”  Improvvisamente, la Fondazione contro il razzismo e l’antisemitismo (GRA) e la Federazione svizzera delle comunità israelite (FSCI) si accorgono che in Svizzera tedesca (probabilmente anche nel resto del Paese) l’antisemitismo è in crescita.

Ma va? Il fenomeno non è certo un “unicum” elvetico. Tocca tutta l’Europa occidentale. Sarebbe stato curioso se la Svizzera ne fosse stata immune. In Francia, ad esempio, l’esodo di cittadini di religione ebraica è in corso da tempo. Le sue proporzioni sono allarmanti. “La Francia si svuota per l’antisemitismo” titolava ad esempio Il Foglio alcune settimane fa, segnalando – a titolo di esempio – che la metà degli ebrei di Grenoble se ne è andata nel giro di pochi anni.

Silenzio tombale sulle cause

Però, ma tu guarda i casi della vita, “si” evita accuratamente – ed in particolare: l’inutile e faziosa Commissione contro il razzismo, che va abolita subito, evita accuratamente – di spiegare come maisono in aumento gli attacchi antisemiti in Svizzera. Questo accade non certo perché in Svizzera siano aumentati i neonazisti ed analoghi squinternati personaggi. Costoro sono, e continuano ad essere, due gatti. Un’altra categoria è invece aumentata, ed alla grande: gli immigrati islamisti, spesso e volentieri migranti economici. Troppi di loro sono antisemiti, oltre che razzisti, sessisti, omofobi, eccetera. Del resto, è a seguito dell’immigrazione islamica che la Francia non è più un paese vivibile per gli ebrei. I quali infatti, come detto, se ne vanno in massa.

Chi ringraziamo?

Chi ringraziamo per questo inquietante ritorno di fiamma dell’antisemitismo, fenomeno chiaramente d’importazione? E’ ovvio: quelli che spalancano le frontiere all’immigrazione antisemita. Ovvero, in prima linea, i $inistrati multikulti. Quelli che passano le loro giornate a strillare accuse di razzismo: il solito ricatto morale con cui si tenta di forzare gli svizzerotti a “far entrare tutti”. Come se un paese dove un quarto della popolazione è straniera potesse sul serio venire accusato di razzismo.

Anche l’odio contro Israele fomenta l’antisemitismo. E chi diffonde odio contro Israele? Sempre la gauche-caviar!

Ipocrisia politikamente korretta

Denunciare l’aumento dell’antisemitismo ma tacere sulla sua natura (antisemitismo d’importazione) e sulle sue cause (migranti antisemiti) costituisce l’ennesimo sfoggio di morale a senso unico. La volontà di manipolazione è evidente. Si vuole far credere che siano gli svizzeri ad essere diventati antisemiti (e razzisti). Ed invece questa è una monumentale fake news.

Tirando le somme: chi vuole combattere l’antisemitismo deve combattere anche l’avanzata islamista, la condiscendenza politikamente korretta nei suoi confronti e le frontiere spalancate.

Se l’antisemitismo guadagna posizioni anche nel nostro Paese, la colpa non è di certo di chi vuole chiudere le frontiere. La colpa è di chi le spalanca.

Lorenzo Quadri

 

Ci ricattano con i black out!

Senza vergogna! Accordo con l’UE: pontifica anche uno che ha cancellato 6000 impieghi

Prosegue lo scandaloso terrorismo di regime a sostegno dello sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE! Ovvero, quell’accordo coloniale che comporterebbe:

  • la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto della fallita UE;
  • i giudici stranieri;
  • l’applicazione in Svizzera della direttiva UE sulla cittadinanza (vale a dire: tutti i cittadini UE potranno immigrare in Svizzera ed attaccarsi senza remore alle mammelle del nostro stato sociale, mentre d’altro canto gli svizzerotti non potranno più espellere nessun delinquente straniero, se questo è un cittadino comunitario);
  • la rottamazione delle misure accompagnatorie, alla faccia della protezione dei salari (vero $inistrati?).

A volere questa ennesima mostruosità, che è solo nell’interesse dell’UE e della grande economia, ma che sarà una catastrofe per la Svizzera, sono in prima linea il PLR ed il P$. Rappresentanti ticinesi compresi. Ricordarsene ai prossimi appuntamenti elettorali. Non solo a quello del 7 aprile, ma a tutti.

L’ennesimo alto papavero

Visto che sullo sconcio accordo quadro istituzionale il lavaggio del cervello è in atto da un pezzo, naturalmente accompagnato da dosi industriali di terrorismo di regime (la modalità è sempre la stessa), ecco che a ricattare gli svizzerotti, affinché calino le braghe e si mettano a 90 gradi davanti all’UE, arriva  l’ennesimo alto papavero della casta: nel concreto l’ex CEO di Swisscom Jens Alder, attualmente direttore dell’azienda elettrica Alpiq. Il quale, ovviamente, non trova di meglio che strillare all’approvvigionamento elettrico a rischio se non si firma lo sconcio accordo quadro internazionale. Acciderba, nientemeno!

Terrorismo ridicolo

In altre parole, adesso spunta il buon Alder e addirittura minaccia che, se non si fa quello che vuole lui – e che vogliono i balivi di Bruxelles – ci saranno black out prolungati! Gli svizzerotti resteranno al buio, dovranno tornare ad accendere le candele e le lampade a petrolio! Dovranno  scaldare con la stufa a legna! Jens, di tutto cuore: mavadaviaiciapp!

Qui qualcuno ha davvero passato il limite. Quali saranno le prossime “cagate pazzesche” (cit. Fantozzi) che ci toccherà sentire? Che senza l’accordo quadro un gigantesco meteorite si scontrerà con la Terra? Che se non firmiamo lo sconcio trattato coloniale, in Svizzera tornerà la peste bubbonica? Che arriveranno le 10 piaghe bibliche?

Il rottamatore di 6000 impieghi

Simili tentativi terroristici dimostrano che i fautori della capitolazione davanti alla fallita UE ormai hanno esaurito le cartucce.  Per non parlare della credibilità: quella, è già a ramengo da un pezzo.

Di transenna, è il caso di ricordare che il buon Alder, che fu CEO di Swisscom dal 1998 al 2006 – per quale modesta paghetta da dumping?  1,8 milioni di Fr all’anno, come l’attuale direttore generale? –  durante il suo periodo in carica riuscì nella bella impresa di cancellare 6000 posti di lavoro. Hai capito il Jens (che non ha freddo ai piedi)?

Il “working poor” Alder fu costretto a sloggiare quando il Consiglio federale, e nel concreto l’allora ministro di giustizia Christoph Blocher, vietò a Swisscom di acquistare l’irlandese Eircom, sconfessandone così il megalomane CEO.

Ora, ci pare evidente che non gettiamo nel water la sovranità nazionale e la nostra democrazia diretta per correre dietro alle fetecchiate di uno che ha cancellato 6000 posti di lavoro, e che quindi è responsabile di una vera e propria ecatombeoccupazionale. Però costui ha ancora il coraggio di montare in cattedra a calare lezioni! Proprio vero che la tolla di certi soggetti non conosce limiti!

Per colpa di chi?

Una cosa però va sottolineata. Alder ha gioco facile nell’evocare la dipendenza della Svizzera dall’ elettricità prodotta all’estero. Ma qual è una delle principali ragioni di questa dipendenza? L’avventata decisione politica di uscire dal nucleare. Una decisione che la partitocrazia prese nel 2011, in prossimità delle elezioni federali, calando le braghe davanti ai ricatti morali del populismo rossoverde.La catastrofe di Fukushima era recente; naturalmente venne cavalcata, alla grande e senza remore, dalla gauche caviar per i propri scopi di bottega.  Sicché adesso, grazie a questi  kompagni ambientalisti spalancatori di frontiere, noi svizzerotti siamo diventati ancora più ricattabili dai funzionarietti dell’UE. Ricordarsene alle prossime elezioni! Tanto più che questi sono poi gli stessi politicanti che vogliono lo sconcio accordo quadro istituzionale: $inistrati e PLR manina con il “tagliatore di teste” Jens Alder! Ma che meraviglia!

Ed inoltre, memori del precedente appena citato, evitiamo di ricascarci adesso che siamo in periodo di manifestazioni di piazza sul clima. Manifestazioni grondanti ideologia politikamente korrettissima dietro le quali, ma guarda un po’, ci sono tanti signori e signore che si fanno gli zebedej di platino; sia in soldoni che in termini di potere. E che se la ridono a bocca larga!

