Fermare la svendita della Svizzera

 

Bisogna fermare l’ammucchiata turboeuroepista PLR-PPD-P$$ e partitini ro$$overdi di contorno. La maggioranza dei ticinesi vota contro la sottomissione all’UE. Però a Berna attualmente solo 3 membri della deputazione ticinese su 10 sostengono questa posizione. Gli altri votano sistematicamente CONTRO la volontà dei ticinesi. Ed a seguito dell’ammucchiata rossoverde, questi 3 su 10 potrebbero ridursi ancora? Col risultato che il Ticino si ritroverebbe con una rappresentanza a Berna completamente scollata da quello che la maggioranza della popolazione del nostro Cantone vuole? E questo sul principale tema della politica federale; non certo su una questione di dettaglio! E’ dunque evidente che in ottobre non possiamo permetterci di disperdere nemmeno un voto.

La contrapposizione è infatti tra chi brama di ridurre la Svizzera ad una colonia dell’UE (tramite accordi quadro ed amenità analoghe) e chi vuole invece mantenere la nostra sovranità ed indipendenza. La prossima legislatura a Berna sarà decisiva. Il resto sono diversivi e questioni di contorno, per spostare l’attenzione dal vero tema.  A cominciare dal populismo climatico, che è solo uno specchietto per le allodole per attirare voti alle politiche euroturbo, spalancatrici di frontiere ed antisvizzere della sinistra. Altro che ambiente!

MDD

 

Il triciclo non vuole espellere gli stranieri che delinquono

Nuova conferma che la direttiva UE sulla cittadinanza ha la strada spianata!

 

Si torna a parlare di espulsione dei delinquenti stranieri, o meglio, della mancata espulsione dei medesimi, e questo alla faccia della volontà popolare.

Come non ci stancheremo di ripetere, nella denegata ipotesi in cui lo sconcio accordo quadro istituzionale dovesse diventare realtà, la Svizzera si vedrà imporre l’applicazione della direttiva UE sulla cittadinanza. Una delle conseguenze sarà l’impossibilità di espellere delinquenti stranieri, se questi sono cittadini comunitari. Un’altra conseguenza sarà quella di dover accogliere e mantenere tutti i migranti economici in arrivo dall’Unione europea.

Rimangono qui

Ci sono peraltro dei legulei che hanno già tentato di applicare in anticipo la direttiva UE sulla cittadinanza, stabilendo che la devastante libera circolazione delle persone avrebbe la precedenza sull’espulsione dei delinquenti stranieri, malgrado quest’ultima sia contemplata dalla Costituzione. Il Tribunale federale ha però stabilito che non è così. Tutto a posto, quindi? Mica tanto.

Infatti, allo stato attuale i criminali stranieri vengono davvero espulsi dalla Svizzera? La risposta è: spesso e volentieri no. Ed a violare la volontà popolare sono i legulei dei tribunali.

Clausola di rigore?

L’espulsione dei delinquenti stranieri venne votata dal popolo nell’ottobre del 2010. Per la sua attuazione si dovette però attendere il 2015 e l’articolo 66 a del Codice penale. Questo articolo contiene una lista di reati gravi, per i quali l’espulsione dell’autore straniero deve essere obbligatoriamente pronunciata. Fin qui tutto bene, non fosse per il secondo capoverso del citato articolo, che prevede la cosiddetta clausola di rigore. Esso recita: “Ilgiudice può rinunciare eccezionalmente a pronunciare l’espulsione se questa costituirebbe per lo straniero un grave caso di rigore personale e l’interesse pubblico all’espulsione non prevale sull’interesse privato dello straniero a rimanere in Svizzera. Tiene in ogni modo conto della situazione particolare dello straniero nato o cresciuto in Svizzera”.

Facili profeti

La conseguenza di questa regolamentazione in regime di polikamente korretto e di buonismo-coglionismo era fin troppo facile da prevedere. Ovvero, che l’eccezione sarebbe diventata la regola, e questo in barba alle promesse di applicazione rigorosa della volontà popolare. Non a caso, e proprio per questo motivo, l’articolo in questione venne referendato. Purtroppo senza successo. E adesso le ultime statistiche ci dicono che un’espulsione su tre non viene pronunciata. La presa per i fondelli è dunque palese. Un’eccezione, come implica la definizione medesima, deve rimanere tale. Se oltre uno terzo dei casi diventa l’eccezione, è manifesto che i conti non tornano. L’espulsione dei delinquenti stranieri, che si sono resi colpevoli dei reati indicati nell’articolo 66 a, non è una facoltà. E’ un obbligo. Invece, nella realtà…

Strumento per aggirare

Ancora una volta, il triciclo PLR-PPD-P$$ ha disatteso quanto deciso dal popolo. Invece di applicare la volontà dei cittadini, ha dato ai suoi giudici politicizzati uno strumento per aggirarla. I legulei dei tribunali sentenziano nell’interesse del delinquente straniero invece che in quello della sicurezza pubblica. Per determinate categorie di stranieri poi, in particolare per quelli che hanno sempre vissuto in Svizzera, l’espulsione non viene praticamente mai pronunciata. $ignori, guardate che il popolo ha stabilito ben altro!

La dimostrazione

Visto che la clausola di rigore è stata clamorosamente abusata, poiché quella che doveva essere la rara eccezione è invece diventata la regola – esattamente ciò che paventava la Lega prima della votazione popolare sul tema, ma naturalmente erano solo balle populiste e razziste – la logica conseguenza è che detta clausola deve essere cancellata.

Il tema è approdato in Consiglio nazionale nella sessione appena conclusa, a seguito di un’iniziativa parlamentare. Ed indovinate un po’ come è andata a finire? Esatto: il triciclo ha respinto l’iniziativa. Ecco la dimostrazione che la partitocrazia non vuole che i delinquenti stranieri vengano allontanati dalla Svizzera.

Stando così le cose, qualcuno crede davvero che il triciclo consideri la direttiva UE sulla cittadinanza – che come detto impedirà l’espulsione dal nostro paese dei delinquenti con passaporto comunitario – una “linea rossa invalicabile”? Ma va là! Non solo la calata di braghe è già decisa. Si sta perfino preparando il terreno. Sveglia! Ricordarsene alle elezioni di ottobre!

Lorenzo Quadri

L’accordo quadro rottama anche la protezione animali

Ecco un altro disastro di cui nessuno parla. E intanto i sedicenti ambientalisti…          

 

Lo abbiamo già detto ma lo ripetiamo. Lo sconcio accordo quadro istituzionale, bramato dalla partitocrazia PLR-PPD-P$$ come pure dai camerieri dell’UE in Consiglio federale (che adesso menano il can per l’aia per lasciar trascorrere le elezioni federali di ottobre; dopodiché, passata la festa, gabbato lo santo, ed accordo capestro sottoscritto per la gioia dei padroni di Bruxelles)  asservirà la Svizzera ai burocrati della DisUnione europea in ambiti della massima importanza.

A venire svendute sarebbero la nostra sovranità e la nostra indipendenza. E per cosa? Per permettere ai borsoni delle multinazionali – rappresentati dai soldatini di Economiesuisse, che poi schiacciano gli ordini al PLR – di ingrassarsi ulteriormente i già pingui portafogli.

Paragonato a questi reggicoda dell’UE, Giuda con i suoi 30 denari era un dilettante.

Conseguenze note

Tra gli effetti catastrofici che avrebbe la firma dello sconcio accordo quadro istituzionale sono a tutt’oggi noti: la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto comunitario, i giudici stranieri, la direttiva UE sulla cittadinanza, la fine delle misure accompagnatorie, lo stop alla partecipazione statale in aziende (vedi banche cantonali con garanzia dello Stato, vedi aziende elettriche), la fine del divieto di transito notturno per i mezzi pesanti (i vicini d’Oltreramina si sono messi a starnazzare contro le limitazioni notturne e feriali che causerebbero disagi a Como), l’obbligo di versare miliardi di coesione alla fallita UE in modo ricorrente, eccetera.

 Quattrozampe allo sbaraglio

Ma c’è anche un altro ambito che sarebbe toccato pesantemente dallo sconcio accordo quadro istituzionale, di cui però non si sente parlare. Quello della protezione degli animali, ed in particolare degli animali da reddito.

In Svizzera la legislazione al proposito, cresciuta in modo democratico coinvolgendo tutti gli attori coinvolti, è da ritenersi particolarmente avanzata. Se confrontata con le normative europee, risulta assai più rispettosa degli animali rispetto alle altre. Nessuna sorpresa: le disposizioni comunitarie sono partorite nei sovradimensionati palazzi di Bruxelles da burocrati e da politici professionisti. Costoro sono lontani anni luce dalla realtà del territorio, dell’agricoltura e dell’allevamento.

Differenze sostanziali

Ad esempio: in Svizzera un’azienda agricola può detenere al massimo 18mila galline ovaiole, le norme UE autorizzano per contro una capienza fino a 100mila galline. Un tale ammassamento ha per conseguenza interventi quali l’accorciamento del becco, che in Svizzera non sono autorizzati in quanto nocivi e degradanti.

Analoga situazione si ritrova nei trasporti degli animali: in Svizzera non possono durare più di 8 ore, mentre l’UE ne permette fino a 28. E così via.

E’ chiaro anche il Gigi di Viganello che, nella denegata ipotesi in cui lo sconcio accordo quadro istituzionale dovesse entrare in vigore, tramite ripresa dinamica ossia automatica verrà smantellato l’alto livello della protezione degli animali in Svizzera, di cui giustamente andiamo fieri.

Alla faccia dell’ecologia!

Intanto però i sedicenti ambientalisti sostengono lo sconcio accordo quadro istituzionale! Il motivo è chiaro, ed è sempre lo stesso. Questi non sono veri ecologisti. Sono dei verdi-anguria. Verdi fuori e ro$$i dentro. Altro che protezione dell’ambiente: questi pensano solo a spalancare frontiere e a sottomettere la Svizzera all’UE. E poi hanno ancora il coraggio di sciacquarsi la bocca con il populismo climatico?

Se davvero avessero a cuore la qualità dell’aria, questi esponenti della gauche-caviar andrebbero a manifestare in dogana, e bloccherebbero le frontiere. Infatti l’aria di questo sfigatissimo Cantone è impestata dai 65mila frontalieri e dalle svariate migliaia di padroncini che entrano tutti i giorni in Ticino uno per  macchina. Oltre che dai TIR UE in transito parassitario. Ah già: chi manifesta in dogana magari viene fatto sloggiare a randellate. Molto meglio andare a rumoreggiare in tutta comodità davanti alle sedi istituzionali, dove non si rischia niente!

Comunque, adesso le scuole sono chiuse. Sicché di studenti che bigiano per manifestare non se ne vedranno più. Tutti in vacanza, rigorosamente in aereo – perché al CO2 devono pensarci solo gli altri – con i soldi di papà e mammà?

Lorenzo Quadri

Libera circolazione: avanti col lavaggio del cervello!

I soldatini del triciclo, ormai allo sbando, insultano l’intelligenza degli svizzeri

Prosegue il lavaggio del cervello al popolazzo all’insegna della “libera circolazione indispensabile”! Riunitasi in fretta e furia durante una pausa del mezzogiorno, la Commissione di politica estera del Consiglio nazionale ha decretato, per 17 voti contro 8, che l’iniziativa popolare “per un’immigrazione moderata” (contro la libera circolazione delle persone) va respinta, in quanto sarebbe “nociva per la Svizzera”.

Uhhh che pagüüüraaa! Qui l’unica cosa nociva per la Svizzera è il triciclo calabraghista euroturbo PLR-PPD-P$$. Altro che l’iniziativa contro la libera circolazione!

Ricordiamo che l’inutile Commissione di politica estera è la stessa che ha stabilito che gli svizzerotti devono versare la marchetta da 1.3 miliardi di Fr alla fallita UE “per oliare”. Chiaro che, da un gremio simile, possono uscire solo fregnacce.

