Via il Diktat disarmista dell’ UE: una battaglia da vincere!

Salviamo la nostra sovranità dal calabraghismo della partitocrazia eurolecchina!

 

In gioco non ci sono solo le armi dei cittadini svizzeri onesti, ma l’indipendenza del paese

125mila firme raccolte, quando per la sua riuscita ne sarebbero bastate 50mila. Il referendum – appoggiato anche dalla Lega e dal Mattino – contro il Diktat disarmista dell’UE ha ottenuto un risultato a dir poco trionfale.

Come sappiamo, i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale, servilmente seguiti dai soldatini della partitocrazia PLR-PPD-P$$ alle Camere, hanno calato le braghe ad altezza caviglia, accettando di sottomettere la Svizzera alla normativa con cui Bruxelles vuole ritirare le armi che onesti cittadini svizzeri legalmente detengono.

Doppia vergogna

La direttiva è contraria alle nostre leggi, alla nostra tradizione, alla volontà popolare espressa nel 2011. E ciononostante la partitocrazia si è chinata a 90 gradi davanti all’UE.

A maggior vergogna del triciclo e dei suoi politicanti, la calata di braghe è avvenuta, come direbbero nel Belpaese, “senza giusta causa”. Lo scopo dichiarato del Diktat disarmista sarebbe quello di contrastare il terrorismo islamico; naturalmente guardandosi bene dal pronunciare quell’aggettivo, “islamico”, perché non è politikamente korretto. Ma anche il Gigi di Viganello è perfettamente consapevole che si tratta di una fregnaccia. Nella lotta al terrorismo islamico, ritirare le armi ai cittadini onesti non porta assolutamente un piffero. Ben altre sono le misure da prendere, come abbiamo più volte scritto su queste colonne. A partire dal divieto dei finanziamenti esteri alle moschee ed ai luoghi di culto islamici. Ma queste misure non vengono prese. Perché? Perché sarebbero rivolte ai musulmani. A dei migranti in arrivo da altre culture. E, si sa, gli svizzerotti non possono (“sa po’ mia!”) discriminare. Invece, il diktat disarmista penalizza gli svizzeri. E martellarsi sugli attributi è sempre cosa buona e giusta e politikamente korretta!

Futuro cupo

La totale inutilità della direttiva UE nella lotta al terrorismo islamico non è una scoperta di oggi. E’ conclamata da tempo. E’ stata riconosciuta esplicitamente anche durante il dibattito parlamentare sul suo recepimento in Svizzera. Eppure la partitocrazia l’ha approvata lo stesso.

Quindi, ricapitolando: il Diktat è inutile e non raggiunge nemmeno lontanamente lo scopo che, a parole, si prefigge. Il Diktat è contrario alle nostre tradizioni, alle nostre leggi, alla nostra volontà popolare. Eppure la partitocrazia l’ha approvato lo stesso!

Il fatto è vergognoso, oltre che drammatico. Se già adesso si calano le braghe in queste condizioni, vuol dire che le si caleranno sempre. E immaginiamoci poi cosa accadrebbe nella denegata e deleteria ipotesi in cui lo sconcio accordo quadro istituzionale, bramato dal liblab italo-svizzero KrankenCassis, venisse sottoscritto. A Berna, il triciclo PLR-PPD-P$$ approverebbe senza un cip qualsiasi ordine in arrivo dall’UE.

Le Fake news della casta

Come si è giustificato l’ingiustificabile recepimento della direttiva disarmista dell’UE? Con terrorismo e fake news, ormai gli unici argomenti rimasti alla partitocrazia. Evocando lo spettro della possibile esclusione della Svizzera dal FALLIMENTARE accordo di Schengen, di cui la direttiva disarmista costituisce uno “sviluppo” (quando si dice la tattica del salame…).

“Bisogna salvare Schengen”, strillavano e tuttora strillano i soldatini del triciclo, a cominciare dalla neo-ministra di giustizia liblab Karin Keller Sutter (Ka-Ka-eS); “bisogna chinarsi a 90 gradi”!

Adesso quindi, per salvare l’accordo di Schengen – che non vale un tubo, che ci impedisce di difendere i nostri confini, ma che “in compenso” ci costa un occhio della testa (oltre 100 milioni all’anno, quando ne sarebbe dovuti costare 7) – dovremmo sacrificare le nostre tradizioni, le nostre leggi e buttare nel water la volontà popolare. Eccoli qua, i grandi statisti della partitocrazia. A ciò si aggiunge che nessuno si sognerebbe mai di espellere la Svizzera da Schengen. Perché i milioni degli svizzerotti fanno, come sempre, assai comodo.

Altro che Schengen…

Oltretutto, ai tempi della votazione popolare sull’adesione del nostro paese alla ciofeca-Schengen (la Lega era contraria) il governicchio federale esplicitamente promise che mai il diritto svizzero delle armi sarebbe stato messo in discussione a seguito di tale trattato. Abbiamo visto come è andata a finire. Si trattava dell’ennesima balla di fra’ Luca. Come una balla di fra’ Luca è la favoletta di “Schengen in pericolo” (anche se lo fosse davvero, poi, avremmo tantissimo da guadagnare ed assai poco da perdere).

Bisogna vincere!

La battaglia contro la direttiva UE non è solo una battaglia sulle armi dei cittadini onesti. E’ – anche e soprattutto – una battaglia per la nostra sovranità ed indipendenza. Per questo va vinta assolutamente.

La valanga di firme raccolte dal referendum è, senza dubbio, un segnale incoraggiante. Ma occorre vincere la votazione popolare (e prepariamoci, prima dell’appuntamento con le urne, all’ennesima martellante campagna di terrorismo e di lavaggio del cervello ad opera della casta e della stampa di regime; le prime avvisaglie ci sono già state).

Non sarà una passeggiata: grazie alle naturalizzazioni facili di persone non integrate, volute dalla partitocrazia, ci siamo riempiti di neo-svizzeri che del nostro Paese, della sua sovranità e della sua indipendenza, se ne impipano. E anche loro votano. Come pure i galoppini della partitocrazia calabraghista che ci svende all’UE.

Lorenzo Quadri

 

 

Le parole non dette

 

Di recente, durante l’assemblea generale del sindacato interprofessionale Syna a Domodossola, è emersa – ma guarda un po’ – l’importanza del frontalierato per l’economia locale.

In particolare a Domodossola ci sono circa 1’000 frontalieri, a fronte di 7’000 nuclei familiari, cui bisogna aggiungere tutti i pensionati che hanno lavorato in Svizzera. Ciò ha fatto dire agli astanti che “una famiglia su sette vive grazie ai frontalieri”. Nota bene: non “grazie al Ticino”; “grazie ai frontalieri”.

Classico esempio di mistificazione!

Ecco cosa avrebbero invece dovuto dire a Domodossola:

“Una nostra famiglia su sette (in realtà sono anche di più…) vive grazie al Ticino. Con la libera circolazione delle persone, i politicanti della partitocrazia PLR-PPD-P$ hanno sbattuto fuori dal mercato del lavoro ticinese migliaia di loro concittadini, per fare spazio ai frontalieri.  Ringraziamo gli svizzerotti ed i loro politicanti per tanta generosa abnegazione, che va al di là delle nostre più rosee aspettative. Mandare in malora i “loro” per fare spazio “ai nostri”: non succede da nessun’altra parte del mondo. A ruoli invertiti, noi italiani avremmo già sprangato le frontiere. Gli svizzerotti non solo non lo fanno, ma  addirittura ci versano ogni anno 84 milioni di Fr di ristorni, che possiamo utilizzare a nostro piacimento invece che per gli scopi a cui sono destinati: ci pare un sogno! Ringraziamo il Cielo per averci dato simili vicini. E se poi qualcuno al di là del confine dovesse alzare la cresta, ci basta strillare al razzismo ed il gioco è fatto. Nel ringraziare i ticinesi per tanta generosità, li invitiamo a continuare a votare il triciclo PLR-PPD-P$$: così la manna per le nostre regioni è assicurata. Certo, a spese dei ticinesi; ma questo non è mica un problema nostro. Se poi pensiamo che il triciclo PLR-PPD-P$, pur di garantire il benessere delle regioni italiane della fascia di confine, è riuscito a gettare nel water la preferenza indigena votata dai suoi stessi concittadini, proponiamo di erigere nella piazza principale un triciclo di marmo come tangibile segno della nostra eterna riconoscenza”.

Lorenzo Quadri

La persecuzione ha inizio

Come previsto, la kompagna Sommaruga ha iniziato a prendersela con gli automobilisti

Si comincia in sordina ma poi, con la tattica del salame (una fetta alla volta)…

Come da copione, il disastro ha inizio. Dal primo gennaio, dopo la partenza della Doris uregiatta dal governicchio federale, alla direzione del Dipartimento federale dei trasporti, dell’ambiente, dell’energia e delle telecomunicazioni (DATEC) è malauguratamente approdata la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga. Ed ecco che cominciano le iniziative improntate al talebanismo ambientalista.

Per ora, come antipasto, la kompagna ministra si è lanciata contro le automobili di grossa cilindrata (“In Svizzera ce ne sono troppe”). Si prende nota che ancora una volta nel mirino della criminalizzazione ci sono i soliti automobilisti: per i $inistrati ormai un’ossessione.  Dopodiché, Sommaruga ha aggiunto di voler “diminuire i valori delle emissioni in accordo con l’UE”.

Quindi il programma è chiaro: 1) persecuzione degli automobilisti svizzeri e 2) i funzionarietti di Bruxelles vengono addirittura invitati a comandare in casa nostra.

Si comincia con le grosse cilindrate

E’ evidente che la Simonetta procederà con la tattica del salame: prima si lancia la fatwa contro le auto di grossa cilindrata, poi sarà il turno di quelle di media cilindrata, poi si pretenderà di autorizzare solo veicoli elettrici, e avanti così. Altrettanto evidente è che, mentre la Svizzera seguirebbe in modo pedissequo, preciso e masochistico tutte le disposizioni di Bruxelles, gli altri paesi se ne farebbero un baffone.

Dopo gli automobilisti a finire sulla graticola saranno i riscaldamenti a nafta.

Con il politikamente korrettissimo pretesto della tutela dell’ambiente, si introdurranno tasse, balzelli e divieti vieppiù opprimenti. Perché tale è il consueto modo di procedere dei $inistrati. Naturalmente solo i residenti saranno bersagliati. Per un miglioramento ambientale pari a zero, visto che l’inquinamento è un problema globale.

E i TIR UE?

Alzare – a scopo dissuasivo –  la tassa sul traffico pesante a carico dei bisonti UE in transito parassitario attraverso la Svizzera? Neanche per sogno! E’ roba da beceri populisti e razzisti! Non si può (“sa po’ mia!”) discriminare!