Intanto Hayek…

Va da sé che le improponibili fregnacce del buon Alder sugli svizzerotti al buio senza lo sconcio accordo quadro sono state ampiamente riprese dalla stampa di regime. Due settimane fa, per contro, uno dei più importanti imprenditori della Svizzera, Nicolas Hayek, ha invece dichiarato che NON dobbiamo farci ricattare dall’UE; che il mondo – specie quello globalizzato – è assai più grande della peraltro fallita Unione europea; ed in particolare il mercato mondiale è più grande di quello “comunitario”. Sicché, bisogna smetterla di capitolare sempre e comunque dicendo che “siamo e piccoli e deboli” e pertanto non abbiamo altra scelta (mantra del triciclo PLR-PPD-P$$). E se lo dice Hayek…

Povera Svizzera!

Certo che siamo davvero messi male: “grazie” alla partitocrazia spalancatrice di frontiere, ormai siamo ridotti al punto di prendere lezioni di svizzeritudine da un imprenditore di origine libanese. Pori nümm! E povera Confederella! Ma sappiamo chi ringraziare…

Inoltre, chissà come mai, l’inverecondo ricatto pro-Accordo quadro di Alder è stato ampiamente ripreso dalla sempre slinguazzante stampa di regime. Le dichiarazioni di Hayek, invece… silenziate!

E poi qualcuno ha ancora il coraggio di parlare di “informazione indipendente”? Si vede che il primo aprile è alle porte!

Lorenzo Quadri

 

Automobilisti sotto attacco

Come avevamo previsto, il Dipartimento Sommaruga già pianifica nuove misure vessatorie

L’avevamo previsto e puntualmente la previsione si è avverata. Adesso che si è accomodata sulla cadrega che fu della Doris uregiatta, ovvero quella di capa del DATEC (Dipartimento dei trasporti, dell’ambiente, dell’energia e delle telecomunicazioni) la kompagna Simonetta Sommaruga ha dato nuovo slancio alla criminalizzazione ed alla vessazione degli automobilisti. Del resto gli strapagati funzionari ro$$overdi dell’amministrazione federale non attendevano altro. Come se Via Sicura, medico del traffico, dazi e sopraddazi pompati, tariffe di parcheggio alle stelle, eccetera eccetera, non fossero ancora abbastanza!

La guerra continua

Ed infatti adesso il Consiglio federale pretenderebbe di varare una serie di misure grondanti ideologia ro$$overde politikamente korrettissima. Un piano che costituisce l’ennesimo vergognoso attacco agli automobilisti sempre più equiparati a dei pericolosi delinquenti. Meno parcheggi e più costosi (quando già oggi si pagano a peso d’oro!) benzina più cara, più radar, e avanti con le oscenità.

Obiettivo: da un lato costringere la gente con misure coercitivea prendere i mezzi pubblici. Dall’altro ovviamente – anche se non viene detto; chissà come mai? – fare cassettaa danno dei soliti sfigati automobilisti.

Cavalcano le proteste

E’ lampante che la kompagna Simonetta ed i suoi tirapiedi tentano di cavalcare l’onda delle proteste climatiche studentesche. Queste iniziative sono chiaramente pilotate da chi, nell’ambientalismo catastrofista e talebano, ha interessi economici e politici. Ovvero, tanti signori e signore che se ne servono per farsi gli zebedej di platino. Mentre i kompagni verde-anguria (verdi fuori, ro$$i dentro) bramano di “cogliere l’attimo” per staccare più CADREGHE alle elezioni federali!

Le nuove vessazioni della Simonetta ai danni degli automobilisti vanno respinte al mittente con una pernacchia.

Frontiere spalancate

Punto primo:per molti cittadini, e specialmente in Ticino, la macchina è una necessità imprescindibile per chi lavora. Se si vuole che la gente usi il mezzo pubblico occorre prima di tutto fare in modo che ci sia, e poi renderne l’utilizzo attrattivo. Sicché la kompagna Simonetta cominci a preoccuparsi, ad esempio, delle prestazioni delle FFS in Ticino. I collegamenti ferroviari sull’asse del Gottardo sono scaduti in modo scandaloso. Ma naturalmente  la kompagna ministra al proposito non ha nulla da dire.

Punto secondo: chi, come la kompagna Simonetta, spalanca le frontiere all’invasione di frontalieri e padroncini uno per macchina, non può nemmeno lontanamente sognarsi di prendersela con gli automobilisti svizzeri. Prima facciamo saltare la libera circolazione delle persone e dimezziamo il numero dei frontalieri e quindi delle loro automobili. Poi ne riparliamo.

Stesso discorso per l’immigrazione scriteriata in generale. Visto che siamo qui in troppi, ovvio che poi ci siano troppe automobili, ma anche troppa gente sui mezzi pubblici nelle ore di punta. Ma la soluzione non è certo il road-princing, o il mobility-pricing o le altre boiate-pricing con cui a Berna sognano di costringere la gente a spostarsi al di fuori delle ore di punta (come se uno potesse scegliersi liberamente gli orari scolastici o lavorativi). La soluzione è piantarla di fare entrare tutti. Bisognava sostenere l’iniziativa Ecopop. Ma di questo la kompagna Simonetta ed i suoi burocrati non vogliono nemmeno sentire parlare.

Le boiate-pricing

Stiamo dunque pur certi che, in tempi brevi, il Dipartimento (ormai) Sommaruga, oltre alle cavolate di cui sopra, tenterà di introdurre anche il road pricing.

Va da sé che attendiamo al varco il tandem PLR-PPD (la posizione die $inistrati è tristemente nota) sulle nuove vessazioni che il DATEC targato P$ vorrebbe infliggere agli automobilisti. E nel frattempo non dimentichiamo che il tandem PLR-PPD ha approvato anche il bidone Via Sicura con tutti i suoi abominevoli annessi e connessi.

Lorenzo Quadri

 

Anche l’Italia ci surclassa

Legittima difesa, ritiro della cittadinanza ai terroristi: per colpa della partitocrazia…

E’ proprio il caso di dire: povera Svizzera! Nel giro di pochi giorni, il Belpaese ci ha bagnato il naso non una, ma due volte.

Primo caso. Il “pugile dell’Isis” ossia il kickboxer marocchino, naturalizzato italiano, Abderrahim Moutaharrik, che si allenava anche a Canobbio. Questa “risorsa da integrare” militava nelle fila dello Stato islamico. Processato in Italia e condannato in via definitiva, in tempi brevissimi ha ricevuto il decreto governativo con il ritiro della cittadinanza italiana. Ciò in base alle nuove norme approvate solo da qualche mese. C’è davvero di che farsi cadere le braccia ed altro. In Svizzera sono decenni che la legge prevede la possibilità di revocare la cittadinanza elvetica ad un beneficiario di naturalizzazione facile “se la sua condotta è di grave pregiudizio agli interessi o alla buona reputazione della Svizzera” (art. 42 LCit). Ma quante volte è stata applicata questa disposizione? O piuttosto: è mai stata applicata?

Del resto, basta solo invocarla che subito la partitocrazia politikamente korretta si mette a strillare al “razzismo” e a blaterare che “sa po’ mia”. “Devono restare tutti”!

Secondo caso. Sempre nei giorni scorsi il Senato italiano, dopo la Camera, ha accettato la nuova legge per il potenziamento della legittima difesa di chi viene aggredito nella propria abitazione (ma anche in negozio o sul luogo di lavoro). In questo modo lo Stato compie una scelta di campo chiara: si schiera dalla parte delle vittime dei rapinatori e non da quella dei delinquenti. Difendersi dalle aggressioni, a maggior ragione da quelle in casa – un luogo dove ognuno ha il diritto di sentirsi al sicuro! – è un diritto e non un crimine. Chi scrive nel 2016 ha presentato un’iniziativa parlamentare in Consiglio nazionale per chiedere un (ragionevole) potenziamento del diritto alla legittima difesa; oltretutto la proposta era limitata alle vittime di aggressioni nella propria abitazione. Ma naturalmente, il triciclo PLR-PPD-P$$ ha detto njet! Avanti con il buonismo-coglionismo, stendiamo il tappeto rosso alla delinquenza d’importazione!

A livello cantonale, è invece pendente un’iniziativa popolare, promossa dal Guastafeste Giorgio Ghiringhelli e sostenuta dalla Lega. Questa iniziativa chiede che chi, accusato di eccesso di legittima difesa, è poi stato assolto, non debba far fronte a spese legali. Inutile dire che, anche in questo caso, il triciclo PLR-PPD-P$ sta facendo melina. E non ha nemmeno il coraggio delle proprie posizioni. Infatti, malgrado il rapporto leghista favorevole all’iniziativa (relatrice Sabrina Aldi) sia pronto da settimane, il triciclo non vuole uscirsene con il suo “gran rifiuto” prima delle elezioni.

Come detto all’inizio: ormai ci facciamo bagnare il naso anche dalla vicina Repubblica. Grazie partitocrazia!

Lorenzo Quadri

 

Nessuna inversione di tendenza

Mercato del lavoro ticinese sempre allo sfascio: altro che “crescita impressionante”!

