Povertà: da Lugano alcune indicazioni significative

Altro che gli studi farlocchi sulla crescita economica secondo i quali l’è tüt a posct!

 

Ed è evidente che, nella denegata ipotesi in cui la Svizzera dovesse sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale, come vuole la partitocrazia PLR-PPD-P$$, la situazione potrà solo peggiorare

Non solo siamo in un anno o elettorale (anche a livello federale). Ma imperversa il dibattito sullo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE, voluto dalla casta: quello che ci trasformerebbe a tutti gli effetti in una colonia di Bruxelles. Sicché si moltiplicano i tentativi di lavaggio del cervello. Vedi gli studi “compiacenti” (eufemismo) secondo i quali la crescita economica ticinese andrebbe a gonfie vele. Vedi anche i sondaggi farlocchi, ovvero realizzati tramite domande confezionate in modo di ottenere la risposta desiderata, che vorrebbero addirittura farci credere che il 60% della popolazione svizzera sarebbe favorevole allo sconcio accordo quadro istituzionale.

L’obiettivo di simili operazioni di propaganda politica travestite (male) da studi scientifici è palese: farci credere che in Ticino, con la devastante libera circolazione delle persone, vada tutto a meraviglia. Lo sfascio del mercato del lavoro? Tutte balle della Lega populista e razzista! “Solo percezioni”!

Per poche unità…

I dati dell’assistenza li conosciamo. Si tenta di farci credere che dei cali di poche unità stiano a significare delle inversioni di tendenza; così non è. Come pure si tenta di far credere che, sempre per una variazione percentuale irrisoria, i lavoratori svizzeri sarebbero tornati ad essere in maggioranza in questo sfigatissimo Cantone. E invece il soppiantamento di residenti con frontalieri prosegue alla grande. Ringraziamo la devastante libera circolazione delle persone, voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$.

A misurare la povertà non ci sono solo i dati dell’assistenza, o quelli della disoccupazione. Alcuni Comuni dispongono di un regolamento sociale comunale per aiutare i propri concittadini in difficoltà a far fronte a spese che, da soli, non riuscirebbero a coprire. Tra questi, la città di Lugano.

Ebbene: dal consuntivo 2018 del regolamento sociale della città di Lugano emergono un paio di dati interessanti, ma certo non rallegranti.

Sempre più domande

Ad esempio: l’aumento del numero delle domande. Che sono passate dalle 472 del 2017 alle 647 dell’anno successivo: quindi una crescita di oltre 27%. Parallelamente alle domande è evidentemente aumentata anche la spesa totale di pertinenza del regolamento. Se nel 2017 sono stati elargiti aiuti per 560mila Fr, nel 2018 erano oltre 763mila (+36.28%) con un importo medio per singolo intervento di circa 1424 Fr; anch’esso in crescita.

Chi chiede un aiuto al regolamento sociale? Nella maggior parte dei casi si tratta di persone singole (54.25% delle richieste); una percentuale in continuo aumento. A dimostrazione dunque delle difficoltà che incontra questa categoria. Siamo ben lontani dallo stereotipo del “single in Porsche”.  Questo stereotipo, malauguratamente,  non ha ispirato solo luoghi comuni, ma anche le aliquote fiscali, particolarmente penalizzanti per le persone sole. E la partitocrazia PLR-PPD-P$$ si rifiuta di correggerle: nel giugno 2018 in Gran Consiglio il triciclo ha infatti respinto l’iniziativa parlamentare dell’ex deputata Iris Canonica che chiedeva una tassazione più equa per i single.

La seconda categoria più rappresentata (ma parecchio staccata dalla prima) è quella dei nuclei familiari di due persone (14.68%) tra cui con tutta probabilità spiccano le famiglie monoparentali.

Per quel che riguarda la fascia d’età dei richiedenti, le più rappresentate sono quelle tra i 31 ed i 40 anni, tra i 41 ed i 50 (in entrambi i casi oltre il 22%) e  tra i 51 ed i 60 (24.4%). La categoria d’età tra i 31 ed i 40 è aumentata di oltre il 6.5% lo scorso anno. Sempre più giovani si trovano dunque in difficoltà.

Una cosa è chiara…

La città di Lugano è sufficientemente grande per rispecchiare le dinamiche cantonali. In autunno è annunciato l’aggiornamento dello studio sulla povertà (si pensava di poterlo avere già in primavera, ma la trasmissione di dati “sensibili” dal Cantone è più macchinosa del previsto). Questo studio fornirà una mappatura più precisa.

Una cosa comunque è chiara già adesso: se in Ticino c’è stata crescita economica, non ne hanno beneficiato i ticinesi. E con lo sconcio accordo quadro, che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ brama di firmare, le cose potranno solo andare peggio.

Lorenzo Quadri

Il Qatar finanzia chi diffonde l’islam politico in Svizzera

Un fiume di soldi parte ogni anno dall’emirato con destinazione Europa. Lugano compresa

 

Sempre peggio! Lo scorso 4 aprile è uscito in Francia il libro “Qatar Papers”: gli autori sono due giornalisti locali. Il portale romando “24 heures” ne ha pubblicato un resoconto, corredato da un’intervista ad un esperto di islam. Il Mattinonline ha riferito al proposito lo stesso giorno.

Le rivelazioni contenute in “Qatar Papers” sono inquietanti. Nell’anno campione 2014 l’emirato del Qatar avrebbe finanziato, per il tramite di una ONG da lui controllata (alla faccia del NG, ossia “Non Governativa”), qualcosa come 113 moschee e centri islamici in Europa, per un somma complessiva di 71 milioni di euro. 3.6 milioni sarebbero arrivati anche in Svizzera. Dove avrebbero foraggiato moschee aPrilly (canton Vaud), La Chaux-De-Fonds (NE), Bienne (BE) e – udite udite! – anche a Lugano.

Generosamente sussidiato dall’ONG del Qatar pure l’islamista egiziano naturalizzato svizzero Tariq Ramadan, attualmente accusato di gravi reati sessuali. Costui si sarebbe cuccato  una “paghetta” di ben 35mila euro al  mese, più altri benefits (una tantum) per 19mila. Apperò! Se si hanno i padroni giusti, fare l’estremista musulmano paga!

Il motivo del pagamento

Un vero fiume di milioni dunque parte dall’emirato e confluisce nelle capienti casse di moschee e centri islamici sparsi in tutta Europa. Anche a Lugano. Perché queste strutture vengono finanziate? Ovviamente, affinché diffondano l’islam politico. In particolare quello dei fratelli musulmani, i quali sono sostenuti appunto dal Qatar. L’esperto contattato da “24 heures” è stato assai esplicito: altro che “moderati”, i fratelli musulmani vogliono“creare una “micro-contro-società” attraverso la “ri-islamizzazione” delle comunità musulmane in Europa. Con una visione chiaramente politica dell’Islam che mira, in definitiva, a una forma di egemonia globale”.

E naturalmente questi figuri fanno fessi gli interlocutori europei buonisti-coglionisti, a partire dagli svizzerotti, presentandosi come moderati, liberali, “moderni”; senza barbe fino alle ginocchia né caffettani. Si tratta di specchietti per le allodole. Cambia l’imballaggio; ma il contenuto è lo stesso. Del resto, anche l’islamista algerino pro-burqa Rachid Nekkaz gira travestito da occidentale. Ma, sotto la maschera da europeo…

Chiaro disegno di conquista

Ecco ora confermato con tanto di cifre (stratosferiche) che Stati islamisti finanziano moschee e centri culturali islamici in Europa (Svizzera compresa, Ticino idem). Ovviamente con l’obiettivo di diffondere alle nostre latitudini la forma di islam che vige dalle loro parti. Ovvero l’islam politico. Che è incompatibile con il nostro modello di società e con i nostri diritti fondamentali: quindi, semplicemente, non può essere tollerato in casa nostra.

Siamo dunque davanti ad un chiaro disegno di conquistae ad un’altrettanto chiara minaccia per la società occidentale(ed in particolare per le donne).

Le balle della casta

Davanti a simili minacce non si può rimanere con le mani in mano. Ed invece la partitocrazia PLR-PPD-P$$, imbesuita dal multikulti e dal politikamente korretto, rifiuta qualsiasi intervento sensato.

E’ davvero il colmo: la casta starnazza quantità industriali di patetiche ballesui “diritti umani in pericolo” (accipicchia!) allo scopo di combattere e denigrare gli odiati populisti (vedi la votazione contro i giudici stranieri). Però la stessa casta rifiuta istericamente di opporsi all’avanzata islamista; quella sì un reale e concreto pericolo per i diritti umani. Di più: se la prende con chi questa avanzata la vuole bloccare. Un po’ come se gli anticorpi, invece di attaccare i bacilli, attaccassero le medicine. Un organismo che funziona in questo modo è destinato a distruzione certa. Ed è infatti questo il futuro che ci sta preparando la partitocrazia PLR-PPD-P$$.

Partitocrazia scandalosa

La partitocrazia, tanto per citare un esempio, non ne vuole sapere di impedire i finanziamenti esteri alle moschee. Pur essendo consapevoli che questo fiume di soldi in arrivo non solo dal Qatar, ma anche da altri paesi “modello di virtù laiche e democratiche” vedi ad esempio la Turchia, servono a finanziare la diffusione dell’islam radicale in casa nostra, gli esponenti del triciclo stanno a guardare!

Basti pensare che la mozione di chi scrive, che chiedeva  per l’appunto di vietare i finanziamenti esteri alle moschee, è stata sì approvata a stretta maggioranza dal Consiglio nazionale suscitando l’ira funesta della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Sommaruga;  ma poi il Consiglio degli Stati l’ha affossata.

E se davvero il triciclo multikulti crede di potersi lavare la coscienza con il “Piano d’azione nazionale contro la radicalizzazione”, ovvero con una ciofeca partorita da burocrati federali ro$$i ed islamofili, non ha capito da che parte sorge il sole!

KKS, se ci sei…

Questi politicanti della partitocrazia PLR-PPD-P$$, che distruggono il nostro paese ed i nostri diritti fondamentali, vanno messi di fronte alle proprie responsabilità. Si spera che l’elettorato sappia “ricompensarli” nelle urne.

E’ evidente che la nuova ministra di Giustizia, la PLR Karin Keller Sutter (KKS), deve prendere in mano la situazione; ma in fretta! Eppure, chissà perché, il Mago Otelma prevede che, anche con la nuova Consigliera federale, l’andazzo rimarrà il medesimo. Liblab, $inistrati od uregiatti, poco cambia: la partitocrazia è chinata a 90 gradi davanti agli islamisti.

Lorenzo Quadri

Canone radioTV: il disastro Serafe ed i furti legalizzati

Passare da una società d’incasso all’altra è come passare dalla padella alla brace

 La Serafe, ovvero la società zurighese d’incasso che ha preso il posto della Billag, ne combina peggio di Bertoldo, con la complicità dei burocrati dell’Ufficio federale della comunicazione (Dipartimento ex Doris, ora Simonetta).

Si ricorderà che l’impopolare Billag era stata liquidata da Berna, ma tu guarda i casi della vita, pochi mesi prima della votazione sulla “criminale” – ed omonima –  iniziativa No Billag.

Evidentemente, la Serafe ha presentato un’offerta più vantaggiosa della concorrente. Ma altrettanto evidentemente, vista la pletora di casotti combinati con indirizzi sbagliati, fatture a casaccio, e via andando, non era – e non è – in grado di fornire le prestazioni richieste.