Si ricorda che oggi i TIR europei utilizzano la Svizzera come corridoio a basso costo perché il kompagno Leuenberger calò a suo tempo le braghe davanti all’UE sull’ammontare della tassa sul traffico pesante a carico dei bisonti comunitari: infatti accettò tariffe stracciate.  Ma a questo proposito, naturalmente, i ro$$overdi non hanno nulla da dire. Imbarazz, tremend imbarazz! E poi c’è di mezzo l’UE: per cui, neanche a sognarsi di contrariarla. Giù, chinati a 90 gradi: è questo l’unico atteggiamento possibile!

Del resto il P$ della kompagna Sommaruga vuole l’adesione della Svizzera alla Disunione europea e sostiene lo sconcio accordo quadro istituzionale che ci trasformerà in una colonia di Bruxelles.

Invasione

E sull’invasione di frontalieri uno per macchina? E sulle conseguenze ambientali dell’immigrazione incontrollata? Anche qui, nemmeno un cip. Tanto più che proprio Sommaruga ebbe a dire, quando il caos asilo aveva raggiunto l’apice, che gli svizzerotti (chiusi e gretti) avrebbero dovuto stringersi per far posto ai finti rifugiati. Facciamo entrare tutti!  Con le conseguenze, anche ambientali, del caso. Poi, per ridurre le emissioni, ci martelliamo voluttuosamente sui gioielli di famiglia con mazzotti politikamente korretti. Avanti con le politiche ambientali ideologiche ed irrealistiche, il cui impatto globale è vicino allo zero!

Modesto suggerimento

Se la kompagna Simonetta vuole cominciare ad affrontare i dossier del suo (troppo vasto) Dipartimento, inizi da due cosucce semplici:

  • Buttare all’aria il bidone via Sicura, per colpa del quale – tra le altre cose – i poliziotti non possono più inseguire i criminali, altrimenti finiscono in galera loro come “pirati della strada” (vedi il recente caso di Ginevra);
  • Ordinare la restituzione ai cittadini del tesoretto da 600 milioni indebitamente prelevato dalla Serafe per farlo confluire nelle tasche della SSR.

Lorenzo Quadri

 

PLR e P$ contro il salmo svizzero

Non solo accordo quadro: i due partiti a manina anche per rottamare l’inno nazionale

Le cappellate del tandem PLR-P$ sembrano non finire mai! Non contento di pianificare la rottamazione della Svizzera tramite lo sconcio accordo quadro istituzionale, adesso l’allegro duetto vorrebbe gettare nel water anche l’inno nazionale. Ovviamente per sostituirlo con l’ennesima ciofeca multikulti inneggiante alle frontiere spalancate.

Sono anni che la sedicente “Società svizzera di pubblica (in)utilità” tenta di sbolognarci il suo nuovo inno farlocco. Per il momento non ci è ancora riuscita. Ma prima o poi…

Del resto, “grazie” alle naturalizzazioni facili volute dal triciclo PLR-PPD-P$$, il passaporto rosso viene regalato a stranieri non integrati che non hanno alcun legame con il nostro paese. Per cui, figuriamoci cosa gliene può importare a costoro del salmo svizzero (e di tutto il resto).

Iniziativa respinta

Fatto sta che il Consiglio nazionale nei giorni scorsi ha respinto per 97 voti contro 85 e 3 astenuti un’iniziativa parlamentare che chiedeva di ancorare il salmo svizzero in una legge. Non si tratta di una richiesta fuori di cranio: in vari Paesi è infatti così. In alcuni, addirittura, l’inno nazionale è iscritto nella Costituzione.

Qual era dunque l’obiettivo dell’iniziativa? Far sì che i camerieri dell’UE in Consiglio federale non potessero rottamare il salmo svizzero di propria iniziativa, senza rendere conto ai cittadini. Oggi teoricamente potrebbero: del resto è proprio quanto successo con il vecchio inno, lo spettacolare “Ci chiami o patria”, che purtroppo presentava un problemino di “analogia eccessiva” con l’inglese God save the Queen.

Cosa cambierebbe?

Se il salmo svizzero dovesse venire inserito nella legge, la conseguenza sarebbe che un suo abbandono dovrebbe passare giocoforza dal parlamento prima e – in caso di referendum – dal popolo poi. E non ci si venga a raccontare la storiella che ciò equivarrebbe ad un aumento della burocrazia: si sta parlando di un decreto di poche righe. Mentre il triciclo, non contento di infesciarci di leggi inutili – che servono solo a generare costi, a gonfiare la pubblica amministrazione come una rana ed a disintegrare i santissimi ai cittadini – vuole pure recepire automaticamente i Diktat della fallita UE (accordo quadro istituzionale). Poi però pensa di prendere la gente per scema dichiarando di non volere l’inno nella legge in nome della semplificazione legislativa? Ma vaffa!

Ancora una volta…

Morale della favola: la maggioranza del Consiglio nazionale non ne vuole sapere di mettere al sicuro il salmo svizzero. E quindi spiana la strada alla sua rottamazione.

Chi ha preso questa bella decisione? Il PLR ed i $inistrati! Anche questa volta, ex partitone e gauche-caviar a manina per svendere la Svizzera, la sua indipendenza e le sue tradizioni.Ricordarsene il 7 aprile!

Lorenzo Quadri

 

Via il medico del traffico!

La mozione promessa è stata presentata a Berna. Aspettiamo al varco PLR e PPDog

Come promesso, la mozione per l’abolizione del medico del traffico è stata depositata a Berna nei giorni scorsi da chi scrive.

La figura del medico del traffico di livello 4, affiliato alla società svizzera di medicina legale (SSML) è l’ennesimo parto – o piuttosto: l’ennesimo aborto – di Via Sicura.

Al medico del traffico SSML sono obbligati a rivolgersi, per riavere la patente, quei conducenti che hanno commesso infrazioni reputate gravi secondo i parametri di Via Sicura, come pure i casi complessi (?) di sospetta inidoneità alla guida per motivi di salute.

Va detto che in genere le infrazioni definite come “gravi” non hanno avuto alcuna conseguenza pratica. In altre parole: nella grande maggioranza dei casi, lo sfigato automobilista che finisce tra le grinfie del medico del traffico non ha provocato alcun incidente.

Solo Lega ed Udc…

Il bidone Via Sicura è un esempio “da manuale” di legislazione fatta sotto la pressione del ricatto morale ed incentrata sulla criminalizzazione e sulla vessazione dell’automobilista in base ai dettami ideologici della gauche-caviar ro$$overde. Però il sedicente “centro”, ovvero il tandem PLR e PPD, lo ha votato giulivo. Gli unici ad opporsi sono stati i deputati di Lega ed Udc.

Entrata in vigore, Via Sicura si è ben presto dimostrata per quello che è: un vaso di Pandora. Con fatica, e contro la volontà dei $inistrati che strillavano isterici, sotto le cupole federali si sono trovate delle maggioranze per piazzare qualche piccolo correttivo qua e là. Ma non basta. Il lavoro da fare è ancora molto. O meglio: potrebbe essere anche poco, se la partitocrazia avesse l’onestà di ammettere di aver fatto una clamorosa cappellata, di scusarsi con gli automobilisti e di fare tabula rasa di Via Sicura. Ma naturalmente questo non accadrà. Per cui bisogna intervenire un po’ alla volta. E una delle aberrazioni cui è urgente mettere mano è proprio l’abominevole figura del medico del traffico.

Potere arbitrario

Questa figura va semplicemente cancellata. L’esperienza fatta è stata catastrofica. Non solo parcelle esorbitanti e da pagare in anticipo in cambio di prestazioni discutibili: e c’è gente che è stata costretta, di visita in visita, a sborsare somme vicine ai 10mila Fr. Il medico del traffico dispone, anche e soprattutto, di potere eccessivo ed arbitrario nei confronti dei “pazienti”. Alcuni di loro hanno vissuto e stanno vivendo delle autentiche odissee. Persone che hanno necessità della licenza di condurre per motivi professionali e che non hanno provocato alcun incidente, hanno perso il lavoro ed hanno avuto l’esistenza rovinata dal medico del traffico. In redazione sono fioccate le segnalazioni al proposito.

In Ticino c’è poi il problema supplementare legato al fatto che di medico del traffico di livello 4 ce n’è solo uno, ovvero la notoria dottoressa italiana (un’altra cittadina del Belpaese che ha trovato al di qua della ramina “ul signur indurmentàa”). La quale opera in regime di monopolio, con tutte le derive che ciò comporta, ed a cui il dipartimento di Norman Gobbi sta cercando di porre rimedio.

Aspettiamo al varco

Va da sé che, sulla mozione per l’abolizione del medico del traffico, attendiamo al varco il tandem “centrista” ex partitone – uregiatti(per i $inistrati la persecuzione degli automobilisti è un dogma).

Finché il medico del traffico esisteva solo sulla carta, si poteva anche fare i finti tonti e negarne la perniciosità. Adesso che il disastro è conclamato, non si può più nascondere la testa sotto la sabbia! Chi lo fa, dovrà assumersene le responsabilità. E, ovviamente, renderne conto ai suoi elettori (quanti sono automobilisti?).

Lorenzo Quadri

Flop PVP: nuova conferma che la Lega aveva ragione

Ma attenzione, il fallimentare piano viario deve cambiare sul serio e non per finta!

Dopo anni, nel municipio di Lugano si è finalmente trovata una maggioranza per sperimentare alcune modifiche al fallimentare piano viario PVP. Qualcuno non ha perso l’occasione per appuntarsi pubblicamente medaglie al merito, sulla cui giustificazione si potrebbe anche disquisire.

Quando era solo sulla carta…

Al proposito è utile ricordare che l’opposizione al PVP non data certo di questa legislatura. A contrastarlo per primi furono i municipali leghisti di Lugano che sedevano nell’Esecutivo quando il PVP era ancora solo sulla carta (bei tempi). Tanto per non fare nomi, si trattava del compianto Nano Bignasca e di chi scrive. Ma anche l’allora sindaco, “Re Giorgio”, non mancò di manifestare in più occasioni le proprie perplessità, a volte con toni anche molto accesi. La Lega in Consiglio comunale votò contro i crediti per il PVP:  perché lo stravolgimento della viabilità di Lugano è costato parecchi milioni. Inoltre ha comportato l’abbattimento di decine di alberi sanissimi lungo via Ciani (ma nessun ecologista fece un cip) e la soppressione a go-go di corsie dei bus (ma anche in questo caso, nessun talebano del trasporto pubblico ebbe da obiettare).