Ne abbiamo piene le scuffie

Del becero ritornello della “libera circolazione indispensabile”, sinceramente, cominciamo ad averne piene le scuffie. Tanto più che di recente perfino la SECO – quella delle statistiche farlocche sulla disoccupazione, concepite per puntellare la politica del “devono entrare tutti” – ha dichiarato in uno studio che la libera circolazione “non è più così importante”!

Ma evidentemente i soldatini della partitocrazia PLR-PPD-P$$ non hanno ancora fatto il cambio di passo. Quindi vanno avanti con le loro fregnacce.

Soldatino alla sbaraglio

Particolarmente esilarante, in questo contesto, la sortita di un soldatino del PLR romando membro della Commissione di politica estera del Consiglio nazionale. Costui se ne è uscito a dichiarare davanti ai media, in sprezzo del ridicolo, che “le misure attuate in questi ultimi anni consentono già un controllo dell’immigrazione”.Un autentico insulto all’intelligenza.
Ma dove vive costui? Che film ha visto? Quali sarebbero “le misure attuate negli ultimi anni”? C’è da sperare che il riferimento non sia a quell’immonda ciofeca denominata “preferenza indigena light”: perché non serve ad un tubo e non prevede proprio nessuna preferenza indigena. Il nome stesso è una truffa!
Ma quale “controllo”?

E quale “controllo dell’immigrazione” sarebbe in atto, di grazia, se in Svizzera vengono fatti entrare tutti e se nemmeno i delinquenti stranieri vengono espulsi, alla faccia della volontà popolare?

Ma questo soldatino PLR che pretende di raccontarci fregnacce sul “controllo dell’immigrazione in atto”, l’ha vista una qualche statistica, ad esempio sul frontalierato in Ticino? Del resto, stiamo parlando di esponenti del partito che si fa schiacciare gli ordini da Economiesuisse. Ovvero dal club dei manager stranieri delle multinazionali che svendono la Svizzera per il proprio personale profitto. Sicché, cosa vogliamo attenderci?

Il colmo

Il PLR, poi, è così propenso a “controllare l’immigrazione” che rifiuta perfino la chiusura notturna dei valichi secondari (martedì infatti in Consiglio nazionale il gruppo liblab ha votato compatto contro, deputati ticinesi compresi).
Senza poi dimenticare che il triciclo PLR-PPD-P$$ vuole addirittura l’accordo quadro istituzionale, e quindi la direttiva UE sulla cittadinanza. La quale ci obbligherà ad accogliere la totalità dei migranti economici in arrivo dall’Unione europea ed impedirà l’espulsione dalla Svizzera di tutti i delinquenti stranieri, se questi sono cittadini di uno Stato membro UE. Altro che “controllo dell’immigrazione”!

$inistrati e padroni a manina

Il mantra della “libera circolazione indispensabile” è ormai decotto. Questo è il dogma dei $inistrati del “devono entrare tutti”. La gauche-caviar, ossessionata dalle frontiere spalancate, pur di mantenerle tali va a manina con gli odiati padroni di Economiesuisse. Tutti assieme appassionatamente contro l’interesse nazionale. Ma piantiamola! Via la devastante libera circolazione, in ottobre neanche un voto ai politicanti camerieri dell’UE e… Swissexit!

Lorenzo Quadri

 

I finti rifugiati protestano? Rimandare subito in Africa

I migranti economici di Camorino, con l’appoggio dei molinari, lanciano accuse a vanvera

Di sicuro al natìo paesello fa più caldo che da noi – e gli avvocati che reggono la coda possono volentieri accompagnarli

Qui qualcuno ha decisamente rotto i santissimi. Lunedì mattina, una trentina di finti rifugiati ospiti del centro di Camorino (il famoso bunker della Protezione Civile), non avendo niente di meglio da fare – nel senso letterale del termine, perché questi giovanotti non fanno un tubo da mattina a sera – hanno pensato bene di iniziare uno sciopero per protestare contro i cattivoni e razzisti del Cantone e della Croce Rossa (notoriamente un noto covo di beceri populisti e xenofobi).

E’ manifesto che dietro l’iniziativa c’è la regia di qualche avvocato (chissà chi sarà mai?).

Croce Rossa razzista?

A quanto pare, all’origine dello sciopero (sciopero della fame, visto che mangiare è l’unica cosa che fanno i migranti economici: passando l’intera giornata in panciolle, non potrebbero scioperare da nient’altro) ci sarebbe la decisione della Croce Rossa di far uscire i finti rifugiati dal centro di Camorino nella fascia oraria che va dalle 9 alle 18.

Questa decisione avrebbe dunque dato la stura alla protesta. Che è stata accompagnata, ma guarda un po’, da un farneticante comunicato – a scriverlo, l’ha capito anche il Gigi di Viganello, sono stati i legulei di cui sopra – in cui si lanciano accuse a vanvera al Cantone e pure alla Croce Rossa. Quest’ultima “molesterebbe” (sic) i migranti economici (#metoo?) per poi poterli espellerli. Quanto al Cantone (notoriamente razzista) praticherebbe una politica “sporca”, e prenderebbe decisioni “disumane” (accipicchia!).  Poi la sfida (?): chiamate pure la polizia, non ci muoveremo. Uhhh, che pagüüüraaa!

Per rinfrescare

Da ricordare che l’anno scorso i finti rifugiati alloggiati a Camorino si lamentavano per le temperature nel bunker, e la decisione della Croce Rosse circa gli orari di uscita è stata presa proprio  per poter  rinfrescare la struttura. Oltretutto, i finti rifugiati vengono fatti spostare alle 9 di mattina, mica alle 5. Ma forse sono abituati ad alzarsi tardi, visto che durante il giorno lavorano duro… come no!

Hanno pure il bluetooth

Per non farsi mancare niente due degli ospiti della struttura, robusti giovanotti che non scappano da nessuna guerra, hanno pensato bene di farsi immortalare con tanto di cartelli di protesta in inglese sgrammaticato (vedi foto) e soprattutto – quando si dice la classe – sfoggiando pure le cuffiette per bluetooth!E chi ha pagato questi accessori tecnologici? Forse il solito sfigato contribuente svizzerotto, quello “razzista e disumano”?

Soluzione semplice

La situazione pare di una semplicità addirittura disarmante.

Se questi finti rifugiati non sono contenti dell’accoglienza in Svizzera, se la politica del Cantone in materia d’asilo è “sporca” (?), altro che scioperi e proteste: tornare di corsa al natìo paesello africano, dove peraltro fa molto più caldo che da noi,e dove verosimilmente questi signori non vivevano in ville con piscina. Tornare e restarci. E portarsi dietro gli avvocati che li assistono nelle loro proteste, ed i giornalai ro$$i che reggono la coda.
“Camel e barcheta”

Avviso al Cantone: che nessuno si sogni di spendere anche un solo franco del contribuente per costruire nuovi centri asilanti deluxeperché questi migranti economici non vogliono stare nei bunker della protezione civile. Strutture che però – ma tu guarda i casi della vita – per i militi svizzeri vanno benissimo. Altro che andare in giro a raccontare di aver investito per mettere la rete wifi ed altre amenità del genere!
Non ti piace il bunker? Come diceva quel tale: “camel e barcheta e te tornet a cà”!
Molinari a Camorino?

La spesa per i finti rifugiati, sia a livello cantonale che federale, va ridotta. Ma alla grande. Gli scioperi (?) a Camorino non fanno che rafforzare questa convinzione. E avanti con i rimpatri!

Come ciliegina sulla torta, dalla parte dei finti rifugiati si sono schierati pure i molinari, quelli che finalmente verranno fatti sloggiare dall’ex Macello dopo quasi un ventennio di occupazione abusiva.  Ah beh, con simili difensori a perorarne la causa, i finti rifugiati di Camorino sono in una botte di ferro! Ovviamente, questa costellazione potrebbe anche suggerire un arrocco: migranti economici rispediti a casa loro e molinari nel bunker di Camorino.

Chi lavora

A proposito, ci si lamenta che nella struttura di Camorino fa caldo. Cosa fa il Cantone per i ticinesi che soffrono la canicola? Forse che regala condizionatori a tutti?
E chi sotto il caldo ci deve lavorare, magari in un cantiere, contrariamente ai giovanotti nullafacenti del centro di Camorino?
E noi dovremmo accogliere gente che per tutto ringraziamento ci sputa in faccia? Ma föö di ball tutti, per direttissima! Dal primo all’ultimo!

Lorenzo Quadri

 

E ti pareva! La partitocrazia affossa la legittima difesa

In parlamento si profila il No all’iniziativa del Guastafeste. Che però vincerà alle urne

Ancora una volta, e c’era da aspettarselo, il tandem PLR-P$$, più alcuni esponenti PPD, si schierano contro i cittadini che si difendono dalle aggressioni.

La maggioranza della Commissione giustizia e diritti del Gran Consiglio ha infatti firmato il rapporto del deputato PLR Giorgio Galusero. Rapporto contrario all’iniziativa popolare lanciata tre anni fa dal Guastafeste Giorgio Ghiringhelli, ed appoggiata dalla Lega e dal Mattino, che chiedeva un potenziamento del diritto alla legittima difesa. L’iniziativa ha raccolto 9248 firme, è quindi riuscita con ampio margine (ne bastavano 7000).

Il rapporto favorevole alla proposta, redatto dalla parlamentare leghista Sabrina Aldi, è pronto da tempo. Però alla fine è stato sottoscritto solo dagli esponenti di Lega, Udc e da alcuni PPD. Quindi si trova in minoranza.

Pochi casi

Qual è la richiesta dell’iniziativa? Che la vittima di un’aggressione, che si è difesa, e per questo motivo è stata accusata di eccesso di legittima difesa, se assolta non debba farsi carico di nessuna spesa legale.

La casistica è quindi limitata: si riduce alle persone che sono state assolte dall’accusa di aver ecceduto nella legittima difesa. A loro è attualmente riconosciuto il costo della difesa d’ufficio ma non le spese di un avvocato di fiducia, che potrebbe essere più caro.

Si dirà che il tema è di nicchia. Ed è vero che il margine di manovra è limitato. Ciò accade perché la legittima difesa è regolata principalmente a livello federale. L’iniziativa sfrutta il poco spazio d’azione che esiste a livello cantonale.

Se ne discute da tempo

Il tema della legittima difesa, ed in particolare quella di chi viene aggredito nella propria abitazione, è da tempo all’ordine del giorno della politica. Si capisce anche il perché. Da un lato la criminalità si fa sempre più pericolosa e violenta. Dall’altro la polizia non può essere dappertutto. In caso di rapina in casa, ad esempio, le forze dell’ordine possono intervenire solo a posteriori. Non possono però materializzarsi sul luogo del crimine mentre questo viene perpetrato. La vittima si trova a tu per tu con i criminali e deve decidere – spesso in pochi secondi – cosa fare. Deve rinunciare a difendersi, e a difendere i propri familiari ed i propri beni, per paura di finire lui/lei sul banco degli imputati?

 L’esempio dell’Italia

In Italia il diritto alla legittima difesa è stato di recente potenziato. Con questa modifica di legge lo Stato ha dato  un messaggio è chiaro. Il cittadino aggredito ha il diritto di difendersi ed il delinquente deve mettere in conto che, se entra in casa altrui per commettere un reato, lo fa a proprio rischio.

Da noi invece questo segnale a sostegno della legittima difesa non arriva. Accade semmai il contrario. Illuminante al proposito la direttiva disarmista dell’UE che, a partire da metà agosto, priverà la maggior parte dei cittadini svizzeri del diritto di possedere un’arma normalmente in commercio. Di conseguenza, ne pregiudicherà in modo importante anche il diritto di difendersi. Ma, come ha starnazzato per mesi la partitocrazia, bisognava “salvare Schengen”… ovvero, proprio quell’accordo che impone le frontiere spalancate. Spalancate anche ai criminali.