Senza base costituzionale

Dal primo gennaio 2019 è infatti entrato in vigore il nuovo sistema di riscossione del canone più caro d’Europa. Tutti sono costretti a pagare. Compreso chi non ha né Tv, né radio, né autoradio, né radiosveglia, né smartphone, né tablet, né collegamenti internet, né un qualsiasi apparecchio atto alla ricezione di programmi radiotelevisivi. La modifica di legge, approvata dal popolo a strettissima maggioranza nel giugno del 2015, ha di fatto trasformato il canone in un’imposta. Senza però la necessaria base costituzionale. Il che potrebbe anche causare qualche problemino all’emittente di regime, nel caso qualcuno volesse sottoporre la questione al Tribunale federale.

Opting out

Tutti dunque devono pagare il canone più caro d’Europa. L’unica possibilità per schivarselo, ma solo per 5 anni, è ricorrere al cosiddetto “opting out” (uella): ossia autocertificare, tramite apposito formulario da richiedere alla Serafe, di non possedere alcun apparecchio in grado di ricevere programmi radiotelevisivi. Quindi nemmeno un collegamento internet. Una chicca: sulle istruzioni si legge che il formulario per l’opting out si può anche scaricare da internet. Ma chi lo fa si frega da solo: infatti dimostra di possedere un allacciamento alla rete…

Persone giuridiche

Come noto, anche le aziende da quest’anno pagano il canone. E lo pagano non in base all’utile, bensì alla cifra d’affari. Si parte da 365 Fr per chi ha una cifra d’affari annua tra mezzo milione e 999’999 Fr, che diventano 910 per le aziende tra l’1 ed i 5 milioni, 2280 per quelle tra i 20 ed i 100 milioni e su fino ad un massimo di 35’590 Fr.

Che le imprese siano chiamate alla cassa è particolarmente assurdo. I dipendenti ed i titolari già pagano il canone. Ed in ditta ci si va per lavorare. Non per guardare la televisione. Che nella grande maggioranza dei casi nemmeno c’è.

Risveglio tardivo

Adesso che arrivano le salate fatture, i rappresentanti degli imprenditori si mordono le dita. Si pentono di non aver appoggiato il referendum contro la nuova Legge sulla radioTV. Già, ma perché non l’hanno fatto? Elementare, Watson: questi rappresentanti di categoria sono anche politicanti dell’establishment. Quindi, figurarsi se osavano schierarsi contro l’emittente di regime! E se poi questa, per ripicca, avesse messo di intervistarli e di slinguazzarli?

Nel frattempo, è stata depositata un’iniziativa parlamentare che chiede di abolire il canone a carico delle imprese. Il Mago Otelma prevede che la partitocrazia, a maggioranza, la affosserà. Per la goduria della TV di Stato, le cui casse continuano a gonfiarsi come rane.

Valanga di reclami

Torniamo alla Serafe. Da quando, ad inizio anno, ha preso in mano la riscossione del canone più caro d’Europa, ne sono successe di ogni. Le fatture spedite sono state 3.6 milioni. Tra telefonate, lettere ed email di protesta, arrivate sia alla Serafe stessa che all’Ufficio federale della comunicazione, i reclami hanno raggiunto quota mezzo milione. Si parla di oltre 200mila telefonate (!), di quasi 100mila email, di oltre 155mila lettere. E chissà quante, tra questa valanga di lamentele, hanno ottenuto risposta, visto che a marzo Serafe risultava avere appena 12,5 (!) dipendenti?

Qui c’è come il sospetto che, passando da Billag a Serafe, si sia passati dalla padella alla brace. E i disservizi li sconta  – come sempre – il solito sfigato contribuente. Il quale, oltre a dover pagare, magari per un servizio di cui nemmeno usufruisce (o di cui usufruisce in minima parte), si rode pure il fegato!

Il tesoretto

E non dimentichiamo che c’è sempre in ballo il famoso “tesoretto”. Ossia i 600 milioni extra che la Serafe incasserà nel 2019, in accordo con l’Ufcom, tramite la fatturazione “parziale”. Un trucchetto che porterà parecchie economie domestiche a pagare un canone maggiorato per l’anno in corso. Di questo furto legalizzato ai danni dei cittadini beneficerà la solita SSR.

Nella sessione primaverile delle Camere federali, da poco conclusa, chi scrive ha presentato una mozione al Consiglio federale chiedendo la restituzione integrale del maltolto alle economie domestiche. Anche qui, attendiamo la partitocrazia al varco.

Lorenzo Quadri

Sgravi fiscali al ceto medio ed ai “single”: basta scuse!

Le casse cantonali scoppiano: la partitocrazia deve smetterla di tartassare i cittadini

 

Accipicchia, questo sì che è un tesoretto! Anzi, un tesorone! Come sappiamo da settimana scorsa, il consuntivo del 2018 di questo sfigatissimo Cantone chiuderà con ben 137.2 milioni di franchetti di avanzo d’esercizio. Apperò! Il che equivale a 130 milioni in più di quanto iscritto nel preventivo (che indicava un utile di 7.5 mio) e di quasi 70 milioni in più rispetto al dato intermedio reso noto a giugno.

Chissà come mai queste notizie rallegranti per i conti pubblici (ma proprio solo per loro) saltano sempre fuori a ridosso delle elezioni? Se a pensar male si commette peccato ma ci si azzecca quasi sempre, si potrebbe anche pensare che “qualche” ministro delle finanze dell’ex partitone l’abbia fatto di proposito per potersene uscire a dire: “guarda, o popolazzo, come sono stato bravo…”.

Contribuenti: tasche vuote

Resta il fatto che, dopo tanti allarmismi e “lacrime e sangue” a spese del solito sfigato contribuente, si ricasca ancora nello stesso scenario: casse pubbliche che scoppiano di soldi ma tasche della gente vuote.

E’ chiaro che non va bene!

Visto che i soldi ci sono, adesso è tempo ed ora di procedere agli sgravi fiscali. Il Ticino in materia di fiscalità è fermo al palo da 15 anni. Le categorie su cui intervenire con urgenza sono il ceto medio (quello che paga per tutti, quello che non è abbastanza “povero” per ricevere aiuti pubblici né abbastanza ricco per poter “ottimizzare”) e le persone sole, ovvero i cosiddetti “single”.

E’ infatti evidente anche al Gigi di Viganello che la struttura della nostra società è cambiata; che le persone sole senza, o senza più figli a carico sono sempre più numerose; e che queste persone non sono mica tutte benestanti! Basti pensare, tanto per fare un esempio, che a Lugano, sempre nel 2018, oltre il 54% di coloro che hanno beneficiato degli aiuti finanziari elargiti in base al Regolamento sociale comunale sono single. Del fatto che queste persone sono tante (oltre 100mila) e che votano pure, la partitocrazia PLR-PPD-P$$ se ne è resa conto solo da qualche settimana. Però, in vista delle elezioni cantonali della scorsa domenica, ha comunque tentato di farle fesse dichiarando di essere favorevole a sgravi fiscali mirati alla categoria. Certo, come no! Peccato che solo nel giugno del 2018 il triciclo PLR-PPD-P$$ abbia votato compatto, con unicamente un paio di eccezioni, control’iniziativa parlamentare generica dell’ex deputata Iris Canonica datata 2001 (!) che chiedeva una fiscalità più equa per le persone sole.

Le priorità

Adesso che le casse cantonali scoppiano di soldi, non ci sono più scuse. Urgono:

  • Sgravi al ceto medio ed in particolare ai proprietari di una casetta o appartamento (altro che fare cassetta con le stime immobiliari dopate);
  • Sgravi ai singles;
  • Basta con la macelleria sociale, in particolare per quel che riguarda i sussidi di cassa malati.

Cari politicanti del triciclo, non potete mettere nella palta i ticinesi spalancando le frontiere all’invasione da sud, non potete rottamare il segreto bancario e la piazza finanziaria e  poi tagliare sugli aiuti sociali a chi non ha lavoro! Perché siete stati VOI, con le vostre sciagurate “aperture”, a trasformare tanti lavoratori del ceto medio, che avrebbero potuto benissimo continuare ad essere autosufficienti, in disoccupati costretti a far capo alle prestazioni sociali!

Basta immobilismo!

Quindi: visto che i soldi ci sono, avanti con gli sgravi fiscali e basta con i tagli sociali ingiustificati. Se bisogna risparmiare, si comincia a farlo sull’ amministrazione statale (sempre più elefantesca ed opprimente), sui migranti economici, sui finti rifugiati con lo smartphone, e sulla kultura senza pubblico.

Con i conti in attivo di 137 milioni, l’immobilismo fiscale non è più accettabile.  Aspettiamo dunque al varco i politicanti neo-eletti o appena rieletti!

O vuoi vedere che le promesse elettorali fatte al ceto medio ed ai single sono già state dimenticate, in perfetto stile “passata la festa, gabbato lo santo”?

Lorenzo Quadri

 

 

 

CEDU: i giudici stranieri asfaltano i diritti popolari

“Svizzerotti, tenetevi lo stupratore kosovaro!”: ecco i legulei voluti dal triciclo

 

Ecco qua l’ennesimo regalo alla Svizzera da parte dei giudici stranieri della CEDU, la Corte europea dei diritti dell’Uomo! I quali ci impongono di tenerci in casa uno stupratore, ex finto rifugiato e finto invalido kosovaro, perché l’espulsione sarebbe – udite udite – “sproporzionata”! E ti pareva!

Ancora una volta, dunque, la volontà popolare viene gettata nel water da quei giudici stranieri che la partitocrazia spalancatrice di frontiere ha voluto ad ogni costo!

Ricordiamo infatti che, in occasione della votazione sull’iniziativa popolare “contro i giudici stranieri” (25 novembre 2018), il triciclo PLR-PPD-P$$ strillò a pieni polmoni che, se il popolo avesse approvato l’iniziativa, la Confederella avrebbe rischiato di venire cacciata dal club della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo (CEDU) con conseguente uscita dalla giurisdizione dell’omonima Corte! Uhhh, che pagüüüraaa!

A parte il fatto che la storiella dell’estromissione della Svizzera dalla CEDU ha la stessa credibilità della minaccia dell’espulsione da Schengen in caso di rifiuto popolare del Diktat disarmista dell’UE, in altre parole si tratta di una fregnaccia grande come una casa: la sentenza sul caso dello stupratore kosovaro ben dimostra cosa ci guadagniamo a continuare a sottostare alla Corte europea dei diritti dell’Uomo. La stessa che tra l’altro sta sdoganando la Sharia malgrado abbia riconosciuto, nel 2003, che essa è contraria ai diritti umani!

Magistrati o politicanti?

Altro che diritti dell’Uomo: qui abbiamo a che fare con dei legulei politicizzati il cui obiettivo è la promozione del multikulti e la distruzione dei diritti popolari! Questi non sono dei giudici: sono dei politicanti internazionalisti. E, grazie al triciclo PLR-PPD-P$$, hanno facoltà di venire in casa nostra a schiacciarci gli ordini. Il popolo decide che i criminali stranieri vanno espulsi? I giudici-politicanti stranieri lo impediscono. E quelli nostrani, non aspettando altro, si accodano. Così ci ritroviamo sul gobbo, ad esempio, la decisione di qualche mese fa di un tribunale distrettuale zurighese, secondo cui un picchiatore tedesco 27enne non può essere espulso (“sa po’ mia!”) a causa della devastante libera circolazione delle persone. Abbiamo i legulei che farneticano che non si può (“sa po’ mia!”) espellere un terrorista islamico, se questo sarebbe in pericolo al proprio paese; e quindi gli svizzerotti se lo tengono in casa. Abbiamo la CEDU che si produce nelle perle di cui sopra sullo stupratore kosovaro. E tutto grazie alla partitocrazia eurolecchina.