Per buttare all’aria la viabilità cittadina nel senso dell’ideologia anti-automobilisti sopra citata, venne presa a pretesto l’apertura della galleria Vedeggio-Cassarate. Col consueto frullino del catastrofismo, si montarono ettolitri di panna sulle ripercussioni che la nuova opera avrebbe avuto sulla viabilità cittadina. Vennero così sdoganati stravolgimenti viari che nulla avevano a che vedere con la nuova galleria e con il reale cambiamento dei flussi veicolari che avrebbe indotto. La pratica non ci ha messo molto a dimostrarlo.

Non ci voleva la sfera di cristallo per capire che un piano viario concepito in base all’ideologia rossoverde avversa alle automobili ed agli automobilisti avrebbe fatto i danni ormai noti alla raggiungibilità, e quindi all’economia, del centro città.

Effetti cumulativi

Per colmo di sfortuna, gli effetti negativi del PVP sono andati a sommarsi alla recessione della piazza finanziaria, frutto di scellerati cedimenti politici a livello federale da parte del triciclo PLR-PPD-PSS, e con il generale fenomeno di impoverimento e precarizzazione della popolazione ticinese, provocato dalla libera circolazione delle persone voluta sempre dalle stesse forze politiche. Tutto questo, come è ovvio, ha avuto conseguenze sulla propensione a spendere dei cittadini. E quindi sui commerci del centro. Tanto per mettere la ciliegina sulla torta, le tariffe degli autosili sono state fatte schizzare verso l’alto, con la scusa, invero magra, di “favorire la rotazione”, e basandosi su paragoni fantasiosi con altre realtà urbane svizzere, che però non sono per nulla assimilabili a quella di Lugano. La crescita del commercio online ha fatto il resto.

Il risultato è stato quello di allontanare sempre più dal centro gli acquirenti dei negozi ed i clienti degli esercizi pubblici.

In più il PVP ha aumentato i chilometri di percorrenza per chi vuole raggiungere il centro in auto, facendo così crescere l’inquinamento.

Immobilismo insostenibile

E’ evidente che, davanti ad una situazione che definire “insoddisfacente” è un eufemismo, non era possibile continuare con l’attendismo ad oltranza, magari confidando nel fatto che prima o poi i cittadini si sarebbero abituati e avrebbero smesso di protestare.

E’ ora di rendersi conto che il trasporto pubblico va promosso creando delle alternative valide al mezzo privato. Negli ultimi anni si è invece preteso di costringere gli automobilisti a rinunciare all’auto con misure vessatorie ingiustificabili. E si è pure allegramente soprasseduto sul problema delle “targhe azzurre”, ovvero dei veicoli di frontalieri (tutti con a bordo una sola persona) che contribuiscono non poco all’intasamento della rete stradale luganese.

Il voto del Consiglio comunale contro la decimazione dei parcheggi in stazione è finalmente un segnale chiaro contro quella politica di criminalizzazione dell’automobilista che va per la maggiore a vari livelli istituzionali. La stessa che a Berna ha portato alla creazione dell’aberrante programma Via Sicura, con tutti i suoi annessi e connessi (a partire dal famigerato medico del traffico).

E’ chiaro che il PVP deve cambiare, ma deve cambiare sul serio. La speranza è quindi che la sperimentazione decisa dalla maggioranza del municipio porti a dei risultati concreti, e che l’operazione non si traduca nel gattopardesco “cambiare affinché nulla cambi”.

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

Fisco: ceto medio dimenticato

Sgravi fiscali, il silenzio assordante di ex partitone e PPDog. Ed anche sui single…

 

In tempi decisamente sospetti (un mese dalle elezioni…) ecco che l’AITI (Associazione industrie ticinesi) tematizza la questione della fiscalità, in vista della votazione del 19 maggio sulla riforma fiscale federale ed il finanziamento dell’AVS (altro circo mediatico-politico in arrivo; al proposito ci piacerebbe invece sapere quando si voterà sui tagli agli aiuti all’estero ed alla spesa per i finti rifugiati per assicurare il finanziamento dell’AVS).

Non è un tema

Si sarà notata una cosa: per la partitocrazia, in queste elezioni cantonali il fisco non è un tema. Se i $inistrati si dimenticano del fisco tanto meglio, visto che se parlano di imposte è solo per alzarle. Ma ex partitone e PPDog?

Priorità

Gli sgravi fiscali per quel che resta del ceto medio (in particolare i tartassatissimi proprietari di una casetta) e per le persone singole sono e rimangono una priorità. Anche se purtroppo si tratta di una priorità sempre meno detta. E’ scandaloso che la politica di questo sfigatissimo Cantone passi ore, giorni e settimane a blaterare sui rimborsi telefonici dei membri del governicchio (con la stampa di regime che dà ampio spazio…) ed ignori invece un tema centrale quale la fiscalità dei cittadini. Tanto più che le finanze cantonali stanno meglio: quindi i soldi per gli sgravi ci sono.

Le ipotesi

Quali i motivi di questi silenzi? Possibili ipotesi:

  • PLR e PPDog hanno vergogna a citare il ceto medio, perché questo è stato messo in ginocchio dalla devastante libera circolazione, con conseguente invasione da sud, voluta dalla partitocrazia. La quale partitocrazia, non ancora contenta, in preda all’ennesimo raptus calabraghista ha pure sfasciato la piazza finanziaria ticinese distruggendo migliaia di posti di lavoro che andavano a beneficio proprio del ceto medio.
  • PLR e PPDog hanno una fifa blu del partito delle tasse. Il P$, partito spalancatore di frontiere, filo-UE, pro-stranieri ed anti-svizzeri, è chiaramente indebolito dalla lunga serie di cappellate internazionaliste. Eppure il “centro” politico è terrorizzato del njet ro$$o ad ogni e qualsiasi sgravio fiscale. Quando si dice i cuor di leone…
  • PLR e PPDog se ne fregano del ceto medio e delle persone singole. Del resto, l’esito della votazione in Gran Consiglio nel giugno 2018 sull’iniziativa parlamentare Canonica che chiedeva una fiscalità più equa per i single parla chiaro. L’iniziativa è stata votata solo da Lega ed Udc. Nel PLR appena un paio di deputati l’ha sostenuta, e nessun uregiatto.
  • Alla partitocrazia va bene che il ceto medio e le persone singole continuino a venire munte. Così la politica del tassa e spendi può proseguire ad oltranza.
  • Solo Lega ed Udc sostengono gli sgravi per il ceto medio e le persone singole. PLR e PPDog li affossano. Di queste cose sarà bene ricordarsene il sette aprile. Chi vuole una fiscalità più leggera non vota il triciclo. Che al massimo si inventa sgravi per le imprese o per i super-ricchi; ma per i comuni mortali… una cippa!

Lorenzo Quadri

 

Silenzio assordante del DECS

40 docenti liceali fanno politica a scuola all’insegna dell’estremismo ambientalista

 

Venerdì si è tenuto lo sciopero studentesco mondiale sul clima.  E in quest’ambito si è assistito all’ennesimo esempio di scuola ro$$a. O piuttosto, di scuola verde-anguria (verde fuori, ma ro$$a, ro$$i$$ima dentro).

Alla faccia del “non si fa politica a scuola”, 40 insegnanti di licei ticinesi hanno pensato bene di appoggiare lo sciopero studentesco sottoscrivendo un appello talebano che lascia basiti.

“Gli studenti– scrivono i professori – scenderanno in piazza per denunciare sia l’inattività dei governi del mondo di fronte alla catastrofe imminente(sic!), sia la miopia di un sistema economico incapace di farsi carico di finalità diverse da quelle del profitto privato a breve termine”. Ossignùr!

Gli insegnanti invitano inoltre i colleghi a partecipare allo sciopero e “ad evitare, nella giornata del 15 marzo, di proseguire secondo i programmi canonici, ma piuttosto a dedicare, nelle forme ritenute più consone, le proprie lezioni a temi legati alla questione ambientale”.

I conti non tornano

Punto primo:come tutti gli argomenti, anche quello ambientale va affrontato con realismo. No al negazionismo, ma no anche all’estremismo esagitato (“catastrofe imminente”) che caratterizza il populismo ro$$overde, di cui fanno sfoggio i firmatari dell’appello, e che fa nascere solo cappellate. Giusto che si parli di ambiente a scuola. Ma in modo oggettivo. Invece l’invito “a dedicare le proprie lezioni a temi legati alla questione ambientale”è chiaramente, visto il tono del manifesto, un invito a fare terrorismo ambientalista in aula. A proposito: ma i docenti firmatari vanno tutti a lezione a piedi? Oppure sono i primi ad andare al lavoro in SUV?

Punto secondo: la storiella del “profitto a breve termine” fa ridere. Ma davvero degli insegnanti liceali credono che dietro alle iniziative di lavaggio del cervello dirette in particolare ai più giovani all’insegna dell’estremismo ecologista non ci siano enormi interessi politico-economici, ovvero tanti signori e signore che si fanno gli zebedej di platino?Se è così, questi docenti di scuola superiore forse non sono al loro posto.

Punto terzo: questi insegnanti così preoccupati per l’ambiente, a suo tempo hanno votato e fatto votare l’iniziativa Ecopop? Oppure prima – molto prima! – della tutela dell’ambiente vengono le frontiere spalancate?

Punto quarto.Il diritto a manifestare non può essere sostenuto a geometria variabile, solo sui temi che “piacciono”. Si fosse trattato di una manifestazione studentesca contro i giudici stranieri, tanto per fare un esempio, c’è come il vago sospetto che di appelli del corpo insegnante non se sarebbero visti. Ma nemmeno l’ombra!

Punto quinto.Davanti ad un esempio plateale di politica partigiana a scuola, il DECS del kompagno Bertoli, ma guarda un po’, non ha nulla da dire. E sì che almeno richiamare i firmatari dell’esagitato manifesto ad un minimo di oggettività, dato anche il loro ruolo, sarebbe stato il “minimo sindacale”. Ma è chiaro. Altro che “fuori la politica dalle aule”. La politica ro$$overde, nelle aule ci entra eccome. Per cui, l’è tüt a posct. Basti pensare che il docente di scuola media che paragonava il voto popolare sulla civica al nazismo e che in seguito ha continuato sbroccare su facebook nascosto sotto un profilo farlocco, è ancora tranquillamente al proprio posto. Se qualche insegnante si fosse invece sognato di abusare del proprio ruolo per fare politica “di destra”, poco ma sicuro che le sanzioni sarebbero scattate immediatamente.

Punto sesto:per ridurre in modo  sensibile le emissioni di CO2, basta abbassare di un grado le temperature nelle aule scolastiche e negli edifici pubblici.

Altro che criminalizzare gli automobilisti (naturalmente solo quelli svizzeri, perché guai a fare un cip sui 65mila frontalieri che, grazie alla devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$, entrano ogni giorno uno per macchina)! Altro che tartassare i proprietari di una casetta con il riscaldamento a nafta!