A Berna…

Si è detto che la legittima difesa è un tema federale. Nel marzo 2018 in Consiglio nazionale il triciclo PLR-PPD-PSS ha respinto un’iniziativa parlamentare di chi scrive, che chiedeva appunto il potenziamento della legittima difesa di chi viene aggredito in casa propria. Si trattava, anche in questo caso, di una modifica legislativa modesta, ben lontana dal Far West che qualcuno, del tutto a sproposito, ha voluto paventare. Ma l’isteria con cui è stata avversata l’iniziativa dimostra l’ostinazione della partitocrazia nel criminalizzare la vittima di un’aggressione che ha avuto la grave colpa di difendersi.

Per contro, i delinquenti beneficiano di agevolazioni e condizionali a go-go. Inoltre, se stranieri, non vengono nemmeno espulsi. Perché i legulei multikulti dei tribunali trovano sempre una scusa per non pronunciare questa misura. Malgrado sia obbligatoria.

Buonismo-coglionismo

Vista l’aria che tira, dunque, un cambiamento di direzione sull’iniziativa popolare Ghiringhelli nel plenum del parlamento cantonale appare improbabile.

Il rapporto Aldi favorevole all’iniziativa, che se approvato avrebbe portato al ritiro della medesima, resterà di minoranza. La spunterà il rapporto PLR-P$, in cui, in sprezzo del ridicolo, si arriva addirittura a raccontare la fregnaccia che l’applicazione dell’iniziativa genererebbe costi esorbitanti. Ma non facciamo ridere i polli! Per fortuna, in questo Cantone, le persone accusate di eccesso di legittima difesa sono, per il momento, poche. Quelle assolte ancora meno. I costi sarebbero di conseguenza minimi, altro che esorbitanti. Importante sarebbe per contro il segnale politico a sostegno di chi si difende. Ed è proprio questo segnale che la partitocrazia rifiuta di dare. In base ai dettami del buonismo-coglionismo mainstream, il cittadino onesto è inerme ed indifeso per principio.

Il Mago Otelma prevede

Comunque, se la maggioranza del Gran Consiglio dovesse respingere il rapporto Aldi e quindi l’iniziativa del Guastafeste, si andrà in votazione popolare. Ovviamente il Mattino pubblicherà nomi e cognomi di quanti voteranno contro la legittima difesa. L’iniziativa, secondo le previsioni del Mago Otelma, uscirà vincitrice dalle urne. Mentre la partitocrazia verrà, per l’ennesima volta, asfaltata!

Lorenzo Quadri

 

 

 

L’eurobalivo sbrocca contro la Svizzera: mandiamolo affan…!

Il burocrate Hahn mette per iscritto le intenzioni di Bruxelles: comandare in casa nostra

I funzionarietti di Bruxelles si producono nell’ennesimo atto ostile nei confronti della Svizzera.

Nel caso concreto, a sbroccare in via epistolare, in una lettera indirizzata al diversamente sobrio Jean-Claude “Grappino” Juncker, è tale eurocommissario Johannes Hahn (Johannes chi?). Questo bieco burocrate austriaco si è già segnalato in passato per gli atteggiamenti antisvizzeri. Evidentemente costui si dimentica che, tempo qualche settimana, o al massimo qualche mese, si troverà con le ciapett sospese nel vuoto. Come tutti i suoi colleghi della Commissione europea del resto. Perché forse a Bruxelles qualche strapagato burocrate non si è reso conto che lo scorso maggio si sono tenute le elezioni europee.

Legnate agli svizzerotti

Eppure questo signore con la data di scadenza già trascorsa si permette di bombardare con arroganza la Svizzera, rea di non avere sottoscritto lo sconcio accordo quadro istituzionale. Il funzionarietto austriaco, a cui la boria non manca, auspica quindi una linea dura esemplare per bastonare il nostro paese. Soprattutto adesso che c’è in ballo la Brexit, teorizza il grande statista, non bisogna fare concessioni a nessuno. Bisogna tiranneggiare. Non sia mai che ad altri Stati membri UE vengano delle strane idee… sicché, prendiamocela con gli svizzerotti, che tanto si mettono sempre e comunque a 90 gradi, per mostrare a tutti cosa succede a star fuori dall’UE!

In altre parole: il tamberla austriaco sta minacciando il popolo svizzero! Uhhh, che pagüüüraaa!

Consigliamo al signor Hahn, che in tedesco vuol dire gallo, di abbassare la cresta, ma in fretta. Perché, se crede di poterci ricattare, ha fatto male i conti.

Lettera illuminante

Lo scritto dell’eurobalivo Hahn è illuminante, per vari motivi.

  • Dimostra, a chi non l’avesse ancora capito, che l’Unione europea non è affatto un’entità amica, come qualcuno a Berna si ostina a credere. I balivi di Bruxelles sono nemici della Svizzera. Questa foffa pretende di comandare in casa nostra. E non le sta bene che i cittadini elvetici si ostinino a voler decidere le proprie sorti.
  • Il funzionarietto austriaco sbrocca perché la Svizzera allo stato attuale – malgrado le costanti calate di braghe dei politicanti del triciclo: vedi l’ultima, plateale, sul Diktat disarmista – ancora non si adegua a sufficienza all’evoluzione del diritto UE. Gli eurobalivi confermano quindi che l’accordo quadro istituzionale serve all’UE per dettare legge in casa nostra.Quindi, la “ripresa dinamica del diritto comunitario” con cui i politicanti federali calabraghisti si riempiono la bocca è una farsa, come da mesi scriviamo su queste colonne. In regime di accordo quadro, la ripresa del diritto UE diventa I balivi di Bruxelles, non eletti da nessuno, comanderanno in Svizzera al posto del popolo sovrano e dei suoi rappresentanti democraticamente eletti. Svizzera ridotta ad una colonia. Ecco il bel futuro che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ci prepara!
  • La parola chiave è istituzionale. Che è il contrario di “bilaterale”. Il popolo svizzero ha sempre rifiutato la sottomissione istituzionale agli eurobalivi, optando appunto per la via bilaterale (il Ticino, giustamente, ha sempre rifiutato anche quella). Con lo sconcio accordo quadro, la casta (governicchio federale, triciclo calabraghista PLR-PPD-P$$, stampa di regime, manager stranieri delle multinazionali, soldatini ed intellettualini da tre e una cicca) vuole contrabbandare la sottomissione istituzionale, spacciandola per la continuazione della via bilaterale. Quando invece sarebbe la sua fine!
  • Tra la sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale e l’adesione all’UE c’è la stessa differenza che intercorre tra la zuppa ed il pan bagnato. La sbroccata epistolare di Hahn al proposito è chiarissima.
  • I funzionarietti dell’UE ci minacciano e ci ricattano per costringerci ad accettare di ridurci ad una loro colonia. E noi ancora paghiamo, grazie all’eurosenatore a vita Pippo Lombardi, la marchetta da 1.3 miliardi di Fr “per oliare”? Ma ci siamo bevuti il cervello? E’ evidente che il regalo va immediatamente cancellato e gli 1.3 miliardi versati nelle casse dell’AVS.
  • I soldatini della grande economia, ed in particolare i manager stranieri rappresentati da Economiesuisse, la piantino di fare il lavaggio del cervello pro-accordo quadro al popolazzo con la storiella delle esportazioni. Prima dei Bilaterali, le aziende svizzere esportavano più di oggi!
  • Adesso che, grazie al galletto austriaco Hahn, gli eurobalivi hanno messo nero su bianco le loro intenzioni ostili nei nostri confronti (peraltro già chiare da un pezzo; ma ora più nessuno può fingere di non vedere) cosa aspettiamo a mandare finalmente AFFAN… questa gentaglia? Altro sottoscrivere l’accordo quadro: SWISSEXIT!

L’ex portaborse

Tanto per non farsi mancare nulla, nei giorni scorsi è sceso in campo anche il burocrate europeista Jacques De Watteville, l’ex tirapiedi dell’allora ministra del 5% Widmer Schlumpf, e già caponegoziatore svizzero presso l’UE.

Costui ha dichiarato che “bisogna urgentemente firmare l’accordo quadro istituzionale”. E ti pareva!

De Watteville era quello che pretendeva di fare pressioni sulla deputazione ticinese a Berna affinché  intervenisse contro la richiesta del casellario giudiziale, che infastidiva i vicini a sud.

Con la sua nuova sortita, l’euroturbo De Watteville ha confermato di essere al servizio di Bruxelles.

Costui, quando era caponegoziatore con l’Unione europea svendeva la Svizzera contro la volontà dei cittadini, profumatamente pagato con i nostri soldi. Sicché: 1) adesso De Watteville la pensione di platino se la faccia pagare dall’Unione europea, visto che lavorava per lei; 2) visto che De Watteville è in pensione, abbia almeno la decenza di tacere!

Lorenzo Quadri

 

I ticinesi non fanno più figli: chissà come mai, eh?

La casta spalancatrice di frontiere restituisca alla gente il benessere che le ha scippano a suon di scellerate “aperture”!

 Ma guarda un po’, secondo l’ultima statistica divulgata dall’USTAT (Ufficio federale di statistica) in Ticino nell’anno di disgrazia 2018 il cosiddetto saldo naturale ha toccato il punto più basso degli ultimi 100 anni. Le nascite sono passate dalle 2774 del 2017 alle 2556 del 2018 (-218). Sono diminuiti anche i decessi (da 3230 a 3152) che però rimangono comunque chiaramente superiori alle nascite.

In crescita anche i divorzi: infatti due matrimoni su cinque scoppiano.

Adesso osiamo sperare che nessuno venga a tirar fuori per l’ennesima volta la “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) che per contrastare la denatalità bisogna far arrivare migranti, perché gli ridiamo in faccia! Altro che migranti. La casta deve restituire ai ticinesi il benessere che gli ha scippato!

Altro che “globalizzazione = benessere”!

Che i ticinesi facciano sempre meno figli non è certo una sorpresa ed è facile immaginare il perché. La scellerate “aperture”, la devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$ hanno creato povertà, precarietà, disoccupazione e dumping salariale! Altro che la fregnaccia, con cui la casta spalancatrice di frontiere si riempiva la bocca, della “globalizzazione che avrebbe portato benessere”! Benessere per i manager stranieri delle multinazionali, forse! Non certo per i comuni lavoratori! I quali hanno visto liquefarsi le proprie sicurezze e si sono trovati precipitati in una guerra tra poveri, opposti a frontalieri e manodopera straniera a basso costo. Una guerra da cui il ticinese non può che uscire perdente! Ma la partitocrazia PLR-PPD-P$$, supportata dalla stampa di regime, continua istericamente ad opporsi ad ogni misura efficace di protezione del nostro mercato del lavoro, perché altrimenti i balivi di Bruxelles  si “adombrano”!

Se allo sfascio del mercato del lavoro aggiungiamo l’esplosione dei premi di cassa malati, che sul budget di molte famiglie pesano più dell’affitto, il quadro peggiora ancora. E se pensiamo che, per tutta risposta, il lobbysta professionista delle Casse malati Ignazio KrankenCassis è stato premiato dalla partitocrazia bernese con una cadrega in Consiglio federale…

Gli inviti ad emigrare

E poi ci si meraviglia che i ticinesi non fanno figli? Certo che non ne fanno, se non sono in grado di mantenerli, se non sanno se domani avranno ancora un lavoro oppure saranno in assistenza, e se vedono che più passa il tempo più, grazie alle frontiere spalancate, il Ticino si trasforma in una provincia lombarda depressa con tassi di disoccupazione italiani ma costi della vita svizzeri! Ed infatti sempre più politicanti del triciclo esortano i giovani ticinesi ed emigrare, sciorinando la solita fregnaccia del “bisogna aprirsi”! Hai capito lor$ignori? Prima devastano il Cantone e poi, invece di rimediare, invitano i giovani ad andarsene, come i nostri bisnonni che emigravano in Argentina!

