Accordi sui frontalieri: imboscati definitivamente

I politicanti italici rinunciano a 600 milioni di entrate per paura di perdere voti 

Svegliamoci e disdiciamo la famigerata Convenzione del 1974!

Ma guarda un po’! Ecco un’altra di quelle situazioni in cui ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. Secondo il responsabile nazionale Cgil per le politiche del frontalierato, l’accordo tra la Svizzera e la Vicina Penisola sulla fiscalità dei frontalieri “non è più all’ordine del giorno della politica”  italiana, e non verrà scongelato prima della fine della legislatura (?).

Si conferma dunque lo scenario più volte annunciato su queste colonne: ossia che all’Italia in realtà l’accordo in questione non interessa affatto. Malgrado a trarne il maggior profitto, in termini economici, sarebbe proprio il Belpaese. E di gran lunga.

La bugiarda

Ma come: già nell’estate del 2014 l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, accompagnata dal suo tirapiedi De Watteville, aveva promesso alla Deputazione ticinese alle Camere federali che entro la primavera dell’anno successivo – quindi entro la primavera del 2015 – i famosi nuovi accordi  sui frontalieri sarebbero entrati in vigore. In caso contrario, il Consiglio federale avrebbe preso delle misure unilaterali nei confronti dell’Italia. In particolare, avrebbe proceduto alla disdetta della famigerata Convenzione del 1974.

Nulla di tutto questo è accaduto. Widmer Schlumpf , ancora una volta, mentiva.

“Peculiarità uniche”?

Il famoso accordo rimane dunque nel limbo, e questo a causa della massiccia attivazione della lobby dei frontalieri e dei loro politicanti di servizio, spesso e volentieri inclini all’isteria.

Questa situazione non finirà mai di stupirci. I frontalieri italiani saranno anche tanti. In totale circa 70mila, facendo il conto a livello nazionale. Mettiamo che abbiano famiglia e che la famiglia voti. Ma i votanti italiani senza legami con il frontalierato sono parecchi di più. E proprio loro dovrebbero essere i primi a trovare intollerabile il trattamento fiscale privilegiato di cui godono i frontalieri, mentre le casse pubbliche piangono. Un privilegio che nemmeno i rappresentanti dei frontalieri sono in grado di giustificare, ed infatti il massimo che sono riusciti a dire è che i frontalieri hanno delle peculiarità uniche (?). Certo che ne hanno. Ad esempio quella di pagare meno tasse e di guadagnare più dei loro connazionali.

Incassi per l’Italia

Non è mai stato perfettamente chiaro cosa comporterebbe dal punto di vista degli incassi per il Belpaese il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri parificata a quella degli altri lavoratori. Ma si parla di centinaia di milioni in più all’anno (c’è chi dice 600).  Questi soldi all’erario italico non interessano? La discriminazione dei lavoratori non frontalieri rispetto ai frontalieri non interessa?

E noi?

Detto questo, la domanda è: dobbiamo noi svizzerotti stracciarci le vesti per avere il nuovo accordo così come parafato? Esso avrebbe il vantaggio di aumentare il carico fiscale dei frontalieri, e si spera che ciò potrebbe calmierare l’effetto dumping, mettendo i frontalieri nella condizione di non poter più accettare certe paghe. Altri punti positivi, però, non se ne vedono. Infatti per le casse ticinesi il guadagno sarebbe irrisorio se non addirittura negativo poiché l’accordo presupporrebbe l’abbassamento del moltiplicatore d’imposta applicato ai frontalieri, che il Gran Consiglio ha fissato al 100% nel novembre 2014. Le Camere federali hanno deciso di lasciare al proposito autonomia ai Cantoni. I kompagnuzzi spalancatori di frontiere pretendevano invece che i balivi bernesi intervenissero d’imperio per sgravare fiscalmente i frontalieri e cancellare la decisione del parlamento ticinese. Questo tanto per chiarire chi è che vota sempre contro gli interessi di questo Cantone.

Ristorni

Aspetto da non sottovalutare: con il nuovo accordo non ci sarebbero più i ristorni e quindi nemmeno la possibilità di bloccarli. Ma il blocco dei ristorni è uno strumento che, quando è stato utilizzato – purtroppo solo una volta e per troppo poco tempo – non ha mancato di mostrare la propria efficacia.

Cambiare tattica

Non è certo per portare a casa un risultato così anoressico che si sono persi anni in trattative  con il Belpaese (chissà le grasse risate che si sono fatti gli amici a sud alle spalle dei negoziatori svizzerotti che andavano a Roma a parlare in inglese e si facevano sistematicamente infinocchiare). L’obiettivo cui il Ticino deve mirare è di ottenere dal nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri almeno l’equivalente di quanto oggi ristorna all’Italia ogni anno.

Da tale obiettivo siano però lontani anni luce, e quindi occorre cambiare tattica. Visto che la Penisola prosegue con la melina, si disdica unilateralmente la Convenzione del 1974 e non si ristorni più nemmeno un centesimo. Nelle casse cantonali entreranno ogni anno quasi 70 milioni di franchetti in più.

Lorenzo Quadri