 

La scorsa settimana, con la massima enfasi,  la Camera di commercio targata PLR (la vicepresidenta è addirittura candidata al governicchio con tanto di campagna elettorale megalomane e cavalli frontalieri) ha presentato lo studio farlocco da lei medesima commissionato all’istituto BAK di Basilea.

Il quale studio, ma guarda un po’, dipinge la situazione economica di questo sfigatissimo Cantone con tinte addirittura trionfalistiche: il Ticino starebbe conoscendo una crescita economica “impressionante”! Nientemeno!

C’è da chiedersi chi beneficerebbe di tutto questo Bengodi. La maggioranza dei ticinesi certamente no. Ma magari gli amici degli amici sì.

Ed i furbetti d’Oltreramina pure.

La rivoluzione (?)

Pochi giorni dopo, e meglio lunedì 25 marzo, un quotidiano PLR “a caso” ha dedicato un’intera pagina alla “breaking news” secondo cui, stando all’ultimo rilevamento dell’Ufficio di statistica, da quest’anno in Ticino i lavoratori svizzeri sarebbero tornati in maggioranza. Infatti sono “ben” il 50,8%, mentre lo scorso anno erano il 49.9%.

Ah beh, queste sì che sono rivoluzioni! E adesso che si fa, stappiamo lo champagne per festeggiare il 50,8%?

La media nazionale

Evidentemente qui si sta giocherellando con le percentuali infinitesimali, pensando di prendere la gente per i fondelli. Ma la realtà sul territorio non è affatto cambiata. Non c’è alcuna inversione di tendenza. In Ticino la metà dei lavoratori è straniera. Questo è un dato di fatto e viene confermato. E parliamo di lavoratori ufficialmente dichiarati. Perché, se fosse possibile conteggiare quelli in nero che entrano quotidianamente dal Belpaese, ti saluto Rosina! Intanto la media nazionale è tutt’altra cosa: 70% lavoratori elvetici e 30% di stranieri.

L’invasione continua

Morale della favola: l’INVASIONE da sud continua. Perfino le cifre ufficiali lo confermano. E per questa situazione, sappiamo perfettamente chi e cosa ringraziare: la devastante libera circolazione delle persone voluta dalla partitocrazia PLR-PPD-P$$. La quale adesso, non ancora contenta, vuole perfino lo sconcio accordo quadro istituzionale. Che porterà alla rottamazione delle misure accompagnatorie. Misure accompagnatorie che, tra l’altro, i funzionarietti di Bruxelles hanno impallinato ufficialmente proprio nei scorsi giorni. E’ manifesto che prima di uscire allo scoperto attendevano solo che il triciclo PLR-PPD-P$$ in Consiglio nazionale votasse la marchetta da 1.3 miliardi all’UE.

Asfaltati

Nell’articolo del 25 marzo del quotidiano PLR, il docente e ricercatore della SUPSI Fabio Losa asfalta le velleità propagandistiche della Camera di commercio. Ed infatti smentisce categoricamente che sul mercato del lavoro ticinese sia in atto un’inversione di tendenza; ovvero, che improvvisamente i ticinesi siano tornati, per qualche motivo, ad avere la precedenza nelle assunzioni in casa loro.

Del resto, finché la devastante libera circolazione delle persone resterà in vigore, un’inversione di tendenza è impossibile. Losa al proposito è molto chiaro. E ricorda che: 1) se i lavoratori svizzeri in Ticino – ripetiamo: quelli ufficialmente dichiarati – sono ridiventati “maggioranza” è solo a causa di uno spostamento di poche unità. La tendenza è sempre la stessa, quella alla sostituzione dei residenti con frontalieri; non è in corso alcuna inversione. 2) La quota di lavoratori con passaporto rosso in Ticino è sempre calata nel corso degli anni. 3) Dal 2010 al 2017 nel nostro Cantone il numero degli occupati è aumentato di circa 30mila unità. Praticamente tutti frontalieri. Benefici per i ticinesi: vicini allo zero.

Record di fallimenti

A ciò aggiungiamo che, come già scritto la scorsa settimana, il tasso di disoccupazione ILO in Ticino è del 6.8% (cresciuto di quasi un punto percentuale nell’ultimo anno) mentre quello della Lombardia è del 5.4%. Fate un po’ voi. E sempre in Ticino un terzo della popolazione è a rischio di povertà, quando il tasso nazionale è del 17%.

Come se non bastasse, nei giorni scorsi sono arrivati i nuovi dati sui fallimenti in Svizzera. Ne emerge che in questo sempre meno ridente Cantone, tra gennaio e febbraio dell’anno in corso, sono andate a gambe all’aria 182 società. Ciò significa che il Ticino si trova a guidare la poco ambita classifica dei fallimenti aziendali: sia a livello di cifre assolute che di aumento percentuale (+47%).

Sarebbe questa la “crescita economica impressionante” che manda in sollucchero la Camera di commercio targata PLR? Auguri! Fosse stata solo una crescita economica solo “solida”, adesso saremmo tutti in strada a chiedere l’elemosina.

Lorenzo Quadri

 

 

L’ecatombe di posteggi ha un prezzo

 

Prosegue la cancellazione dei parcheggi in centro Lugano. In tempi recenti, come si legge nella risposta all’interrogazione del consigliere comunale leghista Andrea Censi, ne sono stati cancellati 97: quasi cento! 64 a seguito del calibro stradale dichiarato “insufficiente”, mentre altri 33 sono stati eliminati in via Lambertenghi ed in via Pelloni per fare spazio al percorso ciclabile (sic!).

Il calibro stradale presunto “insufficiente” era tale da decenni; ma c’è da scommettere che il problema sia esploso a seguito del caos generato dal fallimentare piano viario PVP proprio nelle vie dove si è consumata l’ecatombe dei 64 posteggi (Via Dufour, via Ciseri, via D’Alberti, Via Bossi, Via Canonica…).

Quanto alla soppressione di 33 stalli per fare spazio a piste ciclabili in via Pelloni e via Lambertenghi, che non sono propriamente delle arterie di grande traffico ad alta velocità bensì stradette di quartiere dove già vigono i 30 Km: meglio non commentare.

Se si continuano a cancellare posteggi in  centro con pretesti vari  (ma il disegno è chiaro, ed è la solita tattica del salame), poi non ci si lamenti se questo si desertificaperché la gente va a fare la spesa altrove, magari anche in Italia. Visto che gli automobilisti vengono cacciati in malo modo, niente di strano che ne traggano le dovute conseguenze.

Sempre meno parcheggi e sempre più cari: questo è, evidentemente, uno dei fattori che mettono in ginocchio le attività commerciali del centro di Lugano. Le tariffe alle stelle degli autosili fanno sì che il coraggioso che ancora si azzarda a fare compere nel nucleo spenda più alla cassa dell’autosilo che a quella del negozio.

Ovvio, di elementi per la crisi dei commerci cittadini ce ne sono anche altri: a partire dal potere d’acquisto dei ticinesi devastato dalla libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR­-PPD-P$, che ha precarizzato ed impoverito ampie fasce di popolazione. Oppure la dismissione della piazza finanziaria a seguito della  calata di braghe davanti ai soliti diktat internazionali, anch’essa decisa dalla partitocrazia.

Ma se la politica luganese non può disdire la libera circolazione né resuscitare il segreto bancario, potrebbe perlomeno evitare di metterci del suo per peggiorare la situazione. Alle nostre latitudini, le paturnie ideologiche contro gli automobilisti si pagano. Anni di esperienza negativa con il PVP dovrebbero pur aver insegnato qualcosa.

Lorenzo Quadri

Servi dell’UE: è ammucchiata

Come da copione, il triciclo PLR-PPD-P$$ sostiene all’unanimità lo sconcio accordo quadro

 

Come da copione, il triciclo PLR-PPD-P$$, con partitini di contorno, sostiene al gran completolo sconcio accordo quadro istituzionale che ci trasformerà a tutti gli effetti in un baliaggio dell’UE. Alla faccia della nostra sovranità, della nostra autonomia e dei diritti popolari. La partitocrazia dunque, pur di chinarsi a 90 gradi davanti a Bruxelles, è disposta a rottamare tutti i valori svizzeri.

Voto praticamente unanime

La Commissione di politica estera del Consiglio nazionale, riunitasi lunedì e martedì, ha infatti detto sì all’osceno trattato coloniale. La calata di braghe integrale è stata decisa per 16 voti a 9. Questo significa che il triciclo PLR-PPD-P$$ ha votato a favore praticamente all’unanimità.

Dopo il PLR ed il P$$, anche gli uregiatti sono dunque usciti allo scoperto: pure il PPD vuole trasformare la Svizzera in una colonia di Bruxelles.