Chiaro anche che le coppie scoppiano se non ci sono soldi e non c’è lavoro, visto che simili situazioni hanno evidentemente pesanti conseguenze anche a livello psicologico!

Per contro, migranti economici in arrivo “da altre culture” spesso e volentieri non si fanno problemi, aiutati dai soliti noti, a mettersi a carico del nostro Stato sociale. E nemmeno a fare figli a go-go, magari a distanza di tre anni uno dall’altro per continuare a beneficiare degli assegni di prima infanzia.

Che tolla!

La casta spalancatrice di frontiere ha rubato il (relativo) benessere che i ticinesi si erano conquistati, e poi ha ancora la faccia di tolla di chiedersi come mai in questo sfigatissimo Cantone non si fanno più figli?

E il Corriere del Ticino targato PLR per commentare la notizia sulla denatalità, non trova di meglio che andare ad intervistare il prete-politicante di Chiasso che ancora una volta si mette a cianciare di “accoglienza”?

Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Lorenzo Quadri

Lugano non si fa ricattare dai sedicenti “autogestiti

L’annunciata manifestazione dei molinari non se la filerà nessuno. E, se del caso…

 

Uhhh, che pagüüüraaa! I sedicenti autogestiti, in futuro – purtroppo mancano ancora anni – dovranno finalmente sloggiare dall’ex Macello. La struttura, occupata abusivamente, va restituita ai legittimi proprietari, ovvero ai cittadini luganesi. Il Municipio ha presentato, ed il Consiglio comunale ha approvato, il Messaggio per la riqualifica del sedime, che comporta investimenti per oltre 26 milioni di Fr. Ed è evidente che non si spendono 26 milioni per avere ancora gli autogestiti tra i piedi. Come detto più volte, se costoro vogliono una sede, se la andranno a cercare sul mercato immobiliare e pagheranno un affitto, come tutti i comuni mortali. E soprattutto, non sta scritto da nessuna parte che i molinari debbano restare a Lugano. Gli autogestiti però non ci stanno, e fanno la voce grossa. E quindi annunciano, con i consueti toni farneticanti (frutto del consumo di qualche sostanza?) che il 14 di settembre okkuperanno la città di Lugano, anzi “se la riprenderanno”. E giù il solito pistolotto su “padroni, razzisti, sessisti, imprenditori della paura”, e via andando!

“Riprendersi”?

Ohibò, ma questi molinari chi si credono di essere? Prima di tutto non si “riprendono” un bel niente, perché la città non è mai stata “loro” né mai lo sarà (e tra l’altro: quanti dei sedicenti autogestiti risiedono in realtà nel Belpaese?). Sono i cittadini di Lugano che si riprenderanno l’ex macello occupato abusivamente da quasi due decenni.
Ci pare inoltre di ricordare che ad inizio anni Novanta, quando la Lega manifestò a Melide per difendere i diritti dei cittadini ticinesi – mentre i Molinari manifestano, o minacciano di farlo, perché pretendono di farsi i propri comodi in spazi pubblici alla faccia delle regole che valgono per tutti gli altri – arrivarono da Zurigo le teste di cuoio in tenuta antisommossa. Qualcuno si prese anche un sacco di botte. E quindi, se il 14 settembre dovessero esserci disordini…

Oppure contro i leghisti ci si mobilita in assetto di guerra, mentre con i $inistrati si usa il guanto di velluto?

Hanno fatto male i conti

Comunque, se questi sedicenti autogestiti immaginano che la popolazione di Lugano solidarizzerà con loro, forse hanno fatto male i conti. Perché la stragrande maggioranza dei luganesi ne ha piene le scuffie di questi abusivi che possono occupare gratis spazi pubblici ed impiparsene delle regole che valgono per tutti. Fanno eccezione i $inistrati che, come noto, difendono i privilegi dei molinari. Ma come: il motto della sezione P$ di Lugano non era un sentenzioso “Per tutti, senza privilegi”? Invece i privilegi degli amici dello CSOA che strillano al razzismo e si riempiono la bocca con le frontiere spalancate vanno bene? Ah già, ma sono “dei loro”…

 Attendiamo le cifre

Si attende sempre di sapere quanto sono costati al solito sfigato contribuente luganese 17 anni di autogestione. Compresi i dispositivi di sicurezza per manifestazioni non autorizzate organizzate dai molinari tanto per rompere i santissimi, gli innumerevoli interventi di polizia all’ex macello, la riparazione dei vandalismi commessi dai signori dello CSOA, eccetera.
Questi sedicenti autogestiti si sciacquano la bocca con concetti quali democrazia, tolleranza, partecipazione; poi fanno proprio il contrario e pretendono di imporsi con minacce e ricatti, e insultano tutti quelli che non ci stanno a piegarsi alla loro cafonaggine ed intolleranza. Ma föö di ball una volta per tutte!

Lorenzo Quadri

 

Ristorni: grazie triciclo! Giù le braghe ancora una volta!

Il microblocco di 3.8 milioni è una misura del tutto irrisoria: nessuno ha fatto un piega

Come ci si poteva ampiamente attendere, grazie al triciclo PLR-PPD-P$$ anche quest’anno il governicchio cantonale ha versato giulivo i ristorni dei frontalieri.  Il cambiamento di cavallo in casa uregiatta non ha portato alcun risultato (non che ci si attendesse alcunché, ma la speranza è l’ultima a morire: adesso è defunta).

Giù le braghe ad altezza caviglia, e non per il caldo!

Nemmeno gli italici si capacitano

Il tesoretto che ogni anno varca la ramina “come se niente fudesse” ha ormai superato quota 84 milioni di franchetti. Il bello è che perfino i vicini a sud non si capacitano del fatto che, date le circostanze, i ticinesotti continuino a pagare. Ringraziare il triciclo!

Nei giorni precedenti la decisione sui ristorni, sulla stampa del Belpaese era stato paventato che il Ticino, stufo di farsi prendere per i fondelli, perdesse la pazienza e si servisse dell’unica arma che ha a disposizione. Ovvero il blocco dei ristorni. Invece, nulla, se non il miniblocco per i debiti di Campione (3.8 milioni): una misura talmente irrisoria da venire votata all’unanimità, e che è stata subito benedetta anche dalle autorità lombarde. Anche perché intanto l’erogazione di servizi all’enclave “per solidarietà” (gratis et amore dei)continua, sicché il debito cresce. Come mai questa “solidarietà” le nostre istituzioni la manifestano solo all’estero, mentre ai ticinesi in difficoltà si risponde che devono tirare la cinghia?

Disoccupati di Campione

Tanto per gradire, ricordiamo pure che i disoccupati di Campione residenti in Ticino (due terzi con permesso B) non solo beneficiano della rendita di disoccupazione elvetica malgrado non abbiano mai versato i contributi (ciò a seguito dell’ennesimo accordo internazionale del piffero); ma in disoccupazione guadagnano più di quando lavoravano! Miracoli della composizione degli stipendi dei dipendenti dell’enclave e dei diversi trattamenti fiscali…

Si leccano le dita

Al di là della ramina, dunque, davanti al microblocco su Campione non fanno una piega. Sono troppo occupati a leccarsi le dita per il versamento degli oltre 80 milioni restanti. E a ridersela a bocca larga degli svizzerotti fessi che continuano a pagare.  In effetti, hanno ragione a ridere. A parti invertite, l’Italia avrebbe sigillato i rubinetti da anni!

Visto che la figura da bischeri rimediata pagando anche quest’anno non era ancora sufficiente, il direttore del DFE Christian Vitta (PLR) ha pensato bene di rincarare la dose correndo a spiegare pubblicamente (come se ce ne fosse bisogno) che il miniblocco di 3.8 milioni è legato soltanto alla situazione debitoria di Campione, non è in alcun modo una reazione al fatto che il Belpaese ci prende per il lato B da anni, anzi, a noi farci menare per il naso piace da matti!

Nessun problema, signor Consigliere di Stato: che la maggioranza PLR-PPD-P$$, telecomandata dai rispettivi partiti nazionali, sia incapace di qualsiasi tipo di reazione è chiaro a tutti da un pezzo. Da entrambi i lati della ramina.

Questioni in ballo

E’ forse il caso di ricordare che con la vicina Repubblica non abbiamo in ballo solo l’accordo sui frontalieri, ma anche altre questioncelle: ad esempio l’inserimento del nostro Paese in liste grigie illegali,  l’accesso degli operatori svizzeri ai mercati finanziari italici, le opere infrastrutturali di interesse transfrontaliero non realizzate, gli strilli contro la chiusura notturna dei valichi secondari, mentre la famosa “road map” (?) è finita da tempo ad intasare lo sciacquone del water. Gli svizzerotti hanno calato le braghe in tempo di record sul segreto bancario dei clienti esteri della piazza finanziaria, grazie alla catastrofica ex ministra del 5% Widmer Schlumpf ed alla partitocrazia PLR-PPD-P$$ che l’ha appoggiata. Ne è seguita un’ecatombe occupazionale ed economica per il Ticino. Dai $indakati, ovviamente, nemmeno un cip. Niente di strano, essendo questi ultimi sempre più collusi con i partiti di riferimento, oltre che farciti di politicanti-sindacalisti: e quindi la missione diventa reggere la coda alle politiche di detti partiti. I quali sono, ma guarda un po’, i reggicoda dello smantellamento della piazza finanziaria ticinese.

Il Belpaese intanto ha ottenuto quel che voleva da noi, e quindi ha fatto cippelimerli agli svizzerotti.

Desolante

Sentire la maggioranza del governicchio che ancora si sciacqua la bocca con la rapida ratifica dell’accordo del 2015, e per di più dopo aver pagato i ristorni, è desolante. L’ha capito anche il Gigi di Viganello che quell’accordo è morto e sepolto, perché l’Italia non lo vuole. E non è questione di Salvini o non Salvini. Nemmeno i governi precedenti lo volevano. Il ministro degli esteri italiano Moavero aveva promesso a gennaio al suo connazionale  KrankenCassis – che naturalmente se l’è  bevuta – una presa di posizione di Roma entro la primavera. Chiaramente non è arrivato nulla. E così si andrà avanti.

Il gioco dei vicini a Sud

Ed è scontato che il Belpaese non dirà esplicitamente No all’accordo, il che potrebbe in teoria dare il via libera ufficiale a misure unilaterali elvetiche (che i pavidi politicanti del triciclo mai prenderanno, ma questo è un altro discorso). L’Italia manterrà l’accordo nel limbo, imboscato in un cassetto, rimpallato da un funzionarietto all’altro: tanto basta per tener buoni quei ciula dei  rossocrociati. Se la maggioranza del Consiglio di Stato avesse voluto che accadesse qualcosa sui vari dossier aperti con la Penisola (non solo sulla fiscalità dei frontalieri) avrebbe bloccato i ristorni. Pagare significa scegliere consapevolmente di perpetrare lo stallo. Quindi fare il gioco dei vicini a sud.

Intanto il Lussemburgo, Stato fondatore dell’UE, non versa un centesimo di ristorni per i frontalieri attivi sul proprio territorio.

Lorenzo Quadri

 

L’ONU ci riempie di terroristi La Svizzera ne esca subito!

La capa dell’UNHCHR Bachelet: “I jihadisti prigionieri vanno processati in Europa”

 

Ah beh, questa ci mancava! L’agenzia ONU per i diritti umani, per bocca della sua capa Michelle Bachelet, ex presidenta cilena, è tornata a sparare boiate. Non che dal BidONU, rispettivamente dai suoi organi, ci si potesse attendere altro. Purtroppo la Svizzera ha avuto la pessima idea di aderire a questo organismo internazionale del piffero: è ora di uscirne!

Il Patto imboscato

A proposito di BidONU, una piccola parentesi. Da qualche mese è sparito nel nulla il demenziale Patto ONU sulla migrazione. Ovvero il trattato-ciofeca che voleva trasformare l’immigrazione clandestina in un diritto umano, ed introdurre la libera circolazione delle persone a livello mondiale. Il triciclo PLR-PPD-P$$, come da copione, era pronto a sottoscrivere: giù le braghe! Apriamoci!