Lorenzo Quadri

Palese ipocrisia elettorale

Accordo quadro: in governicchio, il triciclo PLR-PPD-P$ finge di non volerlo. Ma poi…

 

Come c’era da attendersi, dopo lungo tergiversare, giovedì è uscita la presa di posizione del governicchio sullo sconcio accordo quadro istituzionale (ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE; giudici stranieri; fine delle misure accompagnatorie alla libera circolazione; obbligo di adeguarsi alla direttiva comunitaria sulla cittadinanza; eccetera eccetera).

Perché il lungo tergiversare? Perché evidentemente i ministri del triciclo PLR-PPD-P$$ –  ovvero Vitta, Beltrasereno e Bertoli – si stavano arrampicando sui vetri per smussare il Njet proposto dai leghisti Zali e Gobbi.

Imbarazz tremend imbarazz

I due Consiglieri di Stato della Lega sono infatti stati lapidari (bravi!): la nostra sovranità ed i nostri diritti popolari non si svendono.Meno che mai in cambio di presunti vantaggi economici (?) ad esclusivo beneficio della grande economia targata PLR. Che poi ringrazia licenziando svizzeri, assumendo stranieri a basso costo e delocalizzando.

I Consiglieri di Stato del triciclo si sono invece trovati in una situazione di imbarazz, tremend imbarazz. Senza dubbio avranno maledetto la tempistica della consultazione. Infatti, loro lo sconcio accordo quadro istituzionale lo vogliono eccome. Tali sono infatti gli ordini di scuderia arrivati dai partiti nazionali. Però evidentemente non possono dirlo. Non in Ticino. Non adesso. Non a tre settimane dalle elezioni cantonali. Perché il risultato sarebbe una meritatissima ASFALTATURA nelle urne.

La situazione è chiarissima: i ticinesi non vogliono lo sconcio accordo quadro e la conseguente fine della nostra sovranità ed indipendenza. I politicanti della partitocrazia cameriera dell’UE, invece, lo vogliono.

Sicché gli esponenti del triciclo in governicchio hanno dovuto stringere i denti ed accodarsi ai due leghisti, nel contempo facendo il più possibile per annacquare l’inevitabile No. Un esercizio di pura ipocrisia elettorale all’insegna del noto principio: “in temp da guera (e di elezioni) püsée ball che tera”.

Senza la minaccia elettorale

Una cosa l’ha capita anche il Gigi di Viganello: se il termine della consultazione sullo sconcio accordo quadro fosse scaduto dopo le elezioni, ovvero se i signori Consiglieri di Stato della partitocrazia fossero stati liberi di esprimere le proprie posizioni senza il rischio di provocare un’emorragia di schede ai rispettivi partiti, a dire No sarebbero rimasti (come al solito) solo i due leghisti. Con le bramate cadreghe “al sicuro”, il triciclo non si sarebbe certo curato di prendere ancora una volta i ticinesi a pesci in faccia. Del resto, qualcuno ha forse sentito, prima della presa di posizione “collettiva” di giovedì, Bertoli, Beltrasereno o Vitta emettere anche solo un “cip” contro lo sconcio trattato capestro con l’UE ed a favore della nostra sovranità e dei nostri diritti popolari? Ma quando mai!

E’ quindi evidente che il No del triciclo è un No di comodo. Ma i ticinesi, per citare il noto slogan, “non sono mica scemi”. Quindi l’hanno capito benissimo!

Del resto, ma tu guarda i casi della vita:

  • giovedì mattina, proprio mentre il CdS rendeva pubblico il proprio No “unanime” all’accordo quadro, il consigliere nazionale PLR Giovanni Merlini alla trasmissione radiofonica Modem (Rete 1 della RSI) faceva propaganda a FAVOREdi detto accordo. Il gruppo parlamentare PLR alle Camere federali, compresi i suoi rappresentanti ticinesi, un paio di settimane fa ha detto SI’ a “chiara maggioranza” al trattato coloniale. Il ministro degli esteri PLR, dal canto suo, è il principale artefice dell’obbrobriosa calata di braghe (altro che “tasto reset”). Indovina indovinello: quale sarà mai la veraposizione del PLR ticinese sull’accordo quadro?
  • Il kompagno Manuele “la scuola che non verrà” Bertoli si è affrettato a prendere le distanze dal comunicato del governicchio, dichiarando che l’unanimità sarebbe una bufala. Chiaro: il P$ vuole l’adesione all’UE e quindi vuole anche l’accordo quadro; del resto, è praticamente la stessa cosa. Alla faccia della protezione dei salari dei ticinesi! Quel poco che ora esiste su questo fronte (misure accompagnatorie), in regime di accordo quadro verrebbe rottamato all’istante. Dunque: altro che difendere i lavoratori ticinesi. L’unica preoccupazione dei $inistrati è spalancare le frontiere!

Morale della favola

I ticinesi hanno capito benissimo che chi NON VUOLE lo sconcio accordo quadro può fare una sola cosa: votare Lega/Udc il 7 aprile!

Quanto alle giravolte di comodo della partitocrazia: verranno annullate già a partire dall’8 aprile. All’insegna del sempreverde “passata la festa, gabbato lo santo”.

Lorenzo Quadri

Domani la calata di braghe

Dibattito in Consiglio nazionale sulla marchetta da 1.3 miliardi all’UE: esito scontato

Il Mago Otelma prevede che, ancora una volta, la partitocrazia PLR-PPD-P$$ si chinerà a 90 gradi davanti ai funzionarietti di Bruxelles. Il triciclo strilla alle casse vuote dell’AVS, ma poi regala i MILIARDI dei cittadini alla fallita UE, quella che ci ricatta e ci discrimina! E con lo sconcio accordo quadro…

Sicché siamo al dunque. Domani in Consiglio nazionale si terrà il dibattito fiume – nel senso che sarà un fiume di blabla – sulla marchetta da 1.3 miliardi alla fallita UE. Marchetta che la casta ha pudicamente rinominato “contributo di coesione”, pensando così di prendere la gente per i fondelli. Allo stesso modo con cui la casta immaginava di buggerare i cittadini cianciando di “miliardo di coesione”, quando la cifra vera è di un miliardo e un terzo, quindi ben più elevata.

Gli Stati…

Come noto, il Consiglio degli Stati ha approvato la maxi-marchetta. Ciò è avvenuto con il fattivo contributo dell’eurosenatore PPD Pippo Lombardi, il cui Sì è stato determinante per la posizione della Commissione di politica estera degli Stati. Giustamente travolto dalle critiche in Ticino, il parlamentare uregiatto era subito stato soccorso dal presidente dell’ex partitone Bixio Caprara. Il quale, in un’opinione pubblicata sul Corriere del Ticino, aveva di fatto sostenuto la tesi seguente: la Svizzera non ha altra scelta che calare le braghedavanti ad ogni pretesa dell’UE. Anche alla più grottesca e svergognata, come è il caso del regalo da 1.3 miliardi. Questo tesoretto verrebbe infatti versato senza alcuna contropartita: un vero e proprio regalo. Oltretutto – ciliegina sulla torta – nella piena consapevolezza della sua totale inutilità. Il precedente “contributo di coesione” venne spacciato come un mezzo per evitare l’immigrazione di massa dagli (allora) nuovi Stati membri della fallita UE verso quelli vecchi. Non è servito ad un tubo. La stessa cosa accadrà con questo.

E l’AVS?

Sicché, mentre la partitocrazia strilla alle casse vuote dell’AVS, la stessa partitocrazia regala i MILIARDI dei cittadini elvetici – dei suoi elettori! –  all’UE. PF prendere nota! Perché, dopo le elezioni cantonali, in ottobre ci saranno quelle federali… e allora qualche conto andrà regolato.

E’ poi il caso di ricordare che con lo sconcio accordo quadro istituzionale, che il PLR VUOLE FIRMARE, esponenti ticinesi compresi,i contributi di coesione diventerebbero un automatismo. Ovvero: i funzionarietti di Bruxelles ci metterebbero le mani in tasca senza che noi si possa più emettere un cip. E questa sarebbe una prospettiva “liberale”? Ma va là! Altro che sognare di raddoppiare le cadreghe in governicchio…

Derubati e ricattati

E come ci ringrazia la fallita UE per il regalo da 1.3 miliardi? Lo stiamo vedendo proprio ora: ci ricatta per farci firmare l’osceno accordo quadro (che è solo nell’interesse di Bruxelles, non certo in quello dei cittadini svizzeri) e ci discrimina. Ad esempio, è notizia di questi giorni, mantenendo la Svizzera iscritta sulla lista grigia dei paradisi fiscali. Naturalmente con pretesti del piffero.

E noi dovremmo fare regali (e che regali!) a questa foffa europea? In cambio di un simile trattamento? Qui qualcuno non ha davvero capito da che parte sorge il sole!

Ecco dunque confermato che l’accorato appello dell’Eurosenatore PPD Lombardi e della partitocrazia a pagare “per oliare” (sic!) si dimostra per quello che è: una fregnaccia. Oliare non porta nulla!

Giù le braghe!

Domani pomeriggio alla Camera del popolo (?) si assisterà dunque al dibattito fiume sul contributo-marchetta. Sarà un circo. Ma l’esito è scontato. La partitocrazia calerà le braghee deciderà di pagare. Magari s’illuderà pure di prendere la gente per scema inserendo clausole del tipo “versiamo il regalo solo se l’UE non ci discrimina”. Visto che l’UE già adesso ci discrimina, eppure la partitocrazia vuole pagare comunque, è evidente che simili condizioni sono aria fritta. Verranno spazzate via in un batter d’occhio.

Ringraziamo il triciclo PLR-PPD-P$$, cameriere dell’UE, che oltre a svendere la nostra sovranità e la nostra indipendenza regala pure i miliardi dei cittadini ai funzionarietti di Bruxelles. E questi ultimi, come ovvio, se la ridono a bocca larga degli svizzerotti fessi.

Lorenzo Quadri

Dall’UE un nuovo schiaffo!

E noi dovremmo sottometterci e regalare miliardi a chi ci discrimina? Ma VAFFA!

Eccoli qua, i nostri amici della fallita UE! Quelli davanti ai quali, secondo la partitocrazia PLR-PPD-P$, dovremmo calare le braghe sempre e comunque!

I ministri delle finanze della Disunione europea hanno deciso nei giorni scorsi di mantenere la Svizzera iscritta sulla lista grigia dei paradisi fiscali. Non perché i soldatini bernesi non abbiano fatto ossequiosamente i compiti in quest’ambito, ma perché “rimangono dei margini di miglioramento”.

Si tratta, è evidente, dell’ennesima discriminazione dell’UE ai danni della Svizzera.