“Teneteveli tutti”

A questo punto è utile ripercorrere la vicenda dello stupratore kosovaro che la Corte europea dei diritti dell’Uomo, ormai diventata avvocato d’ufficio dei peggiori delinquenti, pretende che teniamo – e manteniamo – in Svizzera.

Il 55enne giunse nel nostro Paese nel 1993 come finto rifugiato. Sottolineiamo: finto rifugiato. Infatti, la sua domanda non è stata accolta. Però è potuto rimanere da noi perché, ma guarda un po’, si è sposato con una cittadina elvetica (patrizia di…?). Nel 2003 è stato processato per coazione sessuale e stupro, con condanna a due anni e tre mesi di carcere. Poi il divorzio. Poi, nel 2012, la rendita AI all’80%, revocata però nel 2016 (falso invalido?). Da allora il bellimbusto è a carico dei figli avuti da un matrimonio precedente, giunti anche loro in Svizzera (tutti insieme appassionatamente a casa nostra).

Sempre le stesse scuse

Però, per i legulei della CEDU, l’espulsione confermata dal Tribunale amministrativo federale (non proprio un gremio di beceri leghisti, populisti e razzisti) non sarebbe proporzionata e non terrebbe sufficientemente conto dei legami familiari. Come al solito! Sempre le stesse scuse per sdoganare la libera circolazione a livello mondiale ed il diritto di chiunque ad immigrare dove vuole e a restarci, in barba a tutto e a tutti. Qualsiasi cosa combini. In sostanza, questi legulei stanno già applicando il demenziale patto ONU sulla migrazione. Ed il diritto dei cittadini svizzeri a vedere la loro volontà rispettata, chi lo difende? Il nostro diritto a non diventare il paese del Bengodi per ogni sorta di delinquenti stranieri, chi lo tutela?

A proposito: chi paga le spese legali dello stupratore kosovaro? Magari ancora una volta il solito sfigato contribuente rossocrociato?

E ribadiamo il concetto: se l’ex finto rifugiato vuole mantenere i legami con i figli, non hanno che da trasferirsi tutti all’estero.

Morale della favola…

Ancora una volta, si verifica lo scenario consueto: i cittadini elvetici decidono che i delinquenti stranieri vanno espulsi. I balivi stranieri li asfaltano e glielo impediscono. Chi ringraziamo per questo? La risposta è sempre quella: il triciclo PLR-PPD-P$$!

Lorenzo Quadri

 

Onda verde = vittoria degli spalancatori di frontiere

Per fortuna il Ticino si è per ora risparmiato questo atto tafazziano. Speriamo continui

Con lo scopo evidente di demoralizzare l’elettorato leghista, la stampa di regime ha montato la panna ad oltranza sul cattivo risultato del nostro Movimento all’elezione del Gran Consiglio. E’ chiaro che la Lega dovrà fare autocritica senza cercare pretesti, se vuole  recuperare il terreno perso. Altrimenti si va a finire come gli uregiatti, che dal 1991 ad oggi hanno perso per strada  oltre la metà dei consensi. Però dopo ogni elezione se ne escono a dire che “non è vero che abbiamo perso, perché…”. Sicché, a furia di essere “diversamente vincenti”, poi ci si ritrova più che dimezzati. Magari a dire che è sempre meglio che finire ridotti ad un quarto, e quindi anche questa è una “vittoria”.

Dato positivo

Uno dei pochi dati positivi della scorsa domenica è che la cosiddetta “onda verde” non ha varcato il Gottardo. Questo malgrado sia stata – e continui ad essere! – pompata ad oltranza dalla stampa di regime. In particolare dalla radioTV di Stato, con i soliti obiettivi di propaganda politica in favore degli amichetti (altro che servizio pubblico!).

In Ticino le forze ecologiste sono dunque rimaste ferme al palo. E per i cittadini è senz’altro un bene. Per vari motivi.

Primo

Le vittorie verdi in Svizzera interna si sono trasformate in tempo di record in una pletora di ulteriori balzelli e vessazioni a danno dei soliti sfigati automobilisti, che sono poi la maggioranza dei cittadini. Un esempio su tutti: il nuovo piano (?) allo studio del Consiglio federale, ovvero del DATEC ahinoi passato alla kompagna Simonetta Sommaruga. Un piano grondante ideologia ro$$overde che, con il solito pretesto politikamente korrettissimo e buono in tutte le salse della “promozione dei mezzi pubblici”, prevede, allo scopo di mazzuolare gli “automobilisti cattivi”, delle “cagate pazzesche” (cit. Fantozzi) che gridano vendetta. Come se la ciofeca Via Sicura, risultato della calata di braghe del tandem PLR-PPD davanti al populismo di $inistra, non fosse già sufficientemente persecutorio.

Secondo

In Svizzera come pure in Ticino, i Verdi sono come le angurie: verdi fuori, ro$$i dentro. Alle Camere federali, le volte in cui Verdi, Verdi liberali (?) e P$ non votano allo stesso modo, si contano sulle dita di una mano. In particolare, ro$$i e Verdi hanno immancabilmente la stessa posizione su temi quali:frontiere spalancate, piegamenti a 90 gradi davanti alla fallita UE, introduzione di nuove tasse, balzelli e divieti, naturalizzazioni facili, svendita del segreto bancario, multikulti, islamizzazione della Svizzera, accoglienza indiscriminata ai finti rifugiati con lo smartphone, regali miliardari all’estero, rottamazione delle specificità elvetiche, eccetera eccetera.

Di conseguenza, una vittoria del populismo climatico comporta, in automatico,  una vittoria degli spalancatori di frontiere.

Terzo

Il populismo climatico è evidentemente pilotato da chi ne trae vantaggio per il proprio tornaconto.

Quarto

In questo sfigatissimo Cantone, i problemi d’inquinamento dell’aria, oltre che di collasso stradale, sono in gran parte imputabili ai 65mila frontalieri ed alle svariate migliaia di padroncini che ogni giorno entrano in Ticino uno per macchina. Ergo: chi vuole combattere l’inquinamento in casa nostra deve per prima cosa combattere la libera circolazione. Senza contare che avrebbe pure dovuto essere favorevole all’iniziativa Ecopop. Invece i sedicenti ambientalisti “de noartri” fanno tutto il contrario. Perché, appunto, sotto la vernice verde trovi il ro$$o profondo. Colmo dei colmi: il flash mob (uella!) tenutosi sabato scorso in Piazza Riforma a Lugano durante Autonassa, è stato organizzato dai no borders. Il bersaglio di costoro sono sempre e solo gli automobilisti ticinesi. Se questa non è una pagliacciata!

Quinto

I $inistrati da lunedì altro non fanno se non autoerotizzarsi cerebralmente su congiunzioni di liste e speranze di incrementare le proprie cadreghe a Berna. Perché in fondo è questa l’unica cosa che interessa a lor$ignori: le cadreghe. Altro che ambiente. Se il populismo climatico “à la page” portasse ad un rafforzamento, nella deputazionicchia ticinese a Berna, della casta spalancatrice di frontiere ed euroturbo, di cui gli ambientalisti fanno parte a pieno titolo, per il popolo ticinese sarebbe un disastro.

Sesto

La casta sostiene il populismo climatico proprio nella speranza che il fenomeno possa portare ad un rafforzamento del fronte spalancatore di frontiere contro gli odiati “sovranisti”.

Settimo

In Ticino il principale problema non sono di certo i cambiamenti climatici. L’emergenza è il LAVORO.  Ergo, seguire l’onda del populismo verde significa aggravare ancora di più l’unica vera emergenza del Ticino. Praticamente un atto tafazziano. Per fortuna, almeno questo autogoal la scorsa domenica ce lo siamo risparmiati. E’ importantissimo che anche alle elezioni federali di ottobre l’esito sia lo stesso.

Lorenzo Quadri

 

 

Nuova presa per il “lato B”

KrankenCassis minaccia (?) il Belpaese: “fiducia a rischio”. Uhhh, che pagüüüraaa!

Evidentemente, il ministro degli esteri liblab non si sogna di disdire la vetusta Convenzione del 1974. E dire che in Ticino il suo partito tentava di far credere…

Qui davvero non si capisce se c’è da ridere o da piangere!

Il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis, PLR, adesso pensa di fare la voce grossa con il Belpaese.

Con un inaudito sussulto d’orgoglio, dopo essersi fatto infinocchiare alla grande in gennaio in occasione della visita a Lugano del suo omologo nonché connazionale italiano Enzo Moavero Milanesi, nel discorso inaugurale del Forum Svizzera-Italia Cassis ha chiesto al Belpaese di fare un passo avanti (?) a proposito dell’eterno tormentone del nuovo (sempre meno nuovo: il tempo scorre inesorabile) accordo sulla fiscalità dei frontalieri.

L’interminabile stallo, ha in sostanza dichiarato KrankenCassis,  mette a repentaglio la fiducia della Svizzera nel governo di Roma.

Uhhh, che pagüüüraaaa! Immaginiamo che, davanti ad una prospettiva terrificante come quella di “perdere la fiducia” (?) dei camerieri bernesi dell’UE, a Palazzo Chigi siano caduti in preda al panico abbandonandosi a scene di isterismo collettivo!

A parte che non si capisce cosa voglia dire in concreto “compiere un passo avanti”. Ma chi s’immagina di prendere per i fondelli il buon Ignazio con siffatte fanfaluche? Di sicuro non i suoi connazionali italici che, come Cassis ben sa, son più furbi che belli. E’ evidente che la presa per i fondelli è invece diretta agli svizzerotti.

Solo fumogeni

Anche il Gigi di Viganello ha capito che il Belpaese non ha alcuna voglia di sottoscrivere il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Perché, incredibilmente, i frontalieri tengono in scacco la politica dello Stivale. Era così per il precedente governo, lo è per quello attuale e lo sarà anche per i futuri.

Le pernacchie sulla “perdita di fiducia” altro non sono che risibili fumogeni. Pretesti per non dover fare quello che andrebbe fatto se si vuole ottenere qualcosa dai vicini a sud.  Ovvero: 1) bloccare i ristorni dei frontalieri e 2) disdire la famigerata Convenzione del 1974.

Adesso abbiamo l’ennesima conferma che solo la Lega vuole compiere questi passi. Mentre il PLR non ci pensa proprio. L’ex partitone è infatti da sempre assolutamente contrario al blocco dei ristorni. Sulla Convenzione del 1974 si è invece prodotto in una serie di pagliacciate.

Nei mesi scorsi, a puro scopo di campagna elettorale, il gruppo PLR in Gran Consiglio – fotocopiando le posizioni dell’odiata Lega (politica-Xerox) –  ha presentato una mozione al governicchio  in cui chiede di attivarsi con Berna per ottenere la disdetta della Convenzione del 1974. Un paio di settimane dopo, i tre rappresentanti PLR alle Camere federali (Abate, Merlini, Cattaneo) hanno pubblicato sui giornali un’opinione in cui silurano la proposta del loro stesso partito cantonale. Adesso Cassis chiarisce al di là di ogni dubbio che la Convenzione del 1974 non verrà mai disdetta; che per lui è intoccabile. Se infatti, dopo anni che il Belpaese mena il can per l’aia sulla fiscalità dei frontalieri, il massimo che il buon KrankenCassis riesce ad inventarsi come mezzo di pressione è adombrare una presunta “fiducia a rischio”, è evidente che non intende fare altro. Ovvero, che non intende prendere alcuna misura concreta. Avesse avuto anche solo una mezza idea di disdire la Convenzione del 1974, quale migliore occasione avrebbe avuto del Forum tra Italia e Svizzera per ventilare tale ipotesi?