Nell’imminenza delle elezioni federali, tuttavia, l’ennesimo abominio internazionalista andava imboscato: gli svizzerotti “chiusi e gretti” avrebbero potuto non gradire e vendicarsi al momento di depositare la scheda nell’urna. Ma, una volta passate le elezioni, sicuro come l’oro che il demenziale patto ONU (“Global Compact”, come lo chiamano i soldatini) verrà estratto dal cassetto e prontamente firmato dal triciclo!

55mila prigionieri

Ma torniamo all’agenzia ONU per i diritti umani ed alle fregnacce della sciura Bachelet. La quale ha sentito il bisogno di prendere posizione sui “foreign fighters”. Ovvero sui terroristi islamici partiti dall’Europa e recatisi nelle ex roccaforti dello Stato islamico, in particolare Libia e Sira, per combattere tra le fila dell’Isis.

Ebbene, cosa ha detto la burocrate cilena dell’ONU? Ha dichiarato che questi terroristi, fatti prigionieri, non possono (?) rimanere a lungo in carcere senza processo. Per cui, o li processano Libia e Siria, oppure – udite udite – devono tornare in Europa! Da notare che i terroristi islamici catturati sono circa 55 mila. Quelli che provengono dall’Europa non sono pochi. Alcune decine sono partiti anche dalla Svizzera. Evidentemente, non si tratta di “patrizi di Corticiasca”, bensì di migranti economici non integrati. Dovessero per disgrazia avere anche il passaporto rosso, ciò è dovuto alle naturalizzazioni facili volute dalla partitocrazia multikulti PLR-PPD-P$$.

Col piffero!

Sicché, secondo la sciura Bachelet, l’Europa si dovrebbe riprendere questi criminali; e già l’utilizzo del verbo “riprendere” è chiaramente strumentale. Questa foffa non è mai stata europea: si tratta di migranti!

Comunque, la risposta è: col piffero che questa feccia ritorna nel Vecchio Continente! E se alla signora Michelle non sta bene, i jihadisti se li può portare in Cile! In Svizzera nessun soldato dell’Isis deve mai più mettere piede! Chiaro il messaggio, consiglieri federali PLR Ignazio Cassis (ministro degli esteri) e Karin Keller Sutter (KKS), ministro di giustizia?

Anzi, già che ci siamo ribadiamo che tutti i terroristi islamici devono venire espulsi dalla Svizzera. E non ce ne importa una cippa se nel loro paese costoro sarebbero in pericolo! Se non volevano trovarsi in pericolo, non dovevano fare i terroristi!

Lorenzo Quadri

 

I finti rifugiati si dichiarano gay per non venire espulsi

In Germania ed Italia va per la maggiore un nuovo escamotage, pare suggerito dall’UNHCR

 

Poco ma sicuro che la stessa cosa accade anche nella Svizzera paese del Bengodi per i migranti economici

Che la Svizzera sia il Paese del Bengodi per migranti economici che non scappano da nessuna guerra, non lo scopriamo oggi. Con l’arrivo della liblab Karin Keller Sutter (KKS), che ha sostituito la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga alla testa del Dipartimento federale di Giustizia, la musica non è cambiata. Il malandazzo prosegue. I finti rifugiati vengono infatti autorizzati a trascorrere le vacanze in patria. Proprio in quella patria in cui sostengono di essere perseguitati.

Vacanze in patria

Lo scorso dicembre il parlamento federale, in un (sempre più raro) sprazzo di lucidità, decise che i rifugiati non devono poter rientrare al natìo paesello: del resto, se lo fanno, dimostrano di non essere perseguitati.  Capita però che il Dipartimento “KKS”, come segnalato su queste colonne le scorse settimane, tramite ordinanza abbia pensato bene di prevedere una sfilza di eccezioni al divieto. Non solo per motivi gravi (come parenti stretti in punto di morte) ma anche per questioni assai più frivole: ad esempio matrimoni di parenti. Con la possibilità di restare nel paese d’origine fino ad un mese.

Diteci voi se tornare per un mese in patria adducendo la scusa di un matrimonio non significa ad andarci in vacanza!

La Germania espelle

Nel frattempo, anche la Germania del “devono entrare tutti” ha pensato bene di cominciare con i rimpatri di profughi farlocchi, naturalmente passando l’acqua bassa. In media nei primi mesi dell’anno corrente ha rimandato a casa loro 60 migranti al giorno. In questa operazione è però emerso un ostacolo molto particolare: sempre più finti rifugiati si dichiarano omosessuali per non essere espulsi, asserendo di provenire da paesi in cui i gay sono perseguitati.

Il nuovo trucchetto

Sulla veridicità di simili outing si potrebbe disquisire a lungo. E il problema non è solo tedesco. E’ esploso anche nel Belpaese. Il quotidiano Il Giornale ne ha scritto in questi giorni.

I migranti economici, per fingersi in pericolo, si inventano delle biografie farlocche. Le storie raccontate, come riferiscono gli addetti ai lavori, si assomigliano tutte. Evidentemente attingono da un medesimo copione.

E anche in Italia, scrive il Giornale, c’è stato un autentico boom di asilanti che si dichiarano omosessuali e perseguitati in patria per questo motivo. Pare addirittura che a suggerire l’escamotage sui gusti sessuali sia nientemeno che l’agenzia dell’ONU per i rifugiati (UNHCR)! La tesi è verosimile: il bidONU è da tempo ostaggio della casta immigrazionista. E’ urgente che la Svizzera esca da questi organismi internazionali del piffero!

Ci sarebbero addirittura migranti che, per dare maggior peso ai propri “outing” di comodo, appena arrivati nel Belpaese corrono ad iscriversi all’Arcigay.

Italia: interviene la Lega

La situazione non è passata inosservata alla Lega (italiana), che vuole vederci chiaro ed annuncia interrogazioni parlamentari. Obiettivo: scoprire il numero degli asilanti che si sono dichiarati omosessuali al momento di presentarela domanda di protezione. “Vogliamo sapere quante sono le richieste accolte per tale motivo e se sono state fatte delle verifiche sulla fondatezza di queste dichiarazioni”,ha spiegato il parlamentare Paolo Lombardo al Giornale.

E’ evidente che il tema, così come in Germania ed in Italia, si pone anche alle nostre latitudini. Altrettanto evidente è che anche la Lega dei Ticinesi intende vederci chiaro.

Abusi pacchiani

Naturalmente, sappiamo benissimo che alla scontata domanda: “quali verifiche sono state fatte sull’autenticità degli outing dei migranti”? Non ci sarà alcuna risposta. Poco ma sicuro che non ne è stata svolta nessuna. Inutile dire che i politikamente korretti si metteranno a strillare come aquile davanti alla prospettiva di accertare una cosa del genere, invocando violazioni fasciste della sfera intima. Chi è il delinquente che oserebbe mettere in dubbio un “outing”?

La questione potrebbe sembrare da barzelletta. Purtroppo è seria. Perché c’è come il vago sospetto che – ancora una volta – stiamo spalancando le porte ad abusi pacchiani.

Un esempio

Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, è notizia recente che in quel di Viterbo lo scorso primo giugno un finto rifugiato pakistano ha aggredito sessualmente due ragazze di 11 e 13 anni. Il porco in questione ha ottenuto l’asilo in Italia sostenendo di essere omosessuale e quindi di temere per la propria vita nel paese d’origine. Apperò…

Lorenzo Quadri

E basta con questa menata della buona collaborazione!

Disdetta della Convenzione del 1974 sui ristorni dei frontalieri: la decisione slitta

 

La fine del mese di giugno si avvicina, e con essa il termine per il versamento annuale dei ristorni dei frontalieri al Belpaese, che ormai sono lievitati a 84 milioni di Fr.

Non ci vuole molta fantasia per immaginare che anche questa volta gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$$ in governicchio pagheranno senza un cip.

Non se ne viene ad una

I ristorni dipendono dall’ormai famosa Convenzione del 1974 con il Belpaese. Sono anni che la politica la mena con questo trattato. Ma senza mai venirne ad una. Al proposito, durante la sessione appena terminata, il Consiglio nazionale avrebbe dovuto votare una mozione di chi scrive, in cui viene di nuovo chiesta la disdetta di tale Convenzione. Ciò anche in considerazione della totale mancanza di progressi sul fronte del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri.

Solo che, ma tu guarda i casi della vita, l’oggetto è stato rinviato per mancanza di tempo. Sarebbe stato interessante vedere il voto dei liblab, dato che, come ben sappiamo, poco prima delle elezioni cantonali il gruppo PLR in Gran Consiglio ha acceso la Xerox e presentato una mozione (fotocopiata dalle posizioni leghiste) con la richiesta al governicchio cantonale di attivarsi a Berna per ottenere la disdetta della famosa Convenzione.

Presupposti caduti

Detta Convenzione da tempo non ha più ragione di essere. I presupposti che portarono alla sua sottoscrizione sono venuti a cadere. I ristorni erano il prezzo da pagare per il riconoscimento del segreto bancario svizzero da parte dell’Italia. Ma il segreto bancario dei clienti esteri della piazza finanziaria è stato smantellato. In Ticino questo ha provocato un disastro occupazionale. Nelle banche e nelle fiduciarie sono andate perse migliaia di posti di lavoro, naturalmente senza che nessun sindacato abbia avuto da dire alcunché.

Inoltre nel 1974 non c’era la libera circolazione delle persone. Ed infatti le convenzioni sui ristorni sottoscritte dopo l’entrata in vigore degli accordi bilaterali, ad esempio quella con l’Austria, prevedono dei versamenti chiaramente inferiori rispetto al 38.8% delle imposte alla fonte dei frontalieri contemplato nel vetusto accordo con l’Italia.

Intanto il Lussemburgo…

Nel frattempo i ristorni in partenza dal Ticino sono lievitati ad 84 milioni di Fr all’anno a seguito del continuo aumento dei frontalieri provocato dalla libera circolazione delle persone. La preferenza indigena light votata dal  parlamento federale, come previsto, si è dimostrata del tutto inutile.

Ed inoltre, è pure il caso di ricordare che il Lussemburgo non versa ristorni alla Francia e alla Germania per i “suoi” frontalieri, poiché applica in modo restrittivo la direttiva OCSE secondo cui il reddito da lavoro viene tassato dal paese in cui viene conseguito. Non si capisce perché anche la Svizzera non dovrebbe poter fare la stessa cosa, e si ostini invece ad essere campionessa di generosità. Ovviamente senza mai venire ricambiata.

Sempre meno nuovo

Il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri diventa nel frattempo sempre meno nuovo. Già nel 2015 la sua entrata in vigore venne indicata come imminente dall’allora ministra delle finanze, Eveline Widmer Schlumpf. Costei aveva annunciato misure unilaterali da parte svizzera nel caso l’Italia si fosse mostrata renitente. Inutile dire che di misure unilaterali non se ne sono viste.

L’accordo in questione è in effetti morto e sepolto. Nessuno dei governi italiani che si sono succeduti negli ultimi 4 anni lo ha mai voluto sottoscrivere. Perché nessuno vuole aumentare la pressione fiscale sui frontalieri. I quali sono tuttavia, allo stato attuale, dei privilegiati fiscali rispetto agli italiani che vivono e lavorano in Italia.

Lo stesso concetto – “non vogliamo aumentare le imposte ai frontalieri” – è stato di recente ribadito dal ministro dell’interno italiano Matteo Salvini.

E’ già estate

Ad inizio anno il capo del Dipartimento federale affari esteri, il PLR Ignazio Cassis,  ha incontrato a Lugano il suo omologo italiano Moavero. Il quale ha promesso che entro la primavera il suo governo avrebbe preso posizione sull’ accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Nel frattempo è arrivata l’ estate, ma di prese di posizione neanche l’ombra.