Eppure i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale, tramite firma dello sconcio accordo quadro istituzionale, vogliono sottometterci a chi ci discrimina. Firma bramata anche da PLR e P$, come sempre a manina quando si tratta di distruggere la nostra sovranità ed i nostri diritti popolari.

Chi dunque ci penalizza senza motivo, secondo i politicanti sopra citati, dovrebbe venire invitato a comandare in casa nostra, al posto del popolo sovrano. Questo vuol dire mettere la volpe nel pollaio.

Gli eurofalliti non perdono occasione per dimostrare la propria ostilità nei confronti della Svizzera. Altro che “stati amici”. Altro che “rapporti bilaterali”. Qui di bilaterale non c’è più niente. C’è solo una scandalosa, unilaterale ed incessante calata di braghe. 

Anche i regali miliardari

Non solo, secondo la partitocrazia, dovremmo ridurci ad una colonia dell’UE, ma le dovremmo pure regalare 1.3 miliardi di Fr. Dopo il Consiglio degli Stati, Camera dove il tandem PPD-P$ è clamorosamente sovrarappresentato e che ormai ne combina peggio di Bertoldo, domani sarà il triciclo PLR-PPD-P$$ al Nazionale a chinarsi a 90 gradi e a decidere di versare il cosiddetto “contributo di coesione” (che con la coesione non c’entra una cippa).

Qui qualcuno deve essere caduto dal seggiolone da piccolo!

Sveglia!

Inutile dire che, a proposito della scandalosa decisione degli eurofalliti di mantenere la Svizzera sulla lista grigia dei paradisi fiscali, il governicchio federale non emette un cip. Nemmeno il triciclo. Come se niente fudesse! Citus mutus!

Fino a quando continuerà questo andazzo?

E’ ora di darsi una svegliata! No all’accordo quadro istituzionale, no alla marchetta da 1.3 miliardi a Bruxelles e nemmeno un voto ai partiti ed ai politicanti che sostengono simili aberrazioni!

Lorenzo Quadri

Tappeto rosso agli islamisti

Iniziativa antiburqa: i “grandi statisti” del Consiglio federale non ne vogliono sapere

 

Come volevasi dimostrare, i camerieri dell’UE in Consiglio federale rimangono attaccati al fallimentare multikulti come cozze allo scoglio. Ed infatti dai “grandi statisti” testé citati è arrivato il njet, invero prevedibile (conosciamo i nostri polli…), al divieto di burqa a livello nazionale. Tale divieto è chiesto da un’iniziativa popolare, che il CF respinge proponendo invece “misure puntuali”. Ovvero, ciofeche politikamente korrette che lasciano il tempo che trovano!

In letargo

Ancora una volta, dunque, il governicchio federale dimostra di non voler fare assolutamente un tubo per difendere i valori svizzeri (ed occidentali) e per affermare il nostro modello di società. Un modello che è chiaramente minacciato dall’immigrazione incontrollata di persone in arrivo da “altre culture”: migranti musulmani che non sono né integrati, né integrabili!

E chi è la titolare del dossier “iniziativa antiburqa” nel governicchio federale? Trattasi della ministra giustizia Karin Keller Sutter (KKS) esponente dell’ex partitone! La quale evidentemente porta avanti le stesse posizioni di chi l’ha preceduta sull’imbottita cadrega, ossia la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga! Siamo messi bene…

Il colmo

Ricordiamo infatti che la kompagna Simonetta (con i colleghi di governicchio al seguito) era contraria pure alla concessione della garanzia costituzionale all’iniziativa antiburqa promossa dal Guastafeste Giorgio Ghiringhelli e plebiscitata dal popolo ticinese.

Il colmo è che ai tempi, oltre che con le solite fregnacce politikamente korette, il njet all’iniziativa ticinese venne giustificato dicendo che la questione della dissimulazione del viso andava regolata non dai singoli Cantoni, ma in modo uniforme a livello federale. Adesso che si tratta di prendere posizione su un’iniziativa federale, lor$ignori spalancatori di frontiere blaterano che il tema sarebbe di competenza cantonale! Ma chi credono di prendere per i fondelli questi politicanti, sempre chinati a 90 gradi davanti al multikulti?

Due dati di fatto vanno sottolineati:

  • Il divieto di burqa è stato “benedetto” perfino dalla Corte europea dei diritti dell’Uomo. Che di certo non è un gremio di beceri leghisti populisti e razzisti. Sicché, cos’hanno ancora da blaterare i servi bernesi del politikamente korretto?
  • Il Consiglio federale, e questo è gravissimo, si rifiuta sistematicamente di contrastare l’avanzata islamista in Svizzera. I tapini, letteralmente ossessionati dal “non si può discriminare” (“sa po’ mia”!) spalancano le porte a chi vuole sfasciare il nostro modello di società per instaurarne un altro, incompatibile coni nostri diritti fondamentali, ottenuti dopo secoli di lotte. Secoli di lotte che la partitocrazia non esita a gettare nel water perché “bisogna aprirsi”. La Svizzera, da culla della democrazia, si sta trasformando, ogni giorno che passa, in paese del Bengodi per gli estremisti islamici. I quali non solo non vengono ostacolati. Ma spesso e volentieri sono pure mantenuti con i soldi dello Stato sociale. Ovviamente per questo disastro sappiamo chi ringraziare; ed i cittadini-elettori anche!
  • Per fortuna che, essendo l’iniziativa antiburqa un’iniziativa popolare, a decidere sarà il popolo.Il Mago Otelma prevede che la partitocrazia multikulti ed i suoi soldatini bernesi verranno nuovamente ASFALTATI.

Lorenzo Quadri

 

Le balle della partitocrazia per spalancare le frontiere

Migranti come rimedio alla denatalità? Stranieri che pagano le pensioni agli svizzeri?

 

Ohibò, le fregnacce che la partitocrazia multikulti e spalancatrice di frontiere ci racconta e reitera da anni, a mo’ di lavaggio del cervello, sui presunti benefici dell’immigrazione incontrollata, si sciolgono come neve al sole.

Di recente l’Ufficio federale di statistica ha divulgato le cifre sul movimento naturale della popolazione in Svizzera. Ne è emerso che, quanto a denatalità, il Ticino è il Cantone messo peggio in assoluto. Nell’anno di disgrazia 2018 si sono infatti registrati 3134 lutti e 2478 nascite, con un saldo negativodi 656. A livello nazionale la tendenza è inversa: 85’243 nuovi nati e 66’654 morti, quindi un saldo positivo di quasi 20mila unità.

Per non saper né leggere né scrivere, davanti a questi dati una qualche riflessione viene spontanea.

Punto primo

la casta spalancatrice di frontiere, con in testa il triciclo PLR-PPD-P$$, da anni ci ripete la fanfaluca che l’immigrazione sarebbe indispensabile per contrastare la denatalità, per pagare le pensioni agli svizzeri (certo, come no…) e via favoleggiando. Ora, in Ticino gli stranieri sono un terzo della popolazione (se poi conteggiamo i beneficiari di naturalizzazioni facili, arriviamo tranquillamente ad una maggioranza).  In Svizzera sono invece il 25%: quindi sempre troppi, ma parecchi di meno che in Ticino. Dunque: in questo sfigatissimo Cantone abbiamo una percentuale di stranieri ampiamente al di sopra della media nazionale, eppure il tasso di natalità è il più basso.Ecco dunque smentita la fake news che l’immigrazione sarebbe la panacea contro l’ invecchiamento della popolazione e la denatalità. Tali fenomeni vanno combattuti mettendo gli svizzeri in condizione di fondare famiglie e fare figli! Altro che “far entrare tutti”! 

Punto secondo

Non servono ponderosi studi sociologici per capire come mai i ticinesi non fanno più figli. Perché non hanno più prospettive. Il triciclo PLR-PPD-P$$, con la devastante libera circolazione delle persone, ha sfasciato il mercato del lavoro ticinese, provocando la ben nota invasione di frontalieri e padroncini.

Non ancora contento, il medesimo triciclo ha azzoppato la piazza finanziaria per correre dietro alla scellerata calate di braghe dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf (nominata dal PPD e dal P$$) sul segreto bancario. Risultato: almeno 3000 impieghi ben remunerati in banche, fiduciarie, eccetera sono andati persi; senza peraltro che la partitocrazia facesse un cip.

Le prospettive occupazionali in questo Cantone, “grazie” al triciclo ed ai suoi addentellati, sono a ramengo.Come ci si può aspettare che, in queste condizioni, le giovani coppie ticinesi siano stimolate a mettere al mondo prole dato che non hanno più un minimo di sicurezza sul proprio futuro, e men che meno su quello dei nascituri,che con tutta probabilità andranno incontro ad un destino da emigranti come i nostri bis-bisnonni nell’Ottocento?

La partitocrazia spalancatrice di frontiere, provocando l’invasione da sud, ha rubato al nostro Cantone sia il presente che il futuro.

Come se non bastasse, il triciclo PLR-PPD-P$$ nemmeno si sogna di correggersi: telecomandato dai rispettivi partiti nazionali che del Ticino se ne impipano, ha gettato nel water la preferenza indigena votata dal popolo. Adesso vorrebbe pure sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale (vedi al quarto punto). E nel futuro prossimo niente di più facile che il triciclo cali le braghe pure davanti al demenziale patto ONU sulla migrazione; quello che mira ad introdurre la libera circolazione delle persone a livello mondiale e a rendere legale l’immigrazione clandestina.

Punto terzo

La storiella secondo cui gli stranieri pagherebbero le pensioni agli svizzeri è una balla grande come il Casinò-ecomostro di Campione. Gli immigrati non pagano neppure le loro, di pensioni. Tanto più che, già oggi,i migranti che arrivano in Svizzera perché hanno un lavoro sono la minoranza.La maggioranza arriva a seguito di ricongiungimenti familiari (facili e non di rado farlocchi), oppure per immigrare nello Stato sociale, eccetera.  Senza dimenticare che anche gli stranieri che si stabiliscono da noi per lavorare andranno pure loro in pensione: quindi, prima o poi, graveranno sul nostro sistema pensionistico.

Inoltre: se gli stranieri pagassero le pensioni agli Svizzeri, come si spiega che malgrado il tasso spropositato di immigrati presenti nel nostro Paese, i conti dell’AVS siano in profondo rosso?E’ evidente che qualcosa non quadra.

Punto quarto

Se il triciclo PLR-PPD-P$$ dovesse approvare lo sconcio accordo quadro istituzionale a cui l’ex partitone è già corso a dare la propria approvazione, scodinzolante e servile davanti ai padroni di Bruxelles, gli svizzerotti sarebbero, tra le varie sconcezze, costretti ad accettare la direttiva di Bruxelles sulla cittadinanza. Conseguenza: frotte di nuovi migranti economici UE a carico del nostro Stato sociale ed impossibilità di espellere  gli stranieri in assistenza (come pure quelli che delinquono) se essi sono cittadini comunitari.Altro che “immigrazione uguale ricchezza”; immigrazione uguale costi spropositati (oltre che criminalità)!

