Ancora la menata degli “automobilisti ticinesi”

Certo che questa ci mancava. Ecco che, grazie al solito quotidiano La Provincia di Como, torna alla ribalta (?) la menata degli automobilisti con TARGA ticinese che commettono infrazioni nel Belpaese.

Si ricorderà che, nel periodo natalizio, attorno alla questione si era creata una vera e propria telenovela. Naturalmente oltreconfine si guardano bene dal dire che un conto è avere la targa TI sull’auto, mentre tutt’altra cosa è avere il passaporto rosso. Visto che in questo sfigatissimo Cantone il 30% della popolazione è straniera (senza contare i beneficiari di naturalizzazioni facili, che naturalmente poi spariscono dalle statistiche) l’equazione targa ticinese = automobilista ticinese è tutt’altro che scontata. Viene però  strumentalizzata “alla grande” da taluni giornalai italici. I quali si sono accorti che fomentare l’astio, quando non addirittura l’odio, contro i ticinesi, fa guadagnare click in rete e/o fa vendere qualche copia cartacea in più. E allora, come recita il detto, “piatto ricco, mi ci ficco”!

Esca succulenta

Ultimo in ordine di tempo, un titolo a caratteri cubitali, apparso nei giorni scorsi sempre sulla Provincia di Como, che recita: “Svizzero parcheggia sul posto dei disabili e insulta il sindaco”, fattaccio che sarebbe avvenuto a Carlazzo. Ovviamente davanti ad un’esca tanto succulenta, i leoni da tastiera si sono scatenati.

E’ chiaro che chi posteggia e si comporta come sopra descritto è un cafone. Proprio per questo, non ci va bene che si dichiari platealmente (con secondi fini ovvi) che si tratta di uno svizzero, quando non c’è alcuna prova che sia così! Ci sono anzi concrete possibilità che si tratti di un cittadino italiano residente in Svizzera: in vari casi analoghi, come quello della Ferrari targata Ticino posteggiata a Milano su un posto riservato ai disabili, la realtà è poi risultata essere quella.

La “famosa” prima pagina

Ricordiamo che Oltreramina stampa e vari politicanti ebbero a strillare contro la prima pagina del Mattino sulla chiusura notturna dei valichi secondari per fermare i rapinatori (misura naturalmente rottamata dai burocrati federali eurolecchini). La foto di copertina rappresentava la banda bassotti nel tentativo di entrare in Ticino dall’Italia.

A parte, ovviamente, la gravità assai diversa del reato, non si vede perché, come ticinesi, dovremmo accettare l’immagine denigratoria di cittadini ligi alle regole in casa nostra ma spregevoli cafoni in casa altrui. Chi è cafone lo è indipendentemente dal luogo in cui si trova.

Odio social

Oltretutto, non è molto intelligente, da parte di taluni giornalai italici, continuare a diffamare i ticinesi per aizzare l’odio social. Già siamo costretti a sorbirci, per colpa della partitocrazia spalancatrice di frontiere PLR-PPD-P$$, l’invasione da sud. Se magari qualcuno si aspetta che siamo pure disposti a tollerare che troppa gente che ha la pagnotta sul tavolo solo grazie al Ticino ci sputi pure in faccia, ha fatto male i conti.

Non si può tirare la corda all’infinito. E non c’è scritto da nessuna parte che i gilet gialli possono esistere solo in Francia.

Lorenzo Quadri