9 febbraio a Berna: comunque vada, uscirà una ciofeca!

I sabotatori renderanno necessario lanciare l’iniziativa contro la libera circolazione

“Comunque vada, sarà un successo”? No: comunque vada, sarà una ciofeca! Il tema è l’applicazione del “maledetto voto” del 9 febbraio. Come noto, il Consiglio nazionale ha partorito la cosiddetta “preferenza indigena light”, vale a dire una lozza anticostituzionale, in cui nulla figura di quanto previsto nel famoso articolo 121 a della Costituzione federale. Quale artefice dell’obbrobrio, lo ripetiamo per l’ennesima volta (repetita iuvant),  viene accreditato il consigliere nazionale dell’ex partitone Kurt Flury.

Sempre sconcio è

La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati ha invece partorito la preferenza indigena un po’ meno light; ma sempre di sconcio si tratta. La Commissione in questione aveva sul tavolo tre varianti tra cui scegliere. La prima era quella del senatore Udc Peter Föhn che proponeva una ripresa “copia-incolla” del nuovo (ormai sempre meno nuovo, ma comunque inutilizzato) articolo costituzionale 121 a nella legge. Poi, ben lontane da quanto votato dal popolo, c’erano le proposte dell’uregiatto Gerhard Pfister e quella del liblab Philipp Müller. Con la prima che era leggermente meno annacquata della seconda.

La variante più sciacquetta

Inutile dire che i senatori hanno scelto la variante più sciacquetta di tutte: perché l’obiettivo era evitare ad ogni costo frizioni con l’UE (uhhhh, che pagüüüüüraaaa!). Traduzione: ciò che fortissimamente si voleva era calare le braghe davanti all’UE  impipandosene della volontà popolare.

E la variante più sciacquetta di tutte era, ma guarda un po’, quella del PLR Müller. Ecco dunque che l’ex partitone si riconferma come il partito dell’affossamento della volontà popolare: ricordarsene alla prossime elezioni.

Il bello è che, dopo l’approvazione, da parte del triciclo PLR-PPD-P$$, del compromesso-ciofeca in Consiglio nazionale, i senatori avevano detto che ci avrebbero pensato loro a sistemare le cose. “Ga pensum nümm”! Come no! E infatti adesso siamo venuti al dunque.

Il primo dicembre

Il prossimo primo dicembre si saprà cosa avrà deciso il plenum della Camera dei Cantoni sull’applicazione del “maledetto voto”. Bisognerà poi appianare le divergenze con il Nazionale. Una cosa però è certa: poiché la proposta Föhn non ha alcuna chance di spuntarla – è avversata dal triciclo partitocratico di cui sopra – il risultato sarà o una lozza, o una lozza un po’ meno lozza. Non si tratta nemmeno di scegliere nel segno del meno peggio (cosa frequente in politica), perché qui siamo diversi gradini al di sotto del meno peggio: siamo in pieno schifìo. Questo vuol dire che qualsiasi soluzione uscirà dal parlamento federale sarà comunque inaccettabile per il Ticino. E vogliamo proprio vedere chi, tra i deputati del nostro Cantone, avrà la “lamiera” di dichiararsi soddisfatto.

Il bidone

Tanto più che qualcuno si è accorto che la “preferenza indigena” come la intende la partitocrazia federale è un bidone. Infatti l’intenzione sarebbe quella di favorire nelle assunzioni i disoccupati residenti iscritti all’URC tramite obbligo di annuncio dei posti vacanti. Solo che – ma tu guarda i casi della vita – anche i frontalieri possono iscriversi all’URC. Così come pure i cittadini UE che arrivano in Svizzera per tre mesi (prolungabili fino a sei) alla ricerca di un lavoro.

Morale della favola: l’obbligo di annunciare i posti di lavoro vacanti all’URC non basta nemmeno lontanamente a concretizzare la preferenza indigena e il principio del Prima i nostri. Bisogna invece discriminare tra chi sta in Svizzera e chi sta fuori. Questo è quanto ha deciso il popolo, e questo deve essere fatto. Piaccia o non piaccia ai balivi dell’UE ed ai loro camerieri a Berna.

Iniziativa popolare

Essendo ormai appurato che dalle Camere federali uscirà o una ciofeca massima, o una ciofeca un po’ meno massima, occorrerà fare ciò che il buon Blocher ha annunciato nelle scorse settimane, ossia lanciare un’iniziativa popolare per abolire la devastante libera circolazione delle persone. Un’iniziativa che ha concrete chance di successo in votazione popolare. Perché  il vento è cambiato, come dimostrano il voto sulla Brexit e l’elezione di Trump. L’élite spalancatrice di frontiere non ha più in mano il boccino. Si chieda dunque la partitocrazia  se non era meglio applicare la volontà della maggioranza degli svizzerotti  (“chiusi e xenofobi”) invece di sabotarla, col risultato di provocare l’attacco frontale alla libera circolazione nella sua totalità. Per gli internazionalisti beceri, un vero e proprio autogoal. Come i pifferi di montagna, andarono per suonare e furono suonati.

Lorenzo Quadri