Bidone “Via Sicura”: per il Tribunale federale ci sono margini di manovra. La dimostrazione che i giudici si fanno i loro comodi

Ma allora anche nelle sentenze contro le misure a tutela del mercato del lavoro ticinese dall’invasione da sud c’era spazio per decidere diversamente…

Questa è proprio una di quelle classiche notizie che meritano il “doppio uella”. Il Tribunale federale ha infatti deciso che, nell’ambito del bidone “Via Sicura”, i giudici un certo margine di apprezzamento lo devono avere.

Perché il “doppio uella”? Il discorso parte da lontano.

Sicurezza come pretesto

Via Sicura, lo ricordiamo, è quell’aberrante insieme di norme in base al quale un eccesso di velocità senza alcuna conseguenza pratica viene punito più duramente di una rapina. Il citato “programma” è stato fatto passare alle camere federali (Udc e Lega hanno comunque votato contro) a suon di ricatti morali e di populismi di $inistra, strumentalizzando i morti sulle strade.

Interessante notare, anche se è ormai acqua passata, che a sciacquarsi la bocca con la “sicurezza sulla strada” per mandare in galera gli automobilisti, erano poi gli stessi che volevano a tutti i costi mantenere la trappola mortale del tunnel autostradale bidirezionale del San Gottardo. Quando si dice la coerenza! E vale anche la pena rilevare  che – sicuramente senza alcuna intenzionalità, nevvero? – il termine tedesco di “Raser” è stato tradotto in italiano con “pirata della strada”. Solo che un pirata della strada in italiano non è un automobilista col piede pesante. E’ chi provoca un incidente e poi scappa senza prestare soccorso. Si converrà che non è proprio la stessa cosa.

Il vero problema

Altro fatterello da ricordare: nel dibattito parlamentare su Via Sicura, la ministra dei trasporti uregiatta Doris Leuthard ha raccontato solenni palle. A giustificazione delle sanzioni estreme proposte, che possono avere conseguenze pesantissime su chi ne è colpito a cominciare dalla perdita del lavoro, si disse che queste sarebbero state applicate solo in situazioni altrettanto estreme: si sarebbero verificati “al massimo un paio di casi all’anno”. Ed invece nei rigori delle nuove leggi incappano in centinaia. E non certo perché i conducenti svizzeri si siano improvvisamente trasformati in pirati della strada.

E’ chiaro che il vero problema è un altro: se si vogliono giustamente punire i giovinastri, TUTTI STRANIERI, che si dilettano in corse in autostrada, si espelle questa foffa dalla Svizzera; non si criminalizza l’intera categoria degli automobilisti. Ma evidentemente l’intenzione era proprio quella di criminalizzare i conducenti. Il resto erano pretesti di comodo.

Il margine di manovra

Il bidone Via Sicura ha anche un’altra caratteristica: quella di non lasciare margine di manovra al giudice per considerare delle attenuanti alle pene draconiane previste dal progetto. Apperò. Anche qui, due pesi e due misure. Se qualcuno osava fare un cip contro tale circostanza, il centro-$inistra azionava immediatamente la sua macchina spandi-palta: vergogna! Si difendono i “pirati della strada”!. Passano un paio d’anni ed arriva la votazione sull’iniziativa d’attuazione dell’espulsione dei delinquenti stranieri. Anche quest’iniziativa prevedeva degli automatismi: lo straniero che commetteva taluni reati gravi sarebbe stato allontanato dalla Svizzera senza se né ma. Apriti cielo! Si è subito assistito all’insurrezione isterica dell’élite politikamente korretta e spalancatrice di frontiere: scandalo! I giudici non hanno margine di manovra!

Quindi, fateci capire: quando si tratta di mandare in galera degli automobilisti va bene che non ci sia margine di manovra, mentre quando si tratta di espellere criminali stranieri ai giudici bisogna fornire la scappatoia per farli restare tutti in Svizzera (magari mantenuti dal contribuente)? Qui c’è qualcuno che prende la gente per scema.

Rapporto farlocco in arrivo

Ora, come sappiamo i  nodi di Via Sicura cominciano a venire al pettine. Ma naturalmente, con l’obiettivo di non cambiare nulla, si prende tempo: sicché il Consiglio degli Stati ha incaricato il Consiglio federale di allestire un rapporto sull’insieme del programma via Sicura. Il Mago Otelma prevede che  tra qualche anno arriverà l’ennesimo rapporto taroccato (vedi le boiate della SECO su frontalieri, sostituzione e dumping) in cui si potrà leggere che “tout va bien, madame la marquise”.

“Sa po’ fa nagott”?

Nei giorni scorsi c’è però stato un nuovo sviluppo. Il Tribunale federale ha deciso che, anche in Via Sicura, i giudici un qualche margine di apprezzamento ce lo devono pur avere. Malgrado la legge dica altro. Ohibò. Questa presa di posizione è degna di nota. Dimostra che, quando vogliono, i giudici – e non solo quelli di Losanna – hanno ampio spazio per giochicchiare a piacimento, o piuttosto secondo le personali ideologie, sulle norme legali.

E allora ecco che tutte le sentenze contrarie alle misure di tutela del mercato del lavoro ticinese contro l’invasione da sud appaiono sotto tutt’altra luce. Decisioni che vengono spacciate per ineluttabili conseguenze della devastante libera circolazione delle persone, condite con il mantra del “sa po’ fa nagott”, lo sono davvero? O sono invece frutto delle elucubrazioni  dei legulei spalancatori di frontiere che la partitocrazia sabotatrice del 9 febbraio ha piazzato nei tribunali? Il dubbio diventa sempre più legittimo. Ed inquietante.

Lorenzo Quadri