Morale: questo sfigatissimo Cantone continuerà a venire ingiustamente penalizzato da accordi vecchi di 45 anni e da molto tempo superati dagli eventi. Ecco come il PLR ed i suoi politicanti difendono gli interessi del Ticino.

Lorenzo Quadri

E’ tempo di pulizie di primavera

Nei giorni scorsi si è celebrato il processo per la rissa avvenuta al Quartiere Maghetti nell’ottobre del 2017. Si è trattato di un regolamento di conti, nel pieno centro di Lugano, tra bande di delinquenti stranieri (albanesi, cubani, boliviani, serbi, eccetera) alcuni dei quali nemmeno risiedono in Svizzera.

Il giudice ha inflitto condanne per tentato omicidio intenzionale. A dimostrazione che abbiamo che fare con delinquenti pericolosi.

Da notare che per il 24enne boliviano, condannato a 4 anni di carcere – e se ti becchi 4 anni di galera col nostro sistema buonista-coglionista, inflessibile solo con gli sfigati automobilisti incappati nella ciofeca “Via Sicura”, vuol dire che l’hai combinata davvero grossa – il giudice Ermani non ha neppure chiesto l’espulsione. Questo perché “i legami del condannato con la Svizzera sarebbero troppo forti”.

Cosa, cosa? Qui abbiamo una sentenza per tentato omicidio intenzionale, con una pena che impone l’espulsione dalla Svizzera secondo la nostra legge e la nostra Costituzione. Eppure si insiste nell’arrampicata sui vetri con la storiella dei “legami troppo forti con la Svizzera”. Solito pretesto per non espellere nessuno e tenerci in casa tutta la foffa d’importazione! Agli “stretti legami con la Svizzera”, il “bravo giovane” doveva pensarci prima di delinquere. Ne abbiamo piene le scuffie, ma proprio stracolme, di fare il paese del Bengodi per tutti i malviventi stranieri!

Mentre i membri della “gang” andranno ad aumentare ulteriormente la quota degli ospiti della Stampa senza passaporto rosso, già superiore all’80% – ma come: i giovani stranieri che delinquono non erano tutta una balla della Lega populista e razzista? –  la nostra priorità deve essere fare repulisti di simili figuri!

Se adesso perfino il centro di Lugano diventa teatro di regolamenti di conti tra bande di delinquenti stranieri, è evidente che la chiusura delle frontiere diventa una necessità. Bisogna riprendere il controllo sull’immigrazione. Chi può entrare in casa nostra, lo dobbiamo decidere noi! Altrimenti il Ticino (e la Svizzera) possono tanto chiudere baracca.

Lorenzo Quadri

A Berna le casse scoppiano!

Conti pubblici in attivo di 5.7 miliardi mentre ai cittadini si fa tirare la cinghia? 

Intanto lo sconcio accordo quadro istituzionale, che il triciclo PLR-PPD-P$$ sogna di farci sottoscrivere, avrà costi spropositati per il nostro Stato sociale. E nüm a pagum! 

Come a livello cantonale, così anche a livello federale, le casse pubbliche scoppiano di soldi!

Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, nell’anno di disgrazia 2018 il Consuntivo della Confederella chiude con una bella eccedenza di 5.7 miliardi di franchetti. Inferiore a quella del 2017, anno in cui gli utili furono addirittura sopra gli 8 miliardi (come se fosse normale una cosa del genere!) ma comunque una cifra enorme. Il ribasso rispetto all’anno precedente, ci tengono a far sapere i burocrati bernesi, è dovuto al buco di 1.3 miliardi a carico delle assicurazioni sociali. Mentre nel 2017 il settore aveva archiviato l’esercizio con un utile di 2.6 miliardi.

Casse piene, tasche vuote?

Ecco quindi che lo scenario si ripete: forzieri statali ricolmi, tasche del contribuente vuote! Non solo, ma i nuovi balzelli continuano ad aumentare. Specie ai danni dei soliti sfigati automobilisti. Ormai nei sovradimensionati e sovrappopolati uffici del Dipartimento ex Doris, ora Simonetta, sembra lavorino a tempo pieno per studiare nuovi sistemi di criminalizzazione&mungitura di chi ha bisogno dell’automobile per lavorare. Vedi il nuovo scellerato programma che prevede benzina più cara, parcheggi più cari, più controlli di velocità e più severi, e avanti così: e tutto sotto il politikamente korrettissimo pretesto di potenziare il trasporto pubblico!.

E, come se non bastasse, la partitocrazia continua a montare la panna sulle presunte casse vuote dell’AVS per sdoganare aumenti dell’età di pensionamento ed amenità assortite.

Bene, visto che i soldi ci sono anche a Berna, dove si passa da un avanzo miliardario all’altro, è ora di piantarla di strillare “al lupo” sulla situazione dell’AVS! Ed è anche ora di piantarla con i tagli sociali sul groppone degli svizzeri – sottolineiamo: svizzeri – in difficoltà!

Eccedenze… per cosa?

Non ci vuole molta fantasia per immaginare che i $inistrati vorranno utilizzare le eccedenze federali per mantenere migranti. O per fare regali all’estero. In effetti i tamberla dell’OCSE stanno già rampognando gli svizzerotti (un caso che questo accada proprio ora?) poiché questi ultimi non starebbero investendo (?) in aiuti allo sviluppo lo 0.5% del Reddito nazionale lordo ma, per il periodo 2017 – 2020, “solo” lo 0.48%. C’è di più: i signori di cui sopra se ne sono pure usciti a dire che gli svizzerotti non si possono permettere di finalizzare gli aiuti allo sviluppo al contenimento dell’immigrazione clandestina. Ah beh, e allora a che scopo dovrebbero versarli? A puro titolo di regalo?

Eh no, cari $inistrati: col fischio che aumentiamo gli aiuti all’estero! Gli utili della Confederazione li usiamo per l’AVS, e magari pure per ridurre i premi dell’assicurazione malattia!

Gli aiuti all’estero, come pure la spesa per l’asilo, vanno invece decurtati drasticamente: prima bisogna aiutare gli svizzeri in difficoltà; poi, semmai, gli altri! Non ci pare un concetto poi così difficile da capire.

Due domandine

Inoltre, per la serie “a pensar male si commette peccato ma ci si azzecca quasi sempre”, due domandine facili-facili:

  • Perché la Confederella continua a cumulare tesoretti? Non sarà perché la partitocrazia PLR-PPD-P$$ vuole sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale? Il quale accordo ci costringerà a) a versare regolarmente contributi di coesione miliardari a Bruxelles senza poter fare un cip e b) ad adottare la direttiva UE sulla cittadinanza, a seguito della quale tutti i cittadini comunitari, anche senza avere un lavoro, potranno arrivare in Svizzera e mettersi a carico del nostro stato sociale? In altre parole: ci stiamo forse preparando a mantenere tutti?
  • Come mai, quando si tratta di svizzeri in difficoltà, il mantra della casta è sempre quello che bisogna tirare la cinghia per risanare i conti pubblici e blablabla, mentre invece quando si tratta di regalare all’estero i soldi dei cittadini (vedi ad esempio la marchetta da 1.3 miliardi di Fr all’UE “per oliare”), o quando c’è da sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale che svuoterà le casse del nostro Stato sociale,i soldi si trovano sempre? Austerità a senso unico? Economie a geometria variabile?

Lorenzo Quadri

 

Triciclo: attendiamo l’outing

A quando una congiunzione salvacadreghe tra PLR-PPD-P$$? Tanto ormai le differenze…

 

E’ sempre più evidente, soprattutto a livello federale. La vera contrapposizione  è tra chi difende l’indipendenza e l’autonomia della Svizzera e chi invece svende il Paese ogni giorno alla fallita UE.

Facendo nomi e cognomi: quanto sopra significa che da un lato ci sono Lega ed Udc. Dall’altro c’è il PUT, ossia il Partito Unico Triciclato, composto dall’ammucchiata euroturbo PLR-PPD-P$$. Ed è inutile che il sedicente “centro” se ne vada in giro a raccontare di non essere euroturbo. Chi vuole lo sconcio accordo quadro istituzionale, ed è il caso del PUT, vuole trasformare la Svizzera in una colonia dell’UE. Quindi mira all’adesione della Svizzera alla fallita Disunione europea: perché la differenza tra sottostare al regime dell’accordo quadro istituzionale ed aderire è solo una questione di sfumature.

Referente… in cantina

A dimostrazione che le ruote del triciclo diventano sempre più difficili da distinguere l’una dall’altra, ecco che per le elezioni federali di ottobre già si parla di possibili inciuci tra PLR e PPD, evidentemente con l’obiettivo di preservare cadreghe. A dimostrazione che ormai i due ex partitoni si sono appiattiti sulle stesse posizioni. E che il tanto decantato “referente cristiano” del PPD è stato definitivamente messo in cantina, e sostituito con il referente multikulti. Del resto, tanto per fare un esempio tra i tanti, lo scorso febbraio in Gran Consiglio il PPDog è perfino riuscito a votare compatto a favore degli islamisti, respingendo una mozione del Guastafeste che chiedeva di impedire le preghiere in strada con contenuti offensivi e discriminatori nei confronti dei credenti di altre religioni.

Il deleterio PUT

Il PUT, Partito Unico Triciclato, ha sostenuto la rottamazione del maledetto voto del 9 febbraio, il regalo da 1,3 miliardi alla fallita UE, ed adesso vuole l’accordo quadro istituzionale. E lo vuole senza alcuna linea rossa. Perché queste linee rosse non esistono. Sono un semplice bluff per fare fessi i cittadini. Del resto, malgrado Bruxelles abbia già dichiarato – ecco il ringraziamento per il regalo da 1.3 miliardi! – che gli svizzerotti devono rottamare le misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone, nessun esponente del PUT ha emesso anche solo un flebile vagito di protesta.

E poi i $inistrati hanno ancora il coraggio di sciacquarsi la bocca con la storiella della protezione salari? Quando poi i kompagnuzzi si trovano a sostenere lo sconcio accordo quadro,a manina con i manager stranieri delle multinazionali?Quelli che vogliono le frontiere spalancate per licenziare i lavoratori svizzeri e sostituirli con migranti e frontalieri a basso costo?

Perché non fare outing?

Semplicemente, le regole che i balivi di Bruxelles ci vogliono imporre sono incompatibili con il sistema svizzero. Accettarle significa decretare la fine della Svizzera.

A questo punto, non è una sorpresa che si parli di inciuci salvacadreghe tra PLR e PPD. E’ semmai strano che l’inciucio ancora non coinvolga anche la terza ruota del triciclo, ossia il P$$.

Cari esponenti del PUT, perché non fare finalmente outing? Perché non una bella congiunzione PLR-PPD-P$$?  Tanto sui temi che più contano per il futuro del Paese, le vostre posizioni sono identiche. Così almeno il cittadino saprebbe cosa vota.

Lorenzo Quadri

Migranti sempre da favorire!