Il partito dei manager stranieri

Il PLR già il mese scorso si era affrettato a calare le braghe sullo sconcio accordo quadro. E dire che la base del partito si era espressa contro la ripresa automatica del diritto UE e contro l’applicazione della direttiva comunitaria sulla cittadinanza. Tale direttiva, lo ricordiamo, ci obbligherebbe a mantenere tutti i migranti economici UE e ci impedirebbe di espellere i criminali stranieri, se questi sono cittadini di un qualsiasi Stato membro. In tal modo, oltre al “maledetto voto” del 9 febbraio, verrebbe gettata nel water anche la votazione popolare sull’espulsione dei delinquenti stranieri. Ma evidentemente gli alti papaveri dell’ex partitone se ne impipano di quel che vuole la base. Il PLR ormai si fa schiacciare gli ordini dai soldatini di Economiesuisse. I quali non difendono certo gli interessi dei cittadini svizzeri. Nemmeno quelli delle piccole e medie imprese, che costituiscono la spina dorsale dell’economia elvetica. Difendono gli interessi delle multinazionali e dei loro manager STRANIERI. Ai quali, evidentemente, della Svizzera non gliene potrebbe fregare di meno.

Quindi: PLR = partito dei manager stranieri.                 

Protezione dei salari?

E che dire dei kompagnuzzi? Per anni si sono sciacquati la bocca con le misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone. Hanno pure tentato di farci bere la fregnaccia secondo cui le misure accompagnatorie sarebbero la “conditio sine qua non” per l’accettazione della libera circolazione delle persone da parte dei $inistrati. Come no. Ed infatti il P$ (Partito degli Stranieri), che nel suo programma ha l’adesione all’UE, corre ad accodarsi giulivo ai rottamatori delle misure accompagnatorie. Altro che blaterare di protezione dei salari dei lavoratori svizzeri!

Il PPD, come di consueto, tra uno slalom e l’altro, alla fine si è unito beato agli amichetti dell’establishment.

Intanto l’europarlamento…

Ormai l’ha capito anche il Gigi di Viganello. Ex partitone, kompagni ed uregiatti non sono tre partiti: costituiscono il partito unico della calata di braghe davanti all’UE.

Il triciclo aveva posto quale condizione imprescindibile per l’accettazione dell’accordo quadro il rispetto delle cosiddette linee rosse. Nel giro di pochi mesi, le linee rosse sono finite nello sciacquone. Solo nei giorni scorsi, l’europarlamento ha asfaltato le misure accompagnatorie, pretendendone la cancellazione. E cosa fa il triciclo PLR-PPD-P$$? Si schiera a favore dell’accodo quadro! Più chiaro di così…

Lorenzo Quadri

 

Altro che “svolta climatica”!

L’accordo quadro istituzionale manderà in palta anche i nostri trasporti pubblici

 

Come abbiamo visto nei giorni scorsi, il triciclo PLR-PPD-P$$ è al gran completo – qualcuno aveva forse dei dubbi? – nell’appoggiare lo sconcio accordo quadro istituzionale con la fallita UE.

La calata di braghe della partitocrazia, per l’ennesima volta, è collettiva ed incondizionata. Perché non esiste il “Sì, ma”. Esistono solo il Sì ed il No. Il “ma” conta meno di zero. Ed il triciclo ha detto Sì.

Solo due partiti

E’ evidente che ormai nel nostro Paese ci sono solo due partiti:quello di chi vuole trasformare la Svizzera in un baliaggio dell’Unione europea, naturalmente in nome dei “bilaterali da salvare”, e quello di chi non ci sta.

Il primo è composto dal triciclo PLR-PPD-P$$ e partitini di contorno. Il secondo da Lega ed Udc.

Svendute anche le ferrovie

Adesso la partitocrazia tenta maldestramente di cavalcare, a scopi elettorali, la protesta sul clima (protesta pilotata da chi se ne serve per farsi gli attributi di platino). Perfino l’ex partitone finge improbabili “svolte verdi”, con grottesche arrampicate sugli specchi. Sia a livello federale che in Ticino. Oltregottardo un quotidiano, con un riuscito gioco di parole, ha titolato: “Freisinn macht Unsinn”, traducibile in: “i liberali fanno sciocchezze”. Questa partitocrazia, che brama di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro, che – letteralmente terrorizzata dal populismo climatico – si sciacqua la bocca con la “svolta verde”, è la stessa che criminalizza e tartassa gli automobilisti per promuovere il trasporto pubblico; che demonizza la strada e santifica la ferrovia. Ebbene: il triciclo tace omertoso il fatto che, con lo sconcio accordo quadro da esso desiderato, sulle nostre strade prima o poi, più prima che poi, arriveranno i bisonti UE da 60 tonnellate in transito parassitario. Non solo.  Arriverà pure la liberalizzazione delle ferrovie. Questo vuol dire che sui binari costruiti e finanziati dagli svizzerotti potranno imperversare compagnie ferroviarie straniere; senza più essere obbligate, diversamente da ora, a cooperare con vettori svizzeri.

Le compagnie straniere potranno pure praticare il cabotaggio. Potranno, in altre parole,  occuparsi non solo del trasporto internazionale di passeggeri, ma anche coprire tratte interne. Conseguenza: salterà l’attuale sincronizzazione delle coincidenze, salterà il sistema tariffale, e andranno in palta pure i diritti sindacali dei lavoratori del settore.

I balivi ridono

Ma naturalmente per il triciclo va tutto bene. In nome delle “aperture”, la partitocrazia è pronta a mandare a ramengo perfino l’idolatrato trasporto pubblico su rotaia.

Non c’è sacrifico che non possa essere imposto agli svizzerotti per salvare (?) i cosiddetti accordi bilaterali, ormai ridotti ad unilaterali. I funzionarietti di Bruxelles lo sanno benissimo, e continuano a rilanciare. E, va da sé, se la ridono a bocca larga.

Lorenzo Quadri

Automobilisti ancora fregati

Sì del Nazionale alla vignetta elettronica: è il primo passo verso il road pricing

 

Quello che potrebbe sembrare un passo avanti è, in realtà, un regalo avvelenato

Come da copione: quel che era uscito dalla porta, in quanto stoppato dalla maggioranza politica, adesso viene fatto rientrare dalla finestra, con la consueta tattica del salame (una fetta alla volta).

Mercoledì il Consiglio nazionale, con maggioranza risicata (96 favorevoli, 91 contrari e 6 astenuti), ha approvato una mozione di un deputato uregiatto grigionese, Martin Candinas. La richiesta: gli utenti delle autostrade devono poter scegliere liberamente tra la “vignetta” tradizionale e quella elettronica. Per citare l’area politica del mozionante: “a pensar male si commette peccato, ma ci si azzecca quasi sempre” (frase attribuita a Giulio Andreotti). E’ infatti assai probabile che la mozione sia stata a suo tempo presentata per compiacere l’ex ministra dei trasporti Leuthard. La Doris non è ormai più in carica, ma poco male: la sua successora, ovvero la kompagna Simonetta “devono entrare tutti” Sommaruga, è altrettanto contenta della mozione. Anzi, con tutta probabilità lo è anche di più.

Le ciofeche-pricing

Questo perché? Perché la vignetta elettronica è il primo passo, il presupposto essenziale, per l’introduzione di ciofechecome il road-princing, il mobility-pricing, ed altre boiate-pricing che hanno tutte lo stesso obiettivo: vessare ulteriormente gli automobilisti. 

Con il road-pricing gli automobilisti dovrebbero pagare per accedere ad alcune aree ed in particolare ai centri urbani. L’ennesima misura ideologica contro gli “automobilisti cattivi”. Costituirebbe una discriminazione, una vistosa limitazione della libertà di movimento e contribuirebbe pesantemente alla desertificazione dei centri cittadini.

Il mobility pricing è una trovata anche più balorda, dal momento che colpisce anche gli utenti del trasporto pubblico. Chi si sposta nelle ore di punta dovrebbe pagare biglietti più cari (come se il comune mortale potesse scegliere liberamente l’orario in cui recarsi al lavoro). Questo per cercare di porre rimedio a treni e bus strapieni in determinati orari. Chiaro che, se si spalancano le porte all’immigrazione incontrollata, il risultato è quel che vediamo: siamo qui in troppi. Ma ovviamente la partitocrazia spalancatrice di frontiere non si sogna, ma neppure lontanamente, di limitare l’immigrazione. Sennò poi i suoi padroni dell’UE si inalberano. Quindi fa entrare tutti. Poi, dopo aver fatto il danno, vaneggia di correre ai ripari limitando la libertà di movimento di tutti e sanzionando chi deve andare a lavorare. Emblematica al proposito la sortita della kompagna Sommaruga che, quando imperversava il caos asilo, ebbe a dichiarare: “gli svizzerotti si stringeranno per fare spazio ai nuovi arrivati”. Certo, come no!

Tattica del salame

Perché la facoltà di introdurre la vignetta elettronica, che a prima vista sembrerebbe innocua se non addirittura positiva, va invece considerata pericolosa?

