Bertoli, Beltraminelli, Vitta: che figura marrone!

Impennata dei delinquenti aspiranti residenti bloccati grazie alla richiesta del casellario 

I numeri riconfermano la necessità del casellario: ma la partitocrazia lo vuole rottamare

Figura marrone per il triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato. A “sbugiardare” (per usare un’espressione casta) gli esponenti della partitocrazia sono le cifre del casellario giudiziale. Infatti, come si legge sul CdT di giovedì, il numero di permessi B o G rifiutati (in caso di nuove richieste) o non rinnovati, ha conosciuto una vera e propria  impennata tra maggio e luglio. Motivo: dal casellario risultava che il richiedente era una persona pericolosa. Le decisioni negative sono state 43 in neppure tre mesi. In precedenza la media era di 4.8 “No” al mese.

Le strane coincidenze

Sicché l’impennata si è verificata, ma tu guarda i casi della vita, proprio dal momento in cui i consiglieri di Stato Bertoli, Beltraminelli e Vitta hanno deciso di calare le braghe sul casellario, nella  ridicola illusione che ciò avrebbe portato l’Italia a finalmente sottoscrivere il famigerato accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Calata di braghe doppia, in effetti: nei confronti dei vicini a Sud e nei confronti dei camerieri dell’UE in Consiglio federale. Questi ultimi hanno fatto andare  i telefoni per “schiacciare gli ordini” ai ministri ticinesi dei rispettivi partiti. I soldatini hanno obbedito. E hanno preso una decisione crassamente contraria agli interessi del Cantone, oltre che del tutto inutile nell’ottica delle trattative con il Belpaese. Decisione che per fortuna al momento non è in vigore, visto che gli accordi sulla fiscalità dei frontalieri non sono ancora stati sottoscritti (chissà quando lo saranno). Ma le ultime cifre lo confermano: la richiesta del casellario deve restare. Accordo o non accordo sui frontalieri.

Incomprensibile

Lo sa anche il Gigi di Viganello: malgrado l’invereconda calata di braghe e di mutande degli esponenti di PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, in Italia nulla si è mosso. E qui il problema si sposta sui negoziatori svizzerotti – quelli che vanno a Roma a parlare in inglese e vengono sistematicamente infinocchiati –, sui loro responsabili politici (Consiglio federale) e anche sui ministri ticinesi che hanno rottamato il casellario. Com’è possibile che i negoziatori elvetici, e c’è da sperare che a Roma non siano stati inviati i primi bambela incrociati alla buvette di palazzo federale bensì dei professionisti competenti, non abbiano ancora capito che l’Italia sta semplicemente accampando dei pretesti per non rispettare gli impegni presi? Possibile che non abbiano ancora capito che la storiella del casellario è solo uno di questi pretesti, come lo  è – altro esempio – la chiusura notturna dei valichi secondari? Possibile che non abbiano capito che calando le braghe non si risolve nulla perché, se viene levato un ostacolo, oltreramina ne fabbricano subito un altro? Così è puntualmente successo col casellario e così accade ormai da anni. E come è possibile che questa situazione, di un’evidenza solare, non la comprendano i Consiglieri federali? Ma soprattutto: come è possibile che i tre Consiglieri di Stato rottamatori del casellario, che l’antifona dovrebbero pur averla capita, alle pressioni dei Consiglieri federali dei partiti di riferimento non siano stati capaci di replicare: “guardate che state toppando: dandovi retta non otterremo niente se non un’epica figura di palta”, ma abbiano invece ubbidito come soldatini agli ordini ricevuti, prendendo una decisione platealmente contraria agli interessi del Ticino, alla volontà popolare e anche a quella del Gran Consiglio che ha approvato ben due risoluzioni pro casellario? E se qualcuno pensa che eleggendo KrankenCassis in Consiglio federale la Svizzera riuscirà ad ottenere qualcosa dal Belpaese, forse è meglio che scenda dal mirtillo.

De Watteville sbugiardato

L’impennata di Njet alle richieste di nuovi permessi causa pericolosità del richiedente sbugiarda anche l’ex segretario di Stato Jacques De Watteville, già tirapiedi dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf. Costui infatti tentò addirittura – ovviamente senza alcun risultato – di convincere la deputazione ticinese a Berna ad attivarsi sul CdS affinché ritirasse la richiesta del casellario. Raccontò, Monsieur, che da sue fonti (?) sapeva (?) che il casellario non serviva ad un tubo. Adesso arriva la smentita clamorosa. Ecco il livello di certi viscidi personaggi bernesi; e noi dovremmo pure starli a sentire? Senza la richiesta del casellario, in Ticino ci ritroveremmo, in soli tre mesi, con 43 stranieri potenzialmente pericolosi in più che vivono tranquillamente nel  nostro territorio, o ci entrano tutti i giorni, in perfetta regolarità! Senza contare, e lo ripetiamo per l’ennesima volta, i pregiudicati italici che, sapendo della richiesta del casellario, hanno rinunciato a presentare domanda di un permesso B o G. Ed ovviamente a questo proposito non esiste alcuna statistica.

Tolla italica

Le  isteriche proteste contro il casellario da parte dei politicanti italici che strillano al “razzismo” pensando di ottenere visibilità mediatica infamando gli svizzerotti (che tanto sono fessi e si fanno andar bene tutto) non sono solo immotivate. Sono anche ipocrite. Perché di recente, ma tu guarda i casi della vita, il Consolato d’Italia ha pubblicato un bando per l’assunzione di addetti amministrativi. Ebbene, tra i documenti richiesti figura non solo il casellario giudiziale, ma pure il certificato dei carichi pendenti. Ohibò: lo Stato italiano come datore di lavoro esige questi documenti; però starnazza se il Ticino li chiede per rilasciare un permesso di dimora sul proprio territorio? Ma i vicini a sud, chi pensano di prendere per il lato B?

L’invasione

Infine, le cifre pubblicate sul Corriere inducono anche un’altra riflessione. Le domande di rinnovo o di rilascio di permessi B o G esaminate dal 2 aprile 2015 (data di entrata in vigore della richiesta del casellario) al 30 aprile 2017 sono state 47’879. Quasi 50mila richieste in due anni! E poi hanno ancora il coraggio di venirci a dire che non è vero che è in atto un’invasione da sud, che sono tutte balle della Lega populista e razzista? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Lorenzo Quadri