Aperture dei negozi: siamo all’harakiri

Come c’era da temere, il Consiglio di Stato ci ricasca e non autorizza l’apertura straordinaria dei negozi al 19 marzo (festa del papà) come pure al 15 aprile. Aperture straordinarie saranno possibili solo nel periodo natalizio.                         

Ancora una volta, dietro c’è lo zampino del Tribunale amministrativo (Tram) già prodottosi in perle analoghe a detrimento dell’economia e del tessuto lavorativo cantonale: pure l’anno scorso all’ultimo momento, a seguito di un ricorso, era stato posto il veto all’apertura dei negozi il giorno di San Giuseppe. Vale anche la pena ricordare, in altro ambito, la scintillante decisione, sempre del Tram, di radiare dal bando di concorso per i docenti cantonali il requisito della conoscenza delle lingue nazionali, che permetteva di scremare già in partenza un buon numero di candidati docenti frontalieri dalla scuola pubblica ticinese.

Mentre nel Paese si dibatte sui problemi del turismo ticinese, confrontato con dati poco rallegranti, ecco che arriva la decisione governativa che sega le gambe a due giornate molto interessanti per il turismo di giornata e non solo.

La prima conseguenza concreta di questa improvvida decisione si è già vista: la cancellazione a Lugano da parte dell’Associazione via Nassa, della manifestazione “Nassa in fiore”, in calendario dal 12 al 15 aprile: ovvero in concomitanza con l’apertura dei negozi, poi negata, del 15 aprile nell’ambito di Emozioni Ticino. Una manifestazione interessante che avrebbe trasformato in un giardino fiorito il “salotto di Lugano”,  a beneficio di residenti e turisti.

Serve a poco interrogarsi e almanaccare sui problemi del turismo e dei commerci se poi, con decisioni come quella del Consiglio di Stato sulle aperture straordinarie, ci si tira la zappa sui piedi da soli. Ormai non si può nemmeno più dire che “si perdono delle occasioni”. Le occasioni le si sbattono proprio via. Volontariamente.

Il tutto, va da sé, per la gioia del commercio d’Oltreconfine, che se la ride, e alla grande, della cavillosità ticinese: per la concorrenza italiana una vera miniera d’oro. Proprio in questi giorni a Lavena è stato inaugurato un nuovo centro commerciale aperto 7 giorni su 7. Il quale può ovviamente contare, oltre che sugli orari d’apertura, sui vantaggi dati dal cambio. E sulla fattiva collaborazione del Tram e del CdS.

In queste condizioni, non c’è da scandalizzarsi se i commerci annunciano licenziamenti. Licenziamenti per i quali si potranno ringraziare il Tram, il Consiglio di Stato ed i ricorrenti contro le aperture straordinarie.

Per quel che riguarda Lugano, ma evidentemente non solo, la decisione di sbarrare le saracinesche impedendo di lavorare a chi vuole farlo, e questo anche a tutela dell’occupazione e a vantaggio del turismo, è un’aberrazione. Farsi male da soli? No, ormai siamo già all’harakiri.

Lorenzo Quadri

Capodicastero turismo

Città di Lugano

 

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