Bidone Via Sicura: “tüt a post”? Mica tanto…

Correzioni in vista a Berna (e ci sarebbe mancato altro); ma l’impianto rimane

 

Anche la Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni del Consiglio nazionale, come la commissione “sorella” degli Stati ed il plenum della Camera alta, si è adeguata a larga maggioranza – e ci sarebbe mancato altro – alla proposta di smussare le ingiustizie più plateali del bidone Via Sicura: quello che punisce un eccesso di velocità senza alcuna conseguenza pratica più duramente di una rapina.

In sostanza, la modifica prevede di reintrodurre il margine di apprezzamento dei giudici nello stabilire se nel caso concreto l’automobilista col piede pesante vada ritenuto un pirata della strada oppure no. Prevista inoltre la rinuncia alla pena minima di un anno di reclusione, mentre la durata minima del ritiro della patente viene abbassata da 24 a 6 mesi.

Si rinuncia anche all’introduzione di scatole nere e di etilometri sulle automobili, mentre l’obbligo di regresso degli assicuratori nei confronti degli automobilisti viene trasformato in una facoltà.

Le punte clamorose

In questo modo vengono smussate le punte più clamorose e vistosamente assurde di Via Sicura. Eppure, la cricca rossoverde non ne voleva sapere nemmeno di queste correzioni minimaliste. La volontà persecutoria nei confronti degli automobilisti è dunque manifesta. E il colmo è che la citata cricca ha pure l’incredibile faccia di tolla di appellarsi alla buona fede e al rispetto della volontà popolare. Su Via Sicura non c’è mai stata alcuna votazione popolare. L’iniziativa su cui essa si basa è infatti  stata ritirata. Quindi, al massimo si può parlare della  volontà dei firmatari della fu iniziativa, ma certamente non della popolazione. La volontà dei promotori dovrebbe dunque venire rispettata in ogni punto; ma a sostenerlo, e senza un minimo di vergogna, è gente che ha cancellato il maledetto voto del 9 febbraio. E lì sì che c’era in ballo una decisione della maggioranza dei cittadini elvetici!

“Tüt a posct”?

Non si pensi poi che, con le correzioni apportate, sia andato improvvisamente “tüt a posct”. Il pacchetto Via Sicura, anche emendato, rimane quello che è: un esempio di legislazione abortita, raffazzonata sotto il ricatto del populismo della $inistra. La quale non ha esitato a sfruttare i morti sulle strade per aggiungere tanti mattoni al proprio edificio di criminalizzazione dell’automobilista. E parecchi di questi mattoni rimangono. Anche dopo le correzioni a Via Sicura.

Due pesi e due misure

Una piccola considerazione conclusiva. Per criminalizzare il solito sfigato automobilista, i consensi per inventarsi basi legali a tutto spiano si trovano senza problemi. Invece, quando si tratta di combattere il terrorismo islamico, tutte le proposte utili allo scopo si scontrano con il consueto muro di gomma. E perché si verifica una simile situazione surreale? Facile. Perché bastonare gli automobilisti è politikamente korretto e “progressista”. Opporsi all’islamismo, invece, è becero populismo e razzismo. La Corte europea è perfino riuscita a decidere che dichiarare che occorre opporsi all’espansione dell’islam in Svizzera – poiché la nostra cultura ed i nostri valori non devono essere soppiantati da altri con essi incompatibili – sarebbe razzismo. Uhhh, che pagüüüraaa!

Avanti così: continuiamo a combattere i cittadini onesti e a lasciar fare ai delinquenti; specie se stranieri e “provenienti da altre culture”.  Poi ci chiediamo come mai siamo diventati il Paese del Bengodi per tutta la foffa d’importazione.

Lorenzo Quadri