Punto quinto

Ricordiamoci che il Giappone, che non è certo un paese in rovina, ha il 2% di stranieri. E di sicuro non si sogna di spalancare le frontiere con la scusa che bisogna contrastare l’invecchiamento della popolazione. Ecco un modello da seguire!

Morale della favola

Altro che “far entrare tutti” per contrastare la denatalità; altro che “gli stranieri pagano le pensioni agli svizzeri”: sono tutte balle di Fra’ Luca!

Lorenzo Quadri

Salario minimo: chi sono i becchini? Sono i $inistrati!

Senza misure compensatorie sarebbe solo un regalo ai frontalieri e un danno ai ticinesi

 

I kompagni spalancatori di frontiere, assieme ad ex partitone e PPDog, hanno affossato la preferenza indigena votata dal popolo, che era condizione indispensabile per l’introduzione del salario minimo in Ticino

Come da copione, visto che ormai le elezioni si avvicinano, i kompagni ed i verdi-anguria (verdi fuori, ro$$i dentro) adesso starnazzano perché in Gran Consiglio il salario minimo è nuovamente entrato in fase di stallo, e perché comunque vivendo in Ticino con 3000 Fr al mese non si va lontano (eufemismo).

Chiaramente il P$, sedicente “grande difensore delle donne”, tenta di sviare l’attenzione dallo scandalo degli abusi sessuali commessi rispettivamente imboscati da suoi esponenti, saldamente incadregati nella gerarchia del partito e da esso premiati con cariche pubbliche.

Sicché, cari $inistrati, prima di mettersi a strillare, è forse il caso di cominciare a fare pulizia in casa. Se poi pensiamo che l’ ex funzionario pluriabusatore P$ “innominabile” (perché del partito “giusto”, con gli amici “giusti”, altro che la favoletta della protezione delle  vittime):

  • non farà un giorno di prigione;
  • percepisce ancora il lauto stipendio pagato dal solito sfigato contribuente;
  • se ne andrà in prepensionamento tranquillo come un tre lire;
  • ha addirittura beneficiato dell’avvocato d’ufficio…

CHI ha rottamato la preferenza indigena?

Comprensibile dunque il tentativo del P$, chiaramente in difficoltà (e ci sarebbe mancato altro) di prodursi in manovre diversive attaccandosi alla telenovela del salario minimo. Con il Consigliere di Stato Manuele “La scuola che NON verrà” Bertoli in prima fila a sbroccare dalla sua paginuzza di faccialibro (facebook). Peccato che si tratti di un nuovo autogoal!

O $inistrati, CHI ha affossato la preferenza indigena votata dal popolo perché “bisogna aprirsi” e perché “Prima i nostri è roba da beceri razzisti e xenofobi”?Il Gigi di Viganello? O forse è stato il triciclo PLR-PPD-P$$ con il vostro contributo entusiasta?

Il salario minimo senza preferenza indigena non sta in piedi.Sono due facce della stessa medaglia. Cari kompagnuzzi, cosa pensate che succederebbe introducendo il salario minimo nell’attuale regime didevastantelibera circolazione delle persone senza limiti, regime voluto e difeso da voi?

Non c’è bisogno di essere dei premi Nobel per l’economia per scoprirlo:

  • Salario minimo che comunque ai ticinesi non permette di vivere, mentre per i frontalieri costituirebbe la manna dal cielo, con paghe che nel Belpaese nemmeno si sognerebbero; logica conseguenza:
  • ulteriore assalto alla diligenza del mercato del lavoro ticinese da parte di frontalieri, a scapito dei residenti.
  • Pressione al ribasso sulle paghe dei ticinesi con tendenza ad appiattirle sul salario minimo;
  • Salario minimo aggirato alla grande, specie da aziende italiche, tramite frontalieri assunti al 50% ma che poi in realtà lavorano al 100%.

Servono meccanismi compensatori

Altrimenti detto: Salario minimo senza preferenza indigena uguale regalo ai frontalieri da un lato, stipendi comunque insufficienti per i ticinesi dall’altro.

E non solo serve la preferenza indigena, ma servono anche delle misure di compensazione.

Se infatti  un ticinese ed un frontaliere ricevono lo stesso stipendio, la differenza di reddito disponibile tra i due è clamorosa. Tra il costo della vita in Ticino e quello in Italia c’è un abisso. Risultato: con la medesima paga il Ticinese tira la cinghia, il frontaliere se la spassa da nababbo.

Vogliamo che i frontalieri ed i ticinesi costino uguale al datore di lavoro? Allora punto primo si fissa un salario minimo che permetta di vivere decorosamente in Ticino, il che non è il caso dei 3000 Fr al mese, e punto secondo si introducono dei meccanismi di compensazione: vale a dire dei prelievi sul salario dei frontalieri, che facciano sì che, a parità di stipendio,  ticinesi e frontalieri abbiano anche un tenore di vita equivalente. I soldi prelevati vanno poi utilizzati per finanziare misure d’inserimento professionale a beneficio dei ticinesi.

(Oppure, in alternativa, si portano i costi della vita in Ticino allo stesso livello di quelli in Lombardia: chi ha la bacchetta magica si faccia avanti).

E vogliono pure l’accordo quadro!

Cari kompagni, non volete le “discriminazioni” di cui sopra tra frontalieri e ticinesi (perché anche i frontalieri sono iscritti ai $indakati, pagano le relative quote, e sappiamo chi comanda in casa P$)? Ebbene, cari compagni, allora i responsabili dello stallo sul salario minimo siete solo voi.

Senza compensazioni e senza preferenza indigena il salario minimo diventa un vuoto slogan elettorale che non risolve affatto i problemi del mercato del lavoro ticinese. Genera solo ulteriore iniquità. Uno slogan strillato – e questo è proprio il colmo – da chi lo sfascio del nostro mercato del lavoro l’ha voluto e continua a volerlo, osannando la libera circolazione delle persone.

Se poi pensiamo che i $inistrati non solo difendono ad oltranza la libera circolazione perché “devono entrare tutti”, ma vogliono pure sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionaleche porterebbe, tra altre ed anche più gravi sciagure, pure lo smantellamento delle già striminzite misure accompagnatorie,ecco che ci si rende conto che alla tolla di certuni non c’è davvero limite!

Esempio concreto

Proprio nei giorni scorsi su un gruppo social di frontalieri un baldo giovanotto d’oltreconfine si rallegrava di aver trovato “dopo ben 5 mesi di ricerca (sic!)un posto di lavoro in Ticino come grafico, inizialmente a 3200 Fr al mese in aumento. E speriamo che nessuno venga a raccontarci la fregnaccia che non ci sono giovani grafici ticinesi. Certo che ci sono, solo che il lavoro non lo trovano in 5 mesi, ma vanno in disoccupazione prima ed in assistenza poi.

Siamo dunque di fronte ad un vistoso ed ennesimo episodio di soppiantamento di ticinesi con frontalieri(ma come, non erano “solo percezioni”?). E questo malgrado il salario superiore all’ipotetico salario minimo.

Chi ringraziamo per questo scempio? Ringraziamo la partitocrazia PLR-PPD-P$che ha affossato la preferenza indigena. Perché, con la preferenza indigena in vigore, un permesso G del genere mai verrebbe rilasciato.

Applausi a scena aperta per il triciclo che svende il Ticino!

Lorenzo Quadri

 

 

Quadri: “Ecco come consegnare Lojacono-Baragiola all’Italia”

 

Il deputato leghista: “non si tratta solo di risolvere un singolo, ma soprattutto di pensare al futuro”

E’ stata annunciata ed è arrivata. Il Consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadriha presentato una mozione che, tramite una modifica di legge, chiede la consegna all’Italia del terrorista Alvaro Lojacono Baragiola. Per la giustizia del Belpaese costui risulta (da decenni ormai) latitante in Svizzera. “Ma non si tratta –precisa Quadri – di creare solo una “lex Baragiola”, bensì di pensare anche a situazioni che certamente si presenteranno in futuro”.

Perché rivangare la vicenda Lojacono-Baragiola?

Come sappiamo il caso è tornato d’attualità dopo la consegna all’Italia del brigatista Cesare Battisti da parte della Bolivia. E’ evidente che a questo punto la Svizzera non può più macchiarsi di complicità con un terrorista come Lojacono, che sfugge ad una condanna all’ergastolo e ad una a 17 anni di prigione, pronunciate in Italia e cresciute in giudicato, perché trent’anni fa ha ottenuto il passaporto svizzero grazie alla nazionalità della madre ed a possibili connivenze politiche. Se poi pensiamo che il signore in questione beneficia pure del pubblico impiego presso l’università di Friburgo, c’è davvero di che vergognarsi. I politicanti della partitocrazia amano sciacquarsi la bocca con la “reputazione internazionale della Svizzera”, in genere usata come pretesto ricattatorio per giustificare l’accoglienza di finti rifugiati o la sottoscrizione di accordi internazionali capestro. Forse che proteggere e dare un impiego statale ad un terrorista assassino non “nuoce alla reputazione internazionale” del nostro Paese? Aggiungo inoltre che, se Lojacono fosse stato un criminale nazifascista, sarebbe già stato consegnato all’Italia da un pezzo e senza tante storie. O vuoi vedere che un criminale di sinistra merita di essere trattato meglio di un criminale di destra? E quindi che le vittime di un criminale di sinistra, e le loro famiglie, sono “vittime di serie B”?

Qual è allora la sua proposta?

In base alla Legge sull’acquisto e sulla perdita della cittadinanza svizzera, quest’ultima può essere ritirata “ad una persona che possiede anche la cittadinanza di un altro Stato, se la sua condotta è di grave pregiudizio agli interessi o alla buona reputazione della Svizzera”. Lojacono Baragiola non ha più la cittadinanza italiana, e quindi questa diposizione non può trovare applicazione al suo caso. La legge sull’assistenza internazionale in materia penale prevede dal canto suo che “nessuno Svizzero può essere estradato o consegnato a uno Stato estero a scopo di perseguimento o esecuzione penali”, a meno che vi acconsenta per iscritto. Siamo dunque ad un’impasse. Lojacono Baragiola, che ha solo il passaporto svizzero, non può venire privato della cittadinanza elvetica e dunque non è estradabile in Italia. Di conseguenza ho proposto di introdurre un’eccezione: per reati di terrorismo – quindi non stiamo parlando di quisquilie, ma di crimini della massima gravità – deve essere possibile estradare anche cittadini svizzeri.

Perché questa non sarebbe una “Lex Baragiola”?

