Bandiera UE: va messa nel rüt!

Fate sapere ai municipali del triciclo cosa ne pensate del lenzuolo blu stellato

 

Ha giustamente suscitato vivo malcontento la decisione di un certo numero di municipi – ci piacerebbe avere l’elenco completo – di esporre la bandiera UE domenica scorsa 5 maggio. Il vessillo blu con le 12 stelle faceva brutta mostra di sé anche su Palazzo delle Orsoline dove, per lo meno, era accompagnato dalla bandiera ticinese e da quella svizzera. A poche centinaia di metri, sul municipio di Bellinzona – sindaco P$, maggioranza radiko$ocialista – la bandiera dell’UE sventolava da sola al posto d’onore, oltretutto in anticipo (era esposta già sabato 4 maggio). Sicché lo sgradevole spettacolo si è protratto per due giorni. Molti cittadini non hanno mancato di esprimere il proprio fastidio (eufemismo). Le segnalazioni giunteci in redazione si sprecano.

Messaggio chiaro

La bandiera UE viene esposta il 5 maggio, in occasione della ricorrenza della fondazione del Consiglio d’Europa (5 maggio 1949), di cui la Svizzera fa parte dal 1963. La bandiera del Consiglio d’Europa è poi stata mutuata dall’UE.

A parte il fatto che anche sull’utilità della permanenza svizzera nel Consiglio d’Europa si potrebbe disquisire a lungo, “gli è che” la bandiera di detto inutile organismo è ormai quella che indentifica la fallita (dis)unione europea. Di conseguenza, è inutile nascondersi dietro i distinguo tra il Consiglio d’Europa e l’UE. Queste sono pippe mentali.

Il messaggio trasmesso al cittadino esponendo fuori dai municipi – in genere, oltretutto, da sola; quindi senza altri vessilli federali, cantonali e comunali – la bandiera blu stellata, è che si sta omaggiando l’UE.

Quindi, un atto servile nei confronti dei funzionarietti di Bruxelles. Quelli ai quali la partitocrazia PLR-PPD-P$$ regala i miliardi del contribuente (vedi la marchetta da 1.3 miliardi “per oliare”, recentemente decisa dalla maggioranza del parlamenticchio federale). Quelli che, per tutto ringraziamento, ci ricattano e ci discriminano. Quelli che – soprattutto – pretendono la firma dello sconcio accordo quadro istituzionale (che permetterebbe all’UE di letteralmente dettare legge in casa nostra in ambiti di importanza fondamentale).

Quelli che pretendono pure di disarmare i cittadini svizzeri onesti con lo squallido Diktat su cui voteremo il prossimo 19 maggio (tutti a votare NO all’ennesima calata di braghe!). Quelli che, tanto per non farsi mancare nulla, ci inseriscono pure nelle liste grigie dei paradisi fiscali. E l’elenco potrebbe continuare.

Föö di ball!

E’ quindi pacifico che di bandiere dell’UE in casa nostra non ne vogliamo vedere. Né il 5 maggio né in qualsiasi altro giorno. La parola d’ordine è: eurobalivi, föö di ball!

La contrarietà (inkazzatura) dimostrata dai cittadini nel trovarsi il vessillo di “Grappino” Jucker sui rispettivi municipi, è anche un monito al triciclo PLR-PPD-P$$. Ricordiamo infatti che la partitocrazia, una volta passate le elezioni federali (prima il rischio elettorale sarebbe troppo alto) si chinerà a 90 gradi ed accetterà di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro internazionale. A quel punto, solo un referendum potrà salvare il futuro della Svizzera.

Grazie, cancelliere PLR!

Ma perché la bandiera UE viene esposta? A chiedere di issarla è la Cancelleria dello Stato (cancelliere PLR) tramite lettera circolare inviata ai Comuni. Evidentemente, non tutti danno seguito all’invito. I municipi con maggioranze euroturbo come Bellinzona – che ha pure il $indako $ocialista il quale scrive articoli pieni frottole a sostegno del Diktat disarmista dell’UE –  corrono entusiasti ad eseguire. Altri invece, come Lugano, ma anche Locarno, non ci pensano proprio.

Sarebbe bene che i cittadini di quei Comuni dove i politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$ si ostinano ad esporre la bandiera UE facessero sapere ai loro rappresentati (?) cosa ne pensano di una simile iniziativa.

E sarebbe anche ora che la Cancelleria dello Stato, data la posizione della larga maggioranza dei ticinesi che ha sempre respinto gli accordi con l’UE, la piantasse di mandare in giro inviti ad esporre la bandiera di un club sovranazionale che di certo NON è amico del nostro Paese.

Tanto per gradire, si ricorda che in Danimarca, Stato membro dell’Unione e europea, di panni blu con le stelle non se ne vede nemmeno uno.

Lorenzo Quadri