E’ evidente che a questo punto gli scenari possibili sono solo due: o la Confederazione denuncia la Convenzione del 1974, oppure il governo ticinese torna a bloccare il versamento dei ristorni. In caso contrario non cambierà nulla.

Collaborazione a senso unico

Dopo anni in cui molti cani sono stati menati per molte aie, è indecente sentire il  Consiglio federale ed i suoi burocrati che ancora si sciacquano la bocca con i buoni rapporti con l’Italia. Naturalmente sempre e solo a senso unico.

Emblematico il caso della chiusura notturna dei valichi secondari. La Svizzera rinuncia ad applicare una decisione che il parlamento ha preso a tutela della sicurezza del Ticino in generale e del Mendrisiotto in particolare; e questo in nome dei buoni rapporti. Ma intanto l’Italia apre e chiude valichi come più le aggrada, senza dire niente a nessuno.

Inutile dire che sul blocco dei ristorni, come pure sulla disdetta della Convenzione del 1974 attediamo la partitocrazia al varco. PLR in primis.

Lorenzo Quadri

 

 

La sfida è tra chi difende la Svizzera e chi la svende

Elezioni federali: non facciamoci distrarre da diversivi come il populismo climatico

 

Nel corso della prossima legislatura federale, si prenderanno decisioni della massima importanza per il futuro della Svizzera. Sarà infatti nei prossimi quattro anni che verrà stabilito se il nostro Paese continuerà ad esistere come uno Stato indipendente e sovrano, o se invece diventerà una semplice colonia della fallita UE. Il che significherebbe ridurre il Ticino, per osmosi, a provincia lombarda depressa. Con stipendi e tassi di disoccupazione italiani ma costi della vita svizzeri.

Accordo quadro

L’accordo quadro istituzionale ci trasformerebbe in un baliaggio di Bruxelles. Eppure, tutti i partiti del triciclo PLR-PPD-P$$ bramano di sottoscriverlo. Le eccezioni che vengono sollevate ora – come pure i temporeggiamenti del governicchio federale – sono solo degli specchietti per le allodole in vista delle elezioni di ottobre. Dopodiché: passata la festa, gabbato lo santo.

Soldatini

Le grandi aziende, tramite il loro megafono Economiesuisse, schiacciano gli ordini al PLR, che prontamente esegue. Ed infatti l’ex partitone è quello che ha più fretta di firmare l’accordo quadro. Lo ha addirittura definito l’ “accordo della ragione” (?).

La $inistra spalancatrice di frontiere, da parte sua, vorrebbe addirittura l’adesione della Svizzera all’UE.

La posizione dei Ticinesi

Quindi:

  • Il futuro della Svizzera dipende da come deciderà di rapportarsi con l’UE;
  • Le scelte fondamentali verranno compiute a Berna nel prossimo quadriennio.

La larga maggioranza della popolazione ticinese al proposito ha sempre avuto le idee chiare. Ed infatti ha sempre votato NO alla svendita della Svizzera a Bruxelles e NO alla libera circolazione delle persone.

Chi porta avanti queste posizioni a livello federale? Solo la Lega e l’Udc! Quindi, altro che continuare a blaterare di “destra” e “$inistra”. La contrapposizione oggi è tra sovranisti e spalancatori di frontiere. Tra chi vuole una Svizzera libera, indipendente e padrona in casa propria e chi invece vuole sottomettersi a Bruxelles invocando presunti – ma proprio solo presunti – vantaggi economici; oltretutto a beneficio di pochi (i soliti).

Nel primo gruppo ci sono Lega e Udc. Nel secondo, il triciclo PLR-PPD-P$$ più partitini al seguito (cominciando dai Verdi, tornati ad essere, dopo la parentesi “savoiarda”, gli utili idioti del P$).

Il rischio

Visto che la popolazione ticinese ha sempre votato contro l’UE, sarebbe il colmo se in ottobre mandasse a Berna… più camerieri di Bruxelles!

Eppure il rischio che corriamo è proprio questo.

Il Ticino non può in nessun caso permettersi di continuare ad essere rappresentato, nella Camera dei Cantoni, da due turboeuropeisti come l’eurosenatore a vita Pippo Lombardi (PPD) e l’aspirante Giovanni Merlini, PLR, sfegatato sostenitore dello sconcio accordo quadro.

Il 100% dei rappresentanti del nostro Cantone al Consiglio degli Stati che vota contro la volontà dei ticinesi? Che razza di delegazione sarebbe?

Scollati dalla realtà

Ed il Ticino non può nemmeno permettersi di trovarsi al Consiglio nazionale con un numero di euroturbo superiore a quello attuale. Sarebbe una catastrofe. Ma potrebbe accadere. Lega-Udc potrebbero perdere uno dei loro tre seggi a vantaggio… dell’ammucchiata ro$$overde: quella che vuole l’adesione alla fallita UE! Un simile scenario equivarrebbe a ritrovarsi a Berna con una Deputazione ticinese completamente scollata dalla popolazione. E non su questioni marginali. Proprio sui temi fondamentali per il futuro del Ticino e della Svizzera. Questo non deve accadere. E’ dunque importante 1) che al Nazionale Lega ed Udc mantengano le posizioni, e 2) che il seggio liberato dal PLR Abate agli Stati vada ad un “sovranista”!

Votare Lega

Per questo, chi crede in una Svizzera indipendente deve mobilitarsi ed andare a votare per chi a Berna rappresenta questa posizione: ovvero l’alleanza Lega-Udc.

Senza lasciarsi distrarre da diversivi quali il populismo climatico.  Il populismo climatico serve infatti solo a spostare l’attenzione degli elettori dal vero tema, che è quello europeo, per tirare l’acqua al mulino della cricca ro$$overde. E quindi alle sue politiche di rottamazione della Svizzera. Politiche che la $inistra peraltro condivide, in gran parte, con PLR e PPDog. Ed è per questo motivo che la stampa di regime, a partire dalla Pravda di Comano, continua a montare la panna sul populismo climatico. Ma le vere sfide del Ticino e della Svizzera sono ben altre!

Chi vota il populismo climatico non vota per l’ambiente, se non in misura minima. Vota per l’immigrazione incontrollata, per le frontiere spalancate, per l’accordo quadro, per l’adesione all’UE. Non dimentichiamocelo mai!

Lorenzo Quadri

Ancora ricatti da Bruxelles! Intanto noi facciamo i regali

L’eurocrate ci minaccia: “svizzerotti, adesso vi togliamo l’equivalenza borsistica”

Partitocrazia e Consiglio federale, sveglia! Azzerare immediatamente il contributo di coesione da 1.3 miliardi!

Ma nooo! Ma chi l’avrebbe mai detto! Il compianto Flavio Maspoli, di cui ricorre in queste settimane il dodicesimo anniversario della scomparsa, avrebbe commentato: “Wie immer, wie gewöhnlinch”. Ormai non passa un giorno senza che i funzionarietti della fallita UE si producano in un qualche attacco alla Svizzera. Obiettivo: mettere sotto pressione i pavidi politicanti bernesi, asserviti ai “poteri forti”, affinché firmino lo sconcio accordo quadro istituzionale.

Fretta sospetta

Questi eurocrati dovrebbero ricordarsi che hanno già le valigie in mano. Nel giro di qualche mese, nessuno di loro avrà più la seggiola sotto il tafanario. Sicché, giò do dida! E noi dovremmo prendere ordini da balivi in scadenza, anzi già scaduti?

Inoltre, domandina facile-facile: se, come il triciclo tenta di far credere al popolazzo tramite lavaggio del cervello permanente concertato con la stampa di regime, lo sconcio accordo quadro fosse una “benedizione per la Svizzera”, perché mai i funzionarietti di Bruxelles avrebbero tutta questa fretta di firmare? E’ evidente che questo accordo è invece nell’interesse dell’UE, dato che le permetterà di dettare legge in casa nostra. Nel senso letterale del termine.

 Accordo della ragione?

Però i liblab, agli ordini dei manager stranieri di Economiesuisse, da mesi starnazzano che bisogna firmare subito l’improponibile trattato coloniale, senza se né ma, perché si tratta – parola dell’ex partitone – dell’ “accordo della ragione”! Hai capito questi plr? Si sta svendendo la Svizzera e loro cianciano di “accordo della ragione”! Del resto, il grande burattinaio dell’ex partitone Fulvio Pelli andava in giro a dire che, grazie alla libera circolazione delle persone, i nostri giovani avrebbero potuto lavorare a Milano. Per cui…

Cavoli A-Maros

Si ricorderà che la settimana scorsa il presidente non astemio della commissione UE Jean-Claude “Grappino” Juncker pretendeva di mettere via senza prete, in un paio di giorni, le richieste di ulteriori spiegazioni del governicchio federale sull’accordo quadro. Naturalmente, il Consiglio federale ha posto domande su questioni secondarie. Perché sulla ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto comunitario, come pure sui giudici stranieri (della Corte di giustizia europea) che ci imporrebbero leggi straniere, a Berna sono perfettamente in chiaro: hanno già accettato tutto!Chinati a 90 gradi!

Adesso è il turno di tale Maros Sefcocic (Sefco chi?), vicepresidente della Commissione UE, di ricattare gli svizzerotti: a partire dal primo di luglio alla Confederella non sarà più riconosciuta l’equivalenza borsistica. Uhhh, che pagüüüraaa! Questo perché, secondo il Maros, “sull’accordo quadro non si progredisce” e “manca la volontà politica”. L’ultima affermazione è una boiata. La volontà politica, nel senso della volontà dei politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$, c’è eccome. Lor$ignori smaniano per abbassare le braghe fin sotto alle caviglie. E’ la volontà dei cittadini a mancare. E le elezioni federali sono vicine…

La casta contro i cittadini

Infatti, a mettere i bastoni fra le ruote alle mire di conquista dei burocrati di Bruxelles è ancora una volta il popolazzo elvetico; quello che vota sbagliato e dunque va ridotto al silenzio. L’ostacolo è la deplorevole democrazia diretta o semidiretta svizzera, che Bruxelles odia e cerca di eliminare, con un obiettivo chiaro: instaurare la dittatura internazionale della casta. Ed è infatti esattamente questo che intende fare l’UE con lo sconcio accordo quadro istituzionale: rottamare i diritti popolari in casa nostra.

Bella “lubrificazione”!

Da Bruxelles dunque continuano i ricatti al nostro indirizzo. Eccoli qua, i risultati del regalo da 1.3 miliardi di Fr che il triciclo vuole versare senza alcun obbligo né contropartita, ma solo “per oliare” (Eurosenatore a vita Pippo Lombardi dixit). Bella lubrificazione, non c’è che dire!

Ci pare inoltre di ricordare che il parlamenticchio federale, per non perdere completamente la faccia davanti ai cittadini, avesse dichiarato che la marchetta miliardaria sarebbe stata versata solo se l’UE non ci avesse discriminati. Adesso arriva la discriminazione. Però nessun esponente della partitocrazia parla di annullare il regalo.Chissà come mai, eh?

Stop regali!

Bruxelles pretende un “segnale chiaro” dalla Svizzera? Bene, inviamoglielo: azzeramento immediato del contributo di coesione e njet allo sconcio accordo quadro!

Mandiamo finalmente affan… questi eurocrati ed i loro camerieri di Berna! Quali ulteriori conferme ci servono ancora che questa foffa non considera affatto la Svizzera come un partner da trattare alla pari, bensì come una colonia a cui schiacciare gli ordini?

Come già detto: altro che via “bilaterale”. Quella che percorreremmo con l’accordo quadro è la via della sudditanza!