Perché essa rientra nella tristemente nota tattica del salame. Prima si dà la possibilità di scegliere la vignetta elettronica. E questa opzione la si rende anche appetibile: ad inizio anno non si deve più staccare il vecchio contrassegno adesivo dal parabrezza (lavoro odioso); la vignetta elettronica si apporrebbe sulla targa risolvendo così l’annosa questione delle targhe trasferibili; e poi, mica vorremmo opporci alla magnificata e politikamente korrettissima “digitalizzazione”?

Poi, una volta introdotta la vignetta elettronica facoltativa, si dirà – magari col supporto di qualche studio farlocco – che, visti i buoni risultati (?) ottenuti, si abolirà il “vetusto e scomodo” autocollante.  Sicché, in capo a breve tempo, esisterà solo la vignetta elettronica.

Il trappolone

Ora, come si introduce nella pratica il road pricing? Certamente non recintando le aree interessate, bensì creando un “grande fratello” che permetta di controllare dove si trovano gli automobilisti. Così chi entra nelle “zone rosse” potrà venire individuato e chiamato alla cassa. E come si costruisce questo sistema di controllo? Ovviamente, con la vignetta elettronica. Grazie ad essa, lo Stato avido e guardone potrà sapere in ogni momento chi si trova dove. Un geolocalizzatore che non sarà possibile spegnere.

Sicché, una volta che gli automobilisti saranno stati costretti a dotarsi di vignetta elettronica… zac! Scatterà il trappolone! Ed il road pricing diventerà realtà. Ciò a maggior ragione con la kompagna Sommaruga a capo del Dipartimento dei trasporti. Da dove, è chiaro, condurrà la propria crociata ro$$overde contro gli automobilisti.

Lorenzo Quadri

 

Ringraziare il triciclo che ha affossato la Tredicesima AVS

Il Ticino “scopre improvvisamente” che tanti dei nostri anziani tirano la cinghia

 

Ohibò, di recente abbiamo appreso che la Svizzera, proprio la ricca Svizzera, è tra i paesi con più anziani poveri. Il che, a voler ben guardare, non sorprende nemmeno troppo: la Confederella ha miliardi da regalare all’estero e ha miliardi per mantenere migranti economici di ogni ordine e grado (non solo finti rifugiati con lo smartphone, ma anche stranieri in assistenza). Però i suoi cittadini sono l’ultima ruota del carro.

Questo meccanismo del “prima gli altri” è particolarmente insensato se applicato agli anziani, ovvero a quanti hanno costruito il benessere del nostro paese. Quel benessere che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ rottama ogni giorno, a suon di aperture scellerate.

Nel nostro Cantone

Dal quadro nazionale si arriva a quello cantonale. Di recente il Corriere del Ticino ha pubblicato due pagine tematiche dal titolo “anziani sul lastrico”. Vi si riferiva sulle situazioni di ristrettezza che portano un numero crescente di pensionati a cadere in una spirale di indebitamento.

A questo punto ci nasce spontanea una domandina facile-facile: chi ha affossato la tredicesima AVS ai nostri anziani, prima a Lugano e poi a livello cantonale? Forse il solito triciclo PLR-PPD-P$$, e questo naturalmente per un solo obiettivo, ossia non darla vinta all’odiata Lega, che per la Tredicesima AVS si è battuta per due decenni?

Eccole qua, le priorità della partitocrazia spalancatrice di frontiere. Altro che i “noss vecc” che tirano la cinghia: di quelli, non gliene può fregare di meno. La priorità è mettere i bastoni tra le ruote alla Lega, non sia mai che quest’ultima rischi di guadagnare consensi!

Superfluo dire che a guidare negli anni scorsi la battaglia contro la Tredicesima AVS furono i $ocialisti. In particolare allora dirigenti del DSS, superiori dell’innominabile ex funzionario-abusatore targato P$.

A Lugano

E’ utile ricordare che a Lugano il Municipio approvò l’introduzione della Tredicesima AVS all’unanimità. Poi però la partitocrazia in Consiglio comunale la bocciò, per principio ed in base a tristi ragionamenti di bottega partitica: quelli indicati sopra. Era il febbraio 2009. Gli anziani di Lugano che tirano la cinghia sappiano dunque chi ringraziare.

A livello cantonale, invece, la Lega raccolse le firme per introdurre la Tredicesima AVS. E naturalmente, quando si trattò di andare in votazione popolare, la partitocrazia si schierò compatta contro. Sempre per motivi partitici, ma non solo: non sia mai che, versando il modesto aiuto promosso dal Movimento, poi non ci sarebbero stati più abbastanza soldi per mantenere finti rifugiati e migranti economici, per pagare gli avvocati d’ufficio ai delinquenti stranieri, eccetera eccetera.

Tolla “no limits”

Visto che alla faccia di tolla di certi personaggi non c’è davvero limite, adesso i $inistrati pretendono però di farsi campagna elettorale promuovendo – udite udite – il versamento della Tredicesima AVS a livello federale. Con una differenza sostanziale: la proposta leghista era mirata agli anziani di condizione economica modesta. Della Tredicesima AVS dei kompagni beneficerebbe invece anche Blocher, tanto per fare un esempio a caso, in quanto verrebbe versata a tutti. Insomma: proprio uno di quegli aiuti ad innaffiatoio contro cui i $inistrati si sono sempre scagliati… tranne che quando sono loro a proporli.

Prima i noss vecc!

Bisognerebbe anche capire dove pensano i kompagni di andare a prendere i soldi per finanziare la loro Tredicesima AVS anche ai miliardari, essendo i $ocialisti i primi a svuotare le casse pubbliche tramite regali all’estero (compresa la marchetta di 1.3 miliardi alla fallita UE), immigrazione incontrollata, e via elencando.

Detto questo, la povertà tra gli anziani in Svizzera è un fenomeno preoccupante, sia economicamente che socialmente che moralmente. Questo significa che è ora che il nostro Paese la pianti di regalare soldi ai quattro angoli del globo ed ai migranti economici.  Prima i noss vecc! Non ci pare un concetto così difficile da capire!

Lorenzo Quadri

 

Non volete l’accordo quadro? Non votate per l’ex partitone!

Il PLR, a manina con il P$$, vuole svendere la Svizzera per un piatto di lenticchie

Allora, chiariamo una cosa. Lo sconcio accordo istituzionale è un attentato alla sovranità della Svizzera, alla sua indipendenza ed ai diritti popolari.

In regime di sconcio accordo quadro, in ambiti fondamentali ci faremmo dettare legge dai funzionarietti di Bruxelles. Ci trasformeremmo in un baliaggio!

Vantaggi solo per gli amici

L’accordo quadro prevede la svendita della Svizzera all’UE in cambio di presunti vantaggi economici. Di questi vantaggi economici beneficerebbero solo i soliti noti: ovvero, gli amichetti della grande economia targata PLR. Ed infatti costoro da tempo, con l’aiuto della stampa di regime, stanno facendo il lavaggio del cervello al popolazzo. Gli uccellini bernesi cinguettano che, attualmente, i soldatini di Economiesuisse starebbero studiando con i loro esperti di comunicazione quali fregnacce raccontare per infinocchiare la gente e cosa invece va taciuto ad ogni costo.

 Peccato che:

1) I citati vantaggi economici per pochi, un giorno ci sarebbero e quello successivo si sarebbero già volatilizzati: perché la fallita UE è abituata a cambiare le carte in tavola. Altrimenti detto, ci prende per il lato B. Mentre la sovranità nazionale, una volta che è stata svenduta, non torna indietro. Non si può accettare di mettere in discussione i valori fondanti della Svizzera. Il PLR, a manina con il P$$, quasi valori non li mette solo in discussione; li svende per un piatto di lenticchie.

2) A dimostrazione della malafade degli eurofalliti: costoro sono riusciti a mantenere la Svizzera iscritta nella lista grigia dei paradisi fiscali. Cosa, cosa? E noi dovremmo sottoscrivere accordi di sudditanza (perché di questo si tratta) con chi non perde occasione per discriminarci? A questa foffa europea dovremmo permettere di comandare in casa nostra? A questa gente dovremmo regalare 1.3 miliardi di Fr “per oliare”?

3) I camerieri bernesi dell’UE ormai non possono più tenerlo nascosto. Lo sconcio accordo quadro istituzionale ci imporrebbe la direttiva europea sulla cittadinanza.Conseguenza: i cittadini UE potrebbero arrivare tranquillamente in Svizzera e dopo un anno mettersi a carico dell’assistenza, attingendo quindi a piene mani dalle casse dello stato sociale finanziato dagli svizzerotti. Un vero Bengodi! Naturalmente, ma guarda un po’, nessun ufficio federale del piffero, e certamente non i soldatini della SECO, ha quantificato i costi enormiche una tale scelleratezza comporterebbe per il solito sfigato contribuente. Però i politicanti spalancatori di frontiere hanno il coraggio di venirci a dire che non ci sono i soldi per l’AVS!

