Accordo quadro con l’UE: prima temporeggiano, poi ci fregano

Le domande di chiarimenti sono solo un pretesto per far passare le elezioni di ottobre

 

Quando si dice la presa per i fondelli! I camerieri dell’UE in Consiglio federale e la partitocrazia PLR-PPD-P$$ bramano di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE. In particolare scalpita l’ex partitone, che prende gli ordini dai manager stranieri delle grandi aziende, rappresentati da Economiesuisse.

Venerdì però, il governicchio federale ha deciso di non sottoscrivere l’accordo coloniale, ma di chiedere ulteriori chiarimenti agli eurobalivi.

Tirare a campare

Ohibò, c’è forse stato un cambio di rotta? Camerieri di Bruxelles folgorati sulla via di Damasco, un po’ come i burocrati della SECO che all’improvviso (vediamo quanto dura…) avrebbero prodotto un documento in cui affermano che la libera circolazione delle persone non è poi così importante?

Evidentemente, niente di tutto questo. Semplicemente, i sette “grandi statisti” (?)  si trovano nella necessità di tirare a campare a fino alle elezioni di ottobre. Firmare prima dell’appuntamento con le urne potrebbe avere conseguenze elettorali perniciose per il triciclo PLR-PPD-P$$. Quindi nemmeno il CF crede ai sondaggi taroccati, commissionati al solito istituto compiacente, secondo cui il 60% dei cittadini ed il 67% delle imprese sarebbero favorevoli all’accordo quadro!

Domande farlocche

E allora, avanti con gli escamotage per guadagnare tempo. Richieste di rinegoziare (alle quali da Bruxelles hanno già risposto picche in tutte le salse) e adesso pure le domande di informazioni. Domande farlocche, beninteso: perché le risposte sono già note. La direttiva UE sulla cittadinanza, in caso di sottoscrizione dello sconcio accordo quadro, ci verrebbe imposta; le misure accompagnatorie verrebbero rottamate per disposizione di Bruxelles. Idem dicasi con la partecipazione dello Stato in aziende (vedi banche cantonali, ma anche aziende elettriche), che secondo gli eurofunzionarietti turboliberisti costituisce “distorsione della concorrenza” (uella).

Come se non bastasse, qualsiasi risposta dovesse arrivare dall’UE non varrebbe la carta su cui è scritta, data la totale inaffidabilitàdel partner.

E tutto il resto?

Interessante notare che gli unici punti sollevati dal CF sono i tre di cui sopra. Sicché i camerieri dell’UE in Consiglio federale, su altre questioncelle come la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE – che segnerebbe la FINE della nostra sovranità – così come pure la sottomissione ai giudici stranieri della Corte europea di giustizia, non hanno nulla da eccepire! “L’è tüt a posct”! Avanti con la svendita del Paese!

Un piccolo assaggio di cosa succederebbe in regime di sconcio accordo quadro, l’abbiamo avuto con il Diktat disarmista. Una volta che ci si è vincolati, Bruxelles schiaccia gli ordini. Ed suoi lacchè elvetici calano le braghe evocando – a scopo di lavaggio del cervello al popolazzo – scenari apocalittici in caso di rifiuto!

 Passata la festa…

E’ palese che le nuove domande a Bruxelles sono solo un diversivo per prendere tempo, e lasciar così trascorrere le elezioni federali di ottobre. Dopodiché: passata la festa, gabbato lo santo e sottoscritto l’accordo-capestro!E a quel punto, solo un referendum potrà salvare la Svizzera dalla svendita ad opera di politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$. Del resto, senza lo spauracchio dei diritti popolari, la partitocrazia eurolecchina avrebbe già firmato da un pezzo.
Altro che pensare di prendere per i fondelli la gente con la fetecchiata del “Sì, ma”. In politica non esiste alcun “Sì, ma”. Esistono solo il Sì ed il No. Un governo degno di questo nome avrebbe detto subito No ad un accordo che trasformerebbe la Svizzera in una colonia dell’UE.
Non si svende la nazione per presunti – ma davvero solo presunti  – vantaggi economici a beneficio dei soliti pochi borsoni ed a danno di tutti gli altri!

Lorenzo Quadri