Una (modesta) tassa sulle rimesse? I camerieri dell’UE non ne vogliono sapere

 

Nei mesi scorsi il governo italiano ha espresso l’intenzione di tassare le rimesse, ovvero i trasferimenti di soldi nei paesi d’origine da parte degli immigrati. Obiettivo: portare nelle casse pubbliche alcune di decine di milioni di euro.

In dicembre chi scrive aveva interpellato i camerieri dell’UE in Consiglio federale sostenendo che il tema andava sollevato anche in Svizzera. Si stima che nel 2015 i migranti abbiano inviato in patria una cifra tra i 7 e gli 8.6 miliardi di Fr; ma c’è chi parla anche di oltre il doppio. E’ comunque appurato che in ballo c’è una barca di soldi. E non si sa nemmeno se si tratta di reddito da lavoro, o se invece a partire per  l’estero sono delle rendite sociali. Se questo fosse il caso, sarebbero necessari degli interventi.

Invece di far girare l’economia…

Sia come sia, una cosa è certa: ci sono tanti soldi di cittadini stranieri che, invece di far girare l’economia svizzera (anche l’economia bancaria), vanno a beneficio di quella estera. Dunque, un modestoprelievo su queste transazioni – in Italia ad esempio si parla di un’imposizione dell’1.5% – avrebbe certamente il suo perché. L’immigrazione infatti – ben lungi dall’essere “uguale a ricchezza” come starnazzano gli spalancatori di frontiere pensando di fare fessi i cittadini – genera costi: sociali, infrastrutturali, di sicurezza, eccetera.

Inutile dire che i camerieri dell’UE in Consiglio federale nelle scorse settimane hanno respinto scandalizzati la proposta di tassare le rimesse: “sa po’ mia”!

Autogol

Il Njet, come da copione, viene corredato da fregnacce assortite. E perfino da un plateale autogol.

L’autogol: “L’introduzione di una nuova imposta (?) di questo genere necessiterebbe di una base costituzionale”, dichiara il CF. Ma va? Piccolo problema: il canone radioTV più caro d’Europa è stato trasformato in un’imposta senza uno straccio di modifica costituzionale.E allora, signori, come la mettiamo? Costituzionalità a geometria variabile?

Un paio di fregnacce a titolo di esempio:

  • le rimesse non producono alcuna conseguenza negativa”.Ah no? Una decina di miliardi all’anno che lascia la Svizzera sarebbe forse una cosa positiva?
  • “I migranti non generano costi agli enti pubblici né usufruiscono di prestazioni statali che potrebbero essere loro fatturate”.A parte che non si sa nemmeno se all’estero vengono spedite rendite d’assistenza, ed in quel caso sì che si tratterebbe di prestazioni statali, si dà il caso che l’immigrazione incontrollata renda necessari investimenti nelle infrastrutture pubbliche. Se invece del 25% di stranieri, più i beneficiari di naturalizzazioni facili, in Svizzera ne avessimo il 2% come in Giappone, saremmo qui in 6 milioni e non in otto e mezzo, e quindi avremmo bisogno di meno strade, meno urbanizzazione, meno trasporti pubblici, eccetera eccetera. Immaginare una qualche forma di compensazione non è certo uno scandalo.

E se fosse il patto ONU?

Ma lo stizzito Njet dei camerieri bernesi dell’UE ha forse un’altra spiegazione: il demenziale patto ONU sulla migrazione (Global Compact). Un accordo capestro che vorrebbe introdurre la libera circolazione a livello mondiale, legalizzare i migranti clandestini e trasformare l’immigrazione in un diritto umano.

Inutile dire che il governicchio federale scalpita per sottoscrivere anche questa ennesima “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi). La quale, tra le tante aberrazioni, contiene pure, udite udite, l’agevolazione (!) delle rimesse. Addirittura, i migranti devono essere aiutati (!) ad aprire dei conti bancari nel paese d’origine. Ossia, proprio l’esatto contrariodi quanto propone l’atto parlamentare di chi scrive. Adesso tutto è più chiaro. Quando c’è di mezzo un qualsivoglia trattato internazionale, sotto le cupole federali le braghe precipitano automaticamente ed istantaneamente fin sotto le caviglie. E guai a chi osa proporre cose diverse!

Lorenzo Quadri

Di nuovo umiliati dall’Italia

Quadri: “In pochi giorni, ci siano fatti bagnare due volte il naso dal Belpaese”

 

La scorsa settimana, il  Senato italiano ha approvato a larga maggioranza (201 favorevoli, 38 contrari e 6 astenuti) la nuova legge che potenzia il diritto alla legittima difesa. Le nuove regole sono dunque in vigore, avendo la Camera già approvato le proposte.

Nel 2016, il deputato leghista Lorenzo Quadriaveva presentato in Consiglio nazionale un’iniziativa parlamentare, intitolata “potenziare il diritto alla legittima difesa”, simile alla nuova legge italiana. Ma nel marzo dello scorso anno la partitocrazia PLR-PPD-P$$ l’ha bocciata.

Cosa pensa Quadri della decisione del Senato italiano?

Me ne rallegro per il Belpaese, ovviamente. Si tratta di una svolta importante, sia all’atto pratico che politico. In Italia lo Stato ha voluto chiarire di stare dalla parte delle vittime delle aggressioni in casa propria. Da noi invece continua il buonismo-coglionismo che tutela i delinquenti e criminalizza il cittadino onesto che si difende. Come se difendersi da un rapinatore penetrato nella propria abitazione non fosse un diritto, uno dei più elementari peraltro, ma un reato vergognoso.

La sua proposta era forse troppo “estrema”?

Certamente no. Anzi, era una proposta assai moderata. Quella accettata in Italia è più incisiva: riguarda non solo le rapine in casa, ma anche quelle in negozio o sul luogo di lavoro. Per il resto, la versione italiana è simile alla mia. Già oggi, secondo la legislazione svizzera, chi eccede nella legittima difesa “per scusabile eccitazione o sbigottimento” non è colpevole. Io proponevo che, in campo di rapine in casa, tale stato di “scusabile eccitazione o sbigottimento” fosse acquisito per principio. Quindi: non sarebbe stato più compito della persona accusata di eccesso di legittima difesa dimostrare di essersi trovata in condizione di “scusabile eccitazione o sbigottimento”; sarebbe stato compito del Ministero pubblico che la volesse eventualmente incriminare dimostrare che nonsi trovava in tale stato. Sembrano sofismi da legulei, ma all’atto pratico la differenza è importante. La legge attuale è un deterrente non già per i criminali, ma per le vittime. L’ammaestramento che contiene è chiaro: non difendetevi dai rapinatori, piuttosto mettetevi in pericolo, altrimenti sarete voi a finire sul banco degli imputati. Questo  rispecchia l’ideologia buonista-coglionista dominante, che vuole che cittadino onesto sia sinonimo di cittadino debole, inerme, incapace di difendersi. Un’ideologia che è una manna dal cielo per i criminali pericolosi, in genere d’importazione: gli facilita il lavoro. Rende il nostro paese sempre più attrattivo per delinquenti senza scrupoli.

E’ però vero che in Italia le rapine in casa sono una realtà diffusa, in Svizzera una rarità (per fortuna).

Grazie alla politica delle frontiere spalancate, voluta dalla casta, le sciagure italiane sono destinate ad arrivare anche da noi. E’ solo questione di tempo. Fa specie come su certi temi politikamente korretti, quelli che piacciono all’establishment, ci si inventino profluvi di leggi a titolo ipotetico e preventivo. Invece, su altri argomenti sgraditi, come può essere la legittima difesa, o anche la lotta all’islamismo, la maggioranza dei politicanti rifiuta di agire. Si nasconde dietro il mantra del presunto “non problema”.

Non vorrà dire che il Belpaese sta facendo meglio della Svizzera?

Posso solo commentare: povera Svizzera! Nel giro di pochi giorni, l’Italia ci ha bagnato il naso in due occasioni. Prima con il ritiro senza tante storie della cittadinanza italiana al jihadista marocchino Moutaharrik, quello che si allenava a Canobbio. In Svizzera la possibilità di revocare la cittadinanza in casi del genere esiste da decenni, ma credo non sia mai stata usata; ed anzi, il solo evocarla provoca strilli isterici da parte della maggioranza “benpensante”. Adesso la Penisola ci surclassa con la nuova legge sulla legittima difesa. Mentre i vicini a sud si muovono, alle nostre latitudini i politicanti del triciclo, con i loro njet, stanno collezionando figure meschine nei confronti dei cittadini. Che mi auguro sapranno come ringraziarli alle urne.

MDD

 

 

Svendono anche le ferrovie!

Con lo sconcio accordo quadro le compagnie straniere imperverseranno sulle nostre rotaie

Il ministro binazionale KrankenCassis (PLR) e la partitocrazia cameriera di Bruxelles manderanno a ramengo, perché “bisogna aprirsi all’UE”, tutte le conquiste del sistema ferroviario svizzero: dalla sincronizzazione delle coincidenze ai diritti sindacali dei lavoratori. Ma naturalmente i talebani ro$$overdi del trasporto pubblico non fanno un cip: loro VOGLIONO l’accordo quadro!

Ma guarda un po’! Questa è proprio bella. Con lo sconcio accordo quadro istituzionale – quello che ci imporrebbe la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE, i giudici stranieri, la direttiva comunitaria sulla cittadinanza, la rottamazione delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone (alla faccia della protezione dei salari, vero $inistrati? Ma l’importante è “aprirsi all’UE”!) e tante altre nefandezze – salterebbero per aria anche i trasporti pubblici su rotaia.

Eh già. Il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis (PLR)si guarda bene dal dirlo; men che meno i talebani ro$$overdi del trasporto pubblico, quelli che criminalizzano e tartassano gli automobilisti in nome dell’ambiente (ma naturalmente solo gli automobilisti svizzeri; perché sui frontalieri che arrivano tutti i giorni uno per macchina, e magari pure diesel… citus mutus! E’ becero populismo e razzismo!). Gli spalancatori di frontiere pseudoecologisti, dicevamo, si guardano bene dal dirlo; ma con lo sconcio accordo quadro istituzionale andrà a finire che la Svizzera diventerà terreno di caccia per le compagnie ferroviarie straniere.

Anche il cabotaggio sarà permesso

Attualmente, infatti, le offerte ferroviarie transfrontaliere sono possibili solo in cooperazione con le ferrovie svizzere. Un domani, invece, se si spalanca il mercato in base allo sconcio accordo quadro, i vettori stranieri arriveranno in modo autonomo.  Non più tramite cooperazione, ma per conto proprio. E non si limiteranno ai trasporti transfrontalieri. Avranno facoltà di coprire anche tratte interne, a patto che lo scopo principale (?) rimanga il transito internazionale (campa cavallo che l’erba cresce).  In altre parole, potranno praticare il famosocabotaggio,che attualmente è vietato.

Avanti così! Giù a 90 gradi davanti all’UE! Facciamoci colonizzare!

Sistema in palta

Le conseguenze di questa ennesima calata di braghe davanti all’UE sarebbero a dir poco sciagurate; come quelle delle precedenti aperture, del resto. Le principali conquiste del sistema ferroviario svizzero andrebbero a ramengo. A partire – tanto per citarne un paio – dalla sincronizzazione delle coincidenze. E dal sistema tariffale. E come la mettiamo, o $inistrati spalancatori di frontiere che volete l’accordo quadro, con i diritti sindacali dei lavoratori del settore ferroviario? Anche questi andrebbero in palta!