4) Come è finalmente emerso in modo esplicito in queste settimane in Consiglio nazionale, e come la ministra di giustizia PLR Karin Keller Sutter ha confermato, se la direttiva UE sulla cittadinanza venisse applicata, non sarebbe più possibile espellere nessun delinquente straniero, se questo ha il passaporto di un paese UE. Tranne forse – forse! – i terroristi.

In altre parole: con la direttiva UE sulla cittadinanza in vigore, ci terremo in casa tutti i criminali d’importazione. Intanto, già oggi le “patrie galere” scoppiano, con un tasso di ospiti stranieri che raggiunge anche l’80%.

Due votazioni gettate nel WC

Dopo aver rottamato la preferenza indigena, perché i padroni del vapore targati PLR vogliono lavoratori stranieri a basso costo con cui sostituire gli svizzeri, adesso l’ex partitone vuole gettare nel water anche l’espulsione dei delinquenti stranieri, votata dal popolo. Ecco come il PLR rispetta i cittadini elvetici. Sempre meno diritti popolari, sempre più casta!

Tirando le somme

Comunque, la situazione è chiara: chi vuole che la Svizzera venga svenduta all’UE per un piatto di lenticchie, vota PLR. Chi non ci sta, vota lista Lega-Udc.

Opporsi nelle votazioni popolari alla svendita della Svizzera ma poi alle elezioni continuare a sostenere la partitocrazia eurolecchina è schizofrenia politica.

Lorenzo Quadri

 

 

Ci fregano un’altra volta!

Disoccupazione dei frontalieri: arriva un nuovo Diktat UE, dovrà pagarla la Svizzera

Come c’era da aspettarsi, le istituzioni della fallita Unione europea avrebbero trovato un compromesso (?) sull’annosa questione delle indennità di disoccupazione dei frontalieri.

Il compromesso, ma tu guarda i casi della vita, comporta che gli svizzerotti verranno infinocchiati per l’ennesima volta.Infatti, esso prevede che a pagare la disoccupazione dei frontalieri non sarà più il paese di domicilio, come ora, bensì quello dove il frontaliere lavora(va). L’accordo raggiunto viene giudicato “fragile” dagli esperti; il Parlamento europeo e gli Stati membri lo devono ancora approvare; ma, per non saper né leggere né scrivere, noi crediamo che diventerà realtà.

Conseguenze pesanti

Per la Svizzera, le conseguenze di una simile regolamentazione sarebbero deleterie. Si stimano costi di svariate decine di milioni di franchetti annui a carico della Confederella: e scusate se sono pochi. Ma anche i Cantoni con molti – leggi: troppi – frontalieri pagherebbero un pesante scotto; a partire ovviamente dal nostro (sfigatissimo). Infatti:

  • I costi per il potenziamento degli Uffici regionali di collocamento (URC), necessario a far fronte all’iscrizione in massa di frontalieri, sarebbero a carico dei Cantoni. Attualmente solo pochi frontalieri si iscrivono agli URC. Con il nuovo regime, si iscriveranno tutti.
  • La partitocrazia cameriera dell’UE nel dicembre 2016 rottamò la preferenza indigena votata dal popolo (9 febbraio 2014) trasformandola in quella ciofeca denominata “preferenza indigena light”. Essa prevede di “avvantaggiare” (?), tramite obbligo di annuncio agli URC dei posti di lavoro vacanti, i disoccupati di alcuni rami professionali: quelli dove il tasso di disoccupazione a livello nazionale (!) – calcolato secondo i criteri farlocchi della SECO! – supera l’8%. Ma se tutti i frontalieri saranno iscritti agli URC, esattamente come gli svizzeri, spieghino i camerieri bernesi di Bruxelles in che modo i cittadini elvetici sarebbero avvantaggiati dall’obbligo di annuncio! Al proposito, chi scrive ha presentato un’interpellanza al Consiglio federale. Vedremo in quale nuova arrampicata sui vetri si produrrà detto gremio per raccontare che “l’è tüt a posct”.
  • Come potrebbero gli svizzerotti impedire abusi oltreconfine? Ad esempio: frontalieri ufficialmente disoccupati che percipiscono la rendita elvetica ma lavorano in nero in patria?

Verso la calata di braghe

Ora, la Svizzera non sarebbe di per sé obbligata ad adeguarsi al nuovo Diktat UE sulla disoccupazione dei frontalieri (ammesso che venga confermato). Ma è chiaro che i balivi di Bruxelles pretenderanno che lo faccia. Ovviamente accompagnando la pretesa con i consueti ricatti e le solite minacce: uhhh, che pagüüüraaa!

E poco ma sicuro che i burocrati bernesi prima, e la partitocrazia poi, caleranno le braghe. Del resto, la casta spalancatrice di frontiere – in primis PLR e P$$ – brama di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale, che trasformerebbe la Svizzera in una colonia dell’UE a tutti gli effetti. Per cui, figuriamoci se si sognerebbe di opporsi ad una qualsiasi richiesta dei suoi padroni di Bruxelles! Ma nemmeno in mille anni!

Ecco il risultato

Solo lunedì, il triciclo PLR-PPD-P$$ ha votato giulivo il regalo dal 1.3 miliardi all’UE. Una marchetta che, come noto, viene versata senza alcun obbligo né contropartita, ma solo  “per oliare”. Ebbene: ecco i primi risultati concreti di cotanta “lubrificazione”: i soliti calci nelle gengive! Complimenti alla partitocrazia che ci SVENDE! E, alle elezioni, ricordiamoci di tanta benemerenza…

 

Lorenzo Quadri

Legulei al servizio dell’UE

Nuova sconcezza del Tribunale federale: gli svizzerotti non possono espellere il pufatt

 

I giudici di Losanna, incadregati dalla partitocrazia spalancatrice di frontiere, trasformano la Confederella nel paese del Bengodi per tutti i furbetti della disUnione europea 

Ormai siamo allo sbando totale. I legulei lottizzati del Tribunale federale, piazzati lì dalla partitocrazia cameriera dell’UE, hanno emesso l’ennesima sentenza che grida vendetta.

Un cittadino francese, arrivato in Vallese nel 2004, dopo aver lavorato un’impresa locale, è diventato amministratore unico di una società di investimenti. In questa veste, ha accumulato precetti esecutivi per un totale di 1,2 milioni di franchi ed attestati di carenza di beni per quasi mezzo milione.

Sulla scorta di simili monumentali puff, nella consapevolezza che non verranno mai ripagati, l’autorità cantonale vallesana già  nel 2015 aveva deciso di revocare il permesso di dimora al francese. Ma il Tribunale federale ha scandalosamente ribaltato la decisione. Non si sa se il pufatt gallico sia anche a beneficio di aiuti sociali, ma con tutta probabilità sì (anche nella denegata ipotesi in cui avesse un’attività professionale, gli verrebbe lasciato solo il minimo vitale, visto che il resto verrebbe pignorato per ridurre i debiti).

I pufatt esultano

Al di là di questo, la sentenza dei legulei del Tribunale federale è gravissima. Infatti costoro vi stabiliscono che, a seguito della devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$, i cittadini UE possono essere espulsi solo se costituiscono una minaccia per l’ordine pubblico o per la salute pubblica e che – come se non bastasse – questi concetti vanno interpretati in modo restrittivo. Quindi il pufatt francese ha tutto il diritto di restare, alla faccia degli svizzerotti! Lui e, ovviamente, tanti altri come lui…

Il Diktat

La “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) che i cittadini UE possono venire espulsi solo se rappresentano un pericolo per l’ordine pubblico eccetera ci suona familiare. Infatti è assai vicina all’ignominiosa direttiva di Bruxelles sulla cittadinanza. Ovvero a quel Diktat degli eurofalliti che, se recepito, impedirebbeagli svizzerotti di espellere qualsiasi cittadino comunitario. Tranne, forse, se si tratta di un terrorista. E che le cose stiano proprio così, lo ha ammesso anche la Consigliera federale liblab Karin Keller Sutter (KKS) davanti al parlamento.

Disposizioni violate

Lo sconcio accordo quadro ci imporrebbe di recepire la direttiva europea sulla cittadinanza.  E la partitocrazia PLR-PPD-P$$, sguattera dell’UE, da consuetudine consolidata accetterebbe anche questo. Paventando, ovviamente, chissà quali misure di ritorsione nel caso in cui gli svizzerotti osassero rifiutare un Diktat che viola non una, ma addirittura due disposizioni della Costituzione federale. Disposizioni che nella Costituzione vi sono entrate a seguito di altrettante votazioni popolari: quella contro l’immigrazione di massa (“maledetto voto” del 9 febbraio 2014) e quella per l’espulsione dei delinquenti stranieri.