Perché in futuro la Svizzera si troverà senza dubbio confrontata con casi di cittadini elvetici, magari beneficiari di naturalizzazioni facili, colpevoli e condannati all’estero per reati di terrorismo islamico. Persone che, proprio per non correre il rischio di un’estradizione, hanno scientemente rinunciato alla cittadinanza del paese d’origine. Ma il passaporto elvetico non deve diventare un mezzo per permettere a simili criminali di scappare dalla giustizia. Il nostro passaporto non merita di essere infangato in questo modo! Un caso Lojacono basta e avanza.

MDD

 

Lugano: viva il Re Sbroja!

Il regnante ha bandito il Kebab dal Carnevale. E su integrazione e razzismo importato…

 

Apriti cielo! Nei giorni scorsi, con il suo intervento sul giornale del Carnevale di Lugano, il Re Sbroja si è attirato le critiche dei multikulti spalacantori di frontiere (uhhh, che pagüüüraaa!).

Nel suo “discorso della corona”, il sovrano ha scritto: “Non vorremmo che, in nome del politicamente corretto, la tradizionale risottata e le caratteristiche luganighe Sbroja fossero sostituite da pietanze esotiche, couscous e kebab, e che in fatto di travestimenti carnascialeschi, ci si obbligasse a vestire burka, niqab, abaya e affini”.

Al Corriere del Ticino che lo ha rimproverato di essere “andato lungo”, il regnante ha ribadito il concetto: “Non penso di aver detto una frase razzista, anche perché loro sono più razzisti di noi”. “Quelli del kebab –ha aggiunto il sovrano – penso arrivino qui senza la volontà di adattarsi a noi e ai nostri usi e costumi. Comunque, intendevo dire che, durante il carnevale, bisogna mangiare i nostri prodotti classici”.  

Libertà di parola

Per fortuna che almeno i monarchi non sono tenuti a chinarsi a 90 gradi davanti ai Diktat del  politikamente korretto. Per fortuna che beneficiano ancora, almeno loro, della libertà di espressione. A differenza dei politicanti che, visto poi il periodo elettorale, sono impegnati a prostituirsi per un voto preferenziale: e quindi scalpitano per compiacere tutti, islamisti compresi. Del resto, grazie alle naturalizzazioni facili, volute dal triciclo PLR-PPD-P$$,un buon numero di islamici radicali non integrati ha ottenuto il passaporto rosso; e quindi vota.

Solo questione di tempo

E’ infatti già un miracolo che qualche migrante in arrivo da “altre culture”, rispettivamente qualche spalancatore di frontiere, non se ne sia ancora uscito con la pretesa di mettere al bando le luganighe dai Carnevali per “non offendere”. Vedi al proposito i divieti di cervelat alle grigliate scolastiche emessi da una scuola della Svizzera interna. Vedi i Natali vigliaccamente trasformati in “feste di stagione” in varie località europee.  C’è da temere che sia solo una questione di tempo. Prima o poi arriverà la richiesta di sostituire luganighe e luganighette (populiste e razziste) con kebab e affini. Il copione è sempre lo stesso: gli svizzerotti “chiusi e gretti” devono rinunciare alle loro usanze per fare spazio a quelle degli immigrati, non di rado incompatibili con le nostre. Affinché costoro possano vivere a casa nostra come se fossero ancora a casa loro. Affinché costoro possano procedere alla conquista della Svizzera.

Il triciclo…

Ricordiamo di transenna che il demenziale Patto ONU sulla migrazione, sostenuto dal triciclo PLR-PPD-P$$, prevede di inserire l’immigrazione (ovvero: il sostegno all’immigrazione) nei programmi scolastici (lavaggio del cervello fin dalla più tenera età); prevede misure punitive per quegli organi di stampa che non riferiranno in modo abbastanza equilibrato – ovvero: positivo – sulla migrazione; e prevede pure l’impegno, per gli Stati firmatari, a sperperare danaro pubblico a go-go in campagne di “sensibilizzazione” (ovvero, di nuovo, lavaggio del cervello) per aumentare l’accettanza dei migranti clandestini, che il Patto ONU mira ad equiparare ai profughi.

Mettere i paletti

Il Re Sbroja (che fa il sovrano, non il politicante), nel suo scritto ha messo nero su bianco quello che sempre più ticinesi e luganesi pensano, dando uno schiaffone alla partitocrazia multikulti ormai lontana anni luce dalla realtà. Quella partitocrazia imbesuita dal politikamente korretto che ha ancora il coraggio di venirci a dire che l’islamizzazione è un non-problema, quando è invece uno dei principali problemi che l’Europa, Svizzera compresa, si trova ad affrontare. O l’Occidente mette i paletti finché è ancora in tempo, o sarà troppo tardi. L’islamizzazione è una minaccia per i nostri diritti fondamentali: dalla libertà di espressione a quella di stampa, dalla libertà di religione alla parità tra i sessi. Perfino la Corte europea dei diritti dell’Uomo (!) in una sentenza del 2003, stabilì che la sharia, ormai dilagante in Europa, è incompatibile con i diritti umani. Poi nei mesi scorsi ha fatto una svergognata giravolta: allarmante testimonianza del calabraghismo imperante.

Suonare la sveglia

E’ quindi ottima cosa che anche il Re Sbroja abbia ritenuto opportuno suonare la sveglia. Il tema sollevato (che  non è quello a sapere se il Kebab sia buono o meno) è reale. Non sono paturnie di uno sparuto gruppetto di xenofobi ed islamofobi. E i moralisti a senso unico che adesso strillano “via la politica dal Carnevale” fanno ridere i polli. Proprio loro, che con  la politica multikulti farciscono il Carnevale, il  Natale, la Pasqua, l’Ascensione, e qualsiasi altra ricorrenza. Però “l’altra” politica non la vogliono. Va messa al bando. Censura! Come in Turchia, patria del Kebab!

Razzismo d’importazione

Loro (quelli del Kebab) sono più razzisti di noi”,ha rincarato il Re Sbroja. Sacrosanta verità anche questa. Il Ticino, con un terzo di popolazione straniera, a cui vanno aggiunti i naturalizzati di fresco, non può certo essere un Cantone razzista. Le accuse di razzismo rivolte ai ticinesi sono la solita forma di ricatto moralecon cui gli spalancatori di frontiere vogliono imporre come normale un’immigrazione sempre più incontrollata. La realtà del territorio racconta un’altra storia. La politica delle frontiere spalancate ci ha messo in casa migranti che sono razzisti, antisemiti, sessisti, eccetera. Che importano da noi, tramandandoli poi anche alle nuove generazioni, i loro conflitti etnici.

Ma di questo razzismo d’importazione, naturalmente, la partitocrazia spalancatrice di frontiere non solo non parla: non vuole nemmeno sentire parlare. Per cui diciamo: Viva il Re Sbroja!

Lorenzo Quadri

 

Cassa malati: nuova legnata!

La partitocrazia bernese, PLR in primis, ha deciso di mantenere le iniquità attuali

 

E naturalmente, ma tu guarda i casi della vita, la stampa di regime non fa un cip

Ennesima cappellata bernese della partitocrazia. La quale infierisce contro il Ticino anche a proposito dei premi di cassa malati: quindi su una questione della massima importanza. Per 105 voti contro 62 e 19 astensioni, la maggioranza del Consiglio nazionale, ex partitone in prima linea, ha approvato una mozione della Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio degli Stati che chiede di mantenere l’attuale definizione delle regioni di premio.

A prima vista potrebbe sembrare una questione cervellotica, tecnocratica. Ma le conseguenze pratiche sono notevoli. Soprattutto per il Ticino ed i ticinesi. Approvando questa mozione, infatti, la partitocrazia ha cementato i finanziamenti trasversali tra regioni. Ossia quei travasi di fondiche fanno sì che, da ormai due decenni, i ticinesi paghino premi di cassa malati pompati rispetto ai costi sanitari effettivamente generati.

Premi pompati

In entrambe le Camere federali la partitocrazia, PLR in primis, ha deciso che l’attuale, iniqua situazione va mantenuta; e quindi che i ticinesi (e non solo loro) devono andare avanti a pagare premi dopati! Mentre altri continueranno, con i nostri soldi, a beneficiare di premi inferiori a quel che dovrebbero essere.

Nel nostro Cantone, lo sappiamo, i premi di assicurazione malattia fuori di cranio sono uno dei principali crucci della popolazione. Assieme alla situazione disastrata sul mercato del lavoro: anch’essa provocata, ma guarda un po’, dalla partitocrazia PLR-PPD-P$$ tramite devastante libera circolazione.

Un terzo della popolazione ticinese non riesce a pagare i premi di cassa malati senza aiuti statali, e la spesa per i sussidi è alle stelle. Sicché, lo sfigato contribuente del ceto medio non solo paga (senza sussidi) i propri premi, ma con le sue imposte finanzia anche i contributi a chi ne ha bisogno.

Robin Hood al contrario

I premi salgono in media del 4% ogni anno, però il direttore del DSS è Beltrasereno. Da anni ed annorum i ticinesi vengono colpevolizzati per i premi alle stelle. L’accusa è quella di consumare troppe prestazioni sanitarie.  Invece una parte della “pillola” è dovuta proprio ai travasi tra una regione e l’altra: i premi dei ticinesi (così come quelli degli abitanti di altri Cantoni “paganti”) risultano gonfiati per finanziare l’abbassamento artificiale di quelli dei cittadini di altre parti della Svizzera. Dove oltretutto i salari sono più elevati che da noi; anche perché non c’è il dumping salariale generato dall’invasione di frontalieri voluta dalla partitocrazia. Insomma: si toglie a chi è messo peggio per dare a chi sta meglio. Robin Hood al contrario!

Il furto continua

La situazione testé descritta non è mai stata corretta. La lobby cassamalatara alle Camere federali l’ha sempre impedito. La restituzione dei premi che i ticinesi hanno pagato in eccesso, come sappiamo, si è risolta in una presa per i fondelli: ci sono state ridate le briciole. Il furto a danno dei ticinesi prosegue; e non se ne vede la fine. Adesso arriva la mozione della commissione del Consiglio degli Stati, già approvata dai cosiddetti “senatori” che ormai ne fanno peggio di Bertoldo (vogliono perfino regalare 1.3 miliardi di Fr alla fallita UE), a dire che la situazione attuale, con premi pompati artificialmente, va bene (?) e dunque va lasciata com’è!

Obbrobio approvato

E la partitocrazia in Consiglio nazionale che fa? Approva, a larga maggioranza, l’obbrobriosa mozione! La approva addirittura contro la volontà del governicchio federale! Ovvero: il Consiglio federale era anche disposto a cercare delle soluzioni per correggere le iniquità, ma la partitocrazia – PLR in testa – ha per contro deciso che la situazione attuale deve rimanere immutata.