Il bel regalo

Ebbene, si dà il caso che il principio dell’apertura del mercato del trasporto internazionale di passeggeri sia contemplato dallo sconcio accordo quadro istituzionale. Ecco il nuovo “bel” regalo che preparano alla Svizzera il “grande statista” binazionale KrankenCassis e la partitocrazia, PLR e P$$ in primis (gli uregiatti seguiranno a ruota).

E poi i $inistrati, che sostengono l’accordo quadro e quindi la “calata” sui binari svizzeri di compagnie ferroviarie straniere con tutto quel che ne consegue, hanno ancora il coraggio di sciacquarsi la bocca con i posti di lavoro delle Officine FFS di Bellinzona? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

 Investimenti per chi?

Da notare che il Consiglio federale allo stato attuale avrebbe la facoltà di decidere da solodi aprire il mercato ferroviario all’invasione dall’UE. Lo scorso 18 marzo, in un raro sprazzo di lucidità, il Consiglio degli Stati ha adottato una mozione che prevede che i camerieri bernesi di Bruxelles non possano prendere una decisione del genere, le cui conseguenze sarebbero pesantissime sia per i passeggeri che per i lavoratori che per il Paese in generale, senza coinvolgere il parlamento. E’ probabile che il Consiglio nazionale farà la stessa cosa.  Già la qualità dei collegamenti su rotaia, in particolare di quelli sulla tratta del Gottardo, è a ramengo. Il livello non è più svizzero; non è più nemmeno europeo. E’ ormai diventato africano. Immaginiamoci allora cosa succederebbe se la nostra rete ferroviaria, pagata a caro prezzo dal solito sfigato contribuente – per i prossimi 15 anni si prospettano investimenti infrastrutturali di quasi 13 miliardi!– , fosse lasciata in balia delle compagnie ferroviarie francesi o italiche.

Di nuovo a 90 gradi

Ovviamente, non bisogna farsi illusioni. La partitocrazia PLR-PPD-P$$ prima o poi (più prima che poi) calerà le braghe anche sull’apertura del mercato del trasporto dei passeggeri in treno. Per l’ennesima volta, strillerà che non c’è alternativa; che “bisogna salvare” i fallimentari accordi bilaterali. Il copione è già tristemente noto. Ci pare già di sentire i politicanti della casta, con stampa di regime al seguito, che starnazzano, farneticano e minacciano.

Cosa aspettiamo a mandare finalmente affan… sia i balivi di Bruxelles che i loro camerieri del triciclo?

Lorenzo Quadri

 

Sempre più svizzeri nella palta intanto la casta pensa ai Rom

I “grandi statisti” pretendono più aree di sosta per i nomadi: magari in Ticino?

 

Sempre meglio: l’associazione per la pianificazione del territorio “Espace Suisse” e la Fondazione “Un futuro per i nomadi svizzeri” di recente sono usciti alla ribalta (?) con una richiesta di quelle di cui si sentiva proprio la mancanza. Ossia, creare più aree di sosta per i nomadi!

Geniale: sarebbero questi i problemi del paese? Aumentare le aree di sosta per i nomadi, che poi – come l’esperienza, anche ticinese, insegna – vengono lasciate in stato pietoso, con immondizia ed escrementi ovunque, che qualcuno ovviamente deve provvedere a pulire? E non si chiedono un paio di aree di sosta.  A dar retta alle due associazioni dai fastidi grassi, infatti, “mancherebbero attualmente 40 posti di passaggio per soggiorni di breve durata, 25 posti invernali ed una manciata (?) di posti di maggiori dimensioni (?) per i nomadi stranieri”.Apperò!

“Parte integrante”?

Qui qualcuno dev’essere caduto dal seggiolone da piccolo. E non dimentichiamo una cosa. Logica vuole che le aree di sosta vadano fatte laddove ci sono i transiti. Visto che questo sfigatissimo Cantone, come noto, si trova sull’asse di transito Nord-Sud, indovinate un po’ chi si dovrebbe cuccare la maggior parte delle nuove aree di sosta per zingari? Forse i ticinesotti?

Da notare poi che i camerieri dell’UE in Consiglio federale hanno avuto la brillante idea di dichiarare che Rom stranieri (!) sono parte integrante della società svizzera e che “bisogna lottare contro il razzismo”.

E già: perché constatare – si tratta di dati di fatto – che i Rom si installano abusivamente su terreni altrui, che alla partenza li lasciano conciati da buttar via, e che magari durante la permanenza commettono pure reati nelle vicinanze, sarebbe razzismo.

E’ il massimo: il governicchio federale manda i ticinesi allo sbaraglio con la devastante libera circolazione delle persone; però si preoccupa dei Rom stranieri.

Senza autorizzazioni

Non è finita: secondo lo studio commissionato da Espace Suisse e dalla “Fondazione pro-nomadi”, sarebbe prioritaria l’offerta di aree di sosta “spontanee”. Trattasi – udite udite – di soste di fino a quattro settimane di durata (!), su un terreno ad esempio di proprietà di un contadino (!), senza necessità di richiedere autorizzazioni.

Cosa, cosa? Il comune cittadino svizzero, che paga le tasse, punto primo non può permettersi di entrare in casa d’altri (neanche nei campi altrui) senza permesso, punto secondo per occupare anche solo un metroquadro di area pubblica, non fosse che per mezza giornata, per un qualsivoglia evento, deve chiedere i relativi permessial Comune e pagare la tassa di occupazionedell’area pubblica.

Ed invece dei Rom stranieri si dovrebbero poter accampare per un mese su terreni privati o pubblici “come se niente fudesse”, senza bisogno di chiedere niente a nessuno? Questa è una clamorosa discriminazione dei cittadini elvetici. E’ evidente che non siamo per nulla disposti ad accettarla. Se in Svizzera ci sono politicanti a tal punto imbesuiti dal multikulti da uscirsene con simili “cagate pazzesche” (cit. Fantozzi), niente di strano che la nazione vada a rotoli.

Intanto i cittadini…

Evidentemente, e per fortuna, la maggioranza della popolazione non ci sta a costruire i ponti d’oro ai nomadi che la casta spalancatrice di frontiere pretenderebbe.

Nel Canton Berna, il 76,4% dei cittadini ha approvato la nuova legge sulla polizia che regola le espulsioni degli zingari che campeggiano su un terreno privato o comunale senza l’autorizzazione del proprietario.

Nel Canton Neuchâtel, la legge sul soggiorno dei nomadi prevede la riscossione di cauzioni all’arrivo, che possono poi venire incassate se gli “ospiti” al momento della partenza non lasciano gli spazi puliti ed in ordine. Del resto, è il minimo che si possa pretendere. Eppure l’inutileCommissione federale contro il razzismo ha avuto il coraggio di mettersi a starnazzare! Ennesima dimostrazione che questa Commissione va abolita subito: è confermato che serve solo ad inventarsi problemi di razzismo dove non ce n’è l’ombra. E questo, va da sé, mentre tace omertosasul razzismo importato da migranti – spesso e volentieri migranti economici – parecchi dei quali sono razzisti, antisemiti, sessisti, omofobi, eccetera. E trasferiscono in casa nostra i loro conflitti etnici, tramandandoli pure alle nuove generazioni: altro che “integrazione”!

Siamo qui in troppi

Inutile dire poi che le due associazioni (Espace Suisse e fondazione “pro-nomadi”) pretendono pure delle operazioni di “sensibilizzazione” in grande stile, vale a dire di lavaggio del cervelloal popolazzo, a sostegno della presenza dei nomadi in Svizzera. Il tutto naturalmente a spese del contribuente. Un po’ come il demenziale Patto ONU sulla migrazione (Global Compact), che prevede da un lato una massiccia propaganda di regime pro-immigrazione clandestina, dall’altro provvedimenti censori ai danni dei media rei di non riferire in modo abbastanza compiacente sui migranti.

Un’associazione che si occupa di pianificazione territoriale quale Espace Suisse dovrebbe semmai preoccuparsi di limitare l’immigrazione. Perché siamo qui in troppi: e le conseguenze, evidentemente, si scontano anche in campo di cementificazione del territorio.

Lorenzo Quadri

 

Prima sostengono la legge Poi, davanti alle bollette…

AITI contro il canone radioTV alle imprese: peccato che, quando si trattava di votare…

 

Intanto, prosegue il silenzio assordante sul tesoretto da 600 milioni che la Serafe si costituirà nel 2019 a spese dei cittadini tramite il trucchetto della fatturazione parziale.

Scusate ma ci scappa da ridere! Dall’inizio di quest’anno di disgrazia 2019 è in vigore la nuova Legge sulla radiotelevisione (LRTV).

La LRTV è una “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) sia per i cittadini che per le imprese.

I cittadini sono obbligati a pagare il canone più caro d’Europa anche se non possiedono alcun apparecchio atto alla ricezione di programmi radiotelevisivi. Anche se sono ciechi e sordi. Soltanto per i primi 5 anni esisterà il diritto di opting out. Ossia di certificare, tramite apposito formulario da richiedere alla Serafe (la società d’incasso che ha sostituito la Billag, con esiti disastrosi)  di non possedere alcun apparecchio atto alla ricezione di programmi, venendo di conseguenza esentati dal pagamento del canone. Con la sottoscrizione del formulario si autorizzano i controlli in casa propria per verificare se quanto attestato corrisponde al vero.

Quindi, non si può nemmeno più parlare di un canone: qui siamo di fronte ad una vera e propria tassa pro-SSR,dal momento che chiunque è costretto pagare. Una tassa, sia detto per inciso, introdotta senza la necessaria modifica costituzionale.

Per le aziende

Le imprese, dal canto loro, sono anch’esse costrette a pagare il canone. Il che è particolarmente assurdo, infatti: 1) il canone lo pagano già sia i dipendenti che i titolari delle aziende e 2) sul posto di lavoro ci si va per lavorare e non per guardare la televisione.

Le aziende pagano il canone in base alla cifra d’affari (non in base all’utile). Il canone cresce di pari passo con la cifra d’affari. Si va dal minimo di 365 Fr all’anno ad un tetto massimo di quasi 36mila.

Ciliegina sulla torta: l’obbligo di pagare il canone nasce immediatamente con l’iscrizione nel registro dell’IVA. Di conseguenza, imprese che costituiscono un’altra ditta per durata limitata o che si associano in consorzi pagano due volte (doppia imposizione).

Maggioranza risicatissima

La nuova legge sulla radioTV venne approvata in votazione popolare nel giugno del 2015. La maggioranza fu risicatissima: appena 3000 voti in tutti la Svizzera. In Ticino, la maggior parte dei votanti disse No. Solo Lega ed Udc sostennero il referendum contrario alla nuova legge. Il triciclo invece si schierò tutto slinguazzante a favore delle nuove regole. Regole il cui obiettivo – evidente anche al Gigi di Viganello – è  quello di ingrassare ulteriormente l’emittente di regime SSR.Ovvero la radioTV al servizio dell’establishment. Peraltro già gonfiata come una rana.

L’improvviso risveglio

Adesso che la nuova LRTV è entrata in vigore, si assiste all’improvviso risveglio degli ambienti economici.