Si portano avanti

Il Tribunale federale, ancora una volta, con la sua sentenza sul caso del pufatt francese si mette a fare politica spalancatrice di frontiere. Regge la coda alla casta: comincia a “portarsi avanti” restringendo sempre più la possibilità per gli svizzerotti di rimandare al natìo paesello cittadini comunitari che ne combinano peggio di Bertoldo. L’obiettivo è chiaro: preparare il terreno all’applicazione della direttiva UE sulla cittadinanza. L’italosvizzero KrankenCassis e compagnia cantante avranno buon gioco nel raccontare che detta direttiva è in gran parte già realtà (?), e quindi “si tratta solo di fare un passo in più (?) in cambio della certezza del diritto a vantaggio dell’economia”ed avanti con le svergognate balle di fra’ Luca!Certezza del diritto? Farsi dettare legge da Bruxelles in ambiti fondamentali, secondo questi politicanti del PLR sarebbe “certezza del diritto”? Quanto ai presunti vantaggi economici dello sconcio accordo quadro: Nicholas Hayek, patron di Swatch, sulla stampa d’Oltralpe le ha cantate chiare ai soldatini dichiarando che: 1) non dobbiamo farci ricattare e 2) al di fuori della fallita UE c’è un mondo intero e soprattutto c’è un mercato che è molto più grande di quello europeo! E se a dirlo è uno dei maggiori industriali svizzeri e non un becero leghista, populista e razzista…

Certo che è davvero desolante: grazie alla nullità del triciclo PLR-PPD-P$$ ormai siamo costretti a prendere lezioni di svizzeritudine da un imprenditore di origine libanese. Pori nümm, e povera Svizzera!

Fare repulisti

Tornando al Tribunale federale che con le sue sentenze del piffero trasforma la Svizzera nel paese del Bengodi per furbetti ed approfittatori di tutta Europa. E’ evidente che all’interno di questa Corte che emette sentenze contrarie alle votazioni popolari e che abusa del proprio ruolo per fare politica spalancatrice di frontiere, bisogna fare repulisti. Avanti con le pulizie di primavera, che è ora!  E ABOLIRE la libera circolazione!

Lorenzo Quadri

 

Giovani farmacisti: è allarme

La “nuova” legge federale li penalizza pesantemente. E anche le assistenti di farmacia…

 

Tra i giovani farmacisti il malcontento è decisamente palpabile. La causa? La modifica della legge federale sulle professioni sanitarie. Decisa nel 2015, è entrata in vigore ad inizio 2018. E per chi ha ottenuto il libero esercizio dopo tale data, si è ben presto trasformata in un incubo.

I farmacisti “freschi di laurea” vengono infatti suddivisi in due categorie: quelli che stanno seguendo una formazione post-grade e quelli che invece non la stanno seguendo.

La formazione post-grade ha un costo assai elevato: per la sola iscrizione occorrono 25mila Fr. Durante la formazione, il giovane farmacista può svolgere un’attività lavorativa per non più del 50-70% e può supplire il responsabile sanitario di una farmacia al massimo per due mezze giornate alla settimana. Queste limitazioni riducono notevolmente le opportunità d’impiego dei farmacisti in formazione, rendendoli “poco attrattivi” per i titolari di una farmacia.

Assistenti di farmacia “a vita”

Particolarmente critica la situazione dei giovani farmacisti che nonseguono la formazione post-grade (ad esempio perché non possono permettersi di far fronte ai costi che essa comporta). Questi farmacisti, come precisa anche la circolare del 22 dicembre 2017 dell’Ufficio del farmacista cantonale ticinese, possono esercitare “unicamente come collaboratori, sotto la diretta sorveglianza del responsabile sanitario, senza possibilità di assumere supplenze”.Sono quindi destinati a rimanere, di fatto, degli assistenti di farmacia a vita.

Anche a livello di salario, la differenza tra quello di un farmacista laureato ma senza formazione post-grade e quello di un’assistente di farmacia (che non dispone di una laurea, avendo svolto un apprendistato) è minima. Per entrambi, la remunerazione naviga attorno ai 4500 Fr al mese. Una simile paga non può essere considerata soddisfacente per un accademico ticinese. Per i farmacisti frontalieri, invece, è alquanto allettante. Non serve il Mago Otelma per prevedere l’ennesimo assalto alla diligenza.

E le assistenti attuali?

Nel discorso si inseriscono anche le odierne assistenti di farmacia. Infatti, se in futuro il loro ruolo verrà di fatto svolto da dei laureati, le assistenti di farmacia si troveranno giocoforza confinate a compiti che non comportano la manipolazione di farmaci (quindi mansioni legate ad esempio al banco di profumeria, o alle ordinazioni). Risulteranno quindi fortemente limitate rispetto a quella che è la pratica attuale. Quale futuro può avere questo ramo professionale in Ticino? Si ricorda che le assistenti di farmacia sono attualmente circa 800, quindi non stiamo parlando di quattro gatti.

Chi scrive ha dunque presentato, nella sessione parlamentare appena conclusa, un’interpellanza sul tema al Consiglio federale, chiedendo che vengano apportati dei correttivi: e questo a tutela sia dei giovani farmacisti che delle assistenti di farmacia.

I primi infatti hanno investito tempo, sforzi e denaro – anche denaro pubblico: allo Stato la formazione costa – per  conseguire la loro formazione. Col rischio di trovarsi nella condizione di non poterla mettere debitamente a frutto.

Le seconde rischiano di sparire come figura professionale in caso di applicazione rigorosa delle nuove norme.

Lorenzo Quadri

 

La calata di braghe

Marchetta da 1.3 miliardi all’UE: solo Lega ed Udc hanno votato

Per la partitocrazia eurolecchina i soldi da regalare ai balivi di Bruxelles ci sono, quelli per l’AVS no. Prendere nota! E neanche un voto a chi SVENDE la Svizzera!

Nessuna sorpresa. Calata di braghe integrale era prevista, e calata di braghe integrale è stata. Dopo ore di sconclusionati ed inascoltabili blabla, anche la partitocrazia PLR-PPD-P$$ in Consiglio nazionale, ad “immagine e somiglianza” di quanto fatto agli Stati, ha deciso che il contributo di coesione, ovvero la marchetta da 1.3 miliardi all’UE, va versata.

L’ignominiosa decisione è stata presa a larga maggioranza: 125 favorevoli, 65 contrari, nessun astenuto.  Ed è stata presa, come ormai sanno anche i paracarri, senza che ci fosse alcun obbligo in tal senso. E senza uno straccio di contropartita. Ma semplicemente perché, per i camerieri dell’UE sotto le cupole federali, ogni desiderio della fallita Unione europea è un ordine.

Il partner

E dire che solo la scorsa settimana la DisUnione europea ha deciso di mantenere la Svizzera iscritta sulla lista grigia dei paradisi fiscali con pretesti del piffero. E da mesi ci ricatta per farci sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale, che ci ridurrebbe ad un baliaggio di Bruxelles; eppure PLR e P$$ applaudono giulivi al nuovo trattato-capestro.

Questo per dire a che razza di “partner” la partitocrazia regala i miliardi dei cittadini elvetici: soldi che poi, è evidente, mancano in patria.

In più, il ministro degli esteri KrankenCassis ha detto in aula che il contributo svizzero è di fatto una briciola. E allora, cosa lo versiamo a fare? Per dimostrare che siamo i più fessi del reame?

Soldi buttati nel water

Gli 1.3 miliardi vengono regalati nella perfetta consapevolezza che non serviranno assolutamente ad un tubo.L’obiettivo ufficiale di questi pizzi dovrebbe infatti essere quello di limitare l’immigrazione di massa dai “nuovi” stati membri UE verso quelli dell’Europa occidentale, Svizzera compresa. Il precedente contributo, sempre da 1.3 miliardi, non ha portato alcun risultato. Lo stesso accadrà con questo.

Ma il contributo è inutile anche come marchetta. Abbiamo ben visto cosa porta “oliare” l’UE, per usare la calzante definizione dell’eurosenatore Pippo Lombardi: porta zero. I funzionarietti di Bruxelles, malgrado abbiano già le valigie in mano, continuano a trattarci a pesci in faccia. Adesso saranno ancora più incoraggiati a continuare su questa strada. Gli svizzerotti fessi non solo non reagiscono, ma continuano a pagare. Di un simile inaudito servilismo ci si può solo vergognare.

Per l’AVS…

Come se non bastasse, la partitocrazia ha pensato bene di tagliare fuori il popolo. Il regalo da 1.3 miliardi infatti non è nemmeno referendabile. Il bello è che lo stesso triciclo che regala miliardi all’UE – la quale per tutto ringraziamento ci ricatta, ci discrimina e pretende di comandare in casa nostra – poi ha il coraggio di starnazzare alle casse vuote dell’AVS.

Eh già: per i regali all’UE, il triciclo PLR-PPD-P$$ i soldi li trova. Per gli anziani svizzeri no.I nostri antenati si rivoltano nella tomba.