A proposito: il 30 giugno non scade solo l’equivalenza borsistica. Scade anche il termine per il versamento dei ristorni dei frontalieri. A buon intenditor…

#votalegaoleuropatifrega

 

Lorenzo Quadri

Disoccupati di Campione: più soldi ora di quando lavoravano

Non solo ricevono le rendite di disoccupazione senza aver mai versato i contributi, ma…

Prosegue la telenovela di Campione d’Italia! Come noto, a seguito del “grounding” del Casinò e del Comune stesso, gli ex dipendenti che risiedono in Ticino hanno diritto alle indennità di disoccupazione elvetiche. Questo malgrado non abbiano mai versato i relativi contributi. Gli ex dipendenti “campionesi” residenti in Ticino sono per circa due terzi permessi B. In taluni di questi casi, oltretutto, c’è il sospetto che si tratti di permessi ottenuti tramite domicilio farlocco.

Ancora “prima gli altri”?

Da notare che negli anni scorsi, e meglio con la riforma del 2012, le indennità di disoccupazione degli svizzeri che lavora(va)no in Svizzera sono state pesantemente ridotte per motivi di risparmio (NB: la Lega si era opposta ai tagli).

Quindi: sui disoccupati svizzeri, che hanno sempre pagato i contributi, bisogna tagliare perché “gh’è mia da danée”. Per gli italiani con permesso B che lavoravano a Campione, e che i contributi non li hanno mai pagati, invece, i soldi ci sono. Ancora una volta, gli altri vengono sempre prima…

Tanto per mettere la ciliegina sulla torta, i dipendenti italiani “campionesi” non pagano nemmeno i premi di cassa malati, perché li salda la regione Lombardia al loro posto. Solo dopo il fallimento del Casinò il DSS ha inviato una circolare ai residenti in Ticino indicando che si devono affiliare ad un assicuratore elvetico.

Disoccupazioni “d’oro”?

Adesso alla surreale vicenda si aggiunge una nuova puntata. Che, se confermata, farebbe girare le scatole ad elica.

Risulta infatti che, a seguito della particolare composizione degli stipendi degli ex dipendenti del casinò e della pubblica amministrazione dell’enclave, la rendita di disoccupazione svizzera ottenuta (calcolata sull’80% dello stipendio lordo) potrebbe risultare uguale, o addirittura superiore, alla paga percepita quando costoro lavoravano.

Questo perché lo stipendio di un ex dipendente di Campione (Casinò o Comune) risulta essere composto da varie voci (tabellare italiano, assegno exclave mirato a compensare il diverso costo della vita tra Svizzera ed Italia, assegno ad personam), che vengono trattate fiscalmente in modo diverso (imposte prelevate ex ante). Un salario netto di – ad esempio – 6000 Fr corrisponde di conseguenza ad un lordo di  8000 Fr o più. Il risultato è che, con l’80% del lordo, il disoccupato di Campione potrebbe incassare la stessa somma, o addirittura una somma superiore, di quando lavorava. Per contro, il disoccupato ticinese che lavorava in Ticino, entrando in disoccupazione, deve mettere in conto una diminuzione dei propri introiti.

In altre parole, il disoccupato ex dipendente di Campione (Casinò o Comune) ottiene la rendita di disoccupazione svizzera senza aver mai versato i contributi, ed inoltre risulterebbe chiaramente avvantaggiato, a parità di salario precedente, rispetto al disoccupato ticinese che lavora(va) in Ticino.

Le domandine

Al proposito il Consiglio federale, interpellato da chi scrive, dovrà rispondere ad un paio di domandine facili-facili, presentate lunedì con atto parlamentare. Ovvero:

  • Quanti sono attualmente i disoccupati del Casinò o del Comune di Campione a beneficio delle indennità di disoccupazione svizzere?
  • Corrisponde al vero che questi disoccupati “campionesi”, a seguito della particolare composizione degli stipendi nell’enclave, potrebbero guadagnare la stessa cifra di quando lavoravano, o addirittura una somma superiore?
  • Se sì, come intende il CF correggere questa distorsione, essendo già aberrante che i disoccupati “campionesi” ottengano le rendite di disoccupazione senza aver mai versato contributi?
  • In che modo nel calcolo delle rendite di disoccupazione degli ex dipendenti di Campione (Casinò o Comune) si è tenuto conto della particolare composizione e del diverso trattamento fiscale degli stipendi di questi ultimi rispetto alle modalità elvetiche?

I debiti

Non è finita. Sempre lunedì il ministro degli esteri italosvizzero Ignazio Cassis, PLR, ha dichiarato che i debiti per oltre 5 milioni di franchetti che Campione d’Italia ha cumulato – e tuttora cumula: vedi le prestazioni che vengono erogate “per solidarietà” – nei confronti di vari enti pubblici ticinesi non possono essere dedotti dai ristorni dei frontalieri (“sa po’ mia!”), ma devono venire saldati dal Belpaese. Questo perché si tratta di due dossier separati.

Campa cavallo che l’erba cresce!

E’ evidente anche al Gigi di Viganello che, se aspettiamo che la vicina Repubblica paghi il conto, possiamo attendere un pezzo. I soldi non li vedremo mai.
Sarà anche vero che “Campione” e “ristorni” sono due dossier separati. Ma, se continuiamo a farci ingabbiare in questioni procedurali – come sotto sotto sperano i vicini a sud – resteremo sempre infinocchiati alla grande!
Un motivo in più per bloccare il versamento dei ristorni dei frontalieri. La fine di giugno si avvicina!

Anche perché: fino a quando i vicini a sud pensano che saremo disposti ed erogare prestazioni a Campione d’Italia per solidarietà, “gratis et amore dei”?

Lorenzo Quadri

 

I vicini a Sud pretendono di schiacciarci gli ordini!

Valichi secondari: il triciclo in Consiglio nazionale li vuole sempre spalancati. Ed il PLR…

 

Ancora una volta, i politicanti d’Oltreramina in costante fregola di visibilità mediatica pretendono di venirci a schiacciare gli ordini. Starnazzano, fanno la voce grossa, e ci accusano di creare “ostacoli alla libera circolazione delle persone e delle merci” (concetti, questi ultimi, che naturalmente nel Belpaese evocano solo quando fa comodo a loro).

 Traffico notturno

La scorsa settimana abbiamo sentito le pressioni, indebite pressioni, contro il divieto di traffico pesante notturno e festivo in vigore dalle nostre parti. Queste limitazioni, peraltro concordate con l’UE, causerebbero “disagi” (accumuli di camion) in quel di Como.

Ovviamente, i vicini a sud pretendono che, per farli contenti, la Svizzera spalanchi le frontiere ai bisonti della strada esteri anche nei giorni festivi e negli orari notturni. Poco ma sicuro che la richiesta verrà puntualmente portata a Bruxelles. E, in caso di sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale, gli eurofunzionarietti ci ingiungeranno di abolire le nostre limitazioni al transito di mezzi pesanti. E i camerieri bernesi dell’UE… giù le braghe ad altezza caviglia!

Da notare che a sostenere l’accordo quadro coloniale con l’UE ci sono pure i sedicenti ambientalisti. Alla faccia!

 Valichi secondari

Adesso torna alla ribalta la chiusura notturna dei valichi secondari. La mozione Pantani è ancora in vigore. Il Consiglio degli Stati ha infatti rifiutato di archiviarla. La decisione ha riattizzato i politicanti italici.  Costoro si sono subito messi a sbraitare di un presunto “attacco ai frontalieri” (?). Solo che i frontalieri non c’entrano un tubo, trattandosi di chiusura voluta per fermare i delinquenti.

Ad agitarsi è in particolare tale senatore PD Alessandro Alfieri (Alessandro chi?). Costui avrebbe addirittura presentato una mozione chiedendo l’intervento di Salvini contro gli svizzerotti. Ce lo immaginiamo proprio, il buon Salvini, andare in giro a dire che bisogna spalancare le frontiere…

Ma loro “possono”…

Comunque, se i vicini a sud insistono con la loro “shitstorm” (=tempesta di cacca) contro il Ticino, i valichi li potremmo chiudere non solo di notte, ma anche di giorno. Così almeno nel Belpaese strillerebbero per qualcosa.

E poi: com’è che gli italiani possono chiudere ed aprire le frontiere come più gli aggrada –  vedi quella di Maslianico/Pizzamiglio che da qualche tempo viene sbarrata di notte – mentre noi dovremmo invece tenerle spalancate… per fare contenti i politicanti peninsulari?

E com’è che se gli italiani chiudono le frontiere “l’è tüt a posct”, mentre se lo facciamo noi violiamo Schengen (uhhh, che pagüüüraaa!)?

Chiudere tutto

Morale della favola: tutti i valichi secondari vanno chiusi di notte. Non solo i tre rimasti chiusi in prova per sei mesi tra l’aprile e l’ottobre del 2017, e poi riaperti “come se niente fudesse”. L’utilità della chiusura notturna è evidente. Ladri e scassinatori non possono entrare ed uscire dal Ticino in macchina se si trovano davanti una barriera. Ed è evidente che le rapine alle stazioni di servizio, come pure i colpi “con scoppio” ai bancomat, vengono messi a segno da criminali stranieri muniti di automobile. Sicché, la fregnaccia politically correct della misura che “non serve”, sia i burocrati federali che i vicini a sud la vanno a raccontare a qualcun altro. La misura serve eccome. Solo che “crea problemi diplomatici”. E quindi i bernesi, come al solito, calano le braghe!

Pazienza agli sgoccioli

Quindi i vicini a sud, invece di pretendere di mettere il becco nelle nostre decisioni, che comincino ad approvare il nuovo accordo sulla fiscalità di frontalieri.
A proposito, fine giugno è alle porte: e noi dovremmo continuare a versare i ristorni – 84 milioni! –  a chi pretende di comandare in casa nostra? Ma col fischio!

E visto inoltre che continuiamo ad erogare a Campione d’Italia prestazioni “per solidarietà”, che mai ci verranno pagate (se aspettiamo che il Belpaese saldi i debiti, aspettiamo un pezzo…), davanti a certe sparate antisvizzere in arrivo dallo Stivale potrebbe anche “scapparci la poesia”. Perché di essere solidali con gente che poi non perde occasione per prenderci a pesci in faccia, cominciamo anche ad averne piene le scuffie.

Il triciclo in Nazionale

Se il Consiglio degli Stati ha deciso di non archiviare la mozione Pantani, la stessa cosa non l’ha invece fatta il Consiglio nazionale. Il che è sorprendente: la Camera dei Cantoni, in cui $inistrati ed uregiatti sono clamorosamente sovrarappresentati, è un parlamento politikamente korretto ed eurolecchino quant’altri mai. Eppure ha fatto meglio della Camera del popolo.

Martedì infatti il Nazionale ha deciso di archiviare la mozione Pantani per 113 voti a 67. I no all’archiviazione sono venuti praticamente solo dal gruppo Udc-Lega, con l’aggiunta di 4 PPD (tra cui i due ticinesi). Per contro, il PLR ha votato all’unanimità per l’archiviazione, compresi i due esponenti ticinesi. Idem, ma era contato, la $inistra.

Il PLR, dunque, vuole le frontiere spalancate giorno e notte. A manina con i kompagni.

Non ci sono più scuse!

Comunque, indipendentemente dalla votazione del Consiglio nazionale, la mozione per la chiusura notturna dei valichi secondari resta in vigore, essendo stata approvata dagli Stati.

Ciò significa che il governicchio federale deve – finalmente – attuarla. E che non ci si venga a propinare per l’ennesima volta la “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) dei buoni rapporti con il Belpaese. Perché questi rapporti sono, come al solito, a senso unico. Dovrebbe semmai essere la vicina Repubblica a cominciare a preoccuparsi di andare d’accordo con noi. Non sempre e solo il contrario!

Lorenzo Quadri

Svizzera: le aquile ed i merli nella nazionale (?) multikulti

Calcio: Xhaka ci ricasca, come mai è ancora capitano? Intanto l’ASF ronfa della grossa

Il capitano della nazionale (è ancora da capire di quale nazione) Granit Xhaka è tornato ad esultare con il “gesto dell’aquila”, simbolo nazionalista della grande Albania, dopo le polemiche sollevate ai mondiali dello scorso anno.