L’AITI (Associazione industrie ticinesi) ora inveisce perché il canone in base alla cifra d’affari è iniquo, perché tassare i consorzi è doppia imposizione, eccetera eccetera. Tutto vero ma, cari signori, dov’era l’AITI quando si trattava di sostenere il referendum contro la nuova legge sulla radioTV? Non c’era, e se c’era dormiva! Guai a dar ragione all’odiata Lega! Bisognava reggere la coda agli amichetti della SSR! E adesso che le regole che VOI avete appoggiato entrano in vigore, vi venite a lamentare?

Cari signori, le magagne che – anche giustamente –  denunciate (canone in base alla cifra d’affari, doppia imposizione, ecc.) non cadono dal cielo. Stanno scritte nero su bianco nella legge. Se ai tempi della votazione contro la LRTV gli ambienti economici – o comunque: i loro galoppini politici – si fossero schierati dalla parte del referendum, visto l’esito risicatissimo della consultazione, è probabile che la legge sarebbe stata bocciata. Ma le cose sono andate diversamente. E solo adesso che arrivano le bollette, i rappresentanti dell’industria scendono dal pero? Un po’ tardi, no?

Inutile dire che aspettiamo gli ambienti economici al varco  quando verrà lanciata l’iniziativa popolare per abbassare il canone radioTV a 200 Fr annui.

Silenzio assordante

Intanto, prosegue il silenzio assordante a proposito del tesoretto da 600 milioni che la Serafe si costituirà nel 2019 a spese dei cittadini tramite il trucchetto della fatturazione parziale. 600 milioni rubati alle economie domestiche svizzere che, con l’accordo dell’Ufficio federale della comunicazione (vergogna!) finiranno nelle capienti casse della radioTV di Stato. I camerieri dell’UE in Consiglio federale devono ancora prendere posizione sulla mozione presentata da chi scrive, che chiede la restituzione integrale del maltolto.

Lorenzo Quadri

Una manna per i padroncini!

Con lo sconcio accordo quadro istituzionale, i controlli attuali verranno aboliti

 

Pur di chinarsi a 90 gradi davanti ad ogni e qualsiasi pretesa di Bruxelles, il triciclo PLR-PPD-P$$ è disposto a sacrificare gli artigiani e le piccole (e medie) imprese ticinesi. E poi ha ancora la tolla di affermare di difenderli!

Oh toh, ma chi l’avrebbe mai detto! Dopo l’abrogazione della LIA (Legge sulle imprese artigianali), nei primi mesi del 2019 il numero dei padroncini presenti in Ticino è aumentato in modo considerevole. A dimostrazione che la Lega aveva ragione – non ci voleva un premio Nobel per l’economia per capirlo…- nel sostenere che, contestualmente all’abrogazione della LIA, occorreva varare subitodelle nuove disposizioni a tutela degli artigiani e delle piccole imprese di questo sfigatissimo Cantone.

Ma la vera “chicca” è un’altra. Sempre in tema di padroncini, l’AIC, Associazione interprofessionale di controllo, ha dichiarato apertamente la propria preoccupazione per il futuro. Infatti, con lo sconcio accordo quadro istituzionale, i balivi di Bruxelles pretenderanno “che la Svizzera adatti la sua legislazione alla direttiva UE sui distaccati, ma questa –ha dichiarato il presidente AIC Renzo Ambrosetti – è una direttiva che contiene delle possibilità di controllo estremamente blande”. 

Tutti in Ticino a lavorare in nero!

In pericolo, sempre secondo Ambrosetti (non secondo il Mattino populista e razzista!) anche il partenariato sociale. Esso ha “quale scopo non solo quello di definire le condizioni di lavoro, ma anche di farle applicare (…). Secondo il sistema in vigore nell’UE, non si potrebbe più operare come oggi. I controlli che l’AIC svolge attualmente andrebbero delegati a delle istanze statali”. 

Traduzione: se sottoscritto, lo sconcio accordo quadro istituzionale manderebbe in palta l’attuale sistema dei controlli sui cantieri. In altre parole, il trattato in questione sarebbe una vera e propria manna dal cielo per padroncini ed aziende del Belpaese. I quali potranno arrivare in Ticino a lavorare in NEROsenza dover più temere nemmeno i controlli. Addio deterrenti! Avanti con l’invasione!

Anche il Gigi di Viganello è in grado di comprendere che ciò equivarrebbe alla distruzione di quel che ancora resta del nostro artigianato e delle nostre piccole imprese. Da sud, l’assalto alla diligenza sarebbe immediato.
Al di là della ramina già si fregano le mani e se la ridono a bocca larga dell’autolesionismo degli svizzerotti.

Il triciclo sacrifica gli artigiani

Ora: chi vuole la sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale? Risposta: il triciclo PLR-PPD-P$$. La partitocrazia ha formulato in più occasioni il proprio Sì all’osceno trattato che ci ridurrebbe ad una colonia dell’UE. Quindi, pur di chinarsi a 90 gradi davanti ad ogni e qualsiasi pretesa di Bruxelles, il triciclo è disposto a sacrificare gli artigiani e le piccole (e medie) imprese ticinesi.E poi ha ancora la tolla di dichiarare di difenderli!

La fregnaccia del “sì, ma”

Ed è inutile che i politicanti della partitocrazia serva dell’UE tentino di prendere per i fondelli la gente dicendo che loro sono a favore dello sconcio accordo quadro, “ma”.

Signori, lo ripetiamo: non esiste nessun “sì, ma”.Esistono solo il sì e il no. I “ma” contano meno di zero. Una volta detto sì, i “ma” verranno spazzati via in un batter d’occhio. Pertanto, fanno letteralmente ridere i polli i soldatini della Commissione di politica estera degli Stati i quali proprio in questi giorni hanno stabilito che  l’accordo quadro va firmato, però non bisogna recepire la direttiva UE sulla cittadinanza, non bisogna smantellare le misure accompagnatorie né la protezione dei salari, ed avanti con le patetiche  favolette.

Questi distinguo sono un’autentica presa per il lato B. Una volta sottoscritto lo sconcio trattato coloniale, la direttiva UE sulla cittadinanza, la fine delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone, l’apertura ai TIR da 60 tonnellate, eccetera, arriveranno da sole. In automatico. “Per non mettere a rischio” i bilaterali, la partitocrazia accetterà tutto, senza colpo ferire, e con il sostegno della slinguazzante stampa di regime. Giù le braghe ad altezza caviglia!

Possibile che qualcuno non abbia ancora capito come vanno le cose?

Lorenzo Quadri

Una fretta alquanto sospetta

Nuovo centro per finti rifugiati in zona Pasture: la Confederella non la racconta giusta

La Confederella – e meglio il Dipartimento ex Simonetta, oggi Dipartimento Keller Sutter (KKS) – vuole a tutti i costi realizzare il nuovo centro asilanti nello stabile amministrativo FFS, sito in zona Pasture, tra Balerna e Novazzano.

Il nuovo centro avrà sulle prime 220 posti letto, che nel 2023 diventeranno ben 350. Apperò!

Ed infatti, come apprendiamo dagli organi di stampa, nei giorni scorsi i burocrati del Dipartimento KKS hanno respinto con la consueta sicumera le opposizioni presentate da un gruppo di cittadini contro il nuovo maxicentro per finti rifugiati.

Ma come: la Confederella, ben coadiuvata dalla stampa di regime, non continua a martellare il popolazzo con note informative sul calo delle domande d’asilo? E questo ovviamente per far credere che il caos asilo – che ogni anno ci costa miliardi – sia un “non problema”, una fantasia malata della Lega populista e razzista? Ad esempio, gli ultimi dati ufficiali pubblicati parlano di un calo su base annua delle richieste d’asilo in Svizzera del 7.4%. Naturalmente (ma questo è un altro tema) sia i  burocrati della Confederella che la stampa di regime si guardano bene dal far notare che se le domande d’asilo calano anche dalle nostre parti, il merito è dell’ “odiato populista” nel governo italiano che non permette più sbarchi a go-go nel Belpaese.

 

I conti non tornano

Qui i conti non tornano: lorsignori da un lato vogliono farci credere che il caos asilo sia un “non problema”, che ormai i finti rifugiati arrivano col contagocce (e quelli che già ci troviamo in casa, quando li rimandiamo al natio paesello?); dall’altro però insistono nel voler creare il nuovo maxicentro asilanti. Ed hanno pure fretta. Ora, se i burocrati federali del Dipartimento “ex Simonetta” hanno fretta di mettere a disposizione i nuovi posti per migranti economici, evidentemente è perché sanno che li riempiranno. Ad esempio correndo servili ad accettare un qualche accordo del piffero sulla ridistribuzione dei migranti economici partorito dai balivi di Bruxelles; magari blaterando che in caso di rifiuto gli accordi di Schengen sarebbero “in pericolo” (ultimo mantra della partitocrazia per sdoganare ogni sorta di immonda ciofeca).

Se non pensasse di riempiere i nuovi centri asilanti, perché mai Berna dovrebbe spendere soldi per costruirli?

A questo punto la domanda nasce spontanea: a che gioco stanno giocando sotto le cupole federali? E’ comunque evidente che l’opposizione alla creazione di ulteriori posti per finti rifugiati in Ticino deve continuare. In caso contrario, avremo ampiamente motivo di pentircene!

 

“Fuori tema!”

Ma la decisione con cui i burocrati federali liquidano l’opposizione al nuovo centro asilanti di Balerna/Novazzano è interessante anche per un altro motivo. Gli opponenti hanno sollevato obiezioni legate alla sicurezza, ai problemi di convivenza con la popolazione locale generati dalla presenza sul territorio di finti rifugiati spesso e volentieri ubriachi e rissosi, eccetera. I bernesi le rimandano con spocchia al mittente: “i punti sollevati non sono rilevanti sotto il profilo della legislazione edilizia”.Capita l’antifona? La nuova legge sull’asilo voluta dalla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ è corsa ad approvare giuliva, prevede la “costruzione facile” di nuovi centri per asilanti. Si può solo contestare il rispetto delle norme edilizie. Che ovviamente, per gli abitanti dei Comuni dove si vorrebbero insediare simili strutture, è il minore dei problemi. La questione non è di norme edilizie, bensì di sicurezza pubblica. E la Confederella replica: sicurezza pubblica? Fuori tema!

E’ chiaro che il Ticino, causa la sua posizione geografica (incuneato nel Belpaese) e la deleteria politica delle frontiere spalancate, in campo di finti rifugiati ha già dato. Ed ha già dato fin troppo. Altro che aumentare i posti a disposizione: bisogna semmai diminuirli! E avanti con i rimpatri!

Lorenzo Quadri

La fiera dei sondaggi farlocchi

Accordo quadro: il 60% degli svizzeri a favore? Chi credete di prendere per i fondelli?

 

Ormai senza più alcuna vergogna né decenza, i galoppini della casta spalancatrice di frontiere e serva dell’UE continuano con l’operazione di lavaggio del cervelloa sostegno dello sconcio accordo quadro istituzionale. Sicché i sondaggi farlocchi si aggiungono al terrorismo ed alle minacce: da manuale, al proposito, il ricatto della scorsa settimana ad opera del CEO di Alpiq Jens Alder. Costui, non contento di aver cancellato 6000 posti di lavoro quando era a capo della Swisscom, e dopo essere stato di fatto costretto dal Consiglio federale a sloggiare, invece di volare basso e schivare i sassi, ancora monta in cattedra a pontificare. E, da boss di Alpiq, ci racconta che, senza lo sconcio accordo quadro istituzionale, che ci ridurrebbe ad una colonia dell’UE, resteremmo senza elettricità. Fosse stato ancora direttore della Swisscom, avrebbe detto che rimarremmo senza telefono.