Morale della favola: i ticinesi continueranno a subire i premi gonfiati. E sappiamo chi ringraziare!

“Buongoverno”?

Ecco dunque come l’ex partitone – rappresentanti ticinesi compresi – si occupa dei principali problemi della gente:

  • I ticinesi devono vanno spremuti all’infinito con premi di cassa malatigonfiati artificialmente;
  • Bisogna calare le braghe davanti ai funzionarietti di Bruxelles e sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale!

Ricordarsene il 7 aprile!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

I partiti contro la Svizzera

Neanche un voto a PLR e P$$ che sostengono lo sconcio accordo quadro istituzionale!

Come volevasi dimostrare, i soldatini della partitocrazia cameriera dell’UE stanno rientrando nei ranghi. Ovvero, si stanno servilmenteschierando dietro lo sconcio accordo quadro istituzionale con la fallita DisUnione europea. Quello (repetita iuvant) che ci porterà la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE, i giudici stranieri, l’applicazione della direttiva comunitaria sulla cittadinanza, la fine delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone, eccetera.

Trattato anticostituzionale

Ricordiamo che la direttiva UE sulla cittadinanza è svergognatamente anticostituzionale, dal momento che viola ben due articoli della Costituzione, sanciti da altrettante votazioni popolari: quella sull’espulsione dei delinquenti stranieri e quella contro l’immigrazione di massa. Infatti, con la direttiva UE sulla cittadinanza, tutti i migranti economici comunitari potranno entrare in Svizzera ed attaccarsi alla mammella dello Stato sociale, altro che “la Svizzera controlla autonomamente l’immigrazione”. E, sempre “grazie” a detta direttiva, non sarà di fatto più possibile espellere delinquenti stranieri se questi sono cittadini dell’Europa (dis)unita.

Pietra tombale

Lo sconcio accordo quadro istituzionale sarebbe la pietra tombale sulla nostra sovranità e sui nostri diritti popolari. L’esperto di diritto internazionale prof. Carl Baudenbacher ha parlato senza mezzi termini di “accordo di vassallaggio”. Il demenziale trattato capestro, che tanto piace al liblab (ex) doppiopassaporto KrankenCassis (com’era già la storiella del “tasto reset”?) distruggerebbe il modello svizzero. Proprio quel modello con cui la partitocrazia si sciacqua la bocca in periodo elettorale, per prendere per i fondelli i cittadini. Quando però si tratta di venire al dunque… contrordine compagni! E il modello svizzero finisce miseramente nel water. Perché i soldatini della partitocrazia sono al servizio della grande economia targata PLR: quella che è prontissima a distruggere la Svizzera per riempirsi ulteriormente le già rigonfie saccocce.

Del resto, i lacché di Avenir Suisse, Economiesuisse, e compagnia liblab, hanno più volte ribadito di volere meno sovranità, meno democrazia,meno popolazzo e più casta!

Schizofrenia politica

Nei prossimi mesi si giocherà dunque una battaglia fondamentale per il futuro della Svizzera. Si tratterà di stabilire se essa continuerà ad esistere come Stato indipendente e sovrano, o se si ridurrà ad una colonia di Bruxelles.

E allora è bene che i cittadini siano in chiaro su chi sono quelli che sabotano la Patria ogni giorno, così da non votarli. Perché è perfettamente inutile che gli svizzeri in generale ed i ticinesi in particolare nelle votazioni popolari si esprimano contro la fallita UE ma poi alle elezioni continuino a premiare il triciclo PLR-PPD-P$$ che svende la nazione a Bruxelles: è schizofrenia politica!

Il teatrino è finito

Il gruppo parlamentare PLR alle Camere federali, che comprende anche i tre rappresentanti ticinesi, ha votato Sì allo sconcio accordo quadro istituzionale. Quindi i politicanti dell’ex partitone vogliono la rovina del Paese.

Ed i $inistrati? Prima si sono affrettati a strillare che bisogna firmare subito lo sconcio accordo quadro istituzionale. Logico: il P$$ vuole l’adesione della Svizzera all’UE; ed adesso si trova servita su un piatto d’argento la possibilità di realizzare questo programma.

Poi però è cominciato il teatrino per fare fessi gli sprovveduti. Ciò è avvenuto quando i kompagnuzzi non sono più riusciti a nascondere che  l’accordo quadro porterebbe alla fine delle misure accompagnatorie con cui i $inistrati spalancatori di frontiere si sono sempre riempiti la bocca. La gauche-caviar, negli scorsi mesi ha dunque fatto fintadi difendere le misure accompagnatorie. Ma adesso questa difesa si è sciolta come neve al sole. Il P$$ è pronto a rottamare la protezione dei salari per mettersi a 90 gradi davanti a Bruxelles. Ancora una volta: gauche-caviar a manina con gli odiati “padroni” PLR!

Morale della favola

Chi vuole difendere i diritti popolari e la sovranità della Svizzera; chi vuole difendere i lavoratori elvetici e i loro salari, a tutte le prossime elezioni non deve dare neanche un voto al PLR ed al P$$, che sostengono lo sconcio accordo quadro istituzionale. Aspettiamo al varco il PPDog. Sussistono però pochi dubbi (per usare un eufemismo) che anche stavolta la formazione sarà la solita: un deleterio “triciclo”.

Lorenzo Quadri

Quando la partitocrazia affossò la 13a AVS

Improvvisamente, ma chi l’avrebbe mai detto, la Svizzera come pure il Ticino scoprono (?) di avere un problema di anziani indigenti. Ma come: non erano tutte balle della Lega populista e razzista? Ed invece ora si apprende che il nostro è uno dei paesi europei con più anziani poveri, mentre di recente il Corriere del Ticino dedicava un servizio di due pagine al tema “anziani sul lastrico”.

In questo contesto è forse il caso di ricordare un paio di semplici cosette.

  • La Svizzera sperpera ogni anno 5 miliardi di franchi per aiuti all’estero e per mantenere migranti economici. Poi però i politicanti della partitocrazia fanno terrorismo sulle casse vuote dell’AVS, e vorrebbero mandare la gente in pensione a 80 anni. Stiamo scherzando? E’ evidente che i 5 miliardi di cui sopra vanno almeno dimezzati, ed i soldi così risparmiati devono confluire nelle casse dell’AVS! E anche gli 1.3 miliardi che la partitocrazia vorrebbe regalare alla fallita UE vanno invece versati all’AVS.
  • La Lega ed il Mattino si sono battuti per oltre due decenni (!) per far ottenere la Tredicesima AVS ai “noss vecc”. Nel 2009, nell’Esecutivo di Lugano, la Lega aveva pure ottenuto l’approvazione, all’unanimità (!), di un Messaggio municipale che chiedeva di introdurre in città questa nuova prestazione. Ma la partitocrazia PLR-PPD-P$ in Consiglio comunale asfaltò la proposta per squallidi motivi di bottega partitica: in nessun caso bisognava darla vinta all’odiata Lega! Sicché, grazie al triciclo PLR-PPD-P$, gli anziani luganesi rimasero a bocca asciutta.
  • A livello cantonale, la Lega lanciò un’iniziativa popolare per l’introduzione della Tredicesima AVS. Ma naturalmente il triciclo PLR-PPD-P$$ e la stampa di regime fecero muro contro, e sempre per lo stesso squallido motivo: non darla vinta all’odiato Movimento. Sicché nel 2012 l’iniziativa venne respinta in votazione popolare.
  • E’ evidente che la Tredicesima AVS proposta dalla Lega non avrebbe risolto tutti i problemi degli anziani che tirano la cinghia. Però avrebbe aiutato. Sicché, se un qualche politicante del triciclo dovesse azzardarsi ad utilizzare la povertà tra gli anziani per farsi campagna elettorale, mandatelo affan… per direttissima!

Lorenzo Quadri

 

Ci fregano un’altra volta!

Dialogo economico italo-svizzero: per colpa dei burocrati bernesi, si terrà in inglese!

 

Nuova dimostrazione di come i burocrati bernesi si fanno fare fessi dai vicini del Belpaese. E poi ad andarci di mezzo è il Ticino.

Con il Belpaese le vertenze aperte sono parecchie. Non solo la notoria questione dell’accordo sulla fiscalità dei frontalieri, che si trascina ormai dal 2015 e che mai andrà in porto perché l’Italia non lo vuole. Nel limbo c’è anche l’accesso degli operatori finanziari ticinesi al mercato italiano. Non si tratta di una questione di lana caprina. In ballo ci sono tanti posti di lavoro che potrebbero venire spostati dal Ticino ad oltreramina.

Come se non bastasse, nelle scorse settimane l’Agenzia delle entrate italiana si è messa a stalkerare direttamente le banche ticinesi a proposito delle attività transfrontaliere, inviando formulari minacciosi oltre che fumosi direttamente agli istituti di credito. E naturalmente i “gendarmi” italici pretendono risposte in tempi brevi. Dai camerieri bernesi dell’UE, come di consueto, sul tema non è arrivato un cip. Fosse successo alle banche zurighesi…

In inglese

Si dà però il caso che il prossimo 21 marzo sia prevista l’edizione 2019 del dialogo economico tra Belpaese e Svizzera. Come intendono dialogare i burocrati bernesi con i vicini a sud? In inglese! E ciò malgrado negli anni scorsi si sia sempre usato l’italiano. E’ chiaro che andare in Italia a parlare in inglese è il modo migliore per farsi fare fessi ancora una volta. Evidentemente questo accade perché il burocrate di riferimento sotto le Cupole federali non sa l’italiano. E quindi il Ticino fa le spese dell’ignoranza linguistica degli strapagati funzionari della Confederella. Al proposito chi scrive ha depositato una domanda al Consiglio federale. La risposta dovrebbe arrivare lunedì.

Svegliarsi, mai?

E’ manifesto che, con una simile mentalità, mai gli svizzerotti potranno ottenere alcunché dall’Italia. Se ci affidiamo ai bernesi che vanno a Roma a parlare in inglese, stiamo freschi!

Sicché: cosa aspettiamo a procedere con il blocco dei ristorni? Adesso che l’ex partitone ha dichiarato, almeno in Ticino, di voler disdire la famigerata Convenzione del 1974 (mentre i deputati liblab ticinesi a Berna, per parare il lato B al ministro italosvizzero Ignazio KrankenCassis, si sono affrettati a dare l’altolà al loro stesso partito: per la serie, poche idee ma ben confuse) in governicchio dovrebbe esserci la maggioranza necessaria per compiere questo passo, nevvero?

O vuoi vedere che l’uscita dell’ex partitone sulla Convenzione del 1974 era una semplice boutade per fare fessi gli elettori in vista del 7 aprile?

Lorenzo Quadri