La fregnaccia delle “condizioni”

Il fatto che al versamento agli eurobalivi siano state poste delle condizioni – l’UE non ci deve discriminare – è l’ennesima presa per il lato B. Non se la beve nessuno. La marchetta miliardaria è stata decisa proprio quando l’UE ci sta discriminando e ricattando. Allora, a chi si pensa di far credere che in caso di comportamento scorretto dei funzionarietti di Bruxelles non verrebbe versata? Già adesso l’UE si comporta in modo scorretto. Ma il regalo è stato stanziato lo stesso.

Quella decisa dalla partitocrazia è dunque una capitolazione a tutti gli effetti.Una resa senza condizioni. E non sarà nemmeno l’ultima. Ricordiamo che, se lo sconcio accordo quadro istituzionale dovesse venire sottoscritto, i contributi di coesione diventerebbero un automatismo.

Il partito della capitolazione

Degno di nota che in Consiglio nazionale a difendere la marchetta da 1.3 miliardi davanti al Consiglio nazionale c’erano entrambi i Consiglieri federali del PLR,ovvero il doppiopassaporto KrankenCassis e Karin Keller Sutter (KKS). Ulteriore dimostrazione che il PLR è il partito della calata di braghe davanti a Bruxelles.

Del resto ricordiamo che, quando l’eurosenatore PPD Pippo Lombardi, con il suo voto determinante, aveva fatto uscire un Sì alla maxi-marchetta dalla Commissione di politica estera degli Stati da lui presieduta, e per questo era stato giustamente criticato in Ticino, il presidente cantonale del PLR Bixio Caprara era subito corso in suo aiuto. E si era affrettato a dichiarare che gli svizzerotti non hanno altra scelta che inginocchiarsi sempre e comunquedavanti ai balivi di Bruxelles. Parola di liblab. E questo sarebbe il partito che sogna di raddoppiare le proprie cadreghe nel governicchio cantonale?

Voto ticinese

Come hanno votato i Consiglieri nazionali ticinesi sulla marchetta da 1.3 miliardi all’UE? Esattamente come previsto. Ovvero: solo gli esponenti di Lega ed Udc, quindi Roberta Pantani, Lorenzo Quadri e Marco Chiesa hanno votato contro. Tutti gli altri hanno votato a favore.Come a favore hanno votato a suo tempo i due Consiglieri agli Stati ticinesi.Dicano gli elettori se questo significa rappresentare il Ticino.

Ricordarsene il sette aprile, ma anche alle elezioni federali di ottobre: neanche un voto a chi svende la Svizzera!

Lorenzo Quadri

Multe: furbetti d’oltreramina

Altro che montare la panna sulle infrazioni commesse a Como da auto con TARGHE ticinesi!

 

Scusate ma qui ci scappa davvero da ridere! Nei mesi scorsi, ed in particolare sotto Natale, oltreramina i giornalai montavano la panna ad oltranza sulle multe prese a Como e dintorni da auto con TARGHE ticinesi.

Come è noto, avere l’auto targata TI è una cosa ben diversa dall’essere ticinesi, visto che in questo sfigatissimo Cantone oltre un terzo della popolazione è straniera. Ed in più ci sono anche frontalieri che, per un motivo o per l’altro, guidano auto targate Ticino.

Ma naturalmente al di là del confine hanno ritenuto intelligente avviare l’ennesima shitstorm (=tempesta di cacca) contro gli svizzerotti “rispettosi delle regole in casa propria ma delinquenti in casa d’altri”.Geniale!

Magari, prima di spalare palta sul Ticino e sulla sua gente pensando di aumentare i “click” o le vendite di giornali cartacei, oltreramina farebbero bene a ricordarsi che, senza il Ticino, centinaia di migliaia dei “loro” (65’500 frontalieri più i padroncini più le rispettive famiglie) non avrebbero la pagnotta sul tavolo!

Anche i politicanti…

Visto che il tema dei furbetti con TARGHE ticinesi mediaticamente tirava, i politicanti del Belpaese in costante fregola di visibilità hanno pensato bene di saltare sul carro. Addirittura presentando proposte di legge draconiane sul tema.

Si ricorda in particolare l’alzata d’ingegno di due esponenti di Fratelli d’Italia, che ancora una volta puntavano esplicitamente il dito contro i ticinesi. Hanno pure creato l’“hashtag” (uella) “adesstabalatancatì”, per fare il verso a balairatt.

I grandi statisti  di Fratelli d’Italia evidentemente non si sono resi conto che a ballare, ammesso che ballo ci sarà (la proposta è già dispersa nelle nebbie: ma l’importante era ottenere il quarto d’ora di visibilità, mica realizzare qualcosa di concreto)  sarebbero in massima parte proprio dei… “Fratelli d’Italia”.

Infatti si continua ad ignorare quanti degli automobilisti indisciplinati che, al volante di automobili targate Ticino, commettono infrazioni nel Belpaese, sono effettivamente ticinesi e quanti sono invece stranieri; ed in particolare, proprio cittadini italici.

La resa dei conti

Adesso arriva però la resa dei conti. L’altra faccia della medaglia. Il governicchio ticinese, rispondendo ad un’interpellanza del deputato leghista Daniele Casalini, ha infatti indicato che in Ticino, da novembre 2017 ad oggi, risultano scoperte 6653 contravvenzioni, per un ammontare complessivo di un milione e 21mila franchetti.

Di queste, oltre 5400 sono di automobilisti del Belpaese, per un totale di 800mila Fr. E ben difficilmente si può immaginare che si tratti di conducenti ticinesi residenti in Italia.

Allora, cari giornalai della fascia di confine del Belpaese, come la mettiamo? Chi sono quelli che fanno i furbetti in casa d’altri?

Lorenzo Quadri

Gli studi farlocchi pro-PLR

Crescita economica “impressionante”? Ma a chi si pretende di darla a bere?

 

Ohibò, proprio vero che in temp da guera, püsée ball che tera! In temp da guera e in tempo di elezioni. Ed infatti proprio negli scorsi giorni, a poco più di due settimane all’appuntamento con le urne, la Camera di commercio – rigorosamente targata PLR – se ne è uscita a presentare in pompa magna lo studio farlocco che lei medesima  ha commissionato al BAK di Basilea. Secondo tale studio, la crescita dell’economia ticinese sarebbe addirittura “impressionante”! Nientemeno! E anche le prospettive sarebbero favorevoli. Tout va très bien, Madame la Marquise! Sì certo! E gli asini volano!

Sarebbe bello capire a chi vorrebbero rifilare cotante fregnacce i signori PLR della Camera di commercio. Qui l’unica cosa che cresce in maniera “impressionante” è il naso di chi racconta simili storielle. Naturalmente ben amplificate dalla stampa di regime; ed in particolare da quella al servizio del PLR.

Ricordiamo alcune cosette a lorsignori:

–     In questo sfigatissimo Cantone, il tasso di disoccupazione ILO (non quello taroccato dai soldatini della SECO) è del 6,8%, mentre quello della Lombardia è del 5.4%. Quindi siamo messi peggio, e non di poco, della Lombardia. Lo scorso anno, sempre in Ticino, detto tasso è salito dell’1%. “Crescita economica impressionante”?

–     In Ticino un terzo della popolazione è a rischio di povertà, mentre a livello federale la percentuale è del 17%. Nel nostro Cantone oltre 8000 persone sono a carico dell’assistenza. E questo dato, come quello sulla disoccupazione, mostra solo una parte del problema: non tutti i poveri sono in assistenza o in disoccupazione! Ulteriore elemento: nel 2018 la spesa per il regolamento sociale comunale di Lugano è aumentata del 50%. “Crescita economica impressionante”?

–     Il Ticino, a livello nazionale, è capitale dei fallimenti per insolvibilità. Basti pensare che nel corso dell’anno 2017 il numero dei fallimenti in Svizzera era aumentato del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dalle nostre parti, per contro, l’aumento era del 12%. Il quadruplo. “Crescita economica impressionante”?

–     Eccetera eccetera!

–     A questo punto ci piacerebbe proprio sapere: “crescita economica impressionante”… a beneficio di chi?

“Non siamo mica scemi”

Anche il Gigi di Viganello ha capito che gli studi pilotati commissionati dalla Camera di commercio contigua al PLR – la vicepresidenta è pure candidata PLR al governicchio – servono solo a far credere che, in regime di devastante libera circolazione delle persone, sul mercato del lavoro ticinese vada tutto bene. Nessun problema: “sono solo percezioni” come amano ripetere il buon Rico Maggi ed accoliti (guarda caso, anche loro di area PLR). Forse perché l’ex partitone è un fan irriducibile dell’invasione da sud? Forse perché il PLR vorrebbe addirittura lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE? O forse perché il DFE è diretto dal Consigliere di Stato liblab?

Ma queste associazioni di supporto elettorale al PLR pensano veramente di poter uccellare i ticinesi a suon di studi pilotati? Come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi”!

Lorenzo Quadri