Burocrati recidivi: le frontiere devono restare spalancate

Malgrado l’epidemia di furti “con scoppio”, i valichi secondari non si chiudono

 

Come volevasi dimostrare, i burocrati federali non ne vogliono sapere di chiudere i valichi secondari di notte.  Malgrado le Camere federali, approvando la mozione Pantani, abbiano deciso la chiusura. Come sappiamo, tre valichi (Pedrinate, Novazzano-Marcetto, Ponte Cremenaga) il primo aprile del 2017 sono stati chiusi in prova per sei mesi, provocando starnazzamenti assortiti da parte dei vicini a sud. Trascorsi i sei mesi di prova, la misura è stata abrogata dai burocrati federali.

Furti con botto

Di recente nel Mendrisiotto è scoppiata un’epidemia di furti con botto (con esplosione) ai bancomat. Gli autori: criminali – presumibilmente in arrivo dall’Europa dell’Est – basati in Lombardia. E da dove entrano ed escono questi delinquenti stranieri? Evidentemente, dai valichi incustoditi. Oggi ci sono gli scassinatori di bancomat con esplosivo (e lo scoppio potrebbe anche degenerare in tragedia, sbagliare nel maneggiare esplosivi può avere gravi conseguenze… e non solo per chi maneggia). Domani potrebbe essere il turno dei rapinatori che aggrediscono le persone in casa. Al di là della ramina, purtroppo, questa è cronaca (nera) quotidiana (o quasi). E sappiamo che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ha istericamente rifiutato, contrariamente a quanto accaduto in Italia, di potenziare il diritto alla legittima difesa di chi viene aggredito nella propria abitazione.

Frontalierato del crimine

Il Consiglio federale – o piuttosto: i burocrati del Dipartimento federale delle finanze – rispondendo lunedì ad una domanda della deputata leghista Roberta Pantani (autrice della mozione sul tema) sulla chiusura dei valichi secondari, ha confermato che è consapevole che il Ticino, e soprattutto il Mendrisiotto, è esposto al frontalierato del crimine (ci sarebbe mancato che non ne fosse consapevole), che la sicurezza è importante, che… che… che; ma quando si tratta di venire al dunque – ovvero: ma ‘sti valichi si chiudono o no? – la risposta è njet. Quindi una esplicita decisione del Parlamento viene disattesa. Le motivazioni? Fanfaluche, con tutto il rispetto parlando.

Due argomenti

Argomento 1: la misura non servirebbe dal punto di vista della sicurezza. Cari burocrati bernesi, questa la andate a raccontare a qualcun altro. Che la chiusura notturna dei valichi secondari non risolverebbe da sola tutti i problemi di sicurezza del Ticino o del Mendrisiotto è evidente, e nessuno pretende che sia così. Però aiuterebbe. Perché è chiaro anche al Gigi di Viganello che, sotto il profilo della sicurezza, è meglio un cancello chiuso che un cancello aperto. Detto questo: a sostenere la storiella dell’inefficacia sono, ma tu guarda i casi della vita, gli stessi burocrati che volevano farci credere che anche la richiesta del casellario giudiziale, introdotta nel 2015 dal leghista Norman Gobbi, non serviva ad un tubo quando invece ha evitato l’arrivo in Ticino di centinaia di delinquenti pericolosi. Senza contare quelli che, sapendo della richiesta del casellario, hanno rinunciato a presentare la domanda: che naturalmente non possono essere quantificati.

In realtà, è chiaro che “inefficace” nel caso concreto significa una cosa assai diversa, ovvero: “sgradita al Belpaese”. Ed infatti ecco arrivare l’argomento 2 della risposta governativa: “la chiusura dei valichi secondari renderebbe più difficile la collaborazione con l’Italia”. Eccoci dunque al vero nocciolo della questione! Ancora una volta, Berna cala le braghe davanti al Belpaese nell’ illusione di ottenere non si sa bene quale collaborazione (certo non la ratifica del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri, essendo quest’ultimo ormai morto, sepolto e mummificato).  O magari il terrore è che qualche rappresentante italico possa andare a piagnucolare a Bruxelles?

Quindi: per i burocrati federali i buoni rapporti con la vicina Penisola – che ringrazia facendoci fessi davanti e di dietro: ma i tapini non se ne rendono conto… – sono più importanti della sicurezza del Mendrisiotto e del Ticino in generale.

Lorenzo Quadri