D’accordo, questa volta il “fattaccio” è avvenuto a Pristina durante una partita benefica in cui Xhaka giocava con la maglia dell’Arsenal. Ma sta di fatto che ci è ricascato. Malgrado le promesse fatte. Non ancora contento, il diretto interessato ha pensato bene di sottolineare il proprio gesto di esultanza tramite i “social”.

Ecco un’ulteriore dimostrazione, semmai ce ne fosse ancora bisogno, di quanto si sente svizzero il capitano della nazionale “svizzera”. Ovvero proprio per niente. E non è il solo, in quella compagine, a trovarsi in tale condizione.

Anche nell’esercito

I volatili a due teste, peraltro, non compaiono unicamente sui campi di calcio. Sempre più spesso fanno capolino anche nel nostro esercito. Vedi le foto di militi che posano con bandiere “a tema”, mentre indossano la tenuta dell’esercito svizzero. E qualcuno ha ancora il coraggio di negare che esista un problema di integrazione?

Troppi svizzeri naturalizzati, in arrivo da altre culture, ad onta del passaporto rosso non si sentono per nulla legati al nostro paese. Ecco i frutti delle naturalizzazioni facili volute e difese dal triciclo PLR-PPD-P$$.

 La contrapposizione

Lo scontro tra valori, per usare una parola grossa, è evidente. A quelli dell’aquila bicipite viene insegnato l’orgoglio per le proprie origini. A noi invece la casta multikulti e gli intellettualini da tre e una cicca inculcano fin dalla più tenera età il disprezzo per la patria. Vedi il lavaggio del cervello sugli svizzerotti “chiusi e gretti che devono aprirsi”.  Vedi la trasformazione del termine “patriota” in un sinonimo di “razzista”. Vedi le domande nelle verifiche di geografia delle scuole medie su quanto sono importanti gli stranieri per il Ticino. E gli esempi potrebbero continuare ad oltranza.

Si attende la reazione energica (?)

E’ di solare evidenza che chi, come è il caso di Xhaka, esulta con le aquile e si emoziona solo quando c’è di mezzo il suo paese d’origine, in nessun caso può vestire la fascia di capitano della nazionale svizzera. Anzi: nemmeno dovrebbe far parte della nazionale svizzera. Altrove sarebbe già stato congedato. Che vada a giocare per una nazionale balcanica.

“Ovviamente” si attende l’energica reazione dell’Associazione svizzera di football (ASF) all’ultima alzata d’ingegno del capitano presunto svizzero. Altrettanto ovviamente, da tale gremio flaccido e multikulti non arriverà un bel niente. Lo scorso anno l’allora segretario generale Alex Miescher ebbe il coraggio di parlare chiaro sui calciatori con passaporto multiplo e che esultano con le aquile. Risultato: diede le dimissioni, ovvero venne cacciato con infamia, dopo essere stato pitturato dalla stampa di regime come il “mostro” di turno. Per cui…

Inoltre: avanti di questo passo, a furia di accogliere in nazionale giocatori non integrati, prima o poi si pretenderà di togliere anche la croce svizzera dalle maglie per non “offendere la sensibilità” di qualche strapagato pallonaro islamista.

Disinteresse e fastidio

E’ tragico che i vertici dell’ASF, imbesuiti dal politikamente korretto, non si rendano conto che le esultanze con l’aquila portano tanti cittadini elvetici a disaffezionarsi da una nazionale che di svizzero ha ormai solo il nome. A disaffezionarsi, o addirittura a provare fastidio. E quindi non gli importa più se vince o se perde.

Ci deve essere una differenza tra un club di giocatori in arrivo dai quattro angoli del globo denominato “Svizzera” ed una nazionale elvetica. E’ ora di abbandonare il primo per tornare alla seconda.  Si vince (ancora) di meno? Ce ne faremo una ragione. Tanto (come abbiamo visto lo scorso anno) nemmeno l’attuale club svizzera, farcito di giovanotti che esultano con le aquile, va poi molto lontano. Ma almeno torneremo ad avere una nazionale per cui fare il tifo.

Lorenzo Quadri

 

 

Ristorni: braghe calate anche quest’anno?

Settimana prossima scade il termine per il versamento annuale al Belpaese

 

Oggi è il 23 giugno. Tra qualche giorno il Consiglio di Stato dovrà decidere, come ogni anno, sul versamento dei ristorni al Belpaese. I ristorni, lo ricordiamo, sono lievitati ad 84 milioni, dato che i frontalieri continuano ad aumentare (com’era già la storiella dell’ “immigrazione sotto controllo”?). 84 milioni all’anno in dieci anni fanno 840 milioni, ossia quasi un miliardo!

La posizione dei due leghisti in CdS a sostegno del blocco dei ristorni è nota da anni. Altrettanto noto è che da anni gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$$ in governicchio fanno muro per versare il tesoretto. Chissà se magari il nuovo “ministro” PPD Raffaele De Rosa vorrà cambiare musica, o se invece si assisterà sempre al solito andazzo, con i vicini a sud che incassano, se la ridono a bocca larga degli svizzerotti, e poi, per tutto ringraziamento, non perdono un’occasione per prenderci a pesci in faccia? Purtroppo non serve il Mago Otelma per indovinare la risposta.

Accordo sepolto

Non stiamo qui a ripetere per l’ennesima volta il perché ed il per come la Convenzione del 1974, che prevede il versamento dei ristorni, è ormai superata dagli eventi. Quanto al nuovo (?) trattato con il Belpaese sulla fiscalità dei frontalieri:  è morto e sepolto. L’ha capito anche il Gigi di Viganello. Il ministro degli Esteri italico Moavero, in occasione dell’incontro di gennaio con il suo omologo nonché connazionale KrankenCassis, aveva promesso una presa di posizione del suo governo entro la primavera. E’ arrivata l’estate, ma di posizioni da parte dell’esecutivo della vicina Repubblica non se ne vedono. Ed intanto noi, grazie al triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, continuiamo a pagare “come se niente fudesse”?

E il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri non è certo defunto “per colpa di Salvini”. La realtà è che nessun governo italiano, di nessun colore, l’ha mai voluto sottoscrivere. Evidentemente i frontalieri, che sono dei privilegiati fiscaliin patria, tengono in scacco un Paese intero. Ne prendiamo atto.

La Convenzione

E’ poi chiaro che, malgrado le fandonie raccontate 4 anni fa dalla catastrofica ex ministra del 5% Widmer Schulmpf, i camerieri dell’UE in Consiglio federale mai si sogneranno di disdire la Convenzione del 1974, anche se essa non ha più alcuna ragione di esistere. La questione dei ristorni, per Berna, è “quantité négligeable”. Come lo sono, in generale, i disastri provocati in Ticino dalla contiguità con il Belpaese in regime di devastante libera circolazione delle persone. L’arrivo in Consiglio federale di un esponente “ticinese”, come previsto, non ha cambiato una virgola.

Pesci in faccia

Intanto i vicini a Sud, partendo dal presupposto – purtroppo finora confermato – che gli svizzerotti continueranno a versare i ristorni perché “tanto sono fessi e non si accorgono di niente”, non perdono un’occasione che sia una per sputarci in faccia. Vedi l’ultima pantomima sulla chiusura notturna dei valichi secondari. E noi come reagiamo? Colmo dell’autolesionismo, eroghiamo prestazioni gratis (ovvero pagate dal solito sfigato contribuente ticinese) a Campione d’Italia “per solidarietà”. Prestazioni che Roma mai ci rimborserà!

Se anche questa volta la maggioranza del CdS deciderà di pagare i ristorni senza fare un plissé, sarà la conferma definitiva che al di là della ramina hanno ragione: siamo fessi, quindi fanno bene ad approfittarne. Chiaramente per questa situazione sappiamo chi ringraziare. Vero, triciclo PLR-PPD-P$?

Intanto il Lussemburgo…

Infine ricordiamo che il Lussemburgo di ristorni per i frontalieri che lavorano sul proprio territorio ne versa ZERO. Questo malgrado sia uno Stato membro, addirittura fondatore, dell’UE. Noi invece, grazie ai politicanti della partitocrazia con le braghe sempre abbassate ad altezza caviglia…

Lorenzo Quadri

 

Sgravi fiscali al ceto medio: basta menare il can per l’aia!

Il tesoretto nelle casse cantonali si gonfia – urgente intervenire sui single

 

Ohibò, le finanze cantonali sono in nero, in profondo nero. Gli attivi si cumulano dal 2017. Più 80.4 milioni (invece di un deficit preventivato di 33.7) in quell’anno, più 137.2 milioni per il 2018 (quando a preventivo c’era un attivo di 7.5 milioni) mentre per i primi quattro mesi del 2019  già si registra un surplus di 73 milioni.

Detto in altri termini, nelle casse pubbliche cresce il tesoretto, mentre le tasche dei cittadini si fanno sempre più vuote.

Di conseguenza, è tempo non solo di pensare, ma anche di praticare gli sgravi fiscali dopo 15 e più anni di colpevole immobilismo. Immobilismo causato dalla partitocrazia del “tassa e spendi” ostaggio compiacente dei $inistrati. Per i kompagni, lasciare nelle tasche del solito sfigato contribuente qualche franchetto in più, non certo rubato ma frutto del suo lavoro, è un reato. Non sia mai che poi lo Stato abbia a disposizione meno soldi per mantenere stranieri o per finanziare un’amministrazione pubblica costosissima ed elefantesca che passa il tempo ad inventarsi il lavoro.

Perché le altre due ruote del triciclo sono ostaggi compiacenti? Chiaro: i tesoretti nei conti statali fanno comodo ai politicanti dei partiti storici, così da poterli distribuire (in assunzioni, appalti, acquisti, ecc) in cambio di voti.

Tabù per 15 anni

Per oltre 15 anni, dunque, il partito trasversale del tassa e spendi ha trasformato gli sgravi fiscali in un tabù. Nel frattempo la competitività fiscale ticinese è precipitata. Il rischio è quello di perdere i migliori contribuenti, che potrebbero partirsene per altri lidi. Ma anche il potere d’acquisto del ceto medio è precipitato. I premi di cassa malati in continuo aumento – negli scorsi giorni è arrivato l’annuncio della probabile ennesima stangata – sono di fatto un prelievo fiscale, visto che tutti sono obbligati a pagare. Idem il canone radioTV più caro d’Europa.

Nel giugno 2018…

Sulle aliquote delle persone giuridiche si interverrà per forza, dopo l’approvazione della riforma “fisco-sociale” federale in votazione popolare lo scorso 19 maggio. E’ chiaro che occorrerà fare in modo di avvantaggiare le imprese che assumono ticinesi.

Ma non ci si può dimenticare delle persone fisiche, specie del ceto medio e dei single.

Al proposito, nel giugno dello scorso anno (quindi non secoli fa) il triciclo PLR-PPD-P$ in Gran Consiglio ha affossato l’iniziativa parlamentare generica Canonica che chiedeva una fiscalità più equa per le persone singole, seguendo lo striminzito rapportino redatto dalla deputata PLR Natalia Ferrara, attualmente candidata al Consiglio nazionale. Solo i deputati di Lega ed Udc, ed un paio di liberali, sostennero l’iniziativa.

Colmo dei colmi, a pochi mesi di distanza, in occasione delle elezioni cantonali dello scorso aprile, gli stessi politicanti che hanno votato contro l’iniziativa Canonica hanno avuto la tolla di evocare –  a solo scopo di campagna elettorale e pensando di far fessi i votanti – gli sgravi fiscali ai “single”.

La resa dei conti

Adesso i nodi vengono al pettine. L’ammontare del tesoretto non permette più di tergiversare. Pare che prima di metà luglio potrebbe uscire il messaggio del CdS con una proposta di sgravi. Si vedrà quanti e per chi. Ma è evidente che quelli che, per farsi campagna elettorale in aprile, si sono riempiti la bocca con gli sgravi ai single ed al ceto medio, e questo dopo averli sempre avversati, non potranno tirarsi indietro.

Lorenzo Quadri