Indagine taroccata

Secondo il sondaggio farloccopubblicato nei giorni scorsi e realizzato dall’istituto gfs.bern – non nuovo a perle di questo tipo – il 60% degli svizzeri sarebbe favorevole allo sconcio accordo quadro istituzionale. Certo, come no! Ci crediamo di corsa! Già il fatto che, sempre secondo il sondaggio in questione, gli indecisi siano solo 5%, fa nascere qualche domandina sull’attendibilità dell’indagine.

Ma soprattutto: anche il Gigi di Viganello ha capito che le riposte che si ottengono da un’inchiesta telefonica dipendono dalle domande che vengono formulate.

In altre parole: per ottenere la risposta voluta basta porre la domanda nel modo “giusto”.

Di conseguenza, ci piacerebbe proprio sapere se la gfs.ch ha sottoposto o no agli interpellati i seguenti quesiti:

  • Siete favorevoli alla ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE?
  • Siete d’accordo di mantenere con i vostri soldi tutti i cittadini UE che immigreranno in Svizzera senza avere un lavoro?
  • Vi sta bene non poter più espellere i delinquenti stranieri, se questi hanno il passaporto di uno Stato membro dell’Unione europea?
  • Siete d’accordo di cancellare le misure accompagnatorie alla libera circolazione delle persone?
  • Siete d’accordo che a decidere le controversie legali tra Svizzera ed UE siano i giudici stranieri della Corte europea di giustizia?
  • Vi va bene che un domani la nostra rete ferroviaria venga liberalizzata a vantaggio delle aziende di trasporto straniere, col risultato di far saltare la sincronizzazione delle coincidenze, il sistema tariffale ed i diritti sindacali dei lavoratori del settore?
  • Vi va bene che venga abolito il divieto di traffico notturno per i mezzi pesanti?
  • Vi va bene aprire la Svizzera al transito dei TIR comunitari da 60 tonnellate?
  • Vi va bene essere costretti a versare regolarmente contributi di coesione miliardari a Bruxelles, senza ottenere in cambio alcuna contropartita?
  • Siete d’accordo di sacrificare la nostra indipendenza, la nostra autonomia, i nostri diritti popolari, per fare gli interessi dei manager stranieridelle multinazionali?
  • Secondo voi, essere costretti ad adeguarsi ai Diktat di Bruxelles, azzerando l’esito di votazioni popolari ed articoli costituzionali, significa “certezza del diritto”?
  • Secondo voi, il fatto che la Svizzera verrà sanzionata nell’invero denegata ipotesi in cui dovesse rifiutare di adeguarsi ad un Diktat unilaterale dell’UE, è compatibile con una relazione definita “bilaterale”?
  • Siete d’accordo di abbandonare il sistema delle banche cantonali con garanzia dello Stato?
  • Condividete la teoria secondo cui la Svizzera è piccola è debole e quindi non ha altra scelta che chinarsi a 90 gradi e senza condizioni a qualsiasi pretesa arrivi da Bruxelles?
  • Se i nostri antenati, nei secoli e decenni scorsi, si fossero comportati come il triciclo PLR-PPD-P$$ che vuole l’accordo quadro, oggi la Svizzera esisterebbe ancora?

Le aspettative del committente

Queste sono alcune domande che i soldatini della gfs.bern avrebbero dovuto porre alle persone interpellate per sapere la loro veraopinione sullo sconcio accordo quadro istituzionale. Chissà perché, c’è come il vago sospetto che i quesiti sottoposti siano invece stati di tenore ben diverso.

Chiaro: se fossero state fatte le domande di cui sopra, col piffero che il risultato dell’indagine sarebbe stata una maggioranza di favorevoli all’accordo quadro. Quindi, il committente del sondaggio non sarebbe stato contento dell’esito dell’operazione, in quanto “non in linea con le aspettative”. Quindi ancora, avrebbe deciso di rivolgersi, per la prossima indagine demoscopica, ad un altro istituto. E allora, addio mandato per la gfs.ch. Il trucco è vecchio, signori!

Lorenzo Quadri

 

Perché non manifestano in dogana?

 

In queste settimane va assai di moda il populismo climatico. L’emittente di regime RSI, nemica giurata dei populismi ma solo quando sono di “destra”, quello climatico lo pistona ad oltranza. Obiettivo: sostenere elettoralmente gli amici dell’area politica “giusta”. Cioè quella di $inistra e di centro-$inistra; la stessa cui appartiene l’86% dei giornalisti della SSR. Perché, nel caso qualcuno non l’avesse ancora capito, il canone più caro d’Europa lo paghiamo per finanziare campagne di marketing politico spacciate per “servizio pubblico”.

Distrazione di massa

Come scritto più volte, a pilotare il populismo climatico ci sono persone ed organizzazioni che si fanno gli attributi di platino. Senza contare l’operazione “distrazione di massa” da altri temi ben più scomodi. Di modo che, mentre si pontifica su emissioni e su CO2 – con politicanti che, sperando di cavalcare l’onda, s’improvvisano esperti in questioni di cui in realtà non capiscono una beata cippa –  la casta è libera di svendere la Svizzera all’UE tramite sconcio accordo quadro istituzionale. Il quale, tra l’altro, ci porterà in casa i TIR europei da 60 tonnellate. Ma per gli ecologisti nostrani “l’è tüt a posct”: bisogna firmare il trattato!

Automobilisti ancora sulla graticola

Inutile dire che le prime vittime del populismo climatico sono i soliti sfigati automobilisti, finiti nuovamente sulla graticola: come se non fossero già criminalizzati, vessati e munti a sufficienza. Con l’arrivo al DATEC della nuova Capa dell’area “giusta” – la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga – i burocrati ro$$overdi del Dipartimento si sono scatenati. Al vaglio del Consiglio federale c’è ora un piano di “promozione del trasporto pubblico” che è, ad onta delle intenzioni dichiarate a beneficio dei fessacchiotti, un puro e semplice piano di persecuzione di chi necessita dell’automobile per lavorare. La mobilità individuale, che dovrebbe essere un diritto, sotto la dittatura del politikamente e climaticamente korretto è diventata un reato.

Ad Autonassa…

Ancora ieri in varie città svizzere si è tenuto un flashmob – va di moda – sul clima. Anche a Lugano; non a caso, in contemporanea (poteva esserci occasione più ghiotta?) di Autonassa, storica manifestazione luganese a giusto titolo sostenuta anche dall’ente pubblico.

Tra le richieste dei manifestanti, era scontato, l’espulsione delle auto dal centro città. Come se una simile mossa, oltre a desertificare il centro medesimo, potesse portare un qualche beneficio al bilancio ambientale.

Perché non in dogana?

A lasciare stupefatti è però una cosa. Come mai il flash mob viene organizzato ad Autonassa, tra i veicoli spenti che non inquinano? Con un minimo di coerenza, la manifestazione doveva essere organizzata in dogana, la mattina di un giorno feriale, così da bloccare i 65’000 frontalieri e le svariate migliaia di padroncini che entrano tutti i giorni in Ticino uno per macchina.Perché questa è la causa del collasso viario ed ambientale del nostro Cantone.

Ah già: ma contestare la devastante libera circolazione delle persone non è politikamente, e quindi nemmeno climaticamente, korretto.  L’invasione da sud non inquina; ma quando mai!

Lorenzo Quadri

 

 

Decurtare gli aiuti all’estero

Adesso vengono pure a dirci che non possono servire a limitare l’immigrazione clandestina

 

Ah beh, certo che questa ci mancava! Ecco che arriva la solita organizzazione internazionale del piffero (l’OCSE) a sostenere che la Svizzera dovrebbe spendere di più nell’aiuto allo sviluppo. In particolare, dovrebbe impegnarsi a dedicare lo 0,5% del Reddito nazionale lordo (RNL) a tale scopo. Detta soglia, fissata dal Parlamento federale nel 2011, è infatti stata raggiunta tra il 2014 ed il 2016, mentre il bugdet per il periodo 2017 – 2020 è “solo” dello 0.48%. Embè? I tempi cambiano, cari burocrati sovranazionali!  Oggi, come la partitocrazia non si stanca di ripeterci, siamo confrontati con le casse vuote dell’AVS. E allora, è evidente che la priorità è consolidare il Primo pilastro. Di conseguenza, i regali all’estero vanno decurtati, come pure la spesa sull’asilo!

Visto poi che, sotto le cupole federali, il triciclo servo dell’UE ha deciso di versare a Bruxelles la marchetta da 1,3 miliardi di Fr, e visto che il medesimo triciclo vuole pure sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale, il quale ci obbligherà periodicamente a pagare dei “pizzi” miliardari all’Unione europea senza poter emettere un Cip, è evidente che in futuro ci saranno a disposizione sempre meno soldi per gli aiuti allo sviluppo.

E’ lampante infatti che gli 1.3 miliardi che la partitocrazia ha deciso di regalare agli eurobalivi “per oliare” – ottenendo, per tutto ringraziamento, nuove vessazioni e discriminazioni ai danni della Svizzera – andranno tagliati dal budget dei soldi che vengono spediti all’estero!

Insomma: il tetto dello 0,5% di RNL da dedicare ad aiuti all’estero dovrà essere ridotto a vantaggio dell’AVS; ed è evidente che la Lega presenterà a Berna atti parlamentari sul tema.

Oltre ogni limite

Ma i tapini dell’organizzazione internazionale del piffero si permettono di spingersi ancora oltre nella loro critica all’indirizzo della Confederella: costoro esprimono infatti la propria preoccupazione per i programmi, nell’ambito dell’aiuto allo sviluppo, che hanno come obiettivo quello di “limitare la migrazione irregolare”.“Un programma inteso principalmente a prevenire l’immigrazione piuttosto che promuovere lo sviluppo sostenibile del paese partner potrebbe creare un rischio per la reputazione della Svizzera e mettere a repentaglio la sua neutralità”,blatera l’organizzazione sovranazionale.

Scusate ma ci scappa da ridere!

Con quali argomenti il triciclo xenofilo giustifica il profluvio di miliardi che ogni anno viene sottratto alle necessità degli svizzeri in difficoltà per involarsi verso lidi lontani? Racconta che simili spese stratosferiche sono corrette perché “così si limita l’immigrazione clandestina” (che naturalmente i burocrati dell’OCSE definiscono con il pudico eufemismo di “irregolare”)! Adesso però arriva il njet. Versare aiuti mirati a limitare l’invasione di finti rifugiati con lo smartphone non va bene ed inoltre – qui siamo proprio a livelli da barzelletta – metterebbe a repentaglio la neutralità elvetica! Ossignùr!

Chissà come mai…

Punto primo:se non si possono nemmeno finalizzare gli aiuti all’esteri al contenimento dell’immigrazione clandestina, è chiaro che smettiamo di versarli. Non paghiamo più un ghello!

Punto secondo:la teoria della “neutralità in pericolo” fa ridere i polli. C’è da sperare che a Berna nessuno sarà tanto stolto da ripeterla. Con lo sconcio accordo quadro istituzionale, che il triciclo PLR-PPD-P$$ sbava per firmare, la Svizzera si trasformerebbe in una coloniadella fallita UE; la quale non è per nulla neutrale. Però stranamente nessuna organizzazione internazionale del flauto traverso si sogna di segnalare il pericolo per la neutralità! E men che meno lo fa il triciclo eurolecchino! Chissà come mai, eh?

Lorenzo Quadri