Armi: una battaglia da vincere

Il referendum contro il Diktat UE è riuscito alla grande, ma il “bello” arriva adesso

Proprio ieri, dando l’ennesima luminosa dimostrazione di coerenza uregiatta, il presidente nazionale PPDog Gerhard Pfister durante l’assemblea dei delegati raccontava la fregnaccia del secolo: “Il PPD è l’ultimo pilastro (?) delle peculiarità svizzere”.Boiata più grossa non poteva essere pronunciata. Ed infatti la smentita, plateale, è arrivata in tempo reale. La stessa assemblea ha infatti approvato, a maggioranza schiacciante, la sottomissione (leggi: calata di braghe) della Svizzera alla direttiva disarmista dell’UE. Ovvero ad un Diktat che rottamale peculiarità svizzere, essendo contrario alle nostre tradizioni, alle nostre leggi ed anche alla nostra volontà popolare. Altro che PPD “pilastro delle nostre peculiarità”!

Importanza primaria

Al di là della clamorosa figura marrone (non è la prima e non sarà certo l’ultima) del PPD: la questione della direttiva disarmista di Bruxelles è di primaria importanza per il Paese.

Come sappiamo, il Consiglio federale (italo-svizzero KrankenCassis in primis, e questo in barba alle promesse fatte: ma ormai conosciamo il soggetto…) ed il triciclo eurolecchino PLR-PPD-P$$ in Parlamento per l’ennesima volta si sono chinati a 90 gradi davanti all’UE. Hanno infatti accettato di adeguarsi al Diktat che vuole disarmare i cittadini svizzeri onesti con il pretesto – farlocco – della lotta al terrorismo islamico. Pretesto farlocco poiché i terroristi islamici, lo ha capito anche il Gigi di Viganello, della direttiva comunitaria se ne fanno un baffo.

Contro questa scellerata decisione della partitocrazia è stato lanciato il referendum. Ed il referendum è riuscito alla grande.Ha raccolto ben 125mila firme, quando ne sarebbero bastate 50mila. Questo risultato lascia, ovviamente, ben sperare. Ma la battaglia è ancora tutta da combattere. Non basta raccogliere tante firme; bisogna vincere la votazione, prevista per maggio. Ed è proprio il caso di dire che “bisogna”. In gioco infatti non c’è solo la questione, per quanto importante, delle armi detenute legalmente dai cittadini svizzeri onesti. In gioco sono la nostra autonomia, la nostra indipendenza e la nostra sovranità. Perché è chiaro: se l’establishment cala le braghe questa volta, è evidente che lo farà sempre. E senza nemmeno bisogno dello sconcio accordo quadro istituzionale…

Lorenzo Quadri